CSM: è finita l’indipendenza della magistratura. Ecco l’SMS che lo prova

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2014/07/csm-e-finita-lindipendenza-della-magistratura-ecco-lsms-che-lo-prova.html

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Scritto da M5S Camera News pubblicato il 06.07.14 12:42

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Si è spenta ieri alle 11.38 l’indipendenza della magistratura. La morte è ascrivibile ad un sms inviato dal sottosegretario alla Giustizia (sic!) Cosimo Ferri a decine di magistrati per influire sull’esito delle elezioni per il CSM che si stanno tenendo in questi giorni. Ecco il testo del ferale messaggio: “Per le prossime elezioni CSM mi permetto di chiederti di valutare gli amici Lorenzo Pontecorvo (giudice) e Luca Forteleoni (pm) ti ringrazio per la squisita attenzione Cosimo Ferri”.

Che il CSM sia diventato – definizione di Aldo Giannuli – un “carrierificio per meriti di corrente, dove non hanno alcun peso i reali meriti professionali dei magistrati ma conta solo il rientrare nella spartizione fra partiti e correnti della magistratura”, è cosa nota. Ma è il colmo che un rappresentate di governo [vedi qui la biografia di Ferri] faccia campagna elettorale per alcuni magistrati in quello che dovrebbe essere l’organo di autogoverno della magistratura. E’ questa la riforma della giustizia che tanto affatica il governo? Piazzare i magistrati graditi, affidabili, al posto giusto? Non sarebbe meglio invece che affidarsi agli sms che il governo presentasse un suo listino?

Il telefono non porta bene al sottosegretario che in un recente passato fu intercettato nell’inchiesta su Calciopoli che rivelavano particolari non proprio limpidi per un magistrato.

Nonostante tutto Ferri finì proprio al CSM: “Ho fatto la mia campagna elettorale a testa alta”, disse appena eletto. Nel 2013 il balzo al governo, quello di Letta, e poi la conferma in quello attuale. Una carriera fulminante. Per lui e per l’autonomia della magistratura. Che infatti è morta.

Arrestato per corruzione Brienza, ex presidente Autorità Vigilanza

Ai domiciliari

L’inchiesta riguarda le false attestazioni rilasciate alle imprese per poter partecipare alle gare di appalto. Indagato Giampaoolino, ex presidente dell’Authority e presidente della Corte dei Conti in pensione


Giuseppe Brienza

04 luglio 2014È stato arrestato, su ordine della Procura di Roma, Giuseppe Brienza, l’ex presidente dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (Avcp).
L’uomo si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulle false attestazioni rilasciate alle imprese per poter partecipare a gare pubbliche di
appalto.
Le indagini si sono concentrate sulle Società organismo di attestazioni (Soa), strutture che verificano la validità delle imprese che partecipano agli appalti pubblici.

Risulterebbe indagato, invece, per abuso d’ufficio Luigi Giampaolino, già presidente dell’Autority e presidente della Corte dei Conti in pensione; indagati anche il direttore generale della Vigilanza Lavori Maurizio Ivagnes, il funzionario dell’Ufficio Qualificazione Maria Grassini,  Mario Calcagni, amministratore della Axsoa spa e Alfredo Gherardi, amministratore della Soanc spa e della Psq s

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Livorno, Nogarin taglia stipendi a manager: “Risparmio 300mila euro annui”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/04/livorno-nogarin-taglia-gli-stipendi-dei-manager-risparmio-da-300mila-euro-allanno/1050381/

Il Fatto Quotidiano

Primo provvedimento della “mini-giunta” del sindaco M5s: sforbiciate del 20% ai compensi dei dirigenti delle partecipate. L’obiettivo: destinare parte della cifra in favore dei dipendenti delle aziende

Livorno, Nogarin taglia stipendi a manager: “Risparmio 300mila euro annui”
Sforbiciate ai compensi dei manager delle società partecipate per un risparmio da 300mila euro all’anno. E’ il primo provvedimento della giunta Cinque Stelle di Livorno, anche se al momento quella guidata da Filippo Nogarin è piuttosto una “mini-giunta” (ha nominato solo la vicesindaco e l’assessore all’urbanistica). E l’altra notizia è che presidenti e dirigenti al momento sembrano tutti d’accordo: “E’ un segnale importante per i cittadini” dicono. “Grazie a questa misura riusciremo a risparmiare circa 300mila euro ogni anno” sottolinea Nogarin. Ciò significa oltre 1 milione e mezzo di risparmi nell’arco della legislatura: “E’ un passo molto importante per l’intera collettività. Stiamo applicando fino in fondo i principi della spending review”. L’intenzione di Nogarin sarebbe infatti quella di destinare parte dei risparmi ottenuti in favore dei dipendenti delle varie aziende: “Questo sarebbe un provvedimento dal valore altamente democratico”.

Ma dove andranno a colpire le cesoie pentastellate? La delibera di giunta redatta ufficializza un taglio del 20% alle retribuzioni degli amministratori delle società controllate che gestiscono la raccolta rifiuti (Aamps), la gestione delle reti di acqua e gas (Liri), le case popolari (Casalp), progetti di industrializzazione (Spil), ma anche collegate (come quella che gestisce il servizio idrico, l’Asa). Potrebbero finire nel mirino anche i compensi dei direttori generali: con un atto d’indirizzo il primo cittadino ha infatti dato mandato agli uffici comunali di verificare la possibilità di ridurre le loro retribuzioni “ai minimi consentiti dai contratti collettivi nazionali di riferimento”. Un passo comunque che sarà compiuto – precisano dal Comune – una volta consultata l’avvocatura civica e i sindacati. La nuova amministrazione vorrà inoltre verificare “se è possibile erogare la parte variabile dei compensi dei direttori generali solo nel caso in cui l’azienda sia in attivo”. I provvedimenti riguardanti gli amministratori e i direttori generali – stima Nogarin – potrebbero consentire un risparmio annuo pari a 210mila euro. Anche i membri dei collegi sindacali saranno chiamati a fare dei sacrifici: la loro retribuzione sarà infatti calcolata non più in base alle tariffe bensì in modo forfettario. “Grazie a quest’ulteriore misura – precisa ancora il sindaco – il risparmio annuo per le casse dell’amministrazione comunale arriverà a quota 300mila euro”.

