Turista pestato: «Prima del pugno mi ha detto: “Sono albanese, e posso tagliarti la gola”»

L’aggredito è belga, è razzista chi denuncia questa aggressione e mostra solidarietà verso la vittima?!?!?!!?

aggredito

di Roberta Brunetti

VENEZIA – L’occhio nero, i denti rotti, le fratture al volto. Gunther Van Eyck porta sul corpo i segni del pestaggio subito lunedì pomeriggio, in campo San Zulian, dal personale del vicino ristorante “Casanova”. Questo turista belga, 42enne, che ad Anversa ha una società di riparazioni navali, è ancora ricoverato al Civile, ma non si tira indietro quando gli si chiede la sua versione dei fatti.
LA VIDEOINTERVISTA

Tutto comincia lunedì, quando poco dopo le 14, la coppia arriva in albergo, esce e decide di andare al ristorante. L’origine è un’ordinazione sbagliata: la signora vorrebbe una bistecca in salsa bernese, ne arriva una al pepe. «Il cameriere riconosce l’errore e la porta via per cambiarla – continua Van Eyck – Dopo dieci minuti, però, ci arriva la stessa bistecca, ripulita, con un’altra salsa sopra, che non è la bernese. Una salsa cattiva, amara… Mia moglie non riesce a mangiarla. A quel punto chiediamo il conto e per la bistecca ci chiedono 28 euro. Ribatto che non è corretto. Che quella non era una bistecca alla bernese. Il cameriere mi risponde che a Venezia quella è la bernese. Io ribatto che la bernese è uguale dappertutto, come il cappuccino. A quel punto interviene un uomo, immagino il proprietario, che mi guarda male. “Zitto, abbassa la voce nel mio ristorante”, mi dice. Io rispondo che sono il cliente. E lui: “Tu non sai chi sono io. Sono albanese. E posso tagliarti la gola” mi dice facendo il gesto con la mano. Poi mi tira un pugno violento all’occhio. Cado a terra, fuori. Arrivano gli altri, mi colpiscono con pugni calci. Non so quanti erano, non so quanto è durato…»…
Giovedì 24 Settembre 2015, 08:17 – Ultimo aggiornamento: 22:21

http://www.ilgazzettino.it/%2FNORDEST%2FVENEZIA%2Fturista_picchiato_camerieri_venezia_bistecca_albanesi_intervista_video%2Fnotizie%2F1585060.shtml

In Val di Susa una ‘ndrangheta ad Alta Velocità

Gli arresti della procura antimafia di Torino svelano gli interessi dei clan calabresi per la grande opera. Un imprenditore indagato ha lavorato nei cantieri eludendo ogni controllo

DI GIOVANNI TIZIAN

01 luglio 2014In Val di Susa una 'ndrangheta ad Alta Velocità

«Ma guardate un attimo voi che potete… su Rai Tre di Torino, che hanno inquadrato i macchinari lì a Chiomonte.. lì alla Maddalena della Tav… ci siamo asfaltati». Giovanni Toro è l’imprenditore che ha lavorato nei cantieri militarizzati dell’Alta velocità Torino-Lione. Ce l’ha fatta, e nella telefonata racconta che davanti alle telecamere dei giornalisti, lui e gli operai, si sono dovuti nascondere per non comparire. Toro infatti non poteva starci in quel cantiere. Eppure c’era. E lavorava. Per gli investigatori è la conferma che la ‘ndrangheta è interessata alla grande opera.

I particolari emergono dall’ultima inchiesta sulla mafia calabrese in Piemonte. I Carabinieri del Ros, coordinati dalla distrettuale antimafia di Torino, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 20 persone indagate per associazione mafiosa, concorso esterno e smaltimento illecito di rifiuti. La ‘ndrina bloccata dal blitz è quella dei Greco di San Mauro Marchesato, un paesone in provincia di Crotone. Una cellula criminale da tempo operativa in Piemonte e denominata, nel gergo delle organizzazioni calabresi, “’ndrina distaccata di San Mauro Marchesato”.

Giovanni Toro, una delle figure centrali dell’indagine, entra nell’affare alta velocità grazie a Ferdinando Lazzaro, che aveva ottenuto in appalto dal committente Ltf-Lione Torino i lavori di preparazione del cantiere, dove si doveva svolgere lo scavo del mega tunnel tanto contestato dalla popolazione della Val di Susa. Inizialmente la ditta di Lazzaro si chiama Italcoge. Con questa ottiene la commessa. Poi però Italcoge fallisce. Ma «Lazzaro continuava di fatto a occuparsi del cantiere avvalendosi proprio di Toro», scrive il giudice delle indagini preliminare che ha firmato l’ordinanza.

