TAV is the new black

http://www.beppegrillo.it/tav-is-the-new-black/?fbclid=IwAR1TtqerWo1anyWuBz4XqgOA9h6QQlNLR4-IeDh2F0WCUjXy9pftixhoWy0

di Beppe Grillo – E’ curioso come, a difendere un buco mai fatto in val di Susa, troviamo persone che riferiscono di appartenere a tutto lo spettro delle realtà produttive. Dal piccolo artigiano al medio-industriale i nuovi borghesi trovano un vessillo assolutamente futuristico sotto il quale riunirsi.

Non è una bandiera, neppure una coccarda oppure un trattato di qualche parruccone: è una realtà fisica enorme, costosa e inquinante.

L’unica cosa che mantiene in comune con un simbolo è la sua inutilità. Accidenti, con una bandiera puoi bendartici una ferita di battaglia, con la TAV, l’accelleratore di mozzarelle, non ci fai nulla.

Perché, perché, queste persone per bene e pulite si sono lanciate verso l’uso di simboli appartenenti mastodonticamente al mondo reale e costosi come poche cose possono esserlo a sto mondo?

Perché confondono il progresso con lo sviluppo, e credo che non se ne accorgano neppure.

Pasolini chiariva la differenza fra queste due parole al di là di ogni ragionevole dubbio, in un brano del 1975 in “Sviluppo e progresso” pubblicato due anni più tardi da Garzanti. Sviluppo… qualsiasi cosa, solitamente concepita da un’impresa, che la trova come unica beneficiaria del vantaggio economico che comporta.

Esattamente come la TAV, ci guadagnerà soltanto chi la costruirà.

La parola “progresso” implica una “nozione sociale” di miglioramento della qualità della vita. Qualcosa che nulla c’entra con la TAV, per ragioni che siamo stufi di ripetere e che, ripetendole, ci si stufa senza ne progresso e ne sviluppo.

La vera curiosità è rivolta a questa brava gente che mette il PIL insieme al progresso, compie questo gioco di prestigio…. ma perché? La ragione è soltanto una, fare qualcosa di inutile e costoso crea un senso di rassicurazione in molte persone. E’ lo status symbol a costo zero per te che lo acclami, che addossi alla comunità perché il me ne frego della neonata classe del PIL è il vero, nuovo, me ne frego di oggi.

Tav, il viaggio sulla Torino-Lione: le ragioni del sì e del no. “Ridurrebbe numero dei tir”, “Basta la linea esistente”

Dal 1990 il Tav è al centro del dibattito politico italiano. Nel corso degli anni, si sono succeduti nove governi, il progetto originale è stato modificato più volte, ma la linea non è stata ancora realizzata. Il Tav ancora oggi divide la politica, ma anche la comunità scientifica tra chi la ritiene un’opera indispensabile per lo sviluppo e la crescita economica e chi invece la ritiene un investimento inutile e dannoso.

Ma a che cosa serve il Tav? È vantaggioso per l’ambiente? Farà crescere l’economia? È un’opera necessaria? Si può tornare indietro? Queste sono le domande fondamentali attorno a quest’opera che abbiamo provato a porre a due professori: il primo Carlo Alberto Barbieri, architetto e professore di pianificazione urbana favorevole all’opera, il secondo Alberto Poggio, ingegnere e professore di energia e ambiente contrario alla grande opera.

Si parte dallo scalo merci di Orbassano, uno dei punti chiave del tracciato: “Si tratta di una linea ad alta capacità di ultimissima generazione – spiega il professor Barbieri – e che potrà ancora essere innovata che farà viaggiare le merci a 130 km all’ora e i passeggeri a 220km”. Il professor Poggio però ribatte che “queste merci non ci sono perché il traffico tra l’Italia e la Francia è fermo da decenni le stesse ipotesi di crescita sono state sconfessate dagli stessi proponenti dell’opera”. Proseguendo il viaggio lungo la linea esistente che scorre al fianco dell’autostrada e delle due statali, si arriva ad Avigliana, uno dei comuni della bassa Valle storicamente No Tav. “Qui siamo lungo la linea internazionale che oggi collega l’Italia e la Francia, la capacità di trasporto è ancora grande rispetto a quanto è usata, dunque perché non utilizzarla?”.

Un’opzione che secondo il professor Barbieri non è percorribile per “il suo aspetto morfologico, per la pendenza e per l’altitudine”. Il confronto prosegue risalendo la Valle fino a Chiomonte, nel luogo che ospita il cantiere del tunnel geognostico della Maddalena. Ad oggi i lavori sono fermi in attesa che si sblocchi la situazione. Ma a che punto è l’opera? “Ci sono 25 chilometri già scavati “ spiega il professor Barbieri. “Ma si tratta di cunicoli geognostici e di sondaggi – precisa Poggio – fino ad oggi di nuova ferrovia non è stato costruito neanche un metro”. In attesa della valutazione costi benefici, la domanda finale è se si può tornare indietro oppure no. Secondo Barbieri: “Se fermassimo tutto, avremo problemi perchè significherebbe stracciare trattati internazionali e risarcire chi ha investito i soldi  oltre al danno di immagine”. Uno scenario non condiviso da Poggio: “Fino a qui abbiamo speso due miliardi a fronte di un costo complessivo di 27 miliardi, dunque avremmo un grande risparmio. Non ci sono penali, dunque si può tornare indietro”

UNA MAREA IN PIAZZA PER RIBADIRE IL NO ALL’ALTA VELOCITÀ TORINO-LIONE

REPORTERS
 
Pubblicato il 08/12/2018
IRENE FAMÀ, FEDERICO GENTA, MASSIMILIANO PEGGIO, ANDREA ROSSI
TORINO
 

La marea No Tav ha sorpreso un po’ tutti. Per i numeri, sicuramente importanti, e per la compostezza. Perché non solo non si sono verificati incidenti, come ampiamente annunciato in partenza dallo stesso movimento, ma il corteo non si è lasciato alle spalle alcun atto vandalico o anche solo una montagna di rifiuti. Anzi, erano gli stessi attivisti a dare una mano agli operatori Amiat per raccogliere le bottiglie di vetro e cambiare i sacchetti pieni.

Controlli discreti alle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa, per chi è arrivato in treno, e ai caselli di Trofarello e Rondissone per i pullman partiti da mezza Italia. La giornata della grande manifestazione No Tav, che a Torino si è data appuntamento in piazza Statuto, è iniziata così, con le bandiere del Movimento che sventolano ai bordi di corso Regina e corso San Maurizio pronta ad accogliere la carovana dei gruppi che hanno aderito all’evento da fuori regione.

