LA FESTA DELLA TAV ROVINATA DAI LITIGI DI M5S E PD

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Il 19 settembre cerimonia per i primi dieci chilometri del tunnel: il governo diviso
Il 19 settembre cerimonia per i primi dieci chilometri del tunnel, ma ci sarà bagarre, coi No Tav mobilitati contro la grande opera e i Si Tav che taglieranno il nastro tricolore di questo primo step. I grillini locali saranno sulle barricate, i piddini ad applaudire nel cantiere.

di Carlo Valentini Twitter: @cavalent

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Lo psicodramma grillino si recita a Torino, città guidata dai 5stelle contrari alla Tav ma a Roma al governo col Pd che la vuole realizzare. Così il sindaco, Chiara Appendino, si trova in un bel guazzabuglio tra i No Tav duri-e-puri che annunciano di fregarsene degli accordi di governo e che cercheranno di bloccare i cantieri agitando ancora le bandiere pentastellate, i 5stelle governativi che hanno immolato la Tav sull’altare dell’accordo col Pd e vengono bollati come traditori e non si fanno più vedere in giro da queste parti (tanto che la festa M5s già annunciata è stata disdetta per timore delle contestazioni), e infine gli alleati piddini che rivendicano la vittoria e sono pronti a festeggiare le ruspe che avanzano. Si annunciano giorni difficili perché il caos torinese investirà comunque il governo. Già il 19 settembre ci sarà bagarre, coi No Tav mobilitati e i Si Tav che taglieranno il nastro tricolore di questo primo step. I grillini locali saranno sulle barricate, i piddini ad applaudire nel cantiere: non male tra alleati e i richiami alla lealtà da parte di Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio.

A dar fuoco alle polveri è Paolo Foietta, il commissario straordinario per la Torino-Lione nominato nel 2015 dal governo Renzi e dimissionato dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Adesso che Toninelli è stato messo dietro la lavagna si toglie qualche sassolino dalla scarpa e dà appuntamento proprio al 19 settembre, in pratica uno schiaffo all’ex ministro e ai 5stelle. Dice: «Il 19 settembre sarò al cantiere Tav, in occasione della conclusione dei primi dieci chilometri del tunnel di base, cioè quel tunnel che secondo i 5stelle non esisteva. Spero che il gioco dell’oca su quest’opera sia finito, a questo punto non si possono rimettere in discussione decisioni prese da ex governi e parlamento. E basta con le bugie. Con la Tav si affronta seriamente il tema della transizione ecologica perché da un lato si tutela l’ambiente e dall’altro si asseconda la voglia e l’esigenza di viaggiare delle nuove generazioni. La lotta per salvaguardare l’ambiente non può significare l’impossibilità di muoversi. Perfino i No Tav più intelligenti ormai lo hanno capito». Quindi, festa per i primi 10 chilometri del tunnel e avanti tutta. «Nemmeno per sogno», ribatte Francesca Frediani, che è capogruppo M5s alla Regione Piemonte. «La Tav si deve fermare perché è un’opera che non conviene. Punto. La scelta di fermarla non dev’essere legata alla forza numerica delle parti ma all’esito dell’analisi costi benefici». Poi se la prende coi suoi colleghi di movimento ritenuti troppo arrendevoli: «Il Pd ha da subito iniziato ad esternare sulla Tav mentre nel M5s si evita accuratamente il tema. Davvero pensiamo che la questione sia chiusa dopo che il presidente del consiglio si è impegnato ad illustrare le motivazioni pro Tav basate sul nulla? Dove sono i portavoce che in questi anni sono venuti in valle a manifestare la loro contrarietà all’opera?».

In particolare lei ha il dente avvelenato contro Laura Castelli, riconfermata vice ministro all’Economia, che ha dichiarato: «La Tav non è più in discussione perché non si può fermare». E per lei gli irriducibili grillini sarebbero una sorta di giapponesi ancora inutilmente in guerra. La capogruppo regionale ribatte: «Non sarà certo la Castelli a scrivere la parola fine sulla storia trentennale del movimento No Tav, men che meno a convincere me che ci dobbiamo arrendere. Di ultimi giapponesi in valle ce ne sono molti, nessuno si illuda che l’opposizione all’opera sia finita dopo un’inutile mozione in parlamento».

Non è un caso che Luigi Di Maio da qualche tempo non frequenti il Piemonte, a parte un blitz blindato per sostenere la traballante sindaca, che cerca di galleggiare e non sa che pesci pigliare in questo caos grillino. Con 5 senatori grillini che hanno ufficialmente chiesto le dimissioni del neo ministro alle Infrastrutture, la piddina Paola De Micheli, rea di avere precisato che: «Ora basta con i No politici ai cantieri. La Tav deve procedere il più rapidamente possibile, così come la Gronda di Genova. Sono contraria alla cosiddetta mini-gronda perché significherebbe perdere almeno altri sei anni attorno a un progetto pronto». La ministra, fresca di giuramento, ha così compattato i grillini puri-e-duri di Torino con quelli di Genova. Per tutti parla il senatore Michele Giarrusso: «La De Micheli deve ricordarsi che rappresenta un gruppo che è meno della metà del M5s. Se intende differenziare la propria posizione da quella del Movimento può benissimo farlo accomodandosi fuori dal governo e andando all’opposizione». Aggiunge la deputata di Castiglione Torinese, Jessica Costanzo: «L’uscita della ministra appena insediata è inopportuna. Non siamo scesi a compromessi con la Lega, non dobbiamo farlo col Pd. La Tav, con noi al governo, non deve essere fatta. Ci sono molte altre opere e cantieri da sbloccare con urgenza, si lavori per le reali priorità degli italiani».

Nel Pd tutti sono schierati con la ministra De Micheli. Dice il segretario, Nicola Zingaretti: «Sarebbe criminale perdere centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro». Gli fa eco il senatore Vincenzo D’Arienzo: «Siamo sempre stati favorevoli alla Tav e non vogliamo ritornare a discussioni inutili, soprattutto adesso che nel programma di governo sulla Torino-Lione c’è scritto che vale l’accordo con la Francia». Mentre Sergio Chiamparino, ex governatore del Piemonte, ha scritto addirittura un libro, «Tav, perché Sì», e afferma: «Ho sempre sostenuto la necessità della Torino-Lione, lavorato per la costituzione dell’Osservatorio e della revisione del primo progetto, rivendicato i 2,4 miliardi che hanno permesso l’avvio dei cantieri». Lo stesso giorno (il 19 settembre) che si festeggeranno i primi 10 chilometri del tunnel, Giuseppe Conte riceverà a Roma in visita ufficiale Emmanuel Macron a cui potrà comunicare che la Torino-Lione procederà (forse) senza intoppi, pur se tra le proteste dei 5stelle. Sembrano lontani anni luce (invece era il 28 luglio, poco più di un mese fa) i tempi in cui Di Maio diceva: «La Lega non ha i numeri per far passare la Tav, dovrà usare i voti del Pd. Però usare i voti del Pd per fare un favore a Macron è una cosa che dovranno spiegare poi ai lori elettori».

