LE PERSONE CHIUSE IN CASA, IL PENSIERO CHIUSO IN TESTA—- CACCIA ALLE STREGHE —– IL TRIPUDIO DEI CORTIGIANI

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MONDOCANE

MERCOLEDÌ 25 MARZO 2020

 https://www.youtube.com/watch?v=gfHpWwWu-qY  Povera Patria

Lo Zeitgeist dei pochissimi

Siccome la tendenza dominante, dai filosofi tedeschi chiamata Zeitgeist, spirito del tempo, è quella, dell’imbroglio, del raggiro, del complotto dei pochissimi ai danni dei tantissimi, i primi però con seguito di giullari, sicofanti, guardaspalle, chierici traditori e camerieri, noi ci affidiamo alla controtendenza della sincerità, onestà, libertà. Voci dissonanti che, pure, esistono, si vanno facendo largo tra le crepe della cospirazione. Che se dovessero prevalere, dovrebbero portarci un bellissimo giorno a un simil-processo di Norimberga. Processo in cui giudicare e condannare, certamente non all’impiccagione come l’originale, tutti coloro che hanno provato a fare al mondo un’inversione a U e così bloccare la storia dell’emancipazione umana. Ho scritto “simil-Norimberga”, dato che quell’episodio antigiuridico rappresenta un’aberrazione senza confronti: un processo di criminali di guerra vincenti a criminali perdenti. Il nostro processo sarebbe dei liberi e onesti ai ladri di verità e di onestà. Ladri a mero scopo di dominio e di profitto attraverso l’imposizione, ancora una volta, del dogma, del pensiero unico universale.

A la guerre comme à la guerre

Nei momenti di loro massima crisi, di credibilità prima ancora che di potere, i padroni ricorrono al mezzo estremo: la guerra. Ed è di guerra, di fronte, che straparlano i coloro che gestiscono l’attuale fase di attacco a quel poco che ci era rimasto di secoli di lotte di liberazione. E quando di guerra si parla, non solo appaiono sulla scena colonelli e truppe, ma i dissidenti, le voci alternative, diventano collusi col nemico Il nemico essendo non solo il Virus diventato, da normale fastidio, stragista e “nemico della vita”, ma tutti coloro, magari scienziati, che lo “sottovalutano”. Trattasi di disertori, traditori, il peggio del peggio, quelli che negli anni di Hitler in Germania praticavano la “Wehrkraftzersetzung”,  la disintegrazione della Forza di Difesa.

Ecco, oggi abbiamo, in aggiunta ai tanti castigati perché topi fuggiti dalla tana e oppositori del distanziamento sociale per spinta di sopravvivenza, la peste infame dei disintegratori della Forza di Difesa. Quelli che, quando poteva, la Chiesa faceva ardere sui roghi a maggiore gloria di dio e del proprio dogma. Ora, oltre che con la superfetazione di forze dell’ordine, dobbiamo vedercela con i droni che fulminino, per ora con telecamere, domani, chissà, con gli Hellfire, i delinquenti che, addirittura in coppia, ancora insistono a contagiare il paese facendo più di 100 metri per strada (6000 euro di multa, sei mesi di carcere, 5 anni se vai in giro contagiato).

Rispunta Torquemada

Una strega ideale che, si parva licet componere magnis, sarebbe banale, ma non improprio, avvicinare a Giovanna d’Arco, e la da me ripetutamente citata Maria Rita Gismondo, direttore Microbiologia clinica e Virologia all’ospedale “Sacco” di Milano, il più rinomato, insieme allo Spallanzani di Roma. Questa, al pari di alcuni tra i più autorevoli virologi ed epidemiologi d’Europa, si è permessa di opporre al terrorismo, tipo “Saw”, che ci incuneava in cunicolo dopo cunicolo della paura, un minimo di dati corretti, a ridimensionamento del clown, appunto, di “Saw”, dimostrandoci alla mano di numeri di contagi, malati, morti, come ci trovassimo in poco più di una normale influenza stagionale. Influenza però stavolta precipitata nel deserto di una Sanità pubblica, un tempo attrezzata, oggi ridotta, a dispetto e a insulto di coloro che ci operano da combattenti e martiri, a qualcosa di meno di un lazzaretto seicentesco.

 Roberto Burioni, Clinica privata San Raffaele; Maria Rita Gismondo, Ospedale Pubblico Sacco

Contro Gismondo, che aveva detto saggiamente, in coro con le massime eccellenze europee: “Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia… non dobbiamo preoccuparci”, si sono concentrate le artiglierie di fango di un qualcosa che ricordiamo averci imposto, unici nel mondo, in nome della Scienza dall’ S maiuscola, una e trina (Big Pharma, OMS, Burioni), 12 vaccini fin dalla nascita e sputi in faccia a chi ne temeva le ricadute, peraltro denunciate da un’altra scienza, ovviamente con la s minuscola. Si tratta del “Patto Trasversale per la Scienza” (PTS) dei noti Burioni, Lopalco e Silvestri. Hanno diffidato legalmente (sic) una delle nostre più eminenti specialiste della materia, “per le gravi affermazioni sul Coronavirus, volte a minimizzare la gravità della situazione e non basate su evidenze scientifiche”. Che solo loro hanno. Se la vedranno in tribunale, dato che Maria Rita Gismondo ha risposto da par suo: ”Non torno indietro sulle mie dichiarazioni”. Quanto a voi, da chi andreste in caso di difficoltà respiratoria, da Gismondo, o da Burioni?

Bergamo, Brescia, caro vaccino

A proposito di vaccini, questa è davvero interessante. Bergamo ce l’hanno raccontata come Manzoni la Milano della peste. Siamo stati percossi dalle immagini di innumerevoli camion militari che portavano via bare a una a una. Qualcuno, tra cui questo blog, ha segnalato il dato che, con la regione più inquinata da particolato d’Europa, forse c’era già qualcosa nell’aria della Lombardia che facilitava l’infezione polmonare. Ora ne abbiamo un altro di possibili facilitatori (purchè il prof. Burioni non ci scorga, sennò altro che diffida legale). Nel gennaio del 2020, in una campagna lanciata dalle autorità, vengono vaccinate 34.000 persone contro la meningite, tra le quali 1.680 scolari direttamente nelle scuole e 2.414 lavoratori negli stabilimenti. Anche a Brescia 9.200 persone ricevettero il vaccino speciale, in aggiunta a 1.700 persone da parte di medici di base e pediatri, 1.000 scolari e 300 lavoratori, per un totale di 12.200 cittadini.

Gli scienziati del ramo ci dicono che un effetto collaterale del vaccino può essere la sindrome Guillain-Barré che nel 25% dei casi produce una paralisi della muscolatura respiratoria, i pazienti devono essere ventilati e la mortalità sale al 5,5%. Fatene quel che volete. Ma, oggi come oggi, non fatevi sentire. Verrà il tempo…

Il caudillo e i suoi cacicchi

Il “Modello Italia” che l’OMS propone al mondo intero lo dobbiamo ai comandanti di questa guerra. Una combriccola (classe dirigente sarebbe dire troppo) di feldmarescialli, generali, colonelli, sergenti, tutti delegati dell’OMS, a sua volta delegato di Big Pharma, impegnati a marcare di malato l’asintomatico (sano) e di morto per Covid-19 qualunque deceduto per qualunque patologia, sempre senza autopsia, ma comunque con un tampone che gli ha individuato, ma anche no, tra polmonite e diabete, un qualche virus influenziale. Siamo in guerra, tuonano da ogni schermo e titolo e dunque coprifuoco, stato d’assedio e legge marziale sono fisiologici, istituzionali e indispensabili.

Più che di generali, si tratta di nani da giardino, un po’ Pisolo, un po’ Brontolo, un po’ Gongolo, cui la nostra coltivata sudditanza ha concesso i galloni di ufficiale di giornata, ma che si rappresentano sulla scena come fossero i 300 di Leonida alle Termopili. Nanetti pasticcioni e incompetenti, galline tra le quali è scoppiato un mortaretto, che si accapigliano tra di loro a colpi di ordinanze alla rincorsa di chi colpisce più duro, un’armata Brancaleone che nemmeno l’esercito di Franceschiello.

E i gendarmi? Mentre noi guardiamo in strada, al passato e al presente e al futuro, da sbarre come quelle di Cagliostro nella Rocca di San Leo, tocca preservare la salute a coloro che si preoccupano di tenerci chiusi. A noi, ridotti a larve dalla mancanza di vitamina D che ci regala il sole, 4000 dobloni di multa e 6 mesi di sbarre. A loro, almeno 30 minuti al sole ogni giorno. Ecco il documento, ingranditelo.

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Conte, chiudiamo la nazione, anche se metà non c’entra niente

Anche un incredibile premier che, quando ci sa mezzi abbioccati dall’ora, dagli schermi drogati di panzane e cretinerie, dal sonno, estenuati dalla paura, verso mezzanotte, con il mezzo che rappresenta Stato e governo, cioè sul suo profilo Facebook, ci fa sapere che la mattina dopo ci saranno tanti nuovi reati da farci trattare tutti da potenziali delinquenti. Una tecnica di comunicazione innovativa, rispettosa delle istituzioni, del parlamento degli eletti (che gli frega, mica è stato eletto, lui). Con un decreto nemmeno pronto, figuriamoci se discusso dalle assemblee con relativa assunzione di responsabilità costituzionale, l’ometto devoto a Padre Pio e a molto altro, mette sotto chiave tutti quelli che a lui e ai suoi soci mettono paura, cioè l’intero paese. E ora le ammende sono diventate di 4000 euro, il carcere di 6 mesi, e auto e moto da sequestro.

5,50 marchi al giorno costa allo Stato un malato. Di 5,50 marchi al giorno vive una famiglia sana.

Avendo in mente chissachecosa, con il centrosud del paese addirittura sotto la media annuale delle infezioni virali, gli è parso opportuno mettere in lockout l’intero paese. Fuorchè le fabbriche e gli schiavi nei campi (a proposito, le ONG, le avete mai più sentite?). Guai a far sentire il Nord del 84% dei decessi, perchè sanitariamente scassato e inquinato come nemmeno Seveso, l’untore d’Italia. La Confindustria non voleva. E nemmeno coloro che sussurrano all’orecchio di Giuseppe Conte e che vogliono l’Italia Nuova. Magari un po’ demograficamente dimagrita, libera dal peso sui giovani di vecchietti deboli, malati e improduttivi. Vecchio sogno malthusiano e sorosiano, che oggi si materializza in tutto il mondo occidentale e di cui si fa interprete Barbara Spinelli, eurodeputata nella lista degli amici di Soros, quando sul Fatto Quotidiano descrive il “triage”, la scelta di far morire quelli con minore aspettativa di vita, come “scelta razionale, anche se terribile”, senza prenderne le distanze.

