XB-70 Valkyrie, l’aereo da un miliardo e mezzo di dollari

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 13 Marzo 2019

Avete presente quanti sono 1.500.000.000 di dollari? Ma soprattutto, avete presente quanti erano un miliardo e mezzo di dollari nel 1961? Ve lo dico io: dodici miliardi e mezzo di dollari odierni (dollaro più, dollaro meno).

Ecco, questa è la quantità di verdoni, che potrebbero essere contati a chili, spesi per volare poco più di 250 ore con quel ferro leggendario di cui vi racconterò in quest’articolo e che, a mio avviso, si tratta del mezzo più sfigato che abbia solcato i cieli. Un mezzo che, nonostante le poche ore di volo, ha contribuito in maniera pesante ad aprire il buco dell’ozono. Un ferro che, ogni volta che veniva acceso (Tomma’ accendi!), contribuiva ad aprire di qualche centimetro la faglia di Sant’Andrea.

Ladies and gentlemen: sua maestà XB-70 Valkyrie!

North American XB-70A Valkyrie in flight with wingtips in 65 percent (full) drooped position. (U.S. Air Force photo)

Bello eh? Ma facciamo un passo indietro. Torniamo alla metà degli anni ’50, gli anni in cui Danny Zuko si riempiva i capelli di brillantina (Grease appunto) per portare Sally al drive-in sperando che gliela desse. Ecco, in quegli anni il governo americano si sparò il trip di voler sostituire l’immortale B-52 – che non era ancora entrato in servizio! – con qualcosa di più moderno e veloce.

Venne quindi emessa una specifica tecnica denominata “Intercontinental Weapon System Piloted Bomber” (letteralemente “Sistema d’arma per ferro-del-Dio-pilotato atto a sganciare bomboni”). In tale specifica c’è un lungo elenco di requisiti per la realizzazione di un bombardiere a propulsione chimica (Chemically Powered Bomber) e di uno a propulsione nucleare (Nuclear Powered Bomber).

UN MOMENTO

UN BOMBARDIERE A PROPULSIONE NUCLEARE

Eh si, in quegli anni c’era qualche pazzo che aveva pensato di alimentare un areo tramite un mini-reattore nucleare, ma questa è un’altra storia e tale aereo pare che non sia stato mai realizzato… o no?

Comunque, cose pericolose a parte, la Boeing e la North American risposero al bando di gara per il bombardiere a propulsione “standard” e alla fine la spuntò quest’ultima. È qui che comincia la folle storia del bombardiere più grande e veloce che sia mai stato prodotto, capace di ciucciarsi 165.000 litri di combustibile nello stesso modo in cui Paul Gascoigne (detto Gazza) si scolerebbe un gin-tonic.

Negli anni ’50 gli USA iniziavano a mostrare i muscoli alla Russia, che rispondeva per le rime (avete presente “ti spiezzo in due”?) e nasceva la necessità di costruire un bombardiere che fosse in grado di penetrare il territorio nemico senza farsi beccare dai caccia intercettori russi. Per farlo doveva fare come la gazzella con il leone: correre più veloce e volare più in alto.

Si iniziò quindi a pensare di costruire un bombardiere che potesse viaggiare a Mach 3. Ragazzi, un bombardiere, non un caccia! Stiamo parlando di un fagiano velivolo lungo circa 60 metri, con un’apertura alare di oltre 30 e pesante 250 tonnellate che viaggia a tre volte la velocità del suono! L’idea sembrava balzana e impossibile da realizzare ma fortuna vuole che in quegli anni era appena comparsa la famosa “regola delle aree” che rivoluzionò la tecnica alla base della costruzione delle ali per il volo supersonico e che rendeva possibile anche la più strampalata delle idee.

Come abbiamo visto, la bestia s’aveva da fare (e si poteva fare). Fu contattata la General Electric per iniziare a pensare al tipo di motore da installare sulla suddetta bestia. GE mise a disposizione le sue migliori risorse e adottò il principio che un mitico prof. mi insegnò all’università, un teorema semplice semplice e sempre valido in campo aeronautico: con un motore sufficientemente potente, si può generare una spinta tale da far volare anche vostra nonna legata su una sedia.

Partendo da questo assioma, gli ingegneri della GE iniziarono a fare i loro conti: 250 tonnellate, diviso due, moltiplicato per settordici (o settordici-quattro, non ricordo), riporto tre virgola due, per pi-greco, tutto elevato alla seconda… fa sei! Ebbene si, l’XB-70 Valkyrie era un ferro equipaggiato con sei motori, e che motori!

Sei esemplari dei mitici YJ93-GE-3, che dal nome sembrano troppo dei motori giapponesi montati sotto una Yamaha da GP anni ’80, con post-bruciatore modulabile (in pratica un casino della Madonna) erano installati su questa macchina permettendogli di raggiungere l’incredibile rapporto spinta/peso di 5 a 1. Altra chicca è che questi YJ93 erano derivati dal ben più famoso J79 (il turbogetto utilizzato sui Phantom e sugli F-104) “semplicemente” scalandone le dimensioni: gli YJ-93 sono di un 15% più grandi rispetto ai J79 ma la potenza che riescono a fornire è doppia, oltre 13 tonnellate di spinta con postbruciatore.

Voglio raccontarvi la solita chicca by RollingSteel: la GE fabbricò un altro motore dedicato all’XB-70 Valkyrie (denominato YJ93-GE-5) e che funzionava con benza carburante “vitaminizzato” al boro (nome in codice zip fuel), che aveva più o meno la stessa funzione del Latte Più di Arancia Meccanica o della pozione magica di Asterix. Tuttavia l’utilizzo di questi carburanti ad alta energia creava più problemi di quanti ne risolvesse e l’utilizzo di questo motore fu accantonato quasi subito e la GE si concentrò esclusivamente sullo sviluppo della versione “3” a carburante “standard”.

Intanto alla North American veniva preparata un splendida struttura in acciaio inossidabile ad alto tenore di nichel, con pannelli in honeycomb (letteralmente “a nido d’ape”) che portarono un grandissimo contributo per l’aeronautica. Infatti, prima di allora non erano mai stati usati e saranno alla base delle strutture aeronautiche degli anni successivi. Il tutto era rinforzato con titanio come se piovesse (del prezzo di un culo al kg).