La storia dell’imprenditore valsusino cacciato dalla Valle

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Quante volte ci siamo sentiti ripetere che il Tav è necessario per creare posti di lavoro e far ripartire la Valle, e il paese? Ma quanti sono gli imprenditori che sono stati emarginati, in questi anni, perché non aderenti al “sistema”? Noi abbiamo parlato con uno di loro (Video Trailer).

 
di Redazione.

Uno degli argomenti più usati per alimentare la favoletta della necessità assoluta del  in Val di , è quella del “lavoro”. Porterà più lavoro per la Valle, porterà investimenti, imprenditori, etc etc.

Ma ci sono imprenditori e imprenditori. La storia della giustizia si racconta di tanti “prenditori” e “predatori”, vicini sovente alla criminalità organizzata, e alla politica, che li sostiene.

Poi ci sono le storie sconosciute, quelle raccontate tra i luoghi montuosi, negli anfratti dei borghi; quelle che non compaiono sui grandi giornali, con i titoloni. Sono le storie di imprenditori “normali”, Valsusini di nascita, amanti della propria terra, del proprio lavoro, e rispettosi di quello altrui.

Noi abbiamo conosciuto uno di questi personaggi. Di quelli che soffrono moralmente, ed economicamente, grazie a un paese che promuove i soliti noti, o gli amici degli amici. 

Ci ha raccontato la sua storia, una vicenda non ancora chiusa, giuridicamente, ma che mostra tutti i sintomi delle contraddizioni di questo paese dove, a parole, si vuol favorire l’impresa onesta, e, nella realtà, gli onesti, o perlomeno che cercano di comportarsi in tal modo, sono marginalizzati, perseguiti, e messi fuori gioco.

TAV – Le gallerie sono radioattive: c’é uranio ovunque!

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TAV

 

 

Mentre continua la retorica del Palazzo aumentano le conferme di chi si oppone alla ex TAV  Val di Susa.

Rischio amianto e rischio radiazioni”. È scritto nero su bianco nella delibera del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che di fatto dà il via al progetto della Lione-Torino [nato come “alta velocità” per i passeggeri, trasformato in “alta capacità” per le merci, che non ci sono – n.d.r.]. Nelle carte allegate ai progetti della società Ltf. E in tanti studi universitari, come quelli del Politecnico di Torino.

Per affrontare tutti i nodi legati al Tav non bisogna guardare soltanto a valle, dove si consumano gli scontri, le polemiche. Bisogna alzare lo sguardo e guardare la roccia che domina la valle, quella pietra che le trivelle dovrebbero penetrare per 57 chilometri. È una terra fine, rossastra, perché contiene ferro. Ma non solo. La Val Susa è terra di amianto. E di uranio.

Se ne sono accorti gli ingegneri che, in vista delle Olimpiadi invernali del 2006, cominciarono a scavare per realizzare la pista di bob a Salice e dovettero fermarsi per colpa di quel maledetto minerale: l’amianto. Niente da fare. Stessa sorte quando si trattò di scavare una galleria per la circonvallazione di Claviere, al confine con la Francia: di nuovo amianto. Di nuovo uno stop per le ruspe. E anche la cava di pietra di Trana (vicino a Giaveno) fu bloccata quando ci si accorse che oltre alla pietra la montagna sputava fuori amianto.

“Un bel guaio, soprattutto, in una valle ventosa come la nostra dove le polveri rischiano di sollevarsi e arrivare lontano, di infilarsi nei polmoni della gente”, racconta il meteorologo Luca Mercalli, da sempre contrario al Tav. Un problema noto da decenni. Ma che gli stessi ingegneri impegnati negli studi del progetto hanno sollevato. Soprattutto quando hanno analizzato la zona dove sbucherebbe il tunnel, non lontana dagli abitati: “Gli studi precedenti hanno messo in evidenza come in alcuni campioni di roccia prelevati in superficie siano state riconosciute mineralizzazioni contenenti amianto con caratteristiche asbestiformi”. Si parla di una zona superficiale di ampia circa cinquecento metri.

Da anni in valle si sta cercando di monitorare i casi di mesotelioma, ma studi compiuti su solide basi scientifiche non ci sono. La delibera del Cipe contiene oltre 220 osservazioni che dovranno essere rispettati da chi realizzerà l’opera. Ben nove riguardano il “rischio amianto”. Si chiede un “efficace controllo sulla dispersione di fibre connessa all’attività” di cantiere. Un monitoraggio indipendente, chiede il Cipe, compiuto da un ente terzo. Se verranno superati i valori previsti, avverte senza mezzi termini il Cipe, “dovranno essere interrotte le attività lavorative”. Ancora: in presenza di amianto, vietato l’uso di esplosivi. Il progetto definitivo del tunnel dovrà adottare adeguate misure per proteggere i lavoratori e per lavorare il materiale.

Insomma, elementi di cautela per gli abitanti, ma anche per chi lavora nei cantieri. Ma non c’è soltanto l’amianto. Nella delibera del Cipe si parla anche di presenza di uranio. Non è una novità: nel 1977 l’Agip chiese l’autorizzazione per compiere sondaggi in nove comuni della valle convinta di poter estrarre il minerale: ecco Venaus, Chiomonte e altri comuni interessati dai lavori per la Lione-Torino. Amianto e uranio, ma il pericolo è stato adeguatamente affrontato? I tecnici di Ltf sono convinti di sì: “Con le più avanzate tecniche di scavo si possono lavorare sia l’amianto che l’uranio senza rischi per la popolazione. Mentre si scava si annaffia costantemente l’amianto in modo da rendere impossibile una sua dispersione nell’aria. Poi si utilizzano imballaggi stagni caricati su camion anch’essi annaffiati e lavati”. Ma dove sarebbero smaltiti i materiali pericolosi? “Noi li metteremo dove ci indicheranno, garantendo la massima sicurezza, nell’interesse anche dei nostri lavoratori”.

