HELLINIKO, DISPERAZIONE ED EROISMO – Helliniko deve vivere

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2018/06/helliniko-disperazione-ed-eroismo.html

MONDOCANE

VENERDÌ 22 GIUGNO 2018

Manifestazione dei volontari di Helliniko

Seguito dell’articolo precedente su Grecia, Troika, migranti e ipocriti

Ho appena appreso che una delle più valide, coraggiose e utili  manifestazioni del volontariato greco, la Clinica autogestita di Helliniko ad Atene, è salva.

 Opera da quando è precipitata la crisi greca e con essa la sanità del paese, rimasta privilegio di pochi, privata di fondi, personale, mezzi, in virtù dei memorandum della Troika e della subalternità del governo Tsipras. Medici, infermieri, farmacisti e volontari di varia professionalità si sono impegnati a sopperire, per quanto possibile e con  l’aiuto di donatori anche stranieri, alle spaventose carenze della sanità pubblica fornendo tutti i servizi clinici e farmacologici a un numero incalcolabile di pazienti senza mezzi.

Ho descritto questa situazione e lo straordinario lavoro di questi miei generosi amici nel documentario “O la Troika o la Vita”.

 A inizio giugno agli operatori di Helliniko era stato intimato lo sgombero entro la fine del mese onde consentire ai proprietari dei terreni di rientrarne in possesso ai fini evidenti di una speculazione edilizia. Un soprassalto di coscienza del governo ha impedito questo esito scandaloso e tragico per le migliaia di persone soccorse. Agli eroici operatori di Helliniko verranno assicurati nuovi spazi e nuove strutture. Una vittoria della Resistenza.

 Chi ne è in grado concorra a mantenere in vita questa grande espressione della solidarietà umana che è, insieme, un’implacabile denuncia dell’assalto criminale alla Grecia, al Sud d’Europa e del mondo, condotto dall’Europa delle rapine bancarie, dello sfruttamento delle risorse umane ed economiche, della distruzione dei patrimoni storici, del debito abusivo che arricchisce i pochi  e uccide i tanti, dell’arma nichilista delle migrazioni indotte, dell’annientamento di sovranità e costituzioni e delle guerre di sterminio. http://www.mkiellinikou.org/en/2018/06/21/solidarity-is-the-strongest-weapon/

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La catastrofe della sanità e i suoi eroi

Polixeni Papalexi, farmacista con studi anche in Italia, mi ha fatto da guida nel percorso attraverso l’ambulatorio Helliniko. I magazzini dei farmaci donati da mezzo mondo, i reparti pediatrico, odontoiatrico, psicologico, radiologico, ortopedico… la segretaria con migliaia di cartelle cliniche. Ha chiuso la sua farmacia per impegnarsi nel volontariato a favore di chi, in Grecia, da Bruxelles, Berlino, Francoforte e dal FMI è stato privato del diritto alla salute, spesso al diritto alla vita, sempre al diritto alla dignità. Mi spiega la sua scelta.

“In piazza Syntagma c’è un albero dipinto di rosso: simboleggia il sangue di Dimitri, un mio collega farmacista che lì davanti s’è sparato un colpo in testa. Ha lasciato una lettera al governo in cui ha scritto che, essendo troppo vecchio per combattere in un paese tradito dai suoi dirigenti, sconfitto, non voleva neanche più viverci.”

Abbiamo messo su questa cosa perché si stava disfacendo l’intero sistema sanitario pubblico. C’era da coprire medicalmente e farmacologicamente queste persone che morivano. Milioni non poteva più permettersi cure e medicine. Sosteniamo anche col latte per i bambini 350 famiglie al mese. Sono tantissimi i malati di cancro. Gli ospedali non potevano offrire terapie perché le multinazionali vendevano i farmaci a prezzi inarrivabili. Dilaga anche il consumo di psicofarmaci, siamo un popolo in depressione collettiva…

..

La mia esperienza la metto al servizio di gente che ha bisogno, è finita la storia del lucro, per tutti noi qui è una scelta di vita e, nella Grecia di oggi, è una scelta profondamente politica…

Questa crisi è stata provocata deliberatamente, sappiamo chi sono i responsabili. Ridurci a lavorare per mezzo tozzo di pane, rubarci tutto. Ed è la stessa cosa che sta avvenendo piano piano anche in Italia. La gente viene messa in condizione di non avere il tempo per pensare più di tanto, perché deve sopravvivere- E questa è la cosa più tremenda, secondo me.”

Intervisto il Prof. Babis Zambakis, primario del Polo Oncologico di Atene

Non c’è soltanto Helliniko con i suoi volontari. I medici ospedalieri, ridotti all’osso dalla fuga dei cervelli – tanti giovani medici greci sono oggi in Germania –  e dal negato turnover, sono straordinari, lavorano in turni impossibili, sopperiscono alle infinite carenze umane e materiali. Ho incontrato il Prof. Babis Zambakis, primario del Polo Oncologico di Atene.

“Il memorandum della Troika ci ha imposto di tagliare i costi di ogni cosa, farmaci, materiali, apparecchiature, salari, il personale, tutto. Nel mio reparto l’età media dei medici è di 56 anni, il più anziano ne ha 69. I giovani se ne vanno tutti all’estero. L’UE ci dice che nessuno di noi deve lavorare più di 48 ore, ma ora, con questa riduzione dei numeri, lavoriamo volontariamente 60 ore alla settimana. Abbiamo sempre più pazienti e sempre meno medici. Pensi  che  si è costretti a operare pazienti dopo 36 ore di lavoro ininterrotto. A volte questo è fatale, non solo per il paziente….

Negli anni passati noi greci eravamo al traino degli eventi, Ora ci hanno posto in testa agli eventi. Siamo l’esperimento e a voi toccherà dopo di noi….

Certo potremmo tutti andare nel privato, c’è ancora qualcuno che ha i mezzi per curarsi a livelli alti. Potresti farti pagare riccamente, ma a me questo fa senso. Non si diventa medici per farsi rifilare dei soldi….

Il futuro? Nessun futuro. Nel mio reparto ci dovrebbero essere 11 dottorandi. Ne ho solo due. Quando avranno fatto gli esami di specializzazione non ne avrò più nessuno…. Se vogliamo avere un futuro, dobbiamo dare lavoro ai nostri figli. Ho un figlio, voglio che lavori in Grecia, vogliamo stare qua. Non perché sarei un nazionalista. Credo che ognuno debba vivere e contribuire al paese in cui è nato”,

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 16:39

Mille metri dentro la roccia la grande fresa trova l’Africa

21 giugno 18 FQ 

Tunnel del Brennero Viaggio nelle gallerie della maxi-opera: 230 km di scavi.

Il ministro Toninelli dà l’ok, ma restano i dubbi
Ferruccio Sansa inviato a Bolzano

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/mille-metri-dentro-la-roccia-la-grande-fresa-trova-lafrica/

Africa comincia qui. Una riga scura nella roccia, a mille metri di profondità sotto le montagne di Fortezza, in Alto Adige. Alla faccia di sudtirolesi e italiani che in superficie lottano per il confine. Con buona pace dei leghisti. Sono loro gli invasori. 

La fresa che scava il tunnel ferroviario del Brennero ha trovato l’Africa sotto le Alpi: “Guarda come cambia la roccia”, indica Thomas Albarello (Bbt, Brennero Basis Tunnel) che segue la costruzione della grande galleria. Qui puoi toccare con la mano i due continenti che si incontrano: da una parte il granito della placca africana, dall’altra la roccia tenera del margine europeo. Ci vuole un attimo perché le pupille si abituino: fuori la luce abbacinante di giugno. 

Dentro il buio. Ma dopo qualche istante, scopri un mondo: il grande cantiere che giorno e notte lavora per completare l’opera da 8,38 miliardi entro il 2027.È un groviglio di gallerie dove si muovono camion e lavorano –solo nel primo tratto –600 persone. Poi improvvisamente la volta della galleria si apre come una cattedrale, alta decine di metri. Albarello mostra la mappa del più grande cantiere d’Europa: “Da Fortezza a Tulfes (Innsbruck) sono 64 chilometri. Ma bisogna scavare un tunnel per ogni direzione e la galleria di servizio.Totale: 190 chilometri. 

Più 40 di tunnel ausiliari, e siamo a 230. Ne abbiamo realizzato il 36%”. Il viaggio nelle viscere della montagna procede, il tunnel si stringe intorno a te, po
chi metri, appena lo spazio per passare tra le pareti e la grande fresa: un verme d’acciaio lungo trecento metri. Avanti, avanti insieme con gli operai. Nella galleria del treno si va avanti con l’esplosivo. Ogni tanto senti arrivare il botto, lo spostamento d’aria. D’un tratto ti ricordi dove sei: i tuoi ottanta chili contro milioni di tonnellate di pietra. La montagna intorno barrisce, gocciola, cigola, picchia. Allora la mano ti va verso il torace dove ti hanno sistemato un transponder per ritrovarti casomai succedesse qualcosa. Gli operai sembrano abituati anche se nel cunicolo hanno sistemato una cappelletta. 

Intanto il tunnel procede: “Dieci, quindici metri al giorn o”, spiega Alberto Paddeu del consorzio Btc che realizza gli scavi. Mancano dieci anni al l’appuntamento. Ma non è come per il Tav della Valsusa. Il tunnel del Brennero è andato avanti senza troppi clamori. “Abbiamo coinvolto a popolazione”, spiega Albarello. Oggi è il giorno di apertura al pubblico. Sembrano superate le preoccupazioni sullo smaltimento del materiale estratto: 21 milioni di metri cubi che finiranno in gran parte in una vicina depressione. Ma sull’utilità dell’opera ci si divide eccome: “Solo tra Innsbruck e Fortezza il tunnel farà risparmiare 55 minuti ai passeggeri e 75 alle merci. Ma riducendo la pendenza saranno possibili convogli più lunghi e capienti. Quindi più merce con costi minori.Così si sposterà il traffico dall’autostrada alla ferrovia”, sostiene Albarello. Verdi e M5S altoatesini non sono convinti: vero, oggi meno del 30% delle merci viaggia su rotaia. Ma si
poteva, sostengono, potenziare la vecchia linea e spostare il traffico in Svizzera. E poi, si dice, il tunnel servirà a poco se non si lavora sul resto della linea: il tratto da Fortezza a Ponte Gardena, circa 30 chilometri,è in fase di progettazione. Si sta anche studiando il nodo di Bolzano, ma a Trento e Rovereto la situazione sembra più in alto mare. 

Ma i dubbi non riguardano soltanto l’opera. C’è il potere che ruota intorno. Vedi il caso di Konrad Bergmeister, uomo dalle tante poltrone. Quello che Luis Durnwalder (Svp) aveva immaginato come suo successore alla Provincia di Bolzano. Bergmeister, titolare di un grande studio ingegneristico, è stato nominato presidente della parte austriaca di Bbt. Intanto è presidente della fondazione Sparkasse che controlla la banca cassaforte dell’Alto Adige. 

