Scontri etnici a Venezia: Islamici con bastoni e coltelli massacrano i cristiani, a casa nostra

scontri tra richiedenti asilo, meglio precisarlo subito. E’ in questo modo che devono vivere solo per ARRICCHIRE LE COOP DI MAFIA CAPITALE?

21 febbraio 2018
venezia
Venezia – Lo scontro tra etnie e religioni, qui in casa nostra. Sangue, persone a terra moribonde, teste fracassate, tagli sulle mani e sul collo e ancora sangue, sangue ovunque.
Siamo nell’ex base militare di Conetta, frazione di Cona, un comune del veneziano. Conetta è una distesa infinita di campi, in tutto ha 197 abitanti, 197 ai quali si aggiungono i quasi 700 richiedenti asilo che, da otto mesi, sono ospitati nell’ex base. Attorno a questa struttura non c’è una casa, non c’è una strada asfaltata, non c’è anima viva. I cancelli del campo si aprono e si chiudono, facendo vibrare quei fasci di filo spinato che ancora lo racchiudono. Il tempo da fuori sembra essersi fermato, in una sorta di bomba a orologeria pronta a esplodere.
E, infatti, l’altra sera il tempo ha scandito il suo game over, le lancette dell’orologio segnavano le 19.30 quando giovedì è scoppiata una brutale maxirissa. Fonti vicine a Il Giornale dicono che i nigeriani cristiani se la sono presa con i pachistani e gli afghani musulmani e che si sono colpiti come bestie, usando coltelli, asce, bastoni di legno, spranghe e tubi di ferro. Insomma tutto quello che capitava loro sotto mano.
 
Una sorta di mini-jihad, trasportata qui nelle nostre terre, e dovuta al fatto che i cristiani in Nigeria vengono massacrati dai musulmani, così una volta qui si vendicano. Giovedì se le sono date di santa ragione. Stando ai racconti e alle testimonianze di chi era sul posto, i musulmani erano in fila per ricevere il pocket money, che viene dato loro ogni quindici giorni. I nigeriani a quel punto si sono avvicinati, hanno detto loro qualcosa e qui hanno cominciato a colpire.
Hanno tirato fuori coltelli, qualcuno parla anche di asce, tubi di ferro e bastoni di legno. Una vera e propria guerriglia, un vero e proprio scontro violento tra etnie e religioni diverse. La stessa eterna lotta tra cristiani e musulmani, aggravata dal sovraffollamento del centro di accoglienza. «All’interno del campo, in una tenda sono più di un centinaio ci spiega il nostro contatto – e tutte le persone provengono da Paesi differenti, hanno lingue e religioni diverse.
Different religions continua a dirci different religions, così è naturale che inizi un combattimento. I nigeriani hanno anche i coltelli». Stando ai racconti delle nostre fonti, sembrerebbe che i nigeriani si siano procurati le lame al di fuori del campo, nei negozi del piccolo centro. I richiedenti asilo, infatti, durante il giorno possono uscire, percorrendo quell’immenso viale sterrato, in bicicletta, che li conduce in Paese. E ora questo preoccupante episodio sta provocando allarmismi in molti residenti. E non mancano i casi di chi di notte si è ricavato una scappatoia, per uscire non visto dalla ex base. Sul retro del campo, fino a qualche settimana fa, era infatti ben visibile un buco nella recinzione a grandezza uomo.
Quello che fa preoccupare e allarmare sarebbe soprattutto la presenza di queste armi bianche all’interno del campo. «We are afraid ci dicono i profughi noi abbiamo paura». Gli scontri infatti sono stati molto violenti. A finire in ospedale, pieni di sangue, alcuni con le teste rotte, sono stati almeno sei richiedenti asilo. Sul posto si è subito reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine, rimaste a lungo per evitare che la situazione degenerasse ancora, oltre che tre ambulanze giunte a sirene spiegate per soccorrere i feriti. I tumulti sono durati a lungo. E il giorno dopo la notizia è trapelata, confermando la violenta rissa, con calci, pugni e diversi colpi proibiti. Alcuni residenti, preoccupati dal via vai di volanti e ambulanze sono andati alla ex base, giovedì sera, ma dall’esterno, raccontano ora, non si vedeva nulla. E, infatti, l’inferno era all’interno. Un inferno che rischia ancora più di bruciare e alzare le fiamme.

