COLPO DI STATO IN TURCHIA IN STAND BY

Posted By Alessandra Drago On 25 febbraio 2014
 
febbraio 24, 2014
 
Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research[2], 14 febbraio 2014
 
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[3]A prima vista, gli scandali turchi emersi nel dicembre 2013 sembrano essere casi di corruzione ordinaria, ma sotto la superficie si svolge una lotta per il potere. A differenza delle proteste del Parco Gezi, questo confronto è tra chi detiene il potere, non solo tra governo turco e una sezione dell’opposizione. I due antagonisti sono, in un angolo i gulenisti, gli accoliti dell’influente studioso statunitense Fethullah Gulen (il predicatore d’”oltre oceano”) nel partito Giustizia e Sviluppo (AKP) e nelle istituzioni statali turche, e i seguaci del primo ministro Erdogan e ciò che può essere definita la fazione nazionalista de AKP nell’altro angolo. L’Iran sembra essere stato incastrato nel fuoco incrociato tra le due cricche turchi rivali per via del coinvolgimento della Halkbank.
 
Vendetta, indagine per corruzione dell’AKP o operazione di cambio di regime?
  
[4]Le tensioni tra i gulenisti ed Erdogan e i suoi alleati si accumulavano da qualche tempo, ma il divorzio si è svelato in pieno quando il governo turco ha annunciato, nel novembre 2013, che chiudeva scuole e tutorati privati turchi. Un attacco ai gulenisti per indebolirli, perché gestiscono numerose scuole private in Turchia e nel mondo per i lucrosi profitti nonché per reclutare ed indottrinare nuovi membri. Già un precedente scandalo riguardo i colloqui segreti di pace con i separatisti curdi, nel 2012, vide lo scontro tra i due campi, la chiusura delle scuole è il punto di non ritorno. La decisione di Erdogan ha trasformato la silenziosa lotta di potere interna tra le due fazioni in una guerra aperta. La frattura è apparsa con le dimissioni del deputato Idris Bal dall’AKP, il 30 novembre, in segno di protesta per la chiusura delle scuole private. Le dimissioni di Bal sono state seguite dalle dimissioni del deputato Hakan Sukur, un gulenista, il 16 dicembre. Sukur ha anche ammesso pubblicamente di aver consultato Fethullah Gulen sulla decisione. Hasan Yildirim Hami è un altro associato al movimento gulenista che avrebbe dato le dimissioni il 31 dicembre 2013. Il giorno dopo il ritiro di Sukur dall’AKP, furono avviate ufficialmente le indagini contro i membri dell’AKP e le loro famiglie, per riciclaggio di denaro, frode, corruzione e vendita illegale della cittadinanza turca. Le basi per tali indagini furono segretamente preparate nel 2012, lo stesso anno della battaglia per i colloqui di pace curdi. Tre indagini anticorruzione provocarono uno grosso scandalo per il governo turco. Gulenista o no, il procuratore capo era Zekeriya Oz, responsabile dell’inchiesta Ergenekon contro i militari turchi che avrebbero pianificato un colpo di Stato contro l’AKP. I procedimenti giudiziari in stile McCarthy di Oz furono una caccia alle streghe sostenuta inflessibilmente e lodata dal governo dell’AKP, che definì Oz un eroe nazionale.
 