L’imprenditore in pratica crea una nuova società, la Italcostruzioni, e prosegue senza problemi i lavori a Chiomonte: «Italcostruzioni acquisiva i mezzi, le autorizzazioni di legge nonché il subentro nel consorzio Valsusa», che raccoglie gran parte delle aziende impegnate nel grande appalto pubblico. Ma c’è di più. Lazzaro negli atti è indicato come uno degli interlocutori principali  di Rfi, Rete ferroviaria italiana, e Ltf. «Alcune conversazioni intercettate dimostravano sia l’influenza esercitata da Lazzaro in seno al consorzio Valsusa, che di fatto considerava di sua proprietà, sia il ruolo di unico interlocutore della committente Ltf», scrivono i magistrati. «Prendiamo tutto noi, Nando», si sente in una delle intercettazioni. E Lazzaro conferma: «Prendiamo tutto noi». Tra gennaio e marzo 2012 poi il titolare di Italcostruzioni cerca «di fare entrare Toro all’interno del Consorzio Valsusa».

Mentre Giovanni Toro però è indagato per concorso esterno con il clan crotonese, Lazzaro è soltanto inquisito per smaltimento illecito dei rifiuti di cantiere. Scarti, hanno assicurato gli inquirenti in conferenza stampa, che non c’entrano con il sito di Chiomonte. Ma su questo le verifiche dovranno continuare. Anche perché in un passaggio dell’ordinanza Toro fa riferimento a dei rifiuti da smaltire reimpiegandoli nei lavori Tav.

È stato Ferdinando Lazzaro quindi, secondo le indagini, a portare Toro nel cantiere più contestato d’Italia. Anche se a Toro mancavano le autorizzazioni. Infatti, Toro, agitato perché non sapeva da dove far passare i suoi camion, privi delle necessarie autorizzazioni, si sentiva rispondere da Lazzaro che per i permessi ci avrebbe pensato lui: «Lo faccio attraverso la Prefettura, gli dico che dobbiamo asfaltare, è urgente, che dobbiamo passare per forza da lì… mi devi mandare le targhe per email o per fax come vuoi». E, in altri dialoghi, a Toro viene chiesto di inviare in cantiere una «pala gommata».

L’imprenditore sotto inchiesta per connivenza con la ‘ndrangheta avrebbe parlato con un certo Elia di Ltf. «Toro riferiva di aver ricevuto da Elia la richiesta di posare 12 centimetri di asfalto poiché sarebbero stati effettuati dei controlli con i carotaggi». Questo è motivo di discussione tra Lazzaro e Toro in quanto i patti erano diversi. Lo strato di asfalto doveva essere di 8. Inoltre emerge dalla stessa telefonata che sul fondo erano stati stesi soltanto due centimetri di materiale e l’asfalto avrebbe avuto difficoltà ad aderire: «Tu speri che si attaccano 2 centimetri di fresato? Una bella minchia». Lazzaro però lo tranquillizza, rassicurandolo sul fatto che erano d’accordo con Elia che ne bastavano dieci di centimetri perché «i carotaggi sarebbero stati fatti solo nei punti dove c’era più materiale».

Dialoghi che mostrano l’interesse pieno di Toro nei lavori Tav. Il fatto che emerge, e che dovrebbe far riflettere sulla sicurezza del cantiere, è che gli investigatori non hanno trovato traccia di contratti registrati tra Toro, Italcostruzioni o Ltf. Il che vuol dire, secondo gli inquirenti, che l’azienda ha lavorato sotto gli occhi dei militari che presidiavano il sito senza un pezzo di carta che certificasse la sua presenza. Tra le oltre 900 pagine di ordinanza di custodia cautelare c’è anche un commento di Toro sulla qualità della posa dell’asfalto, secondo lui fatta «con modalità approssimative».

Toro punta anche su un altro imprenditore. Fabrizio Odetto. Anche lui pronto per lavorare a Chiomonte. La proposta è fargli utilizzare la sede della Toro come base operativa dell’azienda di Odetto, impegnata nel cantiere. L’imprenditore piemontese viene fermato però dagli arresti. Infatti nel 2013 è finito in carcere per altre vicende di droga ed estorsioni. Così finisce pure la sua esperienza valsusina.

Nelle carte dell’inchiesta ci sono altri riferimenti all’interesse della ‘ndrangheta per l’alta velocità. In Calabria, a San Mauro Marchiesato, madre patria della ‘ndrina finita sotto indagine, vengono registrate numerose riunioni e incontri preparatori per tuffarsi nella grande torta Tav. La ‘ndrangheta vuole correre veloce. E guadagnare molto. Questa è anche la filosofia di Toro che in una delle telefonate dice: «Ricordati queste parole… che ce la mangiamo io e te la torta dell’alta velocità».
Delle imprese Toro e Lazzaro però c’era anche traccia nei documenti sequestrati ai militanti No Tav. Bollati come terroristi che accumulavano materiale chissà per quale scopo criminale. Oggi invece la storia sembra un po’ diversa: facevano lavoro di controinformazione.

TAV & APPALTI IN VAL SUSA: ECCO L’INFORMATIVA DEI ROS SUI CONTATTI TRA GLI IMPRENDITORI LAZZARO, MARTINA, BENENTE, E I POLITICI MASSA ED ESPOSITO / LEGGI

 
BY  – PUBLISHED: 09/27/2015 –

Ecco l’informativa dei carabinieri sui rapporti tra gli imprenditori Lazzaro, Martina, Benente con Luigi Massa (ex deputato dei Ds e poi presidente del Consorzio Valsusa) e il parlamentare del Pd, Stefano Esposito.

