MASCHERINE: ESSERE NESSUNO E ODIARSI —- SILVIA ROMANO: MAMMA, LI TURCHI! —– BONAFEDE: STATO-MAFIA 2.0

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MONDOCANE

MARTEDÌ 12 MAGGIO 2020

 

Due eventi avevano promesso di interrompere l’uragano terroristico, intimidatorio, manipolatore, unanimistico, squadrista, a giornale e schermo nazionali uniti (al guinzaglio del New York Times, organo di Soros, Gates e del profeta Malachia) e di farci eremgere, almeno con il naso, dal pantano di spazzatura politica e morale in cui ci hanno affondato.

Sprovveduta, ma santa subito

Invece niente. I due eventi ci hanno ricacciato col naso, gli occhi e le orecchie sotto, nella melma della propaganda falsa, bugiarda e ipocrita. Una retorica sgocciolante di emozioni farlocche (esaltazioni), che Mario Appelius, la voce tonante di Mussolini (“Dio stramaledica gli inglesi!”), era al confronto un sommesso ora pro nobis di beghine nella cappella laterale. Un trionfo epocale del regime e, dunque, a loro avviso, della nazione tutta, la liberazione della povera Silvia Romano. Povera perché, con ogni evidenza, travolta dagli avvenimenti costruitile addosso. E giustamente soddisfatta per essere tornata a casa dopo 18 mesi. 18 mesi durante i quali aveva capito che la ragione di chi l’aveva spedita a far girotondi con bambini neri, non era altro che una miserabile operazione colonialista in linea con quelle che, da qualche secolo, i bianchi cristiani infliggono ai diversi per fregargli radici, identità, cultura, fede, e farli sentire beneficati da alieni di qualità superiore (che poi gli avrebbero fregato anche il resto). Per cui s’è fatta musulmana, cioè della religione dei cattivi, malmessi e inferiori. Brava.

Con raccapriccio rivedo l’accoglienza all’aeroporto, tutti addosso a Silvia intabarrata nella veste islamica somala, ad abbracciarsi e baciucchiarsi, alla faccia dei tecnoscienziati e del loro banditore. Poi, invece, fatta, come si deve, con i gomiti, dal bischero mascherinato trricolore che, ore prima, aveva ribadito il suo ruolo di caporale di giornata dell’armata Brancaleone, giurando “fedeltà ai valori, che sono quelli del nostro perenne alleato americano”, con tutto quello che ne consegue: Nato e sue guerre, Deep State finanzcapitalista e terrorista, Bill Gates e relativa cosca di “Un vaccino per il Nuovo Ordine Mondiale”. Bel passo avanti rispetto ai tempi in cui borbottava di “rivedere la nostra presenza nella Nato e togliere le sanzioni alla Russia”. Si chiama Luigi Di Maio e, credeteci o no, è dei 5Stelle e fa il ministro degli Esteri. Cosa avrai mai fatto di male il buon popolo dei 5Stelle, la meglio gioventù vista da molti decenni, a meritarsi uno così!

Sulla sceneggiata a cui il popolo è chiamato a sbattere le mani, sbattendosene magari le gonadi, va ancora detto qualcosa. Sappiamo che non c’è stata nessuna liberazione da parte dei nostri prestigiosi servizi segreti, ma uno squallido ma doveroso mercato delle vacche, esclusiva tutta italiana, su quanti nostri soldi dovessero essere dati per riavere la nostra cittadina che va in giro per il mondo a rallegrare bambini, indifferente alle conseguenze (perniciose per quei bambini e costose per noi). E’ trapelata la cifra di 4 milioni, probabilmente il doppio.

Rapitori (chi?), pagatori (noi), sceneggiatori (loro)

Ricordate le “due Simone”, Torretta e Parri? Nel 2004, altra grande impresa dei servizi liberatori, e anche un po’ prestigiatori. Rapite in Iraq ad agosto, il 28 settembre al Jazeera ne annuncia la liberazione ed ecco che, con un allestimento degno di Hollywood, davanti a file di telecamere schierate, dalle brume dell’alba emergono, prima stagliate sull’orizzonte e poi lentamente avanzanti nel deserto, due figure intabarrate in palandrane nere: Simona e Simona. Come, dove, chi e perché non si saprà mai. Rapimento rivendicato da una “Jihad islamica”, prima epifania di integralisti islamici al servizio di Usa, Golfo e Turchia (quelli poi impiegati in mezzo mondo) in un Iraq dove tutta la resistenza contro l’invasore era laica e saddamista.

Nella Somalia del dopo-Barre, del dopo-invasione Nato, con governi-fantoccio installati dagli americani e spazzati via uno dopo l’altro da varie resistenze, dopo una successione di movimenti di liberazione nazionale, da quello del generale Farah Aidid (grande patriota che ebbi l’onore di intervistare prima che i colonialisti lo facessero fuori) alle Corti Islamiche (che riorganizzarono decentemente il paese), la lotta al colonialismo di ritorno era stata assunta dagli Al Shabaab. Islamici e anti-occidentali, necessariamente “terroristi” e dunque giustamente bombardati dagli Usa, con tanto di eccidi di civili. I media unificati sotto l’ombrello Nato-Bilderberg, fanno degli Shabaab l’ala regionale di Al Qaida. Vero o no, strano che Al Qaida e Isis non abbiano mai attaccato interessi USA, o dei loro proconsoli coloniali, ma sempre quelli dei nemici dell’imperialismo, mentre la guerra di questi islamici somali ha esclusivamente colpito obiettivi statunitensi, o di chi ne sono i soci e subalterni.

Guerriglieri Shabaab con bandiere Al Qaida chiaramente photoshoppate

Ma quale Al Shabaab!

Tutti attribuiscono il rapimento a questa organizzazione e, dal momento che gli Al Shabaab nulla avrebbero da aspettarsi in termini politici dall’Italia, che conta una mazza  da quelle parti, se non dei soldi, ecco che la questione viene presentata come risolta in termini puramente monetari. Sempre che sia vera la storia del riscatto, visto che la posta per i rapitori veri era di ben altra portata. Senza contare che una guerriglia in aree limitate del paese, costantemente bombardata dagli USA e inseguita dalle loro Forze Speciali, difficilmente avrebbe avuto l’agio di tenere protetta per 18 mesi e di trasferire ripetutamente in sicurezza un ostaggio. Altri, che controllano gran parte del paese e della sua amministrazione, invece sì. Domani potrà magari uscire una rivendicazione firmata “Al Shabaab”. E con questo? Anche l’assassinio dei miei colleghi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è stato rivendicato da qualche finto brigante somalo….

I servizi impegnati parlano di aver avuto contatti con varie bande, dette di malviventi. La prima, del rapimento, e l’ultima, che avrebbe avuto in consegna la ragazza dagli Al Shabaab. Quindi nessun contatto mai con costoro. E, allora, chi ci garantisce che siano stati loro i rapitori? Capro espiatorio geopolitico, sì, ma rapitori? I servizi condividono i propri meriti non con qualche entità somala, ma esclusivamente con i turchi. Quelli di Erdogan, uno che di scrupoli ne ha quanti Mr. Hyde quando esce di notte. Quelli che da dieci anni conducono guerre in Siria, Libia e Iraq, avvalendosi della peggiore feccia terrorista mai vista. Quelli che in Somalia, da qualche anno, fanno il bello e il cattivo tempo, vuoi collusi, vuoi collisi, con i concorrenti di Abu Dhabi (UAE) e dell’Egitto, la posta in gioco essendo il controllo del Corno d’Africa e dunque lo strategico passaggio di Bab el Mandeb, da Est a Ovest e da Sud a Nord.

Chi mai ce la può avere con Roma?

I ribelli somali non hanno contenziosi con l’Italia, per la sua irrilevanza nella zona. I turchi, invece, ne hanno a iosa. In primis nel Mediterraneo orientale, dove gas e petrolio nelle acque di Cipro e internazionali li hanno contesi all’ENI a suon di cannoniere, con bocche da fuoco solo per ora zitte. Sempre in termini di idrocarburi, non hanno per niente gradito le proteste italiane contro l’accordo tra Erdogan e Al Serraj (il fantoccio Occidentale di Tripoli) per un controllo congiunto di tutto il mare e di tutto il petrolio tra Turchia, Cipro e Libia. E mentre la Turchia è al 100% dalla parte del governo cartonato dei jihadisti di Tripoli e contro Haftar, che però controlla il 90% del territorio e della popolazione, Roma, al suo solito, traccheggia, teme il ricatto dei migranti scatenati da Al Serraj, occhieggia verso Haftar e l’Egitto che, assieme all’ENI, sfrutta i più ricchi giacimenti a mare dell’intero Mediterraneo.

