LA FESTA DELLA TAV ROVINATA DAI LITIGI DI M5S E PD

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Il 19 settembre cerimonia per i primi dieci chilometri del tunnel: il governo diviso
Il 19 settembre cerimonia per i primi dieci chilometri del tunnel, ma ci sarà bagarre, coi No Tav mobilitati contro la grande opera e i Si Tav che taglieranno il nastro tricolore di questo primo step. I grillini locali saranno sulle barricate, i piddini ad applaudire nel cantiere.

di Carlo Valentini Twitter: @cavalent

tav

Lo psicodramma grillino si recita a Torino, città guidata dai 5stelle contrari alla Tav ma a Roma al governo col Pd che la vuole realizzare. Così il sindaco, Chiara Appendino, si trova in un bel guazzabuglio tra i No Tav duri-e-puri che annunciano di fregarsene degli accordi di governo e che cercheranno di bloccare i cantieri agitando ancora le bandiere pentastellate, i 5stelle governativi che hanno immolato la Tav sull’altare dell’accordo col Pd e vengono bollati come traditori e non si fanno più vedere in giro da queste parti (tanto che la festa M5s già annunciata è stata disdetta per timore delle contestazioni), e infine gli alleati piddini che rivendicano la vittoria e sono pronti a festeggiare le ruspe che avanzano. Si annunciano giorni difficili perché il caos torinese investirà comunque il governo. Già il 19 settembre ci sarà bagarre, coi No Tav mobilitati e i Si Tav che taglieranno il nastro tricolore di questo primo step. I grillini locali saranno sulle barricate, i piddini ad applaudire nel cantiere: non male tra alleati e i richiami alla lealtà da parte di Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio.

A dar fuoco alle polveri è Paolo Foietta, il commissario straordinario per la Torino-Lione nominato nel 2015 dal governo Renzi e dimissionato dal ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Adesso che Toninelli è stato messo dietro la lavagna si toglie qualche sassolino dalla scarpa e dà appuntamento proprio al 19 settembre, in pratica uno schiaffo all’ex ministro e ai 5stelle. Dice: «Il 19 settembre sarò al cantiere Tav, in occasione della conclusione dei primi dieci chilometri del tunnel di base, cioè quel tunnel che secondo i 5stelle non esisteva. Spero che il gioco dell’oca su quest’opera sia finito, a questo punto non si possono rimettere in discussione decisioni prese da ex governi e parlamento. E basta con le bugie. Con la Tav si affronta seriamente il tema della transizione ecologica perché da un lato si tutela l’ambiente e dall’altro si asseconda la voglia e l’esigenza di viaggiare delle nuove generazioni. La lotta per salvaguardare l’ambiente non può significare l’impossibilità di muoversi. Perfino i No Tav più intelligenti ormai lo hanno capito». Quindi, festa per i primi 10 chilometri del tunnel e avanti tutta. «Nemmeno per sogno», ribatte Francesca Frediani, che è capogruppo M5s alla Regione Piemonte. «La Tav si deve fermare perché è un’opera che non conviene. Punto. La scelta di fermarla non dev’essere legata alla forza numerica delle parti ma all’esito dell’analisi costi benefici». Poi se la prende coi suoi colleghi di movimento ritenuti troppo arrendevoli: «Il Pd ha da subito iniziato ad esternare sulla Tav mentre nel M5s si evita accuratamente il tema. Davvero pensiamo che la questione sia chiusa dopo che il presidente del consiglio si è impegnato ad illustrare le motivazioni pro Tav basate sul nulla? Dove sono i portavoce che in questi anni sono venuti in valle a manifestare la loro contrarietà all’opera?».

In particolare lei ha il dente avvelenato contro Laura Castelli, riconfermata vice ministro all’Economia, che ha dichiarato: «La Tav non è più in discussione perché non si può fermare». E per lei gli irriducibili grillini sarebbero una sorta di giapponesi ancora inutilmente in guerra. La capogruppo regionale ribatte: «Non sarà certo la Castelli a scrivere la parola fine sulla storia trentennale del movimento No Tav, men che meno a convincere me che ci dobbiamo arrendere. Di ultimi giapponesi in valle ce ne sono molti, nessuno si illuda che l’opposizione all’opera sia finita dopo un’inutile mozione in parlamento».

Non è un caso che Luigi Di Maio da qualche tempo non frequenti il Piemonte, a parte un blitz blindato per sostenere la traballante sindaca, che cerca di galleggiare e non sa che pesci pigliare in questo caos grillino. Con 5 senatori grillini che hanno ufficialmente chiesto le dimissioni del neo ministro alle Infrastrutture, la piddina Paola De Micheli, rea di avere precisato che: «Ora basta con i No politici ai cantieri. La Tav deve procedere il più rapidamente possibile, così come la Gronda di Genova. Sono contraria alla cosiddetta mini-gronda perché significherebbe perdere almeno altri sei anni attorno a un progetto pronto». La ministra, fresca di giuramento, ha così compattato i grillini puri-e-duri di Torino con quelli di Genova. Per tutti parla il senatore Michele Giarrusso: «La De Micheli deve ricordarsi che rappresenta un gruppo che è meno della metà del M5s. Se intende differenziare la propria posizione da quella del Movimento può benissimo farlo accomodandosi fuori dal governo e andando all’opposizione». Aggiunge la deputata di Castiglione Torinese, Jessica Costanzo: «L’uscita della ministra appena insediata è inopportuna. Non siamo scesi a compromessi con la Lega, non dobbiamo farlo col Pd. La Tav, con noi al governo, non deve essere fatta. Ci sono molte altre opere e cantieri da sbloccare con urgenza, si lavori per le reali priorità degli italiani».