(FAI Click sulle pagine per visualizzarle e leggerle)

   
  
   
 
   
  
   
 

Il dito indicava la globalizzazione, e avevamo ragione, ma voi avete visto l’estintore

in Contro-informazione — 25 settembre 2015

392176 21: Police cover the body of Carlo Giuliani , a demonstrator they shot to death during protests in central Genoa, July 20, 2001. Approximately 600 violent protesters fought with police, torched cars and looted shops throughout the day as Group of Eight leaders arrived at a heavily guarded palace for their summit. (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

A Genova abbiamo provato a dirvelo: questa globalizzazione provocherà disastri. Ma voi avete fatto spallucce e siete rimasti dalla parte dell’ordine e della legge anche quando hanno indossato i panni del boia. Mica solo dei nostri carnefici. Quelli di Carlo Giuliani, dei poveri cristi della Diaz e di Bolzaneto, delle migliaia di persone massacrate in piazza. Ma pure dei vostri. Dovreste rifletterci: noi abbiamo provato a dirvelo che si stava globalizzando lo sfruttamento e non i diritti. Che si stava allargando la forbice fra ricchi e poveri anche in occidente, e che fra quei poveri sarebbe stata scatenata ad arte una guerra.

Cosa metterete oggi a tavola, ammesso che abbiate soldi a sufficienza per riempire il frigo? Pesce surgelato in arrivo dal Pacifico, in un Paese come il nostro che è tutto costa e mare? Frutta e verdura dalla sponda settentrionale dell’Africa? Hamburger con scadenza di dieci minuti che arrivano da allevamenti costruiti sulle terre rubate ad altri poveracci di un’altra parte del mondo? E già che ci siete guardatevi pure i vestiti, le scarpe, la sedia sulla quale siete seduti, la tv e il monitor dove lasciate che si perda il vostro sguardo.

Tutto proviene da ogni parte. Ovunque sia economicamente conveniente produrlo, pescarlo, allevarlo, coltivarlo, assemblarlo, brandizzarlo, rubarlo, esportarlo o importarlo. E poi quotarlo in borsa trasformandolo in capitale finanziario. Di cosa vi meravigliate, quindi, quando sotto la vostra finestra ci sono donne e uomini in carne e ossa che arrivano da ogni angolo di questo pianeta?Anche le donne e gli uomini sono una merce, non ve l’ha mai detto nessuno? E se il capitalismo va a casa loro a comprare un’ora del loro lavoro, mettiamo a un dollaro, cosa vi stupisce se fanno il movimento inverso provando a vendere qua quell’ora di lavoro fosse pure solo a due dollari?

È la stessa logica di quell’economia di mercato contro la quale noi avevamo provato a mettervi in guardia indicandovi la luna della globalizzazione. La stessa che spinge i giovani italiani, spagnoli, portoghesi, greci, in Francia, Inghilterra e Germania. La stessa che mette in competizione italiani e stranieri in Italia. Ma voi avete preferito guardare il dito dell’estintore. Un estintore vuoto a sette metri di distanza dal retro del minuscolo finestrino di un defender. E poi l’avete chiamata legittima difesa, anche se erano ore che un corteo autorizzato veniva caricato, gassato, bastonato, rincorso, umiliato.

Noi ci siamo difesi, quando nemmeno scappare è bastato più, provando indirettamente a difendere le ragioni di tutti. Voi quando inizierete a farlo pensando che la risposta non sia un insensato nazionalismo, ma la difesa collettiva del genere umano contro un’esigua minoranza di carnefici transnazionali?

Rosario Dello Iacovo
www.rosariodelloiacovo.it

ISIS UMILIATA DA ESERCITO SIRIANO

Pubblicato da redazione 29 settembre 2015

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Con l’aiuto della Russia l’esercito siriano sta SPAZZANDO via l’ISIS (ed i media tacciono)

I media italiani parlano di non meglio precisati raid francesi contro l’ISIS: raid tutti da verificare in termini di danno al califfato, e che potrebbero essere una farsa come quelli effettuati da Obama alcuni mesi fa, quando l’ISIS assediava gli Yazidi.

Nel frattempo però l’esercito siriano, rinforzatosi con le nuove armi inviate dalla russia, e con il supporto dei cacciabombardieri e dei reparti speciali inviati in Siria da Putin, sta letteralmente spazzando via ISIS e riconquistando il terreno perduto! Mentre i media occidentali tacciono, perché questo porterebbe consensi a Putin e Assad!

LaStella

L’Esercito Siriano sta per cogliere un successo decisivo intorno ad Aleppo, con la rottura dell’assedio della base di Kuweires; la Fars News Agency ha diffuso la notizia che ormai l’avanzata verso la posizione che per mesi ha resistito all’accerchiamento dell’ISIS é appena a un villaggio di distanza dall’angolo sudoccidentale del perimetro fortificato.

