I cantieri sono utili ma hanno un costo

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In questi giorni si è scatenato un dibattito ideologico sul Tav Torino-Lione, progetto relativamente piccolo rispetto ai 132 miliardi di (scarsi) soldi nostri che si vorrebbero spendere in progetti di incerta utilità. Tv e giornali sono pieni di servizi, principalmente con linea pro-Tav (i quattro maggiori quotidiani, Repubblica, Stampa, Corriere e Sole 24 Ore, sono  esplicitamente schierati).

Tra i sostenitori dell’opera che appaiono più spesso ci sono Piero Fassino, Sergio Chiamparino, Stefano Esposito, tutti del Pd, e altri parlamentari, tutti piemontesi.

Il problema è che l’opera, per la parte italiana, sarà pagata al 100% dallo Stato, cioè anche dai contribuenti toscani e siciliani, mentre i benefici (per quanto modesti rispetto ai costi) saranno goduti principalmente dai piemontesi.

L’ovvia obiezione è: l’opera serve di sicuro tutto il Paese, quindi s’ha da fare (“senza guardare ai costi”, secondo un articolo del Sole 24 Ore).

Ma anche in Veneto chiedono a gran voce l’Alta Velocità Brescia-Padova (che costa il doppio del Tav e che anch’essa deve essere pagata da tutti gli italiani).

E pure questa non è una manifestazione di egoismo, servirà a tutti!

E questo sarà di certo vero anche per il molto discusso ponte sullo stretto di Messina, per l’Alta Velocità fino a Palermo, poi ci sarebbe un bel progetto di tunnel sottomarino tra Trapani e Tunisi, presentato qualche anno fa…

Chi può dubitare che l’Alta Velocità sia una cosa meravigliosa?

Abbiamo già speso 35 miliardi di euro negli ultimi vent’anni, pagati quasi per intero dallo Stato, cioè da tutti, anche da chi non la userà mai.

Ma l’economia del Paese non è cresciuta in modo esattamente fantastico. Costruire ancora molte tratte, come ovunque si chiede, ci porterebbe sì velocemente alla meta, ma in Grecia, data la situazione dei nostri conti pubblici.

E ora veniamo alla vituperata analisi costi-benefici (ACB). 

Strumento economico universalmente accettato come metodo relativamente semplice e rapido per supportare le decisioni pubbliche. 

Cosa dice, in sintesi? Meglio investire in progetti che costano poco allo Stato, e dove ci si aspetta molto traffico e molti benefici ambientali, che viceversa.

L’ACB deve “supportare” le decisioni pubbliche, non sostituirle.

Ci possono essere altre variabili da considerare: per esempio il supporto a territori svantaggiati, tipo il Mezzogiorno. Ma proprio qui viene più utile l’ACB: costringe, se è negativa come spesso accade in aree marginali, a confrontare la perdita di benessere collettivo che quel progetto genera in generale con alternative che, a pari costo, potrebbero anch’esse aiutare lo sviluppo dell’area

Celebre un caso olandese: il governo chiese un’analisi costi-benefici comparativa per lo sviluppo di una regione svantaggiata, la scelta era tra un’autostrada e una ferrovia. 

Gli analisti conclusero però che era più efficace, a parità di spesa pubblica, intervenire sul mercato del lavoro di quell’area, che non costruire infrastrutture di trasporto. 

Il governo si mosse nel senso raccomandato, almeno quella volta.

Il settore delle grandi opere civili, tunnel soprattutto, per ogni euro pubblico speso genera pochissima occupazione diretta e indiretta.

Sul cantiere Tav, per esempio, lavoreranno in media circa 500 persone per 10 anni, poi stop.

Il grosso lo fanno enormi “talpe” e macchine di movimento terra.

Immaginiamo invece di spendere quei soldi in ristrutturazioni edilizie, scuole e ospedali compresi, e manutenzione delle scassatissime infrastrutture esistenti. È evidente che non solo si occuperà molta più gente in modo diretto, ma anche molto più in fretta.

Poi parliamo dell’occupazione indotta: nel caso del Tav si attivano soltanto macchine di scavo e movimento terra, magari neppure prodotte in Italia.

Nel caso delle ristrutturazioni e manutenzioni, invece, fornitori di vetri, di serramenti, di impianti elettrici idrici e di riscaldamento, di produttori di vernici e mobili e apparecchiature. In alcuni studi settoriali si parla di 15-17 mila posti di lavoro creati per miliardo investito, per esempio, nelle riqualificazioni degli edifici (Cresme, Ance, ecc.)

Non sembra esserci confronto. E infatti i difensori delle grandi opere confronti non ne fanno: calcolano cifre mirabolanti di occupazione indotta, ma sempre in perfetto isolamento. I confronti sono pericolosi.

Queste considerazioni valgono per tutte le opere sul tavolo: molte sono di certo utili, ma è sempre meglio fare i conti invece che affidarsi all’ “arbitrio del principe”, soggetto destinato spesso a cambiare e a prendere nuove decisioni arbitrarie.

L’ex ministro Graziano Delrio aveva promosso questo approccio, prima di cambiare idea per tutti i progetti definiti da lui come “strategici”.

I cantieri sono utili ma hanno un costoultima modifica: 2019-02-20T21:38:06+01:00da davi-luciano
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