Tute blu, in Lombardia altri 5mila licenziamenti

che importa, se hanno un mutuo o un affitto da pagare, ci pensa lo stato ad accoglierli e tutelarli vero?!?!?!?!?
 
Quasi 5mila licenziamenti, 4.743 per l’esattezza nei primi undici mesi del 2015. Sono le cifre, ancora un volta fortemente negative, fatte registrare dal settore metalmeccanico in Lombardia. Cifre comunque in calo rispetto al 2014, quando di questi tempi i licenziati erano 6.498. Si tratta, è bene specificare, di lavoratori licenziati collettivamente da imprese che hanno attivato la procedura di mobilità.
“Con ogni probabilità, a fine il 2015, verrà sfondato il tetto dei 5mila esuberi – commenta in una nota la Fiom Cgil regionale – significa che la crisi continua a mietere disoccupazione, utilizzo e abuso di ammortizzatori sociali tra gli operai e gli impiegati del settore metallurgico. Come già ravvisato nelle rilevazioni analitiche precedenti, è da sottolineare come ci sia un calo tra i dipendenti messi in mobilità, sia su base mensile che nel trend annuale. Un discorso analogo si può fare per quanto riguarda i dati dei cassintegrati, in diminuzione oramai da mesi”.
Per quanto riguarda l’ultimo mese censito, novembre, per i licenziamenti fa la parte del leone la provincia di Lecco (118 lavoratori), segue Milano con 87 esuberi (un anno fa furono il triplo, 276), ma spiccano anche il distretto di Monza-Brianza (79), e in aumento risultano anche Pavia (33) e Como (22), mentre calano, nel raffronto annuale, il bergamasco (64), il bresciano (57) e il varesotto (17, contro i 70 del 2014).
“Questi cinquemila licenziamenti avvengono nonostante ci sia la consapevolezza del Governo di questa situazione. Nonostante la gravità dell’allarme socioeconomico non si prende atto di questo stato di cose – sottolinea Mirco Rota, segretario generale della Fiom lombarda – A tal punto che si è in presenza di un’ulteriore riduzione degli ammortizzatori sociali da parte del Governo, che complica ulteriormente la gestione delle crisi e riduce la tutela dei lavoratori e, in questo caso, toglie un’importante fetta di salario ai lavoratori nel bel mezzo della crisi. A questo punto, è ancora più necessario e urgente che la Regione rifinanzi una copertura della legge a sostegno dei contratti di solidarietà, favorendo la riduzione dell’orario di lavoro e un’alternativa seria ai licenziamenti”.
 

ancora due suicidi, ssh censura

Renzi suicidi
Lunedì il funerale di Patrizia Chiocca, conosciuta nel Biellese e nel Vercellese per la Rammendatura di Masserano. Sabato scorso s’è tolta la vita, sparandosi
S. GIACOMO VERCELLESE – Si svolgeranno lunedì i funerali di Patrizia Chiocca, l’imprenditrice che sabato scorso s’è tolta la vita. Una notizia che ha sconvolto familiari e l’intera comunità. La donna aveva 58 anni e aveva fondato la Rammendatura di Masserano, che oggi ha conta una dozzina di dipendenti ed è portata avanti dai figli. La scorsa settimana è stata trovata senza vita nella sua casa. La donna si è uccisa sparandosi con una pistola, come aveva fatto cinque anni fa il proprio compagno. Una coincidenza che ha aggiunto dolore alla tragedia. L’imprenditrice era conosciuta e stimata sia nel Vercellese sia sia nel Biellese, per le sue qualità umane oltre che professionali. Lunedì a frazione Flecchia di Pray, alle ore 15, l’ultimo saluto.
 
 
Venezia: Imprenditore del ferro si suicida impiccandosi al terrazzo di casa
Si è impiccato al terrazzo di casa e ha aspettato che la morte sopraggiungesse in completa solitudine, quando nessun altro si trovava nell’immobile. A perdere così la vita è stato il neo 77enne imprenditore Diego Buttignol, molto conosciuto per l’omonima azienda ferriera con sedi a Concordia Sagittaria (VE) e Quinto. L’uomo residente a Portogruaro (VE) in viale Venezia, ha deciso di compiere l’ultimo doloroso gesto nel weekend, al culmine probabilmente di una crisi depressiva da cui non riusciva ad uscire per alcuni problemi familiari ed imprenditoriali. Secondo quanto riportato però dai quotidiani locali, nessun biglietto per spiegare le motivazioni del suicidio sarebbe stato ritrovato dagli inquirenti, tanto che la disperazione degli amici, della moglie e dei figli è ancora maggiore, soprattutto per non aver forse capito fino a che punto Diego Buttignol soffrisse. A scoprire il corpo esanime sono comunque stati alcuni vicini preoccupati per aver sentito un forte tonfo nell’abitazione dell’uomo, ma purtroppo all’arrivo del Suem 118 non c’era più nulla da fare. Ora si attende solo il nulla osta per procedere alle esequie.
 

SISTEMA FINANZIARIO e POTERE

banche o governo
Molte persone credono che le banche siano istituzioni che investono i risparmi dei clienti per produrre profitti. Non immaginano neppure lontanamente la vera natura dell’istituzione bancaria. Non associano affatto le crisi economiche, la disoccupazione o le guerre, al sistema finanziario, e quindi non comprendono la vera natura del potere che oggi vessa il mondo intero.
Per giungere alla verità basterebbe sapere che il denaro prestato dalle banche non esiste, è “moneta virtuale”, che pur non esistendo viene caricata di interessi. La banca crea denaro semplicemente scrivendo la cifra sullo schermo del computer, ma i pagamenti del debito devono essere puntuali, altrimenti si impadronisce dell’automobile o della casa, che sono beni reali.
 
Le banche hanno il potere di stampare denaro. Tale potere viene esercitato in segretezza. I mass media utilizzano parole e concetti per nascondere tale realtà. Ad esempio, parlano della Banca Europea come fosse legata all’Europa, e non dicono che essa è un’istituzione controllata da pochi privati. Lo stesso avviene per la Federal Reserve , il cui presidente viene nominato dal presidente americano, per dare ad intendere che si tratta di un’istituzione governativa. E invece essa è nelle mani di un gruppo di banchieri privati.
Oggi le banche hanno lo scopo principale di saccheggiare i paesi, fornendo banconote con su scritto “Pagabile a vista al portatore”, che in realtà non hanno alcun valore, ma producono debito.
 
Le banche indebitano gli Stati senza dare nulla se non pezzi di carta stampati. E i popoli si impoveriscono per pagare il debito pubblico che in realtà è una truffa. Ciò significa che noi paghiamo oltre l’1% del nostro Pil annuo ad un gruppo di persone che agiscono e dominano con metodi mafiosi.
Le leggi che regolano il sistema bancario occidentale sono irrazionali e disumane. Si persegue un profitto illimitato, a danno degli esseri umani.
L’élite finanziaria ha acquisito questo enorme potere attraverso i secoli, utilizzando tutti i mezzi possibili, compresi la guerra, lo sterminio e la criminalità. Con le guerre, le banche acquisiscono ulteriore potere, perché possono concedere prestiti ai paesi in guerra, e dopo la guerra finanzieranno la ricostruzione, ricavando altri profitti.
 
Il potere finanziario è stato sempre un potere imperiale, che mira ad assoggettare i popoli e ad accrescere il proprio dominio nel mondo.
Nel Settecento il potere finanziario era nelle mani dell’Olanda, che lo rafforzava con metodi violenti e predatori: commerciava schiavi e attuava altri commerci (zucchero, spezie ecc.) che fiorivano grazie alla manodopera schiavile. In seguito alle guerre napoleoniche, l’Inghilterra iniziò a rafforzarsi e a sottrarre all’Olanda il monopolio del commercio degli schiavi. I banchieri inglesi puntarono alla rivoluzione industriale. L’industria avrebbe accresciuto notevolmente i loro profitti, e li avrebbe trasformati in creditori, persino verso gli Stati Uniti. Questi ultimi utilizzeranno le due guerre mondiali per indebolire l’Europa e piegarla alle loro regole finanziarie. Lo sfruttamento dell’Africa, dell’Asia e del Sud America aveva permesso ai paesi europei e agli Stati Uniti di sviluppare la propria economia. Come spiega Maurizio Zenezini:
 
