LA COREE DU NORD AFFIRME QUE ‘DES NEGOCIATIONS AVEC LES USA NE SONT PLUS UTILES’ ET QUE LA ‘DENUCLEARISATION” N’EST PLUS A L’ORDRE DU JOUR’ !

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Flash Info Géopolitique/ Geopolitical Flash News/

2019 12 09/ #030-2019

Comme je l’annonçais à l’ouverture du dialogue entre Trump et la Corée du Nord l’échec en était annoncé dès le départ …

* Voir mon analyse du 28 septembre 2018

Pour l’émission éphémère GEOPOLITIQUE INTERNATIONALE

Sur AFRIQUE MEDIA :

EODE-TV/ LA GEOPOLITIQUE A L’ERE DE TRUMP.

DU ‘GRAND ECHIQUIER’ AUX TABLES DE POKER

sur https://vimeo.com/305500840
FLASH.GEOPOL - 030 - kim rompt (2019 12 09) FR

Voici l’actualité qui confirme mon analyse !

« LA COREE DU NORD FURIEUSE CONTRE LES PAYS EUROPEENS, NOTAMMENT LA BELGIQUE »

DPA/AFP, 07 DECEMBRE 2019)

La représentation de la Corée du Nord aux Nations Unies estime « qu’il n’est plus nécessaire de négocier avec les Etats-Unis à propos d’un désarmement nucléaire ». Pyongyang s’en prend aussi sévèrement à plusieurs pays européens, dont la Belgique (de toutes les aventures coloniales et néo-coloniales depuis la Conférence de Berlin). Dans une déclaration samedi à New York, la Corée du Nord affirme que « des négociations avec les USA ne sont plus utiles et que la “dénucléarisation” n’est plus à l’ordre du jour ». Selon Pyongyang, « Washington utilise ces discussions dans un but de politique intérieure ».

La délégation nord-coréenne s’en prend aussi à six pays de l’Union européenne -Belgique, Allemagne, France, Grande-Bretagne, Pologne et Estonie- qui l’avaient rappelée à l’ordre cette semaine dans une déclaration commune. Ces nations avaient exprimé au Conseil de sécurité de l’ONU leur préoccupation sur les lancements de fusées par Pyongyang. Il s’agit, selon le régime nord-coréen, d’une « grave provocation ». Les négociations americano-nord-coréennes sont au point mort depuis février et un sommet raté tenu au Vietnam.

(Source : AFP)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

(Infos géopolitiques en bref /

Complément aux analyses quotidiennes de Luc Michel)

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

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NOTIZIOLE RAGGELANTI E RISCALDANTI —– AL MENO PEGGIO NON C’E’ MAI FINE (E NON SI PARLA DI 5 STELLE)

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/12/notiziole-raggelanti-e-riscaldanti-al.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 9 DICEMBRE 2019

Parlo invece di una democrazia neoliberale globalista che si definisce migliore e nemica del fascismo e, ça va sans dire, del comunismo. E dal cui universo, che i deterministi immaginano in espansione, elenco solo alcuni corpi celesti che già hanno impattato sulla Terra o lo stanno per fare. Prendiamo per buono – è un gioco – il falso assunto secondo cui il nostro esistente sarebbe il meno peggio rispetto a quelli del passato e che quindi saremmo, con Fukuyama, alla fine della Storia. E dimostriamo, alla mano di notiziole raggelanti o riscaldanti, che la Storia non finisce, anche perchè, in questa fase, al meno peggio non c’è mai fine.

 Orso M49

Ma partiamo da una notiziola riscaldante, con attinenza simbolica a quella che ci racconta che ai necrofori di Sistema non è riuscito di far fuori la Siria, e neppure l’Iran. E neppure la Corea del Nord e neppure l’Afghanistan e neppure il Venezuela, o il Nicaragua…L’Orso M49, quello per il quale il ministro 5Stelle Costa ha opposto lo scudo della vita alla frenesia doppiettistica dei leghisti e sparatori trentini, è ancora libero. E’ quella specie di Spartaco, o Che Guevara degli orsi, dei viventi tutti, che, catturato, ha scavalcato una recinzione elettrificata a 7000 volt e se l’è battuta. Ora è probabile che non lo becchino più: siamo al tempo del letargo e gli orsi diventano irreperibili. Libero orso in Stato di merda.

Quanto al nostro meno peggio senza fine, ecco qua:

Landini con la maglietta della salute e senza Gilet. La Francia, contro la riforma delle pensioni e altre sozzerie macroniane ha un anno e passa di Gilet Gialli, innesco a scioperi nazionali di tutte le categorie che, partiti la settimana scorsa, promettono di durare fino a quando questo galletto pseudogollista e godmansachsiano non abbassa la cresta. Noi abbiamo il grande schiamazzatore Maurizio Landini e la grande confederazione che alla riforma Fornero più Jobs Act ha opposto ben quattro ore di sciopero e, scesa in piazza insieme alla controparte padronale, ora s’impegna nell’alleanza con governo e imprese “per impedire che il paese si sbricioli” (cioè si francesizzi).

La Triade

In Bolivia nelle piazze donne, uomini e bambini indios in stracci si oppongono alle fucilate degli amerikofascisti del colpo di Stato. A Gaza, Palestina, altri in stracci insistono a farsi vedere scontenti, a dispetto dell’accoglienza di piombo, davanti a coloro che gli hanno preso il paese. Noi altri in piazza abbiamo le Sardine guidate da un Sartori, renzianissimo fino a ieri (e tuttoggi), quando faceva da stampella a devastatori sociali e ambientali, trivellatori e cementificatori in Basilicata e nel resto del paese, ponendosi a scudo di Jobs Act e piattaforme petrolifere. Oggi tracima aureolato da schermi e giornali per avere svuotato i cervelli di alcune migliaia di ragazzi di ogni idea, contenuto e proposito politici. In continuità ideale, a Hong Kong  a nobilitare i manifestanti per la democrazia e contro l’orco cinese, all’insegna delle bandiere di pace e libertà statunitensi e britanniche, si sono aggiunti, per dar man forte a incendi di cose e persone, i collaudati pacifisti nonviolenti delle formazioni naziste ucraine, da Settore di Destra al Battaglione Azov.

Nazi a Hong Kong

“Il manifesto”, con l’inviato amerikano Guido Moltedo, non si è ancora ripreso dalla sconfitta di Hillary Clinton, per la quale aveva condotto una campagna da oscurare quella dei Comitati Civici di Gedda per la DC. Oggi, impegnata nell’epistemologia della destra che si finge sinistra, ha vaticinato la candidatura di Michelle Obama, o, hai visto mai, una nuova prova di Santa Hillary, che la stessa festeggiatrice del linciaggio di Gheddafi e del neonazismo di Kiev ha ventilato nei giorni scorsi: “Never say never”. In compenso tace su Tulsi Gabbard, candidata democratica, anti-guerra e anti-golpe, cui lo Stato Profondo Usa vorrebbe far fare la fine di Giovanna d’Arco. E qui il meme del mio titolo si inorgoglisce del suo acume.