Nel Pd tutti sono schierati con la ministra De Micheli. Dice il segretario, Nicola Zingaretti: «Sarebbe criminale perdere centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro». Gli fa eco il senatore Vincenzo D’Arienzo: «Siamo sempre stati favorevoli alla Tav e non vogliamo ritornare a discussioni inutili, soprattutto adesso che nel programma di governo sulla Torino-Lione c’è scritto che vale l’accordo con la Francia». Mentre Sergio Chiamparino, ex governatore del Piemonte, ha scritto addirittura un libro, «Tav, perché Sì», e afferma: «Ho sempre sostenuto la necessità della Torino-Lione, lavorato per la costituzione dell’Osservatorio e della revisione del primo progetto, rivendicato i 2,4 miliardi che hanno permesso l’avvio dei cantieri». Lo stesso giorno (il 19 settembre) che si festeggeranno i primi 10 chilometri del tunnel, Giuseppe Conte riceverà a Roma in visita ufficiale Emmanuel Macron a cui potrà comunicare che la Torino-Lione procederà (forse) senza intoppi, pur se tra le proteste dei 5stelle. Sembrano lontani anni luce (invece era il 28 luglio, poco più di un mese fa) i tempi in cui Di Maio diceva: «La Lega non ha i numeri per far passare la Tav, dovrà usare i voti del Pd. Però usare i voti del Pd per fare un favore a Macron è una cosa che dovranno spiegare poi ai lori elettori».

TAV – Le gallerie sono radioattive: c’é uranio ovunque!

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Mentre continua la retorica del Palazzo aumentano le conferme di chi si oppone alla ex TAV  Val di Susa.

Rischio amianto e rischio radiazioni”. È scritto nero su bianco nella delibera del Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che di fatto dà il via al progetto della Lione-Torino [nato come “alta velocità” per i passeggeri, trasformato in “alta capacità” per le merci, che non ci sono – n.d.r.]. Nelle carte allegate ai progetti della società Ltf. E in tanti studi universitari, come quelli del Politecnico di Torino.

Per affrontare tutti i nodi legati al Tav non bisogna guardare soltanto a valle, dove si consumano gli scontri, le polemiche. Bisogna alzare lo sguardo e guardare la roccia che domina la valle, quella pietra che le trivelle dovrebbero penetrare per 57 chilometri. È una terra fine, rossastra, perché contiene ferro. Ma non solo. La Val Susa è terra di amianto. E di uranio.

Se ne sono accorti gli ingegneri che, in vista delle Olimpiadi invernali del 2006, cominciarono a scavare per realizzare la pista di bob a Salice e dovettero fermarsi per colpa di quel maledetto minerale: l’amianto. Niente da fare. Stessa sorte quando si trattò di scavare una galleria per la circonvallazione di Claviere, al confine con la Francia: di nuovo amianto. Di nuovo uno stop per le ruspe. E anche la cava di pietra di Trana (vicino a Giaveno) fu bloccata quando ci si accorse che oltre alla pietra la montagna sputava fuori amianto.

“Un bel guaio, soprattutto, in una valle ventosa come la nostra dove le polveri rischiano di sollevarsi e arrivare lontano, di infilarsi nei polmoni della gente”, racconta il meteorologo Luca Mercalli, da sempre contrario al Tav. Un problema noto da decenni. Ma che gli stessi ingegneri impegnati negli studi del progetto hanno sollevato. Soprattutto quando hanno analizzato la zona dove sbucherebbe il tunnel, non lontana dagli abitati: “Gli studi precedenti hanno messo in evidenza come in alcuni campioni di roccia prelevati in superficie siano state riconosciute mineralizzazioni contenenti amianto con caratteristiche asbestiformi”. Si parla di una zona superficiale di ampia circa cinquecento metri.

Da anni in valle si sta cercando di monitorare i casi di mesotelioma, ma studi compiuti su solide basi scientifiche non ci sono. La delibera del Cipe contiene oltre 220 osservazioni che dovranno essere rispettati da chi realizzerà l’opera. Ben nove riguardano il “rischio amianto”. Si chiede un “efficace controllo sulla dispersione di fibre connessa all’attività” di cantiere. Un monitoraggio indipendente, chiede il Cipe, compiuto da un ente terzo. Se verranno superati i valori previsti, avverte senza mezzi termini il Cipe, “dovranno essere interrotte le attività lavorative”. Ancora: in presenza di amianto, vietato l’uso di esplosivi. Il progetto definitivo del tunnel dovrà adottare adeguate misure per proteggere i lavoratori e per lavorare il materiale.

