Giorno della Memoria – Leggi Razziali

In primo piano

A proposito delle “Pietre ad inciampo” perchè non posarne qualcuna con i nomi di quei Prefetti, Questori, Magistrati e Funzionari vari che durante il fascismo si distinsero nel fare rispettare ed applicare leggi infami.

Se Mussolini potette fare tutto quello che ha fatto, è perchè aveva molti collaboratori.

Leggi Razziali VIDEO 

leggi razziali

 Le leggi razziali. Ottant’anni. Perché tutti le approvarono. E perché contro gli ebrei.

leggi razziali Ottant'anni.

 

Giorno della Memoria – 1938 le Leggi Razziali – da Passato e Presente – RAI 3

Leggi Razziali

Il 16 ottobre 1938, in Italia, entrarono in vigore le Leggi Razziali (ancora non eravamo in guerra), VERGOGNA!

Leggendole oggi potrebbero addirittura sembrare ridicole ma le conseguenze furono TRAGICHE per milioni di esseri umani.

Le Prefetture avvalendosi della fattiva collaborazione delle Questure, notoriamente incapaci nel perseguire i veri criminali, dimostrarono in questo caso, una straordinaria efficienza, classificando, nell’arco di poche settimane, oltre 40 milioni di italiani in base agli ottavi di sangue ebraico e questi elenchi furono poi ovviamente consegnati agli occupanti nazional-socialisti Tedeschi che ebbero quindi facilitato il loro “lavoro”.

Da osservare il che se si fossero comportati “normalmente”, senza rischiare nulla, per una attività del genere avrebbero impiegato anni e si avrebbero avuti gli elenchi solo a guerra finita, quindi con tanti morti in meno.

Che la vergogna perenne cada sui responsabili di questa infamia, di questo crimine.

Da non dimenticare il che i solerti magistrati non si “tirarono” quasi mai indietro quando si trattava di applicare le Leggi fasciste, avrebbero potuto anche solo “tirarla un po’ alla lunga” come da loro normale abitudine, invece sovente lo fecero molto rapidamente e “volentieri “.

Gli attuali “occupanti” dei posti in Prefettura, in Questura ed in Magistratura, oggi si comporterebbero diversamente? Credo proprio di no, oggi come allora affermano di eseguire solo ordini, e lo fanno sempre con scrupolo e “volentieri”.

CONVERSAZIONE TRA MAURO SCARDOVELLI ( UNI ALEPH) E FULVIO GRIMALDI: A TUTTO CAMPO

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/05/conversazione-tra-mauro-scardovelli-uni.html

MONDOCANE

DOMENICA 31 MAGGIO 2020

Conversazione tra Mauro Scardovelli ( Uni Aleph) e Fulvio Grimaldi: A TUTTO CAMPO

OPERAZIONE VIRUS: TOCCA AI MILLENIALS —- MORIRE DA PICCOLI —– PEDAGOGIA NUOVA: BATTEZZATI, MASCHERINATI, VACCINATI

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/05/operazione-virus-tocca-ai-millenials_26.html

MONDOCANE

MARTEDÌ 26 MAGGIO 2020

file:///C:/Users/Fulvio/Desktop/Mascherine%20minori.pdf  Per primissima cosa, in linea con l’argomento del pezzo, vi invito vivamente a leggere questo appello in difesa dei minori aggrediti dall’operazione virus.

https://youtu.be/rvNMLEK_XW0  Paolo Rossi “Era meglio morire da piccoli”

Fuori i mocciosi! O dentro!

Di occasioni per parlare della guerra di sterminio agli anziani, condotta dagli apostoli del Messia Coronavirus, ce ne sono state offerte fin troppe, sostenute dall’abbagliante evidenza della considerazione in cui venivano tenuti questi soggetti, inutili, costosi, improduttivi, spesso acrimoniosi e, oltre tutto, depositari di insidiose memorie. Molte di meno ne abbiamo avute per misurare il grado di ostilità impiegato per liberarsi di un’altra categoria di umani costosi, parassitari e spesso smanierati: i mocciosi.

Non è la prima volta, se partiamo dall’episodio della strage degli innocenti di Erode che ci hanno rifilato quelli della bibbia e che si emula ininterrottamente, fino all’uranio sui bimbi iracheni e serbi, fino al fosforo sui ragazzetti di Gaza, ai massacri dell’Isis in Siria, alle sanzioni ai bambini di mezzo mondo. Ma una frode così colossale, come quella inflitta da una branco di lupi (chiedo scusa ai lupi veri) a uno sconfinato gregge di pecore (chiedo scusa alle pecore vere), a me pare ci sia stato solo una volta, circa duemila anni fa, quando al pensiero molteplice, tollerato, produttivamente e felicemente dibattuto, ci venne imposto con il trucco, il raggiro e una violenza sanguinaria come mai prima nella storia umana, il pensiero unico ancor prima che l’esserino umano avesse un pensiero..

Uno spirito acuto ha detto che a Osama bin Laden hanno sostituito il Sars-Cov-2, riferendosi alle misure autoritarie e riduttrici dei diritti civili assunte per la cosiddetta “Guerra al terrorismo” (leggasi “guerra all’umanità”), una guerra che vedeva riuniti, da un lato, Stati e loro terroristi e dall’altro Stati e popoli vittime, con tra queste ultime in primissima posizione bambini e adolescenti. Io allungherei lo sguardo e accosterei l’attuale, così definita, “guerra al Coronavirus” (altra “guerra all’umanità”) alla guerra al politeismo e alla civiltà classica, di cui il pluralismo delle fedi e degli dei era l’espressione, svoltasi a partire da Costantino, sua madre Elena (santa!) e Teodosio. Allora, come con Osama e con il Coronavirus, cambiare il mondo a proprio vantaggio, fondando un inganno planetario su una menzogna colossale. Succede sempre in Italia, mosca cocchiera delle trasformazioni in peggio del mondo. Un po’ perché, ponte nel Mediterraneo tra i quattro punti cardinali, siamo molto ambiti. Un po’ perché, a parte qualche sprazzo ogni par di secoli, risultiamo i più boccaloni.

 

Dal battesimo al vaccino

Dice, cosa c’entra tutto questo con i bambini che nel titolo (come nella canzone di Paolo Rossi) devono morire da piccoli? C’entra nella misura in cui operazioni antiumane ed elitarie per stabilire un Nuovo Ordine Mondiale, allora pienamente riuscito, oggi in corso, hanno per bersaglio privilegiato le categorie più facili da colpire, circonvenzionare, eliminare: gli anziani e i giovani. Fin da quella prima costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale, i bambini si catturano e s’inseriscono nelle schiere degli obbedienti (credenti) al nuovo ordine mediante il battesimo alla nascita, poi con la Prima Comunione e con la Cresima al passaggio verso la pubertà. Da allora, ogni divergenza è apostasia, o eresia (ceppi e roghi).

Vi pare molto diverso dai 10, secondo eminenti scienziati discutibili, vaccini ordinati da una certa ministra Lorenzin a tutti i neonati di questo regno del dio Big Pharma? O, meglio, da quel vaccino universale, obbligatorio alla nascita e identificante sottopelle per tutta l’esistenza, che la Cupola dei Bill Gates, soci e miliziani, imporrà a tutti, una volta che 7,5 miliardi di esseri umani saranno stati sufficientemente bolliti da propaganda, minacce, punizioni e premi (inferno-paradiso = non ti puoi muovere-ti puoi muovere)? E che ridurrà ogni nuovo nato alla mercè della conoscenza, sorveglianza e del comando di chi del Nuovo Ordine Mondiale è l’imperatore.

60.000 nuovi sbirri per la Sadomasocrazia

Partiamo dalla generazione che viene chiamata “millenials”, i nati dal 1990, più o meno. Per mesi sono mancate le mascherine, senza le quali si abbatte su di noi la punizione del Supremo. Si doveva annientare il virus, ma sono spariti i reagenti per i troppo pochi tamponi che erano poi troppo poco precisi. Dei ventilatori ce ne sarebbero voluti dieci volte tanti (e, visto ciò che combinavano, menomale che non c’erano!). Bonus per tutti, lacero cerottino su un’economia disastrata e priva di strategia, non sono mai arrivati. Arriveranno invece 6,3 miliardi agli evasori fiscali FCA e, 2,3 ai responsabili di ponti crollati e autostrade sfasciate. E arriveranno, subito subito, sessantamila spostati, borderline per bramosia di contare qualcosa, fregare chiunque altro facendo i delatori e imporre il loro nulla armato di metro a scapestrati privi di mascherina, perfino quando bevono e mangiano, e distanti tra loro 90 cm anziché 100 per sentire ciò che dicono. Ovviamente volontari. Ovviamente senza la benchè minima preparazione/formazione al confronto con folle o individui da reprimendare/reprimereOvviamente destinati a essere sepolti da uragani di vaffa.

