IL MIO REGALO PER FERRAGOSTO

Si tratta di un racconto. Parla dei miei amici, quelli che hanno finora fermato la Grande Opera, la Torino – Lyon, quella che noi abbiamo imparato a conoscere come “la Grande Truffa”.
Ho riletto recentemente questo racconto che ho scritto 12 anni fa scoprendo che per molti aspetti il tempo si è fermato qui in Valle di Susa. Noi però come la maggioranza degli italiani siamo andati avanti, invecchiando e rendendoci conto di come ci volessero prendere in giro, di come probabilmente volessero impadronirsi delle poche risorse di questo Paese. 
Chi leggerà per la prima volta queste pagine o le rileggerà scoprirà che in Valle è avvenuto un miracolo, qualcosa di incredibile, che può far paura a molti di quelli che vorrebbero decidere passando sopra alle nostre teste. Paura perché il nostro “esempio” può dare speranza anche ad altri che si sentono sopraffatti, derisi, insultati, maltrattati, non rispettati.
Leggendo provate anche ad immaginare i 1000 indagati di questi lunghi anni, le detenzioni, le perquisizioni, le migliaia di metri di recinzioni e filo spinato per difendere il “fortino del cantiere”. Pensate alle enormi spese per mantenere un apparato militare lassù in quel cantiere fantoccio fin dal luglio 2011. Neanche una centrale nucleare francese o tedesca è difesa in modo tanto accanito e puntiglioso, nemmeno una base militare americana, neppure i palazzi del potere. Poi pensate ai progetti ancora oggi indefiniti, lacunosi, alle parole spese sui giornali, alle prese di posizione dei “pasdaran del TAV” ed infine provate a pensare quante volte avete sentito parlare di dati di traffico reali da un fautore dell’opera. 
Leggete e trasferite anche ai vostri amici i post contenenti i vari capitoli, e non stupitevi se alla fine di questa bella storia scritta tanti anni fa troverete un doveroso aggiornamento utile forse a capire perché in valle si usa dire che non ci sono governi amici e non ci servono i “capipololo”.
Eccovi la presentazione.

Oscar Margaira

Una Bella Storia
Volevano fare in fretta, ma non potevano riuscirci.
Più passava il tempo più noi capivamo…

Dedicato alle prime vittime
dell’alta velocità ferroviaria italiana: quelli che la stavano costruendo.
Giovanni Damiano, 42 anni Pasquale Costanzo, 23 anni Giorgio Larcianelli, 53 anni Pietro Giampaolo, 58 anni Pasquale Adamo, 55 anni Francesco Minervino, 57 anni Biagio Paglia, 34 anni Kristian Hauber 23 anni Mario Laurenza, 37 anni
Dedicato a tutte le vittime degli incidenti ferroviari ed ai ferrovieri che da anni denunciano il generale stato di abbandono delle linee ferroviarie utilizzate
dai pendolari.
Dedicato ai cittadini che continuano ancora a sperare

Presentazione

Una brutta vicenda può diventare una bella storia

Queste pagine raccontano dell’opposizione al TAV in valle di Susa. Le vicende narrate sono avvenute in un periodo ben preciso: tra il 19 marzo 2005 ed il gennaio 2006. Ho già raccontato la mia versione di alcuni fatti avvenuti precedentemente al marzo 2005 e, devo ammetterlo, ricominciare a scrivere potrebbe servire almeno a sfogarmi. Ma non solo. Ciò che vorrei comunicare è anche la sensazione che ho avuto in questi mesi, quando una brutta storia, almeno per me e molti altri valsusini, si è improvvisamente trasformata in un’altra, parallela e popolare. Una vicenda cresciuta giorno per giorno, questa volta una storia bella, coinvolgente, sentita intensamente da una miriade di persone semplici: giovani, insegnanti, anziani, agricoltori, metalmeccanici, artigiani, medici, professionisti, pensionati, ammi- nistratori, persone che hanno alzato la testa in una valle da sempre restia a mettersi in mostra.
Proverò a fare un piccolo salto di qualità, alternando alla cronaca di parte degli avvenimenti che ho vissuto, alcuni dati tecnici sull’opera che ne chiariranno la grandiosità. Cercherò inoltre, senza velleità, di trarre conclusioni, di analizzare economicamente la questione, sperando di stimolare nel lettore qualche curiosità sulle origini dell’opera, sull’interesse politico che la circonda e sulla probabile con clusione della vicenda.
Il racconto prova a tracciare una sorta di diario degli avvenimenti e a narrare le peripezie mie e di una gran fetta della popolazione che si oppone ad opere grandiose, ritenute inutili, faraoniche e devastanti per l’ambiente e l’economia. Il filo conduttore sarà l’attività incessante, prorompente e decisa dei valsusini e di tanti nuovi amici che insieme, ancora una volta, vollero “resistere per esistere” con l’unico intento di voler continuare ad incidere sul proprio futuro e su quello dei loro figli.
Qualcuno potrà pensare che l’agitarsi dei nostri valligiani sia inutile, altri penseranno che “tanto è tutto deciso”. Altri ancora affer meranno che forse dovrebbero agitarsi ancora di più. Io non saprei dire chi ha la verità in tasca, di certo ho capito in questi anni che l’ingiustizia, la mancanza di rispetto, causano più danni di ciò che si crede, che “la nostra gente” sente col cuore, ma agisce con la testa. I fatti lo dimostrano. Di tutto si potrà dire, giudicando “da fuori” i fatti che racconterò, ma certo ognuno dovrà riconoscere la determinazione delle azioni e la contemporanea misura negli atteggiamenti dei valsusini. Non era facile trasformare un simile conflitto sociale in un’occasione d’incontro e di cultura, di conoscenza reciproca. Qui da noi è successo.
Tutto ciò non è un miracolo e può capitare anche altrove. Questa è la storia bella che vorrei raccontare, magari con la pretesa di far dimenticare quella brutta, che come un Blob colossale rischiava di spalmarsi su di noi. Un primo successo lo abbiamo dunque già raggiunto: non farci invischiare in quella catramosa, schifida, attaccaticcia emanazione strisciante che ha nella propaganda uno dei motori. Tralascio per pietà di nominare gli altri, credo che chiunque li potrà facilmente individuare leggendo queste pagine.