Africani arrestati per cannibalismo: attaccano uomo in strada per divorarlo

ma se usa così, chi siamo noi per giudicare?

22 febbraio 2018
IMMIGRATI AFRICANI ARRESTATI PER CANNIBALISMO: LO ATTACCANO PER STRADA, GLI STRAPPANO ORECCHIE E LE MANGIANO
Non solo cagnolini arrostiti e ragazzine fatte a pezzi, anche cannibalismo. Hanno violentemente morso la loro vittima strappando lembi di labbra ed orecchie prima di consumarne i pezzi. Tre immigrati africani di Capo Verde sono stati arrestati domenica sera nel sobborgo afroislamico di Parigi, Clichy-sous-Bois (Seine-Saint-Denis), per violenza e cannibalismo che hanno provocato mutilazioni permanenti alle vittime.
Intorno alle 6 del pomeriggio i tre africani hanno attaccato la vittime staccandoli a morsi le labbra e le orecchie, poi ne hanno ingerito le carni strappate. Una scena orribile, da giungla metropolitana. L’uomo è riuscito a fuggire ferendo uno degli aggressori e, probabilmente, evitando di essere fatto a pezzi e mangiato.
Alla fine è intervenuta la polizia e alcuni passanti. I tre ‘cannibali’ sono stati arrestati. I due feriti, vittima e aggressore, furono trasportati all’ospedale di Montfermeil (Seine Saint-Denis).
cannibali

ROSA LUXEMBURG AGAINST FEMINISM

Bibeau.robert@videotron.ca    Éditeur   http://www.les7duquebec.com

7.3.2018

THE ARTICLE IS AVAILABLE ON THE WEBMAGAZINE:

http://www.les7duquebec.com/7-au-front/rosa-luxembourg-contre-le-feminisme/

Source of the article in Spanish: https://nuevocurso.org/rosa-luxemburgo-contra-el-feminismo/

Suffragettes and feminism

The feminism appeared in Europe in the late 1890s as the “suffragism“. The suffragettes demanding the extension of voting for bourgeois women in electoral polls then reserved to landowners. They demanded the right of women of the propertied classes to participate in the political leadership of the bourgeois state. In their battle for a place for women in the management of capital affairs and the government of the upper classes, the suffragettes tried to recruit the workers, many more and especially better organized. The suffragettes offered an united front between classes of “feminists” whose objective was to obtain bourgeois deputies to the bourgeois parliaments. They promised to represent “the common interest of all women“, interest supposed to unite the women workers and the society ladies. But the common interest of the society ladies and women workers does not exist.

The left of the Second International, with Rosa Luxemburg and Clara Zetkin in the lead, was radically opposed to the united front of women of the two antagonistic classes. One year before the formation of the first group of suffragettes in England, Zetkin presented to Gotha, the founding congress of the German Socialist Party, a report on “The question of women and the tasks of social democracy” adopted unanimously by the Congress. Subsequently, the German socialists devoted themselves to organizing and training thousands of working-class women to mobilize them in favor of universal suffrage.

The feminists want reforms, we want the social revolution

At the Congress of the Second International in Stuttgart, the left, with Zetkin and Luxemburg at the head, leads the struggle worldwide, not against a supposed machismo, but against feminist groups of certain parties such as the Parti de Belgique, which adopted at its Congress to support the expansion of suffrage to upper-class women.

