Due anni in cella accusato di “terrorismo”… per aver dipinto un muro

Ho scritto lettere al presidente della Repubblica, a diversi giornali incluso Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Il Foglio. Ho segnalato il caso su Facebook, Twitter e a Prima Pagina, Rai 3. Volevo che si parlasse di un caso di accanimento giudiziario. Finora, nessuno mi ha risposto.

L’Operazione Brushwood comandata dal generale dei Ros Giampaolo Ganzer il 23 ottobre, 2007, ha portato all’arresto di 5 ragazzi (fra i 18 e i 35 anni di età) di Spoleto, accusati di associazione eversiva ambientale e di far parte del gruppo terroristico Coop-Fai. Stavano per fare, secondo il Generale Ganzer, Ros, “il grande salto”.

Fra l’altro, i ragazzi erano accusati di aver mandato delle pallottole inesplose alla presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti. La notizia ha animato tutti i tg italiani, e i giornali mondiali nei giorni seguenti. Infatti a livello internazionale Operation Brushwood è apparso sulla prima pagina del Washington Post. Suonava bene in inglese, un po’ alla Clint Eastwood.

Sette anni dopo, però, cioè nel 2014, l’accusa di terrorismo è stata archiviata. Non c’erano armi, né un piano eversivo. Del Coop-Fai neanche traccia. I cinque ragazzi non erano più terroristi ma due di loro erano comunque stati giudicati colpevoli di danneggiamenti a una ruspa e imbrattamento dei muri di un cantiere.

Nel frattempo, il generale Ganzer è stato condannato in prima istanza a 14 anni di reclusione per detenzione di kalashnikov e droga (ridotto in appello a 4 anni, ma confermando la prima sentenza e la sua colpevolezza). Le sue operazioni spettacolari (come “Brushwood”, ma non solo) furono attribuite dai suoi giudici alla sua “smisurata ambizione”.

Ganzer ha indossato l’uniforme dei carabinieri e mantenuto il suo ruolo come comandante dei Ros fino all’ultimo giorno della sua carriera. E andato in pensione -abbondante, immagino – e non ha fatto un solo giorno di galera. Maria Rita Lorenzetti, scaduto il suo termine come presidente della Regione Umbria, è diventata presidente dell’Italferr (Ferrovia di Stato). Lei sarà processata prima o poi nell’inchiesta Tav (tratto Roma-Firenze) per abuso di ufficio, corruzione e associazione a delinquere. Ha fatto finora 14 giorni di arresti domiciliari. Immagino abbia una bella casa. Durante gli 8 mesi di galera “dura” sotto le leggi anti-terroristiche, 2 dei 5 ragazzi spoletini hanno ammesso alcuni atti di vandalismo – imbrattamento dei muri, danneggiamento di una ruspa – nel difendersi dall’accusa tanto più grave di terrorismo.

Questi 2 ragazzi erano anarchici dichiarati che si sono opposti apertamente alla costruzione di un ecomostro (l’edificio è stato descritto così da due diverse commissioni parlamentari) dentro le mura antiche di Spoleto. Lo stesso ecomostro è stato condannato in secondo appello pochi mesi fa dalla corte di Firenze alla demolizione totale.

I due ragazzi avevano ragione a protestare, come hanno fatto molte centinaia di altre persone a Spoleto nel 2007, durante una marcia di protesta nel giugno di quell’anno. Ma solo loro – gli anarchici – sono finiti in galera. In questi sette anni – consumati fra un processo, due appelli e la Corte della Cassazione – due dei cosiddetti baby terroristi spoletini sono morti di cause naturali (uno di un embolo, l’altro a causa di un episodio notturno di epilessia).

Uno di questi è morto senza sapere di essere stato assolto. Un altro ragazzo è stato ricoverato in una clinica per disturbi seri che non mostrava prima della sua incarcerazione. Il quarto è libero finalmente, avendo scontato un anno di prigione (alcuni dei mesi “duri” come terrorista sospettato) per aver imbrattato un muro.

È l’unico colpevole in un’Italia imbrattata da Palermo a Cuneo. Il quinto ragazzo – anarchico dichiarato, studente di filosofia, pacifista, vegetariano, il capo della banda che non esisteva – Michele Fabiani, dopo aver celebrato il suo ventunesimo compleanno in una cella di isolamento nel carcere di Aquila, è stato arrestato di nuovo il 10 luglio scorso.

Secondo la Corte di Cassazione Miche-Io dove finire a scontare la pena di 2 anni e 4 mesi per i muri imbrattati e per aver recato danni minori ad una ruspa. È stato rinchiuso nel prigione di massima sicurezza di Maiano di Spoleto, e poi è stato trasferito nel carcere di Ferrara, dove gli resta da scontare 1 anno, 3 mesi e 25 giorni dietro le sbarre. Sta in una sezione riservata ad anarchici. Nessun sconto nonostante quasi un anno di prigione duro sotto le leggi antiterroristiche. Le chiedo, come mai i giornali, la televisione o il Washington Post non stanno parlando di questo caso clamoroso di accanimento giudiziario?

