25/04 : Nasce il nuovo Presidio No Tav di San Didero

post — 25 Aprile 2021 at 20:17

25/04 : Nasce il nuovo Presidio No Tav di San Didero

La piana della Val di Susa ha visto oggi un’altra grande giornata di mobilitazione.

Un corteo di più di 2000 persone si è riappropriato delle strade che da due settimane a questa parte sono bloccate a singhiozzo dalle forze dell‘ordine per controllare il perimetro del nuovo futuro cantiere di San Didero.

Oggi, il 25 aprile, le vecchie e le nuove resistenze si sono incontrate in un giorno di memoria e lotta. Partendo da San Giorio, luogo fondamentale per la Resistenza per il giuramento partigiano della Garda fino ad arrivare a Bruzolo, sono stati ricordati partigiani come Walter Fontan e Aldo Rossero che, durante la Guerra di Resistenza, sono morti in battaglia combattendo contro l’invasore nazifascista.

Ai giorni nostri gli invasori sono altri.

Da 30 anni in Val di Susa chi prova a fare proprio un territorio solo ed esclusivamente per interessi economici distruttivi, sono i faccendieri come Telt, i politici che strizzano l’occhio alle lobby economiche e troppo spesso legate alle mafie che hanno in mano i più grandi cantieri del Paese.

La solita tarantella italiana che muove miliardi di euro e che contribuisce ad allargare ulteriormente quella forbice tra ricchi e poveri che ormai da tempo sta sulle nostre teste come una spada di Damocle. Telt, con le spalle coperte da Governo e Questura, ha deciso di agire in piena pandemia mondiale mettendo definitivamente in luce come la salute dei cittadini sia l’ultima delle priorità. In un momento storico come quello che stiamo attraversando, dove le terapie intensive rischiano quotidianamente il collasso e la sanità territoriale è sempre più de mansionate, causando una scarsa attenzione alle conseguenze del Covid come anche al resto delle problematiche sanitarie, i soldi pubblici dovrebbero essere investiti nel miglioramento del sistema sanitario nazionale in tutta la sua complessità. Invece succede che nel nostro Bel Paese quello che diventa prioritario è costruire un’opera mastodontica, prendendo contribuiti europei e nazionali, utile solo a chi si deve riempire le tasche. Perché per tutto il resto l’utilità dell’alta velocità Torino-Lione non esiste. Questi cantieri hanno già iniziato a svelare la vera natura di queste grandi opere : quella devastatrice e mortifera per tutto il territorio valsusino.

Oggi come movimento notav, abbiamo dimostrato ancora una volta come possa essere possibile attraversare questo mondo in un modo più sostenibile per tutte e tutti. Con determinazione abbiamo preso possesso dei terreni, nostri di diritto, di fronte al neonato cantiere di San Didero sottolineando la linea di demarcazione che ci differenzia da coloro che stanno occupando la Val di Susa.

Per questo oggi era importante costruire un nuovo presidio No Tav in quel luogo, raggiungere il terreno dato in comodato d’uso perché non sarà la loro violenza a fermare la nostra resistenza

In una giornata come il 25 aprile, inaugurare un nuovo presidio No Tav laddove la controparte sta mettendo in atto l’ennesimo scempio legato a quest’opera ecocida, vuol dire resistere ancora e prendere in mando il testimone lasciatoci dai nostri partigiani.

Corte d’appello conferma: dalla polizia sassi e lacrimogeni ad altezza d’uomo contro i NoTav

https://www.notav.info/post/la-cassazione-conferma-dalla-polizia-sassi-e-lacrimogeni-ad-altezza-duomo-contro-i-notav/

post — 23 Aprile 2021 at 11:23
La Corte d’Appello di Torino ha pubblicato le motivazioni della sentenza emanata il 21 gennaio scorso, in merito agli scontri avvenuti in Valsusa il 3 luglio 2011.

Al suo interno sono emersi diversi passaggi particolarmente interessanti che mettono in luce il dannoso e violento operato da parte delle Forze dell’Ordine che proprio in questi giorni è nuovamente emerso in merito al grave ferimento di Giovanna, la No Tav ferita da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo.