Comunque non c’è solo la falce del Covid-19. Nello stesso tempo in cui al virus sono stati attribuiti nel mondo 250 morti di vecchi, di fame sono morti nel mondo 25.000 neonati e minori. E non si tratta di dato solo stagionale. E quando il mutante avrà terminato il suo giro annuale, dei suoi effetti si continuerà a morire. Una megarecessione trascina con sé sempre un aumento di decessi per malattie, suicidi, tossicodipendenze, alcolismo, violenze domestiche e un generale peggioramento delle difese immunitarie. Come risaputo e provato, c’è già chi, producendo farmaci, se ne lecca i baffi.

Da Roberto I a Urbano VIII, andata e ritorno. L’inquisizione non muore

Processo a Galileo Galilei

Come abbiamo ampiamente constatato e don Robertro Burioni ci ha ribadito, prima sbeffeggiando e poi minacciando una voce fuori campo (colpirne una per educarne cento), essere critici non è permesso. “La scienza non è democratica”, ha sentenziato, scambiando la materia con se stesso e se stesso con papa Urbano VIII (quello di Galileo). Eppure, né lui, né l’immenso coro che ci tempesta con l’ordine di stare in casa sennò ci fate morire tutti, hanno avuto da ridire quando si è saputo che la famigerata esercitazione USA-Nato Defender Europe 20 , della cui cancellazione aveva parlato la Merkel, dopotutto si farà. Un tantinello “ridimensionata” (qualche migliaio dei 40mila effettivi in meno, ma con masse di cingoli in terra, navi in mare e aerei in cielo), con tanto di militari di una dozzina di paesi belli mischiati e fraternizzanti nel segno dell’assalto alla Russia. Russia che, ipoteticamente, dovrebbe rifarsi sui popoli e beni europei, base dell’aggressione. Complimenti all’alleato e protettore.

Tutto il potere ai militari?

Del resto, il segretario Nato Jens Stoltenberg non aveva colto l’occasione per garantire che la Nato si sarebbe fatta parte attiva nella lotta al coronavirus? Ma non è che i generali Usa si preoccupano di promuovere, insieme al virus e alla guerra ai russi, solo in Europa il nuovo assetto che da queste mosse dovrebbe nascere. Ora che il coronavirus è tracimato alla grande anche negli USA, ecco che si ripresenta l’occasione, parzialmente sprecata dopo l’11 settembre 2001, nonostante il Patriot Act, le sette guerre, il terrorismo e tutto il resto. Secondo un articolo di Newsweek, uno dei più importanti settimanali americani, ripreso dall’Eurasia Daily, le autorità statunitensi hanno adottato misure per introdurre uno stato d’emergenza nel quale è previsto che il potere passi dal governo civile a quello militare. Tra le ipotesi per le quali ciò dovrebbe essere fatto, oltre a catastrofi naturali e diffuse insubordinazioni sociali, è stata ora inserita anche quella in cui una crisi da coronavirus dovesse incapacitare presidenza, governo e congresso. I piani di contingenza a ciò intesi sono pronti e si chiamano Octagon, Freejack e Zodiac. E danno ai militari, anche se subordinati e su base territoriale, il diritto di sostituirsi alle autorità civili. Il tutto è sotto il controllo di NORTHCOM, comando Nord delle FFAA statunitensi istituito dopo l’11/9. Mai più rivolte alla Berkley, mai più Pantere Nere, mai più studenti di Occupy Wall Street. E nemmeno Woodstock.

Russia, Cina, Cuba, grazie. USA non pervenuti. Ma Erri De Luca ahinoi sì.

Ci sono arrivati aiuti impensati, sebbene non impensabili. Medici specializzati e milioni di mascherine dalla Cina, 53 dei migliori medici e infermieri antivirus da Cuba e il carico più grosso, nove enormi IL-76 da trasporto russi con 100 specialisti di infezioni da virus, attrezzature di protezione e macchinari clinici, mezzi mobili per la bonifica di ambienti pubblici, strade e piazze. Dagli Usa, l’esercitazione “Defender Europe20 con il suo demenziale potenziale di virus. E sapete cosa ci ha fatto sapere Erri De Luca, uno dei patetici transfughi da Lotta Continua, l’ultimo movimento che abbia preoccupato i padroni?

L’autore molto supponente di mediocri poesie e di sciropposi libri autocelebrativi, grande cantore della Bibbia e dei suoi adepti confessionali e statali, avendo decantato tutto quello che si va facendo in nome della salvezza del paese, compresi i confusi che cantano inni dai balconi, le “misure di restrizione condivise e applicate con spirito civico di collaborazione, più che da minacce di sanzioni” (sic), si rifà a Sarajevo, altra gigantesca mistificazione. La città che anche lui frequentò in complicità con tutti i cattomiliziani del papa e collaborazionisti anti-serbi vari, co-distruttori della Jugoslavia. Una medaglia al merito Nato.

Definita avanguardia virtuosa l’Italia sderenata, disperata e passivizzata che abbiamo sotto gli occhi, messo da parte lo storico atlanto-sionismo, è arrivato a riconoscere gli aiuti da Cuba e dalla Cina. Ma non ha saputo contenersi dal deplorare la cinica mancanza di aiuti dalla Russia. Un De Luca che una volta di più ha pestato qualcosa di molto infettante.

Avrebbe potuto nettarsene, deplorando la stitichezza della Chiesa. Buddisti e valdesi, con il loro 8 per mille piuttosto povero, hanno donato per la lotta al virus una media del 22,33%. I cattolici del loro miliardo e 132 milioni hanno donato 10 milioni, anziché i 230 milioni che corrispondono alla percentuale degli altri.  Su questo problema, che inerisce alla tradizione del grande tronco monoteistico, Erri tace.

Giullari, chierichietti, cortigiani e presstitute

Nel corso di questi mesi di “pandemia” ne abbiamo viste di tutti i colori, una più stupefacente dell’altra e se eravamo già da qualche tempo abituati a osservare che, come paese, come conglomerato europeo e loro vertici, avevamo raggiunto il fondo e stavamo addirittura scavando, non riusciamo ancora, fessi come siamo, a farcene una ragione.

Neanche oggi che ci si offre lo spettacolo, nel nome della salute, anzi, della vita, di una totale distruzione della privacy, di una riduzione della libertà e dell’autodeterminazione di individuo e comunità mai viste, neanche nel Ventennio. E di una moltitudine di soggetti che, trafelati, si precipitano a soccorrere, omaggiare, servire, il vincitore. Dagli schermi si affacciano le facce benevoli, solidali, ammiccanti, ammonenti, truccate, ipocrite, tutte indistintamente belline e autocompiaciute, di vip dello spettacolo, dello sport, del cinema, della stampa, del trash. Ci consigliano, pregano, intimano di stare in casa, di lavarci le mani, di non toccarci qua e là (tipo il prete dell’oratorio), di stare allegri, di fare tante belle cose tra tinello e cucina, di godersi la famiglia. Complici. Come non è possibile che non lo siano, se vogliono continuare a essere vip anche nel nuovo regime.

Gente che, arrivata al successo, prova un’attrazione gravitazionale verso le camere dell’eco dell’élite, dove si coltivano narrazioni che favoriscono lo status quo. Quello status quo che gli ha procurato fama e fortuna. Costoro non hanno niente a che fare con noi, gente normale, perché nessuno li tratta più normalmente e loro non hanno più idea di cosa sia la normalità. Si ritrovano tra ricchi e famosi e tra persone che coltivano interessi a stare con i ricchi e famosi. E’ un ambiente in cui le celebrità sono ansiose di credere a storie positive circa il sistema che le ha favoriti. Nelle loro vite non ci sono persone qualunque che gli diano un feedback, un’idea di cosa sia normale. Vivono nelle camere dell’eco dei decisori. Non ne va ascoltata neanche una parola.

Il telemedico

Da un po’ ci stanno magnificando le virtù della telemedicina. Di qualcuno che ti opera o ti cura senza mai averti visto in faccia o toccato la pancia. E’ servito a tagliare quegli ospedali di cui ora si lamenta la mancanza. Ho dovuto andare dal mio medico di base, un amico, per qualche ricetta e una visita. Sulla porta dell’ambulatorio,  a sei metri di distanza, ottemperando alle prescrizioni governative del suo Ordine, mi ha bloccato. Niente visita e per le prescrizioni, solo telefonicamente. Poi me le manderà via mail. Siamo al tele-dottore, la negazione del rapporto medico-paziente, fatto di esami, sguardi, palpeggiamenti, ascolti, trentatrè e respiri. Come il telelavoro, chiamato dai burini smart working, come la telescuola, altrettanta negazione del rapporto-insegnante-alunni, fatto di sguardi, esami, scambi, contrasti, discussioni, comunanza. Tanto terrificante, dispotico e distopico che, vedrete, verrà mantenuto anche dopo. Come se le piattaforme non fossero già le più ricche, potenti e letali del mondo.

E, per finire in bellezza, guardate la data qui sotto: 1° gennaio 2018.  E poi scegliete se ridere o piangere. E se dare la colpa al virus, o a qualcun altro.

Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi molte operazioni rinviate, così titolava un articolo del Corriere della Sera del 10 gennaio del 2018.  L’articolo riportava anche la difficoltà degli ospedali milanesi nel far fronte ai numerosi malati di influenza che dovevano far ricorso alle unità di terapia intensiva, in un periodo in cui il Coronavirus non era ancora apparso. 

Prenotazioni sospese per le operazioni, medici e infermieri in ferie richiamati urgentemente in servizio  e le complicazioni dell’influenza stagionale, le polmoniti che mandano in tilt i reparti di terapia intensiva degli ospedali milanesi: il San Raffaele, il Policlinico, il San Gerardo di Monza, e il San Matteo di Pavia, questo il quadro drammatico rappresentato da un articolo del Corriere della Sera di due anni fa.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 16:48

LETTERE DAL CARCERE (EDIZIONE TERZO MILLENNIO) —- “NUOVA STRETTA”: LA LEGGE MARZIALE LI SALVERA’ —– SEPOLTI VIVI INSIEME A SANITÀ E DEMOCRAZIA

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/03/lettere-dal-carcere-edizione-terzo.html

MONDOCANE

DOMENICA 22 MARZO 2020

 

Volete mettere la bandiera sul balcone? Mettetela così.

Credo che siamo governati da matti per obiettivi demenziali… e credo che rischio di essere rinchiuso come matto per aver detto questo” (John Lennon)

https://www.youtube.com/watch?v=0dnyd0cAtkE Qualunque cosa fai, ovunque te ne vai….