At the Congress of the Second International in Stuttgart the social-democratic parties of all countries were urged to lead the struggle for universal suffrage (propertied classes and not propertied classes) as an essential and indispensable element of the general struggle of the proletariat for the the right to vote and other women’s aspirations in their living and working conditions. The feminists wanted to extend suffrage only to women of the upper classes, the socialism struggled to make universal the right to vote; which made an observer say: the feminism desires a legal reform, the Marxism wants a social revolution.

Women’s struggle and struggle for socialism

The ideological battle becomes more and more intense over the years. Rosa Luxemburg in her correspondence speaks of the “moral and spiritualist” aspect of feminists and the invocations which they make in favor of “the rejection of the role attributed to women” when it was in fact a question for the feminists of equality between men and women of the upper layers to gain power.

For Rosa Luxembourg, it is obvious that “the woman” is not a historical subject above or outside social classes and we proclaim our deep rejection of the claim of a so-called “women’s right that would benefit only the workers regardless of the evolution of the workers’ movement and the anti-capitalist class struggle.

For Rosa Luxemburg, the feminists attempt to use the workers’ rejection of women’s oppression in a way that deflects the struggle and prevents the joining and consolidation of a united labor movement that was then in the process of edification, as did the nationalism by deflecting the resistance to national oppression.

Rosa Luxemburg and the national question (1908)

The duty to protest against the national oppression and to lead the struggle, which corresponds to the class orientation of the proletariat, finds its foundation in the “right of nations“, but the political and social equality of the sexes does not stem from no “women’s right” to which the bourgeois feminist movement refers. These rights can be obtained only from a widespread opposition to the system of class exploitation, to all forms of social inequality and to any power of domination. In a word, these rights can be deduced only from the fundamental principles of socialism.

Rosa Luxemburg in front of the military court (1914)

Rosa Luxemburg was judged for her call to turn the world imperialist war into a revolutionary civil war in every country. In “Die Gleichheit“, the journal, led by Zetkin, she clearly states that the power of women with voting rights stems from their social position in the bourgeoisie and the petty bourgeoisie, and the legal reform of the right to vote constitutionalizes the capitalist power. However, the working women can only emancipate themselves through the class struggle.

The defenders of the rights of middle-class women want to acquire political rights to participate in the old politics. The proletarian women can only follow the path of the workers’ struggles, the opposite would be to put a foot in the bourgeois power by means of a legal statute voted in the bourgeois parliament.

Why denounce the bourgeois feminist organizations?

Because Rosa Luxembourg realizes that the feminist movement has only served to increase the political power of the petty bourgeoisie and the nationalist patriots who have supported the feminism to divide the class movement, the labor movement, by opposing proletarian men and women.

Rosa Luxembourg is clear, the organization of women’s groups only can’t open the door to class struggles. When Clara Zetkin initiates the first conference of socialist women, she teases Luisa Kautsky: “Are we now feminists?” She writes. But Rosa Luxembourg knew that if Clara Zetkin organized socialist women’s groups it was to extend her program to the entire working class and not only to women workers in large urban concentrations. In Germany, at that time, there were many women in factories, but most women were requisitioned at home in a non-industrial work.

There is only one movement, one organization of communist women – formerly socialists – within the Communist Party and it must include the communist men. The ends of the communist program are our ends and our tasks, chanted Rosa Luxemburg.

MARCH 8 AGAINST FEMINISM

The creation of the militant day of March 8th as a day of struggle and a workers’ strike began in 1910 under the name of “International solidarity day between proletarian women” on the proposal of Clara Zetkin. The aim was to affirm the socialist and working character of the movement through truly universal suffrage, namely, by including the battle for the right to vote for all women: “That is to say that the creation of March 8 was part of the struggle of the women of the left of the Second International for the democratic rights of all the workers and against the feminist idea of the “union of women” against which I fought all my life”, Rosa Luxemburg wrote.

R.Luxembourg and C.Zetkin will fight against the formation of all interclass united front organizations and against all attempts to mobilize women on a feminist basis and to do this they will “create” the  March 8: a unitary mobilization of all workers.