E’ sostanzialmente durante il secolo inglese che nasce il “terzo mondo”. Sono soprattutto i paesi asiatici e africani che perdono terreno rispetto all’Europa. E’ difficile negare che la crescita economica dei paesi occidentali a partire dal secolo diciannovesimo abbia contribuito in maniera netta a rallentare la crescita industriale dei paesi del Terzo Mondo…. L’esperienza coloniale ha effettivamente rappresentato un potente fattore di blocco dello sviluppo dei paesi in ritardo economico… un paese industriale come l’India fu trasformato nel XIX secolo nella “fattoria della Gran Bretagna”. I paesi europei e gli Stati Uniti, pur aprendosi ai commerci internazionali nel corso del XIX secolo, poterono evitare il declino economico anche grazie a politiche protezionistiche e di difesa delle industrie nazionali… Stati Uniti, Regno Unito e Germania sono i protagonisti della storia economica del periodo che va dal 1870 alla prima guerra mondiale…. La Gran Bretagna , com’è noto, manteneva persistenti avanzi commerciali verso l’India, che dopo il 1870 divenne il primo mercato per le esportazioni industriali inglesi – le quali non trovavano sbocchi nei paesi europei e negli Stati Uniti, che adottarono politiche protezionistiche fino ai primi anni del XX secolo. Agli avanzi commerciali inglesi corrispondevano afflussi di capitali che la Gran Bretagna investiva con elevati rendimenti soprattutto negli Stati Uniti e impiegava per finanziare le importazioni dagli Stati Uniti e dalla Germania che stavano sviluppando industrie competitive al riparo delle tariffe protezionistiche in settori importanti come la chimica, la siderurgia e la meccanica… l’India poté diventare esportatrice di oppio verso la Cina e di materie prime verso la Gran Bretagna smantellando l’industria artigianale locale. Nello stesso momento in cui queste triangolazioni commerciali e finanziarie distruggevano le basi industriali dei paesi asiatici l’incorporamento dei piccoli contadini nei circuiti internazionali finanziari e delle materie prime e l’estensione della superficie destinata a produrre merci cash crops per l’esportazione a spese dell’agricoltura di sussistenza avviarono cicli di carestie e generarono situazioni di indigenza endemica.
L’economia reale si basa sulla quantità di denaro in circolazione. Se c’è poco denaro la gente deve ridurre la spesa, le industrie riducono la produzione e licenziano, e questo riduce ancora di più il denaro da spendere. In questo modo si apre una crisi.
I grandi banchieri decidono se creare una crisi oppure no. Nel 1929, fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L’aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l’interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero più potuto pagare i debiti.
 
L’aumento o il ribasso azionario sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa.
Nell’ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi. Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune di esse si suicidarono.
 
La truffa del crollo del 1929 era stata compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l’8 febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: “Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione”.I banchieri avevano agito in modo da bloccare l’economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929.
La quantità di denaro da mettere in circolazione viene decisa dalle banche. Le banche possono alzare o abbassare il tasso di sconto, e così favorire o impedire i prestiti. I banchieri sono guidati da logiche di potere e di profitto. Il crollo di Wall Street doveva servire anche a mettere in crisi alcuni paesi europei, come la Germania , in modo tale da portare la popolazione alla disperazione, e aumentare le probabilità di un governo dittatoriale.
 
Lo scorso 27 febbraio, il crollo della borsa di Shanghai, che ha fatto perdere al mercato cinese 107 miliardi di dollari, e ha causato in Europa la perdita di 270 miliardi e di 210 miliardi alla Borsa statunitense, è stato prodotto da informazioni e da speculazioni. Alan Greespan aveva parlato di una grave e imminente recessione negli Usa, e questo non poteva non produrre reazioni. I grandi banchieri manovrano le informazioni finanziarie e possono orientarle come vogliono, favorendo alcuni mercati e distruggendone altri.
L’élite finanziaria statunitense si è imposta attraverso le due guerre mondiali. Nel 1944, le autorità statunitensi organizzarono la conferenza finanziaria internazionale di Bretton Woods (New Hampshire, Usa), per imporre al mondo il sistema valutario a loro favorevole. Il dollaro venne posto al centro del sistema finanziario, e poteva essere convertito in oro. Il prezzo del dollaro, fissato nel 1934, era di 35 dollari l’oncia (circa 1,1 $ al grammo), e rimase invariato fino al 1971.
 
Porre il dollaro al centro del sistema finanziario voleva dire poter condizionare e controllare l’economia di tutti i paesi del mondo. Molti di essi, alla fine della guerra, non avevano dollari nelle casse, e dovettero vendere parte del proprio oro al Tesoro americano, per avere i dollari per comprare generi alimentari, materie prime o macchine industriali. Nel 1948, la Francia negoziò la convertibilità della propria valuta in oro, e nel giro di alcuni anni anche gli altri paesi europei e il Giappone fecero altrettanto. Tutti i paesi furono costretti a versare al Fmi 1/4 della quota di partecipazione in oro, o il 10% delle proprie riserve d’oro in dollari. Il Fmi si appropriò in breve tempo di una quantità enorme di oro. Le autorità americane riuscirono ad impadronirsi del 70% di tutte le riserve mondiali di oro. Ma con lo sviluppo economico del Giappone e dell’Europa, le riserve diminuirono. Nel 1960 erano scese al 44% e nel 1971 si erano ridotte al 21%. Per questo motivo, le banche americane decisero di sganciare il dollaro dall’oro. Nell’agosto del 1971, l ‘amministrazione Nixon, unilateralmente, decise di abolire la convertibilità del dollaro in oro. Il prezzo del petrolio salì. Ciò provocò una crisi del sistema monetario internazionale e l’inflazione colpì soprattutto i paesi più poveri.
 
Nel 1979, nacque il sistema monetario europeo, che imponeva ai paesi membri di versare il 20% delle riserve in oro e il 20% delle riserve in dollari in cambio di Ecu, che poi diventeranno Euro. Di tutto questo beneficiava un sistema finanziario centrale, che era gestito da privati.
Firmando il trattato di Maastricht., anche l’Italia si è sottomessa a questo sistema, che oggi costa gran parte del nostro Pil, e impedisce al nostro paese un reale progresso economico.
Nel 1992, il governo Amato, per privatizzare la Banca d’Italia si rivolse alle tre grandi banche americane: la Merril Lynch , la Goldman Sachs e la Salomon Brothers. Il nostro paese venne messo nelle mani dei centri del potere finanziario, con tutto quello che ne sarebbe derivato.
 
Il nuovo sistema finanziario americano rendeva difficile per i paesi il controllo dei cambi, che diventarono fluttuanti e rendevano possibili speculazioni di ogni genere.
I banchieri americani avrebbero acquisito un potere mai avuto prima, producendo a volontà banconote senza alcun valore, che nel circuito finanziario avrebbero conservato il valore avuto in precedenza. Ciò ha creato una finanza selvaggia, sganciata da qualsiasi parametro reale, all’interno della quale tutto poteva diventare possibile e lecito.
La Federal Reserve non notifica più l’ammontare delle banconote stampate e messe in circolazione. Le famiglie americane si sono indebitate sempre di più, anche a causa della diminuzione dei salari, e molte di esse rischiano di non riuscire a pagare e di perdere casa e automobile, che saranno rilevate dalle banche.
I banchieri americani sono disposti a fare nuove guerre per impedire il crollo definitivo di un’economia basata sul debito. Essi hanno trasformato l’economia in un sistema assurdo e irreale, in cui le speculazioni permettono l’accumulazione di denaro, che non corrisponde a nessuna ricchezza reale e non è stato prodotto dal lavoro.
L’élite dominante ha cancellato il valore del lavoro e ha distrutto ogni riferimento economico e finanziario reale, per poter esercitare senza limiti un potere basato sull’arbitrio e sul crimine. Il sistema finanziario oggi ha accentrato il potere come mai prima, distruggendo il potere dei governi nazionali, e acquisendo potenzialità distruttive enormi.
 
Le banche hanno interesse a indebitare gli Stati e i singoli cittadini, per poter incassare il guadagno sul denaro prestato, e per avere il potere di condizionare le scelte politiche ed economiche. Per realizzare questi obiettivi, l’élite finanziaria ha messo in pratica una serie di strategie per indurre a privatizzare i beni pubblici. Ad esempio, utilizza le Borse per attuare speculazioni attraverso le quali controllare le aziende pubbliche, per farle crollare e rilevarle. La logica è sempre la stessa: prima indebolisci, rendi una società assai mal ridotta, fai in modo da indebitarla, infine la rilevi, e nel giro di alcuni anni puoi trarre profitti. E se i profitti non dovessero arrivare, puoi sempre chiedere denaro pubblico.
 
Le grandi banche hanno nelle loro mai il potere speculativo della Borsa. Il sistema borsistico è irrazionale e senza regole certe. La prevedibilità di questo sistema è nelle mani di chi lo controlla dall’alto, cioè dei grandi istituti bancari. Il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. Queste banche si valgono di conoscenze di natura sociologica e psicologica per condizionare i mercati e controllare l’economia. Il loro obiettivo principale è quello di accrescere ancora di più i loro capitali, spogliando i cittadini e le istituzioni. Come osserva l’Economist, i banchieri hanno sempre più ragioni per far si che il potere “torni nell’ombra”.
Le esigenze di accrescimento del capitale si accaniscono contro i salari, contro lo Stato Sociale e contro gli stessi risparmiatori.
 
