Giorno della Memoria – Leggi Razziali

In primo piano

A proposito delle “Pietre ad inciampo” perchè non posarne qualcuna con i nomi di quei Prefetti, Questori, Magistrati e Funzionari vari che durante il fascismo si distinsero nel fare rispettare ed applicare leggi infami.

Se Mussolini potette fare tutto quello che ha fatto, è perchè aveva molti collaboratori.

Leggi Razziali VIDEO 

leggi razziali

 Le leggi razziali. Ottant’anni. Perché tutti le approvarono. E perché contro gli ebrei.

leggi razziali Ottant'anni.

 

Giorno della Memoria – 1938 le Leggi Razziali – da Passato e Presente – RAI 3

Leggi Razziali

Il 16 ottobre 1938, in Italia, entrarono in vigore le Leggi Razziali (ancora non eravamo in guerra), VERGOGNA!

Leggendole oggi potrebbero addirittura sembrare ridicole ma le conseguenze furono TRAGICHE per milioni di esseri umani.

Le Prefetture avvalendosi della fattiva collaborazione delle Questure, notoriamente incapaci nel perseguire i veri criminali, dimostrarono in questo caso, una straordinaria efficienza, classificando, nell’arco di poche settimane, oltre 40 milioni di italiani in base agli ottavi di sangue ebraico e questi elenchi furono poi ovviamente consegnati agli occupanti nazional-socialisti Tedeschi che ebbero quindi facilitato il loro “lavoro”.

Da osservare il che se si fossero comportati “normalmente”, senza rischiare nulla, per una attività del genere avrebbero impiegato anni e si avrebbero avuti gli elenchi solo a guerra finita, quindi con tanti morti in meno.

Che la vergogna perenne cada sui responsabili di questa infamia, di questo crimine.

Da non dimenticare il che i solerti magistrati non si “tirarono” quasi mai indietro quando si trattava di applicare le Leggi fasciste, avrebbero potuto anche solo “tirarla un po’ alla lunga” come da loro normale abitudine, invece sovente lo fecero molto rapidamente e “volentieri “.

Gli attuali “occupanti” dei posti in Prefettura, in Questura ed in Magistratura, oggi si comporterebbero diversamente? Credo proprio di no, oggi come allora affermano di eseguire solo ordini, e lo fanno sempre con scrupolo e “volentieri”.

FULVIO GRIMALDI: “IL COVID-19 È UN COLTELLO CHE È FINITO NELLE MANI DELLE ÉLITE PER RAGGIUNGERE UN LORO VECCHIO SCOPO: ARRIVARE AL POTERE ASSOLUTO E TOTALITARIO”

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/04/fulvio-grimaldi-il-covid-19-e-un.html

MONDOCANE

VENERDÌ 3 APRILE 2020

L’intervista/Fulvio Grimaldi: “Il Covid-19 è un coltello che è finito nelle ma…

https://bit.ly/2y4T3IE

Intervista sul Coronavirus di Francesco Guadagni, l’Antidiplomatico

Secondo il giornalista e documentarista Fulvio Grimaldi, “la Storia ci dirà che questo coltello verrà utilizzato per degli scopi che si sono sempre ripromessi le élite, cioè arrivare ad un potere assoluto, totalitario. Ristabilire un nuovo paradigma sociale, che veda una riduzione dell’autonomia, dell’autodeterminazione da parte delle masse, e una concentrazione di potere e di ricchezza al vertice”.

Fulvio Grimaldi nella sua carriera giornalistica ha lavorato per la Radio, BBC di Londra, RAI, ha scritto su Lotta Continua, Vie Nuove, Liberazione. Noti i suoi documentari sui fronti di guerra, Iraq, Palestina, Siria, Eritrea, oltre che in Venezuela, Messico, Iran. In questa intervista abbiamo analizzato con Grimaldi la problematica Covid-19, sotto vari aspetti: mediatici, economici e geopolitici.

di Francesco Guadagni

Pandemia Covid-19, C’è stata per te una manipolazione mediatica, di dati, sulla percezione del pericolo, se sì, per quale ragione secondo te? Rispetto per esempio all’influenza “Spaziale” del 1970 che in Italia provocò 20.000 morti e 13 milioni di persone a letto di cui in pochi si ricordano. Oggi perché c’è un approccio diverso?

Neanche 2 anni fa ci fu questo panico. Nel 2018, un articolo del Corriere della Sera denunciava il caos totale della Sanità per l’arrivo dell’influenza. C’era la stessa catastrofe sanitaria, mancanza di personale, attrezzature, una categoria falcidiata dai tagli nel corso degli ultimi 30 anni che non riusciva ad affrontare l’immane numero di contagiati da influenza “normale”.

Non voglio dire che il Covid-19 sia il risultato di una pianificazione lucida e programmata, per quanto ci sarebbero elementi che lo farebbero pensare, perché c’è una storia di crimini programmati lucidamente, con provocazioni mondiali per raggiungere certi fini, a partire dall’11 settembre al Golfo del Tonchino.
Non abbiamo la possibilità di dire al pubblico che c’è stato un criminale disegno. Però quando il coltello è capitato nelle mani di chi sa maneggiarlo, lo hanno sempre utilizzato per i propri scopi. Si dovrebbe parlare di un complotto che fa uso di un virus che sconvolga il mondo e che ridisegni l’assetto geo-politico nonché il quadro dei rapporti di classe. La Storia ci dirà che questo coltello verrà utilizzato per degli scopi che si sono sempre ripromessi le élite, cioè arrivare ad un potere assoluto, totalitario. Ristabilire un nuovo paradigma sociale, che veda una riduzione dell’autonomia dell’autodeterminazione da parte delle masse, e una concentrazione di potere e di ricchezza al vertice.

Al vertice vediamo nuovi protagonisti, tutti quelli che hanno il controllo della Salute come l’Organizzazione mondiale della Sanità, i medici, i ricercatori. Una categoria laica che sta scalando le posizioni del Potere e del prestigio prendendo il posto della Chiesa che  si è sempre data per fine il controllo su vita, salute e morte delle persone. Un’altra categoria emergente sono i militari, la polizia, gli apparati di sorveglianza sociale, soprattutto in quei paesi dove si è riusciti a coltivare una popolazione di reclusi e spaventati. Questa coalizione di forze scientifiche, religiose e militari assumono oggi un ruolo fondamentale per consolidare questa nuova architettura politico-socialo, facendo 100 passi avanti contro la democrazia, per poi, magari, fare un passo indietro per dare l’impressione che si torni alla normalità, alla democrazia.

Nell’Olimpo dei dominanti poi ci sono i media. Agiscono unanimemente, nessuna voce fuori dal coro. Il minimo di critica non c’è. Non si fa parlare alcuna voce dissidente. Abbiamo il caso impressionante contro la sola voce dell’unanimismo mediatico, ovvero la Dottoressa Gismondo, diffidata da un trio di virologicari all’OMS, tra i quali il noto Roberto Burione,  per aver detto ‘stiamo tranquilli’, è un’influenza come tutte le stagioni, i dati sui morti, sui contagi sono falsificati, sono assommati in un  unica lista mortuaria, ribadendo delle cose che all’estero il grandissimo virologo tedesco Wolfgang Wodarg ha spiegato, ed è stato ascoltato. A questa  straordinaria ricercatrice, direttrice del reparto di Virologia dell’Ospedale Sacco di Milano, ovviamente pubblico, è stata addirittura indirizzata una diffida legale. I media, quindi, consolidano questo nuovo aspetto del pensiero unico.

Decenni di politiche di austerità, hanno messo la Sanità italiana in ginocchio. Anche i governi di sinistra hanno contribuito. Ora sembrano tutti contro le politiche liberiste. Cambieranno gli indirizzi economici?

Cambieranno in peggio. Acquisiti certi risultati che si  possono dedurre dalle strade vuote,strade vuote, dalla popolazione intera gente reclusa in gabbie neanche più virtuali, le élites non rinunceranno a queste conquiste. Come i vampiri, una volta assaggiato il sangue, non sopravviverebbero se dovessero rinunciarvi. Quel coltello che gli è capitato tra le mani permetterà di recidere qualsiasi velleità rivoluzionaria, alternativa, antagonista. La crisi economica sarà spaventosa e come quella del 2008, una minoranza delle grandi banche, delle camarille degli investitori  e delle multinazionali faranno guadagni spaventosi, con corrispondente ulteriore impoverimento della restante parte dell’umanità. Basta già pensare a cosa produrrà questa reclusione. Miliardi di persone chiuse in casa che ne usciranno menomate, in depressione, obese, senza difese immunitari,e dal momento che non hanno avuto il beneficio del Sole  che gli assicura la vitale vitamina D, senza movimento per settimane se non mesi, senza rapporti sociali.

E pensare che mentre la popolazione deve rinchiudersi tra quattro mura, rinunciare alla luce del giorno, all’aria pulita della natura, i carabinieri beneficiano carabinieri di una direttiva che gli ordina di stare in mutande per almeno 30 minuti del giorno al sole. Tutti noi reclusi, dietro a virtuali sbarre, loro, che hanno il compito di sorvegliarci e di punirci al tepore e alla luce del sole. Una discrepanza che dice già tutto sullo Stato prossimo venturo. Ci guadagneranno le case farmaceutiche, la classe medica e farmaceutica che ha perso la sua  verginità, e non da oggi, ma assurge a nuovo supporto del potere grazie alla visibilità e autorevolezza che ha assunto nel dettare alla politica quanto ritiene opportuno. Un potere decisionale che passa dalla politica degli eletti ai tecnici. Avevano cominciato con Monti.

Tutti cantavano il de profundis della Cina, Invece, sconfigge la pandemia e aiuta altri paesi, in primis l’Italia. Quale sarà adesso il ruolo di Pechino nello scacchiere mondiale?

Tocchiamo un nodo cruciale. Il virus si è diffuso a Wuhan, una regione dove si concentra un massimo della più inquinante industria cinese, come la nostra Lombardia, con effetti spaventosi dal punto di vista della contaminazione da polveri sottili, letali per la funzione respiratoria. Wuhan è anche la regione dove si è concentrata la sperimentazione della connessione 5G che operante con  onde cortissime che richiedono migliaia di antenne e satelliti che ci bombardano con onde elettromagnetiche. Elettromagnetismo che, come denunciato da molti scienziati sulla base di risultati epidemiologici, riduce le difese immunitarie ed è cancerogeno. Wuhan, quindi, anche per altri motivi, come quello del virus importato dagli americani partecipanti aigiochi mondiali militari dell’ottobre scorso in quella città, è stato terreno fertile per l’esplosione dell’epidemia.

I cinesi, però, sono stati di una bravura incredibili, si sono attrezzati con rapidità impressionante e grandissima trasparenza, a differenza dell’Italia dove sono stati fatti pasticci inenarrabili, si è data dimostrazione di confusione, incompetenza e scontri tra poteri, nel quale alla fine si sono imposti sul governo, privatosi della legittimazione delle assemblee parlamentari, dei soggetti lombardoveneti in fregola di poteri assoluti. In occidente hanno calcato la mano contro la Cina, accusata di aver diffuso il virus. L’occidente e gli Stati Uniti, con questo coltello che gli è capitato tra le mani, ne hanno approfittato per acutizzare lo scontro con la Cina e opporsi all’alternativa di pace e progresso implicito nella via della Seta del conglomerato euroasiatico. Un grande blocco geografico, culturale, economico e di difesa che esercita un’inevitabile attrazione sui cittadini europei, ma anche sugli interessi economici del nostro continente, molti di più di quanto non possa fare l’egemonia guerrafondaia e predatrice dell’espansionismo statunitense.

Cuba, Russia e Cina “secolari nemici” e “dittature” per i nostri politici e “mainstream” media. Sono in prima fila ad aiutarci con i loro medici, esperti, attrezzature sanitarie. Secondo te cambierà qualcosa nella collocazione geopolitica dell’Italia?

Nella sensibilità collettiva qualcosa cambierà. La Russia, la Cina e Cuba ci hanno inviato attrezzature, medici, esperti, mascherine, mezzi di ogni genere per combattere il virus. La gente potrà distinguere fra gli Stati Uniti che chiedono alla Germania un vaccino solo per loro e da Aviano si fanno arrivare 500.000 mascherine nostre. La gente non potrà non fare un confronto fra il comportamento di quelli che sono indicati come nostri alleati e protettori e coloro che vengono considerati nemici e si precipitano in nostro soccorso. Tra questi vanno menzionati anche l’Egitto e la Tunisia.