Durante tutto questo periodo rischiosi voli di elicottero hanno rifornito di viveri, munizioni e medicinali gli indomiti difensori della base, evacuando di tanto in tanto qualche ferito grave; una grande mano nello ‘sfoltire’ le posizioni terroriste sulla strada per Kuweires l’hanno data recentemente i dati satellitari russi che hanno guidato precisamente sulle maggiori concentrazioni di takfiri i cacciabombardieri di Assad.

“L’assedio militare dell’aeroporto Kuweirs non continuerà. Il sollevamento dell’assedio è inevitabile”, ha dichiarato una fonte militare ad Aleppo al quotidiano Al-Akhbar. “Non sarà domani, ma è imminente; siamo all’inizio di una nuova fase, inevitabilmente. La mappa di Aleppo vedrà cambiamenti significativi.” Ciò ha coinciso con l’inizio delle operazioni dell’esercito siriano per togliere l’assedio all’aeroporto.

DA palaestinafelix.blogspot.it

Kuweires Bombing

Per tutta la giornata di ieri un quasi continuo carosello di cacciabombardieri ha imperversato sopra la pianura intorno a Kuweires scaricando dozzine di missili aria-terra, bombe a guida laser e grappoli di razzi contro le postazioni dei terroristi dell’ISIS. La foto che vedete, presa ieri proprio nella zona in questione testimonia eloquentemente della massiccia potenza di fuoco scatenata contro i tagliagole.

Di questo passo il rilevamento della postazione assediata di Kuweires é solo questione di giorni.

E come se non bastasse le forze governative siriane (Esercito regolare, NDF, Liwa Al-Quds, Brigate Baath) hanno preso l’iniziativa in diverse zone circostanti ad Aleppo, ingaggiando i terroristi ad Al-Ameriyeh, Khan Touman, Kfarnaha, Al-Rashidin e Bustan al-Basha.

Anche a Nord della città, lungo le direttrici per il confine turco, si sono registrati intensi combattimenti a Kafr Hamra, Byanoun e Hreitan.

DA palaestinafelix.blogspot.it

Attraversohttp://lastella.altervista.org

E: http://ununiverso.altervista.org

FILTRI ANTIPARTICOLATO: L’ESEMPIO DELLA LOMBARDIA

http://ilcorrosivo.blogspot.it/2010/03/filtri-antiparticolato-lesempio-della.html