Ancora: è stato presidente dell’università di Bolzano e direttore dell’autostrada del Brennero. A sollevare la questione di opportunità erano stati i Cinque Stelle con il deputato, oggi ministro, Riccardo Fraccaro, e il consigliere provinciale, Paul Köllensperger: “Lo studio Bergmeister tra il giugno 2001 e il gennaio 2014 ha ricevuto 4,17 milioni di incarichi dalla ripartizione provinciale Strade e infrastrutture. In tutto 69 incarichi”. Fraccaro definiva il tunnel “inutile e costosissimo”. Ma pochi giorni fa il neoministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli (M5S) ha parlato di una “sfida fondamentale”

Caso chiuso, anche se i Cinque Stelle altoatesini sono stati presi in contropiede: il tunnel si farà.

Pro Natura Olimpiadi sci 2026: servirebbero 4 miliardi

21 giugno 18

“La Stampa” del 16 dicembre 2014 ha pubblicato uno studio molto dettagliato sui costi degli avvenimenti olimpici, tratto evidentemente da documenti di archivio del Comitato Olimpico Internazionale, in cui si affermava che le Olimpiadi di Torino 2006 sono costate 4,1 miliardi di euro: senza contare le opere di compensazione.

Anche se si trattasse di cifre attualizzate al 2014, esse ci forniscono una indicazione di quanto costerebbe una nuova edizione.

Si possono togliere 300 milioni supponendo di riciclare, riammodernandoli dopo 20 anni, gli impianti di gare, (che in tutto costarono 600 milioni) ma, per contro, bisognerebbe tener conto di altrettanto per un minimo di adeguamento dei prezzi da qui al 2016 e della costosissima manutenzione dei principali di questi impianti sino alla data fatidica.

Per gli altri costi, sulle spese di organizzazione non si possono fare grandi risparmi, per i 6-7 villaggi olimpici non ci sono variazioni, mentre per gli interventi sulla viabilità si prevedono a preventivo “soli” 400 milioni di euro contro gli 800 spesi a consuntivo per il 2006.

Ma il punto da approfondire sono la provenienza dei soldi, per sfatare il mito della proposta attuale che immagina un contributo CIO che piova dal cielo.

Bisogna anzitutto aver ben presente che ci sono stati due bilanci: il primo è quello del Comitato Organizzatore Toroc, che si è occupato solo della organizzazione, di cui si sa nulla tranne che è andato in deficit di oltre 200 milioni, che sono stati coperti da un contributo straordinario del Governo e da un “gratta e vinci”, successivo.

Il secondo è stato quello l’Agenzia olimpica, che si è occupata solo delle opere da realizzare, di cui conosciamo il rendiconto delle circa 100 opere compiute al 31 dicembre 2017 per 1.850 milioni di euro, ma non sappiamo la provenienza esatta dei fondi: 1.184 milioni li ha messi la legge speciale, 36 la Regione, 400 almeno vengono dai mutui accesi dal comune di Torino.

Quello che è certo che il CIO finanzia solo il comitato promotore Toroc e non gli impianti

Il Toroc si è finanziato raccogliendo contributi dal mondo bancario ed industriale e sopratutto sfruttando il marchio olimpico, gli sponsor, i diritti televisivi e la vendita dei biglietti.

Ma poiché il marchio olimpico è proprietà del CIO, questo significa che il CIO ha dato il suo finanziamento, non attraverso un contributo in denaro, ma con la cessione di sfruttamento dei suoi diritti. Q

uesto è importante per valutare la famosa affermazione che ci sia un contributo del CIO di 900 milioni di euro per le prossime olimpiadi invernali: con ogni probabilità, si tratta, per la massima parte, del calcolo dei ricavi da sponsor e diritti televisivi e di biglietti, non di una cifra concreta in banca!

Quindi le favole raccontate in proposito per lanciare la proposta del 2026, devono tenere conto che, nell’edizione del 2006, questo aiuto non è bastato a coprire neppure i costi di pura organizzazione, e non ha riguardato assolutamente le opere edili, dove il contributo del governo alla fine è risultato insufficiente e per il comune di Torino è finita in un bagno di lacrime.

Mario Cavargna

P.S. “L’architetto Alberto Sasso esponente dei 5 Stelle, incaricato di elaborare uno studio di fattibilità delle Olimpiadi 2026 a Torino, nell’intervista a Repubblica del 15/6/2018 afferma: “Io giudico positiva la gestione di Torino 2006 perché gli impianti sono in buono stato, la manutenzione è stata fatta grazie ad una parte dei soldi che sono stati resi disponibili dopo.”

Noi ci chiediamo: l’architetto Sasso è stato in gita a Pragelato per vedere la condizione dei trampolini o, peggio ancora, a Cesana per vedere i resti del bob? 

IMPIANTI OLIMPICI DEVASTATI, MA SASSO DICE “SONO IN BUONO STATO”

15 giugno 18 Repubblica:

“L’ARCHITETTO SASSO: VI RACCONTO LE MIE OLIMPIADI SOSTENIBILI GRAZIE AI BEN GESTITI IMPIANTI DEL 2006”

https://cono2026.files.wordpress.com/2018/06/15062018-29-30.pdf

“L’architetto Alberto Sasso esponente dei 5 Stelle, incaricato di elaborare uno studio di fattibilità delle olimpiadi 2026 a Torino, nell’intervista a Repubblica del 15/6/2018 

afferma: “Io giudico positiva la gestione di Torino 2006 perché gli impianti sono in buono stato, la manutenzione è stata fatta grazie ad una parte dei soldi che sono stati resi disponibili dopo.”

Viene da domandarsi se Alberto Sasso sia almeno andato in gita a Pragelato.
Questo è il trampolino oggi, visibile in un video girato dal Coordinamento No Olimpiadi CoNo2026: distrutto.
Vi invitiamo a guardare il video e a diffonderlo: l’architetto Sasso, semplicemente, non sa di cosa parla, lo invitiamo a fare qualche gita fuori porta per verificare il reale stato delle costosissime opere olimpiche (quelle ancora esistenti).

Noi l’abbiamo fatto”.

IN QUESTO VIDEO SI PUÒ VEDERE COSA SONO I TRAMPOLINI OGGI.

https://www.youtube.com/watch?v=bybbXQl7EKc&feature=youtu.be

https://cono2026.wordpress.com/2018/06/16/impianti-olimpici-devastati-ma-sasso-dice-sono-in-buono-stato/

https://www.facebook.com/Coordinamento.NO.Olimpiadi/posts/2075671819388178

ALTRE FOTO: http://www.okfoto.it/news/tag/trampolini-del-salto

Le parole dl ministro Toninelli del 20 giugno 2018 e precisazioni Tartaglia

NOTA 

Dalla lettura del testo stenografico qui sotto riportato appare la timidezza del Ministro e le sue non troppo chiare idee, c’è bisogno di rompere con il passato evitando che la lobby PD della Torino-Lione si rafforzi con argomenti NON veri.

–     La linea esistente è ampiamente sufficiente,

–     Le penali sono un’invenzione del Commissario Foietta,

–     Spieghiamo nel dettaglio le ragioni della pausa della Francia, e l’asimmetria dei costi (km italiano 5 volte più caro di quello francese)

–     Evitiamo che questa sibillina frase possa essere riferita alla Torino – Lione: “Per quelle invece non a vantaggio della popolazione, dovremo in un secondo momento analizzare e valutare nel dettaglio come agire: un processo del tutto analogo a quanto già svolto in altri Paesi europei, come ad esempio la Francia.”

–     ecc.

 Credo che sia dovere del Movimento No TAV commentare le parole del ministro allo scopo :

–     di sollecitare la pausa italiana ancora prima di produrre dossier ministeriali ad imitazione della Francia,

–     di dargli gentilmente e pubblicamente una mano mettendo in rilievo il nostro ruolo,

–     di diffondere tramite i media i nostri argomenti,

–     di diffidare TELT affinché non si porti troppo avanti con le gare e non crei quindi le condizioni ricattatorie per le penali …,

–     di dare dei segnali e argomenti alla Francia che non aspetta altro dall’Italia che la prima mossa del disimpegno,

–     di dare dei segnali alla Commissione europea che il disimpegno dell’Italia dalla Torino-Lione è vero senza però perdere i finanziamenti europei per i quali da subito dovrebbero essere richiesta la rinegoziazione per altri tipi di mobilità.

Grazie per ogni commento,

Paolo

http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0018&tipo=stenografico#sed0018.stenografico.tit00060.sub00050.int00020

Posizione del Governo sulla realizzazione delle infrastrutture strategiche, con particolare riferimento alla TAV Torino-Lione e al Terzo valico – n. 3-00024) 20 giugno 2018

PRESIDENTE. La deputata Raffaella Paita ha facoltà di illustrare l’interrogazione Gribaudo ed altri n. 3-00024 (Vedi l’allegato A), di cui è cofirmataria.

RAFFAELLA PAITA (PD). Presidente, signor Ministro, la Torino-Lione è un collegamento internazionale del sistema Alta velocità/Alta capacità, per il quale nella scorsa legislatura sono state fatte importanti modifiche da parte dell’ex Ministro Delrio, che ne hanno dimezzato i costi come ha certificato l’Osservatorio. Il Terzo valico è il collegamento tra il più importante porto italiano e l’Europa: un’opera già realizzata al 40 per cento, senza la quale Genova e l’Italia sarebbero condannati all’isolamento. Ricordo che i porti liguri hanno avuto lo scorso anno una crescita molto superiore rispetto ai porti del Nord Europa. Su questi progetti – altro che sulle chiacchiere! – si misura la capacità di guardare al futuro di un Governo. Il PD è per un sistema connesso, capace di creare crescita e di evitare l’isolamento nel Nord-ovest.

Ministro Toninelli, nel contratto di Governo avete utilizzato formule volutamente incomprensibili, nascondendovi dietro il tema della valutazione costi-benefici, che come è ovvio per opere già in corso è stata fatta, ed è un diritto degli italiani conoscere la vera opinione del Governo.

PRESIDENTE. Concluda.

RAFFAELLA PAITA (PD). Ministro, sulla chiusura dei porti, anche confermata dalla risposta precedentemente data, nonostante fosse una sua prerogativa il suo silenzio è stato imbarazzante. Sulle infrastrutture, almeno, riusciremo a capire la sua opinione? Il tempo degli slogan è finito, è il tempo del Governo; ed è suo dovere dire al Parlamento una voce chiara su opere strategiche per il territorio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Toninelli, ha facoltà di rispondere.

DANILO TONINELLI, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Presidente, rispondo molto volentieri anche a questa interrogazione.

