TERRORISTI E POKEMON: STESSI MANDANTI E STESSI CORIFEI (“IL MANIFESTO” & CO.)

http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2016/07/terroristi-e-pokemon-stessi-mandanti-e.html

MONDOCANE

Virtuali per non morire….liberi.
Le creature virtuali sono perfette, non inciampano, non prendono cantonate, non si distraggono. Quelle in carne e ossa no, toppano, spesso alla grande. Si salvano solo perché c’è un coro assordante che ne copre le manchevolezze. Coloro che mandano la gente a caccia di Pokemon, in parallelo evidente, per quanto inconsapevole, ma certo gratificante, con i cacciatori di teste dell’Isis, maneggiano materia cerebrale già collaudata da anni di ciberpratiche sui cellulari e sui videogiochi. Il rapporto tra l’essere virtuale sullo schermo e l’essere apparentemente ancora reale che manovra l’apparecchio, è disciplinato da regole e meccanismi  che non prevedono sbavature, errori, uscite dallo schemi. Salvo che, come va capitando, il demente incaponito su un Pokemon all’incrocio tra Corso e Via Garibaldi non si faccia radere al suolo dal tram.
 
Non così quando cacciati e cacciatori appartengono tutti ancora alla specie degli uomini. Che a cacciare siano i cosiddetti terroristi jihadisti (e basta il clic di Rita Katz per rivendicare all’esercito del califfo chi ha picchiato la suocera, o incendiato il bosco, in tal modo includendo nelle di luii armate l’universo mondo di matti e delinquenti), o i cacciatori di terroristi cosiddetti jihadisti, il rischio di accidenti, imprevisti, dimenticanze, trascuratezze, è onnipresente e immancabilmente si verifica. Ora, poi, con il lancio dell’euroterrorismo a cadenza quotidiana (in Francia e Germania, notate, i due paesi che mantengono ancora briciole di inizativa autonoma. Da noi  ci pensa la mafia), quel rischio inevitabilmente si moltiplica. Solo che diventa anche più difficile, per coloro che provano a far emergere la testa fuori dal guano delle coperture mediatiche e a guardarsi in giro, stare appresso alle lacerazioni nel tessuto del complotto, individuarle e rivelarle. Come in tanti abbiamo fatto per la fallimentare bufala dell’11 settembre e seguenti (fino a quando non arrivano, nel tripudio dei Bush e dei Cheney, dei Giulietto Chiesa a dirci che, no, ci siamo sbagliati, sono stati davvero i dirottatori sauditi, dopo tutto, a buttar giù le Torri Gemelle).
 
L’epidemia terroristica in corso in Europa ha gli stessi connotati di altre epidemie fobìageniche lanciate dalle medesime centrali – aviaria, mucca pazza, Aids, il pericolo rosso d’antan, i rom rapitori di bambini, lo spread, l’apocalisse di un’Europa senza Ue e senza euro  –  e cioè assenza di rimedi compatibili con le condizioni di vita esistenti, sentirsi totalmente inermi e alla mercè e, quindi, panico, irrazionalità, accettazione di tutto quanto ti viene fatto passare per unica possibilità di salvezza: la tua riduzione in schiavitù. Questo, nel caso specifico dello “scontro di civiltà” con l’ottenebrazione islamica, “per difendere i nostri valori e il nostro stile di vita”.
 
 
 
Nostri valori impersonati da chi ha ridotto nelle condizioni che non vediamo Iraq, Libia, Afghanistan, Siria, Yemen, Somalia. Di chi nel solo Iraq ha sterminato, tra sanzioni e decimazioni, 3 milioni di vite. Stile di vita magnificamente esemplificati dalla banda di malfattori del giglio magico, dalla signora Clinton che sghignazza sul linciaggio di Gheddafi, dal Premio Nobel delle 7 guerre e conseguenti genocidi, dagli Agnelli che si beccano 7 miliardi di euro dallo Stato e se ne vanno a pagare tasse ridicole in Olanda, da Barbara d’Urso e Maria De Filippi, da, appunto, i mentecatti persi al mondo, arrovellati nei megabyte dello smartphone, i prosseneti – genitori e pubblicitari – che corrompono la fragile psiche dei bambini prostituendoli negli spot per prodotti di merda. Valori e stili, signori miei, che qualunque musulmano assennato, come lo è un miliardo e mezzo, tolti quelli che si sono prestati a fornire all’Occidente pretesti per far invadere e distruggere i paesi dei propri correligionari, o per disciplinare i cittadini dello stesso Occidente, trova ripugnanti.
 
