“Sul Tav l’accordo è possibile”, Bono rompe il tabù del M5s

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Lo Spiffero

Con realismo il leader dei grillini piemontesi apre a soluzioni di mediazione. “Non abbiamo vinto le elezioni e governiamo con la Lega”. E alla frangia dei “contras” che siede in Sala rossa ricorda: “In politica alcune battaglie si vincono altre si perdono”

“La politica è lo spazio del possibile, non dell’impossibile”. Anche per la Tav. L’ultimo dei paletti piantati dai Cinquestelle rimasto ancora in piedi, dopo che s’erano presto afflosciati quelli di Ilva Tap solo per citarne un paio, la TorinoLione pare sempre più l’asta su cui è pronta ad essere issata la bandiera della realpolitik del grillismo di governo. “La partita è in mano al Presidente del Consiglio, lasciamolo lavorare tranquillamente e serenamente. Credo si cercherà di trovare un accordo e qualunque progetto vada verso la modernizzazione e il miglioramento della linea ferroviaria esistente, evitando il tunnel di base, dal mio punto di vista può essere ben accolto. Se sono ottimista? Certo: sono fiducioso, sicuro no, ma fiducioso sì”.

Eccola la la concretezza politica al tempo della strana alleanza con la Lega, declinata ed esplicitata al maschile sul più storico e simbolicamente importante terreno di battaglia dei grillini dalla figura che indubbiamente incarna più di ogni altra le origini e la storia del movimento in Piemonte. Nessuna abiura, nessuna retromarcia, ma se un politico intelligente e scaltro, navigato da due legislature regionali e altrettante candidature alla presidenza del Piemonte, qual è Davide Bono, approccia il tema della Tav col sano realismo dell’arte del possibile e i rischi dell’imponderabile, ecco che forse anche quell’ammissione del viceministro Laura Castelli proprio in merito alla grande opera ferroviaria – “Al Governo ho capito che non è tutto bianco o tutto nero” – appare come un tratto di confessata e perdonabile ingenuità, dopo tanto perentorie quanto traballanti premesse e promesse.

E allora, realisticamente, Bono che cosa succederebbe nel Movimento nel caso in cui i lavori proseguissero così come sono stati progettati, insomma se Giuseppe Conte alla fine dicesse: la Tav si fa, così com’è?
“Non si ragiona con i ma e con i se. E poi io non credo che succederà questo”.

Facciamo come se accadesse.
“Io posso dire cosa penso io, non cosa potrebbe accadere nel Movimento. Succede che va avanti l’opera poi si deciderà cosa fare al nostro interno, io tra l’altro non sono neppure più un eletto”.

Non si sminuisca, nessuno se la immagina al di fuori della politica e si parla di lei come del futuro coordinatore regionale del partito. Ma questa è un’altra storia, restiamo sullo scenario della Tav.
“Ecco, lo scenario è questo: noi siamo in un Governo con un’altra forza politica quindi non è che possiamo fare l’impossibile. Nel contratto di governo è previsto di ridiscutere integralmente l’opera e i nostri parlamentari lo stano facendo. Quindi io credo e confido che verrà ridiscussa integralmente”.

A lei ovviamente non piace e dice che non succederà, ma sempre nel caso arrivasse il via libera per voi sarebbe una sconfitta e cosa cambierebbe al vostro interno?
“Per me non cambia nulla rispetto al mio posizionamento nel M5s. Sono convinto che si stia facendo tutto il possibile per portare a casa il risultato. E sono altrettanto convinto che si andrà verso una ridiscussione integrale dell’opera. Detto questo, però nella politica alcune battaglie si vincono alcune battaglie si perdono”.

In quel caso, tra i due alleati di Governo, la battaglia sarebbe la Lega a vincerla.
“Fossimo stati al governo da soli e non avessimo portato a casa il risultato saremmo stati dei pirla. Governando con un’altra forza politica si cerca di fare il possibile. Io sono ottimista, perché penso che ci sia lo spazio per arrivare a una mediazione”.

Il viceministro Castelli sono mesi che lavora alla ricerca di un compromesso, ieri con contatti sottotraccia, adesso più esplicitamente con il sostegno al progetto dell’ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano.
“Non so di questi contatti, lo dice lei”.