Sul tema della realizzazione delle grandi opere ho avuto modo di esprimermi più volte in questi giorni del mio mandato. Ritengo infatti che la corretta definizione dei criteri di investimento in materia di infrastrutture costituisca un passaggio centrale nelle politiche di rilancio del sistema Paese. L’Italia, per la sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo, rappresenta la naturale cerniera di collegamento per i traffici commerciali, in particolare dal quadrante sudorientale: senza un’adeguata rete di trasporto non potremmo mai vedere riconosciuto il nostro naturale ruolo di leader di riferimento della logistica in Europa e nel Mediterraneo. I miei uffici sono già al lavoro sui singoli dossier, per un’attenta analisi dei costi-benefici, per la valutazione della sostenibilità effettiva dal punto di vista economico, ambientale e sociale. Occorre infatti ripensare agli orientamenti in termini di spesa e di risorse, così come di utilità per i cittadini e le imprese, dando maggiore ascolto ai loro bisogni e alle esigenze del territorio, e non incentrando le priorità sull’interesse esclusivo di chi realizzerà le opere. In buona sostanza, il mio obiettivo è quello di riesaminare in tempi brevi le diverse grandi opere, per individuare quelle necessarie e buone per i cittadini, che dovranno quindi essere concluse, a partire ovviamente da quelle già iniziate. Per quelle invece non a vantaggio della popolazione, dovremo in un secondo momento analizzare e valutare nel dettaglio come agire: un processo del tutto analogo a quanto già svolto in altri Paesi europei, come ad esempio la Francia.

Con riguardo alla linea ad alta velocità Torino-Lione, riporto quanto sottoscritto nel contratto di Governo: “Ci impegniamo a ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”. Ciò che è notorio è che, su questa direttrice, non si sia verificato il previsto incremento dei traffici di merci che era il presupposto fondamentale dell’opera, come ha recentemente confermato anche il commissario di Governo. Per quanto riguarda il Terzo valico dei Giovi, ribadisco la linea già espressa: servono ulteriori valutazioni costi-benefici, e deve essere chiaro che le opere devono essere condivise con le istituzione locali e con i cittadini, dando ampio risalto alla trasparenza. I cittadini devono sentirsi tutelati dall’azione di questo Governo. La politica del confronto e del project review hanno già dato prova di rappresentare efficaci strumenti di programmazione e valutazione delle scelte strategiche sul tema delle infrastrutture, consentendo di perfezionare i progetti e realizzare risparmi importanti, che è il nostro principale obiettivo. Nel concludere, confermo che le verifiche sono in corso e nelle prossime settimane inizieremo a dare i primi responsi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Lega-SalviniPremier).

PRESIDENTE. Il deputato Davide Gariglio, cofirmatario dell’interrogazione, ha facoltà di replicare.

DAVIDE GARIGLIO (PD). Presidente, noi siamo assolutamente insoddisfatti della risposta del Ministro. Innanzitutto il Ministro non ha chiarito se la valutazione avverrà per tutte le grandi opere, perché poi puntualizza sempre espressamente la questione sul Terzo valico e sulla Torino-Lione. La sindaca Appendino ha annunciato che lei, Ministro, entro due settimane dal 6 giugno avrebbe dato al comune di Torino un dossier sui costi-benefici della TAV: ma allora questo dossier, di cui ha parlato la Appendino, esiste oppure no?

Gli incarichi per le analisi che lei ha annunciato sono stati già assegnati, signor Ministro? E se sì, a chi sono stati assegnati? Con quale procedura di affidamento? È stata effettuata una procedura ad evidenza pubblica oppure, come nel caso della grande opera stadio di Roma, è stato incaricato un professionista di fiducia della vostra parte politica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega-Salvini Premier (NOTA Sarebbe interessante conoscere questi commenti, soprattutto quelli della Lega-Salvini Premier N.d.R.). Con quali tempi verranno fatte queste valutazioni, signor Ministro? Con quali garanzie di trasparenza, valore a lei caro? Con quale garanzia di obiettività e di scientificità? All’analisi, signor Ministro, parteciperanno gli uffici del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e della struttura tecnica di missione ivi insediata oppure no? Lei ha parlato di “miei uffici”: quelli sono i suoi uffici, signor Ministro! È a conoscenza, signor Ministro, che esiste un decreto legislativo, il n. 228 del 2011 in materia di valutazione degli investimenti relativi alle opere pubbliche? Le chiediamo: i commissari di Governo in carica e gli osservatori, ove esistenti, saranno coinvolti? E in attesa dei risultati di queste analisi, signor Ministro, che scelte saranno adottate sulla continuazione dei lavori? Perché dalla sua risposta pare evidenziarsi che i lavori saranno sospesi, ma il Terzo valico è realizzato per il 40 per cento: cosa facciamo? Mezzo buco, signor Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)? È consapevole che esistono degli accordi internazionali…

PRESIDENTE. Concluda.

DAVIDE GARIGLIO (PD). …ad esempio con la Francia, che impongono, in caso di non realizzazione dell’opera, un pagamento di tutte le somme spese dall’Unione europea e dagli altri Stati? Lei è stato non il Ministro della trasparenza, è stato il Ministro della reticenza! Lo è stato sui porti, e lo è ora che non ci dà risposte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Concluda.

DAVIDE GARIGLIO (PD). Non può più dire sempre no! Ora è al Governo, e ora deve darci risposte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

21 giugno 18 Tartaglia Precisazioni su affermazioni della stampa

Nuova Linea TAV Torino-Lione

Pro Natura Piemonte <torino@pro-natura.it>

gio 21/06/2018 16:25

A:Organi d’informazione (torino@pro-natura.it)

Agli organi di informazione.

Gentili signore e signori, 
in questi giorni sono comparse sui mezzi di comunicazione numerose affermazioni relative alla eventuale Nuova Linea ferroviaria Torino-Lione. Allego pro veritate (a nome della commissione tecnica) una schematica nota relativa a tali affermazioni. 
Angelo Tartaglia 
Commissione tecnica sulla Nuova Linea Torino Lione dell’Unione dei Comuni della Valsusa, del Comune di Torino e del Comune di Venaria

Andamento del traffico mercantile nel tempo (tonnellate)

Italia-Francia

 Il traffico merci per ferrovia attraverso l’intera frontiera italo –francese tra il 1997 (anno del mas-simo) e il 2016 è diminuito del 71%

Italia-Francia , ferrovia 1997-2016   71%

 Il traffico merci su strada attraverso l’intera frontiera italo –francese (dal mare al Monte Bianco) tra il 2001 (anno del massimo) e il 2016 è diminuito del 6,5%

Italia-Francia , strada 2001-2016   6,5%

 Il traffico mercantile terrestre totale tra Italia e Francia tra il 2001 (anno del massimo) e il 2016 è diminuito del 17,7%

Italia-Francia, totale 2001-2016   17,7%

Il traffico ferroviario attuale lungo l’asse della Val di Susa corrisponde all’incirca al 17% della capacità mini-male della linea esistente secondo le stime di RFI.

Italia-Svizzera (stessi intervalli di tempo)

 Il traffico merci per ferrovia tra Italia e Svizzera tra il 1997 e il 2016 è aumentato del 63%

Italia-Svizzera, ferrovia 1997-2016   63%

 Il traffico merci su strada tra Italia e Svizzera tra il 2001 e il 2016 è aumentato del 12,5%

Italia-Svizzera, strada 2001-2016   12,5%

 Il traffico merci totale tra Italia e Svizzera tra il 2001 e il 2016 è aumentato del 30%

Italia-Svizzera, totale 2001-2016  30%

Italia-Austria (stessi intervalli di tempo)

 Il traffico merci per ferrovia tra Italia e Austria tra il 1997 e il 2016 è aumentato del 46%

Italia-Austria, ferrovia 1997-2016  + 46%

 Il traffico merci su strada tra Italia e Austria tra il 2001 e il 2016 è aumentato del 45%

Italia-Austria, strada 2001-2016 + 45%

 Il traffico merci totale tra Italia e Austria tra il 2001 e il 2016 è aumentato del 36%

Italia-Austria, totale 2001-2016 + 36% 2

Il differente andamento non ha motivazioni tecnologiche

Tra il 1997 e il 2007 il traffico ferroviario mercantile lungo la Val di Susa si è ridotto del 43,6%

43,6%

Nello stesso periodo (cioè prima dell’entrata in servizio di qualsiasi nuova infrastruttura in Svizzera) il traffico ferroviario tra Italia e Svizzera è cresciuto del 43,7%

+43,7%

Confronto tra le infrastrutture ferroviarie del Fréjus e quelle Svizzere

Traforo storico del Fréjus: lunghezza 13,6 km; altitudine max 1335 m

Traforo storico del Lötschberg (Svizzera centrale): lunghezza 14,6 km; altitudine 1340 m

Traforo storico del S. Gottardo: lunghezza 15,0 km; altitudine 1151 m

Il tunnel di base del Lötschberg è entrato in funzione nel 2007; quello del Gottardo nel 2014.

I dati citati sono tutti reperibili presso l’ufficio federale dei trasporti della Federazione Svizzera

Analisi costi benefici

 L’analisi costi benefici (ACB) è una operazione complessa e in larga misura standardizzata che si ef-fettua seguendo una metodologia consolidata e riconosciuta.

 È stata finora effettuata una sola ACB relativa alla nuova linea Torino Lione, completata nel 2011 e resa pubblica nel 2012.

 La base dell’unica ACB sta nella previsione di fortissimi aumenti di traffico merci lungo la direttrice Torino-Lione. Tale previsione risulta inattendibile (Presidenza del Consiglio dei Ministri – Osservato-rio sulla Nuova Linea Torino Lione, Verifica del Modello di Esercizio per la Tratta Nazionale LatoIta-lia, seduta n. 260 del 25/09/2017, pag. 58), di conseguenza inattendibili sono le conclusioni dell’analisi.

 L’unica ACB fa riferimento alla linea come individuata dall’accordo italo-francese siglato tra i due governi il 30/01/2012. Successivamente (vedere punti successivi) dalla definizione della linea sono venuti meno i due tunnel in territorio francese (Belledonne e Glandon) e il tunnel dell’Orsiera in Italia: alla modifica non ha corrisposto alcuna revisione dell’ACB.

Penali e accordi internazionali

 Non esiste alcun accordo internazionale sottoscritto dall’Italia nei confronti della Francia o dell’Eu-ropa che preveda l’esborso di “penali” in caso di ritiro unilaterale italiano.

