“Sulla Tav posizione non cambia”

https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/07/14/sulla-tav-posizione-non-cambia_U2xd5MMDBOh7Dih4wS0JhM.html

Sulla Tav posizione non cambia

(Afp)

“Si precisa che l’articolo apparso sull’edizione odierna de Il Giornale, a firma Antonella Aldrighetti, è totalmente privo di fondamento a tal punto da rendere persino ardua la smentita stessa. Ogni parola o riferimento a fatti è frutto della fantasia della giornalista. Riguardo al Tav o al reddito di cittadinanza il vicepremier non si è mai espresso in quei termini e si coglie l’occasione per ribadire che sulla Torino-Lione la linea del M5S non cambia ora, né cambierà domani“. Lo si legge in una precisazione dello staff del vice presidente e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio.

Via il vicesindaco: Appendino solleva Guido Montanari dall’incarico

https://www.lastampa.it/torino/2019/07/15/news/via-il-vicesindaco-appendino-solleva-guido-montanari-dall-incarico-1.37025925

Lo showdown di Chiara Appendino è cominciato. La sindaca di Torino ha annunciato di aver ritirato le deleghe al suo vice, Guido Montanari. L’ha fatto con un messaggio su Twitter che segue l’incontro avuto in mattinata con Montanari: «Questa mattina ho sollevato il prof Guido Montanari dal suo ruolo di vicesindaco e revocato le deleghe che aveva in capo. La decisione segue le frasi pronunciate sul Salone dell’Auto che non hanno visto smentita».

Così la sindaca chiarisce due elementi: la cacciata del suo vice è direttamente legata all’epilogo del Salone dell’auto, migrato a Milano, ed è una circostanza che farà sollevare un bel pezzo di Movimento 5 Stelle, convinto che Montanari non abbia avuto alcun ruolo nella vicenda, nonostante la sua gaffe sulla grandine che avrebbe dovuto portarsi via gli stand, dato che oltretutto la partita era in mano ad Appendino e all’assessore al Turismo Sacco.

 

L’altro elemento è la decisione definitiva della sindaca, che non ha solo tolto a Montanari i galloni di vice ma l’ha allontanato dalla giunta cosa che prelude alla nomina di un nuovo assessore all’Urbanistica. «Una scelta non facile dal punto di vista umano ma che ho ritenuto necessaria nell’interesse della Città e della sua immagine», spiega la sindaca. «Al prof Guido Montanari va il ringraziamento per il lavoro svolto in questi tre anni».

In mattinata, prima dell’annuncio, alcuni consiglieri 5 Stelle si sono già schierati dalla parte del vicesindaco: «In questi tre anni il lavoro di Montanari ha sempre cercato di rappresentare il programma elettorale del Movimento 5 Stelle (al netto di alcune scelte, però condivise, forzate dai vincoli di bilancio) e non si è mai sottratto al confronto pubblico (anche al posto di altri) e interno con il gruppo di maggioranza», ha scritto Damiano Carretto. «Inoltre, in questi tre anni ha dato sempre modo alla partecipazione dei cittadini di trovare voce e ascolto».

La Torino Lione è climaticida Come uscirne?

Comunicato Stampa

PresidioEuropa

Movimento No TAV

13 luglio 2019

http://www.presidioeuropa.net/blog/?p=20336

La Torino Lione è climaticida

Come uscirne?

Sospendere il progetto

Istruzioni al Presidente del Consiglio Conte

La Torino-Lione è climaticida, è un progetto nato alla fine del XX secolo che non rispetta gli impegni della riduzione della CO2 accettati dall’Italia con la ratifica dell’Accordo di Parigi del 2015.

Il Governo italiano dovrebbe dimostrare di essere più ambizioso nel contrasto al cambiamento climatico con l’obiettivo di fare crescere l’Italia assegnando al nostro Paese un posto tra i protagonisti della lotta per il clima che crea occupazione e ricchezza.

Andare oltre questo progetto consentirà ai Governi italiano e francese di avviare un’approfondita e comune riflessione anche con l‘’Unione Europea per assumere impegni più coerenti nel quadro dell’Accordo di Parigi del 2015.

Innanzitutto è necessario che, prima di affrontare nel dettaglio la “ridiscussione del progetto”, il Governo comunichi pubblicamente che attende che i poteri della Ue siano stabilizzati, ovvero sia insediato il nuovo Parlamento e le sue commissioni, siano eletti il nuovo Presidente e i nuovi Commissari della Commissione.

In questo modo verrà superata la pericolosa accelerazione che l’uscente Commissione della Ue vuole imprimere in questi giorni al Progetto affinché siano lanciati i bandi di gara per proteggere gli interessi della lobby della Torino-Lione con un’operazione senza ritorno.

Allo stesso tempo il Governo dovrebbe avere la capacità di impegnare la prossima Commissione europea su un fronte non contabile ma politico, così come ha fatto il Presidente Giuseppe Conte per il non rispetto del rapporto debito/PIL.