“La scienza è tale perché ci si mette sempre in discussione, non si è mai certi di nulla” (Maria Rita Gismondo, direttore Microbiologia clinica e Virologi, Ospedale “Sacco” di Milano)

“Una piccola pandemia, permetterà di creare un unico governo mondiale“. (Jacques Attali, intervista del 2009). Della Commissione Attali (Jacques Attali, banchiere di famiglia ebrea) nominata da Sarkozy per l’elaborazione del neoliberismo europeo, faceva parte Mario Monti, il primo dei “tecnici”, che lamentò i troppi poteri del Parlamento rispetto al governo. Con il nuovo tecnico Conte il parlamento non c’è più.

22 marzo 2020: 13.000 morti da influenza nel mondo su 7,6 miliardi; media delle altre stagioni: 500.000 morti a fine stagione

Secondo le stime del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore della sanità, in Italia ogni anno circa il 9 cento della popolazione è colpito da sindromi simil-influenzali, con un numero di morti che oscilla tra i 300 e i 400 dovuti direttamente all’influenza, e tra i 4 mila e i 10 mila tra chi sviluppa complicanze gravi insieme a un qualche nuovo virus. (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia)

Numeri come pallottole, ma manca il vaccino anti-media

Ieri quasi 800 morti”. Così la robotina falsaria parlante de La7. E butta lì inorridita: “A Bergamo sembra che muoia uno sui tre” (in realtà uno su 1000 è la media dei contagiati, non necessariamente malati) Alla faccia dell’Istituto Superiore di Sanità, che di quegli 800 ne attribuisce direttamente al coronavirus appena lo 0,4% e trova che i numeri sono, più o meno, quelli delle malattie respiratorie degli anni passati. Per puro masochismo mi ostino a seguire il tg condotto da quello che è considerato lo standard aureo del giornalismo e della conduzione televisiva, Enrico Mentana. Un campione dell’informazione politicamente e coronaviralmente corretta, fabbricataci addosso dalla congiuntura, tra coloro che agevolano la nostra nuova ricchezza di esperienze domestiche con un bombardamento di orrori rispetto al quale il napalm sul Vietnam è pioggiarellina di marzo.

Assistiamo a prodigi come quelli che ci presentava la simpatica trasmissione “Italia’s got talent”. Lì c’era un incredibile ventriloquo, addirittura triplo. Avevamo un uomo in carne e ossa, poi il pupazzo e infine un pappagallo. Metafora! Noi abbiamo una Cupola dello 0,1% di cui non si sentono le parole, un pupazzo che invece le dice e tanti pappagalli che le rilanciano al diapason.

Fuori dal coro

https://youtu.be/DavWFA0ymgQ  Irrinunciabile intervista al Dr. Francesco Oliviero, psichiatra e pneumologo

Più stiamo chiusi e più moriamo

Il sole ci fa produrre Vitamina D gratis (ma senza, dobbiamo comprarla). Il sole uccide i batteri, gratis (ma, senza dobbiamo comprare disinfettanti). L’aria aperta, specie nei parchi, giardini e boschi, ci disintossica dai veleni che ci fanno respirare, gratis (ma senza, compriamo farmaci e integratori). Il movimento ci mantiene in forma fisica e psichica, gratis (ma senza, dobbiamo ricorrere a medici, fisioterapisti, psichiatri). La mia pelle si protegge con grassi e un ph equilibrato, gratis (ma se compro gel e amuchina e mi ci lavo continuamente, faccio girare i soldi, anche se abbasso le difese immunitarie). Senza la mascherina, che infatti non si sono azzardati a rendere obbligatoria (perché sono come un’inferriata contro le zanzare), ma per tutti guai se non la porti, mantieni la tua identità e le tue espressioni e comunichi cose comprensibili e non farfugliate, gratis (con la mascherina non comunichi una sega, ma non ti danno dell’untore e fai contenti i produttori e commercianti). Forse quella mascherina che ci appiattisce e omologa tutti è qualcosa di più del simbolo della globalizzazione che mira a livellarci tutti, oltre le radici, le culture, le identità.

Topi impazziti

Avrò avuto sedici anni, ero a Monaco di Baviera per un corso di letteratura tedesca. Abitavo in nella casa dello studente. Non ricordo com’è, ma qualcuno mi regala due topini bianchi, detti “Tanzmaeuse”, topi ballerini. Non avendo a disposizione nient’altro e temendo che da una scatola scappassero, li misi in un cassetto del comò, con filo di apertura per l’aria. Anche perché a lasciarli liberi, sarebbero periti, dato che erano nati in un negozio. Si misero subito a curiosare vispi di qua e di là, a spiluccare le briciole che avevo sparso, a misurare il nuovo spazio. Ma parvero interdetti a trovare una parete e poi un’altra. La mattina dopo, però, erano lì, rannicchiati insieme in un angolo, impauriti, depressi, annichiliti. Tornai la sera e guardai nel cassetto. Le due candidissime creaturine col musino rosa roteavano freneticamente, velocissimi, in giro per il cassetto, uno dietro l’altro, incessantemente. Ogni tanto sbattevano contro un angolo, una parete. Temevo che si facessero male. Li presi e li misi sul pavimento. Continuavano a girare vorticosamente. Lo fecero per due giorni, non toccavano le briciole di pane e i pezzetti di formaggio. Al terzo giorno, uno rimase fermo, stecchito, con le zampette stese. L’altro continuava a girare. Impazzito. C’è ancora oggi chi se la spassa a vedere il criceto impazzito nella ruota.

Sicurezza!

Facile e ovvia la metafora. Siamo messi così. E rischiamo di star male, di uscire di senno. Cosa ci si aspetta che accada a una persona stressata da claustrofobia, costretta a subire dalla tv, accanto a programmi sempre più spazzatura, ore e ore di minacce e dati spaventosi? La noia, l’assoluta incertezza spingono a mangiare e bere, con l’immobilismo forzato si diventa obesi e ti scoppiano ipertensione e colesterolo. E’ la decimazione che si vuole? Non basta un virus pompato come la famosa rana di Esopo? Qualcuno, per sacrosanto istinto di sopravvivenza, fugge. Ho visto una persona macilenta, raggrumata su una panchina con una birretta in mano. Arrivano i carabinieri, la interpellano duro: “Avevo bisogno di un po’ d’aria, è la prima volta”. Niente. Verbale, rimbrotti, diciamo, grintosi, quelli adoperati per subordinati in torto. Con l’ultimo decreto dettato al Conte Zio dalla Cupola, via fascioleghisti, rischia 6 mesi di carcere, soprattutto se capita nelle grinfie della Procura di Roma, quella dei pignatonisti. Si chiama stato d’assedio. Ma più dei carabinieri, poliziotti, Finanza, vigili, protettori civili, evidentemente non sufficienti e, quindi, soldati, carri armati, elicotteri, droni (!!!), poterono i media che, in un rapporto ormai invertito, fanno dei politici e dei sanitari la loro camera dell’eco. E se giornalisti fiduciari di Bilderberg, come Gruber o Feltri, o di altre conventicole, come Mentana o Formigli, spingono a misure che neanche i colonelli greci, sappiamo da chi e per cosa questo virus viene e dove deve arrivare.

Voglia di colonelli

E, tragicamente, più dei media potè addirittura il cittadino pronto a ricuperare il ruolo di suddito che si sente al sicuro e privilegiato in ginocchio dal sovrano. Tanto che ci sono coloro, non paghi di fare i gendarmi di se stessi e non gli basta neppure l’esercito a garanzia dello stato d’assedio, che si improvvisano investigatori, giudici ed esecutori tirando roba e parolacce a chi vedono fuori dagli schemi: il runner delinquente, la coppietta blasfema, l’untore con la faccia scoperta. Comunque, a parte un Conte Pippo che, sull’attenti davanti ai piccoli Bava Beccaris di Lombardia e nel servile encomio di tutti gli intellettuali di regime, in una escalation parossistica, sera dopo sera si precipita ad emanare ukase contro il popolo, i nuovi papà e mamma e parroci e maestri di vita rimangono i giornalisti e conduttori di talk show.

In ogni caso, non illudiamoci: una volta che lo 0,1% ha assaporato il sangue del Potere assoluto, come lo esercita in queste settimane, garantito dai suoi pretoriani in divisa, come dai suoi gazzettieri, non ci rinuncerà se non trafitto dal famoso paletto anti-vampiro della rivoluzione. Ma non solo noi amiamo i militari sotto casa. Un’antica canzonetta tedesca ci racconta di ragazze entusiaste che al passaggio della banda militare aprono finestre e porte e offrono ai soldati vino e arrosto. Ora che la ministra della Difesa tedesca, Kramp-Karrenbauer, successora di quell’altra simpaticona, von der Leyen, ora capa UE ma allora inquisita per scandali finanziari, ha rincorso il Conte Zio e ha messo in campo la Bundeswehr “per sopperire alle necessità dei cittadini”, chissà se ancora si canta “Quando i soldati marciano per la città, le ragazze aprono…”

https://www.youtube.com/watch?v=MC9M3hN-E3A   Wenn die Soldaten….

Pupari e pupi

Non contenti di aver dato piena soddisfazione sia alla BCE che, con la storica lettera segreta di Trichet e di Draghi, intimava al nostro governo di de-democratizzare la nostra Costituzione (ci provò Renzi), sia al finanzcapitalismo mondiale, che pretese la stessa cosa con una lettera di J.P.Morgan, Giuseppe Conte e il suo ministro Gualtieri (inserito nell’eurolista di George Soros) invocano, contro gli strali del M5S, l’applicazione del MES. Il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità (già “Salvastati”), è quell’invenzione degli eurocrati per cui, in cambio di un po’ di soldi prestati, 450 miliardi (la BCE ce ne darebbe 250 in più, senza condizioni),  ci arrivano tra capo e collo le note misure capestro, l’austerity, destinate a impoverire tutti quanti e arricchire qualcuno. Insomma meccanismo ammazza-nazioni, alla greca. E’ così che si arriva a un paese in cui il 5% più ricco possiede quanto il 90% più povero. La circostanza che il MES sia voluto da Stefano-Bilderberg-Feltri del Fatto Quotidiano, quanto “misure molto più stringenti” vengano auspicate con impeto mascellare da Lilli-Bilderberg-Gruber su La7, ci spiegano chi è il puparo, di questo e di tutto il resto.

