PRIMO MAGGIO: VERSO UNA NUOVA IDEA DI FESTA DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI

Valentina Sganga 

https://www.facebook.com/valentina.mug/posts/10219409475376206

Questa mattina, insieme alla Senatrice Elisa Pirro e al Deputato Maurizio Cattoi, ho incontrato il Questore di Torino, Giuseppe De Matteis, che ringrazio.

Siamo stati ricevuti negli uffici della Questura per un confronto su quanto avvenuto ieri durante il corteo del primo maggio. 
Lo ribadiamo ora, dopo aver potuto comprendere le ragioni delle scelte operate dalle Forze dell’Ordine ieri mattina: la festa dei lavoratori dev’essere di tutte e tutti, di quelli iscritti ai sindacati confederali, di chi fa parte di partiti e movimenti e di chi, in questo momento, non riesce a veder tutelati i propri diritti da nessuna organizzazione.

Troviamo incomprensibile ad esempio la posizione nel corteo del Partito Democratico, subito davanti allo spezzone sociale, animato da tante di quelle persone che in questi anni di crisi sono state colpite dai provvedimenti dei governi che quel partito ha sostenuto. E anche la scelta degli organizzatori, di non volere in piazza gruppi che potessero manifestare dissenso durante i loro comizi.

Il Questore De Matteis ci ha ribadito come il compito delle Forze dell’Ordine, durante una manifestazione organizzata e autorizzata, sia quello di garantire che la riuscita dell’appuntamento e la partecipazione di quei soggetti che gli organizzatori considerano parte integrante dell’evento.

Un ragionamento che rispettiamo ma che fa chiaramente capire come l’accesso alla piazza del Primo Maggio, così come è pensato oggi, non sia garantito a tutti allo stesso modo.

Da quando siamo al governo, della Città prima e del Paese poi, ci siamo resi conto di come tanti non riescano a far sentire la propria voce, non trovino più negli strumenti tradizionali – quelli che si chiamavano un tempo “corpi intermedi” – i rappresentati adatti a far valere le proprie istanze. Una distanza tra rappresentati e rappresentanti che come Movimento 5 Stelle ci siamo prefissati di colmare.
Non sempre ci riusciamo e spesso la tensione per i nostri fallimenti è ancora più alta che con altri interlocutori, ma non per questo smetteremo di dialogare e di volerci confrontare con i cittadini.

Per questo pensiamo che se la piazza del Primo Maggio di Torino non deve essere uno spazio condiviso in pari maniera da tutte e tutti, forse sarebbe più opportuno, per evitare di alimentare conflitti che si esauriscono in tensioni inutili e polemiche sterili, rivederne la forma. 
Ad esempio, il tentativo di strumentalizzare e criminalizzare il movimento No TAV è inaccettabile e va respinto al mittente. E cogliamo ancora una volta l’occasione per ribadire come le responsabilità delle azioni sono sempre individuali.

Chi non si sente rappresentato dagli organizzatori di piazza San Carlo è giusto che trovi il suo modo di celebrare comunque la festa dei lavoratori, in un Primo Maggio alternativo, ed è questa l’idea che vogliamo lanciare.

Non è certo un movimento politico come il nostro a dover organizzare un momento di quel tipo, ma vogliamo dire fin d’ora che se nel 2020 qualcuno deciderà di realizzare una manifestazione dove tutti siano ammessi, dove il dissenso abbia la sua agibilità e possibilità di far sentire la sua voce e dove nessuno sia escluso, noi del Movimento 5 Stelle ci saremo e faremo la nostra parte perché l’appuntamento sia pacifico e partecipato.

Marco Revelli “Scontri del 1°Maggio. Il Pd vuole la polizia per dividere i NoTav”

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/05/03/scontri-del-1maggio-il-pd-vuole-la-polizia-per-dividere-i-notav/5150359/

Lo storico: “Io c’ero. Erano le forze dell’ordine che volevano i movimenti fuori dalla piazza per sterilizzare il corteo dai suoi simboli”

“Scontri del 1°Maggio. Il Pd vuole la polizia per dividere i NoTav”

“Guardando il corteo si vedeva l’Italia di oggi. E davvero credo che la sinistra tradizionale non abbia un gran futuro se ha bisogno di un cordone di polizia per farsi separare dai movimenti e dai territori dove invece dovrebbe affondare le proprie radici”.

Marco Revelli, lei è storico, sociologo, ma anche protagonista delle battaglie contro il Tav. Come vede gli scontri del Primo Maggio a Torino?

Io c’ero. Prima della partenza hanno costruito un tappo di polizia che sembrava volesse tener fermo metà corteo, quello con i movimenti. Hanno bloccato la gente con le bandiere No Tav come se volessero sterilizzare il corteo dai suoi simboli.