Dalla movida stronza alla movida delittuosa

E’ la splendida idea del ministro Boccia e del capo-sindaci barese Decaro, nel paese che, tra PS, CC, Finanza, guardie giurate, Polfer e burbe con stellette e mitragliatore, ha più guardie per cittadino di qualsiasi paese europeo. Io non ho nessuna simpatia per l’usanza zapaterian-meneghina di “movida”, apericena, happy hour e simili sbevazzate nell’era del consumismo e del localino hip ogni dieci metri. Precipizio sociale e culturale che, per esempio, mi ha fatto fuggire da Trastevere quando il quartiere storico, di artigiani, botteghe, artisti, canzoni e osterie divenne, sotto lo sguardo accecato dei palazzi quattro- e cinquecenteschi, una baraonda di localetti e localacci di pessima proprietà e scadenti frequentazioni, con dalle finestre neanche più un panno, o un viso, trasteverino.

Va aggiunto, però, che ai ragazzi che qui, o ovunque, si “assembrano” per incontrarsi, parlare, ritrovarsi, inciucchirsi di spritz, dopo quasi tre mesi di demenziale e castrante carcerazione, la città, come è stata degradata da un ceto dirigente di trogloditi famelici, non offre nessuna alternativa di incontro, confronto, superamento della pianificata disgregazione sociale. Disgregazione al cui acme, dopo le escalation del terrorismo, della guerra migranti-autoctoni, donne-uomini e omo-etero, è servita l’intera operazione coronavirus. Di conseguenza, le geremiadi, le rampogne, le ramanzine, che gli ultrà dell’ipocrisia e della tromboneria virusiane indirizzano ai ragazzi, insieme a branchi di 60mila fancazzisti frustrati, ansiosi di pestare vero il basso e inchinarsi verso l’alto, non sono che la continuazione della guerra ai ragazzi con altri mezzi.

Task force fake news, task force distanziatori civici: neanche il Minculpop, neanche le camicie nere

Ci sono voluti un paio di giorni dal lancio dell’orda di miliziani distanziatori perché l’enormità del provvedimento Boccia-Decaro-Gestapo (naturalmente Conte non ne sapeva, come non ne sapeva del blocco sacrosanto di “Open Arms”, ça va sans dire) balenasse a qualcuno e da governo, maggioranza e opposizione si levassero voci di apprensione e critica. Apprensione perché, sebbene non ci sia in quella consorteria nessuno che metta in dubbio stati d’assedio e coprifuoco con prospettiva vaccino, lo scatenamento sulla gente di questi sventurati sessantamila rischiava di scoprire la natura vera dell’intera operazione. Tutto qui. A oggi, l’esito rimane incerto. Ma, secondo me, passa: più scherani usano e più gli dice bene.

Devo dire che, se non la supera, la trovata di lanciare questi ottusi energumeni contro chi rischia di incrinare qualche sera l’assetto da lager previsto per la nostra società, fa il paio con l’istituzione, in seno al governo, della famigerata task force contro le fake news (chiamiamolo pure “ministero della Verità”). Un plotone d’esecuzione degno dei migliori regimi.

Un aborto mostruoso della madre di tutte le dittature, ai cui aderenti, delatori e censori nel nome del pensiero unico, assassino del pensiero, in mancanza di loro suicidio professionale per l’onta, l’Ordine dei Giornalisti avrebbe dovuto comminare l‘immediata espulsione e quel tappetino dei manipolatori che è il sindacato (FNSI), la negazione in perpetuo dell’accesso a tastiere e microfoni. Avranno, invece, al ritorno nei lupanari d’origine, onorificenze e avanzamenti.

Mascherine da morire

Poi ci sono i piccoli, dai cinque anni in su tutti con le mascherine e distanziati. Mascherinatori il cui tasso di odio viscerale per i bambini supera addirittura il grado di pericolosità fisica delle mascherine, come descritto dal documento riportato al link in apertura. Mascherine che contaminano, mascherine che soffocano, mascherine che, soprattutto in attività sotto sforzo, uccidono, come è successo in Cina (al cui proposito, come a quello della Russia, per favore niente indulgenze, o attenuanti, da parte degli amici di questi paesi, per comportamenti virusiani analoghi ai nostri e parimenti deprecabili. Per sostenere Russia e Cina ci sono motivi migliori, non questi e neanche il distopico 5G)

Al principio l’OMS diceva che le mascherine non servono perché il coronavirus è grande 120 nanometri e quindi passa per ogni mascherina come una zanzara passa per un cancello. Poi si sono accorti che serve ad annichilire le persone e la loro identità, a metterle a rischio di malattie e a far guadagnare un bel po’ di miliardi. Sanno, come lo sa qualunque cardiologo, che museruolizzare così i bambini per ore a scuola, significa farli rischiare l’infarto; il dermatologo sa che rischiano dermatiti e micosi, l’ìmmunologo che nella mascherina i germi si “assembrano”(!) e che senza contatti con gli altri ragazzi il sistema immunitario si indebolisce. L’avranno detto al Comitato Tecnico Scientifico? Ci sarà almeno un medicuzzo di base tra i supremi saggi che queste cose le sa perfettamente? E allora le fanno apposta?

Meno bambini, meno gente sul pianeta.

Meno bambini, meno affollamento sul pianeta

E’ guerra totale ai bambini. Indubbiamente, come quella agli anziani rinchiusi per mesi e privati di cure e assistenza, morti come le mosche), è parte integrante della campagna per la riduzione dell’umanità (numerica e intellettuale) sostenuta, parzialmente attuata (videogiochi che insegnano violenza e morte, guerre, sanzioni, fame, farmaci, sterilizzazioni), dagli stessi promotori del pogrom planetario a fini di miliardi e poteri da vaccino e da identità digitale. Hanno iniziato con l’isolamento e la clausura per due mesi e passa. La generosa concessione del giro della casa con mamma e papà. L’esclusione da scuola materna, asilo, scuola e ogni opportunità di socializzazione, senza la quale un bambino, un minore, è alla mercè di ogni sopruso da eccessi genitoriali e a ogni patologia psicofisica da solitudine. Intanto pubblicitari istituzionali e commerciali, ottusi e malvagi, gli/ci rovesciavano addosso la melassa tossica e idiota del “tutto andrà bene” (ma l’officina, o la bottega, dei genitori non aprirà più: addio studi superiori), a farci felici dello stato di abiezione fisica, sociale, culturale.

Manifestazione contro l’insegnamento a distanza

Ci sono volute madre e padri coscienti a farsi avanguardia e scendere in piazza contro gli orchi impegnati a pervertire e distruggere quello che, nei millenni in tutto il mondo, è stato lo strumento fondamentale per perpetuare e migliorare le civiltà. Hanno salvato l’onore. Speriamo anche i bambini e il nostro futuro.

Quando la nefandezza, tanto inutile quanto patogena, della chiusura ha dovuto essere attenuata, per le pressioni di opinioni pubbliche in rivolta, negli altri paesi più che nel nostro, hanno pensato bene di negare l’unica opportunità di gioco e socializzazione offerta dai nostri agglomerati di cemento alla Boeri, Fuksas, Piano, Kenzo Tange, Sala o Ciancimino: niente giochi nei parchi giochi. E tutti a minimo di un metro. Bambini da uno a 6 anni! Bambini che conoscono soprattutto toccando! Bambini che, conoscendo gli altri bambini, conoscono se stessi! Bambini portati a diffidare degli altri bambini: “Potrebbe infettarti, stai lontano!”  Diffidenza che diventa la cifra di tutti i rapporti futuri. Bambini da bloccare, frustrare, immiserire, intristire. E nessuno di quelli che lacrimavano sui bambini “sotto le bombe di Assad”, nei campi profughi in Turchia, o sui barconi della migrazione, trova una sola parola da dire contro questo che non è altro che un infanticidio.

Poi, dai 6 anni in su, distanti anche a scuola. Col piffero che copi dal compagno di banco, che fai piedino con la compagna, che ti passi la versione o la maledetta merendina. Distanti, distanti, ma che calcio, quale calcetto, pallavolo, basket: giochi di squadra, giochi di contatto, letali. Chè, volete le “seconda ondata”, volete tornare dentro?