A fronte delle nostre più che legittime accuse, proprio la Questura di Torino, in questi giorni, ha rilasciato diverse dichiarazioni – alcune diverse tra loro – nelle quali è stato affermato che:

«Non è possibile che un lacrimogeno sia stato sparato ad altezza uomo, non solo perché questo è vietato, ma perché in quel momento erano già state elevate reti alte quattro metri che quindi avrebbero impedito al tiro una traiettoria orizzontale». Inoltre, quelli sparati l’altra sera erano «lacrimogeni a frammentazione, che si suddividono, una volta caduto il bossolo a terra, in cinque dischetti pesanti 20 grammi l’uno che contengono il gas e che diventano incandescenti, per cui se dovessero colpire qualcuno provocherebbero un’ustione». (Fonte La Repubblica 19/04/2021)

«Nessun contatto diretto è avvenuto tra polizia e dimostranti e il lancio di lacrimogeni è avvenuto a grande distanza» (Fonte La Stampa del 18/04/2021)

Ebbene, una sequela di falsità tutte ad uso e consumo della stampa nazionale, dei politicanti e dei forcaioli pronti a dare sostegno a chi utilizza la violenza con la scusa di gestire l’ordine pubblico, mentre l’unico obiettivo è quello di reprimere il dissenso a qualunque costo e con qualsiasi mezzo.

E nel mentre, i Tg mandavano in onda il video di Local Team del 13 aprile, dove si vede un gruppo di Carabinieri da cui giunge testuale “io ne ho sparato uno in faccia sulla strada”, aggiungendo che non si poteva verificare se quella frase giungesse realmente dai CC.

Finalmente un Tribunale scrive nero su bianco che proprio le forze dell’ordine in Valsusa hanno compiuto diverse azioni illecite. Auspichiamo, dunque, che si ponga fine a questa santificazione dell’operato delle forze dell’ordine e che la Questura la smetta di agire come se fosse guidata da tanti intoccabili sceriffi di Nottingham. In quanto tutori della legge, hanno un bel dire se sono loro i primi ad infrangerla.

Sono tante le querele esposte da attivisti del movimento No Tav e poi archiviate dalla Procura, tutte fanno riferimento a gravi atti di violenza da parte delle forse dell’ordine.

A scanso di equivoci, di seguito pubblichiamo alcuni stralci della sentenza.

“Come le Forze dell’Ordine, nel sito in esame, in alcuni casi utilizzarono i gas lacrimogeni fuori dalle direttive ricevute, quantomeno con riguardo alle traiettorie di lancio ed agli obbiettivi individuati,

giungendo inoltre a lanciare sassi dal cavalcavia autostradale sui manifestanti sottostanti” (pag.164-165 della sentenza)

(pag.81-82 della sentenza)

(Pag. 134 della sentenza)

(pag.136 della sentenza)

(pag.138 della sentenza)

No Tav, dieci domande al governo: “Draghi intervenga sull’uso dei lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine”

https://torino.repubblica.it/cronaca/2021/04/23/news/no_tav_dieci_domande_al_governo_draghi_intervenga_sull_uso_dei_lacrimogeni_da_parte_delle_forze_dell_ordine_-297684946/?fbclid=IwAR2F88jE4qRTNnz5FEKSbsUF3KlU9eUBUhEv9hZW-PMM08_xgIfnJuvHX1c

La manifestazione No Tav a San Didero del 13 aprile (ansa)
Un documento dopo gli scontri al cantiere per l’autoporto di San Didero: “Azioni giudiziarie più simili a quelle di regimi dittatoriali che di una democrazia”
23 APRILE 2021
 
Si rivolgono a Draghi i No Tav che questa mattina sono entrati nella sede di Repubblica a Roma.

Hanno consegnato un documento con 10 domande da fare al governo dopo gli scontri dei giorni scorsi in Valle di Susa. Chiedono al presidente del consiglio di prendere posizione sull’uso dei lacrimogeni al Cs che – dicono – “vengono classificate come armi chimiche”, e chiedono di intervenire anche sul modo in cui questi strumenti vengono utilizzati. “sparati ad altezza uomo, come dimostrano i nostri video”, spiegano gli attivisti antitreno.

Il secondo blocco di domande riguarda invece i provvedimenti e le misure cautelari imposte ad alcuni attivisiti e in particolare Dana Lauriola, del centro sociale torinese Askatasuna, condannata per blocco stradale in una manifestazione del 2012. Ha scontato sette mesi in carcere e ora è ai domiciliari. “Amnesty international, con associazioni del diritto e giuristi hanno denunciato una detenzione assurda, che si somma a una lista di detenzioni, misure e procedimenti penali e amministrativi nei confronti di hi si è opposto con manifestazioni, tesi di laurea e articoli”.

