Stragi nazifasciste, l'”Armadio della vergogna” adesso consultabile online

https://espresso.repubblica.it/attualita/2016/02/15/news/stragi-nazifasciste-l-armadio-della-vergogna-adesso-consultabile-online-1.250535?fbclid=IwAR3IwtkjZUvNmZfCpSDiWAyZSSuIIJEQC_Wk1C7yvqLrCgmgDmHETzigNmA

La Camera pubblica i 695 fascicoli sugli eccidi commessi in Italia dai nazisti fra il ’43 e il ’45: da Marzabotto a Sant’Anna di Stazzema. Le battaglie di Franco Giustolisi sull’Espresso perché fossero condannati i colpevoli

DI PIER VITTORIO BUFFA

15 febbraio 2016

Stragi nazifasciste, l'Armadio della vergogna adesso consultabile online

L’ “Armadio della vergogna”, adesso, si potrà quasi toccare con mano. Dal proprio computer si potrà entrare nei singoli fascicoli, leggere documenti, chiederne copia. Vedere, personalmente, senza intermediari, quello che per decenni è rimasto chiuso in un archivio, sepolto, sottratto alla ricerca della verità.

Da domani, 16 febbraio, la Camera dei deputati mette online le tredicimila pagine dei documenti della Commissione parlamentare che aveva indagato sulle stragi nazifasciste e sull’occultamento dei fascicoli in quello che è stato poi chiamato l’ “Armadio della vergogna”. Fu Franco Giustolisi, che per primo, sull’Espresso, ne denunciò l’esistenza, a battezzare così un archivio ritrovato nel 1994 in uno scantinato della procura generale militare. Dentro vi erano 695 fascicoli che riguardavano gli eccidi commessi dai nazisti e dai fascisti durante gli anni della guerra in Italia, dal 1943 al 1945. Fascicoli con nomi e cognomi dei colpevoli, elenchi di vittime, testimonianze raccolte da carabinieri o da militari inglesi e americani, spesso anche a pochi giorni dai fatti. Fascicoli in cui è scritta la terribile storia della guerra condotta da nazisti e fascisti contro la popolazione italiana. La guerra contro i civili che causò almeno 15.000 morti.

Quei fascicoli, nel 1960, furono “provvisoriamente archiviati”, un provvedimento abnorme non previsto da alcuna norma, e che è consistito, semplicemente, nella loro “sepoltura nell’ “Armadio della vergogna”. La ragione fu politica. Processi che mettevano alla sbarra ex ufficiali dell’esercito tedesco con l’accusa di centinaia di omicidi non avrebbero giovato ai buoni rapporti tra Italia e Germania occidentale.

Nel 1994 i fascicoli riappaiono durante le indagini su Erich Priebke, poi condannato per l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il primo articolo che ne parla, firmato da Alessandro De Feo e Franco Giustolisi, esce sull’’Espresso nel 1996. Da Roma i fascicoli partono per le procure militari competenti. Vengono riprese, dopo cinquant’anni, le indagini, si celebrano processi dove sfilano a decine i testimoni diretti di quegli orrori, i sopravvissuti. Gli imputati sono ufficiali e sottufficiali delle forze armate tedesche. Molti vengono assolti, una cinquantina condannati all’ergastolo. Ci sono i responsabili delle stragi di Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Fivizzano, Civitella in val di Chiana… Ma le sentenze non vengono mai eseguite, nessuno ne chiede mai davvero l’esecuzione.

La pressione dell’opinione pubblica aumenta, Giustolisi e l’Espresso sono in prima linea. Nel 2003 viene istituita una Commissione parlamentare di inchiesta. I documenti inviati dai tribunali vengono catalogati e studiati, le audizioni sono numerose ma alla fine le relazioni saranno due. Una di maggioranza che non attribuisce a una precisa volontà politica l’affossamento delle inchieste. Una di minoranza, firmata dal deputato dei Democratici di sinistra Carlo Carli, che dice esattamente l’opposto.

Adesso l’accesso diretto ai documenti della Commissione dovrebbe consentire una più ampia presa di coscienza sulla profonda ingiustizia perpetrata ai danni delle vittime di quelle stragi.  Dice la presidente della Camera Laura Boldrini: “Sono contenta che il percorso di trasparenza di Montecitorio si arricchisca di un nuovo e importante capitolo perché un Paese veramente democratico non può avere paura del proprio passato”. Restano, nella coscienza del nostro Paese e oltre al silenzio durato mezzo secolo, quelle condanne all’ergastolo dei criminali nazisti che nessuno ha mai cercato di eseguire. E il destino di altre decine di fascicoli che non sono mai stati oggetto di vere indagini e che sono simbolicamente tornati nell’ “Armadio della vergogna ”.

TAV, POSTI DI BLOCCO A SALBERTRAND: PRIME ATTIVITÀ PER LA FABBRICA DELLO SMARINO

https://www.valsusaoggi.it/tav-in-valsusa-posti-di-blocco-a-salbertrand-prime-attivita-per-la-fabbrica-dello-smarino/

SALBERTRAND – Questa mattina, mercoledì 5 febbraio, Telt sta incontrando alcuni proprietari dei terreni che ospiteranno la fabbrica dello smarino a Salbertrand. Da oggi in poi, i tecnici di Telt effettueranno le prime analisi e campionamenti sui terreni. Le forze dell’ordine hanno allestito presidi e dei posti di blocco con agenti in tenuta antisommossa sul ponte che porta all’area interessata e fuori dalla stazione ferroviaria.

LA COMUNICAZIONE DI TELT

A fine luglio 2019, Telt aveva diffuso questo comunicato stampa, anticipando le varie attività avviate da oggi. Lo riportiamo integralmente.

“In vista dei lavori definitivi per il tunnel di base della Torino-Lione lato Italia, nel comune di Salbertrand è in programma il recupero di un’ampia area ex-industriale per la quale sono state avviate le attività di informazione ai proprietari dei terreni interessati. In base alla Variante di cantierizzazione approvata dal CIPE a Marzo 2018, la delibera fissa per i 14 ettari stretti tra il corso del fiume Dora e il tracciato dell’attuale linea ferrovia, un percorso volto alla messa in servizio dell’impianto industriale per la valorizzazione dei materiali di scavo estratti a La Maddalena di Chiomonte. La fabbrica, con uffici, aree di stoccaggio e depurazione delle acque, avrà lo scopo di produrre i conci di rivestimento del tunnel di base e impiegherà fino a 100 persone.

Per questa attività di recupero dell’area di Salbertrand, oggi in completo stato di abbandono, è stata data comunicazione ai proprietari delle aree interessate, secondo quanto stabilito dal Testo Unico Espropri (Decreto del Presidente della Repubblica 327/2001). La fase iniziale della procedura è volta non solo a informare i proprietari, ma anche ad attivare un’interlocuzione al fine di raggiungere una valutazione il più possibile esatta del valore dei terreni e dei fabbricati che insistono sull’area. 

Come in altri casi legati alla Torino-Lione, questa occupazione delle aree ha una natura temporanea e al termine dei cantieri i terreni saranno restituiti riqualificati ai proprietari, i quali fin da ora possono prendere visione del progetto”.