Lontano, lontano, lontano. Non solo nel tempo, come dice la canzone di Tenco, tempo che potranno ritrovare solo nelle foto e nei video dei genitori e dei nonni, nei quadri antichi, in racconti come quelli di Ulisse vent’anni dopo Troia. Più direttamente, dolorosamente, mortalmente sul piano morale, affettivo, intellettuale, anche lontani nello spazio. L’altro, il compagno, diventa “l’isola che non c’è”. Se non si fanno le cose insieme, vicini, a contatto, è come giocare a carte a solitario. E l ‘affettività, che non può non essere tatto, contatto. E l’amore? Ah, già tocca ridurre l’eccesso di popolazione.

Già una ministra dissennata, capace di uccidere non solo Maria Montessori e tutta la pedagogia da Socrate in qua, ma addirittura l’intelletto individuale e collettivo con l’idea (rientrata) del concorso per insegnanti a quiz. Le crocette per chi deve insegnare la complessità, come tutto si interseca, scontra, tiene. La sterilità da binario da internet E, dunque, si prevede per l’autunno la teleuniversità, in medie e superiori metà classe in presenza (distanziata!) e metà a sfondarsi di solitudine col computer. Col terzo di famiglie italiane sconnesse e quindi disconnesse: guerra di classe.

Amare, odiare, interrogare un insegnante, le sue parole, la sua figura, la sua faccia. emularlo, contestarlo, ricordarlo. E viceversa. Lo stesso con i compagni, fare fronte comune, confidare gioie, tormenti, segreti a chi non si presenta come autorità, come chi sa già tutto e meglio. Gareggiare, imparare a prevalere e a soccombere, accordarsi, rinunciare Tutto questo attraverso lo schermo? 

Hanno preso il potere, un potere totale. E noi non ce ne siamo neanche accorti, abbiamo lasciato fare. Abbiamo avuto, nonostante tutto, quella fiducia nell’autorità che l’autorità non ha mai avuto per noi. Mai. Un volgo disperso che nome non ha. Forse abbiamo speso tutto in quel decennio mitico dal ’68 al ’77. Dobbiamo tornare ad accumulare energie. Se non ci sveglia neanche quella muta di 60mila pitbull che ci lanciano addosso…  se non ci sveglia il fatto che ci stanno rubando i nostri figli, che li stanno annientando col pretesto del virus e della loro salvezza….

Vien da pensare ai figli dei Desaparecidos. Ma i Montoneros dove sono? Salvare l’onore, almeno.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 11:43

L’IMBROGLIO DEI MORTI DA CORONAVIRUS

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/05/limbroglio-dei-morti-da-coronavirus.html

MONDOCANE

MARTEDÌ 26 MAGGIO 2020

Non c’è bisogno di sapere il tedesco per rendersi conto dai dati statistici sottostanti, tutti di provenienza accademica e medica, della smisuratezza dell’inganno a cui si è sottoposto la popolazione di mezzo mondo per far passare i progetti di una dittatura globale tecnoscientifica, eminentemente farmaceutica e digitale. sulla base di dati falsi. Altro discorso andrà poi fatto sui decessi causati  e sui danni materiali e psicologici provocati dalle misure adottate dai governi subalterni a queste élites

Il primo quadro elenca i tassi di mortalità da infezione Covid-19, basati sugli studi degli anticorpi risultanti dai sieroprelievi

Il secondo lo stesso tasso basato su studi PRC (Population Research Center) tra sottogruppi di popolazione

Poi, in italiano, è sulle classi d’età negli USA

Il terzo  rappresenta esiti di studi IFR (Infection Fatality Rate) basati su modelli o previsioni epidemiologici

Il quarto contiene studi aggiuntivi basati su anticorpi e relativi a località circoscritte

Nel quinto sono registrati i decessi attribuiti al covid-19 per classi d’età secondo paesi.

Poi ci sono i tassi di ospedalizzazione e i dati relativi alle morti di persone ricoverate in strutture cliniche.

Infine le morti in Svezia secondo i media e quelle reali.

Buono studio,

Fulvio

Inviato da Posta per Windows 10

Da: Jens Wernicke
Inviato: giovedì 21 maggio 2020 10:48
A: ‘Jens Wernicke’
Oggetto: [RUBIKON] Weltweite Studienlage

Wie von Tag 1 an ersichtlich: eine leidlich reguläre Grippewelle – die nun die globale Diktatur etablieren helfen, und deren „Abwehrmaßnahmen“ zehntausende Leben zum Opfer fallen:

https://swprs.org/studies-on-covid-19-lethality/

Published: May 12, 2020; Last updated: May 20, 2020
Share onTwitter / FacebookMain articleFacts on Covid-19

1) Covid-19 infection fatality rates (IFR) based on antibody studies

Population-based antibody seroprevalence studies.

Country Published Population IFR (%) Source
Global May 19 12 countries 0.02 –
0.40
Study
Germany May 4 Heinsberg Cluster <0 .36=”” o:p=””>

Study

Iran

May 1

Guilan province

<0 .12=”” o:p=””>

Study

USA

April 30

Santa Clara County

0.17

Study

Denmark

April 28

Blood donors (<70y o:p=””>

0.08

Study

USA

April 24

Miami-Dade County

0.18²

Report

USA

April 21

Los Angeles County

<0 .20=”” o:p=””>

Study

1) The adjusted IFR is 0.278% (see page 9 of study); 2) Based on 300 deaths.

2) Covid-19 infection fatality rates based on controlled PCR studies

Controlled PCR studies in population subgroups.

Country Date Population IFR (%) Source
USA May 10 MLB employees 0.00 Report
France May 10 Aircraft carrier 0.00 Report
USA May 10 Aircraft carrier 0.09 Report
USA May 1 Tennessee prison 0.00 Report
Italy² April 28 Health workers 0.30 Study
USA April 17 Boston homeless 0.00 Report
USA April 17 Boston blood donors 0.00 Report
Ship April 17 Diamond Princess 0.13¹ Study
Greece April 16 Repatriations 0.00 Study
USA April 13 NYC pregnant women 0.00 Study

 

1) Age-adjusted IFR based on US population.

italy-health-workers-deaths

2) Deaths in Italian health care workers by age group (ISS, April 28, 2020)

3) Covid-19 infection fatality rates based on models

Covid-19 IFR based on epidemiological models or predictions. These values are often higher than the actual values based on serological antibody studies (see above).

Country Published Population IFR (%) Source
France May 13 France 0.70 Study
Switzerland May 11 Switzerland 0.40 Study
UK May 7 UK 0.08¹ Study
France May 7 France 0.80² Study
Global May 5 Global 0.17 Study
India May 3 India 0.41 Study
Italy
USA
April 20 Lombardia
New York City
>0.84
>0.50
Study
China March 30 Mainland China 0.66 Study
China March 13 Wuhan city 0.12 Study
China March 9 Mainland China 0.50 Study

1) Based on 29% prevalence and 50,000 deaths; 2) The IFR is 0.50 excluding nursing homes.

french-ifr-model-e1589613648850

French model: IFR (x100) per age group (Study)

4) Additional antibody and PCR studies

These studies typically determine the actual prevalence of recent or current Covid-19 infections in a population. In most cases, they find that Covid-19 is much more widespread than previously assumed, with most people showing no or only mild symptoms.

Country Published Population Prev. Factor Source
USA May 15 Boston 12.5% 8x Report
Czech Rep. May 15 South Bohemia 5% 10x Report
Spain May 13 Spain
Madrid
5%
11.3%
10x Study
UK May 8 UK 29% 200x Study
Switzerland May 6 Geneva 9.7% 10x Study
Global May 5 < 65 years old Study
Japan May 5 Kobe City 2.7% 396x Study
USA May 2 New York State
New York City
12.3%
19.9%
8x
10x
Report
Spain May 2 Health workers 11.2% Study
Netherlands April 29 Blood donors 2.7% Study
France April 23 Northern France 3% Study
USA April 19 Chelsea MA 32% 16x Report
Iceland April 14 Iceland (PCR) 0.8% Study

5) Median age of Covid-19 deaths per country

Half of all deaths were below, half were above the median age.

