L’Europa si fonda sulla paura

a proposito di condizionamento mentale delle masse

Segnaliamo una ricerca condotta dal Centro Studi Ilvo Diamanti per il quotidiano La Repubblica. Nel sondaggio, 71% degli intervistati ha affermato di non avere alcuna fiducia nell’Unione Europea, a fronte di un 29% di fiduciosi (beati loro). Alla domanda “ma allora bisogna uscire dall’euro?” le proporzioni si invertono: il 32% è favorevole al ritorno alla lira o cose del genere, il 68% vuole rimanere nella moneta unica.

Il pregio della ricerca di Diamanti sta nell’andare oltre questa superficie contraddittoria (e persino un po’ paradossale); lo fa combinando i due risultati, arrivando così a disegnare una “mappa tipologica” degli atteggiamenti degli italiani verso l’Europa.
Dalla combinazione così elaborata, risulta che mentre la metà abbondante (56%) degli italiani ha opinioni molto nette verso euro e UE, dividendosi in favorevoli e contrari in termini radicali, un notevole 44% è critico nei confronti delle istituzioni europee; o, se preferiamo, esprime un favore condizionato. Diamanti li definisce senza giri di parole “euroscettici”; coloro che “sopportano” l’Europa, ma non la amano (né la combattono). Ma cosa tiene separati il gruppo degli anti-euro e quello degli euro-scettici?
La risposta, a mio avviso, si può trovare in una conclusione di Diamanti:
 
Gli italiani accettano l’Europa dell’euro per forza. E per paura. Temono, cioè, che uscirne sarebbe pericoloso.
 
Si può dedurre da questo quadro che ciò divide gli eurocritici dagli anti-euro  è proprio la paura. Molti degli euroscettici saranno anche favorevoli ad un cambiamento delle istituzioni europee (Più Europa, Europa dei Popoli, e via vendolando), ma molto probabilmente attendono questo cambiamento come una specie di miracolo, come il prodotto di una congiunzione astrale; non si rappresentano, cioè, come possibile parte attiva di tale cambiamento. E siccome sono troppo terrorizzati dal muoversi decisamente contro l’Europa, preferiscono l’inazione, l’inerzia. E il quadro politico resta bloccato.
Nella sfida tra pro-euro e anti-euro, questi ultimi vinceranno solo se saranno capaci di liberare la gran massa dei cittadini italiani dalla paura e dal disfattismo. Ecco perché, forse, non sono molto efficaci messaggi come “la fine dell’euro è inevitabile”, “dall’euro usciremo comunque”, “se non usciamo dall’euro moriremo tutti”. Sono tutti messaggi che muovono dal terrore e dall’assunzione che cambiare le cose è impossibile; sono messaggi, se ci fate caso, perfettamente speculari a quelli degli europeisti: uscendo dall’euro si muore, uscire dall’euro è impossibile. Forse sarebbe il caso, invece, di indicare una proposta di futuro possibile. Qualcosa che scaldi i cuori. Qualcosa in cui poter avere, una volta tanto, fiducia. (C.M.)
L’Europa si fonda sulla pauraultima modifica: 2014-03-15T12:50:40+01:00da davi-luciano
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