I No Tav chiedono a Draghi se ha intenzione di continuare su questa linea. ” Le azioni giudiziarie contro il movimento No Tav sono più simili a quelle di regimi dittatoriali che a quelle di una democrazia”. Impugnano la valutazione della corte dei conti europei del 2020 per chiedere al premier, da sempre europeista “se intende ignorare un’istituzione che ha definito l’opera inutile e dannosa”. Chiedono anche conto della relazione costi benefici. I manifestanti definiscono la Tav un “accanimento” da parte di un governo che ha dichiarato la sua missione ambientalista con il ministero della transizione economica. In questo quadro si inserisce anche il cantiere dell’Autoporto di San Didero, secondo cantiere aperto in valle da parte di Telt la societa incaricata della realizzazione dell’opera, e nuova area di contestazione per i No Tav criticata anche dagli amministratori locali della zona. “In un momento di crisi sanitaria ed economica di queste  proporzioni come è possibile che si spendano 54 milioni di euro per un’opera di questo tipo? Come è possibile che la prima opera accessoria di un raddoppio ferroviario sia alla fine un autoporto che favorisce il trasporto su gomma?”, chiede il movimento interrogando Draghi.

(ansa)

L’ultima tranche del questionario rivolto a Draghi riguarda i costi dell’opera sbilanciati a sfavore dell’Italia. “Ogni chilometro italiano del tunnel di base costerebbe all’Italia ben 280 milioni di euro mentre ogni chilometro francese del tunnel costerebbe alla Francia solo 60 milioni di euro. Anche a questo governo non sembra anomalo questa ripartizione?”, dicono i No Tav che chiedono di dirottare quelle risorse per risanare le infrastrutture della valle, a partire dalla sanità.  

“È infine noto – concludono – che in caso di abbandono del progetto da parte dell’Italia e della Francia non vi saranno penali europee. Per quale ragione questo governo intende ignorare la volontà della cittadinanza, delle amministrazioni locali, dei sindaci delle città italiane e francesi coinvolte?”. Il documento è firmato “Rete No Tav Roma”

Idrogeno e ferrovie (ma non la Tav). Ecco Torino nel Recovery di Draghi

https://torino.corriere.it/politica/21_aprile_23/torino0203-documentoa-7b730c9a-a46a-11eb-a7d3-6cda844bb148.shtml

La tratta nazionale dell’Alta velocità non è citata nel documento. Entrano invece la linea per Caselle, treni merci e piste ciclabili

Idrogeno e ferrovie (ma non la Tav). Ecco Torino nel Recovery di Draghi

C’è la ferrovia per l’aeroporto, la Torino-Caselle-Ceres. Ma anche l’ammodernamento della Canavesana. E poi il potenziamento della linea per i treni merci con Genova. E piste ciclabili, fondi per il dissesto idrogeologico e la pulizia del fiume Po, stazioni di ricarica a idrogeno per rendere puliti i collegamenti autostradali verso il Nord Est. Ecco Torino nell’ultima bozza del «piano nazionale per la ripresa e la resilienza», il cosiddetto «Recovery plan», in discussione in queste ore a Roma prima dell’approvazione definitiva del consiglio dei ministri.

Grande assente, invece è l’alta velocità torinese: non il tunnel di base del Moncenisio, ma la tratta nazionale dal costo di circa 750 milioni che — quando verrà ultimato — dovrebbe collegare il tunnel, appunto, a Torino e al resto della rete ferroviaria. Non ce n’è traccia, mentre l’esecutivo di Mario Draghi si è concentrato su altre linee ad alta velocità verso il sud d’Italia: Napoli-Bari, Palermo-Catania-Messina e i primi lotti delle direttrici Salerno-Reggio Calabria e Taranto-Potenza Battipaglia. «In commissione trasporti — fa sapere la deputata della Lega, Elena Maccanti — abbiamo chiesto intanto al ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, di inserire la tratta italiana nell’elenco delle opere strategiche da commissariare ai sensi del decreto “Sblocca cantieri”».

Torino trova spazio tuttavia quando si tratta del rafforzamento delle linee per le merci con la Liguria: «L’intervento permetterà il transito di treni con lunghezza fino a 750 metri. Al completamento dell’intero progetto — si legge nella bozza del piano di ripresa e resilienza —, i tempi di percorrenza saranno quasi dimezzati sia sulla tratta Genova-Milano che sulla tratta Genova-Torino».

«Un’enfasi particolare», così dice il documento, viene riservata piuttosto alle ferrovie regionali per interventi di adeguamento, elettrificazione e potenziamento. In questo capitolo il capoluogo piemontese viene citato due volte: la prima nel caso della Canavesana, la storica ferrovia che collega Pont, Rivarolo e Chieri, di recente passata dalle mani di Gtt a quelle di Trenitalia; la seconda, nel caso della Torino-Ceres, linea che servirà a ripristinare il collegamento con l’aeroporto di Caselle grazie al nuovo tunnel ferroviario sotto corso Grosseto — già realizzato e finanziato — la cui apertura è prevista nel 2023. Un’opera, questa, che in un primo tempo non era stata inserita nel piano, redatto anche sulla base dei progetti segnalati le Ferrovie dello Stato, ma che adesso potrà essere al centro di ulteriori investimenti per rendere il collegamento più efficace.

Capitolo trasporti ecosostenibili. Oltre agli interventi destinati alle piste ciclabili e alle altre infrastrutture per la mobilità alternativa destinati alle città, Torino compare poi come uno dei due nodi, con Trieste, della rete di stazioni di ricarica a idrogeno immaginata lungo le direttrici autostradali. «Attraverso questi investimenti — si legge nella bozza del piano per la ripresa — sarà possibile sviluppare circa 40 stazioni di rifornimento, dando priorità alle aree strategiche per i trasporti stradali pesanti quali le zone prossime a terminal interni e le rotte più densamente attraversate da camion a lungo raggio».

23 aprile 2021 | 21:34

18/04 – conferenza stampa: lacrimogeni ad altezza uomo, ferita grave un’attivista No Tav

https://www.notav.info/post/18-04-conferenza-stampa-lacrimogeni-ad-altezza-uomo-ferita-grave-unattivista-no-tav/

post — 18 Aprile 2021 at 15:30

18/04 – conferenza stampa: lacrimogeni ad altezza uomo, ferita grave un’attivista No Tav

VEDI ANCHE: AGGIORNAMENTO 19/04 SU CONDIZIONI DI SALUTE DI GIOVANNA

Si è svolta questa mattina alle 12,30, al Centro Polivalente di San Didero, la conferenza stampa del Movimento No Tav per denunciare e fare chiarezza sui gravi fatti accaduti ieri sera a seguito della meravigliosa giornata di lotta e del lungo e partecipatissimo corteo che ha attraversato i paesi della Valle da San Didero a San Giorio.

Il movimento No Tav, infatti, ha poi concluso la giornata di mobilitazione di ieri, con un saluto ai presidianti che ormai da giorni resistono sul tetto del presidio all’interno delle recinzioni.

Le forze dell’ordine hanno avuto una reazione spropositata a questo atto di solidarietà del Movimento, scatenando un fitto lancio di lacrimogeni ad altezza uomo colpendo una ragazza in pieno volto.

Questa generosa donna è una valsusina acquisita fin dagli albori del Movimento No Tav. Infatti, è sempre stata  presente dal 2005 in poi con sua figlia, ha anche vissuto in Valsusa per qualche tempo e in ogni occasione possibile è sempre pronta a sostenere la lotta No Tav.

Giovanna attualmente si trova all’ospedale Molinette con due emorragie celebrali e plurime fratture al volto. Ha inoltre subito pressioni da un’operatrice nonostante lo stato fortemente provato per le lesioni subite e l’estrema situazione di fragilità, colpevolizzandola per il fatto di essere stata ferita nell’ambito di una iniziativa del movimento no tav violando quel patto di sicurezza e protezione che si dovrebbero trovare in una condizione normale nel momento in cui si varcano le porte dell’ospedale. E’ notizia di questa mattina, inoltre, che la polizia è andata alle Molinette entrando nella stanza di Giovanna cercando di interrogarla contrariamente a quanto definiscono le norme anti-covid che vietano l’entrata di esterni, compresi i parenti, in ospedale.

Presente alla conferenza anche Loredana Bellone, consigliere comunale di San Didero, che ha sottolineato come l’occupazione militare del territorio del proprio Comune, sia un fatto molto grave e come sia inaccettabile che le forze di polizia non permettano il normale svolgimento della vita quotidiana del paese. Ha inoltre denunciato il comportamento ignobile delle forze dell’ordine che hanno causato il grave ferimento di Giovanna.

Troviamo inaccettabile questo comportamento così come troviamo inaccettabile la scelta di violenza praticata e perpetrata dalle forze dell’ordine ogni volta che la popolazione valsusina decide di opporsi ai cantieri dell’alta velocità.

Da lunedì cittadini e amministratori sono in mobilitazione opponendosi alle operazioni propedeutiche alla costruzione di un nuovo autoporto, cantiere collaterale del progetto, ormai monco, della Torino- Lyone. Quello che si trovano di fronte sono forze militari che si muovono nella notte, spropositate per numero e violenza, accompagnate da idranti e gas lacrimogeni lanciati ad altezza uomo.

Ieri sera si è sfiorata una tragedia che possiamo definire annunciata.

Perchè purtroppo queste modalità le abbiamo già incontrate negli anni passati quando già in altre occasioni il lancio di lacrimogeni ad altezza uomo, ha causato diversi ferimenti gravi quali ad esempio la perdita di un occhio, svariate fratture al volto e alla testa. Lo diciamo infatti da anni, è inaccettabile che le forze di polizia, in uno stato democratico, violino ogni convenzione dei diritti umani partendo dalla privazione del diritto di manifestazione arrivando a sparare ad altezza uomo lacrimogeni al CS che ricordiamo essere vietati dalla convenzione di Ginevra.

Val Susa, i sindaci contestano il nuovo autoporto: “Opera inutile da 47 milioni di euro”. “Siamo sotto assedio, servono vaccini non poliziotti”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/18/val-susa-i-sindaci-contestano-il-nuovo-autoporto-opera-inutile-da-47-milioni-di-euro-siamo-sotto-assedio-servono-vaccini-non-poliziotti/6169168/?fbclid=IwAR161VAZUQVtOHx7k2OjEq9YoAGe_UdfR5Q4itjmQ5CHHCqc6-MCc2iYyGk

CRONACA – 18 APRILE 2021

 “Siamo sotto assedio. Vorremmo vedere arrivare i vaccini e non le forze dell’ordine”. Lo chiedono i sindaci e gli amministratori di San Didero e Bruzolo, i due comuni della Val di Susa dove nella notte tra lunedì e martedì sono partiti i lavori per la costruzione del nuovo autoporto.

“Un’opera accessoria alla Torino-Lione – spiega l’ingegnere Alberto Poggio, membro della commissione tecnica dell’Unione Montana Valle Susa – che serve per sostituire l’area già esistente a Susa la quale dovrà essere smontata per lasciare spazio ad altri cantieri del progetto. Non ne abbiamo bisogno anche perché poco distante da qui a 30 km, abbiamo un altro interporto esistente”.

Un’opera da 47 milioni di euro. “Di cui oltre il 10% per la sola sicurezza” spiega il vice sindaco di San Didero Alberto Lorusso che si dimostra preoccupato anche per il terreno su cui sarà costruito: “Questi terreni nel 2003 erano stati sequestrati dalla Procura poiché erano erano stati rinvenuti dei fusti inquinanti. La nostra grande preoccupazione è capire cosa verrà fuori quando scaveranno”.

Il promotore pubblico incaricato di costruire la grande opera, Telt, assicura che il progetto minimizzerà l’uso delle superfici forestali sul territorio. Ma in questi giorni anche Legambiente Piemonte si è esposta criticando il progetto. E a far preoccupare gli abitanti della Valle è anche la “militarizzazione del territorio”. Oggi il mercato comunale ha dovuto traslocare perché il piazzale dove si teneva è a ridosso del cantiere. “Questo cantiere arriva dieci anni dopo quello di Chiomonte – conclude l’ingegner Poggio – la Torino-Lione è un’opera che è in ritardo, non è stato costruito nemmeno un metro di ferrovia, è già vecchia, creerà dieci milioni di tonnellate di Co2 e il danno climatico sarà compensato soltanto alla fine del secolo”. Per questo i sindaci insieme al movimento No Tav chiedono di fermarla e di investire in altro: “scuole, sanità e messa in sicurezza del territorio”.