Che ne pensano i manager che saranno colpiti dai tagli? “Sono comunque d’accordo, ci mancherebbe – dice Stefano Taddia, amministratore unico di Casalp – qualsiasi decisione che miri a far risparmiare le casse pubbliche è giusta e apprezzabile”. Preferisce invece non rilasciare dichiarazioni il direttore generale di Aamps Lorenzo Fommei che, secondo quanto si apprende, sarebbe comunque ben disposto a accettare il taglio alla retribuzione. A breve sarà inoltre nominato il nuovo amministratore unico di Aamps: la “sforbiciata” di Nogarin andrà perciò a colpire una retribuzione annua fissa pari a 40mila euro. Fabio Del Nista è invece presidente del consiglio di gestione di Asa, una società collegata (36% Comune di Livorno, 40% Aga) che gestisce acquedotto e fognature. e percepisce oltre 62mila euro di compenso annuo. Anche lui non sembra affatto contrario alla mossa di Nogarin: “Nessun problema, è un segnale importante nei confronti dei cittadini. E’ comunque importante che non ci si soffermi soltanto sul capitolo retribuzioni: vorrei che ci fosse un collegamento più stretto tra azienda e Comune per quanto riguarda gli indirizzi fondamentali: vorrei insomma che il Comune fosse un’azionista e non solo un percettore di canone”.

Riccardo Vitti percepisce annualmente circa 65mila euro come presidente di Spil (la “mission” dell’azienda è la progettazione e l’attuazione di iniziative per il rilancio dell’economia livornese): “Va benissimo tagliare i nostri compensi per far risparmiare l’amministrazione pubblica. Il mio mandato è comunque nelle mani del sindaco: spetterà a lui decidere sul mio futuro”Tra una delibera e una riunione proseguono intanto i colloqui di Nogarin per completare la nuova giunta. Il primo cittadino non vuole commettere altri “scivoloni”. Nell’arco delle prossime 48 ore sono previste altre nomine? “Non credo proprio – risponde al volo Nogarin – mi prenderò tutto il tempo necessario per arrivare alla migliore scelta possibile”

SAP: Tour della Legalità a Chiomonte

TG Valle Susa

di Leonardo Capella

Il SAP (Sindacato Autonomo di Polizia) ha dato avvio da Torino, questo 3 luglio, al proprio “Tour della Legalità” che ha come tema il contenuto dell’articolo 17 della Costituzione italiana. Motto del Tour, composto da una decina di camper, è proprio parte dell’articolo 17 che riferendosi alla libera manifestazione dei cittadini indica “pacificamente e senz’armi”. Lo spunto di questo tour è l’illustrare la proposta del sindacato in relazione all’Ordine Pubblico. Con questo intento nella mattinata di oggi 5 luglio, la carovana è approdata al cantiere TAV di Chiomonte per illustrare agli operatori presenti la proposta sindacale e verificare le condizioni operative, indicate in comunicati sindacali del mese scorso come molto critiche.

All’uscita dal cantiere abbiamo raggiunto il Segretario Generale Gianni Tonelli e il Portavoce Nazionale Massimo Montabove ai quali abbiamo, in modo molto colloquiale abbiamo posto alcune domande in relazione all’iniziativa.

La prima domanda è relativa al motivo della loro presenza al cantiere di Chiomonte. Tonelli nella risposta vuole subito sgombrare il campo: “non si deve vedere in questa nostra presenza nessun tipo di provocazione” e continua “vogliamo solo far comprendere quanto la nostra proposta tuteli gli operatori di Polizia e nel contempo tuteli chi manifesta pacificamente”. “Abbiamo per prima cosa messo in discussione noi stessi” continua Tonelli “la richiesta di avere in piazza un Magistrato va proprio in questa direzione.

Il colloquio prosegue chiedendo a Tonelli che posizione assume il SAP in merito all’identificativo sulla divisa. La risposta articolata si riassume in una bocciatura dell’identificativo alfanumerico in quanto superato dalla moderna tecnologia e atto a prestarsi facilmente a errori e abusi, “una lettura frettolosa o incompleta porterebbe all’apertura di numerosi fascicoli infruttuosi” poi continua “la tecnologia ci viene in aiuto con le microcamere – oggi in sperimentazione in poche unità – che, assegnate al singolo operatore al pari dell’arma, documenterebbero i fatti avvenuti fungendo sia da deterrente degli eccessi sia come documento probatorio”. In quest’ottica quindi va vista la campagna provocatoria intrapresa dal SAP di distribuzione agli operatori di una spay pen, spiega Tonelli. Dunque secondo il SAP sarebbe un elemento super partes di valutazione di un evento, elemento non eludibile e probatorio.

Affrontando il punto della proposta relativo ai Protocolli Operativi, Tonelli chiarisce che si tratta di avere regole certe e misurabili che diano certezze sia agli operatori sia a chi manifesta.

L’ultima domanda riguarda l’accoglimento della proposta SAP da parte delle forze politiche. Risponde Tonelli, “Abbiamo riscontrato un forte interesse bipartisan alla nostra proposta. Contiamo di aggiungere allo schieramento che oggi va da Forza Italia al Partito Democratico anche il Movimento 5 Stelle con i quali abbiamo già cominciato ad avere contatti”, e continua “siamo un sindacato autonomo e vogliamo confrontarci con tutti gli attori di questa difficile e ostica materia”.