Ecco l’altra preoccupazione dei No Tav: “Le zone di smaltimento non sono ancora state individuate. Non è un dettaglio. E poi servono zone sicure al cento per cento, al riparo anche dai rischi idrogeologici”.

Morra: “Tav si farà, ahimè…”

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Morra: Tav si farà, ahimè...

(Fotogramma)

Il Tav in Val di Susa ahimè si farà“. Così Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, a 24Mattino  su Radio 24. “Per me e per tutto il Movimento non è motivo di soddisfazione. Nella vita si vince o si perde, in democrazia chi ha più voti vince e noi non siamo riusciti a bloccare l’opera”, ha aggiunto.

Capitolo Ceta: “Non è in programma”, ha detto Morra facendo riferimento all’ipotesi della ratifica dell’accordo di libero scambio tra Ue e Canada. “La posizione del ministro Bellanova -ha aggiunto- è legittima ma personale. La ratifica del Ceta non è nel programma di governo. Il Movimento 5 stelle, forza di maggioranza relativa in parlamento e ben più forte del Partito democratico, è fortemente contraria a questo trattato di libero scambio con i paesi nord americani”.

Tav, costruirlo inquinerà più dei camion. Il paradosso del beneficio ecologico: più veleni fino al 2047

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Tav, costruirlo inquinerà più dei camion. Il paradosso del beneficio ecologico: più veleni fino al 2047

Troppe polveri – Il bilancio delle emissioni di Co2 dell’opera è negativo per decenni persino usando le stime di traffico (gonfiate) dai fan della Torino-Lione.

Tav, ovvero il diabetico rimpinzato di dolci. “Prendi un diabetico”, mi racconta il meteorologo Luca Mercalli, “e promettigli che tra dieci anni gli darai l’insulina per farlo stare bene. Nel frattempo, lo rimpinzi di torte. Per dieci anni. Quando arriverà l’insulina sarà morto”.

Che cosa c’entra il diabete con il Tav? Uno dei primi argomenti dei sostenitori della nuova linea Torino-Lione è il beneficio ecologico: sposti le merci trasportate dalla gomma al ferro, dal camion al treno, e ridurrai l’inquinamento. Peccato però che per fare questo cambio (forse) tra 10 o 15 o 20 anni, devi prima scavare un immenso buco nella montagna. La galleria più lunga del mondo. Quindi per 10, 15, 20 anni la supertalpa succhierà megawatt, saranno spostate, lavorate e impiegate tonnellate di cemento, acciaio, rame, saranno smossi migliaia di metri cubi di roccia. Poi, a opera fatta, continuerà a funzionare giorno e notte l’impianto di raffreddamento, perché il tunnel nel cuore della montagna avrà un clima ostile alla vita e la temperatura sarà attorno ai 50 gradi.

Quindi: per diminuire tra 15 anni (forse) le emissioni di Co2 dei camion, per 15 anni innalzeremo a dismisura le emissioni di Co2. Torte al diabetico, con la promessa di dargli prima o poi l’insulina.

Si possono calcolare i costi-benefici delle emissioni? Sì, con quello che viene chiamato il “bilancio del carbonio”: per fare qualunque opera si consuma energia e si provocano emissioni; bisogna fare il confronto tra quanto si inquina subito e quanto (e quando) si migliora la qualità dell’aria dopo. Il “bilancio del carbonio” può essere positivo o negativo. “I ricercatori Jonas Westin e Per Kågeson, del Royal Institute of Technology di Stoccolma”, spiega Mercalli, “nel loro studio Can high speed rail offset its embedded emissions? sostengono che perché il bilancio del carbonio sia favorevole al clima, le linee ferroviarie ad alta velocità ‘non possono contemplare l’uso estensivo di tunnel’”.

Il cuore del Tav è il supertunnel. Conviene? Per non sbagliare, conviene affidarsi non ai dati forniti dai pericolosi No Tav, ma a quelli messi a disposizione dai sostenitori dell’opera. Basta andare a spulciare i Quaderni prodotti dall’Osservatorio Torino-Lione, diretto da Mario Virano, che oggi è il direttore generale di Telt, la società italo-francese che si propone di realizzare la linea. Il Quaderno numero 8, uscito nel 2011 con il titolo Analisi costi-benefici, presenta alcune tabelle assai istruttive. Mostra che durante tutta la costruzione del tunnel le emissioni aumenteranno, a botte di circa 1 milione di tonnellate di Co2 l’anno, accumulando nel tempo oltre 12 milioni di tonnellate. Risultato: l’effetto negativo durerà almeno – ammette l’Osservatorio di Virano – per altri 12 anni dopo la fine dell’opera. Se dunque i lavori inizieranno nel 2020 e dureranno 15 anni (a essere ottimisti), l’apertura del tunnel sarà nel 2035 e poi ci vorranno altri 12 anni prima che si sentano i primi timidi effetti benefici del passaggio (non garantito) dai camion al treno: dunque superinquinamento (garantito) almeno fino al 2047.

Solo da quell’anno il bilancio comincerà a essere positivo, la quantità di Co2 risparmiata sarà maggiore di quella prodotta per realizzare la linea: se davvero il passaggio gomma-ferro avverrà nella misura ipotizzata dai fautori del Tav. Allora il diabetico finirà di essere riempito di torte e avrà finalmente la sua insulina. È un caso evidente di cura peggiore del male. “L’ultimo rapporto dell’Ipcc, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni unite, dice chiaramente che le emissioni vanno ridotte subito”, spiega Mercalli, “altrimenti nel 2040 avremo già superato la soglia di sicurezza del riscaldamento globale, di 1,5 gradi centigradi”. Lo ha ribadito ieri anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale per scongiurare la quale occorrono misure concordate”.

Prosegue Mercalli: “Non possiamo più rimandare: invece della cura del ferro che (forse) darà risultati fra 30 anni, possiamo usare i miliardi di euro destinati al Tav per iniziare subito azioni che riducano le emissioni. Azioni con effetti certi e immediati, come collocare più pannelli solari sui tetti degli italiani, cambiare gli infissi alle case colabrodo, aumentare la coibentazione, installare pompe di calore. Tutte azioni che possono dare lavoro a decine di migliaia di artigiani – in tutta Italia e non solo in Valle di Susa – e non ci fanno aspettare 30 anni per ottenere (forse) effetti positivi sull’ambiente”.