Alle 14,30 su corso San Martino il corteo di circa 15 mila persone, ma è nel raggiungere Porta Susa che il numero dei partecipanti cresce a dismisura nello svoltare verso il centro da via Cernaia, alla volta di piazza Castello.

Il palco in piazza Castello

Già dalla mattinata trattori e furgoni con manifesti e musica a tutto volume avevano girato per il centro di Torino allo scopo di richiamare l’attenzione dei passanti sull’evento.

La contestazione al vicesindaco Montanari

Sempre in mattinata, era ricomparsa sulle pendici del monte Musinè la scritta «Tav=mafia» che, nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, era stata in parte rimossa. Lo slogan, visibile a chilometri di distanza da chi attraversa la bassa valle, era stato realizzato con grandi teli bianchi. «Era già capitato in passato che qualcuno la rimuovesse – avevano commentato, negli scorsi giorni, alcuni attivisti No Tav – Questa volta si tratta evidentemente di una provocazione in vista del corteo di oggi».

Unico brevissimo motivo di tensione, poco dopo la partenza del corteo. Il vicesindaco di Torino Guido Montanari, in tricolore, è stato contestato ferocemente da una decina di anarchici, che hanno accusato il Movimento 5 Stelle di svendere le battaglie dei No Tav. Il gruppo è poi stato fermato dal servizio d’ordine e si è allontanato.

La guerra sui numeri 
Mentre in piazza Castello la folla si è già radunata vicini al palco, la coda del serpentone No Tav arriva a piazza XVIII dicembre. «Siamo settantamila» gridano al microfono gli attivisti. Inevitabile il confronto con il pubblico Si Tav del 10 novembre, sempre sotto il palazzo della Regione: in ogni caso hanno sfilato una marea variopinta di persone.

La solidarietà dei vigili del fuoco 
«Siamo qui in divisa, come vigili del fuoco, contro la distruzione del territorio e per la salvaguardia e la cura dell’ambiente, contro la militarizzazione delle valli. Soldi buttati al vento, per tutelare interessi di pochi imprenditori e delle mafie locali». A parlare Giovanni Maccarino, di Alessandria, membro del consiglio nazionale Usb dei vigili del fuoco, e Riccardo Zaccaria, del Coordinamento provinciale Usb Torino dei vigili del fuoco, in divisa al corteo No Tav oggi a Torino. «Siamo qui in duplice veste – aggiungono – come pompieri e come cittadini, perché condividiamo le ragioni della protesta: la Tav è un’opera inutile e dannose per il territorio».

Il senatore Alberto Airola sulla Tav 
«Anche a Salvini in realtà non gliene frega niente della Tav. Lo dice solo per propaganda. La Tav non si farà e chi prova a staccare la spina a questo governo è morto».

In piazza anche i gilet francesi 
Anche un gruppo composto da una ventina di persone provenienti dalla Francia, aderenti al movimento dei gilet gialli, è presente alla manifestazione No Tav di Torino. Si tratta principalmente di amministratori della regione francese della Maurienne. E proprio un amministratore francese, intervenendo dal palco, ha spiegato: «Siamo il movimento che unisce l’opposizione franco-italiana al Tav. Combattiamo il progetto della Torino-Lione e proponiamo l’uso della linea esistente. Ricordate che anche in Francia l’opposizione è ampia».

A TORINO È IL GIORNO DELLA MOBILITAZIONE NO TAV. L’URLO DI GRILLO: “CONTRO I BORGHESI”

https://www.lastampa.it/2018/12/08/italia/a-torino-il-giorno-della-mobilitazione-no-tav-lurlo-di-grillo-contro-i-borghesi-OzSLcHYCzmLTpSj2i4B8mL/pagina.html

Manifestazione dopo quella dei 40 mila favorevoli. Assenti la sindaca Appendino e i ministri pentastellati

Una delle proteste a Torino contro la realizzazione dell’Alta Velocità che collegherebbe Torino a Lione

Pubblicato il 08/12/2018
LODOVICO POLETTO
TORINO

Alla fine c’è anche Grillo. Si appalesa alle otto di sera con un post che benedice l’opposizione del popolo del «no» al supertreno che dovrebbe collegare Italia e Francia: «Ci guadagnerà soltanto chi la costruirà», scrive. «La parola progresso implica una nozione sociale di miglioramento della qualità della vita. Qualcosa che nulla c’entra con la Tav».

Se fino a poche ore prima il silenzio del comico-ideologo, così amico dei No Tav da farsi anche indagare per aver violato nelle valli torinesi i sigilli di una baita sequestrata, era visto come un declinare cortesemente l’invito alla manifestazione di oggi a Torino, in nome dell’opportunità politica, il sostegno via web è la conferma che il mondo 5 stelle non ha scaricato il movimento. Certo, tredici anni fa era un’altra storia. Proprio di questi giorni, nella Torino che ancora non conosceva il popolo del “Sì” (quello dei 40 mila nella piazza più centrale della città, davanti al palazzo che fu la reggia dei Savoia), i No Tav erano scesi in strada con qualche decina di migliaia di persone. Il movimento aveva appena bloccato l’inizio di un cantiere, si era ripreso aree recintate e fatto sloggiare ruspe e forze dell’ordine. E la fine del progetto sembra un obiettivo possibile. Ma Grillo motiva la piazza: «È curioso come, a difendere un buco mai fatto in val di Susa, troviamo persone che riferiscono di appartenere a tutto lo spettro delle realtà produttive. I nuovi borghesi trovano un vessillo assolutamente futuristico sotto il quale riunirsi».

Non sarà una benedizione urbi et orbi da un palco, come allora, con accanto Paolini, quello dell’opera sul Vajont, con Dario Fo e Franca Rame, ma tanto basta. Perché, come dice Lele Rizzo, il leader dell’anima più movimentista dei No Tav: «Stavolta siamo a un punto più avanzato. Trent’anni di lotte non si cancellano con una manifestazione di borghesi». E affonda: «Se oggi le madamin guarderanno la piazza dalla collina non vedranno il volto di Cavour, ma qualcosa di molto più moderno. Vedranno la gente che vuole decidere per il meglio sul proprio futuro».