 Delibera CIPE n. 67/2017 (G. U. 24/01/2018), punto 6 del deliberato: “Il soggetto aggiudicatore dell’in-tervento [del primo e secondo lotto costruttivo del tunnel di base – ndr] provvederà a inserire nel bando di gara per l’affidamento dei lavori dell’opera, tra gli impegni dell’aggiudicatario, la rinun-cia a qualunque pretesa, anche futura, connessa all’eventuale mancato o ritardato finan-ziamento dell’intera opera o di lotti successivi. [grassetto del redattore]”

 L’accordo sottoscritto dallo stato francese e dallo stato italiano il 30/01/2012 prevede che l’opera oggetto degli accordi comprenda una sezione internazionale divisa in tre sezioni: una di compe-tenza francese, comprendente 33 km di gallerie a due canne (Belledonne e Glandon); una tran-sfrontaliera di competenza di entrambi gli stati, comprendente il tunnel di base di 57 km; una di competenza italiana comprendente il tunnel a due canne dell’Orsiera per 19,5 km. [artt. 2 e 4 dell’accordo del 30/01/2012].

 Lo stato francese ha posposto le decisioni relative alla tratta di sua competenza a dopo il 2038. Lo stato italiano ha lasciato cadere la realizzazione del tunnel dell’Orsiera ipotizzando altre soluzioni. In pratica entrambi gli stati hanno disatteso l’accordo del 2012, che non è stato revocato dal suc-cessivo accordo del 2015. Non è però stata modificata la ripartizione dei costi relativi al tunnel di base (che si trova all’incirca per l’80% in Francia e per il 20% in Italia) che è previsto che gravino per il 57,9% sull’Italia e per il 42,1% sulla Francia (al netto di eventuali contributi europei).

Argomentazioni e ideologie

Le continue prese di posizione a favore della nuova linea Torino Lione rilanciate insistentemente dai grandi mezzi di comunicazione non si basano generalmente su argomentazioni verificate ma su assunzioni a priori e affermazioni apodittiche che adattano la propria formulazione alle circostanze senza mai sottoporre a cri-tica razionale l’assunto. Come tali rivestono carattere strettamente ideologico.

Grande dizionario italiano Hoepli: “ideologico: Che riconduce tutto all’ideologia, interpretando i fatti non in base alla loro reale consistenza, ma adattandoli a determinati schemi ideologici”.

Google – dizionario italiano: “ideologico: Astratto, ovvero basato su schemi concettuali precostituiti, piuttosto che sull’analisi concreta”.

No TAV – Comunicati Stampa 21 giugno 2018 – Investimenti Europei nelle reti di trasporti dopo il 2020 e frottole del PD

NOTA per i MEDIA

21 giugno 2018

Investimenti Europei nelle reti di trasporti dopo il 2020 e frottole del PD

Ieri 20 giugno 2018 la Deputata italiana del PD Isabella DE MONTE – European Parliament, nel corso del 7°  Comitato Interparlamentare sul tema “Investimenti Europei nelle reti di trasporti dopo il 2020“, ha chiesto a Daniel Ibanez, economista, dopo una premessa aspramente polemica sulla suo ruolo, che spieghi in termini economici l’alternativa al progetto Torino-Lione.

L’interessante scambio è qui, dura circa 4’50’’ : http://lyonturin.eu/analyses/docs/question-reponse-it-europe.mp4

In pochi minuti il sig. Ibanez fa carezza e smonta le frottole del PD di questi giorni, in particolare le affermazioni di Chiamparino che ieri era a Lyon a straparlare di cose che non conosce.

Mercoledì 20 Giugno 2018 15:00 – 18:30

7.0 Interparliamentary Committee Meeting on “EU investing in its transport networks beyond 2020”

http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2014_2019/plmrep/COMMITTEES/TRAN/DV/2018/06-20/agenda_interparliamentary_meeting_20june2018_EN.pdf

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Daniel Ibanez ultimo a destra nelle foto.

Nave Lifeline salva migranti in acque libiche, Toninelli: “Fuori da ogni regola”, Salvini: “Li portate in Olanda”

se è vero che il trattato di Dublino dispone che il paese che accoglie è il paese che se li ciuccia, dato che la nave è un polungamento, un’estensione territoriale del paese di cui porta la bandiera, se li deve sucare l’Olanda

QUESTA E’ L’ENNESIMA PROVA DELLA MALAFEDE, la libia li stava andando a prendere, QUESTA E’ TRATTA DI UMANI
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«Avete fatto un atto di forza non ascoltando la Guardia costiera italiana e libica? Bene, questo carico di esseri umani ve lo portate in Olanda, fate il giro un po’ largo». Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Salvini su Facebook in riferimento all’intervento della nave della ong Lifeline, che ha soccorso centinaia di migranti al largo delle coste della Libia.
Il salvataggio
È stata la stessa ong a parlare del salvataggio in corso di circa 300-400 migranti in un tweet in cui ha chiesto aiuto alla Guardia Costiera italiana e a navi mercantili. La ong ha poi fornito un aggiornamento, indicando che la Guardia costiera libica si è diretta verso la nave della ong: «Ci aspettiamo – aggiunge Lifeline – un comportamento professionale e che la Libia rispetti la legalità internazionale». La Lifeline è intervenuta in acque Sar (Ricerca e soccorso) libiche in soccorso di alcuni gommoni carichi di persone ed è proprio la guardia costiera di Tripoli a coordinare l’operazione. Pochi minuti dopo è arrivata la risposta di Salvini.
La nota all’ambasciata olandese
Le navi «di queste pseudo-ong non toccheranno più il suolo italiano», ha sottolineato il ministro dell’Interno, aggiungendo che «abbiamo mandato una nota ufficiale datata 16 giugno del ministro degli esteri all’ambasciata olandese su Lifeline. Non è ancora pervenuta risposta».
di F. Q. | 21 giugno 2018
Il salvataggio da parte del personale della ong olandese, che ha chiesto l’intervento delle navi italiane, ha scatenato la reazione dei due ministri già protagonisti del caso Aquarius. Il responsabile dei Trasporti annuncia un’indagine della Guardia Costiera, quello del Viminale dice: “Abbiamo scritto all’ambasciatore olandese”
Al momento stiamo salvando 300-400, è richiesto il supporto della Guardia costiera italiana o navi mercantili. Altre informazioni seguiranno”.  Ore 8 e il tweet della Lifeline, nave della Ong tedesca, ha immediatamente attirato le attenzioni dei due ministri protagonisti dell’affaire Aquarius (la nave con i migranti che sono stati accolti dalla Spagna), Danilo Toninelli e Matteo Salvini. I migranti erano bordo di un gommone a largo delle coste libiche. La Lifeline è intervenuta in acque Sar (Search and Rescue) libiche ed sarebbe stato proprio la guardia costiera di Tripoli a coordinare l’operazione. Una motovedetta è stata inviata sul posto. “Ci aspettiamo – dicono dalla ong – comportamento professionale e che le forze libiche rispettino la legge internazionale”.
Alle 14 il primo commento è del ministro dei Trasporti su Facebook: “È notizia di queste ore che la nave Ong Lifeline sta agendo in acque libiche fuori da ogni regola, fuori dal diritto internazionale. Hanno imbarcato – scrive Toninelli che annuncia di aver chiesto alla Guardia Costiera italiana di avviare un’indagine. – circa 250 naufraghi senza avere i mezzi tecnici per poter garantire l’incolumità degli stessi naufraghi e dell’equipaggio”. L’indagine dovrà “verificare l’effettiva corrispondenza tra il vessillo battuto dalla nave e l’appartenenza a quella stessa nazionalità”. “Vi terrò aggiornati sugli sviluppi, ma di certo vi anticipo che il diritto del mare non permette la navigazione a navi non regolari”, dice ancora il ministro
.Nel suo post il ministro Toninelli afferma anche che la Lifeline “non sta collaborando con la guardia costiera Libica che, dalle prime informazioni acquisite, stava intervenendo per salvare i migranti e riportarli su suolo libico. Operazione di sua stretta competenza, trattandosi di eventi accaduti in mare libico. Non abbiamo nulla contro le Ong ma siamo e continuiamo ad essere per il rispetto della legalità. Soprattutto quando si parla di vite umane”. “A ciò va aggiunto – afferma ancora il ministro- che ad oggi non abbiamo ancora riscontri sull’effettiva appartenenza all’Olanda della nave Ong Lifeline, come anche della Seefuchs, che pure batte bandiera dii batte bandiera dei Paesi Bassi”.
Contemporaneanche anche Salvini ha postato un video sul social: “Questa nave battente bandiera olandese contravvenendo a tutte le regole e leggi, essendo una nave fantasma, ha spento le strumentazioni di bordo, ha caricato a bordo 224 clandestini su gommoni partiti dalla Libia in acque libiche. La Guardia costiera italiana ha scritto ‘non muovetevi, ci pensano le autorità libiche’; la Guardia costiera libica ha scritto ‘non muovetevi, ci pensiamo noi’.
 
Ma questi disgraziati, anche mettendo a rischio la vita dei migranti su quei gommoni, non ha ascoltato le autorità libiche e italiane ed è forzosamente intervenuta per caricare il prezioso quantitativo di carne umana a bordo. Perché sono buoni? Lasciatemi il dubbio che lo fanno per interesse, perché se fossero buoni, con le motovedette libiche lì nei pressi, non sarebbero intervenuti. Ora questa nave di pseudovolontari batte bandiera olandese. Abbiamo scritto all’ambasciatore olandese, in ogni caso questa nave l’Italia la vede solo in cartolina, le regole se ci sono vanno rispettate, non si mettono a rischio le vite umane. Avete fatto un atto di forza non ascoltando la Guardia costiera italiana e libica? Bene, questo carico di esseri umani ve lo portate in Olanda, fate il giro un po’ largo. Porti italiani nisba”. Le navi “di queste pseudo-ong non toccheranno più il suolo italiano”, ha aggiunto.
Migranti, Salvini: “Nave olandese con carico di carne umana? Vadano in Olanda”
Sempre nel post il responsabile del Viminale spiega che “ad ovest della Libia, a 18 miglia dalla costa, sono segnalati altri due gommoni con altri disperati a bordo. Hanno chiamato la guardia costiera italiana. Ma se ci sono imbarcazioni in difficoltà al confine tra Libia e Tunisia non si capisce perché deve intervenire la Guardia costiera italiana che sta più a nord e sta molto lontana. Abbiamo scritto – ha informato il ministro – chiedendo l’intervento delle autorità tunisine. Se i libici non possono esserci perché stanno litigando con questa pseudo-ong Lifeline, intervengano allora i tunisini o i maltesi che sono più vicini.
 
Atteggiamento cattivista o egoista? No, se si vuole dare un taglio al business dell’immigrazione clandestina, bisogna far capire che i taxi del mare si fermano. Vogliamo stroncare la mafia dell’immigrazione clandestina che arricchisce pochi delinquenti causando migliaia di vittime”.
Sul caso è intervenuto anche il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio: “La legalità prima di tutto! Avviata l’indagine di bandiera sulla nave Ong Lifeline, che non sta collaborando con la Guardia Costiera Libica, per verificare la corrispondenza tra il vessillo battuto dalla nave e l’appartenenza a quella stessa nazionalità. Grazie ministro Danilo Toninelli!”.