Servirebbe un bilancio del carbonio certificato da un ente terzo, conclude Mercalli: “Come l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale, che mantiene il catasto nazionale delle emissioni climalteranti e potrebbe verificare i costi e i benefici ambientali della Torino-Lione”.

“Ma quale riduzione dell’inquinamento”, aggiunge l’eurodeputato 5stelle Dario Tamburrano, “la linea Tav aggraverà per decenni le condizioni dell’atmosfera”. Per questo ha depositato una interrogazione in cui chiede alla Commissione europea, che finanzia l’opera, se dispone dei calcoli sulle emissioni legate alla realizzazione della linea, e se “non ritenga doveroso abbandonare il progetto per evitare l’aumento delle emissioni, inconciliabile con la necessità di contrastare già nel presente i cambiamenti climatici”.

Censura

Ora che il venditore dei nostri dati ha oscurato i siti e gli account di Casa Pound e Forza Nuova per aver disseminato odio, dopo che lo stesso aveva fatto in Usa e altri paesi europei contro voci di opposizione al pensiero dei dominanti,  Magari per antisemitismo, gli imbecilli dell’antifascismo versione idiota o strumentale  festeggeranno. Si ricordino del pastore Niemoeller quando sotto i nazi annunciò “Alla fine verranno a prendere pure te”.
Questa del principale gatekeeper criminale dell”elite, addetto alla sorveglianza e alla manipolazione, è la più scandalosa prevaricazione di un privato al servizio di miliardari privati della dimensione pubblica dei diritti umani e civili mai concepita e condotta. Succede a consacrazione del nuovo governo che la Cupola ha affidato al più indecente dei trasformisti al suo servizio e al più miserabile opportunista visto in campo dopo Giuda e Occhetto. Difendere il diritto alla parola di Casa Pound e Forza Nuova é imprescindibile dovere di tutti gli antifascisti non per finta. Alla base sana del M5S ricordiamo che il portatore malato di fascismo 2.0 è da noi il PD.

Fulvio. 

IL PAPA E GLI ALTRI CORRONO AI RIPARI —– IMPREVISTO IN M-O: VINCONO SIRIA, IRAQ, YEMEN. E ANCHE L’IRAN STA MEGLIO —– LA RUSSIA TRA IL COLPO AL CERCHIO E IL COLPO ALLA BOTTE

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/09/il-papa-e-gli-altri-corrono-ai-ripari.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 2 SETTEMBRE 2019

 

Jorge Mario Bergoglio, oggi Francesco, ha inviato un appello-protesta. A Trump? A Mohamed bin Salman? A Netaniahu? A Erdogan? No, a  Bashar el Assad.

Siria, ce ne fossero

Da otto anni la Siria, Stato libero, laico, di impronta socialista, multinazionale e multiconfessionale, baluardo arabo della decolonizzazione, della resistenza alle aggressioni e ai complotti da vicino e lontano, del sostegno alla lotta di liberazione dei palestinesi e dei popoli arabi, della solidarietà ai paesi che si oppongono all’imperialismo, è sotto attacco da parte di una coalizione internazionale che vanta il più grande potere militare, economico e finanziario del mondo. Da otto anni, con l’appoggio dell’Iran e di Hezbollah e quello prezioso, ma piuttosto selettivo, della Russia, il popolo siriano subisce il terrorismo di bande di mercenari jihadisti reclutate, istruite, armate e pagate da Usa, Nato, Israele, monarchie del Golfo, Turchia e la devastazione umana e materiale di bombardamenti Usa, Nato e israeliani, contro i quali non dispone di quelle difese che la Russia avrebbe potuto e dovuto fornirle, come le ha fornite alla Turchia, all’India che martirizza il Kashmir e ad altri paesi.

Da otto anni, incredibilmente, il popolo, l’esercito, le forze popolari siriane stanno sostenendo questa aggressione di potenze infinitamente superiori, a costo di inenarrabili sacrifici, perdite, sofferenze, dando al mondo degli oppressi, aggrediti, offesi e sfruttati un esempio di eroismo e una prospettiva di vittoria. Già per questo può vantare vittoria contro un vero e proprio asse del male. Vittoria alla quale ora non manca che la liberazione degli ultimi territori invasi e occupati dal nemico: la provincia di Idlib, santuario del terrorismo internazionale espulso dal resto della Siria, protetto dall’esercito e dalle armi di Erdogan, e il Nord-Est, un terzo del territorio nazionale, in Occidente chiamato Rojava. Costellato da basi militari Usa, è  l’area delle più ricche risorse petrolifere ed agricole siriane, occupata e pulita etnicamente, con l’aiuto e le armi statunitensi, britanniche e francesi, da mercenari curdi sostenuti da Israele, Arabia Saudita ed Emirati. A nessuno è possibile contestare questa realtà dei fatti.

Bergoglio, amici e nemici

Nel momento in cui l’Esercito Arabo Siriano, superando le trappole delle ripetute tregue e smilitarizzazioni concordate tra Putin ed Erdogan (ricettore di modernissimi sistemi S-400 e cacciabombardieri russi), mai osservate dalle bande terroriste Isis e Al Qaida e, anzi, utilizzate dai turchi per rafforzarle con uomini e mezzi, ha rilanciato la sua offensiva per liberare Idlib, con l’aiuto dell’aviazione russa, s’è levata alta e forte la voce del papa. Quel papa che ieri era capo gesuita in convivenza-connivenza con la dittatura argentina (vedi i documenti esibiti dal giornalista Horacio Verbitsky, considerato il Pulitzer dell’Argentina).

Letti e assimilati i rapporti di Amnesty International, succursale del Dipartimento di Stato Usa per la demonizzazione dei nemici dell’establishment imperialista, Bergoglio ha indirizzato al presidente siriano un’invettiva mascherata da appello umanitario. Lo ha invitato a smetterla di fare la guerra, di imprigionare, torturare,far sparire e maltrattare oppositori politici, di praticare esecuzioni extragiudiziali, insomma di seviziare il suo popolo e di commettere crimini contro l’umanità.