Meme glorificato anche dalla “discesa in campo” di Mr. Michael Bloomberg, con 55,5 miliardi di dollari nono tra i più ricchi del mondo, ex-sindaco sotto il quale New York ha superato il primato della diseguaglianza sociale e l’incarcerazione di afroamericani. Siccome Biden è arteriosclerotico e verrà spazzato via per aver ricattato il governo ucraino che processava suo figlio grassatore, Warren e Sanders, pur finti, sembrano troppo di sinistra, Ocasio-Cortez troppo verde (all’apparenza), ai democratici occorre uno che le primarie e poi la presidenza non le vinca, ma le compri.

Se sette guerre in quasi vent’anni, interventi più o meno clandestini in 135 paesi e 6,3 trilioni (seimilacinquecento miliardi) di dollari spesi dai cittadini Usa e Nato e finiti nelle tasche del complesso militar-industriale con annesso Pentagono, vi sembran pochi. Se vi sembra che non bastino milioni di antenne del 5G, una ogni cento metri almeno e 20mila nuovi satelliti per 200 miliardi di dollari, che tutti saranno impegnati a sfoltire il mondo elettromagneticamente a forza di leucemie e tumori vari (come se il digitale, gli inquinatori, i crittogamici, l’FMI, Big Pharma e i vaccini coatti non bastassero), il non c’è mai fine al meno peggio del progresso ve lo segnalano gli Usa che hanno deciso di militarizzare anche lo spazio a un costo, per il contribuente Usa e nostro (dato che la NATO non mancherà all’appuntamento), tra i 220 miliardi e 1 trilione. In compenso ha una resa grandiosa in termini di nazioni cancellate, terre rese inabitabili e mezzo mondo trasformato in smorzo.

Le Sardine già erano quello che erano (vedi sopra). Una prima esaltazione del mio titolo la devo all’apartitico Mattia Santori quando, sul palco con lui, ha incoronato il partiticissimo Bonaccini, quello della corsa al cemento, all’asfalto, alla sanità privatizzata e, soprattutto, alla secessione dei ricchi spacca-Italia in coda ai Sala e Fontana, gli sporchi brutti e cattivi salviniani tanto detestati dalle Sardine. Ora il meme del nostro titolo trova clamorosa e esaltante conferma dagli endorsement (come dicono i vernacolari. Noi diremmo riconoscimento, approvazione, sostegno). A sigillo della loro entrata nel panteon dei giovani che salveranno il mondo, i ragazzi del “manifesto politico” più intollerante, teppista ed escludente mai scritto, hanno ricevuto i più fichi maìtres a penser del bigoncio.

Landini, quello dello sciopericchio di 4 ore contro Fornero con 400mila esodati; Francesca Pascale, quella di Berlusca e Dudù; “Non una di meno”, quelle che non si occupano di maestre d’asilo sadiche; qualche 5 Stelle che non ha capito una mazza; Gruber, quella della formazione tre contro quell’uno che non le piace; Pisapia, quello di sinistra ma anche di destra. Marco Revelli, un futurista ardito che ha sostituito tutte le categorie politiche con quella dell’“umano”, punto. E ciò che non sta bene al filantropo Soros, non sta bene neanche a lui. A quando il doveroso invito al Bilderberg?

E poi sono arrivati nientemeno che i Papaboys, Che colpo, Sardine! Avete con voi i Navy Seals, i commandos, le Forze Speciali di Giovanni Paolo II!  Quelli messi in campo al tempo delle botte alla Polonia socialista, alla Jugoslavia infedele, alla Russia iconoclasta. Papaboys dal sommesso Ratzinger messi un po’ in sordina  e ora rimessi in sardina da Bergoglio, quello dell’abbraccio con Greta, quello dello IOR che investe in grandi compagnie del petrolio e del gas, quello che è tutta colpa di Assad e Chavez… Colpaccio mica da poco. Ha voglia Salvini a rintanarsi a Medjugorie!

600 sindaci su 7.914, il 7,5 del totale italiano straripano da Piazza della Scala, Milano, e proiettano nel mondo quella che è la bella immagine dell’Italia al tempo delle Sardine. Convergono e straripano per manifestare accanto a Liliana Segre e a fianco delle Sardine di tutto il paese. Per cosa? Questo non è detto. Oggi non usa. Allora contro … che cosa?

Ma, ragazzi, che domanda! Qual è l’ordine del giorno per farci dimenticare tutto quello che ci affligge, che ci riguarda, che viene manovrato da chi ci vuole bene e addirittura si premura di toglierci l’affanno di pensare e decidere per conto nostro? Ma è l’ODIO, no? Ed è contro questi sentimenti turpi, a cui così poca attenzione viene dedicata di questi tempi da chi sovrintende al nostro benessere morale e spirituale, contro il razzismo, l’intolleranza, la xenofobia, l’antisemitismo, l’omofobia, la LGBTQI-fobia, il populismo, il sovranismo. 

Noi, che pur non essendocelo mai sognati, siamo razzisti, antisemiti, xenofobi, populisti. Noi che, scappati come conigli dal pensiero unico giusto, bello e sardinesco, evidentemente odiamo!

Paradossalmente ci sono tutti, fratelli d’Italia, forzitaliani, italiani vivi, ovviamente Pizzarotti (dove c’è da esibire facce come il…, non manca mai) e, buondio, perfino leghisti. Quelli che gli ascoltatori democratici del manifesto sardino dicono che non bisogna assolutamente ascoltare mai. Stiamo arrivando al bene supremo: la Grande Unità Nazionale. Il nuovo Nazareno!  E chi ne potrà essere il padre nobile, se non Mattarella?

Alla Prima della Scala, da sotto strati triplici di fard, pellicce di visione, lifting e palle di botulino nelle gotte a spianare le grinze, con espressione soddisfatte della propria eccellenza, 4 sono stati i minuti della standing ovation al presidente Mattarella.

Perché?

Come perché? Non ha fatto forse dono agli italiani di un governo gialloverde, un altro giallonero, Tria, Gualtieri, ministro della Difesa Lorenzo Guerini e tutto ciò che questo comporta in termini di UE, euro, Nato, difesa dei nostri confini dall’Antartide a Kabul, in poche parole: civiltà occidentale? E poi canta pure bene. Che volete di più?

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 21:17

Il sì al Tav resuscita l’eterno pasdaran Foietta

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/10/il-si-al-tav-resuscita-leterno-pasdaran-foietta/5605771/

Il sì al Tav resuscita l’eterno pasdaran Foietta

Inamovibile – Il Conte 1 lo fece decadere, ma rappresenterà il Conte 2 all’incontro con Parigi e Ue 

È vero, non sono stato confermato come Commissario governativo per la Torino-Lione. Il ministro Danilo Toninelli non mi aveva in simpatia e il sentimento era reciproco. Ma sono ancora presidente della Commissione Intergovernativa (Cig) per il Tav e finché il governo non mi revoca svolgo il mio compito. Mercoledì a Torino presiederò la Commissione”.

È lo stesso architetto Paolo Foietta a descrivere il paradosso: il primo governo Conte aveva deciso di non puntare su di lui per gestire la partita Tav. Il suo posto non è stato preso da nessuno e Foietta non è stato sostituito nell’altro incarico: presidente della Cig.

Così domani sarà lui a presiedere per l’Italia la fondamentale riunione che si terrà a Torino, quella in cui si capirà se l’Unione è disposta a concedere una proroga al finanziamento nonostante il cronoprogramma dei lavori non sia stato rispettato.