Occorre inoltre diffidare della clausola “senza seguito” inserita nei bandi, i legali delle multinazionali della costruzione sarebbero certo in grado di chiedere i danni a TELT (nei fatti a Italia e Francia) in caso di abbandono del progetto da parte dell’Italia o della Francia.

La possibile via di uscita per il Governo italiano – Il Contratto di Governo afferma: “Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo “tra Italia e Francia.

Per confermare questa ambigua decisione politica occorre che in questa fase il Governo dichiari di voler sospendere il Progetto, fermando così il lancio dei bandi.

Questa decisione dovrebbe essere comunicata alla Francia insieme al calendario degli incontri per raggiungere l’accordo per l’annullamento o la sospensione del progetto fino al 2038, data già indicata dalla Francia per decidere sul futuro delle nuove linee ferroviarie di collegamento con il tunnel di base.

Tale comunicazione creerebbe con certezza le basi per proseguire dal prossimo mese di ottobre l’esame del futuro del progetto con la nuova Commissione europea.

L’Italia finanzierebbe la Francia La galleria di base sarà lunga 57,5 chilometri dei quali 45 di proprietà francese e 12,5 di proprietà italiana. Di fronte alla proprietà del 21%, l’Italia dovrebbe pagare il 57,9% di tutti i costi.

È un’ipotesi da respingere perché il risultato della “sottomissione” dell’Italia alla Francia stabilita nell’Accordo del 2012 produrrebbe un esborso di risorse pubbliche italiane di oltre € 2,2 miliardi a favore della Francia. 

Per essere più chiari, la Francia dovrebbe investire per ogni suo chilometro solo € 60 milioni, mentre l’Italia dovrebbe investirne ben 280 di milioni, circa 4,7 volte in più.

La posizione della Francia – Consapevole del fatto che l’Italia finanzia anche i costi della Francia, il governo francese ha da tempo dichiarato pubblicamente di voler realizzare il progetto, ma di fatto non ha stanziato i fondi per il tunnel di base nel bilancio 2019 e non ha definito alcun strumento giuridico che le permetta di finanziare la sua quota negli anni successivi.

Se il Governo francese riceverà dall’Italia una comunicazione ufficiale di voler sospendere il progetto, la Francia non potrà tuttavia che esserne felice. È infatti dal 1998 che l’Alta Amministrazione dello Stato francese giudica inutile ed economicamente negativo il progetto Lyon-Turin (Corte dei Contri, Direzione Generale del Tesoro, Direzione Generale dei Ponti e delle Strade, ecc.).

In caso contrario, se la Francia affermasse di volere a tutti i costi realizzare il tunnel di base, l’Italia dovrebbe chiedere alla Francia:

– Come pensa di finanziare il progetto che ai sensi dell’art. 16 dellAccordo di Roma del 2012 deve essere finanziato al 100% da Italia e Francia prima di dare il via ai cantieri del tunnel di base?

– È consapevole la Francia che l’Accordo del 2012 agli articoli 2 e 4 la impegna a realizzare le costose vie ferroviarie di accesso al tunnel di base (tunnel di Glandon e di Belledonne del costo di circa € 5 miliardi) per le quali ha già deciso da tempo di sospenderne unilateralmente la costruzione, rinviando al 2038 l’eventuale verifica della loro utilità?

– È consapevole la Francia che il Governo italiano, visto che Italia e Francia hanno già unilateralmente deciso di rinviare la costruzione delle gallerie dell’Orsiera (19 km) e di Belledonne e Glandon (33 km), potrebbe chiedere alla Francia di rivedere gli accordi ripartendo i costi in modo equo (chilometrico), se necessario ricorrendo all’art. 27 dell’Accordo di Roma del 2012 per costringerla a rispettare gli impegni?

Il risultato di tale modifica produrrebbe una ripartizione equa dei costi ai sensi dell’art.11 dell’Accordo del 2012 e un incremento del costo per la Francia da € 2,1 a € 3,8 miliardi (+ 80%) e una corrispondente diminuzione per l’Italia? 

Crediamo che di fronte a questo enorme aumento dei costi la Francia aderirebbe alla proposta di sospendere o abbandonare il progetto.

Il finanziamento europeo – L’INEA (agenzia della Commissione europea) ha da mesi  minacciato Francia e Italia di tagliare i fondi già stanziati (Grant Agreement di circa 813 milioni solo in parte utilizzati) se non dichiarano entro il 26 luglio 2019 il loro assenso a realizzare il progetto.

Questa minaccia non avrebbe alcun effetto, ma è solo un ricatto per imporre il suo diktat. Infatti, l’utilizzo dei fondi oggi a disposizione del progetto scade il 31 dicembre 2019 e TELT ha accusato un tale ritardo nell’utilizzo di questi fondi che la Commissione ha già minacciato da mesi di ritirarli, ma non lo ha ancora fatto.

Così dimostrando che si tratta di una decisione di carattere solo amministrativo e non politico che potrebbe essere rinviata di mesi senza problemi e passata per la decisione al prossimo Commissario europeo ai trasporti.