martedì 16 marzo 2010

Marco Cedolin

 
Pubblichiamo questo interessante articolo del dott. Stefano Montanari di cui consigliamo caldamente un’attenta lettura.
La questione dei filtri antiparticolato, sponsorizzati da amministrazioni e alcune associazioni ambientaliste come prodotti a protezione dell’ambiente, mentre al contrario si manifestano come innovazioni peggiorative dal punto di vista dello stato dell’inquinamento dell’aria e del suo grado di pericolosità, è una cartina di tornasole utile a comprendere come sistematicamente il problema “ambiente viene artatamente strumentalizzato da industria e politica, al fine di perseguire unicamente obiettivi di facile popolarità e altrettanto facili profitti.
Domeniche “ecologiche”da campagna elettorale, filtri antiparticolato dannosi anzichè utili, costruiti da colossi privati quali Pirelli Ambiente Eco Tecnology, Dinex Italia, Ofira Italiana e sponsorizzati nellecampagne di Legambiente, treni ad alta velocità spacciati per attori di un millantato riequilibrio modale, sono solo alcune delle “favole” che la disinformazione mediatica dispensa generosamente nel tentativo di cavalcare la sensibilità ambientale dei cittadini.
Un grazie sentito a chi, come Stefano, attraverso la propria competenza tenta di ristabilire la corretta informazione, benchè osteggiato da tutti quei poteri forti per cui il verde si limita ad una mano di vernice da spalmare sopra la ruggine.
Sembra impossibile a chi abbia qualche nozione scientifica, ma i filtri antiparticolato sono diventati obbligatori. Questo, per ora, limitatamente alla Lombardia, ma quando un’infezione si manifesta e niente, nemmeno l’omeostasi, cioè la capacità naturale dell’organismo di riportarsi in stato di salute, la combatte, è inevitabile arrivare ad una setticemia che, vista la mancanza di reazione, si rivelerà mortale.
Detto così, sembrerebbe una battuta adattata da un medico del teatro di Molière, e invece è una delle troppe poco allegre verità del 2010.
Una volta per tutte, vorrei chiarire finalmente la questione, visto che continuo a ricevere sollecitazioni.
Come ho scritto ormai fino allo sfinimento e come ho spiegato nei particolari nel mio libro Il Girone delle Polveri Sottili, l’inquinamento da
polveri viene valutato legalmente, seppure senza basi scientifiche, per via gravimetrica, vale a dire, semplificando un po’, pesando quanta polvere di diametro uguale o inferiore a 10 micron (per le PM10) oppure uguale o inferiore a due micron e mezzo (per le PM2,5) sta in un metro cubo d’aria. Esistono valori stabiliti per legge che non devono essere superati, valori che, peraltro, ancora una volta non hanno significato dal punto di vista scientifico, ma un numero bisognava pur darlo ai magistrati.
E se li si superano? Beh, in pratica non succede niente, perché la cosa è talmente diffusa da ricadere nel mal comune mezzo gaudio. Però, se mai diventassimo un paese serio, potrebbero esserci sanzioni per i comuni nel caso in cui lo sforamento dovesse avvenire.
E, allora, che si fa? Invece di combattere l’inquinamento s’imbrogliano le macchinette che quell’inquinamento dovrebbero rilevare, e vissero (?) tutti felici e contenti.
Nei fatti, dalla camera di scoppio dei motori Diesel escono polveri carboniose relativamente grossolane. Queste vengono catturate dai filtri antiparticolato sistemati lungo il tubo di scarico e la cosa va avanti fino a che il filtro non è intasato, cosa che accade ogni poche centinaia di chilometri.
A questo punto, o si toglie quella roba o la macchina si ferma e non riparte.
L’ideatore del sistema – e dopo l’invenzione originale di oltre 10 anni fa d’ideatori ce n’è stato più d’uno – ha previsto che, quando l’automobile non circola in città, avvenga una combustione dei residui carboniosi contenuti nel filtro e quella roba finisca in atmosfera ossidata in CO2 .
Tutto bello? Mica tanto.
Per prima cosa è inevitabile osservare come avere un filtro che oppone una contropressione ai gas di scarico – contropressione che aumenta via via che il dispositivo si riempie – non possa che incidere sui consumi di carburante aumentandoli perché aumenta il lavoro compiuto dal propulsore. E, fingendo che la spesa maggiore non sia un problema, resta il fatto che più si consuma, più s’inquina.
Poi occorre sapere che nei residui carboniosi sono contenute micro- e nanoparticelle inorganiche. Senza filtro, queste resterebbero inglobate nel carbone, ma, con il filtro che brucia il carbone, quelle particelle finiranno inevitabilmente in atmosfera. E chi non conosce l’effetto delle micro- e nanopolveri sulla salute, e in particolare quella dei bambini, può informarsi leggendo i miei libri.
Qual è il trucco per aggirare le centraline di rilevamento delle polveri? Semplice: le macchinette pesano i materiali solidi e basta. Dunque, se io trasformo il carbone (solido) in anidride carbonica (gas), non peserò più niente e il gioco è fatto. Il problema è che la quantità d’inquinanti effettivamente immessa in atmosfera aumenta significativamente perché il carbonio di cui è costituita la particella che viene bruciata ha un peso atomico pari a 12, mentre l’anidride carbonica in cui quel carbonio si è trasformato per combustione, cioè per ossidazione, ha un peso molecolare di 44. Il che comporta una conseguenza ovvia: la sostanza gassosa emessa (inquinante) è 3,66 volte superiore a quella che sarebbe stata senza filtro. Certo, nessuno me ne rende edotto e, come recita il proverbio, occhio non vede, cuore non duole.
Che dire, poi, dell’ossido di cerio (CeO2) o del ferrocene [Fe(C5H5)2 ] usati dai diversi filtri per funzionare? Null’altro che si tratta d’inquinanti che non entrerebbero nell’ambiente se i filtri non esistessero, per il semplice fatto che non sarebbero usati. Perciò, un inquinante in più di cui, magari, non sentivamo il bisogno.
E, dulcis in fundo, a fine vita dell’ingombrante, costosissimo dispositivo (presumibilmente una vita non molto più lunga di 100.000 km), nessuno saprà dove metterlo perché quello non è stato studiato in modo da renderlo riusabile o, comunque, riciclabile.
Un’ultima chicca: quando la spia che segnala l’intasamento si accende, chi viaggia prevalentemente in città come spesso avviene soprattutto nelle metropoli ha due opzioni: una è andare in officina ad effettuare la “rigenerazione” (soldi, tempo e inquinanti che da qualche parte devono pure andare) e l’altra è di fare una bella corsa a tutta velocità in autostrada schizzando anidride carbonica e micro- e nanopolveri più gli additivi nell’ambiente.Grazie, Lombardia: l’importante era dare l’esempio.
 
Pubblicato da 15:58

A New York svolta manifestazione a sostegno di Putin alla vigilia del suo intervento a ONU

© RT27.09.2015(aggiornato 11:30 27.09.2015)

Nel centro di New York, dove presto inizierà la 70esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, gli abitanti locali hanno organizzato un picchetto per salutare l’arrivo del presidente russo Vladimir Putin, che interverrà all’ONU.

Le foto pubblicate sui social network mostrano come la gente manifesti con le bandiere della Russia e degli Stati Uniti, così come con striscioni e magliette con l’immagine del capo di Stato russo.