Fulvio tu conosci l’Iran, e hai realizzato un documentario “Target Iran”. Teheran potrà arginare, nonostante le sanzioni, la pandemia?

L’Iran in condizioni normali, avendo una struttura sanitaria eccellente, prima delle sanzioni di Obama e Trump, avrebbe retto. C’è una popolazione cosciente e solidale pronta ad affrontare con razionalità, e patriottismo il problema. Tra l’altro non c’è il panico diffuso dai media occidentali a fini di intimidazione e sottomissione. Quando ho fatto il documentario già c’erano sanzioni pesantissime che minavano il sistema sanitario. Già c’erano difficolta, in quanto ipocritamente si diceva che i farmaci fossero esenti dalle sanzioni, senza che in effetti lo fossero. Perché i farmaci devono essere comprati,  ma all’Iran dagli usa era negata l’agibilità finanziaria peracquistarli all’estero, in particolare quelli antitumorali per la leucemia.

Oggi gli Stati Uniti hanno cinicamente  accentuato ulteriormente sanzioni e azioni di sabotaggio contro chi vuole aiutare l’Iran, bloccando qualsiasi possibilità di cura, compiendo un genocidio contro una popolazione innocente che ha l’unica colpa di non piegarsi ai ricatti e alle minacce di un aggressore. L’Iran cred che alla fine ce la farà, il taso di mortalità è inferiore al nostro e degli Stati Uniti, grazie ai provvedimenti adottati, alla trasparenza del governo e all’impegno della popolazione.

Paesi sotto sanzioni, Siria, Iran, Venezuela, Cuba. Una campagna mediatica di opinione mondiale per togliere le sanzioni ai paesi colpiti dalla pandemia potrebbe avere maggior successo in questo periodo?

Partiamo dal fatto che i paesi sotto sanzioni dirette degli USA, UE, Onu sono ben 35. Altri ne subiscono di indirette. Per come sono messi i media , succubi, complici e portatori di interessi imperialisti, prevedere una compagna mediatica che mobiliti l’opinione pubblica mi sembra difficile. Però il fatto che si sia manifestata, in questa contingenza del Coronavirus, una tale disparità di valori morali e della solidarietà, al di là delle differenze geo politiche, ideologiche, tra un blocco occidentale, cinico, indifferente, occupato a difendere solo se stesso a scapito degli altri, e l’altro, quello euroasiatico e del sud del mondo, nel segno  della comunità umana, della solidarietà e fratellanza, credo che si sedimenterà nella coscienza delle persone. Penso che si apriranno molti occhi su chi difende la vita e chi la calpesta.

Qualche anno fa ti chiedemmo sulle posizioni assunte dal Movimento 5 Stelle sui Paesi dell’ALBA e sulla Siria e quanto avrebbero potuto incidere nell’opinione pubblica. Esprimesti grande fiducia, spiegando che “credo che il Movimento 5 Stelle stia dando un’indicazione positiva, di pace e neutralità, che, dato il suo consenso, possa suscitare un mutamento nella consapevolezza delle persone su chi è l’aggressore e su chi è l’aggredito”. É passata di acqua sotto i ponti, l’M5S ha fatto parte dei governi con Salvini e Pd ed ha alle volte assunto posizioni ambigue in politica estera.
Questo movimento ha ancora spazio per incidere?

Oggi è tutto sospeso. Con questo ricatto, questo virus, è tutto paralizzato. Le posizioni di politica interna ed estera sono cristallizzate. Il Movimento 5 Stelle ebbe posizioni importanti, sulle sanzioni alla Siria, sulla Russia e la NATO, ma oggi nella sua forma visibile, organizzata, parlamentare, queste differenze rispetto ai partiti atlantisti non si vedono più. Compromettendosi con Salvini e poi con il PD guidato da personaggi totalmente allineati con Nato, Usa e UE, è rimasto tutto annacquato.

Ho conosciuto la base dei cinque stelle, girando l’Italia per la realizzazione e poi la presentazione dei miei documentari ed ho l’impressione che ci sia ancora una coscienza limpida e antagonista, quella che questo movimento aveva anni fa aveva. Ma c’è anche tanta confusione e tanto sconcerto. Alcuni esponenti del Movimento, che oggi non si fanno molto sentire, dovrebbero cogliere l’occasione, riaccendere quelle istanze, quelle sensibilità.  Cosa difficile oggi,  quando hanno bloccato tutto, non c’è possibilità di incontro, di mobilitazione, siamo tutti chiusi in casa. Non so se da questo marasma, da queste formazioni minuscole di sinistra, molto autoreferenziali, molto polverose, ma anche intaccate dal pensiero unico, possa nascere qualcosa che possa rappresentare un’alternativa a un pensiero unico e dogmatico che non solo ci schiaccia tutti in casa, ma opprime con la paura e l’ignoranza la nostra capacità di esprimere un pensiero e un’azione alternativi. Comunque la Storia capita che sorprenda. Ogni tanto fa dei salti. E non solo all’indietro come oggi, nel neofeudalesimo, per non dire nel neo-biofascismo.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:41

Comunicato Stampa 31 marzo 2020 : Parlamentari europei chiedono alla Commissione europea di fermare la Torino-Lione

Comunicato Stampa

PresidioEuropa

Movimento No TAV

31 marzo 2020

www.presidioeuropa.net/blog/?p=21394

Parlamentari europei chiedono alla Commissione europea di fermare la Torino-Lione

Italia, Francia e Ue devono dare risposte immediate ai problemi urgenti dei cittadini:

oggi il contrasto al COVID-19 e domani l’irrobustimento della sanità pubblica

PresidioEuropa No TAV sta fornendo da anni le prove che documentano la vera natura del progetto Torino-Lione: inutile, devastante, imposto ai territori e al Paese, senza ritorno economico, un’opera che compromette irrimediabilmente la salute e l’ambiente, aggrava il cambiamento climatico e incrementa il debito pubblico.

In queste ultime settimane PresidioEuropa ha ribadito all’attenzione del Parlamento Europeo le ragioni per le quali la Commissione Europea non deve prorogare il Grant Agreement scaduto il 31 dicembre 2019 che finanzia la Torino-Lione, qui i dettagli: Il messaggio della Pandemia COVID-19: “Niente sarà più come prima”.

Numerosi Deputati del Parlamento Europeo della GUE, dei Verdi e del M5S si sono mobilitati accanto al Movimento No TAV e hanno fatto proprio l’appello inviando messaggi alla Commissione Europea.

Ne diamo qui documentazione pubblicando le lettere da loro spedite alla Commissaria europea ai Trasporti Adina-Ioana Vălean e al Direttore di MOVE.DGG1B Herald Ruijters tra il 24 e il 30 marzo 2020:

Lettera del 24 marzo 2020 dei Parlamentari della GUE – Sinistra Unita Europea

Lettera del 30 marzo 2020 dei Parlamentari del Movimento 5 Stelle

Lettera del 30 marzo 2020 degli Euro Parlamentari di Europa Ecologia I Verdi

Qui i testi delle tre lettere tradotti in italiano.

Non cancellando il finanziamento la Commissione europea premia l’incapacità del promotore TELT e favorisce un progetto sbagliato che non serve all’Italia e alla Francia né oggi né domani, promosso al solo scopo di sostenere economicamente le imprese che lo costruiscono.

Il messaggio delle cittadine e dei cittadini al Governo italiano e al Parlamento Europeo è chiaro: il progetto della Torino-Lione, un’opera in deroga al principio di legalità, deve essere abbandonato.

Ci auguriamo che il Parlamento europeo accolga l’appello ed escluda la Torino-Lione nel momento in cui approverà il Bilancio Pluriennale 2021-2027 per liberare gli oltre 3 miliardi di € di fondi europei destinati alla Torino-Lione.

Spostare le enormi quantità di risorse economiche previste a livello nazionale ed europeo per un’opera inutile (il cui costo totale sarebbe di più di 26 miliardi di €) faciliterà così l’Italia, la Francia e la Ue a dare risposte immediate ai problemi urgenti dei cittadini: oggi il contrasto al COVID-19 e domani l’irrobustimento della sanità pubblica e la realizzazione di centinaia di piccole opere utili attese da decenni dai cittadini.

Coronavirus: Dosio, carcere rischia essere lazzaretto

https://www.ansa.it/piemonte/notizie/2020/03/20/coronavirus-dosio-carcere-rischia-essere-lazzaretto_c5c78ba8-781d-4195-8d4a-c465a5f7be1b.html?fbclid=IwAR0xiIuoq8Cfq5cl5mVEy26Jj5CUNhff3YcD_I9zbmnp3zKnJp0MiaDuFJ8

Attivista No Tav in cella, per detenuti disinteresse generale

(ANSA) – TORINO, 20 MAR – “Oggi sui giornali è comparsa la notizia di due agenti delle Vallette contagiati. Di questo, da dentro, non ci arrivano né conferme né smentite”. E’ il testo di una lettera, datata 19 marzo, di Nicoletta Dosio, la 74enne attivista No Tav della Valle di Susa che – dopo avere rifiutato misure alternative – sta scontando una pena detentiva nell’istituto torinese. “Sulla situazione delle prigioni – prosegue Dosio – pesano il silenzio e il disinteresse generale.
    Lo stesso quotidiano che riferisce degli agenti contagiati non spreca una parola sull’angoscia dei prigionieri, sul sovraffollamento delle celle, sulla presenza di tanti malati cronici, anziani, bambini di detenuti, né sulle problematiche condizioni igieniche. Quanto al governo e al parlamento, le voci che si levano non sono certo a nostro favore: il ‘giustizialismo’ del ministro Bonafede fa il paio con le dichiarazioni di Salvini”. “Forse – aggiunge Nicoletta Dosio – tra breve potrebbe concretizzarsi l’ipotesi funesta che sta serpeggiando tra queste mura: il carcere trasformato in un grande lazzaretto, isolato da tutto e da tutti. A questo punto qualunque decreto sarebbe tardivo”. (ANSA).

Il M5S chiede lo stop alla Tav per recuperare risorse da usare contro l’epidemia “Atto di buon senso per evitare l’odiosa scorciatoia della patrimoniale”

https://www.huffingtonpost.it/entry/il-m5s-chiede-lo-stop-alla-tav-per-recuperare-risorse-da-usare-contro-lepidemia_it_5e8751b7c5b63e06281d53bd?fbclid=IwAR3m8oi7SFybBKi2oolVhY7mU0Ryz2c_fq7ChIRbiZiV2-BDqr4BLLHrn2U

03/04/2020 17:13 CEST 

NURPHOTO VIA GETTY IMAGES

Mancano soldi e la scorciatoia odiosa di una patrimoniale può essere evitata deviando finanziamenti da quelle opere pubbliche che non verrebbero alla luce in tempi ragionevoli o che non sarebbero assolutamente produttive. Come il Tav Torino-Lione, opera di dubbia utilità per decine di esperti del mondo trasportistico, che se tutto filasse liscio verrebbe completata dopo il 2050, avendo la Francia deciso di rinviare ogni decisione al 2038″.
Lo affermano l’europarlamentare Tiziana Beghin, il senatore Alberto Airola e la deputata Jessica Costanzo del M5s.“La Commissione Europea – continuano i tre esponenti del M5s- ha evidenziato che l’Italia si trova in una situazione di emergenza, tanto che ha consentito all’Italia e agli altri paesi di andare oltre al patto di stabilità. Attraverso questo riconoscimento è conclamata la causa di forza maggiore rappresentata dall’emergenza Covid 19. Nei patti con Francia e Ue riferiti al Tav è presente la causa di forza maggiore quale clausola di sospensione o risoluzione dell’accordo.“Clausola che, se invocata, ci permetterebbe di utilizzare fondi italiani già destinati il Tav Torino-Lione per la nostra sanità o per aiutare le famiglie più in difficoltà. Sappiamo che questo borsellino, tutto italiano, contiene quasi 900 milioni immediatamente spendibili.
In un momento delicato come questo, una somma non da poco. Per questo sospendere subito il Tav Torino-Lione sarebbe un atto di buon senso”, concludono i tre parlamentari del M5s

Il centro contro le epidemie fu rottamato da Ricciardi

Il centro contro le epidemie fu rottamato da Ricciardi

Pubblicato su 31 Mar 2020

C’era una volta… Il nucleo di epidemiologia e sorveglianza fu smantellato nel 2016 dall’allora presidente dell’Iss, oggi all’Oms: avrebbe evitato il caos delle Regioni.