No Tav, Torino-Lione è delitto climatico

https://www.ansa.it/piemonte/notizie/2019/12/07/no-tav-torino-lione-e-delitto-climatico_4d560e90-c8c7-43ef-9b92-44298b5cd044.html?fbclid=IwAR2tjnDYqsC1BwEvulm0y6tUgVMMWG1ufQAUKmBU_XHleJQABkS2jAsNQ8o

Domani (08-DIC) in Val Susa nuova marcia contro la nuova ferrovia

(ANSA) – TORINO, 7 DIC – La nuova ferrovia ad alta velocità Torino-Lione “è un delitto climatico”. E’ la definizione dell’infrastruttura data dal movimento No Tav, che domani darà vita in Valle di Susa (Torino) a una nuova marcia. “Qualsiasi strategia che si propone di ottenere una riduzione immediata dei consumi energetici – spiega il movimento No Tav – è da preferirsi rispetto alle Grandi Opere come la Torino-Lione che già durante la fase di cantiere emettono gigantesche quantità di CO2. Per il tunnel di base non è stato rilasciato dai proponenti alcun studio certificato di bilancio di carbonio che dimostri che l’opera possa ridurre effettivamente le emissioni climalteranti”.
    Secondo il movimento No Tav “la dimensione del cantiere (scavo totale di 42 milioni di m3), l’elevata potenza dei treni, nonché i consumi energetici per il raffreddamento e la ventilazione in fase di esercizio (circa 190 GWh/anno, pari alla domanda di circa 70.000 famiglie) vanificherebbero ogni eventuale futuro risparmio di emissioni serra”.

Sul Tav che c’è ma non esiste, il treno sfreccia in Val Susa

https://ilmanifesto.it/sul-tav-che-ce-ma-non-esiste-il-treno-sfreccia-in-val-susa/?fbclid=IwAR032ANQ9x3X71Is0E0wWElTTsVbDNhoH-WB8WGu064DDQaX_0Ds2oiVUbg

manifesto

Alta velocità. In pochi lo sanno ma è partito in via «sperimentale» sulla ferrovia ritenuta «obsoleta»

Il tav sfreccia sui vecchi binari in Val Susa
Il tav sfreccia sui vecchi binari in Val Susa 

L’appuntamento con la Storia cade in un fatidico sabato di febbraio a mezzogiorno: il primo viaggio con il Tav in val Susa, in partenza da Porta Susa, stazione torinese trasformata da casetta tardo ottocentesca a mega galattico edificio in vetro che accoglie il traffico dei treni ad alta velocità che attraversano Torino.

Il Tav, Treno Alta Velocità, c’è già. Non c’è da aspettare altre decadi per salirci, niente scontri e manifestazioni, basta madamin e adunate la domenica mattina a Torino per reclamare a gran voce il diritto al progresso: basta fare il biglietto e si parte.

QUESTA È LA STORIA DI UNA non storia, ovvero di un viaggio su un Frecciarossa 1000 – il più bello, il più avanzato, il più veloce – lungo una tratta dove non dovrebbe esistere. Un territorio che nella percezione collettiva, grazie a certosino e pluriennale lavoro di mistificazione, ha assunto le forme di una mescolanza tra la Siberia e il Far West: un luogo isolato e vissuto da bizzarre popolazioni devote a Ned Ludd, montanari che, come disse la madamin vestita d’arancio solo un anno fa, «Se ci credono veramente e amano la decrescita felice, qui intorno in Piemonte ci sono tante meravigliose valli, dove possono comprarsi una mucca e una pecora e decrescere felicemente, ma che lascino vivere noi». Magari la signora non lo sa ma anche lei da qualche settimana ha la possibilità di andare fino in cima alla val Susa con un Frecciarossa 1000. E nel 2020 tutti coloro che sentiranno l’urgenza di correre a prendere l’aperitivo a Parigi potranno farlo sempre in Alta Velocità Trenitalia: Milano-Parigi, passando da Torino.

MA TORNIAMO AL NOSTRO viaggio nella valle che si oppone al «progresso» e che così isola l’intera economia italiana. Ogni fine settimana si ha la possibilità di raggiungere la località turistica di Bardonecchia, dove la corsa termina prima del traforo del Frejus e quindi della Francia. Tunnel nella montagna storico, progettato e realizzato grazie a Cavour, diventato ingenerosamente simbolo dell’obsolescenza tecnologica del patrimonio ferroviario italiano.

SI PARTE ALLE DODICI E DIECI da Porta Susa, puntuali. Il treno è in arrivo da lontano, da Napoli: un vero servizio ad alta velocità che collega il sud con il nord. Si procede nel silenzio e ci si immette lungo la «linea storica», locuzione che nel tempo ha preso un significato unico: desueta, moribonda, scassata. «Io penso straparli chi racconta oggi che la linea storica tra Francia e Italia va bene. E come se dicesse che gli asini volano»: a dirlo fu il già commissario straordinario per la Torino-Lione Paolo Foietta, appena un anno fa. Lui intendeva il tunnel del Frejus per le merci, però anche quelle passano già. Scorrono i paesi del fondo valle al di là del finestrino. Collegno, Alpignano, Avigliana e così via, in un ambiente che mescola campi di grano, villette e capannoni industriali. Il viaggio in sé non ha nulla di emozionante, e non si ha nemmeno la percezione della velocità con cui si attraversano i boschi che si susseguono. È chiaramente un linea che si sviluppa in una montagna fortemente antropizzata, perché cammin facendo si possono vedere, parallele, la poco distante autostrada e la statale: si intravede perfino il cantiere di Chiomonte dove è stato scavato un tunnel geognostico, oggetto di scontri furibondi. Ma probabilmente non c’è chilometro di questo percorso che non sia associabile a un punto da cui scaturisce il ricordo di una contestazione, una marcia, una protesta.

IL TRENO IN SÉ È CONFORTEVOLE e silenzioso, un lusso se rapportato ai treni che solitamente passano da queste parti. Non c’è la folla, ma non è nemmeno deserto, numerosi sono i turisti recuperati lungo lo stivale che vogliono raggiungere le piste da sci della Via Lattea. D’altronde, da quanto si capisce indagando sul Tav in Val Susa, si tratta di una linea «commerciale» ancora in fase di test: per capire l’effetto che fa e decidere se dargli un futuro internazionale, come pare sarà. Nonostante che il tunnel di base sia lontano dalla sua realizzazione. Scorrerebbe quest’ultimo quasi ottocento metri al di sotto di dove siamo noi, parallelo ma nel cuore della montagna per quasi sessanta chilometri. Ad una velocità maggiore di quanto andiamo en plein air indubbiamente, ma anch’essa lontana dalle potenzialità di un Frecciarossa 1000. Nessuna barricata interrompe la corsa, nessun autoctono si pone lungo la linea che si dipana prima in una larga pianura poi nelle gole da cui si possono godere mirabili panorami alpini e spettacolari fortezze.

SI DIRÀ: MA NON PROSEGUE verso la Francia a causa del tunnel antiquato, «una mulattiera di montagna» come disse qualche pasdaran del tunnel di base. Eppure, probabilmente già quest’anno, i tempi di percorrenza del Torino-Parigi e del Torino-Roma saranno concorrenziali. Senza dimenticare che Tgv francese corre da Milano a Parigi e ritorno da molti anni. Ovviamente il tunnel di base taglierebbe ulteriormente i tempi, ma qui torna in mente la famosa «valutazione costi benefici» redatta dal ministero dei Trasporti nel 2018, che certificava quanto il maxi investimento nella nuova linea sia sproporzionato.