Rivoluzione campi rom: i nomadi dovranno pagare tasse e bollette o verranno espulsi

ecco quello che viene definito pogrom, genocidio etnico, deportazione e sproloqui vari. Si rispetta la volontà di vivere nelle roulottes ma introducendo regole per il vivere civile visto che quei campi sono zone franche, chissà perché questa non è eguaglianza ed integrazione per alcuni ma persecuzione etnica

Ad annunciarlo è stata la sindaca Chiara Appendino, accompagnata dai suoi assessori. L’obiettivo? Porre fine una volta per tutte ai roghi. Ecco cosa prevede il nuovo piano
TORINO – E’ una vera e propria rivoluzione quella annunciata da Chiara Appendino sul tema dei campi rom. Per porre fine una volta per tutti ai roghi e ai fumi tossici, l’amministrazione introdurrà un regolamento ferreo per le persone che vorranno vivere in un campo: i rom infatti, dovranno pagare una sorta di tassa di 600 euro per vivere all’interno dei campi, altrimenti verranno allontanati.
LE REGOLE – Finita qui? Assolutamente no, c’è di più: i nomadi, per ottenere il permesso, saranno obbligati a pagare le bollette, mandare i bambini a scuola, non portare all’interno del campo veicoli senza documenti di circolazione, non allacciarsi abusivamente a luce e acqua, non realizzare opere abusive e non ammassare e accumulare rifiuti. Insomma, l’obiettivo è quello di ripristinare la legalità in alcune zone dove non esistono regole. Inutile negarlo, su questo tema l’amministrazione si gioca un vero e proprio «all in» con i cittadini: Chiara Appendino, in campagna elettorale e durante la presentazione del programma, aveva parlato della chiusura dei campi rom. Oggi, a un anno dall’insediamento, presenta un progetto rivoluzionario non solo a Torino ma in Italia.
RIVOLUZIONE CAMPI ROM – Il regolamento verrà introdotto nei campi rom di via Germagnano, strada Aeroporto, Sangone e Le Rose, con ogni probabilità già da quest’autunno, magari da settembre. Il permesso inoltre, sarà rinnovabile di anno in anno. Chi non rispetta le regole imposte, verrà immediatamente espulso e perderà il diritto di stare nel campo rom: «Chi non rispetta le regole verrà allontanato» ha spiegato l’assessore all’Ambiente Alberto Unia in Circoscrizione 6. A seguire in attesa spasmodica gli sviluppi di questa vicenda sono soprattutto i cittadini torinesi obbligati a vivere vicino ai campi e a respirare ogni giorno fumi tossici e odori nauseabondi. La speranza è che le novità annunciate possano cambiare le loro condizioni di vita, dopo anni di sofferenza e rabbia. Sulla carta si tratta di un provvedimento davvero rivoluzionario: ora la grande sfida sarà quella di riuscire ad applicarlo.REDAZIONE TORINO 26/07/2017

SOVRANITÀ, NAZIONE, PATRIA, IDENTITÀ, CONFINI .… LA DESTRA? ACCOGLIENZA, NO BORDERS, INTEGRAZIONE, EUROPA…. LA SINISTRA? — LA RISPOSTA DELLA GRECIA IN COMA (VIGILE)

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2018/06/sovranita-nazione-patria-identita.html

MONDOCANE

MERCOLEDÌ 20 GIUGNO 2018

 

Cari amici, interlocutori, compagni, ora ci sarà una pausa di qualche settimana. Forse incontrerò qualcuno di voi nelle valli o sulle pareti delle Dolomiti. Mi perdonerete la lunghezza (prolissità?) di questo testo, forse, considerando che non di quisquilie spero si tratti e che il tempo per leggerlo è da qui a metà luglio. Buon tutto.

Atene, le voci dei leader della Resistenza greca.

“Dico con tutta la forza della mia anima che il nostro paese realmente fa parte del quadro occidentale, appartiene all’Unione nEuropea, alla NATO e questo non si mette in discussione” (Alexis Tsipras, Antenna TV, maggio 2014)

Voci Bilderberg per tenere a galla i negrieri

L’altra sera ho aperto la finestra di destra del canale di Urbano Cairo, quella che la sua conduttrice e autrice definisce “progressista” alla maniera con cui il PD si definisce di centrosinistra, Saviano di sinistra tout court, Fratoianni di estrema sinistra e “il manifesto” quotidiano comunista. Mi riferisco alla trasmissione della signorina Lilli-Bilderberg-Gruber “Otto e mezzo”, che tutte le sere e anche il sabato ci dà la misura della professionalità con la quale il giornalismo bilderberghiano e quello subordinato affrontano le questioni dirimenti del nostro tempo. Tipo gli eroi MSF di Aquarius, che ormai pescano migranti sul bagnasciuga libico, per risparmiare costi e fatiche ai colleghi in terra. C’erano i soliti tre ospiti; due a far squadra con la conduttrice, l’altro a fare da vaso di coccio, dovendosi guardare dai due lati e anche da davanti. Equilibrio divenuto fisso nelle tv, non solo della signorina Lilli, in queste temperie di terrorizzanti cambiamenti  di uno Status quo rimasto tale, con interruzioni, dal Congresso di Vienna del 1815 (restaurazione) e allargato al Sud del mondo dalla Conferenza di Berlino del 1884-5 (spartizione delle colonie).

Bilderberg e giornalismo: compatibili?

Nell’occasione, a farsi sostenere dal tacco 15, dalla tinteggiatura ramata della chioma e dalla boccuccia di rosa gonfiata dell’estasiata Gruber, testè reduce dall’annualeconvention acchiappamondo della conventicola bancario-globalista a Torino, c’erano, a completare la triade “progressista”, Massimo Giannini, frammento laico, ma sanamente anti-5Stelle, di Eugenio Scalfari, santone che divide le sue devozioni tra due divinità, Bergoglio e Draghi, e tale Diego Bianchi, detto Zoro. Uno che, se non lo avete visto, siete distratti di molto, dato che nei suoi programmi quel faccione rustico, da paracomico rurale e cripto-agitprop “progressista”, lascia ad altre immagini lo spazio del raccattapalle alla finale di Wimbledon tra Federer e Nadal.  Accomunati, tutti e tre,  da una viscerale avversione ai 5Stelle, che si direbbe al limite della psicopatia, se non la si riconoscesse subito di stampo bilderberghiano. Poi c’era, fuori dal coro, Andrea Scanzi, arguto editorialista del Fatto Quotidiano.

L’argomento era Aquarius, le nefandezze di Salvini-Toninelli, l’eroismo dei soccorritori Medici Senza Frontiere, la disperazione di 630 sottratti al naufragio. E non c’era partita. Con i tre progressisti che si lisciavano il pelo  a forza di umanità, generosità, donne incinte e bambini abbandonati; con lo Zoro che innescava addirittura la bomba del Regeni torturato e ucciso  da Al Sisi, tanto per far capire che hic sunt leones: a sud del Canale di Sicilia in mano a libici ed egiziani e in quell’inferno che è tutta l’Africa (ma anche il Medioriente, l’Asia, tutto quello che non è Occidente), cosa poteva dire il povero Scanzi, fatto camminare sui carboni ardenti dei migranti a rischio annegamento?  L’occasione sarebbe stata d’oro perché i tre professionisti della comunicazione si togliessero la curiosità di conoscere, da una protagonista che c’è stata, cosa diavolo si fosse detto, letto, scritto, combinato, deciso, nella riunione dei fenomeni dotati di superpoteri, capeggiati dai Rothschild. I vertici di quell’1% dell’umanità che detiene il 48% delle risorse mondiali, di quel 10% che ne detiene l’80%, avendolo rubato a quel 50%  che non detiene una mazza (tra i quali anche 5 milioni di nostri concittadini che non hanno da mangiare, i 17 milioni che ne hanno poco, i 12 milioni che non possono curarsi).

Occasione sfuggita ai giornalisti ospiti, né offerta dalla giornalista ospitante. E’ la nuova caratura della categoria. Della Gruber e della qualità professionale di una che partecipa a segreti consessi di portata planetaria e poi non dice nulla a quelli che dovrebbero essere i suoi utenti, s’è detto. Su Giannini, scriba scalfarian-debenedettiano, nulla c’è da aggiungere. Zoro, fattosi una credibilità politica in testate bolsceviche come “Il Riformista”, “il Venerdì di Repubblica” e Canale 5 del Berlusca, dalla nicchia di Serena Dandini (“Parla con me”), sfottendo benevolmente le evoluzioni del PCI-PDS-DS-PD, si guadagna i galloni per una prima serata griffata buonismo ridanciano, migrazionista, femminista, genderista, antipopulista, di alto gradimento sorosiano. Con Mattarella, dopo il noto episodio di sapore golpista, si complimentano a vicenda di aver salvato l’Italia.

Mi sono dilungato su questo esempio di impeccabile deontologia perché si tratta di una mera tessera, neanche tanto clamorosa, nel mosaico urlante dei media, cioè dei padroni dei media, compostosi nei giorni  in cui la chiusura dei porti ai negrieri del moderno schiavismo coincideva con l’epifania nei cieli d’Italia del sole Soros, maitre à penser et à financier  del fenomeno migrazioni. Uno schiavismo frutto del nuovo colonialismo che non occupa più terre, ma ne estrae le ricchezze e non deporta più persone, ma  le induce ad autodeportarsi e poi le convoglia dove servono meglio. Magari là dove, per abbattere le anacronistiche pretese di diritti, sovranità, pane e libertà degli autoctoni, c’è bisogno  dei collaudati eserciti industriali (logistici e agricoli) di riserva.

Licantropi in veste di agnelli

Il raziocinio, la chiaroveggenza, la memoria storica degli italiani è stata travolta in questi giorni da uno strapparsi i capelli e un lacerarsi delle vesti sulle scelleratezze anti-migranti tali da rendere bisbigli gli strepiti di 20 secoli di prefiche calabresi. Il parossismo dell’ipocrisia nel quale, ancora una volta, eccelleva “il manifesto” (sostituto volenteroso della defunta “L’Unità” nella disinformazione umanitarista pro-PD), con metà del giornale dedicata  a santificare i negrieri Ong e l’altra a sostegno delle operazioni Cia-Soros anche in America Latina (Nicaragua) e alle escursioni culturali della tribù degli eletti. Una specie di catarsi collettiva, una lavacro, risoltosi in  un riciclaggio gigantesco della cattiva coscienza, finalizzato a seppellire, sotto un’immensa fioritura di diritti umani profumati all’iride, i macigni delle proprie frustrazioni e impotenze. Ma anche i sensi di colpa, maceranti anche se non ammessi.