Le foto infamanti delle scatole da scarpe piene di dollari trovate a casa del CEO di Halkbank trapelarono sui media ad opera degli investigatori turchi. La reazione del primo ministro Erdogan fu  dura. Intervenne direttamente nelle indagini, creando tensioni con polizia e magistratura. Il governo AKP era offeso dal fatto che non fosse stato consultato prima dell’avvio delle indagini. Tutte le unità di polizia e delle forze dell’ordine ebbero l’ordine di informare d’ora in poi i loro superiori, in sostanza il governo, per l’approvazione di tutte le indagini. Centinaia di poliziotti e agenti delle forze dell’ordine, tra cui i capi della polizia di Istanbul e Turchia, furono licenziati e l’AKP presentò un piano di ristrutturazione del sistema giudiziario turco. Comunque, per ordine del governo, i giornalisti non furono più autorizzati ad entrare nei dipartimenti di polizia turchi. Infine, il governo turco eliminò cinquemila persone dai loro incarichi, anche dalla direzione delle Telecomunicazioni (TIB), e dall’agenzia di regolamento e vigilanza bancaria (BDDK). Le motivazioni erano che l’AKP ripuliva le istituzioni statali dai gulenisti che stavano creando uno Stato parallelo e collaboravano con interessi stranieri. Erdogan dimise anche Oz, rivelando quanto fosse corrotto e quante diverse vacanze lussuose in tutto il mondo facesse ogni anno. Indicando la profondità della lotta interna, i media iniziarono a ricevere le umilianti registrazioni delle telefonate private del premier Erdogan, che parlava del suo tentativo d’insabbiamento.
 
Le indagini mirano a colpire i rapporti turco-iraniani?
  
[5]Ci fu uno scandalo corrispondente ma meno esplosivo in Iran, con rissa al Parlamento iraniano e molti parlamentari che denunciarono il governo. A Teheran fu arrestato il miliardario iraniano Babak Zanjani, il capo di Reza Sarraf/Zarrab in Turchia. Zanjani fu incaricato dal governo del Presidente Mahmud Ahmadinejad di eludere le sanzioni USA contro l’Iran. Lo scandalo Halkbank mise le operazioni di Zanjání sotto stretta sorveglianza delle autorità di Teheran. Dopo che lo scandalo in Turchia divenne pubblico, le autorità iraniane probabilmente si resero conto che Zanjani e i suoi soci intascavano molto più denaro del dovuto nel commercio segreto che dovevano favorire per conto di Teheran. Zanjani fu quindi accusato dalla polizia iraniana di essersi appropriato di circa due miliardi di dollari di fondi governativi. I media iraniani non unirono i puntini o discussero seriamente dei collegamenti tra Zanjani e Halkbank. Comprensibilmente, il governo e i suoi partner non volevano andare troppo in profondità sul modo con cui usarono Turchia e altri Paesi, tra cui la Cina, per aggirare il regime delle sanzioni USA. Il ministro dell’Intelligence iraniano Mahmud Alavi chiese persino, parlando all’agenzia Mehr, che i media iraniani non seguissero la faccenda della corruzione di Zanjani, per via degli effetti che potrebbe avere sugli investimenti nell’economia iraniana.
È importante essere consapevoli che lo scandalo in Turchia scoppiò quando il governo turco cercava di distanziarsi silenziosamente dalla politica neo-ottomana adottata all’esplodere della primavera araba del 2011. Mentre i legami politici di Ankara con Teheran e Mosca sono costantemente degenerati per via dell’abortito piano neo-ottomano del governo dell’AKP di ritagliarsi una sfera d’influenza nel mondo arabo, i funzionari turchi sempre più dolorosamente furono consapevoli che i legami turchi con Iran e Russia sono indispensabili. Ankara aveva ottimisticamente previsto che il governo siriano sarebbe crollato e che avrebbe poi riassunto i suoi legami con l’Iran e la Russia, ma lentamente comprese che l’ordine regionale neo-ottomano, originariamente previsto, è irrealizzabile. Perciò, negli ultimi mesi del 2013, il governo turco sembrò ammorbidire la posizione su Damasco, almeno pubblicamente, cominciando ad intraprendere un percorso per ricostruire i legami con l’Iran e la Russia. Vi furono anche numerosi rapporti che suggerivano che Ankara abbia chiesto a Teheran trattative a porte chiuse per riallacciare i rapporti con il governo siriano. Nel contesto dell’avvicinamento verso l’Iran e la Russia, il primo ministro Erdogan chiese al Presidente Vladimir Putin e ai funzionari russi, nel corso della conferenza stampa tenutasi a San Pietroburgo nel novembre 2013, di far entrare la Turchia nella Shanghai Cooperation Organization come membro a pieno titolo, promettendo che la Turchia avrebbe dimenticato ogni idea di adesione all’UE se entrava nella SCO. Non era la prima volta che Erdogan parlava dell’adesione della Turchia alla SCO, l’ultima volta fu durante un’intervista a Kanal 24 nel gennaio 2013. Questa volta, però, chiese anche che la Turchia aderisse all’Unione Eurasiatica che la Russia e le repubbliche alleate Kazakhstan e Bielorussia formano. Circa due mesi dopo la conferenza stampa di San Pietroburgo con Putin, Erdogan giunse a denunciare ed abbandonare la politica neo-ottomana dell’AKP, mentre  visitava il Giappone nel gennaio 2014. Dichiarò, in presenza dei suoi ospiti giapponesi, che Ankara aveva l’ambizione che la Turchia diventasse una potenza regionale e globale. Una posizione piuttosto diversa da quella che il ministro degli Esteri Davutoglu e Erdogan avevano sposato nel 2011. I turchi inoltre chiesero agli iraniani di partecipare alla seconda conferenza internazionale per la pace in Siria, in Svizzera, e che l’Iran fosse ospitato nella conferenza del 17 gennaio a Sanliurfa, dei Paesi confinanti con la Siria. Ankara iniziò ad allinearsi alle posizioni iraniane e russe sulla Siria coordinandosi su alcune questioni prima di Ginevra II a Montreux. Inoltre, il primo ministro Erdogan visitò Teheran alla fine di gennaio, nonostante l’avvertimento di Washington, forgiando un terreno comune sulla Siria.
 
