CORONAVIRUS E DINTORNI , LABORATORIO ITALIA —- GRANDE ESERCITAZIONE “TUTTI AI DOMICILIARI E TUTTI IN GUERRA”

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MONDOCANE

MARTEDÌ 10 MARZO 2020

 

 Tornate alle vostre superbe ruine, /All’opere imbelli dell’arse officine, /Ai solchi bagnati di servo sudor. / Il forte si mesce col vinto nemico, / Col novo signore rimane l’antico; / L’un popolo e l’altro sul collo vi sta. / Dividono i servi, dividon gli armenti; / Si posano insieme sui campi cruenti / D’un volgo disperso che nome non ha /Alessandro Manzoni, Adelchi, Atto III).

Per “l’un popolo e l’altro” possiamo intendere correttamente Oligarchie globalizzatrici e loro euro- e italo-domestici

Ciao ragazzi, ciao  https://www.youtube.com/watch?v=B4NitL90fKU Adriano Celentano, Ciao ragazzi, ciao: buona risposta al  “solo in casa” contiano

Nooo, nooo ! Ciao ragazzi, ciao. Voglio dirvi che… un giorno sono venuti a prendere anche me (te, lei, lui, noi) e non c’era più nessuno a protestare (tranne i detenuti, non quelli ai domiciliari come tutti, buoni buoni, ma gli altri, in carcere).

Un bignamino dell’esercitazione

E così vi traccio l’evoluzione di quanto ci stanno facendo attraverso la serie di titoli che, via via, ho immaginato per l’articolo che stavo pensando, mentre si passava, di doccia scozzese in doccia scozzese, fino al l’obnubilamento e alla sottomissione generali, dall’allarme forsennato, alla rassicurazione paterna, alla tranquillizzazione così così, a seconda dei propagandisti di turno, al catastrofismo assoluto. E dunque allo stato d’assedio proclamato dal Conte Pippo lunedì sera e spalmato sul colto e l’inclita a dosi maggiorate dai cantori di Big Pharma e dello Stato di Polizia.Volevo vedere come sarebbe andata a finire prima di scrivere e, nel frattempo c’erano da seguire altre baracconate, specie mediorientali, dei dirittioumanisti da plutocrazia.

Coronavirusando

La traccia dell’ultima mesata è questa:

–       GUERRA A CINA, EURASIA, VIA DELLA SETA, la globalizzazione in area di rigore

–        

–       Trovata, finalmente, l’arma di distruzione di massa! Non era in Iraq. COME USARE UNA SEMPLICE INFLUENZA CONTRO CINA, IRAN, NOI

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–       La più violenta invasione della privacy dal tempo del battesimo

–        

–       Di emergenza in emergenza la globalizzazione va al calcio di rigore (assegnato dall’arbitro venduto)

–        

–       Un paese di utili idioti e amici del giaguaro. Ora anche di buffoni che, quando c’è l’intenzione, sono anche cialtroni. E gli europei? Calmi e razionali. Siamo isterici, o ci portano ad esserlo?

–        

–       Una nazione di reclusi: Ce n’est que un debut

–       PROVE GENERALI DI STATO DI POLIZIA

–       e di guerra all’Eurasia

–        

–       STATO D’ASSEDIO! Dai “Pieni Poteri” al mojito sbertucciati da Conte, ai Pieni Poteri adottati da Conte e consacrati da tutti. E la Lega, che risente profumo di “Pieni Poteri”, ne chiede di più rigorosi. Tipo, che so, Palestina?

–       Emergenze ad usum delphini: Aids, strategia della tensione, aviaria, febbre porcina, mucca pazza, droga, terrorismo, migranti e guerre per i diritti umani. O SEI COMPLOTTISTA, O SEI CIECO. E FREGATO

–       ArIdatece er puzzone, che sta a questi come il bombardamento su San Lorenzo sta a Hiroshima. Fuggire in Russia si può?

Si stava meglio quando si stava peggio?

Ecco, l’articolo su Coronavirus ed effetti programmati, più che collaterali, potrebbe considerarsi bell’e scritto, alla maniera dei benemeriti Bignami. Però, scusate, mi viene da fare qualche altra considerazione, sempre inerente al Grande Piano Coronavirus. Però prima giustifico quel sarcastico “aridatece er puzzone”. Nasco in pieno fascismo e mi faccio, da “Figlio della Lupa” e poi Balilla, sfessanti sabato fascisti in attesa del gerarca a darci il buffetto. Ma c’erano ancora D’Annunzio, Pirandello, Marinetti, i più grandi architetti del mondo, l’organetto berbero con le nuove canzoni, tutti in classe vestiti uguali. Ho poi vissuto l’infanzia in pieno nazismo, tra parate, fame e bombardamenti a tappeto. Non ricordo uno Stato d’assedio come questo.

Non è che mi sarei aspettato di rimpiangere quei tempi. Ma sicuramente non mi sarei aspettato di vederne, alla vigilia dell’Ade, di peggiori. Quanti stati d’assedio alla Conte ha proclamato il fascismo? Ha perseguitato oppositori, confessioni religiose, ha fatto guerre. A volte da solo, a volte al seguito della Germania. Tutte cose che stiamo facendo anche noi, quasi sempre al seguito degli Usa. Ma anche della mafia, dell’UE, della massoneria, di Bilderberg. Dai, antifascisti di cartone, ora scatenatevi.

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Tutti carcerati, ma solo quelli negli istituti di pena si ribellano.

La vaghezza dei provvedimenti – “tutta Italia come la Lombardia” – rifilataci lunedì sera dal premier del bon ton, dalla cravatta, pochette e capelli a posto e dalla ghigliottina del totalitarismo nel non detto, ci lascia esposti a qualsiasi repressione poliziesca e penale. Questa è la scaltrezza. Esco di casa per non crepare di claustrofobia? Reato, punizione. Vado dal mio paese a quello vicino per una riparazione del cellulare, senza giustificazione del papà governo? Reato, punizione. Stringo la mano all’amico, bacio mia moglie, abbraccio mio figlio? Reato, punizione. Scrivo queste cose, saboto le misure cautelari anti-virus? Sono un untore, finisco dentro.

Ma per fortuna c’è la detenzione in casa e lì c’è la famiglia. Quella di Conte, Renzi (meglio di no, quella è a rischio detenzione altrove), Agnelli, Caltagirone, De Benedetti, Benetton, Bergoglio, Grillo e figlio di Grillo (a Porto Cervo a molestare Non una di meno), Che pacchia, come  ce la raccomandano perfino virologi, oggi tuttologi grazie alla virologocrazia, che poi è Bigpharmacrazia: piscina, parco, biliardo, megaschermi, galleria dei quadri preziosi, ricca biblioteca, videoteca, banchetti, freccette, poligono, tennis e ping pong, palestra, cantina dei vini buoni.

Smart working, mai più di due!

Ma come, non ci sono le piattaforme, non c’è la rete? Non ci sono telelavoro, telestudio, così suggestivamente anglicizzati in “smart working”? Tim Cook, Zuckerberg, Bezos, Bill Gates, già padroni del mondo e dei soldi, diventano gli dei dell’Olimpo. Tutto da casetta col computer. Niente più aggregati umani in ufficio, scuola, università, stabilimento, centro culturale. Niente più rapporti, amicizie, collaborazioni, organizzazioni, proteste, opposizione. Per la palestra, c’è la ciclette. Per la messa, l’altarino di casa come ai tempi dei penati (e non sarebbe un male). Per il circolo delle bocce, il tappetino sul tavolino e il boccino, per il bar con gli amici la macchinetta Lavazza, per la briscola, il solitario. E vedrai che nessuno alzerà mai più la cresta.

C’è casa e casa

Poi c’è la casa, casetta, porziuncola degli altri, magari in 40 metri quadri, magari da soli, magari con tre figli e un coniuge stremato addosso. Due stanzette, un tinello, letti a muro, cucinino. Ragazzi che si sfondano di videogiochi grondanti sangue con premi per stragi e devastazioni (li esalta “il manifesto”), in vista di un futuro da Folgore o Marines. I grandi si imbioccano sugli schermi trash di Barbara d’Urso, De Filippi, Mentana in delirio catastrofista (c’è da chiedersi chi lo spinga a tale semina di panico), propagandisti di complemento Vip, tipo Giovanotti, Fiorello, Guaccero, e trash, alla D’Urso, lo sportivo mentecatto, che ti puntano il ditino della riprovazione se stringi la mano, fustigano i calciatori che si dribblano ravvicinati, minacciano che qualcuno verrà a prenderti se in pizzeria stai a 99 centimetri dal commensale col quale, magari, ti sei accoppiato due ore prima. Impongono: “stai in casa che stai bene”. Parla per te, brutto stronzo!.Noialtri rischiamo la demenza senile anticipata, se anziani, e la catalessi psicologica e intellettuale, se no.  Sono diventati tutti gatekeeper nel nome della salute.