Nel frattempo, molto soddisfatti, i mercenari jihadisti degli occidentali fedeli al papa, scotennavano, scarnificavano, bruciavano, crocifiggevano, annegavano in gabbie, facevano a pezzi il decimillesimo infedele siriano e forzavano in sposa a tempo la ventimillesima infedele siriana. E ne diffondevano ovunque le immagini. Forse in Vaticano non sono arrivate. O forse sì. Contemporaneamente il decimilionesimo siriano con moglie e figli, scampato ad Assad, a chi sennò?, veniva messo a Misurata su un gommone per l’appuntamento con la nave Ong che lo avrebbe traghettato verso i campi elisi del foggiano o casertano.

https://youtu.be/H3C_2Fb9SXc  video siriano su Idlib

Idlib, non solo

Questo il preludio bianco, cristiano, occidentale a quanto sta avvenendo in Siria. Sulla quale i moniti zannuti del pontefice si sono abbattuti, guarda la coincidenza!, proprio nei giorni in cui, subita dall’accozzaglia jihadista concentrata in Idlib (Hayat Tahrir al-Sham) l’ennesima provocazione terrorista contro le popolazioni di Hama e Aleppo, l’Esercito Arabo Siriano si era mosso alla riconquista di questo terzultimo territorio nazionale ancora in mano al nemico, a partire dalla liberazione di Khan Shaikhoun, città strategica nel sud della provincia. La nostra occhiuta stampa parla dell’”ultimo lembo di Siria” non ancora ripreso dal regime”, occhiutamente sorvolando sul terzo di Siria, oltre l’Eufrate, in mano agli Usa e alla loro fanteria curda, che dunque sancirebbe l’auspicato squartamento del paese, come anche su Al Tanf, base Usa zeppa di terroristi nel sud est, al confine con Giordania e Iraq. Ultimissime ci dicono che, ancora una volta su raccomandazione russa, Damasco, dopo aver liberato vaste aree di Idlib, avrebbe proclamato un nuovo cessate il fuoco. In cambio Erdogan avrebbe promesso a Mosca di disarmare e sciogliere Tahrir Al Sham. Cosa consiglia il saggio? Fidarsi è bene…..

Tulsi Gabbard a Damasco

Il fronte dell’aggressione, sconfitto in Siria, si allarga

La vox populi, specie quella che segue le epifanie dell’uomo bianco alla finestra dell’Angelus, molto  in alto, molto vicino al Signore, e ne assorbe e perpetua le infallibili verità ex cathedra e anche non ex cathedra, ora può ripetere che Assad è un bruto che, come Saddam, Gheddafi, Milosevic, Maduro, Putin, considera sua missione distruggere il popolo cui appartiene, che lo ha eletto e lo sostiene. Non sa, perché non gli è piovuto giù dall’Angelus, che Israele nelle ultime settimane ha bombardato ripetutamente la Siria, il Libano e ora anche l’Iraq, avendocela con l’Iran che non bombarda nessuno, e con i suoi amici di Hezbollah libanesi e delle Unità di Mobilitazione Popolare irachene, milizie che hanno molto infastidito quelli del Nuovo Ordine Mediorientale per aver sconfitto la loro creatura, il califfato Isis.  E neppure sa che una coraggiosa candidata alla presidenza degli Stati Uniti, Tulsi Gabbard, ha incontrato Assad, quasi fosse un essere umano, si è rifiutata in tv di definirlo “criminale di guerra” e ne ha confermato l’accusa che a commettere l’attacco chimico di Ghouta sono stati i jihadisti. Per tutti i media degli Usa, Tulsi è ovviamente una traditrice della patria al soldo di Putin.

La quadruplice Usa-curdi-sauditi-Israele

Attivo su molti fronti, dove può agire contro chi non ha modo di difendersi, Israele non si è lasciato fuggire l’occasione dell’ennesimo venerdì di Gaza, nei 17 mesi della “Grande Marcia del Ritorno”, per arrotondare a 306 i morti palestinesi e a quasi 8000 i feriti e mutilati, tutti inermi. Il che non ha impedito alle élites del Golfo di celebrare gli attacchi israeliani a ben tre paesi arabi, con Khalid al Khalifa, ministro degli esteri del Bahrein, paese noto per il genocidio dei suoi sciti, che li onora in quanto “autodifesa”. Fa scandalo? Non dovrebbe, visto che ormai l’alleanza Israele-satrapi  del Golfo, nel segno della modernità e della democrazia, è pienamente funzionante, fin dal comune impegno a supporto del terrorismo jihadista in Siria e Iraq.

Curdi festeggiano Israele

Rojava: siamo a disposizione

Scandalo, scandalissimo, dovrebbe menare, invece, tra i nostri fautori della pulizia etnica che i curdi menano in Siria, facendola passare per democratica, federale, femminista, antipatriarcale, LGBTQ ed ecologica, quanto scoperto dall’intelligence irachena, non smentito da Israele e confermato da David Hearst, uno dei più autorevoli giornalisti britannici.

I cinque raid di droni israeliani di fine agosto sulla regione irachena di Anbar sono stati lanciati da una base curda gestita da personale israeliano in territorio siriano occupato dalle Syrian Democratic Forces (etichetta che cerca di mimetizzare l’invasione-occupazione curdo-statunitense del nord-est siriano). Israele è troppo distante per colpire con droni l’Iraq. E’ dal luglio scorso che da quella base partono attacchi contro depositi e convogli delle Unità di Mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi). L’iniziativa di utilizzare quelle basi per colpire i combattenti anti-Isis iracheni va fatta risalire al ministro saudita per gli affari del Golfo, Thamer al Sabhan, che nel giugno scorso ha ripetutamente visitato la zona e fornito ai curdi sostanziosi aiuti finanziari. Da queste edificanti evoluzioni dei curdi si comprende il perchè di tanta simpatia del “manifesto”, del “Fatto Quotidiano”, dei trotzkisti tutti e di tutti gli atlantisti.