March 8, 1917 in Petrograd

It was the March 8, 1917 demonstration in Petrograd, which called the socialist labor groups, without distinction of sex, asserting demands for the class as a whole, and became the trigger of the Russian revolution.

THE MOMENT OF TRUTH

The moment of truth that shows the context and reason for the left-wing battle of the Second International against Feminism came with the First World War. The suffragettes then asked the bourgeois governments to incorporate the women into the war effort and the bloody carnage, and they actively collaborated in the recruitment of soldiers for the butchery of 1914-1918. As a reward, in 1918, the British government granted the right to vote to 8 million women from wealthy families, still far from universal suffrage. This is what the press today celebrates as “the conquest of women’s voting”, forgetting to say that there were few who got this right.

Opposing Clara Zetkin and the groups of internationalist workers will call the first international conference against war in the midst of the most savage repression of all bourgeois governments. This is the first political act organized by a group of the Second International against war at a time where Luxembourg, Rühle and Liebcknecht were already in prison for sedition.

The conference wanted the proletarians to free themselves from nationalism and the social democratic parties to regain all their freedom in favor of the class struggle. The end of the war could only be achieved by the clear and determined willingness of the popular masses of the belligerent countries. The Conference appealed to socialist women and socialist parties in all countries on the theme of making war on war!

Translated from Spanish by Robert Bibeau. 02/20/2018. http://www.les7duquebec.com

Robert Bibeau

Robert Bibeau is a journalist, specialist in Marxist political economy and proletarian activist for 40 years.

Bibeau.robert@videotron.ca

Éditeur du webmagazine  http://www.les7duquebec.com

8 Marzo festa della Donna – Perchè 8 Marzo?

Molte fantasie e mistificazioni si sono fatte sulla data dell’8 marzo.

Innanzi tutto si hanno notizie delle prime “feste della donna” nel 1907 in Germania e nel 1908 in USA e poi a seguire, in molti altri stati ma con date diverse.

festa della donna

Il Tempo e la Storia – Festa della Donna

I più fanno risalire questa  data quale ricorrenza di un incendio avvenuto nel 1908 a New York, facendo probabilmente cponfusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Trianglenella quale morirono 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica). Altre versioni citavano la violenta repressione poliziesca di una presunta manifestazione sindacale di operaie tessili tenutasi a New York nel 1857mentre altre ancora riferivano di scioperi o incidenti avvenuti a Chicago, a Boston o a New York.

Invece la storia è molto più semplice: l’8 marzo è la ricorrenza di quando le donne di San Pietroburgo scesero in piazza, il 23 febbraio 1917 (secondo il calendario Giuliano che corrisponde appunto all’8 marzo secondo il calendario Gregoriano, il nostro)  per protestare essenzialmente contro la guerra e contro le condizioni di vita da questa causate, dando così origine alla rivoluzione che portò alla deposizione dello Zar ed alla costituzione di un governo “socialdemocratico” di coalizione presieduto da Kerenskii da non confondere con la rivoluzione di ottobre (sempre 1917) detta Boscevica.

La data dell 8 marzo « Giornata internazionale dell’operaia » fu fissata il 14 giugno 1921 durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista.

Per molti anni la vera motivazione storica è stata, prima occultata e poi dimenticata; probabilmente per motivi politici: agli “occidentali” ricordava il comunismo ed ai comunisti ricordava che non furono loro a deporre lo Zar, bensì una rivoluzione popolare spontanea iniziata appunto dalle donne.

Con questo credo che finalmente GIUSTIZIA Storica è stata fatta!!!

AUGURI a TUTTE le Donne!

Costrette a prostituirsi – Sui carri bestiame dalla Nigeria all’Italia, la nuova tratta delle schiave del sesso

le femministe antirazzista antifasciste che cianciano di diritti delle donne (a patto non siano di destra) che ci dicono? Erano nei centri di accoglienza, PRELEVATE, ORA DITEMI CHE LE VOSTRE COOP NON SONO COMPLICI E’ questa la vita che sognavate per loro? Se rende a mafia capitale E TUTTE LE MAFIE ANNESSE l’omertà è d’obbligo? E le paternali sui diritti umani? Dedicato a chi bolla come razzisti xenofobi chi denuncia la mafia nigeriana (tra le altre mafie, indigena inclusa)

prostirute nigeriane
” Vi erano poi legami anche con alcuni esponenti della criminalità organizzata nigeriana dedita al reclutamento, all’introduzione clandestina e, quindi, allo sfruttamento di giovani donne. I destinatari della misura cautelare erano vicini a membri del gruppo “Black Axe”, già sottoposti a fermo nell’ambito dell’omonima operazione, per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.”
Sui carri bestiame dalla Nigeria all’Italia, la nuova tratta delle schiave del sesso
Costrette a prostituirsi 28 febbraio 2018
Torino – I carabinieri del nucleo Investigativo di Genova hanno smantellato un’organizzazione criminale dedita al traffico della prostituzione: 7 persone sono state arrestate.
Dalle indagini è emerso che le ragazze venivano “acquistate” in Nigeria e portate in Italia, in particolare a Torino: molte di loro hanno affrontato un lungo viaggio verso le coste libiche a bordo di carri bestiame. Arrivate in Italia, venivano accolte nei centri di accoglienza per richiedenti asilo: da lì, però, venivano prelevate dagli sfruttatori e trasferite a Torino e nella provincia, dove erano costrette a prostituirsi.

Il docufilm “O la Troika o la vita” a Milano

Alla luce dei recenti avvenimenti in Italia, Europa, mondo

O LA TROIKA O LA VITA – EPICENTRO SUD
Non si uccidono così anche i paesi ?

Presentazione del docufilm di Fulvio Grimaldi e Sandra Paganini a Milano, Casa Rossa, Via Monte Lungo 2, sabato 10 marzo, alle 18.00.

o la troika

I temi del film – Grecia e Italia, terremoto, gasdotti e trivelle, migranti, imperialismo e mondialismo – nella relazione dell’autore e nel successivo dibattito permetteranno di affrontare alcune questioni determinanti dello scontro in atto tra popoli e loro territori e i poteri che ne devastano ambiente, patrimonio storico, cultura, comunità, salute, autodeterminazione. Scontro che determinerà le sorti dell’umanità nei prossimi decenni. Nel film si esprimeranno voci autorevoli e anche controverse: leader della sinistra greca, antropologi, economisti, fisici, filosofi, protagonisti delle lotte sul territorio. Sarà particolarmente interessante esaminare quale legame ci sia tra il fenomeno delle migrazioni, lo spopolamento delle regioni terremotate nel Centroitalia e la sistematica distruzione delle vestigia di civiltà che segnano la storia di popoli e Stati: Grecia, Siria, Iraq, Africa, Italia…

No TAV – Come buttare via il denaro dei cittadini: l’Italia pagherebbe la maggior parte della Torino-Lione, la Francia ringrazia

il fatto quotidiano Cronaca – lunedì 5 marzo 2018

No Tav: “Più costi a nostro carico, favorita la Francia”

La ripartizione delle spese viene contestata anche dall’ex presidente dell’Osservatorio

di Andrea Giambartolomei | 5 marzo 2018

Un tunnel di 57,2 chilometri tra Italia e Francia che, nonostante insista maggiormente nel territorio transalpino, sarà pagato soprattutto dai contribuenti italiani. È uno degli aspetti della ripartizione dei costi della Torino-Lione contestati da alcuni No Tav che denunciano un atteggiamento di favore di Roma verso Parigi.

La critica arriva dal “Presidio Europa” del movimento della Val di Susa, che definisce la questione come una “assurda asimmetria”. Anche se l’origine di questa ripartizione risale all’accordo siglato a Roma nel 2012, per gli oppositori della grande opera è diventata una materia su cui battersi ora che la Francia sta mettendo in discussione molti progetti infrastrutturali, ma non ancora quelli legati alla Torino- Lione.