Del corteo per il Primo Maggio a Torino restano soprattutto le botte. Adesso c’è chi punta il dito contro la polizia e magari il Pd. E chi invece se la prende con i No Tav che, si dice, avrebbero provocato gli incidenti.

Ripeto, ho visto. Sono un testimone. Sentivo gli altoparlanti dei movimenti urlare “non reagite”.

E credo non serva molta malizia per pensare che anche nel Pd qualcuno volesse creare tensione. Alla fine, dopo un percorso tranquillo, la polizia ha caricato a freddo per ritardare l’ingresso in piazza San Carlo di metà corteo, come se il Primo Maggio fosse proprietà di qualcuno. Ho letto sui giornali una frase che mi ha colpito: ‘I No Tav vogliono prendersi il Primo Maggio’. Come se questa festa fosse di qualcuno.

Alla fine, c’è chi obietta, del corteo restano solo le cariche della polizia…

In passato, come quando c’è stata la guerra in Serbia, avevo visto ben di peggio. Volavano i tavoli dei bar.

Non crede che gli incidenti possano giocare contro la battaglia No Tav?

Dai movimenti non ho visto né violenza né provocazioni. Sono arrivati slogan anche duri per esempio verso il Pd. Ma questa non è violenza, è polemica politica. È vita.

Due cortei anche per il Primo Maggio…

Io ho visto un solo corteo con due segmenti totalmente diversi.

Che cosa, secondo lei, li divideva?

Il primo confine era quello tra passato e futuro. Ma c’era anche quello tra le istituzioni – e ci metto dentro anche le rappresentanze sindacali – e i movimenti. Compresa quella parte dei Cinque Stelle che si sente ancora movimento.

Parliamo della prima parte del corteo. C’erano il Pd e i sindacati. È tutto ‘passato’?

Il Pd torinese è particolarmente contaminato dal Tav che gli ha mangiato l’anima e ha compattato un establishment di destra e di sinistra che non riesce a trovare nel territorio la capacità di risollervarsi. Che non ha trovato un’alternativa vera al modello fordista, ma solo olimpiadi e grandi opere. Il Tav non è solo treno e rotaie, è un paradigma dove si immagina un mondo invivibile con una crescita esponenziale di merci e trasporti a beneficio dei soliti imprenditori e delle banche.

Ma nella prima parte del corteo c’erano anche i sindacati, come la Cgil di Maurizio Landini. Anche questo è passato?

Nella prima parte del corteo non ho visto migranti, giovani, precari. Non ho sentito slogan nuovi, non hanno mai pronunciato parole come ‘sfruttamento’. Ho molta stima di Landini, ma temo che l’inerzia dell’apparato sia troppo forte. C’è un corpaccione di funzionari che fa da zavorra e temo che per essere segretario generale ti tocchi annacquare troppo il tuo messaggio.

E il M5S che nel corteo era insieme con i centri sociali?

In Piemonte se non tengono il punto sul Tav possono chiudere baracca e burattini. Ma finora mi pare che a Roma si sia solo preso tempo per permettere a chi è favorevole e a chi è contrario di dire che hanno vinto.

Lei dice che nel corteo torinese del Primo Maggio si potevano vedere l’Italia e la sinistra di oggi…

Quel tappo della polizia è un pessimo segno di caduta per la sinistra tradizionale. Dobbiamo attrezzarci per un periodo duro. Dopo quello che ho visto a Torino sono molto pessimista. Alla fine ‘l’utilizzatore finale’ di tutto questo è soltanto Matteo Salvini.

“La cinghiata? Volevo difendere solo un amico”

3 maggio 19 Stampa 

Lodovico Poletto

Signor Gianluca, è lei che ha dato una cinghiata in testa ad un No Tav l’altra mattina durante il corteo del Primo Maggio? 
«No guardi io non ho fatto assolutamente nulla».
Eppure dicono così, tanto che poi l’hanno presa a pugni, non è vero?
«Ancora con sta storia delle botte? Guardi non voglio dire nulla. Non è successo nulla. Eventualmente parlate con i responsabili del servizio di sicurezza del Pd».