A Times Square i russi e i cittadini americani di New York hanno organizzato un picchetto per sostenere il presidente russo Vladimir Putin prima del suo intervento in occasione della 70° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Nei cartelloni dei dimostranti in particolare è scritta la parola “benvenuti” dedicata ai presidenti di Russia e Cina Vladimir Putin e Xi Jinping.

Come scritto sui social network da un utente, “i veri americani danno il benvenuto a Putin e Xi a New York.”Su uno degli striscioni è inoltre scritto “Putin non è il vostro nemico, il vostro nemico è Wall Street”, riferisce Russian Today.

Ricordiamo che il 28 settembre Vladimir Putin interverrà durante la 70° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.

Leggi tutto: http://it.sputniknews.com/mondo/20150927/1239652.html#ixzz3mw5mIWVZ

Germania “No alla Nato, no ai droni”, proteste davanti alla base USA di Ramstein

Da noi si “combatte” i fascismi, in 500 ieri a Genova….MAI una protesta contro l’invasore NATO, nemmeno in 10 protestano controu na delle  113 basi USA IN Italia, sono sempre i soliti cari amati liberatori

 germania-no-nato

sabato, 26, settembre, 2015

https://www.youtube.com/watch?t=1&v=HWEj9CFzCNY

Diverse centinaia di persone si sono riunite presso la base aerea statunitense di Ramstein per protestare contro l’uso di droni e armi nucleari, così come contro la presenza della NATO in Germania.

http://www.imolaoggi.it/2015/09/26/germania-no-alla-nato-no-ai-droni-proteste-davanti-alla-base-usa-di-ramstein/

Grandi manovre sulla Siria, la Francia bombarda

La Francia di Sarkò, qualche ora prima che fosse approvata la risoluzione Onu distruggi Libia, iniziò i bombardamenti sulla Libia, e, lo stesso giorno, sulla COSTA D’AVORIO che nemmeno era contemplata nella risoluzione. I diritto umanisti contro le guerre?!?! Zitti, era una missione di pace. Ora, con il giusto kompagno Hollande la Francia ripete senza alcuna autorità l’azione contro la Siria (si si certo, contro i terroristi come no, peccato che LI ABBIA SEMPRE equipaggiati di armi e soldi ed ora crediamo pure che combatterebbe le sue “creature” certo) SI sa quando sono la francia, inghilterra etc ad aver conquistato l’africa  han portato sempre e solo del bene mica come altri non democratici

Perché la stampa NON PUBBLICA UNA FOTO DI UNA POSTAZIONE ISIS, cos’è i satelliti USA monitorano chi sostiene ASSAD nella lotta al terrorismo finanziato dall’Occidente??? Cos’è non possono monitorare la Turchia???

Ouday Ramadan

https://www.youtube.com/watch?v=mq6aoBBPSxI

Fraternité, inculé, Inchiapetté. Vive la france.

L’Eliseo conferma i primi raid contro l’Isis. Dopo l’invio di soldati e mezzi russi a sostegno ad Assad, Kerry ieri ha visto l’iraniano Zarif. Washington punta a coinvolgere sauditi, Turchia e Qatar. Ma Putin minaccia: agite o faccio da solo

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Elicotteri d’assalto russi Mi-24 in una basa siriana, fotografati da un satellite Usa

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27/09/2015

maurizio molinari

corrispondente da Gerusalemme

Grandi manovre – militari e diplomatiche – sulla Siria. L’Eliseo ha annunciato di aver condotto i primi attacchi aerei nel Paese contro lo Stato islamico, in coordinamento con la coalizione internazionale. Gli obiettivi dei raid, seguiti alla decisione di estendere l’azione militare di Parigi già in corso nel vicino Iraq, sono stati individuati negli ultimi 15 giorni.  

GRANDI MANOVRE  

Ma la vera partita si gioca a New York. L’incontro di ieri fra Javad Zarif e John Kerry segna l’inizio del tentativo russo-iraniano di trovare una composizione diplomatica alla guerra siriana facendo leva sulla realpolitik maturata a seguito dell’intesa di Losanna sul nucleare di Teheran. Zarif è portatore della proposta, confezionata dal Cremlino, di una transizione a Damasco che lasci Bashar Assad alla presidenza per un «certo periodo di tempo». L’intento è fare leva sugli Usa per arrivare ad un accordo con i Paesi sunniti che sostengono i ribelli islamici non-Isis ovvero Arabia Saudita, Turchia e Qatar.  

IL PATTO RUSSIA-IRAN  

A disegnare l’offensiva diplomatica russo-iraniana è quanto sta avvenendo a New York. Ieri Zarif ha visto Kerry che gli ha confermato la volontà di «soluzioni pacifiche in Siria e Yemen». Oggi è il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ad incontrare il Segretario di Stato Usa per confezionare una piattaforma destinata ad essere esaminata, domani, nel summit fra Obama e Putin. L’Iran fa da apripista a Putin. E Washington manda segnali di disponibilità con Wendy Sherman, vice di Kerry, che dice: «Comprendiamo che può esserci una soluzione politica se Assad resta per un certo periodo di tempo, con un qualche incarico, mentre si svolge la transizione».  