DOPO LE GOLE DELLA PARTE centrale della valle, si giunge a Oulx, paese di mezza valle da cui partono i migranti che affrontano la Rotta Alpina: ma questa è un’altra storia. La stazione è raccolta, in pietra, sulla banchina si accalcano gli sciatori in attesa dei treni regionali che li riporteranno a Torino. La neve, poca e spazzata dal vento, copre a chiazze il vasto fondo valle dove spuntano le baite e i primi alberghi dalle insegne colorate. Un territorio che sta facendo i conti con il cambiamento climatico che mette a rischio le stazioni sciistiche al di sotto dei duemila metri. E poi via per gli ultimi chilometri percorsi lesti lesti ancora in un paesaggio boscoso, circondato da aguzze vette innevate che superano i tremila metri, direzione Bardonecchia, dove si giunge dopo un’ora e quindici minuti di viaggio in perfetto orario. Rispetto a un treno regionale vengono «guadagnati» una manciata di minuti. «Io non lo sapevo che la Tav arrivava in val Susa», provoco la mia vicina di sedile. Che conferma: «Manco io, pensavo fossero più isolati da queste parti». Ma pensa un po’.

VERDI EUROPEI: TAV È UN’OPERA NON PRIORITARIA NÉ PER ITALIA NÉ PER FRANCIA

http://verdi.it/verdi-europei-tav-e-unopera-non-prioritaria-ne-per-italia-ne-per-francia/?fbclid=IwAR0Q_tYCEKiPrVmnS-FH_xvUKZ2P5l1eeSJun4GsKPuoJCPqpGKSELkDs10

Il Governo italiano è ancora una volta diviso sull’interrompere o meno i lavori per la TAV. Attivisti e politici verdi italiani e francesi si sono da sempre schierati insieme contro questo progetto. Ecco una dichiarazione congiunta della co-presidente del Partito Verde Europeo Monica Frassoni e l’eurodeputata dei Verdi francesi e presidente della Commissione per i trasporti e il turismo Karima Delli
tav cantiere
 

Il Governo italiano è ancora una volta diviso sull’interrompere o meno i lavori per il tunnel della Valsusa. Attivisti e politici verdi italiani e francesi si sono da sempre schierati insieme contro questo progetto.

In una dichiarazione congiunta la co-presidente del Partito Verde Europeo Monica Frassoni e l’eurodeputata dei Verdi francesi e presidente della Commissione per i trasporti e il turismo Karima Delli hanno così commentato:

“Il governo italiano sta da mesi cercando l’accordo fra due forze politiche dai programmi completamente contraddittori. Sono ormai 8 mesi che stiamo aspettando che l’analisi costi e benefici venga a nutrire un dibattito che è oggi ideologico e spesso slegato dai dati di fatto concreti. Ribadiamo perciò la nostra convinzione che il tunnel della Valsusa non sia un’opera prioritaria né per l’Italia né per la Francia né per l’Europa.

Non si tratta, contrariamente alla convinzione di molti, di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità.
Del progetto originario di una linea ad alta velocità lunga 270 km, quello che rimane oggi è solo il tunnel della Valsusa, lungo 57,5 km. Il progetto era stato proposto sulla base di stime di traffico in gran parte esagerate: tra il 1980 e il 2000, il traffico sulla linea attuale era di 7/10 milioni di tonnellate, mentre oggi si è ridotto a 3 milioni di tonnellate.

Anche il progetto si è negli anni prosciugato, riducendosi al tunnel, ossia la parte più mediatica ma anche meno necessaria.

Non c’è inoltre alcun pericolo di sanzioni da parte dell’Unione europea. L’UE aveva deciso di finanziare solo opere preliminari e studi per 813 milioni di euro, in relazione al bilancio pluriannuale 2014-2020, chiaramente insufficienti per coprire tutta l’opera. Non è stata ancora presa alcuna decisione in merito a quali opere andranno i fondi del bilancio 2021-2027. Ciò significa che non sono ancora stati stanziati nuovi fondi e che non ci sono sanzioni da pagare.

Quello che invece è possibile e doveroso fare è potenziare la linea ferroviaria già esistente (attraverso interventi mirati che migliorino capacità ed efficienza di carico), che ha un potenziale pari a 20/21 milioni di tonnellate l’anno. Non c’è alcuna giustificazione economica (né tantomeno ambientale) per la costruzione di un ulteriore valico, quando si può puntare sulla linea attuale.

Riaprire seriamente la discussione sulla necessità di quest’opera, non solo in Italia ma anche in Francia e in Europa sarebbe un segno tangibile del fatto che i governi prendono sul serio la lotta ai cambiamenti climatici, investendo invece in posti di lavoro verdi, energie e infrastrutture sostenibili e innovative.”

VERDI EUROPEI: TAV È UN’OPERA NON PRIORITARIA NÉ PER ITALIA NÉ PER FRANCIA

http://verdi.it/verdi-europei-tav-e-unopera-non-prioritaria-ne-per-italia-ne-per-francia/?fbclid=IwAR0Q_tYCEKiPrVmnS-FH_xvUKZ2P5l1eeSJun4GsKPuoJCPqpGKSELkDs10

Il Governo italiano è ancora una volta diviso sull’interrompere o meno i lavori per la TAV. Attivisti e politici verdi italiani e francesi si sono da sempre schierati insieme contro questo progetto. Ecco una dichiarazione congiunta della co-presidente del Partito Verde Europeo Monica Frassoni e l’eurodeputata dei Verdi francesi e presidente della Commissione per i trasporti e il turismo Karima Delli
tav cantiere

Il Governo italiano è ancora una volta diviso sull’interrompere o meno i lavori per il tunnel della Valsusa. Attivisti e politici verdi italiani e francesi si sono da sempre schierati insieme contro questo progetto.

In una dichiarazione congiunta la co-presidente del Partito Verde Europeo Monica Frassoni e l’eurodeputata dei Verdi francesi e presidente della Commissione per i trasporti e il turismo Karima Delli hanno così commentato:

“Il governo italiano sta da mesi cercando l’accordo fra due forze politiche dai programmi completamente contraddittori. Sono ormai 8 mesi che stiamo aspettando che l’analisi costi e benefici venga a nutrire un dibattito che è oggi ideologico e spesso slegato dai dati di fatto concreti. Ribadiamo perciò la nostra convinzione che il tunnel della Valsusa non sia un’opera prioritaria né per l’Italia né per la Francia né per l’Europa.

Non si tratta, contrariamente alla convinzione di molti, di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità.
Del progetto originario di una linea ad alta velocità lunga 270 km, quello che rimane oggi è solo il tunnel della Valsusa, lungo 57,5 km. Il progetto era stato proposto sulla base di stime di traffico in gran parte esagerate: tra il 1980 e il 2000, il traffico sulla linea attuale era di 7/10 milioni di tonnellate, mentre oggi si è ridotto a 3 milioni di tonnellate.

Anche il progetto si è negli anni prosciugato, riducendosi al tunnel, ossia la parte più mediatica ma anche meno necessaria.

Non c’è inoltre alcun pericolo di sanzioni da parte dell’Unione europea. L’UE aveva deciso di finanziare solo opere preliminari e studi per 813 milioni di euro, in relazione al bilancio pluriannuale 2014-2020, chiaramente insufficienti per coprire tutta l’opera. Non è stata ancora presa alcuna decisione in merito a quali opere andranno i fondi del bilancio 2021-2027. Ciò significa che non sono ancora stati stanziati nuovi fondi e che non ci sono sanzioni da pagare.

Quello che invece è possibile e doveroso fare è potenziare la linea ferroviaria già esistente (attraverso interventi mirati che migliorino capacità ed efficienza di carico), che ha un potenziale pari a 20/21 milioni di tonnellate l’anno. Non c’è alcuna giustificazione economica (né tantomeno ambientale) per la costruzione di un ulteriore valico, quando si può puntare sulla linea attuale.

Riaprire seriamente la discussione sulla necessità di quest’opera, non solo in Italia ma anche in Francia e in Europa sarebbe un segno tangibile del fatto che i governi prendono sul serio la lotta ai cambiamenti climatici, investendo invece in posti di lavoro verdi, energie e infrastrutture sostenibili e innovative.”