E allora marcia sia. Con le bandiere bianche con la scritta rossa sopra un treno stilizzato, con le fasce tricolore di sindaci e amministratori schierati con il “No” perché sono di valle o perché convinti dell’inutilità dell’opera. Non ci sarà Chiara Appendino, nonostante la sua giunta abbia votato la mozione che ha fatto uscire allo scoperto chi quel treno lo vuole, ma ci sarà il vicesindaco di Napoli, perché il primo cittadino, Luigi de Magistris – dichiaratamente No Tav – ha già altri appuntamenti. Non ci saranno i sindaci della Toscana attraversata dal supertreno perché oggi a Firenze c’è una manifestazione analoga. Ma ci saranno amministratori di alcuni paesi appena al di là del confine e ci saranno i sindacati: la Fiom e quelli di base. «Dicono che se non facciamo l’opera dobbiamo restituire i soldi. È una menzogna: restituiamo gli stanziamenti, perché i soldi non li abbiamo mai avuti. E mai usati», tuona Alberto Perino. Rizzo replica: «Dalla Francia arrivano segnali importanti: se anche faranno il tunnel, loro non modificheranno la linea fino al 2038: dite voi se ha senso».

E intanto arrivano echi di no da mezza italia. Da Meledugno dove oggi si protesta contro il Tap, dal mondo del No Mous a quello del No Triv: «Sono tutti con noi e tutti impegnati a difendere il loro territorio». Gilet gialli con i No Tav? «Neanche l’ombra, è una fantasia: ci saranno le madri della Terra dei fuochi, però», dicono gli organizzatori. Toninelli? No. E non ci sarà neanche la viceministra Laura Castelli, che sarebbe di casa a Torino. E che quando il governo era in fasce giurava: «Io ci sono e ci sarò sempre». E ci sarà la gente di valle, e non soltanto. I numeri? Nessuno si sbilancia. Anche se c’è chi dice: «Loro in tanti? Non avete ancora visto noi».

No Tav, a Torino 50mila in piazza Castello con centri sociali, assessori 5 Stelle e “gilet gialli”

https://torino.repubblica.it/cronaca/2018/12/08/news/no_tav_a_torino_il_corteo_contro_il_tunnel_con_centri_sociali_e_assessori_5_stelle-213739785/

No Tav, a Torino 50mila in piazza Castello con centri sociali, assessori 5 Stelle e "gilet gialli"
(agf)

Perino, leader del movimento: “Siamo in centomila, ora il M5s blocchi l’opera come promesso”. Il vicesindaco Montanari con fascia tricolore contestato dagli anarchici: “Siete complici di Salvini”. Chiamparino: “A Roma e qui due manifestazioni di una parte del governo contro l’altra”. Appendino: “La Tav è il passato”

di PAOLO GRISERI, DIEGO LONGHIN e JACOPO RICCA

08 dicembre 2018

E’ arrivato in piazza Castello, a Torino, il corteo indetto dal movimento No Tav contro la ferrovia ad alta velocità Torino-Lione. Sono 50mila i manifestanti che hanno sfilato da Porta Susa verso il cuore della città. In testa, dietro lo striscione “C’eravamo, ci siamo, ci saremo! Ora e sempre No Tav”  i sindaci dei Comuni valsusini, il vicesindaco di Torino Guido Montanari e i gonfaloni di molte amministrazioni. il corteo è giunto sotto il palco di piazza Castello dove è inevitabile il confronto con la piazza del 10 novembre scorso, quando fu la Torino Sì Tav a ritrovarsi con 40mila persone per protestare contro la sindaca Chiara Appendino e la sua maggioranza.

“Siamo in centomila, allegri, colorati e convinti. Chiediamo che tutto questo abbia fine, lo chiediamo con forza al M5S perché l’avevano scritto nel loro programma”. È l’appello lanciato dal palco della manifestazione No Tav di Torino da Alberto Perino, leader storico del Movimento che si oppone alla Torino-Lione. In realtà in serata la Questura ha fortemente ridimensionato queste cifre, stimando il numero dei partecipanti in 20mila. “Ci rendiamo conto – ha detto Perino – che non sono soli al governo ma gli chiediamo di resistere e portare a casa quello che hanno promesso. Non accettiamo nessun tunnel. La Tav Torino-Lione non è mediabile, si può solo non fare o ci troverete tutti davanti alle vostre ruspe, basta voler far circolare le merci e far crepare i migranti in montagna e in mare –  aggiunge Perino – Non accettiamo più di essere considerati dei sudditi, siamo dei cittadini pensanti che hanno delle pretese e pretendono di essere ascoltati. Sappiamo perché siamo qui, perché siamo No Tav, ci interessa fermare questo spreco assurdo e idiota che non possiamo permetterci. Hanno voluto fare l’analisi costi benefici, bene, ma non ci basta, e se è fatta in modo serio non potrà che dare un solo risultato: l’opera economicamente è insostenibile, inutile e devastante per l’ambiente. È ora di fermare questo spreco”.

Numerose le bandiere con il logo “No Tav”, dei sindacati di base, dei partiti di estrema sinistra Rifondazione comunista, Potere al Popolo, Sinistra anticapitalista. In piazza anche esponenti dei centri sociali antagonisti torinesi. Un migliaio di persone da altre regioni italiane. “Oggi è la giornata dell’orgoglio no Tav, di un grande popolo che non si è mai fatto intimidire”, dice uno speaker.

“Essere qui significa rappresentare una città e una maggioranza che ha votato un programma. La sindaca Appendino la pensa come me e io qui la rappresento”.
Così il vicesindaco Montanari, dietro lo striscione “Amministratori No Tav”, con la fascia tricolore assieme a consiglieri comunali e di Circoscrizione. Proprio Montanari, all’inizio del corteo, è stato contestato da un gruppetto di giovani anarchici: “Questa non è lotta, la lotta l’abbiamo fatta tutti i giorni al cantiere, fate schifo”, gli ha urlato un ragazzo, che lo ha accusato di essere “complice di Salvini”. Con Montanari sfilano anche i sindaci 5 Stelle di Venaria Reale, Pinerolo e San Mauro, in provincia di Torino, e di Molare, nell’Alessandrino.

E la sindaca di Torino Chiara Appendino, evocata dal suo vice Montanari, si è palesata alle cinque e mezza del pomeriggio: “Oggi – ha detto – a Torino è tornata in piazza una comunità che da trent’anni si batte contro il Tav, una grande opera che rappresenta un modello di sviluppo del passato a fronte di un mondo che sta cambiando molto velocemente con prospettive inedite. A manifestare c’erano giovani, donne, professionisti, cittadini, dalla Val Susa e non. Persone che vogliono ribadire che un futuro disegnato su un modello di sviluppo alternativo, sostenibile e collettivo è possibile. E che non può essere rappresentato dalla linea Torino-Lione. Si tratta di una prospettiva che condivido pienamente, motivo per cui non ho mai esitato a ribadire la mia contrarietà all’opera e la vicinanza a chi condivide queste istanze. Le analisi tecniche – costi-benefici e giuridica – promosse dal governo orienteranno la scelta politica sul destino di questa vicenda. A livello locale continueremo a lavorare affinché prendano vita progetti ad ampi orizzonti che guardino al benessere delle prossime generazioni”.