Su questo tema il Governo italiano deve avere la capacità di impegnare la prossima Commissione europea su un fronte non contabile ma politico, così come ha fatto il Presidente Giuseppe Conte per il non rispetto del rapporto debito/PIL.

Ricordiamo che nei rapporti con la UE l’Italia può rinunciare autonomamente all’attuazione e al finanziamento europeo del  Progetto Torino-Lione senza alcuna penale impugnando l’art. 17 del Regolamento CEF che afferma: “I progetti descritti nella parte I dell’allegato I (tra i quali la Torino-Lione, n.d.r.) non sono vincolanti per gli Stati membri nelle loro decisioni di programmazione. La decisione di attuare tali progetti spetta agli Stati membri e dipende dalle capacità di finanziamento pubblico nonché dalla loro fattibilità socioeconomica (causa ACB negativa, n.d.r.) conformemente all’articolo 7 del regolamento (UE) n. 1315/2013.” Cfr. Il Parere del Prof. Sergio Foà che illustra perché l’Italia può abbandonare il progetto.

TELT – Al fine di consentire che tutte le decisioni governative italiane siano eseguite in uno spirito di fattiva collaborazione, il Governo dovrebbe finalmente sostituire il direttore generale, gli amministratori e i Consiglieri di nomina italiana di TELT.

Gilet gialli, No Tav italiani e francesi preparano una nuova manifestazione

8 luglio 19 Corriere 

Assemblea a Modane. Perino sui M5S: «Situazione grave, ma non seria»

Di Fabio Tanzilli

Una nuova iniziativa di protesta tra agosto e settembre, in occasione della chiusura dei bandi per i nuovi cantieri. E’ questa una delle ipotesi emersa ieri pomeriggio a Modane, durante l’incontro tra i No Tav italiani e francesi.

All’incontro hanno partecipato anche alcuni rappresentanti dei Gilet Gialli, amministratori valsusini e il sindaco di Villarodin Bourget, piccolo comune della Maurienne da sempre contro il Tav.

Proprio il primo cittadino ha lanciato l’allarme sui problemi idrici del suo paese, dove in alcune zone mancherebbe già l’acqua e temendo che le nuove discenderie possano peggiorare la situazione.

Tra i No Tav erano presenti Alberto Perino, Francesco Richetto e Paolo Prieri.

Perino ha fatto alcune battute in merito alla questione tra i No Tav e i 5 Stelle: «La situazione è grave, ma non seria», ha affermato, ricordando che Beppe Grillo è sempre stato contro l’opera.

I No Tav italiani e francesi chiedono che i soldi vengano investiti non per realizzare la nuova linea, ma per mettere in sicurezza il territorio e la linea storica: «A causa del maltempo sono stati chiusi tre percorsi ferroviari e dell’autostrada tra Chambery e Modane — spiegano i No Tav — da più di due mesi circa 50 traverse sono rotte e non sostituite: forse cercano di dimostrare che ci vuole una nuova linea, trascurando la manutenzione?».

Nel pomeriggio i No Tav sono andati a visitare le zone già interessate dai lavori a Saint Julien e in particolar modo la segheria Milliex, sotto sfratto per dare spazio al cantiere ferroviario: «Nei dintorni già altre attività hanno dovuto chiudere per gli espropri e circa 50 persone sono rimaste senza lavoro – dicono gli attivisti – hanno abbattuto alcune case, presto le stesse cose potranno ripetersi in Valsusa».

Di Maio all’assemblea di Torino: “Resto No Tav, ma fermarla costa il triplo delle energie”

https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/07/13/news/di_maio_e_la_tav_mai_cambiato_idea_ma_fermarla_costa_il_triplo_delle_energie-231081847/?fbclid=IwAR3o-lQ_iImt5i0nfHSdZDSpso2z9sMK8GpkrbHroOEYDdFwDwb-X21-sdk

Il capo politico prova a placare l’ira dei grillini piemontesi

di JACOPO RICCA

 

13 luglio 2019

 

“Non sto dicendo che abbiamo cambiato idea, ma fermare ora la Tav costa il triplo delle energie”. Il capo politico del Movimento 5stelle, Luigi Di Maio, ha cercato di placare gli attivisti pentastellati piemontesi che durante l’incontro sulla riorganizzazione interna organizzato a Torino hanno martellato sulla contrarietà all’alta velocità: “Aver lasciato per cinque anni al governo il Pd ecco che cosa ha provocato. Quanto è stato difficile averli al governo con loro che remavano a favore dell’opera, adesso ci vuole il triplo delle energie per tornare indietro” ha detto per cercare di giustificare le difficoltà del governo gialloverde nel bloccare la grande opera, considerata uno dei simboli degli “sprechi di soldi pubblici, contro cui battersi”.
Dopo cinque ore di dibattito il vicepremier ha preso nuovamente parola, cercando di replicare alla critiche e alle richieste degli attivisti. Applausi, tanti quando è stata citata la sindaca di Torino Chiara Appendino, presente in sala ma silente sugli altri passaggi. Ma nessun attacco o fischio a Di Maio, anche se nelle scorse settimane il confronto sulla Tav è stato molto animato con minacce anche di scissione nel Movimento piemontese. Forse complice la difficoltà della sindaca a rischio dimissioni dopo il caso trasloco del Salone dell’auto a Milano,  nessuno ha infierito. “Il Tav si può e si deve fermare perché è una lotta identitaria – dice invece la capogruppo in Regione Piemonte, Francesca Frediani – Ho cercato in questi mesi di essere portavoce del mio territorio, ma mi sono trovata davanti un muro. Parliamo tanto di ascoltare il territorio, ma adesso è il momento di farlo”. Di Maio però ha ribadito: “Resto No Tav” chiudendo l’incontro fiume con la base torinese.