Prefazione di Diego Novelli

TAV: un problema nazionale
di Diego Novelli
ex sindaco di Torino

Detesto i tuttologi, coloro che ostentano e sfoggiano competenze su tutto, che presumono di sapere tutto e di poter discorrere e scrive- re con cognizione di causa su qualsiasi argomento.
Ho accettato l’invito di Oscar a scrivere questa breve nota perché leggendo il suo testo ho arricchito la mia conoscenza sulla vicenda TAV e anche perché mi è piaciuto il suo modo di narrare, qualità che si è un po’ persa, e che, per un vecchio cronista come me, rimane fondamentale per chi vuole comunicare.
Ho incontrato l’Alta Velocità per la prima volta nella mia attività giornalistica, 35 anni fa, nel luglio del 1971. Mi trovavo in Giappone per un’inchiesta sui sopravvissuti ai bombardamenti atomici a Hiroshima e Nagasaki, nell’anniversario del grande macello. I colleghi del quotidiano “Akata”, al quale mi appoggiavo, mi invitarono all’inaugurazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità Tokyo-Osaka. Seicento chilometri, tempo di percorrenza, due ore ed un quarto. Stupendo!
Queste le mie conoscenze sul TAV sino ad un anno fa, quando alla redazione di “Narcomafie” (il mensile pubblicato dal gruppo Abele al quale collaboro) è giunto un ampio servizio sulle battaglie in corso da 15 anni nella Valle di Susa. L’antica curiosità del cronista mi ha spinto a cercare di ricostruire tutta la storia dell’Alta Velocità in Italia; non da un punto di vista tecnico e scientifico, ma politico, amministrativo, legale, etico.
Sono partito dai primi atti compiuti dal governo Craxi (ministro dei trasporti Signorile, presidente delle ferrovie dello Stato, Ligato) per giungere ai giorni nostri. Ne ho scoperte di tutti i colori. Qualcuno mi accuserà di essere rimasto un inguaribile”berlingueriano”, un “cretino moralista”, non importa, ma come scriveva il compianto Paolo Sylos Labini “non ci può essere separazione tra etica e politica”.
Leggendo montagne di carte per documentarmi mi sono fatto
questa convinzione: la storia dell’Alta Velocità in Italia è molto più affine ad una associazione a delinquere, piuttosto che ad un’impresa che interessa lo Stato. Ecco perché mi permetto di suggerire, non solo ai Comitati No TAV, ma a tutte le persone pulite (favorevoli o contrarie alla nuova ferrovia), una petizione popolare per chiedere alle nuove Camere una Commissione d’inchiesta parlamentare, per smascherare tutti coloro che in questi ultimi 15 anni hanno parteci- pato alla grande abbuffata TAV. Si tratta di un problema nazionale, non solo della Valle di Susa.

Seguirà il primo capitolo con la prefazione al racconto di Claudio Giorno. ecco il link per chi non lo avesse visto sul suo profilo:https://www.facebook.com/omargaira/posts/10215047457093123

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Sotto i ponti

15 agosto 18 

di Marco Travaglio 

http://www.ilbenecomunenewsletter.it/le-news-in-tempo-reale/37-mediafriends/38730-sotto-i-ponti-editoriale-di-marco-travaglio-sul-fatto-quotidiano-del-15-agosto-2018.html

Quando un viadotto autostradale si sbriciola in un secondo seppellendo morti e feriti, tutte le parole sono inutili.

Ma quelle di chi incolpa la pioggia, il fulmine, il cedimento strutturale, la tragica fatalità imprevedibile, il destino più cinico e più baro della “costante manutenzione”, sono offensive.

Se l’ennesima catastrofe da cemento disarmato si potesse prevedere, lo accerteranno i tecnici e i giudici. Ma che si potesse prevenire già lo sappiamo, visto che il ponte Morandi aveva due gemelli italiani, di cui uno già a pezzi e l’altro in manutenzione: per tenere sotto osservazione il terzo non occorreva uno scienziato, bastava il proverbio “non c’è il 2 senza il 3”.

Se “il monitoraggio era costante”, allora faceva schifo.

Se non c’erano “avvisaglie”, è perché non erano state rilevate. Ora, come dopo ogni terremoto o alluvione di media entità e di enorme tragicità, rieccoci a far la conta dei morti e dei danni, mentre le “autorità” giocano allo scaricabarile. E i palazzinari e i macroeconomisti si fregano le mani per gli affari e gli effetti sul Pil della ricostruzione.

Se il “governo del cambiamento” vuole cambiare qualcosa, deve partire proprio di qui.

Cioè da zero. Con scelte di drastica discontinuità col passato: rivedere le concessioni ai privati che lucrano sui continui aumenti delle tariffe in cambio di manutenzioni finte o deficitarie; e annullare le grandi opere inutili, dal Tav Torino-Lione in giù, per dirottare le enormi risorse (anche ridiscutendone la destinazione con l’Ue) su piccole e medie opere di manutenzione, prevenzione e ammodernamento delle infrastrutture esistenti (finora ignorate perché la grandezza dei lavori e delle spese è direttamente proporzionale a quella delle mazzette).

Da quando i partiti che hanno sgovernato finora hanno perso le elezioni e il potere, non fanno che esortare i successori a non disperdere il grande patrimonio ereditato.

Invece proprio questo un “governo del cambiamento” deve fare: buttare a mare la pseudocultura dello “sviluppo” gigantista e della “crescita” faraonica; e invertire la scala dei valori e delle priorità.

Il crollo di ieri ci dice che un ponte pericolante, figlio di un sistema marcio e corrotto, fa più danni di tutti i terroristi islamici, i migranti clandestini, le epidemie di morbillo e le altre “emergenze” farlocche o gonfiate che occupano l’agenda industrial-politico-mediatica.

Se vuole cambiare seriamente, il governo si occupi di cose serie con politiche serie.

Confindustria, Confcommercio, Confquesta, Confquellaltra e i loro giornaloni si metteranno a strillare? Buon segno: è a furia di dar retta a lorsignori che siamo finiti tutti sotto quel ponte.