Insomma, elementi di cautela per gli abitanti, ma anche per chi lavora nei cantieri. Ma non c’è soltanto l’amianto. Nella delibera del Cipe si parla anche di presenza di uranio. Non è una novità: nel 1977 l’Agip chiese l’autorizzazione per compiere sondaggi in nove comuni della valle convinta di poter estrarre il minerale: ecco Venaus, Chiomonte e altri comuni interessati dai lavori per la Lione-Torino. Amianto e uranio, ma il pericolo è stato adeguatamente affrontato? I tecnici di Ltf sono convinti di sì: “Con le più avanzate tecniche di scavo si possono lavorare sia l’amianto che l’uranio senza rischi per la popolazione. Mentre si scava si annaffia costantemente l’amianto in modo da rendere impossibile una sua dispersione nell’aria. Poi si utilizzano imballaggi stagni caricati su camion anch’essi annaffiati e lavati”. Ma dove sarebbero smaltiti i materiali pericolosi? “Noi li metteremo dove ci indicheranno, garantendo la massima sicurezza, nell’interesse anche dei nostri lavoratori”.

Ecco l’altra preoccupazione dei No Tav: “Le zone di smaltimento non sono ancora state individuate. Non è un dettaglio. E poi servono zone sicure al cento per cento, al riparo anche dai rischi idrogeologici”.

Morra: “Tav si farà, ahimè…”

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Morra: Tav si farà, ahimè...

(Fotogramma)

Il Tav in Val di Susa ahimè si farà“. Così Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, a 24Mattino  su Radio 24. “Per me e per tutto il Movimento non è motivo di soddisfazione. Nella vita si vince o si perde, in democrazia chi ha più voti vince e noi non siamo riusciti a bloccare l’opera”, ha aggiunto.

Capitolo Ceta: “Non è in programma”, ha detto Morra facendo riferimento all’ipotesi della ratifica dell’accordo di libero scambio tra Ue e Canada. “La posizione del ministro Bellanova -ha aggiunto- è legittima ma personale. La ratifica del Ceta non è nel programma di governo. Il Movimento 5 stelle, forza di maggioranza relativa in parlamento e ben più forte del Partito democratico, è fortemente contraria a questo trattato di libero scambio con i paesi nord americani”.

Tav, costruirlo inquinerà più dei camion. Il paradosso del beneficio ecologico: più veleni fino al 2047

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Tav, costruirlo inquinerà più dei camion. Il paradosso del beneficio ecologico: più veleni fino al 2047

Troppe polveri – Il bilancio delle emissioni di Co2 dell’opera è negativo per decenni persino usando le stime di traffico (gonfiate) dai fan della Torino-Lione.

Tav, ovvero il diabetico rimpinzato di dolci. “Prendi un diabetico”, mi racconta il meteorologo Luca Mercalli, “e promettigli che tra dieci anni gli darai l’insulina per farlo stare bene. Nel frattempo, lo rimpinzi di torte. Per dieci anni. Quando arriverà l’insulina sarà morto”.

Che cosa c’entra il diabete con il Tav? Uno dei primi argomenti dei sostenitori della nuova linea Torino-Lione è il beneficio ecologico: sposti le merci trasportate dalla gomma al ferro, dal camion al treno, e ridurrai l’inquinamento. Peccato però che per fare questo cambio (forse) tra 10 o 15 o 20 anni, devi prima scavare un immenso buco nella montagna. La galleria più lunga del mondo. Quindi per 10, 15, 20 anni la supertalpa succhierà megawatt, saranno spostate, lavorate e impiegate tonnellate di cemento, acciaio, rame, saranno smossi migliaia di metri cubi di roccia. Poi, a opera fatta, continuerà a funzionare giorno e notte l’impianto di raffreddamento, perché il tunnel nel cuore della montagna avrà un clima ostile alla vita e la temperatura sarà attorno ai 50 gradi.

Quindi: per diminuire tra 15 anni (forse) le emissioni di Co2 dei camion, per 15 anni innalzeremo a dismisura le emissioni di Co2. Torte al diabetico, con la promessa di dargli prima o poi l’insulina.

Si possono calcolare i costi-benefici delle emissioni? Sì, con quello che viene chiamato il “bilancio del carbonio”: per fare qualunque opera si consuma energia e si provocano emissioni; bisogna fare il confronto tra quanto si inquina subito e quanto (e quando) si migliora la qualità dell’aria dopo. Il “bilancio del carbonio” può essere positivo o negativo. “I ricercatori Jonas Westin e Per Kågeson, del Royal Institute of Technology di Stoccolma”, spiega Mercalli, “nel loro studio Can high speed rail offset its embedded emissions? sostengono che perché il bilancio del carbonio sia favorevole al clima, le linee ferroviarie ad alta velocità ‘non possono contemplare l’uso estensivo di tunnel’”.

