Italia: sempre più guerra, tanto pagano cittadine e cittadini

e perché mai Renzi dovrebbe rispondere agli altri suoi compagni di merende che fingono un pseudo dissenso??
Se fossero realmente sinceri sarebbero membri del Pd?
 

di Gianni Lannes – 05/11/2014
 
Fonte: Gianni Lannes
 
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Kissinger & Napolitano
 
Ecco la mia risposta ufficiale ai criminali di STATO che in maniera anonima tentano di intimidirmi al fine di azzerare la mia libertà di espressione! Si può eliminare una persona, ma è impossibile uccidere le sue idee.
 
di Gianni Lannes
 
La guerra non coincide con la sicurezza del Belpaese: un pretesto dietro cui nascondere l’assenza totale di sovranità. L’articolo 11 della Costituzione repubblicana è carta straccia per il capo abusivo del quirinale e per l’inquilino su conto terzi di palazzo chigi. Il Presidente pro tempore della Repubblica, in un messaggio alla Marina militare del 10 giugno 2013, ha dichiarato che «nei limiti dell’attuale difficile contingenza economica che impone un sostanziale ridimensionamento della spesa pubblica, la Marina ha intrapreso, in sinergia con Esercito, Aeronautica e Arma dei Carabinieri, un fondamentale processo di riforma volto alla razionalizzazione delle strutture in senso interforze e alla loro progressiva integrazione in ambito europeo, secondo i lineamenti definiti dalla legge delega».
 
Risulta difficile se non proprio impossibile individuare quale sia la reale razionalizzazione: la legge cosiddetta di stabilità, taglia quattro miliardi di euro a sanità, scuola e sicurezza. Come si giustificano, allora, alcune ingenti spese militari quali l’acquisto di 90 cacciabombardieri nucleari F-35 della Lockheed (considerati dagli stessi tecnici governativi USA degli autentici bidoni volanti), attualmente al prezzo di 140 milioni di euro cadauno, salvo lievitazioni in corso d’opera?
 
 
L’unica reale necessità e la imminente guerra atomica imposta e pianificata da Washington. Infatti, proprio alcuni giorni fa si è conclusa un’esercitazione nucleare nei cieli d’Italia, mandata in onda dalla NATO.  Per la cronaca documentata: in Italia è presente un arsenale atomico di proprietà degli Stati Uniti d’America, in violazione del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), pronto all’uso. Alla voce bombe atomiche tattiche, modello B 61: potenza variabile da 0.3 a 170 chilotoni (la bomba sganciata su Hiroshima nel 1945 aveva una potenza di appena 13 chilotoni). I piloti dell’aeronautica militare italiana, in particolare del sesto stormo di stanza a Ghedi, da anni si addestrano a bordo dei tornado, all’uso dei predetti ordigni nucleari (custoditi in condizioni di insicurezza per la popolazione civile).
 
 
 
Il 17 giugno 2013 è stato pubblicato il bilancio triennale della Difesa, dal quale si evince un aumento della spesa di 145.000.000 euro rispetto al bilancio approvato dal Parlamento per il 2011: stanziamento complessivo di 20.702.000.000 euro (con un aumento pari allo 0,7 per cento). Anche negli anni 2014 e 2015 sono previste spese per oltre 14 miliardi all’anno, per cui non si intravede il caldeggiato contenimento delle spese.
 
Non è tutto. Il programma di cooperazione internazionale italo-francese Fremm prevede, per l’Italia, l’acquisizione di 10 fregate multi-missione (6 di tipo “General Purpose”, caratterizzate da elevata flessibilità di impiego operativo, e 4 di tipo antisommergibile, caratterizzate da maggiori capacità in tale particolare forma di impiego operativo); sulla base dell’accordo raggiunto fra nazioni ed industria, è stato firmato il 16 novembre 2005 il contratto relativo alla fase di sviluppo, costruzione ed accettazione in servizio delle unità per le quali è altresì prevista la fornitura di supporto logistico iniziale.
 
Il 9 maggio 2006 è stato siglato il primo atto aggiuntivo al contratto relativo alle fasi di sviluppo, progettazione di dettaglio e costruzione delle prime due unità nazionali. L’ordine di consegna delle navi prevedeva la produzione della prima da consegnarsi nel 2012, seguita da 4 navi antisommergibile e le restanti 5 “General Purpose” ad un ritmo medio di un’unità navale l’anno fino al 2021; 6 navi risultano già finanziate, ultima tranche con la legge di bilancio 2013; la prima fregata è stata consegnata all’Italia; nell’ambito di tale programma la Francia ha ordinato 17 fregate Fremm, poi ridotte ad 11 (più una per l’Armata reale marocchina); come risulta dalla scheda tecnica delle navi, la vita minima attesa da tali fregate è di 30 anni; in un’ intervista alla stampa (anno 2013), l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi ha dichiarato un ulteriore piano di acquisto per 12 fregate di dimensioni più ridotte (6 da consegnarsi subito, 6 successivamente) dal costo unitario di circa 250.000.000 euro ognuna, per un totale di 1.500.000.000 euro.
 
Le fregate attualmente operative per la Marina militare italiana sono 8, classe “Maestrale”: “Aliseo”, in servizio dal 1983, “Espero” (1985), “Euro” (1984), “Grecale” (1981), “Libeccio” (1981), “Maestrale” (1982), “Scirocco” (1983), “Zeffiro” (1985); dato che la vita minima di tali navi è di 30 anni, come si evince dalla loro scheda tecnica, si può constatare come 5 fregate l’abbiano a mala pena raggiunta, 3 invece siano addirittura sotto tale soglia minima; l’acquisto di 10 nuove fregate comporterebbe, sempre che parallelamente vengano dismesse quelle attualmente operative, una sostituzione pressoché integrale della flotta entro il 2025 stando alle linee programmatiche della Marina militare presentate a Roma il 19 giugno 2013; l’acquisto di ulteriori 12 piccole fregate comporterebbe un rinnovo al 40 per cento del parco navi di quella portata; l’acquisto delle 10 fregate Fremm comporta per l’Italia una spesa di circa 6.000.000.000 euro (a fronte dei 4.500.000.000 euro inizialmente previsti), senz’altro di grande rilievo sul bilancio dello Stato, specialmente in un momento di difficoltà nel quale, per reperire somme paragonabili, si incide sull’aliquota Iva o sull’aumento di altre tasse; l’acquisto di 12 mini-fregate comporterebbe una spesa di ulteriori 3.000.000.000 euro, e al riguardo si possono riportare le considerazioni appena svolte; secondo fonti ufficiali francesi ogni vascello Fremm è costato invece alla Francia circa 470.000.000 euro, per un totale di meno di 6 miliardi di euro a fronte dell’acquisto di 12 navi.
 
Torniamo a scrutare il cielo. La partecipazione dell’Italia al programma F-35 viene presentata come un grande affare, ma non si dice che, mentre i miliardi dei contratti per l’F-35 a capacità nucleare entrano nelle casse di aziende private, quelli per l’acquisto dei caccia escono dalle tasche degli ignari contribuenti.
 
L’ambasciatore del governo statunitense nella colonia italiana a stelle e strisce, ha evidenziato, come sia d’importanza strategica per le capacità militari future degli Stati Uniti e dei Paesi alleati, la realizzazione dei nuovi caccia F-35, aggiungendo fra l’altro, che da quando l’Italia ha progressivamente diminuito il piano originale di acquisizione da 131 a 90 aerei, si sono determinati una serie di effetti negativi in termini economici, a causa delle riduzioni delle partecipazioni industriali associate con la realizzazione degli F-35, che hanno provocato una significativa perdita dei posti di lavoro; il segretario aggiunto della difesa per la sicurezza internazionale americano, ha esortato a tal proposito l’Italia di riconsiderare il piano di dismissione della riduzione della realizzazione dei velivoli F-35. L’esponente governativo americano ha asserito fra l’altro che le relazioni internazionali tra gli Stati Uniti e l’Italia, non sono mai state così salde e che il personale tra civile e militare americano composto da più di 30 mila unità, riveste un ruolo essenziale nella sicurezza collettiva in particolare nell’area strategica del Mediterraneo. E così mentre in Parlamento viene approvata la mozione presentata da Scanu del Pd che getta fumo negli occhi dell’opinione pubblica, secondo un comunicato della Lockheed mai smentito dal governicchio telecomandato di Roma, il governo USA accende un nuovo contratto di acquisto di altri F 35 per fare a guerra sul  conto dell’Italia.
 
Come mai Matteo Renzi non ha ancora risposto alle seguenti 4 interrogazioni parlamentari a risposta scritta (4/03398 del 30 gennaio 2014, numero 4/01592 del 30 gennaio 2014, numero 4/01594 del 4 febbraio 2014, numero 4/00663 del 30 maggio 2013), di cui una del senatore Felice Casson, cofirmata da altri 8 senatori del Piddì?
 
riferimenti:
 
 
 
 
 
 
Italia: sempre più guerra, tanto pagano cittadine e cittadiniultima modifica: 2014-11-07T21:28:32+01:00da davi-luciano
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