La Torino-Lione potrà favorire nuove epidemie

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Il titolo potrebbe sembrare provocatorio o strumentale.

Ma partiamo dalla “Relazione circa l’effetto della importanza del particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione” di cui ha dato notizia il TG2 della sera del 29 aprile scorso, e che Pro Natura di Cuneo ha ripreso nel suo ultimo notiziario: “Una solida letteratura scientifica descrive il ruolo delle particelle atmosferiche quale efficace vettore di trasporto e di diffusione per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. Il particolato atmosferico costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, di ore e di giorni.”

I veleni dell’aria. Si può aggiungere che lo studio Tosca, pubblicato poi in un eccellente opuscolo sui “Veleni dell’aria”, diffuso dal “Corriere della Sera” nel gennaio del 2013, calcolava che ogni metro cubo dell’aria di Milano, in una situazione di ordinaria concentrazione di PM 10 -oppure PM 2,5 (cioè di polveri sottili sino ad una dimensione massima di 2,5 o 10 millesimi di millimetro), contenesse 20.000 batteri. I virus non furono contati ma, supponendo una biomassa equivalente, si possono valutare da 10 a100 volte tanto. Come vettori dei batteri, lo studio esemplifica, al primo posto, le microparticelle di terra.

In questo trasporto che li fa veleggiare nell’aria, quasi come fossero dei gas, i virus, rispetto ai batteri, hanno il vantaggio di non avere metabolismo e quindi, di non essere legati obbligatoriamente alle famose goccioline di acqua che escono con il respiro od un colpo di tosse.

Ma anche loro patiscono il degrado del rivestimento lipidico che li protegge.

Particolato sottile e virus. Il legame tra particolato sottile e l’attuale infezione virale è sottolineato da tre altri aspetti.

a) Tra i primi, la concentrazione e la precocità delle infezioni nella Pianura Padana. Uno studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, dell’ottobre 2018, rilevava che il 95% degli europei a rischio di smog vive nella Pianura del Po. Non è colpa di chi la abita, dal momento che non ci sono neppure le centrali a carbone che continuano ad esistere in altri stati europei, ma della conformazione geologica. Si tratta sostanzialmente di un bacino chiuso da montagne su tre lati: l’aria si stratifica facilmente e gli inquinanti restano intrappolati entro poche decine di metri dal suolo. Le brezze, quando ci sono, servono a trasferire l’inquinamento anche nelle valli con il loro movimento di va e vieni, ed a peggiorare la situazione anche lì.

b) Una carta dell’Europa, pubblicata su “Le Scienze” a settembre 2019, mostra in modo evidente la prevalenza dell’inquinamento padano nel contesto europeo e la radicale differenza rispetto alle regioni del Sud.

c) Un altro indizio è la complicazione patologica che genera la polmonite interstiziale acuta, detta “bilaterale” in quanto si diffonde su tutta la superficie dei polmoni. Il sopra citato opuscolo del “Corriere della Sera” sottolineava che “la conseguenza fisiopatologica della esposizione al particolato atmosferico è uno stato infiammatorio continuo della parete dei vasi arteriosi” che tappezzano l’alveolo polmonare. Si tratta della stessa localizzazione della polmonite interstiziale, la cui conseguenza più nefasta è la infiammazione della parete (endotelio) degli alveoli che impedisce al sangue di circolare e di assorbire l’ossigeno dell’aria, a volte con la conseguenza secondaria e non letale di micro trombi.

I più esposti. Questo quadro spiega altri due aspetti altrimenti difficilmente interpretabili di questa malattia: la prevalenza delle infezioni in soggetti oltre i 65 anni, che potrebbe esser dovuta al fatto che sino alla fine degli anni 60 le normative sull’inquinamento urbano consentivano il riscaldamento a nafta ed a carbone che coprivano di un polvere nera ogni centimetro quadrato delle città, cosa che ha certamente lasciato traccia nei polmoni di coloro che sono vissuti in quel periodo; poi la prevalenza delle infezioni a carico degli uomini che sono i due terzi dei deceduti mentre, in base alla consistenza demografica, ci si dovrebbe aspettare quasi il contrario. L’unica spiegazione possibile è nelle differenze delle abitudini di vita degli anni 1945-1970 in cui le donne erano prevalentemente casalinghe e quindi meno esposte alle polveri sottili che annerivano l’esterno delle città e delle fabbriche. Un caso di differenza di genere legato a diverse abitudini, è stato dimostrato in Australia per la prima volta, circa 30 anni fa.

L’effetto degli scavi della Torino-Lione. Tutto questo serve a segnalare un fenomeno ed un pericolo: la diffusione e la gravità del virus è stata aggravata dalle polveri sottili. Queste polveri sono generate anche da scavi lontani perché sono facilmente trasportate dalle brezze. In questo quadro, lo scavo di 18 milioni di metri cubi di rocce della Torino Lione, (pari a 18 delle vecchie “torri gemelle” di New York o, se vogliamo, a un edificio grande quanto 10 campi di calcio e alto 500 metri) lungo il tratto da Susa/Salbetrand a Settimo, che saranno da frantumare, macinare, vagliare, caricare e scaricare, comprometterà sicuramente la qualità dell’aria e la salute della popolazione dell’area metropolitana. Qualsiasi sistema di contenimento è inutile: non si parla delle polveri grossolane, ma di quelle non visibili ad occhio nudo che di fatto, si comportano come un gas e la cui pericolosità è proprio nel poter arrivare sino agli estremi degli alveoli polmonari. Vengono depositate con la pioggia, ma si risollevano ad ogni minimo alito di vento.

Nella sostanza, anche senza considerare le polveri di amianto e quelle radioattive, per cui è necessario un discorso a parte, la nuova linea Torino-Lione è un problema di salute pubblica. “Un crimine sanitario” si potrebbe dire con una espressione giornalistica. Del resto confermato dall’opuscolo pubblicato e diffuso in 10.000 copie nella primavera del 2011 da 300 medici, farmacisti e personale sanitario della cintura torinese e delle valli, che è stato dimenticato troppo presto.

Mario Cavargna, Presidente Pro Natura Piemonte

La Torino-Lione potrà favorire nuove epidemieultima modifica: 2020-06-03T21:13:00+02:00da davi-luciano
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