Con Al Serraj e contro l’Egitto, troppo vicino alla Russia, (vedi Regeni, spedito lì dai britannici) sta l’intero Occidente predatore, anche se la Francia si distingue per doppiogiochismo. L’Italia, conta poco e se la giocano tutti. Ma l’ENI conta moltissimo, come ai tempi di Mattei è il convitato di pietra che fa saltare gli equilibri stabiliti tra le Sorelle e che, a dispetto della campagna forsennata lanciatagli contro, con Stefano-Bilderberg-Feltri, dal Fatto Quotidiano, con il confermato AD Descalzi è ancora lì, primo partner petrolifero della Libia e dell’Egitto.

Cosa s’è pagato al sultano in cambio della sventatella?

Sarà ancora così, ora che, grazie ai turchi, abbiamo riavuto Silvia Romano? E, allora, saranno stati davvero gli Al Shabaab ad aver rapito e ospitato la ragazza convertita? Lo si dovrebbe dedurre facilmente dai prossimi sviluppi negli scacchieri indicati, specie da cosa capita tra Ankara e Roma.

Bonafede-Di Matteo, guarda chi si rivede!

E questa era una delle storie che per un attimo ci hanno depistato dalla grancassa della Banda del Virus, assordandoci, peraltro, con clamori altrettanto stonati e cacofonici e annebbiandoci con altrettanti riflessi stortignaccoli da specchi deformanti. L’altra è cosa forse anche più seria, nell’immediato domestico. E’ Cosa Nostra, cioè cosa loro, l’eterno duetto Stato-mafia.

Riassumo la vicenda per chi, stando nelle carceri insieme ad altri 60 milioni di potenziali untori, si fosse lasciato distrarre dalle storiacce di Netflix o da Lilli-Bilderberg-Gruber. Cittadini, oggi, con il cervello in rimessa, ma da usare  al risveglio contro chi ci assassina, fisicamente, moralmente, intellettualmente, culturalmente, socialmente, e ci mina, inevitabilmente, nella salute. Si tratta del pasticciaccio brutto combinato dal ministro Bonafede, ultima stella spenta tra quelle finite in parlamento. Finite in parlamento per aprirlo come una scatola di tonno e per illuminarne, alla vista dei cittadini, la fossa biologica.

Sappiamo che i magistrati italiani si dividono in due categorie. In una circolano gli Ermini, Lo Voi, Pignatone, Bruti Liberati, Tinebra, Legnini, brave persone in ottimi rapporti con l’esistente. Nell’altra procedono i Borsellino, Falcone, Scopelliti, Chinnici, Livatino, Costa, De Magistris, Woodcock, Robledo, Di Matteo, molto poco apprezzati dall’esistente Tanto che quasi tutti sono stati ammazzati, o minacciati di morte. Di solito, la carriera dei primi procede senza intoppi fino all’ultimo piolo della scala. Quella degli altri, spesso s’intoppa e finisce a terra.

Della seconda categoria il più illustre e, oggi, più esposto ai risentimenti di chi delinque in una forma o nell’altra, è Nino Di Matteo, procuratore a Palermo e Pubblica Accusa nel processo sulla sinergia – chiamiamola “trattativa” – Stato-mafia. Una consociazione alla quale dobbiamo molti successi dalla lotta di classe dall’alto al basso contro il popolo italiano, da Portella della Ginestra alle stragi 1992-93. E fino al coronavirus.

Un magistrato che aveva spaventato tutta la scala istituzionale, fino in cima

Questo magistrato, medaglia d’oro del lancio della legge più in là di ogni record, fin nella casa in cima al colle, era stato invitato dal “nuovo che avanza”, nella persona del ministro della Giustizia Bonafede, a occuparsi dei carcerati, in primis di quelli della consociazione, facendo il capo del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria). Di Matteo aveva accettato, la mafia dentro e fuori aveva espresso il suo belluino non gradimento e, nel giro di 24 ore, Bonafede aveva ritirato la nomina e l’aveva assegnata a tale Francesco Basentini. Un magistrato ignoto ai più e, forse, anche ai boss, i quali, però, lo conobbero e apprezzarono presto, quando, quatto quatto, consentì il ritorno a casa di quasi 400 mafiosi, compresi quattro mammasantissima al 41bis. Segnale più seduttivo di quanti ne avesse mai dati Andreotti. E che apriva la strada alla grande abbuffata, offerta ai picciotti dagli invasori del pianeta Virus, in termini di imprese schiantate da divorare e esseri umani da impiccare col cappio dell’usura.

Charles-Henri Sanson

Qualcuno di quelli che, fino al giorno prima, avevano considerato il magistrato peggio di Charles-Henri Sanson (boia della ghigliottina, esecutore di Luigi XVI), di colpo coprirono di elogi lui e di vituperi il ministro. E gli chiesero come mai non avesse denunciato la maleodorante offesa già allora, nel 2018. La risposta, di cui peraltro costoro non sono degni, avrebbe potuto essere che, col senso delle istituzioni che lo distingue, Di Matteo non abbia voluto farsi protagonista di una vicenda poco onorevole per il governo. Ma che, davanti allo spudorato rilascio dal carcere e ritorno all’operatività di 400 criminali, con la mina posta sotto al lavoro suo e quello di tutti coloro che si battono, si sono battuti e sono morti nella guerra contro la piovra di Stato, tacere sarebbe stato come apparire connivente. E far prevalere chi, come Giorgio Napolitano, aveva intralciato il suo lavoro, imponendo la distruzione delle conversazioni telefoniche tra il Quirinale e l’indagato ex-ministro Mancino.

Del resto chi mai avrebbe un’autorità così alta da potersi permettere di imporre a un onesto e, fin qui, agguerrito ministro, espresso dal Movimento sulla cui bandiera sta scritto “onestà”, il veto al migliore dei nostri magistrati anti-mafia? Fatevi una domanda e datevi una risposta. Facile facile.

Mascherina, se la conosci….

Torniamo nella palude dalla quale siamo usciti un istante e dalla quale eravamo finiti non proprio in un giardino di rose. Un paio di fatti occorsi negli ultimi due giorni mi permetteranno, cari amici, di fare il protagonista. Parliamo di mascherine, uno dei dispositivi definiti di “protezione individuale” più odiosi e dotati di occulte intenzioni che siano usciti dalla caverna del drago tecnoscientifico. E anche uno dei più ridicoli, se pensiamo a quando i bonzi del ramo ci dicevano che non servivano, a quando divennero obbligatori qua e là, a quando dovettero costare meno del costo di produzione e non se trovava una neanche nella farmacia del Vaticano, a quando, rassegnato, lo sventurato commissario all’emergenza ci disse che potevamo farcele da noi, con le magliette.

Da una tale saga dei controsensi non poteva che uscire una cosa balorda. La sedicente protezione è una pezza di materiale qualunque, anche rimediato e senza il minimo controllo d’efficacia, sul quale l’eventuale virus, se non lo attraversa come lama nel burro, si accoccola e permane, in attesa di nuove imprese, sia che lo espiri tu, sia che te lo soffino altri. E’ dunque nient’altro che un ricettacolo di patogeni: un salottino per batteri, germi, germi, nanoparticelle, polveri. Dopo un po’ ti gira la testa perché respiri forzato e vai in debito d’ossigeno. Poi te la togli, la metti in tasca, o in borsa, accanto ad altre impurità, la posi sul tavolo accanto alle briciole e alle macchie di sugo, ti cade per terra e lo rimetti per qualche giorno, visto che t’è costato minimo 6-8-12 euro e per il lockout sei già o mezzo sbroccato, o tutto rovinato. In compenso qualcuno a produrlo s’è già fatto un po’ di soldini, aprendo la via a quelli di altri “dispositivi”, tipo i vaccini. Tutta roba che serve a farti star male. Sempre che, mettendo fine allo spettacolo, il deus ex machina del sangue iperimmune non sbatta fuori di scena i commedianti di mascherina, intubazioni, distanziamenti, carceri e sfascio.

Ma, nel frattempo, di tutto questo ai tecnoscientifici non frega un’amata cippa, giacchè il mandato conferitogli è quello di farci tutti uguali ma separati, diffidenti, anonimi, irriconoscibili, senza faccia e senza espressione-comunicazione. Fa parte della nuova ingegneria sociale dell’atomizzazione, detta distanziamento. E si sa, chi non si tocca, chi non si aggrega, chi non si assembra, peste lo coglierà. E, soprattutto, non rosica. Il formaggio resta, tutto intero, agli inventori promotori della mascherina.