Proprio in quel periodo però iniziò a scricchiolare la certezza di poter utilizzare questo velivolo per le missioni previste in fase di design. Infatti, nel maggio del 1960 successe qualcosa che rivoluzionerà per sempre il mondo dell’aviazione militare: venne abbattuto un velivolo ricognitore U2 (avete presente quegli strani velivoli che volavano in alto in alto, nel blu dipinto di blu?) con un missile SAM (surface-to-air missile) russo. Eh già, erano stati inventati missili terra-aria e stavano diventando operativi, per cui cadeva il castello di carte secondo cui il volare in alto e molto velocemente come una gazzella sfuggendo ai Mig sovietici sarebbe bastato per penetrare lo spazio aereo russo.

Anche perché nel frattempo i russi stavano iniziando a sviluppare il possente Mig-25 proprio per contrastare la nascita del Valkyrie. Interessante la diversità dei due approcci:

CASSONE SOVIETICO TI SPIEZO IN DU

TAMARRATA AMERICANA CIAO BARBONY

Inoltro lo stesso presidente Kennedy, nel 1961, espresse i suoi forti dubbi sulla costruzione di questo aereo che sarebbe costato agli USA il suddetto miliardo e mezzo di dollari (du’ spicci) ma, come cantava Freddie Mercury, the show must go on e si decise di sfruttare il programma per raccogliere dati per la costruzione di un eventuale aereo da trasporto civile supersonico (il nome Concorde vi dice qualcosa?) che in America chiamavano SST, Super Sonic Transport.

The show must go on.

L’11 maggio 1964 il primo esemplare di XB-70 (nome in codice Bu.No.62-0001) è pronto per il primo volo e viene presentato con la sua livrea bianca anti-nucleare (pare che il bianco servisse per riflettere il lampo sprigionato da esplosioni nucleari vicine). Subito gli viene affibbiato il soprannome the Great White Bird (il grande uccello bianco e, per una volta, non si tratta di Rocco). L’aereo è imponente, presenta impennaggi di tipo canard (vedi orecchie al lato del cockpit) che gli permettono una grande capacità di reazione in manovra.

In questo aeroplano tutto è una figata pazzesca, parabrezza compreso. Praticamente aveva una inclinazione “ripida” per viaggiare alle basse velocità e aumentare la visibilità in manovra, considerando che i piloti si trovavano alloggiati oltre 33 metri davanti al carrello di atterraggio e ad una altezza di 10 metri da terra, e una configurazione “schiacciata” per volare a velocità supersoniche rendendo la parte frontale del velivolo molto più aerodinamica.

Ma la vera particolarità di questo aereo erano le estremità alari che si flettevano verso il basso: 25° oltre i 500 km/h e 65° oltre Mach 1.4. Si tratta delle più grosse superfici mobili mai costruite. A cosa servivano? Vedete quella presa d’aria a forma di triangolo? Oltre la presa d’aria sono installati i sei motori e il tutto forma un grosso cuneo (no, non Cuneo, la città piemontese). L’onda d’urto che si formava in volo supersonico a causa di questo grosso cuneo veniva ulteriormente intrappolata, per via della flessione verso il basso delle estremità alari, impedendogli di sfuggire oltre il bordo stesso dell’ala. Questo effetto creava una sorta di risucchio chiamato compression lift (portanza di compressione) che faceva in modo che il velivolo cavalcasse letteralmente l’onda d’urto da se stesso generata… surfin’ bird!!!

Il P1 (che sta per prototipo 1 in aeronautica) fu subito un successo: i pannelli a nido d’ape collassavano al punto che, durante il primo volo a Mach 3, si staccò una porzione del bordo d’attacco della semiala sinistra (bene ma non benissimo); il divisorio tra le due sezioni della presa d’aria si staccò di netto e venne ingerito mettendo KO tutti e sei i motori in un colpo solo (della serie: epic fail); ben presto ci si rese conto che il vano-porta-bomba diventava troppo caldo durante il volo supersonico e, non esistendo all’epoca ordigni in grado di essere stivati a temperature superiori ai 300°C, si capì che non si poteva viaggiare in supersonico portando del carico bellico (era un bombardiere buono, peace and love); i freni del carrello sinistro si bloccarono in atterraggio distruggendo le ruote (dopodiché la BF Goodrich brevettò delle ruote con una innovativa carcassa metallica, severi ma giusti); a tutto ciò andava aggiunta una forte instabilità alle alte velocità, perdite di carico all’impianto idraulico e problemi vari all’impianto di alimentazione.

Nemmeno la vernice rimaneva attaccata all’aereo, qui sotto potete vedere il prototipo numero uno al termine del suo quarto volo con grosse porzioni di vernice volate via.

qui sopra un dettaglio del carrello principale dell’XB-70 Valkyrie: se vi state domandando a cosa serve la piccola ruota centrale la risposta è tanto semplice quanto banale. Quella ruotina è il “sensore” dell’ABS installato su questo aeroplano che era ottimizzato per operare al massimo dell’efficenza in tutte le possibili condizioni della pista di atterraggio.

La NASA stessa ci spiega i dettagli:

Per ovviare a questi problemi di gioventù che si erano presentati sul primo prototipo, venne costruito il P2 (tale Bu.No.62.0207) che si rivelò addirittura più sfigato del fratello. Infatti, la General Electric volle organizzare una bellissima manifestazione durante la quale avrebbero sfigato sfilato tutti i velivoli motorizzati GE.

L’8 giugno 1966, durante una sessione fotografica che vedeva l’XB-70 Valkyrie volare in formazione con dei caccia F-104, che sembravano piccolissimi rispetto a “the Thing” (letteralmente la cosa, altro soprannome che accompagna l’XB-70 Valkyrie), accadde l’irreparabile: uno degli F-104 entrò in contatto con il bombardiere che, dopo aver volato con un assetto corretto per un numero interminabile di secondi, mentre il 104 esplodeva cadendo in una palla di fuoco, si rovesciava e si schiantava al suolo. Nell’incidente, davanti agli occhi atterriti dei fotografi, persero la vita il comandante Carl Cross, pilota del piccolo caccia F-104, e uno dei due piloti dell’XB-70, il comandante Joseph A. Walker che in precedenza era stato un dei piloti del mitico X-15. Il comandante Al White, anche lui a bordo del Valkyrie, riuscì ad eiettarsi in tempo utilizzando la sofisticata capsula (qui sotto) di sopravvivenza e si salvò pur riportando gravi ferite.

Questo sotto è un video con la sequenza fotografica di questo tragico disastro:

Si narra che l’incidente avvenne per cause aerodinamiche: una delle teorie è che il famoso effetto di “compression lift” di cui abbiamo parlato in precedenza, unito all’aspirazione dei sei turbogetti, risucchiò letteralmente l’F-104 sotto l’XB-70.

