Le mani di JP Morgan sul referendum costituzionale

Quel che i media non dicono (se non poche sporadiche fonti “di nicchia”, prevalentemente on line) è che la “controriforma” (anti)costituzionale Boschi-Renzi è stata direttamente insufflata da JP Morgan Chase. C’è il PDF  di 16 pagine, già più volte postato nel corso dei commenti di questo blog. Ma soprattutto ci sono al suo interno delle frasi topiche ed esemplificative che parlano chiaro circa le loro intenzioni. Ma ciò non basta ancora renzijpa renderci conto di che cosa perdiamo se non riusciamo a far prevalere il nostro più che legittimo NO.

 Innanzitutto però un po’ di storia su questo colosso bancario che si è spacchettato in mille rivoli e ha subito numerose fusioni e mutazioni nel corso del tempo. Detta banca americana viene ritenuta responsabile della bolla dei mutui sub-prime che ha scatenato la grave crisi mondiale del 2008.
 L’attuale struttura JP Morgan Chase è nata nel 2000 dalla fusione di due grandi gruppi: JP Morgan e Chase Manhattan. Quasi un migliaio gli antenati (banche di credito ordinario, banche d’affari e holding) confluiti nel corso di oltre due secoli nell’attuale istituto. Nel 1799 Aaron Burr (poi vice presidente americano) fonda la Bank of the Manhattan Company. Nel 1871 il finanziere John Pierpont Morgan e il banchiere di Filadelfia Anthony Drexel fondano la Drexel, Morgan & Co, che poi sarebbe diventata la JP Morgan & Co. Nel 1877 John Thompson (editore e finanziere di Wall Street) fonda la Chase National Bank, che nel 1930 diventa il più grande istituto di credito del mondo. Nel 1930 Chase National Bank si fonde con la Equitable Trust Company, controllata dalla famiglia Rockefeller. Nel 1955 Chase National Bank e Bank of the Manhattan Company si fondono nella Chase Manhattan Bank. Nel 2000 con la fusione tra Chase Manhattan e JP Morgan & Co. Nel 2004 l’azienda acquista la Bank One of Chicago, quinto gruppo bancario Usa. Nel settembre 2013 è stata condannata dalla Securities and Exchange Commission Usa a pagare una multa di 920 milioni di dollari per la mancanza di supervisione e la gestione del rischio carente che avevano permesso ai trader di derivati della sua sede di Londra di creare un buco da 6,2 miliardi di dollari nel 2012.
• La sede del colosso bancario si trova al 270 di Park Avenue, Manhattan, New York. (fonte Corriere).
 JP Morgan dispone anche di filiali in Italia, la cui evoluzione  potrete trovare sul Sole 24 ore (La Storia di JP Morgan in Italia). Raccomando di leggere in particolare i passaggi relativi dagli anni ’90  fino al 2015: ne scoprirete delle belle!
 Ma torno al PDF  (cliccare) del 28 maggio 2013 di 16 pagine dal titolo “Aggiustamenti nell’area euro” (The Euroarea adjustmentabout halfway there” ) nel quale si spiega per filo e per segno come vanno “riformati” i paesi del Sud Europa, tra i quali, ovviamente,  spicca l’Italia. E’ qui che JP Morgan scrive a chiare lettere che la costituzione deve essere cambiata.
«Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea».
E ancora:
«I problemi economici dell’Europa sono dovuti al fatto che i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo”
Pertanto: «I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».
I numerosi indizi che testimoniano un rapporto  reale, ancorché non istituzionalmente documentato tra Renzi e JPMorgan, complice anche l’ex primo ministro inglese Tony Blair,  hanno spinto l’ Adusbef (l’associazione in difesa dei consumatori e utenti bancari, finanziari e assicurativi), a denunciare il premier italiano alla Procura di Roma per alto tradimento.Secondo l’associazione, infatti, l’intera riforma costituzionale messa alla prova al referendum del 4 dicembre sarebbe frutto di accordi privati e di comodo tra Renzi e l’istituto finanziario americano.
Come appena detto, il primo filo conduttore è Tony Blair, ex primo ministro del Regno Unito e consulente pluriennale per l’americana JPMorgan.
Dell’incontro a cena  tra Renzi e Blair (foto sopra) ho già dato conto nel post del 30 settembre scorso .
Renzi, Blair e il numero uno di JPMorgan, Jamie Dimon, si sono incontrati più volte in occasioni non istituzionali. A partire dalla  fatidica cena a Palazzo Corsini a Firenze, alla quale Jamie Dimon invitò l’allora sindaco fiorentino Matteo Renzi e Blair. Poi ancora nel 2014, con un Renzi in veste assai diversa: divenne primo ministro italiano.
Riepilogando, ecco almeno sette importanti indizi  inseriti in sequenza cronologica dal sito Forex :
  • 1 giugno 2012 – Renzi è invitato alla cena presso palazzo Corsini organizzata dal grande istituto finanziario a Firenze, nella veste di sindaco della città. A mandare l’invito è Jamie Dimon, CEO di JPMorgan. Presente anche Tony Bair, allora già non più primo ministro inglese, ma lobbista per conto della banca. Nessun report, nessuna notizia sui contenuti dell’incontro.28 maggio 2013 – JPMorgan divulga il tanto discusso report dal titolo “Aggiustamenti nell’area euro” già ampiamente discusso  e di cui ho fornito degli estratti in corsivo.1 Aprile 2014 – Renzi visita l’ambasciata italiana a Londra a poco meno di due mesi dalla nomina a presidente del Consiglio, ospite di Pasquale Terracciano. Presente anche Tony Blair, con il quale Renzi discute in in privato. Due giorni dopo Blair definirà Renzi «mio erede» in un’intervista a “La Repubblica”.6 luglio 2016 – Questione MPS: ad inizio  dell’anno Renzi invita ad investire su MPS, “ormai risanata, su cui investire è un affare”. In estate Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, convince Renzi a lasciargli campo libero su MPS, con la conseguente rimozione di Viola dal ruolo di ad.8 settembre 2016 – Fabrizio Viola si dimette da ad di Monte Paschi. «Alla luce delle perplessità espresse da alcuni investitori in vista del prossimo aumento di capitale e d’accordo con la Presidenza del Consiglio, riteniamo opportuno che lei si faccia da parte», racconterà Viola circa la chiamata ricevuta da Padoan, ministro dell’economia.13 ottobre 2016 – Al via al terrorismo dell’agenzia di rating Moody’s, per cui «con il no al referendum rischi per l’aumento di capitale di Mps».25 ottobre 2016 – Il futuro di MPS viene ancorato alla vittoria del SI al referendum costituzionale da tutte le grandi banche internazionali. Alla guida di MPS, da un mese, Marco Morelli – ex di JPMorgan. (altra coincidenza!)
Come si può  vedere, alla fine tutto torna al pezzo: gli indizi e i sospetti di trame torbide si sprecano e le ragioni per assestare un grande e grosso NO il 4 dicembre prossimo, si moltiplicano ogni giorno che passa.
Fermiamo i traditori del nostro Paese!
Le mani di JP Morgan sul referendum costituzionaleultima modifica: 2016-12-04T23:15:20+01:00da davi-luciano
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22 pensieri su “Le mani di JP Morgan sul referendum costituzionale

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