Putin funambolo tra Ankara, Tel Aviv e Damasco

Su questo Mosca, ancora una volta, non ha obiettato niente e tantomeno ha fornito a Siria, o Iraq, o Libano, gli strumenti antiaerei che toglierebbero agli israeliani di colpo la voglia di fare incursioni. Segno di qualcosa di non esplicitato nei rapporti tra Russia e Israele e nemmeno tra Mosca e Ankara. Parrebbe, infatti, che Erdogan, acquirente di costosi armamenti russi e promotore del gasdotto East Stream dal Caspio al Mediterraneo, può concordare con gli Usa, ai danni dell’integrità territoriale siriana, la famosa “fascia di sicurezza” lungo tutto il confine e che penetra in Siria per 30 km almeno. Rinnovato consolidamento del ruolo  della Turchia nella Nato, a dispetto dello spesso approssimativo prof. Chossudovsky che si era precipitato a dichiararne la fuoruscita. Alleanze e competizioni restano, in Medioriente, variabili non meno di quelle che certe forze anti-sistema da noi praticano a vantaggio del sistema. Succede quando ideologia e morale sono considerate pochettes da mettere o non mettere.

Iraq, Unità di Mobilitazione Popolare

Invece notevole è la soddisfazione a Washington, senza il semaforo verde della quale è probabile che Israele non avrebbe esteso a tal punto il raggio del suo intervento bellico.

C’è chi vince anche in Iraq

Anche perché da quelle parti si sentiva la necessità che a Baghdad venisse impartita una lezione. Non tanto al morbido primo ministro Adel Abdul-Mahdi, o al suo rivale Moqtada al Sadr, l’ambiguo chierico, vincitore delle ultime elezioni in alleanza con i “comunisti”, che più che a Tehran guarda a Riad. Piuttosto a un’opinione pubblica che non sopporta la presenza e il diktat geopolitico degli Usa e vede espressa nelle Unità di Mobilitazione Popolare (UMP), a maggioranza scita, ma con forte presenza sunnita, veri vincitori del califfato e contenitori dell’espansionismo curdo, la propria rivendicazione di sovranità e indipendenza e la preferenza per l’alleanza con l’Iran. Gli innumerevoli episodi di sabotaggio dei militari Usa nei confronti della lotta antijiadista dell’esercito iracheno e delle UMP, di sostegno all’Isis attraverso lanci di rifornimenti ed evacuazioni di miliziani da situazioni compromesse (come successo anche in Siria, a Raqqa), hanno chiarito agli iracheni chi sarebbero i loro protettori.

Combattenti UMP

Il nervosismo dei pirati israeliani, osservato dai russi in imbarazzato silenzio (potenza degli oligarchi ebrei di Mosca, o del milione di esuli russi in Israele?), è determinato da una serie di contraccolpi. Al di là dello sbattere di sciabole nel Golfo e dei colpi assestati ai sostenitori della cosiddetta Mezzaluna scita, la guerra all’Iran non la vuole e può fare nessuno. Israele e gli Usa sanno bombardare, ma sul terreno, con a disposizione solo mercenari pagati ma demotivati, quando non si tratti di ragazzi che tirano sassi, valgono poco. La Siria, già solo per essere ancora lì dopo 8 anni contro mezzo mondo, è vincente e ora si riprende anche Idlib. I curdi, screditati in tutto il mondo onesto, hanno fatto il passo più lungo della gamba e sopravvivono grazie a potenze che tutti intorno a loro odiano. L’Iraq, sebbene ancora fragile, sotto ipoteca americana ed esposto a colpi di coda terroristici, ha battuto da solo il progetto di frantumazione basato sul califfato e sui curdi. Pur nella debolezza di un paese dalle infrastrutture distrutte, dalla ricostruzione impedita, dalla presenza di almeno 8000 militari Usa (probabilmente il doppio), le vittorie conseguite, l’avere a fianco una nazione come l’Iran, la consapevolezza del nemico hanno creato nel popolo forti anticorpi contro i colonizzatori.

 Yemen, resistenza nazionale e disintegrazione della coalizione nemica

Nuova immagine (2)

Yemen prima della rottura della coalizione del Golfo

E poi, sempre nel quadro dell’aggressione all’Iran e al suo fronte allargato, fallisce totalmente, nella disintegrazione della coalizione a guida saudita, l’attacco allo Yemen, altro paese raso al suolo, vittima di incredibili crimini di guerra e contro l’umanità, a partire dai bombardamenti Usa-Sauditi sui civili e dal blocco navale ai rifornimenti alimentari e sanitari,  con una popolazione affamata e in preda al colera. Gli Houthi, da decenni protagonisti della resistenza nazionale contro gli incessanti tentativi di annessione dei sauditi, non hanno perso terreno, controllano quasi per intero lo Yemen del Nord, colpiscono in profondità, fino alla capitale saudita Riad, le infrastrutture e le basi militari del nemico. La guerra lanciata dall’improvvido erede al trono, Mohammed bin Salman, quello dell’assassinio di Khashoggi, e coperta da cielo e mare dagli Usa, è persa. Il Sud è scena della spaccatura dell’alleanza sauditi-Emirati, con i satrapi che si precipitano l’uno alla gola dell’altro. Il Qatar dei Fratelli Musulmani al bando da tempo.Il Kuwait per i fatti suoi. L’Oman idem. E ora gli Emirati Arabi Uniti in rottura addirittura bellica con i sauditi, con una gara tra i due per chi si assicura spazi e controlli geopolitici nella regione, dalla Somalia all’Eritrea, dallo Yemen a tutto lo spazio tra Golfo e Mar Rosso.

Combattenti Houthi

Davanti agli uomini del Pentagono e della Cia, disorientati circa chi sostenere, si frantuma l’alleanza dei feudatari del Golfo sulla quale era basata gran parte della strategia imperialista e dalla quale dipendevano gli obiettivi  della riorganizzazione del Medioriente. Con lo Yemen del Nord, cuore storico e culturale del paese, saldamente in mano agli Houthi sciti del movimento Ansar Allah, ampiamente maggioranza nel paese, il Sud ha visto alternarsi nella capitale Aden il governo del fantoccio saudita Abd Rabbih Mansur Hadi e i mercenari degli Emirati. E’ poi emerso un movimento indipendentista, che non ha niente a che fare con quello Yemen del Sud marxista che si era liberato del dominio britannico, ma che punta allo sfruttamento delle risorse di fossili nel sottosuolo dell’Est e della posizione strategica di Aden sullo stretto di Bab del Mandeb. Animati dagli stessi propositi e in competizione ormai aperta con i sauditi, gli Emirati, Abu Dhabi in testa, ai separatisti si sono alleati. Fine del ruolo saudita nel Sud, del suo proconsole locale e, forse, anche del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), sul quale tanto puntavano gli Usa. Seppure strozzato dalle sanzioni più feroci mai inflitte a un popolo, l’Iran ha motivo di tirare un respiro di sollievo.

