Siria, Iraq, Is: il bandolo della matassa è in Turchia

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La carta è tratta da Limes, rivista italiana di geopolitica

La maggior parte delle analisi sull’Is (Stato Islamico o anche Isis) sono concordi nel ritenere che la la principale fonte di reddito per gli islamisti di al-Baghdadi è il greggio ricavato dai pozzi di petrolio nei territori che hanno conquistato. Si tratta di circa tre milioni di dollari al giorno per essere più precisi. Come viene smerciato il petrolio?

Secondo le notizie finora pubblicate il petrolio ricavato dagli undici pozzi conquistati in Siria e Iraq viene venduto al mercato nero per 25-60 dollari al barile contro i circa cento del prezzo ufficiale. E’ facile quindi pensare che siano numerosi i mediatori e i contrabbandieri interessati. Però, a differenza dei diamanti e del coltan nelle guerre africane, non è proprio una merce che si può nascondere facilmente. Parliamo di diverse decine di migliaia di barili al giorno. Per chi non lo sapesse un barile di greggio equivale a circa 160 litri.

Nessuno sa con precisione le strade che prendono i contrabbandieri. Secondo alcuni prenderebbero vie diverse. Faccendieri libanesi e iracheni lo trasporterebbero attraverso il Kurdistan iracheno (e da qui in Turchia e Iran), Turchia, Libano, Giordania e addirittura lo venderebbero allo stesso Assad, l’acerrimo nemico dell’Is.

LIraq Energy Institute è molto attivo a riguardo e mette in evidenza il ruolo della Turchia.Gli Usa ormai sono arrivati quasi sul punto di accusare apertamente gli alleati turchi.

Fin dall’inizio della crisi siriana la Turchia ha giocato un ruolo di primo piano nel sostenere i ribelli contro l’odiato regime di Assad. Per chi non lo ricordasse, anche prima dell’arrivo di Ergogan, sul finire del secolo scorso, la Turchia già minacciò la guerra contro la Siria che ospitava Ocalan, il leader del Pkk curdo (in Turchia) che poi trovò ospitalità in Italia (via Russia) scatenando un caso politico-diplomatico tra i due paesi. L’odio contro Assad è antico e ha trovato nuova linfa nella Turchia di Erdogan.

La questione curda è da sempre delicata per Ankara. E di sicuro non gradisce che i curdi iracheni siano diventati sul terreno della guerra i principali alleati degli americani. Nella carta di Limes è possibile osservare quanto estesa sia l’area curda in Turchia e quanto numerosi siano i problemi della Turchia con i paesi vicini e più in generale in quella grande guerra regionale (o mondiale?) tra l’asse arabo sunnita e iraniano sciita.

Davvero la Turchia ha smesso di sostenere  l’Is una volta diventato una minaccia regionale e globale? Un canale di dialogo è sicuramente aperto visto che nelle ultime settimane almeno due volte sono avvenuti scambi che hanno consentito la liberazione di decine di turchi rapiti dagli islamisti in Siria.

Insomma per risolvere la crisi siro-iraniana non si può prescindere dal ruolo della Turchia e personalmente, fossi nei panni degli americani, oggi come oggi mi fiderei più del “satana” iraniano che dell’alleato turco.

Twitter: @aldesiderio

Siria, Iraq, Is: il bandolo della matassa è in Turchiaultima modifica: 2014-10-11T22:46:42+02:00da davi-luciano
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