Il cuore del Tav è il supertunnel. Conviene? Per non sbagliare, conviene affidarsi non ai dati forniti dai pericolosi No Tav, ma a quelli messi a disposizione dai sostenitori dell’opera. Basta andare a spulciare i Quaderni prodotti dall’Osservatorio Torino-Lione, diretto da Mario Virano, che oggi è il direttore generale di Telt, la società italo-francese che si propone di realizzare la linea. Il Quaderno numero 8, uscito nel 2011 con il titolo Analisi costi-benefici, presenta alcune tabelle assai istruttive. Mostra che durante tutta la costruzione del tunnel le emissioni aumenteranno, a botte di circa 1 milione di tonnellate di Co2 l’anno, accumulando nel tempo oltre 12 milioni di tonnellate. Risultato: l’effetto negativo durerà almeno – ammette l’Osservatorio di Virano – per altri 12 anni dopo la fine dell’opera. Se dunque i lavori inizieranno nel 2020 e dureranno 15 anni (a essere ottimisti), l’apertura del tunnel sarà nel 2035 e poi ci vorranno altri 12 anni prima che si sentano i primi timidi effetti benefici del passaggio (non garantito) dai camion al treno: dunque superinquinamento (garantito) almeno fino al 2047.

Solo da quell’anno il bilancio comincerà a essere positivo, la quantità di Co2 risparmiata sarà maggiore di quella prodotta per realizzare la linea: se davvero il passaggio gomma-ferro avverrà nella misura ipotizzata dai fautori del Tav. Allora il diabetico finirà di essere riempito di torte e avrà finalmente la sua insulina. È un caso evidente di cura peggiore del male. “L’ultimo rapporto dell’Ipcc, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni unite, dice chiaramente che le emissioni vanno ridotte subito”, spiega Mercalli, “altrimenti nel 2040 avremo già superato la soglia di sicurezza del riscaldamento globale, di 1,5 gradi centigradi”. Lo ha ribadito ieri anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale per scongiurare la quale occorrono misure concordate”.

Prosegue Mercalli: “Non possiamo più rimandare: invece della cura del ferro che (forse) darà risultati fra 30 anni, possiamo usare i miliardi di euro destinati al Tav per iniziare subito azioni che riducano le emissioni. Azioni con effetti certi e immediati, come collocare più pannelli solari sui tetti degli italiani, cambiare gli infissi alle case colabrodo, aumentare la coibentazione, installare pompe di calore. Tutte azioni che possono dare lavoro a decine di migliaia di artigiani – in tutta Italia e non solo in Valle di Susa – e non ci fanno aspettare 30 anni per ottenere (forse) effetti positivi sull’ambiente”.

Servirebbe un bilancio del carbonio certificato da un ente terzo, conclude Mercalli: “Come l’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale, che mantiene il catasto nazionale delle emissioni climalteranti e potrebbe verificare i costi e i benefici ambientali della Torino-Lione”.

“Ma quale riduzione dell’inquinamento”, aggiunge l’eurodeputato 5stelle Dario Tamburrano, “la linea Tav aggraverà per decenni le condizioni dell’atmosfera”. Per questo ha depositato una interrogazione in cui chiede alla Commissione europea, che finanzia l’opera, se dispone dei calcoli sulle emissioni legate alla realizzazione della linea, e se “non ritenga doveroso abbandonare il progetto per evitare l’aumento delle emissioni, inconciliabile con la necessità di contrastare già nel presente i cambiamenti climatici”.

Castelli: la Tav non si ferma più

https://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=47700#

Lo Spiffero

La deputata grillina, in attesa di riconferma al Governo giallorosso, fa un bagno di sano realismo: “Il Parlamento è sovrano e ha votato per far proseguire l’opera”. Piaccia o no non si può tornare indietro. Ora deve farlo digerire ai suoi in Valsusa

 La Tav non è (più) in discussione. Parola di Laura Castelli, parlamentare torinese del M5s, viceministra all’Economia nel Governo gialloverde in attesa di riconferma in quello giallorosso. «Quello che è successo e che abbiamo vissuto tutti insieme l’8 agosto scorso è che il Parlamento ha votato», ha ricostruito dal palco di Digithon a Bisceglie, rispondendo alle domande dei giornalisti sul dietrofront dei Cinquestelle su temi a loro cari, come la Torino-Lione e le concessioni autostradali. «Su quell’opera si può decidere solo con un voto parlamentare. Il Parlamento si è espresso e la maggioranza del Parlamento ha deciso che quell’opera deve proseguire. Non c’è altro strumento per cambiare percorso e questa è la realtà ed è una realtà che, a me personalmente, fa male perché non la condivido. Ma il Parlamento è sovrano e ha deciso in questo modo».