Perché la Mappa delle Tribù dei Nativi Americani non si trova sui libri di Storia?

https://www.vanillamagazine.it/perche-la-mappa-delle-tribu-dei-nativi-americani-non-si-trova-sui-libri-di-storia/?fbclid=IwAR0rJ6PAuZ8uOgZF0bO1DVf582vsMdN95tchWIp3kuzjZiG9AK43E1du4VA

La storia del continente americano è lunga e articolata, e conobbe un punto di svolta decisivo nel 1492, anno della sua scoperta (o ri-scoperta, dopo i primi contatti con i Vichinghi nel Canada) da parte di Cristoforo Colombo. Durante i secoli successivi, in particolar modo il XVII, il XVIII e il XIX, tutta una serie di popoli europei si contesero il dominio della zona conosciuta oggi come Stati Uniti d’America, sterminando quasi completamente le popolazioni indigene locali sopravvissute alle malattie che importarono gli Europei.

Anche la parte Sud del continente e l’attuale Messico non furono risparmiate, con i “conquistadores” che distrussero per sempre culture ed etnie di quei popoli antichissimi

L’opera di sterminio fu semplice soprattutto all’inizio del processo, quando furono sufficienti le malattie europee, sconosciute ai nativi, per decimare la popolazione e operare il genocidio mediante “armi biologiche”. Questo particolare è spesso sconosciuto a molti che discutono delle successive Guerre Indiane, ma la conquista degli europei fu possibile proprio grazie alla quasi immediata morte della stragrande maggioranza dei nativi americani, sia al nord sia al sud.

Si stima che tra l’80% ed il 95% della popolazione indigena delle Americhe perì in un periodo di tempo che va dal 1492 al 1550 per effetto delle malattie

Vaiolo, morbillo, influenza ma anche semplici raffreddori o varicella furono la causa della morte del 10% dell’allora popolazione mondiale, che allora era globalmente di circa 500 milioni di persone.

Fatta questa dovuta premessa, che è fondamentale per comprendere quanto fu successivamente semplice, da parte dei conquistatori europei, impossessarsi di un continente immenso ormai privo di abitanti, è bene specificare che, in seguito, i popoli restanti furono sostanzialmente sterminati per impossessarsi di risorse e terre.

La domanda del titolo, semplice e provocatoria, vuol far riflettere sulla comprensione storiografica di alcuni processi umani come le conquiste e lo sterminio. Su Vanilla Magazine abbiamo già parlato della “Leggenda Nera”, che fece apparire gli spagnoli assai più terribili di quanto non fossero, mentre non abbiamo ancora analizzato il processo di “dimenticanza” dello sterminio dei nativi americani.

La storiografia mondiale, con una visione prettamente occidentale, ha evitato a lungo parole come “genocidio“, “sterminio” e simili, e ancor oggi, in particolar modo nelle scuole statunitensi, non si studiano le popolazioni native come parte fondante della storia del continente. Soltanto durante la metà del XX secolo si iniziarono a percepire le dimensioni di ciò che era accaduto, principalmente grazie a libri come “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee o simili, capaci di sensibilizzare le persone riguardo una storia (per allora) quasi sconosciuta.

Lo sterminio delle popolazioni native fu sistematico, e sistematicamente fu perpetrato per accaparrarsi il maggior numero di risorse e ricchezze del continente. La considerazione da parte della storia, quella diffusa mediante i libri scolastici ma anche nella cultura popolare occidentale, non vede il Nord-America come una zona che fu invasa da popoli conquistatori, ma viene considerata come una “scoperta”, come se prima dell’uomo bianco il continente non esistesse, o non esistesse nulla che oggi valga la pena di essere ricordato. La ricerca storica può ridare un nome e un volto a quelle popolazioni che, per millenni, furono protagoniste della storia americana.

Il Nord America e le sue Tribù

Nel Nord America nel XIX secolo erano presenti circa 1.000 tribù, mentre oggi sono registrati 566 gruppi etnici distinti nell’ancora attivo Bureau of Indian Affairs. Gli altri sono definitivamente estinti, ma anche quelli rimasti (a parte qualcuno) non sono che sparuti gruppi di minuscole dimensioni. Durante le guerre di conquista, l’epoca del selvaggio West e gli anni seguenti, la popolazione totale dei nativi americani negli Stati Uniti raggiunse il suo minimo storico a 250.000 persone. Per comprendere l’entità demografica, basti pensare che la popolazione di una città come Verona era distribuita in tutti gli USA.

Oggi i nativi hanno riguadagnato terreno e sono circa 2,9 milioni, ma rappresentano soltanto che l’1,5% del totale della popolazione statunitense. Le tribù più popolose sono quelle dei Navajo, Cherokee, Choctaw, Sioux, Chippewa, Apache, Piedi Neri, Irochesi e il Pueblo.

Le regioni in cui viene tradizionalmente divisa l’America del Nord sono 8, affini per linguaggio e usanze:

  • Costa Nord-Ovest: fu una delle regioni più facili in cui vissero i nativi. Non dovevano coltivare perché le risorse naturali erano ben più che sufficienti a sfamare la popolazione, e rimangono famosi per le case in legno, i totem e e le lunghissime canoe.
  • Plateau: La zona fra le montagne Cascade e le Montagne Rocciose, in cui vivevano le popolazioni più provate dalla natura. Le loro case erano a volte interrate, e vivevano di caccia e coltivazioni.
  • California: le tribù californiane erano oltre 100, e sopravvivevano grazie all’abbondanza di risorse naturali.
  • Il Grande Bacino: la zona compresa fra gli attuali Nevada, Utah e Colorado, furono abitanti di una terra arida e difficile, poco interessante per i coloni che infatti vi giunsero tardissimo.
  • Sud Ovest: In questa zona si trovavano alcune delle tribù oggi più popolose come i Navajo, gli Apache e i Pueblo. Essi costruivano case in mattoni, cacciavano e coltivavano, rappresentando forse le popolazioni più evolute come tecniche di sopravvivenza organizzate.
  • La Grande Pianura: il popolo più famoso per la caccia al bisonte e per i loro Tepee, le tende che montavano seguendo le migrazioni delle grandi mandrie.
  • Nord Est: Nella zona attualmente occupata da città come New York, Boston, Filadelfia, Baltimora e Washington, si trovavano tribù che potevano essere sia nomadi sia stanziali, che trovavano provviste e risorse dai grandi fiumi e sulla costa.
  • Sud Est: Nella zona dove oggi si trova la città di Miami si trovava la tribù più popolosa, i Cherokee, che come le altre limitrofe era stanziale e si occupava principalmente di agricoltura.

Le loro lingue

Nonostante non sia rimasta una forma scritta delle lingue dei nativi, esse costituivano un numero enorme, quasi 1.000 diverse forme di comunicazione differenti. Di queste ne rimangono oggi 296, le altre 704 sono dimenticate, per sempre. Quelle rimanenti vengono classificate in 29 macrogruppi, con alcune che non appartengono a nessuna classificazione. Oggi sono pochissime le lingue che vengono parlate correntemente da uomini moderni, e la maggior parte di queste saranno dimenticate entro 100 anni.

Per comprendere la ricchezza delle diverse culture native, è possibile immaginare come, a soli 100 Km di distanza, due nativi non avrebbero potuto comunicare se non a gesti

Dei 1.000 tipi di linguaggi presenti, soltanto 8 sopravvivranno al passare del tempo, e sono il Navajo, Cree, Ojibwa, Cherokee, Dakota, Apache, Piedi Neri e Choctaw, perché parlate da un numero di persone (ancora) rilevante.