Mascherine da guerra civile?

E il distanziamento tramite anche mascherina sarebbe niente (si fa per dire), se non coincidesse con l’assembramento di cattivi pensieri e cattive azioni tra i mascherinati. Ecco cosa mi è successo ieri e oggi. In fila davanti al ferramenta, insieme ad altre tre persone, debitamente mascherinate e distanziate. Nel Lazio la pezza sul muso non è obbligatoria, se non entrando in qualche esercizio pubblico. Dunque posso girare smascherinato. Preferisco evitare, quando con mascherina, gli sguardi ansiosi e diffidenti di chi mi indaga se sono io, o un altro, amico o nemico, stronzo o gentiluomo. E viceversa.

E lì mi capita per la prima volta di assistere agli effetti programmati da chi ci ha inflitto le mascherine. Un omone del quale appare solo la pelata e che prima bofonchia l’incomprensibile attraverso il doppio tessuto, poi, aumentando il volume, libera i suoi improperi contro di me che metto a repentaglio la sua vita non tappandomi bocca e naso. E’ un crescendo, fino al diapason, che riecheggia per tutto il corso e lo riempie di mascherinati dagli occhi strabuzzati. Sarebbe il caso, o di mascherinarsi, cosa che mi pare politicamente corretto, dunque scorretto, o di darsela, di pari valenza. Fortuna vuole che l’omone, forse temendo il contagio, si induca ad andarsene lui, così che i tonitruanti improperi si perdono molto lentamente verso il fondo della via. Però sono bravi: gli è riuscito di aggiungere un altro innesco al conflitto orizzontale, un nuovo diversivo da quello verticale.

Invece, stamane, davanti all’autoscuola per il rinnovo della patente. Siamo in una decina, perlopiù maturotti, ben distanziati. Tutti con mascherina. Io no, non è obbligatorio nel Lazio, siamo all’aperto. Sto leggendo il giornale quando mi arriva, come uno schiaffo di tramontana, un “Si metta la mascherina!”, perentorio quanto, nei film americani, l’intimazione del colonello SS al partigiano da fucilare. Obietto che sto fuori e qui non c’è obbligo. “Sì che c’è, non vede che l’abbiamo tutti, abbia rispetto, coglione!”. Subito un rumoreggiare di molti brontolii, sui quali si erge uno strepito femminile: “Io chiamo i carabinieri””. Il dialogo, del tutto unilaterale, si perpetua nel tempo con monotona, quanto impetuosa, regolarità con, ogni tanto, un solista che lancia l’acuto. Il volume in espansione, l’intrecciarsi dei latrati, il colore paonazzo di quanto resta fuori dalla mascherina, diffondono aria di linciaggio. Il primo intervenuto, alto e grosso quanto la sua voce, fa per venirmi addosso e tradurre le percosse verbali in atti. Ma si ferma al metro arcuriano di distanza sociale. Più della collera potè il terrore del virus. Grazie, seminatori del terrore!

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 16:38

L’eccidio di Bava Beccaris

https://www.ildeposito.org/eventi/leccidio-di-bava-beccaris?fbclid=IwAR1f97PxBBAdWLT2o2lgB88QG34d0xPoM7Vubn_eP9coRTUgAM2Mw2xy78U

8 Maggio 1898 (Italia)

Bava Beccaris, generale dell’esercito, in occasione dei “moti del pane” di Milano del 6, 7, 8, 9, maggio1898, sparò sui dimostranti con il cannone. Alcuni parlarono di 127 morti, altri, tra cui i giornali, contarono 500 vittime. Il generale fu premiato dal re Umberto I (re “buono”) con la croce di Grand Uffciale dell’ordine militare dei Savoia. Il 29 luglio del 1900, a Monza, Umberto I venne assassinato dall’anarchico Gaetano Bresci, emigrato negli Stati Uniti, che dichiarò esplicitamente di aver voluto vendicare i morti del maggio 1898 e l’offesa per la decorazione conferita a Bava Beccaris.

1945: in Valle si prepara la Liberazione. A Susa “il sogno si avvera” sabato 28 aprile

https://www.laboratoriovalsusa.it/blog/un-po-di-storia/1945-valle-si-prepara-la-liberazione-susa-il-sogno-si-avvera-sabato-28-aprile?fbclid=IwAR0a9aq_chp0qwdc1bE3Jvh1zZqmLpIrVZOoJk9KomMo6yuiX3IqYJd6QNo

Nella primavera del 1945 le formazioni partigiane valsusine si riorganizzano: in alta valle viene costituita la 41° Divisione Unificata ed in bassa valle la 3° e la 13° Divisione Garibaldi, che già hanno all’attivo molti uomini e brigate, cambiano nome e diventano 42° e 46° Divisione.

In alta Valle, i partigiani si preoccupano di difendere le dighe e le centrali idroelettriche dagli attacchi dei tedeschi in fuga, mentre le formazioni della bassa Valle mettono in atto azioni di disturbo, ostacolando i movimenti delle truppe tedesche con azioni di sabotaggio. I partigiani sono inoltre impegnati nella bonifica dei ponti e delle strade minate dai tedeschi: gran parte delle cariche vengono rese inoffensive ad eccezione di quelle poste su alcuni ponti a Bardonecchia, Cesana, Oulx ed Exilles.

Proprio il 25 aprile iniziano gli scontri per la Liberazione dei territori dell’alta Valle. Le operazione hanno avvio la sera del 24 quando i Partigiani della Compagnia Assietta si scontrano con i tedeschi in ritirata in una furiosa battaglia nei pressi di Exilles.

6 maggio 1945, manifestazione per la liberazione di Torino

6 maggio 1945, manifestazione per la liberazione di Torino.

Il 26 aprile altre formazioni partigiane valsusine scendono verso Torino; l’obiettivo è quello di incalzare il ripiegamento dei tedeschi e di ricongiungersi in città con le altre formazioni che qui stavano convergendo. I gruppi valsusini rimangono a Torino fino ai primi giorni di maggio e, il 6, partecipano alla grande sfilata in piazza Vittorio Veneto

Sabato 28 aprile 1945 è il giorno della Liberazione di Susa. Il 5 maggio il giornale La Valsusa racconta quelle ore:”Dopo una triste vigilia, nella quale i nazi-fascisti consumarono gli ultimi delitti, varie formazioni di patrioti occuparono la città che imbandierata e vestita a festa, come per incanto, con ardenti manifestazioni espresse la sua gioia e la sua gratitudine ai liberatori. Suonarono tutte le campane come nelle feste più grandi, e nel pomeriggio si volle onorare la memoria dei caduti per la libertà deponendo corone alle tombe dei cimiteri di Susa e Mompantero”.

Un racconto in “presa diretta” di quel giorno lo si trova nel diario del Comandante Aldo Laghi (Giulio Bolaffi) pubblicato nel volume “Giulio Bolaffi, un partigiano ribelle”, Daniela Piazza Editore. Così il Comandante della IV Divisione alpina G.L. Stellina scandisce le ore del 28 aprile 1945:

“Nella notte una grande esplosione. Alle 6 una sparatoria dei miei partigiani. Susa è libera… Raggiungo i miei uomini. Grande entusiasmo. La folla ci acclama: in tutta la città entusiasmo delirante. Raggiungiamo il Castello. Organizziamo tutti comandi. Ianni arriva e dice che ha preso contatto con la Brigata Monte Assietta.

Giulio Bolaffi parla dal Municipio di Susa.

Giulio Bolaffi parla dal Municipio di Susa. In alto, sopra al titolo,  i partigiani sfilano a Susa (foto di Giacinto Contin, detto Nino).

Circolano voci che le truppe di Exilles arriveranno. Mr. Mastro dice di concentrare le armi pesanti al Castello, che è difendibile e ha varie strade che portano fuori città. Lavoro febbrile. Vengono fuori tutti i marescialli. Li prendiamo e li facciamo lavorare. Al Castello affluiscono i prigionieri. Organizzo il servizio.

Pubblico l’ordinanza n.1 che è un appello sul coprifuoco, dalle ore 21 alle 5, e sulle sanzioni: tribunali di guerra contro i predoni.

Visita di Ferrua che vuole portare Piero al Castello ed effettuare un collegamento con la centrale Aem. Impiantiamo un ufficio nelle scuole. Bottazzi mi dice che il mattino alle 8.30, 18 uomini della Olivieri, di guardia a Vertice, dove c’è il salto dell’acqua, hanno attaccato una compagnia tedesca di 50 uomini in zona Piano San Martino per impedire sabotaggi alle tubazioni. C’è stato un combattimento fino alle 18.30 perché sono intervenuti altri tedeschi ad appoggiare quelli già impegnati. È morto Piero, carabiniere, e ferito Marais.