Un bagno di sano realismo che riguarda anche l’altro tema caldo finito sul tavolo della nuova alleanza con il Pd, quello delle concessioni autostradali. «Se non sbaglio nel programma che abbiamo siglato insieme, prima di andare dal presidente della Repubblica e dire che c’era un’altra maggioranza possibile, sul tema delle concessioni si è detto revisioni», ha chiarito la Castelli. «Certo è – ha poi detto riferendosi direttamente al Ponte Morandi di Genova – che non si può morire su un ponte che per 30 anni non è stato mantenuto». Questione di giustizia, ma nessun intento persecutorio. «Pensiamo a come tassarli, a come fare per obbligarli a fare manutenzione – ha aggiunto –. Di certo nessun cittadino italiano può essere sereno pensando ai soldi che paga, ma poi non ci sia una manutenzione e un giorno ci passi per andare in ferie e ci muori. Questo non è possibile, penso che poi debba intervenire la razionalità e la realtà in un tema dove i poteri forti sono fortissimi». Sulla revoca della concessione ad Autostrade, Castelli ha concluso affermando che «è un tema su cui bisogna intervenire bene perché questo Paese non si può permettere di rivivere quello che ha vissuto».

Di Tav è tornato a parlare ieri anche Matteo Salvini, nelle due tappe in Piemonte (Borgosesia e Domodossola). «La Tav si farà, ma per ottenere questo risultato abbiamo dovuto litigare un anno con il M5s», ha detto l’ex ministro alla festa della Lega alla Prateria della cittadina domese intestandosi il merito di aver vinto la contrarietà degli ex alleati grillini. Merito che gli è stato pubblicamente riconosciuto dal presidente della Regione Alberto Cirio: «Mentre a luglio – ha ricordato il governatore a margine della manifestazione commemorativa del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – eravamo in Francia al consiglio di amministrazione di Telt e da Roma arrivavano solo silenzi, ho ricevuto un messaggio da Salvini, che mi scriveva “si va avanti”. E cosi e’ stato. E il Piemonte grazie a lui avrà un’opera fondamentale che lo metterà al centro dei grandi corridoi commerciali internazionali». 

Il sistema Tav l’informazione …se la compra! (Da Limes all’Ansa)

notav.info
 — 31 Agosto 2017 at 11:04

C’è un dibattito pubblico aperto sul ruolo dell’informazione in Italia e sappiamo bene come questa abbia un peso importante nell’opinione pubblica. Del resto i dati sulla libertà d’informazione nel nostro Paese non sono molto confortanti visto che ci troviamo al 52° posto della classifica annuale stilata da Reporter senza frontiere.

Su di noi e sulla nostra battaglia ne abbiamo viste di ogni e negli anni abbiamo visto che una parte della stampa sia incline a prendere per buona la versione delle nostre controparti: da Telt (ex LTF) alla questura, dal tribunale a qualche politico. Abbiamo visto tanti di quei copia e incolla sui siti d’informazione e sulla carta stampata da non poterli più raccontare, quando si trattava di processi, manifestazioni e in tutto quello che dovrebbe essere un dibattito franco e veritiero sulle ragioni e l’opposizioni alla Torino Lione.

Abbiamo capito nel tempo come esista un “sistema tav” che attraverso il potere e l’influenza che ne determina, mette tutti i soggetti in riga, creando una sola voce contro di noi.

Abbiamo anche capito come altre volte i giornalisti siano pigri, e non partecipando alle iniziative in maniera diretta, non siano in grado di testimoniare di persona ciò che accade e si affidino ciecamente (e comodamente) alle versioni ritenute ufficiali.

Ci siamo resi conto che questa pigrizia (e anche un pò d’incapacità, duole dirlo) si manifesta con ulteriore forza quando è il momento di parlare in termini tecnici del progetto: troppe carte da leggere, dati da interpretare, versioni da confrontare, siti da tradurre…e così è più facile fare un copia e incolla dai comunicati stampa puntali degli uffici stampa dei fans del Tav (e altre volte invece abbiamo visto giornalisti trasformarsi direttamente in uffici stampa).

Anni addietro avevamo già dimostrato come i grandi gruppi editoriali siano immischiati nelle vicende tav: avevamo scritto questo articolo che invitiamo a leggere ->Perchè “La Repubblica” è SI TAV?

Ora però il sistema tav fa un bel passo avanti e per avere una bella e chiara informazione a favore trova il modo di comprarsela direttamente, come? Due esempi:

Su Limes, apprezzata rivista italiana di Geopolitica, è spuntata una marchetta colossale mascherata da sezione del sito: è nato Il Bollettino Imperiale che si presenta come l’osservatorio di Limes dedicato all’analisi geopolitica della Cina e alle nuove vie della seta. Una sezione il cui “obiettivo è analizzare la geopolitica della Repubblica Popolare, esaminando e approfondendo direttamente le notizie diffuse dai più importanti media in lingua cinese.” Molto interessante, peccato che se visitate la sezione apposita scoprirete subito che tutto nasce “Grazie al sostegno di TELT” e la pagina è un tripudio di banner sul Tav e sulle balle da marketing che ci raccontano da anni, compresa la via della seta, la nuova mossa comunicativa del sistema tav per ricostruire un immaginario comunicativo intorno al tav al fine di dimostrare che, siccome il famoso corridoio 5 è morto da tempo, oggi la linea collegherebbe la Cina con l’Europa passando per la Val Susa.