Le altre svaniranno, come è svanita buona parte della storia del Grande Popolo degli Uomini

L’auspicio è quello che la storiografia riesca a includere anche grandi parti di storia dei popoli nativi americani, rendendo giustizia postuma a popolazioni che avevano un livello di civiltà elevatissimo e diverso dai valori di conquista europei.

IL MINCHIATA-VIRUS ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA—– CIA DECAPITATA IN AFGHANISTAN —– MICIDIALE COLPO ALL’INTELLIGENCE USA DI CUI NESSUNO PARLA

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/02/il-minchiata-virus-arma-di-distrazione.html

MONDOCANE

SABATO 1 FEBBRAIO 2020

 

https://youtu.be/SwI9FWqWQ3c  Byoblu, trasmissione sulla caduta (abbattimento?) in Afghanistan dell’aereo con il capo CIA del Comando Medioriente.

Grazie alla preziosa web-tv Byoblu e a una discussione a cui ho potuto partecipare, ecco un altro link, dopo quello  in cui si parlava del dopo-Soleimani e dell’aereo ucraino abbattuto su Tehran (nell’ultimo post), su una gigantesca fake news andata a male. E stavolta si tratta del tentativo affannoso di far sparire dal confronto USANATO-resto del mondo una botta micidiale inferta al massimo strumento della strategia imperialista, la CIA. Vi hanno nascosto l’abbattimento di un aereo-spia che, per conto della Cia e del Dipartimento di Stato, eseguiva nell’area Iraq-Iran-Afghanistan e regioni collegate le stragi e gli assassinii mirati commissionati da Washington, o, più precisamente, dallo Stato Profondo, o Governo Parallelo neocon, dominato dalla stessa CIA.

Il minchiata virus come arma di distrazione di massa

La smisurata e scomposta campagna allarmistica sul Coronavirus in Cina, su cui si sono scatenati i delegati globalisti alla sinofobia, finalmente in auge dopo gli anni gloriosi degli addetti alla russofobia, serve, oltreché ad altri obiettivi, a diabolizzare la Cina, nemico numero uno, o due, a seconda delle fazioni. Ma, nella contingenza, è utilizzata per occultare in prima linea lo smacco senza precedenti subito dalla CIA in Afghanistan e, in seconda, a distogliere l’attenzione dalla disgregazione del gioiello antisovranista, totalitario e vampiresco delle oligarchie antidemocratiche Usa ed europee, felicemente iniziata con la dipartita dall’UE del Regno Unito. Noi complottisti con la fissa del dietro le quinte, ne conosciamo anche altri, di motivetti e motivoni per l’isteria. Tipo la vendita agli sciocchini di milioni di mascherine che non servono a una mazza. O, nel secondo caso, aggiungere “emergenza” legislativa a “emergenza” (terroristica, climatica, fascista, ora da minchiata virus), per arrivare, per tante buone ragioni, a quella emergenza generale e perpetua che ci fa ritrovare nell’agognato Stato di Polizia.

Qualcuno, Tg o giornale o radio ha anche solo accennato alla notiziola che, in Afghanistan, è stato polverizzato il Comando Cia per il Medioriente?

Prima di passare al tema centrale della tavola rotonda dell’emittente di Claudio Messora, due parole sull’operazione Big Pharma-Cina, attivata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che, a dispetto del suo dante-ragione yankee, non ha proprio potuto esimersi dal riconoscere l’efficienza del sistema sanitario cinese. Acclarato che il Minchiata Virus non è che l’ormai quasi annuale mutazione del solito, eterno, virus influenzale, che nel mondo falcidia ben oltre le vittime e i contagiati attribuiti a quello cinese dall’isteria strumentale dei nostri media e politici, miliziani di complemento della globalizzazione, ci si impone quel minimo di complottismo che fa uscire dai gangheri i propagandisti delle cospirazioni del Potere (ascoltate Fausto Biloslavo nel programma citato).

E arriviamo a due ipotesi, che possono anche essere complementari per quanto di matrice opposta. La più verosimile: la psicosi che induce un terrore tale nelle popolazioni da far sbattere allo Spallanzani e poi in quarantena chiunque starnuti, o abbia un colpo di tosse, serve a garantire i soliti miliardi ai produttori del vaccino che presto o tardi spunterà. La più azzardata: il governo cinese, pur consapevole della portata più o meno normale dell’epidemia influenzale, ha allestito quell’ambaradan gigantesco di interventi e blindature di popolo in un terzo della Cina, per sperimentare come difendere il paese in caso di un, attacco batteriologico che certi psicopatici alla Stranamore rendono del tutto verosimile.

Decapitata la CIA in Medioriente?

Lunedì 27 gennaio si sfracella a terra un aereo dell’Usa Airforce (USAF) nella provincia orientale di Ghazni, in Afghanistan. Gli Usa dicono che è caduto, i Taliban, che controllano l’area, fonti governative a Kabul, agenzie afghane, l’Intelligence russa, l’organizzazione dei reduci americani Veterans Today, due diffusissimi quotidiani britannici (Il Daily Mail, legato ai Servizi e il Daily Mirror, laburista), affermano che è stato abbattuto e che a bordo si trovava la créme de la créme del massimo servizio segreto Usa. Una decina di dirigenti CIA, insieme a colleghi della NSA (National Security Agency), con il capo CIA per le missioni speciali (leggi assassinii mirati) in Medioriente, Michael D’Andrea. Uno davvero grosso, uno specialista di ecatombi imperiali, un Darth Vader in carne e ossa, detto “The Dark Prince” (Il Principe Nero), per la sua valenza terroristica, e anche “Ayatollah Mike”, per essersi convertito all’Islam onde sposare una musulmana. L’estremo imbarazzo del Ministro della Difesa statunitense, Mark Esper, che su questo popo’ di calcio nei denti si limita a borbottare: “Sono al corrente della situazione, ma non ho altro da riferire al momento”, e il successivo silenzio di tutti, compresi i nostri media embedded, parrebbero avallare la versione dell’abbattimento.

Da parte di chi? Dei Taliban a cui potrebbe essere rimasto un missile Stinger, di quelli lasciati lì dai sovietici in partenza e che possono raggiungere anche le notevoli altezze del “Bombardier E-11A”?  Dei Guardiani della Rivoluzione Iraniana, dotati di missili Manpada di ben altra portata, lanciati o da una pattuglia penetrata nell’area, o da casa, visto che il confine iraniano si trova a superabilissimi 600 km da Ghazni, che così avrebbero completato la propria ritorsione per l’assassinio del loro capo Soleimani? E’ un’ipotesi accreditata dall’agenzia russa Avia.pro, mentre i Pasdaran tacciono. Forse non ce lo dirà la cronaca, visto con quale solerzia si è gettata sull’evento. Forse ce lo confermerà la mancata riapparizione di D’Andrea. Forse lo sapremo dalla Storia.

Precipitato, o abbattuto il vertice CIA in Medioriente?

Bombardier E-11A, aereo spia

E’ che il fatto è drammatico, umiliante, catastrofico per chi l’ha subito. L’aereo, di media grandezza e dunque capace di portare decine di persone, era un Bombardier E-11A, sviluppato dopo che una strage di ben 19 marines in un agguato dei Taliban, nel 2014, aveva illustrato le carenze di comunicazione tra reparti. Del “Bombardier E-11A, costosissimo, ne furono fabbricati solo quattro esemplari, tutti con gli stessi compiti. Come gli altri, quello schiantatosi era stracolmo di apparecchiature elettroniche sofisticatissime, utili non solo a comunicare con le unità a terra, ma anche a operazioni di spionaggio e interferenza elettronica a vasto raggio. Bruciature e altri danni visibili sulla carcassa indicherebbero l’abbattimento con un missile. Sui resti è intervenuto un reparto americano, ne ha portato via due corpi e ne ha distrutto quanto rimaneva dopo che i Taliban avevano recuperato sei corpi e parte degli apparati.