Frustrazioni e impotenze per aver subito, subito ancora, risubito e non essere stati capaci di reagire, di concepire, proporre, far passare l’alternativa alla tirannia del pensiero e modo unico. Alternativa che si sa bene indispensabile per prolungare il cammino della specie, delle specie, su questo pianeta. Sensi di colpa per essere stati e voler continuare ad essere registi e attori di un cannibalismo dall’esito letale per tutti (ma per loro un po’ dopo), per aver celato sotto una teatrale virulenza anti-razzista, il razzismo vero, genocida, delle guerre Nato condotte in combutta con l’UE buro-oligarco-fasciocratica, strumento continentale della cupola mondialista.

Diceva Alexis de Tocqueville che la storia è una galleria di quadri dove ci sono pochi originali e molte copie. Non per caso mi sono riferito prima al Congresso di Vienna. Sconfitto il messaggio napoleonico, pur sanguinario, della legge uguale per tutti e della costituzione dei popoli in nazioni, le monarchie assolute imperiali, compresa quella ecclesiale,  provano a riavvoltolare la Storia. A ogni decennio successivo moti popolari, memori dell’89, alzano barricate contro la restaurazione: anni ’20, ’30, il ’48 in tutta Europa e a Roma con Garibaldi. Risorgimento italiano, tedesco, Comune di Parigi. Ne saranno eredi, un secolo dopo, le nazioni in lotta di liberazione dal colonialismo, Algeria, Cuba, Vietnam, mezza Africa, Egitto, Libia, Siria, Iraq, Afghanistan…. Tutte nello sconveniente nome di “patria”.

E’ la solita storia: quelli del Congresso di Vienna contro quelli della Repubblica Romana

Le comunità omogenee, unite da storia, lingua, cultura, progetto sociale, desiderio di democrazia e sovranità si stabilizzano in nazioni. Le monarchie si estinguono. Ma non quelle forze, in costante cospirazione per la rivincita, oggi come allora costituitesi sulla base della ricchezza rapinata. Il mundialismo si è dotato di tecnologie di persuasione e controllo senza precedenti dai tempi di inferni e paradisi minacciati e promessi, di armi di sterminio, di formidabili quinte colonne nel campo avverso. Ma ha conservato e aggiornato l’arma della tratta degli schiavi,  oggi anche di 68 milioni di migranti, sfollati, bombardati, rapinati, pronti a essere spostati e riposizionati dove occorra annientare resistenze fondate su coscienza di sé, del proprio passato e del proprio futuro. E’ in vista un nuovo Congresso di Vienna, la restaurazione si chiama mondialismo e guarda al Sud del mondo come gli spartitori di Berlino 1884.

Da noi gli facilitano il compito gli assist agli zombie del PD e della “sinistra sradicale” di un trucidone come Matteo Salvini e dei suoi detriti parafascisti, della cui identità e del cui ruolo vero resta da dubitare fortemente. Del resto, più questo energumeno vernacolare viene spernacchiato dai Lerner, Boldrini, Zucconi, Speranza, noti  combattenti per il proletariato, e più il furbo bifolco cresce. E’ questa l’intenzione? Se ne diano una ragione i 5 Stelle, se qualche bagliore in quegli astri è rimasto e saltino il fosso prima che quello ve li faccia affogare.

Basta vedere, ascoltare i greci

La Grecia, che ho raccontato nel docufilm “O la Troika o la vita – Non si uccidono così anche i paesi?” ha subito, grazie a quelle famose quinte colonne, la sorte che in America Latina viene attualmente riservata alle nazioni dell’arco antimperialista. E’ stata la prima e ci sono tutti i segni che noi se ne debba seguire la sorte. Forse, a dare la precedenza ai figli dei classici, è la saldezza e la forza di una civiltà che ha insegnato all’uomo e alle comunità coesione, dignità e bellezza e che non rinuncia ad ergersi, come Zeus padre, a denunciare la ferinità dei barbari. Il boia della Grecia, idolo delle eurosinistre migrantifere e genderiane, ha ridotto il suo popolo allo stremo. Ne ha svenduto tutto. Giorni fa, ligio al diktat della Troika, Tsipras ha dato un altro giro al cappio sulla gola dei pensionati e lavoratori. Ma stavolta, innescato anche dalla rabbia del cedimento tsiprasiano alla Macedonia slava del nome usurpato al greco per eccellenza Alessandro Magno,  rinuncia finalizzata a permettere al vicino del Nord l’ingresso nei lager UE e Nato, il popolo greco, nelle sue varie componentidi popolo, si è mosso. Manifestazioni imponenti come quelle del grande ciclo 2010-2015 si sono riviste nelle maggiori città. Le guida una sinistra vera, qualcuno direbbe populista. L’abbiamo ascoltata.

ATENE

Alekos Alavanos, economista, psicoterapeuta, già presidente di Synaspismos e poi capogruppo di Syriza, oggi segretario della formazione “PLAN B”, staccatasi da Syriza dopo il referendum.

F.G. Cos’è il Plan B?

A.A. E’ un’idea alternativa per una politica totalmente diversa rispetto a quelle dettateci da Bruxelles, Francoforte e Berlino e che hanno distrutto la società e l’economia della Grecia. Non siamo io e altri compagni che abbiamo cambiato idea, è stata Syriza a cambiare totalmente. La rottura avviene nel 2011 quando Syriza sostiene che non era possibile avere una linea autonoma nel quadro dell’eurozona e dell’UE.

F.G. Che Grecia sarebbe quella del Piano B?

A.A. Nessuno può pensare che ogni cosa possa essere fatta senza correre rischi, trappole, difficoltà. Proponiamo una cosa molto semplice: le politiche che la maggioranza dei paesi evoluti ha attuato dopo una prolungata recessione. Significa liquidità, domanda, salari e pensioni in grado di far girare la ruota. Significa un ruolo diverso dello Stato, creativo e dinamico, una politica di bilancio opposta a quella dell’UE.

F.G. Pensi che ci possa essere vita fuori dall’UE?

A.A. Certamente c’è vita fuori dall’Europa. Ma non c’è alcuna Europa, non è Europa. Per oltre vent’anni sono stato un membro del Parlamento europeo, amo l’Europa, tengo al confronto con gli altri paesi, le altre forze politiche. Abbiamo bisogno di cooperazione in Europa. Ma deve essere una cooperazione basata sulla solidarietà, sul mutuo beneficio, sul rispetto. Se vuoi essere filo-Europa devi essere contro l’UE e la sua valuta. Siamo all’ennesimo memorandum: ancora tagli, riduzione delle pensioni, più tasse, meno esenzioni. Tutto questo mentre già stiamo in una gravissima depressione.

F.G: Il popolo greco aveva deciso diversamente…

A.A. Il venerdì, prima del referendum della domenica in cui vinse il no alla Troika, vidi la Merkel in tv che diceva che se i greci avessero votato no, il lunedì non sarebbero più stati membri dell’UE e dell’euro. Ci minacciò. Usano campagne terroristiche, ora anche in Italia, di fronte alla rivolta della gente. I greci non si fecero intimidire: oltre il 60% votarono no. Poi furono traditi, ingannati. Se io voto no e il governo il giorno dopo dice sì, ciò che si perde sono l’autostima, la fiducia, la prospettiva, la dignità morale.

F.G. E adesso?

A.A. Credo che ci siano dei buoni segni, che non ci vorrà molto prima che il popolo greco si svegli e riprenda in mano il fucile, il fucile della politica.

F.G. Anche noi abbiamo vinto un referendum contro i desideri della Troika. Credi che l’UE abbia per l’Italia un progetto come quello imposto a voi?

A.A. Spero che i poteri sistemici in Italia non si comportino come i nostri e le sinistre come le nostre sinistre. In effetti l’Italia è un boccone grosso. Ma potrebbe anche essere la leva per cambiare l’intera Unione. Le recenti elezioni, chiunque governi ora, hanno espresso una chiara volontà della maggioranza contro quanto all’Italia viene imposto. L’Europa non può sopravvivere nella forma e con i contenuti di adesso. Brexit è la soluzione. Spero che i popoli italiano e greco ritrovino la propria autostima e lottino, insieme ai francesi, ai tedeschi, a tutti, per un’Europa diversa, senza la BCE, senza questa valuta tossica. Un’Europa della libertà, creatività e della capacità sovrana dei popoli di autogovernarsi.

F.G. Vedi un filo che corre dalla vostra guerra contro i nazifascisti, alla guerra civile, a quella partigiana contro i britannici, alla dittatura Nato di Papadopulos, fino alla Troika?

A.A. C’è un filo, un filo assai pericoloso. E’ il filo della dipendenza, della subordinazione, militare, politica, anche psichica. La Grecia, inizio e simbolo della nazione che resiste, fin dall’800, è un simbolo increscioso, intollerabile. Dobbiamo farla finita. Non siamo agli inizi dell’800, quando qui comandavano i sultani. Sai, non c’è più sovranità nazionale. Una sovranità che non sarebbe  in contraddizione con la collaborazione internazionale. Anzi.C’è sovranità nazionale quando il popolo si autogoverna e quando la cooperazione internazionale rispetta e favorisce una sovranità nazionale democratica. Il frutto è sull’albero. Lasciamolo maturare. Arriverà sulle nostre tavole.

Panagiotis Lafazanis,  segretario di “Unità Popolare”, già dirigente del KKE (PC greco) e ministro nel primo governo Tsipras, poi staccatosi da Syriza

F.G. Sembra che in Grecia rinasca una resistenza.

P.L. Per la prima volta dopo molto tempo si sono viste manifestazioni popolari di massa davanti al parlamento e in molte città contro la Troika, l’alleanza con Israele di un paese da sempre vicino ai palestinesi, la cessione del nome Macedonia (“Macedonia del Nord”), nome greco di terra greca, al vicino slavo. E si è vista la brutalità della repressione di un governo che si dice di sinistra, per quanto alleato all’estrema destra. Pensiamo che il movimento risponderà e si rafforzerà, in vista anche di una data molto importante, quella del referendum vittorioso contro l’austerità e la Troika, il 5 luglio.

F.G. Come siete messi, dopo l’ennesimo memorandum?

P.L. La condizione della società greca è catastrofica, una situazione in cui non ci si vuol far vedere nessun futuro. Il 34,6% della popolazione vive sotto la soglia della povertà, 3.796.000 persone su 10 milioni. E il debito che dovremmo pagare con questo strangolamento continua a crescere. E’ ancora forte la sensazione che tutto è perduto. Ma c’è anche l’altra faccia della luna: resta un potenziale sociale in grado di riprendere in mano la situazione e reagire. Insomma, c’è un corpo sociale che si convince di essere fottuto e un altro che è deciso a uscire dal vicolo cieco impostoci da Tsipras.

F.G. Basteranno le sole forze greche, o ci vorrà il concorso di altri paesi?

P.L. In effetti, perché il popolo greco possa liberarsi, gli occorre il concorso di altri popoli europei, in prima linea di quello italiano. Però a noi tocca l’impegno di non aspettare che si muova un popolo vicino. Dovremo comunque essere i primi a rompere le sbarre del carcere tedesco. Forse saremmo l’ispirazione per altri, fino all’affondamento di tutta l’eurozona, come di questa Unione Europea.