UE contro la salute, ma per il Farmaco

Visto che è stata la UE, sistematicamente inquinata dalle lobby di Big Pharma, a imporci quanto, molto diligentemente, statisti patrioti come Monti, Letta, Renzi, Gentiloni hanno eseguito, non sorprende che i loro successori siano disponibili al MES, né stupisce in che condizioni i diktat europei, dal Fiscal Compact in giù, hanno ridotto la sanità italiana. Ne consegue un’equazione inesorabile: sanità a brandelli, popolazione malcurata, più inquinamento atmosferico e idrico record, equivale a proliferazione di virus e patologie di ogni genere, trionfo di Big Pharma, tutto il potere al farmaco. Ma i colpevoli siamo noi che siamo troppi e troppo promiscui e non ce ne restiamo sepolti vivi in casa.

Meno Sanità, più Big Pharma

Ricorda la virologa, Maria Rita Gismondo, le infinite riunioni, anche internazionali, della sua categoria, gli studi, le simulazioni di lavoro, i contatti con l’ONU, per elaborare una risposta all’evento sconosciuto, ma previsto. Qualcosa è stato fatto in Europa e lo si vede dall’enorme disparità di numeri di contagiati e morti tra noi, i tedeschi, i francesi, i britannici. Da noi si sono ridotti gli ospedali del 14,6%, centinaia di ospedali di prossimità e di eccellenza, solo a Roma il Forlanini, il Nuovo Regina Margherita, il S. Maria, il S. Gallicano, il San Giacomo; in trent’anni hanno dimezzato i posti letto; hanno tagliato il personale sanitario tra il 7 e il 16% a seconda delle regioni; Abbiamo 6,5 infermieri per 1000 abitanti, contro il doppio della Germania, mancano circa 60.mila infermieri; senza il nostro contributo netto all’UE di 150 miliardi, avremmo potuto costruire 500 ospedali modernissimi, assumere 10mila medici, 50mila infermieri. Gli stanziamenti per la ricerca sono diventati un centesimo di quelli per gli F35. Da Berlusconi a Conte, i nostri governanti hanno sottratto alla Sanità 37 miliardi di euro. In compenso la Sanità privata (quella di Formigoni nell’eccellente Lombardia), priva del tutto della capacità di rispondere all’emergenza, pur disponendo di appena il 35% dei ricoveri, si becca 2,153 miliardi sui 5,4 del totale (il 40%).

Stato Nuovo per nuova società

Si governa per decreto, in fabbrica si può lavorare, in treno o bus viaggiare a centinaia, vicini vicini, ma il parlamento non si può riunire, sapere, controllare, decidere. Ci dovremmo abituare. Chissà se si tornerà a votare. Intanto i decreti hanno creato una nuova struttura di classe. L’1’% in villa (o palazzo), con ettari di giardino o parco e, grazie a riders e autisti, il supermercato in casa; il popolo ristretto in mono-bi-o tri-locali, a volte con balconcino da cui cantare; colonelli e truppa per le strade. Poi ci sarà il sottoproletariato delle turbe disperse di tutti coloro che mesi di inattività avranno spazzato via: negozietti, piccole e medie imprese, piccoli e medi contadini, piccoli e medi professionisti, muratori, artigiani. Finalmente monopolio planetario e il vecchio Amazon ci sembrerà il baracchino dei vestiti usati.

Effetto mica tanto collaterale dei tecnici al potere, la bonanza per Big Pharma. Immaginate quale mercato sconfinato da quel verminaio di larve uscite di casa dopo mesi senza aria, sole, movimento, medici, esami clinici, trattamenti psicofisici, podologhi, parrucchieri, amici, parenti, socializzazione, con baruffe famigliari, Floris e D’Urso, Zoro e De Filippi, Mentana in orgasmo da catastrofe, carri armati dalle finestre, l’uomo nero con pochette e i suoi trombettieri ogni sera a roteare clave sullo schermo… Usciremo da casa malati, obesi, anchilosati, rincoglioniti, giù di pentola in tutte le parti del corpo e dello spirito. Una massa informe di cerebro-e fisico-lesi e, di conseguenza, un mercato nuovo, gigantesco, mondiale. Farmaci come piovesse, visite cliniche, analisi, esami, psicologi, fisiologi, fisioterapisti, palestre, trainer, istituti di bellezza, terme…. E pompe funebri, altro che Bergamo.

Ma confortiamoci. Alla fine – se ci sarà – del cataclisma distopico senza coiffeur, sembreremo tutti Cugini di Campagna (copyright “Spinoza”).

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:37

Coronavirus : la France rapatrie ses troupes présentes sur le sol irakien En savoir plus sur RT France

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Coronavirus : la France rapatrie ses troupes présentes sur le sol irakien

© Daphné Benoit Source: AFP

Des soldats de l’opération Chammal, lors de la visite de la ministre des Armées Florence Parly, le 9 février 2019, à la frontière irako-syrienne (image d’illustration). Le chef d’Etat-Major des armées a fait savoir que la France allait rappeler sur son sol ses troupes stationnées en Irak alors que la pandémie de coronavirus frappe également le Moyen-Orient. Une décision semblable à celle des Etats-Unis. En raison de la pandémie mondiale de coronavirus qui a fait près de 21 000 morts et confiné presque la moitié de la planète, le chef d’Etat-Major des armées François Lecointre a annoncé le 25 mars le rapatriement imminent des soldats français stationnés en Irak. «La France a décidé de rapatrier jusqu’à nouvel ordre le personnel de l’opération Chammal déployé en Irak dans ce cadre», a-t-il souligné dans un communiqué mis en ligne sur les réseaux sociaux dans la soirée, ajoutant que ce rapatriement commencerait «le 26 mars», et que la décision avait été prise en accord avec «le gouvernement irakien» et «la coalition» emmenée par les Etats-Unis. Cette décision survient alors qu’Emmanuel Macron a annoncé le lancement de l’opération Résilience, qui consistera à mobiliser l’armée française pour différentes missions directement liées à la lutte contre le Covid-19. La mesure concerne «la centaine de soldats engagés dans le pilier “formation” auprès de l’armée irakienne, ainsi que les éléments de soutien national stationnés au sein de de l’état-major de l’Opération Inherent Resolve (OIR) à Bagdad», est-il précisé dans le document. Néanmoins, toujours d’après François Lecointre, la France restera «engagée au Levant [en Syrie et en Irak], car la lutte contre Daech continue» et «reprendra ses activités de formation dès que la situation le permettra». Depuis le 22 mars, l’Irak a imposé des mesures nationales pour faire face au virus, les autorités faisant état de 20 décès des suites de la maladie et de 233 cas confirmés de Covid-19. Lire aussi Coronavirus : plus de 20 000 morts recensés dans le monde La nouvelle fait écho à la décision américaine, rendue publique le 20 mars par le United States Central Command (Centcom, entité du département de la Défense notamment responsable des opérations militaires au Moyen-Orient), de rappeler ses troupes présentes sur le sol irakien. «Pour prévenir une propagation du Covid-19, l’armée irakienne a suspendu tout entraînement. Par conséquent, la coalition va renvoyer temporairement dans leurs pays dans les jours à venir certains de ses éléments spécialisés dans la formation», avait-il fait savoir dans un communiqué daté du 20 mars, admettant que désormais «la coalition soutiendra les forces irakiennes depuis moins de bases, avec moins de monde». Cependant, l’Irak, qui peine à se reconstruire après la guerre menée sur son sol par les Etats-Unis depuis 2003 mais aussi suite à la partition du pays résultant de l’implantation de Daesh, pourrait paradoxalement pâtir de ce retrait, pourtant encore réclamé en début d’année par le Parlement. En effet, ce 26 mars, deux roquettes ont été tirées sur la «Zone verte» de Bagdad, où est notamment située l’ambassade des Etats-Unis. Il s’agit de la 26e attaque de ce type en à peine six mois. L’instabilité institutionnelle en Irak laisse ainsi présager d’une lutte farouche pour le contrôle du pays. Reste à savoir qui l’emportera et s’il réussira à unifier l’Irak pour la sortir de sa torpeur. Côté français, si les troupes de l’opération Chammal, lancée il y a plus de cinq ans, le 19 septembre 2014 contre Daesh seront donc rapatriées, aucune mention n’a été faite dans l’immédiat des militaires déployés au Sahel dans le cadre de l’opération Barkhane. Plus 5 000 soldats français se trouvent actuellement dans la région alors qu’y sont détectés les premiers cas de Covid-19 et recensés les premiers morts. Le 25 mars, le Mali a annoncé ses deux premières contaminations confirmées au coronavirus suivant le Niger et le Burkina Faso, dans lequel 4 personnes ont trouvé la mort des suites de la maladie. LIRE AUSSI Syrie, Libye, Yémen : comment se préparer à l’épidémie du coronavirus malgré les conflits en cours ? International

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Coronavirus, il fondo Bridgewater ha puntato 14 miliardi di dollari sul crollo delle borse europee: così prova a speculare sull’emergenza

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/18/coronavirus-il-fondo-bridgewater-ha-puntato-14-miliardi-di-dollari-sul-crollo-delle-borse-europee-cosi-prova-a-speculare-sullemergenza/5740820/?fbclid=IwAR3pxN0dwuISyaWZTMLvUojNmKgYKAP7XlE2NxcZj9e26teumWnojBC09g0Coronavirus, il fondo Bridgewater ha puntato 14 miliardi di dollari sul crollo delle borse europee: così prova a speculare sull’emergenza

Il più grande fondo speculativo del mondo scommette miliardi contro il Vecchio Continente con la tecnica delle vendite allo scoperto: più i titoli scendono, più guadagna. Nel mirino società francesi e tedesche, ma anche tre italiane. Il fondatore Ray Dalio vive da guru nei boschi vicino New York e ha costruito il successo sulla strategia “pure alpha”

Conte: “È una battaglia che in Ue si vince tutti insieme o a perdere saremo tutti. Lo ribadirò”
Mentre tutto il mondo combatte contro la pandemia c’è anche chi pensa di guadagnarci sopra. E lo fa alla grande, puntando 14 miliardi di dollari su un ulteriore crollo delle borse europee e delle aziende quotate. Il più grande fondo speculativo del mondo, Bridgewater, ha piazzato una serie di puntate miliardarie contro il Vecchio Continente. La tecnica è quella delle vendite allo scoperto, ossia si vendono titoli senza possederli con l’impegno ad acquistarli e consegnarli in una data futura prestabilita. Se nel frattempo il prezzo scende si guadagna sulla differenza. Il problema è che in questo modo si amplificano le spinte al ribasso di titoli, che vengono effettivamente venduti, aggravando gli effetti della crisi in corso. Ma per chi fa investimenti speculativi l’importante è che i mercati si muovano, verso l’alto o verso il basso cambia poco. Per questo martedì la Consob ha vietato per tre mesi le vendite allo scoperto per tutte le azioni negoziate sul mercato regolamentato italiano. Misure eccezionali sono state prese anche dall’Esma e dalle autorità di vigilanza di Spagna, Francia e Belgio.

