VERSO L’8 DICEMBRE 2018, 9ª GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE – LE RESISTENZE NEI TERRITORI DIFENDONO E RILANCIANO IL BEL PAESE E IL FUTURO DEL PIANETA

http://www.presidioeuropa.net/blog/verso-l8-dicembre/

LE RESISTENZE NEI TERRITORI DIFENDONO E RILANCIANO IL BEL PAESE

E IL FUTURO DEL PIANETA


Il Coordinamento dei Comitati No TAV del 17 ottobre ha deciso di sostenere il proseguimento del confronto tra i movimenti e le associazioni che si oppongono alle Grandi Opere Inutili e Imposte e che lottano per la difesa dei territori verso una mobilitazione nazionale.

In questo contesto, dopo gli incontri di  Venezia e di Firenze e del prossimo di Roma dell’11 novembre (Sì-amo la terra), il Movimento No TAV organizzerà sabato 17 novembre un’assemblea nazionale in Val di Susa con l’obiettivo di costruire una mobilitazione diffusa a livello nazionale delle lotte territoriali per sabato 8 Dicembre.

Il Movimento No TAV ricorda che l’8 dicembre 2018 si festeggia in Europa la 9ª Giornata Internazionale contro le Grandi Opere Inutili e Imposte.  

Difendere i territori vuol dire contribuire in modo positivo al futuro del Pianeta e a contrastare la distruzione degli ecosistemi e il riscaldamento globale.

Il Movimento No TAV vuole collegare la giornata dell’8 dicembre alla Conferenza ONU COP24 (dal 3 al 14 dicembre in Polonia) dove i Potenti della Terra tenteranno di raggiungere un accordo per dare attuazione agli Accordi di Parigi sul Clima.

Le opposizioni contro le Grandi Opere Inutili e Imposte e per la difesa dei territori rivendicano il loro ruolo positivo e propositivo attraverso le alternative proposte per contrastare il cambiamento climatico (l’uso dell’esistente, le c.d. opzioni zero, il blocco del consumo di suolo, ecc.).

La data dell’8 dicembre 2018 è vicina, il Movimento No TAV invita a diffondere da subito l’appello per la mobilitazione diffusa affinché questa giornata sia un successo e dia voce e visibilità alle popolazioni, per unire le forze con un unico obbiettivo: IL VERO CAMBIAMENTO !

CHIAMPARINO DICE TUTTO ED IL CONTRARIO DI TUTTO PUR DI ASSECONDARE GLI INTERESSI DELLA LOBBY TAV

https://www.piemonte5stelle.it/2018/10/chiamparino-dice-tutto-ed-il-contrario-di-tutto-pur-di-assecondare-gli-interessi-della-lobby-tav/

Per Chiamparino prima era il Movimento 5 Stelle ad essere subalterno alla Lega, ora l’esatto contrario. Si chiarisca le idee prima di sparare boutade pre elettorali. L’unica cosa certa è la subalternità di Chiamparino e del PD alla lobby delle grandi opere inutili, quella del cemento armato e dei buchi nelle montagne.
Evidentemente la paura fa 90 in vista di una seria ed indipendente analisi dei costi – benefici mai effettuata dai Governi italiani da 30 anni a questa parte. Per rilanciare l’economia in Piemonte sono molti i cantieri su cui puntare: scuole, dissesto idrogeologico, infrastrutture per il trasporto pubblico locale. Temi, non a caso, completamente ignorati da Chiamparino e la sua Giunta.

Giorgio Bertola, Candidato M5S Presidente Regione Piemonte

Tav. Siamo agli sgoccioli

https://mavericknews.wordpress.com/2018/10/19/tav-siamo-agli-sgoccioli/

Sarà fermato definitivamente o con un compromesso al ribasso? Tante domande e qualche riflessione.

di Fabrizio Salmoni

Allora, forse ci siamo. Lo dico con la cautela e la diffidenza necessarie: il mostro Tav sta per essere abbattuto. Lo dicono i segnali che arrivano da più parti e forse quello decisivo dai parlamentari della Lega che due giorni fa hanno fatto dichiarazioni conformi a quelle dei 5S: stop ai bandi degli appalti e cacciata del Commissario Foietta. Dichiarazioni che confermano sensazioni decennali: che alla Lega poco importa del Tav a fronte di altre grandi opere che gravitano su territori da essa controllati. L’hanno difeso fintantochè è durata la  sottomissione al berlusconismo che controllava cassa e voti e ha sempre pesato la loro natura di destra popolare infastidita dalle lotte sociali e dalla protesta popolare valsusina, tutte associate con enorme approssimazione ai cattivissimi “centri sociali”.

Il patto scellerato (ma obbligato dalle percentuali elettorali) di governo, anomalo finche si vuole ma frutto dei tempi che cambiano, sta facendo la differenza con il passato dei padani in attesa del momento giusto per dare un parere definitivo.