Foietta rappresenta il governo? Lo chiede un gruppo di parlamentari contrari all’opera, tutti senatori, il dem Tommaso Cerno e i 5Stelle Alberto Airola, Susy Matrisciano, Elisa Pirro e la deputata Jessica Costanzo: “La convocazione della Cig, che non avveniva dall’anno scorso, avverrà senza il cambio di presidenza. Sarà l’ennesima occasione sprecata per ridiscutere le forti criticità del progetto, ammesse dall’Osservatorio, dalla Corte dei Conti francese e cristallizzate nell’Analisi costi/benefici disposta da Toninelli”. In fondo la questione della presidenza è solo il riflesso di un nodo non sciolto, dopo il voto parlamentare di agosto, quando la mozione No-Tav del M5S venne respinta, mentre passò quella del Pd sostenuta da Lega e centrodestra. Ora la maggioranza è diversa, ma la situazione non pare più chiara.

Domani la Commissione (cinque membri per ciascun governo) affronterà temi cruciali e sarà presente anche Iveta Radicova, coordinatrice Ue per il Corridoio Mediterraneo: “La questione essenziale è quella che parte dalla lettera di Giuseppe Conte in cui si parlava di riprogrammazione dell’opera senza perdere i finanziamenti”.

Il professor Alberto Poggio, membro della Commissione Tecnica dei comuni contrari all’opera, tratteggia così la situazione: “Siamo enormemente in ritardo. Bisognerà capire se ci sono ancora i soldi, perché il 31 dicembre scadono i termini per utilizzare i finanziamenti Ue per il 2014-2020. Degli 813 milioni stanziati ne è stata utilizzata molto meno della metà”. Ma se, come probabile, l’Europa concedesse una proroga, resterebbero molti interrogativi: “Le gare sono ferme, nessun capitolato è stato pubblicato, né in Italia né in Francia”, aggiunge Poggio”.

Sullo sfondo un altro nodo: “Sarà presentato l’audit sul tunnel storico del Frejus”, spiega Foietta, “sapremo se la linea esistente sarà ancora utilizzabile e con quali limitazioni”. All’appuntamento l’Italia si presenta senza il nuovo Commissario e con un presidente della Commissione che il passato governo non gradiva. “Le due nomine sono slegate”, sostiene Foietta. Poggio storce il naso: “Negli ultimi anni erano affidate a una sola persona. Foietta rischia di rappresentare l’Italia solo sulla carta”.

Tav Torino-Lione, ripartono i lavori in Italia: bandi per 1 miliardo

https://www.corriere.it/economia/aziende/19_dicembre_12/tav-torino-lione-ripartono-lavori-italia-bandi-1-miliardo-5a85815c-1d07-11ea-9d5e-8159245f62dc_amp.html

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12 dicembre 2019 – 19:08

di Redazione Economia 

Ripartono in Valle di Susa i lavori della Torino-Lione. A quasi tre anni dal completamento dei 7.020 metri del cunicolo esplorativo della Maddalena, e dopo «18 mesi persi per il governo italiano», come ha ricordato la Coordinatrice del Corridoio Mediterraneo Iveta Radicova, nei primi mesi del 2020 partiranno i lavori per la realizzazione delle nicchie della galleria. L’annuncio in occasione della Commissione intergovernativa, tornata a riunirsi a Torino un anno dopo l’ultimo incontro. «Il cantiere di Chiomonte sta seguendo il calendario previsto», rassicura Mario Virano, direttore generale di Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare e poi di gestire la nuova linea ferroviaria, ma la Radicova invita tutti «a mettersi all’opera e ad accelerare» per un’infrastruttura che resta «una priorità dell’Unione Europa».

«Abbiamo un debito con le generazioni future e dobbiamo iniziare a pagarlo. Chiedo quindi ai governi, a tutti i livelli, di essere responsabili», è l’appello della Radicova, che conferma anche l’impegno dell’Europa a finanziare il 55% della Torino-Lione. «Non abbiamo cambiato idea», sottolinea l’ex primo ministro della Slovacchia, che chiede di «non mescolare aspetti tecnici e politici dell’opera». E ricorda, a sostegno dell’importanza di realizzarla, «ragioni economiche e ambientali». «Se vogliamo che l’economia cresca dobbiamo garantire la mobilità di persone, merci, servizi e capitali – sottolinea – Quanto all’ambiente, se la Svizzera ha costruito un tunnel (il Gottardo, ndr) uno dei motivi è proprio di carattere ambientale. Si parla tanto dei cambiamenti climatici dovuti all’ inquinamento: una delle soluzioni consiste nello spostare il traffico dalla gomma alla rotaia. A beneficio del territorio e dei cittadini». Annuisce, accanto alla Radicova, Virano, a Parigi per il consiglio d’amministrazione di Telt che, oltre all’attribuzione dei lavori per le nicchie di interscambio nella galleria di Chiomonte (valore 40 milioni di euro) ha dato il via ai capitolati per 2,3 miliardi di euro di lavori sul versante francese. I capitolati per il tunnel di base in Italia, due lotti del valore complessivo di un miliardo di euro, saranno inviati nei prossimi mesi. La direzione Lavori Italia (valore 20 milioni) è stata assegnata al raggruppamento italo-franco-svizzero Italferr, Systra, Setec e Pini Swiss.

«Il 92% degli impegni previsti per quest’anno sono stati rispettati e, considerando che il 2019 non è ancora finito, contiamo di migliorare ancora», osserva Virano, che scherza con la Radicova sull’entrata in funzione della nuova linea ad Alta Velocità. «Il 2030, pomeriggio…», dice alla Coordinatrice del Corridoio Mediterraneo che ricordava la necessità di rispettare gli impegni. Una richiesta, quella della Radicova, che la Regione Piemonte accoglie annunciando la costituzione di un Comitato di Pilotaggio. «Abbiamo 41 milioni di opere di accompagnamento, stanziati dal Cipe nel 2017, che non possono partire – ricorda il governatore Alberto Cirio – perché manca l’interlocuzione con l’Osservatorio». Colpa della «inerzia del governo», che da febbraio non nomina il commissario di governo per la Torino-Lione. «Contiamo di costituirlo entro gennaio – prosegue Cirio – per dimostrare la volontà assoluta della Regione Piemonte di fare l’opera. E per consentire ai Comuni di spendere le risorse già stanziate». Le lettere con cui la Regione chiede agli enti interessati di nominare i propri rappresentanti nel nuovo organismo sono già partite.

No tav, scontri nel nome di Greta Thunberg: “L’Alta velocità è un ecocidio che distrugge il pianeta”

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13541966/greta-thunberg-no-tav-scontri-alta-velocita-ecocidio-.amp

9 DICEMBRE, 2019
 
 Adesso i No Tav tornano a manifestare nel nome di Greta Thunberg. Visto che i Cinque stelle non tirano più, ora il movimento di protesta ribadisce il suo no all’Alta velocità sulla Torino-Lione rilanciando una battaglia ambientalista che ora può contare sull’appoggio di migliaia di giovani del Friday for Future, nato proprio dalla lotta ecologista della sedicenne svedese.