Più nel dettaglio, Bridgewater ha scommesso 5,2 miliardi su un calo di 16 società quotate francesi, 4,8 miliardi contro aziende tedesche, 1,7 miliardi contro 5 olandesi e circa 2 miliardi su 5 società spagnole e 3 italiane. In particolare nel mirino del fondo ci sono il gruppo tedesco di software SAP, sul cui ribasso Bridgewater ha puntato un miliardo di dollari. Poi il produttore olandese di semiconduttori ASML contro cui ha lanciato una fiche da 715 milioni. Già all’inizio del 2018, Bridgewater aveva scommesso forte contro l’Europa. In particolare vendite allo scoperto su azioni come EniEnel, Intesa SanpaloUnicredit. In tutto una puntata da 2,6 miliardi di euro. Andò bene, perché nel corso dell’anno il listino italiano perse circa il 17%.

La strategia “pure alpha” – Bridgewater ha costruito il suo successo su una tecnica battezzata “pure alpha” che scollega gli investimenti dall’andamento generale del mercato. Le puntate al ribasso fanno parte di questa strategia. Con questa tecnica il fondo gestisce 160 miliardi di dollari di investimenti ed era riuscito a superare indenne le crisi degli ultimi anni. Nel 2008 il fondo era addirittura riuscito a guadagnare oltre l’8%. Ma il gruppo si è dimostrato vulnerabile all’ultima emergenza. Il suo fondo principale “Pure Alpha 1” ha perso circa il 20% in un mese. Anche “Alpha 2” ha lasciato sul terreno il 13%, un calo che va ad aggiungersi al meno 8% dei primi due mesi del 2020.

Il fondatore “guru” – Ray Dalio, fondatore e guida di Bridgewater, è un personaggio curioso. Pratica ed invita a praticare la meditazione trascendentale, ha stabilito la sede del suo fondo non nella caotica Manhattan ma sopra un torrente nei boschi vicini a New York. Da qualche anno ha deciso di ergersi a maestro di vita. Ha pubblicato il libro “Principi” in cui non elargisce solo consigli di investimento ma anche ricette esistenziali pop, una specie di “Scientology” della finanza. Si leggono massime a piena pagina e a caratteri cubitali del tipo “MALE PERMETTERE AL DOLORE DI OSTACOLARE IL PROGRESSO”, “BENE IMPARARE A GESTIRE IL DOLORE PER PRODURRE PROGRESSO”. Oppure: “MALE NON ESSERE RESPONSABILI DEL PROPRIO OPERATO E NON CHIAMARE GLI ALTRI A RENDERE CONTO DEL PROPRIO”, “PRATICATE L’APERTURA MENTALE RADICALE, FATE I CONTI CON LA REALTÀ E ACCETTATELA”, “IL TEMPO È COME UN FIUME” e così via.

NORD: MASSIMO INQUINAMENTO D’EUROPA + TAGLI SANITÀ + INFLUENZA = 3.400 MORTI —– UNA SOCIETA’ DELLA RECLUSIONE E PUNIZIONE —— LA STORIA NERISSIMA – E IGNORATA – DI CHI CI HA PORTATO FIN QUI

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/03/nord-massimo-inquinamento-deuropa-tagli.html

MONDOCANE

VENERDÌ 20 MARZO 2020

 

Fear=paura

Una (sola)voce dal sen fuggita

“Essere eretici. Avere il coraggio e la modestia di mettere in discussione tutto e onorare il dubbio”. Questa è un’infezione che fa ammalare il 10% degli infettati e provoca la morte non come causa primaria” (Maria Rita Gismondo, direttore Microbiologia clinica e Virologia Ospedale Sacco, Milano). Ma la Polizia Postale sta arrivando….

E meno male che c’è l’ISS, antidoto ai mediauntori

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Report-COVID-2019_17_marzo-v2.pdf Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, momento eccezionale di sobrietà contro i trombettieri e tamburoni dell’OMS e suoi banditori. Non risulta epidemia da Coronavirus. Gli autori del rapporto verranno puniti per fake news?? Gli manderanno l’esercito? Oppure, a neutralizzare questi sabotatori, arriverà l’anatema dell’uomo-vaccino Burioni, o dell’uomo OMS, Ricciardi, se questa trova un attimo fuori dagli schermi?

Ma se la Cina, ma se i sanitari…

Registrato che al 20 marzo in Italia siamo a oltre 3000 morti di polmonite, cardiopatie, tumore, diabete, epatite, influenza normale (sempre meno degli altri anni, secondo l’Istituto Superiore di Sanità), tutti attribuiti dai solerti contabili della Protezione Civile e dai propagandisti mediatici al Covid-19, invece responsabile solo dell’08% (ISS)), per prima cosa rispondo ad alcune obiezioni e contestazioni. I gentili interlocutori alla mia serie di articoli sull’imbroglio Covid-19 dubitano di un’operazione truffaldina. Citano la fortissima reazione della Cina e i dati catastrofici del collasso sanitario italiano (non quella di altri paesi, meno isterici, più che meglio dotati, peraltro). Intanto sappiano che, grazie all’ISS, finalmente si è fatto un confronto col passato. Se all’inverno ‘19-‘20 siamo a 3000 decessi, di cui solo lo 0,8 di diretta derivazione coronavirus, la media deli altri anni è di 7/8.000, di cui mezzo migliaio circa, meno del 10%, causati direttamente dal virus. Vale a dire senza la causa primaria di cui parla la Dr. Gismondo (l’Olimpo ce la preservi!), che invece è polmonite, epatite, tumore, ischemia, età.

Più sei inquinato, più muori. Di covid-19?

Più inquinati d’Italia e d’Europa, più morti di influenza

https://www.byoblu.com/2020/03/17/inquinamento-atmosferico-il-convitato-di-pietra-di-cui-nessuno-parla-loretta-bolgan-byoblu24/

Il link qui sopra, confortato da illustri e onesti scienziati (ci sono anche gli illustri non troppo onesti), ci spiega perché nel Lombardoveneto, Valle del Po, regione di governatori che davano la colpa ai cinesi che mangiano topi vivi e si beccano i virus dai pipistrelli, ci si accalca di più negli ospedali e si muore di più. Semplicissimo. Si tratta della zona a più alta e demenziale concentrazione di industrie e grandi opere a fortissimo inquinamento da polveri sottili, del quale ogni anno muoiono oltre 40.000 persone. Una popolazione oggi, con tale rischio sistemico e conseguente abbassamento delle difese immunitarie, ancora più facile preda dell’influenza, visto che, nel bergamasco, bresciano, la Bassa, decine di migliaia, quasi solo anziani, soffrono di broncopatie, insufficienze respiratorie, cardiopatie tumori, tutto da smog.

 A questo proposito resta di un cinismo terroristico efferato la sfilata di decine di mezzi militare che da Bergamo portano via le bare di morti che non avrebbero potuto essere gestite in quella città. Sarebbe bastato un solo camion funebre. Ma si doveva dare spettacolo. A parte che a Bergamo c’è un solo forno crematorio, che le cerimonie sono state proibite e che i morti vi si sono stati ammassati per giorni, senza essere smistati, ecco che si crea l’emergenza. E l’epidemia. Approfondirò la questione inquinamento, particolato, polveri sottili, nel prossimo post sul programmato smantellamento della sanità italiana. Con conseguenti benefici per Big Pharma.

Cina, concentrazione industriale, carbone, inquinamento, 5G

Wuhan

E allora, la Cina? Quanto a smog il discorso, lo si sa, non cambia molto. In più a Wuhan si è realizzata la massima concentrazione sperimentale del 5G, la connessione di quinta generazione che richiede, essendo a onde cortissime, milioni di antenne ravvicinate e decine di migliaia di satelliti e, come denunciano migliaia di scienziati sbigottiti, conseguente bombardamento elettromagnetico e abbassamento delle difese immunitarie. Dice, però la Cina ha preso misure eccezionali, rigorosissime. Già, lasciando la storia dei topi e pipistrelli agli scemi del Lombardoveneto, Pechino ha colto l’occasione per porre in opera una gigantesca difesa contro un’aggressione batterio-virologica. Virtuale, ma sempre possibile da parte di un nemico che, dall’agente Orange in Vietnam al fosforo su Falluja e al progetto MK-Ultra della Cia, anni ’50 e ’60, con lo spargimento di sostanze chimiche nelle metropolitane delle maggiori città Usa, ha dimostrato tutta la sua capacità di provocare stermini.

Qualche fatto su come è partito tutto

Gli è che i cinesi sapevano già quanto sta trasparendo da noi solo oggi. Che nell’autunno scorso il più importante centro Usa per le ricerche sulle armi biologiche, Fort Detrick, nel Maryland, fu chiuso (e lo è tuttora), per una perdita di sostanze pericolose. Tutti gli addetti in quarantena. Che, più o meno nello stesso periodo, Bill Gates finanziò alla John Hopkins University una simulazione di pandemia da Coronavirus che avrebbe ucciso milioni di persone. Che duecento militari Usa a ottobre si trovarono a Wuhan per i Giochi Olimpici Militari. Trarne motivo per una mega-operazione di controllo dell’epidemia scoppiata a Wuhan e rimasta sostanzialmente lì, parrebbe cosa ragionevole. E riuscita.

Tanto, che oggi i cinesi corrono in aiuto a mezzo mondo colpito da un virus, con ogni probabilità, di origine americana. Intanto Washington pretende che un possibile vaccino tedesco venga riservato ai soli Usa e ordina a mezzo mondo di impedire che tamponi, mascherine e farmaci giungano ai reprobi di Iran e Venezuela. Intanto noi abbiamo avuto la grazia di spedire 500mila tamponi, mancanti ai nostri sanitari, agli Stati Uniti, tramite aereo USAF da Aviano! Ci vuole altro per capire dove dovremmo fuggire?

Tamponare tutti, tampinare ognuno. E senza esercito che Stato di Polizia è?

”il manifesto” eccelle

Gli inetti, buffoni, arraffoni, e perciò famelici di “Pieni Poteri”, che dettano al Conte per ogni stagione (giallo-verde, giallo-rosa, giallo-nera) norme “più stringenti, drastiche, severe, rigorose”, hanno ottenuto, nel paese con più polizie per cittadino d’Europa, che ci venisse addosso anche l’esercito. Totalmente inutile, come prima, quando soldati smarriti e annoiati giravano su se stessi negli ingressi di metro e stazioni, ma servivano a preoccuparti. E questo è niente.