(di Laura Margottini – Il Fatto Quotidiano) – Essere preparati, rispondere in modo coordinato, potenziare la ricerca e il sistema sanitario: moniti sacrosanti, oggi, che arrivano da ogni ospitata in tv e dagli interventi degli esperti più accreditati. Dimenticando però che l’Italia aveva un sistema funzionante e un centro epidemiologico che avrebbe potuto contribuire a guidare la risposta nazionale all’epidemia già dai primi contagi da Covid-19. E che, invece, è stato smantellato, nel 2016, nel riordino dell’Istituto superiore di sanità (Iss) dall’allora presidente Walter Ricciardi , oggi membro del Comitato consultivo dell’Oms e consulente del ministro della Salute.

Il Centro nazionale di epidemiologia e sorveglianza dell’Iss (Cnesps) nasce nel 2003, ma il primo nucleo risale a fine anni 70 per rispondere a emergenze sanitarie come l’epidemia di colera. É qui che si studiano gli aspetti scientifici della risposta all’influenza aviaria (2005) e alla pandemia influenzale (suina del 2009), per intercettare i primissimi casi, isolarli, individuarne tempestivamente i potenziali contagi e registrare i dati per il monitoraggio dell’epidemia, includendo anche la sorveglianza dei quadri clinici o degli accessi settimanali ai pronto soccorsi.

Dati con i quali è possibile monitorare e stimare il numero di persone infette, la grande incognita del Covid. Il Cnesps contava infatti su una rete di oltre duemila operatori sanitari formati in casa e la gestione dei dati era centralizzata e coordinata. La loro uniformità aiutava a valutare gli scenari di rischio e l’efficacia di misure di contenimento a seconda delle aree geografiche. Un prezioso coordinamento che, secondo chi faceva parte di quella rete, stavolta, è stato più difficile se non assente . “Il Cnesps era la cerniera con le Regioni”, spiegano.

Il Centro era infatti spesso al tavolo del coordinamento interregionale della prevenzione della Conferenza Stato Regioni per discutere insieme protocolli e documenti guida che poi gli enti potevano applicare in modo coordinato per evitare il caos del regionalismo sanitario (ad esempio, in Veneto tamponi a tappeto, in Emilia-Romagna tamponi per nucleo familiare, i mille rivoli strategici della Lombardia, o la politica zero-tampone-ai medici sostenuta dal consulente del governatore Emiliano, in Puglia).

Quando venne smantellato, ci furono molte polemiche. Quotidiano Sanità pubblicò un appello a Ricciardi di circa duemila operatori sanitari per non chiuderlo “visto il ruolo svolto nella prevenzione, sorveglianza e controllo delle malattie infettive”. L’allora direttrice, Stefania Salmaso, a fine del 2015 si dimise. Una parte degli epidemiologici fu smistata in altri reparti dell’Iss quasi che – in linea con una visione riduttiva e datata secondo la letteratura internazionale – l’epidemiologia fosse una disciplina ancillare di altre aree.

“In Italia abbiamo 21 tra Regioni e Province autonome, responsabili della gestione sanitaria locale – spiega Salmaso – Non si può avere un sistema completamente centralizzato, ma neanche è opportuno che di fronte a una pandemia ognuno vada per conto proprio. I colleghi certamente stanno lavorando al massimo, ma si è persa la massa critica e la rete di competenze diffuse sul territorio, necessarie a fronteggiare una crisi del genere. In molti servizi territoriali il personale competente e formato è andato in pensione e non è stato rimpiazzato”.

Il 24 marzo, la stessa Salmaso e, tra gli altri, Paolo Vineis, vice direttore del Consiglio superiore di sanità, e ordinario di Epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra pubblicano un appello sulla rivista Epidemia e Prevenzione: rendere accessibili i dati italiani su Covid-19 per permettere agli epidemiologi di contribuire a combattere l’emergenza. E si invoca l’attivazione delle “competenze epidemiologiche italiane, ora disperse”.

Lo dice anche Ricciardi a Repubblica lo scorso 27 febbraio: “Di epidemiologia di campo ci sono pochi esperti in Italia, non in ogni regione. All’Iss avevamo una grande scuola”. Che però è stata chiusa. La gestione anti-Covid si è così accentrata nella mani della Protezione civile e del comitato tecnico-scientifico del governo, fatto di figure scientifiche di rilievo, ma non nel campo dell’epidemiologia degli outbreak pandemici. L’articolo di Epidemiologia e prevenzione invoca anche il rafforzamento delle indagini epidemiologiche per la ricerca dei contatti e l’isolamento dei contagi, in modo coordinato, nelle Regioni dove la trasmissione è ancora contenuta, ben prima dunque di qualsiasi tracciamento digitale: “É stata la chiave di volta nel contenimento in Corea del Sud”.

Coronavirus, cos’è successo a febbraio in quella clinica di Piacenza? La vera storia di un boom di contagi

https://www.tpi.it/cronaca/coronavirus-piacenza-vera-storia-clinica-santantonino-20200330576324/?fbclid=IwAR2dWtSZc5BTg8q4SWAXSTu8jfhKwvTlsMPT-sNHHy-6ixaFBT_nGF_shAc

Di Selvaggia Lucarelli

Pubblicato il 30 Mar. 2020 alle 18:07
Immagine di copertina
Credit: ANSA / Andrea Fasani

Coronavirus a Piacenza: la vera storia del caso clinica Sant’Antonino

Clinica privata Sant’Antonino, Piacenza. Una clinica accreditata col servizio sanitario che con “Casa Piacenza”, sua “gemella” e della stessa proprietà (il direttore sanitario Mario Sanna), si trova al centro di un caso molto inquietante: pazienti, medici, caposala, oss, infermieri, donne delle pulizie che si ammalano di Coronavirus già a metà febbraio, o forse anche prima, e nessuna informazione esce da lì. Finché il Fatto quotidiano, il 18 marzo, scoperchia la pentola: una donna delle pulizie muore e si scopre che settimane prima un vecchietto col Coronavirus è stato portato via in fretta dalla struttura.

La Clinica privata Sant’Antonino, interrogata da me il 6 marzo, tace su tutto dicendo di chiedere alla Ausl, il direttore della Ausl di Piacenza Luca Baldino mi comunica che quello che succede lì non gli interessa e che ha cose più importanti di cui occuparsi. Il 13 marzo, la Ausl di Piacenza annuncia che il Sant’Antonino diventa clinica specializzata Covid e ringrazia la clinica per la sua “sensibilità” in un comunicato ufficiale. E quindi, è forse il momento di aggiungere tutti i particolari della storia, comprese le varie testimonianze raccolte e le nuove “risposte” della dirigenza della Casa Piacenza e Sant’Antonino, anche se ancora una volta sostanzialmente attribuiscono ogni responsabilità alla Asl di Piacenza.

La storia
A metà febbraio, quando il Coronavirus sembra non essere ancora arrivato in Italia, il paziente anziano Gino B., ricoverato alla clinica Sant’Antonino, si sente male. Comincia ad avere una febbre costante, che non scende. In clinica pensano che dipenda dal fatto che il suo letto è situato di fianco al calorifero. Quella febbre però non passa e a un certo punto si ammala anche il suo vicino di letto. Stanno male anche alcuni dottori. Il 24 febbraio, in clinica, arriva notizia che il dottor Cremonesi, un medico in pensione che svolgeva alcune operazioni presso la clinica Piacenza, è stato ricoverato a Tenerife mentre si trovava in vacanza: ha il Coronavirus. Ne parlano anche i giornali e i tg, ma il nome della Clinica Piacenza non viene mai associato al fatto.

Ufficialmente, lì dentro, non è successo nulla. Nessuna comunicazione ufficiale del proprietario Mario Sanna, nessuna comunicazione alle famiglie dei pazienti ricoverati, nessuna comunicazione ufficiale a tutto il personale. Gino, il vecchietto trovato positivo, viene portato via alcuni giorni dopo. Il 16 marzo, Monica Rossi, una donna delle pulizie di Casa Piacenza, viene trovata morta in casa. “Avrei potuto salvarla, non me lo perdonerò mai! Vivrò la mia vita con questa croce sulle spalle! Scusami se puoi Monica!”, scrive su Facebook la responsabile del personale di Casa Piacenza Laura Cappellano.

Dunque, cosa è successo da metà febbraio a quel 16 marzo, nelle cliniche private Casa Piacenza e Sant’Antonino? Molte cose, e tutte ben silenziate dalla dirigente assistenziale Nawal Loubadi, dalla figlia del proprietario Lidia Sanna e da tutti i responsabili delle strutture. Molti dipendenti hanno continuato a lavorare, da quel 24 febbraio, in una condizione di incertezza e paura, scoprendo sempre per vie traverse, per confidenze di medici, di infermieri, di oss, che la malattia stava girando nelle cliniche e che tanti di loro si stavano ammalando. Qualcuno era stato contagiato e “andava in ferie” o “veniva messo in malattia” in tutta fretta. La parola “Coronvirus” era tabù.

Dopo la morte della donna delle pulizie però, tutto cambia. I dipendenti iniziano a parlare. E mi contattano in tanti. Un oss della Sant’Antonino mi racconta, tra un colpo di tosse l’altro: “Qui ci sono decine e decine di persone positive da più di un mese. Tutto inizia con il paziente anziano Gino B., nella stanza 8, vicino al termosifone bollente. Aveva sempre la febbre altissima, dal 10 febbraio circa. Lo spostano nella stanza 15, una tripla. Dopo che scoppia il Coronavirus in Italia scoprono, credo con una lastra o un tampone, che è positivo. Lo spostano in una stanza singola, la 5. Riguardo i due pazienti che gli sono stati accanto, uno è deceduto giorni fa”.

“Io non lo so come ci è arrivato il Coronavirus qui dentro, ma sicuramente non dai pazienti ricoverati. Qui c’è un infermiere di Casalpusterlengo che ha la mamma che fa l’infermiera all’ospedale di Codogno, mamma che aveva il Coronavirus. Il primario del Sant’Antonino si è preso anche lui il Coronavirus a febbraio e a quanto pare la figlia era stata a cena con un’amica intima della moglie del paziente 1 di Codogno. Si è ammalato il medico F., il medico C., si sono ammalate l’infermiera S., la caposala C.,”, la fisioterapista F. e così via. “Il servizio di igiene dell’ospedale mi ha chiamato a metà marzo e aveva una lista di dipendenti parziale. Gli ho chiesto se nella lista c’era S., il dipendente di Casalpusterlengo e mi è stato risposto ‘La clinica non ci ha fornito questo nome’. Non avevano vari nomi di alcuni dipendenti malati o delle zone rosse che dovevano rimanere a casa”.

“Noi operatori del Sant’Antonino siamo distrutti. Lavoriamo solo per i pazienti. Non abbiamo avuto una mascherina FFP3 per fare l’ossigenoterapia per settimane, quindi ci saremo infettati tutti in quel periodo. Abbiamo visto il panico qui dentro, ma nessuno della dirigenza ha condiviso qualche informazione con noi mortali. A una riunione la mia collega N. ha detto che si sarebbe rivolta al sindacato, le hanno contestato che non era una persona seria. Il problema sanitario poteva accadere, questa omertà no”. “I Covid li hanno spostati tutti qui alla Sant’Antonino perché a Casa Piacenza c’è la sala operatoria. Potevano quindi continuare a operare e a fatturare, qui siamo stati trattati come spazzatura. Chi si era ammalato da noi ora è mescolato con pazienti Covid mandati dagli ospedali, quindi ora si possono confondere le acque. Se Luca Baldino della Ausl vuole iniziare a indagare, parta dal paziente Gino B.”. “I problemi iniziano da prima dell’emergenza. Qui non abbiamo sapone, garze, giuste pomate per le medicazioni. Ci viene detto, da anni, addirittura di riciclare le bavaglie dove mangiano i pazienti. Qui da sempre è tutto improntato al risparmio, con cazziatoni della dirigenza continui”.