È stata impedita la distruzione delle centrali elettriche e di Venaus per rappresaglia; i tedeschi si sono ritirati a Curnà dove c’è lo sbarramento anticarro. Feriti 5 uomini tedeschi dei quali 2 gravi, forse morti.

Apprendo che sabato mattina alle 9.30, 10 uomini di Martino issavano la bandiera italiana sul Moncenisio all’ospizio; Sergente Maggiore Sten, Vittorio, Luigi e altri della squadra di guardia alle tubazioni, precedendo di un’ora la pattuglia francese comandata dal Capitano Stephane.

Al pomeriggio alle 17 vado in municipio e parlo al balcone alla folla plaudente ed entusiasta, con un ufficiale francese. Parliamo dei patrioti. Poi portiamo due corone ai caduti al cimitero di Susa e di Urbiano”.

Il sogno si è avverato

Gia.Col.

Bibliografia: “Giulio Bolaffi, un partigiano ribelle”, Daniela Piazza Editore. Andrea Maria Ludovici: “Una Comunità e il suo territorio”, Susa, Centro Culturale Diocesano

Torino, la città più bombardata d’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale

http://www.piemontetopnews.it/torino-la-citta-piu-bombardata-ditalia-durante-la-seconda-guerra-mondiale/?fbclid=IwAR1lCBnM7GY15KOrpi5095GoLGLcEkNfoguw-E6K58efuF4T6bXqyHyG_lo

TORINO. A partire dagli Anni Venti del Novecento Torino stava diventando un centro industriale, sede dell’innovazione tecnologica del Paese, e si andavano strutturando complessi manifatturieri, alcuni di una certa rilevanza, quali la Fiat per la produzione di veicoli civili e militari, o l’Upa, una cellula dell’Unpa (l’Ufficio nazionale di protezione antiaerea che si occupava di attuare i provvedimenti relativi all’oscuramento, la protezione, il rifugio e il soccorso della popolazione.), istituito tra il 1936 e il 1937, e soppresso dopo la fine del conflitto nel 1946, che aveva il compito di fornire alla popolazione approvvigionamenti di maschere antigas, materiali sanitari, costruzione rifugi.

Queste furono alcune delle ragioni per cui bombardare Torino, iniziando il 12 giugno del 1940, due giorni dopo la dichiarazione del duce, Benito Mussolini, riguardante l’entrata dell’Italia in guerra contro Francia e Inghilterra, e il cambiamento delle vie i cui nomi contenevano riferimenti al nemico, come corso Inghilterra, che diventerà corso Costanzo Ciano, e via Marna, che diverrà via Bligny.

Da quel momnento, e fino al 1945, la città sarà la più bombardata d’Italia. L’8 novembre del 1943, poi, Torino subirà la prima grande incursione diurna, compiuta da un centinaio di aerei, che farà 202 morti e 346 feriti durante il primo giorno di scuola per elementari e medie. A seguito delle distruzioni che colpiranno strade, edifici, case, monumenti e quant’altro, arando completamente alcuni quartieri, la fisionomia della città cambierà. «Sembra che una nuvola di fuoco, resa ancor più luminosa dall’oscurità, gravi su Torino»: è in questo modo che Emanuele Artom, partigiano e storico italiano di origine ebraica, vittima dell’Olocausto, descriverà uno dei numerosi bombardamenti.

Questi alcuni tra i luoghi bombardati: monumento dell’Artigliere, isolato compreso tra le vie Bonafous, Gioda (ora via Giolitti) e lungo Po Diaz, Stabilimenti Gilardini, corso Giulio Cesare, via Roma, via monte Bianco, Accademia Albertina delle Belle Arti, via Accademia Albertina 6, Istituto Salesiano Maria Ausiliatrice in Valdocco, via Cibrario, cinema Massimo, via Scarlatti 18, stazione Porta Nuova, ospedale Mauriziano, Casa Benefica, via Principi d’Acaja 40, via San Massimo angolo via Maria Vittoria, Azienda Tranvie Municipali, deposito di corso Regina Margherita 14, corso Orbassano, Palazzo delle Corporazioni, via Mario Gioda (ora via Giolitti) 28, corso Racconigi 60, Galleria Subalpina, piazza Cesare Augusto, corso Regina Margherita angolo via Macerata, corso Vittorio Emanuele II 94.

E ancora: chiesa della Crocetta (Beata Vergine delle Grazie), corso Peschiera (ora corso Luigi Einaudi), piazza Castello e via Pietro Micca, ospedale Molinette, campo sportivo “Torino Calcio”, via Filadelfia, Scuola elementare Michele Coppino, corso Duca degli Abruzzi 45, via San Secondo angolo via Legnano, Teatro Alfieri, piazza Statuto, corso San Martino, via Boucheron, Istituto Magistrale Regina Margherita, via Belfiore 46, Tempio israelitico, via Pio V 12, corso Peschiera, corso Gabriele d’Annunzio (ora corso Francia) angolo via Pietro Bagetti, Aeronautica, corso Italia (ora corso Francia) 366, via Filiberto Pingone, via San Quintino, via Maria Vittoria angolo via san Massimo, via Vassalli Eandi angolo via Bagetti, via Carlo Capelli 33-35, via Sacchi angolo via Pastrengo, via Santa Teresa angolo via San Tommaso, via Lodi, Caffè Raymondi, via Rodi 2 bis, farmacia dell’Ospedale Maria Vittoria, via Cibrario angolo via Medail, via Po, piazza Palazzo di Città, Fiat Lingotto.

In cinque anni la città sarà bombardata più di cinquanta volte. Tra i rifugi antiaerei, il Museo della Resistenza, in corso Valdocco 4, negli Anni Quaranta fu il rifugio aziendale del quotidiano “La Gazzetta del Popolo”, e una mostra multimediale, allestita fino al 30 dicembre prossimo, fa rivivere i momenti dei bombardamenti.
La Seconda Guerra Mondiale, con la firma della resa tedesca nel 1945, e la conseguente entrata degli americani a Torino, sarà ricordata tristemente dalla città anche per un altro terribile fatto: i deportati in treno verso il campo di concentramento di Mauthausen, che una targa commemorativa all’interno della stazione di Porta Nuova non farà mai dimenticare.

Dove si è nascosta l’Intelligence militare russa che operava in Europa

https://www.startmag.it/mondo/intelligence-russi-assassini/

di 

intelligence russa

L’approfondimento di Giuseppe Gagliano sul gruppo d’élite di ufficiali dell’intelligence militare russa che ha partecipato ad omicidi in tutta Europa

Secondo un’inchiesta del Times, un gruppo d’élite di ufficiali dell’intelligence militare russa, che hanno partecipato ad omicidi in tutta Europa, hanno utilizzato i resort nelle Alpi francesi come basi logistiche e di approvvigionamento. L’inchiesta riguarda l’unità russa speciale, nota come 29155, che appartiene al servizio segreto russo delle forze armate noto come GRU.

Questa unità è in funzione da almeno 10 anni. Tuttavia, le agenzie di intelligence occidentali hanno iniziato a concentrarsi su di essa solo nel 2016, dopo che è stato accertato che un gruppo d’élite di spie russe ha cercato di organizzare un colpo di stato nel piccolo paese balcanico del Montenegro. 

Si ritiene che l’unità 29155 sia composta da un gruppo affiatato di ufficiali dell’intelligence guidati dal maggiore generale Andrei V. Averyanov, un veterano delle guerre cecene della Russia. Secondo quanto riferito, l’esistenza dell’unità è così segreta che è improbabile che anche altri agenti del GRU ne abbiano sentito parlare. I membri dell’unità viaggiano spesso in Europa per condurre campagne di sabotaggio e disinformazione, uccidere obiettivi o condurre altre forme di ciò che alcuni esperti descrivono come la guerra ibrida del Cremlino. Si ritiene che siano responsabili dell’attentato alla vita di Sergei Skripal, un ex ufficiale dell’intelligence del GRU che disertò in Gran Bretagna. Morì nel marzo 2018, quando due membri russi dell’Unità 29155 lo avvelenarono nella città inglese di Salisbury.