Le guerre nel Terzo Mondo hanno avuto (e hanno) la funzione di seminare disperazione e miseria, per fare in modo che le corporation si appropriassero delle materie prime e della manodopera a basso costo. Il settore finanziario non deve essere separato da quello produttivo, perché in realtà si tratta delle stesse persone, che posseggono denaro per investire nell’industria, o produrre beni e servizi. La globalizzazione neoliberista era il progetto delle banche di accentrare nelle loro mani la ricchezza del mondo.
Negli ultimi secoli, le regole su cui l’intera economia si è basata sono state stabilite dai grandi banchieri. Ad esempio, nei primi decenni dell’Ottocento, i governi inglesi approvarono una serie di leggi che permettevano di espropriare i contadini per favorire lo sviluppo industriale, come avevano richiesto i banchieri e la Corona. Migliaia di contadini finirono in miseria o nelle galere, istituite appositamente per rinchiudere coloro che si sarebbero impoveriti e che costituivano manodopera in eccesso. Nel 1914, il ministro inglese Edward Grey disse ai Comuni: “E’ nostro dovere sostenere, nella misura dei nostri mezzi, l’autentico capitale inglese, dovunque esso ricerchi concessioni e si espanda nel mondo”. Già da allora c’era il progetto di espansione nel mondo intero.
 
La crisi economica viene creata dalle banche, che cercano di fare in modo che vi sia quanto meno possibile denaro in circolazione. Ciò serve ad accrescere il loro potere, e ad indurre le persone ad avere uno stato d’animo depresso o assorbito dai problemi economici. Una tale condizione assoggetta ancora di più gli individui al sistema.
Negli ultimi decenni, con la liberalizzazione, il settore finanziario si è rafforzato, permettendo ad alcuni alti guadagni, che in altri settori è più difficile avere. Per questo motivo, molti industriali hanno preferito abbandonare la propria attività per dedicarsi alle speculazioni finanziarie.
Le fusioni e le acquisizioni di gruppi multinazionali o banche, hanno prodotto guadagni per miliardi di dollari, e hanno concentrato la ricchezza nelle mani di poche famiglie. Oggi, l’80% delle ricchezze del mondo sono nelle mani del 2% delle famiglie.
 
Attraverso le guerre e le crisi finanziarie, le banche hanno ricolonizzato il Terzo Mondo, e hanno ridotto in miseria milioni di persone.
Ad esempio, lo Zambia è un paese ricco di risorse minerarie. I contadini, già nel periodo del colonialismo inglese, furono indotti ad abbandonare le terre per lavorare nelle miniere. Ma i salari erano bassi, e la povertà cresceva. Per “aiutarlo” intervennero la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (istituti creati nel 1944 a Bretton Woods). Il debito aumentò, ma la povertà rimase, e anzi si aggravò. Il debito serviva ad assoggettare il paese, e non ad aiutare i poveri. Infatti, il denaro elargito era finito, in gran parte, nelle tasche di funzionari corrotti. Oggi lo Zambia è uno dei paesi più indebitati del mondo. Il suo debito pubblico ammonta a 6.758 milioni di dollari, dei quali il 55% deve essere restituito alle banche di paesi stranieri, e il 42% alla Bm e al Fmi (che sono istituti finanziari i cui azionisti sono per il 60% i banchieri anglo-americani). Il 70-80% degli zambiani vive sotto il limite della povertà (1 dollaro al giorno), mentre la ricchezza prodotta dal paese viene saccheggiata dalle banche. In condizioni analoghe sono stati ridotti parecchi altri paesi del Terzo Mondo, indebitati per alzare i profitti delle banche. Il potere finanziario sta distruggendo le possibilità di sviluppo economico ovunque.
 
Il sistema occidentale, diversamente da quello islamico, si basa sul profitto ricavato dal denaro stesso. Le guerre contro i popoli arabi devono la loro ragione d’essere, oltre che al saccheggio delle risorse energetiche, anche al timore che il sistema bancario arabo possa essere riconosciuto come migliore di quello occidentale.
La cultura islamica non accetta il sistema bancario di tipo occidentale. I musulmani accettano l’idea del profitto che proviene dal proprio lavoro, ma rifiutano l’addebito degli interessi. La Shari’ah proibisce di guadagnare denaro sul denaro.
Dato che anche i musulmani hanno bisogno dei servizi bancari (per finanziare nuove imprese commerciali, per comprare una casa, per comprare una macchina, ecc.), è stato creato il sistema bancario islamico, che oggi ha oltre 100 banche in 40 paesi. Questo sistema è in espansione in Medio oriente, in Arabia Saudita e in molti altri paesi del mondo.
 
La banca islamica nasce alla fine dell’Ottocento, ma inizia ad affermarsi 30 anni fa, per poter applicare la Shari’ah anche nella gestione delle finanze. Le ricchezze delle banche islamiche, in forma di deposito, nel 1985, ammontavano a circa 5 bilioni di dollari, e nel 1994 erano salite a 60 bilioni di dollari.
Le banche islamiche esigono principi di trasparenza e di rispetto dei principi etici. Ad esempio, viene proibita la speculazione con un alto margine di incertezza, per proteggere i risparmiatori più deboli. Quindi speculazioni azionarie o futures sono considerati non-islamici. Inoltre vengono banditi commerci considerati immorali, come il commercio di alcol o la costruzione di casinò. Le banche islamiche non concedono prestiti per attività considerate immorali dal Corano.
 
Oggi si stanno diffondendo nel mondo sportelli bancari speciali per clienti musulmani, e anche le banche italiane stanno considerando questa possibilità. Persino grandi banche come la Dresdner , la Citibank e la Abn-Amro , hanno istituito rami aziendali che rispettano i principi della Shari’ah.
 
Le banche islamiche non finanziano il terrorismo perché è contrario ai loro principi etici, e sono soggette ai controlli delle autorità internazionali. Non sono mai stati dimostrati collegamenti fra banche islamiche e reti terroristiche, mentre sono emersi legami fra gli istituti di beneficenza in Arabia Saudita e il finanziamento ad al Qaeda. Anche gli Stati Uniti partecipano attivamente a finanziare al Qaeda attraverso la Cia. Spesso il finanziamento è mascherato da beneficenza o filantropia. Vengono utilizzati enti di beneficenza non soggetti a controlli o a regolamentazioni finanziarie. Ad esempio, il governo saudita ha fondato ” La Lega Mondiale dei Musulmani” che ufficialmente sarebbe una fondazione con fini benefici, come dare assistenza ai musulmani. Ma in realtà si tratta di organizzazioni nate per sostenere finanziariamente e dal punto di vista organizzativo le reti terroristiche. La famiglia reale saudita e gli uomini più ricchi del paese versano somme notevoli per il terrorismo. Le autorità americane aggiungono altro sostegno organizzativo e altri finanziamenti.
 
Il “terrorismo” islamico è un’invenzione dell’élite occidentale, ed ha come obiettivo principale quello di dividere gli occidentali dagli arabi, criminalizzando la cultura araba attraverso i vecchi stereotipi coloniali dell’arabo fanatico e nemico dell’Occidente.
L’élite finanziaria ha creato al Qaeda per additare un nuovo nemico che giustificasse le guerre, e per produrre diffidenza e razzismo verso i musulmani. Attraverso il “terrorismo islamico”, si cerca di impedire che gli occidentali si avvicinino alla cultura araba, e comprendano il sistema delle banche islamiche.
 
Il controllo delle banche è soltanto apparentemente esercitato dai direttori delle banche, come il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke. In realtà dietro di essi ci sono i proprietari, che decidono le politiche da imporre. Si tratta delle famiglie dei grandi banchieri europei, come i Rockefeller o i Rothschild. Sono persone che non appaiono mai nei media, nemmeno quando riviste come Forbes fanno la classifica dei più ricchi. Queste persone sono talmente ricche e potenti da dover rimanere nascoste, perché se i popoli scoprissero le loro responsabilità sulla morte o sulla miseria di milioni di persone, il loro potere sarebbe in pericolo.
L’élite finanziaria sceglie anche l’assetto economico e lo modifica a proprio piacimento. Decide su cosa e come investire. Decide cosa produrre e dove. Sono i banchieri di Wall Street a decidere le guerre americane, e questo spiega anche perché si accaniscano così ferocemente contro gli arabi, che oggi sono gli unici a poter contrastare efficacemente il loro sistema di potere, attraverso l’alternativa delle banche islamiche.
 