Dopo tanto parafrasare a sproposito, è il caso di ripetere con Mao “grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. Forse.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 17:52

Castelli: la Tav non si ferma più

https://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=47700#

Lo Spiffero

La deputata grillina, in attesa di riconferma al Governo giallorosso, fa un bagno di sano realismo: “Il Parlamento è sovrano e ha votato per far proseguire l’opera”. Piaccia o no non si può tornare indietro. Ora deve farlo digerire ai suoi in Valsusa

 La Tav non è (più) in discussione. Parola di Laura Castelli, parlamentare torinese del M5s, viceministra all’Economia nel Governo gialloverde in attesa di riconferma in quello giallorosso. «Quello che è successo e che abbiamo vissuto tutti insieme l’8 agosto scorso è che il Parlamento ha votato», ha ricostruito dal palco di Digithon a Bisceglie, rispondendo alle domande dei giornalisti sul dietrofront dei Cinquestelle su temi a loro cari, come la Torino-Lione e le concessioni autostradali. «Su quell’opera si può decidere solo con un voto parlamentare. Il Parlamento si è espresso e la maggioranza del Parlamento ha deciso che quell’opera deve proseguire. Non c’è altro strumento per cambiare percorso e questa è la realtà ed è una realtà che, a me personalmente, fa male perché non la condivido. Ma il Parlamento è sovrano e ha deciso in questo modo».

Un bagno di sano realismo che riguarda anche l’altro tema caldo finito sul tavolo della nuova alleanza con il Pd, quello delle concessioni autostradali. «Se non sbaglio nel programma che abbiamo siglato insieme, prima di andare dal presidente della Repubblica e dire che c’era un’altra maggioranza possibile, sul tema delle concessioni si è detto revisioni», ha chiarito la Castelli. «Certo è – ha poi detto riferendosi direttamente al Ponte Morandi di Genova – che non si può morire su un ponte che per 30 anni non è stato mantenuto». Questione di giustizia, ma nessun intento persecutorio. «Pensiamo a come tassarli, a come fare per obbligarli a fare manutenzione – ha aggiunto –. Di certo nessun cittadino italiano può essere sereno pensando ai soldi che paga, ma poi non ci sia una manutenzione e un giorno ci passi per andare in ferie e ci muori. Questo non è possibile, penso che poi debba intervenire la razionalità e la realtà in un tema dove i poteri forti sono fortissimi». Sulla revoca della concessione ad Autostrade, Castelli ha concluso affermando che «è un tema su cui bisogna intervenire bene perché questo Paese non si può permettere di rivivere quello che ha vissuto».

Di Tav è tornato a parlare ieri anche Matteo Salvini, nelle due tappe in Piemonte (Borgosesia e Domodossola). «La Tav si farà, ma per ottenere questo risultato abbiamo dovuto litigare un anno con il M5s», ha detto l’ex ministro alla festa della Lega alla Prateria della cittadina domese intestandosi il merito di aver vinto la contrarietà degli ex alleati grillini. Merito che gli è stato pubblicamente riconosciuto dal presidente della Regione Alberto Cirio: «Mentre a luglio – ha ricordato il governatore a margine della manifestazione commemorativa del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – eravamo in Francia al consiglio di amministrazione di Telt e da Roma arrivavano solo silenzi, ho ricevuto un messaggio da Salvini, che mi scriveva “si va avanti”. E cosi e’ stato. E il Piemonte grazie a lui avrà un’opera fondamentale che lo metterà al centro dei grandi corridoi commerciali internazionali». 

Il sistema Tav l’informazione …se la compra! (Da Limes all’Ansa)

notav.info
 — 31 Agosto 2017 at 11:04

C’è un dibattito pubblico aperto sul ruolo dell’informazione in Italia e sappiamo bene come questa abbia un peso importante nell’opinione pubblica. Del resto i dati sulla libertà d’informazione nel nostro Paese non sono molto confortanti visto che ci troviamo al 52° posto della classifica annuale stilata da Reporter senza frontiere.

Su di noi e sulla nostra battaglia ne abbiamo viste di ogni e negli anni abbiamo visto che una parte della stampa sia incline a prendere per buona la versione delle nostre controparti: da Telt (ex LTF) alla questura, dal tribunale a qualche politico. Abbiamo visto tanti di quei copia e incolla sui siti d’informazione e sulla carta stampata da non poterli più raccontare, quando si trattava di processi, manifestazioni e in tutto quello che dovrebbe essere un dibattito franco e veritiero sulle ragioni e l’opposizioni alla Torino Lione.

Abbiamo capito nel tempo come esista un “sistema tav” che attraverso il potere e l’influenza che ne determina, mette tutti i soggetti in riga, creando una sola voce contro di noi.

Abbiamo anche capito come altre volte i giornalisti siano pigri, e non partecipando alle iniziative in maniera diretta, non siano in grado di testimoniare di persona ciò che accade e si affidino ciecamente (e comodamente) alle versioni ritenute ufficiali.

Ci siamo resi conto che questa pigrizia (e anche un pò d’incapacità, duole dirlo) si manifesta con ulteriore forza quando è il momento di parlare in termini tecnici del progetto: troppe carte da leggere, dati da interpretare, versioni da confrontare, siti da tradurre…e così è più facile fare un copia e incolla dai comunicati stampa puntali degli uffici stampa dei fans del Tav (e altre volte invece abbiamo visto giornalisti trasformarsi direttamente in uffici stampa).

Anni addietro avevamo già dimostrato come i grandi gruppi editoriali siano immischiati nelle vicende tav: avevamo scritto questo articolo che invitiamo a leggere ->Perchè “La Repubblica” è SI TAV?

Ora però il sistema tav fa un bel passo avanti e per avere una bella e chiara informazione a favore trova il modo di comprarsela direttamente, come? Due esempi:

Su Limes, apprezzata rivista italiana di Geopolitica, è spuntata una marchetta colossale mascherata da sezione del sito: è nato Il Bollettino Imperiale che si presenta come l’osservatorio di Limes dedicato all’analisi geopolitica della Cina e alle nuove vie della seta. Una sezione il cui “obiettivo è analizzare la geopolitica della Repubblica Popolare, esaminando e approfondendo direttamente le notizie diffuse dai più importanti media in lingua cinese.” Molto interessante, peccato che se visitate la sezione apposita scoprirete subito che tutto nasce “Grazie al sostegno di TELT” e la pagina è un tripudio di banner sul Tav e sulle balle da marketing che ci raccontano da anni, compresa la via della seta, la nuova mossa comunicativa del sistema tav per ricostruire un immaginario comunicativo intorno al tav al fine di dimostrare che, siccome il famoso corridoio 5 è morto da tempo, oggi la linea collegherebbe la Cina con l’Europa passando per la Val Susa.