Alla manifestazione lo striscione con la scritta “c’eravamo, ci siamo e ci saremo. Ora e sempre No Tav”. Dietro di loro i gonfaloni dei Comuni della Valle con i sindaci in fascia tricolore. E ancora esponenti politici del Movimento 5 Stelle e di Rifondazione Comunista, la Fiom, una delegazione di Fridays for Future della Valsusa, Legambiente Piemonte. Numerosi anche gli striscioni che richiamavano all’emergenza ambientale come quello che recita “La Torino-Lione è un delitto climatico”. “Il Tav è un ecocidio che contribuisce a distruggere il pianeta perché 30 anni di cantiere emetterebbero una quantità di Co2 che non si riuscirebbe a recuperare nemmeno in un secolo”, ha detto uno dei leader storici deli No Tav, Alberto Perino.

“Nessuno può permettersi di peggiorare una situazione già drammatica del pianeta”, ha aggiunto Perino ricordando che nonostante i processi e gli arresti di alcuni esponenti del movimento, “il popolo no Tav è qui per salvare il pianeta e le casse di questo povero Stato”. «Ci davano per morti, ci danno sempre per morti ma noi siamo ancora qui per dire che ci siamo e ci saremo, sempre no Tav fino alla vittoria”, ha concluso. 

Le incredibili giravolte di Virano: “Per il TAV i soldi ci sono tutti, anzi no vanno confermati dall’UE”

https://www.notav.info/post/le-incredibili-giravolte-di-virano-per-il-tav-i-soldi-ci-sono-tutti-anzi-no-vanno-confermati-dallue/

notav.info

 9 Dicembre 2019 at 13:38

Mercoledì prossimo si svolgerà a Torino la commissione inter-governativa sulla seconda linea Torino-Lione. Un nuovo governo presieduto dal sitavissimo Conte assicura e rassicura che col TAV si andrà avanti. C’è voglia di “normalità” fanno sapere dalle parti di TELT, il promotore dell’opera. Purtroppo per loro, nonostante un weekend di scongiuri, anche quest’anno la manifestazione notav dell’8 dicembre, con oltre diecimila persone in marcia verso Venaus, ha certificato che l’anomalia Val di Susa continuerà a portare rogne ai signori della grande opera inutile per eccellenza anche nei tempi a venire.

Alla vigilia del vertice intergovernativo sono anche arrivate le dichiarazioni di Mario Virano che ancora una volta ha certificato che quanto detto nei mesi scorsi sui finanziamenti del TAV era pura propaganda. Da quanto riportato su La Stampa, l’AG di Telt, già presidente dell’imparzialissimo osservatorio sulla nuova Torino-Lione, ha affermato «credo che si possa dire che i finanziamenti siano tutti disponibili» per poi aggiungere che «si deve confermare la contribuzione europea al 55%, che la nuova commissione deve firmare». Dalle parti di TELT ci hanno abituato a tutto, però un tale sprezzo non solo del ridicolo ma anche delle più elementari regole della logica non l’avevamo mai visto.  Delle due opzioni l’una: o i finanziamenti sono tutti disponibili oppure vanno confermati. Tertium non datur. Visto che La Stampa non sembra rilevare l’incongruenza rispondiamo noi alla questione: i soldi per il TAV ci sono o no?

Facciamo un passo indietro. Nella convulsa primavera scorsa, prima del ponziopilatesco voto parlamentare dei 5 stelle, quando sembrava che il progetto TAV fosse a un passo dal meritato pensionamento, dall’UE era arrivata la classica “offerta che non si poteva rifiutare”. Anonime fonti europee (sic!) assicuravano che l’UE era pronta ad aumentare la sua quota di partecipazione alla nuova Torino-Lione portandola al 50% forse addirittura 55%. Chiamparino si era affrettato a dichiarare che il costo del tav si era ormai “dimezzato” e non si poteva far altro che procedere coi cantieri. Immediatamente, il codazzo giornalistico a favore della grande opera inutile aveva ripreso le dichiarazioni dell’allora presidente della regione senza andare a interrogare chicchessia a Bruxelles. La notoria specchiata onestà dei nostri politici era bastata alla stampa, nessun bisogno di controllare oltre.

Già allora avevamo denunciato la palese manipolazione di una non-notizia, come poi chiarito anche dalla stessa presidente della Commissione trasporti dell’UE nonché dal ministro dei trasporti francesi. Ora, dopo aver sudato freddo per mesi per per paura di perdere il posto, ce lo conferma anche Virano: non esiste nessun impegno da parte dell’UE a aumentare il finanziamento della nuova Torino-Lione. Tutto quello che esiste è l’approvazione del Connecting Europe Facility (CEF2) ossia un funding program” dell’UE destinato a tutte le infrastrutture di trasporto, digitali ed energetiche che porta effettivamente il POSSIBILE finanziamento delle infrastrutture transnazionali al 55%. Il fondo dovrà essere diviso tra un numero enorme di progetti, il TAV come tanti altri potrebbe accedervi ma niente è più incerto per il momento, come ammette oggi lo stesso Virano. In sostanza, tranquilli del fatto che la stampa italiana non avrebbe controllato, dalle parti di TELT hanno dichiarato di aver vinto dei bandi di finanziamento che erano appena stati pubblicati. La verità è che il finanziamento del TAV, tra lievitazione dei costi, fondi perduti e fondi anticipati a babbo morto, rimane un enorme punto interrogativo. Per non parlare del cronoprogramma ormai completamente sballato, nonostante le rassicurazioni di Virano.

Fuochi No Tav sul cantiere, lacrimogeni della polizia

https://www.notav.info/post/fuochi-no-tav-sul-cantiere-lacrimogeni-della-polizia/

notav.info

8 Dicembre 2019 at 01:36

A poche ore dalla manifestazione dell’8 dicembre, che ci vedrà tornare per le strade dalla Valle, numerosi No Tav, dopo un apericena alla tettoia di Giaglione, si sono diretti verso il cantiere in Clarea.

Marciando al buio della sera lungo i sentieri montani, si sono presto raggiunti i jersey posizionati dalle forze dell’ordine per impedire l’avvicinamento alle reti del cantiere.

Non appena giunti alle recinzioni la polizia ha iniziato a sparare lacrimogeni ma i No Tav non hanno desistito e si sono avvicinati con cori, iniziando la battitura.

Fitti lanci di lacrimogeni non hanno impedito i fuochi d’artificio sul cantiere, a ricordare che la devastazione portata in questa valle non sarà mai tollerata e che difenderemo il territorio e l’ambiente fino a quando non se ne saranno andati.

Questa valle indomita non cede il passo, perché liberare tutte e tutti vuol dire lottare ancora!

Ci vediamo in manifestazione!

“Sul Tav umiliazione nazionale. Mattarella ci spieghi il perché”

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/12/08/sul-tav-umiliazione-nazionale-mattarella-ci-spieghi-il-perche/5601919/

“Sul Tav umiliazione nazionale. Mattarella ci spieghi il perché”

Di Croce al capo dello Stato: “Trattati violati, cessione di sovranità ai francesi, ripartizione dei costi ineguale”
Il Tav deve essere fermato non solo perché inutile, ma anche perché i primi cantieri ledono già i trattati fra Italia e Francia. Lo sostiene il professor Avernino Di Croce, sindaco di Venaus (Torino) – uno dei Comuni della Val di Susa interessati dall’opera

che in queste ore ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale compete la ratifica dei trattati internazionali previa autorizzazione del Parlamento, per chiedere lo stop.