Gianluca Guglielminotti è valsusino, democratico da sempre, e spesso nel circuito del servizio di sicurezza del partito durante i cortei. E tutte queste parole sul suo ruolo durante la manifestazione un po’ lo hanno infastidito. Si sente – giustamente – sovraesposto. 
Ma lei era lì come addetto al servizio di sicurezza del partito?
«No, guardi, ero lì al corteo del Primo maggio e basta: ci vado da una vita. La mia colpa è di essere passato a salutare alcuni amici del servizio. Insomma è gente che conosco da tanti anni. Mi sono fermato qualche minuto con loro e poi c’è stata un’aggressione».
In che senso, scusi?
«Ho visto gente avventarsi contro un mio amico. Lo hanno preso per il collo». 
Addirittura?
«Certo, lo hanno afferrato per il collo e lei che farebbe se vedesse un amico preso il collo? Interverrebbe, giusto? E così ho fatto io».
E allora ha dato una cinghiata?
«Io volevo soltanto difendere quella persona. Non era un’aggressione come hanno detto».
E poi si è anche preso dei pugni, giusto?
«Sì, ma niente di grave.In fondo le dinamiche di piazza sono sempre le stesse. Se le dai le prendi. Io volevo soltanto andare in soccorso ad una persona che era in difficoltà».
Sta male adesso?
«Ma no, dai. Ha mai preso un pugno? Lì per lì ti fa male, ma poi passa, non è mica morto nessuno». 
Ci sono state provocazioni?
«Si vede dalle immagini che eravamo provocati. Hanno aggredito delle perone mie amiche. E così ho fatto quella stupidaggine lì. Beh, sì, insomma ci siamo capiti».
Lo rifarebbe?
«Ma dai, lasciamo perdere. Ci siamo chiariti. È finito tutto bene. La piazza a volte ti porta a fare delle cose un po’ così». —

Dirigente Pd di Torino su scontri No Tav: ‘Hanno assaggiato manganelli’. Poi scuse. I dem anche contro M5s: “Voltastomaco”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/02/1-maggio-dirigente-pd-di-torino-ai-no-tav-dopo-gli-scontri-la-polizia-gli-ha-fatto-assaggiare-i-manganelli-finalmente/5149094/amp/

Joseph Gianferrini in rete commenta il corteo del primo maggio: “I soliti teppisti, ci hanno riempito di insulti e sono arrivati anche alle mani; ovviamente noi abbiamo risposto”. Intanto il dem Carretta ha chiesto le dimissioni della vicepresidente M5s in consiglio perché era presente al fianco dei manifestanti: “Vederla lì in mezzo fa venire il voltastomaco”. I pentastellati: “Nessuno di noi ha aggredito”

di F. Q. 2 Maggio 2019

Un dirigente del Partito democratico di Torino che si felicita perché “finalmente” la “polizia ha fatto assaggiare i manganelli” agli attivisti No Tav. Protagonista Joseph Gianferrini che figura tra i membri dell’Ufficio di presidenza del Pd nel capoluogo piemontese e sui suoi profili si qualifica come “vice-Presidente Pd Torino Urbanistica, Infrastrutture, Trasporti”. Dopo le sue parole è arrivata la nota dei segretari democratici di Piemonte e Torino, Paolo Furia e Mimmo Carretta: “Il Pd non gioisce per manganellate, repressioni o altre forme di violenza“. Poi sono arrivate le scuse dello stesso Gianferrini all’Ansa: “Vorrei chiarire che sono una persona contraria a ogni tipo di violenza e antifascista convinto”. “Ciò che ho scritto – ha aggiunto – è legato all’emotività e alla tensione accumulata dopo avere trascorso tre ore fra insulti, sputi e spintoni, in certi momenti sentendoci accerchiati e quasi in balia degli antagonisti. Noi eravamo pochi e loro tanti, c’era da avere paura“. “Sono contro la violenza – ha concluso – ma la legalità dovrebbe essere un punto fermo. I No Tav ci hanno spintonati chiamandoci mafiosi e corrotti: non è giusto aggredire e non è giusto scambiare il Primo maggio per manifestazione pro o contro l’alta velocità”. Parole che non bastano al senatore di LeU Francesco Laforgia: “Questo signore andrebbe allontanato dalle Istituzioni. E mi aspetto che il suo partito lo faccia velocemente. Combattere i fascisti con i fascismi è molto complicato. Anzi, impossibile”, ha scritto su Facebook.

Mercoledì, dopo gli scontri al corteo del Primo Maggio tra i manifestanti No Tav e la delegazione del Partito democratico, ha scritto il seguente Tweet: “I soliti teppisti Notav con Askatasuna accompagnati da una nutrita flotta di consiglieri 5 stelle hanno partecipato al corteo del Primo Maggio con un unico scopo: far abbandonare il corteo al Pd Piemonte. Poi la polizia gli ha fatto assaggiare i manganelli…finalmente!“.
Un concetto ribadito anche in un post su Facebook in cui Gianferrini ha aggiunto: “Ci hanno urlato di tutto, ci hanno tolto le nostre bandiere, ci hanno riempito di insulti e sono arrivati anche alle mani; ovviamente noi abbiamo risposto! Siamo rimasti lì, non ci siamo spostati di un centimetro!”. I No Tav mercoledì hanno sostenuto di essere stati feriti a cinghiate dal servizio d’ordine del Pd: “Ci hanno preso a cinghiate, pugni e bastonate. Il Pd ha assoldato i picchiatori“. Opposta la versione dei dem, che con Diego Simioli – responsabile sicurezza del partito torinese – avevano replicato di essere stati “aggrediti vilmente alle spalle da facinorosi che hanno spaventato a morte i più piccoli e i più anziani. Incursioni fatte mentre noi sfilavamo pacificamente”. Poi, per separare i due gruppi e impedire ai No Tav di raggiungere la testa del corteo, era intervenuta la polizia con una carica.