(L.C.05/07/2014)

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IL VERO FALLOUT DI CHERNOBYL IN ITALIA: 300.000 VITTIME ECCO LE VERITÁ NON DETTE

http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=2225.0

Premessa
Continuare a parlare di Chernobyl non è provocazione né un mero esercizio accademico. Il vociare di professoroni e scienziati orientati a tranquillizzare,  al passaggio della nube radioattiva in Italia, la gente o assecondare l’AIEA (Agenzia Internazionale Energia Atomica) ha smarrito il primo compito, cioè quello di dire la verità. Da anni, con le nostre poche forze ma con l’ostinazione della consapevolezza della pericolosità del nucleare, maggiormente subdola perché non percepita concretamente, continuiamo il nostro lavoro di controinformazione, anche a rischio di essere insultati o tacciati di creare allarmismo. Ma così non è! La minimizzazione messa in atto dall’AIEA, nel tentativo di rincuorare l’ignaro cittadino, ha causato un numero maggiore di vittime rispetto a quelle che avrebbero potuto essere salvate con una seria e responsabile prevenzione.

L’AIEA è stata, ed è, la responsabile di un vera e propria strage che poteva, e può, essere evitata:  una strage che (assieme agli altri fallout) rappresenta una grande parte di quell’ “epidemia di cancri” che da anni sta coinvolgendo l’intera umanità e che potrebbe, addirittura, essere dimostrata.  Ma ciò rappresenterebbe la morte del nucleare, della sua  industria: la lobby del nucleare, l’industria delle armi, l’AIEA non se lo possono permettere. E non se lo può permettere l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) che dovrebbe spiegare come, a fianco dei programmi di vaccinazione per i bambini e a quelli per la salvaguardia della salute di tutto gli esseri viventi, ha sottoscritto un accordo con l’AIEA (legge WHA 12-40 del 28/05/1959), ancora in vigore, per cui tutte le conseguenze sanitarie di incidenti nucleari devono sottostare alla censura dell’AIEA e non possono essere divulgate senza il suo beneplacito. Un’omertà di cui l’OMS si è resa complice (come già avvenuto durante la conferenza di Ginevra del novembre 1995, preparatoria al decennale di Chernobyl)   e di cui si sta rendendo complice con Fukushima,  contravvenendo al proprio mandato di “fornire tutte le informazioni, dare tutti i consigli necessari e tutta l’assistenza nel settore della sanità pubblica; aiutare a formare, tra i popoli, un’ opinione pubblica che disponga di tutte le informazioni necessarie per quanto riguarda i provvedimenti da adottare in materia di salute pubblica”.

Da anni stiamo proponendo a diversi enti e università un progetto concreto per indagare su questa epidemia di cancri: il progetto denominato “Un laboratorio per Yuri”, nonostante i pareri all’apparenza entusiasti di alcuni ricercatori e all’interessamento di facciata di altri scienziati, non ha mai preso avvio. Potenza della lobby nucleare!

Profetiche le parole del premio Nobel per la genetica H.J. Muller nel 1956 e quelle del fisico Bella Belbéoch, il primo maggio 1986, cinque giorni dopo l’esplosione del reattore N° 4 di Chernobyl.
H.J. Muller: “Il patrimonio genetico è il bene più prezioso dell’ essere umano. Esso determina la vita dei nostri discendenti, lo sviluppo sano ed armonioso delle generazioni future. In qualità di esperti, noi affermiamo che la salute delle future generazioni è minacciata dallo sviluppo crescente dell’ industria nucleare e dalle fonti di irraggiamento nucleari…Stimiamo ugualmente che le nuove mutazioni che si manifestano negli esseri umani avranno un effetto nefasto su di loro e sulla loro discendenza”.
Bella Belbéoch: “Bisogna aspettarsi nei giorni che verranno un complotto internazionale di esperti ufficiali per minimizzare la valutazione delle vittime che causerà questa catastrofe. Il perseguimento dei programmi civili e militari impone all’Assemblea degli Stati una tacita complicità che va oltre i conflitti ideologici o economici”.

Il fallout in Nord Italia: i dati omessi
Il nostro lavoro di controinformazione ha la fortuna di potersi avvalere delle analisi dell’AIPRI (Associazione Internazionale Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti), presieduta dal prof. Paolo Scampa che è anche socio e membro del comitato scientifico/umanistico di Mondo in cammino. L’AIPRI fu fondata nel 1993 dal francese Jean Pignero e dal belga Maurice Eugène ANDRÉ. Soprattutto quest’ultimo (di cui Scampa é discepolo) è stato uno dei maggiori esperti nucleari “militari” al mondo, istruttore contro i rischi NBCR (Nucleare, Batteriologico, Chimico e Radiogeno). È lui che ha redatto la “CARTA UNIVERSALE DI SORVEGLIANZA”, vera e propria dottrina e pietra miliare della bibliografia “nucleare”, consultata da tutti gli specialisti ed esperti del settore (pur di opposta tendenza).

Da  Maurice Eugène André, l’AIPRI ha ereditato la passione, la capacità, la pazienza e l’ostinazione di cimentarsi in operazioni all’apparenza complesse e scoraggianti, di rapportare cifre, pesi atomici, formule e di intuire le verità sottese all’ufficialità dei numeri compiacenti. L’AIPRI ha per scopo la divulgazione scientifica nell’ambito della fisica nucleare e dei danni radiologici della contaminazione interna. I suoi membri affermano che la radioprotezione non è una mercanzia e che il sapere non ha proprietà intellettuale.

Ed è con questa consapevolezza che l’AIPRI ha sviluppato nel tempo formule, algoritmi e tabelle per analizzare, valutare e scomporre i vari fallout radioattivi.

Ogni intuizione scientifica è frutto di un lavoro metodico e caparbio: l’ultima riguarda il passaggio della nube di Chernobyl sul nord Italia.

I dati resi pubblici durante il passaggio della nube in Italia, nei primi giorni di maggio 1986, hanno colpevolmente e scientemente omesso l’intera gamma di elementi che la componevano, privilegiando e analizzando solamente due radioisotopi: lo Iodio131 o il Cesio137 per attività al metro cubo d’aria.

In sintesi, essendo nota la composizione degli elementi della nube sviluppatasi dal reattore n° 4 il 26 aprile 1986, è possibile calcolare il rateo (ovvero il rapporto) degli elementi presenti attraverso un solo elemento di cui è nota l’attività.