L’ingerenza di Stati Uniti e Israele in Turchia?
 
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[6]Il governo turco accusa Stati Uniti e Israele dello scontro con i gulenisti, ripetendo le accuse del governo dell’AKP sulla mano straniera responsabile delle proteste del Parco Gezi. Tali affermazioni possono essere liquidate come tattiche diversive, ma hanno un certo peso. Sfruttando l’azione dell’Iran tramite la Turchia per aggirare le sanzioni, il governo degli Stati Uniti ha vietato le esportazioni di oro in Iran nel luglio 2013, forse nello stesso momento in cui gli investigatori turchi scoprirono che il CEO di Halkbank riceveva soldi da Sarraf/Zarrab, il che significa la possibilità che fossero stati informati dai canali statunitensi o viceversa, informando il governo USA attraverso il movimento gulenista o altri canali. Stati Uniti e Israele erano anche sconvolti dal fatto che Halkbank fosse utilizzata dall’India per comprarsi il petrolio dell’Iran. Il gruppo del primo ministro Erdogan denuncia un complotto internazionale contro la Turchia, mentre la fazione gulenista sostiene che Erdogan e i suoi alleati mentono per nascondere la loro corruzione. Una fazione molto più piccola dei media riferisce che la corruzione del governo è stata denunciata dai gulenisti per motivazioni politiche e per un cambio di regime. I gulenisti vengono dipinti come, consapevolmente o inconsapevolmente, agenti statunitensi e israeliani, pedine degli interessi di Washington e Tel Aviv. Il ruolo dei gulenisti nel rivelare servizi di Halkbank con Teheran supporta tale idea, perché colpisce gli interessi di Erdogan e dell’Iran. Vi sono anche altri fattori che rendono credibile l’idea che i gulenisti siano legati a Stati Uniti ed Israele. Questi fattori sono: l’opposizione di Fethullah Gulen agli sforzi turchi per inviare la flottiglia di aiuti ai palestinesi della Striscia di Gaza nel 2010, il riconoscimento di Gulen d’Israele quale autorità di Gaza, in linea con la sua posizione pro-israeliana, Gulen e la sua oscura aggressiva opposizione a una soluzione pacifica nella Turchia-Kurdistan settentrionale o nel sud-est della Turchia. Indipendentemente dalla natura dei loro legami con Washington e Tel Aviv, i gulenisti perseguono ulteriori obiettivi statunitensi e israeliani con le loro pretese sul Kurdistan. È una coincidenza che le stesse persone che negli Stati Uniti e in Israele parlano di dividere Siria, Iraq, Libano e Iran, parlano anche di dividere la Turchia. L’opzione militare nella Turchia/Kurdistan settentrionale che i gulenisti desiderano, avrebbe effetti negativi sulla Turchia e i Paesi confinanti. Destabilizzerebbe la Turchia polarizzandone i cittadini curdi e ampliando la frattura etnica tra turchi e curdi, catalizzando i curdi di tutta la regione contro il loro governo e dividendo la Turchia, uno scenario favorevole a Stati Uniti e Israele.