La National Security Agency (NSA), cupola dell’Intelligence Usa, il cui spionaggio universale ci fu rilevato da Edward Snowden, ci fa un baffo. Grazie al virus, ai cellulari e alle celle telefoniche, ora saremo tutti indistintamente sorvegliati, monitorati negli spostamenti e nelle abitudini di vita. E se sgarriamo, zac!, ci saranno le misure “più stringenti, più rigorose, più severe”. Con sulla testa la spada di Damocle dello spostamento dal carcere domestico a quello statale, ciò che ci rasserena è che si provvederà a coronavirusarci tutti. Basta un tampone, due linee di febbre e stai nel novero che serve.

Tele-tutto. Il corpo fermo va a male. Tanto non serve.

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O perché particolarmente zelante, o perché più aggiornato dal Conte Pippo, un carabiniere, alla mia esibizione dell’autocertificazione con scritto “spesa”, da fare a 200 metri da lì, mi ha così redarguito: “La spesa se la faccia portare a casa”. Ecco ci siamo: il teletutto ha vinto e Amazon e compari, che già tenevano in mano mezzo globo (esclusi russi, cinesi e i Guarany del Brasile) e avevano da soli più ricchezza di metà umanità, hanno fatto un’altra decina di pioli della scala verso il dominio assoluto. Da telestudio a telelavoro a telesesso a telecalcio a telecena a telefamiglia (da stanza a stanza, via whatsapp, skype, citofono), a teletutto, a televita. Missione compiuta. C’era perfino il telepartito, s’è visto com’è finito. Missione compiuta.

Poi magari ci sarà la moria da colesterolo, ipertensione, obesità, demenza senile, per mancanza di movimento e medici, ma, tranquilli, andrà tutto sullo stesso conto. E tutto questo, viene ordinato dalla scienza (certa scienza) a colui che si presta a caudillo di turno, come gli industriali ordinarono a Salandra il massacro e l’esecuzione dei renitenti e disertori nel 1915. Solo che allora le fucilazioni colpirono chi si rifiutava al truffaldino massacro. Oggi, multe e galera sono minacciati a chi gira l’angolo da casa sua. Per la soddisfazione dei buoni e bravi che ballano e cantano sui balconi. Un popolo di lemmings.

Un 2020 come il 1915. Conte come Salandra

E se non ti fidi, accendi la tv, affacciati sui giornali e fatti convincere dalle orripilanti immagini di pazienti con gli occhi sbarrati, boccheggianti sotto il respiratore che ti farfugliano “resta in casa!” Ma ti solleva subito dallo sgomento il/la lieta esperta, il/la velina, il/la cantante, il/la signora dal balcone, il/la ministra, che ti certificano che siamo i più bravi del mondo, un modello copiato da tutti gli imbecilli ritardatari, una specie di Piave davanti alla Caporetto di tutti gli altri che continuano ad andare al bar e a spasso e a congiungersi carnalmente, o via mano, o via altri strumenti corporei. Già, il Piave. Quando una manica di generali e ministri celebravano a champagne il massacro di oltre 600.000 concittadini loro subordinati. Macelleria evitabile e, dunque, servita a lanciare una rivoluzione industriale in ritardo sugli altri. Proprio così oggi, che ci vede travolti e ammutoliti dalla quarta rivoluzione capitalista, nella quale “ci pensano i tecnici”. La Storia, si sa, si ripete. Soprattutto per coloro che, a forza di “giornate della memoria” e “giornate del ricordo”, si sono giocati, o che si sono fatti giocare, la memoria.

Big Pharma, cosa ci è voluto per arrivare al comando

Ora, amici, mi dilungo. Potrete procedere a puntate. Ma sono fatti che è utile conoscere, perché sono quelli, tra altri, che ci hanno portato nella situazione di oggi e che ci aiutano a capire. Vado rapido e per titoli.

A capo di tutto il pastrocchio farmaceutico c’è l’OMS. L’OMS è strettamente intrecciata alle compagnie farmaceutiche che campano di malattie. Dirigenti di queste vanno a lavorare in media per due anni all’OMS. Per poi tornare alle società, “meglio qualificati”, per continuare a finanziare l’OMS “amica”. Curioso, sbalorditivo, agghiacciante: sei mesi fa, a settembre, l’OMS pubblica un report in cui praticamente annuncia una pandemia-fine-del-mondo: “C’è una minaccia molto reale di una pandemia in rapido movimento, altamente letale, di un agente patogeno respiratorio che uccide da 50 a 80 milioni  di persone e spazza via quasi il 5% dell’economia mondiale”. Sei mesi fa! Quando neanche l’ombra di un Covid-19 era stato, ufficialmente, neanche immaginato. Fate voi.

Dal Talidomide dei bambini deformi, all’AZT che uccide gli affetti da HIV

Battesimo del fuoco. Nel 1968 sono ad Aquisgrana per Paese Sera a seguire il processo alla Gruenenthal GmbH che dal 1950 produce per donne incinte il Talidomide, un farmaco che nel tempo produrrà nella sola Germania 2625 bambini deformi, perlopiù senza braccia, come quelli iracheni da Uranio Usa. Sapevano e hanno continuato a commercializzarlo. Nel 2009 l’OMS dichiara pandemia il virus H1N1. Causò 10mila morti. L’influenza stagionale uccide ogni anno 500mila persone. Fu la direttrice dell’OMS, Margaret Chan, a dichiarare la pandemia e a ordinare a Big Pharma milioni di vaccini, inutilizzati. 2014, Takeda Pharmaceutical e Eli Lilly &Co., statunitensi, multate per 9 miliardi di dollari per aver nascosto l’effetto cancerogeno del farmaco Actos per diabetici. Nel 1964 la Burroughs Wellcome crea il farmaco AZT, un topicida. Quando scoppia l’AIDS, viene utilizzato per curare i malati. Tutti i luminari lo prescrivono. Si oppongono tre premi Nobel, ma non sono ascoltati. L’AZT non uccide il virus, indebolisce il paziente e provoca altri cancri. E’ esso a uccidere migliaia di persone dalle immunodifese scassate, non l’AIDS. Viene tolto di mezzo solo nel 1996. La curva delle morti attribuite all’AIDS precipita. Del resto, che è ‘sto HIV che non è masi stato isolato?

La fabbrica dei malati

Sorvoliamo sulla pillola contro la timidezza, quella contro l’eccessiva, o l’insufficiente vitalità dei bambini, quella contro la fame (anfetamina killer) e altre invenzioni che hanno fatto della popolazione occidentale la più medicata e più malata del mondo. A un aumento del tutto virtuale di pazienti, pure del tutto virtuali, ma origine di giganteschi profitti per i produttori di farmaci, sono certe procedure degli enti legati al farmaco che cambiano i connotati a soglie oltre le quali si sarebbe malati e si spenderebbe per curarsi. Ecco le modifiche imposte negli ultimi anni. Pressione: prima, ipertesi con valori superiori a 160-90; oggi con valori superiori a 120-80. Finiamo ipertesi uno su due. Trigliceridi: prima troppo alti da 200mg, oggi da 150. Colesterolo: prima pericoloso da 240mg, oggi deve stare sotto i 200. E le vendite crescono del 3.200% . Poi si scopre che gli “scienziati” nei pannelli che stabiliscono questi limiti hanno tutti ricevuto finanziamenti da Big Pharma, da Myers Squibb, a Pfizer, da GlaxoSmithKline a Merck, da Novartis a Solvay.

Tamiflu e altri fiaschi

La Roche, colosso svizzero, acquista dall’americana Gilad Sciences, direttore e azionista Donald Rumsfeld (neocon ministro della Difesa al tempo della guerra all’Iraq), i diritti dello sfruttamento dell’antivirale Tamiflu, riconosciuto e promosso dall’OMS per combattere l’influenza dei polli (Aviaria). Il farmaco è un successo mondiale. Tra il 2004 e il 2006 gli stabilimenti lavorano h 24 per soddisfare la richiesta. Gli stati investono miliardi di dollari nel vaccino. Che resterà per lo più inutilizzato. La sua efficacia è quasi nulla, lo dichiarano i centri di ricerca più qualificati. Aggiunge poco al tradizionale latte e miele. L’aviaria fa massacrare 180 milioni di poveri polli, con le relative perdite per gli allevatori e tutta la filiera. Di morti umane ce ne sono….100. Nel 2013, l’altro gigante, Merck ammette di aver inoculato nella popolazione di tutto il mondo virus del cancro per mezzo dei vaccini (intervista alla TV pubblica Boston WGBH, documentario “In Lies we trust”). Il vaccino Marck, venduto soprattutto al Sud del mondo, conteneva l’ormone B-hCG, un anti-fertile cancerogeno. Nelle sole Filippine 3,5 milioni di donne hanno fatto uso del vaccino.

Frodi e crimini

A Milano, nel luglio dell’anno scorso, vengono indagati per frodi scientifiche sette eminenti professori e meritorie istituzioni per la ricerca sul cancro. Sono accusati di aver taroccato documentazioni scientifiche per poter pubblicare i loro lavori su prestigiose riviste scientifiche, cosa che esalta il valore professionale degli autori.e procura fondi ai loro istituti.

La Johnson & Johnson (borotalco ecc.), avendo già subito migliaia di denunce per il contenuto di amianto scoperto nel proprio borotalco per neonati e che provoca tumori vari, compreso quello alle ovaie, viene condannata nel Missouri a pagare 4,69 miliardi di danni a 22 donne e alle loro famiglie. Le azioni di J&J crollano quando si apprende che i suoi dirigenti erano al corrente, tra il 1971 e il 2000, che quantitativi di amianto erano stati trovati nei loro talchi. Assassini come quelli del Talidomide.

Altre perle di una collana senza fine. 68.000 medici negli Usa corrotti per 46 milioni di dollari complessivi da potenti ditte farmaceutiche perché prescrivessero oppiacei, compresa eroina, che inducono dipendenza e morte. Il cartello Roche-Novartis faceva pagare allo Stato italiano, sollecitato dall’Agenzia del Farmaco, mille euro il farmaco Lucentis per la maculopatia, quando ne esisteva uno perfettamente uguale, l’Avastin, dal costo di 80.

Anche attraverso le donazioni ai politici, come, nel caso delle elezioni del 2016, i 9,6 milioni ai candidati, di cui oltre un terzo alla favorita di Big Pharma, Hillary Clinton, attraverso il lobbying ricco e pressante sulle istituzioni nazionali, europee e internazionali, i rapporti professionali e finanziari stretti con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’industria multinazionale farmaceutica controlla quasi completamente la scienza. Quella che, a dispetto di questa montagna di delitti e misfatti, oggi detta alla politica i provvedimenti che riguardano le condizioni fondamentali della nostra vita e libertà. Per le violazioni dei quali, ogni giorno si stabiliscono punizioni più pesanti.