Telt quindi finanzia, con soldi pubblici (dei cittadini italiani, francesi ed europei), una rivista per fare propaganda su un progetto che va ripresentato al mondo perchè è sempre più chiaro di come sia fallito ancor prima di essere realizzato. Magari il prossimo passo sarà finanziare qualche cantante per fare una cover di Roma-Bangkok trasformandola in Pechino-Lyon? 

(Per inciso Limes http://www.limesonline.com/chi-siamo è una rivista di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A http://www.gedispa.it/it/nc.html -> La Repubblica, La Stampa, L’Espresso, Limes, ecc.)

C’è di più…

Nell’aprile scorso l’Ansa ha realizzato e presentato a Porta Susa con il min. Del Rio un libro  sui “primi” 26 anni della Torino-Lione in un libro realizzato in collaborazione (!!!) con Telt, la società incaricata di costruire e gestire l’opera.

Un fatto strano no? Che fa a pugni con la libertà d’informazione visto che la principale agenzia stampa italiana non dovrebbe farsi coinvolgere in maniera così diretta con una delle parti impegnate in un conflitto sociale lungo e radicato nel tempo. Normalmente dovrebbe fare cronaca, inchiesta…essere super partes, e invece no, realizza un libro direttamente con Telt.

Già qui ci sarebbero degli elementi per gridare allo scandalo ma non sono ancora sufficienti perchè abbiamo trovato qualcosa in più. Evidentemente per ridurre le spese e i rischi di inviare veline e comunicati stampa in ritardo, Virano e Telt fanno che comprarsi direttamente le notizie, rinvigorendo con un pò di soldi pubblici (dei cittadini italiani, francesi ed europei) il rapporto con L’Ansa.
Infatti guardate un po’ questo strano “appalto”:


Intanto l’ANAC non ha ancora recepito che LTF si è trasformata in TELT pur mantenendo lo stesso codice fiscale e partita iva, ma dovrebbe vigilare sulla regolarità degli appalti. Siamo a posto!
Poi la scheda ci dice che c’è stato un appalto per un reportage fotografico, che l’appalto è stato realizzato in economia, che l’importo complessivo della gara era di 100.000 euro, che la gara era negoziata ma senza indizione di gara (quindi ad affidamento diretto), che la scadenza per effettuare le offerte era il 4 luglio 2017, che l’importo a base d’asta (che non c’è stata) era di 100.000 euro. Quindi il risultato, come prevedibile è stato:


che la data di aggiudicazione è stata lo stesso giorno 4 luglio 2017, che “l’appalto” è stato aggiudicato per 100.000 euro, che l’ANSA era l’unica concorrente ammessa, che il ribasso è stato dello 0,0% (cioè non c’è stata né gara né ribasso) e che ovviamente l’appalto è stato vinto dall’ANSA.

Ci verranno a dire che sono relazioni normali del mondo del commercio, e noi potremmo anche accettarlo(anche no), ma non ci vengano poi a parlare di libertà e oggettività dell’informazione!

Tav, via agli espropri a Salbertrand: “110mila metri di capannoni e 600 tir al giorno”. Il sindaco contrario: “Si svende salute con scusa del lavoro”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/26/tav-via-agli-espropri-a-salbertrand-110mila-metri-di-capannoni-e-600-tir-al-giorno-il-sindaco-contrario-si-svende-salute-con-scusa-del-lavoro/5393269/?fbclid=IwAR18NGR49bBGRtVtuncE4DFpLB3LQp5y0adTUXkXlNuC1tbMqjAnlXVHA68

 tav salbertrand

“Per anni in questa terra si è venduto il lavoro in cambio della salute, ma adesso basta”. Roberto Pourpour è il sindaco di Salbertrand, un comune di 600 abitanti in Alta Valsusa. È stato eletto pochi mesi fa grazie alle sue posizioni contrarie al nuovo cantiere industriale per la valorizzazione dello smarino della Torino-Lione, che dovrebbe sorgere nel suo comune su un’area di 110mila metri quadri. Secondo i dati ufficiali, qui dovrebbero arrivare 3,6 milioni di metri cubi di smarino. “Si tratta del materiale prodotto dallo scavo della galleria di Chiomonte – spiega l’ingegnere Roberto Vela, membro dell’Osservatorio Tecnico sulla Torino Lione del Comune di Torino e dell’Unione Montana Valle Susa – che in parte sarà riutilizzato per costruire calcestruzzi e i conci (l’ossatura delle future gallerie della Torino Lione)”. Un cantiere che dovrebbe durare tra i dieci e i dodici anni e che nei momenti di punta vedrà il passaggio di “600/700 tir al giorno”. 

Numeri che hanno scatenato la protesta degli abitanti che proprio nelle scorse settimane hanno iniziato a ricevere le lettere di esproprio da parte di Telt. “Quando l’ho ricevuta ho provato un senso di prevaricazione – racconta Massimiliano Ticli, consigliere comunale e proprietario di un campeggio – qua si rischia di creare un ecomostro che danneggerà la parte dell’Alta Valle che vive prevalentemente sul turismo”. All’impatto sull’economia locale basata sul turismo si aggiunge la preoccupazione dell’impatto sull’ambiente della grande opera: “Se si sommano tutti i viaggi necessari a trasportare il materiale nel periodo del cantiere si arriva ad una stima di 22 e milioni e mezzo di chilometri da percorre su gomma – spiega l’ingegnere Vela – le emissioni di anidride carbonica saranno altissime e il bilancio energetico sarà negativo per almeno trent’anni”. Ma c’è un ultimo dato che preoccupa il sindaco: “Il cantiere è progettato su un’area esondabile dove in passato non erano state date autorizzazioni per costruire”. In questo caso i progettisti hanno ottenuto l’autorizzazione dalle autorità competenti: “Ma dato i fiumi fanno quello che vogliono e si riprendono il territorio che era loro – conclude l’ingegnere Vela – bisogna sperare che durante la durata del cantiere non avvenga nessun evento calamitoso”