Come nei treni e bus dei pendolari

Salute e sesso: ecco come asfaltarci

Già, la salute! Il filo rosso inizia e finisce con l’antifascismo, potenziato dalla memoria dell’olocausto e dall’antisemitismo, inteso come sbigottimento di fronte a quanto fanno Israele e suoi emissari in giro per il mondo. E raggiunge un nodo decisivo, a forma di cappio, che si stringe intorno al sesso e alla salute, cardini della vita individuale e sociale. Chi non si arrende davanti alla minaccia alla salute? Alla minaccia del sesso che passa da fattore di vita a fattore di morte? Sono le pietre filosofali degli alchimisti stregoni del terzo millennio. Ecco la farmacista che fa entrare uno per volta, giacchè dentro rischierebbe di essere multata per non farli stare a un metro dall’altro.

Filo rosso, di emergenza in emergenza

Come sui cosiddetti rifugiati, o si parte dall’inizio del filo rosso, cioè dalla deportazione da casa propria per coercizione propagandistica (benessere in Europa, che poi diventa manovalanza schiavista e annientamento di tutte le identità e culture)), o non si capisce nulla. L’inizio del filo rosso è simboleggiato, sul piano del destino da servo, da Gladio e poi Nato e UE, e su quello ideologico dal gruppo amerikano a Ventotene di Altiero Spinelli, ambiguo teorico della “liberazione” nel segno della democrazia autoritaria e plutocratica USA con, non per nulla, l’ambigua figlia nella lista di Soros nell’europarlamento, insieme ai vari Cofferati, Schlein, Pittella, Kyenge, Gualtieri (!) e altri. Nessuno del M5S e di FdI. Il filo si dipana con nodi risolutivi di “emergenza” in “emergenza”, caratterizzata da due passi avanti verso la democrazia totalitaria e poi, magari mezzo passo indietro.

Anni ’60, figli dei fiori, emergenza “libero amore” e droghe. Entra in campo la polizia. 68-’77, insurrezione giovanile e operaia, emergenza terrorismi neri e rossi. Anni ’80, ancora libertà sessuale, emergenza AIDS (smentita da tre Premi Nobel e attribuita a immunudeficienze. Dai ’90 in poi, globalizzazione, emergenza diritti umani, migranti (bisogno di risorse del Sud, bisogno di schiavi al Nord), dittatori, rivoluzioni colorate. Dal 2008, travaso di ricchezze dal basso all’alto, emergenza crisi, austerity, tagli, il welfare appassisce. Emergenza troppa democrazia, come da lettera di Trichet-Draghi e della J.P.Morgan sugli eccessi sociali delle Costituzioni antifasciste. La gente, contaminata, inquinata, avvelenata, emergenza vaccini.  Il tutto potenziato dall’emergenza terrorismo islamico e ritorno di neofascismo e neonazismo in Italia e Germania (basta uscire dal pensiero unico), con tanti imbrattamenti su lapidi e porte di partigiani ed ebrei. Emergenza vittimismo, una delle migliori.

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La scienza non è democratica (Borioni). Allora perché ce n’è più d’una? Tipo Tolomeo e Copernico?

A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza normale per una pandemia letale. Guardate i numeri. NON E’ UNA PANDEMIA…Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per coronavirus 1!”. Questa follia farà molto male, soprattutto dal punto di vista economico” (Maria Rita Gismondo, Direttore di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, PUBBLICO, primo in Italia accanto allo Spallanzani di Roma.

 “La signora del Sacco ha lavorato troppo, dovrebbe riposarsi… Signora sostituisce un altro epiteto che mi stava frullando nelle ditaQuarantena per tutti, tamponi per tutti, isolamentoHanno ragione i governatori della Lega”.(Roberto Burioni, Ordinario di Virologia della Clinica San Raffaele di Milano, PRIVATA, grande sostenitore dei 10 vaccini obbligatori del ministro Lorenzin).

Tra il 2017 e il 2018, per la normale influenza, abbiamo avuto 8,7 milioni di infettati e registrati. Di cui un quarto curati in ospedale. I morti sono stati 18.000, di cui 17.000 morti in casa. 764 sono stati trattati con terapia intensiva. Oggi, in tutto l’inverno arriviamo a 10.000 contagiati. In terapia intensiva ne sono morti 173, età media 81 anni, diabete, tumore, polmonite cardiopatie e ne sono usciti guariti 600.

Un callo infetto, muoio di Coronavirus

Il fatto miracoloso è un altro. Non ci sono più le decine di migliaia di bronchiti, polmoniti, tracheiti, influenze, raffreddori. C’è solo e sempre più dappertutto il Coronavirus.Ti inciuccano con i dati della mortalità, che è quella di ogni influenza, ma aumentata con i decessi degli ottuagenari malatissimi, attribuiti al virus. Sono morti CON coronavirus, non PER Coronavirus, per fare numero e panico e appecoronamento, come mi ha detto un bravo epidemiologo, non allineato all’intreccio OMS-farmaceutici. Quello che nel 2009, con la febbre porcina (H1N1), ha fatto guadagnare miliardi a Novartis, GlaxoSmithKline, Merck, Pfizer, Roche, Sanofi, ecc. (che finanziano l’OMS!) e buttare milioni di vaccini inutilmente acquistati dai governi perché la pandemia non era una pandemia ed era finita lì. Allora la fiduciaria era Margaret Chan, che sollecitò i farmaceutici a “produrre 4,9 miliardi di vaccinazioni l’anno, perché quel virus avrebbe potuto infettare il 40% degli americani nel giro di due anni”. Oggi quello che proclama pandemie si chiama Adhanom Ghebreyesus.

Wolfgang Wodarg, prestigioso epidemiologo indipendente, presidente dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sui diritti umani (quelli veri) dichiarò che quella “falsa epidemia era, per la medicina, uno dei più grandi scandali del secolo”. Non contiamo più su un Esculapio che, dall’Olimpo, li fulmini tutti. Ma un dottor Wodarg, sì, quello  di sicuro arriverà.

Storia maestra di crimine e truffe

Un tempo c’erano i tanti, i giusti e liberi, perciò sfruttati, oppressi e ingannati, che pensavano di poter bloccare lo Stato dei pochi ricchi, potenti, ladri e bugiardi con la rivolta, la disobbedienza civile, gli scioperi, le occupazioni e il sabotaggio dei trasporti.  Da noi ce n’è stato un decennio, il secolo scorso. Oggi, non funziona più, se non in Francia, o in Venezuela, ma sono paesi diversi. Si è invece rovesciata la prospettiva e i ricchi e prepotenti sono riusciti a bloccare la popolazione, a rinchiuderla, a disattivarla, con un’invenzione che riguarda direttamente, non più il funzionamento delle strutture dello Stato, ma la salute e il funzionamento della società.

Mezzo secolo di untori

A chi dobbiamo quarant’anni di terrorismo stragista, unici in Europa? A chi dobbiamo l’austerity che ci ha indebitato fino al collo strangolandoci? Chi ci ha fatto il paese con il più alto numero di drogati da stupefacenti pesanti e gioco d’azzardo? Chi ci ha percosso, insieme alla Grecia con centinaia di migliaia di nuovi schiavi sradicati a forza (di pull factor) dalle loro terre e culture? Chi ha fatto, dal 1943, della mafia e della massoneria il socio di maggioranza e, a volte, di minoranza del nostro governo? Chi ha la responsabilità del massacro di Italiani, da Nassiriya ai 19 anni di guerra in Afghanistan e in altre guerre del cazzo e dei soldi andati in missili, equipaggiamento, spedizioni, anziché in scuole, ospedali, fabbriche? Chi ci ha impestato di chimica e privato di sovranità larghi spazi con una novantina di basi militari con le atomiche respinte dal voto popolare, di cui quelle sarde all’origine di morìe di pastori e bestiame? Chi si è preso in appalto tutta l’informazione per indirizzarla alla protezione, non della conoscenza del popolo bue, ma degli interessi parassiti dei proprietari?