Un’infermiera del Sant’Antonino mi racconta: “Io da un turno all’altro mi sono trovata qui 80 pazienti col Covid senza sapere come gestirli. In una settimana sono morte 20 persone. Una tizia della Ausl ci ha fatto una lezione veloce su come usare le tute, dicendoci: ‘Non dovete neppure guardarli i pazienti, sono tutte persone che moriranno’”. L’infermiera piange, mentre lo racconta. “Io li lavo, mi prendo cura di tutti, per me sono tutti come fossero mia mamma, se ne salvo uno sono contenta. Ma siamo troppo pochi qui, certe volte trovo i pannolini del giorno prima. Stamattina un paziente mi ha strappato l’anima. Mi ha preso la mano e mi ha chiesto: ‘Come sta mia moglie, per favore, dimmelo’. La moglie stava male, muoiono soli, come le mosche. Almeno farli morire con dignità. Se io mi lamento che serve personale, mi dicono: se non vuoi lavorare qui, quella è la porta”. “Abbiamo chiesto tamponi per settimane, si sono ammalati di Coronavirus pazienti che erano entrati a fine gennaio e poi hanno avuto sintomi a febbraio. Se avessero fatto il tampone a tutti, avrebbero chiuso perché sarebbero rimasti senza personale”.  “Io vedo pazienti morire come pesci senz’acqua, questo è solo un posto dove vengono i pazienti molto anziani a morire, almeno un po’ di dignità per loro e di sicurezza per noi. L’Ausl deve vigilare sul rigore con cui lavora il privato, quella di Piacenza cosa fa? Qui da quando non sono entrati più i parenti, si è fatto quel che si voleva, chi ha controllato?”.

Un’addetta alle pulizie, collega della donna delle pulizie morta, mi dice: “Io lavoro alla Casa Piacenza. Sono distrutta. A me fa male respirare, mi fa male la testa, ho tanta paura, ho famiglia. Lavoravo con Monica, quindi potrei aver preso anche io il Coronavirus. Lei aveva la febbre, si è fermata qualche giorno, poi è tornata al lavoro con la febbre e alla fine è morta in casa. Una mia collega è positiva, il marito se l’è preso anche lui da lei, è finito in ospedale. Qui il tampone lo hanno fatto a chi pareva a loro”. “Nel frattempo io andavo avanti da settimane con una mascherina che andrebbe usata 8 ore e che ho usato 1 settimana. Io non voglio morire, ho un figlio. Le mie colleghe sono tutte con le febbre, io vedevo tutti i giorni il primario e non sapevo che era malato, ho saputo che aveva il Coronavirus dopo una settimana. Idem il dottor C. e chissà quanti altri”.

Un’altra infermiera rivela: “Non so come sia entrato qui al Sant’Antonino il Coronavirus. Prendevamo emoculture senza sapere che girava il virus. Poi un giorno scopro che è morta la madre del primario. Che il primario ha il Coronavirus. La nostra caposala è di Codogno. Hanno fatto tamponi solo ad alcuni, poi ci hanno detto che i tamponi erano finiti, ma io li ho visti in un armadietto, c’erano. La mia collega L. aveva la polmonite interstiziale. Tutti ammalati. Qui ora ci fanno la tac, se non hai sintomi come febbre e tosse lavori anche con la polmonite. Non siamo dipendenti, siamo discarica”. “Si è ammalata ed è morta una paziente che stava nella stanza ‘Sollievo’ da 3.000 euro al mese a Casa Piacenza che non era positiva e si è presa qui il virus. Siamo due infermiere su 40 malati, non sappiamo dove girarci. Siamo carne da macello, noi e i poveri malati. Abbiamo la delibera per legare i polsi per il loro bene perché non possiamo guardarli tutti, sennò si levano l’ossigeno. Noi non possiamo fare niente, scarseggia pure l’Urbason per le terapie, alle volte lo prendo dal carrello delle urgenze. Se ci lamentiamo ci dicono che c’è la fila fuori dalla porta per lavorare lì, possiamo andarcene. Molti di noi hanno deciso di parlare e questo è un bene. I problemi qui sono esplosi col Covid, ma sono iniziati dalla gestione di Mario Sanna, prima col Dottor Agamennone qui si lavorava bene”.

Luisa racconta: “Mia suocera è stata ricoverata il 13 marzo al Sant’Antonino con febbre e tosse. Mio marito aveva la febbre altissima, ma la Ausl non ha voluto fare il tampone. Il sabato chiamiamo e non riusciamo a parlare con nessuno. Chiamiamo tre volte ma mi dicono che non conoscono ancora bene i pazienti. La sera mi buttano giù il telefono. La domenica dicono che mia suocera risponde alle cure e di portare un cambio. Il giorno dopo non ci rispondono. Alla fine mio cognato va in clinica col cambio il giorno dopo alle 13.00. Gli chiedono il nome della signora, arriva un dottore dopo 30 minuti e lo informano che mia suocera è morta durante la notte. Nessuno ci aveva avvisati! Non abbiamo mai avuto una diagnosi, nulla. L’avranno curata per il Covid? È una cosa oscena”.

Silvia Bettini, di Piacenza, aveva il papà al Sant’Antonino, ricoverato il 13 febbraio. “Io l’ho visto l’ultima volta il 23. Giorni dopo al telefono mi comunicano che è ventilato. Nessuno ci dice che lì gira il Coronavirus, ma io lo scopro per vie traverse. Una sera quindi mio fratello chiama la clinica minacciandoli, dicendo ‘So cosa succede lì dentro, portate mio padre subito al pronto soccorso di Piacenza!’. Dopo mezz’ora ci chiamano dal pronto soccorso e ci dicono che mio padre era arrivato malnutrito e disidratato. Stava morendo e gli avrebbero fatto la morfina. È morto poche ore dopo, di notte. Ci hanno detto che aveva sicuramente il Coronavirus, per via di una polmonite interstiziale gravissima. Lui non ha mai avuto le cure per il Coronavirus”.

Andrea, figlio di una donna che è stata ricoverata al Sant’Antonino, mi dice: “Mia madre era stata operata all’ospedale di Piacenza a fine gennaio e poi è andata al Sant’Antonino per la riabilitazione. Mi avevano sconsigliato tutti quella clinica. È entrata il primo febbraio ed è rimasta fino al 25, ci siamo ammalati di Coronavirus io e mia madre. Io mi sono ammalato il 26. Negavano che ci fossero casi di Coronavirus, mi arrabbiavo perché una signora che era nella stessa stanza di mia madre aveva badanti che cambiavano continuamente e venivano due volte al giorno, quando già era scoppiato il caso Codogno. Erano tutte con tosse e raffreddore, raccontavano di parenti malati. Io ci litigavo e andavo dalle infermiere a informare della situazione. Il 25 ho chiesto di dimetterla: mia madre torna a casa e resta con la badante. Il 26 io mi ammalo. La badante il 29 mi chiama e mi dice che mamma sta male, il 118 la vanno a prendere e scoprono la polmonite. Alla fine fa il tampone ed è positiva. Io dentro al Sant’Antonino ho visto un clima terribile di paura e omertà, i medici mi dicevano ‘Non parliamo qui per favore, ci sentono!’. Hanno lasciato sani e infetti insieme a lungo, non hanno informato noi parenti del fatto che gli stessi primari e medici con cui avevamo parlato erano infetti, siamo andati tutti in giro per Piacenza malati. Loro hanno fatto delle tac a febbraio a pazienti quando hanno capito cosa succedeva, me lo ha confermato un medico lì, ma hanno scelto di non dire la verità come andava fatto e subito a tutti i coinvolti”.

Dopo il mio primo articolo su Casa Piacenza uscito su Il Fatto il 18 marzo, alcune mie fonti nelle strutture mi hanno riferito che i responsabili delle cliniche hanno avuto un atteggiamento intimidatorio nei confronti dei dipendenti, minacciando licenziamenti se avessero scoperto le mie fonti. Riguardo la morte della donna delle pulizie Monica Rossi, la Ausl ha confermato alla sorella Marina la positività del tampone: “Ma il medico di base ha scritto che mia sorella Monica è morta di ictus e – sai cosa? – Senza aver mai visto la sua salma dopo la morte! Quando gli ho chiesto spiegazioni è stato vago e poi non mi ha più parlato”.

La risposta delle cliniche
Tramite l’avvocato delle due cliniche coinvolte, l’avvocato Sacchelli, ho posto alcune domande scritte alla dirigenza, che mi ha fatto arrivare le seguenti risposte.
1) Avete dipendenti delle zone rosse di Codogno? Se sì, vi risulta siano stati contagiati o abbiano parenti contagiati? L’ospedale di Piacenza, che aveva un infermiere di Codogno risultato positivo, ne ha dato comunicazione già a febbraio, per trasparenza. Come vi siete comportati voi? Sì, abbiamo dipendenti delle zone di Codogno. L’Organo preposto alla gestione delle comunicazione sulla positività di operatori o loro parenti (compresi quelli delle due case di cura) è il Servizio di Igiene dell’Ospedale di Piacenza.
2) Il vostro primario C., positivo, risulta avere un familiare, la figlia, che era stretta conoscente di un’amica della moglie del paziente uno di Codogno. Sarebbero state informazioni importanti da comunicare a parenti di pazienti e pazienti entrati in contatto col primario, per permettere di ricostruire la catena dei contagi, anche all’interno della clinica Sant’ Antonino e nelle zone di Piacenza e Codogno. L’avete fatto? L’Organo preposto alla gestione delle comunicazione sulla positività di operatori o loro parenti (compresi quelli delle due case di cura) è il Servizio di Igiene dell’Ospedale di Piacenza. Abbiamo fornito al Servizio di igiene tutti i dati che ci hanno richiesto sul caso di specie.

3) Perché non è stata comunicata la positività del primario (senza specificare la sua identità, ma più genericamente di un dipendente) e di dottori e caposala? È stato fatto tramite il Servizio di Igiene dell’Ospedale di Piacenza.
4) Perché negli altri ospedali viene comunicato per trasparenza e nell’interesse di pazienti e cittadini il numero dei dipendenti e pazienti postivi per contagio avvenuto all’nterno e voi lo tacete? È stato fatto, in numeri dei pazienti sono quelli pubblicati 80 CCPSA e 90 CCPP, i dati sono quelli dell’Asl di Piacenza di cui noi facciamo parte come Struttura Privata Convenzionata.
5) Quanti sono ad oggi i dipendenti di Piacenza e Sant’Antonino contagiati? Sono dati che ha Servizio di Igiene dell’Ospedale di Piacenza.
6) Come commentate il comunicato interno in cui invitavate i dipendenti a lavorare anche con tac positiva e che i tamponi erano terminati? La Tac è un esame non previsto nel protocollo ma lo è il tampone. La proprietà ha dato a disposizione la Tac gratuitamente come strumento di screening a maggior tutela dell’operatore. “Operatori con Tac positive ma in assenza di sintomi”: sono gli operatori che hanno in evidenze alterazioni strutturali del polmone non sicuramente riconducibili a polmonite interstiziali da virus, ma riconducibili a patologie virali (Rino virus), influenza virus avute in precedenza.
7) Come mai non avete fatto una comunicazione al personale tra infermieri, oss e addetti alle pulizie sui numeri del contagio all’interno dell’ospedale e li avete lasciati inconsapevoli e spaventati? Come mai avete fatto tamponi solo ad alcuni dipendenti? Abbiamo seguito il Protocollo Regionale

8) Il primo caso di paziente contagiato al Sant’Antonino risulta essere il signor Gino B., aveva la febbre già a metà febbraio, perché, pare, gli è stato fatto il tampone (positivo) solo a marzo? Da quel momento avete comunicato a tutti i parenti dei ricoverati, per esempio a quelli del paziente Gino B. e Bettini (ricordiamo che l’ospedale non era Covid ai tempi) la positività? Abbiamo seguito il Protocollo Regionale.
9) E avete comunicato ad altri parenti dei pazienti contagiati, tra cui alcuni della sezione Sollievo che erano lì da moltissimi mesi, la situazione? Subito appena ricevuti i Protocolli Regionali e le disposizioni Prefettizie.
10) Alcuni dipendenti dichiarano di aver avuto disposizione di legare i polsi ai pazienti e di averlo fatto. Volete commentare? Parla delle misure di contenzione previste da qualunque protocollo Ospedaliero.
11) Medici e Oss parlano di un personale risotto all’osso, due/tre infermieri per 40 pazienti. È un problema mondiale la carenza di operatori, il personale che c’è, sta lavorando al massimo per garantire un servizio alla comunità.
12) Come si è conclusa la vicenda dei ricoveri truccati, in cui è stata coinvolta la Clinica Piacenza? (avrebbe operato interventi in regime di ricovero seppur breve, anziché ambulatoriale, per ottenere rimborsi superiori dal servizio sanitario) C’è un procedimento in corso.