While an tremendous amount of data was gleaned from the program, sadly the XB-70 is better known for a dramatic accident that happened not long after this photo was taken on June 8, 1966. (U.S. Air Force)

Nonostante l’incidente, la NASA entrò in gioco si fece carico di ulteriori 23 voli sperimentali con il primo prototipo, che venne poi ritirato nel febbraio del 1969. Voli durante i quali furono raccolti una serie di dati di valore inestimabile per quella che fu la storia del volo supersonico degli anni successivi. Infatti, nonostante tutti i suoi limiti, il Valkyrie detiene ancora oggi il record speciale di miglior rapporto portanza-resistenza per un velivolo supersonico. Le sole 250 ore volate, pagate a caro prezzo, hanno rappresentato un passo avanti di notevole nella storia dell’aviazione. Per cui, se vi capita di andare al Museo Nazionale dell’Aeronautica degli USA, vicino Dayton (Ohio), porgete i vostri ossequi a quel gigante ferro del Dio che sfoggia ancora la sua livrea bianca anti-nucleare.

Dedicato a Stefano, perché questo articolo è stato scritto dopo un anno esatto.

Scritto da Matteo Viscogliosi, il nostro inviato nel veloce mondo dell’aeronautica.

Il mercato libero dell’energia rischia di sparire

https://www.repubblica.it/economia/rapporti/energitalia/trasformazione/2020/05/21/news/il_mercato_libero_dell_energia_rischia_di_sparire-257235021/

L’associazione Arte lamenta la mancanza di provvedimenti normativi a sostegno del settore

di LUIGI DELL’OLIO

 21 Maggio 2020

Dopo l’ondata di decreti a sostegno di alcuni settori economici, è l’ora della delusione per chi è rimasto escluso dagli incentivi. Come L’associazione di Reseller e Trader dell’Energia (Arte) per parla di “rischio sopravvivenza” per il mercato libero dell’energia.

Ripartenza difficile
Arte rappresenta oggi 107 esercenti attivi nel settore, con 2 miliardi di fatturato aggregato, più di 3.500 dipendenti e oltre 1,5 milioni di contatori serviti in Italia. Dimensioni consistenti, dunque, per l’associazione che, assistita dall’avvocato Raffaele Rubino (name partner dello Studio Rubino Avvocati) ha instaurato un dialogo con le istituzioni, manifestando le proprie preoccupazioni in merito all’allarmante scenario economico a seguito della situazione emergenziale di contenimento del Covid 19.

 

Arte lamenta “la mancanza di idonei provvedimenti governativi per le piccole e medie imprese esercenti nel settore”, cosa che “sta arrecando gravi pregiudizi all’intera filiera energetica”. Da qui la richiesta di “misure urgenti che consentano di arginare le gravi perdite economiche che stanno subendo gli operatori energetici, al momento già quantificabili intorno al 40% rispetto all’anno precedente”.

Trattamento differenziato
Gli operatori contestano alcuni provvedimenti assunti dall’Arera-Autorità di Regolazione Energia Reti e Ambiente che, “nell’ottica di tutelare i clienti finali nel corso della pandemia da Covid 19, ha adottato misure insostenibili per gli operatori energetici, generando per questi ultimi un aggravio di costi e perdite di risorse non indifferenti”.

Un esempio? “La disposta riattivazione delle forniture disalimentate, ad esempio, nonché l’impossibilità di procedere con le attività di sospensione per morosità nei confronti di una vasta categoria di utenti finali, ha generato un meccanismo di insolvenza a catena, che ha costretto traders e rivenditori a sobbarcarsi i costi di centinaia di forniture, in assenza di incassi”.

Spazio: confermata l’esistenza di Proxima b, il ‘gemello’ della Terra

https://www.scienzenotizie.it/2020/05/29/spazio-confermata-lesistenza-di-proxima-b-il-gemello-della-terra-5437824?fbclid=IwAR2T96wtcflza2gk7OW1JRIUN6L1lUQw_c3mei7m06PE1BUX7XQgM6ebuxo

 ASTRONOMIA

 21:54 29 Maggio 2020
 

Il corpo celeste a ”soli” 4 anni luce dalla Terra.

Proxima b, il pianeta gemello della Terra, esiste realmente ed è a soli 4 anni luce dalla nostra posizione. Orbitante nella zona abitabile della sistema planetario, l’oggetto presenta la condizioni ideali per ospitare l’acqua allo stato liquido e probabilmente forme di vita extraterrestri. A confermare la presenza del pianeta, molto simile alla Terra, è una ricerca pubblicata su Astronomy & Astrophysics e condotta da un team internazionale a cui partecipano anche gli esperti italiano dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. La squadra guidata da Alejandro Suarez Mascareno, dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, ha confermato la presenza di Proxima b, un oggetto dalla massa pari a 1,17 volte quella della Terra. Scoperto 4 anni fa, solo oggi si è avuta la conferma della massa e dell’esistenza stessa del pianeta.



Spazio: confermata l’esistenza di Proxima b, il ‘gemello’ della Terra

Proxima b è un pianeta molto interessante, con caratteristiche simili alla Terra, ma probabilmente troppo vicino alla turbolenta stella madre, una nana rossa in grado di produrre devastanti tempeste magnetiche. Secondo i calcoli Proxima b riceve circa 400 volte più radiazioni rispetto alla Terra; una condizione estrema e che potrebbe provocare la ”fuga” di elementi come l’ossigeno, fondamentali per lo sviluppo della vita.

Coronavirus, il premio Nobel Stiglitz: “Energia pulita crea 3 volte più occupati dei fossili”

http://europa.today.it/lavoro/stiglitz-coronavirus-rinnovabili.html?fbclid=IwAR1sk9gqccXKVbqYwOjF96YqEIFfnxo1GmK0ftN1fkhIgt1jEih8da97JuU

Uno studio dell’Università di Oxford, di cui è coautore l’economista Usa, invita i governi a puntare sugli investimenti “green” per far ripartire l’economia. E bacchetta “i salvataggi incondizionati delle compagnie aeree”. Le misure dell’Italia? Finora “neutrali”

Ogni milione investito nell’energia pulita crea il triplo dei posti di lavoro rispetto allo stesso ammontare speso nei combustibili fossili. E inoltre, le infrastrutture connesse a fonti rinnovabili come eolico e solare sono più “resistenti” agli effetti perversi della globalizzazione, come le delocalizzazioni. Ecco perché per risollevare le economie colpite dal Covid-19 occorre puntare sulle politiche “green”. A dirlo sono i risultati di uno studio dell’Università di Oxford che ha coinvolto ben 231 esperti di banche centrali, ministeri delle finanze, accademici e think tank di tutto il mondo. A guidare lo studio il professore Cameron Hepburn, il premio Nobel Joseph Stiglitz e Nicholas Stern della London School of Economics. 