STOP SUBITO ! LA TORINO – LIONE ESISTE GIA’ !

Dobbiamo fermare oggi, e non tra vent’anni, ogni decisione che favorisca alterazioni gravi e irreversibili al clima per assicurare alle prossime generazioni la giustizia climatica

Noi cittadini italiani e francesi che da decenni ci opponiamo alla Torino-Lione, una Grande Opera Inutile, Imposta e Devastatrice siamo responsabili e preoccupati per l’uso sbagliato del denaro pubblico e del colpevole abuso dei beni comuni terra, acqua e aria che questo progetto rappresenta.

Dobbiamo fermare oggi, e non tra vent’anni, ogni decisione che favorisca alterazioni gravi e irreversibili al clima per assicurare alle prossime generazioni la giustizia climatica.

Diciamo ad alta voce che la Torino-Lione è un progetto irresponsabile.

La priorità che da anni chiediamo è l’uso della linea esistente, già modernizzata alle norme europee e ben lungi dall’essere saturata. Dobbiamo continuare a garantirne la sicurezza e ottimizzare il suo uso.

L’unità dell’opposizione transfrontaliera contro la Torino-Lione è stata riaffermata nel corso dell’Assemblea che si è svolta a Modane domenica 7 luglio 2019 durante la quale sono stati approfonditi nei numerosi interventi in italiano e francese le negatività ambientali, trasportistiche ed economiche del progetto e le prospettive della lotta.

La riduzione della CO2

I cantieri della Torino-Lione hanno un bilancio della CO2 disastroso, la quantificazione fantasiosa di TELT ci lascia perplessi.

Eppure c’è un’urgente necessità di ridurre le emissioni di gas serra da subito.

Siamo di fronte alla schizofrenia e all’impostura dello Stato che raddoppia il tunnel stradale del Fréjus e afferma la volontà di costruire un tunnel di base per il cosiddetto cambio modale.

Il bilancio del carbonio della linea attuale è ampiamente compensato e positivo.

Il Clima e le Infrastrutture

Il maltempo degli ultimi giorni in Francia ha evidenziato la vulnerabilità di tutte le infrastrutture di trasporto poiché, oltre alla linea tra Saint-Michel-de-Maurienne e Modane, anche l’autostrada A43, le tratte tra Chambéry e Grenoble e Chambéry e Bourg Saint-Maurice, tra Ginevra e Annecy sono state anch’esse interrotte da eventi meteorologici.

Vivere senza servizi ferroviari a Modane è un’avvisaglia che prefigura la chiusura della stazione se il tunnel di base fosse costruito. Ciò influenzerà il trasporto giornaliero e turistico di tutta l’alta valle poiché il TGV si fermerebbe solo a Saint-Jean-de-Maurienne.

Allo stesso modo, i cambiamenti climatici hanno conseguenze impreviste: i binari si deformano per il calore, alcuni collegamenti TGV tra Ginevra e Parigi sono stati interrotti.

Ci chiediamo perché la linea internazionale Torino-Lione sarà bloccata per un mese quando per lo stesso accidente – una piccola frana di fango – alcuni anni fa la linea fu sistemata in pochi giorni.

Usiamo la linea esistente

Su questa linea possiamo già trasferire sulla ferrovia gran parte delle merci che utilizzano la strada, se la politica del Ministro dei trasporti francese venisse effettivamente attuata.

Non è necessaria alcuna nuova infrastruttura, ma solo una reale volontà politica.

La Sicurezza delle Infrastrutture

Non è una nuova linea Torino-Lione che manca, ma da decenni investimenti nella sicurezza delle infrastrutture esistenti, come per esempio la mancata sostituzione di 50 traversine sulla linea a Chambéry.

Questi rischi sono noti alla SNCF, pertanto i fondi necessari dovrebbero essere sbloccati anziché finanziare per 35 milioni di euro i lavori preparatori nei pressi di Saint-Jean-de-Maurienne.

La situazione in Francia

Nella sua relazione del 1° febbraio 2018, il Consiglio francese per l’Orientamento delle Infrastrutture ha previsto di ottimizzare l’attuale linea ferroviaria mista passeggeri/merci tra Digione e Modane. È quindi urgente investire i 700 milioni di euro previsti per questo scopo.

La Regione Auvergne-Rhône-Alpes, finanziando la Lione-Torino, sposta il denaro pubblico dalla sua missione principale che è lo sviluppo del trasporto regionale.