“Il fallimento di una società”: scandalo a Las Vegas, senzatetto stesi in un parcheggio a distanza di sicurezza

https://video.lastampa.it/esteri/il-fallimento-di-una-societa-scandalo-a-las-vegas-senzatetto-stesi-in-un-parcheggio-a-distanza-di-sicurezza/112321/112328?fbclid=IwAR0ZJOcDUKi_hafTKmQIGORgNjZmvrFMZAoBJXxWas0KqaXLJgAVjvJsl9Y

Scandalo e polemiche a Las Vegas, la ricca capitale del gioco e del divertimento, dove decine di senzatetto sono stati sistemati temporaneamente in un grande parcheggio all’aperto, come un’auto. Il rifugio della Catholic Charities è stato chiuso dopo che uno di loro è risultato positivo al coronavirus e le autorità non hanno trovato di meglio che il parcheggio del Cashman Center, un complesso per convention e partite di baseball. Eppure gli oltre cento hotel della città, con oltre 150 mila posti letto, sono vuoti, “chiusi per virus”. A suscitare l’indignazione sono state le foto, finite sui social, dove si vedono i senzatetto occupare con i loro materassini rettangoli dipinti di bianco sul cemento, come i posti per le auto, anche se sono stati pensati per mantenere la distanza sociale di circa due metri. “Orrido! E’ la prova del fallimento di una società che non è in grado di fornire ai suoi cittadini le piu’ elementari necessità umane”, ha commentato un utente di Twitter. “Il Nevada, uno degli Stati più ricchi del mondo, ha dipinto rettangoli per il social-distancing sul cemento di un parcheggio per far dormire gli homeless!”, sottolinea incredulo un altro.

INTERVISTA SUL TAV

https://infotrekking.blogspot.com/2019/03/intervista-sul-tav.html?fbclid=IwAR10SU5NZ8YMnwhKaZrzPhhruiCQghONUWBK2r7S5R5LPC0fxmeXbhAnoKQ

martedì 12 marzo 2019

Rocciamelone lungo il Cammino Franco Provenzale del 2012

Io Maurizio Barbagallo non sono mai stato NO TAV. Nonostante parte delle mie radici sono in Val di Susa, pensavo che se l’opera era utile (per levare merci e traffico dalla gomma e portarlo su rotaia) si poteva fare in Val di Susa dove c’è già un’autostrada, due statali, e un’altra linea ferroviaria; piuttosto che realizzarla in valli meno antropizzate. Ho assistito all’attrazione che era diventata la valle per i movimenti antagonisti ironizzandoci anche sopra. Ma una parte di me era anche dubbiosa sulla reale utilità dell’opera e sui tempi di costruzione, sui costi che inevitabilmente sarebbero cresciuti come per tutte le opere pubbliche realizzate in Italia. Sono rimasto molto colpito negli ultimi mesi dal fronte che si è formato a favore dell’opera, e mi sono insospettito sul fatto che la TAV sia diventata per molte persone l’unica possibilità di fare ripartire l’economia. Così ho deciso di fare alcune domande a un militante storico del movimento valsusino per cercare di capire meglio. Accettare che l’economia possa “viaggiare” solo con le grandi opere è una sconfitta per chi, come me, cerca tutti i giorni di realizzare una economia sostenibile ad esempio con i viaggi a piedi. 
Oscar Margaira
Sono un valsusino, ho studiato ragioneria e ho lavorato come impiegato per 41 anni. Ho fatto l’amministratore comunale e di Comunità Montana per 15 anni ed ho partecipato a quasi tutte le riunioni sul fantomatico TAV dal 1996 al 2012.
Poi ho deciso che la cosa più utile che potevo fare per la causa era lavorare su internet e Facebook e diffondere parte dei documenti ufficiali che spiegano l’assurdità dell’opera. Proprio utilizzando i documenti ufficiali dei proponenti e del progetto si riesce infatti a ricostruire la vicenda e comprendere la sproporzione tra i costi ed i benefici di una così colossale operazione tecnica e finanziaria. Per inciso l’opera viene definita in un documento ufficiale “torta” e nei progetti come “un’opera dalla complessità senza precedenti. Direi che le due definizioni rendono l’idea. Occorre poi sapere che questo tipo di opere in Italia sono già state realizzate (seppure di dimensione minore) tra Bologna e Firenze ed i costi iniziali sono poi aumentati del 314% prima della fine dei lavori che son durati molti anni. Dunque qualsiasi cifra di cui si parla oggi a preventivo non può e non deve essere presa come reale e questo fatto, siccome si tratta totalmente di soldi pubblici (anche quelli europei sono soldi pubblici restituiti sostanzialmente al paese che li aveva versati inizialmente) ogni ragionamento va fatto in una prospettiva seria di costi, utilizzo e tempi di realizzazione, realizzazione che peraltro non è certa visto il basso grado di indagine realizzata finora.

Parco del Gran Bosco di Salbertrand

Ciao Oscar, si dice il TAV oppure la TAV?

Si dice il TAV ovvero il treno alta velocità, oppure linea treno alta velocità. In realtà il progetto poi è stato denominato TAC ovvero treno alta capacità per le merci e qui la velocità non servirebbe. Ma siamo in Italia e per confondere le idee e spendere di più quando hanno capito che il traffico persone non giustificava la linea son passati a dire che serviva alle merci (che non ci sono) e poi hanno detto che sarebbe diventata una linea mista merci/passeggeri. Il risultato è che le tre coppie di TGV giornalieri ed i treni merci passerebbero sulla stessa linea. Una linea costruita con le caratteristiche TAV, che serve per i treni persone molto leggeri visto che devono correre veloci, una linea molto costosa quindi, sulla quale però poi si dice che si farebbero viaggiare anche centinaia di treni merci lunghi più di 2000 metri e perciò pesantissimi.Qui emerge il primo problema, ovvero che i treni merci rovinerebbero i binari supersofisticati dei treni veloci per cui o si spenderebbero molti soldi in manutenzione o si finirebbe per far viaggiare i treni persone veloci a velocità molto più contenute e simili a quelle che hanno oggi sulla linea storica dov’è già i TGV francesi ed i pendolini son passati fin dal 1998.La tratta Torino Lyon si compone di tre parti, quella di cui si discute oggi è quella internazionale di 57 km. 12 in Italia, 45 in Francia ( ma i costi son divisi così: 58 Italia 42% Francia). Poi c’ è la parte nazionale italiana da Bussoleno a Torino, con gallerie sotto l’Orsiera e sotto la collina morenica di Rosta/ Rivoli di altri 8 km. La parte francese invece va da Saint Jean de Maurienne a Lyon, è la più lunga e sarebbe la più urgente e comprende anche due lunghe gallerie, di circa 20 km ciascuna.In ogni caso,la linea da Torino, anzi Milano a Lyon oggi esiste già, è quella storica ammodernata 5 anni fa, con mi pare 400 milioni di spesa e sulla quale passano 3 coppie di TGV al giorno è una quantità di treni merci che corrispondono al 30 % della capacità attuale della linea esistente.

Io vivo in Toscana da molti anni ma i miei nonni materni sono di Mattie e avevamo la casa a Bussoleno che era il luogo delle mie vacanze, da bambino mi ricordo i Tir che passavano nei paesi con i balconi che perdevano i pezzi. Una volta, un tir entrò in una casa nel paese di Sant’Ambrogio direttamente in camera da letto di due novelli sposi, fortunatamente senza conseguenze, mi ricordo ancora la foto su La Valsusa (settimanale locale). Così i miei nonni vedevano la costruzione dell’autostrada come una cosa positiva che avrebbe levato il traffico pesante dalle due statali.Quanti anni hanno impiegato a costruirla? E’ stata utile?

Certo l’autostrada è stata utile, anche se è la più cara d’Italia ma negli anni passati ha creato problemi di inquinamento, specie in alta valle e a Bardonecchia in particolare. Oggi con gli euro 5 e 6 sembra che il problema sia quasi risolto in quanto i nuovi tir inquinano fino a 9 volte di meno rispetto agli euro 0 ed 1.

E poi appena finita l’autostrada avrebbero dovuto iniziare la costruzione della TAV e invece è nato il movimento NO TAV?

Non subito. Intanto va detto che ci si mobilitò in passato anche contro l’autostrada ed i motivi erano tre.
1) Si chiedevano più gallerie in corrispondenza dei centri abitati, ad esempio proprio Bussoleno per evitare il rumore e lo smog, e si ottennero grazie sopratutto a Pro Natura.
2) Si temeva che il traffico sarebbe aumentato a dismisura con problemi di inquinamento.
3) Come sempre accade, sul versante francese non avevano ancora neppure cominciato i lavori dell’autostrada ed usciti dal tunnel del Freius i camion passavano sulle statali. Questo faceva presagire che al momento dell’apertura delle autostrade in Francia, avvenuta circa 10 anni dopo, il traffico sarebbe diventato insostenibile. Faccio notare che i francesi adottano quasi sempre questo tipo di politica: aspettano che le opere siano terminate oltre confine e poi valutano se la loro tratta sia economicamente sostenibile e se va bene partono dopo molti anni. Sta succedendo anche oggi col TAV. I francesi hanno già chiarito che fino al 2038 non hanno alcuna intenzione di realizzare la tratta francese dopo il tunnel che arriverebbe a Saint Jean de Maurienne.
Dunque la parte più critica, lunga e costosa della linea tra Torino e Lyon, che comprende altri 2 tunnel in territorio francese, forse sarebbe iniziata dopo il 2038.

Molti dei partecipanti ai miei viaggi (www.infotrekking.eu) erano contrari alla TAV e appassionati della lotta che si stava conducendo in Val di Susa poi negli ultimi tempi sembra che l’opinione pubblica stia diventando a favore dell’opera, perché pensi sia cambiato questo sentimento?

Non credo che la gente abbia cambiato opinione. Chi è NO TAV ha ben chiaro i rischi dell’opera a livello ambientale, ma sopratutto economico. Infatti all’ultima manifestazione di Torino eravamo oltre 70.000 in continua crescita, nonostante la piazza di Torino fosse scomoda per scendere a manifestare o arrivare da fuori.Semplicemente le lobbies dei costruttori e dei politicanti hanno fatto massa critica ed hanno utilizzato tutti i mezzi di informazione per condizionare l’opinione pubblica.Prima dell’arrivo dei M5S al governo, in effetti non dovevano preoccuparsi troppo di muovere l’opinione pubblica (la parte disinformata della gente che legge ancora Repubblica, Stampa e Corriere per intenderci). Facevano le loro propagande già prima ma sapevano che avendo il timone del governo in mano e l’informazione televisiva totalmente prona non rischiavano molto, e “l’affare sarebbe andato in porto” con spartizione più i meno stabilita di eventuali prebende e regalie. Con l’avvento del governo dei 5 stelle il rischio che l’opera saltasse e che gli equilibri sulle eventuali “donazioni” ai partiti cambiassero e la Lega la facesse eventualmente da padrona (essendo quella favorevole ed al governo), il PD e gli altri partiti favorevoli han dovuto diciamo così “delimitare il campo” e dimostrare che i veri SI TAV erano loro e non altri.Tutto ciò che sta succedendo è in realtà niente altro che questo, e forse anche un modo per cercare di far rompere tra Lega e grillini e far cadere il governo. Avrai notato che il ministro più bersagliato, specie dalla stampa embedded è proprio quello dei trasporti Toninelli. Per inciso il miglior ministro che io abbia finora visto a quel ministero, quello che si è trovato i problemi più grossi e che pur senza avere competenze tecniche sta lavorando con la logica del buon padre di famiglia. Vedi tariffe autostradali, soluzione dei problemi con i Benetton a seguito disastro di Genova e primo ministro che non ha solo promesso, ma anche realizzato (a costi contenuti) la famosa analisi Costi Benefici sulla Torino Lyon.