L’articolo completo sul Fatto Quotidiano oggi In Edicola.
https://www.ilfattoquotidiano.it/il-fatto-quotidiano-prima…/

Ultimi Articoli

Crollo del ponte Morandi, no fatalità ma precise responsabilità!

http://www.notav.info/post/crollo-del-ponte-morandi-no-fatalita-ma-precise-responsabilita/

post14 agosto 2018 at 17:14

Arrivano come un pugno nello stomaco le immagini del crollo del ponte Morandi a Genova, mentre i soccorritori scavano tra le macerie cercando le persone scomparse e si spera che la conta delle vittime non salga ulteriormente.
Una tragedia che colpisce ancora una volta il nostro paese, lasciando dietro di se morti e devastazione e tante domande che rimangono senza risposta.
Alcune cose però le sappiamo, una di queste è che le fatalità non esistono.
Le cose accadono perchè sussistono le condizioni affinchè si realizzino e ciò che è reale e determinante in questa tragica storia sono le priorità politiche che questo paese si è sempre dato e la messa in sicurezza dei territori non è mai stata una di queste.
Prioritario, e lo dimostra la tarantella sulle grandi opere che 5 stelle, leghisti e pd stanno facendo da quando questo governo è stato eletto, è l’equilibrismo politico, quello dei grandi interessi, il business delle grandi opere inutili figlie degli interessi dei soliti noti. Il denaro è ciò che muove il business delle grandi opere, non la sicurezza dei cittadini, un sistema che il governo “del cambiamento” aveva detto avrebbe disarticolato ma noi lo vediamo ancora vivo e vegeto, pronto a drenare altri soldi pubblici ed indirettamente sottrarre a tutti noi il denaro necessario per vivere senza rischiare di morire nei nostri territori.
Non c’è solo qualcosa che non funziona, non si tratta di fare tarantelle polemiche, è un sistema marcio che continua a vivere e rinnovarsi, nonostante le roboanti dichiarazioni dei volti politici della tv.
I politici nostrani tramite tweet e brevi dichiarazioni si accusano a vicenda, provando a tenere per ora bassi i toni nonostante la campagna elettorale perenne e convergendo su un generico “le responsabilità verranno accertate dalla magistratura”.
Abbiamo sperimentato in questo ultimo anno sulla nostra pelle cosa vuol dire svegliarsi in mezzo alle fiamme o avere la montagna che ti crolla sulla testa, pensiamo a quello che accade nel nostro paese ogni volta che piove un po’ più del dovuto, quando la terra trema, quando i treni deragliano. Tutti questi morti sono nostri, sono famiglie, gente comune, persone che vanno a lavorare, che portano i figli a scuola, che tirano avanti per come si può.
Per questo oggi pretendere che vengano bloccate le opere inutili e dannose non è una battaglia di parte, ma è punto di partenza se si vuole davvero dare le giuste priorità a questo paese. Con pochi centimetri di Tav quanti chilometri di strade e autostrade potrebbero essere messe in sicurezza? Questa domanda oggi pesa come un macigno e andrebbe posta a tutti coloro che occupano poltrone nelle istituzioni e che in questi minuti hanno il coraggio di mostrarsi in tv.
Siamo vicini a tutte le famiglie colpite da questa ennesima tragedia.
Anche per loro continueremo a lottare.

‘RD CONGO : LE COUP DE MAITRE DE KABILA ?’

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Flash Vidéo Géopolitique/ Geopolitical Flash Video/

2018 08 10/

vignette-zoomkabila

Le Flash Vidéo du jour …

Le géopoliticien Luc MICHEL dans le ZOOM AFRIQUE du 10 août 2018 sur PRESS TV (Iran)

Sources :

* La video sur :

PANAFRICOM-TV/

RDC. LE PRESIDENT KABILA DESIGNE SON SUCCESSEUR (ZOOM AFRIQUE’ DE PRESS TV DU 10 AOUT 2018 – AVEC LUC MICHEL)

sur https://vimeo.com/284380208

* L’article sur :

RDC: le coup de maître de Kabila?

https://www.presstv.com/DetailFr/2018/08/10/570659/Nigeria-la-Chine-repousse-les-USA

* Press TV :

Interview express du géopoliticien Luc MICHEL depuis Bruxelles … « RDC : Joseph Kabila se retire de la course à la présidentielle en présentant l’un de ses anciens ministres comme son successeur potentiel » (Comment le président congolais a conduit son pays à des élections stables, malgré les pressions américaines, françaises et belges – l’ex colon …)

* Video Reportage (ZOOM du 9 août 2018) :

« RDC : Kabila jette l’éponge mais … » (Comment le président congolais a résisté à la déstabilisation occidentale …)

L’ARRIERE-PLAN POLITIQUE :

LA DESTABILISATION DE LA RDC, CIBLE PRINCIPALE DU « PRINTEMPS AFRICAIN »

Quels sont les questions essentielles que pose la déstabilisation occidentale de la région des Grands-Lacs, de la RDC et du Burundi :

Pourquoi la région des Grands-Lacs, et singulièrement le Burundi et la RD Congo, sont les cibles permanentes et prioritaires du soi-disant « Printemps africain » depuis 2014 ?

Quelle est la vision de la Géopolitique franco-américaine sur cette région et comment Washington entend y appliquer la « Théorie des dominos » ?

Pourquoi ces attaques constantes des ONG occidentales contre Kinshasha ?

Quel est le dessous des cartes de la déstabilisation du Congo ?

Pourquoi les attaques incessantes de l’ONU contre le Burundi et aussi la RDC ?

Qui mène ces affaires et pour le compte de qui ?

* Sur PANAFRICOM-TV/

LUC MICHEL: DESTABILISATION DES GRANDS-LACS. LE COMPLOT CONTRE LE BURUNDI & LA RDC CONTINUE ! (SUR LIGNE ROUGE)

sur https://vimeo.com/257858492

* Et aussi sur PANAFRICOM-TV/ LUC MICHEL:

GRANDS-LACS. LE PANAFRICANISME FACE AU NEOCOLONIALISME (DECRYPTAGE, TELE50, KINSHASA)

sur https://vimeo.com/166779297

L’ARRIERE-PLAN GEOPOLITIQUE :

LA RDC PIVOT GEOPOLITIQUE DE L’AFRIQUE

Etat-continent au cœur de l’Afrique, des rives de l’Atlantique aux Grands-Lacs, l’ex Congo belge est dès 1960 « le point de fixation de la Guerre froide ». « L’ancienne colonie belge, prise dans la spirale de la guerre civile entre 1960 et 1965, a été en réalité le premier théâtre africain de la Guerre froide ».

Le Congo ne cessera depuis d’être un enjeu majeur pour les puissances occidentales, l’impérialisme américain (qui imposera son agent Mobutu au pouvoir pour une longue dictature) et la Françafrique de de Gaulle et Focart.

La géopolitique de Focart, deus ex machina de la France en Afrique (avec ses réseaux et ses « barbouzes », marque encore aujourd’hui la Géopolitique des stratèges américains, qui rêvent depuis le « Sommet USA-African Leaders » d’Août 2014 à Washington de conquérir la RDC et d’y imposer un régime fantoche compradore.