Alle ragioni dei No Tav, che peraltro protesteranno oggi in un corteo da Susa a Venaus, si aggiunge dunque una questione tecnica, come sottolinea il sindaco nella lettera: “L’articolo 16 del Trattato 2012 (uno degli accordi Italia-Francia, ndr) prevede che ‘La disponibilità del finanziamento sarà una condizione preliminare per l’avvio dei lavori delle varie fasi della parte comune italo-francese della sezione internazionale’”.

Prima il denaro, dunque, e poi i cantieri. Ma solo in teoria. Come spiega Di Croce, la parte comune italo-francese da Montmelian a Chiusa San Michele comprende anche i 58 chilometri della cosiddetta sezione transfrontaliera, quella da Saint-Jean-de- Maurienne a Susa-Bussoleno, per la quale dunque dovrebbe valere lo stesso principio.

E invece Telt, la società responsabile della sezione transfrontaliera, “ha iniziato a spedire raccomandate ai cittadini” della Valle “in vista di espropri di terreni che sarebbero utilizzati per impiantare o allargare cantieri”. Il tutto senza che siano arrivati i soldi né dall’Italia né dalla Francia: “L’avvio dei lavori della sola sezione transfrontaliera – scrive il sindaco – risulta essere sospensivamente condizionata alla provvista certa di risorse finanziaria tali da coprirne interamente il costo della parte comune italo-francese, ma al momento non risulta che tale provvista sia disponibile”.

Né, appunto, per quanto riguarda gli obblighi francesi, “in quanto non sono stati approvati atti formali che disciplinino l’entità e la modalità di copertura della quota di competenza”, stimata in 4,13 miliardi “di cui non c’è traccia nel bilancio dello Stato”; né per la parte italiana, “in quanto la spesa autorizzata dal Cipe con la delibera 67/2017, pari a 2,56 miliardi, non copre la nostra quota”, che corrisponde a 5,49 miliardi. Per questo, scrive il sindaco a Mattarella, “non sussistono le condizioni giuridiche ed economiche perché i lavori definitivi possano iniziare”.

E invece Telt per il momento tira dritto, causando non pochi imbarazzi ai sindaci della Valle, che devono giustificare ai propri cittadini danni ambientali e finanziari che per giunta violerebbero gli stessi accordi di costruzione dell’opera. “Il mio disagio nei confronti dei nostri concittadini e dello Stato – confessa Di Croce – si acuisce osservando che una società di diritto francese possa avviare sul suolo nazionale italiano procedure di esproprio di abitazioni, terreni ed edifici storici senza un coinvolgimento delle nostre istituzioni. Non so cosa rispondere quando mi chiedono di spiegare il senso e il perché di una tal delega di sovranità, che pare una sorta di umiliazione volontaria dell’Italia”.

L’imbarazzo del sindaco sulla questione degli espropri si unisce alle già note battaglie sull’impatto ambientale e sullo spreco di denaro.

La lettera a Mattarella è però nuova occasione per ribadire l’assurdità degli accordi: “Per completare il quadro del mio e nostro disagio – si legge – evidenziamo ancora una volta la ripartizione ineguale dei costi dell’opera a svantaggio dell’Italia: 42,1% a carico della Francia, 57,9% a carico del nostro Paese, pur trovandosi l’opera per quattro quinti in territorio francese”.

Senza dimenticare che “lo Stato francese ha previsto di valutare la realizzazione dei lavori di propria competenza non prima del 2038”. Alla faccia della sbandierata urgenza dell’opera. 

Lettera di Avernino Di Croce, sindaco di Venaus, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pubblicata su PresidioEuropa No TAV

Ci augurNuova immagine (4)iamo che Mattarella risponda con argomenti.

 

Venaus,  7 dicembre 2019

   Gentilissimo Signor Presidente della Repubblica,

nella mia carica istituzionale di Sindaco del Comune di Venaus, in Valcenischia, parte della più ampia Valle di Susa, mi rivolgo a Lei quale espressione costituzionale dell’Unità dello Stato e della Nazione tutta e, conseguentemente, quale garante della Costituzione e del corretto funzionamento delle Istituzioni, e ciò a tutela dei cittadini, della loro dignità e dell’interesse nazionale.

Con la presente voglio segnalarLe alcune circostanze, di fatto e di diritto, che, a mio avviso, ledono non solo l’interesse della nazione, la finanza pubblica ed il buon andamento della Pubblica Amministrazione, ma interferiscono pesantemente sulla pacifica convivenza delle Comunità delle nostre Valli, sull’ambiente dei nostri territori, inficiando, in tal modo, la dignità delle formazioni sociali presenti in Val di Susa e non solo.

In riferimento alle prerogative della Presidenza della Repubblica, Ella e i suoi predecessori sono stati autorizzati dal Parlamento alla ratifica di una serie di trattati bilaterali con la Francia.

In particolare mi richiamo ai trattati con la Francia del 2001, 2012, 2015 e 2016 (quest’ultimo denominato protocollo addizionale), riguardanti i reciproci impegni volti alla realizzazione di una nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione, evidenziandoLe la sussistenza di un notevole numero di criticità ed inadempienze agli accordi sottoscritti.

Non voglio dilungarmi sulla mancanza del presupposto alla costruzione della nuova infrastruttura, quale indicato all’art. 1 del trattato del 2001, che ne condizionava l’avvio dei lavori alla prognosi, mai tecnicamente evidenziata, della saturazione della linea esistente. Le analisi dei tecnici hanno ormai esaurito l’argomento: non è prevedibile la saturazione della linea esistente nei prossimi 50 anni; osservazione recepita nel 2018 anche dall’Osservatorio per l’asse ferroviario Torino-Lione, organo costituito in seno alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con la seguente frase: «Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti.».

Notevoli criticità sono state rilevate anche nel trattato del 2012[1], in particolare nelle parti del trattato che impongono una inaccettabile cessione di sovranità alla Francia di parte del territorio  italiano[2].

Sempre nel medesimo trattato del 2012 viene previsto, all’art. 4, che l’opera verrà realizzata in tre parti funzionali, rinviando l’inizio dei lavori per ciascuna tratta ad altri specifici accordi.

Attualmente solo la sezione transfrontaliera, segmento della più ampia parte comune italo francese – di responsabilità congiunta dei due contraenti – è stata oggetto del trattato del 24/02/2015, da Ella ratificato con Legge di autorizzazione 05/01/2017 n. 1.

Tuttavia sono ad evidenziare che l’art. 16 del Trattato del 2012 prevede che «La disponibilità del finanziamento sarà una condizione preliminare per l’avvio dei lavori delle varie fasi della parte comune italo-francese della sezione internazionale.».

Considerato che (cfr. art. 16 del Trattato del 2012) la «parte comune italo-francese», da Montmélian in Francia a Chiusa S. Michele in Italia, è più ampia della «sezione transfrontaliera» da Saint-Jean-de-Maurienne in Francia a Susa-Bussoleno in Italia (cfr. definizione art. 2 del Trattato del 2012), come da grafico riportato di seguito,

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risulta evidente, dal testo dell’art. 16 del trattato del 2012, che l’avvio dei lavori della sola sezione transfrontaliera (ripetiamo, sezione della più ampia parte comune italo-francese) risulta essere sospensivamente condizionata alla provvista certa di risorse finanziarie tali da coprirne interamente il costo della parte comune italo-francese da Montmélian in Francia a Chiusa S. Michele in Italia.