In tal modo contraddice la politica manifestata dalla ministra francese dei trasporti Elisabeth Borne che vuole attribuire la priorità al trasporto quotidiano.

Sì, esiste già la Lione-Torino, usiamola!

La situazione in Italia

Non ci sono le condizioni economiche per fare la Torino-Lione, sfidiamo il Governo italiano in carica, e i partiti politici dell’opposizione pronti a sostenerlo nell’approvazione della Torino-Lione, a dimostrare il contrario. Altre sono le priorità per i cittadini.

Diffidiamo il Governo e l’Opposizione favorevoli alla Torino-Lione a dare il via ad una Grande Opera Inutile e Imposta. I soldi della Torino-Lione sono rubati ai cittadini italiani, francesi e a tutti i popoli dell’Unione Europea.

I decisori politici che autorizzassero il via ai cantieri ne pagheranno le conseguenze politiche.

Gli Accordi internazionali tra Francia e Italia confermano la mancanza dei presupposti per realizzare il progetto.

L’Accordo di Torino del 2001 precisa all’art. 1 che il progetto sarà realizzato alla saturazione della linea esistente (condizione irraggiungibile), questo presupposto basterebbe da solo a rinviare intanto ogni decisione al 2038, anno indicato dalla Francia per dare il via alle valutazioni trasportistiche sulla necessità di realizzare le linee di accesso nazionali da Lione a Saint-Jean-de-Maurienne.

L’Accordo di Roma del 2012 impone all’art. 16 alla Francia e all’Italia di stanziare l’integralità dei fondi prima di dare l’avvio dei lavori definitivi dello scavo del tunnel di base di 57 km, questi fondi ad oggi non sono tutti disponibili. Questa clausola garantisce che i due Stati membri si impegnano in reciprocità a realizzare il progetto.

Non sappiamo su quali basi i Governi italiano e francese avrebbero negoziato in questi mesi il futuro del progetto.

Il partito italiano che ha storicamente difeso l’Italia dalla Torino-Lione pensa di affidare al Parlamento la decisione sul futuro della Torino-Lione per favorire gli interessi delle lobby dei costruttori mantenendo la sua verginità politica ?

La procedura di aggiudicazione e la clausola “senza seguito”

TELT è al corrente che nessun cantiere per il tunnel definitivo potrà essere lanciato senza che Italia e Francia abbiano messo a disposizione tutti i fondi. TELT non dovrà quindi invitare quelle imprese, che riterrà in grado di realizzare i lavori a seguito del ricevimento di interesse da parte loro, a presentare i loro preventivi. Ciò allo scopo di non offrire a queste imprese la possibilità di fare causa a TELT in caso di abbandono del progetto da parte dell’Italia o della Francia. Questo anche se nei bandi è presente la clausola “senza seguito” che gli studi legali delle imprese potrebbero tuttavia impugnare. I bandi devono essere quindi annullati.

I finanziamenti nazionali

L’Italia non ha ancora stanziato tutti i fondi per i suoi 12 km  di tunnel, la Francia non ha stanziato nulla per realizzare i suoi 45 km di tunnel di base, lungo in totale 57 chilometri. Crediamo che la Francia sarebbe entusiasta di apprendere che l’Italia abbandona il progetto dato il suo oneroso impegno contrattuale a realizzare le tratte nazionali che da sole costerebbero cinque volte il suo contributo per fare il tunnel di base (art. 4 Accordo di Roma del 2012).

L’asimmetria dei costi e la generosità dell’Italia

Il tunnel è lungo 57 chilometri, gli accordi impongono all’Italia di pagare ben il 57,9% del costo totale per ricevere in cambio solo 12 chilometri nel territorio italiano. Di fatto il finanziamento italiano finanzierebbe buona parte del costo dei 45 chilometri francesi. Il costo del tunnel al chilometro lo dimostra: la parte francese costerebbe solo 60 milioni/km, mentre la parte italiana ben 280 milioni/km.

L’Unione Europea

Il Regolamento europeo CEF in vigore che finanzia la Torino-Lione indica all’art. 17 che la decisione di realizzare il progetto non è vincolante per l’Italia e la Francia, ma dipende dalle loro capacità di finanziamento pubblico nonché dalla fattibilità socioeconomica del progetto (ACB) che è negativa e resterebbe tale anche se l’Unione europea finanziasse il 100% dei lavori. La Francia non ha stanziato la sua quota e la sua disponibilità è solo dichiarata a parole, l’Italia pare non preoccuparsi del suo crescente debito pubblico.

L’art. 17 permette alla Francia e all’Italia di abbandonare o sospendere il progetto con una semplice comunicazione.

Sui finanziamenti europei occorre fare chiarezza

Il principio del finanziamento Ue al 50% + 5% dei lavori del tunnel non è ancora in vigore e dovrà essere approvato dal Parlamento europeo, che dovrà anche indicare l’importo dei fondi che il Bilancio pluriennale UE 2021-2027 dovrà prevedere. La norma potrebbe essere in vigore non prima del 1° gennaio 2021.