Foccart fixe au « Congo-Kinshasa occupe une place centrale, une place d’équilibre géopolitique, en Afrique francophone ». La Géopolitique définit aussi le Congo comme « le pivot de l’Afrique centrale et australe ». Qui déstabilise le Congo déstabilise toute l’Afrique. Qui contrôle le Congo domine le continent …

* Sur EODE-TV/ LUC MICHEL:

GEOPOLITIQUE DU CONGO. LE PIVOT DE L’AFRIQUE

sur https://vimeo.com/195241814

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

(Flash Vidéo Géopolitique/

Complément aux analyses quotidiennes de Luc Michel)

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

Géopolitique – Géoéconomie – Géoidéologie – Géohistoire – Géopolitismes – Néoeurasisme – Néopanafricanisme (Vu de Moscou et Malabo) :

PAGE SPECIALE Luc MICHEL’s Geopolitical Daily https://www.facebook.com/LucMICHELgeopoliticalDaily/

________________

* Luc MICHEL (Люк МИШЕЛЬ) :

WEBSITE http://www.lucmichel.net/

PAGE OFFICIELLE III – GEOPOLITIQUE

https://www.facebook.com/Pcn.luc.Michel.3.Geopolitique/

TWITTER https://twitter.com/LucMichelPCN

* EODE :

EODE-TV https://vimeo.com/eodetv

WEBSITE http://www.eode.org/

KESSLER: “IO, MAGISTRATO ANTI-FRODE, SACRIFICATO IN UN’OPERAZIONE DI “PULIZIA” POLITICA”

http://www.lastampa.it/2018/08/11/italia/kessler-io-magistrato-antifrode-sacrificato-in-unoperazione-di-pulizia-politica-Ln9Oyj9hmeWjiU5GtjdPGL/pagina.html

Il direttore dell’Agenzia Dogane e Monopoli appena rimosso dal governo: «Di Maio mi definisce un trombato della politica? Non sa di cosa parla. In sette anni ho guidato l’Ufficio europeo che ha perseguito illeciti commessi da presidenti della Repubblica e leader come la Le Pen, truffe per svariati miliardi»

 Giovanni Kessler
Pubblicato il 11/08/2018
FABIO MARTINI

Con una storia professionale come la sua, Giovanni Kessler tutto si sarebbe aspettato tranne un benservito come quello che gli ha riservato Luigi Di Maio: «Quando ho sentito che mi definiva un trombato della politica, tra me e me ho pensato: ma il ministro sa di cosa parla? Sa di chi parla? Non mi lamentodell’avvicendamento che rientra tra gli eventi possibili, ma quella definizione sembra rispondere al bisogno di fabbricarsi delle ragioni, di urlare anziché spiegare. Una vicenda deludente e anche un po’ preoccupante…». 

La sera dell’8 agosto Giovanni Kessler è stato rimosso dall’incarico di Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, incarico al quale era arrivato a conclusione di un lungo percorso nel quale la politica è entrata, ma in modo marginale. Sessantadue anni, nato a Trento ma sempre in giro per il mondo per effetto di un’attività da magistrato e da manager pubblico, italiano ed europeo, che lo ha visto trasferirsi volontariamente a Caltanissetta come pm antimafia e successivamente diventare vice-capo della missione Osce in Kosovo, Alto Commissario per la lotta alla contraffazione,Direttore generale dell’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode e dall’ottobre 2017 Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli su nomina del governo Gentiloni. Una storia professionale e politica, quella di Kessler, interessante perché aiuta a capire vizi e virtù delle nomine politiche. 

Ci sono degli incarichi nei quali a decidere è la politica, nel bene e nel male. Di Maio è l’ultimo di una lunga sequenza…  

«Di Maio fa il Di Maio, ma il suo modo di commentare l’avvicendamento è deludente. Un vicepresidente del Consiglio dovrebbe conoscere la storia delle persone. Definirmi un ex deputato è riduttivo, mentre definirmi trombato della politica semplicemente non è vero». 

Nel 2010 lei assume l’incarico di direttore generale dell’Ufficio europeo anti-frode: la politica in che modo pesò?  

«Neanche un po’. In Italia al governo c’era Silvio Berlusconi, che come primo atto aveva deciso la cancellazione dell’Alto Commissariato per la lotta alla contraffazione da me guidato e dove ero stato nominato dal governo precedente. A Bruxelles era stato indetto un concorso internazionale per l’Ufficio anti-frode e al quale potevano partecipare magistrati, giuristi, dirigenti delle Polizie dei 28 Paesi. Il concorso durò 9 mesi: alla fine restammo in sei. Fummo sottoposti a panel, colloqui, audizioni, valutazioni delle società specializzate e a tre distinte valutazioni da parte della Commissione, del Consiglio, del Parlamento europeo. Il tutto in una lingua che non è la tua. Ok?». 

Ok, ma come finì?  

«L’unico ritenuto idoneo da tutte e tre le istituzioni fu il sottoscritto. Divenni direttore e per anni abbiamo lavorato sodo». 

Avete pestato i piedi a qualcuno?  

«Abbiamo fatto il nostro dovere di cane da guardia delle istituzioni europee. L’Ufficio antifrode è un organismo investigativo indipendente, composto da 500 persone di 28 Paesi, che indaga sui casi di corruzione, di illeciti di tutti i membri delle istituzioni europee. La truffa di Marine La Pen l’abbiamo scoperta noi, abbiamo fatto dimettere un commissario maltese, il presidente della Repubblica ceca è sotto accusa nel suo Paese per un rapporto che abbiamo mandato noi. Per non parlare dell’Ungheria. O della truffa scoperta alle dogane inglesi, dove avevano chiuso gli occhi su merce cinese. Dopo un’indagine di due anni abbiamo calcolato 9 miliardi di dazi evasi in 4 anni. La Commissione li ha richiesti al governo inglese». 

In un organismo del genere, quale è il ruolo del direttore?  

«Per 7 anni è il sottoscritto che ha deciso di aprire e chiudere centinaia di indagini, spesso recuperando i fondi illecitamente accumulati». 

Poi le è tornato in Italia ed è il governo di centro-sinistra che la nomina alle Agenzia Dogane e Monopoli. Sempre politica è…  

«Stava scadendo il terzo mandato del mio predecessore (che era stato confermato da governi di diverso orientamento), ho mandato il mio curriculum e una lettera di interessamento. Non era previsto un concorso, era una nomina politica, il ministro Padoan mi ha voluto incontrare. Sono stato indicato dal Consiglio dei ministri, non dagli amici». 

Avrà pesato il suo passato da parlamentare dell’Ulivo?  

«Immagino che abbia pesato il mio curriculum. Naturalmente ho le mie idee, amo la politica e la legalità. Per una legislatura sono stato deputato, eletto come indipendente nelle liste dell’Ulivo. Nel 2006, con Porcellum non sono stato ricandidato. Nel 2010 ero presidente del Consiglio provinciale di Trento, eletto nelle liste Pd, ma ho lasciato io. prima della scadenza, per andare a Bruxelles. Trombato, non direi…». 