Al momento non risulta che tale provvista sia disponibile:

–       non lo è in riferimento a quanto di competenza del lato francese in quanto, pur scontando le differenze istituzionali tra Italia e Francia, non sono stati approvati atti formali che disciplinino l’entità e le modalità di copertura della quota di competenza della Francia. Facendo riferimento alla valutazione ufficiale del costo dell’opera, indicato in 8.609,68 milioni di euro (valuta gennaio 2012), rivalutato dal nostro CIPE, a norma del Protocollo aggiuntivo tra i due stati dell’8 marzo 2016, in 9.630,25 milioni di euro (valuta agosto 2017; delibera CIPE n. 67/2017), nonché alle quote di ripartizione previste dall’art. 18 del Trattato del 2012 e poi dall’art. 2.3 del Protocollo aggiuntivo dell’8 marzo 2016, la quota (chiave nel testo, pari al 42,1%) di spettanza francese risulta essere: 4.134,96 milioni di euro[3], di cui non vi è traccia nel bilancio dello stato francese;

–       Non lo è neppure dal lato italiano, in quanto la spesa autorizzata dal CIPE con la delibera CIPE n. 67/2017, pari a 2.564,76 milioni di euro non copre la nostra quota (pari al 57,9% per i soli 17 Km sul suolo italiano – vedi grafico) che, a norma dell’art. 18 del Trattato 2012 e del protocollo aggiuntivo 2016 già citati, corrisponde a 5.495,29 milioni di euro (anche qui la cifra è inferiore di quella riportata nella delibera CIPE – vedere nota (3)).

Nelle cifre precedenti non si fa conto del contributo europeo. Il quale non è al momento né definito nel quantum né deliberato dalla Commissione Europea. Quando il contributo fosse effettivamente stanziato, esso verrebbe dedotto dagli impegni dei due Stati.

In conclusione ai sensi dell’art. 1 dell’accordo del 2001 nonché, funzionalmente, a norma del citato art. 16 del Trattato del 2012, in un’ottica costituzionale di buon andamento della Pubblica Amministrazione, non sussistono le condizioni giuridiche ed economiche perché i lavori definitivi possano iniziare.

Ciononostante il promotore pubblico TELT, società francese a tutti gli effetti di diritto, ha iniziato a spedire raccomandate ai cittadini nostri amministrati in vista di espropri di terreni che sarebbero utilizzati per impiantare o allargare cantieri e così via.

Ragionevolmente, l’avvio delle procedure di esproprio da parte di una società francese in vista di un’opera per la quale non sussistono i minimi presupposti giuridici (art. 1 del Trattato del 2001) ed economici (art. 16 del Trattato del 2012) per l’avvio dei lavori sembra essere, quanto meno, contrario all’interesse di questa Nazione anche in considerazione degli immani sforzi per far quadrare la contabilità pubblica.

Il mio disagio nei confronti tanto dei nostri concittadini quanto dello Stato, di cui siamo organi istituzionali, si acuisce ulteriormente osservando che, come già indicato, una società di diritto francese, su delega dello Stato Italiano, possa avviare sul suolo nazionale italiano procedure di esproprio di abitazioni, terreni ed edifici storici di cittadini italiani e ciò senza un coinvolgimento delle nostre istituzioni, se non in funzione strumentale.

C’è da aggiungere, peraltro, che TELT, che, ricordo, è una società di diritto francese, già delegata (con il DM 35 del 16.02.2016, ai sensi dell’art.6 del DPR 327/2001) ad «emanare tutti gli atti del procedimento espropriativo e ad espletare tutte le attività previste, al riguardo, dal medesimo decreto n. 327/2001», ha pubblicato in data 29/11/2019 un Avviso di gara – Procedura negoziata (GU/S S231 – 567790 – 2019 – IT) volta ad appaltare, secondo il diritto francese, a operatori privati le «prestazioni di assistenza tecnica, amministrativa e giuridica per le procedure di occupazione, acquisizione ed esproprio (… …) delle aree necessarie alla realizzazione della nuova linea ferroviaria lato ITALIA». Tali prestazioni sono composte da diverse attività, e – fra le altre – in particolare:

–  «Elaborazione dei progetti di tutte le comunicazioni e/o notifiche previste tramite decreto del presidente della Repubblica italiana n. 327/2001»;

«determinazione, per ciascun titolare, di diritti reali interessati dalla procedura di esproprio, dell’importo dell’indennità di espropriazione da offrire». 

Francamente, Signor Presidente, sono a disagio e non so che cosa rispondere ai miei concittadini quando mi chiedono di spiegar loro il senso e il perché di una tale cessione di sovranità, che a loro pare (e anche a me, in verità) una sorta di umiliazione volontaria dell’Italia.

Per completare il quadro del mio e nostro disagio evidenziamo ancora una volta che l’art. 18 del Trattato del 2012 indica una ripartizione ineguale dei costi dell’opera a svantaggio dell’Italia: 42,1% a carico della Francia, 57,9% a carico dell’Italia, pur trovandosi l’opera per 4/5 in territorio francese (solo 17 km in territorio italiano della complessiva sezione transfrontaliera pari a 58 km – vedi grafico). Questa disuguaglianza, non ufficialmente motivata nei documenti approvati, poggia sulla constatazione che, considerando la tratta comune definita nell’art. 2 e poi descritta nell’art. 4 del trattato del 2012, la parte francese dovrebbe comprendere opere (due tunnel a due canne per complessivi 33 km circa) più onerose di quelle in territorio italiano.

Senonché lo Stato francese, per il tramite del suo Conseil d’Orientation des Infrastructures (COI, 30/01/2018), ha previsto di valutare la realizzazione dei lavori di competenza francese (da Lyon all’imbocco ovest del tunnel di base) non prima del 2038.

In concreto, gli interventi francesi per la nuova linea di adduzione alla parte comune italo francese nonché alla stesso tunnel (c.d. tunnel di base) della sezione transfrontaliera sono dilazionati sine die.

Signor Presidente, come pensa che valuterebbe, un osservatore terzo, la posizione di un’Italia che accetta una ripartizione ineguale dei costi per un’opera da realizzare a breve, a fronte di maggiori spese francesi rinviate ad un futuro indefinito ed indistinto ?

Il nostro disagio istituzionale non è certo attenuato quando leggiamo all’art. 7 e 8 del Trattato del 2012 che i decisori e i responsabili della Commissione dei Contratti del promotore dell’opera e i loro controllori sono di nomina francese.

Signor Presidente, siamo consapevoli del fatto che la presente si inserisce in un profondo solco di interessi in conflitto a cui è partecipe, obtorto collo, la popolazione valsusina e migliaia di italiani che hanno compreso, studiando ed informandosi, le criticità da noi espresse e delle quali sono responsabili i decisori politici passati. Questo è un appello alla funzione da Ella rappresentata affinché voglia considerare quanto da noi evidenziato. Saremmo particolarmente grati se volesse darci una risposta nel merito spiegandoci quello che a noi (e ai molti che non hanno interessi economici o politici riguardo l’opera citata) pare incomprensibile e non giustificabile nei riguardi dei nostri amministrati e dell’intera Nazione.