Telt quindi finanzia, con soldi pubblici (dei cittadini italiani, francesi ed europei), una rivista per fare propaganda su un progetto che va ripresentato al mondo perchè è sempre più chiaro di come sia fallito ancor prima di essere realizzato. Magari il prossimo passo sarà finanziare qualche cantante per fare una cover di Roma-Bangkok trasformandola in Pechino-Lyon? 

(Per inciso Limes http://www.limesonline.com/chi-siamo è una rivista di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A http://www.gedispa.it/it/nc.html -> La Repubblica, La Stampa, L’Espresso, Limes, ecc.)

C’è di più…

Nell’aprile scorso l’Ansa ha realizzato e presentato a Porta Susa con il min. Del Rio un libro  sui “primi” 26 anni della Torino-Lione in un libro realizzato in collaborazione (!!!) con Telt, la società incaricata di costruire e gestire l’opera.

Un fatto strano no? Che fa a pugni con la libertà d’informazione visto che la principale agenzia stampa italiana non dovrebbe farsi coinvolgere in maniera così diretta con una delle parti impegnate in un conflitto sociale lungo e radicato nel tempo. Normalmente dovrebbe fare cronaca, inchiesta…essere super partes, e invece no, realizza un libro direttamente con Telt.

Già qui ci sarebbero degli elementi per gridare allo scandalo ma non sono ancora sufficienti perchè abbiamo trovato qualcosa in più. Evidentemente per ridurre le spese e i rischi di inviare veline e comunicati stampa in ritardo, Virano e Telt fanno che comprarsi direttamente le notizie, rinvigorendo con un pò di soldi pubblici (dei cittadini italiani, francesi ed europei) il rapporto con L’Ansa.
Infatti guardate un po’ questo strano “appalto”:


Intanto l’ANAC non ha ancora recepito che LTF si è trasformata in TELT pur mantenendo lo stesso codice fiscale e partita iva, ma dovrebbe vigilare sulla regolarità degli appalti. Siamo a posto!
Poi la scheda ci dice che c’è stato un appalto per un reportage fotografico, che l’appalto è stato realizzato in economia, che l’importo complessivo della gara era di 100.000 euro, che la gara era negoziata ma senza indizione di gara (quindi ad affidamento diretto), che la scadenza per effettuare le offerte era il 4 luglio 2017, che l’importo a base d’asta (che non c’è stata) era di 100.000 euro. Quindi il risultato, come prevedibile è stato:


che la data di aggiudicazione è stata lo stesso giorno 4 luglio 2017, che “l’appalto” è stato aggiudicato per 100.000 euro, che l’ANSA era l’unica concorrente ammessa, che il ribasso è stato dello 0,0% (cioè non c’è stata né gara né ribasso) e che ovviamente l’appalto è stato vinto dall’ANSA.

Ci verranno a dire che sono relazioni normali del mondo del commercio, e noi potremmo anche accettarlo(anche no), ma non ci vengano poi a parlare di libertà e oggettività dell’informazione!

Tav, via agli espropri a Salbertrand: “110mila metri di capannoni e 600 tir al giorno”. Il sindaco contrario: “Si svende salute con scusa del lavoro”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/26/tav-via-agli-espropri-a-salbertrand-110mila-metri-di-capannoni-e-600-tir-al-giorno-il-sindaco-contrario-si-svende-salute-con-scusa-del-lavoro/5393269/?fbclid=IwAR18NGR49bBGRtVtuncE4DFpLB3LQp5y0adTUXkXlNuC1tbMqjAnlXVHA68

 tav salbertrand

“Per anni in questa terra si è venduto il lavoro in cambio della salute, ma adesso basta”. Roberto Pourpour è il sindaco di Salbertrand, un comune di 600 abitanti in Alta Valsusa. È stato eletto pochi mesi fa grazie alle sue posizioni contrarie al nuovo cantiere industriale per la valorizzazione dello smarino della Torino-Lione, che dovrebbe sorgere nel suo comune su un’area di 110mila metri quadri. Secondo i dati ufficiali, qui dovrebbero arrivare 3,6 milioni di metri cubi di smarino. “Si tratta del materiale prodotto dallo scavo della galleria di Chiomonte – spiega l’ingegnere Roberto Vela, membro dell’Osservatorio Tecnico sulla Torino Lione del Comune di Torino e dell’Unione Montana Valle Susa – che in parte sarà riutilizzato per costruire calcestruzzi e i conci (l’ossatura delle future gallerie della Torino Lione)”. Un cantiere che dovrebbe durare tra i dieci e i dodici anni e che nei momenti di punta vedrà il passaggio di “600/700 tir al giorno”. 