Le informazioni note,  o portatrici di intuizioni, da cui è partita la puntuale analisi dell’AIPRI sono state:

1. Il reattore n°4 di Chernobyl conteneva 192,2 tonnellate di UOX (combustibile nella forma di ossido di uranio) arricchito di U235 al 1,80% e irradiato al tasso a 11,3 GwD/t (≈ 11,89 kg fissionati per tonnellata per un totale di 2,29 tonnellate fissionate e 5,53 kg/t attivati per un totale di 1,86 tonnellate attivate). Il combustibile rappresentava, quindi,  « a t0 » un’attività radiologica dell’ordine di 16,92 miliardi di Curie, ossia di 6,262E20 Becquerel (6,26E5 PBq). In altri termini il 73,41% dell’ attività era dovuta agli elementi di periodo inferiore ad un giorno, il 26,14% agli elementi del periodo compreso tra 1 giorno e 365 giorni, lo 0,45% ai radioelementi di periodo superiore all’ anno.

2. Tenendo conto dei soli elementi di emivita superiori ad un giorno (come si evince nella tabella riportata dal sito dell’AIPRI), la radioattività fuoriuscita dalla centrale non è da riferirsi ai soli 1,76E18 Bq dichiarati,  ma si attesta, invece, ad almeno 1,2E19 Bq, ossia quasi 7 volte di più. Ne consegue che, tenendo come punto di riferimento il solo Cesio137 “ufficiale”   fuoriuscito, l’attività complessiva rilasciata fu di almeno 150 volte superiore. Vuole dire che l’aria in Europa era ben più radioattiva di quanto rivelato (per di più la fuoriuscita radioattiva dal reattore n° 4 di Chernobyl non si può attribuire ai soli 10 elementi tradizionalmente presi in considerazione, ma deve valutare anche gli isotopi derivati da questi elementi ed il loro tasso di escursione).

3. Il primo maggio 1986 nel suo passaggio in Italia (soprattutto Nord Italia), la nube ha trasportato picchi elevati di Cs137come riportano diverse fonti fra cui gli archivi di Radioprotezione della Cambridge University Press. È chiaro che lo scenario di pubblico dominio della contaminazione rappresenta solo la media generale della contaminazione aerea osservata alle nostre latitudini;  i dati “ufficiali”, infatti, non hanno mai tenuto in debita considerazione che sacche dense di contaminazione non si sono “diluite” nel caos della turbolenza atmosferica ed hanno potuto solcare i  nostri cieli nonostante il lungo percorso dall’Ucraina. Questa precisazione é importante perché rivela che nelle medie che, per natura, tendono a fagocitare i minimi e i massimi, non c’è traccia di questi picchi elevati (fra l’altro riportati anche in alcuni simulazioni dall’IRSNInstitut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire): di fatto viene ignorata la gravità delle inalazioni subite in certi momenti e in certe zone del Nord Italia durante il passaggio della nube.  Per questo  non si può assolutamente escludere, anzi si può sostenere con una presunzione di alta probabilità, l’evenienza che dosi superiori al limite “ufficiale” dichiarato siano state inalate in pochissimo tempo (anche in meno di 3 ore) da un gran numero di persone in Italia, soprattutto il primo maggio 1986 giorno di manifestazioni e di piazze piene.

4. Maurice Eugène André, nei giorni successivi al primo maggio 1986 e, quindi, dopo il transito in Italia della nube, aveva rilevato in Belgio un’abbondanteattività alfa (plutonio), in particolare nelle marmitte catalitiche dei veicoli. É da annotare che, subito dopo Chernobyl, la  Germania si era adoperata improvvisamente al ritiro delle marmitte catalitiche.

5. Il Cs137 fu solo uno  dei 70 elementi radioattivi presenti nella nube di Chernobyl durante il suo passaggio sul Nord Italia; inoltre, assieme ad altri 17 elementi di questi 70,  rappresenta quelli che avrebbero    dovuto essere imperativamente indagati, soprattutto nel primo mese del viaggio della nube. Questi 18 elementi sono, infatti, quelli che – dopo cinque giorni di decadimento e secondo i fattori di dose ufficiale per inalazione adottati dalla ICRP (International Commission on Radiological Protection) – hanno formato il 98% dell’impatto  radiotossico interno dei residui vaganti di Chernobyl.  Secondo i calcoli dell’AIPRI, questi elementi non potevano non essere presenti nei trasporti aerei post Chernobyl. Per dovere di cronaca li riportiamo in ordine decrescente con la percentuale di presenza nella nube di Chernobyl:  Iodio131 (35,27%), Cerio144 (28,85%), Tellurio132 (4,88%), Plutonio240 (3,78%), Plutonio241 (3,73%), Americio241 (3,64%), Plutonio239 (2,50%), Cerio141 (2,29%), Zirconio95 (2,08%), Xenon133 (1,73%), Cesio137 (1,69%), Plutonio238 (1,68%), Rutenio106 (1,31%), Cesio134 (1,23%), Stronzio90 (1,07), Bario140 (0,95%), Tellurio129M (0,75%), Stronzio89 (0,73%). Una buona parte di questi elementi – come il Cerio141 e 144, lo Xenon133, lo Stronzio89, il Plutonio238,  239240,  241, l’ Americio241 – non compaiono mai nelle stime di dose post Chernobyl. Sostiene l’AIPRI che “troncare la realtà fisica per truccare le dosi è un gioco tanto facile quanto suicida”.

6. A confermare ancor più la tesi dell’AIPRI sule stime al ribasso del valore radiotossico della nube di Chernobyl,  è sufficiente verificare nelle pubblicazioni italiane, ma anche francesi, i valori dello Iodio131. I dati che venivano riportati all’inizio della fase post Chernobyl si riferivano – senza farlo presente – alla sola forma solida, ma non a quella gassosa. Inizialmente, infatti, non venivano utilizzati i filtri a carbone necessari per catturare i gas, ma solo quelli di carta, utili unicamente per il particolato. E la forma gassosa ha rappresentato solo il 15% dello Iodio131 presente nella nube di Chernobyl. Se i dati, per esempio, riportavano 100 Bq/m3, la lettura corretta andava riportata a 666  Bq/m3. Dunque: le valutazioni della nube di Chernobyl rappresentavano calcoli scientifici e attendibili o fors’anche – volutamente o meno – criminali?