Alla manifestazione partecipa anche un gruppetto di una quindicina di “gilet jaune” dalla valle francese della Maurienne. “Questo progetto – dice Jeanluc di Montricher Albanne – è uno spreco di soldi che potrebbero essere spesi diversamente. E  la vecchia Torino-Lione potrebbe benissimo essere adattata se solo si volessero investire delle risorse. Intanto a Villarodin, dove si stanno scavando i 9 chilometri dell’ultima galleria preparatoria, gli abitanti non hanno più l’acqua”.

In corteo anche un sindaco francese con la fascia tricolore, Gilles Margueron, a capo del comune francese di Villarodin Bourget: “Siamo qui per dimostrare  – dice – che anche in Francia e non solo in Italia si protesta contro il Tav. In Francia poche persone sanno quello che può succedere, non c’è informazione. Per ora ci sono solo i soldi dell’Europa per le discenderie, non per l’opera. Un’opera inutile: quei soldi potrebbero essere spesi per cose più utili”.

Concetto ribadito anche dal vicesindaco di Napoli, Enrico Panini, arrivato fino a Torino per sfilare con la fascia tricolore: “Siamo qui perché condividiamo le preoccupazioni e le posizioni dei sindaci della valle e dei cittadini: è un’opera devastante e inutile che favorirà solo corruzione e malavita organizzata. Non c’è bisogno di grandi opere – conclude – ma che quelle che ci sono vengano messe in sicurezza, che scuole e ospedali funzionino e che il trasporto regionale possa essere degno di questo nome”.

“Oltre 70mila persone per le strade e le piazze di Torino per chiedere un mondo diverso e un modo diverso di investire le poche risorse pubbliche di questo Paese”. Così il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni e il segretario regionale di SI, Marco Grimaldi, a margine del corteo No Tav per le vie del capoluogo piemontese. “Ma quale decrescita infelice? – proseguono gli esponenti della sinistra – Basta vedere i volti delle migliaia di ragazzi e ragazze presenti nelle strade di Torino, e fermarsi ad ascoltare le loro parole. C’è più voglia di futuro in un chilometro quadrato di questa manifestazione – concludono – che in tutto il tunnel di base”.

Anche i vigili del fuoco alla manifestazione: “Siamo qui in divisa contro la distruzione del territorio e per la salvaguardia e la cura dell’ambiente, contro la militarizzazione delle valli. Soldi buttati al vento, per tutelare interessi di pochi imprenditori e delle mafie locali”. Così Giovanni Maccarino, di Alessandria, membro del consiglio nazionale Usb dei vigili del fuoco, e Riccardo Zaccaria, del Coordinamento provinciale Usb Torino dei vigili del fuoco, in divisa al corteo No Tav oggi a Torino. “Siamo qui in duplice veste – aggiungono – come pompieri e come cittadini, perché condividiamo le ragioni della protesta: la Tav è un’opera inutile e dannosa per il territorio”.

È ricomparsa intanto questa mattina, sulle pendici del monte Musinè, all’imbocco della Valle di Susa, la scritta “Tav=mafia” che, nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, qualcuno, probabilmente riconducibile al movimento ‘Sì Tav’, aveva parzialmente rimosso. Lo slogan, visibile a chilometri di distanza da chi attraversa la bassa valle, era stato realizzato con grandi teli bianchi. “Era già capitato in passato che qualcuno la rimuovesse – avevano commentato, negli scorsi giorni, alcuni attivisti No Tav – Questa volta si tratta evidentemente di una provocazione in vista del corteo dell’8 dicembre”.

No Tav: a Torino giornata di mobilitazione contro l’alta velocità

https://tg24.sky.it/torino/2018/12/08/manifestazione-no-tav-8-dicembre.html

A Torino manifestazione No Tav contro l’alta velocità. Secondo gli organizzatori 70 mila persone in piazza. Ricomparsa sulle pendici del monte Musinè la scritta ‘Tav=mafia’

SKY TG 24

È partito da piazza Statuto a Torino il corteo No Tav di sabato 8 dicembre, giorno della mobilitazione contro l’alta velocità. “C’eravamo, ci siamo, ci saremo! Ora e sempre No Tav” è lo striscione che apre la manifestazione. Dietro le ‘partigiane della terra e del futuro”, le donne No Tav che indossano un cappello di carta, di colore azzurro, con la scritta “meglio montagnina che madamin”. Poi gli studenti e i rappresentanti di numerosi comitati contro le grandi opere. “Oggi è la giornata dell’orgoglio no Tav, di un grande popolo che non si è mai fatto intimidire”, dice uno speaker.

No Tav: “Nostro più grande corteo di sempre”

Numerose le bandiere del movimento No Tav, dei sindacati di base, dei partiti di estrema sinistra Potere al Popolo e Sinistra anticapitalista. In piazza sono presenti anche esponenti dei centri sociali antagonisti torinesi e un gruppetto di una quindicina di gilet jaune dalla Valle francese della Maurienne. “Mentre la coda del corteo non ha ancora lasciato piazza Statuto, possiamo già dire che siamo 70.000 e faremo i conti finali in piazza Castello”, afferma in una nota il movimento No Tav. “È il più grande corteo No Tav di sempre”, sostengono gli oppositori alla Torino-Lione su notav.info, il sito internet di riferimento del movimento che si oppone alla nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità.

Madamine su piazza No Tav: “Rispetto per opinioni altrui”

“Ci sono momenti per scendere in campo e momenti per riflettere. Oggi lasciamo che siano altri a contarsi in piazza”. Così le ‘madamin’ promotrici della manifestazione sì Tav dello scorso 10 novembre. “Nel giorno delle manifestazioni di Roma e di Torino, da parte di persone con idee diverse dalle nostre, ribadiamo il nostro rispetto per le opinioni altrui – aggiungono su Facebook – e per le istituzioni democratiche che ne consentono l’espressione”. In una nota Silvio Viale, esponente radicale di Più Europa, ridimensiona i numeri della manifestazione: “E’ un flop. Invece dei 70mila annunciati, sono meno di 10mila intruppati nei 400 metri tra piazza XVIII dicembre e piazza Statuto. Forse oggi capiranno che la lotta No Tav contro il futuro è giunta all’ultima spiaggia, nonostante i rinforzi da mezza Italia”.