Gli autori hanno esaminato circa 700 pacchetti di stimolo attuati dal 2008 e hanno intervistato esperti di tutto il mondo. Sulla base di questi dati, gli economisti hanno rilevato che le politiche di stimolo a lungo termine e a favore del clima sono più vantaggiose non solo nel rallentare il riscaldamento globale ma anche in termini di impatto economico complessivo. Le politiche “green” – lo studio si è concentrato sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra come criterio chiave per definire tali politiche – infatti, creano più posti di lavoro, offrono maggiori rendimenti nel breve termine per ogni dollaro speso e portano a un maggiore risparmio sui costi sul lungo termine, rispetto agli stimoli fiscali tradizionali.

Ne sono un esempio gli investimenti nella produzione di energia rinnovabile, come l’eolico o il solare. Come hanno dimostrato le ricerche precedenti, già nel breve termine, la costruzione di infrastrutture per l’energia pulita richiede molta manodopera, creando il doppio dei posti di lavoro per dollaro rispetto agli investimenti nei combustibili fossili, oltre ad essere meno suscettibile alla delocalizzazione. Si legge, infatti, che ogni milione di dollari di spesa genera 7,49 posti di lavoro a tempo pieno nelle infrastrutture per le energie rinnovabili, 7,72 nell’efficienza energetica, ma solo 2,65 nei combustibili fossili.

Oltre alla riqualificazione dei lavoratori in settori come le nuove tecnologie e le energie rinnovabili per sopperire anche alla disoccupazione dovuta al coronavirus, altre politiche auspicabili includono la spesa per la ricerca e lo sviluppo nelle energie rinnovabili, così come gli investimenti in infrastrutture di connettività degli edifici, quali, ad esempio, la banda larga e la ricarica dei veicoli elettrici, nonché investimenti per la resilienza e la rigenerazione degli ecosistemi. Nel frattempo, misure che non tengono conto della riduzione delle emissioni, come i salvataggi incondizionati delle compagnie aeree, sembrano avere risultati più scarsi sia in termini di impatto economico che dal punto di vista climatico.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo gli autori, le risposte al Covid sono state finora neutrali dal punto di vista climatico (ovvero investimenti non eccezionali nei combustibili fossili, ma neanche verso le rinnovabili), ma c’è una grande opportunità per futuri investimenti positivi dal punto di vista climatico.

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Mose, trenta funzionari non pagheranno mai

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Mose, trenta funzionari non pagheranno mai

Fatture gonfiate per 42 milioni – L’atto di costituzione in mora è stato annullato: “Mascherarono” le tangenti per l’opera

Tre anni e mezzo fa si erano visti recapitare un atto di costituzione in mora da capogiro. A una trentina fra funzionari del Magistrato alle Acque di Venezia, professionisti, manager del Consorzio Venezia Nuova, perfino un ministro, era stata notificata l’intimazione a pagare entro 90 giorni una somma imprecisata, comunque tale da compensare i 42 milioni di euro per sassi da diga che avevano gonfiato le fatture, per mascherare le tangenti del Mose. Il documento, firmato dal viceprocuratore generale della Corte dei Conti di Venezia, Alberto Mingarelli, era la ricostruzione dettagliata del sistema di supposte collusioni che nel 2005 aveva portato a fissare il “prezzo chiuso” del Mose a 3 miliardi 709 milioni di euro. Un modo per rendere certa la spesa, sostenne allora Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio e “gran tangentiere”. Un modo, ha replicato la Procura contabile, per coprire i soldi della tangenti, visto che i sassi furono pagati a peso d’oro e il surplus (12,5 per cento) costituì la provvista del malaffare.

Adesso si scopre che l’atto di costituzione in mora del giugno 2016 è stato annullato. Nessuno ha pagato, la Corte dei Conti non vi ha dato seguito e lo ha assorbito nel procedimento che a dicembre si è concluso con la condanna a risarcire 7 milioni di euro inflitta a Mazzacurati (deceduto), all’imprenditore Alessandro Mazzi e al Consorzio Venezia Nuova. E quindi una trentina di persone, alcune delle quali ancora in posizione di vertice, sono uscite di scena. A confermare che lo Stato finanziò le tangenti del Mose, grazie al “prezzo chiuso” di un’opera da 6 miliardi di euro non ancora conclusa, è stato il procuratore regionale veneto della Corte dei Conti, Paolo Evangelista. Nella relazione per l’anno giudiziario, depositata solo ora causa pandemia, scrive che si è arrivati all’“epilogo delle azioni risarcitorie” nei confronti della cricca che provocò “un maggior costo dell’opera e influito sulla formazione del cosiddetto ‘prezzo chiuso’, oltre che sul sistema dei controlli, con possibili riflessi sulla qualità dell’opera e aggravio dei costi sull’Amministrazione”.

Ai funzionari pubblici (e a Mazzacurati) era contestato di aver avallato l’incremento del prezzo chiesto, senza verificare il costo effettivo dei sassi da diga, che lo avevano formalmente giustificato. Nell’elenco c’erano anche il ministro Pietro Lunardi e l’ex capo del Magistrato alle acqua Patrizio Cuccioletta (arrestato nel 2014). Ma soprattutto venivano citati dipendenti del Magistrato che, come collaudatori di parti del Mose, erano pagati dal Consorzio. I controllori retribuiti dai controllati. Attorno al Mose hanno campato in tanti, non solo in modo illecito (tangenti), ma anche inopportuno (collaudi retribuiti da parte di dipendenti del Magistrato alle Acque). Il viceprocuratore Mingarelli aveva contestato cifre importanti percepite fino al 2014 da componenti del Comitato Tecnico di Magistratura, che poi avevano contribuito ad approvare le richieste del Consorzio sul “prezzo chiuso”.