F.G. Qual è il progetto strategico dei vostri nemici?

P.L. Per la Grecia è la distruzione del paese, non c’è dubbio. Per l’Europa si tratta di una nuova feudalizzazione che elimini i soggetti nazionali in modo da riunire sotto il controllo dell’oligarchia tutte le ricchezze dei singoli paesi. Per noi del Sud si tratta dell’applicazione di classici criteri colonialisti. Sono questi i caposaldi del progetto europeo. Sono caposaldi razzisti, ma a dispetto del suo razzismo, l’Europa sta conoscendo l’inserimento massiccio nel suo seno di altre popolazioni spodestate e sradicate e chi nutre dubbi sull’onestà del fenomeno, che non nasconda qualcosa di letale, viene accusato di xenofobia.

F.G. Potrebbe trattarsi di una strategia dei globalisti finalizzata a svuotare delle proprie generazioni giovani il Sud del mondo, ricco di risorse appetite dall’imperialismo?

P.L. Evidentemente. Ma si noti che i paesi costretti a ricevere queste masse di migranti sono la Grecia e l’Italia. Non è un caso. E si prevede che queste masse aumenteranno man mano che l’Africa viene impoverita e si diffondono altre guerre. Non per nulla gli Usa e la Nato hanno intensificato in questi giorni i bombardamenti su Iraq e Siria, mentre si accentua la militarizzazione dell’Africa. Di questi sviluppi Grecia e Italia sono le grandi vittime.

F.G. Siamo tutti figli della civiltà greca. E’ per questo che la Grecia deve essere punita?

P.L. E’ da qualche secolo che ci si vendica della nostra civiltà. Poi, per le élite euro-atlantiche punire la Grecia alla vista di tutti gli altri ha lo scopo di fornire un esempio. Se voi non accettate incondizionatamente l’impero, sarete puniti come i greci. Ma potrebbe anche succedere che la Grecia si riveli il tallone d’Achille di questo progetto.

Grigoriou Panagiotis, antropologo, sociologo, economista,  giornalista, autore di “Asimmetrie” sulla vicenda UE-Grecia,  intellettuale di punta della sinistra greca

F.G. Anche qui per certe finte sinistre del neoliberismo globalista la parola sovranità è diventata reazionaria e sovranismo sinonimo di destra?

G.P. Posso solo dirti che il governo Tsipras ha ceduto controllo e sovranità del paese, compresi i beni pubblici, ai creditori, titolari di un debito sistematicamente creato da dominanti esterni e complici interni. E questo per 99 anni. Si è perso il 40% dell’industria, il 40% del commercio, il 30% del turismo, tutti i porti, tutti gli aeroporti. Il 30% dei greci sono esclusi dalla sanità pubblica e al 30% è anche la disoccupazione reale. Per un po’ si è ricevuta un’indennità di 450 euro, poi più niente. Tutto questo si chiama effetto Europa, effetto euro. L’ingresso della Grecia nell’UE e nell’euro ha comportato il progressivo smantellamento della nostra economia produttrice. Importiamo addirittura gran parte dei nostri viveri. E’ una condizione di totale dipendenza. Non c’è patria, non c’è autodeterminazione e, ora con il vicino slavo titolato “Macedonia del Nord”, non ci sono più neppure gli spazi e confini della nazione greca. Un processo che interessava a UE e Nato che ora possono incorporare anche Skopje.

F.G. Come e più dell’Italia  questo massacro sociale ed economico è stata aggravato dall’afflusso di decine di migliaia di migranti da Siria e altri paesi.

G.P. Un gravame terribile, insostenibile e sicuramente non innocente da parte della Turchia e di coloro che hanno messo queste persone in condizione di dover fuggire. E’ sconcertante come a questi profughi sia garantita, giustamente, un minimo di copertura sociale, mentre a milioni di greci è stata tolta. Le Ong straniere sollecitano l’immigrazione, per esempio affittando abitazioni a basso prezzo e riempiendole di migranti, cui pagano anche elettricità, gas e acqua. Migliaia di greci rimangono senza casa e senza niente.

F.G. Stavo filmando un gruppo di persone dell’OIM (Organizzazione Internazionale Migranti), un organismo a metà tra Onu e privati. Non gradivano essere ripresi. Poi mi è piombato addosso un arcigno poliziotto che mi ha intimato di cancellare quelle riprese, se no mi avrebbe addirittura arrestato. Cosa significa tutto questo?

G.P. Non appena si affrontano queste cose si viene accusati di razzismo. Qui abbiamo una strategia contro certi paesi del Sud. Da un lato la gente viene indotta a lasciare casa sua dalla violenza o dalla miseria importate a forza; dall’altro, chi li riceve non deve sentirsi più padrone a casa sua. Tanto meno, in quanto forze ed enti esterni assumono il controllo della tua economia nazionale. E qui, a difenderla, sei tacciato di nazionalismo. I greci pensano a ragione di aver perduto la loro sovranità. E’ come essere sotto occupazione. Di nuovo un’occupazione tedesca. Pensa che in tutti i settori dello Stato ci sono dei controllori della Troika!  Ricevono i ministri all’Hotel Hilton. Della Costituzione non c’è più traccia e neppure i diritti fondamentali del lavoro sanciti dall’UE sono rispettati.

F.G. Perché si impedisce di filmare migranti e chi se ne occupa? Cosa si vuole nascondere?

G.P. Il fatto è che altri decidono sulle sorti del tuo paese e che devi fare o non fare quello che vogliono loro. Sempre di più la vicenda dei migranti, come in Italia, diventa un segreto.  Un segreto delle ONG e dei loro finanziamenti occulti o, comunque, finalizzati a fargli assumere un ruolo che non è il loro e che sottrae prerogative allo Stato nazionale, uno Stato che non è più padrone delle proprie frontiere, del proprio territorio, delle persone che vuole o può accogliere. Tutte queste decisioni sono prese altrove, con le Ong che gestiscono un fenomeno, in effetti nella piena illegalità, dato che non esiste un quadro giuridico entro le quali farle agire. A cosa ti fa pensare un paese mandato in default dall’Europa e a cui l’Europa, Dublino, impongono di ricevere e tenersi decine di migliaia di migranti che ne sono la rovina definitiva? Dobbiamo integrare chi non lo vorrebbe quando dalla nostra comunità nazionale, costituzionale, espelliamo tre quarti dei greci? A cosa ti fa pensare un paese mandato in default dall’Europa e a cui l’Europa, Dublino, impongono di ricevere e tenersi decine di migliaia di migranti che ne sono la rovina definitiva?

F.G. All’Italia.

Abbiamo sentito parole come sovranità, nazione, patria, identità, confini .… Che i dirigenti della Sinistra radicale greca, quella che lotta contro UE, euro, BCE, Berlino, Nato, FMI, ONG speculatrici, per salvare la Grecia, possano essere di destra, nazionalisti, razzisti, xenofobi, compari di Orban?

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 17:42

Tav, Toninelli: “Vogliamo ridiscutere l’accordo”. E annuncia valutazioni costi-benefici anche per Terzo Valico e Av Firenze

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/20/tav-toninelli-vogliamo-ridiscutere-laccordo/4440272/

Tav, Toninelli: “Vogliamo ridiscutere l’accordo”. E annuncia valutazioni costi-benefici anche per Terzo Valico e Av Firenze

La linea del governo nelle parole di Toninelli nel primo question time alla Camera della prima legislatura: “Ascoltiamo territori, anche per risparmiare”. Pd: “Revisione Tav già fatta da Delrio”. Forza Italia: “Rivalutare il Terzo Valico? Ma se è già quasi conclusa…”

 

Ridiscutere l’accordo sulla linea Tav Torino-Lione, ma anche rivedere la fattibilità di tutte le principali grandi opere in corso di realizzazione sotto il profilo della sostenibilità economica o anche ambientale: dal Terzo Valico dei Giovi che da Genova va a Tortona all’altra Tav che dovrebbe attraversare Firenze. E’ la linea del governo espressa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli durante il primo question time alla Camera dopo l’inizio della nuova legislatura. Toninelli, sull’alta velocità Torino-Lione ha sostanzialmente confermato quanto scritto nel contratto di governo firmato da M5s e Lega: “Ci impegniamo – ha ribadito nell’Aula di Montecitorio, rispondendo a un’interrogazione del Pd – a ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia“. Sono vari i punti di riflessione, secondo il ministro. Per esempio cita il fatto che “su questa direttrice non si sia verificato il previsto incremento dei traffici di merci che era il presupposto fondamentale dell’opera, come ha recentemente confermato anche il commissario di governo”. E’ proprio su questo che replica il presidente della Regione PiemonteSergio Chiamparino, secondo il quale la riduzione delle merci sulla Torino-Lione è “dovuta sia al fatto che nell’attuale tunnel passano solo treni che, per lunghezza e dimensione, sono sempre più marginali nel trasporto merci, sia alla rilevante questione di sicurezza: le vie di fuga sono a distanza di 7 km l’una dall’altra, e mancano anche gli impianti di aerazione”. Aspetti, ricorda, scritti “nero su bianco, nella relazione del commissario di governo”.

Terzo Valico e Tav di Firenze
Lo stesso discorso vale, dice Toninelli, per il Terzo Valico dei Giovi che dovrebbe collegare Genova a Tortona. “Servono ulteriori valutazioni costi-benefici e deve essere chiaro che le opere devono essere condivise con le istituzioni locali e con i cittadini, dando ampio risalto alla trasparenza; i cittadini devono sentirsi tutelati dall’azione del governo”. Infine Firenze, con la linea ad alta velocità che dovrebbe passare sotto alla città e la possibile espansione dell’aeroporto. Anche qui il ministero “si riserva di valutare proposte alternative” ripete Toninelli alla Camera. “Stiamo parlando di un’opera vista da molti come molto impattante dal punto di vista delle bellezze storiche e naturalistiche dell’area – dice il ministro – Un’opera che consentirebbe un risparmio di tempo sulla tratta Roma-Milano di appena cinque minuti, secondo calcoli diffusi ampiamente. Stando a uno studio di Rfi, datato 2016, la nuova stazione, data la sua posizione, sarebbe usata dal 15 per cento di viaggiatori in meno rispetto a Santa Maria Novella e la potenziale riduzione di viaggiatori Av sarebbe del 10 per cento”. Quanto allo scalo aereo Toninelli parla di “tante perplessità sugli impatti dell’opera, soprattutto in relazione alle traiettorie di volo molto vicine al centro storico di Firenze”.