 Michael D’Andrea, comandante CIA Medioriente

Complottisti per evitare di essere minchiati

Dal silenzio delle autorità di Washington e Langley e da quello, davvero significativo, dei nostri media, come nelle volenterose minimizzazioni di alcuni interlocutori di Byoblu, il cui argomento principale era la stantia accusa di “complottismo” a chi non si rassegna a quel silenzio e osa avventurarsi verso altre fonti, emerge la credibilità di queste ultime. Tanto più che, a sei giorni dall’evento, non è arrivata alcuna smentita ufficiale a quanto affermato dai Taliban e, tanto meno, è apparso in vita Michael D’Andrea, a smentire i famigerati complottisti. D’Andrea era il massimo responsabile della Central Intelligence Agency per le operazioni in Medio Oriente. E’ definito “Capo delle operazioni contro nemici in Iraq, Iran e Afghanistan”. Di solito l’aereo, piattaforma spia più avanzata degli Usa, ospitava, con D’Andrea, tutto il Comando Mobile della Cia. Le attrezzature e i documenti sarebbero ora, secondo le agenzie russe, in mano ai Taliban. E questo, insieme alla scomparsa di D’Andrea, sarebbe davvero un colpo strategico funesto per le attività militari statunitensi  non solo in quello scacchiere.

D’Andrea e bersagli veri e finti: Bin Laden, Al Baghdadi, Soleimani….

Il “Principe Nero” aveva quella licenza di uccidere di cui il presidente Obama, caro ai nostri sedicenti sinistri, aveva dotato se stesso, nominandosi al tempo stesso accusatore, difensore, giudice e boia, quando inaugurò la lunga serie di assassinii di “sospetti” selezionati su suggerimento dei servizi e sanciti da sua scelta e firma. A D’Andrea vengono attribuiti la finta esecuzione di Osama bin Laden ad Abbottabad nel 2011. Ma il capo di Al Qaida viveva attaccato a una macchina ed era morto a Islamabad di diabete, degenerato in nefrite, prima del Natale 2002. Lo confermano gli annunci mortuali apparsi sulla stampa pakistana e convalidati da comunicati del governo e da una ricerca del Premio Pulitzer Seymour Hersh. Anche l’operazione che avrebbe portato all’uccisione del capo dell’Isis, Al Baghdadi, in Idlib, Siria, sarebbe una tacca sul suo fucile.

Peccato che dei corpi – quindi dell’evidenza – sia di bin Laden, che di Al Baghdadi, non sia rimasto nulla, per essere stati entrambi sottratti agli autoptici e alle nostre certezze mediante dispersione in mare. Del resto, l’inseguimento di un Al Baghdadi strepitante di paura, con le sue donne, per una galleria sotterranea, da parte dei soliti Navy Seals, arrivati a Idlib in elicottero, dopo aver bombardato a tappeto la zona, tanto da non lasciare in vita neanche i topi di quella galleria, è stato visto in diretta tv dal solo Donald Trump. Mentre nessun radar di tutte le forze interessate all’evento aveva registrato, per le ore e gli spazi indicati, un oggetto volante più grande di un passero. Ogni tanto il giustiziere di siriani, iracheni, iraniani, afghani, era indotto a millantare.

Soleimani, comandante delle Guardie della Rivoluzione, Al Muhandis, comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare

Di sicuro, invece, gli spetta la riconoscenza di Washington, dei suoi alleati, dei suoi mercenari, da Al Qaida all’Isis e ai curdi, per il missile americno che ha incenerito i due vincitori del terrorismo islamico, l’iraniano Qassem Soleimani e l’iracheno Abu Mahdi al Muhandis.

Tutto il resto e molto di più, grazie a coloro che si dicono miei colleghi, al link sopra indicato.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:41

Il TAV (ri)parte benissimo. Nei cantieri un’impresa sotto inchiesta per turbativa d’asta, un’altra condannata per favoritismo

https://www.notav.info/post/il-tav-riparte-benissimo-nei-cantieri-unimpresa-sotto-inchiesta-per-turbativa-dasta-unaltra-condannata-per-favoritismo/?fbclid=IwAR0vfDE2stegnkEc18wVydJoO9OO5ztF7-DmBuklRnN4bsFqESYB6iod33E

notav.info

post — 25 Gennaio 2020 at 10:22

I giornali stanno battendo nelle ultime ore, con sommo gaudio, una velina di TELT che annuncia la ripresa dei lavori nel tunnel geognostico della Maddalena. Visto che, nel comunicato stampa, il promotore dell’opera non fa menzione del profilo delle aziende vincitrici, l’operazione trasparenza la facciamo noi.

Ad entrare (di nuovo) nel cantiere del TAV per i lavori di rifinitura del cunicolo esplorativo, lasciato incompiuto negli scorsi mesi, ci sono due grandi gruppi di costruzioni.

1)  Salini-Impregilo, il cui amministratore delegato, Pietro Salini, è tutt’ora indagato per turbativa d’asta per gli appalti del COCIV sul TAV terzo valico.

2)  Il colosso francese Vincicondannato il 14 marzo 2018 a 300.000 euro di multa per un reato analogo dell’ordinamento francese, quello di favoritismo. L’impresa avrebbe ottenuto informazioni riservate su un bando prima che fosse pubblicato influenzando così l’ottenimento dell’appalto. Tra l’altro Vinci siede nel consiglio di amministrazione di una lobby di costruttori presieduta dal presidente di TELT Hubert du Mesnil.

Al di là della gran cassa dei giornali sì tav che hanno una voglia matta di poter scrivere che i cantieri del TAV sono finalmente partiti, i lavori aggiudicati consistono nel mero allargamento del tunnel esistente sul versante italiano, la famoso galleria esplorativa che da due anni a questa parte si prova a far passare come tunnel di base. In particolare l’appalto consiste nello scavo di 23 nicchie di 40 metri per 3 per 8 metri di altezza. Per i lavori veri e propri le cose si annunciano alquanto complicate. La grana Salbertrand non sembra risolta, mentre iniziano rumoreggiare i cittadini dei comuni dove dovrebbero arrivare lo smarino del tunnel del TAV, in primis Brandizzo.

In compenso, con questo strombazzata “ripresa dei lavori” si iniziano a delineare con più precisione gli effetti ridicoli sull’occupazione del progetto TAV. A fronte di un investimento di 40 milioni per lo scavo delle nicchie, il cantiere della Maddalena darà lavoro a 50 operai per 19 mesi. Come dire che ognuno di questi famosi posti di lavoro ad alta velocità, che durerà poco più di un anno e mezzo, costerà 800.000 euro di soldi pubblici.

Coronavirus: il lato oscuro

https://comedonchisciotte.org/coronavirus-il-lato-oscuro/?fbclid=IwAR0IKX9oAG3mzkS-A6ycYjkk-S00PWNQi5dnRt08n_UBc29XDPg1YbGoINo

Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

 29 Gennaio 2020 , 18:02 

 Godfree Roberts

unz.com

Il Vioxx ha ammazzato 500.000 Americani: un bilancio che avrebbe potuto essere ridotto del 90% se la FDA avesse emesso un avviso tempestivo.