Sì. Lei dica che cosa ne pensa.
“Il progetto di Durbiano gira da molto tempo. Si possono fare tante proposte, basta che non ci sia il tunnel di base: ha un costo notevole e un impatto ambientale importante. E poi quello rimane uno dei nostri valori fondanti, il No è a un tunnel. Non farlo sarebbe un buon risultato. Costruire una seconda galleria al Frejus e migliorare la tratta esistente sarebbe un risultato per tutti. E sarebbe anche un modo per uscire dall’impasse”.

Con la Lega, ovviamente. A proposito, il professor Marco Ponti capo del gruppo che ha realizzato l’analisi costi-benefici sostiene che non lo considera più nessuno e che del suo lavoro non si parla più.
“Lui avrebbe voluto che si fosse presa una decisione immediata. Ma non dipende da noi se l’altro contraente non vuole farlo… Fosse stato per noi una decisione negativa sulla Tav l’avremmo presa da tempo. È Salvini che frena”.

In verità sembra voler accelerare a riaprire bandi e cantieri. Nel qual caso la parte più dura e, passi il termine, integralista dei Cinquestelle che farà? Viene da pensare a una buona parte del gruppo consiliare al Comune di Torino, molto più dura dell’altra, per non dire rispetto alla sindaca Chiara Appendino.
“Mi sembra che una parte sia eccessivamente dura. Si potrebbero chiamare contras. Contrari a tutto quello che fa il Governo”.

E la sindaca troppo debole sulla Tav?
“Ma no, cosa avrebbe dovuto fare di più? E poi su una materia che non le compete”.

Senta Bono, adesso si cercano vie d’uscita, mediazioni, accomodamenti, ma il ministro Danilo Toninelli ha continuato a dire no anche finita la campagna elettorale.
“Ovvio che se avessimo vinto le elezioni e fatto il 40%  con maggioranza a Camera e Senato non avremmo avuto problemi ad andare da Macron a dirgli: per noi il Tav non si fa. Non sarebbe stato bello, perché un’uscita unilaterale da un trattato non è mai bello, ma si poteva fare. Nell’attuale condizione è tutto molto più complicato”.

Dicevamo di Toninelli: ha sempre detto no Tav, punto. Come la mettiamo se si cerca una mediazione?
“Deve chiederlo a lui”.

Intanto a lei chiedo se non crede che la Tav, anche tra i vostri parlamentari, interessi quasi solo ai piemontesi.
“A me dicono che interessa moltissimo. Però, è ovvio che la Tav ha una localizzazione geografica. Il Tap interessava anche noi, ma era una cosa che colpiva di più i pugliesi. Detto questo sono sempre soldi degli italiani e se si riesce a risparmiare qualche miliardo e investirlo nelle scuole, nelle strade e nelle ferrovie dei pendolari credo che sia un buon risultato”.

Sa che non è proprio così facile, anzi pressochè impossibile usare altrimenti quei soldi, ma dica: lei è davvero convinto che alla fine Conte, magari tirando fuori una delle alternative, dirà che l’Italia decide di non andare avanti con il tunnel?
“Intanto diciamo che c’è un problema con la Francia: il ministro dell’Economia dice che non vuole la Tav, Macron dice che la vuole. Quindi sul tavolo delle trattive più proposte ci sono meglio è. Io sono ottimista. Poi è vero che nella politica succede di tutto”.

Anche che il no alla fine diventi un sì.
“Noi abbiamo provato a vincere le elezioni, ma non siamo riusciti ad avere la maggioranza per governare da soli. Il Pd ci ha mandato a stendere, forse anche giustamente. E con la Lega si è trovato un accordo che si sta cercando di portare avanti tra mille difficoltà”.

Bono lei ha una lunga esperienza politica e non le sarà sfuggito che non tutti i vostri elettori sono così convintamente No Tav, più di un sondaggio lo attesta.
“Quando arrivi a prendere più del 30 per cento non tutti sono allineati su tutto. Quando eravamo al 5 o 8% c’era una maggioranza bulgara”.

Lei comunque resta fiducioso sul fatto che alla fine si troverà la quadra e il tunnel non si farà?
“Fiducioso sì, molto, ma sicuro no”.

“Sul Tav l’accordo è possibile”, Bono rompe il tabù del M5sultima modifica: 2019-06-26T18:04:31+02:00da davi-luciano
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