Vedremo in che modo in Italia e nella UE si è provveduto a spianare la strada a questa nuova forma orwelliana di governo della società. Intanto vediamo chi fa dell’umorismo di regime e chi no.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:31

Virano: nonostante il corona virus avanti tutta col TAV

https://www.notav.info/senza-categoria/virano-nonostante-il-corona-virus-avanti-tutta-col-tav/?fbclid=IwAR32_3riklyecGBnuwlRhT1tTdGskjhbYt7_xjyp40eucBH-QhQa4aoEDvA

notav.info

Newspost — 19 Marzo 2020 at 13:07

Pochi giorni fa era arrivata la notizia della chiusura del cantiere del tunnel esplorativo per il TAV a causa del Corona virus. Al ricevere la notizia, avevamo modestamente fatto la proposta di lasciarlo arrugginire per sempre per farne un monumento alla stupidità umana. Perché un’epoca in cui la velocità delle merci veniva prima della salute delle persone non torni mai più.

Queste sono le parole pronunciate da un irresponsabile quanto arrogante Mario Virano, direttore di TELT, la società incaricata di costruire il TAV, nel commentare la notizia: “L’opera nonostante tutto va avanti: entro fine mese ci sarà la firma a Bruxelles sull’accordo per i finanziamenti e a fine aprile le offerte per il bando di gara per il tunnel di base lato francese”.  Come se far arrivare le olive ascolane in mezz’ora di meno a Lione (cit.) costituisse una attività essenziale.

Ma davvero i signori del TAV sono così FUORI DAL MONDO da non rendersi conto di cosa sia successo in Italia, in Francia e in tutta Europa nelle ultime settimane?

Davvero pensano che possa avere futuro una seconda linea AV tra Torino e Lione lunga 67 km e che per OGNI METRO costa come 110 giorni di terapia intensiva?

Davvero non hanno capito che niente sarà più come prima, A PARTIRE DALLA VAL DI SUSA?

VIRUS: SCATTA LA COLPEVOLIZZAZIONE DEI CITTADINI

https://www.italia.attac.org/virus-scatta-la-colpevolizzazione-dei-cittadini/?fbclid=IwAR3Ww8vtqWyHk6whk1lRN8l1608vn4mR0ZkTsyw3XO9DbxqnAbda5lHAM8A

di Marco Bersani

Una delle strategie più efficaci messe in campo dai poteri forti durante ogni emergenza consiste nella colpevolizzazione delle persone, per ottenere dalle stesse l’interiorizzazione della narrazione dominante su ciò che accade, al fine di evitare qualsiasi ribellione verso l’ordine costituito.

É una strategia ampiamente messa in campo nell’ultimo decennio con lo shock del debito pubblico, presentato alle persone come la conseguenza di vite dissennate, vissute al di sopra delle proprie possibilità, senza alcuna responsabilità verso le generazioni future.

Lo scopo era evitare che la frustrazione per il peggioramento delle condizioni di vita di ampie fasce di popolazione si trasformasse in rabbia verso un modello che aveva anteposto gli interessi delle lobby finanziarie e delle banche ai diritti delle persone.

É una strategia che si sta ora dispiegando nella fase più critica dell’epidemia prodotta dal virus Covid19.

L’epidemia ha reso il re nudo e ha dimostrato tutti gli inganni della dottrina liberista.

Un sistema sanitario come quello italiano, fino a un decennio fa tra i migliori al mondo, è stato fatto precipitare sull’altare del patto di stabilità: tagli da 37 miliardi complessivi e una drastica riduzione del personale (-46.500 fra medici e infermieri), con il brillante risultato di aver perso più di 70.000 posti letto, che, per quanto riguarda la terapia intensiva di drammatica attualità, significa essere passati dai 922 posti letto ogni 100mila abitanti nel 1980 ai 275 nel 2015.

Tutto questo dentro un sistema sanitario progressivamente privatizzato e, quando anche pubblico, sottoposto ad una torsione aziendalista con l’ossessione del pareggio di bilancio.

É quasi paradigmatico che il re sia visto nudo a partire dalla Lombardia, considerata l’eccellenza sanitaria italiana e ora messa alle corde da un’epidemia che, nella drammaticità di queste settimane, ha dimostrato l’intrinseca fragilità di un modello economico-sociale interamente fondato sulla priorità dei profitti d’impresa e sulla preminenza dell’iniziativa privata.

Può essere messo in discussione questo modello, con il rischio che, a cascata, l’intero castello di carte della dottrina liberista crolli? Dal punto di vista dei poteri forti, è inaccettabile.

Ed ecco scattare la fase della colpevolizzazione dei cittadini.

Non è il sistema sanitario, de-finanziato e privatizzato, a non funzionare; non sono i folli decreti che, da una parte, tengono aperte le fabbriche (e addirittura incentivano con un bonus la presenza sul lavoro), e dall’altra riducono i trasporti, facendo diventare le une e gli altri luoghi di propagazione del virus; sono i cittadini irresponsabili che si comportano male, uscendo a passeggiare o a fare una corsa al parco a inficiare la tenuta di un sistema di per sé efficiente.

Questa moderna, ma antichissima, caccia all’untore è particolarmente potente, perché si intreccia con il bisogno individuale di dare nome e cognome all’angoscia di dover combattere con un nemico invisibile: ecco perché indicare un colpevole ( “gli irresponsabili”), costruendogli intorno una campagna mediatica che non risponde ad alcuna realtà evidente, permette di dirottare una rabbia destinata a crescere con il prolungamento delle misure di restrizione, evitando che si trasformi in rivolta politica contro un modello che ci ha costretto a competere fino allo sfinimento senza garantire protezione ad alcuno di noi.

Continuiamo a comportarci responsabilmente e facciamolo con la determinazione di chi ha da sempre nella mente e nel cuore una società migliore.

Ma iniziamo a scrivere su tutti i balconi “Non torneremo alla normalità, perché la normalità era il problema”.

Coronavirus, ora l’alta Val di Susa ha paura: troppi contagi in pochi giorni

https://www.lastampa.it/torino/2020/03/20/news/coronavirus-ora-l-alta-val-di-susa-ha-paura-troppi-contagi-in-pochi-giorni-1.38615672

Ai due casi di Sestriere e a uno a Bardonecchia, si aggiungono i sei contagiati a Sauze d’Oulx

Coronavirus, ora l’alta Val di Susa ha paura: troppi contagi in pochi giorni

SAUZE D’OULX (TORINO). Le Montagne olimpiche sono diventate un nodo critico? Pare proprio di sì, quanto a meno la situazione è preoccupante a Sauze d’Oulx. Dopo i primi casi segnalati a Sestriere, dove nei giorni scorsi erano risultati positivi al virus una donna milanese, ricoverata a Pinerolo, e un inglese, e a Bardonecchia (positivo un vigile del fuoco della Sitaf), ora l’attenzione si sposta sulla vicina Sauze d’Oulx, dove sono saliti a sei i casi positivi.

E così si comincia ad avere paura, compresi coloro che occupano le seconde case che si erano «rifugiati» quassù prolungando il weekend dell’8 marzo. A Sauze il virus, dopo aver colpito due anziani residenti in frazione Jouvenceaux, ha contagiato anche un maestro di sci e un direttore d’albergo del gruppo Abc. Ai due si aggiunge un cameriere che ha lavorato in un rifugio sulle piste e un pizzaiolo residente però nel vicino comune di Salbertrand, ma che ha lavorato durante la stagione sciistica in un’attività nel centro paese.

Il sindaco Mauro Meneguzzi è chiaramente molto preoccupato ed è al lavoro per reperire mascherine da distribuire alla popolazione. «Per ciò che riguarda il direttore di hotel – spiega Meneguzzi – al Comune non è arrivata ancora la comunicazione da parte dell’Asl. Immagino comunque che la notizia, data dallo stesso gruppo alberghiero, sia attendibile. Per il giovane pizzaiolo, anche se ha lavorato per tutta la stagione da noi, il Comune di competenza è Salbertrand. Lo so – conclude il sindaco che in montagna è forse più difficile, ma il mio appello è chiaramente quello di stare tutti a casa». –

COVID19 CONTAGI IN VAL DI SUSA. TURISMO SPECULATIVO E CANTIERE TAV

https://www.notav.info/post/covid19-contagi-in-val-di-susa-turismo-speculativo-e-cantiere-tav/?fbclid=IwAR2jh44-SGbtnYlM986iu_X9SsTWdhKBR66b8of0qQA_IPOOoZBWtYcqXYU

notav.info

post — 20 Marzo 2020 at 21:23

Lo schifo dello schifo e ora anche il coronavirus…

L’alta valle di Susa e le sue speculazioni.

Possiamo dirlo con serenità, ogni territorio ha il suo schifo e la declinazione del tav Torino Lione ed il suo cantiere di Chiomonte ne sono un esempio. Primo caso di coronavirus in valle di Susa a Chiomonte, un militare di guardia al cantiere. Movida e comportamenti criminali nonostante le zone rosse in Lombardia, in alta valle di Susa, sponsorizzate da amministratori locali e si tav. Di questo stiamo parlando, di comportamenti che stanno distruggendo la vita e l’ambiente uccidendo e sprecando oggi risorse preziosissime per la sanità e il futuro del nostro paese.

Ma riavvolgiamo il nastro.

La valle di Susa è divisa geograficamente in due grandi porzioni. La bassa e media valle di Susa che parte da Torino e arriva a Susa, dove il nuovo progetto dovrebbe correre sopra suolo e dove il movimento no tav è nato. L’alta valle, 50 km che corrono stretti da Susa al confine con la Francia dove la nuova linea neanche si vedrebbe in quanto in galleria tutta quanta scavata prima di toccare il territorio. Nell’alta valle da sempre, sfruttando il territorio sono state devastati i monti per costruire impianti di sci e resort. Avete presente lo sviluppo dolce di alcune valli alpine in trentino? Ecco, tutto il contrario. Villaggi turistici, pulman, navette, affollamento, musica ad alto volume a ogni ora. Poi arriva il progetto tav Torino Lione e i sindaci, benchè no toccati dal progetto, per “vicinato” si sono prestati al giochetto di Telt e tutti di corsa a sostenere la bontà dell’opera. Nelle ultime elezioni comunali spopolava, x nascondersi dal prender posizione il detto “guardiamo oltre”. Tra favorevoli e contrari i più squallidi di tutti si sono inventati una terza posizione, neutra proprio per niente. E giù a elemosinare soldi e favori.  Poi arriva il virus e guarda caso spunta proprio in mezzo a queste vicende. Nel cantiere tav ormai fermo da anni con solo i militari dentro e nella movida si tav delle vacanze da resort sulla neve. E sì, perchè i fenomeni, nonostante ci fosse già il blocco delle scuole da inizio marzo hanno pensato bene di sponsorizzare un ultimo grande fine settimana sulla neve il 7-8 marzo. Gli slogan ancora risuonano e gridano vendetta “La valle di Susa va avanti… in montagna non c’è alcun rischio corona virus”. Mentre a Codogno già si piangeva e a Lodi il dramma avanzava molte località sciistiche avevano chiuso i battenti, consapevoli dei rischi e consigliate dai sanitari. La valle d’Aosta con senso di responsabilità senza nessun dpcm dichiarava chiusa la stagione ma l’alta valle di Susa no, guardava oltre. Ecco dunque spuntare i turisti in fuga da Milano e dalla Lombardia ormai chiusa dallo spettro del virus. Sono due giorni di terrore il 7 e l’8 marzo.