Country Median age Source
Austria 80+ years EMS
England 80+ years NHS
France 84 years SPF
Germany 82 years RKI
Italy 81 years ISS
Spain ~82 years MDS
Sweden 86 years FOHM
Switzerland 84 years BAG
USA ~80 years CDC

death-rate-age-groups-ma

Example: Death rate by age group in Massachusetts (Source)

7) Hospitalization rate

Initial estimates based on Chinese data assumed a very high 20% hospitalization rate, which led to the strategy of ‘flattening the curve’ to avoid overburdening hospitals. However, population-based antibody studies (see above) have since shown that actual hospitalization rates are close to 1%, which is within the range of hospitalization rates for influenza (1 to 2%).
The US CDC found that Covid-19 hospitalization rates for people aged 65 and over are “within ranges of influenza hospitalization rates”, with rates slightly higher for people aged 18 to 64 and “much lower” (compared to influenza) for people under 18.
In local hotspots like New York City, the overall hospitalization rate based on antibody studies is about 2.5% (19.9% or 1.7 million people with antibodies and 43,000 hospitalizations by May 2), which is somewhat above a severe wave of influenza.
The much lower than expected hospitalization rate may explain why most Covid-19 ‘field hospitals’ even in hard-hit countries like the US, the UK and China remained largely empty.

8) Percentage of Covid-19 deaths in care homes per country

In many countries, deaths in care homes account for 30 to 60% of all additional deaths.

ltc-deaths-may-3

Source: Mortality associated with COVID-19 outbreaks in care homes (LTC Covid, May 3, 2020)

9) Development of the epidemic

Even in countries without a lockdown, the epidemic reached its peak within a few weeks of the outbreak. However, many media showed cumulative deaths per day of report (left) instead of daily deaths per day of death (right), falsely implying an ever escalating situation.

sweden-corona-media-vs-reality

Cumulative deaths per day of report vs. daily deaths per day of death. (OWD/FOHM; April 24)

See also

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 00:08

Il mercato libero dell’energia rischia di sparire

https://www.repubblica.it/economia/rapporti/energitalia/trasformazione/2020/05/21/news/il_mercato_libero_dell_energia_rischia_di_sparire-257235021/

L’associazione Arte lamenta la mancanza di provvedimenti normativi a sostegno del settore

di LUIGI DELL’OLIO

 21 Maggio 2020

Dopo l’ondata di decreti a sostegno di alcuni settori economici, è l’ora della delusione per chi è rimasto escluso dagli incentivi. Come L’associazione di Reseller e Trader dell’Energia (Arte) per parla di “rischio sopravvivenza” per il mercato libero dell’energia.

Ripartenza difficile
Arte rappresenta oggi 107 esercenti attivi nel settore, con 2 miliardi di fatturato aggregato, più di 3.500 dipendenti e oltre 1,5 milioni di contatori serviti in Italia. Dimensioni consistenti, dunque, per l’associazione che, assistita dall’avvocato Raffaele Rubino (name partner dello Studio Rubino Avvocati) ha instaurato un dialogo con le istituzioni, manifestando le proprie preoccupazioni in merito all’allarmante scenario economico a seguito della situazione emergenziale di contenimento del Covid 19.

 

Arte lamenta “la mancanza di idonei provvedimenti governativi per le piccole e medie imprese esercenti nel settore”, cosa che “sta arrecando gravi pregiudizi all’intera filiera energetica”. Da qui la richiesta di “misure urgenti che consentano di arginare le gravi perdite economiche che stanno subendo gli operatori energetici, al momento già quantificabili intorno al 40% rispetto all’anno precedente”.

Trattamento differenziato
Gli operatori contestano alcuni provvedimenti assunti dall’Arera-Autorità di Regolazione Energia Reti e Ambiente che, “nell’ottica di tutelare i clienti finali nel corso della pandemia da Covid 19, ha adottato misure insostenibili per gli operatori energetici, generando per questi ultimi un aggravio di costi e perdite di risorse non indifferenti”.

Un esempio? “La disposta riattivazione delle forniture disalimentate, ad esempio, nonché l’impossibilità di procedere con le attività di sospensione per morosità nei confronti di una vasta categoria di utenti finali, ha generato un meccanismo di insolvenza a catena, che ha costretto traders e rivenditori a sobbarcarsi i costi di centinaia di forniture, in assenza di incassi”.

QUELLA MANNAIA SU RISPARMI E CONTANTI, PER DIMOSTRARCI DEGNI DEL “RECOVERY FUND”

http://www.opinione.it/economia/2020/05/29/ruggiero-capone_recovery-fund-fiamme-gialle-agenzia-delle-entrate-commissione-europea-bce-ue-simontacchi-simontacchi-corriere/?fbclid=IwAR2rsPOClWFoQQvnbGtozTZYvvTudIzU5jmtjIOqbiZAMzXRwMRxiZTlcLk

L'Opinione delle Libertà

di Ruggiero Capone

Quella mannaia su risparmi e contanti, per dimostrarci degni del “Recovery Fund”

Tra un mese gli italiani dovranno fare molta attenzione a come impiegheranno i propri risparmi (probabile interrogatorio da parte di Fiamme gialle ed Agenzia delle entrate) e, soprattutto, necessiterà evitare di far scoprire alle autorità di polizia l’eventuale tesoretto domestico. Perché dal primo luglio entrerà in vigore la limitazione (contenuta nella Legge di Bilancio ed approvata a fine 2019) all’uso dei contanti per pagamenti di beni e servizi: sanzioni pesantissime, e nel caso di grossi gruzzoli sotto il mattone scatterebbe anche il carcere oltre al sequestro. Le multe colpiranno anche l’eventuale donazione di danaro contante o i prestiti (oltre i 2mila euro) a congiunti, parenti ed amici. La riforma del controllo del risparmio italiano fa già da anni parte delle richieste di Commissione europea e Bce. Oggi, alla luce dell’accordo sul “Recovery fund”l’Ue chiederà che la prima riforma in cambio d’aiuti sia appunto una stretta sull’uso che gli italiani fanno del proprio gruzzoletto, e colpendo il contante. Non dimentichiamo che nel resto dell’Ue non ci sono limiti all’uso di danaro contante.

Ma l’Italia è osservato speciale per debiti, dubbi di mafiosità sulla ricchezza e sul contante e, soprattutto, che il risparmio italiano sia frutto d’evasione fiscale. In pratica, l’Italia è ancora una volta l’appestato economico d’Europa. Da queste pagine, già un anno e mezzo fa avevamo narrato perché l’Ue deve colpire il risparmio degli italiani, e lo facevamo usando le parole di Stefano Simontacchi (direttore del Transfer Pricing Research Center dell’Università di Leiden, Olanda, e consigliere di Rcs MediaGroup). Simontacchi diceva sul Corriere della Sera che “una volta entrati nel sistema bancario, i soldi dovrebbero essere monitorati per impedire che vengano impiegati per usi incompatibili con l’attività del titolare”. E Simontacchi prevedeva “si sta presentando un’occasione imperdibile per reperire i fondi che mancano per gli interventi a favore della crescita”. Ma a quali soldi alludeva? Soprattutto chi dovrebbe essere colpito dalle iniziative del ministero dell’Economia? Nell’occhio del ciclone sono da anni i soldi che gli italiani avrebbero occultato sotto il mattone, creando (secondo i soliti prezzolati dagli “investitori istituzionali”) un “danno al sistema bancario del Paese”. Il danaro dei “paradisi domestici” (equivalente interno dei “paradisi fiscali” esteri) ammonterebbe secondo stime dell’Abi a 150 miliardi di euro, circa il 10 per cento del Pil italiano.

Un tesoretto bollato dal Corsera come “un enorme fiume sotterraneo di liquido che alimenta l’economia sommersa nella quale sguazzano beati evasori fiscali e criminali e che preoccupa magistrati e forze di polizia che per farlo riemergere vedono come soluzione una nuova voluntary disclosure e norme che incoraggino l’uso della moneta elettronica”. Ma oggi, nel dopo lockdown, il problema è doppio, e non riguarda solo il contante, s’estende all’uso allegro che gli italiani farebbero dei propri guadagni. E siamo alle solite, per una parte si tratta di popolo di formiche e per l’altra di cicale sprecone e poco attente alla “Green economy”. Già nel 2012, in pieno governo guidato da Mario Monti, pioveva sugli italiani il limite al prelievo bancario contanti di mille euro: quindi Pierluigi Bersani del Pd proponeva di abbassare il tetto del contante a 200 euro. Sempre dall’area politica Pd c’era chi proponeva il limite di mille euro alla tesaurizzazione domestica del contante, invitando l’esecutivo a normare il settore: in modo che la Guardia di Finanza potesse intervenire nelle case degli italiani con “paradisi domestici” superiori ai mille euro.