7. I dati dell’ISPRA, riportati nel Rapporto EUR 11226 IT della Commissione delle Comunità Europee (“Incidente nucleare di Chernobyl Aprile 1986 – Ripercussioni sulla catena alimentare e sull’uomo” di Cazzaniga R., Dominici G., Malvicini A., Sangalli E. ) e riferiti ai cinque giorni dal passaggio della nube di Chernobyl, parlano di rilevamento nell’atmosfera di 90 Bq/m3 di Cesio137. Ma quale era effettivamente il livello di radioattività aerea, se il Cesio137 rappresentava solamente uno dei 70 elementi radioattivi della giovane nube di Chernobyl? Risposta: ben 83,20 volte superiore. Infatti,  considerando la copresenza – a tassi noti – di tutti gli elementi contenuti dalla nube, si ottiene un ambiente radioattivo effettivo  di 7488 Bq/m3 (ovvero 38 nCi). Questa attività, maggiore complessivamente di 83,20 volte, corrisponde nel dettaglio ad un incremento maggiore di 59,14 per la radiotossicità per inalazione e di 33,9 maggiore per la radiotossicità per ingestione. L’ attività globale degli elementi radioattivi presenti nella nube post Chernobyl ha, pertanto, indotto nell’ adulto, e ancora di più nel bambino, un impegno di dose corrispondente a 25,55 microSievert per inalazione  con un tasso respiratorio medio di 0,925 m3/h: sufficiente, secondo i coefficienti ufficiali di dose della ICRP, a raggiungere il limite di dose di 1 milliSievert nello spazio di soli 1,8 giorni.

Questa analisi seppur teorica, ma scientificamente inconfutabile, rivela – per il solo periodo che va dal 29 aprile al primo maggio 1986 – che la dose interna ufficiale per inalazione (senza prendere in considerazione il contributo immancabile dell’ ingestione di cibi e bevande contaminate dalle ricadute al suolo), vada moltiplicata mediamente per 40.

L’analisi, inoltre, secondo l’AIPRI, “mette a nudo le spaventose bugie e le criminali minimizzazioni sul livello di radioattività dell’aria durante il passaggio della nube di Chernobyl sull’Europa… i dati dei primi giorni pervenuti ai cittadini hanno in effetti meticolosamente omesso di prendere in conto l’intera gamma dei radioelementi dispersi e hanno al meglio segnalato soltanto l’attività al metro cubo d’aria o dello Iodio131 o del Cesio137, le due punte dell’ icebergIn questo modo la radioattività è comparsa fino a 100 volte minore di quanto non fosse veramenteIn questo modo centinaia di milioni di persone fiduciose negli istituti di radioprotezione che indicavano loro la strada per le docce invece di stare al riparo nelle abitazioni si sono inutilmente contaminate respirando a sazietà i miasmi radioattivi inodori: molte di queste persone sono già morte e molte altre ancora morirannoIn questo modo le dosi assorbite dalle popolazioni sono state colpevolmente sottostimate e continuano ad esserlo nelle attuali pubblicazioni”.

I dati che maggiormente fanno riflettere e fanno tremare le vene sono quelli riguardanti il rapporto  fra l’attività attribuita al solo Cesio137 e quella complessiva  che tiene conto, invece, di tutti gli elementi radioattivi presenti nella nube, ovvero di quelli che erano “inevitabilmente” presenti e con un tasso di attività deducibile e attribuibile derivandolo da un valore di un solo elemento noto (il Cesio137, appunto).

Ad un giorno dal suo rilascio (27 maggio 1986), la nube era 170,3 volte più radioattiva del solo Cs137 reso pubblico e, pertanto, 82,31 volte più radiotossica per inalazione e 53,54 volte per ingestione; a due giorni 128,9 volte più radioattiva ovvero 71,95 volte più per inalazione e 45,82 volte per ingestione; a tre giorni 108,3 volte più radioattiva ovvero 66,25 volte più per inalazione e 40,74 volte per ingestione; a quattro giorni 94,2 volte più radioattiva ovvero 62,4 volte più per inalazione e 39,6 volte per ingestione; a cinque giorni 83,2 volte più radioattiva ovvero 59,14 volte più per inalazione e 33,9 volte per ingestione (sono i giorni a cui si riferiscono i dati dell’ISPRA pubblicati nel Rapporto EUR); a sei giorni 74,2 volte più radioattiva ovvero 56,16 volte più per inalazione e 31,34 volte per ingestione; a quindici giorni 33,1 volte più radioattiva ovvero 41,88 volte più per inalazione e 17,72 volte per ingestione; a trenta giorni 15,8 volte più radioattiva ovvero 33,49 volte più per inalazione e 9,83 volte per ingestione.

Riportare queste proiezioni dell’AIPRI a 28 anni dall’incidente di Chernobyl può sembrare anacronistico o puro sensazionalismo. Il recente riscontro dei cinghiali radioattivi ci dice però che non è così, come – allo stesso modo – ce lo potrebbe confermare una seria indagine epidemiologica.

La ricerca dell’AIPRI copre il vuoto di una  ricerca che all’inizio era onesta e indipendente e che, però, si é arrestata dopo i primi 10 anni: i dati  di molti ricercatori scrupolosi, infatti, stavano dimostrando – a livello scientifico e con dati inoppugnabili – la gravità delle conseguenze del fallout generatosi a partire dal 26 aprile 1986.

