A OBAMA GLI SCAPPA IL GAS – IL PRESIDENTE VORREBBE VENDERE AGLI EUROPEI IL METANO DEGLI USA PER INDEBOLIRE PUTIN. MA ORA È DENTRO CASA CHE GLI FANNO LA GUERRA

In America, lungi dall’esserci una voglia di “invadere” il mercato europeo, il dibattito politico sull’energia tradisce resistenze formidabili.”
qui naturalmente si riferisce allo shale gas
,
ma il TTIP che cos’è per Rampini??? E com’è quando è la lobby dell’industria a dire no nessuna paternale?
Ma bella questa, senza spiegare come, ora gli ambientalisti non hanno scuse per opporsi in Europa al fracking, dal vertical passano all’horizontal fracking….
QUINDI VIA A TRIVELLARE IN EUROPA

Al G7 senza la Russia Barack minaccia Vladimir: “Se non convince i separatisti ucraini a lasciare le armi, scatteranno sanzioni ancora più dure” – Due mesi fa aveva promesso di portare qui il suo gas da fracking, ma in patria non vogliono rinunciare ai prezzi stracciati garantiti dalla sovrabbondanza…

1 – UCRAINA, IL G7 AVVERTE MOSCA “INACCETTABILE, DEVE FERMARSI” OBAMA: NOI SIAMO CON KIEV

Federico Rampini per “la Repubblica”

L’azione della Russia in Ucraina «è inaccettabile» e deve fermarsi. Il G7 si è aperto ieri sera a Bruxelles, per la prima volta in 16 anni senza la Russia, la cui espulsione ha segnato la fine del “formato” G8. Nel comunicato che i leader hanno discusso ieri sera a cena si dicono pronti a «intensificare sanzioni mirate» contro Mosca. Il G7 preme sulla Russia per accelerare il ritiro delle sue truppe dai confini dell’Ucraina e affinché utilizzi la sua influenza per fermare i separatisti. Si chiede a Mosca di avviare «un dialogo con l’Ucraina per trovare una soluzione politica alla crisi».
C’è l’impegno a sostenere «un meccanismo coordinato di donatori internazionali per assicurare l’effettiva consegna degli aiuti all’Ucraina». Programmato inizialmente come G8 a Sochi e poi annullato dopo l’annessione russa della Crimea, il G7 subisce però “l’ombra di Vladimir Putin”, che da domani si unisce ai leader occidentali a Parigi e in Normandia per il 70esimo anniversario dello sbarco.

François Hollande, Angela Merkel e David Cameron hanno già annunciato colloqui bilaterali con Putin, mentre Obama è stato più evasivo («non abbiamo mai smesso di parlarci»). Sulla compattezza degli alleati, gli Usa hanno dei dubbi: la Casa Bianca è in allarme per la decisione francese di vendere a Mosca le navi da guerra Mistral. Sulla crisi dell’Ucraina il G7 «deve parlare con una sola voce» ha sottolineato Obama. Angela Merkel ha ribadito che Putin deve «fare pressione sui separatisti perché lascino le armi» in Ucraina dell’est. Se questo non accade, scatteranno le sanzioni del livello 3.
«Noi vogliamo collaborare con la Russia — ha detto la cancelliera — ma se necessario saranno decise». Ieri mattina Obama aveva incontrato per la prima volta a Varsavia il neo-presidente ucraino Petro Poroshenko. «Gli Usa sono risolutamente impegnati al fianco del popolo ucraino — ha detto Obama — non solo per i prossimi giorni o le prossime settimane, ma negli anni a venire». Il G7 discute anche di economia, sicurezza energetica, cambiamento climatico.

2 – MA IL RICATTO DEL GAS DIVIDE USA ED EUROPA

Federico Rampini per “la Repubblica”
Renzi è il relatore del G7 sull’energia: tema cruciale visto il “ricatto del gas” che la Russia ha usato più volte nei confronti dei vicini. Tema delicato, anche, per le incomprensioni tra le due rive dell’Atlantico. Che si aggiungono ad altri motivi di frizione: François Hollande è indignato per la maxi-multa americana alla banca Bnp Paribas, Barack Obama a sua volta giudica inquietante che Parigi proceda come niente fosse con la vendita di navi da guerra alla Russia. Poi c’è l’allarme americano per l’euro- deflazione: la Casa Bianca teme che il Vecchio continente si stia avvitando in una spirale depressiva, una “sindrome giapponese”, che può avere ripercussioni sulla ripresa mondiale.
L’energia resta comunque uno dei terreni più scivolosi. In Europa ha avuto una certa diffusione la “leggenda del gas americano” come alternativa disponibile a quello russo. Addirittura sono circolate teorie su Obama “commesso viaggiatore” del gas made in Usa. La realtà è molto diversa. Il gas americano è sovrabbondante, ma finora gli Stati Uniti se lo tengono ben stretto, sono loro ad essere riluttanti ad esportarlo.