Tutti lo stiamo aspettando da mesi accumulando rabbia, diffidenza e frustrazione verso un M5S dai comportamenti ambigui che ha chiuso ogni canale di comunicazione sia verso la Val Susa che verso la lobby del Tav: nessuno parla, nessuno risponde, nessun appello viene apparentemente recepito. La proconsola (si deve dire cosi?) piemontese Laura Castelli ha imposto con le buone e con le cattive (più con queste ultime, ci risulta) di mettere in quarantena ogni rapporto con il territorio: museruola a parlamentari, consiglieri, ecc. Non c’è canale privilegiato che tenga. L’indicazione è ancora, a oggi, di fare riferimento alla valutazione costi-benefici in corso al Ministero. Un’indicazione che lascia spiragli di speranza ai No Tav e che fa imbestialire la lobby, in particolare la persona del Chiamparino, “il vecchio che avanza”, l’ultimo truce soldato degli interessi dei poteri piemontesi dopo l’abbandono forzato (dal voto) di Fassino e del braccio “violento” del partito Esposito, tornato a fare l’impiegatuccio e forse a mestare nel torbido delle acque tempestose del partito che ha contribuito ad affossare. Il Chiampa è  l’ultima disperata carta per un Pd in disarmo, devastato dalle faide interne, che non riesce ad ammettere l’autoidentificazione totale con il Tav tra le cause del proprio disastro sul territorio piemontese. Con lui e il suo agitarsi, la lobby esce allo scoperto e rende più evidente che mai che la Torino-Lione è interesse di pochi, pochi che si autodefiniscono portatori degli interessi di tutti: Unione Industriali, Confcommercio, Ascom, Confindustria, Camera di Commercio, Cooperative e compagnia mangiante. In altri tempi lo si direbbe un vero e proprio fronte di classe, entità e corporazioni che con l’interesse generale hanno sempre poco a che fare, espressioni di un capitalismo straccione e gretto che non vive di propri investimenti ma di soldi pubblici. Le banche tacciono ma sono li dietro che spingono. Chi non tace sono i media della lobby con in testa, come sempre, La Stampa e Repubblica a sferrare violentissimi attacchi quotidiani al governo e a spargere bugie. La strategia è talmente evidente e sfacciata da essere totalmente leggibile: screditare il governo e puntare a farlo cadere al più presto; dividerlo attaccando duramente i 5S e allo stesso tempo lusingando la Lega accreditandola come ultimo baluardo dell’establishment. Sul campo, rimangono operativi i soldatini a tenere le posizioni: Foietta e Virano, ex funzionari di partito fattosi Stato. Vedremo fino a quando.

Un altro colpetto alla lobby dovrebbe assestarlo il Comune di Torino se solo la maggioranza 5S si decidesse a portare in aula la mozione contraria al Tav, pronta ma rimpallata da settimane tra le commissioni quasi a voler guadagnare tempo perchè non si sa mai…

Dall’altra parte, c’è un Movimento No Tav vivo e scalciante nell’anima ma debilitato nella partecipazione attiva dalla più dura repressione giudiziaria mai dispiegata contro una lotta sociale, dalla stanchezza per una mobilitazione ventennale che stroncherebbe qualsiasi altro movimento popolare, da una estensiva e sistematica campagna mediatica di criminalizzazione e isolamento, dalla prima e unica occupazione militare del territorio nazionale dai tempi dell’irredentismo altoatesino e dagli anni di Cossiga e dell’insorgenza giovanile che blinda un cantiere semi-immobile da mesi, ora anche protetto da filo spinato tagliente steso nei boschi ad altezza stinchi per contrastare cinicamente le incursioni notturne dei ragazzi (che poi ci finiscano i caprioli chissenefrega, sono spendibili a fronte del malloppo che la Grande Opera promette…).  Un Movimento che tiene comunque il campo con pressioni limitate, con le barricate di carta dei propri amministratori e con l’instancabile lavoro dei tecnici.

Se il Tav verrà fermato, il Movimento avrà fatto un’impresa storica per aver rallentato con la propria resistenza il progetto impedendo che avanzasse fino a diventare impossibile da fermare, e, mica poco, per aver favorito la sconfitta storica del Pd.

Ma se il Tav (o quello che rimane del progetto originale cioè il tunnel di base, mai neanche incominciato) sarà fermato, in che misura lo sarà? Dipenderà dalla fermezza e dal coraggio dei 5S di andare fino in fondo. Le soluzioni intermedie, per un eventuale compromesso tra le forze di governo, già cassata la “nuova” stazione di Susa, sono poche – ci dice uno del team tecnico del Movimento – “e poco significative per la controparte: il perfezionamento della sicurezza nel tunnel del Frejus e/o un ulteriore adeguamento delle infrastrutture della linea ‘storica’ nazionale”. Il malloppo di soldi pubblici da distribuire sarebbe esiguo, solo un premio di consolazione per un appetito che si era fatto grande.

Rimarrebbe il problema dell’utilizzo del tunnel geognostico di Chiomonte: che fare? Il Movimento non ha finora formulato proposte. “Normalmente – ricorda il tecnico – i tunnel minori inutilizzati si richiudono con poca spesa ma potrebbero pensare di utilizzarlo per stoccaggio di materiali che ovviamente non dovranno essere nucleari (anche per la presenza di acqua) nè in alcuna forma nocivi”.

Nel caso ottimale, potrebbe poi seguire la dovuta resa dei conti con una necessaria ispezione su ogni materia normativa e amministrativa che ha riguardato la gestione dell’”affare Tav” negli anni e la punizione per le eventuali violazioni e/o malversazioni accertate (ce n’è una lunga lista).

Staremo a vedere. Infine, se le cose andranno per il verso giusto i valsusini dovranno comunque guardarsi dalle vendette del Potere, in particolare dalle reazioni della Questura torinese in particolare della Digos che, per accomodamento se non per sintonia politica, della lobby del Tav si è fatta in questi anni guardia pretoriana pianificando e perseguendo la repressione capillare della resistenza con scientifico accanimento: schedatura, denuncia, arresti degli attivisti, incremento progressivo del controllo su e oltre l’area cantiere. Al netto di gas, soprusi “minori” e manganellate. Solo recentemente, una denuncia di massa: 75 persone per violazione della zona rossa stabilita dal prefetto con reiterazione di dubbia legittimità (a proposito di violazioni…).

Tra le conseguenze politiche invece di una soluzione insoddisfacente o arruffata o di una sconfitta per le istanze della popolazione, è facile prevedere la fine del Movimento 5 Stelle: i voti arrivati dalla Val Susa e dal mondo No Tav sono molti di più di quelli presi dalla Puglia No Tap o dai No Terzo Valico, entrambi probabilmente sacrificati all’esistenza del governo. Ma il traino nazionale dalla Val Susa sarebbe disastroso. Per le lotte sociali si chiuderebbe un ennesimo capitolo. E per gli eterni antagonisti si presenterebbe un’ amara opportunità di riflettere su un’ occasione storica perduta per aver scelto il non-voto o il voto a liste minoritarie invece che il rafforzamento determinante dell’unica forza politica sedicente “amica” da tempo immemorabile. Le lotte pagano ma gli assegni li firmano i governi.

(F.S. 19.10.2018)

Fraccaro: ‘Fermare i lavori per il tunnel Brennero’

http://www.ansa.it/trentino/notizie/2018/10/18/fraccaro-fermare-lavori-tunnel-brennero_5c388683-712f-4b23-8460-bcd586c3fe3d.html

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento: ‘I costi dell’opera sono superiori ai suoi benefici’

“I lavori per il tunnel del Brennero si devono bloccare, perché i costi dell’opera sono superiori ai benefici, quindi per il Movimento 5 stelle si deve puntare sulla mobilità sostenibile”. Lo ha detto il ministro per i rapporti con il parlamento Riccardo Fraccaro a Bolzano.

“Stiamo lavorando, perché i soldi che paghiamo con le nostre tasse per la mobilità non vadano per scavare un tunnel ma per migliorare la mobilità attraverso un investimento sulla rotaia e sul trasporto pubblico gratuito”, ha aggiunto.

POLITICABRENNERO, DELL’ORCO: ANALISI COSTI-BENEFICI C’È GIÀ, PD HA SECRETATO STUDIO

“Sul Tav del Brennero l’analisi costi-benefici esiste già ed è anche stata sottoposta a valutazione indipendente da parte del Politecnico di Milano. Il risultato dello studio dimostra che l’opera è insostenibile sul piano socio-economico e ingiustificabile alla luce delle alternative esistenti. Gli attacchi strumentali e senza cognizione di causa si scontrano con i fatti: come giustamente affermato dal ministro Fraccaro il rapporto costi-benefici dimostra che il Tav del Brennero è inutile”. Lo dichiara il sottosegretario alle Infrastrutture Michele dell’Orco. “Il progetto del tunnel di base del Brennero – aggiunge – è una delle pochissime grandi opere che ha già un’analisi costi-benefici completa. La relazione svolta in merito dal Politecnico di Milano conferma che le previsioni di traffico sono sovrastimate e i costi di gestione sono sottostimati. Il contratto di Governo prevede espressamente come principio cardine per la valutazione delle grandi opere l’analisi costi-benefici che, nel caso del Tav del Brennero, è assolutamente negativa. Per non parlare dello studio Public Health pagato con i soldi pubblici che dimostra scientificamente l’inutilità del progetto e che, proprio per questa ragione, il Pd ha tenuto secretato per 8 anni”.

“Piuttosto, potenziamo la rete ferroviaria esistente e investiamo le risorse per finanziare il trasporto pubblico locale. Sono le piccole e utili opere che – conclude dell’Orco -migliorano la qualità della vita dei cittadini”.

Costi-benefici solo per Tav. Salvo il Terzo Valico di Salini

Grandi lavori, patto giallo-verde. Avanti solo l’opera inutile già appaltata a Impregilo e Condotte (con indagati)

Costi-benefici solo per Tav. Salvo il Terzo Valico di Salini

Lo psicodramma della maggioranza gialloverde sulle grandi opere, iniziato ancor prima che il governo Conte giurasse, ha toccato ieri vette sconosciute con le parole dette in Senato dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Dietro le affermazioni apparentemente sconclusionate fatte in Senato dall’esponente pentastellato c’è il tentativo di chiudere un accordo con la Lega su un  tema, le grandi opere inutili, che vede i due alleati di governo su posizioni opposte.

Il tentativo deve naturalmente incastrarsi nel contesto quanto mai instabile dei rapporti di maggioranza. Rispondendo a un’interrogazione del capogruppo del Pd Andrea Marcucci sul Terzo Valico (52 chilometri di ferrovia ad alta velocità tra Genova e Tortona), Toninelli ha detto: “La valutazione che il ministero sta svolgendo non ha l’obiettivo di fermare l’opera, ma quello di giudicarne la convenienza complessiva per i cittadini”.

In sostanza l’analisi costi-benefici – affidata a una nutrita pattuglia di esperti capitanati dall’economista Marco Ponti – ha scopi puramente statistici e descrittivi.

Si pagano dei tecnici perché calcolino se e quanti euro stiamo buttando sulle grandi opere, ma solo per il gusto di saperlo: è infatti già deciso che i cantieri non si fermeranno.

E questo nonostante lo stesso ministro abbia ricordato ai senatori che sul Terzo Valico sono state appena chiuse le indagini per corruzione a carico dei vertici del consorzio Cociv che lo costruisce e di alti dirigenti statali: 36 indagati in tutto.

Le parole di Toninelli in questo caso non derivano dal deficit di acribia che critici malevoli gli attribuiscono. Tra M5S e Lega si è trovato un accordo vagamente mefistofelico.

Avendo per le mani la grana del Tav Torino- Lione e quella del Terzo Valico, i due alleati hanno ideato la mediazione salomonica: stop alla Tor ino- Lione e avanti con il Terzo valico.

Il segnale l’hanno dato i due leghisti piemontesi Alessandro Benvenuto ed Elena Maccanti che hanno fatto alla amata Torino-Lione ciò che Abramo era pronto a fare a Isacco: “Se ci dimostrano che i costi superano di gran lunga i benefici ne trarremo le conseguenze”.

Come si vede, l’analisi costi-benefici vale per la Torino-Lione ma non per il Terzo Valico.

È la politica, bellezze. L’accordo è fatto.

E per il M5S se n’è fatto garante, a quanto pare, il sottosegretario agli Affari regionali Stefano Buffagni, l’uomo che per conto di Luigi Di Maio sussurra ai “prenditori” – come Toninelli definisce gli imprenditori.

Il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino, da sempre ultra del Tav in Val di Susa, ha reagito con la consueta scompostezza alla mossa leghista, paventando “il rischio che si voglia sacrificare l’economia del Piemonte a quella del Lombardo-Veneto”.

Opponendo così al sovranismo di Lega e M5S il campanilismo. Tattica inefficace: i due soci di maggioranza hanno già definito gli equilibri del localismo.

La Torino-Lione interessa una sola regione, il Piemonte, e di quella regione solo alcuni gruppi d’interesse che trovano in Chiamparino il più agguerrito rappresentante.

Non a caso ai tempi d’oro, quando ci si contendevano i finanziamenti, anche il governatore della Liguria Claudio Burlando diceva che il Tav della Val di Susa era un’opera inutile.

Il Terzo Valico invece promette prosperità ai costruttori amici del Piemonte ma anche a quelli della Liguria, e in prospettiva, quando forse nel prossimo secolo la strada ferrata continuerà da Tortona verso Milano, a quelli della Lombardia.

Nella sua inutilità il Terzo Valico può mettere d’accordo tre regioni, e in particolare la scelta di gettare alle ortiche i risultati dell’analisi costi-benefici è un regalo prezioso per il governatore ligure Giovanni Toti, l’uomo di Forza Italia più esposto sulla linea dell’intesa con Matteo Salvini, un interlocutore cioè prezioso in vista della grandi manovre di Capodanno in preparazione degli schieramenti per le elezioni europee della prossima primavera.

Decide solo la politica La farsa dell’analisi economica, tecnici pagati per uno studio a scopo di pura curiosità

Un secondo elemento appare ancora più decisivo.

Con buona pace di Chiamparino, la debolezza dell’affare Val di Susa rispetto al Terzo Valico è che il succulento appalto non è ancora stato assegnato.

Quindi non c’è alcun grande costruttore che si lagnerà del blocco dell’opera, e Chiamparino e i suoi cari resteranno soli a piangere.

Il Terzo Valico invece è già da molti anni assegnato (e i lavori sono già iniziati) al gruppo Salini Impregilo (64 per cento del consorzio Cociv) e alla Condotte (31 per cento).

Il boss di Impregilo, Pietro Salini, è indagato nell’inchiesta genovese sul Terzo Valico per turbativa d’asta, insieme al profeta dell’alta velocità Ercole Incalza, all’ex direttore dei lavori Stefano Perotti e all’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio.

Il figlio di Monorchio, Giandomenico, succeduto a Perotti come di- rettore dei lavori, è stato arrestato il 26 ottobre 2016 per corruzione insieme al presidente del Cociv Michele Longo, plenipotenziario di Salini per i grandi affari in Italia.

Quanto al presidente di Condotte Duccio Astaldi, è stato arrestato sei mesi fa per corruzione a proposito di una tangente per l’autostrada Siracusa-Gela.

Si parla di interessi talmente forti, e coinvolti anche giudiziariamente nei loro affari, da farci capire al volo perché la Lega, nel solco di una antica tradizione, si offra come scudo politico alla lobby del cemento.

E quanto sia rischiosa la scommessa del M5S, pronto a immolarsi sull’altare del Terzo Valico (che ha dipinto per anni come immensa porcheria) pur di salvare il matrimonio Di Maio-Salvini.

La Francia non si impegna per l’accesso francese alla galleria di base

Nella proposta di orientamento per la mobilità, si conferma che la Francia non raggiungerà l’accesso francese alla galleria di base entro un ragionevole breve o medio termine

In queste condizioni si afferma ora che la Francia non fornirà la contropartita prevista in linea di principio dal memorandum del 5 maggio 2004 e in effetti dall’articolo 4 dell’accordo del 30 gennaio 2012.

la pagina 23 del documento allegato è perfettamente chiara ed esplicita

In queste circostanze, l’Italia non deve rispettare un accordo che le impone il 57,9% del finanziamento del tunnel poiché la Francia dichiara che non realizzerà la contropartita che giustificasse questo finanziamento superiore dei contribuenti italiani.

Ecco perché, come M Edoardo Rixi ha detto a Lo Spiffero, è necessario diffidare in Italia dell’accordo franco-italiano a vantaggio della Francia e allo svantaggio dei suoi vicini

http://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=40408

La posizione attendista della Lega nelle parole del sottosegretario al Mit Rixi: “L’alta velocità Genova-Milano è strategica per il Paese, la Torino-Lione forse conviene di più alla Francia”…..

Il collegamento tra Francia e Italia, probabilmente, vuol dire dare una mano alla portualità francese nell’Atlantico, anche per gestire il traffico italiano”….

La Tav implica condivisione di strategie con la Francia, con la quale bisogna stare molto attenti perché – spiega il sottosegretario, parlando con lo Spiffero – i francesi tendenzialmente quando fanno le opere cercano di farle a loro favore e a disfavore del vicino. Dopodiché questo non vuol dire che non sia necessaria”. …

Pag 23 del Secondo riferimento al progetto di legge d’orientamento sulla mobilità

La modernizzazione della linea esistente Digione – Modane sarà condotta per consentire di accogliere in buone condizioni il traffico merci sulla rotta internazionale della Lione Torino durante la messa in servizio della galleria di base e per far fronte all’aumento dei trasporti ferroviari quotidiani.

Si tratta di fare investimenti a breve termine sulla linea e aumentare la sua capacità a 10 milioni di tonnellate di merci all’anno all’apertura del tunnel transfrontaliero (2030), successivamente 15 milioni di tonnellate.

Per quanto riguarda le nuove sezioni tra Lione e la sezione transfrontaliera del tunnel, le riflessioni continueranno per determinare le fasi pertinenti per far fronte nel tempo all’aumento di traffico.

Dans le projet de loi d’orientation des mobilité la confirmation est donnée que la France ne réalisera pas les accès français au tunnel de base dans un délai raisonnable court ou moyen terme

Dans ces condition il est désormais affiché que la France ne fournira pas la contrepartie prévue dans son principe par le mémorandum du 5 mai 2004 et dans les faits par l’article 4 de l’accord du 30 janvier 2012.

la page 23 du document joint est parfaitement clair et explicite
Dans ces conditions l’Italie n’a pas a respecter un accord qui lui impose 57,9% du financement du tunnel puisque la France déclare qu’elle ne réalisera pas la contrepartie qui justifiait ce financement supérieur des contribuables italiens.

C’est la raison pour laquelle, comme l’avait dit M Edoardo Rixi à Lo Spiffero il est nécessaire de se méfier en Italie de l’accord franco-italien à l’avantage de la France et au désavantage de ses voisinshttp://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=40408

C’est la raison pour laquelle je vous engage à diffuser largement la pétition informat la population sur le déséquilibre des engagements de l’Italie vis à vis de la France en signant la pétition publiée sur ce lien

Je reste disponible pour des réunions de travail franco italienne

daniel ibanez

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“Semaforo verde al Terzo valico, sul Tav decideremo entro l’anno”

http://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=40408

La posizione attendista della Lega nelle parole del sottosegretario al Mit Rixi: “L’alta velocità Genova-Milano è strategica per il Paese, la Torino-Lione forse conviene di più alla Francia”. Il destino dell’opera dopo le valutazioni previste dal contratto di governo

“Per l’economia italiana è certamente più strategico il Terzo Valico rispetto alla Tav. Non c’è paragone. Questo ovviamente non vuol dire che uno escluda l’altra. Certo è che collegare i porti italiani con il centro Europa grazie a quello che sarà il tunnel più lungo del Paese vuol dire riportare il nostro sistema portuale al centro del mediterraneo. Il collegamento tra Francia e Italia, probabilmente, vuol dire dare una mano alla portualità francese nell’Atlantico, anche per gestire il traffico italiano”. Che la Lega viaggi con maggior decisione in direzione di una strenua difesa della linea progettata per uno sbocco dei porti liguri nella pianura padana rispetto alla Torino-Lione non lo si scopre oggi.

“Il Terzo Valico non si tocca” aveva avvertito i Cinquestelle, Matteo Salvini blindando la grande opera insieme alla pedemontana veneta e a quella lombarda. Ma anche lui (soprattutto lui) non è mai stato altrettanto risoluto sulla Tav, della quale Edoardo Rixi – storico fedelissimo del Capitano passato dall’assessorato ai Trasporti della giunta di Giovanni Toti al Mit di cui è sottosegretario (insieme all’altro leghista, Armando Siri) – rimarca la differenza strategica rispetto al Terzo Valico, lasciando aleggiare sospetto che la Torino-Lione alla fine convenga più alla Francia che non al nostro Paese.

“Io non dirò mai no alla Tav punto. Dico, però, che il Terzo Valico sarebbe la più grande galleria ferroviaria d’Italia capace di dare forza al sistema industriale italiano. La Tav implica condivisione di strategie con la Francia, con la quale bisogna stare molto attenti perché – spiega il sottosegretario, parlando con lo Spiffero – i francesi tendenzialmente quando fanno le opere cercano di farle a loro favore e a disfavore del vicino. Dopodiché questo non vuol dire che non sia necessaria”. Se lo sarà o invece, come sostengono da sempre i Cinquestelle, si tratta di un’opera inutile il Governo lo deciderà dopo le valutazioni previste dal contratto tra i due alleati, che proprio sul tema dei grandi progetti infrastrutturali hanno visioni lontanissime e, di fatto, confliggenti.

“La posizione della Lega è chiara, quella dei Cinquestelle altrettanto, troveremo una sintesi”. Per farlo, evitando che l’incertezza si prolunghi risultando magari utile ad avvicinare la sintesi (ovvero un compromesso e un cedimento dell’atteggiamento oltranzista grillino da far digerire al suo elettorato più radicale sul tema), ma pesando negativamente su questioni economiche e non di meno occupazionali, i tempi dovranno essere ragionevolmente brevi. “Si deciderà nei prossimi mesi, certamente non oltre la fine dell’anno” assicura Rixi. Il quale ribadisce che ci sarà “una valutazione tecnica, di impatto e, ovviamente anche politica. Siamo appena partiti incominciando a mettere in moto la macchina, guardando le carte per capire anche se sulla Torino-Lione tutti hanno detto le verità che andavano dette. Entro luglio verrà anche nominata la nuova unità tecnica di missione”.

Risposta indiretta a chi all’annuncio del Governo di riesaminare il rapporto costi benefici, aveva replicato che questo studio era già stato fatto ed è disponibile? Più probabilmente, la necessità per la Lega di concedere all’alleato lo spazio di manovra necessario per uscire da una situazione non facile rispetto ai proclami della campagna elettorale e alla stessa risposta data dal ministro Danilo Toninelli a Sergio Chiamparino che aveva detto: “Dovranno passare sul mio corpo per non fare la Tav”. “Non passeremo sul suo corpo – aveva replicato il ministro – perché potrebbe non passare nessun treno”. Eventualità che la Lega ha sempre escluso, anche se con minor vigore rispetto a tutti gli altri progetti. “Per noi le opere pubbliche sono uno strumento per far ripartire il Paese. Non si possono bloccare. Se ci sono motivazioni per modificarle e migliorarle ben vengano” aggiunge l’ex assessore ligure, a detta di molti colui che incarna la garanzia assoluta per la realizzazione del Terzo Valico su cui Toti è irremovibile dal primo giorno e opera il cui ipotetico blocco finirebbe per far saltare la stessa alleanza che governa la Liguria.

“Se ci sono motivazioni per stralciare qualche opera perché non utile e farne altre che si ritengano più necessarie, lo si valuta. Certo non si può dire a prescindere: non le facciamo. Così si bloccherebbero finanziamenti e lavori che per noi sono una priorità e peseranno al momento della valutazione”. Sulla Torino-Lione la Lega ribadisce la sua posizione a favore, “anche se con alcuni distinguo, per esempio rispetto a Forza Italia: per me difendere l’ambiente e far le cose nel miglior modo possibile è un valore aggiunto. Se parliamo di Terzo Valico per trasportare le merci è perché le vogliamo togliere dalle strade”, collegando i porti con la pianura padana e il resto dell’Europa. Senza rischiare, per Salvini, di fare un regalo a Macron. Di questi tempi, poi.

TAV, GELO DELLA LEGA: “GIUSTO SOSPENDERE I BANDI DI GARA”

Dai parlamentari piemontesi Maccanti e Benvenuto una sponda al ministro Toninelli: “Bisogna attendere la valutazione costi-benefici, intanto si cambino i vertici dell’Osservatorio”
REPORTERS

Il cantiere della Torino-Lione a Chiomonte. 

Pubblicato il 17/10/2018
ALESSANDRO MONDO
TORINO

Una presa di posizione netta sulla Torino-Lione. Non arriva da qualche esponente grillino, come ormai è consueto – «Il rapporto costi benefici evidenzierà la criticità e l’inutilità di alcune opere come la Tav», ha ribadito stamane a Radio Capital il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Stefani Buffagni – ma dalla Lega. La quale, stando alle dichiarazioni di Alessandro Benvenuto, presidente della Commissione Ambiente e Lavori Pubblici della Camera, ed Elena Maccanti, capogruppo della Lega in Commissione Trasporti, vira decisamente sulle posizioni del M5S: giusto che Telt sospenda i bandi di gara in attesa della valutazione costi-benefici, altrettanto doveroso, e impellente, sostituire i vertici dell’Osservatorio tecnico sulla Tav. Nello specifico, Paolo Foietta. Un segnale decisamente chiaro, e allarmante per il Piemonte, da parte del barometro governativo. 

Avviso a Telt  

«Ci sembra corretto che Telt continui a tenere sospesi i bandi di gara per l’appalto del tunnel di base della Torino Lione in attesa dell’analisi costi benefici, che, come ci ha garantito il ministro (ndr: Danilo Toninelli) , è in via di definizione – premettono i due esponenti leghisti -. Peraltro è quanto prevede il contratto di governo sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle, su cui si fonda l’esecutivo. La Lega si e’ sempre pronunciata a favore del progetto ma, come ha dichiarato più volte Matteo Salvini, se ci dimostrano che i costi superano di gran lunga i benefici ne trarremo le conseguenze necessarie». 

Osservatorio nel mirino  

«Non appena licenzieremo nelle Commissioni congiunte il decreto Genova – proseguono Benvenuto e Maccanti – calendarizzeremo l’audizione dei vertici della società italo francese, che abbiamo richiesto da tempo. Del resto è ancora fermo nelle Commissioni il Contratto di programma 2015-2029 tra il Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, Ferrovie dello Stato Italiane e Telt per il finanziamento, la progettazione e la realizzazione della sezione transfrontaliera della parte comune della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, su cui saranno necessari alcuni approfondimenti».  

Nell’attesa, si punta a intervenire sull’Osservatorio: «Il Governo rompa gli indugi e sostituisca i vertici dell’Osservatorio, con il quale sarà necessario costruire un percorso chiaro per le modifiche al tratto italiano dell’opera. A questo proposito alcune valutazioni potranno anche essere fatte già la prossima settimana, quando in Commissione Trasporti daremo il parere sul Contratto di programma tra il ministero delle Infrastrutture e le Ferrovie dello Stato». 

«Ecco il vero volto della Lega»  

A stretto giro di posta la replica del Pd nella persona di Davide Gariglio. «Queste dichiarazioni svelano il vero volto della Lega – ribatte il parlamentare dem -. Oggi, dopo sei mesi di silenzi imbarazzanti, finalmente dicono la verità: la Lega regge il gioco ai Cinquestelle e si sta preparando a fermare la costruzione del tunnel ferroviario della Torino-Lione». Non solo: «Trovo imbarazzante che chiedano la sostituzione dei vertici dell’Osservatorio, cioè la rimozione di quel Commissario di Governo, Paolo Foietta, che in questi mesi Toninelli non ha mai voluto incontrare. Chiederò chiarimenti in Commissione e soprattutto, chiederò che venga, immediatamente, ascoltato anche il Commissario Foietta, prima di essere cacciato, per presentare a tutto il Parlamento il suo lavoro di questi anni». 

Le opere gialloverdi No al Tav, via libera al Terzo Valico

da: “ilFatto” del 18 ott 2018
L’analisi tecnica costi-benefici sulla Torino Lione arriverà a novembre, ma si va verso lo stop. Sì invece all’altra tratta
»LUCA DE CAROLIS
No al Tav: il totem che i Cinque Stelle non possono proprio rinnegare, dopo aver abiurato la promessa di chiudere l’Ilva e soprattutto quella di fermare il gasdotto Tapin 15 giorni, una volta al governo.
E sì al Terzo Valico, “perché ormai tornare indietro costerebbe più che continuare”.
Per la soddisfazione della Lega, che alla linea ad alta velocità che deve collegare Genovacon MilanoeTorino non vuole rinunciare.
NON PUÒ ESSERE ancora ufficiale, anche perché mancano passaggi, tecnici e ovviamente anche politici.
Ma l’analisi costi-benefici sulle grandi opere, avviata dai tecnici del ministero delle
Infrastrutture su impulso di M5S e Lega, ha ormai stabilito che il Tav, la linea ad alta velocità Torino-Lione, può anche non farsi.
Perché non sarebbe un’opera conveniente, e perché le penali “rappresentano un problema affrontabile”, come sintetizzava ieri un alto graduato del Movimento, che da sempre contesta l’opera.
Tanto da aver inserito nel contratto di governo, dopo un’estenuante trattativa con il Carroccio, un passaggio molto problematico sulla tratta: “Ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’a p pl i ca zi one dell’accordo tral’Italia e la Francia”.
Certo, i tecnici della struttura di missione del Mit, coadiuvati dai 14 esperti nominati a settembre dal ministro Danilo Toninelli, non hanno ancora completato il lavoro sul Tav.
A cui dovrà seguire un confronto con la società italo-francese che lavora all’opera, la Telt, e naturalmente con il governo francese.
“L’analisi costi-benefici sul Tav arriverà a novembre” ha spiegato più volte Toninelli.
E i tempi restano quelli.
Ma che si vada spediti verso il no lo confermano tanti segnali.
A partire dalle dichiarazioni di ieri del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni, dimaiano di peso, a Radio Capital: “Il rapporto costi benefici evidenzierà la criticità e l’inutilità di alcune opere come la Torino-Lione”.
E la reazione della Lega è stata tutt’altro che irritata, a leggere le frasi di due deputati piemontesi del Carroccio, Alessandro Benvenuto ed Elena Maccanti: “La Lega si è sempre pronunciata a favore del
progetto ma, come ha dichiarato più volte Salvini, se ci dimostrano che i costi superano di gran lunga i benefici ne trarremo le conseguenze”.
Tanto che un altro deputato, il dem Davide Gariglio, punta il dito: “La Lega regge il gioco ai 5Stelle e si prepara fermare la Torino-Lione”.
E d’altronde anche Salvini ultimamente è molto meno categorico rispetto a qualche settimana fa sulla continuazione dell’opera.
Forse anche perché ha capito che il Terzo Valico, a cui tiene moltissimo, è quasi in cassaforte.
Già, perché la valutazione dei tecnici sul progetto su quella tratta è quasi pronta (“arriverà entro la fine di ottobre”aveva assicurato al FattoToninelli qualche giorno fa).
E tutto lascia presagire che dirà di sì all’opera, “perchéormai ilavori sono andati troppo avanti”.
UN EPILOGO invocato non solo dal Carroccio tutto, ma anche da esponenti che contano del Movimento.
Come lo stesso Buffagni, lombardo, che da mesi ripete ai suoi come il Terzo Valico sia necessario.
Poi, è chiaro, la tara finale su questa e altri grandi opere sotto osservazione (come la Pedemontana veneta) la dovranno fare Di Maio e Salvini, i capi. E chissà come e quanto consulteranno il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che circa un mese fa era stato chiaro: “Spero che il Tav e il Tap si facciano”. Prima delle analisi dei tecnici.
E delle decisioni della politica, quella dei partiti.
La posizione leghista ”Da sempre favorevoli, ma se costasse troppo ne trarremo le conseguenze”
La val ut a z i o n e dei tecnici metterà in luce l’inutilità e le criticità del l a To r i n o Lione
B U F FAG N I ( M 5 S)
Il fronte del No Una manifestazione No Tav in Valsusa Ansa