Non ci s’inganni nel pensare che il movimento di Fethullah Gulen sia sano. È un’organizzazione ombra con molti soldi e beni nel mondo, e nessuno sa come tutto ciò sia stato acquisito. Potrebbe benissimo essere finanziata dalla CIA per aumentare la propria influenza nel Caucaso e in Asia centrale. Il movimento ebbe anche chiuse le scuole in altri luoghi. Il vecchio Gulen può anche non avere alcun controllo sull’organizzazione. Funzionari governativi turchi inoltre evitano di menzionarne il nome, usando costantemente un linguaggio criptico. Le purghe mostrano che vi è una reale paura di loro. Le indagini sulla corruzione avviate dai gulenisti non hanno nulla a che fare con la legge. Le indagini sono una ritorsione di Gulen nella lotta per il potere con il primo ministro Erdogan ed i suoi alleati. I gulenisti non hanno mai avuto problemi con la corruzione del governo precedente. Ne fecero parte e invariabilmente guardarono dall’altra parte durante gli scandali precedenti, come ad esempio lo scandalo di Deniz Feneri, che la stessa magistratura insabbiò. Non va dimenticato che Erdogan stesso ha permesso ai gulenisti d’accedere a posizioni importanti. Non aveva nessun problema finché erano soci. Né va dimenticato che il suo governo è anche intimamente legato a Stati Uniti e Israele, sia apertamente che clandestinamente.
 
Il Jinni dell’incertezza esce dalla bottiglia?
 
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[7]La base dell’AKP si divide, essendovi crescenti mormorii sul primo ministro Erdogan. Vi sarebbero  tensioni tra lui e il presidente Abdullah Gul. Uno dei ministri dimessi, Erdogan Bayraktar, ha anche detto che Erdogan era pienamente consapevole di tutto ciò che accadeva chiedendogli provocatoriamente di dimettersi. Una rivolta nell’AKP contro Erdogan e i suoi luogotenenti potrebbe eventualmente erodere politicamente l’AKP. Le elezioni comunali turche di marzo 2014 attizzeranno tali fiamme. Forse come segnale del panico dell’AKP per le prossime elezioni comunali, i funzionari turchi hanno ordinato che le attività del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), principale oppositore ad Istanbul, siano confiscate per un prestito inesigibile del 1998. La mossa sarebbe un modo per assicurare che l’AKP d’Istanbul resti al governo. Probabilmente vi sono ancora dei gulenisti nell’AKP che probabilmente mostreranno il loro vero volto con il tempo, forse quando scoppierà una rivolta nell’AKP contro Erdogan e i suoi alleati. La Turchia è stata danneggiata in diversi modi. La lira turca è caduta e la speculazione colpisce l’economia, per non parlare dei vertici del Tesoro degli Stati Uniti, responsabili delle sanzioni USA contro l’Iran, giunti  in Turchia per discutere della Halkbank. La magistratura turca ora è al centro della lotta nel governo. Mentre l’AKP sostiene di voler rimuovere elementi sovversivi, i suoi critici sostengono che cancella l’indipendenza del potere giudiziario subordinando ufficialmente i giudici al governo. I vertici militari turchi fanno coraggiose dichiarazioni nell’arena politica, chiedendo nuovi processi per i militari condannati. C’è il timore legittimo nell’intellighenzia turca del ritorno della tutela militare. La domanda che nasce da tutto ciò è se lo scontro tra Erdogan e i gulenisti sia volto ad impedire alla Turchia, danneggiata o meno, d’avere una politica estera indipendente che permetta ad Ankara di orientarsi verso Iran e Russia.
 