Il ponte di Albiano aveva 112 anni e fu progettato dal pioniere del cemento armato

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Ecco chi è Attilio Muggia, il papà del viadotto crollato

mercoledì 08 aprile 2020
Il ponte di Albiano aveva 112 anni e fu progettato dal pioniere del cemento armato

AULLA – Cinque arcate ribassatissime in cemento armato distanziate l’una dall’altra cinquanta metri, le pile furono costruite grazie all’utilizzo dei cassoni ad aria compressa sottofondati con uno speciale sistema di agglomeramento pneumatico. Il papà del ponte di Albiano crollato in Toscana è stato l’ingegnere e architetto veneziano Attilio Muggia pioniere in Italia delle costruzioni in cemento armato. L’inaugurazione del ponte, lungo 258 metri, avvenne il 25 ottobre 1908. Mentre il bando fu vinto nel 1903.

Muggia progettò e costruì molte opere d’ingegneria civile tra cui si ricordano la scalea della Montagnola a Bologna e nel 1900 il primo ponte in cemento armato, con otto arcate, sul Po, a Piacenza. Dal 1912 al 1935 Muggia tenne la cattedra di architettura tecnica alla scuola d’ingegneria di Bologna. Muggia inoltre condivide con l’ingegner Porcheddu l’autonomia progettuale del ‘Sistema Hennebique’, ovvero il conglomerato cementizio armato internamente con profilati di ferro disposti e rafforzati con apposite staffe. L’utilizzo di questa tecnica, che prese il nome di ‘cemento armato’, fu ideato e brevettato nel 1892 dall’ingegnere francese François Hennebique.


  Per la costruzione del ponte di Albiano furono impiegati circa 300 operai. L’opera come racconta la cronaca giornalistica dei tempi fu “sottoposta a rigorose prove di carico statiche e dinamiche con rotabili, una tramvia a vapore e una locomotiva trainante pesanti carichi”. Il ponte fu ricostruito nel secondo dopo guerr ed è entrato unitamente a tutta l’arteria in gestione ad Anas a novembre del 2018. L’opera serviva ad attraversare il fiume Magra all’interno del comune di Aulla, in Lunigiana, territorio toscano. I comuni liguri di Bolano e Santo Stefano distano poche centinaia di metri dal ponte crollato oggi a distanza di quasi 112 anni dalla sua inaugurazione.

IL CENTRO MILITARE DEI VIRUS SI E’ TRASFERITO A SIGONELLA. E POI L’EPIDEMIA.

https://www.maurizioblondet.it/il-centro-militare-dei-virus-si-e-trasferito-a-sigonella-e-poi-lepidemia/?utm_medium=push&utm_source=onesignal

    17 Marzo 2020

La sigla NAMRU3 … sta per Naval  Medical Resarch Unit. E’ il reparto della Marina  USA che  conduce ricerche e sperimentazioni  su virus e batteri  –  ufficialmente, i patogeni che possono infettare le truppe americane sparse nei più sanitariamente discutibili paesi del  mondo.

Le ricerche di base, epidemiologiche e cliniche di NAMRU-3 si rivolgono in particolare alle malattie enteriche, alle infezioni acute respiratorie, alle epatiti, alla tubercolosi, alle meningiti, all’HIV e a varie infezioni da parassiti, batteri e virus che sono endemiche e rappresentano un grave problema pubblico nelle regioni d’intervento”.  Studia “ malaria, leishmaniosi,  dengue le altre patologie virali, alle malattie da batteri come la “diarrea del viaggiatore” (ETEC, campylobacter, shigelle), ecc”.

Un  potente  e multiforme ente sanitario  benefico, che  ha sotto-basi in mezzo mondo,  collabora  con l’OMS in ricerche sull’HIV,  ed oggi per esempio  fornisce al Ghana  i tamponi per i test del coronavirus


Il logo del reparto

Fin dal dopoguerra  (1946) questo ente filantropico del Pentagono  è  stato basato in Egitto. Si vorrebbe sapere come mai  adesso il NAMRU3 si trova a Sigonella, nella base militare, dove si è trasferito  a cominciare  dal febbraio 2019: un trasloco gigantesco, visto che è stato completato solo a dicembre; è arrivato qui armi e bagagli, è il caso di dire.

E  due mesi  dopo l’Italia è 

a) colpita dal coronavirus

b) di un ceppo distinto e indipendente  da quello che ha colpito la Cina,

c) così particolarmente virulento, da chiedersi come mai in Italia ci sono più malati e morti, ormai, che in Cina e in Corea.

Ad informarne è stato  il solo Antonio Mazzeo, un  giornalista ricercatore  alternativo  siciliano, al cui lungo e densissimo articolo rimando, col consiglio di leggerlo attentamente.


Antonio Mazzeo (al centro) si batte contro il MUOS

http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2020/03/a-sigonella-i-militari-usa-che.html

Qui si aggiungono stralci di un articolo del 27 gennaio 2012 del quotidiano  egiziano Al-Wafd  che lanciava sul NAMRU-3 i più pesanti sospetti: gestisce i patogeni capaci di ” sterminare l’intera nazione egiziana”,   conduce ricerche volte a manipolare i geni egiziani per alterarli e causare deformità;  sta conducendo esperimenti su bambini egiziani; che potrebbe essere responsabile di un aumento di infertilità, impotenza, ritardo e disabilità; e che i dati raccolti vengono utilizzati per progettare alimenti, semi e farmaci che sono stati sviluppati in America e poi venduti  agli egiziani.


Il nuovo capo  del NAMRU, capt. Marshall Mandeville, è quello a destra. Ora sta a Sigonella.

Il giornale definiva questo  ente filantropico del Pentagono “un demonio”:

L’unità americana di ricerca medica navale 3 (NAMRU-3) è un diavolo che controlla e indebolisce la salute degli egiziani

Diceva Al-Wafd:

“Quando si passa accanto al grande quartier generale della NAMRU  situato nel quartiere Al-‘Abbasia, nel cuore del Cairo  [e vede] il suo cancello rinforzato con ferro e cemento,  l’ampio spazio di terreno spianato che lo circonda,  le telecamere di sicurezza e le alte mura che lo proteggono, non si può non sospettare la grande importanza di ciò che si trova all’interno di questo edificio.  [..]  “I ricercatori dell’unità e i medici americani godono dell’immunità diplomatica. Alcuni di loro, infatti, appartengono alla CIA”.