Per garantirsi un potere duraturo, i banchieri controllano anche il settore energetico e bellico. Le guerre imperiali anglo-americane (sostenute da altri paesi europei come l’Italia), servono a distruggere la cultura islamica, ritenuta nemica del sistema bancario occidentale, e ad impedire ai popoli di scegliere un sistema alternativo che li liberi dalla schiavitù del sistema imposto dall’élite.
Le banche hanno un ruolo assai importante anche per quanto riguarda l’esistenza e la forza della criminalità organizzata. Il sistema bancario internazionale ricicla giornalmente almeno 300 milioni di dollari provenienti dal mondo del crimine organizzato. Le banche considerano questo denaro allo stesso modo del denaro ricavato da attività lecite. Come osserva Jean Ziegler, c’è ormai una “simbiosi pressoché totale tra capitali accumulati in maniera criminale e capitali legali”. Grazie al facile riciclaggio del denaro sporco, negli ultimi decenni, le mafie internazionali si sono notevolmente rafforzate ed estese.
 
L’Ufficio per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine delle Nazioni Unite, ha promosso il “Programma Globale per la lotta al riciclaggio di danaro ‘sporco’”. Ma l’azione non potrà mai essere efficace senza la collaborazione delle banche.
Oggi le grandi banche speculano su tutti i settori economici, in tutto il mondo. Ad esempio, nel 2006, la Goldman Sachs ha aumentato del 69% le proprie entrate, grazie a investimenti e guadagni commerciali dovuti ad attività che sfruttano in modo disumano la manodopera asiatica. Si è arricchita ulteriormente sulla sofferenza e sulla miseria umana. Così hanno fatto anche altre banche, come la Lehman Brothers e la Merril Lynch. Il potere raggiunto dalle banche ai nostri giorni è senza precedenti. Nemmeno i grandi dittatori della Storia passata avevano nelle loro mani così tanto potere. Le banche hanno acquisito la capacità di sovrastare i poteri statali, e di imporre politiche favorevoli soltanto ai loro interessi.
 
I dirigenti delle banche guadagnano cifre astronomiche. Ad esempio, il direttore generale della Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, ha guadagnato nel 2006 ben 53,4 milioni di dollari. Il mondo di queste persone è completamente avulso dalla realtà del lavoratore comune, che con poche migliaia di dollari deve sopravvivere e mantenere la famiglia.
Le banche sottraggono ai popoli le ricchezze materiali, il valore del lavoro e i vantaggi delle attività produttive. Rendono l’esistenza umana sempre più soggetta al problema della sopravvivenza, impedendo lo sviluppo culturale e umano dei popoli.
 
Le banche di Wall Street, come la Carlyle Group o la Goldman Sachs , finanziano e organizzano le campagne elettorali dei politici, e scelgono soltanto quei candidati che appoggeranno le loro politiche. Negli ultimi decenni le banche non hanno più trovato ostacoli nell’imporre la loro linea politica, che vede tagli nella spesa sociale, e privilegi di ogni genere soltanto per la classe ricca. A causa di ciò, la qualità della vita della maggior parte della popolazione è peggiorata. La disoccupazione è aumentata, e questo ha fatto abbassare i salari. La classe media si è impoverita, a causa della precarizzazione del lavoro e della disoccupazione.
Nel mondo di oggi, la più grave minaccia proviene dall’attuale sistema finanziario, che permette ad un gruppo di persone di agire senza alcun limite morale o legislativo. Oggi queste persone vorrebbero colpire l’Iran per estendere la guerra in Asia e a tutto il mondo islamico. L’obiettivo è distruggere coloro che avversano il loro sistema economico-finanziario, e avere nelle loro mani tutto il potere possibile. Lo stretto connubio fra banchieri, produzione bellica e politici, concentra un potere distruttivo mai avuto prima.
 
Le banche acquisiscono maggiore potere e ricchezza imponendo occupazioni militari o sistemi dittatoriali. Ad esempio, la Esso Mobil ha aumentato nel 2006, del 26% i suoi profitti grazie allo sfruttamento dei pozzi del Kuwait e dell’Arabia Saudita, paesi in cui sono state imposte dittature. I maggiori azionisti della Esso Mobil sono le grandi banche come JP Morgan & Co., Barclays e Mellon. La Total-Fina -Elf, gruppo petrolifero che sta producendo profitti in Iraq, è controllato da grandi banche come Mellon e Citigroup.
La qualità della vita di tutti i lavoratori tende ad abbassarsi, e le istituzioni sono sempre meno centrate sul cittadino, dovendo pagare buona parte dei guadagni nazionali alle banche. I tagli alla spesa pubblica incidono sulla qualità dell’istruzione e dell’assistenza medica, e producono differenze fra chi può permettersi servizi a pagamento e chi no.
 
Le banche, dunque, esercitano oggi un potere enorme su tutta la popolazione mondiale, e intralciano in vari modi lo sviluppo culturale, morale, materiale e spirituale dei popoli. Nel Terzo Mondo fomentano guerre per produrre profitti, mentre nel Primo Mondo impediscono un maggiore benessere e reggono le redini della situazione economica. I politici sono subordinati a questo assetto, e oggi la loro abilità non consiste nel governare bene, ma nell’ingannare i popoli facendo credere di essere a loro servizio.
Le banche non sono istituzioni asettiche e neutrali come ci hanno fatto credere. Esse sono un canale attraverso cui un gruppo di persone ci controlla e crea una realtà funzionale ai loro interessi. La realtà attuale è condizionata in modo inimmaginabile da queste strutture, che dettano leggi e valori. Dal sistema finanziario deriva l’intera realtà economica, politica e sociale. Una realtà distorta, disumana, in cui le risorse umane trovano blocchi nei disvalori che producono estraneazione da se stessi. Una realtà in cui tutto dovrebbe ruotare intorno al profitto e all’interesse materiale, come se la vita umana potesse essere ridotta al meccanicismo e al materialismo.
 
Il sistema finanziario è stato creato da un gruppo di persone che hanno l’obiettivo di dominare sui popoli. Questo gruppo di persone ha creato le regole di base e le ha poste come assiomi, in modo tale che noi fossimo indotti a capire “come” funziona il sistema e non “chi lo ha creato così e perché”. Coloro che pongono le regole e i parametri da cui non si potrebbe prescindere, sono anche coloro che ci inducono ad assumere i valori della realtà messa in gioco, condizionandoci attraverso presupposti impliciti, assunti come immodificabili. Il sistema è maggiormente condizionante quanto più se ne assumono i parametri di base in modo inconsapevole. Per questo è necessario capire questo sistema di dominio, imposto con la disinformazione e l’inganno. Un sistema che nessuno sceglierebbe liberamente.
 
il salvataggio di chi è in difficoltà, si sà, la società moralmente superiore pensa agli ultimi…
rapina

I terrorizzati sono molto più pericolosi dei terroristi

 di Dan Sanchez
Non ho una irrazionale e sproporzionata paura di jihadisti musulmani armati di bombe o di balordi pistoleri bianchi. Ma razionalmente e proporzionalmente temo quelli che ne hanno terrore, ed i regimi ai quali tale terrore permette la delega.
 
La storia dimostra che i governi sono in grado di perpetrare omicidi di massa e ridurre in schiavitù ben oltre ciò che dei militanti allo stato brado possano permettersi. I terroristi su scala industriale sono quelli che indossano cravatte, gradi e distintivi, ma questi terroristi sono pochi e impotenti, senza l’acquiescenza supina delle schiere dei terrorizzati. Non c’è nulla da temere, se non i terrorizzati stessi.
 
Parigi e San Bernardino mi hanno insegnato che la mia famiglia è intrappolata nel bel mezzo di un branco, completamente circondata da milioni di persone con la mentalità del bestiame, che possono essere spaventati e prodursi in fughe precipitose ed immense mediante la paura di crimini circoscritti. E non c’è letteralmente alcuna via d’uscita, perché praticamente l’intero mondo è afflitto da una forma o da un’altra di statalismo collettivista. Pertanto, l’unico modo per evitare che i miei cari vengano calpestati è aiutare quante più persone mi sia possibile spezzare l’incantesimo del terrore che trasforma uomini e donne civili in bestie scatenate.
 
È per questo che sto scrivendo questo saggio: per implorare te, il lettore, di liberarti dal sortilegio, se non l’hai già fatto, e di aiutare gli altri a fare lo stesso per fermare l’ingurgitamento supino dell’allarmismo esagerato del governo e dei loro compari di merende dei media aziendali e smettere di lasciare che usino l’isteria per descrivere rischi limitati allo scopo di guidarci tra le braccia della tirannia, che è la più grande di tutte quante le minacce. Rovesciate il Regno del Terrore che lo Stato ha installato nella vostra mente.
 
Altrimenti i prossimi giorni potrebbero essere davvero terribili.
 
Tratto da qui

REGIONALES FRANCAISES : ELECTIONS DE CONS !