BARATTO YEMEN-SIRIA?  

Kerry parla di «sviluppi positivi», ma resta da vedere se Washington riuscirà a convincere Riad, Ankara e Doha. Un’ipotesi, che circola fra i diplomatici arabi è un baratto fra due guerre in corso: Teheran potrebbe abbandonare i ribelli houthi in Yemen in cambio dell’avallo sunnita ad una transizione che comprenda «Assad».  

TREGUA A ZABADANI  

A suggerire che qualcosa si sta muovendo in Siria c’è l’intesa sul cessate il fuoco in tre località fra Hezbollah, sostenuto dall’Iran, e i ribelli islamici appoggiati da Turchia, Qatar e sauditi. L’accordo negoziato dall’Onu prevede, nell’arco di sei mesi, il ritiro dei ribelli islamici accerchiati da Hezbollah a Zabadani e l’evacuazione dei civili sciiti da Foua e Kefraya. Oltre allo scambio di circa 500 prigionieri.  

 LA MINACCIA DI PUTIN  

A rendere credibile l’iniziativa russo-iraniana è il rafforzamento della presenza militare del Cremlino in Siria. Gli aerei da combattimento a Latakia sono già più di 30, i russi costruiscono altre due basi nella costa alawita e danno inizio nel Mediterraneo Orientale a manovre navali – con oltre 40 unità della flotta del Mar Nero – che dureranno un mese. La visibilità dello schieramento serve a Putin per recapitare a Washington un messaggio affidato da «fonti russe» all’agenzia Bloomberg: «Senza un accordo di coordinamento con la coalizione anti-Isis, Mosca inizierà propri raid». È il secondo aspetto dell’iniziativa russa sulla Siria: il Cremlino è pronto ad attaccare i ribelli anti-Assad. Ovvero: Riad, Ankara e Doha devono sapere che rifiutando l’offerta di Zarif-Lavrov vedranno i propri alleati bersagliati dai Sukhoi.  

 CHE FA L’IRAQ?  

Ma non è tutto, perché a Baghdad i russi creano una «war room» congiunta con Iran, Iraq e Siria destinata a diventare la cabina di regia di una coalizione anti-Isis guidata dal Cremlino e dotata di forze di terra credibili. A differenza di quella, solo aerea, creata dalla Casa Bianca a cui partecipano molte nazioni europee. Il governo di Baghdad, dopo le indiscrezioni arrivate da Mosca, ha confermato che la cooperazione con Russia, Siria e Iran sul fronte dell’intelligence e della sicurezza in chiave anti-Isis. Una mossa di Baghdad rischia di segnare un raffreddamento nelle relazioni con gli Usa. 

 LATAKIA TALLONE D’ACHILLE  

Putin è all’offensiva, politica e militare, in Siria. Ma l’intervento russo ha un tallone d’Achille. Latakia, sede dell’aeroporto dove arrivano uomini e mezzi a bordo degli Antonov Condor, è una zona a rischio perché si tratta di una città in origine sunnita che gli Assad hanno alterato demograficamente consegnandola agli alawiti e dove ora si accumulano migliaia di profughi, in gran parte sunniti. Il rischio di una rivolta anti-Assad è tale da obbligare i governativi a circondare i quartieri sunniti. Se dovesse iniziare, i russi si troverebbero immersi nel conflitto. I razzi contro gli aerei russi ad Humaymin e i mortai sull’ambasciata russa a Damasco suggeriscono le volontà dei gruppi islamici di sfidare Mosca. Jaysh Al-Islam promette: «I russi non saranno mai al sicuro» e la Siria «diventerà un loro cimitero, come l’Afghanistan». Senza contare che il Califfo di Isis avrebbe ordinato ai jihadisti ceceni il sequestro di soldati russi.  

http://www.lastampa.it/2015/09/27/esteri/la-francia-bombarda-lisis-in-siria-uq8hqcDHWnx2eoBXUC6IgM/pagina.html

Avvocato gratis ai migranti: i ricorsi ci costano 600 milioni di euro

Quanti italiani non ricorrono alla giustizia perché contrariamente a quanto propagandato E’ A PAGAMENTO? Perché porsi sta domanda, gli italiani indigenti bisognosi di giustizia non esistono no? Risorse, per i clan di mafia capitale ed altri soci affini

Chi si vede negata la domanda d’asilo si rivolge al giudice. E l’Italia gli assicura legale e accoglienza fino a fine processo

Giuseppe De Lorenzo – Ven, 25/09/2015 – 13:49

Non tutti i migranti che entrano in Italia sono profughi. Anzi. Le statistiche parlano chiaro: il 50% non ha alcun diritto ad avere accoglienza. A molti di loro, infatti, la Commissione che ne valuta la richiesta d’asilo riserva un netto diniego.

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Tuttavia, la legge italiana permette di far ricorso in Tribunale entro 30 giorni. Facendo così schizzare in alto i costi dell’accoglienza: ai 35 euro al giorno, si aggiungono le spese per i processi e – soprattutto – l’avvocato gratis.