“Dalla fondazione dell’unità NAMRU in Egitto, sono state scoperte dozzine di malattie virali nuove e mutate. Ciò può far sospettare che questi agenti patogeni sono importati. Nessun istituto medico di ricerca  si è infiltrato in Egitto in misura maggiore di NAMRU, che controlla il segreti dei virus utilizzati nelle [armi di] distruzione di massa e armi biologiche”

Per esempio, “l’Etiopia ha deciso di far chiudere l’unità NAMRU sul suo territorio, a causa di accuse e sospetti sulla sua attività, e [a seguito di affermazioni] che sta provando nuovi medicinali  sugli etiopi in cambio di denaro e regali, ciò che ha causato la diffusione di malattie incurabili ed epidemie. Vi sono anche sospetti che [NAMRU] abbia diffuso il virus dell’HIV.  Allo stesso tempo, NAMRU ha ampliato la sua attività in Egitto. Le sue operazioni sono approvate da un accordo con la Salute e Ministero degli alloggi e con l’Ospedale Febbri di  Abbassia.

“Già nel 1976, il pubblico egiziano venne  a conoscenza del  nome NAMRU in occasione di  un focolaio di meningite in Egitto; allora  NAMRU si offrì di collaborare con l’Ospedale Abbassia. Tuttavia, gli studi [di NAMRU] su [le vittime di questa malattia] in Egitto furono avvolti nel mistero. Ottocentocinquantasette persone furono infettate dalla malattia e 50 morirono in seguito all’intervento della NAMRU, dopo aver ricevuto un medicinale chiamato  Dexametazon. Si disse che il medicinale non produceva gli effetti sperati “.

“Nel 2006 il  NAMRU ha suscitato un altro scandalo,  placato con una rapidità sospetta. Una delegazione americana della NAMRU ha visitato il quartier generale   dell’ospedale di Al-‘Abbasia, e diversi giorni dopo è stata scoperta l’influenza aviaria [in Egitto]. I medici egiziani sono stati in grado eliminare [la malattia] quasi completamente entro sei mesi, ma poi Maher Abaza [un potente oligarca ammanicato con Mubarak]  è stato nominato ministro dell’agricoltura e ha deciso, senza motivo [apparente], di sospendere il coinvolgimento dell’Egitto nella gestione del virus, in cambio di un contratto con NAMRU-3. Più tardi, gli egiziani   furono colpiti da un mutante  non trattabile del virus  dell’influenza aviaria. Questo virus mutante apparve dopo che NAMRU ricevette campioni [di sangue] dai pazienti egiziani, che furono inviati negli Stati Uniti …

“Esperimenti sui bambini”

“NAMRU considera i bambini egiziani come un’opportunità per testare nuove medicine. Nei suoi rapporti, osserva che i bambini egiziani hanno i migliori sistemi immunitari, anche in confronto ai soldati dell’esercito americano. NAMRU controlla i nostri bambini quando sono ancora feti;  inserisce medici e ricercatori americani nei centri sanitari nei villaggi rurali, in modo che possano entrare in contatto con madri incinte e le informazioni [raccolte da questi medici e ricercatori] sono collegate alla rete di banche-dati della NAMRU. [NAMRU] ha suscitato scalpore quando i suoi medici hanno cercato di condurre uno studio sperimentale sui bambini ad Al-Bahira, sostenendo che desideravano sviluppare un siero dalla diarrea per una nuova vaccinazione. [Come parte di questo sforzo,] doni e denaro sono stati   dati alle famiglie dei [bambini] in Farshut, Umm Al-Laban, Kum Al-Qanatir,e altri villaggi nel centro di Abu Homs, ma le famiglie hanno rifiutato categoricamente di trasformare i loro figli in topi da laboratorio …

[Si tratta della ricerca “sui tamponi con tessuti rettali e feci di bambini rurali   di interesse internazionale pubblicata  dal Journal of Virology, citata  da Antonio Mazzeo].

Ma continuiamo a leggere il giornale egiziano:

“Questo scandalo ha suscitato una tempesta in parlamento … Inoltre, il dott. Farag Al-Dib, capo dell’Ufficio sanitario di Abu Homs, è stato dimesso dal suo incarico dopo essersi opposto alla sperimentazione su bambini innocenti tra uno e tre anni.”

“Le mani americane sono dietro infertilità, ritardo mentale e disabilità tra i bambini”

“Questo incidente ha sollevato domande, che sono rimaste senza risposta, se le mani americane nella NAMRU fossero dietro l’aumento di infertilità, ritardo mentale e disabilità tra gli egiziani nati negli ultimi anni …impotenza  [sic].  NAMRU ha raccolto sugli egiziani tutte le informazioni genetiche possibili, ed è nota  la sua capacità di distruggere i geni naturali e il sistema immunitario [degli egiziani] [e anche considerando il fatto] che invia [ Egitto] medicinali, semi e foraggi per animali ed è coinvolto in tutti gli esperimenti [condotti in Egitto] nei settori dell’agricoltura, del bestiame, dell’acqua, del cibo, ecc …

I campi di ricerca della NAMRU  totalmente sottratti alla supervisione delle autorità  egiziane. Oltre alla ricerca sull’AIDS, l’afta epizootica, l’emofilia, l’influenza aviaria, la febbre della Rift Valley, la febbre di Chikungunya – causata da zanzare – tubercolosi, malattia di Lumpyskin e altri, è responsabile anche delle vaccinazioni contro queste malattie, e dei metodi per eliminarle. Tutto ciò che resta è immaginare quanto pericolosamente semplice sarebbe usare tutto questa [informazione] contro il popolo egiziano, secondo la volontà americana, che ha Israele con forza dietro di sé “.

https://www.memri.org/reports/article-egyptian-al-wafd-daily-american-naval-medical-research-unit-three-namru-3-devil

Come vedete, benché datato 2012, un articolo  di eccezionale attualità. Ed anche ricco di insegnamenti per i governanti che si fanno  corrompere e  diventano servi e complici  del potere americano:  la fedeltà passata non ha salvato Mubarak quando Washington ha deciso di “sostituirlo”  con l’ esperimento dei Fratelli Musulmani.

Un notiziario militare statunitense ha dato notizia, nel luglio 2019, dell’insediamento del nuovo capo del NAMRU  a Sigonella, Marshall Manteville.  Ma questo lo avete già letto da Mazzeo.

Ron Paul : “E’ un trucco autoritario”

A noi non resta che riferire che Ron Paul si aggiunge alla fila di quelli che dicono che il coronavirus è un “trucco” per instaurare un regime autoritario.

Ron Paul, che è medico di famiglia, dice: “Non significa che la malattia sia innocua. Senza dubbio le persone moriranno di coronavirus. Coloro che appartengono a categorie vulnerabili dovrebbero prendere precauzioni per limitare il rischio di esposizione. Ma abbiamo già visto questo film. Il governo ingigantisce la minaccia come una scusa per strapparci ancora un po’delle nostre libertà. Quando la “minaccia” è finita, tuttavia, non ci restituiscono mai le nostre libertà.


