Livorno: Social card per i poveri non ci sono più, 480 persone nell’indigenza più assoluta

I poveri? Si suicidino. Che si deve lottare per loro? Si deve manifestare? Non pare secondo i depositare della giustizia ed eguaglianza. Per loro niente 35 euro al giorno
 

24 gennaio 2015

Ora che sono mancati loro, anche quei pochi soldi che venivano dati ogni mese dal Comune, forse, come si diceva una volta, “non hanno nemmeno gli occhi per piangere”. E difatti non sono venuti a versare lacrime, ma a reclamare un aiuto che per gente che deve affrontare mille problemi, diventa per forza un diritto. E lo fanno con una dignità che molti, più fortunati, dovrebbero invidiare: non fanno scenate, non insultano, spiegano solo, e lo fanno bene, cosa significa vivere nella povertà ormai assoluta e non avere nemmeno un piccolo appiglio a cui sorreggersi.

 Sono alcuni dei 480 livornesi che fino allo scorso dicembre ricevevano dai servizi sociali del Comune il contributo economico che veniva erogato attraverso la social card e che da gennaio non lo hanno più. Pochi soldi, al massimo qualche decina di euro (prima si arrivava a 100 euro al mese, ora si va dai 40 agli 80), ma che per chi non ha niente o quasi, diventano per forza tanti: come spiegano questi nostri concittadini, a volte 30 o 40 euro significano la differenza tra poter pagare un affitto minimo alle case popolari, o non poterlo fare, col rischio di piombare nell’incubo dello sfratto, oppure saldare una bolletta e poter avere ancora l’acqua in casa, oppure ancora poter mettere in tavola qualcosa per sé e per i propri familiari. Insomma sono necessari per sopravvivere in qualche modo.

«Il servizio è stato cancellato dal primo del mese – conferma Marco Solimano, presidente dell’Arci, che aveva fino ad ora gestito il servizio – e semplicemente non c’è più questo contributo. E questa decisione, oltre a mettere in difficoltà tutti coloro che lo ricevevano ci ha anche costretto a dover licenziare l’impiegata, una madre di famiglia, che avevamo assunto per svolgere questa incombenza».

E cosa vuol dire affrontare questo taglio ai loro già magri bilanci lo spiegano in una lettera, firmata da “Monica Selci e i suoi amici poveri”, tre pagine scritte in stampatello dove le parole pesano come macigni, in cui si spiega cosa vuol dire non poter più far conto su questo aiuto e in cui, ad un certo punto, ci si domanda cosa dovranno fare adesso queste persone: “…spacciare, rubare? Le donne giovani vendere il loro corpo?”. E la lettera, in cui si chiede “come riesce il sindaco a dormire la notte se 480 persone non mangiano e rischiano di essere sfrattate”, ma anche un confronto con l’amministrazione comunale e allo stesso tempo anche alle chiese di Livorno di sostenerli pubblicamente, anche ttraverso le colonne del giornale, “seguendo il comportamento di papa Francesco per i poveri”, sembra essere l’inevitabile punto di arrivo del taglio al sociale deciso dalla giunta Nogarin lo scorso dicembre, quando sono stati azzerati i 326.000 euro annuali distribuiti attraverso le carte sociali ai più poveri. È vero che il gruppo consiliare dei Cinque Stelle ha, nel giro di un paio di settimane, subito corretto il tiro, con un emendamento che chiede di recuperare per il sociale i fondi recuperati nelle economie di bilancio e che l’assessore Ina Dhimgjini, spera di poter reintrodurre questa forma di sostegno già nel prossimo febbraio, ma intanto i fatti sono questi: le social card a gennaio sono desolatamente vuote. E adesso Monica e i suoi amici chiedono di poter parlare col sindaco Nogarin e di nuovo con l’assessore Dhimgjini, che aveva spiegato loro che sarebbero arrivati dei fondi per le carte sociali, ricordando che “la vita è un diritto di tutti, anche di chi è povero”.(…)

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Livorno: Social card per i poveri non ci sono più, 480 persone nell’indigenza più assolutaultima modifica: 2015-01-25T17:37:07+01:00da davi-luciano
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