Per una ragione evidente: grazie all’eccesso di quella fonte domestica, l’intera economia Usa paga il gas un terzo dei prezzi di mercato mondiali, ricavandone un formidabile vantaggio per la propria competitività. Gli Stati Uniti sono in pieno boom energetico, nel gas naturale hanno tolto alla Russia il primato mondiale; e secondo le proiezioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia potrebbero entro 15 o 20 anni sorpassare perfino l’Arabia saudita nell’estrazione di greggio.

Tutto grazie alla rivoluzione tecnologica, con nuovi metodi di estrazione che sono chiamati “horizontal drilling” e “fracking”. Quest’ultimo in particolare è inviso agli ambientalisti, in quanto utilizza potenti getti di acqua e solventi chimici per separare il cosiddetto “shale gas” da rocce e sabbie. Obama è stato più volte criticato dagli ambientalisti, anche se a questo G7 arriva dopo un’importante decisione della sua Environmental Protection Agency per tagliare le emissioni di CO2 delle centrali elettriche.

Gas sovrabbondante, dunque, ma non da esportazione. Le leggi federali Usa sono molto restrittive sulle vendite all’estero: retaggio degli shock petroliferi (anni Settanta), quando l’America varò delle normative a tutela della propria autonomia energetica. Solo di recente c’è stato un inizio di allentamento sui limiti all’export, ma col contagocce. «Le prime vendite di gas all’Europa? Forse arriveranno tra due anni», dice un dirigente del colosso energetico Bg Group. Su venti domande di licenza per esportare gas liquefatto, Obama finora ne ha approvate solo sette.
E l’approvazione della licenza è solo un passo preliminare, poi bisogna costruire infrastrutture adeguate (terminali di liquefazione, porti attrezzati). Gli esperti Usa stimano che su 260 milioni di tonnellate di export potenziale, le vendite effettive all’estero saranno di soli 70 milioni… nel 2025. Non certo di che rappresentare un’alternativa immediata al gas di Putin. In America, lungi dall’esserci una voglia di “invadere” il mercato europeo, il dibattito politico sull’energia tradisce resistenze formidabili.

Obama ha cercato di spiegare al Congresso che bisogna controbilanciare il ricatto energetico della Russia verso il Vecchio continente. Ma un suo compagno di partito, il senatore democratico Edward Markey della commissione Esteri, non ci sta affatto: «Così esportiamo anche i nostri posti di lavoro e i vantaggi per il consumatore americano». L’obiezione ha una logica: se il gas americano potesse circolare liberamente sui mercati mondiali, i prezzi tenderebbero a livellarsi e gli Usa perderebbero l’enorme “sconto energetico” di cui beneficiano tutti i settori dell’economia, famiglie incluse.

Contro l’export del gas è schierata una formidabile lobby confindustriale di “compratori”, la potente associazione America’s Energy Advantage cui partecipano colossi industriali come Alcoa (alluminio) e Dow Chemical (chimica). «Liberalizzare l’export sarebbe un grave errore — protesta questa lobby — lo pagheremmo con miliardi di dollari di investimenti perduti, e milioni di posti di lavoro a rischio. Aumenterebbero i prezzi interni dell’energia con grave danno per la competitività di tutta l’industria manifatturiera».

L’ultima volta che Obama incontrò i leader europei, a fine marzo proprio qui a Bruxelles per il G7 d’emergenza convocato dopo l’annessione della Crimea, il presidente americano ebbe un messaggio verso gli alleati: «Nell’energia bisogna fare scelte difficili, esaminare tutte le opzioni».

Traduzione: lo “shale gas” lo avete anche voi europei, ma finora vi siete preclusi il suo sfruttamento per paura delle obiezioni ambientaliste. Quel messaggio ha cominciato ad avere qualche effetto. Il commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger, ha lanciato un appello ai governi europei perché diano il via libera almeno a degli «esperimenti dimostrativi » per verificare gli effetti del fracking. Ancora più clamoroso, in un paese ad alta sensibilità verde come la Germania, Angela Merkel ha deciso di autorizzare il fracking dall’anno prossimo. Meritandosi il plauso della Confindustria tedesca: «È la più importante lezione dalle tensioni con la Russia».

La Germania ha 2.300 miliardi di metri cubi di riserve potenziali di gas naturale, con cui potrebbe arrivare a soddisfare il 35% del suo fabbisogno domestico. Se il gas russo ha un costo geopolitico altissimo, e quello americano non è dietro l’angolo, alcuni europei cominciano a trarne le conseguenze.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/obama-scappa-gas-presidente-vorrebbe-vendere-europei-78399.htm?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews

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A OBAMA GLI SCAPPA IL GAS – IL PRESIDENTE VORREBBE VENDERE AGLI EUROPEI IL METANO DEGLI USA PER INDEBOLIRE PUTIN. MA ORA È DENTRO CASA CHE GLI FANNO LA GUERRAultima modifica: 2014-06-07T13:33:56+02:00da davi-luciano
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