Prima di essere stato rimosso, ha imbastito riforme che possono avere dato fastidio all’attuale governo?  

«Non credo. Nel 2012 Monti decise la fusione tra strutture distinte e parallele come Dogane e Monopoli. Un matrimonio “combinato” e non consumato che noi stavamo completando. E abbiamo investito sul ruolo securitario delle dogane, dalle quali passano troppe cose diverse dalle merci». 

Nello spoil system del nuovo governo sembra prevalere una vocazione da piazza pulita, che non distingue meritevoli e non. Lei è stato con l’Osce in Kosovo: si sente vittima di un’operazione di pulizia etnico-politica?  

«La legge non obbligava a mandarmi via. Ma aver compreso nello spoil system le Agenzie, soggetti per definizione indipendenti dalla politica, è un doppio errore. Induce i prescelti a privilegiare conformismo, opportunismo, inerzia. E favorisce operazione da “pulizia” politica». 

 

Kessler ovviamente non può e non vuole ricordare l’esposto No TAV all’OLAF  (del quale era il direttore) inviato per evitare che LTF pagasse con i fondi europei del progetto Torino-Lione (cioè dei cittadini) le fatture di vitto e alloggio ai poliziotti a guardia dei cantieri delle trivelle ospitati negli alberghi della bassa valle Susa, come sollecitato dalla Prefettura di Torino.

Dopo mesi di nostro duro lavoro e una visita a sorpresa a Bruxelles negli uffici di OLAF, questo ente (leggasi Kessler) ha scelto di chiudere la “pratica” senza attivare un contenzioso con LTF – per evitare guai agli amici politici di Kessler – semplicemente chiedendo a LTF di ritirare la richiesta di rimborso delle fatture alberghiere in conto fondi europei, cfr. la e-mail al fondo del messaggio che riporta nell’oggetto un diplomatico ringraziamento per la nostra irruzione nei loro uffici.

Propongo di inviare una Lettera aperta al Ministro Toninelli per domandargli perché la velocità di rimozione di Giovanni Kessler non sia stata ancora utilizzata per Mario Virano.

Eppure la rimozione potrebbe essere fatta in cinque minuti senza nemmeno dover giustificarsi:

STATUTO TELT

http://www.telt-sas.com/wp-content/uploads/2016/10/TELT_STATUTO_agg010716.pdf

Articolo 13 Il Direttore Generale

13.1 La Società è diretta e amministrata da un direttore generale unico ai sensi dell’articolo L.227-6 del Codice di Commercio (il «Direttore Generale»), nominato dallo Stato italiano per una durata rinnovabile di 6 (sei) anni.

Il Direttore generale è membro di pieno diritto del Consiglio di Amministrazione.

Le funzioni del Direttore Generale sono obbligatoriamente rivestite da una persona fisica. Lo Stato italiano può porre fine alle sue funzioni in qualsiasi momento, senza preavviso né indennità e senza necessità di un giustificato motivo.

No TAV – Comunicato Stampa 10 agosto 2018 – L’ossessione del Chiampa . e le sette analisi costi benefici di Virano

Comunicato Stampa

PresidioEuropa No TAV

10 agosto 2018

http://www.presidioeuropa.net/blog/?p=16105

FACCIAMO CHIAREZZA !

L’ossessione del Chiampa e le sette Analisi Costi Benefici

CHIAMPARINO SU “LA STAMPA” DEL 6 AGOSTO 2018 PAG. 43

Sergio Chiamparino, 70 anni e nessuna ambizione per una panchina in un giardino e un quotidiano da leggere in pace. Solo un’ossessione, una guerra personale da combattere, fino alla morte (… dovranno passare sul mio corpo…), fare la Torino-Lione.

Le malelingue penseranno che la sua guerra non sia poi tanto personale, ma a noi piace pensare che la sua sia solo una fissazione senile.

Il Chiampa annuncia il 5 agosto di aver ricevuto dal grande architetto (la massoneria non c’entra, sia ben chiaro…) sette ACB – Analisi Costi e Benefici, del progetto Torino-Lione, accompagnata da una dichiarazione di autenticità, ma sei sono finte ACB e una è sbagliata.

In realtà il Chiampa ha una sola ACB, quella contenuta nel Quaderno dell’Osservatorio n.  8 datato dicembre 2011, quella sbagliata.

Il ministro Toninelli annuncia intanto di volere fare uno studio aggiornato del progetto, ma il Chiampa non si fida dei tecnici del MIT e vuole aprire un conflitto di competenze tra la Regione Piemonte e il Governo centrale, affermando che i conti che lui esibirà saranno quelli belli e giusti a favore della Torino-Lione.

Ogni ossessione guerriera deve essere condita da piani di battaglia dettagliati e allora Lui si affida addirittura al Politecnico di Torino. Così la sua guerra terrà dietro al baleno muovendosi ad alta velocità da Genova a Rotterdam, da Barcellona a Kiev. Meglio di Napoleone.

Ecco le cosiddette ACB, ovviamente “tutte con esito positivo”, come afferma il Chiampa che certamente non le ha esaminate:

– l’ACB del 2011 pubblicata sul Quaderno dell’Osservatorio n.  8 per l’asse ferroviario Torino Lione, piena zeppa di grossolani errori d’analisi da tempo denunciati,

– le altre sette sono semplicemente delle vecchie relazioni che solo i non addetti ai lavori credono si tratti di vere e proprie ACB:

  1. Una Relazione generica della CIG – Commissione Inter Governativa, italo-francese del 2000,
  2. Una relazione di Valutazione socio-economica del progetto preliminare chiesta nel 2003 da LTF a PwC-Nestear,
  3. Una relazione di Valutazione Socio-economica chiesta da LTF a PwC nel 2006,
  4. Una relazione degli studi di LTF sul progetto Torino-Lione chiesta nel 2006 dalla Commissione Europea DG Tren a ECORYS Nederland BV (NL), con COWI (DK), ECN (NL), Ernst & Young Europe (B) and Consultrans (ES),
  5. Una relazione Valutazione socio-economica del progetto Torino-Lione consegnata da LTF nel 2010 alla CIG – Commissione Inter Governativa,
  6. Una relazione di Aggiornamento dell’analisi socio-economica ricevuta nel 2014 da CERTeT (Nota: tra gli estensori di questa relazione vi è il dr. Oliviero Baccelli che nel 2015 fu nominato Consigliere del CdA di TELT, probabilmente per ricompensarlo),
  7. Una relazione di Valutazione degli effetti economici del blocco temporaneo o definitivo del progetto Torino-Lione, senza data. (Nota: tra gli estensori di questa relazione vi è il dr. Oliviero Baccelli che nel 2015 fu nominato Consigliere del CdA di TELT probabilmente per ricompensarlo).

