Un referendum svizzero che ci riguarda

beato chi ha la democrazia diretta, incubo degli anti populisti pro oligarchia. In Italia regna la società civile del Pd a protezione dei banchieri e cosche varie, è un crimine solo pronunciare sovranità monetaria.
  
banca svizzera
Sabato 5 marzo si è tenuto a Milano un convegno chiamato “Riforma per una moneta intera”, con relatori Konstantin Demeter (coordinatore del comitato “Iniziativa Moneta Libera”), Daniele Pace (esperto di temi monetari), Sergio Morandi (consulente ed esperto finanziario) e il ticinese Marco Saba (autore di “Bankenstein” e membro anch’ egli del comitato “Moneta Libera”).
 
Tra il silenzio assordante dei mezzi di informazione, infatti, entro il 2017 o al massimo nel 2018 si terrà in Svizzera un referendum che potrebbe rivoluzionare e terremotare il sistema finanziario e bancario malato che da tempo, purtroppo, abbiamo imparato a conoscere. Prima di entrare nei dettagli, dobbiamo premettere che il suddetto Comitato, tra l’ostilità generale del sistema bancario elvetico e l’ostracismo dimostrato da tutti i partiti politici di ogni orientamento e colore è riuscito a raccogliere quasi 110.000 firme tra i cittadini svizzeri, nonostante le palesi difficoltà organizzative tra cui la stampa e la traduzione del materiale informativo in ben 3 lingue. L’iniziativa mira a riformare l’articolo 99 della Costituzione svizzera, quello che riguarda l’ordinamento monetario, finanziario e le banche, togliendo alle banche private il diritto di emettere moneta elettronica e dando questa sola facoltà alla Banca Nazionale Svizzera.
 
Cosa succederebbe, dunque, in caso di vittoria dei “sì”? La Banca Nazionale Svizzera sarebbe l’ unico istituto abilitato ad emettere moneta, sia come denaro circolante, sia come denaro elettronico e/o virtuale: attualmente, infatti, solo il 10% del denaro svizzero viene emesso dalla Banca centrale, mentre il restante 90% sono semplicemente cifre digitate sui computer delle banche senza essere mezzi legali di pagamento, ma è con questa massa di denaro “creato da altro denaro” che noi abbiamo i conti correnti, accendiamo i mutui, paghiamo le tasse, le imposte, prendiamo il poco interesse sugli investimenti che ancora le banche commerciali generosamente ci offrono. Si tratta, come avrete capito, di una ingente di massa di soldi creata dal nulla, che solo in Svizzera ha un rapporto di 40:1, cioè per ogni franco stampato dalla Banca Nazionale ne vengono “digitalizzati” altri 40 e a fronte di 570 miliardi di franchi di massa monetaria (denaro circolante e virtuale), solo 75 provengono dai torchi della Banca Nazionale.
 
Questo sistema, che è alla base del debito e di tutte le storture e le aberrazioni che abbiamo imparato ormai a conoscere bene e che ha contribuito largamente alla creazione di una economia globale finanziarizzata, con il circolo vizioso del debito, deflazione, recessione, scarsità di fondi per la spesa pubblica, oltre alle crisi cicliche, le bolle speculative, gli investimenti azzardati (coi nostri soldi!), il disordine monetario, i salvataggi forzati a spese del contribuente, il divario di reddito tra ricchi e poveri (pensiamo che negli ultimi 15 anni, a fronte di una crescita economica svizzera media dell’ 1,4%  annuo, la massa di denaro elettronico è cresciuta del 7,8% sempre annuo, arricchendo i soliti noti) ovviamente non è solo una prerogativa dei nostri vicini svizzeri, ma di tutti i sistemi bancari mondiali. Spezzando queste prerogative che mai, storicamente, sono state delle banche commerciali, si avrebbe il vantaggio incomparabile di avere un sistema molto più snello e gestibile, comprensibile ai più e soprattutto utile per la comunità in quanto verrebbe emessa una massa di denaro secondo le necessità dell’ economia reale, delle spese dello Stato, delle sue esigenze e ciò si riverberebbe a cascata in un effetto domino positivo che migliorerebbe la situazione dei cittadini, garantirebbe i loro risparmi e permetterebbe inoltre una tassazione più leggera senza toccare la spesa pubblica. Essendo infatti i bilanci delle banche commerciali falsati da acrobazie contabili, la massa occulta di denaro elettronico sfugge alla tassazione. Si è calcolato che solo in Italia, se si riuscisse a tassare equamente tutti questi guadagno occulti, lo Stato avrebbe un gettito annuale pari a 600 miliardi di euro, con notevoli conseguenze benefiche per tassazioni e servizi ai cittadini. L’iniziativa popolare (o, se preferite, referendum) che si terrà in Svizzera riguarda tutti noi e per questo è dovere di ciascuno informarsi: anche se censurate dai Tg e dalla stampa “mainstream”, queste notizie in Rete sono disponibili. Serve semplicemente armarsi di un poco di tempo e pazienza, aprendo i siti giusti.
di Simone Torresani – 13/03/2016
 
Fonte: Il giornale del Ribelle
Un referendum svizzero che ci riguardaultima modifica: 2016-03-19T23:35:35+01:00da davi-luciano
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