Per esempio, nella stessa Italia, nel 1996, uno studio dell’ Istituto Superiore di Sanità e presentata dal fisico Eugenio Tabet, dirigente di ricerca presso lo stesso Istituto, nel corso di un convegno dall’ ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell’ Ambiente) aveva dimostrato che nelle regioni settentrionali la radioattività era stata doppia rispetto al resto del Paese e che le conseguenze della nube di Chernobyl sulla salute degli italiani non sarebbero state “irrilevanti“, come fu detto e ripetuto all’ indomani della catastrofe da tecnici e ricercatori preoccupati di tutelare l’ immagine dell’ industria elettronucleare nel nostro Paese. Il numero dei morti per i cancri indotti dalla contaminazione radioattiva non è stato, e non sarà , di “appena qualche decina“, come fu calcolato sulla base delle prime rilevazioni.

Sosteneva Tabet 18 anni fa, partendo dall’analisi del solo Iodio e del solo Cesio che “tradotta in dose collettiva assorbita dall’ intera popolazione italiana l’ eredità di Chernobyl vale circa 60.000 Sievert persona. Applicando a questa cifra la formula per l’ incremento di rischio, assunta dall’ ICRP, si ricavano circa3.000 casi di tumori letali”. Questa cifra, unita a quelle delle conseguenze nei vari paesi colpiti dal fallout di Chernobyl, rappresentava – già solo 10 anni dopo l’incidente – un’enormità che non poteva essere avallata dall’AIEA e che doveva essere necessariamente minimizzata e silenziata per evitare possibili cause di risarcimento e class action.

Partendo dai dati pubblici della ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità derivati da quelli allora “ufficiali” del fallout del Cesio137 e dello Iodio131, il lavoro minuzioso dell’AIPRI pone scientificamente l’asticella di previsione dei casi si tumori letali al numero impressionante – ed approssimato per difetto – di  300.000.

Inoltre, già a volerla interpretare con coerenza uscendo da una posizione di comodo o acriticamente “asettica” , la lettura dei dati riguardanti le patologie tiroidee e diffuse il 25 maggio 2013 nel corso della giornata mondiale della tiroide, spaventa: sei milioni di italiani sofferenti di una malattia della tiroide; un aumento del 200% dei casi di tumore negli ultimi 20 anni; triplicate le malattie autoimmuni (come la tiroidite di Hashimoto); presenza di noduli tiroidei nel 30-50% delle persone sottoposte a screening ecografico.

Inevitabile quindi, per l’AIEA, fare in modo che le statistiche mantengano il basso profilo della “neutralità” senza correlazione con Chernobyl o con altri fallout; ma, soprattutto, che cifre e  dati comprovanti la gravità del fallout di Chernobyl (non solo in Italia, ma in tutto il mondo) e denuncianti la scandalosa minimizzazione volutamente perseguita – come quelli resi pubblici dall’AIPRI – siano ignorati o che per bocca dei propri  scienziati prezzolati siano tacciati di enormità se non di faziosità.

Ma solo tenendo conto di questi dati, per quanto sconvolgenti siano, si può fare vera prevenzione.

Come diceva 18 anni fa Tabet,  esistono ormai chiare indicazioni che ogni incremento della dose, per quanto piccolo, provoca un aumento dei tumori. Considerando il fallout di Chernobyl e tutti quelli derivati da altri incidenti e dagli esperimenti nucleari, si può facilmente capire come si possa innestare un meccanismo per cui le dosi del fondo naturale di radiazione, altrimenti innocue, possano – per effetto cumulativo – dare luogo a un’azione cancerogena o teratogena significativa nel corpo umano. Se poi si considera che queste piccole dosi vengono distribuite agli individui di una numerosa popolazione, ecco che il numero dei cancri letali attesi può diventare estremamente importante.

In definitiva, la vera prevenzione nasce dalla conoscenza della verità.

E la verità ci porta, con scienza e coscienza, ad affermare che l’eredità nucleare è ormai infinita, anche se non si costruisse più nessuna centrale e si chiudessero tutte quelle esistenti; in più ci esorta a comprendere che non c’è possibilità di uscirne se non facendo prevenzione.

E i numeri dell’AIPRI sollecitano ad intervenire e ammoniscono che non è mai troppo tardi.

Esistono modalità e strade per fare prevenzione e i cittadini devono sapere  che più che farsi spaventare dai numeri, devono maggiormente preoccuparsi del fatto che esse non siano perseguite. Così come i danni del nucleare esistono già e sono ineliminabili, allo stesso modo esiste una grande possibilità di contenerli e prevenirli e con essa la fiducia e l’ottimismo per un futuro migliore di quello che invece ci lascerebbe l’eredità nucleare qualora continuasse ad essere ignorata o sottovalutata.

Noi abbiamo individuato alcune modalità:

– aprire gli archivi dell’OMS e dell’AIEA;
– potenziare, a livello nazionale, un piano operativo in caso di emergenza nucleare, con un’ adeguata rete nazionale di monitoraggio che trasmetta i dati, in tempo reale, ad organismi competenti;
– rivedere, partendo dalla legislazione europea, i limiti di contaminazione radioattiva degli alimenti, inserendo il concetto di cumulo e abolendo il concetto di “norma” (il caso della marmellata radioattiva della ditta Rigoni di Asiago, dell’ottobre scorso, ha rilevato la potenzialità e la facilità dei contaminanti radioattivi di essere presenti sulle nostre mense e consumati a nostra insaputa, complice per di più  – in questo caso – la finta etica della ditta in questione, verificata dopo contatti diretti);
– compiere, soprattutto nell’arco alpino, un controllo sistematico dei luoghi più frequentati dal pubblico (aree di picnic, campeggi, ecc.) adottando la metodologia della “contaminazione uniformemente ripartita” di André Paris,  cioè suoli appositamente selezionati in grado do garantire contemporaneamente una buona conservazione del Cesio (terreni boschivi e prati naturali ad esclusione dei pascoli e dei terreni coltivati) e l’assenza di fenomeni di accumulo (come ai piedi dei faggi, il fondo delle doline, la via preferenziale della acque  di scioglimento della neve in montagna);
– desecretare i dati sui fallout censurati (Rovello Porro, per esempio) unitamente al potenziamento delle risorse umane e materiali per il perseguimento e il controllo sullo smaltimento illegale delle scorie radioattive (vedi, per tutti, Terra dei fuochi e discarica ex Piccinelli);
– bloccare i viaggi pericolosi delle scorie radioattive e la circolazione di manufatti contaminati (il ferro radioattivo, proveniente per lo più dall’Est europeo continua a viaggiare, senza controlli adeguati, per le strade d’Europa. Vedi il caso di San Stino di Livenza);
– determinare, nei controlli radioattivi, i vari ratei, soprattutto, quelli riguardanti il Cs137 e il Cs134;
– avviare a livello scolastico corsi con raccomandazioni alimentari riferite soprattutto a quegli alimenti in grado di accumulare maggiormente i radionuclidi (come si sa, la catena alimentare – nel caso di fallout come quelli di Chernobyl, Fukushima, Rovello Porro – è il veicolo per la contaminazione interna umana). Parallelamente insegnare alla giovani generazioni le modalità e l’uso di strumenti di verifica della contaminazione (contatori geiger, per esempio) allo scopo di fare nascere e incrementare una “cultura sulla radioattività”, indispensabile per affrontare il futuro ed essere adulti e, se del caso, genitori consapevoli;
– dare avvio e implemento a workshop con esperti del settore, quali il prof. Yuri Bandazhevsky e il prof. Paolo Scampa
– dare impulso a tecnologie di decontaminazione naturali o a bassissimo impatto come quelle che usano microorganismi
– rendere effettivo il progetto “Un laboratorio per Yuri