La sola ACB esistente è datata dicembre 2011 ed è stata secretata immediatamente dal Commissario Straordinario del Governo Mario Virano che ha poi dichiarato l’11 maggio 2012 nel corso di una riunione aperta del Consiglio Comunale di Rivoli : “Normalmente le Analisi Costi-Benefici servono per il decisore politico per scegliere, ma nel nostro caso hanno già scelto”. Questa sorprendente affermazione del funzionario Virano è la spiegazione della sua secretazione, compiuta per fare in modo che il Governo firmi l’Accordo del 30 gennaio del 2012 senza disporre della ACB perché lui l’ha nascosta.

Il movimento No TAV è poi riuscito a procurarsi l’ACB e il 6 giugno 2012 l’ha pubblicata, cinque mesi dopo la firma dell’Accordo di Roma tra Italia e Francia del 30 gennaio 2012. Successivamente l‘Osservatorio ha finalmente pubblicato il Quaderno n. 8 che contiene l’ACB.

La secretazione dell’ACB del 2011 da parte di Virano è un delitto perché ha violato la norma prevista dall’art. 6.4 della Convenzione di Århus del 1998, ratificata dall’Italia e quindi legge delle Stato: “Ciascuna Parte provvede affinché la partecipazione del pubblico avvenga in una fase iniziale, quando tutte le alternative sono ancora praticabili e tale partecipazione può avere un’influenza effettiva.”.

La firma del 30 gennaio 2012 a Roma dell’Accordo con la Francia, avendo prima nascosto l’ABC, è stato un comportamento politicamente scorretto del Governo perché ha privato i cittadini del loro potere di influenzare ogni decisione, come richiesto dalla Convenzione di Århus.

Ma il Chiampa queste cose non le sa…

Tra l’altro, la sola ACB disponibile del 2011 oggi non vale più nulla perché il progetto Torino-Lione è stato  mutilato di tutte le nuove linee ferroviarie di accesso al tunnel di base in Francia e in Italia e non tiene conto delle mutate condizioni economiche dal 2011. Ma in più è zeppa di grossolani errori d’analisi. Ecco perché deve essere rifatta.

Ma il Chiampa non si fida della Commissione governativa e vuole aprire un conflitto di competenze tra la Regione Piemonte e il Governo centrale, affermando che i conti che lui esibirà saranno quelli belli e giusti a favore della Torino-Lione.

Come informa la busiarda del 6 agosto 2018, il Chiampa richiederà un nuovo studio al Politecnico di Torino, e si aspetta che contenga i risultati per vincere la sua guerra.

Così il PDemocratico Chiampa a quel punto crederà di essersi armato degli argomenti vincenti per la difesa degli interessi dei suoi amici promotori del progetto: Pininfarina, Agnelli, Besson, Berlusconi, Lunardi, Incalza, Renzi, Delrio e chi più ne ha ne metta.

Scommettiamo che lo studio del Politecnico di Torino rivelerà invece che il corridoio nord-sud è il principale asse dei trasporti in Europa, mentre gli altri sono itinerari secondari? Sarebbe una rivelazione sconosciuta solo al Chiampa.

Altri soggetti, quelli che hanno tenuto a bada l’avanzata del progetto impantanato da oltre cinque lustri non ostante tutti gli sforzi dei promotori, condurranno l’ossessionato Chiampa alla realtà, fornendogli i contro argomenti, quelli vincenti.

Questa agitazione chiamparina contro la realtà, e in spregio ad ogni confronto con i cittadini pensanti, dimostra che “La democrazia e la partecipazione sono i rischi che i partiti non vogliono assumersi”.

“Piemonte merce di scambio” Chiamparino sfida il governo

6 agosto 18

La Stampa

Il presidente della Regione chiede al Politecnico uno studio sulla Tav E critica la Lega: nei territori che governa le grandi opere non si fermano

Andrea Rossi

Sulle Olimpiadi rischia di raccogliere le briciole. Sui vaccini sta guidando la protesta delle Regioni. E sulle grandi opere- a cominciare dalla Torino-Lione – potrebbe essere l’unico territorio sacrificato sull’altare delle analisi costi-benefici. 
Il Piemonte rischia di fare da camera di compensazione delle due anime del governo. È l’unica regione del Nord dove la Lega non governa. Ed è l’unica, con il Lazio, il cui capoluogo è governato dal Movimento 5 Stelle. Inevitabile che, proprio in Piemonte, si scarichino le tensioni di una convivenza romana spesso difficile: nel resto del Nord la Lega imperversa, qui gli equilibri sono molto più fragili.
Ecco spiegato perché Matteo Salvini, uno che raramente usa giri di parole, dopo aver dato il via libera alle principali infrastrutture (Pedemontane, Terzo valico e Tap) sulla Tav sia stato molto più vago: «Bisogna calcolare fino all’ultimo centesimo».

Ed ecco spiegata la controffensiva lanciata ieri da Sergio Chiamparino: «Guarda caso per tutte le grandi opere su territori a guida leghista, o per le quali ci sono ordini superiori (il diktat di Trump sul Tap, ndr), l’analisi costi-benefici è stata già fatta: solo per la Tav bisogna contare fino all’ultimo spicciolo.

È chiaro che è oggetto di scambio politico dentro il governo». Il presidente della Regione, ultimo baluardo del Pd al Nord, da mesi è il terminale ultimo di chi vuole difendere gli interessi del territorio, si tratti di Olimpiadi o infrastrutture. E se il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli sta varerà una commissione di tecnici per valutare l’utilità della Torino-Lione, Chiamparino risponde con un controdossier.

«Un’analisi costi-benefici sul sistema delle grandi opere, anche perché quella governativa si annuncia già scritta, visto a quali amici del trasporto su gomma è stata affidata».
Allude Chiamparino al professor Marco Ponti
, docente del Politecnico di Milano in pensione, e al team che lo dovrebbe affiancare: il suo “discepolo” Paolo Beria, Francesco Ramella del Politecnico di Torino, Alberto Dufruca, Pierluigi Coppola di Tor Vergata.

A parte quest’ultimo, i “saggi” di Toninelli sono accomunati dal fatto di avere posizioni molto critiche verso il piano varato dall’ex ministro Del Rio per spostare il 30% del trasporto delle merci dalla gomma al ferro.