Norma che, nella prassi, di fatto ha già da tempo esteso l’articolo 41 del decreto di Pubblica sicurezza (che riguarda solo il fondato sospetto di armi e droga) alle circostanze di tesaurizzazione privata superiori ai 3mila euro. In pratica, il fondato sospetto d’un grosso gruzzolo può permettere l’accesso domiciliare alle forze di polizia (la perquisizione come per armi e droga). La norma ovviamente s’estende anche all’apertura delle cassette di sicurezza sospettate di occultare valori per più di 3mila euro: ma chi mai prenderebbe un simile rifugio bancario per somme inferiori? Ma torniamo alla stretta di luglio sull’uso del contante, perché è una norma contenuta nella Legge di Bilancio approvata a dicembre 2019. E, nella Finanziaria 2020, si prevede la progressiva riduzione dell’uso del contante per i pagamenti. Così dal primo luglio prossimo il tetto massimo di spesa in contanti sarà di 1999,99 euro: per cifre superiori sarà necessario essere tracciati dall’Agenzia delle entrate attraverso bancomat, carta di credito, assegni e bonifici.

Ciò non esclude che somme importanti possano ancora circolare tra chi si conosce, ma con massima circospezione, perché sotto pandemia si sono affinate le telecamere ed i sistemi d’intercettazione. Il tetto subirà ulteriore abbassamento dal primo gennaio del 2022, quando il limite massimo dell’uso dei contanti scenderà a 999,99 euro. I cittadini che, dopo quella data verranno trovati in possesso di cifre in contanti superiori al tetto di legge saranno sottoposti ad indagini. Ma, senza arrivare ai futuri risvolti penali, già dal primo luglio 2020 se si donassero o si prestassero 2mila euro in contanti si verrebbe sanzionati (multe da un minimo di 3mila euro a un massimo di 50mila euro). Per legge nella violazione sono coinvolti entrambi gli attori: chi effettua il pagamento e chi lo riceve. Problemi anche per i genitori troppo generosi, infatti la movida notturna dei giovani vedrà perquisizioni sempre più accurate da parte delle forze di polizia (dalla Finanza alla polizia locale), e qualora un ragazzo venisse trovato in possesso di soldi eccedenti le norme, scatterebbe l’indagine anche sui familiari. Tutto questo rigore piace in Ue perché sul banco degli imputati finiscono nuovamente i risparmiatori italiani: rei a parere di Commissione Ue ed esperti tedeschi di sottrarre capitali all’impresa. Secondo gli esperti europei la propensione al risparmio aumenterebbe nelle società meno evolute, generando quei serbatoi familiari che poi permettono l’immobilizzo per antonomasia, ossia l’acquisto della casa.

“Come disincentivare in Italia risparmio e conseguente investimento nel mattone?”, si domandano i signori dell’Ue. E’ evidente che i tedeschi non afferrino quanto le aspettative reddituali siano deboli in Italia. Ecco che nelle fasce poco agiate della popolazione si preferisce abbassare il livello della qualità della vita, risparmiare su cibo, vestiario e trasporti, considerando che ogni euro risparmiato sia di fatto un euro guadagnato. Ma nel nord e centro Europa non comprendono come mai l’italiano non riversi i propri sacrifici nell’impresa, nei titoli, nella Borsa, ed invece finisca sempre per acquistare mattoni o pezzi di terra. Il risparmio sta aumentando perché è ormai cronica la diminuzione dei consumi: il livello troppo basso di reddito disponibile spinge ad accantonare. Così le famiglie preferiscono un proprio serbatoio finanziario sotto il mattone, piuttosto che lasciarsi convincere dai guadagni di borsa e altri investimenti finanziari. Ma il rigore pre e post pandemia ci consegna uno Stivale stanco di questi condizionamenti, che avverte ormai l’Europa come una trappola, un abito stretto, scomodo, troppo freddo o troppo caldo.

Al Paese e all’ambiente non servono grandi opere

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Il concetto di crescita economica continua erroneamente a identificarsi con grandi cantieri, grandi appalti, grandi opere. Per “sbloccare” le quali oggi si tolgono vincoli, si agevolano assegnazioni, si limitano i controlli. E si eliminano le già poco ascoltate valutazioni costi-benefici. Nel senso che i benefici ci sono sempre per chi progetta e realizza, ma non per la collettività, che si sobbarca i costi, sia economici, sia quelli – ben più gravi – ambientali. Una delle principali conseguenze delle grandi opere è il consumo irreversibile di suolo.
Il rapporto Ispra sul consumo di suolo certifica che ormai quasi l’8 per cento del Paese è sigillato sotto uno strato di cemento o asfalto. Parliamo di circa ventiquattromila chilometri quadrati, l’equivalente di un’Emilia-Romagna pavimentata per sempre. Parliamo di terreni fertilissimi sottratti all’agricoltura, di mancata infiltrazione delle acque in falda e maggior rischio alluvionale, mancata fotosintesi e cattura di CO2, perdita di bio diversità e peggioramento della qualità ambientale e paesaggistica. Un guadagno immediato per pochi e un guasto senza possibilità di riparazione per i millenni a venire.
L’arresto del consumo di suolo dovrebbe essere dunque una priorità politica nazionale e i cittadini dovrebbero sempre più rifiutare la nuova infrastrutturazione del territorio, che più che di aggiunte, avrebbe molto bisogno di manutenzione. Ed è questa la chiave per il mantenimento dei settori edilizio, viario e ferroviario, idrogeologico, e acquedottistico, che possono prosperare con interventi continui locali e capillari invece che con un insostenibile gigantismo cementizio, tuttavia assai gradito dalla lobby del betoncar per la facilità di incanalare in percorsi predefiniti i grandi flussi di denaro. Il recente Ecobonus portato al 110 per cento è una buona operazione per migliorare il patrimonio edilizio esistente invece di fabbricarne di nuovo, ma dovrebbe avere dall’altra parte la garanzia di uno stop all’aggressione dei beni comuni su grande scala, il che sarebbe possibile non agevolando bensì limitando i grandi cantieri e arrivando alla legge contro l’ulteriore consumo di suolo. Produzione di cemento e grandi cantieri sono tra l’altro un’importante fonte di emissioni di CO2 e quindi in netto contrasto con gli obiettivi di riduzione a breve termine imposti dall’Accordo di Parigi sul clima. Perché continuare dunque a sostenerli?
Ovviamente una seria valutazione costi-benefici, sia economica sia ambientale, permetterebbe di discernere quali delle poche grandi opere siano effettivamente utili e strategiche: non certo quelle sulla viabilità, aeroporti inclusi, in un mondo che dovrebbe viaggiare meno e utilizzare sempre più il telelavoro e l’economia circolare. Fa eccezione la mobilità urbana, laddove il trasporto pubblico possa influire positivamente su grandi numeri, come una linea di metropolitana in più in certe città. Possono essere strategiche alcune opere legate all’approvvigionamento idrico, come invasi e canali, in vista dicambiamenti climatici che renderanno ancora più preziosa l’acqua, e gli impianti di depurazione. Ma su tutto il resto si può e si deve discutere prima di dare il via libera alle ruspe. Anche perché il suolo e il paesaggio non sono rinnovabili e una volta distrutti nessuno ce li ridarà più indietro. Indigniamoci di fronte a questo saccheggio, ricordando che ogni metro quadrato di suolo perduto – e in Italia ciò avviene al tasso di due metri quadri al secondo – è un danno irreparabile per noi e per le generazioni future. È possibile lavorare e migliorare la società anche senza depredare il territorio, che – ricordiamolo ancora una volta – non è infinito.