3 DOMANDE Daniela Donno (M5S)
“NOI CI proveremo fino all’ultimo, ma il tempo è poco. E la situazione sui territori rischia di degenerare”.
Daniela Donno, senatrice leccese dei Cinque Stelle al secondo mandato,contrasta da anni ilTap, il gasdotto che dovrebbe avere il suo approdo a San Foca, frazione di Melendugno nel Salento.
Ormai sembra finita. E i movimenti No Tap invitano gli eletti pugliesi del M5S a dimettersi.
Capisco perfettamente le proteste e anche certi commenti molto duri.
Il Tap è un’infra struttura inutile, che impatterebbe sul territorio in maniera rovinosae cheservirebbe soloagli interessi di potenze straniere.
Avete dovuto ammettere che fermarlo costerebbe troppo, “almeno 20 miliardi”.
È una resa, no?
No, teniamo alla democrazia e così abbiamo aperto un dialogo con gli enti locali.
Lei aveva chiesto un tavolo con gli enti locali in assemblea congiunta martedì, giusto?
Quel che conta è che oggi il sindaco di Melendugno verrà ricevuto al ministero dell’Ambiente per valutare la documentazione. Bisogna cercare un vizio amministrativo o un danno ambientale tale da fermare i lavori. Non lasceremo nulla di intentato.
Avevate promesso di fermare il progetto in 15 giorni una volta al governo.
Volevamo dire che avremmo fatto tutto quanto era possibile per fermarlo. E spronare il governo precedente a intervenire, quando era ancora possibile.
Ora però vi accusano giustamente per le promesse tradite. Che succederà se non ce la fate?
Il clima è difficile. Ma la gente va capita. E non ci nasconderemo.
“PIÙ TEMPO PER RISPONDERE” Slitta il parere del ministro Costa sulle carte del Tap
DOVEVANOESSERE 24-36ore, così avevanodetto il premier Conte e il ministro dell’Ambiente Costa al termine della riunione con gli eletti M5S in Puglia e il sindaco di Melendugno lunedì: sono passate e “la sente n za ”delgoverno, pur implicita,non arriva. L’oggetto di questa attesa è il Tap, il gasdotto Trans adriatic pipelineche porteràilgasazero dalla frontiera greco-turca alle coste della Pu
glia.
Lunedì il governo ha chiarito ai grillini No Tap che non c’è modo di bloccare il progetto: lo stadio è troppo avanzato eilTrattatointernazionale firmato con Albania e Grecia garantisce, difatto, risarcimenti miliardari al consorzio che sta costruendo il gasdotto (“15-20 mil i a rd i ”, ha sostenuto la presidenza del Consiglio).
I NoTap, però, sostengono chel’iter autorizzativo sia viziato da cartografia sbagliata e/o manomessa.
“Ci sono errori progettuali e falsificazione dei documenti”, ha sostenuto Marco Potì, sindaco del comune salentino in cui approderà il lungo tubo e che oggi è atteso a Roma con nuove “p rove ”.
In realtà,la decisione è già presa, ma al ministero dell’A m b i e n te vogliono prendersi tutto il tempo che serve per rispondere a tutte le obiezioni di eletti e comitati territoriali: alla fine, però, sarà Sì Tap.