Conte e tutto la consorteria del finto bipolarismo politico-mediatico ci impongono il dogma del Coronavirus. Sanno e vogliono che sia il più grande esperimento di controllo e neutralizzazione della popolazione mai messo in pratica in vista di un cambio totale di paradigma sociale, necessitato dalla programmata esecuzione della democrazia per strangolamento, a sua volta di nuovo indispensabile, come precedenti strette alla giugulare, per la prosperità e il potere assoluto dell’1% plutocratico con qualche ricaduta ai lavapiatti.  E grazie alla presenza da noi del soglio di San Pietro, del vicario di Dio in Terra, della salma di Padre Pio e di Woytila che ci è capitato il miracolo dell’espiazione liberatrice grazie al quale, dopo la Cina che ne esce alla grande, siamo ormai il 2° paese per contagi al mondo, davanti a Corea del Sud e Iran. Usa, con Trump che se ne sbatte, come Macron e Merkel, quasi immuni?

Un virus di punizione geopolitica


Forse qualche altra causa-effetto c’è. La Cina sorpassa l’impero Usa per tecnologia e potenza produttiva. Esercita più egemonia sull’Asia terrestre e marittima delle tradizionali potenze anglosassoni. La sua Via della Seta prefigura un continente euroasiatico nel quale anche l’Europa potrebbe inserirsi molto proficuamente, contro il legame artificioso, anti-culturale e anti-economico con un continente lontano 8000 km di oceano. La Corea del Sud ha molto irritato i guerrafondai con le sue aperture, sollecitate da Trump, ai fratelli del Nord. L’Iran è la fissa psicotica di Israele, ma, soprattutto, è con Pakistan e Afghanistan, già legati alla Via della Seta, il ponte ideale perchè il progetto infrastrutturale e, per gli scambi, necessariamente pacifico, si estende al Mare Arabico al Vicino Oriente, all’Africa. E l’Italia? L’Italia ha avuto la tracotanza di aderire per prima al gigantesco progetto cinese e a dare spazio a un elemento eterodosso (ora rientrato) come il M5S. Per il PCI di Berlinguer, nonostante il Compromesso Storico, c’è voluto l’assassinio di Moro. Per noi oggi ci vuole qualche morto attribuito al Coronavirus.

Caramba che caramba!

Stamane, poche ore dopo l’ukase di Conte, condiviso da altri con la fissa dei Pieni Poteri, stavo seduto nel bar della prima colazione completamente vuoto. E’ arrivato un carabiniere, mandato per vedere se la titolare osservava l’ukase del premier ispirato da Padre Pio e dal Deep State amerikano (a proposito, il buon Trump, sempre, per quel che può, di un tantinello alieno alle mascalzonate del Deep State, se ne fotte, stringe le mani e dice che è tutta una psicosi). Il rischio era una multa da 1.500 euro, o tre mesi d’arresto. La principale è arrivata trafelata per vedere se stavo a un metro almeno da chicchessia. Poi il carabiniere è passato nella nostra saletta deserta e ha fatto lo spiritoso: “Quel suo bassotto sta a meno di un metro da lei”. Carabiniere ironico, bonario, che per niente ci credeva. Ci sarà da fidarsi? Sono sempre i caramba di De Lorenzo, del colonello Mori, di Cucchi. E poi noi siamo del Sud, d’Italia e d’Europa, insieme agli altri del Sud oltre il mare. E, si sa, sono quelli del Sud che poi dovranno dare il sangue, in un modo o nell’altro, perché si gonfino di lussi e di potere quelli del Nord.

 Giullari di regime

Ma la cosa più umoristica di tutto sapete qual è? Che la massa di coglioni, quasi tutti ontologicamente utili idioti, come li vuole ogni religione, in questo caso quella del pensiero unico, da paginate e schermi unificati, dà del coglione a coloro che rivelano la loro coglioneria. Vi si è distinto anche uno che passa, per il più acuto, Andrea Scanzi. Quando ci si ritiene troppo intelligenti si dimentica il principio di precauzione… Aveva già dato, definendo il presidente siriano “efferato dittatore”. Che sia invece un amico del giaguaro?

Una risata li seppellirà”, ha gignato l’epidemiologo mio amico. Mentre un abbraccio ci salverà.

Ciao ragazzi ciao / voglio dirvi che / che vorrei per me / grandi braccia perché / finalmente potrei / abbracciare tutti voi.

Un po’ di disobbedienza civile ci vuole. Grazie Adriano.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 21:01

PUTIN-ERDOGAN, OVVERO IL DETECTIVE E HANNIBAL LECTER —- ZANOTELLI, BERGOGLIO, ERDOGAN, SOROS, AMNESTY, UNHCR : “TERRORISTI? LASCIATELI CANTARE, LASCIATELI PASSARE… SONO EMIGRANTI VERI”

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MONDOCANE

DOMENICA 8 MARZO 2020

 

Ragazzi, è lungo, ma stavolta vale la pena. Qui non parlo solo io. Ci sono cose che i media – e i preti – vi nascondono, o deformano.

Erdogan è un Fratello Musulmano e la sua politica nei confronti della Siria e degli arabi laici è determinata da questa ideologia che usa la violenza, la religione e il terrorismo per allargare il proprio potere. I Fratelli musulmani non possiedono etica, né politica, né sociale, né religiosa. Quanto all’Europa, per noi non ha niente da dire, dato che il suo padrone sono gli Stati Uniti. In ogni caso, la Siria non si fermerà finchè non avrà liberato l’ultima zolla della propria terra” (Bashar el Assad, presidente della Repubblica Araba Siriana, marzo 2020)

E’ fatta. Assistiamo e subiamo: la globalizzazione alla stretta finale. Prove generali di guerra con l’esercitazione “Defender” che vede tutto il potenziale USA-Nato invadere l’Europa e simulare l’assalto alla Russia dalle colonie baltiche a quelle balcaniche. Prove generali di Stati di Polizia in Italia con la paralisi della società, l’isolamento dei cittadini, la sospensione della vita mediante stato d’assedio.

Volevo scrivere anch’io qualcosina di originale sul virus. Ma ogni volta mi capita la tegola di un’altra urgenza, di quelle che non si possono dribblare perché indignano troppo, che vanno oltre la misura del virus, già colmata dalla morta gora di mistificazioni nella quale siamo immersi  dei dannati danteschi nel ghiaccio della Giudecca. Misura già colmata? Magari. Hai voglia ancora a sfruttarlo in termini biopolitici, geopolitici e sociali!. Per adesso, sull’Operazione Virus, ci accontentiamo di questa vignetta assolutamente geniale che colpisce il nocciolo del bubbone.

Perché il “manifesto”? Perché i travestiti ti fregano.

E’ senza paralleli l’odio di quel “quotidiano (anti)comunista”, violentemente impegnato in tutte le campagne scaturite dalla “palude dei caimani”, come Chomsky definisce il regime USA, sotterraneo, ma che comanda. Odio che trasuda da ordini di servizio, ma è nutrito dal complesso di colpa. Colpa originata da mezzo secolo di veleno zuccherato, a netto sbugiardamento della testatina in prima, piovuto dall’alto, propinato ai propri lettori e che si traduce in transfert classici da schizofrenico. Giornale bipolare per cui i resistenti all’odio globale, oggi espresso nella persecuzione dei fuorusciti dal pensiero unico, sanamente incazzati per le incessanti vessazioni e ruberie dei dominanti, sarebbero i veri “odiatori”.

Vertice a Mosca: ennesimo male minore?

Putin ed Erdogan si sono incontrati e ne è venuto fuori il solito pastrocchio ambivalente che rimanda ancora una volta la soluzione al 31 febbraio. La Siria mantiene il controllo sulle aree di Idlib liberate da una grandiosa offensiva delle sue truppe e milizie popolari. Ma il resto rimane in mano ai terroristi, saldamente protetti dal secondo esercito della Nato. Sulle due grandi vie di comunicazione siriane M4 e M5, si applica una zona di sicurezza di 6 km pattugliata da russi e turchi (da turchi in territorio sovrano siriano!). Zona garantita da un cessate il fuoco in tutta Idlib. Che Erdogan si è premurato, come sempre, di polverizzare 48 ore dopo, uccidendo 31 soldati siriani e 40 volontari pachistani. E’ vero che Putin è riuscito a fermare una poderosa offensiva turca, in cui Erdogan aveva impiegato anche i suoi migliori reparti e mezzi. Ma delle decine di migliaia di terroristi Al Qaida-Isis con famiglia che ne è stato, a parte quelli che il sultano sta lanciando contro la Grecia? E di Afrin, cantone siriano prima occupato dai curdi e poi dai turchi? E della famigerata e del tutto arbitraria “fascia di sicurezza” turca di 35km per 100 in territorio siriano? E di un terzo della Siria occupato e derubato del suo petrolio da Usa e curdi? Fare compromessi con un pokerista baro conviene? O approfittare delle sue evidenti difficoltà per metterlo con le spalle al muro?

 A Putin e ai russi, come agli iraniani, deve andare la riconoscenza dell’umanità per aver bloccato i mostri. Intanto però, per quanto va facendo contro la Siria, contro l’Europa, contro il petrolio di Cipro, Egitto, Libia ed ENI e contro il liberatore della Libia Haftar, ora giustamente alleato di Damasco, il lucidissimo presidente turco ha recuperato in pieno il sostegno politico (è quello che conta) di Nato e USA.

Zanotelli, il gatekeeper

Due meravigliosi gatekeeper

Gatekeeper è il termine che si adopera per gli addetti all’apertura e chiusura dei cancelli, specie delle grandi ville. Un vecchio esponente della evangelizzazione cristiana portata avanti, vuoi con il ferro e il fuoco, vuoi con le menzogne e il lavaggio del cervello, è Alex Zanotelli. Il missionario, che molti africani affezionati alle proprie fedi, specie in Sudan, ritengono uno scassaminchia, è da noi però un riverito propagandista del pacifismo, quello a zanne insanguinate. Sabato, ovviamente sul giornaletto caro a Soros, ha sparato l’ennesima scarica d’odio contro coloro che si oppongono a farsi annientare socialmente, culturalmente ed economicamente dall’Operazione Migranti. In ispecie i greci che, su 10mila abitanti delle isole devono vedersela con 35mila occupanti stranieri, pure rissosi, inventati dalla Nato, spediti dal turco e che gli hanno stroncato la sopravvivenza e perciò vengono maledetti dai preti col culo al caldo.

Guerra scatenata contro il Sud Europa da affogare, quello sì, nel Mediterraneo degli scambi e del petrolio. Altro che migranti “salvati”, prossimi al naufragio, come recitano le litanie delle Ong. Operazione strategica della globalizzazione, quanto tutte le altre portate avanti con strumenti come guerre, sanzioni, mattatoio del debito, neoliberismo, rapine multinazionali, virus. Soprattutto, in termini di colonialismo, contro i paesi d’origine, privati delle proprie generazioni produttive e riproduttive, per dar via libera alle depredazioni e fornire, da espatriati, manodopera schiavistica, come quella che si vede per tutte le lande italiane. E poi, la parolina-chiave è disperati. Forse quelli che finiscono tra i pomodori. Ma la mafia nigeriana, inesistente per gli accoglitori, è un’altra cosa.

Falso naufragio organizzato e filmato : acqua al ginocchio

Odio, però cattolico

L’invettiva del frate contro i greci che provano ad arginare l’attacco del carnefice storico turco, portato avanti con mercenari rastrellati in giro, come quelli impiegati contro la Siria (l’80% dei jihadisti impiegati contro la Siria vengono da altri paesi), si inserisce in una foliazione del “manifesto” che del frate espande la scomposta collera sull’intero giornale. Esordisce Zanotelli: “Ho il sacro (chissà se il suo dio si rivolta nei cieli) dovere di gridare la mia indignazione per il trattamento disumano riservato a migliaia e migliaia di profughi iracheni, afghani e siriani, in buona parte donne e bambini in fuga da orribili guerre da noi sostenute…”. Tre volte, sempre ricorrendo al suo lessico sorosiano, il monaco definisce “dittatore” Erdogan. Intanto l’espansionista ottomano è tecnicamente dittatore quanto lo sono Merkel, Macron, Mattarella o Trump. Purtroppo è stato eletto dai turchi, cosa di cui non può vantarsi il nostro “commander in chief”, Pippo Conte.

C’è o ci fa?

E poi, a prescindere se Erdogan sia o no un farabutto, che titoli per dare del dittatore ha mai uno sdraiato ai piedi di una successione di 266 monarchi assoluti, infallibili, spesso sanguinari, padroni della nascita, della vita e della morte degli umani, altro che Erdogan?  Zanotelli: si tratta di “fascisti di Alba Dorata”. Falso, sono gli abitanti del luogo. Si tratta di “un milione di siriani in fuga”. Falso, sono le migliaia di mercenari raccattati da Erdogan in Asia e Africa. “Il massacro dei curdi”, falso perché occulta il mercenariato dei curdi invasori e massacratori di siriani per conto Usa.

Il portatore della verità ai poveretti che non ce l’hanno trova poi rispondenza, sul tema “migranti disperati”, con “dittatori” come Erdogan ed eccellenze dello spostamento di popoli da casa loro allo schiavismo, come del gretismo e del sardinismo, quali Furio Colombo e Guido Viale. E’ la prova che, alla fin fine, i tre monoteismi, cristiano, ebraico, dei Fratelli Musulmani e del politicamente corretto si ritrovano tutti dalla stessa parte. La parte di coloro a cui non servono nazioni, culture, identità storia, ma solo masse indistinte al servizio del VerboChe sia l’Immacolata concezione, la “disperazione” dei profughi, o Padre Pio.

Con sospetto accanimento Zannatelli ripete innumerevoli volte la definizione delle orde ai confini della Grecia, come “siriani”, mentre siriani non sono affatto. Ma dirli siriani serve all’indiretta pugnalata nella schiena di Assad, che magari si difende da licantropi, ma si difende male. In definitiva la colpa è sua. E da lui che sono fuggiti, no? Non lo dice anche il Bergoglio, con cui il comboniano è in perfetta sintonia quando, inserito in pieno nella nota strategia, il papa sodale dei generali argentini non fa che indirizzare le sue riprovazioni al solo Assad e alle sue di “violenze” (quelle attribuitegli da Amnesty e altre vivandiere del Dipartimento di Stato). Un grandissimo presidente, caro Padre non tanto pio, che ha saputo animare il suo popolo a una resistenza eroica di 10 anni, trasfigurato da vittima che difende la patria dai terroristi, a carnefice che lo massacra.

Ed è da questo papa, schieratissimo con i diritti umani dei colonial-globalizzatori, che a San Pietro dilaga la fiumana dei buoni, di quelli che già tre volte hanno assunto su di sé la vergogna di manifestare a Roma contro la Grecia, anzichè contro Turchia, Nato, Usa. Dicono di riunirsi a San Pietro, mica per raccomandare alle preghiere del sant’uomo le anime delle donne stuprate e trucidate dai jihadisti del concerto Usa-Nato-Turchia-Golfo. Ci vanno nello spirito zanotelliano, bergogliano, obamiano e trumpiano della solidarietà al milione di donne e bambini “siriani” assiderati a Idlib, costretti a fuggire dai “bombardamenti a tappeto” di russi e siriani e che poi si trovano bloccati da “un muro invalicabile” dello Stato Canaglia greco.

Il quale, essendo già stato raso a terra dagli stessi Poteri che oggi gestiscono tanto migranti quanto terroristi, rifiuta di farsi sotterrare del tutto, che scostumato. Di un paese pacifico, laico e sovrano, rispettoso del diritto internazionale, con 22 milioni di cittadini attaccati e decimati da un’alleanza di licantropi per quasi dieci anni, non una parola. Firmato Amnesty International, Articolo 21 (Giulietti non manca mai), Caritas, Sant’Egidio, Focsiv, Ucoii, Anna Foa.  E l’assembramento? E il coronavirus? Tranquilli, ci pensa il papa. Il miracolo servirà alla santificazione.

Migranti con nello zaino le cotenne di siriani sgozzati

La palude di malafede in cui sguazzano le varie articolesse del quotidiano è, a questo punto, smentita da un’evidenza alla quale si devono arrendere perfino atlanto-sionisti come il Fatto Quotidiano. Che oggi racconta la vicenda al confine turco-greco in ben altri termini, basandosi su testimonianze raccolte sul posto da un’inviata, Roberta Zunini, Ne ricaviamo che gli assalitori del confine greco, sostenuti dai fumogeni turchi, che provano a occultarne il passaggio delle barriere, e dai lacrimogeni turchi sparati direttamente sui militari greci, non sono quasi mai siriani (uno da Idlib s’è trovato, jihadista scampato, da farne magari cellula dormiente in Europa), bensì afghani, pakistani, bengalesi, iraniani, ceceni, uiguri, turchi, maghrebini (ex-jihadisti?). Buona parte della truppa di orchi Nato che ha fatto a pezzi la Siria.

Al confine greco: neanche uno del “milione di siriani” di Zanotelli

Volete sapere? Mollate schermi e giornali. Andate in rete. Guardatevi i video. Ascoltate le voci della migliore informazione Usa. Seguite i media russi. Mandano avanti le donne e i bambini, laddove ce ne sono, se no si travestono da donne. Molte parrucche sono rimaste impigliate nel filo spinato. Gran parte del movimento è organizzato, sotto gli occhi delle autorità di Erdogan, da organizzazioni mafiose di trafficanti, in contatto con associate in Grecia e Italia. La mediazione delle Ong non manca mai, anche se, per fortuna da isole come Lesbo o Samo, gli abitanti, disperati per come artatamente sono state ridotte le loro vite e terre, le hanno cacciate tutte. A partire da Medici Senza Frontiere (in tutte le mie esperienze di guerra li ho trovati sistemati dalla parte sbagliata) e a finire con Medici per i Diritti Umani, ora emuli di Amnesty con “rapporti sulla tortura” ridicolmente basati su testimonianze di persone che, così, si procuravano la sinecura del diritto d’asilo. Ricordano i 13mila detenuti di Amnesty strangolati da Assad, testimoniati da anonimi e da cadaveri poi scoperti essere di soldati siriani caduti in combattimento.

Di testimonianze, un po’ meno commissionate da dirigenti del Dipartimento di Stato (come Suzanne Nossel di Amnesty, al tempo di Hillary), o da George Soros, la cui Open Society Foundation finanzia entrambe queste consorterie di medici organici, ce l’abbiamo anche noi. Grazie anche all’amica Claudia Berton, brava scrittrice e acuta osservatrice di quanto succede, specie nello spazio ellenico, ho fonti dirette, disinteressate e, dunque, infinitamente più credibili di tutto il cucuzzaro mediatico, missionario e Ong. I nomi ce li abbiamo, ma non li mettiamo certo a repentaglio qui.

Prima terroristi e dopo migranti. Siriani?

Un giovane abitante di Samos“La maggior parte dei clandestini qui a Samos arrivano dall’Africa. Ogni settimana partono dal Congo aerei turchi pieni di questa gente che paga una cifra irrisoria per i biglietti, arriva a Istambul, ottiene un visto elettronico, viene avviato ai campi e, da lì, alle isole greche. Il resto sono afgani, algerini, marocchini, tunisini e dell’Asia centrale, jihadisti, terroristi, delinquenti, con in mezzo agenti dei servizi turchi. Usano i bambini come scudo. Le donne arrivano quasi tutte incinte. Qui a Samos sono oltre 20mila. La gente non ne può più. Nel 2015, quando arrivavano rifugiati veri, furono accolti da tutti”.

Un religioso in Siria“Delle centinaia di migliaia di terroristi che per nove anni hanno massacrato e martirizzato il popolo siriano, che hanno saccheggiato tutti i beni e distrutto il paese, ai media europei non importa nulla. E neanche del paese moderno e libero di prima, con le donne emancipate e tutti i servizi di base gratuiti, non sanno niente. Se gli Usa, Israele, Turchia, gli Stati del Golfo e la Nato, con i loro servizi segreti e cacciatori di teste, smettono il loro lavoro satanico, vanno via dalla Siria e riconosco la sua sovranità e integrità territoriale, invece di comportarsi come stati canaglia, contro ogni diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, allora i siriani potranno rapidamente tornare a vivere in pace, prosperità e l’armonia di sempre”.

 Isole greche: ONG organizza e filma falso naufragio (l’acqua arriva alle ginocchia)

Sonja van den Ende, autorevole giornalista olandese. “I cosiddetti rifugiati al confine turco-greco per la maggior parte sono afgani, iracheni, combattenti ceceni, combattenti uiguri…. Vengono tutti da Idlib, dalla Turchia e da campi profughi in Turchia, luogo sicuro per i jihadisti di tutto il mondo. Ci sono i restanti terroristi con le loro famiglie, cacciati dalla Siria e dai russi. Non si tratta di rifugiati siriani, molti al confine sono giovani mascherati o travestiti, corrono lungo la barriera urlando “Turchia, Turchia, Allah U Akbar”.

Idlib è l’ultimo bastione di combattenti jihadisti di tutto il mondo, europei, afgani, iracheni, marocchini, algerini, tunisini, soprattutto combattenti ceceni e uiguri dello Xinjang. La Turchia è ora la sede di una diaspora uigura che arriva a 50mila persone, di cui molte si sono unite alla Jihad supportate dal regime turco. Ora hanno la possibilità di migrare verso l’Europa, con la Turchia che gli fa superare la frontiera greca e bulgara. A loro si aggiungono combattenti stranieri dalla Russia settentrionale, Georgia, Cecenia, Daghestan, che nella guerra siriana sono stati tra i più formidabili gruppi terroristici”.

Un video, che ai nostri media non risulta, mostra il confine di Evros tra Turchia e Grecia dove gruppi costituiti da centinaia di migranti dell’Asia centrale, attentamente guidati dai media turchi e da sindaci turchi, cercano di infrangere le barriere ed entrare in territorio greco, gridando Allah Uh Akbar e attaccando fisicamente poliziotti e veicoli greci.

Con questa Turchia di Erdogan una nuova crisi migratoria è imminente. Ma questa volta non arrivano siriani, ma mercenari turchi e Nato che hanno combattuto una feroce guerra in Siria uccidendo centinaia di migliaia di civili. L’Europa sarà un porto per tutti i tipi di terroristi, dovrà affrontare attacchi terroristici ovunque… Una popolazione del tutto inconsapevole è indotta a occuparsi di questioni relative a LGTB, al clima (ora, a un virus pompato oltre misura), troppo cieca per vedere arrivare il pericolo”.

Per la benda sugli occhi e nella mente il veleno buonista dell’odio per la verità, ringraziamo sentitamente Alex Zanotelli, Jorge Bergoglio, Gad Lerner e Guido Viale, i chierichietti della tratta. Di Amnesty e altre Matrix che ci distribuiscono la pillola blu per tenerci addormentati da svegli, non mette neanche più conto parlare. Abbiamo buone riserve di pillole rosse. Per cui il migliore finale me lo regala Gad Lerner. Guardate e trattenetevi.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:03

MASSE DI MIGRANTI? VIA LIBERA! MASSE DI ITALIANI? VIA CHIUSA! —– ITALIA AI DOMICILIARI, GRANDE PROVA DI 41BIS PER TUTTI —— CON UNA NOTA DI MARIO MONFORTE SUL VOTO AL TAGLIO DEI PARLAMENTARI

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/03/masse-di-migranti-via-libera-masse-di.html

MONDOCANE

GIOVEDÌ 5 MARZO 2020

 

Meno siamo meglio stiamo. O il contrario?

Non so come voterete voi al prossimo referendum sul taglio dei parlamentari, solo 400 di qua e 200 di là. Ciò che invece per me dovrebbe essere un problemino, tra i tanti giganteschi, fabbricati nel covo dello scienziato pazzo: terrorismi, migranti, Neoconvirus contro la Cina e Bavabeccarisvirus contro di noi, con i quali i dominanti provano ad agevolare la nostra uscita di scena, è che, fino a ieri, non sapevo bene come avrei votato io. La notizia che le Sardine, ormai pesci fuor d’acqua e finiti nel cassonetto a Napoli, avrebbero votato no al taglio, quasi quasi mi avrebbe fatto votare sì. Poi ho letto Monforte, qui in calce.

Uno, perché non sono proprio ferrato in costituzionalismo. Due, con riferimento all’operazione globalista Coronavirus, anche un bel po’ distratto dalla baraonda di boiate e controboiate con cui ci incantano e ci pietrificano, quasi fossero la Medusa, i cialtroni dalle pessime intenzioni che intossicano e sfasciano la propria nazione. Con particolare competenza e sagacia, vi si impegnano le maschere da Commedia dell’Arte che presumono di governare il Nord. La tecnica è quella del waterboarding della CIA. O della doccia scozzese. A forza di questo carosello di ottimismi e pessimismi funerei, nel giro di 48 ore, ti rincoglioniscono fino all’ebetudine. Risultato acquisito.

Altro che generali o colonelli!

Il Generale De Lorenzo

Alle ultime misure da prova generale di stato d’assedio, che avrebbero fatto l’ìnvidia dei molto più rozzi colonelli greci, del generale De Lorenzo e del comandante della X Mas, Junio Valerio Borghese, con le sue guardie forestali, non vedo ombra di risposta. E qui il problema diventa grosso.

Turchia e Grecia per il “manifesto” pari sono

Aggregarsi contro Erdogan? Non si può. Aggregarsi contro la Grecia? Si può.

Molti di noi, per esempio, sabato ci tenevano a riunirsi a Roma su un progetto di solidarietà e aiuti al popolo siriano martirizzato dagli orchi di prossimità e dai tagliateste occidentali. Altri, sempre di noi, erano indirizzati a dare la loro attenzione ed, eventualmente, il loro contributo, a un convegno romano anti-MES di “Liberiamo l’Italia”, il gruppo che si muove per strappare la nostra sovranità agli artigli UE e Nato. Niente, annullati anche questi. Per evitare che ci passassimo il virus da meno di due metri, o che formulassimo parole e proposte sconvenienti?

Tutti contenti i boia della Siria e i cannibali dell’Italia che il regime Conte abbia proibito questi, assieme agli altri assembramenti. Curiosamente (o no?) gli sono sfuggiti gli assembramenti di milioni nei mezzi dei pendolari dove si è tanto intimi che quando uno sbatte le ciglia si chiudono anche gli occhi del vicino. E neppure hanno trovato nulla da obiettare ad assembramenti (Tavolo Asilo, Campagna Io Accolgo, Legambiente, Anpi, case delle donne) della stessa valenza politica e morale di quelli delle rimpiante Pussyriot o Femen, organizzati all’ambasciata ellenica, contro i diritti umani della Grecia, che da anni affoga peggio di Alan Curdi, e in difesa dei diritti alla schiavitù in Europa degli afghani, pakistani, bengalesi, iracheni. Di tutto fuorchè siriani, scatenati sulla Grecia dal noto umanitario Erdogan. Migranti che il noto bollettino degli ultrà colonialimperialisti, il “manifesto”, fa passare tutti per siriani, non si sa bene se per convincere i suoi quattro sfigati lettori che da Assad si scappa, oppure perché spera che tra noi ricevino solidale accoglienza i poveretti di Al Qaida, cacciati a calci in culo da Idlib.

Bambini e giovani, pericolo da neutralizzare

D’altra parte, non è di certo scappata ai nostri golpisti in itinere democristo-bilderberghiani, l’opportunità di impedire che si assembrassero coloro che gli risultano i più degni di odio, visto che non si sa cosa potrebbero combinare un domani. Ai nostri bambini e ragazzetti, a rischio di troppa e impropria conoscenza, per quanto totalmente immuni al virus, non essendo ultrasettantenni zeppi di malanni pregressi, vanno tolte le scuole, del resto già da tempo ridotte a mense dell’inedia conoscitiva. Niente pomiciate nei cessi e niente rischio che nella società, omogenizzata dal taglio della metà ore di studio annuali, accecata dall’eliminazione della geografia, abbruttita dalla scomparsa della Storia dell’Arte, possano spuntare intelligenze. Che, di per sè, sono eversive. Come i musei, le mostre d’arte, i convegni letterari, le iniziative culturali. La luce dello spirito. L’aveva già detto quello là: “Con la cultura nun se magna”.

Smart working, effetto collaterale.

Chiuse le scuole, col grande beneficio dell’eliminazione totale del bullismo, dei soliti ciondoloni tornati da mamma e chiusi al sicuro nella cameretta; oppure tentati nei vicoletti oscuri a provare a fare, con la consulenza dei più grandicelli, la paranza dei bambini anche fuori da Napoli. Ma, soprattutto, ennesima mazzata al popolo bue (noialtri che ci crediamo) tramite frantumazione delle esistenze di studenti, genitori, famiglie. E poi, non c’è forse il telelavoro, lo smart working e, dunque, il telestudio, lo smartstudying (ennesima trash lessicale all’americana)? Roba smart che, da anni, fa venire l’acquolina in bocca alle grandi imprese, non solo del finto apprendimento telematico, ma anche a tutte quelle che, dall’inizio del capitalismo, sognano di non avere a che fare con risorse umane fisiche, dagli strani pensieri di organizzazione collettiva. Lo stato d’assedio serve anche a questo.

Ma l’influenza dov’è?

Avete notato che quella che era la chiacchiera sociale e la seccatura di ogni inverno, l’influenza, è del tutto scomparsa. Per la prima volta da millenni. E pure quella ce la passavamo tra famigliari, colleghi, amici del bar, come le carte della briscola. Riscaldamento globale, dice Greta? Forse quella cara vecchia influenza ha semplicemente cambiato nome, ricuperando quello altisonante dei nonni, Corona, e al posto del pediluvio in casa ci sbatte in terapia intensiva. Niente più limonata calda, meglio vin brulè, impacchi, tachipirina, sotto le coperte per tre giorni. Invece termocontrolli a ogni angolo, mascherine e amuchina a milionate (e milionate ai produttori, altro obiettivo raggiunto), vita sospesa, quarantena, terapia intensiva, guardati come appestati, nazione di monadi chiuse in casa. Poi verrà il vaccino. Scommettiamo che c’è già, ma lo tireranno fuori quando ci sarà certezza di impiego e di miliardi. Hanno ben presente il flop del 2009, dramma dell’altra pandemia da virus H1N1. 10 milioni di dosi comprate, virus sparito, solo 865mila vaccini inoculati, ma 184 milioni buttati nelle fauci di Big Pharma, o Pharmamafia, nella fattispecie Novartis.

Dall’influenza alla peste bubbonica

Insomma, qui hanno acchiappato per la coda la classica influenza, che cambia d’abito di anno in anno e stavolta ne ammazza anche meno del solito (tra l’1 e il 2%) e ne hanno fatto il flagello dei quattro cavalieri dell’apocalisse. E noi tutti, a pecorone, tappati in casa, a spiare da dietro le persiane chiuse (passasse mai un pipistrello), a vedere se arriva quell’untore del postino e farsi passare la posta su una pertica.

Pare che il tempo della lotta armata di liberazione sia finito. Qualcuno suggerisce la disobbedienza civile. Al momento me ne viene in mente questa manifestazione rivoluzionaria: stringersi tutti e a lungo la mano, abbracciarsi tutti forte forte, e baciarsi tutti, anche alla francese (gli LGBTQI, per favore, tra di loro).

Meglio pochi per molti, o meglio tanti per tanti?

Torniamo al tema che, se non rimandano anche quello, dovrebbe inverarsi fra pochi giorni: il referendum sul taglio dei parlamentari. E’ un’idea dei 5Stelle per ridurre le spese. Di 100 milioni l’anno. Inizialmente, fiducioso nel famoso principio di onestà e sobrietà dei 5Stelle, avevo pensato che il taglio di tante poltrone e tanti poltronari non potesse far male a quel misero e stenterello po’ di democrazia al biglietto Perugina che ci è rimasto. In un secondo momento, m’hanno fatto riflettere sul dato che ridurre di due terzi gli stipendi di senatori, deputati, impiegati, tecnici, barbieri e cucinieri di palazzo, avrebbe forse fatto risparmiare qualcosina di più. In un terzo tempo, poi, mi ha reso perplesso il fatto che anche uno come Matteo Renzi avesse provato a scorciare la fila. Stavolta svuotando il Senato e mettendoci qualche dozzina di sindaci.

Ma è al quarto tempo che mi è scattato un dubbio davvero fatale: non era stato Licio Gelli, gran maestro della P2, a incastrare la riduzione dei parlamentari nel suo Piano di Rinascita? 450 deputati, 250 senatori? Con il Piano Rinascita di Grillo-Di Maio siamo andati anche meglio.

In Libia funzionava così

Personalmente, messo da parte per un qualche futuro, i propositi di Marx e Lenin, mi ha sempre affascinato, quanto più gli utili idioti e gli amici del giaguaro del nostro sistema istituzionale lo deridevano, il sistema del Libretto Verde, la democrazia diretta alla Muammar Gheddafi. Un sistema praticato con grande precisione, seppure in un contesto diverso dal nostro, grandi spazi, poca gente, molte tribù. Ne sono venuti quarant’anni di una nazione prospera, pacifica e felice. Prima che la facessero a brandelli due brave femministe. Una protagonista, l’altra di supporto morale, Hillary Clinton e Rossana Rossanda.

Ogni raggruppamento sociale, fabbrica, università, quartiere, aggregato rurale, si riuniva periodicamente a esaminare questioni e a elaborare proposte. L’esito finiva all’esame e alla discussione di un’istanza territoriale e sociale più vasta, diciamo urbana, o di gruppi di villaggi e, a salire per gradi successivi, fino a quello che si chiamava Congresso Nazionale che si riuniva una volta l’anno per periodi variabili. Ne ho visto uno a Sabah, nel profondo Fezzan, con qualche centinaio di delegati. Gheddafi interveniva ogni tanto. Ma soprattutto ascoltava. Qui si arrivava alle decisioni specifiche o generali, la cui esecuzione veniva affidata al governo espresso dal Congresso. Non so se possa andare bene da noi. Lì funzionava.

E qui mi fermo. Che sollievo! diranno subito i miei piccoli lettori (copyright Collodi). E passo la parola, mantenuta nell’essenziale, a chi ne sa molto più di me e agevolerà la vostra scelta. Per Monforte, riducendo i rappresentanti si riduce la rappresentatività. Anziché uno per 100mila, uno per 150mila.Capisco. Ma di questo passo, con questo principio, non sarebbe meglio uno per 1000, o per 100? E quante decine di migliaia di parlamentari avremmo? E a quali costi? Paradosso? Mica tanto.

Il varco è qui?… E, a proposito di parlamentari, io non so chi va e chi resta (copyright Montale).

La parola a Mario Monforte (“Il Ponte”)

Referendum sul “taglio” dei parlamentari…..

Il “taglio”: riduzione dei deputati (Camera) a 400 e dei senatori (appunto, Senato) a 200. “Taglio” approvato dalla maggioranza dei parlamentari (con parte di quelli contrari che non hanno avuto il coraggio personale di esprimere il «no»), compresi quelli della Lega. Ed ecco le entusiastiche motivazioni “stellate”: “basta con questa pletora di gente” (sí, fra cui il gran numero dei 5S stessi, ben avvinti all’albero come l’edera: «finché la dura l’è verdura»), “abbattiamo i costi della politica”, “ce lo chiedono gli italiani” (“gli italiani” in primis chiedono questo? Be’, comunque …). Tuttavia, “i costi” della politica saranno ridotti dello zero virgola e … niente o quasi, perché restano come sono le prebende parlamentari e aumentano stipendi e numeri degli addetti a parlamento e governo. ….

Vediamo un po’, senza i consueti (anche fra chi afferma di esaminare, analizzare) fracassi e schiamazzi (che chi scrive non tollera). La riduzione dei “costi”? È inesistente: se la si voleva realizzare, andavano ridotte a un quarto le prebende dei parlamentari, e andavano ridotte anche le retribuzioni (esorbitanti) degli impiegati-addetti (inducendo in tal modo anche clientele e aspirazioni a tali prebende e stipendi). E la riduzione dei “costi” sarebbe stata piú consistente. Quindi: si fa passare come attuazione di un “principio” una … mistificazione. Al solito, «per far babbei» i cittadini.

Ancora, e piú a fondo: quella presente è detta «repubblica parlamentare» basata sulla «democrazia delegata». Ma se i tantissimi (circa 40 milioni) acconsentono a delegare ai pochissimi (meno di 1.000) la gestione delle “cose”, ciò attua il principio dei pochi (oligói, in greco antico). Per cui non è un principio democratico – potere del démos: potere del popolo, per il popolo, esercitato dal popolo –, bensí un principio oligarchico – potere dei pochi –, quindi si dovrebbe dire: oligarchia elettivo-rappresentativa. Lasciamo perdere chi dice “ma è questa la democrazia”, “non si può fare diversamente” – perché lo dimostra solo … affermandolo, il che non significa niente (e c’è troppo di buttato nell’ignoranza e dimenticatoio: dal Mondo antico alle repubbliche comunali, fino alla Resistenza, quella delle 20 Repubbliche partigiane e della Repubblica delle autonomie, voluta da «Giustizia e libertà») –, e resta il fatto che si tratta di un “sistema” fondato sulla «rappresentanza» dei pochi rispetto alla massa dei cittadini (e si schiamazzi o si taccia in proposito, questo è quanto).

Ebbene, concesso (non ammesso) che questo sia il solo “sistema” attuato e attuabile, e da mantenere, la riduzione dei parlamentari indicata non riduce la «rappresentanza»? Lo si dimostri – e non semplicemente proclamandolo. Cosí è, invece. E in tal modo si accentua l’adesione acefala (che già c’è, ben evidente) alle forze che lí hanno posto i parlamentari, magari accoppiandola – perché no? Contro il «cambio di casacche» – con il «vincolo di mandato» (voce che si leva da piú parti), cosicché, in fondo, non si sa questa “gente” che ci stia a fare, diventando solo yes-men/-girls. E allora, perché non 200 parlamentari e 100 senatori? O 100 e 50? O 50 e 25? O solo una dozzina, sotto un “capo” – magari eletto direttamente, come vorrebbero Lega e Fd’I? Tanto piú che si possono “assumere”, e già lo si fa da tempo, a governare persone non elette proprio da nessuno.

Io voterò contro il “taglio” dei parlamentari, per quanto di dannoso costituisce e che ho esposto. Ben cosciente, però, che sarà con molta probabilità approvato, perché la demagogia è penetrata a fondo nei cittadini (e questa lo è appieno: altro che il vituperato sovranismo populista!) condita di occultamento mistificato e fuorviante della realtà delle “cose” (oppure, il che è lo stesso, il referendum non raggiungerà il quorum). Ma l’indicata presa di posizione è necessaria, almeno per me.

Mario Monforte

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:56

SIRIA-TURCHIA-GRECIA, I “BUONI” DALL’ODIO AL SADISMO —- VIRUS, TERRORISTI, MIGRANTI —- 3 ARMI DELLA GLOBALIZZAZIONE 3

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/03/siria-turchia-grecia-i-buoni-dallodio.html

MONDOCANE

MARTEDÌ 3 MARZO 2020

 

L’odio è ciò che unisce il nostro campo” (Natan Eshel, consigliere del primo ministro israeliano Benjamin Netaniahu)

Cosa hanno in comune Assange, Coronavirus e migranti dalla Turchia

Tre sono le direttrici che l’Odio anti-umano dei sociopatici della globalizzazione, detta “antifascista” e fascista al punto che non ce lo siamo mai immaginato, hanno preso per un assalto combinato alla libertà individuale e collettiva e per la definitiva concentrazione della ricchezza globale nelle mani degli orchi. Assange e quanto ne consegue per il diritto di dire ciò che si sa, che si vede e che si pensa, Coronavirus e quanto ne consegue in termini di guerra economica, geopolitica e sociale a popoli e comunità, migranti e quanto ne consegue in termini di annientamento capitalrazzista di identità, coesione, storia, civiltà, schiavismo. Nessuno dei procedimenti inerenti a queste direttrici è esente dalle componenti della perfidia e del sadismo, strutturali della psicopatologia dei dominanti.

Per questo basta dare un’occhiata ad Assange, invecchiato di vent’anni in due, isolato dagli sgherri di Sua Maestà in una segreta, nella giornata dell’aula 11 volte ammanettato, denudato e perquisito due volte, privato dei suoi documenti legali, chiuso in una scatola di vetro isolata dai suoi legali, insultato da un’arpia che fa da magistrato. Sadismo da Coronavirus che manda in paranoia un intero popolo, ne sottomette a stato d’assedio una parte, fa prove di Stato di Polizia, elegge buffoni-cialtroni a decisori sulla sorte della gente. Perfidia e sadismo, a partire da una Grecia già rasa al suolo, mandando in prima linea bambini e donne, possibilmente incinte, ad assaltare e stravolgere comunità già perseguitate e lesionate dagli stessi che mandano alla carica bambini e donne possibilmente incinte.

Vermi nel cellophane rosa

Tutto questo aggregato di odio, malafede, menzogna, con l’unico scopo di spianare la strada all’obiettivo che ho descritto nella prima riga, obiettivo con perversa ipocrisia avvolto nel cellophane rosa dei “diritti umani”, arma atomica della globalizzazione. La qual cosa sarebbe del tutto impraticabile di fronte alle intelligenze anche di pochissime vittime, se non avessimo gli schermi uniti e il giornale unico – da RAISET a tutto Cairo, da Repubblica-Stampa-Corriere a manifesto-Fatto Quotidiano – con la loro narrazione totalmente sdraiata sul tappetino, trapunto di dollari, della strategia atlanto-sion-globalista. Non giornalisti come Assange, ma invertebrati  che operano nascosti dentro la mela, rossa o rosata.

Quando la questione è il burka (sparito), e non la fine di un a strage di 19 anni

Qui, tra i tanti, eccelle una Giuliana Sgrena che, con i noti “esperti di Asia” del “manifesto”, esprime tutto il suo livore sorosiano per l’accordo con gli USA sul ritiro dall’Afghanistan, sancito dalla vittoria dei Taliban, lacrimando sul destino delle donne che gli americani avrebbero dovuto liberare. Di Sgrena nulla più stupisce, ma sorprende un altro “diverso”, Andrea Scanzi (FQ), che ha ritenuto appropriato dare del “dittatore efferato” ad Assad. Scanzi, tanto bravo a fare le bucce ai colleghi minori, o sei ignorante peggio di Salvini, o perché dalla Lilli-Bilderberg-Gruber è bene esprimersi così. In perfetta sintonia con l’immancabile baciatrice di Soros e polena di ogni Grande Armada delle guerre imperiali, Emma Bonino.