ANDIAMO con ordine.

Stiamo parlando del tunnel di base del Moncenisio, attraverso il quale dovranno passare i treni merci ad alta capacità del corridoio europeo Ten-T (Trans European Network-Transport). Da un documento del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) su ll ’autorizzazione dei primi due lotti del cantiere del tunnel italo-francese, un atto approvato dal governo il 7 agosto scorso, vagliato dalla Corte dei conti il 20 dicembre e pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 24 gennaio, si apprende che il costo attualizzato della galleria è di 9,63 miliardi di euro: equivale al costo certificato (8,3 miliardi di euro “in valuta 2012”) a cui si aggiungono circa 300 milioni di euro per l’acquisto dei terreni e altre operazioni, aggiornato con un tasso dell’1,5 per cento l’anno fino al 2029.

In particolare, l’accordo di Roma prevede che il costo sia ripartito così: 57,9 per cento per l’Italia e 42,1 per la Francia.

Quindi l’Italia dovrà spendere 5,57 miliardi di euro e la Francia 4,06 miliardi di euro. “Oltre tale importo i costi saranno ripartiti in parti uguali”, si legge ancora.

A queste cifre bisognerà poi togliere il contributo dell’Unione europea che, se i tempi dei lavori saranno rispettati, potrà coprire fino al 40 per cento del costo certificato, cioè circa 3,4 miliardi di euro. Così, spiega  Paolo Prieri del “Presidio Europa”, l’Italia dovrà pagare 3,6 miliardi di euro e la Francia 2,6 miliardi in valuta corrente.

Ma, a questo punto, i “tecnici” No Tav notano una cosa: sul territorio italiano ci sono 12,2 dei 57,2 chilometri, mentre su quello transalpino sono 45. Mettendo in rapporto i costi e la lunghezza, ogni chilometro di galleria italiana vale 293,5 milioni di euro contro i 57,9 milioni per ogni chilometro nella parte francese. “Quasi cinque volte di più”, afferma Prieri.

PERCHÉ una divisione con queste percentuali?

Una nota informativa dell’Osservatorio del governo per la Torino-Lione spiega che, data la copertura del 40 per cento dei costi da parte dell’Europa, Italia e Francia dovranno dividersi il rimanente 60 per cento così: 25 per cento a carico di Parigi (pari al 42,1 per cento di cui sopra) e il 35 per cento di Roma (cioè il 57,9 per cento). “Al netto del contributo europeo, la logica di un’opera tra due Stati è la ripartizione dei costi in maniera equa, non importa quanto l’opera insista su un territorio o l’altro – ha spiegato l’ex presidente dell’Osservatorio Mario Virano lo scorso mercoledì a margine di una conferenza stampa -. In questo caso l’Italia si è accollata il 10 per cento in più”, cioè la differenza tra il 25 per cento francese e il 35 per cento italiano.

“Fa questo perché la tratta francese, da Saint Jean de Maurienne a Lione, costa quasi tre volte in più di quella italiana”, continua Virano. Ma il suo successore Paolo Foietta ritiene errata la lettura dei costi per ogni chilometro: “Dobbiamo valutare invece che per 270 chilometri totali si spenderanno circa 16 miliardi.

Il valore medio dell’opera è di circa 60 milioni di euro al chilometro, valori compatibili con la media europea”.

Spiegazioni, però, che non soddisfano i No Tav più attenti ai costi pubblici: “Siamo contrari all’opera ma, se proprio si deve fare, allora si faccia equamente, come si fa in un condominio con i millesimi. Se dicessimo alla Francia di pagare il tunnel in proporzione alla sua quota, dovrebbe aggiungere 2,3 miliardi ai 2,6 attuali, arrivando a quasi 4,9 miliardi di euro. A quel punto cosa deciderà il presidente francese Emmanuel Macron?”, si chiede Prieri.

Anziani picchiati e rapinati, arrestati i tre banditi: giovani ospiti della parrocchia

razzismo? Intolleranti? O paura di non essere al sicuro nelle mura di casa propria?