Luc MICHEL pour PCN-INFOS/

2015 12 13/

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 TF1 diffusait ce dimanche soir le film “Le dîner de cons”. Prémonitoire ? subliminal ???

Parce que ce même dimanche le 2e tour des Elections régionales françaises avait tout d’une “élection de cons”.

PIH - LM élections de cons (2015 12 13) FR

Le FN, instrumentalisé dès sa création (par les réseaux Pasqua à droite dans les Années 70, puis par Mitterrand dans les Années 80), a sauvé le soldat PS et privé la droite d’une victoire totale. Pion joué tour à tour par la droite (Sarkozy l’a utilisé pour sa première élection) ou la gauche (Mitterrand puis maintenant le régime Hollande), le FN n’a pas d’autre utilité. Même si il fait illusion chez des observateurs naïfs en Russie ou en Afrique, où sous la plume intéressée des “experts” de l’antifascisme alimentaire (qui vivent du FN, base de leurs juteuses carrières) …

Mais contrairement au film de Francis Veber, les cons se sont les français et pas la clique familiale du clan Le Pen, complice consentants d’une imposture qui a fait d’eux des millionnaires de la politique alimentaire. LE N°2 du FN, l’énarque Philippot, lui est fonctionnaire détaché du ministère de l’intérieur …

Français, ouvrez les yeux ? Vous n’avez toujours pas compris …

DEJA LES BONNES VIEILLES HABITUDES REPRENNENT. REVOICI LE TEMPS DES CUMULARDS ...

Jean-Yves Le Drian, vainqueur en Bretagne et cumulard sans complexe, confirme sur TF1 qu’il conservera les rênes de la région tout en restant ministre de la Défense : « J’ai dit aux Bretons que si j’étais candidat à la présidence de la région, c’était bien pour assurer cette présidence. »

Il n’y a rien à attendre du parlementarisme bourgeois, qui est intrinsèquement corrompu et corrupteur.

Comme le PCN le proclame depuis  30 ans : “barrer la route au néofascisme, chasser les voleurs du pouvoir !”

Luc MICHEL

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Putin: ‘prepararsi a ogni evenienza’

Giulietto Chiesa interviene da Mosca per riferire di un drammatico discorso di Vladimir Putin davanti ai principali ufficiali delle forze armate russe.
14/12/2015

Giulietto Chiesa interviene da Mosca per riferire di un drammatico discorso del presidente russo Vladimir Putin davanti ai principali ufficiali delle forze armate del Paese.
In caso di eventuali minacce alle forze russe in Siria, le forze armate devono “agire molto duramente”, ha affermato Putin. Uno scenario internazionale sempre più teso nei mesi a venire.

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Educazione civica in Aula Bunker

http://www.autistici.org/macerie/?p=31740#more-31740

macerie

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Un’altra lezione di educazione civica è stata impartita ieri in Aula Bunker dal procuratore generale Marcello Maddalena. Dopo aver spiegato, nella scorsa udienza, quali sono le origini delle condotte terroristiche del sabotaggio realizzato da Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, questa volta, nella sua requisitoria, Maddalena ci illustra invece qual è il grave danno che questo sabotaggio poteva arrecare al Paese. Cosa, insomma, rende questo sabotaggio un atto terroristico. Non sono solo, o meglio, non sono tanto i danni economici prodotti in quella notte o le spese che lo Stato ha dovuto sostenere per tentar di garantire la sicurezza del cantiere, e non è neanche il danno che, a livello strategico, economico e d’immagine, l’Italia subirebbe dalla non realizzazione dell’opera. Il grave danno va ricercato più a monte, nell’impossibilità per lo Stato di fare il proprio lavoro.

Per illustrare il suo pensiero, Maddalena fa riferimento a Matteo Renzi, che da segretario del Pd aveva più volte definito inutile la “Torino-Lione” senza però rinunciare alla sua realizzazione una volta diventato presidente del consiglio. E sarebbe sbagliato, avverte il procuratore, pensare che Renzi abbia cambiato valutazione sull’opera. Molto più probabile che si sia invece reso conto che abbandonare il progetto della “Torino-Lione” avrebbe significato dar ragione a chi lotta.

In ballo non ci sono quindi più i pro e i contro di questo tratto dell’Alta Velocità. L’oggetto del contendere non è più un treno. La posta in gioco è la facoltà, riservata allo Stato, di imporre le proprie decisioni. Il fondamento su cui si basa la democrazia. Ed è la messa in discussione di questo presupposto che rende terroristica l’azione del maggio 2013.

Questo il nocciolo della lezione tenuta da Maddalena, al termine della quale ha chiesto che i quattro compagni siano condannati a 9 anni e 6 mesi. La stessa richiesta di pena avanzata dall’accusa in primo grado.

Il prossimo appuntamento, per le arringhe degli avvocati, è per venerdì 18 dicembre alle 9 e 30 in Aula Bunker.

Lunedì 21, stesso luogo e stessa ora, ci sarà invece spazio per le eventuali repliche e verrà quindi pronunciata la sentenza.

macerie @ Dicembre 15, 2015

Siria, la milizia delle donne cristiane imbraccia le armi contro l’Isis: “Non abbiamo paura”

 Riscatto Nazionale

RISCATTO NAZIONALE

Riprendiamoci la nostra patria

Per combattere l’estremismo, hanno seguito l’esempio delle YPJ, le unità femminili dei curdi. “Non abbiamo paura”.

Il modello è quello delle YPJ, le unità di protezione femminili dei curdi siriani. È a loro che si ispirano le donne cristiane che hanno deciso di imbracciare le armi contro l’Isis e contro una mentalità, quella dei jihadisti, che le vorrebbe recluse e sottomesse.

In cinquanta hanno completato il loro addestramento al campo di Al-Qahtaniyeh. Una piccolo battaglione delle “Forze di protezione femminile della Mesopotamia” che si unirà alla lotta contro il terrore, concentrandosi soprattutto sulle zone a maggioranza cristiana della provincia di Hasakah, nel nord-est della Siria.

“Lavoravo in un’associazione culturale dei cristiani siriaci, ma ora ho imbracciato le armi. Non ho paura del Daesh”, ha raccontato Thabirta Samir, combattente 24enne, all’Agence France Press, chiamando il gruppo jihadista con il suo acronimo arabo.

– See more at: http://www.riscattonazionale.it/2015/12/14/siria-la-milizia-delle-donne-cristiane-imbraccia-le-armi-contro-lisis-non-abbiamo-paura/#sthash.1ANfm8q3.dpuf

Ombrina, il governo ci ripensa. I No Triv stanno vincendo?

http://popoffquotidiano.it/2015/12/14/ombrina-il-governo-ci-ripensa-i-no-triv-stanno-vincendo/

Popoff Quotidiano

14 dicembre 2015 

La mobilitazione sta pagando, Ombrina può essere affondata. Governo costretto all’emendamento in legge di stabilità. Ma i referendum ambientali sono a rischio

di Checchino Antonini

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Ombrina può essere affondata! La notizia si rincorre sui social dopo la presentazione di un emendamento alla legge di stabilità che, in sostanza, potrebbe sembrare un clamoroso dietrofront del governo Renzi, quello dello Sblocca-Italia. Ma la mossa del governo Pd-Ncd contiene comunque un’insidia per i referendum.

Ombrina è un progetto di piattaforma petrolifera e nave-raffineria lunga il doppio del Colosseo e alto come un palazzo di 10 piani, che stazionerebbe di fronte alla Costa dei Trabocchi per almeno 25 anni. Immetterà fumi nocivi in atmosfera e sverserà inquinanti in mare. Pozzi, piattaforma e nave saranno collegate tra loro e alla terraferma da decine di chilometri di tubature sottomarine: l’Adriatico per chilometri diventerà quasi una proprietà privata, vietata a tutti. La nave stoccherà fino a 50mila tonnellate di petrolio, un eventuale incidente avrebbe effetti letali. Tutto questo nel cuore del Parco Nazionale della Costa dei Trabocchi che con il suo modello di gestione del territorio cerca di andare in direzione ostinata e contraria rispetto al modello dello Sblocca-Italia.

E’ un primo passo nella lunga lotta contro la deriva petrolifera in Italia?Se lo chiede anche il Coordinamento No Ombrina che sta seguendo in questi minuti l’evoluzione dello scenario della legge di stabilità con l’emendamento presentato dal Governo per la modifica delle norme che riguardano gli idrocarburi, sia per quanto riguarda le 12 miglia che per quello che attiene all’art.38 dello Sblocca Italia.

«Le mobilitazioni dell’ultimo anno stanno costringendo il Governo Renzi ad una marcia indietro che può segnare una prima vittoria dei cittadini nei confronti dei petrolieri. I 40mila di Pescara, i 60mila di Lanciano, i manifestanti a L’Aquila durante la visita di Renzi, i 500 a Roma sotto il Ministero potrebbero avere ragione sui lobbisti del petrolio e sul progetto Ombrina mare», si legge sul blog del coordinamento.