“Joseph ha fatto una cazzata. Ma bisogna capire che da quando siamo arrivati siamo stati fatti oggetto continuo di insulti, spintoni e cori da parte degli antagonisti. C’è chi come me ha una certa età e queste cose le ha già viste e c’è chi è più giovane e in un momento di forte tensione può dire una sciocchezza. Parliamo comunque una persona di cui ho grande stima e fiducia, le cui motivazioni vanno inquadrate in questo contesto”, ha commentato il consigliere regionale Pd Luca Cassiani, del quale Joseph Gianferrini è collaboratore.

Polemica tra Pd e M5s
“I presenti – prosegua la nota dei segretari dem di Piemonte e Torino – possono confermare che il nostro spezzone era pacifico, mite, composto da persone che non avrebbero potuto fare del male ad alcuni”. “Nessuno di noi ha preso un megafono per rispondere alle continue provocazioni dello spezzone No Tav. Nessuno di noi ha auspicato che la polizia facesse ‘assaggiare i manganelli’ a nessuno. Ci aspettavamo, questo sì, che venisse riconosciuto il nostro diritto a manifestare in pace”, concludono Furia e Carretta tornando su quanto successo al corteo.
Intanto Carretta ha chiesto le dimissioni della vicepresidente del Consiglio comunale Viviana Ferrero (M5s). “Ok abbiamo la scorza dura”, ha scritto su Facebook, “ma una cosa, tra le tante, non riesco a mandare giù: vedere consiglieri pentastellati spalleggiare questi delinquenti è davvero troppo. Ma soprattutto vedere la vice presidente del consiglio comunale Ferrero in mezzo a questi esaltati fa venire il voltastomaco“. Da qui la richiesta: “Si dimetta e vada a casa e continui da lì la sua becera rivoluzione”.

A lui ha replicato la vicepresidente Ferrero: “Chi manifesta ha il diritto di farlo, anche il Pd. Il pugno me lo son preso, nel dirimere con i consiglieri comunali Lavolta e Lo Russo un tafferuglio. La rivoluzione la fai nelle piccole cose come i comportamenti e nel cambiare il modello intaccando un sistema ingiusto che apre sempre di più la forbice sociale. In piazza ci sarò sempre per salvaguardare i diritti affinché nessun cittadino debba mai più essere picchiato alle manifestazioni“.
Sul tema torna anche il consigliere M5S Damiano Carretto che, sempre sul social, evidenzia che “in diversi momenti io e altri colleghi consiglieri (M5S e Pd) ci siamo trovati a frapporci tra i manifestanti No Tav e militanti e servizio d’ordine Pd per cercare di calmare gli animi. E posso affermare che nessun esponente o militante 5 Stelle ha aggredito, né verbalmente men che meno fisicamente, esponenti o militanti del Pd. Chiunque affermi il contrario mente spudoratamente“.

Intanto però alcuni deputati del Pd hanno chiesto al ministro dell’Intero Matteo Salvini di riferire in Parlamento sugli scontri perché “tra i rappresentanti dei No Tav erano presenti numerosi consiglieri comunali del M5S” e ritengono quindi “opportuno che il ministro appuri le responsabilità dirette negli scontri da parte di eletti nelle amministrazioni pubbliche ed assuma iniziative, per quanto di sua competenza per censurare, stigmatizzare e punire tali comportamenti”.

1 maggio, le immagini della cinghiata dell’attivista Pd ai No Tav. Lui: “Volevo difendere un amico. Se le dai le prendi”

Se le dai le prendi. Io volevo soltanto andare in soccorso a una persona che era in difficoltà”. Incastrato dalle immagini (che vi proponiamo), Gianluca Guglielminotti ammette in un’intervista a La Stampa di essere stato lui a tirare una cinghiata contro i manifestanti No Tav durante gli scontri avvenuti nel corso del corteo del Primo Maggio a Torino. Guglielminotti, noto militante democratico della Val Susa, fa spesso parte del servizio d’ordine del Pd durante le manifestazioni. Mercoledì però era solo “passato a salutare alcuni amici”, quando sono cominciate le botte.