Oggi dopo 15 giorni nei comuni della valle si aprono i centri comunali di emergenza e i casi spuntano come funghi. Possiamo dirlo, meno male che se ne sono andati, ma … l’infezione rimane. Solo le pesanti misure di distanziamento sociale apprese dal popolo cinese stanno ora permettendo di non vedere le persone ammalarsi per le strade contagiandosi a vicenda.Di questo ce ne ricorderemo a tempo debito e non saranno due scuse con delle lacrime di coccodrillo a farla passare liscia di fronte ai morti. Le colpe ci sono e sono gravi. Nuova Torino Lione un’opera inutile per Italia ed Europa da 22 mld di euro di soldi pubblici. Pensiamo a quanti miliardi in pochi giorni per un ko sanitario e facciamoci due domande su dove devono essere investiti questi soldi. Un fine settimana sulla neve, quanti contagi? Quanti morti? Speriamo davvero di non contarne troppi.

Covid-19, Lopalco: “Chi pensa che si potrà tornare a vivere come prima si sta illudendo”

https://www.globalist.it/news/2020/03/23/covid-19-lopalco-chi-pensa-che-si-potra-tornare-a-vivere-come-prima-si-sta-illudendo-2054941.html?www-globalist-it-pub=sunltshjg7afk8ch8g84lr6lth&fbclid=IwAR3xYFyYNKmyHhwHcMQPVzsh5IhEPKMvFpiI3fcuQJfkx9_Fg2ci9L2oXgk

L’epidemiologo: “Questo virus non sparirà fino a quando non avremo il vaccino, e potrebbero volerci anni. Servirà molta cautela”

Pier Luigi Lopalco

Pier Luigi Lopalco

globalist 23 marzo 2020

Quando finirà tutto questo? Quando potremo tornare ‘ad abbracciarci come prima’, per dirla come Giuseppe Conte? È questa la domanda che attanaglia la mente degli italiani e di tutti i paesi colpiti dal Coronavirus. L’irruenza con cui questo mostro è entrato nelle nostre vite ci dà l’illusione che un giorno, forse non tanto lontano, potremo tornare alle nostre vite di prima come per magia, velocemente come siamo entrati in questa crisi. 
Purtroppo, non sarà così. E questa consapevolezza, che già si insinua nella mente delle persone, è bene che sia ben radicata in ognuno di noi. Il virus non scomparirà come per magia, e ci vorrà molto tempo prima di tornare alla normalità. Di sicuro c’è che, anche quando le misure di quarantena si saranno allentate, le nostre vite dovranno procedere con estrema cautela. Gli assembramenti probabilmente continueranno a venire vietati, dovremo abituarci a non frequentare più tante persone tutte insieme e a stare molto più tempo a casa. 
Ma c’è una data di scadenza? Sì, esiste, ed è – lo spiega l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all’università di Pisa, ritornato per un po’ a casa in Puglia per guidare la task force regionale per l’emergenza coronavirus – il vaccino. Fino a che non avremo il vaccino in tasca, e questo potrebbe richiedere anche anni, le nostre vite non saranno più le stesse. 
“Tutti aspettano che la curva dei contagi scenda, scenda, scenda. Che le misure di distanziamento sociale funzionino. Che tutto torni come prima. Ma se in realtà qualcosa di buono già si vede, per il ritorno alla normalità bisognerà aspettare e avere cautela. Molta” spiega Lopalco, che aggiunge anche che non trova da ridire sulle misure adottate dal Governo: “Ad essere sinceri più di quello che abbiamo fatto è difficile, a livello nazionale, oggettivamente prendere decisioni così gravi in situazioni di emergenza, con pressioni da parte del mondo economico, pressioni dall’opposizione. Non è una situazione facile, si potrà discutere nel futuro sui dettagli, ma a livello nazionale come impostazione generale credo si sia fatto tutto quello che si doveva fare”. E “con la Cina purtroppo non possiamo fare grandi paragoni perché il lockdown della Cina è stato totale e brutale, e oggettivamente non credo che si potrà mai fare così in un Paese europeo”. Inoltre “in Hubei il lockdown era totale ma dal resto della Cina arrivava tutto, cibo, medici, medicine. Sarebbe come se potessimo chiudere l’Italia e la Germania ci mandasse tutto quello che serve”.
“Io credo che le misure di distanziamento sociale stiano già funzionando, non si vedono in maniera evidente perché il grosso dei casi oggi viene dalla Lombardia, dove ormai l’epidemia, il fuoco era divampato”, risponde Lopalco, e “quello che bisogna fare è circoscrivere l’incendio, fare in modo che il resto del bosco rimanga salvo. L’impatto delle misure di distanziamento si vede soprattutto nelle prime fasi di un epidemia, quando ancora si ha il tempo di bloccare la diffusione. Io credo che un po’ tutte le regioni italiane stiano già avendo dei risultati, il rallentamento del contagio si vede. Non abbiamo avuto un’impennata esponenziale come c’è stata in Lombardia. E questo è stato grazie alle misure di distanziamento sociale e insieme a tutta l’azione che si sta facendo sul territorio”.
Sul territorio infatti si gioca un’altra partita importante: “Il lavoro grosso che va fatto è molto a livello locale, adesso che sono qui in Puglia me ne rendo conto, qui si sta facendo un lavoro fortissimo di spegnimento dei focolai, uno ad uno sul territorio. E questo lavoro va fatto in tutte le Regioni, so che molte regioni lo stanno facendo e bisogna impegnarci molto su questo, perché questo lavoro insieme alle misure di distanziamento sociale può avere effetto”, sottolinea prof Lopalco, come sui social è conosciuto, ora che guarda anche dalla Puglia, dove guida la task force contro l’emergenza coronavirus, le curve epidemiologiche.
“Se noi abbiamo un po’ di pazienza il rallentamento si vede anche in Lombardia. Ma soprattutto in Lombardia bisogna curare le persone, bisogna sforzarsi per curare le persone, non possiamo fare altro, quando c`è quel livello di circolazione del virus”. “Curare chi si ammala e continuare assolutamente ad osservare le misure di distanziamento. Guai – avverte l’epidemiologo – a pensare di mollare. Io credo che nei prossimi giorni un rallentamento dei contagi si vedrà, ma guai a pensare che siamo fuori dal tunnel o che ormai abbiamo svoltato l’angolo, perché dietro l’angolo ci può essere un altro tunnel e un altro burrone”.
Il messaggio è chiaro: “Se una volta calata la curva epidemica ci si illude che possiamo tornare a fare quello che facevamo prima, un mese fa, ci stiamo sbagliando di grosso, non è così. Per il ritorno alla normalità servirà tempo. E dobbiamo essere certi che tutte le strutture sanitarie siano in sicurezza, che il sistema di sorveglianza territoriale funzioni, che la diagnostica per la rilevazione precoce dei casi funzioni, et cetera et cetera et cetera. Questo è un messaggio che dobbiamo dare chiaro, dobbiamo avere cautela, cautela massima”.
Quando finirà? “È difficile da dire. Ora curiamoci di quello che sta succedendo adesso, sperando che non scoppi nessun altro focolaio stile Lombardia, che in nessun altra regione si ripetano gli eventi della Lombardia. Una volta che siamo sicuri di questo, potremmo iniziare a pensare al post-epidemia. Per il momento siamo in epidemia dobbiamo curarci dell’epidemia”.
La cura? “Io non nutro grosse speranze sul farmaco, si sta facendo tanto clamore sui farmaci che spuntano come funghi. Noi abbiamo degli antibiotici efficaci contro i batteri ma fino ad oggi non abbiamo un antivirale, uno, che funzioni contro i virus. Per poter tenere sotto controllo l’Hiv, il virus dell’Aids, ci sono voluti decenni di ricerca e comunque serve un cocktail di farmaci per tenerlo a bada”. Quindi nessuna illusione da Lopalco: “Non pensiamo che ci sia la pillola miracolosa, perché per questo virus non ci sarà la pillola miracolosa, come non c’è mai stata per i virus dell’influenza, abbiamo antivirali che sono un po’ acqua fresca anziché avere 5 giorni di tosse ne abbiamo 3. Non vorrei nei farmaci si riponesse molta speranza”.
“La mia speranza – aggiunge – è questa: riuscire a passare il grosso picco epidemico e nel frattempo che venga fuori il vaccino. Questo è quello a cui dobbiamo puntare. Con tutte le forze tenere sotto controllo il picco epidemico, farlo scendere e poi estrema sorveglianza ed estrema cautela fino a quando non avremo in tasca il vaccino. Poi vedremo, il livello di contagio che si avrà dopo il picco epidemico, soltanto allora sapremo quanto potremo ritornare alla vita precedente. Ma io penso che prima dell’estate sarà molto difficile riuscire a fare delle grosse previsioni e strategie post epidemia”.
È un virus globale, è un virus contagioso… “Un virus del genere non si può eliminare dal territorio ma si può gestire, si può fare in modo che non dia fastidio, che non faccia troppi danni”.
“Il virus della spagnola ad esempio ha continuato a girare per decenni, fino all’altro ieri, ma dopo le ondate tragiche ha continuato a girare come un virus stagionale perché la popolazione umana si è adattata, ha sviluppato anticorpi e quindi il virus è diventato stagionale. Ed è esattamente quello che succederà con il virus SarsCov2. La spagnola fece milioni e milioni di morti ma era il 1918 oggi è il 2020: i polmoni si curano, noi curiamo le polmoniti. Le vittime ci saranno, ogni anno i virus uccidono tante persone, ma cercheremo di proteggere i più fragili col vaccino e curare i pochi casi di polmonite. Una persona se viene curata adeguatamente guarisce”.
Ma “prima di avere un vaccino in tasca dobbiamo essere molto cauti”, per evitare altri incendi. E quando arriverà il vaccino: “Speriamo per l’inizio del prossimo anno, se qualche gruppo di ricerca lo azzecca, potrebbe arrivare anche per l’inizio del prossimo anno”.