Ricomparsa la scritta ‘Tav=mafia’ sul monte Musinè

La scritta ‘Tav=mafia’ è ricomparsa sulle pendici del monte Musinè, all’imbocco della Valle di Susa, dopo che nella notte tra il 4 e il 5 dicembre era stata parzialmente rimossa. La frase, visibile a chilometri di distanza da chi attraversa la bassa valle, era stata scritta su grossi teli bianchi. “Era già capitato in passato che qualcuno la rimuovesse – avevano affermato nei giorni scorsi alcuni esponenti No Tav -, ma questa volta si tratta evidentemente di una provocazione in vista del corteo dell’8 dicembre”.

Beppe Grillo contestato da un giovane a Roma

Ospite alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria”Più Libri Più Liberi”, che si tiene a Roma alla Nuvola dell’Eur, Beppe Grillo è stato avvicinato da un ragazzo che lo ha “rimproverato” per aver consentito al Movimento di “tradire” la causa “No Tav”. Grillo ha chiesto di parlare con il ragazzo in privato in uno stand. Il giovane al termine del colloquio ha dichiarato: “Mi ha detto che la Tav non si fa! C’è gente, non io, che lo ha votato per questo, non si può tradire!”. Dopo la presentazione del libro Grillo ha improvvisato un breve show in cui ha affermato: “Ci dovremmo vedere con questi costruttori che stanno lì a protestare perché il loro progresso è il cemento? Se gli togli il calcestruzzo non hanno un’idea neanche a morire. 15 anni fa Fiat e µnsaldo facevano i treni più veloci del mondo. Poi sono arrivati questi del cemento e hanno tolto una tecnologia meravigliosa per far andare i treni alla stessa velocità a cui andavano prima”.

No Tav, l’8 dicembre manifestiamo contro il nulla

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/07/no-tav-l8-dicembre-manifestiamo-contro-il-nulla/4812696/

No Tav, l’8 dicembre manifestiamo contro il nulla

Profilo blogger

Ambientalista e avvocato

Ho partecipato a tante manifestazioni No Tav, ma non ricordo l’ultima. In effetti sono alcuni anni che non sono della partita, ma non perché non ci creda più, tutt’altro. Solo perché sto troppo male a vedere la montagna stuprata da un macchinario infernale indegnamente definito “talpa”. Per cosa poi? Per il nulla. Nulla che giustifichi l’opera. Per un’opera che non esiste.

Come diceva il collettivo Wu Ming: “Le grandi opere servono solo a chi le costruisce, l’importante è far girare avanti e indietro i camion del movimento terra e far girare le betoniere, come spiedi su un fuoco spento. Farle girare a ogni costo. Tanto, mentre i profitti sono privati, le perdite le paghiamo tutti. Un capitalismo morto-che-cammina, con la carne che si disfa, simile a fanghiglia, e un tanfo di marciume che si sente da lontano, ma tutti lo respirano facendo gli gnorri”.

Torino, donne No Tav in piazza. La sindaca di San Didero: “Italia cade a pezzi. Operazione devastante”

Un nulla ma ben militarizzato. Un nulla che ha compattato la sinistra e la destra in questi decenni. Un nulla che ha visto i mass media lodare l’opera che toglierà Torino dall’isolamento, che porterà benessere, che farà aumentare il Pil, che blablabla. Un nulla che ha smascherato il vero volto di tanti, troppi giornalisti che all’epoca del Movimento avremmo definito “servi del potere”. Quel nulla conclamato delle madamin paladine Sì Tav, con la loro frase esemplare: “posso assolutamente dire che non siamo, né io né le altre organizzatrici, competenti per poter entrare nel merito degli aspetti tecnici e ambientali dell’opera”. Un nulla però enorme, ricco e potente, un Golia contro cui in questi anni ha combattuto Davide: alcune migliaia di persone della Valle e non, che proprio non ci stanno a veder realizzata una minima parte di quel corridoio 5 che non esiste. Esattamente come il nulla.

nulla

Sabato ci sarò anch’io in piazza, a manifestare contro il nulla. So già che incontrerò tante facce note, un po’ invecchiate, e molte facce nuove. Alcuni che non erano neppure ancora nati quando già si parlava del nulla. Tutti contro il nulla. Come se si fosse dentro La storia infinita, convinti che la vicenda finisca bene come finisce lì.

La manifestazione No Tav di Torino in diretta

08 dicembre 2018

L’8 dicembre i cortei sono partiti da piazza Statuto alle 14: «Siamo 70 mila». Ci sono anche i gilet gialli. Il questore: «Sarà un evento pacifico». In molti hanno chiesto al M5s di mantenere le promesse elettorali. Contestato il vicesindaco della città.

Un mese dopo la piazza Sì Tav, è toccato a chi si oppone alla Torino-Lione far sentire la propria voce contro «una narrazione fasulla e falsata». Dell’opera, considerata un «inutile sperpero di risorse» e un «danno per l’ambiente», ma anche di una idea di futuro diverso, per loro «più che mai attuale». I cortei sono partiti da piazza Statuto alle 14. In una nota, il movimento ha fatto sapere che erano circa 70 mila i manifestanti che hanno marciato lungo le vie del capoluogo piemontese scandendo slogan sino all’arrivo in piazza Castello dove gli organizzatori hanno tenuto un comizio come avvenuto alcune settimane prima per la manifestazione di chi l’alta velocità la voleva. Ad aprire il corteo contro la Torino-Lione sono state le donne con uno striscione in mano che recitava: «C’eravamo, ci siamo, ci saremo! Ora e sempre No Tav». Dietro la testa del corteo una folta delegazione di sindaci in fascia tricolore. Anche il vicesindatoco di Torino Guido Montanari contestato da una decina di anarchici che lo hanno accusato di star svendendo la lotta No Tav. Brevi momenti di tensioni risolti subito dall’intervento sia degli addetti alla sicurezza che di altri manifestanti. Ma non sono mancari anche altri slogan e frecciatine contro il Movimento 5 stelle a cui è stato chiesto di rispettare quando in campagna elettolare sull’alta velocità.