No Tav ferita gravemente da un lacrimogeno, è ricoverata in ospedale

https://www.lastampa.it/torino/2021/04/18/news/no-tav-ferita-gravemente-da-un-lacrimogeno-e-ricoverata-in-ospedale-1.40167298?__vfz=medium%3Dsharebar&fbclid=IwAR3I3OQlnvqZjH6KqGNW91IrCrTVKU7M7v7jJOSGcPN1L_dcz4gl3n74PCQ

La donna, di 36 anni, ha subito la frattura orbitale dell’occhio destro. Ha una prognosi di 25 giorni. Il movimento denuncia l’uso dei candelotti sparati ad altezza d’uomo

TORINO. Giovanna Saraceno, un’attivista No Tav di 36 anni, è ricoverata da ieri sera in ospedale dopo essere rimasta ferita durante le proteste contro il cantiere del nuovo autoporto di San Didero. Saraceno è stata prima portata all’ospedale di Rivoli e da qui, in mattinata, è stata spostata all’ospedale delle Molinette. Il referto medico parla di trauma da corpo contundente che le ha provocato una frattura orbitale dell’occhio destro e un’emorragia cerebrale con prognosi di 25 giorni.

Secondo quanto riferisce il movimento, che in mattinata ha organizzato una conferenza stampa, il ferimento sarebbe avvenuto ieri sera al termine del corteo di No Tav (duemila persone secondo la questura, quattromila secondo gli organizzatori) quando un gruppo di attivisti si è sganciato e, arrivato alla reti di recinzione del nuovo cantiere presidiato dalla polizia, ha lanciato fuochi d’artificio «per salutare i presidianti sul tetto», un gruppo di attivisti che si è arroccato sulla baracca antistante il piazzale del cantiere fin dallo sgombero dell’area avvenuto per opera delle forze dell’ordine nei giorni scorsi.

A questa azione la polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni, uno dei quali avrebbe appunto colpito in volto la militante. Ricoverata sveglia e cosciente nel reparto di Chirurgia d’urgenza, l’attivista verrà operata da chirurghi maxillo facciali e neurochirurghi delle Molinette nei prossimi giorni. Per ora resta in osservazione. Se l’evoluzione sarà favorevole saranno confermati 25 giorni di prognosi

Giovanna Saraceno è originaria di Pisa ma è volto noto in valle avendo fatto parte del movimento fin dai suoi esordi, nel 2005, e avendo anche vissuto in Valle di Susa per qualche tempo.La denuncia dei No Tav
Nel corso della conferenza stampa avvenuta in mattinata davanti al centro polivalente di San Didero, il movimento ha parlato di «reazione spropositata» da parte della polizia denunciando il lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo. Non è la prima volta che il movimento contesta questa il non regolamentare suo dei lacrimogeni da parte della polizia e già in passato altri attivisti erano rimasti feriti da candelotti piovuti nel corso delle azioni in valle. Molto dure le parole di Guido Fissore, storico volto No Tav: «Questo non è un incidente ma un attentato vero e proprio. Si è sfiorata una tragedia annunciata perché purtroppo queste modalità le abbiamo già incontrate negli anni passate. lo diciamo da anni: è inaccettabile che le forze di polizia, in uno Stato democratico, violino ogni convenzione dei diritti umani partendo dalla privazione del diritto di manifestazione per arrivare allo sparare ad altezza d’uomo lacrimogeni al cs che, ricordiamo, sono vietati dalla Convenzione di Ginevra».

Martina Casel, altro volto noto del movimento, ha inoltre denunciato: «La polizia si è presentata in ospedale entrando nella stanza di Giovanna per interrogarla, contrariamente a quanto definiscono le norme anti-covid, che vietano l’ingresso in ospedale ad esterni, compresi i parenti».

All’attivista è arrivata la solidarietà di Paolo Ferrero, Rifondazione comunista, vicepresidente di Sinistra Europea, mentre Francesca Frediani, consigliere regionale del Piemonte, ex M5S oggi Movimento 4 Ottobre, ha sottolineato come già nei giorni passati il movimento avesse denunciato l’uso di lacrimogeni sparati ad altezza viso.

La ricostruzione della questura
La polizia ha fatto sapere che sono in corso accertamenti per verificare la dinamica del ferimento dell’attivista. Secondo una prima ricostruzione della Questura di Torino ieri intorno alle 23 un gruppo di un centinaio di attivisti, partiti dal campeggio allestito a San Didero, si è avvicinato alle reti di recinzione e per circa un’ora avrebbero lanciato sassi, bombe carta e fuochi d’artificio all’indirizzo delle forze dell’ordine. I poliziotti hanno reagito con idranti e lancio di lacrimogeni. «Nessun contatto diretto è avvenuto tra polizia e dimostranti e il lancio di lacrimogeni è avvenuto a grande distanza» ha fatto sapere la questura.