Coronavirus, il disastro perfetto della Liguria: la “piccola Lombardia” di cui nessuno parla

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Nelle ultime settimane la Liguria ha creato le condizioni per il disastro politico e sanitario perfetto. Nel silenzio generale, ha scalato tutte le classifiche sul Covid, mentre il governatore Giovanni Toti, invece di invocare prudenza, è diventato un sostenitore di quel “liberi tutti” che rischia di trasformarsi in una nuova ecatombe. L’analisi di Lorenzo Tosa

Di Lorenzo Tosa

Pubblicato il 29 Mag. 2020 alle 16:33
Immagine di copertina

Coronavirus, la Liguria è un disastro perfetto ma nessuno ne parla

C’è una piccola regione italiana, schiacciata tra il mare e le grandi regioni del Nord ovest, in cui nelle ultime settimane si stanno creando le condizioni per il disastro politico e sanitario perfetto. Con tutti i media italiani troppo occupati (giustamente) a raccontare la catastrofe lombarda, è finita che abbiamo sottovalutato quello che stava accadendo pochi chilometri più giù, in quella ex Liguria rossa diventata in meno di cinque anni un feudo sovranista. E che oggi, nel silenzio generale, ha scalato tutte le classifiche sul Coronavirus, dove è costantemente sul podio, in alcuni casi sul gradino più alto. A raccontare la gestione fallimentare della Giunta Toti-Lega sono i numeri: impietosi. Ma anche un’antologia dell’orrore di dichiarazioni, gaffe, fake news da far concorrenza da vicino al duo Fontana-Gallera.

“SOLO UN’INFLUENZA”. Che le cose non sarebbero andate bene lo si era già intuito il 21 febbraio scorso, giorno del primo caso in Lombardia (il famoso Paziente 1 di Codogno), quando il dottor Matteo Bassetti, primario di Infettivologia dell’ospedale San Martino ed esperto scelto dalla Regione come uomo immagine dell’emergenza, dichiarava gioiosamente alle telecamere che “un virus così non ci fa paura” e di “andare d’accordo coi cinesi”. Che è un bel proposito, non c’è dubbio, ma non è esattamente quello che vorresti sentir dire da un medico agli esordi di una potenziale epidemia. Insomma, anche per Bassetti era una “semplice influenza”, nulla più. Un approccio ottimista che, in breve, lo aveva reso una star del web e – va detto – di larga parte della sinistra, in un momento in cui milioni di italiani non aspettavano altro di sentire un esperto che li rassicurasse. Meno di un mese dopo, Bassetti, il Gismondo ligure, ha cancellato con un colpo di spugna dal suo profilo Facebook tutti i link, gli articoli e le dichiarazioni in cui aveva sottovalutato la potenza del virus. E ha fatto bene perché, nel frattempo, la situazione è precipitata, in Liguria più ancora che nella maggior parte d’Italia.

RECORD NEGATIVI. Questa piccola regione, negli ultimi giorni, ha collezionato una serie di record negativi che cozzano drammaticamente con la propaganda entusiastica a cui il presidente Toti ci ha abituati. La fotografia arriva dall’ultimo report sull’emergenza Coronavirus per il mese di maggio diffuso dalla Fondazione Gimbe, che ha inserito la Liguria, insieme a Lombardia e Piemonte, tra le regioni che, allo stato attuale, non sono pronte alla riapertura.

TAMPONI. Ma a colpire di più sono i dati. Con 5,8 per cento, la Liguria è la seconda regione – appena dietro la Lombardia (6 per cento) – per percentuale di tamponi diagnostici positivi. Per trovare la terza regione classificata bisogna scendere addirittura fino al 3,8 per cento del Piemonte: un abisso. La media nazionale, tanto per essere chiari, si attesta al 2,4 per cento. Peccato che, a differenza di Lombardia e Piemonte, la Liguria esegua meno tamponi totali ogni 100mila abitanti rispetto alla media nazionale (1319 contro 1343). Tradotto? Pochissimi tamponi e un numero spropositato di positivi.

CONTAGI. Non va meglio quando ci spostiamo sull’incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti, dove la Liguria, con 76, è sempre seconda dietro la Lombardia (96). La media italiana è di 32. E lo stesso copione si ripropone identico nella graduatoria riguardante il tasso di crescita medio settimanale dei contagi, dove, nella settimana tra il 18 e il 24 maggio, la Liguria aveva registrato lo 0,49 per cento (contro lo 0,38 per cento della Lombardia). Solo il Molise le era davanti, ma quello 0,72 per cento anomalo era legato alla vicenda di un unico, grande, focolaio.

DECESSI. Ma non finisce qui. La Liguria ha anche il triste record di decessi giornalieri in rapporto alla popolazione. Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, negli ultimi dieci giorni la Liguria è stata costantemente al primo posto con punte dello 0,72 per cento, contro un trend di poco superiore allo 0,5 per cento della stessa Lombardia. La media nazionale non raggiunge lo 0,4 per cento.

CASE DI RIPOSO. Come se non bastasse, anche in Liguria, come in Lombardia, è partita un’inchiesta per epidemia dolosa che ha messo nel mirino la gestione della pandemia all’interno delle case di riposo, dove si è registrato un tasso anomalo di mortalità: il 200 per cento in più, tra febbraio e aprile, rispetto alla media dei tre anni precedenti (fonte Open). Al punto che i consiglieri regionali di opposizione del Movimento 5 Stelle hanno richiesto l’avvio di una Commissione d’inchiesta per far luce sul caso.

LE APERTURE. Di fronte a una Waterloo del genere, qualunque governatore dotato di buon senso si preoccuperebbe di chiudere il più in fretta possibile ogni possibile porta d’accesso a potenziali nuovi focolai, in entrata e in uscita. Qui in Liguria, invece, Toti è stato, insieme alla governatrice della Calabria, il primo e il più agguerrito ad andare allo scontro col governo, anticipando al 18 maggio molte delle aperture che Roma aveva previsto per il 3 giugno: in particolare, negozi, bar, ristoranti, centri sportivi, parrucchieri ed estetisti. Risultato? La seconda regione più colpita in Italia, quella che avrebbe dovuto muoversi con maggiore prudenza, è diventata addirittura apripista di quel “liberi tutti” che rischia di trasformarsi in una nuova ecatombe. E solo il buon senso di centinaia di sindaci, che si sono opposti all’ordinanza regionale, ha evitato guai peggiori. Per ora.

EMERGENZA CORONAVIRS, LA LIGURIA MAGLIA NERA. Ormai è sotto gli occhi di tutti: la Liguria è ufficialmente maglia nera italiana Covid di maggio. Al di là degli Appennini, c’è una piccola Lombardia di cui quasi nessuno parla e in cui il combinato disposto di un’età media elevata, le carenze e i tagli orizzontali alla sanità regionale degli ultimi anni e l’imprudenza dell’attuale Giunta hanno prodotto i prodromi della tempesta perfetta. Nella Genova che celebra in pompa magna il nuovo ponte e il ritorno alla normalità, si contano sulle dita di una mano le voci critiche e i giornalisti indipendenti che, da settimane, denunciano la gravità della situazione (su tutti Genova Quotidiana e Liguri tutti: il blog di Marco Preve e Ferruccio Sansa), in un clima di narcosi collettiva da far spavento, mentre le elezioni regionali sono ormai alle porte.

Da oggi esiste un nuovo caso: il caso Liguria. Lo strano caso di una regione in piena emergenza e di un presidente che taglia nastri e invita a “riaprire tutto, altrimenti, invece di morire di Covid, moriremo di fame.” Una frase che abbiamo sentito ripetere ciclicamente in questi ultimi due mesi a destra e a sinistra. Sappiamo già com’è andata a finire.

Il commento di Toti

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha replicato a questo articolo con un post su Facebook, che riportiamo integralmente di seguito.

Oggi a fotografare in modo catastrofico la situazione in Liguria è un ex portavoce dei grillini del M5S, ora “influencer” della sinistra. Peccato che i dati dell’Istituto Superiore della Sanità invece dicono esattamente il contrario. E lo dicono analizzando centinaia di migliaia di dati e non facendo delle sterili somme con la calcolatrice dello smartphone. Lo fanno con virologi, infettivologi, professori e ricercatori. Qui non stiamo giocando a farci vedere, in ballo ci sono la salute e il futuro di milioni di persone e non possiamo più stare in silenzio a subire questi attacchi vergognosi. L’ufficio legale della Regione Liguria sta studiando come difenderci da tutti coloro che, con dati non ufficiali, fanno del terrorismo, mettendo in dubbio la professionalità dei nostri scienziati, dei nostri tecnici e di quelli del Ministero della Salute.

Ci dispiace perché questi articoli, creati ad arte per tifoseria e per pure ragioni politiche, fanno solo del terrorismo generando un allarmismo pericoloso tra i cittadini! Perché volete che vada tutto male? Basta cavalcare le paure della gente, basta tifoserie su temi così delicati, basta insinuare il dubbio che le istituzioni, a tutti i livelli e di tutti i colori, vogliano ingannare la gente. Per cosa poi? Noi siamo stati i primi ad aver chiuso le scuole quando era il momento e se non ci fossero le condizioni saremmo i primi a non voler mettere a rischio i nostri cittadini e quelli delle altre regioni.