Attentati gruviera
Ma ecco le più recenti falle nell’esecuzione e validazione delle operazioni terroristiche, tutte eseguite da personaggi borderline, fuori di testa, malviventi, manco per niente religiosi fino al giorno prima, curriculum criminale, attenzionati (ma mai bloccati) dalla polizia e dai servizi, schedati. E tutti silenziati perché uccisi. Ovviamente manipolati, istigati, istruiti e lasciati fare. Poi succede che a Nizza le telecamere riprendano tutto, l’assenza di polizia, la corsa indisturbata del camion per giorni e chilometri, il demenziale mitragliamento finale. Ma forse anche qualche altra presenza operativa, del resto denunciata da testimoni. E succede che il ministro degli interni disponga la distruzione di tutti i video, cioè di tutto quanto possa servire agli inquirenti, e che la poliziotta nizzarda responsabile rifiuti. Bravissima. Falla imprevista.
 
Analoga procedura in Germania per la strage del matto di cui ci si inventa spudoratamente, senza il minimo addentellato concreto, l’effetto imitativo del folle norvegese che aveva fatto fuori un’ottantina di giovani del partito di sinistra.Tanto per richiamare un altro innesco di panico: il lupo solitario stragista che colpisce chiunque ovunque. Anche qui il ministro impone il sequestro di tutte le registrazioni delle telecamere e il divieto alla circolazione di video. Incomprensibile? Mica tanto. Forse non è per nascondere l’agente del BND (Bundesnachrichtendienst, l’Intelligence tedesca) che da dietro l’angolo grida “Allah-U-Akbar” . Forse è per non suscitare inutili domande su come diavolaccio sia stato possibile che un singolo e disturbato ragazzotto per almeno tre ore, dalle 17.30 alle 22.30 (quando la polizia ne annuncia il ritrovamento), si muovesse indisturbato tra marciapiede davanti al McDonald’s, scantinato e poi tetto del centro commerciale e, infine, dopo aver sparacchiato e ammazzato, si allontanasse tranquillo per un chilometro e poi si suicidasse, visto che nessuno lo arrestava. E che tutto questo succedesse mentre le dirette ci mostravano stormi di poliziotti, di robocop, di militari usciti da Star Trek, al passo, di corsa, di qua, di là, da morir dal ridere, che imperversavano in zona senza concludere una mazza, senza che un drone, un satellite, un aquilone, gli indicassero dove fosse uno che stava sparando alle persone.
 
 
 
Ma il bello, il peggio, è un’altra cosa: Ricordate il video trasmesso in tutto il mondo in cui si vede il camion di Nizza correre a zig zag per la Promenade des Anglais? Colpo di fortuna per chi l’ha ripreso. Si tratta diRichard Gutjahr, israelita legato a Israele tramite consorte Einat Wilf, ex deputata del partito neonazista di Netaniahu, proveniente dall’intelligence militare di Sion, tenente nell’UNIT 8200, già in corsa per la presidenza del Congresso Ebraico Mondiale. Era il 14 luglio. E, toh, guarda il caso, il 22 luglio (fonte Maurizio Blondet) Richard Gutjahr gode di una fortuna doppia, perché, con la sua telecamera, si trova a Monaco, davanti al Centro Commerciale “Olympia”, sul marciapiede di fronte, proprio quando ne esce Ali Sonboly e si mette a sparare sulla gente. Di nuovo sono le sue immagini che fanno il giro del mondo. E’ molto azzardato, troppo complottista, sospettare che Gutjahr fosse lì perché sapeva cosa sarebbe successo? Proprio come queilla mezza dozzina di spie israeliane che filmarono gli attentati dell’11 settembre da un terrazzo di fronte, li festeggiarono, vennero arrestati, trovati in possesso di sofisticare apparecchiature di spionaggio, rimpatriati e in patria, alla tv, ammisero che erano andati per “riprendere l’evento”.
 