Gli scontri sono cominciati per via di alcuni insulti tra i due spezzoni del corteo, No Tav e delegazione Pd: poi si è passati alle mani. Finita la rissa, i No Tav hanno sostenuto di essere stati feriti a cinghiate dal servizio d’ordine dei dem: “Ci hanno preso a cinghiate, pugni e bastonate. Il Pd ha assoldato i picchiatori“. Opposta la versione del Pd che con Diego Simioli – responsabile sicurezza del partito torinese – avevano replicato di essere stati “aggrediti vilmente alle spalle da facinorosi che hanno spaventato a morte i più piccoli e i più anziani. Incursioni fatte mentre noi sfilavamo pacificamente”.

Di fronte alle immagini che mostrano Guglielminotti con la cintura in mano, il protagonista ha dovuto però ammettere il gesto. “Ho visto gente avventarsi contro un mio amico – racconta a La Stampa – lo hanno preso per il collo e io sono intervenuto”. La sua, sostiene, “non era un’aggressione”. Poi l’attivista Pd è rimasto a sua volta ferito nella rissa: “Niente di grave – dice – se le dai le prendi. In fondo le dinamiche di piazza sono sempre le stesse”.

Video Youtube/Roberto Chiazza

Dalla Francia: Bilancio CO2 della Torino-Lione, la dimostrazione delle cifre false di LTF/TELT

 Ciao, la versione pubblicata da Jerome Rebourg (presidente di ATDC www.adtc.savoie.free.fr/, N.d.T.) è la versione ufficiale della LTF, quella sbagliata.

Questo è ciò che Chantal ha rilevato e ricalcolato a fronte delle incongruenze tra i vari documenti delle indagini pubbliche LTF del 2006, 2012, le dichiarazioni del sito La Transalpine e del sito TELT.

Rebourg riprende la menzogna, non rispondiamo a Rebourg che ha solo 31 abbonati su twitter, e agisce come la voce del suo “padrone” (La Transalpine).

I documenti utilizzati sono i documenti ufficiali del Ministero, metodologia GHG, per i quali ho allegato il titolo del documento e la pagina per gli autocarri da 40 tonnellate  (PL) e il link:

https://www.ecologique-solidaire.gouv.fr/sites/default/files/Info%20GES_Guide%20m%C3%A9thodo.pdf

Usando il calcolo ufficiale:

  • 300 km di percorso,
  • carico utile di 16 tonnellate (questa è la cifra ufficiale del comitato nazionale delle strade a lunga percorrenza, gli svizzeri considerano 13,7 tonnellate),
  • e 86 g di CO2 / t / km.

il risultato è:

  • 300 km x 16 x 86/1000 = 412,8 Kg per autocarro che fa Lione-Torino (è poco meno di 300 km, si arrotonda).
  • Per il solo tunnel, l’Indagine pubblica dà 360.000 autocarri (PL) trasferiti dalla strada al sistema ferroviario.
  • 360.000 autocarri x 412,8 = 148.608 tonnellate di CO2 = 20 volte meno dei 3 milioni di tonnellate del sito TELT.

Per l’intero progetto (26 miliardi, 270 km di linea ferroviaria), è di 1 milione di autocarri (PL, indagine 2012).

1 milione di autocarri x 412,8 = 412.800 tonnellate e non 3 milioni di tonnellate, anche se si tiene conto di TUTTO, ma 7 volte di meno, circa.

È necessario conoscere le cifre già presentate, per poterle comunicare nuovamente, ma Rebourg e i suoi 31 abbonati alla FB non hanno alcun interesse.

Cordiali saluti,

Francois

 Da Daniel:

In allegato e al link c’è la dimostrazione della palese menzogna di questo documento.

https://www.ecologique-solidaire.gouv.fr/sites/default/files/Info%20GES_Guide%20m%C3%A9thodo.pdf

Tuttavia, sarebbe bene sapere che stiamo svolgendo questo lavoro su base volontaria e che sarebbe opportuno che altre forze si unissero a noi.

E il principio fondamentale è che dobbiamo dubitare delle informazioni dei promotori dei progetti perché credo che per quasi dieci anni abbiamo dimostrato l’inesattezza delle loro dichiarazioni.

Non è necessario avere grandi capacità per rispondere a queste sciocchezze, solo un buon senso di perseveranza e un po’ di tempo.

La conclusione del nostro lavoro è che ancora una volta LTF/TELT mentono e presentano dati fantasiosi.

Daniel

En pièce jointe la démonstration du mensonge éhonté de ce document

https://www.ecologique-solidaire.gouv.fr/sites/default/files/Info%20GES_Guide%20m%C3%A9thodo.pdf

Toutefois il serait bon de savoir que nous faisons ce travail bénévolement et qu’il serait bon que quelques forces se joignent à nous.

Et le principe de base est qu’il faut douter des informations des promoteurs du projet car je crois que depuis près d’une dizaine d’années nous avons fait la PREUVE de l’inexactitude de leurs déclarations.

Il n’est pas nécessaire d’avoir de grandes compétences pour répondre à ces âneries il faut juste du bon sens de la persévérance et un peu de temps.