I prodotti farmaceutici, correttamente e legalmente prescritti, uccidono ogni anno 140.000 Americani, eppure la maggior parte delle persone non è consapevole della loro letalità e non sa come evitare di farsi amazzare in questo modo.

Le morti da Coronavirus sono poche, le sue vittime sono anziane e la prevenzione è semplice.

media riferiscono che, in questa stagione, i decessi per influenza in America sono stati finora 8200, e non è degno di nota?

Nel 2016, 142.000 Americani sono morti a causa dell’uso di farmaci, ma anche questa non è una novità.

Ma 100 Cinesi, nati per lo più durante la Seconda Guerra Mondiale, malnutriti e portatori di altre malattie sono morti a causa di un nuovo virus e questa sarebbe un’epidemia?

Quest’anno ricorre il centenario dell’Influenza Spagnola, la pandemia più mortale della storia umana. Si stima che l’avessero contratta cinquecento milioni di persone, un terzo della popolazione mondiale del 1918, e che ne fossero morte tra i cinquanta e i cento milioni. Gli Asiatici avevano una probabilità di morire trenta volte superiore a quella degli Europei.

Ogni anno [l’influenza] uccide centinaia di migliaia di persone in ogni continente abitato, mentre, a livello globale, molte decine di milioni vengono contagiate ogni anno dai virus. Tutti questi milioni di persone infette a loro volta ne infettano altre a casa, al lavoro, nelle scuole, nei luoghi di culto, nei viaggi e in ogni luogo pubblico immaginabile, diffondendo i loro virus in tutto il pianeta.

Il ceppo coinvolto nell’ultima pandemia influenzale, l’epidemia di influenza suina del 2009, era altamente contagioso, ma di grado inferiore rispetto ai precedenti ceppi pandemici. Dei 61,7 milioni di persone che vivevano nel Regno Unito nel 2009, ne erano morte 457, una cifra paragonabile al normale bilancio annuale dei decessi da influenza. L’influenza asiatica del 1957 e le pandemie influenzali di Hong Kong del 1968-69 erano state più gravi; il bilancio delle vittime per ogni episodio era stato stimato in circa un milione in tutto il mondo.

L’influenza uccide ogni anno 646.000 persone in tutto il mondo, mentre, a livello globale, sono decine di milioni ad aver contratto la malattia. Il tasso di mortalità delle infezioni “gravi” in tutto il mondo è di circa il 13%, più o meno lo stesso delle “infezioni gravi da SARS.” Quella del nuovo virus potrebbe essere notevolmente inferiore.

I media occidentali ci condizionano ad un pavloviano timore della Cina utilizzando mappe come quella di copertina, mentre strillano per far sì che l’influenza cinese venga dichiarata un’emergenza sanitaria internazionale ed una pandemia globale anche se, fino ad ora, l’OMS si rifiuta di dichiarare l’epidemia virale cinese un’emergenza sanitaria mondiale. Come potrebbe, guardando quella ridicola mappa?

Il servizio sanitario pubblico cinese è probabilmente il più efficiente sulla Terra, il motivo per cui i bambini cinesi hanno una vita più lunga e più sana dei loro coetanei americani. Ma neanche questa è una novità.

Secondo Nature: la velocità e il grado di apertura della risposta scientifica al Coronavirus non ha precedenti. Dieci giorni dopo essere stato segnalato per la prima volta nell’uomo, gli scienziati in Cina e in Australia avevano già resa nota la sequenza genetica del virus. Nel giro di poche ore, i laboratori di ricerca di tutto il mondo stavano utilizzando tutti i mezzi disponibili per comprendere la malattia. “Questa è una delle prime volte che vediamo emergere un nuovo focolaio virale e la comunità scientifica condividere i propri dati quasi in tempo reale,” ha affermato il biologo molecolare Michael Letko.

David Ho, ricercatore medico specializzato in HIV/AIDS, ha sottolineato che, alla fine della scorsa settimana, il tasso di mortalità [del Coronavirus] sembrava essere del 2,5% circa, “circa 3-4 volte inferiore a quello della SARS,” aggiungendo: “I decessi si verificano nelle persone anziane o in quelle con patologie mediche concomitanti. Se dovessimo confrontare le cifre dell’influenza con quelle di questo nuovo CoV, i numeri dei casi assoluti e i tassi di mortalità sarebbero molto maggiori [per la normale influenza].  Ma tendiamo a non dare importanza all’influenza tradizionale, anche se è abbastanza mortale per i giovani, gli anziani e per le persone con problemi medici di base.”

Non sono stati segnalati decessi al di fuori della Cina, a conferma del tasso di mortalità relativamente basso riportato dai dati ufficiali cinesi.

Il New York Times riassume così gli ultimi dati sull’infezione internazionale:

Thailandia e Hong Kong hanno riferito di otto casi di infezione ciascuno; gli Stati Uniti, Taiwan, Australia e Macao ne hanno cinque a testa; Singapore, Giappone, Corea del Sud e Malesia ne hanno segnalati quattro ciascuna; la Francia ne ha tre; Canada e Vietnam ne hanno due; Nepal e Cambogia ne hanno uno ciascuno.

IL LATO OSCURO

• Fin dal 20° secolo, l’Occidente è stato e continua ad essere il più avido utilizzatore di armi batteriologiche. Gli Stati Uniti sono stati il maggiore utilizzatore di armi batteriologiche di tutta la storia, a Cuba, in Iraq, Siria e Iran (per procura), in Serbia, Giappone, Vietnam, Laos e Cambogia, e l’America le ha usate a cuor leggero anche sulla propria popolazione, apparentemente più spesso di quanto si vorrebbe ammettere.

• Negli anni ’40 gli Stati Uniti avevano infettato di proposito con sifilide e gonorrea migliaia di cittadini del Guatemala, per testare su queste cavie umane la risposta agli antibiotici. Naturalmente, queste anime sofferenti erano rimaste sessualmente attive per il resto delle loro vite e avevano involontariamente contagiato tutti quelli con cui erano venuti a contatto, compresi i coniugi.

• A Tuskegee, centinaia di Americani di colore erano stati lasciati infetti dalla sifilide dagli anni ’30 agli anni ’70, per fungere da capsule Petri umane. Questo per controllare l’avanzamento della malattia e monitorare l’orribile morte che questo batterio avrebbe poi inflitto alle sue vittime nella fase finale: follia, disturbi nervosi, malattie epatiche e cardiache.

• Gli Stati Uniti hanno una lunga e illustre storia nell’utilizzo del bioterrorismo in tutto il mondo. Il bersaglio preferito era stata Cuba, che aveva visto centinaia di migliaia di persone contagiate dalla febbre dengue e tutta la sua popolazione suina spazzata via dalla peste suina.

• Gli Stati Uniti d’America detengono il brevetto esclusivo del virus Ebola: il brevetto statunitense numero 20120251502 è di proprietà del governo americano. Il virus dell’Ebola è un giocattolo per la guerra biologica dello zio Sam fin dal 1976, quando era stato scoperto nello Zaire e spedito a 3.500 km di distanza nei laboratori americani per la guerra batteriologica di Fort Detrick, nel Maryland, e poi rimandato in Africa Occidentale per la coltivazione e lo sviluppo (tramite i laboratori per la guerra batteriologica del Regno Unito a Porton Down e con l’aiuto dell’Organizzazione Mondiale della “Sanità”), in particolare, in Liberia, Guinea e Sierra Leone, gli attuali epicentri dell’epidemia di Ebola nel Grande Continente.

• L’epidemia di Ebola del 2014 è stata il risultato di un’altra vile operazione militare USA nell’Africa Australe, in cui è stato coinvolto il laboratorio per le armi batteriologiche di Kenema, in Sierra Leone, finanziato da Soros e Bill Gates.

• Gli Stati Uniti hanno una lunga storia di guerra batteriologica contro la Cina. Il rapporto della Commissione Scientifica Internazionale per le Indagini sui Fatti Riguardanti la Guerra Batteriologica in Corea e Cina (rapporto ISC) aveva convalidato le affermazioni della Corea del Nord e della Cina secondo cui gli Stati Uniti avevano lanciato attacchi di guerra batteriologica (guerra biologica, BW) contro truppe e obiettivi civili in quei due paesi per un periodo di mesi, nel 1952. Questo veritiero rapporto di 667 pagine della Commissione ha il dubbio onore di essere il documento scritto più diffamato del 20° secolo. La pubblicazione del rapporto, nel settembre del 1952, aveva causato un severo attacco da parte della comunità internazionale. Era stato denunciato in toto dai massimi esponenti politici americani e britannici, ridicolizzato dai generali a quattro stelle, accusato di falsità da celebri esperti, mal interpretato da noti scienziati e disprezzato da una stampa occidentale compiacente. Nei decenni successivi, i volumi [del rapporto che si trovavano] nelle collezioni delle biblioteche universitarie americane erano stati silenziosamente e definitivamente rimossi dalla circolazione. Quando una rara copia era stata messa all’asta, era stata acquistata in modo discreto e fatta sparire dalla vista del pubblico.

• Nel marzo 2019, in un evento misterioso, una spedizione di virus eccezionalmente virulenti proveniente dai laboratori biologici canadesi del NML era finita in Cina. I funzionari canadesi avevano affermato che la spedizione faceva parte dei loro sforzi a sostegno della ricerca sulla salute pubblica in tutto il mondo. Avevano sostenuto che si era trattato di una normale procedura. Ciò che non è chiaro è perché fosse stata fatta in segreto e perché i funzionari cinesi avessero presentato una denuncia. Di sicuro, se questo fosse stato solo un trasferimento di routine, il governo cinese ne sarebbe stato informato. Nel luglio 2019, un gruppo di virologi cinesi era stato allontanato con la forza dal Canadian National Microbiology Laboratory (NML). L’NML è l’unica struttura di livello 4 del Canada ed una delle poche in Nord America equipaggiata per gestire le malattie più mortali al mondo, tra cui Ebola, SARS, Coronavirus, ecc.

 Il 18 ottobre 2019, il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum, aveva riunito “15 leader del mondo degli affari, del governo e della sanità pubblica” per simulare uno scenario in cui una pandemia di Coronavirus stava devastando il pianeta. I principali partecipanti erano stati la leadership militare americana e alcune figure politiche neoconservatrici. I Cinesi non erano stati invitati. I delegati avevano preso appunti e poi erano tornati alle loro attività quotidiane.

• In una simulazione di 3 mesi fa, la Bill e Melinda Gates Foundation aveva previsto fino a 65 milioni di morti da Coronavirus.

 Il 19 ottobre, 300 militari statunitensi erano arrivati a Wuhan per i Military World Games. Il primo caso di Coronavirus si era verificato due settimane dopo, il 2 novembre. Il periodo di incubazione del Coronavirus è di 14 giorni.

• Due mesi dopo, una pandemia molto simile di Coronavirus ha colpito la Cina a Wuhan, un importante hub dei trasporti nella Cina centrale e un nodo di transito per la rete dei treni ad alta velocità, con 60 rotte aeree e voli diretti per la maggior parte delle principali città del mondo, oltre a più di 100 voli interni verso i maggiori scali cinesi, proprio durante le celebrazioni del Festival di Primavera, quando centinaia di milioni di persone viaggiano in tutto il paese per stare con le loro famiglie.

• Il Coronavirus (2019-nCoV) è un ceppo completamente nuovo, correlato ai virus MERS (MERS-CoV) e SARS (SARS-CoV), anche se le prime prove suggerivano che non era pericoloso. E’ stato dimostrato che la SARS era causata da una variante del Coronavirus, una grande famiglia di virus per lo più innocui e responsabili anche del comune raffreddore, ma la SARS aveva mostrato caratteristiche mai osservate prima in nessun virus animale o umano, non corrispondeva in alcun modo ai virus animali sopra menzionati e conteneva materiale genetico che non è ancora stato identificato, analogamente a questo nuovo Coronavirus apparso nel 2019.

• La SARS aveva i tratti distintivi di un’arma batteriologica. Dopotutto, i nuovi agenti per la guerra batteriologica non sono forse progettati per indurre una nuova malattia utilizzando un nuovo agente infettivo? Come nei precedenti esperimenti militari, tutto ciò che potrebbe essere stato necessario per diffondere la SARS è una bomboletta spray. Diversi scienziati russi hanno suggerito un legame tra SARS e guerra batteriologica. Sergei Kolesnikov, un membro dell’Accademia Russa per le Scienze Mediche, ha affermato che la propagazione del virus SARS potrebbe essere stata causata dalla diffusione accidentale di un virus per la guerra batteriologica sintetizzato nei laboratori per le armi batteriologiche. Secondo informazioni della stampa, Kolesnikov ha affermato che il virus della polmonite atipica (SARS) era una sintesi di due virus (del morbillo e della parotidite infettiva o orecchioni), assolutamente impossibile in natura, affermando che “Questo può essere stato fatto solo in un laboratorio.” E Nikolai Filatov, il capo dei servizi epidemiologici di Mosca, era stato citato dal quotidiano Gazeta perché aveva affermato di essere convinto che la SARS fosse stata prodotta dall’uomo perché “non esiste un vaccino per questo virus, la sua costituzione non è chiara, non ha avuto molta diffusione e la popolazione non ne è immune.”

• All’epoca, il virologo Dr. Alan Cantwell aveva scritto che “il misterioso virus della SARS è un nuovo virus mai visto prima dai virologi, questa è una malattia completamente nuova con effetti devastanti sul sistema immunitario e non esiste un trattamento conosciuto.” Cantwell aveva osservato che l’ingegneria genetica sui Coronavirus è praticata da decenni nei laboratori medici sia civili che militari. Quando aveva cercato su PubMed la frase “ingegneria genetica del Coronavirus,” aveva trovato i riferimenti di 107 esperimenti scientifici, i primi risalenti addirittura al 1987. Per citare il dott. Cantwell: “Ho avuto rapidamente la conferma che gli scienziati, da oltre un decennio, ingegnerizzano geneticamente Coronavirus animali e umani per produrre virus mutanti e ricombinanti patogeni.”

• L’epidemia virale coincide con la guerra commerciale contro la Cina.

• L’epidemia virale coincide con i disordini “filo-democratici” di Hong Kong, interamente finanziati e istigati dalla National Endowment for Democracy (NED) e dalla CIA.

 L’epidemia virale si è verificata subito dopo che l’influenza suina aveva messo in ginocchio l’industria cinese della carne suina.

 L’epidemia virale si è verificata subito dopo che l’influenza aviaria aveva decimato l’industria cinese del pollame.

 L’epidemia virale si è verificata poco prima del sostegno e dell’addestramento da parte della NED agli estremisti musulmani uiguri.

• Questo mese, la CNN ha pubblicato un gaio (e falso) rapporto secondo cui “L’economia cinese è in crisi e il paese sta ancora subendo gli effetti della guerra commerciale con l’America. Lo scoppio di un virus nuovo e mortale è l’ultima cosa di cui ha bisogno.”

Godfree Roberts

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/article/coronavirus-the-dark-side/
28.01.2020