CONFERENZA STAMPA. Lacrimogeni sparati ad altezza uomo: ferita grave un’attivista No Tav

https://www.notav.info/post/aggiornamenti-da-san-didero/notav.info?

post — 18 Aprile 2021 at 10:43

CONFERENZA STAMPA. Lacrimogeni sparati ad altezza uomo: ferita grave un’attivista No Tav

CONFERENZA STAMPA ORE 12.30 AL POLIVALENTE DI SAN DIDERO.
 
Ieri sera, al termine della manifestazione, i No Tav si sono avvicinati al piazzale per portare un saluto ai presidianti che resitono ancora sul tetto. La reazione delle forze dell’ordine è stata come al solito spropositata, con un enorme lancio di lacrimogeni.
UN’ATTIVISTA NO TAV E ‘GRAVE ALL’OSPEDALE CON EMORAGGIA CELEBRALE E FRATTURE AL VISO, COLPITA GRAVEMENTE DA UN LACRIMOGENO SPARATO AD ALTEZZA UOMO DALLE TRUPPE D’OCCUPAZIONE!
Seguiranno aggiornamenti.
 
Forza NO TAV!!

La legge è uguale per tutti. Tranne per speculatori e polizia

https://www.notav.info/post/la-legge-e-uguale-per-tutti-tranne-per-speculatori-e-polizia/

post — 16 Aprile 2021 at 11:21

La legge è uguale per tutti. Tranne per speculatori e polizia

Condividiamo questa bella risposta di Alberto Perino all’articolo nell’immagine uscito per La Stampa.

Viviamo in un Paese che era definito, una volta, la culla del diritto e che LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI. Questa è la favola che raccontano per tenere buoni i cittadini-sudditi. Ma non è così.
I giudici dicono a Dana e a tutti i NO TAV: Lottate, ma nel rispetto della legge.

Signori Giudici, ma occupare manu militari e recintare terreni che non sono ancora stati espropriati ai legittimi proprietari è rispettare la legge?
Quale legge consente questo sopruso?

Signori Giudici, in base a quale legge lo stato impegna migliaia di sbirri per permettere ad una azienda privata di occupare dei terreni privati non espropriati e di recintarli manu militari ed impedisce al legittimo proprietario di accedere quando e come gli pare ai SUOI terreni?

Signori Giudici, se i gas lacrimogeni al CS vietati per l’utilizzo in guerra dalle convenzioni internazionali perché gravemente tossici per la salute in quanto cancerogeni, teratogeni e mutageni, come possono essere utilizzati contro le popolazioni inermi del proprio Paese?

Signori Giudici sulle pareti dei vostri tribunali campeggia la scritta LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI, come mai non la fate rispettare anche a TELT in Clarea a Chiomonte e alla SITAF a San Didero?
Sapete, i cittadini hanno l’impressione che lo stato faccia le leggi per il gusto di permettere ai “GRANDI E POTENTI” (qui da noi STAF, TERNA, TELT) il gusto di violarle impunemente per ribadire che loro sono loro e i cittadini non sono un cazzo!

Signori Giudici, le leggi le devono solo rispettare i NO TAV e non i devastatori della nostra amata Valle? Vero?

Signori Giudici, mi sembra che siate molto attenti alle nostre pagliuzze e non voliate mai vedere le travi di SITAF e TELT.

Che pena, Signori Giudici

San Didero: la violenza inaudita della polizia (VIDEO)

post — 15 Aprile 2021 at 15:07

San Didero: la violenza inaudita della polizia (VIDEO)

Un giovane No Tav racconta la manifestazione di lunedì 13/04 a San Didero e della violenza che continua ad essere perpetrata dalle forze di polizia in Val di Susa.

Succede proprio in mezzo alla Valle, quando la popolazione decide che non accetta una militarizzazione del proprio territorio per favorire la costruzione di opere inutili come l’alta velocità Torino-Lione e le opere accessorie ad essa collegate.

Succede a San Didero, luogo in cui un giovane No Tav viene violentemente colpito alla testa da uno dei migliaia di lacrimogeni che la polizia ha lanciato in questi giorni, anche ad altezza uomo, anche in mezzo al paese.

San Didero - violenze della Polizia