Tra i partecipanti alla manifestazione anche le donne No Tav, gli studenti, i rappresentanti di numerosi comitati contro le grandi opere. Non mancava nemmeno Erri De Luca, il 68enne scrittore che è tra i personaggi più noti della battaglia contro la Torino-Lione in Val di Susa. Tra i gruppi più folcloristici le ‘Partigiane della terra e del futuro”, come recita il loro striscione. Tutte con un cappello di carta, di colore azzurro, con la scritto «Meglio montagnina che madamin». «Il vostro progresso è nato vecchio, il futuro è nostro», si legge in un altro striscione ancora con il treno crociato, simbolo del movimento No Tav. Proprio nella notte prima dell’evento, è ricomparsa, sulle pendici del monte Musinè, all’imbocco della Valle di Susa, la scritta «Tav=mafia» che, nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, qualcuno, probabilmente riconducibile al movimento Sì Tav, aveva parzialmente rimosso. Lo slogan, visibile a chilometri di distanza da chi attraversa la bassa valle, era stato realizzato con grandi teli bianchi. «Era già capitato in passato che qualcuno la rimuovesse», avevano commentato, negli scorsi giorni, alcuni attivisti, «questa volta si tratta evidentemente di una provocazione in vista del corteo dell’8 dicembre».

ALBERTO PERINO ATTACCA IL M5S

Sul palco a lanciare un appello dal sapore di monito al M5s è stato Alberto Perino, storico leader del Movimento che si oppone alla Torino-Lione. «Chiediamo che tutto questo abbia fine, lo chiediamo con forza a Di Maio e al partito che rappresenta. Lo chiediamo perché l’avevano scritto nel loro programma», ha spiegato. Per poi aggiunger: «Ci rendiamo conto che non sono soli al governo ma gli chiediamo di resistere e portare a casa quello che hanno promesso. Non accettiamo nessun tunnel». Parole analoghe sono arrivate da un’altra figura importante dei No Tav, Lele Rizzo del centro sociale Askatasuna: «Ci hanno lanciato la sfida e abbiamo vinto. In questa piazza vedo tanta normalità, ci sono moltissimi giovani e nessuno di chi ha manifestato oggi è stato precettato. Ci fanno passare per retrogradi – ha aggiunto – ma noi abbiamo la vera idea di futuro. Siamo motivati non da interessi personali, ma da un linguaggio di chi pensa per la collettività».

L’ASSESSORE UNIA: «NON CI INTERESSANO I CONFRONTI»

Alla manifestazione, oltre ai movimenti storici No Tav e i centri sociali come Askatasuna, sono presenti diverse delegazioni: da quella Fiom-Cgil con la segretaria generale Francesca Re David, fino ai Verdi, che il 7 dicembre hanno fatto sapere di aderire all’appello No Tav, passando per la Federazione anarchica italiana e un gruppo rappresentativo di gilet gialli francesiAnche tutto il gruppo consiliare del M5s Torino ha garantito la sua partecipazione in piazza. «Il confronto fra le piazze ci interessa poco. Tutti gli anni l’8 dicembre si fa una manifestazione, oggi si voleva dare un segnale più forte quindi la valle è scesa a Torino», ha detto all’inizio dei cortei, l’assessore comunale all’Ambiente Alberto Unia. «Siamo scesi in piazza perché siamo assolutamente No Tav», ha sottolienato, «come è scritto anche nel nostro programma elettorale, quindi era giusto farlo». Quanto all’analisi costi benefici sull’opera, Unia ritiene che “non darà esito positivo per la realizzazione. In questo momento – aggiunge – nel nostro Paese c’è bisogno di usare le risorse dello Stato per altro. Le ricadute dell’opera si riversano solo su un certo gruppo di poche persone, per i cittadini non portano sviluppo. È ora di pensare più al presente meno al futuro a cui si potrà pensare quando i cittadini staranno meglio”.

PRESENTE ANCHE UN DRAPPELLO DI GILET GIALLI FRANCESI

A sfilare coi No Tav anche una rappresentanza francese. C’è Gilles Margueron, sindaco del comune francese di Villarodin Bourget, che sfila con la fascia tricolore insieme a numerosi primi cittadini e amministratori italiani. «Siamo qui per dimostrare che anche in Francia e non solo in Italia si protesta contro il Tav», ha dichiarato, per poi aggiungere: «In Francia poche persone sanno quello che può succedere, non c’è informazione si dice sempre che il tunnel in Italia è partito e non è vero, così come da noi. Per ora ci sono solo i soldi dell’Europa per le discenderie non per l’opera. Un’opera non utile e quei soldi potrebbero essere spesi per cose più utili». Al corteo partecipa anche un gruppetto di una quindicina di gilet jaunedalla Valle francese della Maurienne. «Questo progetto», ha detto Jeanluc di Montricher Albanne, «è uno spreco di soldi che potrebbero essere spesi diversamente. E la vecchia Torino-Lione potrebbe benissimo essere adattata se solo si volessero investire delle risorse. Intanto, a Villarodin, dove si stanno scavando i 9 chilometri dell’ultima galleria preparatoria, gli abitanti non hanno più l’acqua».

IL QUESTORE MESSINA: «MANIFESTAZIONE PACIFICA»

Il questore della città, Francesco Messina, ha rassicurato circa la civiltà dei cortei che saranno impegnati nell’eventi. «C’è stata un’interlocuzione eccellente», ha spiegato, «con gli organizzatori e non ci sono segnali di preoccupazione». Poi ha continuato: «Torino è abituata a queste importanti manifestazioni. Noi garantiremo la libertà di manifestare il pensiero e, in accordo con gli organizzatori, cercheremo di evitare fastidi alla città, secondo la dottrina della questura da un anno a questa parte».

LE MADAMIN DEI SÌ TAV: «RISPETTIAMO LE OPINIONI ALTRUI»

«Ci sono momenti per scendere in campo e momenti per riflettere. Oggi lasciamo che siano altri a contarsi in piazza». Così le ‘madamin‘ promotrici della manifestazione sì Tav dello scorso 10 novembre. «Nel giorno delle manifestazioni di Roma e di Torino, da parte di persone con idee diverse dalle nostre, ribadiamo il nostro rispetto per le opinioni altrui», hanno scritto su Facebook, «e per le istituzioni democratiche che ne consentono l’espressione». Le sette donne preferiscono concentrarsi sul manifesto dei Sì: «Proviamo a rileggere attentamente e con occhio critico i suoi punti chiedendoci quali contenuti concreti vorremmo aggregare intorno a ciascuno di essi», è il loro invito, «proviamo a chiederci quali di questi punti sono più importanti per la comunità in cui ciascuno di noi è inserito e come potremmo discuterne all’interno della comunità stessa. Su questa base, grazie ai volontari che hanno risposto al nostro questionario (li stiamo lentamente contattando uno ad uno), potremo creare dei tavoli veri di discussione in cui ritrovarsi, né troppi né troppo pochi, per dialogare in modo civile e costruttivo. Abbiamo cominciato dalle scuole, ma con il vostro aiuto vogliamo coinvolgere altre comunità di cittadini a Torino e nella regione intorno a noi».