Ma non basta!

Bisogna anche potenziare la cultura della pace e della nonviolenza perché la lobby nucleare specula e investe sul rapporto fra industria civile e industria militare; la seconda, infatti,  riceve dalla prima quanto serve (plutonio, uranio impoverito e così via) per la gestione, la conservazione o l’incremento di vecchi o nuovi conflitti a seconda dei calcoli geopolitici o geostrategici o geoenergetici in causa.

Ed infine, quello che possiamo fare noi – assieme all’aiuto di associazioni e istituti come l’AIPRI, la CRIIRAD (Commission de Recherche et d’Information Indépendantes sur la Radioactivité) o a personaggi come il prof. BANDAZHEVSKY o a tutti quelli che, come lui, fanno parte del nostro comitato scientifico/umanistico – è non smettere di fare informazione/controinformazione.

Con buona pace dei nostri detrattori.

Massimo Bonfatti
Presidente di Mondo in cammino
www.mondoincammino.org
www.progettohumus.it
www.progettokavkas.it

« Ultima modifica: 01 Lug 14, 14:20:16 da Administrator »

Coincidenze

Paolo Franceschetti
15 ore fa
Sono di ritorno da uno dei convegni più inutili (per me) a cui abbia partecipato, in cui dopo 8 minuti il moderatore – evidentemente infastidito da ciò che dicevo e forse sollecitato da altri che si guardavano e dicevano “questo è matto” – mi invitava a essere più conciso, li dove altri avevano parlato anche oltre mezz’ora.

Una notizia di non poco conto però l’ho ottenuta. Vengo a sapere che il padre di Meredith non solo lavora per BBC, ma è collegato ai servizi segreti inglesi.
Toh.
Un piccolo particolare che i giornalisti hanno omesso e che gli investigatori non hanno preso minimamente in considerazione.
Come il piccolo particolare che Stefano Lorenzi – il padre di Sanuele a Cogne – era uno dei Killer della Uno bianca e faceva parte della gladio militare.
Come il piccolo particolare che Chiara Poggi, a Garlasco, lavorava per una ditta dei servizi segreti, la computer sharing.
Come il piccolo particolare che Simonetta Cesaroni – delitto di via Poma – lavorava per i servizi segreti e fu uccisa in un appartamento di proprietà dei servizi.
Quanti particolari sfuggono ai giornali…
Inezie.
https://www.facebook.com/paolo.franceschetti.1?fref=ts

L’élite globale sta spingendo verso una società senza contanti, per aumentare il controllo sociale