La Convenzione di Vienna sui trattati ben potrà essere confrontata con i palesi errori di fatto contenuti nei trattati citati e con le ripetute inadempienze ai medesimi, alcune delle quali segnalate nella presente; peraltro, l’art. 3 della Legge 5 gennaio 2017 n. 1[4] ben potrà tranquillizzarLa sull’assenza di penali risarcitorie nell’ambito dei contratti ad oggi stipulati.

Deferenti ossequi.

Prof. Avernino Di Croce, Sindaco di Venaus

_______________________________

[1]  Legge di autorizzazione alla ratifica n. 71 del 23 aprile 2014.

[2] Cessioni di sovranità previste dal Trattato del 2012:

  • inapplicabilità della normativa italiana alle gare e appalti di attribuzione dei lavori – anche in tema antimafia –  art. 6.5, 2° paragrafo del Trattato,
  • inapplicabilità della normativa italiana in tema di risarcimento danni nell’esecuzione della costruzione ed esercizio della nuova linea ferroviaria: art. 10.1 del Trattato,
  • inapplicabilità della normativa italiana in tema di condizioni di lavoro e di occupazione del personale: art. 10.2 del Trattato,
  • inapplicabilità della normativa fiscale italiana: art. 10.3 del Trattato.

[3]  Non 4.056,04 milioni di euro come riportato nella delibera CIPE n. 67/2017 in quanto, secondo la procedura prevista dagli accordi, si tratta del 42,1% di 8.609,68 milioni di euro cui aggiungere il 50% degli ulteriori 1.020,57 milioni di euro della rivalutazione al 2017.

[4] Articolo 3 Legge di autorizzazione alla ratifica dell’Accordo del 2015 e del protocollo addizionale del 2016 che richiama l’articolo 2, comma 232 lettera c) legge 191 del 2009 (Finanziaria italiana 2010) stabilisce che: «il contraente o l’affidatario dei lavori deve assumere l’impegno di rinunciare a qualunque pretesa risarcitoria eventualmente sorta in relazione alle opere individuate con i decreti del presidente del Consiglio nonché a qualunque pretesa, anche futura, connessa al mancato o ritardato finanziamento dell’intera opera o di lotti successivi».

FINO A QUANDO?

 https://claudiogiorno.wordpress.com/2019/12/09/fino-a-quando/?fbclid=IwAR1kU7yk3WIyisdWljJC0HYPD2RtleWyHbI3Lrw-7UPBispJ4dK6V8KGzLQ

dicembre 9, 2019

_DSC0772rtgDOPO (anzi, forse durante) la grandiosa partecipazione alla manifestazione NO TAV dell’8 dicembre 2019 era lecito aspettarsi editoriali e servizi speciali da tutti i giornali di proprietà di finanzieri & palazzinari riuniti scritti con cartucce riempite di fiele: il 90% dei quotidiani è notoriamente mantenuto in vita con accanimento terapeutico (finanziato, a loro insaputa, dalla maggior parte dei cittadini che pagano ancora le tasse). Si è trattato di una vera e propria “mission” delle testate recentemente svendute dai rampolli della tessera numero uno del PD – Carlodebenedetti – dopo una saga familiare degna di un serial a cavallo tra Dallas e Billion.

Sia chiaro: io non credo affatto che “anche i ricchi piangano”, ma certamente fanno ridere. E ha fatto particolarmente ridere leggere, nelle scorse settimane, dell’”ingegnere” che voleva salvare “Repubblica”per il bene della democrazia (o di quel che resta del partito democratico) difendere dagli infedeli quella vera e propria reliquia (in vita) di Eugenioscalfari, mentre i figli se ne volevano disfare… uno spettacolo che è stato quasi più esilarante di una intera puntata di Fratelli di Crozza! Tanto più che la svendita è poi avvenuta (approfittando del fresco far cassa – mercì Peugeot – del ramo cadetto della Famigliagnelli, che le saghe tra madri e figli è tradizione le consumi in tribunale).

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Già, ma cosa c’entrano le “vecchie & nuove” proprietà editoriali col Tav? Era già una consolidata tradizione delle due case quella di propagandare l’opera fin dal primo vagito: chi non ricorda l’epica tenzone per la meglio narrazione-si-tav tra  Tropeano/Lastampa vs Griseri/Repubblica, incubatori a loro insaputa di 40mila madamine in fila per sette col resto di due? In un “paese normale” le concentrazioni editoriali verrebbero impugnate dal governo, in una “redazione normale” ci si preoccuperebbe quantomeno del futuro dei posti di lavoro (anche se si sa fin dai tempi di Luigibarzini che fare il giornalista è sempre meglio che lavorare). Ma una penisola inutilmente protesa nel Mediterraneo che deve affidarsi ai pochi banchi di sardine sopravvissute alla pesca a strascico per difendersi dal Califfo del Papete non è un  paese normale… Figuriamoci occuparsi criticamente della più inutile delle Grandi Opere madri dell’ormai tragicamente conclamato cambiamento climatico…

Per stroncare una lotta che nonostante (o grazie a?!) loro dura da 30anni le hanno provate tutte, compresa la collaudata tecnica (mutuata dalla security) di “giornalista buono contro giornalista cattivo”: sublimata all’indomani della manifestazione (che, più che commemorare, ricordava il 2005 sia per partecipazione che per determinazione) con un pezzo a doppia firma affidato a Ludovico Poletto e Irene Famà.

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Ora non voglia il buondio consentirmi di conoscere i nuovigiornalisti, perché dopo aver conosciuto i nuovipolitici mi sono scoperto a rimpiangere i vecchi! Ma io mi ricordo di un Poletto che tentava (pur con tutti i vincoli di spazio e linea editoriale) di approfondire le ragioni del no, persino le ragioni e i torti delle violenze che in quegli anni – lontani ma vicini – furono assai più subite che “perpetrate” da cittadini inermi nei confronti dei battaglioni antisommossa inviati “nelle Gallie a spegnere i focolai di rivolta popolare”

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Ma testo e titolo (più titolo che testo visto che è risaputo che noi siamo tra i pochi che vanno oltre le “parole scritte grandi”) narrano di una “svolta ecologista” del movimento No Tav: “quest’opera ruberà il futuro ai nostri figli”. Non me ne voglia la giovane Irene, (anche nelle vallate alpine è arrivata internet e dalla foto visibile sul sito del giornale che l’ha inviata nel profondo nordovest si desume che non sia della generazione di Orianafallaci); perché è col suo attempato collega che me la prendo: ma come fa uno che ci segue da decenni e che ci ha spesso intervistato “mettendoci la faccia” (ma chiedendo altrettanto all’interlocutore di turno) ad affermare che ci sarebbe stata una svolta in direzione di Greta in un movimento popolare nato dallo storico ambientalismo valsusino di Mario Cavargna (che fondava Pro Natura quando Legambiente e WWF non esistevano ed Ermeterealacci & Chiccotesta non erano neanche nati, né se ne sentiva la mancanza)… Quando a “svelarci” che il partito del tondino e del cemento stava (quello si) svoltando dai trafori autostradali ai megatunnel ferroviari (verniciati di verde) fu un certo Alex Langer a Trento a settembre del 1989, giusto 30anni fa?! Ma le fonti, vivaddio, le fonti: non ha niente da dire Anna Masera, la garante dei lettori del quotidiano fondato da Alfredo Frassati: non c’era bisogno di leggersi le centinaia di titoli di autorevoli, documentati e disinteressati studiosi che hanno scritto di noi in tre decenni.