Ron Paul, classe 1935, physician.

Un panico studiato, in cui interi stati si mettono in auto-isolamento, “e per cosa?”, dice il dottor Ron Paul: “Un virus che finora ha ucciso poco più di 5.000 in tutto il mondo e meno di 100 negli Stati Uniti? E  dov’è il panico per la  la tubercolosi, una vecchia malattia  tornata in forza,  che nel 2017 ha ucciso quasi 1,6 milioni di persone? Perché della TBC si discute così poco sui media?

http://www.ronpaulinstitute.org/archives/featured-articles/2020/march/16/the-coronavirus-hoax/

 

Nell’Europa del virus i bombardieri Usa da attacco nucleare

https://ilmanifesto.it/nelleuropa-del-virus-i-bombardieri-usa-da-attacco-nucleare/?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR2xb9oNNxhydgXIfkciwhiox-NHp3PKVeCK7EivwDJsg31epAF-k3Z3JX0#Echobox=1584382875

manifesto

L’arte della guerra. A causa del Coronavirus American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una «compagnia» Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force

A causa del Coronavirus American Airlines e altre compagnie aeree statunitensi hanno cancellato molti voli per l’Europa. C’è però una «compagnia» Usa che, viceversa, li ha aumentati: la US Air Force. In questi giorni essa ha «dispiegato in Europa una task force di bombardieri stealth B-2 Spirit».

Lo annuncia da Stoccarda lo US European Command, il Comando Europeo degli Stati Uniti. Esso è agli ordini di generale, attualmente Tod D. Wolters della US Air Force, che allo stesso tempo è a capo delle forze Nato quale Comandante Supremo Alleato in Europa. Lo US European Command precisa che la task force, composta da un numero imprecisato di bombardieri provenienti dalla base Whiteman in Missouri, «è arrivata il 9 marzo a Lajes Field nelle Azzorre, in Portogallo».

Il bombardiere strategico B-2 Spirit, l’aereo più caro del mondo il cui costo supera i 2 miliardi di dollari, è il più avanzato aereo Usa da attacco nucleare. Ciascun velivolo può trasportare 16 bombe termonucleari B-61 o B-83, con una potenza massima complessiva equivalente a oltre 1.200 bombe di Hiroshima. Per effetto della sua conformazione, del suo rivestimento e delle sue contromisure elettroniche, il B-2 Spirit è difficilmente rilevabile dai radar (per questo è detto «aereo invisibile»).

Anche se è già stato usato in guerra, ad esempio contro la Libia nel 2011, con bombe non-nucleari di grande potenza a guida satellitare (ne può trasportare 80), esso è progettato per penetrare attraverso le difese nemiche ed effettuare un attacco nucleare di sorpresa.

Questi bombardieri, precisa lo US European Command, «opereranno da varie installazioni militari nell’area di responsabilità del Comando Europeo degli Stati Uniti». Tale area comprende l’intera regione europea e tutta la Russia (inclusa la parte asiatica). Ciò significa che i più avanzati bombardieri Usa da attacco nucleare opereranno, da basi in Europa, a ridosso della Russia.

Capovolgendo lo scenario, è come se i più avanzati bombardieri russi da attacco nucleare operassero da basi a Cuba a ridosso degli Stati uniti. È evidente lo scopo perseguito da Washington: accrescere la tensione con la Russia usando l’Europa quale prima linea del confronto.

Ciò permette a Washington di rafforzare la sua leadership sugli alleati europei e di orientare la politica estera e militare dell’Unione europea, nella quale 22 dei 27 membri appartengono alla Nato sotto comando Usa.

Tale strategia è facilitata dalla crisi provocata dal Coronavirus. Oggi più che mai, in una Europa in gran parte paralizzata dal virus, gli Usa possono fare ciò che vogliono.

Lo conferma il fatto che essi vi trasferiscono i loro più avanzati bombardieri da attacco nucleare con il consenso di tutti i governi e i parlamenti europei e della stessa Unione europea, con il complice silenzio di tutti i grandi media europei.

Lo stesso silenzio calato sulla Defender Europe 20, il più grande spiegamento di forze Usa in Europa dalla fine della Guerra Fredda, di cui i media hanno parlato solo quando lo US European Command ha comunicato che, a causa del Coronavirus, ridurrà i soldati Usa partecipanti all’esercitazione da 30.000 a un numero imprecisato, mantenendo comunque «i nostri obiettivi di più alta priorità».

Nel quadro di una vera e propria psy-op (operazione psicologica militare) vari organi di «informazione», anche in Italia, si sono subito scagliati contro «le bufale sull’esercitazione Defender Europe» (La Repubblica, 13 marzo) e, attraverso i social, si è diffusa la voce che l’esercitazione è stata praticamente cancellata.

Notizia tranquillizzante, rafforzata dall’assicurazione, data dallo US European Command, che «nostra principale preoccupazione è proteggere la salute delle nostre forze e quella dei nostri alleati».

Appunto sostituendo in Europa un numero imprecisato di soldati Usa con un numero imprecisato di bombardieri Usa da attacco nucleare, ciascuno con una potenza distruttiva pari a oltre 1.200 bombe di Hiroshima.

Putin denuncia le nuovi armi biologiche USA: virus che riconoscono il DNA dei popoli da attaccare

https://informarexresistere.fr/putin-denuncia-le-nuovi-armi-biologiche-usa-virus-che-riconoscono-il-dna-dei-popoli-da-attaccare/?fbclid=IwAR0qL21PyA9nlWUaS2yZNdntWL6jYg2vpIpvPJWMgQyWont5oqHNW6VIN_0

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PUTIN: STANNO PRELEVANDO CAMPIONI BIOLOGICI DAI RUSSI (una nuova guerra batteriologica)

  • di Maurizio Blondet

“Sapete che viene raccolto materiale biologico in tutto  il paese, prelevato da differenti gruppi etnici, da persone che vivono i regioni geografiche diverse della Federazione Russa?  Lo si fa deliberatamente e con metodi professionali. La domanda è: perché viene fatto? Sembra che siamo un oggetto di grande interesse”.

Vladimir Putin ha fatto questa rivelazione  lunedì, mentre presiedeva il Consiglio dei Diritti Umani in Russia.  Uno dei membri, Igor Borisov (che è direttore della Commissione Elettorale centrale, dunque si occupa di voti), ha riferito trasmissioni dal  vivo dai seggi elettorali  durante le recenti elezioni regionali sono state inondate di spettatori stranieri. Circa un milione di  “guardate” venivano dall’estero.  Borisov s’è domandato come mai tanti stranieri erano interessati a raccogliere immagini e facce di votanti, e come sarebbero state usate.