La conclusion de notre travail c’est qu’une fois de plus ils mentent et affichent des chiffres fantaisistes

 Da: mauduit francois <francois.mauduit@laposte.net>
Inviato: martedì 30 aprile 2019 09:49
Oggetto: Re: bilan carbone Lyon Turin

Bonjour

la version publiée par Rebourg est la version officielle de LTF, celle qui est fausse justement
c’est ce que Chantal a détecté et recalculé devant les incohérences entre les différents documents des enquêtes publiques 2006, 2012 de LTF, des déclarations de la Transalpine et du site de TELT
Rebourg reprend le mensonge, on ne répond pas à Rebourg qui n’a que 31 abonnés sur twitter, et agit comme la voix de son maitre (La transalpine)
les documents qu’on a utilisé sont ceux officiels du ministère, méthodologie GES, dont j’ai joint le titre du document et la page pour les PL de 40T
et le lien:

https://www.ecologique-solidaire.gouv.fr/sites/default/files/Info%20GES_Guide%20m%C3%A9thodo.pdf
reprenant le calcul officiel:
300 km
charge utile 16 tonnes (c’est le chiffre officiel du comité national routier longue distance, les suisses prennent 13.7 tonnes)
et 86 g de CO2 / t.km

ça donne:
300 x 16 x 86/1000 = 412.8 Kg par PL qui fait Lyon-Turin (ça fait un peu moins de 300 km, on arrondit)

pour le tunnel seul, l’enquête publique donne 360 000 PL de reporté sur le rail
360 000 x 412.8 = 148 608 tonnes de CO2, 20 fois moins que les 3 millions du site de TELT
pour le projet complet (26 milliards, 270 km de voie), c’est 1 million de PL (enquete de 2012)
1 million x 412.8 = 412 800 tonnes et pas 3 millions meme si on tient compte de TOUT, mais 7 fois moins

Il faut connaitre ces chiffres déjà présentés, pour les communiquer à nouveau, mais Rebourg et ses 31 abonnés FB n’ont pas d’intérêt

cordialement

Francois

L’allarme di Costa: “Rischio di amianto nel tracciato Tav”

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/04/30/lallarme-di-costa-rischio-di-amianto-nel-tracciato-tav/5143656/

martedì 30/04/2019

L’allarme di Costa: “Rischio di amianto nel tracciato Tav”

TENSIONE PRIMO MAGGIO, IL PD AVVISA I NO TAV: “È LA PIAZZA DEL LAVORO”

https://www.lastampa.it/2019/04/29/cronaca/tensione-primo-maggio-il-pd-avvisa-i-no-tav-la-piazza-del-lavoro-Z2bhNbmFLw0c6qcTju0KiK/pagina.html?fbclid=IwAR3Oj6xUaFdTza45W_D8_L6d6g5spiR14jfRH2QP3QKZxkVycvX0rg40–U

Paolo Furia, segretario: deprimente che si cerchi di strumentalizzare l’occasione per polemiche aggressive
REPORTERS
 
Pubblicato il 29/04/2019
FABRIZIO ASSANDRI
TORINO

Fuori luogo nella forma e completamente sbagliata nel contenuto. Il Pd attacca la mobilitazione No Tav per il Primo maggio, con la promessa del movimento contrario alla Torino-Lione di portare in piazza migliaia di attivisti dalla Val di Susa. 

«È una strumentalizzazione. Ed è deprimente che ogni anno si cerchi di usare questa piazza per polemiche aggressive, che non c’entrano nulla – dice Paolo Furia, segretario regionale del Partito democratico -. Si profila un corteo in cui l’attenzione sarà monopolizzata da un tema divisivo come la Tav, relegando sullo sfondo i temi più generali del lavoro e della politica».

L’obiettivo

Il movimento vuole “prendersi” la piazza, replicando la grande manifestazione No Tav dello scorso 8 dicembre, contro “madamine, industriali e partiti” che presentano il Tav «come panacea di tutti i mali». «Il Primo maggio deve essere quello per cui è nato: una manifestazione nazionale, pubblica, aperta a tutti, indipendentemente da quello che si pensa sul Tav, per rappresentare la centralità del lavoro nella nostra democrazia, un principio della Costituzione spesso trascurato», replica Furia. Che ne ha anche per Salvini. Il ministro a Torino ha detto che, se vincerà il centrodestra alle regionali, si farà la Toirno-Lione. «Abbiamo già un’amministrazione regionale Sì Tav – dice Furia – basta confermarla. In compenso Salvini è al governo e non ha risolto le contraddizioni con la forza NoTav con cui è alleato. Il problema non è la Regione».

L’appuntamento

Gli attivisti Pd mercoledì si daranno appuntamento in piazza Vittorio al Caffè Elena. Poi sfileranno insieme. A seguire il pranzo con grigliata, musica, calcio balilla e due torte, una per le regionali e una per le europee: sono stati invitati i candidati e anche Sergio Chiamparino. Centocinquanta coperti prenotati allo storico circolo Vallette di via delle Pervinche.

In piazza il Pd porterà le bandiere Sì Tav? Per Furia, che si dividerà tra Biella, dov’è iscritto, e Torino, «la discussione sull’alta velocità deve restare fuori da questa grande manifestazione: noi ci saremo per parlare di disoccupazione, morti sul lavoro, precariato e impieghi dei migranti».

Nello specifico, il segretario del Pd subalpino ritiene paradossale attaccare la Torino-Lione il Primo maggio, «perché come sa chi si occupa seriamente di lavoro, porterà investimenti e occupazione». Il segretario provinciale del Pd, Mimmo Carretta, dice che ancora non sa se nello spezzone del Pd ci saranno bandiere SìTav: «Non lo escludo, ma il nostro invito è a portare le bandiere del Pd: non c’è bisogno di bandiere SìTav, perché il sì all’opera è già nel simbolo del Pd, così come allo sviluppo e al lavoro. Piuttosto, è un controsenso manifestare il Primo maggio contro un’opera che porta lavoro».

Eppure, secondo i siti di riferimento del mondo NoTav, la Torino-Lione avrebbe “di fronte all’impatto ecologico devastante ricadute occupazionali minime”. «Lo vadano a dire – replica Carretta – agli edili, ai sindacati, ai ceti produttivi». E ancora: «Se qualcuno pensa di prendersi la piazza, non ha capito nulla di questa manifestazione».

Anche il capogruppo Pd Stefano Lo Russo ritiene che il Tav «sia una straordinaria occasione di lavoro per la città e la regione, con investimenti in ricerca e sviluppo di cui questo territorio ha tanto bisogno».

Ordine pubblico

Uno dei temi di attenzione sarà, come già gli anni scorsi, l’ordine pubblico. Lo spezzone del Pd ha spesso subito contestazioni anche molto forti: «A creare tensioni non siamo noi, mi auguro per il bene di tutti che non ci siano problemi di ordine pubblico», dice Carretta. «Chiediamo a tutti di garantire il rispetto del nostro spezzone e lo svolgimento pacifico della manifestazione», dice Furia.

La Cgil stoppa i No Tav: nessuno strumentalizzi il corteo del 1° Maggio

25 aprile 19 Stampa 

La convivenza difficile tra favorevoli e contrari alla grande opera I sindacati del Sì: è la festa di tutti, ma parliamo del dramma lavoro

Claudia Luise

«Il primo maggio è la festa del lavoro e non va assolutamente strumentalizzata».

È un monito che non ammette repliche quello che arriva dalla Cgil torinese, dopo la sparata dei No Tav dell’altro pomeriggio.

L’idea che il tema dell’Alta Velocità monopolizzi anche questa manifestazione non piace a nessuno. Anche perchè accentuerebbe una convivenza difficile con quanti sono invece favorevoli all’opera, rimarcando una spaccatura che si riflette anche all’interno della stessa Cgil che riunisce anime con un approccio diametralmente opposto alla questione.

Già, la convivenza delle due anime sull’Alta Velocità è una questione che in Cgil si è affrontata ben più di una volta.

Ma se la La Fillea (che rappresenta i lavoratori edili) è da sempre favorevole alla Torino-Lione e alcuni suoi rappresentanti sono scesi in piazza in occasione delle manifestazioni del «Sì», i metalmeccanici della Fiom sono sul fronte opposto.

E a livello nazionale i vertici, a partire dal segretario generale Maurizio Landini, hanno manifestato più volte dubbi sul progetto.

Che la questione No Tav al Primo Maggio imbarazzi in qualche modo il sindacato è evidente anche quando Maurizio Landini, intervenuto ieri a Torino ad un incontro sul tema del caporalato, glissi sull’argomento.

Limitandosi a parlare di sicurezza e dei temi centrali del primo maggio.

Sottolineando che quello degli incidenti sul lavoro «è un dramma che continua». Dall’inizio dell’anno – puntualizza – i morti sono stati più di 200 e aumentano gli infortuni e le malattie professionali. Prevale ancora una cultura che vede nella salute e nella sicurezza non un investimento ma un costo.

Insomma: si continua a morire come si moriva cinquant’anni fa. È questo è inaccettabile».

Si fa invece sentire la segretaria generale della Camera del Lavoro di Torino, Enrica Valfrè che dice: «Spesso il Primo maggio viene utilizzato da chi ha motivi di protesta per trasformare quello che è un momento di festa e di lotta per le organizzazioni sindacali in qualcosa di diverso. Io credo che tutte le opinioni debbano essere rispettate, ma che nessuno debba mettere le mani e appropriarsi della festa dei lavoratori» dice la segretaria generale della Camera del Lavoro di Torino, Enrica Valfrè.