Michael G. Jacob (Giallista inglese residente a Spoleto)

 Giovani, impegnati e scomodi: non volevano l’ecomostro, di Damiano Aliprandi

Operazione “Brushwood”, Questo è il nome della repressione giudiziaria che ha travolto le vite di cinque ragazzi spoletini, i quali avevano osato sensibilizzare l’opinione pubblica contro la costruzione del cosiddetto “ecomostro” nella cittadina di Spoleto, in Umbria. Noi de Il Garantista ne avevamo già parlato a ridosso della Cassazione che ha in pratica confermato l’assoluzione per reati di terrorismo, ma ha ordinato di far scontare la pena residuale di due anni a Michele Fabiani, uno dei ragazzi anarchici accusati di terrorismo.

Il reato incriminato? L’aver imbrattato dei muri e recato un danno alla ruspa. Ma in quale contesto avvenne questa repressione giudiziaria che – a differenza del movimento No Tav – non ha avuto un grande risalto mediatico? L’Umbria è una regione molto particolare e da tempo “colonizzata” dalla ‘ndrangheta. Una mafia -operante nella regione ancora definita “verde” – dedita soprattutto al riciclo del denaro tramite i settori dell’edilizia e dello smaltimento dei rifiuti. L’Umbria è talmente strozzata dalla ‘ndrangheta che addirittura la Confesercenti è stata costretta a redigere un corposo dossier dove ha denunciato questa insostenibile situazione. E continua a deteriorarsi per le numerosi imprese edili che spuntano come funghi: una regione praticamente cementificata. La mafia, ovviamente legate al potere politico, non ha tanto paura del potere giudiziario che molto spesso cede in una trattativa del

tutto legalizzata come il pentitismo – proprio come l’ex pentito Roberto Salvatore Menzo che, nelle campagne di Gubbio, eliminò così il “collega” Salvatore Conte e ha avuto la possibilità di “pentirsi” nuovamente e indirizzare nuovi arresti dove è difficile sapere quale sia la verità o meno – ma teme le lotte sociali della popolazione. E forse ha avuto paura quando cinque giovani ragazzi anarchici hanno cominciato a sensibilizzare l’opinione pubblica contro la costruzione selvaggia in “odore di mafia” che rovina l’ambiente e modifica una città storica come Spoleto. Si era creato un movimento vero e proprio dove c’è stata una inattesa partecipazione dei cittadini. Ed è in quel preciso momento che è intervenuta la magistratura perugina con gli arresti e il movimento di protesta morì sul nascere.

Tutto avvenne una notte di sabato del 2007 quando Michele Fabiani, il giovane spoletino di appena 20 anni, si spaventò a morte. Era in casa a dormire quando all’improvviso un forte frastuono lo svegliò. Rumori di elicotteri, cani che abbaiavano e soprattutto decine di uomini con il passamontagna e mitra che gli intimidivano di aprire. Fabiani era stato arrestato quella notte e sbattuto subito preventivamente in un carcere duro: questa è stata l’operazione Brushwood condotta dalla Pm Comodi e l’allora capo dei Ros Giampaolo Ganzer. Il resto della storia ce la racconta lo scrittore inglese Michael G. Jacob, in una sua lettera di denuncia che noi abbiamo ricevuto e pubblichiamo integralmente qui accanto.

da il Garantista

Due anni in cella accusato di “terrorismo”… per aver dipinto un muroultima modifica: 2015-01-09T20:20:49+01:00da davi-luciano
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Un pensiero su “Due anni in cella accusato di “terrorismo”… per aver dipinto un muro

  1. Sono la compagna sia di vita che di percorso politico di Michele.Se volete parlare della repressione in generale nessun problema,ma se proprio si ritiene necessario, per spiegare una vicenda repressiva, adoperare una descrizione personale di un compagno lasciamo,almeno, che a farla sia il diretto interessato. Michele non è nè vegetariano nè pacifista (senza niente togliere nè ai vegetariani nè ai pacifisti) ed ha chiesto espressamente al vasto mondo dei solidali , nell’ultima sua lettera dal carcere(che potete trovare su tutti i siti), di non cadere nel vittimismo nel parlare del suo ritorno in carcere. Se volete piangervi addosso su quanto è brutto il mondo fatelo su voi stessi e non su di noi. Perchè che è brutto, lo sappiamo, ed infatti abbiamo deciso di opporci con tutte le nostre forze all’attuale sistema economico di produzione e distribuzione e siamo pienamente coscienti dei rischi che questa nostra decisione comporta. Senza entrare nella vicenda ,non serve essere “innocenti”per essere nel giusto. Non serve essere studenti,vegetariani e pacifisti per avere ragione. La ragione è sempre dalla parte degli oppressi i mezzi per raggiungerla sono solo questioni d’opportunità politica. l’accanimento giudiziario è il codice penale nella sua interezza un codice che condanna azioni per cui ,anche se commesse,andrebbe data una medaglia. Mi dispiace per chi si è scomodato a scrivere al Presidente della Repubblica forse dovevamo essere più solerti nello scoraggiarlo ma credevamo che gli “intellettuali” potevano arrivare a capirlo anche da soli.

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