L’anticipazione che la Coordinatrice della Torino-Lione Iveta Radicova ha fatto il 25 giugno 2019 a Parigi – finanziamento della Ue del 50% dei costi delle tratte di accesso nazionali italiana e francese fino all’ingresso del tunnel di base – non corrisponde ad alcuna decisione della Commissione europea ma solo ad un’ambizione di TELT e delle lobby della Grandi Opere Inutili e Imposte.

Di Maio venerdì a Torino, ma la maggioranza di Appendino non trova posto o diserta

http://www.torinoggi.it/2019/07/10/leggi-notizia/argomenti/politica-11/articolo/di-maio-venerdi-a-torino-ma-la-maggioranza-di-appendino-non-trova-posto-o-diserta.html

10 luglio 2019, 11:04

Per poter partecipare alla serata era necessario iscriversi compilando un form. I posti sono andati esauriti in breve tempo e tanti non hanno potuto accreditarsi
Di Maio venerdì a Torino, ma la maggioranza di Appendino non trova posto o diserta

Nei 5 stelle “uno vale uno” e questa regola non viene meno neanche se c’è Luigi Di Maio. Il vicepremier è atteso a Torino venerdì dove, dalle 18 al Qualys Hotel Royal di corso Regina, ci sarà l’incontro “Riorganizziamoci Insieme”.

Al faccia a faccia con il capo politico dei 5 stelle sono invitati attivisti dei gruppi locali, ma anche consiglieri comunali, regionali, parlamentari e europarlamentari. “Dopo le consultazioni a Roma – si legge nella presentazione su Facebook – Luigi vuole ascoltare i problemi del territorio”. Un tentativo di ridare slancio alla politica del M5S, dopo la debacle delle Europee, Regionali e comunali del 26 maggio. 

Per poter partecipare alla serata era necessario iscriversi compilando un form. I posti sono andati esauriti in breve tempo e tanti non hanno potuto accreditarsi. Tra questi molti esponenti della maggioranza del Comune di Torino, come il Presidente del Consiglio Comunale Francesco Sicari e i colleghi Monica Amore, Damiano Carretto, Chiara Giacosa, la vicecapogruppo Giovanna Buccolo, Maura Paoli. Assenti anche per motivi personali o altri impegni i grillini Aldo Curatella, Marco Chessa, Daniela Albano, Andrea Russi, Federico Mensio, Marina Pollicino, la capogruppo Valentina Sganga e Fabio Versaci. Presenti quasi certamente Antonio Fornari e Roberto Malanca.

Se non è escluso che alcuni possano trovare posto nella sala del Qualys Hotel Royal all’ultimo minuto, altri invece commentano a denti stretti “di non aver provato neanche ad iscriversi” o di dover preparare le valige delle vacanze, quindi di non voler proprio incontrare Di Maio. 

Parole che segnano sempre di più la distanza tra i vertici nazionali e quei territori che il vicepremier dice di voler ascoltare. 

 Cinzia Gatti

Il Salone dell’Auto lascia Torino e va a Milano

https://www.lastampa.it/torino/2019/07/11/news/il-salone-dell-auto-spacca-la-giunta-appendino-dichiarazioni-inqualificabili-da-parte-del-vicesindaco-1.36953932

Ora è ufficiale: dopo 5 anni il Salone dell’Auto lascia Torino. La prossima edizione si terrà in Lombardia, dal 17 al 21 giugno 2020. Ad annunciarlo oggi, giovedì 11 luglio, è il presidente della kermesse, Andrea Levy: «Seguendo la nostra vocazione innovativa, abbiamo scelto per il 2020 di organizzare la 6^ edizione in Lombardia in collaborazione con Aci – spiega in una nota – . Sarà un grande evento internazionale, all’aperto e con una spettacolare inaugurazione dinamica a Milano nella giornata di mercoledì 10 giugno 2020. Ringraziamo la Città di Torino per aver collaborato in questi 5 anni alla creazione di un evento di grande successo, capace di accendere sulla città i riflettori internazionali». Per il momento non vengono forniti ulteriori dettagli. Nè viene spiegato se il trasloco riguarda solo il 2020 o anche gli anni successivi. Ogni altra informazione sul nuovo progetto e sul nuovo logo, si spiega nel comunicato, sarà svelato a settembre in una conferenza stampa ufficiale congiunta con le amministrazioni dei comuni coinvolti. 

«Sono furiosa per la decisione del comitato organizzatore del Salone dell’Auto di lasciare Torino dopo cinque edizioni di successo – afferma la sindaca, Chiara Appendino – . Una scelta che danneggia la nostra città, a cui hanno anche contribuito alcune prese di posizione autolesioniste di alcuni consiglieri del Consiglio Comunale e dichiarazioni inqualificabili da parte del Vicesindaco. Senza sottrarmi alle mie responsabilità, mi riservo qualche giorno per le valutazioni politiche del caso».