Bisogna sapere che dal 2012  in tutti i 93 mila seggi elettorali russi sono state installate telecamere proprio per accrescere la trasparenza delle operazioni e contrastare l’accusa, elevata dalle note centrali occidentali, che le elezioni in Russia sono truccate per fare eleggere Putin.  Da un sito web aperto nel 2012, chiunque sia interessato può guardare le operazioni di voto in qualunque seggio del paese.  Ma per quanto di valore civico, la  visione non  è, ammettiamolo, tanto appassionante da attrarre un milione di spettatori  dall’estero. Da cui il sospetto che Borisov ha espresso ad alta  voce.

La rivelazione del  presidente Putin è molto più che   un sospetto.  Nel luglio scorso, la US Air Force (dipartimento  Air Education and Training Command)   ha fatto una offerta pubblica per acquistare “campioni di acido ribonucleico (RNA) e  liquido sinoviale di russi”. Nell’offerta si specifica che il materiale biologico, 12  RNA e 27  di fluido sinoviale – deve provenire da donatori russi di origine caucasica –  quindi non asiatici o turcomanni – e  che occorre  la scheda completa: sesso, età,peso, altezza, storia medica. Molto indicativo: la Air Force non accetterà campioni provenienti dall’Ucraina.

Igor Nikulin,che è  stato commissario ONU per le ispezioni nei siti  di armi biologiche, ha subito concluso l’ovvio: “Stanno sviluppando nuovi tipi di armi biologiche,  più precisamente, vogliono “militarizzare” virus. Non c’è altro motivo per cui un ente militare faccia una simile richiesta”.

“Gli Usa stanno sviluppando vari tipi di armi biologiche specificamente mirate contro individui che hanno uno specifico patrimonio genetico, e i caucasici sono la maggioranza della nostra popolazione”.

La rivelazione del presidente Putin “viene giusto in tempo”, ha detto Franz Klintsevich, vicepresidente della Commissione Difesa e Sicurezza del consiglio federale: “Le agenzie  occidentali  implicate in questa “mietitura” è bene che sappiano  che noi sappiamo del loro  interesse”.

Vladimir Putin non ha  aggiunto altre spiegazioni. Solo una sua tipica frase: “Che loro facciano  quel che vogliono, e noi facciamo quel che dobbiamo”.

L’amico lettore che mi ha segnalato la notizia l’ha commentata così:

“Come le dico spesso, con grande timore, stiamo avvicinandoci  molto velocemente ad una singolarità tecnologica che stravolgerà qualsiasi equilibrio. Vorrei sbagliarmi, ma questa questione potrebbe essere una delle facce di questa sinistra prospettiva”.

Fonte: Maurizio Blondet

Prova per il Mose, ma le paratoie si bloccano: non si chiudono per troppi detriti

https://www.fanpage.it/attualita/prova-segreta-per-il-mose-ma-le-paratoie-si-bloccano-non-si-sono-chiuse-per-troppi-detriti-video/

Test questa mattina all’alba a Punta Sabbioni: cinque paratoie restano sollevate. Il motivo? Gli alloggiamenti in fondo al canale si riempiono di spazzatura e detriti vari rendendo necessario l’intervento di una squadra di sommozzatori per pulire “manualmente” questi vani e permettere la chiusura della barriera. Un intervento già effettuato 22 volte da febbraio solo sulla barriera di Punta Sabbioni.

16 DICEMBRE 2019 13:40di Giorgio Scura

VENEZIA – Il Mose non si chiude. Questa mattina all’alba c’è stata una prova a Punta Sabbioni, dove è presente ma non ancora completamente funzionante una delle tre barriere per difendere Venezia. Durante queste prove di emersione e di successiva immersione cinque paratoie sono rimaste emerse. Il motivo? Gli alloggiamenti di queste paratoie, fissate al fondo del canale da cerniere, si sono riempite di sabbia e detriti e questo ne impedisce la chiusura. In pratica, quando si alzano, questi immensi cassoni lunghi 20 metri, alti quasi 30 e spessi fino a 5, creano un “risucchio” che trascina negli alloggiamenti detriti e spazzatura di ogni genere che impediscono alle paratoie di rientrare nella loro posizione. Sul posto è dovuta intervenire una squadra di sommozzatori che è scesa sul fondale per pulire manualmente questi vani, con l’aiuto di due gru, come testimoniano i video e le foto in possesso di Fanpage. Le operazioni di pulizia sono andate avanti per tutta la giornata e al momento non sono concluse: i test dovrebbero andare avanti fino a giovedì, in vista di una prova generale alla quale sarà invitata la stampa, ma la data ancora non c’è, ovviamente, visto che ancora il sistema non funziona.

Il Mose non si chiude a causa di detriti e spazzatura: pulizie continue
219870195Pubblicato da Giorgio Scura

Un problema, questo, che si è già verificato diverse volte, che pare essere strutturale e al momento non ha una soluzione. In pratica quindi, ogni volta che il Mose entrerà in funzione e che quindi le paratoie vengono riempite di aria compressa e fatte emergere, bisognerà andare a pulire gli alloggiamenti sul fondo. Come? Ancora non si sa, visto che le pompe presenti, evidentemente, non bastano, o non funzionano. Perché se da una parte l’intervento umano sembra l’unica strada, dall’altra i costi per gestire decine di squadre di sommozzatori che ogni volta si immergano per permettere al Mose di abbassarsi è una follia economica. L’ennesima. Così qualcuno pensa a robot marini, una specie di spazzini del mare che possano essere immersi al posto dei sub e tenere gli alloggiamenti sgombri. Peccato che questi robot, al momento, non esistono, quindi non si sa quando potrebbero entrare in funzione, quanto potrebbero costare effettivamente e quanto questo andrà a influenzare i tempi di realizzazione dell’opera (consegna lavori annunciata per fine 2021) e i costi di manutenzione, già ora spropositati. Da febbraio ad oggi, infatti, solo per quanto riguarda questa barriera, sono stati effettuati 22 test di sollevamento per la pulizia di questi alloggiamenti.

continua su: https://www.fanpage.it/attualita/prova-segreta-per-il-mose-ma-le-paratoie-si-bloccano-non-si-sono-chiuse-per-troppi-detriti-video/

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