Di Alex Newman

L’élite globale sta propagandando sempre di più il concetto di ciò che si chiama una “società senza contanti” – un mondo in cui tutti i pagamenti e le transazioni sarebbero effettuati per via elettronica, permettendo ai governi di ispezionare e monitorare a volontà. Molti governi dell’Africa e dell’Asia, dell’Europa e delle Americhe stanno esplicitamente lavorando per questo obiettivo, e negli ultimi mesi, anche altri più si sono uniti allo sforzo. Anche le potenti forze globaliste e organizzazioni tra cui le Nazioni Unite stanno sostenendo ciò.Tuttavia, gli analisti avvertono che le implicazioni di un tale cambiamento sarebbero un’incubo per la libertà e la privacy.
I sostenitori della proposta citano una vasta gamma di potenziali benefici reali e immaginari. Tra questi: possibili riduzioni di rapina a mano armata, dell’evasione fiscale, del commercio del mercato nero, il costo di stampa, e altro ancora. I critici, però, mettono in guardia dalle situazioni pericolose e orwelliane che potrebbero nascere in un mondo in cui i governi possono monitorare letteralmente ogni acquisto, transazione e attività economica. Alla luce di quanto lo scandalo dello spionaggio NSA ha recentemente esposto , le possibilità di abuso e di sorveglianza totale sono più che ipotetiche, ovviamente.
Mentre il “dibattito” si concentra sui presunti benefici della proposta, più di un paio di governi e banche centrali stanno già lavorando duramente con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dal denaro tra i cittadini e le imprese, che come ammettono apertamente, è un passo per il fine ultimo di eliminare tutte le transazioni in contanti, presumibilmente inaugurando un meraviglioso mondo della “sicurezza” del fiorente commercio digitale. Il lato oscuro è raramente discusso, ma come il passaggio verso una “società senza contanti” accelera, i critici suonano sempre l’allarme.
Naturalmente, i sostenitori dell’abolizione del contante hanno cercato di ritrarre la situazione come un fenomeno naturale ed organico  – una sorta di “evoluzione” nella società umana, forse. In una vignetta proposta il 2 luglio dalla CNN, la “notizia” ha  anche incluso un grafico che pretende di mostrare “L’evoluzione di una società senza contanti”, sottolineando che ogni paese è sulla strada per abolire interamente i contanti. A quanto pare gli Stati Uniti è a un punto critico, mentre il Canada, il Belgio, la Francia, la Svezia, e altri sono “quasi cashless.” Altri paesi sono o presso sono in “transizione”.
In realtà, però, le “tendenze” difficilmente nascono spontanee. Il big Business ha svolto un ruolo importante. I governi, nel frattempo, stanno in gran parte guidando il progetto con i finanziamenti pubblici.Potenti e controverse organizzazioni stanno aiutando a foraggiare il tutto e costruire una parvenza di sostegno pubblico. Nel settembre del 2012, per esempio, la Fondazione Ford, che finanzia tutto, dalla “giustizia riproduttiva” allo  “sviluppo sostenibile” , ha presentato quella che ha definito la sua “Better Than Cash Alliance.”
Sul suo sito web, è descritto così: “. I partner Better Than Cash dell’Alleanza con i governi, la comunità di sviluppo e il settore privato per emancipare le persone passando dai contanti ai pagamenti elettronici” Tra le organizzazioni coinvolte nel partenariato radicale ci sono la CIA -la Fondazione Ford, l’USAID, la Fondazione Bill and Melinda Gates , importanti banche, la Visa, e altro ancora.
Anche l’ONU è al centro della progetto, con il Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite che funge da capitale del segretariato dell’alleanza . Altre ambiti dell’ONU coinvolti sono il Programma alimentare mondiale e il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).Diversi governi e  agenzie ufficiali sono elencati sul sito dell’alleanza, comprese le autorità del Malawi, Colombia, Kenya, Afghanistan, Perù e Filippine. Alcune agenzie umanitarie nominalmente private sono coinvolte.
Traduzione di Salvatore Santoru
Fonte:http://www.lewrockwell.com/2014/07/alex-newman/the-power-elite-drive-for-a-cashless-society/
Articolo completo: http://www.thenewamerican.com/tech/item/18619-establishment-pushing-cashless-society-to-control-humanity
http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/07/lelite-globale-sta-spingendo-verso-una.html?utm_medium=referral&utm_source=pulsenews

La spia arrestata in Germania

È sospettata di avere fatto il doppio gioco con gli Stati Uniti, fornendo informazioni riservate sulla commissione tedesca che si sta occupando del caso NSA
 
4 luglio 2014
Aggiornamento 5 luglio – La Germania ha convocato l’ambasciatore statunitense a Berlino un giorno dopo l’arresto di un dipendente della Bundesnachrichtendienst (BND) – l’agenzia di intelligence che fa direttamente riferimento al governo tedesco – sospettato di avere dato informazioni riservate agli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri tedesco ha parlato di un colloquio informativo. Per ora il governo tedesco non ha diffuso altri dettagli sulla vicenda.
 
***
 
La polizia tedesca ha arrestato un dipendente della Bundesnachrichtendienst (BND) – l’agenzia di intelligence che fa direttamente riferimento al governo – sospettato di avere dato informazioni riservate agli Stati Uniti. La notizia è stata raccolta dal Süddeutsche Zeitung, uno dei più importanti quotidiani della Germania, ed è stata confermata all’agenzia di stampa Reuters da “due politici informati sui fatti”. La procura generale della Germania ha annunciato l’arresto di un uomo tedesco di 31 anni sospettato di essere una spia per conto di un altro paese, ma non ha dato ulteriori dettagli sull’operazione.
 
Stando alle informazioni raccolte da Reuters, l’uomo avrebbe ammesso di avere passato alcune informazioni a un suo contatto statunitense. Non è ancora del tutto chiaro che tipo di notizie siano state diffuse, ma sembra che siano legate alle attività di una commissione parlamentare speciale, organizzata per indagare sulle rivelazioni circa le attività di spionaggio su grande scala all’estero da parte della National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti, emerse grazie ai documenti forniti dall’ex collaboratore della CIA Edward Snowden. Grazie alla pubblicazione dei documenti riservati si era scoperto che la NSA aveva tenuto sotto controllo le comunicazioni di diversi capi di stato, compreso il telefono cellulare del cancelliere tedesco Angela Merkel.
 
La spia sospetta non era comunque “una persona con contatto diretto con la commissione di indagine, e non era nemmeno un agente segreto di alto rango” ha spiegato una delle fonti consultate da Reuters. Avrebbe offerto volontariamente la propria collaborazione ai servizi segreti degli Stati Uniti. L’ambasciata statunitense a Berlino non ha commentato la notizia dell’arresto.
 
Il giornale tedesco Bild pubblicherà sabato 5 luglio un articolo sulla vicenda, in cui si dice che la persona sospettata di essere una spia avrebbe fatto il doppio gioco per almeno un paio di anni. Sarebbe entrata in possesso di almeno 218 documenti riservati, che avrebbe poi passato all’intelligence statunitense. Secondo il giornale, avrebbe passato la documentazione in cambio di denaro per un totale di circa 25mila euro.

La protesta (censurata) di un imprenditore, da quasi 2 mesi su una gru!

Pontone_Ursus_Trieste
Una Gru Ursus – Foto da Wikipedia
Oggi Domenica 6 Luglio sono esattamente 46 giorni che un piccolo imprenditore porta avanti una singolare protesta, a bordo di una “gru ursus”, a 75 metri di altezza.
Ovviamente i mass media non parlano di questa iniziativa di protesta, così come non hanno mai dato voce ai fratelli Biviano, che pochi giorni fa hanno “festeggiato un anno di presidio in Piazza Montecitorio per rivendicare il diritto a curarsi con le staminali.
Da quando ha iniziato la singolare protesta, l’imprenditore ha iniziato a redigere un “diario”, al quale consegna emozioni, risentimenti, appelli rivolti alle istituzioni. Potete leggere le “notequi.
Staff nocensura.com