Il nervo scoperto in maggioranza
E’ un tema più che delicato, da maneggiare con molta cautela all’interno della maggioranza che sostiene il governo di Giuseppe ConteSulle due grandi opere toscane il M5s in Regione Toscana aveva inviato a Toninelli un dossier per chiederne lo stop. Ma la Lega, almeno in Toscana, è favorevole soprattutto all’allargamento dell’aeroporto di Peretola. Lo stesso vale per il Terzo Valico perché la Regione Liguria e il suo presidente Giovanni Toti (uno dei forzisti più vicini a Matteo Salvini) sono energici sostenitori della linea ferroviaria che dovrebbe unire Genova alle principali tratte tra Milano e Torino. Meno di un mese fa in consiglio regionale la Lega votò a favore di un ordine del giorno di maggioranza che chiedeva la prosecuzione del progetto. “Il ministro Toninelli – dichiara il sindaco di Genova Marco Bucci (centrodestra) – ha detto che quest’opera deve essere condivisa con le istituzioni locali, possiamo assicurargli che in Liguria e a Genova troverà amministratori impegnati a far sì che l’opera venga realizzata e completata nel più breve tempo possibile”. Anche Bucci ritiene che il Terzo Valico sia ormai in una situazione “irreversibile”, come il governatore Toti e esponenti del Pd.

Pd: “Revisione Tav già fatta da Delrio”. Fi: “Terzo Valico? Ma se è già quasi conclusa…”
E d’altra parte le interrogazioni alle quali Toninelli ha risposto durante il question time sono state firmate proprio da deputati del Pd del Piemonte e della Liguria. “La richiesta di una verifica di costi/benefici – dice una di loro, Raffaella Paita, che ha illustrato l’interrogazione – appare del tutto pretestuosa e finalizzata ad assecondare un certo ideologismo ‘anti’ anche perché su tutte le opere, per esplicito intendimento del precedente governo, sono state già effettuate le analisi costi/benefici e compiuti importanti percorsi istituzionali per la più ampia condivisione possibile”. Ad esempio, ricordano i firmatari, una revisione del progetto del Tav è stata fatta con l’ex ministro Graziano Delrio che per la tratta nazionale “ha dimezzato i costi, riutilizzando una parte rilevante della linea storica”. Dopo la risposta di Toninelli è stato Davide Gariglio a replicare che il ministro “si trasforma da ministro della Trasparenza in quello della Reticenza”. “In attesa di questi fantomatici risultati – insiste Gariglio – che scelte sono state assunte dal governo per la continuazione dei lavori visto che, ad esempio, per quanto concerne il Terzo Valico si è già giunti al 40 per cento di realizzazione, mentre nel caso della Tav la negazione degli accordi internazionali prevede il pagamento di penali e la restituzione dei finanziamenti ottenuti? Sono tutte domande alle quali il ministro Toninelli si è sottratto”.

Per Giorgio Mulè, altro parlamentare ligure di Forza Italia, Toninelli si è fatto “trovare come uno scolaro totalmente impreparato” perché “non è stato in grado neppure di balbettare qualcosa di men che fumoso del solito e stantio annuncio della mai chiarita valutazione costi/benefici. Sul Terzo Valico, opera fondamentale per lo sviluppo del nord-ovest, siamo addirittura all’annuncio di ‘ulteriori valutazioni costi-benefici’ di un’opera in gran parte già completata”.

La linea di Toninelli: “Ascoltiamo i territori, anche per risparmiare”
L’obiettivo di Toninelli è “riesaminare in tempi brevi le diverse grandi opere per individuare quelle necessarie e buone per i cittadini, che dovranno quindi essere concluse a partire da quelle già iniziate. Tra quelle invece non a vantaggio della popolazione dovremo in un secondo momento analizzare e valutare nel dettaglio come agire, in un processo del tutto analogo a quello svolto in altri Paesi europei come la Francia“. La strada è quella della “politica del confronto” e del “project review” perché sono “strumenti di programmazione e valutazione delle scelte strategiche” anche in chiave di perfezionamento dei progetti e di risparmi. Su tutti questi dossier il ministero darà i primi responsi “nelle prossime settimane” ha detto Toninelli senza dare scadenze precise. Gli uffici del ministero sono già al lavoro, spiega, “sui singoli dossier per un’attenta analisi dei costi-benefici e per la valutazione della sostenibilità effettiva dal punto di vista economicoambientale e sociale” quindi approfondendo il quadro anche sotto il profilo dell’utilità “per i cittadini e imprese”, dei bisogni e delle esigenze del territorio “e non incentrando le priorità sull’interesse esclusivo di chi realizzerà le opere”.

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Olimpiadi, ecco il dossier Torino: budget intorno ai due miliardi di euro

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Il polo degli sport del ghiaccio in città con una appendice a Pinerolo. La Medal Plaza al Valentino, per il Villaggio olimpico si pensa all’ex Manifattura Tabacchi

La Medal Plaza al Castello del Valentino, il nuovo Villaggio olimpico nella zona nord della città, magari alla Manifattura Tabacchi, o in un’altra delle aree che da anni attendono un’opportunità di rinascita. Il modello con cui Torino vuole proporsi prima al Coni, e poi al Cio per ospitare le Olimpiadi invernali nel 2026 è quello che viene definito della «doppia eredità»: quella del 2006, da riutilizzare negli impianti, ma anche nelle conoscenze per costruire un evento low cost; e quella che i Giochi lasceranno all’indomani della cerimonia di chiusura. Per il futuro: residenze universitarie e sociali, luoghi per le imprese innovative, impianti gestibili anche dopo, per dare slancio al turismo nelle valli olimpiche. Ecco la mappa dell’Olimpiade, o masterplan come lo definisce l’autore dello «studio di fattibilità», l’architetto Alberto Sasso, emerge dalle 128 pagine del pre-dossier per la «Candidatura di Torino quale sede dei Giochi olimpici e paraolimpici invernali 2026». Il documento classificato come «riservato» è lo stesso che la sindaca Chiara Appendino ha portato nella borsa quando mercoledì scorso ha incontrato il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Si tratta di una bozza — datata 11 giugno —, che sarà affinata per arrivare a una versione definitiva entro il 3 luglio. Ed stata alla base dei ragionamenti esposti ieri dalla prima cittadina durante un incontro con il presidente della Regione, Sergio Chiamparino. 

 
La «doppia eredità»

I giochi olimpici si svolgeranno dal 9 al 25 febbraio 2026, quelli paraolimpici dal 9 al 18 marzo. Torino si propone di ospitarli utilizzando «un perfetto modello di doppia legacy», cioè di eredità, per il riutilizzo degli impianti (previsto per la gran parte di essi) e per il bagaglio di conoscenze acquisite ai tempi di 2006: la città riutilizzerà infatti «l’eredità ricevuta» e «lascerà una eredità». Il decalogo di Torino I principi a cui si ispira il modello Torino sono dieci: riuso degli impianti esistenti; nuove strutture destinate sin da subito al post per residenze, cultura, imprese e innovazione; riduzione del consumo di suolo; un piano di gestione prestabilito per gli impianti sportivi che guardi al dopo; trasparenza nella gestione; progettazione partecipata; programmi educativi; innovazione e sostenibilità; prevenzione dell’illegalità anche in relazione ai contratti di lavoro; basso impatto ambientale.

I luoghi dell’Olimpiade

Gli sport del ghiaccio si giocheranno a Torino, con una appendice a Pinerolo. In città ci sarà anche il villaggio olimpico, da costruire in un’area della zona nord, mentre al Lingotto Fiere verrà allestito il Media Center, a due passi dall’Oval. Gli impianti utilizzati saranno gli stessi del 2006, mentre gli sport acrobatici, big air e cross country saranno ospitati anche al Valentino, dove sarà allestita la Medal Plaza (dodici anni fa in piazza Castello) per le premiazioni; le cerimonie di apertura e chiusura si terranno invece allo Stadio Olimpico. In montagna lo spazio sarà tutto per lo sci alpino a Sestriere; per lo snowboard a Bardonecchia; per il cross country, il biathlon (da costruire nuovo) la combinata nordica, il salto e lo sci di fondo a Pragelato; per il bob a Cesana; per lo sci alpino a San Sicario e per il free style a Sauze d’Oulx. Prali, Claviere e Chiomonte per gli allenamenti.

I villaggi degli atleti

Mentre in montagna gli atleti tornerebbero a essere ospitati a Sestriere e Bardonecchia, in la città si prevede la costruzione di un nuovo villaggio olimpico da 1900 posti. L’indicazione di massima è di concentrarsi nella zona nord, sfruttando le varianti urbanistiche già imbastite. Le località candidate: Manifattura Tabacchi, ex Scalo Vanchiglia, caserma La Marmora, ex Mardichi e corso Marche. Lasciando uno spazio di manovra anche sull’ex Moi. Il pre-dossier di Sasso indica anche le disponibilità alberghiere: 30.461 in città e 37.035 in montagna.

Il nodo trasporti

Rispetto al 2006, Torino oggi può contare, oltre che su un aeroporto, sulla linea ad alta velocità con Milano. E in vista del 2026 si prevede di sfruttare il completamento del tunnel di corso Grosseto, che renderà più veloce il collegamento con Caselle. E quindi più facile per atleti e famiglia olimpica raggiungere la sede dei Giochi.

L’incognita del budget

Per elaborare il dossier di candidatura da presentare al Cio viene stimato un costo di 5,7 milioni di euro, prendendo come riferimento il lavoro fatto per Roma 2024. Costi che si conta di coprire per 4,4 milioni con contributi del Coni, della città e della Regione, e per 1,3 milioni con sponsor privati. Un altro discorso vale, invece, per il budget vero e proprio, che ancora da definire nel dettaglio, ma si stima possa aggirarsi attorno ai 2 miliardi di euro, uno in meno rispetto a Milano, dove gli impianti sarebbe tutti da realizzare ex novo.

Il post-olimpico

Il lascito dei Giochi andrà alla città e alle valli, che torneranno ad avere impianti pienamente funzionanti e accessibili. «L’obiettivo è ricollocarsi nel panorama nazionale e internazionale del circuito sportivo e turistico», si legge nel dossier. Per assicurare la riconversione dopo le Olimpiadi sarà costituito un «fondo di legacy» gestito dall’Agenzia 2026, che servirà anche a rinaturalizzare i luoghi usati in maniera temporanea e demolire eventuali strutture provvisorie. A Torino questo si tradurrà in particolare in una risposta al problema della casa: «Le strutture del villaggio olimpico (quello nuovo, ndr) e dell’ex Moi saranno riqualificate in spazi e servizi dedicati a residenze universitarie, sociali e servizi di quartiere o per lo sviluppo di imprese giovanili, start up e poli di ricerca». L’idea di fondo è proiettare Torino nel futuro grazie alle Olimpiadi, considerate un «motore di sviluppo»: «I Giochi possono mettere di fronte alla scena internazionale — si legge nel documento — una città nuova e pronta per le sfide del futuro: l’auto elettrica, la mobilità urbana a guida autonoma, l’utilizzo dell’innovazione nello sport e nella medicina».