DSC_0350Bastava rovistare  nelle pagine social No Tav sotto il logo de Il Grande CortileAmbiente ValsusaPresidio EuropaDemocrazia-km0 per “scoprire” che abbiamo appena rievocato l’intuizione del grande eco pacifista sudtirolese in difesa dell’ecosistema alpino da ogni sorta di tunnel e dal folle traffico di transito; e che lo abbiamo fatto grazie a chi gli subentrò  nell’europarlamento e ne prosegue tuttora la missione nella fondazione: il prof. Gianni Tamino, docente di Biologia Generale e di fondamenti di Diritto Ambientale e del corso di specializzazione in bioetica all’Università di Padova e membro del Comitato Nazionale sui rischi biologici presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri 

https://www.facebook.com/notes/il-grande-cortile-no-tav/alex-langer/2448271395421142/ : come si deduce dai suoi titoli Tamino si occupava – scientificamente – di ambiente quando ancora non si tentava di strumentalizzarlo a scopo di business come fanno adesso molti vecchi arnesi della politica e giovani affaristi che cercano – loro si – di afferrare le treccine di Greta Thumberg per strumentalizzarne la straordinaria determinazione oltre che la “tendenza” che suo malgrado le ruota attorno.

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Eppure solo il giorno prima Luigi La Spina, storico editorialista del quotidiano sabaudo, mai tenero (anzi) col popolo No Tav, si era lasciato andare a scrivere un po’ di righe francamente inaspettate dato l’abituale livore: “sarebbe una falsità e ingiustizia identificare il movimento che a da oltre 30 anni si batte contro l’alta velocità ferroviaria Torino Lione con le frange violente che purtroppo lo hanno strumentalizzato fino al punto di egemonizzarlo nella immagine mediatica nazionale. Anche i più convinti fautori dell’opera dovranno ammettere che la partecipazione popolare dei valsusini a tanti cortei che si sono svolti in questi anni è stata ampia (…) e caratterizzata da connotazioni ambientaliste con un anticipo temporale significativo rispetto alla consapevolezza attuale(…)

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Certo, una specie di “onore delle armi, a bandi banditi”, accontentandosi (bontà sua) che si appaltino (infischiandosene del “fine lavori) i 57km (su 270) del tunnel di base di interesse francese come lo è la società TELT) pagato con soldi prevalentemente italiani ed europei… Un riconoscimento della “utilità” della protesta e degli studi indipendenti per il “miglioramento” del progetto (che denota tra l’altro come la costante di tanti editorialisti sia la non conoscenza (si spera in buona fede)  del peggioramento che ogni soluzione progettuale ha portato con se dagli anni ‘90 a oggi! (E dei tanti soldi pubblici impiegati nell’oneroso adeguamento della linea esistente).

_DSC1183Ma evidentemente (a numeri noti dell’adesione all’ultima manifestazione) è prevalsa la paura:i No Tav son tornati (non siamo mai andati via, ma han finito per crederlo loro stessi a forza di aderire alla loro narrazione commissionata dai poteri forti che di ogni governo han fatto l’uso che si fa del maiale: non se ne butta niente, va bene Forzitalia (fin che è Viva col trapianto di Renzi), ma perché no il Califfo del Papete con l’elmetto giallo nel buco di Chiomonte, ma anche Toninelli, Dimaio & Conte che son riusciti a disinnescare persino l’unica analisi costo-benefici indipendente realizzata in 30anni, prima che esplodesse seppellendo per sempre anche il moncherino del Tav.

E infatti tutti i giornaloni, di destra estrema, centrodestra (di sinistra non ce ne sono più, perché non c’è più la stessa area di riferimento ) ammoniscono …GAME OVER i Bandi son banditi, toglietevi dalla testa che il ritorno della gente nelle piazze  (o la permanenza nelle strade di una vallata alpina) possa cambiar le cose nei palazzi, dove si ratificano le scelte della finanza internazionale…

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Già, ma fino a quando? Fino a che di Venezia resterà fuori solo i l campanile dei san Marco? (Anche grazie al soccorso green promesso di una ex ministra delle guerra  salita al soglio di Strasburgo)?

Borgone Susa, 9 dicembre 2019 – Claudio Giorno

Le belle fotografie della manifestazione sono di Diego Fulcheri e Luca Perino

Oltre 10mila No Tav in marcia per l’otto dicembre

https://www.infoaut.org/no-tavbeni-comuni/oltre-10mila-no-tav-in-marcia-per-l-otto-dicembre?fbclid=IwAR10wBDSoglC7P-SuimePYUv81zzRvLdDGoMLMbx0lz7XjWbB2xr6uH4WcQ

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08 DICEMBRE 2019 |

“C’eravamo, ci siamo e ci saremo”. Una promessa e una certezza sullo striscione che apre la marcia No Tav tra Susa e Venaus in occasione dell’8 dicembre.

Oltre 10mila No Tav in marcia per l’otto dicembre
 

La certezza è data dalla generosa presenza di oltre 10mila No Tav, dimostrazione che il movimento è vivo e vegeto e che nonostante i trent’anni di resistenza alle spalle ha ancora tutta la sua attualità. La promessa è rappresentata dai volti dei tantissimi giovani che hanno attraversato la manifestazione con consapevolezza e determinazione. Al di là della celebrazione della giornata storica del 2005 il popolo No Tav si confronta e si aggiorna con le nuove sfide che propone il futuro. Prima tra tutte quella del contrasto al cambiamento climatico, ma anche in maniera molto più contingente i tentativi di questura e tribunale di disarticolare e intimidire il movimento con processi, misure cautelari e denunce marchiate dalla continua eccezione dalla legge e discrezionalità che porteranno presto alcuni ed alcune attivisti no tav a scontare condanne definitive come d’altronde sta succedendo già a Luca Abbà.

Il Tav, il modello di sviluppo a cui appartiene, la sua palese insostenibilità rappresentano un ecocidio (quello che sta succedendo a Salbertrand è paradigmatico in questo senso). E il contrasto a questa follia è il volano in cui si connettono le istanze delle diverse generazioni in piazza.

Notevole la presenza degli studenti di Fridays for Future – Valsusa e dei giovani No Tav che nei loro interventi sottolineano la correlazione tra cambiamento climatico e dissesto idrogeologico come dimostrano i recenti disastri.

La marcia dopo aver attraversato il centro di Susa ha imboccato la statale verso Venaus si è fermato al bivio dei “passeggeri” per ricordare la giornata di lotta che nel 2005 proprio in quel luogo vide il popolo No Tav sfidare il dispositivo di polizia e riuscire a sfondare il cordone per smontare il cantiere. Lì dove doveva sorgere il Tav oggi vi è l’arena dove si tiene ogni anno il Festival Alta Felicità: immagine semplice che descrive quale sia l’idea valsusina di abitare e prendersi cura del territorio.

Il corteo si conclude in borgata 8 dicembre con la consapevolezza che il popolo No Tav ha ancora tanta storia da scrivere e che in molti sono pronti a legarsi gli scarponi per resistere fino alla fine.