Sì, siamo tutti italiani, anche se molti ultimamente lo dimenticano. Usare le parole “catastrofe” ed “ecatombe” nei giorni in cui la presa del virus si sta effettivamente allentando è veramente vergognoso e irrispettoso nei confronti di chi ha perso la vita, di chi ha lottato e sta lottando per sconfiggere il virus, di chi sta ripartendo con preoccupazione e di chi ancora deve ritornare alla normalità. Questo terrorismo sta creando una guerra sociale, distruggendo anche l’empatia. Come quella che si dovrebbe provare per chi ha gli affetti lontani da 3 mesi e sente il naturale bisogno di rivederli. Facile attaccare con i propri cari nella stessa regione! Facile attaccare per ottenere dei click! Facile dare dati diversi dal Ministero per ottenere visibilità! Non creiamo danni peggiori di quelli già ottenuti da questo maledetto virus!

La risposta di Lorenzo Tosa per TPI

Un bel giorno di fine maggio il governatore della Liguria Giovanni Toti si sveglia e si accorge che qualcuno ha osato mettere in discussione la sua propaganda stile MinCulPop in cui la regione che lui governa è stata una delle più efficienti in Italia nell’affrontare il Covid, in cui i tamponi non servono, il virus è sotto controllo ed è arrivato il momento di riaprire tutto, altrimenti moriremo non di Coronavirus ma di fame.

Io capisco che il Presidente Toti non sia abituato, non dico alle critiche, ma anche solo alle domande dei giornalisti, in una regione in cui tre quarti dei media locali sono entrati, di fatto, a far parte della sua squadra della comunicazione allargata; una regione in cui in cinque anni i finanziamenti alla prima emittente privata ligure, tramite una società partecipata controllata politicamente, sono lievitati di 112 volte, dai 4.000 euro della vecchia amministrazione agli attuali 450.000, come racconta Elisa Serafini nel suo libro “Fuori dal comune”; una regione in cui le uniche voci critiche rimaste sono un eroico quotidiano locale e il blog indipendente di due giornalisti.

Per il resto: buio, silenzio, applausi in pubblico e mugugni in privato. Perciò capisco che il Presidente Toti sia rimasto oltremodo sorpreso di ritrovarsi messi lì, nero su bianco, su un quotidiano nazionale da oltre 12 milioni di contatti unici, la reale situazione dell’emergenza Covid in Liguria. Non attraverso opinioni personali, attacchi o insulti (di cui la sua tifoseria social ha invece ricoperto il sottoscritto, senza la minima moderazione da parte di una pagina istituzionale, come sempre avviene ogni volta che qualcuno osa contestarlo), ma attraverso dati, cifre, numeri e, soprattutto, fonti.

Nessuno – NESSUNO – dei dati riportati nell’articolo arriva da personali elucubrazioni dell’autore, che non avrebbe neppure le competenze per farlo, ma da studi, report e grafici realizzati da istituti autorevoli e indipendenti (vedi la fondazione Gimbe) o, addirittura, – tenetevi forte – dal Ministero della Salute. Sì, proprio quel Ministero della Salute che Toti cita giustamente come fonte ufficiale e autorevole. Ebbene, è proprio il Ministero della Salute a indicare, nel periodo preso in esame, la Liguria ai primissimi posti sia come nuovi casi che come decessi in rapporto al numero della popolazione.

Noi – come sempre – parliamo coi fatti. Altri preferiscono minacciare querele, senza tuttavia contestare nel merito uno solo dei dati riportati nell’articolo. E, se scriviamo, se raccontiamo, è proprio perché siamo preoccupatissimi per la salute di milioni di persone, che tanti, troppi, rappresentanti politici sembrano aver sacrificato in nome di altri interessi più forti. Lo abbiamo fatto per la regione Lombardia con una lunghissima e documentata inchiesta che c’è valsa gli attacchi feroci dell’assessore Gallera e un premio per il giornalismo d’inchiesta a Ischia.

Continueremo a farlo anche per la Liguria e ovunque la propaganda politica e gli interessi elettoralistici franino sui dati e sulla realtà. Si chiama giornalismo. È un mestiere che Toti dovrebbe conoscere abbastanza bene, e di cui ormai sembra essersi tristemente dimenticato. Noi parliamo coi dati e con le inchieste, qualcun altro con le minacce di querela. Ognuno ha la sua forma di comunicazione. Poi c’è la realtà, i numeri: che, a differenza dei giornalisti (per fortuna non tutti), hanno un brutto difetto: non si piegano alla propaganda.

Spazio: confermata l’esistenza di Proxima b, il ‘gemello’ della Terra

https://www.scienzenotizie.it/2020/05/29/spazio-confermata-lesistenza-di-proxima-b-il-gemello-della-terra-5437824?fbclid=IwAR2T96wtcflza2gk7OW1JRIUN6L1lUQw_c3mei7m06PE1BUX7XQgM6ebuxo

 ASTRONOMIA

 21:54 29 Maggio 2020
 

Il corpo celeste a ”soli” 4 anni luce dalla Terra.

Proxima b, il pianeta gemello della Terra, esiste realmente ed è a soli 4 anni luce dalla nostra posizione. Orbitante nella zona abitabile della sistema planetario, l’oggetto presenta la condizioni ideali per ospitare l’acqua allo stato liquido e probabilmente forme di vita extraterrestri. A confermare la presenza del pianeta, molto simile alla Terra, è una ricerca pubblicata su Astronomy & Astrophysics e condotta da un team internazionale a cui partecipano anche gli esperti italiano dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La squadra guidata da Alejandro Suarez Mascareno, dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, ha confermato la presenza di Proxima b, un oggetto dalla massa pari a 1,17 volte quella della Terra. Scoperto 4 anni fa, solo oggi si è avuta la conferma della massa e dell’esistenza stessa del pianeta.



Spazio: confermata l’esistenza di Proxima b, il ‘gemello’ della Terra

Proxima b è un pianeta molto interessante, con caratteristiche simili alla Terra, ma probabilmente troppo vicino alla turbolenta stella madre, una nana rossa in grado di produrre devastanti tempeste magnetiche. Secondo i calcoli Proxima b riceve circa 400 volte più radiazioni rispetto alla Terra; una condizione estrema e che potrebbe provocare la ”fuga” di elementi come l’ossigeno, fondamentali per lo sviluppo della vita.

L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ (ISS) RACCONTA UN’ALTRA STORIA SUL COVID-19

L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ (ISS) RACCONTA UN’ALTRA STORIA SUL COVID-19

In attesa che il presidente Conte e i suoi 450 esperti delle varie Task Force governative bollino come «bufala» o «complottista» l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), massimo organo sanitario italiano, emerge un quadro che ribalta completamente la narrativa terroristica fatta sinora dai media di regime.

I dati sono aggiornati al 14 maggio 2020, meno di una settimana fa, e subito resi pubblici dal quotidiano «Italia Oggi». E di certo solleveranno non poche polemiche contro il lockdown e l’uso politico che ne è stato fatto dal governo e dai suoi «consulenti scientifici», con i giganteschi danni economici e i limiti arbitrari imposti alla libertà dei cittadini.

Innanzitutto va rilevato che la base statistica presa in esame dall’ISS e ISTAT è ampia e riguarda l’86% della popolazione italiana residente.

Di conseguenza, le tabelle e i grafici sono numerosi. Ma il dato che più colpisce è questo: i deceduti per Covid-19 che non avevano patologie pregresse sono stati appena il 3,9% dei morti complessivi, meno delle vittime di incidenti stradali.

Il focus dello studio si concentra poi su 2.848 deceduti per i quali, precisa l’ISS, «è stato possibile analizzare le cartelle cliniche».

In questo modo si è potuto accertare se gli italiani deceduti di questo campione, e positivi al Covid-19, fossero stati affetti in precedenza da altre patologie, e quali, in un range che comprende: cardiopatie, ipertensione, diabete, cancro, epatite, insufficienza renale, dialisi, Hiv e obesità.

Proiettando su scala italiana i risultati di questo campione di 2.848 deceduti, si può stimare che in Italia vi sono stati 1.150 morti da Covid-19 senza patologie pregresse, e poco più di 6mila con una sola patologia pregressa.

Dati inferiori di molto non solo ai circa 3mila morti l’anno che si registrano, in media, per gli incidenti stradali, ma anche agli 8mila decessi, tra diretti e indiretti, causati di solito dalle influenze stagionali.