No Tav, il corteo a Torino: “M5s faccia quanto ha promesso”. Organizzatori: “Siamo 70mila”. Sindaca: “Opera del passato”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/08/no-tav-il-corteo-a-torino-m5s-faccia-quanto-ha-promesso-organizzatori-siamo-70mila-sindaca-opera-del-passato/4822324/

CRONACA

Da piazza Statuto a piazza Castello: sotto la mole sfila la marcia che è anche una risposta alla manifestazione del sì di un mese fa. Secondo La Presse i manifestanti sono circa 50mila, per la questura non più di 20mila. Appendino su Fb: “Futuro disegnato su un modello di sviluppo alternativo, sostenibile e collettivo è possibile”. Toninelli: “Analisi costi benefici rende più consapevole e informata la discussione pubblica”

Un mese dopo la piazza del sì, la Tav torna a riempire le strade diTorino. Da piazza Statuto è partito il corteo del fronte del No che poi è confluito in piazza Castello. “C’eravamo, ci siamo, ci saremo! Ora e sempre No Tav”, è lo striscione che ha aperto la manifestazione contro la Torino-Lione. “Mentre la coda non è ancora partita, possiamo già dire che siamo 70mila e faremo i conti alla fine. Una marea No Tav”, scrivono gli organizzatori. I manifestanti sono invece circa 50mila secondo La Presse, mentre per la questura sarebbero non più di 20mila. All’iniziativa organizzata dai favorevoli all’Alta velocità il 10 novembre gli organizzatori avevano parlato di circa 30mila presenti, mentre per la questura erano 25mila.

Perino: “M5s faccia quello che ha promesso” – “Chiediamo che tutto questo abbia fine, lo chiediamo con forza al M5S perché l’avevano scritto nel loro programma“. È l’appello lanciato dal palco della manifestazione No Tav di Torino da Alberto Perino, leader storico del Movimento. “Ci rendiamo conto – ha detto – che non sono soli al governo ma gli chiediamo di resistere e portare a casa quello che hanno promesso“. “La Tav si può solo non fare o ci troverete tutti davanti alle vostre ruspe– aggiunge – ci interessa fermare questo spreco assurdo e idiota che non possiamo permetterci”. “Hanno voluto fare l’analisi costi benefici, se è fatta in modo serio non potrà che dare un solo risultato: l’opera economicamente è insostenibile, inutile e devastante per l’ambiente”, ha concluso Perino.

Il messaggio della sindaca Appendino – Alla manifestazione No Tav di oggi pomeriggio c’erano “persone che vogliono ribadire che un futuro disegnato su un modello di sviluppo alternativo, sostenibile e collettivo è possibile. E che non può essere rappresentato dalla linea Torino-Lione“. La sindaca Chiara Appendino, su Facebook, definisce la Tav “una grande opera che rappresenta un modello di sviluppo del passato a fronte di un mondo che sta cambiando molto velocemente con prospettive inedite”. “Non ho mai esitato a ribadire la mia contrarietàall’opera – aggiunge – e la vicinanza a chi condivide queste istanze”. 

Airola (M5s): “Opera non si farà o tutti a casa” – “L’analisi costi benefici prima o poi arriverà e la Tav non si farà, lo stiamo dicendo chiaramente e credo stiano facendo un buon lavoro”, ha affermato, dal palco della manifestazione, il senatore M5S Alberto Airola: “L’opera – ha ribadito – non si farà mai. Sono sei mesi che stiamo lavorando. Ci sono differenze, ma ce la faremo”. Airola è “certo” che il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli “stia aspettando che arrivi il risultato definitivo dell’analisi. Uno studio – ha concluso – che confermerà che questa grande opera è inutilecome diciamo da sempre. Se così non fosse andremmo tutti a casa“.

Toninelli: “Piazza a favore di idea sostenibile di futuro” – Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli su facebook ha espresso “grande rispetto e considerazione per chi è sceso in piazza oggi a favore di una idea alternativa e sostenibile di futuro, di progresso”, ricordando che “l’analisi costi-benefici sul Tav Torino-Lione non serve solo ad ‘aiutare’ il decisore politico, ma anche a rendere più consapevole e informata questa sana discussione pubblica“. La capogruppo M5S al Consiglio comunale Valentina Sganga però sollecita “i ministri, i nostri ministri, a fermare subito l’opera” perché “settantamila persone vanno oltre gli esiti, più che scontati, che potrà produrre la stessa analisi costi/benefici. È una questione di giustizia, di civiltà e di democrazia: fermiamo subito il Tav”. Per la Sganga “oggi dovevamo essere 50mila amici, eravamo qualche migliaio in più e questa massa democratica non può soggiacere a nessun valore economico”.

Per il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli “gli oltre 70mila No Tav a Torino sono il segnale indiscutibile del fatto che siano in tanti a pensare che il progetto sia figlio di esigenze e visioni superate. Se è vero che la politica deve essere espressione di un popolo, non si può non prendere in seria considerazione la manifestazione di oggi. A chi strumentalizzò la manifestazione “Si Tav” etichettandola come protesta contro la sindaca Appendino arriva la risposta: le strade di Torino piene di persone e idee per il futuro. Avevano preso una bella cantonata”.

“Siamo in 100mila, grazie alle madamin” – Il leader No Tav Perino dal palco ha urlato “siamo in 100mila, ve ne rendete conto?”, mentre la testa del corteo con alle spalle una folta delegazione di sindaci in fascia tricolore entrava in piazza Castello. E poi le donne No Tav, gli studenti, i rappresentanti di numerosi comitati contro le grandi opere. “A sarà dura“, ha aggiunto Perino, scandendo lo storico slogan del movimento. La manifestazione “sta andando oltre le più rosee aspettative. Tanta gente No Tav che aveva perso la voglia e la grinta – ha continuato – si è sentita spronata dagli insulti delle madamin“. “Ci hanno lanciato la sfida e abbiamo vinto. In questa piazza vedo tanta normalità, ci sono moltissimi giovani e nessuno di chi ha manifestato oggi è stato precettato”, ha ribadito Lele Rizzo, leader del centro sociale Askatasuna.