E dire che proprio la sindaca questa mattina si era detta pronta a votare contro la mozione preparata da 9 consiglieri comunali grillini per allontanare dal parco del Valentino ogni evento fieristico, a cominciare proprio dalla kermesse dell’auto. «Il trasferimento del Salone dell’Auto in Lombardia è una brutta notizia per Torino e i torinesi, le attività produttive, ricettive e commerciali – commenta Marco Chessa, uno dei consiglieri pentastellati che invece ha sempre sostenuto il Salone – . Personalmente ho sempre appoggiato questa manifestazione in quanto ha creato un notevole effetto benefico sulla Città: un effetto che, purtroppo, non tutti hanno avuto la capacità e la lungimiranza di apprezzare». Due giorni fa Levy aveva incontrato il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, e l’assessore alle attività produttive, Andrea Tronzano. Quest’ultimo, ieri, aveva spiegato: «La Regione farà tutto ciò che è nelle sue possibilità affinché una manifestazione internazionale che per noi è motivo di grande orgoglio non lasci Torino. Mi auguro che anche il Comune faccia la sua parte». Evidentemente non è bastato. «Con 54 case automobilistiche, 700.000 visitatori e oltre 2000 vetture speciali che hanno sfilato nel centro città, Parco Valentino si conferma pioniere di un nuovo concetto di Motor Show internazionale – si legge nel comunicato diramato oggi dagli organizzatori della kermesse – . Il modello Parco Valentino ha anticipato e ispirato le recenti evoluzioni introdotte dai grandi Saloni internazionali: Ginevra, Detroit e Parigi hanno infatti annunciato saloni diffusi per la città e test drive di vetture elettriche per le prossime edizioni». 

Duro il commento di Alberto Cirio, presidente della Regione: «Questa notizia è un’altra doccia fredda, perché Torino non può continuare a perdere tutto quello che è stato costruito con anni di lavoro e fatica dai suoi cittadini, dalle istituzioni e da tutto il sistema produttivo e territoriale – afferma il governatore del Piemonte – . Io – lo dico senza polemica e con assoluta sincerità – mi chiedo quale sia il progetto del Comune per quella che è una delle più importanti città d’Italia. Tutto questo è inaccettabile». Aggiunge Cirio: «Siamo al governo della Regione da poche settimane e ci siamo già dovuti attivare per recuperare la perdita delle Olimpiadi e adesso faremo di nuovo di tutto per rincorrere un altro grande evento come il Salone dell’Auto. Perché sono manifestazioni che non perde solo Torino, ma l’intero Piemonte, per scelte che non dipendono da noi e su cui non abbiamo avuto la possibilità e il tempo di intervenire. Questa idea di “decrescita felice” non ci appartiene e non intendiamo restare a guardarla. Faremo di tutto per fermare questa emorragia. Se c’è anche solo una possibilità di mantenere un legame con il Salone dell’Auto a questo lavoreremo. Nella speranza che al più presto possa tornare nel luogo che gli dà il nome, quel Parco del Valentino incastonato nel cuore storico di Torino che lo ha reso un evento unico e speciale». 

«Grillini campioni mondiali di tafazzismo», commenta invece Stefano Lo Russo, capogruppo Pd in Consiglio Comunale. «E così ci siamo persi anche il Salone dell’Auto. Ringraziamo di cuore il M5S, la Sindaca Appendino e i suoi ineffabili e imbarazzanti assessori Sacco e Montanari. Una furia distruttiva per Torino così non era neanche immaginabile – prosegue Lo Russo – . Olimpiadi prima, Salone dell’Auto adesso. Torino saccheggiata e distrutta da amministratori inadeguati e inconcludenti. Porteremo la discussione in Consiglio Comunale, ma davvero così è come svuotare il mare con un cucchiaio».

Tav, il governo chiede altri 15 giorni: decisiva la missione di Di Maio a Torino

https://www.lastampa.it/torino/2019/07/09/news/tav-il-governo-chiede-altri-quindici-giorni-decisiva-la-missione-di-di-maio-a-torino-1.36775549

Gli attivisti venerdì vedono il leader: nessun compromesso. Toninelli all’Europa: decisione entro il 26 luglio


Torino, 26-06-2019 foto Alberto Giachino; VISITA AL CANTIERE DEL TAV SUL VERSANTE FRANCESE

Ancora una proroga, anche se risibile: quindici giorni, il massimo che l’Europa sembra disposta a concedere all’Italia prima di far scattare la tagliola e dirottare i fondi altrove. Due settimane in più per raggiungere una sintesi che il governo da oltre un anno non riesce a trovare, e soprattutto per evitare la frattura che potrebbe far esplodere il Movimento 5 Stelle e – chissà – mettere fineall’esecutivo.

Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha inviato una lettera all’Inea, l’Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti della Commissione Europea, in cui annuncia la risposta definitiva del governo italiano sulla Tav entro il 26 luglio. La comunicazione segue la richiesta avanzata dall’Italia – e accolta – di avere quindici giorni in più prima di comunicare l’intenzione o meno di rispettare impegni e scadenze concordati con Francia ed Europa sulla Torino-Lione.