Numeri che hanno scatenato la protesta degli abitanti che proprio nelle scorse settimane hanno iniziato a ricevere le lettere di esproprio da parte di Telt. “Quando l’ho ricevuta ho provato un senso di prevaricazione – racconta Massimiliano Ticli, consigliere comunale e proprietario di un campeggio – qua si rischia di creare un ecomostro che danneggerà la parte dell’Alta Valle che vive prevalentemente sul turismo”. All’impatto sull’economia locale basata sul turismo si aggiunge la preoccupazione dell’impatto sull’ambiente della grande opera: “Se si sommano tutti i viaggi necessari a trasportare il materiale nel periodo del cantiere si arriva ad una stima di 22 e milioni e mezzo di chilometri da percorre su gomma – spiega l’ingegnere Vela – le emissioni di anidride carbonica saranno altissime e il bilancio energetico sarà negativo per almeno trent’anni”. Ma c’è un ultimo dato che preoccupa il sindaco: “Il cantiere è progettato su un’area esondabile dove in passato non erano state date autorizzazioni per costruire”. In questo caso i progettisti hanno ottenuto l’autorizzazione dalle autorità competenti: “Ma dato i fiumi fanno quello che vogliono e si riprendono il territorio che era loro – conclude l’ingegnere Vela – bisogna sperare che durante la durata del cantiere non avvenga nessun evento calamitoso”

Il governo conferma: «Sì al Tav». E tra i grillini riesplode la rivolta

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Nella maggioranza di Appendino malumori anche per il rimpasto di giunta

Neanche il tempo di insediarsi che il nuovo governo Conte bis riapre il vaso di Pandora dell’Alta Velocità. La neo ministra ai Trasporti Paola De Micheli ha dato, tramite mezzo stampa, la sua benedizione ai lavori della Tav, gettando sale sulle ferite mai rimarginate dei Cinque Stelle piemontesi. A Torino poi il malcontento per la Torino-Lione ribolle perennemente sotto la superficie, mettendo a rischio la maggioranza di casa Appendino, già profondamente turbata dopo l’ultimo rimpasto di giunta.

«Abbiamo dimenticato l’esito negativo della analisi costi-benefici – attacca la consigliera regionale Francesca Frediani -? Il Pd ha da subito iniziato ad esternare sul Tav, mentre nel Movimento Cinque Stelle si evita accuratamente il tema. Davvero pensiamo che la questione sia chiusa?». È salita sul ring, per il primo round del nuovo governo sulla Torino-Lione, anche la deputata pentastellata Jessica Costanzo. «È un tema delicato su cui occorre evitare provocazioni – spiega Costanzo -. C’è un’analisi costi-benefici negativa, seguita dal presidente Conte, su cui confido per un immediato abbassamento dei toni. Non siamo scesi a compromessi con la Lega, non dobbiamo farlo col Pd. La mia posizione non cambia. Il Tav, con noi al Governo, non deve essere fatto. Ci sono molte altre opere e cantieri da sbloccare con urgenza, si lavori per le reali priorità degli italiani».

All’indomani dell’insediamento del governo giallorosso, il vento No Tav è tornato a soffiare con forza anche a Torino, dove la maggioranza grillina mostra il fianco a nuovi e vecchi attriti. Da un lato, infatti, le parole di aperta resa della sindaca Appendino in merito al Tav sono state mal digerite dalla fronda; mentre, dall’altro, il clima di condivisione delle scelte sembra essere nuovamente venuto meno in occasione della nomina dei nuovi assessori all’Urbanistica e all’Innovazione. «Tanti fattori non ci hanno soddisfatto ultimamente – commenta la “dura e pura” Daniela Albano -, che Appendino abbia dichiarato che sul Tav la partita è chiusa non mi va giù. La questione Tav per me, come per molti altri, non è affatto chiusa e cova sotto pelle». Il clima appare tutt’altro che disteso, anche in seguito alle nuove nomine di giunta. «La rimanente parte del mandato la passerò a scrivere mozioni e ordini del giorno – attacca la pasionaria Viviana Ferrero -. Non farò sconti a nessuno. Né ai vecchi né ai nuovi assessori». Inizia così, sotto il segno delle minacce, il nuovo corso della giunta Appendino, senza più Guido Montanari e Paola Pisano, ma con la spada di Damocle del Tav che incombe e rischia di far saltare il banco.

Dove è finito il progetto Torino-Lione ? Occorre che entri nella trattativa con il PD

 

Dove è finito il progetto Torino-Lione ?

Tra i 10 punti del M5S https://www.ilsole24ore.com/art/i-10-punti-elencati-di-maio-dar-vita-un-nuovo-governo-ACUQPmf si legge questo, ma non si trova la Torino-Lione:

3) Cambio di paradigma sull’ambiente, un’Italia al 100% rinnovabile (… curioso aggettivo);
Un cambio di paradigma sull’ambiente, un’Italia al 100% rinnovabile. 

Occorre «green un new deal, tutti gli investimenti pubblici dovranno avere al centro la tutela dell’ambiente e affrontare il nodo del cambiamento climatico», ha detto il capo politico del Movimento 5 Stelle. 

Basta inceneritori, no alle trivelle e sì all’economia circolare. «Serve poi una legge sui rifiuti zero – ha aggiunto – e sugli investimenti alla mobilità sostenibile».

Questo punto imita la frase di Conte Cfr.: Il Discorso di Conte al Senato del 20 agosto 2019, comprese le conclusioni che tuttavia era migliore:

La politica deve adoperarsi per elaborare un grande piano che attribuisca allItalia una posizione di leadership nel campo dei nuovi modelli economici eco-sostenibili. 