Considerano la ferrovia costosa e poco vantaggiosa per l’ambiente, e guardano con favore ai progressi dei sistemi di trasporto su strada.
Una sentenza già scritta, per Chiamparino: «Non voglio fare l’ennesima analisi: ne sono già state fatte sette e tutte con esito positivo», spiega. «Chiederò al Politecnico di Torino uno studio sul sistema delle infrastrutture, sui due corridoi europei che ci riguardano (Genova-Rotterdam e Barcellona-Est Europa) per misurare le potenziali ricadute: lavoro, attrazione di capitale, sviluppo».
Nella sua battaglia, Chiamparino trova molti alleati in Forza Italia, meno, paradossalmente, nel suo Pd. A parte Piero Fassino e Giacomo Portas dei Moderati, il silenzio è tombale, tanto che l’ex senatore Stefano Esposito è sconsolato: «C’è nessuno nel Pd? Pensano di dire e fare qualcosa. E chi ambisce alla successione di Chiamparino?».
Il presidente intanto cerca sponde nel governatore ligure Giovanni Toti (trovata) e in quello lombardo Attilio Fontana (più difficile).

E mette in guardia la Lega: «Nelle regioni del Nord-Ovest le grandi opere vanno avanti per tutti o si fermano per tutti».

Allude al Terzo Valico, l’alta velocità Genova-Milano realizzata in buona parte su territorio piemontese, che Salvini non mette in discussione: «Sia chiaro, non metteremo a disposizione le nostre cave perché si vada più veloce da Genova a Milano». 

GRANDI OPERE – Scalpo di Virano e nuovo tracciato: ecco la Tav a Cinquestelle (e Lega)

Cacciare il direttore di Telt e dare il benservito al commissario Foietta. Due richieste “pregiudiziali” poste dal M5s per non bloccare l’opera. Modifiche al progetto: via la stazione di Susa e il tunnel in bassa valle. La diplomazia “segreta” della Castelli

“Sulla Tav con Salvini troveremo un’intesa – dice risoluto Luigi Di Maio –. Io e Matteo ci capiamo al volo”. Una convinzione che ispira i messaggi tranquillizzanti che lo stato maggiore della Lega indirizza a quanti – dalle organizzazioni economiche, produttive e sociali alle forze politiche – esprimono una crescente preoccupazione per le sorti di un’opera appesa all’ambigua formulazione del contratto di governo. “La Tav si farà, vedrete, si farà”, garantisce Riccardo Molinari. Il segretario del Carroccio piemontese e capogruppo alla Camera ne ha parlato a lungo con il sottosegretario alle Infrastrutture e compagno di partito Edoardo Rixi, ricavandone ampie rassicurazioni. La quadra, insomma, si troverà. Anzi, le trattative per superare l’impasse e arrivare a un accordo sono più che mai in corso e l’ottimismo contrassegna entrambi i contraenti. Già, perché la posizione dei Cinquestelle è assai meno intransigente di quanto nelle dichiarazioni ufficiali vogliano lasciare intendere e l’analisi costi-benefici annunciata dal ministro Danilo Toninelli è poco più di un escamotage per prendere tempo: un gioco delle parti che serve ad alzare una cortina sulle negoziazioni e alzare il prezzo sulle contropartite da incassare.

Come la trova la quadra, Di Maio? Facendo ancora un po’ di melina, garantendo alla Lega che l’opera non si blocca e offrendo al suo elettorato (che deve far attenzione a non deludere troppo per non soccombere alle elezioni europee) qualche trofeo. È il piano segreto (ma non troppo) per cercare di salvare capra e cavoli che contempla anche rapporti “diplomatici” riservati che non verrebbero, probabilmente, ben accolti dall’ala dura del movimento. Come quello che vede protagonista la sottosegretaria del Mef, Laura Castelli. La parlamentare piemontese, in passato irriducibile No-Tav, avrebbe mostrato nei numerosi colloqui con partner di governo e persino con rappresentanti del “fronte nemico” una notevole duttilità. Incontri ben protetti da occhi e orecchie indiscrete, svolti lontani dai palazzi ufficiali, ospitati in studi professionali “amici”, una volta persino a due passi dal Vaticano. La ragazza, cui non difetta la spregiudicatezza politica, avrebbe messo sul tavolo le “condizioni” irrinunciabili per non bloccare l’opera: gli scalpi del commissario di Governo, Paolo Foietta, e del direttore generale del consorzio italo-francese Telt, Mario Virano, e una sostanziosa modifica del progetto, in particolare sul tracciato interno. “Non ho nessuna dichiarazione da fare. E con voi non parlo” è stata la risposta della Castelli allo Spiffero che intendeva raccogliere riscontri: pazienza, non è la prima né sarà l’ultima, anche a ricredersi.

Le due teste, quelle di Foietta e Virano, da far rotolare davanti alle tricoteuse grilline per accontentare le pulsioni viscerali del movimento, non sarebbero però sufficienti a giustificare il cambiamento della rotta, a far dimenticare i proclami di Toninelli, ad evitare l’accusa di tradimento dei No-Tav. Da qui la necessità di stravolgere il progetto o, almeno, dare l’impressione di aver imposto una radicale revisione (con annessi tagli dei costi). Una delle modifiche avrebbe in valle un sicuro impatto positivo sul fronte che si oppone alla Tav: si tratta della cancellazione della stazione internazionale di Susa, risparmio quantificabile in circa cento milioni. Un trofeo o, più realisticamente, un apprezzabile premio di consolazione.

La rivisitazione del progetto contemplata dal contratto di governo, che per l’ala dura e gran parte dell’elettorato grillino è sempre stata sinonimo di cancellazione della Tav, troverebbe attuazione anche in un’altra modifica: l’eliminazione del tunnel della Bassa Valle con l’utilizzo della linea storica tra Avigliana e Orbassano, dove è previsto il centro logistico. Non più una galleria sotto la collina morenica, che potrebbe vedere il passaggio di 300 treni al giorno, ma al massimo 120 transiti, e per di più tra i paesi, con tutto quel che ne conseguirebbe, in termini di disagi e di rischi. Ma per carità, piuttosto che mandare all’aria tutto quanto anche i tecnici più intransigenti potrebbero ammorbidirsi. Anche in questo caso verrebbero esibiti risparmi non certo importanti sul totale. Perché, va ricordato, la rivisitazione del progetto in chiave low cost fu già operata durante il Governo Monti che ha portato la previsione del costo della parte italiana agli attuali 1,7 miliardi, rispetto agli iniziali 3,8 in seguito al voto di una mozione di cui fu allora primo firmatario Stefano Esposito del Pd.