Il lavoro degli attivisti contro un progetto che metteva a rischio l’intero Adriatico e contro il quale sono mobilitate tutte le istituzioni territoriali potrebbe quindi dare i suoi frutti. «Ovviamente – si avverte – bisogna tenere alta la guardia per evitare sgambetti dell’ultimo secondo. Si tratterebbe di una prima vittoria nella lunga strada per l’abbandono delle fonti fossili che stanno uccidendo il pianeta e inquinando vaste aree. E’ un movimento attivo in tante aree del paese e nel mondo che si sta opponendo a leggi folli come lo Sblocca Italia».concerto5

«Ora il Governo chiarisca qual è il suo Piano dopo Parigi e butti nel cestino la SEN, la Strategia Energetica Nazionale », chiedono anche le grandi organizzazioni ambientaliste – FAI, Greenpeace, Legambiente; Marevivo, Touring Club Italiano e WWF – alla lettura dei tre emendamenti. Anche per loro, «il Governo fa un importante passo indietro e ammette di aver sacrificato sinora lo sviluppo sostenibile del Paese agli interessi dei petrolieri Adesso si attende che gli emendamenti presentati ieri alla Camera siano effettivamente approvati nei prossimi giorni con le ultime correzioni necessarie».

«Fermare Ombrina sembrava impossibile ma a forza di rompere le scatole in tutte le sedi si sta profilando un primo successo significativo – commenta Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale PRC, pescarese ed ex consigliere regionale – dovrebbe essere approvato nei prossimi giorni a larghissima maggioranza un emendamento alla legge di stabilità che reintrodurrebbe il limite delle 12 miglia, proprio quello che era stato abrogato con il voto di tutti i parlamentari abruzzesi di allora all’epoca del governo Monti. Era stato proprio quel decreto bipartisan a sbloccare Ombrina Mare 2 e quindi possiamo dirci soddisfatti. Ora attendendo che la cosa si concretizzi prepariamoci a stappare lo spumante. Ci attendono tante altre battaglie. Come per il Centro Oli e il terzo Traforo del Gran Sasso si dimostra ancora una volta che quando il popolo si informa, incazza e mobilita lasciandosi alle spalle la rassegnazione la lotta popolare può costringere i prepotenti a fare marcia indietro.

La bellissima mobilitazione plurale contro la petrolizzazione ora spero faccia un salto di qualità e si traduca in un impegno corale degli abruzzesi per fermare la cementificazione della nostra costa e del nostro territorio e salvaguardare quell’ambiente e quel paesaggio che logiche di rapina e l’intreccio affari-politica hanno troppo spesso sfigurato e avvelenato».

Già nel 2012 era stata compiuta dal Governo Monti una intollerabile forzatura (con l’art. 35 del decreto legge 83/2012) con la sanatoria delle procedure autorizzative in corso anche per attività offshore di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare che insistessero nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa istituita per legge. Ora questo errore è stato corretto tardivamente dal Governo Renzi facendo salvi solo i titoli concessori già rilasciati. Inoltre, con i suoi emendamenti il Governo ammette che queste attività non potevano essere considerate “strategiche” e quindi godere di procedure accelerate che non consentono trasparenza nelle decisioni, partecipazione e informazione per i cittadini e intese forti con le Regioni, come era stato imposto dal Governo Renzi con il Decreto Sblocca Italia (comma 1 dell’art. 38 del decreto legge n. 133/2014) e che era sbagliato prevedere che le concessioni trentennali per le trivellazioni potessero essere rinnovate anche per più decenni, costituendo non un diritto acquisito a termine ma una servitù senza limiti di tempo (comma 5 del decreto legge n. 133/2014).

La mobilitazione No Triv e le iniziative delle Regioni, che hanno prima impugnato di fronte alla Corte Costituzionale l’art. 38 dello Sblocca Italia (sette Regioni) e poi promosso il referendum sull’art. 35 del dl 83/2012 e sull’art. 38 del dl 133/2014 (dieci Regioni), ottiene un primo importantissimo riconoscimento. Proprio lo scorso 26 novembre la Corte di Cassazione aveva dichiarato l’ammissibilità dei quesiti referendari e a gennaio 2016 si attendeva il vaglio della Corte Costituzionale. Gli emendamenti governativi non accolgono pienamente quanto chiesto dalle Regioni perché, abrogando interamente il comma 1-bis dell’art. 38 del decreto Sblocca Italia, prevedono la cancellazione del Piano delle aree dove svolgere le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Ciò non consente di fatto lo svolgimento della Valutazione Ambientale Strategica sul disegno complessivo di Governo e petrolieri ma rimanda all’esame caso per caso; e perché mantengono il periodo di 6 anni per le attività di ricerca derivanti dal titolo concessorio unico.

Anche i No Triv, dall’Irpinia, non nascondono la preoccupazione che gli emendamenti allo Sblocca Italia proposti dal Governo, «se accolti, invalideranno i quesiti referendari!». Tra le proposte c’è anche l’abrogazione del Piano delle Aree previsto dall’art.38 c.1-bis dello SbloccaItalia. «Il piano rappresentava l’unico strumento per l’individuazione delle aree da destinare alle ricerche.
Senza Piano e senza una forma di organizzazione, tutti territori, escluse le coste entro le 12 miglia marine e le aree censite con la dir.UE Natura2000, saranno potenzialmente trivellabili!! Servono prescrizioni chiare a tutela delle aree interessate da riserve naturali strategiche e da attività antropiche importanti per i territori». 

“Hanno guardato l’inferno”, Novaro cita Calvino all’udienza per la sorveglianza speciale richiesta per otto compagni. Resoconto 10 dicembre 2015

INSUSCETTIBILE-DI-RAVVEDIMENTO

A presiedere la camera di consiglio che deciderà sulle richieste fatte dalla Questura di Torino per mettere alcuni compagni/e sotto “sorveglianza speciale” c’è il giudice Capello, che lo scorso anno ha assolto in primo grado i quattro compagni dall’accusa di terrorismo, la stessa accusa oggi portata avanti dal procuratore generale Maddalena che arriverà a sentenza il 21 dicembre. A sostenere le richieste di applicazione della misura di sorveglianza speciale ci sono invece tre PM, uno dei quali già noto alle cronache giudiziarie No TAV, Rinaudo, ma fa la sua comparsa per un attimo (con tanto di bodyguard) anche Padalino, sebbene non coinvolto direttamente. All’udienza di maggio le dichiarazioni spontanee di alcuni compagni avevano completato l’assurdo quadro nel quale si muovono le accuse, un comunicato collettivo aveva evidenziato come questa misura fosse usata per tentare “di recuperare il terreno perduto e di forzare l’inefficacia del diritto penale nel contrastare i conflitti sociali e punire chi vi partecipa.” Nelle pagine dell’accusa non c’erano solo le parziali biografie “devianti” di “otto sovversivi”, “ma il ritratto di una città divisa e delle lotte che la attraversano. Da un lato chi ha tutto: il denaro, la forza della legge e pure gli strumenti della conoscenza. Dall’altro chi ha sempre di meno, schiacciato tanto all’angolo da considerare un privilegio avere un lavoro precario e sfruttato e un pericoloso concorrente chi è più precario e sfruttato di lui, chi vive ancora più di espedienti, chi è ancora più privato della cultura e della capacità di immaginare un mondo diverso.