Ricordate il falso dell’aeroporto di Bruxelles? Un’immagine del 2011 di un esplosione a Mosca, con tanto di vittime per terra, fatta passare per la ripresa di una telecamera di sorveglianza dell’aeroporto belga? E’ successo di nuovo, a Monaco. La presunta immagine di morti e feriti nel centro commerciale Olympia, fatta circolare nei media, è la foto, trattata, di un’esercitazione svoltasi mesi fa nel Regno Unito. Vedete la foto originale trasmessa da RT e poi quella manipolata, con i volti oscurati, fatta passare per la scena di Monaco.
Nella prima foto, originale,, il tipo ha occhiali e mascherina contro gli effetti dell’esplosione simulata. Nella foto trattata lineamenti, occhiali e maxcherina sono spariti.
   
 
 
Cosa c’entra tutto questo con i Pokemon? Non credo che sia azzardato l’accostamento tra l’ossessione Pokemon, la caccia al mostro virtuale, ora non più collocato in ambienti artificiali, ma nelle nostre piazze, case, musei, parchi, cimiteri, bar, Hiroshima, bagni pubblici, chiese, e l’ossessione della morte, dei mostri-terroristi, del serialkilleraggio passato dal mondo virtuale dei videogiochi a quello reale delle guerre esterne e interne giustificate dall’Isis.Tutto, Pokemon, smartphone, videogiochi, guerre, terrorismo esterno e interno e guerre, esce dallo stesso laboratorio dello scienziato pazzo. Tutto serve ai fini per i quali i committenti lo hanno reclutato e incaricato, lo scienziato pazzo, ma ricco..
 
Pokemon e lobotomia
I Pokemon da inseguire, catturare, potenziare, liquidare, per strada sono la versione apparentemente giocosa e benevola, con mostricciattoli accattivanti, compatibili, dei nemici  orripilanti, ma posti in ambienti di fantasia, che il giocatore di playstation deve affrontare, frantumare, bruciare, sterminare. Sono i consanguinei dei chat, dei giochi, dei selfie immagazzinati, delle musiche negli smartphone, Ipad, Iphone. Sono gli strumenti di genii criminogeni al servizio dei sociocidi che si sono ripromessi il governo totalitario del mondo, la sottomissione del genere umano, l’illimitato sfruttamento della natura, l’arricchimento sensa remore con trasferimento di ogni ricchezza dai suoi titolari ai rapinatori della Cupola. Nella metro, sul treno, in qualsiasi sala d’aspetto, sulle panchine, tra i banchi di scuola, nelle assemblee, nove idioti su 10 perdono la percezione di dove stanno, di cosa e di chi li circonda, dei suoni, colori, degli stimoli esterni al ricordo, alla riflessione, all’emozione, per sprofondare nell’isolamento totale, travestito da comunicazione o gioco. E’ l’atrofizzazione dei sensi, dei processi mentali, dei rapporti con gli altri e con l’ambiente. E’ l’atomizzazionedella comunità, l’isolamento dell’individuo, la frantumazione di ogni coesione sociale. E’ rendere inoffensivo la persona e, quindi, il suo contesto storico e naturale.
 
 
Con i brutti ceffetti di Pokemon, del solito pessimo gusto disneyano nippo-americano che aveva già tolto dignità e autenticità agli animali biecamente antropomorfizzati (per sostituire nei bambini al rapporto con esseri altri ma veri quello con repliche di se stessi, parlanti e abbigliati, hanno fatto un passo avanti. Intanto e ancora non ci si rapporta più con i propri simili e il proprio ambiente naturale o urbano, costruito dalla natura e dalla creatività umana appositamente per noi. E magari, fissati su quell’aborto di fantasia che compare all’incrocio, si andasse a sbattere e ci si svegliasse! Sarebbe un effetto collaterale anche benefico, educativo. Ma si degrada tutto ciò che ci circonda, che vada amato, goduto, incamerato, o criticato, respinto, combattuto o sposato, facendone la quinta casuale e irrilevante di piccoli obbrobri virtuali. Obbrobri a cui i creatori e i politici sponsor hanno assegnato il compito di catturarci. E’ l’hybris per cui ci illudiamo di catturare, prevalere, affermarci, vincere e, invece, siamo catturati, sottomessi, vinti. Senza renderci conto. Come succede in quel grandissimo, profetico, orwelliano, film di John Carpenter “Essi vivono”, nel quale messaggi subliminali di autocastrazione e obbedienza, leggibili solo a chi aveva quell’ultimo paio di occhiali (metafora della capacità critica), venivano assorbiti e metabolizzati da una massa ridotta in schiavitù senza sapere perché e senza rendersene conto.
 