Mercoledì scorso, un nuovo rapporto apparso sul quotidiano francese Le Monde ha sottolineato che l’Unità 29155 utilizzava le Alpi francesi come base per effettuare operazioni clandestine in tutta Europa. Secondo il documento, le informazioni sulle attività dell’unità in Francia sono emerse a seguito di indagini sulle attività dei suoi membri svolte da parte delle agenzie di intelligence britanniche, svizzere, francesi e americane. Nello stesso articolo, Le Monde ha pubblicato i nomi di 15 membri dell’Unità 29155, che presumibilmente sono rimaste in varie città alpine francesi tra il 2014 e il 2018. Le presunte spie russe sarebbero rimaste nell’Alta Savoia francese, al confine con la Svizzera che è tra le destinazioni turistiche invernali più popolari d’Europa.

L’area comprende la famosa catena montuosa del Monte Bianco e le pittoresche città alpine di Annemasse, Evian e Chamonix. Diversi membri dell’unità hanno visitato ripetutamente la regione mentre altri agenti sono entrati in Francia una o due volte con il compito di condurre specifiche missioni. Si ritiene che la principale ragione in base alla quale hanno compiuto i loro viaggi nelle Alpi francesi sia stato quello di fondersi con il gran numero di turisti internazionali che viaggiano nella regione durante tutto l’anno. Tuttavia, l’unità ha anche utilizzato diverse altre aree geografiche dell’Europa orientale come basi, tra cui alcune città in Moldavia, Montenegro e Bulgaria.

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Coronavirus : la France rapatrie ses troupes présentes sur le sol irakien

© Daphné Benoit Source: AFP

Des soldats de l’opération Chammal, lors de la visite de la ministre des Armées Florence Parly, le 9 février 2019, à la frontière irako-syrienne (image d’illustration). Le chef d’Etat-Major des armées a fait savoir que la France allait rappeler sur son sol ses troupes stationnées en Irak alors que la pandémie de coronavirus frappe également le Moyen-Orient. Une décision semblable à celle des Etats-Unis. En raison de la pandémie mondiale de coronavirus qui a fait près de 21 000 morts et confiné presque la moitié de la planète, le chef d’Etat-Major des armées François Lecointre a annoncé le 25 mars le rapatriement imminent des soldats français stationnés en Irak. «La France a décidé de rapatrier jusqu’à nouvel ordre le personnel de l’opération Chammal déployé en Irak dans ce cadre», a-t-il souligné dans un communiqué mis en ligne sur les réseaux sociaux dans la soirée, ajoutant que ce rapatriement commencerait «le 26 mars», et que la décision avait été prise en accord avec «le gouvernement irakien» et «la coalition» emmenée par les Etats-Unis. Cette décision survient alors qu’Emmanuel Macron a annoncé le lancement de l’opération Résilience, qui consistera à mobiliser l’armée française pour différentes missions directement liées à la lutte contre le Covid-19. La mesure concerne «la centaine de soldats engagés dans le pilier “formation” auprès de l’armée irakienne, ainsi que les éléments de soutien national stationnés au sein de de l’état-major de l’Opération Inherent Resolve (OIR) à Bagdad», est-il précisé dans le document. Néanmoins, toujours d’après François Lecointre, la France restera «engagée au Levant [en Syrie et en Irak], car la lutte contre Daech continue» et «reprendra ses activités de formation dès que la situation le permettra». Depuis le 22 mars, l’Irak a imposé des mesures nationales pour faire face au virus, les autorités faisant état de 20 décès des suites de la maladie et de 233 cas confirmés de Covid-19. Lire aussi Coronavirus : plus de 20 000 morts recensés dans le monde La nouvelle fait écho à la décision américaine, rendue publique le 20 mars par le United States Central Command (Centcom, entité du département de la Défense notamment responsable des opérations militaires au Moyen-Orient), de rappeler ses troupes présentes sur le sol irakien. «Pour prévenir une propagation du Covid-19, l’armée irakienne a suspendu tout entraînement. Par conséquent, la coalition va renvoyer temporairement dans leurs pays dans les jours à venir certains de ses éléments spécialisés dans la formation», avait-il fait savoir dans un communiqué daté du 20 mars, admettant que désormais «la coalition soutiendra les forces irakiennes depuis moins de bases, avec moins de monde». Cependant, l’Irak, qui peine à se reconstruire après la guerre menée sur son sol par les Etats-Unis depuis 2003 mais aussi suite à la partition du pays résultant de l’implantation de Daesh, pourrait paradoxalement pâtir de ce retrait, pourtant encore réclamé en début d’année par le Parlement. En effet, ce 26 mars, deux roquettes ont été tirées sur la «Zone verte» de Bagdad, où est notamment située l’ambassade des Etats-Unis. Il s’agit de la 26e attaque de ce type en à peine six mois. L’instabilité institutionnelle en Irak laisse ainsi présager d’une lutte farouche pour le contrôle du pays. Reste à savoir qui l’emportera et s’il réussira à unifier l’Irak pour la sortir de sa torpeur. Côté français, si les troupes de l’opération Chammal, lancée il y a plus de cinq ans, le 19 septembre 2014 contre Daesh seront donc rapatriées, aucune mention n’a été faite dans l’immédiat des militaires déployés au Sahel dans le cadre de l’opération Barkhane. Plus 5 000 soldats français se trouvent actuellement dans la région alors qu’y sont détectés les premiers cas de Covid-19 et recensés les premiers morts. Le 25 mars, le Mali a annoncé ses deux premières contaminations confirmées au coronavirus suivant le Niger et le Burkina Faso, dans lequel 4 personnes ont trouvé la mort des suites de la maladie. LIRE AUSSI Syrie, Libye, Yémen : comment se préparer à l’épidémie du coronavirus malgré les conflits en cours ? International

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Premio Nobel per la pace alla NATO

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Cari amici di fronte alla “incredibile” e vergognosa notizia della proposta di conferire il premio Nobel per la Pace alla più aggressiva e sanguinosa alleanza militare internazionale dal 1945 ad oggi, come Forum Belgrado per un Mondo di Eguali Italia, come Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia e come Associazioni di Solidarietà “SOS Yugoslavia” e “SOS Kosovo Metohija”,   ci associamo e sosteniamo la lettera pubblica redatta dalla direzione centrale del Forum in Serbia, rendendoci disponibili ad eventuali iniziative pubbliche di denuncia di questo vero e proprio misfatto e insulto al valore della parola PACE. 

Enrico Vigna portavoce del Forum Belgrado Italia, presidente di SOS Yugoslavia-SOS Kosovo Metohija

  Al Norwegian Nobel Committee 

0255  Oslo –  Henrik Ibsens gate 51  –  N o r w a y

“Eminenti membri del Comitato per il premio Nobel della Pace,

Vi scriviamo a nome del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali, della Associazione dei Generali e Ammiragli della Serbia, della Fondazione UNITI per la Gioventù, di Organizzazioni indipendenti della Serbia e della diaspora serba.

Abbiamo avuto notizia dai media che la NATO è ufficialmente candidata per il Premio Nobel per la Pace 2019. A questo proposito consentiteci di attirare la vostra attenzione su quanto segue:

  1. 1. Esattamente 21 anni fa, la NATO ha illegalmente lanciato un aggressione militare alla Serbia (RFY) che è durata 78 giorni, dal 24 marzo al 10 giugno 1999, violando così la Carta delle Nazioni Unite, il documento finale dell’OSCE di Helsinki, nonchè il proprio atto istitutivo (1949). E’ stato un crimine contro la pace e l’umanità.

2.L’aggressione ha lasciato oltre 3500 morti, tra cui 89 bambini e circa 12.500 feriti. Il danno economico diretto è stato stimato in oltre 100 miliardi di dollari USA. Il numero di vittime umane a causa delle successive conseguenze dell’aggressione e del danno all’ambiente naturale deve ancora essere valutato.

3.Come la prima guerra dopo la seconda guerra mondiale sul suolo europeo, l’aggressione della NATO alla Serbia (RFY) è stata una svolta che ha introdotto la pratica delle aggressioni e degli interventi senza restrizioni in tutto il mondo. Questa aggressione è stato l’inizio della trasformazione della NATO stessa da alleanza difensiva in offensiva, ignorando il principio delle Nazioni Unite secondo cui la pace dovrebbe essere difesa con tutti i mezzi.

4.L’aggressione condotta in coalizione con l’organizzazione terrorista separatista dell’UCK, ha posto un precedente, incoraggiando il separatismo, il terrorismo e la mancanza di rispetto del diritto internazionale.

5.Durante l’aggressione, le forze della NATO hanno usato missili con uranio impoverito e altri armamenti e metodi proibiti, fortemente condannati dal Parlamento europeo, dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e dai parlamenti nazionali di molti paesi membri della NATO e della UE. Ciò ha lasciato conseguenze durature, causando pericolosi decessi maligni e portando via le vite di migliaia di persone innocenti.