Il 10 dicembre al tribunale di Torino c’è stato il confronto tra accusa e difesa, portata avanti egregiamente dall’avv. Novaro.
Alcuni imputati hanno ritenuto necessario fare ulteriori dichiarazioni spontanee, dopo aver analizzato il materiale che l’accusa aveva fornito nell’udienza di maggio. Tralasciando i dettagli, salta all’occhio una pagina del rapporto dei ROS su Fabio, uno dei proposti, nella quale si afferma che lo stesso avrebbe fatto dichiarazioni minacciose in udienza, il giudice ricorda “che era seccato” ma il compagno precisa che “un conto è essere seccati, un altro è fare minacce”, precisazione necessaria perché su quell’insinuazione la Procura ha fatto ulteriori intercettazioni dalle quali non è risultato alcun “disegno criminale” ai danni del PM Rinaudo. Una barzelletta, ma di quelle che non fanno ridere.
Paolo ha invece dovuto fare precisazioni sulle soglie di povertà, spiegando con chiare e precise argomentazioni come il metodo a lui applicato non sia conforme all’ISTAT. Paradossalmente in un quadro di legalità sembrano non restare neanche nei loro stessi recinti.
Dopo queste brevi precisazioni la parola è passata poi all’accusa, al PM Arnaldi Di Balme che ha spiegato che le proposte di prevenzione presentate a suo tempo erano particolarmente dettagliate “con l’unica finalità di indicare meglio la personalità delle persone proposte, e che tutti i proposti, con le loro condotte” sarebbero “persone dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza e la tranquillità pubblica”. Si richiama ad una recentissima sentenza di Cassazione dove il giudice di legittimità produce una nozione di sicurezza come “quell’ideale standard che la pubblica amministrazione assicura mediamente ad una comunità” . L’accusa ritiene quindi che quel valore di rango costituzionale (indicato negli articoli 16 e 17) che è la sicurezza pubblica sia stato violato, “non rispettato da quella lunghissima, reiterata e continuativa storia di condotte in danno dei rappresentanti di forze dell’ordine, unatteggiamento che non ha nulla di individuale ma è organizzato e corale, finalizzato a produrre situazioni di tensione e scontro, dove sono stati coinvolti anche cittadini estranei al contendere. Lo stesso vale per la nozione di tranquillità pubblica”, prosegue il PM, “interesse tutelato nel nostro ordinamento, non a caso c’è una parte dedicato a questo nel codice penale. Nel nostro caso anche la tranquillità  è stata turbata dalle condotte dei proposti che con sistematicità hanno impedito che i provvedimenti della pubblica autorità legittimamente adottati…. provvedimenti ostacolati o impediti” , riferendosi presumibilmente agli sfratti,  “non è cosa da poco, determina che si inneschino logiche di reazione anche violenta da parte di cittadini mortificati nei loro diritti. I provvedimenti, una volta adottati dopo una equa procedura, vanno eseguiti. Non è possibile in uno stato di diritto ammettere che questo non avvenga, ammettere un vuoto di effettività perché questo vuoto viene prima o poi riempito con la logica del farsi giustizia da se ed attenta alle basi minime della convivenza tra tutti noi. Il comportamento, le condotte pedissequamente descritte nelle lunghissime proposte sono pianificate, organizzate, realizzate con una partecipazione corale, sono delle mobilitazioni che rispondono evidentemente a una strategia politica che, ancorché minoritaria in questa società, si pone in conflitto con l’autorità costituita. Intervengono purtroppo nelle numerose occasioni di disagio o conflitto sociale, sono quelle aree connesse agli sfratti, all’internamento degli immigrati …”. Ha poi aggiunto che proprio in questa sede si debba “riaffermare che in uno stato di diritto la contestazione anche radicale dell’esistente non è consentita ricorrendo alla sopraffazione, come è stato il caso dei proposti, incappati in numerose denunce, procedimenti. E’ evidente che il giudizio deve essere ancorato ai fatti e l’ideologia e le scelte esistenziali non devono essere in nessun modo valutate in questa sede dove non siamo né i custodi dei costumi né i giudicanti dei valori, certo è che l’ideologia che sottende le mobilitazioni dei proposti ci aiutano a capire come ci sia una fortissima determinazione nell’opporsi alle istituzioni, ci aiutano a capire anche la loro intensa indifferenza a qualsiasi provvedimento già adottato nei loro confronti in questi anni, che dovrebbero già avere un valore dissuasivo. Ovviamente questa pervicacia, questa indifferenza agli interventi della pubblica autorità non può non essere considerata. Nulla ci consente di escludere, anzi tutto ci consente di concludere come ragionevolmente certo che di fronte a nuove occasioni di disagio sociale questi proposti metteranno in campo gli stessi comportamenti, e la storia anche recentissima su questo terreno ce lo conferma. Sappiamo che per due dei proposti nel 2009 la Procura di Torino ritenne che mancasse il presupposto di pericolosità , oggi 6 anni dopo, il carico di condanne è del tutto mutato, il significato ostativo deriva da quella pronuncia della corte d’appello di Torino e oggi la situazione è radicalmente mutata.

Sulla richiesta proposta nel 2009, e poi rifiutata, interviene poi il PM Rinaudo, confermando che ora “la situazione è completamente mutata” ed elencando alcune sentenze che vedono coinvolti alcuni dei proposti per fatti successivi al 2009, per alcuni dei quali sono state fissate udienze tra gennaio e giugno 2016.

E’ poi il turno dell’avvocato Novaro, che propone un percorso argomentativo in tre tappe, “la prima riguarda gli elementi di valutazione giuridica” spiega Novaro, “la tipizzazione prevista dal legislatore e la documentazione utilizzabile per le vostre valutazioni, la seconda riguarda la personalità dei proposti e le vicende che li vede coinvolti , in cui sarò più ideologico e anche più viscerale… infine una terza tappa sulle posizioni specifiche.”
Ripartendo proprio da quella sorveglianza speciale negata dal 2009 e richiamata dal PM Arnaldi Di Balme, Novaro ricorda le parole della sentenza per la quale le condotte risultavano “tutte riconducibili a forme di protesta sociale, la delicatezza del tema rende necessaria una particolare prudenza valutare le manifestazione di dissenso sociale … che attendono a diritti costituzionalmente garantiti, libertà di manifestazione e dissenso”. 
Novaro cita poi un testo,La prevenzione inutile” nel quale “si evidenzia come nell’Ottocento quelle misure sono state espunte dal codice penale e passate ad applicazione amministrativa, colpendo in particolare gli anarchici.”  Ricorda poi come il fascismo abbia utilizzato questo strumento contro gli antifascisti con misure assolutamente note e incongrue rispetto ai diritti

La difesa prosegue poi sul piano tecnico, Novaro ripercorre l’iter della misura della sorveglianza speciale, art.1 , comma 1 lettera C del DL che nel 2011 ha sostituito la vecchia legge del ’56, e che la riforma del 1988 aveva tentato di bilanciare con la preoccupazione di tipo garantista per ottenere “una maggiore plausibilità empirica di queste misure, una maggiore rispondenza ai canoni di legalità”, cosa che a quanto pare continua a sollevare riserve. Cita poi la cosiddetta “truffa delle etichette” che sta nel fatto che “qui si deve ancorare la valutazione ad elementi di fatto ma qui le misure rimangono su elementi di sospetto”. “Il PM ha parlato di piattaforma fattuale sulla quale costruire gli elementi di pericolosità, ma sono fatti o sospetti? Proprio questo è uno dei lati deboli, cioè che avevamo un’alluvione di comunicazione di notizie di reato ma poi sul piano giudiziario pochissime condanne, ecco perché il rischio è di parlare di truffa delle etichette, facciamo riferimento ai fatti ma poi parliamo di elementi di sospetto. Cominciamo da questa dicotomia, situazione interpretativa in cui dobbiamo riferirci a elementi di fatto ma sostanzialmente carenti, perché la documentazione fa riferimento a comunicazioni di notizie di reato, ovviamente anche a sentenze, carichi pendenti, ma il punto della valutazione va spostato per evitare che la valutazione si trasformi in una scorciatoia per aggirare le lungaggini penali… Se questi signori sono gravati da procedimenti penali aspettiamone l’esito, vediamo se vengono condannati, perché insistere sul piano preventivo? Con una piattaforma d’intervento che è separata e diversa dal procedimento penale e meno garantista perché nel procedimento penale la difesa può argomentare…  “

Le richieste sarebbero principalmente fondate su “notizie di reato” ma a tal proposito l’avv. Novaro ricorda che tali informazioni possono essere utilizzate in procedimenti giudiziari “solo attraverso l’acquisizione delle fonti originali”, quindi “dovremmo trasformare questo processo in un enorme archivio e in quest’ambito dovremmo contraddirci vicendevolmente rispetto alla ricostruzione storica”. L’invito è quindi ad operare una selezione rigorosa degli elementi da valutare, riferendosi a quelli che l’autorità giudiziaria ha tenuto in considerazione, elementi vagliati dall’autorità giudiziaria perché “è estremamente pericoloso giudicare sulla base delle notizie di reato” e per argomentare meglio il pericolo citato, Novaro racconta un episodio significativo che coinvolge due dei proposti. Un episodio di qualche anno fa nel quartiere di San Salvario in cui in una delle tante retate di cittadini stranieri per individuare eventuali clandestini c’è l’intervento di Fabio, si protesta contro la polizia e la comunicazione di reato dice che “gli altri si scagliarono sugli operatoriFortunatamente era presente un operatore di una TV che aveva filmato la scena e grazie al recupero di quella videocassetta fu possibile assolvere tutti gli imputati, perché nel video i fatti apparivano completamente diversi dalla narrazione nella notizia di reato, “questi signori non si scagliavano contro nessuno ma erano i poliziotti che li prendevano e li gettavano a terra con le solite modalità con cui si blocca la persona a terra… Quindi l’affidabilità di quella notizia di reato è pari a zero”, spiega Novaro. “Il punto è che non sempre abbiamo riscontri e dobbiamo attenerci alla comunicazione di polizia… “ e incalza “è evidente che una mancanza di controlli di legalità su questi processi …. quand’è che verranno fatti dei controlli di legalità?
Cita poi altri episodi che coinvolgono alcuni dei proposti nei quali grazie ai filmati si è potuto dimostrare che le persone accusate di un determinato reato ne fossero estranee e nonostante la Digos abbia ammesso (di fronte alla prova!) l’errore non c’è stata assoluzione, la sua posizione è rimasta quella che Novaro definisce “una sorta di limbo perché la Procura non ha ancora deciso cosa fare”. 
Altri episodi simili in particolare in occasione di interventi a difesa di famiglie sottoposte a sfratto, anche qui accuse di atteggiamenti oltraggiosi poi smentite dai filmati, situazioni che Novaro definisce “falsi ideologici”, parlando di “accanimento straordinario nei confronti delle attività che fanno i proposti inseriti nel contesto sociale”, dunque non ci si può fidare di queste informazioni, è opportuno lasciarle da parte e tenere in considerazione i carichi pendenti.