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Che gli paghiamo noi.

Dei 170mila sbarcati sulle coste della Sicilia nel 2014, secondo i dati del ministero dell’Interno, 67.128 sono ospitati nelle varie strutture di accoglienza. Sono ovviamente tutte persone che hanno fatto domanda di asilo. Lo scorso anno le Commissioni Territoriali sono riuscite a vagliarne solo 36mila. E nel 37% dei casi sono state rigettate.

Quali costi producono i ricorsi in Tribunale? Enormi. E vanno tutti a finire sulle spalle degli italiani. Nonostante la legge obblighi formalmente i giudici ad emettere sentenza entro 3 mesi, i processi durano più a lungo. Se la decisione del magistrato non piace, poi, si può ricorrere in Appello e anche in Cassazione.

Nel frattempo l’Italia paga agli immigrati sia l’avvocato che il vitto e l’alloggio. E’ il cosiddetto “patrocinio a spese dello Stato”. Stimarne i costi non è semplice. Ma il conto finale è una follia. Quando nei prossimi anni si accumuleranno i ricorsi dei profughi approdati tra il 2014 e il 2015, dovremo sborsare almeno 600 milioni di euro. Sono stime al ribasso che non tengono conto degli sbarchi negli anni a venire.

A decidere la parcella sui processi di immigrazione è di volta in volta il giudice. Alcuni Tribunali però hanno emesso delle linee guida per il patrocinio a spese dello Stato. Il Palazzo di giustizia di Milano, per esempio, prevede una spesa per l’erario di 900 euro per il primo grado. Per l’appello, secondo le testimonianze che abbiamo raccolto da alcuni avvocati e tenendo presente i tabellari emessi dal ministero della Giustizia, si può stimare un onere tra gli 800 e i 1.200 euro. Per la Cassazione, nel caso ci si arrivi, i costi lievitano un po’. Gli avvocati cassazionisti potrebbero richiedere fino a 3.018 euro, anche se difficilmente gli verranno accordati. Ecco dunque che il totale si aggira intorno ai 2.000/3.000 euro per ogni ricorso.

Tutti coloro che ottengono esito negativo della Commissione si presentano davanti al giudice. A confermarlo informalmente sono alcune Prefetture. Così i 18.000 dinieghi del 2014 produrranno un macigno per il patrocinio gratuito che si aggira tra i 36 e i 54 milioni di euro.

Bisogna inoltre considerare i costi dell’accoglienza: i 35 euro a migrante escono dalle casse del governo anche in attesa delle dicisioni dei magistrati. Le indicazioni di Alfano alle prefetture, infatti, sono di far rimanere gli immigrati nei centri di accoglienza fino alla conclusione dell’iter giudiziario.

Se il processo di primo grado durasse davvero 3 mesi, allora l’Italia dovrebbe sborsare “solo” 3.150 euro a migrante. Che moltiplicato per i 18.000 che nel 2014 hanno ricevuto il diniego, significano altri 56,7 milioni. Se invece – come probabile – il processo dovesse prolungarsi, i costi si moltiplicheranno.

In più, se ri ricorre in appello, il giudice può disporre la sospensione dell’allontanamento dalle strutture e permettere dunque al migrante di godersi il vitto e l’alloggio. Secondo gli operatori del settore, tutto il percorso giudiziario può durare più di un 1 anno. Ovvero 13mila euro a migrante. Che diventano 234 milioni per le domande d’asilo del 2014.

La somma tra avvocati ed accoglienza (solo per il 2014) è la “modica” cifra che oscilla tra i 270 e i 288 milioni di euro. Cioè 25 milioni al mese. Senza considerare i costi di cancelleria e di personale che l’accumulo di pratiche produrrà nel Palazzi di giustizia.

Nel 2015 le statistiche emesse dal Viminale parlano inoltre di un aumento della percentuale dei dinieghi. Che sono saliti al 50% delle domande valutate. A presentare richiesta d’asilo ogni mese sono circa 6.000 persone. Fino ad ora se ne stimano dunque 54mila. Di questi, secondo le proiezioni, 27mila avranno esito negativo. I loro ricorsi ci costeranno dunque tra i 54 e gli 81 milioni all’anno di patrocinio gratuito. Più altri 351 milioni per ospitarli 12 mesi nei centri d’accoglienza.

Tanti, troppi soldi per persone che alcuni funzionari statali imparziali hanno già appurato non essere in fuga da guerre e persecuzioni. Ma migranti economici. Per gli ultimi due anni di sbarchi, il 2014 e il 2015, spenderemo per i processi tra i 675 e i 720 milioni di euro. Consideriamo se volete che qualcuno non presenti ricorso e scendiamo pure a 600 milioni. Rimangono un’enormità.

Non sarebbe forse il caso di considerare la Commissione Territoriale un giudice ultimo e vietare i ricorsi?

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/avvocato-gratis-agli-immigrati-quanto-costano-i-ricorsi-doma-1175130.html