Lobiettivo da perseguire deve essere unefficace transizione ecologica in modo da pervenire a una articolata politica industriale che, senza scadere nel dirigismo economico, possa gradualmente orientare lintero sistema produttivo verso uneconomia circolare che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto. Lo sviluppo equo e sostenibile deve spingerci a integrare in modo sistematico nellazione di Governo un nuovo modello di crescita, non più economicistico.

 

I 10 punti elencati da Di Maio per dar vita a un nuovo Governo

L’elenco è stato formulato dal capo politico del Movimento 5 Stelle al termine delle consultazioni avviate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

NoTav: «Non esistono governi o Movimenti amici»

https://ilmanifesto.it/notav-non-esistono-governi-o-movimenti-amici/?fbclid=IwAR23xe6hGh2d5-2ACH5fwlDlmdylfgV5dAvLv9bV-G3vBOQctDmQUsRFaFs

manifesto

Val Susa. Gli attivisti non si schierano sulla prospettiva di una nuova maggioranza 5S-Pd

L'ex governatore dem Sergio Chiamparino e la deputata Pd Maria Elena Boschi

 L’ex governatore dem Sergio Chiamparino e la deputata Pd Maria Elena Boschi

Dubbi e ancora dubbi, ma sopratutto un orgoglioso disinteresse verso le capriole politiche che avvengono a Roma: la Val Susa non si appassiona, rimane fredda e marchiata a fuoco dalle recenti delusioni. A questo si aggiunga il vago orgoglio di essere stata la causa del crollo politico del governo pentaleghista. Ma tutti sanno anche che la partita del Tav non è chiusa e, anzi, potrebbe essere riportata sotto i riflettori in tempi brevi.

L’Inea, l’agenzia della Commissione europea che presiede ai finanziamenti sulle infrastrutture ferroviarie della rete Tent, di cui fa parte la Torino – Lione, attende una risposta ufficiale e definitiva dal governo italiano, qualunque esso sia. La scadenza è fissata per il 30 settembre e non è ulteriormente derogabile. Se la risposta non arriverà, i finanziamenti sulla Torino – Lione potrebbero decadere.

La Val Susa attende gli sviluppi politici ferma sulla storica posizione del «non esistono governi amici» a cui, in questi giorni, è stata aggiunta la subordinata «e nemmeno partiti o movimenti». Ma, al di là delle posizioni tattiche, il movimento NoTav esprime un barlume di speranza che, grazie a qualche alchimia politica, il Tav possa essere rimesso in discussione. Paolo Prieri del Presidio Europa (Centro studi e documentazione del movimento NoTav che tesse le relazioni politiche) è il più esplicito: «Se ci sarà un accordo con il Pd quest’ultimo dovrà riconoscere che torna al governo grazie alla lotta NoTav che ha fatto cadere il governo. Abbiamo creato la cultura che lotta contro tutte le grandi opere inutili in Italia, ovvero l’elemento di maggiore divisione nel passato governo. Quindi la Torino – Lione, anche in virtù della scadenza del 30 settembre, deve essere messa sul tavolo subito e con chiarezza».

L’ala sinistra del movimento, invece, pare molto scettica rispetto a un cambio di prospettiva politica. Nicoletta Dosio: «Il meno peggio non è sempre il meglio. Speriamo in un cambio di prospettiva che metta in primo piano l’abrogazione dei decreti Sicurezza di Salvini, che colpiscono in maniera decisa la Val Susa e la nostra libertà di espressione e dissenso. Non credo però che il M5s abbandonerà un alleato di cui è stato fedele comprimario, al punto di sdoganare il Tav, nonché la vergognosa persecuzione dei migranti che osserviamo tutti i giorni su queste montagne. Come già detto in passato, la Val Susa insegna che l’unica cose che serve è una forza politica di sinistra vera, non l’ennesimo principe azzurro malato di narcisismo».

A tifare esplicitamente per un governo a sei stelle è la componente democratica della Val Susa che fa riferimento all’ex sindaco di Susa, Sandro Plano, uomo che per anni ha tenuto una solitaria posizione NoTav: «Spero che si possa formare un governo Pd e Cinque stelle, possibilmente senza Giuseppe Conte che si è dimostrato trasparente rispetto lo straripare leghista. I punti in comune ci sono, quelli che ci dividono possono essere affrontati. Il Tav è sicuramente importante, ma in Val Susa pensiamo anche e sopratutto alle differenze sociali abissali che rendono questo paese una polveriera. Se il posto di Salvini verrà preso da uomini di un partito che vuole redistribuire la ricchezza verso il basso sarò molto felice. Per il Tav sono stati fatti passi avanti molto gravi, da cui sarà molto difficile tornare indietro».

Dal mondo 5S della Val Susa, sempre più sgomento per i valzer romani, parla Francesca Frediani, capogruppo in regione: «Spero vivamente che il M5s non torni ad allearsi con la Lega di Salvini. Per il Tav e per i decreti sicurezza».