Monteriggioni, uno dei malviventi è minorenne. Hanno ammesso le loro responsabilità e ora sono in carcere
Pubblicato il 22 febbraio 2018
I coniugi rapinati con la vicina di casa
Foto Lazzeroni
Monteriggioni (Siena), 22 febbraio 2018 – Arrestati i tre banditi che lunedì scorso, all’una e mezzo del mattino, misero a segno una violenta rapina in casa di due anziani coniugi a Monteriggioni. Si tratta di tre giovani (uno minorenne, del 2000) albanesi.
Mentre gli anziani coniugi Bonelli si trovavano tranquillamente a letto, tre giovani, dei quali uno minorenne, sono entrati in casa forzando una porta-finestra sul retro. Una volta immobilizzati marito e moglie, i tre banditi si sono divisi i compiti: due pensavano a immobilizzare sul letto gli anziani coniugi, 83 anni lui e 81 lei, il terzo invece doveva cercare denaro e altri oggetti preziosi nei cassetti.
La disperata e inattesa reazione dei coniugi, con grida d’aiuto e gesti disperati per liberarsi dalla presa dei rapinatori, ha probabilmente colto di sorpresa i malviventi che, dopo una rapida ricerca nei cassetti della camera da letto, hanno le chiavi dell’auto lasciate sopra un mobile e sono fuggiti non prima di aver strappato una catenina in oro dal collo dell’uomo e avergli sfilato con forza l’orologio, ferendolo.
I due sono stati soccorsi da una vicina di casa, richiamata dalle grida d’aiuto.
Le indagini sono state condotte dai Carabinieri di Poggibonsi, attraverso la Stazione di Monteriggioni, e dal Nucleo Operativo e Radiomobile. Da un primo sopralluogo è emerso che i rapinatori in fuga avevano lasciato un rotolo di nastro adesivo trasparente, con il quale avrebbero, in caso di necessità, legato i polsi degli anziani, e avevano tagliato il filo del telefono.
Le indagini hanno portato velocemente a individuare tre uomini ospiti da tempo della casa parrocchiale di Monteriggioni gestita dal parroco. I tre sospettati sono stati fermati intorno alle 21 nel momento in cui facevano rientro da Firenze a bordo dell’autobus di linea e accompagnati all’interno della casa parrocchiale dove vivono. La perquisizione ha permesso di rinvenire l’abbigliamento usato nel corso della rapina. Poi uno degli stranieri ha ammesso le proprie responsabilità, seguito a breve distanza dagli altri due. Infatti è stata trovata anche la refurtiva. Adesso si trovano in carcere.
I successivi accertamenti effettuati, sotto la direzione e il coordinamento del pm Nicola Marini, hanno consentito di recuperare l’intera refurtiva. I tre sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto, convalidato dal Tribunale di Siena e dal Tribunale per i minori di Firenze, che disponevano entrambi la custodia cautelare in carcere.
di LAURA VALDESI

Mamma e figlia 12 enne molestate in pieno centro: “Ho provato rabbia e tanto spavento”

sembra che gli italiani da bravi razzisti abbiano paura di fantasmi e non di essere una potenziale vittima dell’accoglienza, vittime di episodi di violenza che sono all’ordine del giorno ormai.

Stando al racconto della vittima, l’episodio si è verificato in pieno giorno: ad importunarle sarebbero stati due giovani cittadini extracomunitari
mamma
(foto tratta da Google maps)
Di: Alessandro Congia
 
Molestate in pieno giorno, in pieno centro a Cagliari, da due giovani cittadini extracomunitari. Una mamma di 46 anni e sua figlia, 12enne, rimaste letteralmente impietrite dall’accaduto: lei è una libera professionista e per motivi di privacy,  preferisce che non si menzioni il suo nome e cognome, ma ha scritto alla redazione di SardegnaLive.net con tanto di firma. Per meglio accertare quanto fosse accaduto abbiamo anche parlato con lei al telefono e constatato quale fosse il suo messaggio da lanciare, l’ennesimo monito d’allarme affinchè chi dovrebbe gestire e garantire l’accoglienza dei disperati possa farlo con maggiore evidenza.
 