C’è un altro programmato effetto disumanizzante nei redditizissimi, in termini monetari e sociocidi, Pokemon. Nell’immaginario individuale e collettivo vanno a sostituire un mondo di fiabe popolato da personaggi con una storia, un carattere, comportamenti, contraddizioni. Insomma, al posto di un interlocutore impegnativo, con il quale misurarsi e grazie al quale penetrare in altre categorie di comportamento, confrontarsi con altri piani mentali, trovarsi in ragionata contraddizione o armonia, ci sono queste macchiette colorate che appaiono e, al più, si trasformano senza motivazione, senza passato e futuro, senza contesto, senza un mondo parallelo nel quale trovare riflessi o negazioni del proprio. Un vero assassinio di Biancaneve, del Lupo Cattivo, di Pollicino, di Pinocchio e del Gatto e La Volpe. Dunque un socicidio abilmente affiancato al culturicidio. Un’umanità lobotomizzata, è questo il compito assegnato, in cambio di fior di miliardi e nella standing ovation di milioni di lobotomizzati, a Bill Gates, Steve Jobs,  Nintendo e gli altri mercenari del potere assoluto.
 
 
Naturalmente, a parte qualche voce dissidente compressa tra gli osanna idolatri della tecnologia qualunque essa sia (una è quella dell’ottima Daniela Ranieri su Il Fatto Quotidiano), il coro è totalmente sincrono. Sembra che l’umanità abbia compiuto un altro scatto verso l’evoluzione: la realtà virtuale inserita in quella fisica, felice matrimonio che universalizza il ludico in tempi per altri versi cupi e deprimenti. E qui il “manifesto”, con quell’etichetta per i gonzi di “quotidiano comunista”, esprime tutta la sua autentica natura di organo di fiancheggiamento dei processi di decerebrazione e falsificazione mondialisti. Accanto al panegirico dedicato a una serial killer da manicomio criminale come Hillary Clinton (ripetendo, dopo gli scandali della sua corruzione, la sua frantumazione della Libia e di Gheddafi, i suoi servizi da  bella di giorno e di notte nei postriboli Wall Street, Pentagono e Neocon, l’esaltazione del 2008, racchiusa nel termine “Angelo biondo”), accanto all’istantanea esecuzione di ogni desiderio che traspaia dai poteri criminali supremi, che riguardi l’Afghanistan o Assad, Milosevic o Gheddafi, l’operazione Regeni o il salvataggio della democrazia turca grazie a Erdogan, ci sono gli ascari della Kultur.
 
Alias, i paginoni detti culturali, astruserie elitarie da far sentire un allocco non solo il proletario, ma perfino un laureato di cospicui studi. Pagine perciò utili, con l’effetto esclusione e umiliazione, alla lotta di classe dall’alto, che hanno un loro campione in tale Federico Ercole. Quanto più splatter, orrido, corruttore, cultore di violenze efferate, sollecitatore di massacri  e devastazione, è un nuovo videogioco, tanto più orgasmatici sono i peana di Ercole. Il personaggio pare muoversi tra incoscenza e complicità con quanto è alla radice della necrofilia che gli Stati Unii coltivano nel proprio ventre e rovesciano sul resto del mondo. E naturalmente non poteva mancare all’appuntamento con i Pokemon, che la sua tagliente intelligenza ha classificato nell’amabile mondo del ludico. In pagine del giornale che avviluppano questa vera e propria apologia di reato, questo incitamento a spersonalizzarsi, se non a delinquere, si parla anche di altro. Tipo della campagna di killeraggio di afroamericani in corso negli Usa, su cui sono chiamati a sdottoreggiare comparse mediatiche rotte a ogni imbecillità: la diffusione delle armi, il secondo emendamento, il razzismo latente o patente, il disagio sociale, l’esclusione, l’incomunicabilità tra le comunità, bla bla bla.
 