Ma è evidente che i dati che più si prestano alle inevitabili polemiche politiche e scientifiche sono il 3,9% dei deceduti senza patologie pregresse, dato oggettivamente basso, e i numeri dei contagi e dei decessi che nella maggioranza delle regioni sono stati molto contenuti rispetto all’unica vera zona rossa, cioè di fatto le provincie di Bergamo, Brescia e nel piacentino, dove vi è stato il 51% dei deceduti totali.

Una ecatombe dove i fattori che meritano di essere indagati a fondo, possibilmente da scienziati veri e non solo dalla magistratura, sono numerosi: l’origine del virus, l’incidenza dei vaccini antinfluenzali sui morti attribuiti al Covid-19, lo zig-zag dei politici locali e governativi, i proclami «antirazzisti» dei burocrati PD che hanno fatto perdere tempo preziosissimo, il ritardo e la scarsa sintonia degli interventi sanitari, il divieto governativo – ricalcato pari pari sul modello cinese – a praticare autopsie per comprendere le cause di mortalità dei pazienti, con punte di colpevole leggerezza nelle residenze per anziani e picchi di eroismo medico nelle terapie intensive.

Il tutto per tentare di redigere un protocollo sanitario valido per l’immediato futuro, facendo a meno dei virologi da salotto tv.

Ora però, statene pur certi, assisteremo a un grottesco balletto di rimpalli e diversivi del saltimbaco che siede alla presidenza del consiglio col suo team di 450 esperti per depistare e sminuire l’impatto dei dati emersi dalla ricerca dell’ISS.

Oppure i 60mila «assistenti civici» per farvi rispettare quella ridicola pagliacciata che è il «distanziamento sociale», nato da una falsa «pandemia» ora certificata anche da numeri ufficiali.

Una falsa pandemia che però ha bloccato il mondo in attesa che scoppi un’altra falsa pandemia il prossimo autunno, come già i tromboni politico-televisivi annunciano di continuo grazie alla loro sfera di cristallo.

Ma tranquilli, perché qualsiasi cosa di razionale possiate dire loro vi risponderanno con le uniche parole che conoscono: complotto e/o bufale! Sicuri che, al solo evocare queste due paroline magiche, vi tapperanno la bocca!

«Rapito da crudele morbo…»: l’epidemia di spagnola a Torino e le disposizioni per limitare il contagio

https://www.farestoriainperiferia.org/rapito-da-crudele-morbo-lepidemia-di-spagnola-a-torino-e-le-disposizioni-per-limitare-il-contagio/

Come tenere sotto controllo un contagio che, comparso come un’apparente forte influenza, colpisce soprattutto le giovani generazioni, già decimate dalla guerra mondiale ancora in corso?

Torino, Colonia profilattica di Lucento Maria Laetitia presso la cascina Continassa, 1918. La foto è scattata in occasione della visita della delegazione della Croce Rossa Internazionale. La colonia, aperta nel 1913, ospitava i bambini di Torino per proteggerli dai focolai famigliari di tubercolosi. La prevenzione contro questa malattia assumeva una particolare importanza nel contesto sanitario precario dovuto alla pandemia di influenza Spagnola. (fonte: American National Red Cross photograph collection, Library of Congress, https://www.loc.gov/item/2017673496/)

La guerra mondiale è entrata nel suo ultimo anno, quando inizia silenziosamente a diffondersi, in diverse parti del mondo, una malattia particolarmente contagiosa. Nel maggio 1918, se ne registrano alcuni focolai anche in Italia, tra cui uno in Piemonte, a Domodossola. Un mese dopo anche Torino risulta colpita da quella che appare come un’anomala forma di influenza, la grippe, come la chiamano i più anziani, o anche “febbre dei tre giorni”, violenta ma quasi mai letale. Alla fine di agosto, l’ondata epidemica estiva sembra attenuarsi. Sottotraccia, però, la curva dei contagi sta tornando a salire e il virus – che forse è mutato – si ripresenta in forma aggressiva e letale, con un decorso breve. Nel corso del settembre 1918, i decessi giornalieri tra i torinesi incrementano giorno dopo giorno fino a raggiungere a fine mese il 300%. L’alta mortalità sembra colpire soprattutto i giovani con un ulteriore angoscioso risvolto, ossia la morte dei bambini più piccoli: negli ultimi cinque giorni di settembre sono una settantina i morti in città sotto i 6 anni, tre-quattro volte in più della media. È forse anche in relazione a questo aspetto che viene rinviata a data da destinarsi l’imminente riapertura delle scuole, prevista per il 1° ottobre.

«La Stampa», 30 ottobre 1918. Particolare della pagina dedicata alle notizie di Torino con i necrologi. Sempre più numerosi nel corso dei mesi, possono essere considerati il riflesso delle dimensioni e dell’aggressività dell’epidemia che colpisce in prevalenza giovani (Archivio storico La Stampa).

Il sindaco Frola, intanto, con un manifesto alla cittadinanza detta un severo decalogo contenente le norme individuali d’igiene da «osservarsi particolarmente in questi giorni», mentre il prefetto Taddei, dietro parere del Consiglio sanitario provinciale, decreta l’immediata chiusura di tutti i locali pubblici della provincia e la riduzione dell’orario di apertura dei negozi. I cortei funebri sono vietati e le funzioni religiose ridotte solo a «quelle essenziali». Mentre l’epidemia appare inarrestabile, le notizie diffuse dai giornali, sottoposti alla censura di guerra, risultano scarse e rassicuranti e i torinesi non sembrano fidarsi. L’attenzione di molti si sposta sui bollettini dello Stato civile pubblicati dai quotidiani e sui numerosi necrologi che dietro giri di parole raccontano la drammatica realtà del momento: «colpita da inesorabile morbo…», «dopo breve ignota malattia…» Per il solo mese di ottobre, si possono stimare in circa 1.300-1.500 i torinesi deceduti a causa dell’epidemia, che ora viene chiamata “spagnuola”.
L’insieme dei provvedimenti attuati, che non prevede però forme di confinamento per i cittadini, sembra dare qualche risultato alla fine di ottobre, quando la Prefettura inizia a valutare una data per l’avvio dell’anno scolastico e l’allentamento dei divieti per i locali pubblici. Un’accelerazione viene dall’annuncio della vittoria contro l’Austria-Ungheria con la conseguente fine della guerra, evento che rovescia per diversi giorni nelle piazze folle festanti. Il 7 novembre, intanto, riaprono caffè-concerto e teatri – con alcune limitazioni come il distanziamento e la disinfezione – e dal 18 novembre iniziano le attività scolastiche.

Seattle, Durante la pandemia di influenza Spagnola non era consentito salire sui mezzi pubblici senza indossare la mascherina (Fonte: American National Red Cross photograph collection, Library of Congress, https://www.loc.gov/item/2017668638/)

I momenti di festa collettiva e la ripartenza prematura presentano però il conto dopo circa un mese con la rapida risalita dei contagi: alla Vigilia di Natale l’epidemia è ritornata alle dimensioni viste in ottobre. Agli inizi del gennaio 1919, mentre in città giunge in visita il presidente americano Wilson, le scuole continuano la pausa natalizia per altre tre settimane, tra le polemiche per il mancato contestuale fermo anche di teatri, cinematografi e osterie. Le proteste di una parte della popolazione e la recrudescenza dell’epidemia sono all’origine di una nuova ordinanza con cui il prefetto, il 16 gennaio, impone limitazioni per i locali pubblici, vietando inoltre le feste da ballo nei circoli privati. Ai medici è fatto obbligo di denunciare i casi di influenza con complicanze e ogni caso registrato in alberghi, istituti e collettività.
Nelle borgate di periferia della zona Nord di Torino la situazione sembra essere particolarmente difficile. In un prossimo intervento si esaminerà l’impatto dell’epidemia in una delle borgate del territorio dell’attuale Circoscrizione 5, ossia Lucento-Ceronda.

Approfondimenti
Per una disamina a livello nazionale: E. Tognotti, La spagnola in Italia. Storia dell’influenza che fece temere la fine del mondo (1918-19), FrancoAngeli, Milano 2015 (1a ed. 2002).

I dati puntuali sulla vicenda torinese sono tratti dalla consultazione di “La Stampa”, per il periodo agosto 1918-gennaio 1919 (www.archiviolastampa.it).


Autori dell’articolo Nicola Adduci e Giorgio Sacchi