Che fine ha fatto Erri De Luca?

Nessuna fine speciale, siccome forse ha capito che se si muove troppo gli toccano processi per ogni frase che dice credo abbia deciso di non farsi notare. So per certo che tiene i contatti in valle e che è sempre molto attento.Forse ti è sfuggito ma lo hanno processato per una frase che ha detto, quasi fosse un terrorista. Ma la questione dei processi e dell’occupazione militare di Maddalena di Chiomonte, proprio dove passa la Via Francigena (https://www.youtube.com/watch?v=HxJ8JxiZJtc) è un discorso complesso, basti dire che finora ci sono stati oltre mille inquisiti per l’opposizione al TAV ed il 99 % dei reati sono risultati inesistenti durante i processi. Non parlo di accanimento giudiziario per carità, certo questa è la dimostrazione che qualcosa non va.Diciamo che lo scontro sociale in atto è per certi versi molto simile a quello dei gilet gialli in Francia, in quanto le ragioni di una parte vengono confuse con atti di ribellione da curare con i manganelli e i lacrimogeni in faccia. E sia chiaro, non esagero. Poi purtroppo ci sono anche i soggetti che considerano le manganellate prese come delle medaglie ed i lacrimogeni in faccia come dei premi alla costanza dell’essere NO TAV. Io sono dell’avviso invece che i dati tecnici siano lo spartiacque. Ciò purtroppo non toglie che quelli che la questura definisce “scontri” hanno ottenuto risultati utili per entrambe le parti: da una parte gli oppositori duri son riusciti a far parlare della faccenda (i giornaloni preferiscono parlare di scontri, feriti ed arrestati piuttosto che di dati tecnici) dal’altra hanno dato la possibilità a fior di funzionari della polizia di far carriere folgoranti ed ai poveri poliziotti di prendersi almeno la trasferta, proprio come se fossero in zona di guerra. E sia chiaro ciò succede fin dal 2005… non male vero? Suppongo che queste cose non le sapessi vero? La regola è quasi sempre la stessa comunque: Soldi e potere da una parte, ideali trasformati qualche volta in rivolta dura dal’altra… per questo è lodevole che invece un Ministro voglia finalmente vedere i numeri! Se li avessero guardati e non distorti a favore dell’opera fin dal’inizio avremmo perso meno tempo su battaglie giuste e meno soldi su opere sbagliate. Perché anche per i NO TAV il tempo ed i soldi non si devono mai sprecare!

Qualche anno fa ho provato ad organizzare un viaggio a piedi da Novalesa alla Sacra di San Michele con un incontro con Luca Mercalli, era il 2011 in pieno periodo di lotte in valle, non ci fu nessuno iscritto, molti pensano che la bassa Val di Susa abbia un territorio ormai compromesso e ci siano altre valli come ad esempio la Val Maira nel Cuneese dove accompagno gruppi sempre numerosi (https://www.trekkilandia.it/trekking-occitano-valle-maira) che sono più adatte al turismo lento, tu sai proporre alternative occupazionali nel turismo o nell’agricoltura adatte a contrastare l’idea che solo i cantieri portano lavoro? (un po’ come le Cave di Marmo sulle Alpi Apuane).

Evidentemente quello era un periodo particolare ed i giornali non aiutavano a circoscrivere la cosa al’unico luogo che poteva avere qualche problema che era La Maddalena di Chiomonte, dove da allora c’è un fortino in mezzo al nulla col cantiere bloccato e fermo in mezzo. Fortino presidiato da centinaia i di uomini dell’esercito, carabinieri, guardia di finanza e polizia (tutti in trasferta). Pensa ad una centrale nucleare o ad una zona di guerra con alcuni vigneti al suo interno… dove bisogna chiedere il permesso ogni giorno se vuoi andare a lavorare la tua vigna.In realtà è molto istruttivo vedere ciò che capita in quel luogo e parlare con i presidianti che tutti i giorni sono lassù, mangiano, osservano i movimenti, cantano e giocano a carte. Questo fin dal 2011. La zona come dicevo è proprio sulla Via Francigena, poco sotto alla frazione Ramat, dove il famoso Romean scavò a mano un cunicolo ancora oggi funzionante e percorribile per portare l’acqua sul versante della montagna che allora ne era sprovvisto.Secondo me le mete di Novalesa, le pendici del monte Rocciamelone, il forte di Exilles e il lago del Moncenisio, e diversi altri luoghi, ad esempio il percorso dove si dice sia passato Annibale sono itinerari interessanti e possono offrire la possibilità di guardare anche il presente con una piccola occhiata di sfuggita al cantiere oggi fermo e recintato militarmente da alti reticolati. Un segno dei tempi, gli stessi che si vedrebbero a Melendugno o in una città terremotata, oppure nella base del Muos. Niente altro che desolazione e fili spinati a prima vista, ma se poi si vuol vedere di più e si ha la sensibilità per farlo, si vede il nostro vero futuro. Contro cui noi lottiamo, ognuno a suo modo.Inoltre nelle immediate vicinanze abbiamo il famoso Colle delle Finestre, il Parco del Gran Bosco di Salbertrand, il gruppo dell’Orsiera con stambecchi a volontà, e poi Susa, città dalla storia celtica e romana.

Parco Orsiera Rocciavrè

Sembra che la scelta di fare la TAV sia diventato una mossa fondamentale per fare ripartire l’economia, non pensi che sia un fallimento per chi proponeva nuovi modelli di sviluppo?

È solo propaganda, sono sostanzialmente gli ultimi tentativi (che non finiranno in realtà mai) di appropriarsi di risorse che non esistono. Spiego meglio: in una economia di mercato i soldi o ci sono o non ci sono. In questo caso non ci sono, ma vincoliamo quelli delle future generazioni su una specie di scommessa. Il problema sarebbe già evidente senza bisogno di altre spiegazioni, perché le scommesse raramente si vincono, ma se poi il costo di quella scommessa non equa (conosci forse la regola che il gioco è equo solo se si vince la stessa quantità di soldi scommessi) dovesse aumentare a dismisura, anche in caso di vittoria ciò che si incasserebbe dall’opera funzionante sarebbe infinitesimamente minore di quanto speso per realizzare la stessa opera.Tralascio evidentemente che quei soldi spesi su opere di tutela del territorio, sistemazione dell’esistente, sistemazione zone terremotate o degradate delle grandi città, oppure nel’eolico, o l’energia solare, creerebbero un ritorno economico enormemente maggiore e ritorni in occupazione grandissimi rispetto ad un buco in una montagna dove ci sono 46 gradi di calore.

Non pensi che le merci viaggiando su rotaia inquineranno meno che le stesse trasportate sui tir?

Presupponendo che per far muovere i treni ci vuole l’energia elettrica e che noi oggi la compriamo in gran parte dalla Francia, di origine atomica, non saprei dire. Basterebbe un solo incidente ad una centrale ed il bilancio, tralasciando i costi (esosi) dell’energia acquistata, sarebbero già deficitari. Ma se ammettiamo di poterla produrre tutta o quasi da fonti rinnovabili allora la cosa sarebbe auspicabile. Auspicabile ma non immediatamente fattibile perché alla base del cambio di vettore, dalla gomma al ferro, non ci sono tanto i tunnel ferroviari (forse realizzati tra 20 anni) ma le politiche di trasporto dei governi e della UE. Parlo di provvedimenti, non di linee guida che poi invece non trovano quasi mai applicazioni. regole certe e non principi generali! Nel caso che ci voglia troppo tempo per fare le leggi, fare le infrastrutture e poi far applicare le regole a tutti, allora forse è meglio puntare nel’immediato nella riduzione dell’inquinamento di auto e TIR (e furgoncini che sono ormai la parte enorme del trasporto) tramite interventi tecnici di limitazione delle sostanze inquinanti. E poi servono dei controlli accurati, che sinceramente mi sembra manchino.Dire che il treno inquina meno del tir è un assunto valido solo se non inquino per produrre energia elettrica che fanno muovere i treni, se i treni già esistono, e se non si può più intervenire per diminuire l’emissione degli inquinanti dai mezzi circolanti.Non dimentichiamo mai che l’innovazione tecnologica crea lavoro, i tir sono privati e il gasolio lo pagano i privati, così come i pedaggi che ammortizzano le strade. Nel caso dei treni l’infrastruttura è pagata dalla collettività, i treni pure, ed ammortizzare i costi diventa un’azione che come minimo impiega decenni. Purtroppo in mancanza di imposizioni statali che obblighino le merci ad usare i treni, a causa della dispersione delle aziende sul territorio, il camion avrà sempre la meglio.

Parco Naturale Orsiera Rocciavrè

Nel corso degli anni delle battaglie NO TAV c’è stato un progressivo avvicinamento di molti gruppi “antagonisti” che hanno visto nella valle un fronte antiglobalista  antimperialista etc. tanto che io per scherzare dicevo che dopo Cuba e il Nicaragua si erano trasferiti in Val di Susa; pensi che questa radicalizzazione di alcune parti del movimento sia stata positiva?

La Valle aveva già una sua piccola tradizione in questo campo e i contatti di molti valsusini, insieme alla diffusione di internet hanno permesso che qui, almeno nei momenti critici, si concentrassero molte persone vicine a questi ambienti. Sono in genere proprio quelli di cui parlavo prima, persone disposte a prendersi i lacrimogeni addosso, le manganellate le denunce, i processi per difendere la loro idea. Qualcosa di romantico? Di pericoloso per il Movimento NO TAV? Può essere entrambi. Io ne ho conosciuti diverse di queste persone. Gente che in un certo senso ha molto più coraggio di me, ma anche un approccio romantico e non sempre “ragionato” che permette di catalogarli antagonisti. Poi quando li conosci capisci che magari però è più antagonista uno che lavora in banca e che ti vende titoli spazzatura, antagonista nel senso sociale intendo, perché costoro magari tirano le pietre alla polizia in un momento di rabbia ma rischiano anche di farsi male per le loro idee, mentre il venditore di fumo in banca fa quelle azioni solo per il suo strettissimo tornaconto. Il danno agli altri ed il profitto per se o per i suoi capi (persone che definiscono sempre gli altri come antagonisti). Chi sia il più antagonista nei confronti della società è da capire: chi brucia ricchezza o chi vuol evitare lo spreco? Per stupirti potrei dirti che al momento secondo i parametri che ho maturato sono più antagonisti chi fanno i calcoli a loro modo sui benefici del TAV portandoci su una strada potenzialmente deficitaria che i 2 ragazzi che cercano di tagliare le reti del cantiere fantoccio. Certo, i ragazzi stanno nel’illegalità, mentre gli altri sono nella perfetta legalità. Ciò nonostante il danno materiale dei due ragazzi che definiamo “antagonisti” è qualcosa di infinitesimo rispetto al danno collettivo arrecato tramite scelte politiche potenzialmente avventate. Poi sia chiaro, teste calde ce ne sono, gente che si droga, che gioca al rivoluzionario. Per carità, lungi da me, difendere gli scalmanati, ma neppure posso difendere chi da l’ordine e chi esegue l’ordine di sparare lacrimogeni ad altezza d’uomo su persone che non rappresentano un rischio immediato per la sicurezza di nessuno. Quello che hai visto capitare in Francia noi lo vediamo fin dal 2005.

Ma il buco, fatto fino ad ora, quanto è lungo?

Lo scavo consiste in 57 km di galleria doppia, quindi 2 canne, di 12 metri di diametro ciascuna, questo per la linea e poi altri 29 km di gallerie geognostiche ad una canna (indagini e studi preliminari) il cui diametro è di 6 metri. Al momento hanno scavato 25 km di gallerie di studio geognostico. Se si fa un rapporto col materiale da scavale, una roba immensa, pari a 10 piramidi di Cheope, siamo al 10% scavato. Hanno già raggiunto la temperatura interna di 46 gradi e ciò provoca problemi tecnici e di sicurezza pressoché insormontabili. Delle 22 faglie in pressione di acqua che dovrebbero incontrare durante gli scavi pare ne abbiano centrate solo un paio più superficiali.Nonostante la propaganda le gallerie dei tunnel non sono ancora state scavate e non sono partiti neppure i bandi per gli appalti. Una piccola tratta di un paio di km di una galleria geognostica in Francia è stata scavata con una fresa dal diametro di 12 metri per testarla, ma le gallerie geognostiche verranno utilizzate ai fini della sicurezza ed evacuazione materiali, dunque non si può dire che aver scavato un tratto di galleria geognostica con la fresa da 12 m di diametro equivalga ad aver iniziato il tunnel. Una bufala che però i proponenti, i politicanti e i giornaloni loro amici continuano a raccontare.

Sergio Berardo con la Ghironda e il vessillo NOTAV a Chialvetta con il gruppo del Sentiero Occitano 2012

Tu conosci Sergio Berardo dei Lou Dalfin, https://www.facebook.com/loudalfinofficial/ mi puoi raccontare come nacque il cosiddetto inno 
NO TAV: Sem encar ici  https://youtu.be/9UA4XNZrr9c
Sergio è venuto un paio di volte a suonare e parlare di musica e cultura occitana ai miei gruppi in Val Maira. https://www.trekkilandia.it/trekking-occitano-valle-maira

Ricordo che ero vicino a lui il giorno della presa di Venaus, l’8 dicembre 2005, e ricordo che il primo delle migliaia di lacrimogeni sparati in questi anni (forse per sbaglio da un giovane carabiniere molto agitato) ci passò sopra le teste quel giorno mentre eravamo fermi in migliaia di fronte ai poliziotti che bloccavano l’accesso per Venaus. Ricordo che dopo qualche raffica di manganelli su donne e vecchi e chiunque si trovasse a tiro, si decise di togliersi di li e di tagliare per i boschi, su sentieri pericolosi, in discesa, e in migliaia arrivammo a Venaus, assediammo il cantiere, tirammo giù le reti che lo difendevano ed i poliziotti dovettero ritirarsi. Ecco credo che da quel giorno, e molti di noi già prima, in mezzo alle grida dei NO TAV “ a sarà dura!” tutti noi abbiamo cominciato a dirci: dobbiamo esserci, non delegare, provare a far cambiare queste scelte imposte ed interessate. Così capito’ che per decine di volte ci rincontrammo, manifestammo, ci riunimmo. E siamo ancora qui, dopo oltre 25 anni… io ho cominciato a manifestare ad inizio marzo 96, prima marcia organizzata dal Comitato Habitat di cui facevo parte. 5000 persone a Sant’Ambrogio, 50.000 volantini distribuiti agli incroci stradali, nelle buche postali, fuori dalle chiese. E SIAM ANCORA QUI, almeno chi di noi non è passato oltre come invece hanno fatto molti amici che però noi rivediamo nei nostri ricordi ad ogni manifestazione. Ciò che conforta è sapere che avevamo ragione, ed il rapporto costo benefici ci dà ragione, nonostante i politicanti e lobbisti lo denigrino, e ciò che fa più piacere ancora è che molti giovani che nel 96 erano nelle pance delle loro mamme oggi sono con noi a marciare. Si marcia per sfogarsi, per stare insieme tra amici, per dire che siamo ancora qui e non molleremo mai.Perché alle truffe non bisogna mai arrendersi. E poi lo sai, chi cammina va avanti, sperando in qualcosa che magari non c’è ma in cui non può fare a meno di sperare.Non immagini quanti chilometri abbiamo fatto anche noi…
Cari saluti Oscar Margaira

Grazie Oscar!

Inaugurato l’ospedale alla Fiera, ma ospiterà solo 24 pazienti

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manifesto

Milano. Nessuna traccia dell’hub da 250 posti annunciato da Fontana.

Attilio Fontana alla presentazione dell’Ospedale Fiera
Attilio Fontana alla presentazione dell’Ospedale Fiera

L’ospedale alla Fiera di Milano è stato inaugurato e presto accoglierà i primi pazienti Covid. La Regione Lombardia promette miracoli in fatto di numeri e prestazioni. Ma a soli 6 giorni dall’apertura, diversi sono i punti oscuri su gestione, funzionalità e budget. Non è ancora chiaro, per esempio, quanti saranno i posti disponibili.

NEL PROGETTO ORIGINALE annunciato dal presidente Attilio Fontana agli inizi di marzo si parlava di un ospedale «modello Wuhan» dotato di 600 letti per la terapia intensiva. Le cifre attuali raccontate dal governatore indicano invece una struttura in grado di accogliere fino a un massimo di 250 pazienti. Non tutti saranno disponibili da subito: alcune aree dell’ospedale sono ancora poco più che cantieri. «Alla fine della prima fase di lavori, si arriverà a otto moduli operativi per un totale di 53 posti», spiega il direttore generale del Policlinico di Milano Ezio Belleri, che assume la gestione della struttura, definendola «la terapia intensiva più grande d’Italia». Ma le dichiarazioni dell’assessore al Welfare Giulio Gallera raccontano ancora un’altra versione: «Nel nuovo ospedale apriranno tra i 12 e i 24 posti». Meno della metà di quelli messi in piedi nei primi 8 moduli (da 7 letti ciascuno). Per ora, si è ben lontani dai 250 citati da Fontana. In realtà, come confermato da Gallera, il numero sarebbe quello dei ventilatori disponibili per la struttura e non quello dei posti che verranno realizzati.

«A BERGAMO, in 14 giorni gli Alpini hanno costruito un ospedale da campo da 140 posti, tra terapia intensiva e subintensiva. Al San Raffaele, la rianimazione è stata ampliata di 13 posti in pochi giorni. Io mi vergognerei a inaugurare un ospedale vuoto a 6 giorni dall’ingresso di 12 pazienti, in mezzo a una epidemia non domata», commenta Pietro Bussolati, consigliere regionale Pd che conferma il suo non voler polemizzare a tutti i costi ma precisa: «Ero favorevole a qualunque scelta della Regione pur di salvare più vite, ma trovo fuori luogo la pompa magna comunicativa di Fontana, Gallera e della Lega».

Altro punto oscuro nella gestione del polo ospedaliero, è la sua destinazione una volta terminata la pandemia. «Ho parlato con il ministro Speranza, che è intenzionato a mantenerlo in attività e a creare altri due hub come questo per la rianimazione – uno al centro Italia e uno al Sud – in modo da avere un punto di riferimento per tutte le regioni se si ripetessero situazioni analoghe», spiega il leghista durante la conferenza stampa di presentazione. Ma, a quanto pare, l’ente Fiera sarebbe intenzionato a smantellare la struttura agli inizi del prossimo anno per tornare al proprio core business nel 2021 (la stagione 2020 può dirsi chiusa). Tutto dipenderà dai tempi del vaccino e dagli strascichi dell’epidemia.

TERZO ASPETTO dubbio è quello della rendicontazione economica. Dei circa 21 milioni di euro di donazioni – tra queste, i 10 milioni di Silvio Berlusconi e l’1,5 milioni di Enel – ancora non è chiaro quanto sia stato speso per l’intera opera. Il 16 marzo, Fontana aveva assicurato che i finanziamenti privati fossero sufficienti a coprire quasi tutto l’importo. «Il costo – aveva aggiunto il presidente di Fondazione Fiera Milano Enrico Pazzali – è di circa 10 milioni a cui si aggiunge il costo delle apparecchiature elettroniche per cui la Regione ha fatto una call internazionale».

Da allora, nessun’altra comunicazione in merito. La critica che arriva dalle opposizioni in Regione è che Fontana e Gallera si siano aggrappati «all’eccellenza lombarda» – di cui l’ospedale in Fiera vogliono che sia un esempio – per distogliere l’attenzione dagli errori commessi: «L’ospedalizzazione di tutti i malati, innanzitutto. Bisognava cercare – come ha fatto l’Emilia Romagna – metodi alternativi per aumentare le cure domiciliari», ha spiegato Bussolati. Mentre la polemica monta sui social per l’affollamento di giornalisti e operatori presenti in Fiera: «Per presentare l’ospedale, Fontana organizza un’affollata conferenza stampa, dove saltano tutte le norme di sicurezza – scrive un utente su Twitter -, confermando il fatto che il vero problema in Lombardia è lui».

UN VIRUS PER CAMBIARE IL MONDO —- EPIDEMIA, RECESSIONE, TOTALITARISMO, GUERRA —– IN PALIO L’EURASIA

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/03/un-virus-per-cambiare-il-mondo-epidemia.html

MONDOCANE

DOMENICA 29 MARZO 2020

I nostri in Occidente sono, da secoli, governanti ad alto tasso malavitoso, in quanto alle dipendenze di poteri criminali organizzati, economici, militari, religiosi, di intelligence, sia formalmente “legali”, sia massonico-mafiosi. Il quadro politico, economico e sociale che si vorrebbe produrre dall’attuale congiuntura, corrisponde a un disegno che annovera precedenti in tutte le fasi storiche in cui i popoli si sono fatti sottomettere e hanno condiviso la visione delle élite.

Verso il tecnofeudalesimo e il bioassolutismo

Alla fine di questa gigantesca operazione di riordinamento dell’Occidente in chiave di tecnofeudalesimo e bioassolutismo, ci saranno inevitabilmente conseguenze economiche rispetto alle quali altre crisi epocali, come quella del dopoguerra 1918 e del ’29, parranno, appunto, una lieve influenza. Da bischero toscano o, se volete, da nescio genovese, di economia so solo, per grandi linee, ciò di cui i veri saputi mi hanno beneficiato. E non è difficile condividere con loro, già solo su basi storiche e logiche (il famoso cui prodest), la visione di una società in cui le conseguenze, non del virus, ma dei provvedimenti presi, più o meno stoltamente e strumentalmente, da decisori (ir)responsabili, assomiglierà sul piano sociale a quella del tanto paventato day after nucleare.

In un futuro prossimo, per quanto reso nebbioso dalla totale mancanza di trasparenza dei provvedimenti e propositi dei vari regimi, già si possono intravvedere esiti catastrofici per vaste categorie di esseri umani. Nell’immediato abbiamo, nel popolo imprigionato e privato di tutti i diritti sanciti dalla sua costituzione, addirittura per decreti, senza intervento del parlamento, persone che non possono ricorrere a emergenze sanitarie. Negati i trattamenti ambulatoriali per patologie croniche, esami clinici, coronarografie, urgenze dentistiche, cure fisioterapiche, psichiatriche, neoplastiche, podologiche, cardiocircolatorie, dermatologiche, di riabilitazione, di terapia del dolore, otorinolaringoiatriche e tutto il resto che non sia Pronto Soccorso o, appunto, un vero o presunto virus influenzale, stavolta con in testa il cappello del coronavirus. E scendendo nel più banale e ricorrente quotidiano domestico: se si rompe una tubatura del bagno e la casa vi si allaga, rovinandola, se la tramontana vi porta via un pezzo di tetto e vi piove in casa, dove sono l’idraulico e il muratore che vi soccorrono, rischiando fino a 5 anni di prigione e 5000 euro di ammenda?

Monetizzare il sociocidio

Possiamo immaginare cose ne consegue, dopo settimane, forse mesi, di blocco in casa in un paese che già lamenta i più lunghi tempi d’attesa d’Europa, addirittura per trattamenti salvavita, grazie alla riduzione alla lisca di pesce del servizio sanitario pubblico. Una devastazione a favore di indecenti regalie al privato da parte di quella stessa classe dirigente politico-economica, che ora pretende di risanarci dalla cosiddetta pandemia con provvedimenti che farebbero arrossire Mussolini. Una devastazione che cadrà sulle spalle dei soliti noti, cioè di una popolazione di sudditi le cui problematiche sanitarie psicofisiche saranno state ingigantite dal prolungamento della reclusione senza aria, senza sole, senza movimento e socialità. Tutto questo si assommerà al sociocidio di categorie di piccole e medie imprese della produzione e del commercio, con il loro seguito di partite Iva, precari, part time, disoccupati, semioccupati, artigiani. Un’ecatombe alla quale si provvede in questi giorni di lockout, monetizzando la reclusione e i danni conseguenti con lo spargimento scriteriato e propagandistico di elemosine una tantum.