In tanto, qualche pagina più avanti, Federico Ercole inneggia a tutto quello che è stato inventato e viene inventato, esaltato, diffuso, consumato al fine preciso di rendere normale e addirittura affascinante una polizia militarizzata, composta da energumeni in foia di pestaggio e spari in testa, appositamente addestrata perché i neri, e non solo i neri, si rassegnino. E, se non lo fanno, giustifichino l’inaugurazione di quei campi d’internamento, già allestiti dalla FEMA (Protezione Civile) in tutti i 52 Stati, in vista delle sollevazioni che ci saranno quando la gente non ne potrà più. O quando troverà gli occhiali che fanno scoprire i messaggi subliminali.
 
E’ il processo in atto in tutto l’Occidente. Dalle nostre partri la via la indica Erdogan che ha appena chiuso 130 pubblicazioni e incarcerato una cinquantina di giornalisti, oltre a 60mila altri sospetti. Autoattentati e autogolpe a questo servono. E’ confermato dall’11 settembre in poi. Germania e Francia si adeguano di corsa: Guardia Nazionale di nuova istituzione, tipo i pretoriani dell’imperatore, militari in strada, forze speciali, sorveglianza totale. I sospetti? Tutti. E’ il nuovo ordine mondiale, bellezza. Gli attentati servono a questo, non lo vuoi capire?
 
Manifesto e Amnesty: meglio Erdogan che Al Sisi
 
 
C’è Erdogan, al confronto col quale il presidente egiziano Al Sisi, malauguratamente laico e non Nato, è una mammoletta (diffidate dalle nefandezze che gli attribuiscono le vivandiere dell’Impero: è la tecnica Saddam, Milosevic, Gheddafi, Chavez…). Ci sono i capi che dalle capitali occidentali ordinano l’eliminazione dalla faccia della terra di paesi e popoli. Ma chi va a fiaccolar al Pantheon il “manifesto”, e con lui Amnesty Italia, e con loro Arci, triplice sindacale, Acli, i sindacalisti degli embedded Federazione della Stampa  e Usigrai, con la faccia come il culo, Save the Children, (quella del Viagra data da Gheddafi ai suoi soldati perché stuprassero bimbetti) e tutto il cucuzzaro ripugnante dei fiancheggiatori dei creatori di Pokemon e Isis? Ma come non indovinarlo: Giulio Regeni. Sì, proprio quello che a Londra se la faceva, nella simpatica ditta “Oxford Analytica”, con i più fetidi arnesi dello spionaggio atlantico e degli squadroni della morte: McColl, Young e Negroponte. Povero ragazzo che si è fidato di chi lo ha spedito a immolarsi per una bella provocazione a un presidente che si era permesso, con grave scorno del “manifesto”, di liberare gli egiziani dai cari e fidati Fratelli Musulmani.
 
Qualcuno al Pantheon avrebbe potuto scorgere qualche tesserino Cia. Qualcuno a Monaco avrebbe potuto intravvedere battaglioni di reparti speciali zampettare in giro per tre ore lasciando fare a un mattocchio iraniano. Qualcuno a Rouen o a Nizza, a Ansbach o a Wuerzburg, avrebbe potuto fare domande sconvenienti sul perché quelli che oscurano siti eversivi e ne catturano i titolari, non hanno mai beccato quelli dei siti Isis che rivendicano ogni nequizia. Qualcuno a Parigi, Bruxelles e altrove potrebbe aver visto che i terroristi si sarebbero potuti bloccare vivi meglio di un piccione a San Marco, ma che li si ammazzano apposta. Qualcuno avrebbe potuto… se intanto non fosse stato impegnato ad acchiappare quel maledetto Pokemon.
 
Pubblicato da alle ore 20:05
TERRORISTI E POKEMON: STESSI MANDANTI E STESSI CORIFEI (“IL MANIFESTO” & CO.)ultima modifica: 2016-07-31T09:45:39+02:00da davi-luciano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *