L’ALTRO 2 GIUGNO: GARIBALDI NON DEVE MORIRE ——- NIENTE RADICI NIENTE PRIMAVERE

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MONDOCANE

LUNEDÌ 3 GIUGNO 2019

“Il metodo più efficace per distruggere un popolo è negare e cancellare la sua comprensione della propria storia”. (George Orwell)

https://www.youtube.com/watch?v=OSzw_O5v6Cc da ascoltare in sottofondo

L’altro giorno, in occasione della Festa della Repubblica, che qualcuno ha percepito come Festa delle Forze Armate, Olimpo della Repubblica, ci siamo occupati di quei tre generali, tutti ex-capi di Stato Maggiore, tutti dell’Aeronautica, che hanno rifiutato di presenziare alla parata militare in via dei Fori Imperiali. La motivazione? Una ministra della Difesa troppo pacifista (per costoro il pacifismo, seppure nella forma ridotta di un limite alla prevalenza delle ragioni  e spese di guerra, è diventata una colpa, un delitto), si sarebbe addirittura permessa di tagliare le pensioni d’oro (2% su 100mila euro e passa), come a tutti i “dorati” delle Istituzioni, di mettere il becco nella valutazione delle carriere con le loro porte girevoli tra FFAA e industrie, di far sfilare dei civili davanti ai baldi militi, di sostenere il sindacato dei soldati, di tergiversare sull’acquisto di quello che viene definito il peggiore prodotto del complesso militar-industriale Usa, l’F35 e tanti altri misfatti.

Noi avremmo voluto chiedere a questi signori cosa gli impedisce, a un quarto di secolo, di parlarci di chi ha voluto far ammazzare i miei colleghi al TG3, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e, per depistare, ha fatto fare 17 anni di galera all’innocente somalo Hashi Omar Hassan (e, non fosse stato per “Chi l’ha visto”, sarebbe ancora dentro).

Noi vorremmo contrapporre a questi generali, sui quali il Fatto Quotidiano ha fatto una precisa prima pagina, un altro generale. Sempre in occasione del 2 giugno, ormai per fortuna superato, con tutti i suoi clangori marziali e le uscite inopportune e inconsapevoli di Roberto Fico. Meritevole di essere festeggiato più di qualsiasi altro pari grado della storia patria, che poi è andata vantando tipi come il Bava Beccaris, macellatore savoiardo di lavoratori, il fucilatore dei propri soldati e fallimentare stratega savoiardo Cadorna, lo stragista fascista Graziani, il fellone savoiardo Badoglio. Giuseppe Garibaldi, il 2 giugno 1882, muore a Caprera, dove s’era ritirato per disgusto dell’Italia dei Savoia, del Vaticano e di De Pretis. Non cosmopolita dell’indistinto, ma internazionalista delle nazioni, sull’altare dei nostri penati non deve morire mai.

So benissimo che ora meridionalisti e neoborbonici mi scaglieranno addosso le solite frecce acuminate con le quali trafiggono qualsiasi mio riferimento al Risorgimento. Ma continuo a considerare il Risorgimento di Garibaldi, Mazzini, Pisacane, Mameli, dei Bandiera e dei tanti altri, caduti tra Napoli, Roma, Venezia e le guerre d’indipendenza, il momento più alto, generoso, pulito, della nostra Storia nazionale. L’unico antimperialista, prima della stagione dei partigiani.. Con tutte le insufficienze, le cadute, gli errori, le atrocità che accompagnano i grandi rivolgimenti. Che non sono mai pranzi di gala. Abbiamo conquistato quella unità della nostra comunità storica, territoriale, linguistica, culturale, geografica, di intenti, che è un bene del quale oggi i predatori globalizzanti cercano a forza di guerre economiche e psicologiche di privarci.

Garibaldi di questo processo è stato il nobilissimo protagonista. L’eroe. Con tutti i suoi difetti e le sue azioni sbagliate e improvvide, come sono anche ricordate nel testo storico che ho ricevuto e qui pubblico. Ci sarà un motivo per cui le Brigate Garibaldi dalle liberazione della patria dal nazifascismo hanno messo il nome dell’eroe dei due mondi sui loro vessilli. O erano sovranisti, nazionalisti, populisti anch’essi?

Fanno di tutto, i globalisti del capitalismo planetario e autocratico, per recidere le nostre radici, garanzia di vita e di nuove primavere del tronco, per privarci dell’anima, del nome, dell’identità. Prendendosela col sangue, che è qualcosa di più dei globuli rossi o bianchi, e che ci accusano di interpretare come lo concepirono quelli della razza superiore (ce ne sono anche oggi, in forma di Stato, belli rispettati), fanno passare lo jus soli, una terra concepita come mensa dei nomadi poveri. Il famigerato manzoniano volgo disperso che nome non ha.E lo strumento immediato per ridurci così sarebbe quel mostruoso, malavitoso e abusivo leviatano che è la UE, azzeratrice per conto USA della conquista della libertà. Vedi Grecia. 

Ci  dicono, con intento  diffamatorio, “sovranisti “, affiancando ai patrioti veri, tromboni simulatori che sovranisti si proclamano mentre non sono che una manovra di dequalificazione del concetto di sovranità popolare e nazionale al servizio dello stesso capitalismo planetario autocratico. Come disvela ll criminale progetto di annullare secoli di lotta e sangue, frantumando il paese in frammenti dove il Nord ritorna a divorare il Sud, mentre si offre al servizio di chi è ancora più a Nord. Servi dei più potenti, che della propria sovranità fanno lo strumento militare, economico, istituzionale, mediatico, per negarla agli altri. Ai deboli. Dominanti e dominati. E di mezzo i raccattapalle. Popolo ed élite, dicotomia che è diventato politicamente scorretto riconoscere.

Negando la nostra storia, neghiamo chi siamo e facciamo da palo ai rapinatori. Non abbiamo i loro eserciti, le loro banche, la loro industria della manipolazione. L’unico modo per salvarci è una nostra superiore coscienza nazionale e volontà di autodeterminazione. Viva Garibaldi. Gramsci è d’accordo. E il sinistro rinnegato e il destro venduto, peste li colga.

Paola Claudio Munzi Tosi

2 giugno 2017 ·

Anniversario della Repubblica?
Mah! Sappiamo che fin dalla nascita questa “repubblica” è stata condizionata dall’imperialismo americano che ha provocato la caduta del governo Parri, l’unico governo che voleva un’Italia veramente democratica, popolare e sovrana, e perciò autenticamente repubblicana, pur avendo operato sotto la forma istituzionale monarchica.
Per questo, per la giornata di oggi proponiamo un’altra memoria:

MEMORIA 2 giugno

Il 2 giugno 1882 muore nella sua casa nell’isola di Caprera (Sassari) dopo una breve malattia GIUSEPPE GARIBALDI (74 anni) patriota Risorgimentale condottiero rivoluzionario uomo politico e Padre della Patria. Fu Padre e difensore della Repubblica Romana del 1849.
Noto anche con l’appellativo di “Eroe dei due mondi” per le sue imprese militari compiute sia in Europa sia in America Meridionale, è la figura più rilevante (insieme a Mazzini e a Cavour) del Risorgimento e protagonista controverso dell’unificazione italiana. Lo scrittore francese Victor Hugo ( 1802- 1882) che lo conobbe scrisse di lui:
“Garibaldi cos’è Garibaldi? E’ un uomo niente altro che un uomo. Ma un uomo in tutta l’accezione sublime del termine. Uomo della libertà uomo dell’umanità. ”Vir“ direbbe il suo compatriota Virgilio.”
La popolarità di Garibaldi, la sua capacità di sollevare le folle e le sue vittorie militari diedero un contributo determinante all’unificazione dello Stato italiano premiandolo con una popolarità enorme tra i contemporanei – solo a titolo di esempio si possono citare le trionfali elezioni (nel 1860, nel 1861 al Parlamento subalpino poi italiano e nel 1874 eletto deputato del Regno d’Italia) e il trionfo che gli venne tributato a Londra nel 1864. Numerose furono anche le sconfitte fra le quali particolarmente brucianti furono quelle di Roma (1849) dell’Aspromonte (1862) e di Mentana (1967): queste ultime due lo opposero a una parte rilevante dell’opinione pubblica italiana che in tutti gli altri episodi della sua vita lo aveva grandemente amato.
Nonostante la sua profonda stima nei confronti di Mazzini (Garibaldi aveva iniziato la sua avventura di patriota subito dopo aver aderito alla Giovine Italia nel 1833) ebbe forti dissidi con lui circa l’atteggiamento da tenere nei confronti di Casa Savoia: infatti Garibaldi accondiscese a divenire sostenitore della monarchia sabauda (pur essendo convinto repubblicano) finché questa dimostrasse di credere fermamente nella causa italiana e assumendo la guida dell’esercito piemontese contro l’Austria (1858-59).
Garibaldi, pur ritenendo lecita l’uccisione di nemici in battaglia e traditori in tempo di guerra, a partire dal 1861 si batté per l’abolizione della pena di morte proponendo varie volte una legge che la abolisse nel Codice penale vigente. Un altro grande impegno di Garibaldi fu quello per la pace tra i popoli: nonostante le numerose guerre egli riteneva lecito usare la forza militare solo per liberare le nazioni e difendersi dai nemici, manifestando altrimenti una forte convinzione pacifista e umanitaria. Per questo avversò sempre con forza le mire espansionistiche coloniali che da subito animarono il giovane Regno d’Italia affermando che se l’Italia avesse tolto la libertà e la sovranità ad un altro popolo egli avrebbe combattuto con quel popolo contro gli italiani.
Garibaldi criticò le misure prese contro il brigantaggio meridionale postunitario dal nuovo governo italiano, come l’uso della legge marziale e la feroce repressione; nonché la rigida estensione della leva militare obbligatoria piemontese al sud Italia che giudicava controproducente preferendo l’entusiasmo volontaristico che aveva animato i suoi eserciti. Nel 1868 scrisse all’attrice Adelaide Cairoli:
“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale temendo di essere preso a sassate essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio.”
Garibaldi fu un grande amante della natura e degli animali: questo grande amore si palesò quando nel 1871 anno nel quale Giuseppe Garibaldi, su esplicito invito di una nobildonna inglese lady Anna Winter contessa di Southerland, incaricò il suo medico personale di costituire una Società per la Protezione degli Animali annoverando la signora Winter e Garibaldi come soci fondatori e presidenti onorari; oggi la società è nota come Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA). Attualmente l’ENPA è il più antico e importante ente di protezione e salvaguardia animale in Italia. In seguito a queste riflessioni e azioni animaliste Garibaldi divenne quasi vegetariano in tarda età e rinunciò alla caccia (che era stata una sua grande passione fin da giovane) in nome del rispetto della vita degli animali.
Garibaldi fu notoriamente uomo di costumi semplici e quasi vicino alla povertà non avendo mai in alcun modo approfittato in senso personale di vittorie militari e politiche e della fama straordinaria di cui godeva. Cercò di guadagnare qualcosa per vivere scrivendo libri e con il lavoro agricolo nella sua Caprera e usò lo stipendio di parlamentare per aiutare le famiglie dei reduci dei “Mille” che non avevano ricevuto alcun riconoscimento economico dallo Stato. E soprattutto conservò un forte tratto di umiltà e di rifiuto di apparire come “prima donna“: il 26 gennaio 1875 Garibaldi all’ età di 67 anni è a Roma per prendere possesso del suo scranno in Parlamento come deputato del Regno d’ Italia. Il giorno stesso del suo arrivo giunge a Montecitorio accolto dai deputati della Sinistra con grandi applausi che s’interrompono solo quando il generale pronunzia il giuramento. Poi chiamato al balcone della casa dove abitava a Roma dagli applausi scroscianti della folla e infastidito dall’eccessivo entusiasmo pronunciò la famosa frase: «Italiani siate seri!».
Il 27 settembre 1880 Garibaldi si dimette dal Parlamento prevedendo la non attuazione dei suoi ideali politici e in segno di protesta si ritira definitivamente a Caprera. Nella lettera di dimissioni dichiara che non intende più far parte dei
«legislatori in un Paese dove la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai gesuiti e ai nemici dell’ unità d’ Italia… Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita non questa miserabile all’interno e umiliata all’estero ed in preda alla parte peggiore della nazione.”
Ebbe tre mogli ( tra le quali spicca la prima ANITA GARIBALDI (1821- 1849)) e sette figli.

FORZA E ONORE!

Gruppo Laico di Ricerca.
http://www.gruppolaico.it

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:27

L’ALTRO 2 GIUGNO: GARIBALDI NON DEVE MORIRE ——- NIENTE RADICI NIENTE PRIMAVEREultima modifica: 2019-06-04T23:08:12+02:00da davi-luciano
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