Riuniti sotto la Mole anche vigili del fuoco, ambientalisti e centri sociali, la Fiom-Cgil, una delegazione di amministratori francesi e anche il Movimento 5 stelle, dopo l’ordine del giorno con cui il Comune di Torino ha chiesto al governo di fermare l’opera. “È una manifestazione che a spanne è da 100mila persone. Essere qui significa rappresentare una città e una maggioranza che ha votato un programma. La sindaca Appendino la pensa come me e io qui la rappresento”, ha detto il vicesindaco Guido Montanari mentre sfilava dietro lo striscione ‘Amministratori No Tav’ insieme a molti consiglieri.

I sì Tav: “È un flop, meno di 10mila persone” – Anche Montanari concorda dunque con la stima di Perino, mentre i detrattori, come Silvio Viale, esponente radicale di Più Europa, hanno commentato: “È un flop. Invece dei 70mila annunciati, sono meno di 10mila intruppati nei 400 metri tra piazza XVIII dicembre e piazza Statuto”. “Alla manifestazione No Tav stanno partecipando molte persone in meno rispetto a quella dei favorevoli al Tav. Insomma, tanto rumore per nulla“, ha detto anche il leader di Moderati Giacomo Portas, eletto alla Camera nel Pd.

No TAV – Comunicato Stampa 7 dicembre 2018 – La perdita dei fondi Europei e le responsabilità di TELT

Comunicato Stampa

PresidioEuropa

Movimento No TAV

7 dicembre 2018

www.presidioeuropa.net/blog/?p=17980

La perdita dei fondi Europei e le responsabilità di TELT

 La Commissione europea sta studiando un Piano B

In relazione all’attuale situazione “di messa in pausa” del progetto Torino-Lione da parte della Francia e dell’Italia, che potrebbe procurare alcuni ritardi, il portavoce della Commissione dr. Enrico Brivio ha affermato ieri a Bruxelles che “La Commissione Ue non può escludere di dover chiedere all’Italia di restituire i contributi CEF già sborsati se non possono essere ragionevolmente spesi in linea con le scadenze dell’accordo di finanziamento, in applicazione del principio ‘usare o perdere i fondi’ “.

Il Regolamento CEF non prevede di ripagare i contributi ricevuti e utilizzati da TELT, ma ovviamente, se vi sono fondi trasmessi a TELT come acconto di tesoreria, non vi sarebbe nessun problema ad applicare per tali acconti la clausola “use it or lose it”.

Sappiamo che TELT ha già accumulato un forte ritardo prima ancora che i ministri Toninelli e Borne decidessero congiuntamente il 3 dicembre una pausa di riflessione. Siamo pronti a ricevere da TELT il cronoprogramma che dimostra che tutti i fiondi promessi indicati nel Grant Agreement avrebbero potuto essere utilizzati entro il 31 dicembre 2019.

La Commissione tecnica Torino-Lione, che segue da vicino i lavori in corso, informa che i lavori banditi e non aggiudicati da parte di TELT, tutti relativi a lavori preliminari, ammontano ad un valore di 352 milioni di € cui aggiungere 19,5 milioni di € per la direzione lavori dal lato Italia. L’Unione Europea non ha titolo a richiedere fondi già spesi per altre opere, quali le discenderie e i tunnel geognostici già realizzati o, sul suolo francese, attualmente in corso.

I lavori in corso in Francia riguardano il tunnel geognostico (così è ufficialmente qualificato sul bilancio di TELT) che collega la discenderia di Saint Martin La Porte e La Praz il quale è giustificato dalla presenza di faglie da caratterizzare.

Il portavoce della Commissione europea ha informato i media che la Commissione europea, con riferimento agli sviluppi delle negoziazioni tra l’Italia e Francia sul futuro del progetto, sta già studiando il Piano B.

Il dr. Brivio ha infatti affermato che “A seconda degli sviluppi nelle prossime settimane, nella prima parte del prossimo anno potrebbero diventare necessari modifiche all’accordo di finanziamento per modificare l’ambito dei lavori e i suoi tempi”.

Come indicato nel GRANT AGREEMENT del 25 novembre 2015 i fondi europei concessi all’Italia e alla Francia per € 813,781 milioni devono essere utilizzati da TELT entro il 31 dicembre 2019. Comprendono attività geognostiche o accessorie (Fase 1) e fondi per lo scavo del tunnel di base (Fase 2).

Ma, per iniziare i lavori della Fase 2, occorre che l’Italia e la Francia dimostrino di aver stanziato tutti i fondi per completare lo scavo del tunnel (art. 16 dell’Accordo di Roma del 30 gennaio 2012).

Alcuni fondi della Fase 1 non potranno quindi essere utilizzati se i relativi lavori non saranno completati entro il 31 dicembre 2019, sulla base del principio dell’Unione europea “use it or lose it”. Più probabilmente la loro erogazione sarà rinviata, sempre che il progetto non sia nel frattempo annullato.

Ricordiamo che già nel 2013 LTF (ora TELT) era incorsa nello stesso infortunio, come illustrato in questo Rapporto.

È da ribadire tuttavia che in caso di annullamento del progetto, la UE non avrebbe alcun diritto a richiedere all’Italia o alla Francia la restituzione dei fondi già utilizzati.

Da mesi PresidioEuropa No TAV ha allertato l’opinione pubblica sui ritardi accumulati da TELT, argomentando la probabile difficoltà/incapacità di TELT a seguire i lavori previsti in questa fase.

Ma vi è anche un’altra ipotesi: TELT non è stata capace fino dall’inizio a comunicare alla Commissione europea una corretta programmazione delle varie fasi dei lavori.

TELT da settimane fa campagna di promozione per la Torino-Lione utilizzando il denaro pubblico che dovrebbe essere invece impiegato per costruirla.

TELT non dovrebbe fare propaganda ma solo condurre responsabilmente i lavori affidatigli dall’Italia e dalla Francia, rispettando i tempi che essa stessa ha previsto, e comunicare responsabilmente ogni difficoltà incontrata strada facendo.

Perché i servitori dello Stato italiano e francese che siedono nel Consiglio di Amministrazione di TELT, invece di dirottare denaro pubblico nella propaganda, non mettono subito a disposizione i dati di bilancio, insieme a tutta la documentazione che consenta all’opinione pubblica di giudicare il loro operato?

Stiamo parlando del cronoprogramma, degli stati di avanzamento dei lavori, dei consuntivi presentati alla Commissione europea per il rimborso, dei rimborsi ricevuti o respinti, delle gare di appalto assegnate, di quelle che TELT vorrebbe assegnare.