Articolo originariamente pubblicato da Russia Today, il 10 febbraio 2014.
Copyright © 2014 Global Research
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora[8]
 
 
Proteste pro Ocalan in Turchia
 
Le famigerate ONG non governative alimentano la protesta
 
 
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giornalettismo.com
 
24 Febbraio 2014 11:02:07
 
di Alberto Sofia – 24/02/2014 – Decine di manifestanti sono stati arrestati a Istanbul nel corso delle manifestazioni antigovernative per l’entrata in vigore della controversa normativa restrittiva su InternetDecine di manifestanti turchi sono stati arrestati a Istanbul nel corso delle proteste antigovernative per l’entrata in vigore della controversa normativa restrittiva su Internet.
 
La legge, ribattezzata come «liberticida» dalle opposizioni, dall’Unione Europea e dalle maggiori organizzazione non governative internazionali, rafforza il controllo dell’esecutivo sul web, mettendo a rischio la libertà d’espressione. Le manifestazioni di protesta sono sfociate in disordini con le forze dell’ordine, che hanno utilizzato idranti e gas lacrimogeni per disperdere i contestatori.LE PROTESTE PER LA NORMATIVA ANTI-INTERNET IN TURCHIA – Come riporta il New York Times,  i social network sono stati una fonte d’irritazione per il governo negli ultimi mesi, utilizzati come veicolo di diffusione per le informazioni sui funzionari governativi accusati di corruzione. Allo stesso modo sono stati pubblicate decine di fotografie e filmati sulla repressione da parte della polizia delle proteste, attraverso l’utilizzo di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Gli scontri più accesi con le forze dell’ordine sono stati registrati nella via Istiklal,famosa passerella pedonale nel centro di Istanbul.
 
Il disegno di legge approvato in Parlamento la settimana scorsa – che istituisce un organismo di nomina governativa per la censura dei contenuti su Internet – è stato oggetti di forti contestazioni nelle ultime settimane e considerato come una nuova prova del potere autoritario del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, da circa un decennio al potere. Nonostante gli inviti ad esercitare il suo potere di veto, era stato il presidente turco Abdullah Gul a promulgare lo scorso 19 febbraio la nuova normativa. Gul aveva giustificato la sua decisione con l’intenzione dell’esecutivo retto da Erdogan di modificare le parti più controverse del testo. Se nella prima versione la legge restrittiva conferiva alla nuova Autorità governativa per le telecomunicazioni il potere di bloccare un sito in caso di violazione della privacy o per contenuti discriminatori e offensivi senza bisogno di consultare l’autorità giudiziaria,  l’esecutivo ha poi accettato di modificare questa parte, obbligando l’authority a consultare un magistrato entro 48 ore per ottenere la conferma del provvedimento. Un emendamento che non ha però soddisfatti i detrattori della normativa, considerata soltanto un tentativo per frenare la diffusione degli scandali sulla corruzione. Circa 80mila persone, dopo la promulgazione della legge, hanno protestato in modo simbolico contro il presidente turco cancellandosi dall’account twitter di Gul. Per poi tornare per le strade di Instanbul.
 