Il capitolo costi, cavallo di battaglia dei Cinquestelle dietro cui sistemare anche un’opposizione ideologica alla grande opera, potrebbe essere affrontato con risultati positivi alla luce di nuove possibilità. Il bilancio dell’Unione Europea 2021-2027 offre la possibilità di cofinanziamenti per le tratte nazionali di interesse europeo, nelle quali ricadrebbe ovviamente anche la Tav. Attingere dall’Ue una parte dei fondi attualmente in capo all’Italia (ovviamente in accordo con i cugini d’Oltralpe) troverebbe un ampio fronte politico e parlamentare e consentirebbe al M5s di appuntarsi sul petto una medaglia da esibire.

Nelle intenzioni di Salvini e Di Maio la “quadra” va trovata entro la fine dell’estate, comunque prima dell’iniziativa annunciata da Sergio Chiamparino: smontare la chiamata alle armi del fronte favorevole alla Tav sottrarrebbe al governatore piemontese una delle più potenti frecce di propaganda proprio alla vigilia del voto regionale. E per i Cinquestelle stemperare l’effetto di quella parte dell’elettorato trinariciuto che, sentendosi tradito sulla promessa di bloccare la Tav, potrebbe vendicarsi nelle urne.

SI TAV E’ CONTRO IL TERRITORIO E VIOLA CONTRATTO DI GOVERNO. ANALISI COSTI BENEFICI CONFERMERA’ RAGIONI DEL NO

 https://www.piemonte5stelle.it/2018/08/si-tav-e-contro-il-territorio-e-viola-contratto-di-governo-analisi-costi-benefici-confermera-ragioni-del-no/

Dire sì al TAV viola il contratto di governo. Comprendiamo l’imbarazzo del centro-destra sul tema, ma questo è stato deciso e questo si sta portando avanti: un’analisi costi-benefici seria, libera dai soliti slogan che richiamano stancamente a Cavour o dalle profezie stucchevoli di Fassino.

I numeri ci daranno ragione, fermeremo questa follia e spiegheremo agli imprenditori e ai lavoratori che i partiti delle grandi opere in questi anni hanno proposto solo il TAV perché non avevano altre idee di sviluppo.

Il movimento No TAV non è certamente spaventato da analisi serie e super partes. E’ stucchevole che ora i partiti che hanno criminalizzato il dissenso, militarizzato il territorio e costruito la loro propaganda sulla disinformazione si appellino allo strumento del referendum.

E’ finita l’epoca delle imposizioni, ora si discuterà e si ragionerà sui dati. Chiamparino, il PD e tutto il centrodestra se ne facciano una ragione.

Francesca Frediani, Consigliere M5S Piemonte

Grandi Opere, ora proviamo a fare i conti

di Marco Ponti* | 7 agosto 2018

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Anche il ministro dei Trasporti del governo precedente voleva fare i conti. Ha anche pubblicato delle buone linee guida su come farli, e ne ha reso virtuosamente obbligatorio l’uso per valutare i progetti come si fa in molti paesi sviluppati. Poi ha cambiato misteriosamente idea, e ha deciso che le linee-guida valevano per i progetti degli altri, non per quelli che decideva lui. Uno pensa: magari due o tre. Non esattamente: una infinita lista, per un totale che si aggira sui 130 miliardi di Euro, che, data la situazione del bilancio italiano, è tutto quello che verosimilmente si potrà fare nei prossimi decenni. A scanso di rischi che qualche ministro postero possa avere idee di far cose diverse.

Per nessuno di questi progetti dunque si sono finora fatti conti. Uno pensa: vabbè, le linee-guida parlano di analisi costi-benefici sociali, che sono complicate. Ma non si sono fatte nemmeno banalissime analisi finanziarie (cioè costi e ricavi per lo Stato). Vabbè, il denaro non è tutto. Ma non si sono fatte nemmeno analisi di traffico: cioè non si sa cosa ci passerà su nei prossimi anni. Qui il “vabbè” viene più difficile…

In realtà, qualche analisi costi-benefici è stata fatta, ma si è chiesto senza vergogna sempre all’oste se il vino è buono: per le ferrovie alle Ferrovie dello Stato, per autostrade alle autostrade ecc.. Infatti nessuna di queste analisi è risultata negativa, a volte anche a costo del ridicolo (previsioni di traffico gonfiate, attese di benefici inesistenti ecc.).

Quando qualcuno pensa che è ora di decidere, e che si sono fatti fin troppi conti, dovrebbe ripensarci. Altri che pensano che comunque le grandi opere fanno crescere l’economia del Paese e ci portano in Europa, dovrebbero invece rendersi conto che opere costosissime e di scarsa utilità ci portano in Grecia, non in Europa.

Visto poi che le opere più costose per lo Stato sono quelle ferroviarie (sono le uniche per cui pagano soltanto i contribuenti, gli utenti pagano solo per i treni che usano, e spesso neanche per quelli), per queste ci vuole la massima cautela, grandi o piccole che siano.

Adesso il ministero dei Trasporti guidato da Danilo Toninelli ci prova, pur con tempi e risorse limitate da vari vincoli politici e tecnici (per avere un’idea, le analisi economiche e finanziarie per la Banca Mondiale sono stimate dover costare circa un millesimo del valore del progetto, trattandosi qui di progetti per oltre una decina di miliardi si può capire il problema…). D’altronde, fare scelte che risultino uno spreco anche di parte di quei miliardi costerebbe al Paese di più.

Le analisi costi-benefici sociali (dette “social cost-benefit” in inglese, non hanno a che vedere con le analisi finanziarie: misurano anche i costi ambientali, quelli di sicurezza, i risparmi di tempo, gli effetti occupazionali ecc.).

Queste analisi sono solo stime, non dicono verità, che in questo settore non esistono. Ma sono giudicate a livello mondiale le migliori stime possibili. E non valgono tanto per il loro contenuto tecnico, ma per quello politico, in quanto riducono, non eliminano, l’ “arbitrarietà del principe” nell’uso dei soldi dei contribuenti. La politica deve mantenere l’ultima parola nelle scelte. Ma non può non fare le analisi, e deve renderle pubbliche. Nei Paesi sviluppati questo si chiama “accountability”. Il concetto è da noi così poco praticato che è difficile tradurre il termine.

* Professore di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano, editorialista del Fatto fin dagli inizi, è stato incaricato (senza compenso) dal ministero dei Trasposti di coadiuvare la struttura tecnica di missione per l’analisi costi-benefici delle opere in via di realizzazione

Da “il Fattoquitidiano” 

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/grandi-opere-ora-proviamo-a-fare-i-conti/#cComments

di Marco Ponti* | 7 agosto 2018