Dentro la maggioranza Lega-Cinquestelle si sta giocando una partita decisiva, che vale per certi aspetti la sopravvivenza del Movimento. Venerdì Luigi Di Maio arriva a Torino per incontrare una base in fibrillazione all’idea di un via libera alla Tav che sarebbe il colpo di spugna sulla madre di tutte le battaglie ambientaliste del Movimento. Il capo politico grillino sarà accolto da un documento, approvato venerdì scorso, le cui conclusioni sono nette: «Il Movimento 5 Stelle sostiene la lotta del Movimento Notav, a difesa dell’ambiente. Non si vuole né il Tav, né il “Mini Tav” o “Tav leggero”; solo l’opzione zero è accettabile senza compromessi».

Queste sono le posizioni di partenza che Di Maio dovrà scardinare, sapendo che un via libera alla Torino-Lione – sempre più probabile – metterebbe a rischio l’esperienza di governo a Roma e ancora più probabilmente quella di Chiara Appendino (che sarà presente all’incontro) a Torino.

Ecco spiegata (anche) la proroga richiesta all’Europa. I Cinquestelle cercano una via d’uscita. Hanno bisogno di più tempo per decidere, trovare una soluzione per tenere insieme ciò che non sembra poter coesistere: il via libera all’opera (sempre più difficile da fermare) e la tenuta del Movimento. In questo senso va letta anche l’ipotesi di rimettere i destini della Tav a un voto parlamentare, nel quale i Cinquestelle sanno già di essere perdenti ma che permetterebbe loro di scaricare altrove le responsabilità: la Torino-Lione passerebbe grazie ai voti di Lega, Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia ma la “verginità” dei grillini sarebbe (forse) salva.

Prima però Di Maio deve superare le forche caudine di Torino. E guardarsi dalla tenaglia che lo sta stritolando: da una parte l’Europa, che ha formalizzato la volontà di finanziare il 55% della tratta internazionale, ma anche di quelle nazionali, cosa che per l’Italia si tradurrebbe in un risparmio di 1, 6 miliardi (su una spesa complessiva di 4, 8); dall’altra c’è Matteo Salvini, che spinge per il sì. Senza dimenticare Alberto Cirio: anche sulla Tav il presidente della Regione punta le sue carte sulla Lega pronto ad aprire un nuovo fronte di scontro con la sindaca Appendino.

In fondo, per i Cinquestelle, rispetto a qualche mese fa la situazione è peggiorata proprio per effetto di questi fattori: le mosse dell’Europa, il boom elettorale della Lega, l’arrivo in Regione di una maggioranza molto meno conciliante con Torino. E fermare l’alta velocità è sempre più complicato. 

Il Ricatto della Commissione Europea: da respingere !

Comunicato Stampa

PresidioEuropa No Tav

11 luglio 2019

http://www.presidioeuropa.net/blog/?p=20274

Torino-Lione

Ricatto della Commissione Europea a fine mandato: da respingere !

L’Italia non deve finanziare la Francia

La richiesta dell’INEA di conoscere entro il 26 luglio 2019 la posizione che l’Italia e la Francia intendono riservare alla Torino-Lione deve essere respinta dal Governo italiano.

L’INEA è un’agenzia della Commissione Europea e agisce solo per l’esecuzione del contratto di finanziamento dal punto di vista dei Regolamenti e non dell’indirizzo politico.

A meno che il Governo italiano non abbia già archiviato il progetto Torino-Lione (dubitiamo fortemente di questa ipotesi), il primo ministro Conte dovrebbe confermare pubblicamente che ogni decisione sulla Torino-Lione sarà comunicata alla prossima Commissione europea e ai prossimi commissari europei alla fine di ottobre 2019, a seguito delle intese con la Francia da raggiungere nei prossimi mesi sulla base del Contratto di Governo.

Nel frattempo l’Italia deve comunicare alla CIG e a TELT che i bandi devono essere fermati.

Fino a quando i due Stati Membri Italia e Francia non si accorderanno pubblicamente, la Commissione Europea attuale (e alla fine del suo mandato) deve stare in attesa e non assumere alcuna decisione che rappresenti il “punto di non ritorno” per favorire le lobby che promuovono la Grande Opera. Deve essere esclusa anche la proroga del Grant Agreement che scadrà il 31/12/2019.

Ricordiamo che l’Italia può tuttavia uscire autonomamente dal Progetto Torino-Lione senza costi impugnando l’art. 17 del Regolamento CEF che afferma: I progetti descritti nella parte I dell’allegato I (tra i quali la Torino-Lione, n.d.r.) non sono vincolanti per gli Stati membri nelle loro decisioni di programmazione. La decisione di attuare tali progetti spetta agli Stati membri e dipende dalle capacità di finanziamento pubblico nonché dalla loro fattibilità socioeconomica conformemente all’articolo 7 del regolamento (UE) n. 1315/2013. Cfr. Il Parere del Prof. Sergio Foà che illustra perché l’Italia può abbandonare il progetto.

Intanto Conte, Di Maio e Toninelli devono agire in difesa dei contribuenti italiani e ribadire al socio Salvini e all’opposizione in Parlamento che l’Italia non deve in ogni caso finanziare la Francia.

PresidioEuropa No TAV