LEGGI ANCHE: Le vergognose foto della violenza contro i manifestanti turchi – Foto
 
LA LEGGE SUL CONTROLLO DEL WEB E LO SCANDALO CORRUZIONE – Il ministro degli Interni turco ha annunciato ieri la rimozione di un migliaio di ufficiali di polizia,dopo lo scandalo corruzione che aveva travolto i vertici dell’esecutivo. Avviata anche una rimozione di massa di poliziotti e pubblici ministeri, ritenuta però dall’opposizione come un tentativo di allontanare «gli stessi funzionari che stanno combattendo la corruzione». Sempre sabato scorso, intanto, il Parlamento ha iniziato a discutere anche un altro controverso disegno di legge: in caso di entrata in vigore, darebbe ai servizi segreti turchi nuovi poteri, compreso l’accesso illimitato a tutte le informazioni private.
 
RISCHIO CENSURA – Diverse sono state le campagne on line lanciate per informare i cittadini turchi sui rischi dell’entrata in vigore della normativa restrittiva sul web. Il quotidiano Radikal ha cancellato alcuni contenuti dal suo sito ogni quattro ore, per drammatizzare l’impatto potenziale del limite di quattro ore che la nuova legge impone per la rimozione di contenuti considerati impropri da parte della nuova autorità. Altri due portali web, Bianet.org e Sosyalmedya.com, hanno utilizzato dei banner neri come simbolo della censura in atto. Cagil Omerbas, che scrive per Bianet, ha invece pubblicato un manuale  per aggirare sul web le restrizioni, attraverso l’utilizzo di server proxy e reti private virtuali. Come ha spiegato il Nyt, si stima che più di 30mila siti web siano già stati bloccati in Turchia.
 
 
Mercoledì, 26 Febbraio 2014 12:50
Turchia: tangentopoli, manifestazioni per dimissioni Erdogan
 
ANKARA – Nuove manifestazioni di protesta in diverse città della Turchia per chiedere le dimissioni di Recep Tayyip Erdogan dopo la pubblicazione su internet di telefonate compromettenti fra i premier e il figlio Bilal.
 
La polizia è intervenuta per disperdere con la forza i manifestanti. L’opposizione turca ha chiesto le immediate dimissioni di Erdogan dopo l’uscita su Youtube di registrazioni di telefonate nelle quali il premier chiede al figlio di nascondere ingenti quantità di danaro dopo l’esplosione della tangentopoli del Bosforo. Il leader dell’opposizione Kemal Kilicdaroglu ha invitato Erdogan “a dimettersi o lasciare il Paese”. Il premier ha reagito denunciando le registrazioni come “un montaggio” e parlando di un “odioso attacco” contro di lui.
 
La notte scorsa i manifestanti hanno fra l’altro cantato, scrive Cumhuriyet, ‘Tutto è menzogna, la corruzione è ovunque’, e hanno fatto sentire in piazza le registrazioni delle telefonate del premier.
 
 
Turchia: Governo prepara nuova legge tracciabilita’
 
Il Governo turco sta lavorando ad un duplice pacchetto di riforme economiche finalizzate a rafforzare i meccanismi di regolamentazione del mercato ma anche a introdurre nuovi incentivi per gli investimenti privati. La prima parte del pacchetto prevede interventi per tracciare tutti i movimenti di capitale, includendo anche le donazioni ed altre forme di trasferimento, con l’obiettivo di condurre una lotta efficace contro la corruzione ed i crimini finanziari. Verra’ anche costituito un board di magistrati specializzati in questa materia. La seconda parte del pacchetto consisterebbe invece in nuovi incentivi al settore privato diretti ad alleviare la pressione determinata dal recente rialzo dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale.
 
(Il Sole 24 Ore Radiocor)
COLPO DI STATO IN TURCHIA IN STAND BYultima modifica: 2014-02-27T11:00:34+01:00da davi-luciano
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