«Sia chi è contrario all’opera sia chi è favorevole devono poter esprimere la propria legittima opinione. E men che mai far ricorso alla violenza».

Teme guai di questo tipo il Primo maggio? «Noi ci auguriamo che i No Tav non la usino – puntualizza Valfré – Siamo certi che la polizia e i carabinieri garantiranno a tutti di manifestare serenamente». E comunque sia già venerdì ci sarà un incontro con il questore per discutere di questo tema.

Intanto, però, la questione diventa calda e apre più fronti di dibattito.

E tra gli altri interviene anche il segretario generale della Cisl Domenico Lo Bianco, le cui opinioni sul tema Tav sono ben note. Favorevole al progetto della Torino – Lione ha sfilato in città con il «Sì» schierandosi in modo incontrovertibile. Oggi dice: «Il primo maggio è la festa dei lavoratori: chiunque voglia partecipare al nostro corteo in modo pacifico e non violento è benvenuto».

“Il lavoro del futuro si potrà difendere rinunciando all’Alta Velocità”

27 Aprile 19 Stampa 

Le forze dell’ordine monitorano i preparativi per il 1° maggio: i temono tensioni tra le anime del corteo

Massimiliano Peggio  

https://www.lastampa.it/2019/04/27/cronaca/il-lavoro-del-futuro-si-potr-difendere-rinunciando-allalta-velocit-RfkXkoRB7pc14IPk56Dh6L/premium.html

«Il modello Tav è precisamente il modello di sviluppo che ci ha portato alla catastrofe attuale: disoccupazione di massa in particolare per i giovani, lavoro temporaneo e precario, enorme consumo di suolo, concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, tagli ai servizi e mancanza di manutenzione delle infrastrutture essenziali». Ecco come il movimento No Tav guarda alla Festa dei Lavoratori del primo maggio, chiamando a raccolta sostenitori e militanti per partecipare al tradizionale corteo nel centro di Torino. Un invito a replicare il successo della manifestazione del No, in risposta all’exploit dell’Onda del sì, scatenata dall’arrivo delle «madamine».

Questa chiamata di piazza racchiude il senso profondo della spaccatura tra le anime antagoniste, guidate dal centro sociale Askatasuna, schierate contro il progetto del treno ad Alta Velocità, e la Cgil, che non vede di buon occhio etichette e «strumentalizzazioni», pur annoverando tra le sue fila molti sostenitori dell’opera.

Questioni che non hanno solo un valore di principio, ma che potrebbero avere ricadute sul piano dell’ordine pubblico. Come scintille ingovernabili, soprattutto in questo contesto torinese, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni regionali, e all’indomani degli sgomberi che hanno coinvolto il fronte anarchico e le tensioni di piazza che ne sono seguite.

E visto che la tutela dell’ordine pubblico è diventata una delle priorità, le forze dell’ordine, con Digos in testa, stanno monitorando i preparativi, per disinnescare eventuali derive.

E soprattutto per evitare il ripetersi degli scontri avvenuti in passato, al termine di quella liturgia del corteo composto da più spezzoni, con al fondo gli antagonisti.

Certo, per i militanti di quell’area non è un buon periodo, dopo i ripetuti provvedimenti della magistratura e le misure di prevenzione che hanno colpito molti dei leader storici, limitandone la libertà di movimento. Ma eventuali tensioni all’interno del corteo del primo maggio, magari in vista del palco dei comizi, tra l’ala del Sì Tav e le anime No Tav, rischierebbe di danneggiare l’immagine del fronte del No, che da tempo ha imboccato una nuova strada, meno belligerante, votata alla visibilità, attraverso campagne di persuasione, dei seminari con dati, proiezioni e studi ingegneristici.

Anche pressando direttamente con affondi pubblici la componente Grillina del Governo, sostenuta con grandi aspettative dagli oppositori dell’opera, rimasti poi delusi dalla manovre politiche dettate dal tandem con la Lega.

Ecco quali sono gli scenari che si stagliano dietro il primo maggio torinese, una festa che alcuni definiscono anacronistica, per «nostalgici reduci di un mondo che non esiste più».

Un «mondo» che i No Tav della Val di Susa, e non solo, contestano anche sotto il profilo degli effetti ambientali e climatici, respingendo l’equazione: treno alta velocità uguale a più lavoro e più sviluppo. «La nostra opposizione al treno Torino Lione – sostiene il movimento – parla di un modello di sviluppo diverso, funzionante e sostenibile, capace di dare benefici immediati a tutto il Paese, dirottando da subito i fondi pubblici sprecati con grande opere inutili, in tante, piccole opere utili a tutti, da subito