Chi perde e chi vince

Un recupero, se mai possibile, di una sopravvivenza collettiva, dopo il blocco e il conseguente smantellamento di tante realtà produttrici e distributrici, vedrà di certo una nuova, cioè antica, gerarchia di classe, con una spaventosa concentrazione della ricchezza in alto e un ancora più spaventoso allargamento della povertà assoluta e di quella al limite della sopravvivenza. Oggi sui 17 milioni, domani chissà. Chi ci avrà guadagnato in termini economici e politici sono sempre gli stessi: quelli che gestiscono il denaro e sanno speculare e volgere le crisi in guerre; coloro che, occupandosi della salute, cioè della vita, si sono eretti, vieppiù, a domini del destino terreno degli umani; e quelli che, offrendo, con provata esperienza, la risposta metafisica alle sofferenze e speranze terrene e ultraterrene dei credenti.

Quando ciai le madonne

Al quale proposito notiamo, con raccapriccio, l’esultante nota di “Vaticano. Com” che ci informa come nel cielo, improvvisamente radioso e dal quale fino a un attimo prima scrosciava la pioggia su un papa in bianco e nella piazza, sia apparsa…. la Madonna, vista, fotografata e filmata dai fedeli. Il miracoloso evento sarebbe coinciso con le parole del pontefice: “Perché temete? Non avete fede?” E, zac, ecco la Madonna a suggerire la risposta dall’alto dei cieli. E noi che ci saremmo accontentati di una madonnina di gesso che piangesse lacrime di sangue a sconfitta del virus! A questo punto, anche Bergoglio si è garantito la santificazione. Grande questo virus!

Di rivoluzione in rivoluzione. Sempre le loro

Di rivoluzione in rivoluzione. Sempre le loro 

Lasciamo le facezie, per quanto terrificantemente regressive. Come, al volgere dal XVII al XVIII secolo passammo dai campi, artigianato e meccanica alle fabbriche, al vapore e all’elettricità, parrebbe che ora si stia transitando da quella rivoluzione industriale, la prima  delle macchine e la seconda tecnologica, se si vuole, alla “civiltà” delle distanze globalizzate via elettronica e telematica. Quanto a chi ne eserciterà il controllo e a vantaggio di chi, al momento non sono alle viste né un ’89, né un ’17, ma solo imperi e sovrani. E manager e banche. Comunque, non si sa mai. La Storia fa scherzi imprevisti.

Occasione creata o sfruttata?

Precisiamo subito che qui non si parlerà di quanto è fondatamente il tema di altre argomentazioni: l’analisi di un complotto dei pochi ai danni dei tanti, che poi – dateci mille volte dei complottisti – Storia e cronaca dimostrano essere il metodo, dai tempi dei tempi, abituale e irrinunciabile, per esercitare potere e accumulare ricchezze da parte di una minoranza di parassiti. E non ci è voluto Marx a dimostrarcelo, anche se lo ha fatto meglio di altri.

La stessa espansione del Coronavirus negli Stati Uniti che, nel momento in cui scrivo, stanno superando l’Italia come epicentro dell’infezione, potrebbe mettere in dubbio alcune ipotesi avanzate da investigatori con, peraltro, una buona esperienza di smascheramento. Ma non ci interessa qui, anche se tre e più indizi farebbero una gran bella prova, di dimostrare che il Coronavirus del 2020 è stato tirato fuori da un laboratorio della ricerca per le guerre biologiche e sparato contro paesi sgraditi e poi, magari, sfuggito al controllo e rientrato a casa. Oltre agli indizi, ci sarebbero i precedenti: gli esperimenti chimico-farmaceutico-psichici sulla propria gente fatti dalla CIA del famigerato Allen Dulles nei metrò e per le strade delle grandi città statunitensi, i farmaci sterilizzanti distribuiti alle donne ignare del Sud del mondo, l’uranio sparso a pieni bombardieri su interi paesi, dall’Iraq alla Serbia, il fosforo fatto scrociare sugli inermi abitanti di Fallujah e di Gaza, la diossina dell’Agente Orange (Monsanto, quelli del veleno agricolo universale Roundup) che in Vietnam ha contribuito ai tre milioni di civili uccisi.

La conquista dell’Heartland

Lascio ad altri di approfondire. Il complotto che conta, la cospirazione vera, provata e impudicamente esibita e rivendicata, è l’uso che si è fatto dell’occasione. Su quello attinente ai rapporti di forza tra gruppi di élite e masse indebolite fisicamente e psicologicamente da un ambiente avvelenato, o distrutto con una manipolazione sistematica delle menti e dei sentimenti, ci dilunghiamo nei capitoli di questo volume. Qui interessa l’altro corno, non del dilemma, ma della strategia a cui ha dato adito questa pandemia, spontanea, casuale, accidentale, o provocata. Il modo in cui si è pensato di trarne beneficio in una fase di stallo del confronto tra chi si propone, per la conquista del mondo, lo smantellamento e la sottomissione del blocco continentale eurasiatico, l’Heartland, il “cuore del mondo”, a cui ambivano le mene diplomatico-belliche di Zbigniew Brzezinski, e quel blocco che gli resiste.

Il tentativo di Washington di contenere, con dazi, provocazioni ai vicini coreani, accanimento propagandistico, l’ormai evidente superamento della sua egemonia economica mondiale da parte del colosso demografico, tecnologico e manufatturiero cinese, si è ritorto contro gli stessi Stati Uniti e non è stato seguito con entusiasmo, né dalle industrie statunitensi dislocate in Cina, nè dai satelliti europei. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, le banche per lo sviluppo eurasiatico, la stessa Via della Seta, “Road and Belt”, gli accordi di Difesa comune sono tutte work in progress che rinsaldano l’unità strategica di Cina e Russia e coinvolgono la maggior parte dei paesi dell’area e perfino dell’Africa. E a esso gli Usa non sono in grado di opporre, sul piano globale, niente di simile, non in America Latina, dove sono costretti a squalificanti colpi di Stato per ricuperare una presenza che sarà sicuramente transitoria, dati i risentimenti che le depredazioni neoliberiste e i suoi caudilli suscitano nelle masse del subcontinente. Tanto più che alle opinioni pubbliche di quei paesi si vanno evidenziano sempre più i vantaggi della collaborazione finanziario-industriale con Russia e Cina in vertiginosa crescita.

Via della Seta

Ma neppure in Europa, dove la creatura amerikana dell’UE, già in indebolimento per la Brexit, nel corso del Covid-19 è stata minata alla base da inefficienza e perdita di credibilità, proprio per la sua dimostrazione di impotenza, accoppiata a tracotanza autoreferenziale, dei suoi organi e della sua padrona tedesca rappresentata a Bruxelles da Ursula von der Leyen.

La guerra come ultimo rimedio

Nell’altro continente, l’Africa, che per buona parte le è conteso dalla Francia neocolonialista, gli Usa si avvalgono dello strumento militare AFRICOM: presidi, basi, forze speciali, contingenti per l’addestramento degli eserciti locali e, come in Medioriente, terrorismo jihadista importato per giustificare interventi a difesa delle proprie multinazionali. A fronte di queste forme tradizionali di colonialismo, ben conosciute da quei popoli, che se ne liberarono neanche molti decenni fa, ci sono gli investimenti e le opere infrastrutturali, del tutto prive di elementi militari, con cui cinesi e russi intervengono in tutto il continente. Quale approccio nel lungo termine possa avere il maggiore consenso da parte delle popolazioni, a dispetto di governi venduti e classi dirigenti corrotte, non è difficile immaginarlo.

Via delle armi

Tutto questo i vertici degli Usa lo sanno e ne rabbrividiscono. Si direbbe che sul piano globale, a dispetto delle 900 e passa basi militari americane che costellano il globo e assediano Russia e Cina, le cose volgano a vantaggio strategico, geopolitico e geoeconomico, del blocco eurasiatico. Per dirla nei termini del passato, l’equilibrio pare spostarsi dalla potenza marittima dell’Occidente atlantico, Oceania, come Orwell chiama la realtà anglosassone, a quella del massimo blocco terrestre, geografico e demografico, l’Eurasia, dove risorse, mercati e tecnologia risultano impegnate nella creazione di una vasta area mondiale di pace, scambi e sviluppo.

Eurasiatici o euroamericani?

L’attrazione che questo centro di gravità economico, ma anche culturale, esercita nei confronti dell’Europa è irreversibile, se non nell’immediato, nel medio e lungo periodo, e dunque, percepita da Washington come l’eventualità da evitare costi quel che costi. E tale è riconosciuta, se non dai governanti UE, che devono il proprio ruolo alla Nato e alla subalternità agli Usa, sicuramente dai protagonisti dell’economia finanziaria, produttrice e investitrice europea, con inevitabili ricadute sulle opinioni pubbliche, come s’è visto, per esempio, in Italia con l’avversione di esportatori, settori politici come M5S e Lega e anche della maggioranza delle persone, alle sanzioni contro la Russia.

Rimarrebbero, in un simile quadro, gli sforzi propagandistici di un sistema mediatico consunto e in crollo di credibilità, ancorato a editori e giornalisti che devono il proprio mandato alle cupole massonico-mafiose come si esprimono con Bilderberg, la Trilateral, il Forum Economico Mondiale di Davos. Ogni cambio di paradigma geopolitico, come quello che sembra prospettarsi, li vedrà sempre più ringhiosi e virulenti diffamatori di ogni cosa russa o cinese.

Negli Stati Uniti, al di là degli ondeggiamenti del presidente Trump, sempre condizionato da varie angolazioni del Potere, chi manovra la politica estera, nell’un campo politico come nell’altro, con forte prevalenza Democratica, è il partito della guerra, identificato con i neocon di matrice bushiana e cheneyana, oggi operanti nell’ambito di quello che viene chiamato il “governo parallelo” o “Deep State”Ne sono protagonisti il Pentagono e relativa industria, le grandi industrie del petrolio e della chimica-farmaceutica, Wall Street, l’Intelligence.

Tempo di guerra?

Le pesti, le recessioni, le tensioni sociali, che fisiologicamente si succedono a cascata, portano frequentemente gruppi di potere che sappiano approfittarsene, al diversivo della guerra. Quella che negli ambienti di quei poteri si vaticina e persegue dai tempi del dopoguerra, della guerra fredda e, con particolare vigore, oggi, con la nascita della nuova guerra fredda. L’uso propagandistico che si è fatto del più o meno normale virus influenzale da tutto lo schieramento intorno alla superpotenza Usa, nominandolo ossessivamente “cinese”; l’inarrestabile, neanche con un’epidemia, sviluppo cinese, a fronte degli Stati Uniti in pieno collasso infrastrutturale e devastati da una povertà che infetta settori sempre più vasti della società; la consapevolezza della crescente forza militare e geopolitica della Russia, vincitrice netta nello scacchiere arabo, stabiliscono i parametri di un’egemonia in corso di rapido cambiamento. E richiedono, come unica soluzione, una guerra in tempi ravvicinati.

Europa, non un continente, un’appendice

Quanto alle nazioni europee, finora soggetti paralizzati nella loro libertà di manovra da un’obbedienza cieca e assoluta agli Usa dei loro circoli dirigenti, sarebbe anche ora che finisca questo rapporto innaturale, militare, economico e culturale. Rapporto di subordinazione imposto con la seconda guerra mondiale militare, ma spesso messo in discussione dalle masse. Un artificio, quello atlantico, grazie alla quale gli Usa si assicurarono il controllo e il dominio su un’Europa distante 8000 chilometri di oceano, a detrimento di una connessione con il mondo asiatico, a tutti i livelli e con tutti i benefici di scambi sinergici e della comunicazione via terra. Fin dai tempi di Alessandro Magno e poi di Roma e di Venezia.

Noi, che ci troviamo nella posizione di una nazione a cui, con provvedimenti restrittivi anticostituzionali, e dunque illegali, è stato negato il diritto di essere tale in libertà e autodeterminazione, abbiamo poca voce in capitolo. Possiamo solo augurarci che chj s’è giocato la carta del virus perda tutta la posta.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 21:06