IL RACCONTO. Ero con mia figlia  nei pressi di Pizza Del Carmine – dice – intorno alle 12, strada frequentata e abbastanza trafficata, due giovani di colore, che percorrevano il marciapiede nella direzione opposta, hanno iniziato a fissare mia figlia, premetto che ha appena 12 anni.  Arrivati affianco a noi, uno a destra l’altro a sinistra, si sono strusciati su di lei, schiacciandola per alcuni secondi tra i loro corpi.  Ovviamente ho visto mia figlia impallidire, l’ho presa per un braccio e l’ho tirata verso di me e con grande rabbia gli ho guardati e ho detto loro Andate via velocemente siete degli animali. Uno di loro il più giovane mi ha guardata e con un sorriso arrogante e beffardo mi ha mandato un bacio. Premetto che io non sono razzista, mi spiace molto aver detto “siete animali”, però una mamma che vive un situazione del genere vive momenti di grande rabbia. Oramai girano senza controllo, i due giovani potevano avere apparentemente appena 19 anni. Mentre ciò accadeva – racconta ancora scossa la donna – ho avuto anche timore per la mia bambina, poi dopo un po’ mi sono tranquillizzata, ho cercato di minimizzare l’accaduto con mia figlia, perché a questa età certi episodi potrebbero lasciare un segno, potrebbero essere elaborati in modo sbagliato”.
La lettera si conclude con un monito di speranza: “Apprezzo tutti gli extracomunitari che sono arrivati qui da noi in Italia che si sono integrati e che ricoprono un ruolo importante e fondamentale per la società – ammette la mamma –  ma purtroppo tutti gli altri possiamo definirli sbandati, sono tanti e senza una meta”.

Il ladro rom che uccise un meccanico a Bologna, dopo cinque anni esatti è libero

eguaglianza, non tutte le vite hanno lo stesso peso. Bisogna essere tolleranti anche con gli assassini

Il bosniaco 23enne Sonic Halilovic, il 21 febbraio 2013 investì e uccise Quinto Orsi, meccanico di 72 anni, mentre stava rubando un’auto nella sua officina
22 Febbraio 2018 alle 10:51
bosniaco
Il magistrato di Sorveglianza ha concesso oltre 200 giorni di liberazione anticipata a Sonic Halilovic, il rom bosniaco 23enne che a Bologna il 21 febbraio 2013, esattamente cinque anni fa, investì e uccise Quinto Orsi, meccanico di 72 anni, mentre stava rubando un’auto nella sua officina. La Procura bolognese ha deciso di impugnare la decisione davanti al tribunale. Halilovic era stato condannato in primo grado a 16 anni per omicidio volontario col dolo eventuale, ma in appello e recentemente in Cassazione il fatto è stato giudicato come colposo e la pena definitiva è stata di sei anni e quattro mesi.
Dopo un periodo in carcere e poi ai domiciliari, lo zingaro assassino è a piede libero. La decisione del magistrato di Sorveglianza ha l’effetto che con la pena residua ricalcolata verso il basso, sarà ammissibile per Halilovic chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Martedì il pm Domenico Ambrosino e il procuratore aggiunto Valter Giovannini hanno firmato il ricorso, ritenendo che la gravità del fatto e la condotta del giovane, con precedenti anche quando era minorenne, non possano giustificare il beneficio. Nel merito dovrà esprimersi il tribunale di Sorveglianza, che è organo collegiale.
In occasione del quinto anniversario della morte del meccanico i comitati della Bolognina, la zona dell’omicidio, hanno organizzato davanti all’officina dove avvenne l’omicidio una commemorazione, che prevede anche la consegna di una lettera “alle autorità competenti con richiesta di revisione del processo e modifica della legge”.