Passa poi ad analizzare la nozione di sicurezza pubblica, richiamando un passaggio del PM che ha dichiarato che “le iniziative sugli sfratti hanno aperto una sorta di vuoto e che questo rischierebbe di innescare delle reazioni individuali di cittadini che non ne possono più di vedere persone che vanno a bloccare gli sfratti”. A tal proposito Novaro precisa che “Se la rigorosa verifica della pericolosità deve fondarsi da un lato sugli elementi che richiamavo prima ma soprattutto su quei reati che mettono a rischio la sicurezza e l’incolumità pubblica.. confrontiamo i reati realmente commessi con quelli che discernono le interpretazioni …  Anche i reati di resistenza nelle nostre vicende sono del tutto diversi rispetto ad altre vicende, sono al massimo lo strattonamento, l’interposizione mentre la polizia porta via lo straniero, ma non ci sono contestazioni che si vedono in altri processo dove c’è una resistenza collettiva con lancio di sassi, bottiglie e altro, la violenza è quasi sempre assente da questi episodi… deve esserci una proporzione tra il fine perseguito e la gravità .. qui abbiamo richieste di 4 anni, una richiesta sproporzionata”. “Il rischio”, aggiunge Novaro, “è che qui si vadano ad amputare una serie di relazioni sociali, e siccome la vita relazionale di questi signori gravita intorno ad un reticolo di soggetti con i quali condividono una vita politica bisogna tenerne conto”. 
Il tono diventa poi più acceso, “faccio veramente fatica a restituirvi quella che è la mia indignazione quotidiana nei processi che faccio perché credo siano connotati da accanimento forzati non solo contro questi signori, anche altri, tutto quello che ruota intorno al conflitto sociale è esagerato ,io mi confronto spesso con altri colleghi… ho già detto della logica alluvionale, vi hanno riversato negli atti tutte le comunicazioni di polizia giudiziaria, uno schema collaudato che la Procura aveva già messo in campo anche nel 2009 … un grosso processo, quello sugli sfratti, e poi il procedimento preventivo. Qui c’è un processo di natura offensiva, che Beccaria aveva individuato, ci sono processi di lotta contro il conflitto sociale, c’è una torsione complessiva anche del ruolo della Procura, mi trovo continuamente a difendere questi signori in processi in cui non c’è la ricerca anche di prove a favore dell’imputato, sono processi di lotta… e la procura si rifiuta di produrre delle cose se favorevoli alla difesa… Ma avete un obbligo di veicolare anche dei dati a favore di un imputato e non lo fate? Io credo di dover segnalare queste cose, altrimenti non capite… abbiamo processi che marciano speditamente, misure cautelari utilizzate in un modo.. io non so più a che santo votarmi…  quando un secondo giudice ha preso in mano quel processo in due battute ha scarcerato tutti gli imputati, erano stati addirittura stati messi divieti di incontro… ad un imputato sono state negate le autorizzazioni a chiamare i propri figli di cinque e dieci anni”. (…) “E’ evidente che i canali di utilizzo delle loro proposte non sono quelle della partecipazione democratica che in questo paese è straordinariamente avvilente, loro utilizzano strumenti da anarchici, azione diretta, presenza, ma sono militanti politici e non teppisti. (…) Sanno benissimo di commettere dei reati e lo fanno lo stesso per reagire ad un’ingiustizia… il conflitto segnala l’esistenza di problemi, qui non ragioniamo su scelte e strategie politiche ma su persone che fanno queste scelte”.
Cita poi da Calvino, “Le città invisibili”, un passaggio del colloquio con Marco Polo:

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piú. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui:cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

Loro hanno guardato l’inferno” spiega Novaro, “il trattamento dei migranti, il problema degli sfratti e si sono schierati, questo un tempo si chiamava lotta di classe, si sono schierati coerentemente con le loro idee di anarchici, con strumenti spesso di rilevanza penale, sanno di doverne pagare le conseguenze, ma  ragionare con una cascata di provvedimenti giudiziari come se fossero dei teppisti è fuori luogo e rischia di non fare capire cos’è capitato in questi anni. Tre casi sono legati alla vicenda dei CIE, tutti dicono che i CIE sono una vergogna e anni fa erano solo gli anarchici a dirlo, lo dicevano e facevano presidi di solidarietà battendo con sassi sui lampioni e si prendevano procedimenti per associazioni per delinquere, erano gli unici a solidarizzare… Oggi tutti riconosciamo che sono una cosa terribile ma il monitoraggio continuativo l’hanno fatto loro .. tant’è che hanno una serie di materiale e contatti con istituzioni che per trovare il materiale hanno dovuto contattare loro, loro avevano il polso da anarchici, che non tentavano di fomentare ma di fare da sponda, da megafono e amplificazione esterna. Altro esempio …. ad un certo punto in 20 sono entrati all’ENI e hanno distribuito volantini, attaccato uno striscione e se ne sono andati, condannati a 3 e 5 mesi per violenza privata … ma non è successo altro. L’hanno fatto per i misfatti dell’ENI nel delta del Niger, in Libia e ovunque, scelte economiche che fanno grandi potentati… non la scelta di 4 anarchici che vanno a contestare.. vorrei che si ragionasse sul fatto che il rovesciamento dei ruoli è straordinario, pericoloso è quella roba li’.. entrare all’ENI e dare dei volantini non credo costituisca un pericolo per la sicurezza pubblica. La questione degli sfratti è rilevante, Torino è al top per l’emergenza sfratti, gli sfrattati non sono solo poveri ma anche stranieri quindi hanno un doppio stigma, è evidente che hanno commesso molti reati e ha ragione il PM quando dice che hanno tentato di impedire l’esecuzione di provvedimenti già presi, si sono schierati e l’hanno fatto non con modalità violente anche se poi  è stato contestato il sequestro di persona, ma c’era il tentativo di fare pressione sull’ufficiale  giudiziario invocando la proroga dello sfratto.” (…)
Qui si fanno delle scelte perché si ritiene che l’applicazione di certe norme siano in conflitto con quei valori che la coscienza morale giudica superiore”, “sono persone che commettono reati con questa modalità. Ho riletto la difesa che Calamandrei ha fatto a Danilo Dolci anni fa e lì la sequenza argomentativa ragionava sui valori fondanti della coscienza individuale, parlava di Antigone, questi signori che contestano sono dalla parte della Costituzione, gli altri sono dalla parte del testo unico di pubblica sicurezza… C’è una difficoltà culturale nelle prospettazioni che la polizia ha fatto e che la Procura ha veicolato a leggere il conflitto senza riuscire a cogliere le particolarità e le specificità, un dato culturale che anticipa la valutazione giudiziaria. Ultima citazione “ i poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano contro l’ingiustizia, non aspettano a braccia conserte l’aiuto… non aspettano più vogliono essere protagonisti … lottare contro le cause strutturali della povertà della diseguaglianza … una casa per ogni famiglia …. una persona segregata dietro ogni eufemismo c’è un delitto, non è un anarchico ma è il Papa che ha scritto queste cose..  Se voi non ragionate su queste cause non riuscite a cogliere la specificità di questo procedimento e non riuscite a cogliere quell’importante osservazione, cioè che dietro questa roba ci stanno quei diritti che la Costituzione preserva e incentiva, come la carta dell’uomo, i diritti di partecipazione anche conflittuale alla vita democratica del paese che passa attraverso una modalità distonica rispetto alle modalità istituzionali.

Novaro passa poi all’analisi delle singole posizioni, con precisazioni e chiarimenti in linea con quel “mondo al contrario” sopra descritto, chiedendo in conclusione che non vengano applicate le misure di sorveglianza speciale e invitando a ragionare, qualora venissero erogate, sulle ricadute sulla vita dei proposti.

Ora non resta che aspettare, l’esito verrà comunicato presumibilmente nelle prossime settimane.

Simonetta Zandiri – TGMaddalena.it