6.Questo crimine contro la pace e l’umanità ha provocato instabilità duratura nei Balcani. Ha gravemente compromesso la stabilità dell’Europa. Allo stesso tempo, la NATO ha inflitto danni irreparabili all’Europa (OSCE) e al World Peace and Security Order (ONU), introducendo così l’era della nuova guerra fredda.

Sperando che questi fatti meritino la vostra attenzione e valutazione, vi preghiamo di accogliere le assicurazioni della nostra più alta considerazione.

Belgrado, Marzo 2020.

Per il Forum Belgrado per un Mondo di Eguali, Zivadin Jovanovic, presidente

Per  Associazione dei Generali e Ammiragli della Serbia, Gen. Milomir Miladinovic, president

 Per la Fondazione UNITI per la gioventù, Prof. Dr. Danica Grujicic, presidente

 

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IL CENTRO MILITARE DEI VIRUS SI E’ TRASFERITO A SIGONELLA. E POI L’EPIDEMIA.

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    17 Marzo 2020

La sigla NAMRU3 … sta per Naval  Medical Resarch Unit. E’ il reparto della Marina  USA che  conduce ricerche e sperimentazioni  su virus e batteri  –  ufficialmente, i patogeni che possono infettare le truppe americane sparse nei più sanitariamente discutibili paesi del  mondo.

Le ricerche di base, epidemiologiche e cliniche di NAMRU-3 si rivolgono in particolare alle malattie enteriche, alle infezioni acute respiratorie, alle epatiti, alla tubercolosi, alle meningiti, all’HIV e a varie infezioni da parassiti, batteri e virus che sono endemiche e rappresentano un grave problema pubblico nelle regioni d’intervento”.  Studia “ malaria, leishmaniosi,  dengue le altre patologie virali, alle malattie da batteri come la “diarrea del viaggiatore” (ETEC, campylobacter, shigelle), ecc”.

Un  potente  e multiforme ente sanitario  benefico, che  ha sotto-basi in mezzo mondo,  collabora  con l’OMS in ricerche sull’HIV,  ed oggi per esempio  fornisce al Ghana  i tamponi per i test del coronavirus


Il logo del reparto

Fin dal dopoguerra  (1946) questo ente filantropico del Pentagono  è  stato basato in Egitto. Si vorrebbe sapere come mai  adesso il NAMRU3 si trova a Sigonella, nella base militare, dove si è trasferito  a cominciare  dal febbraio 2019: un trasloco gigantesco, visto che è stato completato solo a dicembre; è arrivato qui armi e bagagli, è il caso di dire.

E  due mesi  dopo l’Italia è 

a) colpita dal coronavirus

b) di un ceppo distinto e indipendente  da quello che ha colpito la Cina,

c) così particolarmente virulento, da chiedersi come mai in Italia ci sono più malati e morti, ormai, che in Cina e in Corea.

Ad informarne è stato  il solo Antonio Mazzeo, un  giornalista ricercatore  alternativo  siciliano, al cui lungo e densissimo articolo rimando, col consiglio di leggerlo attentamente.


Antonio Mazzeo (al centro) si batte contro il MUOS

http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/03/a-sigonella-i-militari-usa-che.html

Qui si aggiungono stralci di un articolo del 27 gennaio 2012 del quotidiano  egiziano Al-Wafd  che lanciava sul NAMRU-3 i più pesanti sospetti: gestisce i patogeni capaci di ” sterminare l’intera nazione egiziana”,   conduce ricerche volte a manipolare i geni egiziani per alterarli e causare deformità;  sta conducendo esperimenti su bambini egiziani; che potrebbe essere responsabile di un aumento di infertilità, impotenza, ritardo e disabilità; e che i dati raccolti vengono utilizzati per progettare alimenti, semi e farmaci che sono stati sviluppati in America e poi venduti  agli egiziani.


Il nuovo capo  del NAMRU, capt. Marshall Mandeville, è quello a destra. Ora sta a Sigonella.

Il giornale definiva questo  ente filantropico del Pentagono “un demonio”:

L’unità americana di ricerca medica navale 3 (NAMRU-3) è un diavolo che controlla e indebolisce la salute degli egiziani

Diceva Al-Wafd:

“Quando si passa accanto al grande quartier generale della NAMRU  situato nel quartiere Al-‘Abbasia, nel cuore del Cairo  [e vede] il suo cancello rinforzato con ferro e cemento,  l’ampio spazio di terreno spianato che lo circonda,  le telecamere di sicurezza e le alte mura che lo proteggono, non si può non sospettare la grande importanza di ciò che si trova all’interno di questo edificio.  [..]  “I ricercatori dell’unità e i medici americani godono dell’immunità diplomatica. Alcuni di loro, infatti, appartengono alla CIA”.

“Dalla fondazione dell’unità NAMRU in Egitto, sono state scoperte dozzine di malattie virali nuove e mutate. Ciò può far sospettare che questi agenti patogeni sono importati. Nessun istituto medico di ricerca  si è infiltrato in Egitto in misura maggiore di NAMRU, che controlla il segreti dei virus utilizzati nelle [armi di] distruzione di massa e armi biologiche”

Per esempio, “l’Etiopia ha deciso di far chiudere l’unità NAMRU sul suo territorio, a causa di accuse e sospetti sulla sua attività, e [a seguito di affermazioni] che sta provando nuovi medicinali  sugli etiopi in cambio di denaro e regali, ciò che ha causato la diffusione di malattie incurabili ed epidemie. Vi sono anche sospetti che [NAMRU] abbia diffuso il virus dell’HIV.  Allo stesso tempo, NAMRU ha ampliato la sua attività in Egitto. Le sue operazioni sono approvate da un accordo con la Salute e Ministero degli alloggi e con l’Ospedale Febbri di  Abbassia.

“Già nel 1976, il pubblico egiziano venne  a conoscenza del  nome NAMRU in occasione di  un focolaio di meningite in Egitto; allora  NAMRU si offrì di collaborare con l’Ospedale Abbassia. Tuttavia, gli studi [di NAMRU] su [le vittime di questa malattia] in Egitto furono avvolti nel mistero. Ottocentocinquantasette persone furono infettate dalla malattia e 50 morirono in seguito all’intervento della NAMRU, dopo aver ricevuto un medicinale chiamato  Dexametazon. Si disse che il medicinale non produceva gli effetti sperati “.

“Nel 2006 il  NAMRU ha suscitato un altro scandalo,  placato con una rapidità sospetta. Una delegazione americana della NAMRU ha visitato il quartier generale   dell’ospedale di Al-‘Abbasia, e diversi giorni dopo è stata scoperta l’influenza aviaria [in Egitto]. I medici egiziani sono stati in grado eliminare [la malattia] quasi completamente entro sei mesi, ma poi Maher Abaza [un potente oligarca ammanicato con Mubarak]  è stato nominato ministro dell’agricoltura e ha deciso, senza motivo [apparente], di sospendere il coinvolgimento dell’Egitto nella gestione del virus, in cambio di un contratto con NAMRU-3. Più tardi, gli egiziani   furono colpiti da un mutante  non trattabile del virus  dell’influenza aviaria. Questo virus mutante apparve dopo che NAMRU ricevette campioni [di sangue] dai pazienti egiziani, che furono inviati negli Stati Uniti …

“Esperimenti sui bambini”

“NAMRU considera i bambini egiziani come un’opportunità per testare nuove medicine. Nei suoi rapporti, osserva che i bambini egiziani hanno i migliori sistemi immunitari, anche in confronto ai soldati dell’esercito americano. NAMRU controlla i nostri bambini quando sono ancora feti;  inserisce medici e ricercatori americani nei centri sanitari nei villaggi rurali, in modo che possano entrare in contatto con madri incinte e le informazioni [raccolte da questi medici e ricercatori] sono collegate alla rete di banche-dati della NAMRU. [NAMRU] ha suscitato scalpore quando i suoi medici hanno cercato di condurre uno studio sperimentale sui bambini ad Al-Bahira, sostenendo che desideravano sviluppare un siero dalla diarrea per una nuova vaccinazione. [Come parte di questo sforzo,] doni e denaro sono stati   dati alle famiglie dei [bambini] in Farshut, Umm Al-Laban, Kum Al-Qanatir,e altri villaggi nel centro di Abu Homs, ma le famiglie hanno rifiutato categoricamente di trasformare i loro figli in topi da laboratorio …

[Si tratta della ricerca “sui tamponi con tessuti rettali e feci di bambini rurali   di interesse internazionale pubblicata  dal Journal of Virology, citata  da Antonio Mazzeo].

Ma continuiamo a leggere il giornale egiziano:

“Questo scandalo ha suscitato una tempesta in parlamento … Inoltre, il dott. Farag Al-Dib, capo dell’Ufficio sanitario di Abu Homs, è stato dimesso dal suo incarico dopo essersi opposto alla sperimentazione su bambini innocenti tra uno e tre anni.”

“Le mani americane sono dietro infertilità, ritardo mentale e disabilità tra i bambini”

“Questo incidente ha sollevato domande, che sono rimaste senza risposta, se le mani americane nella NAMRU fossero dietro l’aumento di infertilità, ritardo mentale e disabilità tra gli egiziani nati negli ultimi anni …impotenza  [sic].  NAMRU ha raccolto sugli egiziani tutte le informazioni genetiche possibili, ed è nota  la sua capacità di distruggere i geni naturali e il sistema immunitario [degli egiziani] [e anche considerando il fatto] che invia [ Egitto] medicinali, semi e foraggi per animali ed è coinvolto in tutti gli esperimenti [condotti in Egitto] nei settori dell’agricoltura, del bestiame, dell’acqua, del cibo, ecc …

I campi di ricerca della NAMRU  totalmente sottratti alla supervisione delle autorità  egiziane. Oltre alla ricerca sull’AIDS, l’afta epizootica, l’emofilia, l’influenza aviaria, la febbre della Rift Valley, la febbre di Chikungunya – causata da zanzare – tubercolosi, malattia di Lumpyskin e altri, è responsabile anche delle vaccinazioni contro queste malattie, e dei metodi per eliminarle. Tutto ciò che resta è immaginare quanto pericolosamente semplice sarebbe usare tutto questa [informazione] contro il popolo egiziano, secondo la volontà americana, che ha Israele con forza dietro di sé “.

https://www.memri.org/reports/article-egyptian-al-wafd-daily-american-naval-medical-research-unit-three-namru-3-devil

Come vedete, benché datato 2012, un articolo  di eccezionale attualità. Ed anche ricco di insegnamenti per i governanti che si fanno  corrompere e  diventano servi e complici  del potere americano:  la fedeltà passata non ha salvato Mubarak quando Washington ha deciso di “sostituirlo”  con l’ esperimento dei Fratelli Musulmani.

Un notiziario militare statunitense ha dato notizia, nel luglio 2019, dell’insediamento del nuovo capo del NAMRU  a Sigonella, Marshall Manteville.  Ma questo lo avete già letto da Mazzeo.

Ron Paul : “E’ un trucco autoritario”

A noi non resta che riferire che Ron Paul si aggiunge alla fila di quelli che dicono che il coronavirus è un “trucco” per instaurare un regime autoritario.

Ron Paul, che è medico di famiglia, dice: “Non significa che la malattia sia innocua. Senza dubbio le persone moriranno di coronavirus. Coloro che appartengono a categorie vulnerabili dovrebbero prendere precauzioni per limitare il rischio di esposizione. Ma abbiamo già visto questo film. Il governo ingigantisce la minaccia come una scusa per strapparci ancora un po’delle nostre libertà. Quando la “minaccia” è finita, tuttavia, non ci restituiscono mai le nostre libertà.


Ron Paul, classe 1935, physician.

Un panico studiato, in cui interi stati si mettono in auto-isolamento, “e per cosa?”, dice il dottor Ron Paul: “Un virus che finora ha ucciso poco più di 5.000 in tutto il mondo e meno di 100 negli Stati Uniti? E  dov’è il panico per la  la tubercolosi, una vecchia malattia  tornata in forza,  che nel 2017 ha ucciso quasi 1,6 milioni di persone? Perché della TBC si discute così poco sui media?

http://www.ronpaulinstitute.org/archives/featured-articles/2020/march/16/the-coronavirus-hoax/

 

Nell’Europa del virus i bombardieri Usa da attacco nucleare

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manifesto

L’arte della guerra. A causa del Coronavirus American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una «compagnia» Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force

A causa del Coronavirus American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una «compagnia» Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force. In questi giorni essa ha «dispiegato in Europa una task force di bombardieri stealth B-2 Spirit».

Lo annuncia da Stoccarda lo US European Command, il Comando Europeo degli Stati Uniti. Esso è agli ordini di generale, attualmente Tod D. Wolters della US Air Force, che allo stesso tempo è a capo delle forze Nato quale Comandante Supremo Alleato in Europa. Lo US European Command precisa che la task force, composta da un numero imprecisato di bombardieri provenienti dalla base Whiteman in Missouri, «è arrivata il 9 marzo a Lajes Field nelle Azzorre, in Portogallo».

Il bombardiere strategico B-2 Spirit, l’aereo più caro del mondo il cui costo supera i 2 miliardi di dollari, è il più avanzato aereo Usa da attacco nucleare. Ciascun velivolo può trasportare 16 bombe termonucleari B-61 o B-83, con una potenza massima complessiva equivalente a oltre 1.200 bombe di Hiroshima. Per effetto della sua conformazione, del suo rivestimento e delle sue contromisure elettroniche, il B-2 Spirit è difficilmente rilevabile dai radar (per questo è detto «aereo invisibile»).

Anche se è già stato usato in guerra, ad esempio contro la Libia nel 2011, con bombe non-nucleari di grande potenza a guida satellitare (ne può trasportare 80), esso è progettato per penetrare attraverso le difese nemiche ed effettuare un attacco nucleare di sorpresa.

Questi bombardieri, precisa lo US European Command, «opereranno da varie installazioni militari nell’area di responsabilità del Comando Europeo degli Stati Uniti». Tale area comprende l’intera regione europea e tutta la Russia (inclusa la parte asiatica). Ciò significa che i più avanzati bombardieri Usa da attacco nucleare opereranno, da basi in Europa, a ridosso della Russia.

Capovolgendo lo scenario, è come se i più avanzati bombardieri russi da attacco nucleare operassero da basi a Cuba a ridosso degli Stati uniti. È evidente lo scopo perseguito da Washington: accrescere la tensione con la Russia usando l’Europa quale prima linea del confronto.

Ciò permette a Washington di rafforzare la sua leadership sugli alleati europei e di orientare la politica estera e militare dell’Unione europea, nella quale 22 dei 27 membri appartengono alla Nato sotto comando Usa.

Tale strategia è facilitata dalla crisi provocata dal Coronavirus. Oggi più che mai, in una Europa in gran parte paralizzata dal virus, gli Usa possono fare ciò che vogliono.

Lo conferma il fatto che essi vi trasferiscono i loro più avanzati bombardieri da attacco nucleare con il consenso di tutti i governi e i parlamenti europei e della stessa Unione europea, con il complice silenzio di tutti i grandi media europei.

Lo stesso silenzio calato sulla Defender Europe 20, il più grande spiegamento di forze Usa in Europa dalla fine della Guerra Fredda, di cui i media hanno parlato solo quando lo US European Command ha comunicato che, a causa del Coronavirus, ridurrà i soldati Usa partecipanti all’esercitazione da 30.000 a un numero imprecisato, mantenendo comunque «i nostri obiettivi di più alta priorità».

Nel quadro di una vera e propria psy-op (operazione psicologica militare) vari organi di «informazione», anche in Italia, si sono subito scagliati contro «le bufale sull’esercitazione Defender Europe» (La Repubblica, 13 marzo) e, attraverso i social, si è diffusa la voce che l’esercitazione è stata praticamente cancellata.

Notizia tranquillizzante, rafforzata dall’assicurazione, data dallo US European Command, che «nostra principale preoccupazione è proteggere la salute delle nostre forze e quella dei nostri alleati».

Appunto sostituendo in Europa un numero imprecisato di soldati Usa con un numero imprecisato di bombardieri Usa da attacco nucleare, ciascuno con una potenza distruttiva pari a oltre 1.200 bombe di Hiroshima.

BERLINO KAPUTT (e sono stati gli americani, di nuovo)

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La Germania che  di colpo stacca un assegno da 550 miliardi,  e si rimangia il decennio di politica economica “zero null” di Schauble e di Merkel? “La decisione di stampare  550 miliardi è etero diretta”.   “Due giorni fa la Merkel è stata avvertita della fine del suo mandato e dall’incarico”.E da chi? Sentite questa ipotesi straordinaria: sono stati gli americani.

“Il contingente [di Europe Defender 2020]  si trova sul territorio tedesco e di fatto ha esautorato il governo”.

Il generale comandante dell’esercitazione si è avvalso delle clausole  di armistizio del 1945,  con la resa incondizionata della Germania.  Infatti,

“La Germania perdente dopo la fine della guerra si dotò di una Costituzione temporanea ovviamente scritta dagli americani e dai russi. Doveva restare vigente per un breve periodo poi la Germania avrebbe dovuto Indire un’assemblea Costituente e darsi una vera e propria Costituzione cosa che non fece mai.

Doveva restare vigente per un breve periodo poi la Germania avrebbe dovuto Indire un’assemblea Costituente e darsi una vera e propria Costituzione cosa che non fece mai. infatti la Germania non è uno stato Ma allo stato attuale alla forma in diritto di una Confederazione di Lander.  Giuridicamente non possiede il titolo di Stato né tantomeno di nazione e quindi tra le altre cose non avrebbe potuto aderire all’Unione Europea e siglare Patti”

E  guarda caso, il comandante generale dell’esercitazione “Europe Defender 2020”, General Christopher Cavoli,   è  probabilmente stato esposto  al coronavirus   (dopotutto  “il generale italiano dello stato maggiore Salvatore Farina ha contratto il virus, dice Reuters”)  e quindi non può tornare subito in USA, causa le misure dettate da Trump. Resterà qui per un po’, a fare la quarantena. In  Germania.  Con le sue truppe.

L’impero del quarto Reich tedesco ha esalato l’ultimo respiro e con esso Verrà giù un bel po’ di roba marcia”

Questa ricostruzione non è mia. Viene da una twitterista con intuizioni eccezionali, che  conosco solo dal suo pseudo:

Valeria KindQ

@VNotKind

Una che il Deep State non lo regge proprio!

Non so su cosa ella basi la sua ricostruzione, se su informazioni riservate a lei accessibili o pura (e  geniale) immaginazione  politica.  Né io ho la minima informazione aggiuntiva che confermi questa ricostruzione di ValeriaKindQ.  Salvo una: la sua plausibilità.

Nel momento in cui la Federal Reserve, ben conscia del collasso imminente di tutto il sistema occidentale basato sul dollaro, annunciava l’iniezione di 1500 MILIARDI di dollari dal nulla,  la Lagarde con la sua frasetta sugli spread italiani ha fatto crollare   tutte le borse europee, del  -16, del -14%.  Non c’era tempo da perdere; la banca centrale europea stava per far collassare  il sistema, e proprio nel momento in cui la Cina giganteggia di nuovo: uscita dall’epidemia, manda “aiuti”  e soccorsi  all’Italia che l’Europa ha abbandonato.

Il Deep State americano,  con fulminea capacità di decisione, ha esautorato la Merkel per salvare il salvabile. I due  ministri tedeschi Scholz e Altmaier   l’hanno palesemente sostituita quando hanno annunciato i  550 miliardi,  e aiuti di Stato “illimitati”  alle aziende, e ri-nazionalizzazioni di processi produttivi strategici;  hanno  seppellito trent’anni di dottrina politica fasulla  Schauble-Merkel.  E Scholz  è quello che, giorni fa, ha rifiutato di dare la mano alla Cancelliera, con la scusa del coronavirus.

Sono i curatori fallimentari per conto dell’America. E se davvero “l’America” l’ha fatto facendo valere le  clausole dell’armistizio  del’45 ,  è veramente la disfatta dal Quarto Reich UE. La Germania è tornata  alla casella del ’45, firma di nuovo la resa, dopo aver di nuovo ridotto l’Europa in macerie.

Che le cose stiano così, lo conferma  il tweet di Donald, che Bagnai ritwitta  :

Donald J. Trump

 

@realDonaldTrump

THE UNITED STATES LOVES ITALY!

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“Il crepuscolo dei Babbei” (cit.)

Se  le cose stanno  così, la disfatta è  anche quella del governicchio italiano, di Conte, di Gualtieri,  di Mattarella,  di Visco e di Zingaretti, di tutti coloro che, nel deep state italiota, stanno al potere  solo  in quanto servi della UE. La UE “di prima”, che non c ‘è più.

Non è, sia chiaro, un Crepuscolo degli dei. E’ il Crepuscolo dei Babbei, come titola gongolante  Alberto Bagnai su goofynomics.

(Qui, da leggere: https://goofynomics.blogspot.com/2020/03/il-crepuscolo-dei-babbei.html)

Babbei perché proprio lui, il senatore dell’opposizione, aveva suggerito in parlamento, giorni fa, “di fronte a un’aula semideserta, quale fosse la strategia più corretta da seguire e perché l’emergenza offrisse una opportunità tattica:”.

Fate un deficit  del 7 per cento, promettendo che negli anni seguenti diminuite il deficit di mezzo punto, fino a  tornare al 3 per centro sacro. Quel che ha fatto per anni la Francia. L’epidemia e  il blocco economico che ne consegue vi danno l’opportunità di farlo, vincendo le resistenze di Bruxelles”.

Era il regalo di un successo politico, quello che Bagnai offriva ai piddini. I piddini non hanno voluto. Per viltà.

Scrive il senatore: “I piddini, in riunione, non volevano saperne: “Non possiamo dare al Governo l’impegno a fare qualsiasi cosa sia necessaria, non possiamo rilasciare deleghe in bianco… Noi, come al solito, imbecilli subalterni”. Ed in braghe di tela, obbedienti a un Reich che non esiste più. Per stupidità. Per mancanza di palle. Per incapacità previsionale. E  peggio.

E questo peggio, ben lo delinea Bagnai: “La débâcle cui stiamo assistendo non è solo la sconfitta di un governante dissimulatore, narcisista e accentratore, che diffidente come un imperatore della decadenza affastella sulla propria scrivania tutte le pratiche per non risolverne nessuna; non è solo la rotta di una maggioranza variegata e incompetente, incapace di decisione perché incapace di visione; ma è anche e ahimè soprattutto la rovinosa disfatta del deep state italiano, di quel cordone sanitario di civil servant di alto bordo posti dal potere a perimetro e custodia dei politici, il tracollo di quegli uomini che effettivamente sono, anche quando non lo rivendicano con amabile alterigia, il potere”.

Quello è il vero peggio: l’incompetenza dei tecnocrati, lo scadimento dell’apparato burocratico e  dei grand commis che una volta  assistevano i politici (i politici passano, loro restano), ne traducevano la raffazzonata ed approssimativa volontà politica in testi legislativi corretti e coordinati con il quadro legislativo storico, ne scongiuravano con consigli discreti dietro le quinte, gli errori.

Questa classe non esiste più.  I suoi stipendioni li  prendono gente come Ignazio Visco: prototipo del tecnocrate incompetente e, proprio per questo, servile: verso il Quirinale, verso Bruxelles, verso la Merkel, verso la Lagarde  – verso qualunque donnetta tra Francoforte e Berlino.

“Dove sono i capi ufficio legislativo competenti, i capi di gabinetto callidi e lungimiranti, le segreterie tecniche agguerrite e reattive di una volta?”, chiede Bagnai.

Trent’anni di “nomine”  piddine a questi posti, hanno fatto scomparire questa classe assolutamente necessaria, i sapienti degli “arcana imperi”  in nome di quella continuità che è la patria. Sostituendoli con gente del partito e vicina al partito, magistrati di area, incompetenti  ma “europeisti”  e fedeli – esattamente come sono incompetenti i Gualtieri e i Mattarella.

E questa è una tragedia. Ha ragione Bagnai a preoccuparsi, perché  l’assenza dei “capi di gabinetto callidi e lungimiranti”  danneggerà anche il governo dell’attuale opposizione. Quando sarà.

La secessione di fatto più vicina

Per ora, il gigantesco 550 miliardi di Scholz & Altmaier rispetto ai (forse) 27 di Conte §  Gualtieri,  avrà un ovvio effetto: che il Nord ferito e impoverito dal coronavirus graviterà ancor più verso la Germania  economica e industriale –mentre il Sud arretrerà ancor più verso il reddito di cittadinanza permanente,  senza studiare né lavorare  quindi primitivizzandosi intellettualmente, riducendosi culturalmente al Neanderthal, perdendosi anche questa ulteriore rivoluzione produttiva che si annuncia con gli aiuto di Stato tedeschi.

Il fato che Fontana abbia assunto, per gestire l’emergenza in Lombardia, quel Bertolaso da tutti invocato e che i piddini non hanno voluto, è un chiaro sintomo del futuro.

Questo è ciò che ha ottenuto il  governo piddino per servile timore di  sforare il deficit dettato dal Reich.

Se la ricostruzione è vera, certo ci saranno conseguenze  malvage  per i rapporti europei con la Russia. Gli “americani”  ci venderanno il gas di scisto, i  gasdotti Est-Ovest saranno obliterati? Vediamo. Per ora ci basti questa giornata.