“La Repubblica”

Ma tutto questo è scontato da anni. Farsi illusioni su questa categoria di azzimati e protervi mercenari, che imitano con la tastiera i jihadisti con i coltelli, significa meritare in pieno gli alamari di utile idiota. Il guaio peggiore è che sulla stessa linea si muove un’armata di minuscoli, di per sé irrilevanti, epperò vociferanti, invertebrati da mela rossa che si definiscono associazioni, comitati, organismi, si danno le più svariate denominazioni, pur di occultare la loro natura di efferati (questi sì) collusi. Vi pare mai possibile che, in questi giorni di martirio della Siria e, a seguire, della Grecia, nazione-madre con quel falso pretesto divorata viva dalla Troika (Juncker, Draghi, Lagarde), cui va aggiunto George Soros, che fa da bancomat e PR a tutti i nazionicidi e sociocidi si chiami la gente a manifestare contro la Grecia?

Presidio Ambasciata di Grecia a Roma ·

 Organizzato da Freedom, Hurriya, Libertà. Nessuna galera Nessuna frontiera e NED PuntoSolidale Marranella

Appuntamento mercoledì 4 marzo, ore 17:00, davanti l’Ambasciata greca a Roma in solidarietà alle persone migranti in lotta e per la libertà.

Metastasi USA degli accoglitori senza se e senza ma

Hanno pure la faccia tosta, fidando sul rimbecillimento da media della gente, di firmare come NED, National Endowment for Democracy, la fetecchia creata da Kissinger per fare apertamente il lavoro che la CIA faceva di nascosto, quando il Congresso scoprì e condannò le pratiche sovversive e criminali compiute dall’agenzia in Centroamerica, ai tempi dei Contras. Da allora, non c’è stato complotto Usa-Nato contro paesi non allineati – Ucraina, Georgia, Venezuela, Bolivia, Honduras, Iraq, Libano, Algeria, Cina, Russia, Jugoslavia, Serbia – cui la NED non abbia fornito denaro, operativi, Ong di complemento. Viene ufficialmente finanziata dal governo e, privatamente, ma apertamente, da George Soros e dalla sua Open Society Foundation. Che è anche alla base dell’attività frenetica, per quanto sostenuta da associazioni tanto altosonanti quanto di esilissima dimensione numerica, che vediamo stracciarsi le vesti sui migranti.

Erdogan? Bravo sulla Siria, ma un po’ esoso

Mettiamo i puntini sulle i, alla faccia di questa orda di mistificatori che, con Soros a capo, quanto a ferite inferte all’umanità e danno arrecato alle nazioni libere, ai miliziani di al Baghdadi (per non dire CIA) suscitano grandissima invidia. Nessuno dei corifei del mescolamento di popoli che guardi al primo anello della catena. Un paese laico, tollerante, pacifico, antimperialista, difensore dei palestinesi, sovrano, discretamente governato, invaso, straziato, mutilato da dieci anni. Con il consenso della nostra parte. Per costoro, Erdogan ha invece il merito di resistere all’”efferato Assad” e alle sue “bombe sui civili”.  ha solo demerito di sfruttare la disperazione dei disperati per farsi dare soldi dall’Europa.Non fosse per quello, gli dovremmo il tappeto rosso. Per noi, Erdogan è un delinquente che, con branchi di subumani, ha invaso e insanguinato la Siria per dieci anni, in combutta con Usa, Nato, Israele e satrapi del Golfo e ora, complice dei globalisti e dei loro sguatteri umanitaristi, impiega l’arma delle migrazioni per sfasciare definitivamente il nemico storico greco.

Non solo manodopera da mezzo euro, Al Qaida-Isis per l’Europa.

Per loro i migranti mandati all’assalto delle isole e della terraferma greca, sono i profughi “disperati” fuggiti dalle bombe di Assad e di Putin e vanno tutti accolti e i greci che glielo impediscono sono razzisti e assassini. Per noi – e per la realtà – si tratta di migranti afghani, cingalesi, bengalesi, maghrebini, africani, rastrellati da Erdogan e rovesciati su Lesbo e le altre perle dell’Egeo, insieme a qualche ascaro di Al Qaida-Al Nusra-Isis di cui i siriani stanno ripulendo finalmente Idlib e che potrà ben servire per far paura all’Europa con qualche episodio alla Bataclan.

Manifestare per i carnefici, calpestare le vittime

Per loro i greci sono fascisti razzisti che rifiutano accoglienza ai disperati. Per noi i greci fanno benissimo a far capire ai deportati della globalizzazione che non è cosa, non gli conviene. Se questi sono vittime della tratta, i greci sono l’agnello sacrificale di una strategia di distruzione totale di quel paese. Un paese nei suoi gangli più vulnerabili oberato di decine di migliaia di migranti economici che gli hanno rovinato la massima fonte di reddito per il ricupero di un minimo di sopravvivenza dopo l’operazione Troika. Migranti lasciati a marcire sulle loro spalle, dato che gli schiavi importati ormai abbondano in Europa. Senza perdere d’occhio il primo anello della catena alle caviglie dei deportati:lo sradicamento forzoso di popolazioni dalle loro terre da poi far depredare a eserciti, milizie assoldate, multinazionali.

Con il sultano ricattatore e terrorista contro la Grecia e la Siria. Ma per i “diritti umani”

Due sono le vittime di questa scellerata operazione contro popoli o resistenti, o da buttare. La Siria di Assad e la Grecia di Mitsotakis, che sarà di destra, ma cui è stata consegnata una Grecia fatta a brandelli da gente specializzata in genocidi, le cui opere di morte sono coperte dai fiori di bontà di accoglitori come quelli che, in una palude di vergogna, si ritrovano a manifestare all’ambasciata greca. E non a quella turca, alla Nato, a Bruxelles.

C’entra Bilderberg? Sempre, per fortuna siamo complottisti.

Pensierino finale sbarazzino. L’accolita Bilderberg si è riunita nelle segrete stanze di Svizzera, caput mundi della finanza, cioè della Rapina Istituzionale Globale (RIG), dal 30 maggio al 2 giugno del 2019 (con Stefano Feltri, FQ, che subito s’è dato da fare contro l’ENI e pro-petrolifere imperiali). La stessa conventicola, i cui miliardi decidono ogni cosa, con meno ponti levatoi tirati su, meno fossi con coccodrilli, meno spingarde alle feritoie e allargata a soci di minoranza, ha banchettato “all’aperto” a Davos. Due scadenze, un’escalation della guerra agli umani: 1) Coronavirus, Cina dietro la lavagna, via della Seta bloccata, e grandi prove di Stati di polizia; 2) sconquassi nel Mediterraneo con Erdogan-Nato che, arruolando il fantoccio jihadista-Nato Al Serraj di Libia, si prende il petrolio di mezzo mare e difendendo i tagliagole in Idlib preserva la forza terrorista dell’Impero; 3) rilancio alla grandissima dell’operazione migranti (non conta una cippa che ci sia guerra o no, fame o no, persecuzione o no, basta che dei poveretti, o malviventi, credano alla fola che in Sud Europa faranno i soldi) e taglio di quel che resta delle gambe di Grecia, Balcani, Sud Europa.

Aggiungo in calce, gli appelli alle manifestazioni contro la Grecia. Ovviamente nel segno di Bilderberg. Divertitevi a distinguere tra utili idioti e amici del giaguaro.

APPELLO URGENTE DEL GRUPPO “PORTI APERTI MILANO” E “ATTIVISTI ITALIANI NORD-SUD

Invitiamo tutte e tutti a condividere questo appello e ad aderire come singoli o come associazioni nei commenti o alla mail portiapertimilano@gmail.com
Provvederemo ad inserire le vostre firme.

“Lanciamo un appello urgente per tenere alta l’attenzione su quanto sta avvenendo in Turchia e Grecia e affinché cessi l’ assordante silenzio dell’Europa in merito.
Chiediamo che siano annullati immediatamente gli accordi criminali in base ai quali la Ue finanzia Erdogan affinché trattenga i Rifugiati (principalmente in arrivo dal Medio Oriente ma non solo) per impedire loro di raggiungere il cuore dell’Europa. Chiediamo che vengano istituiti corridoi umanitari per trarre in salvo migliaia di persone.
Erdogan ha deciso di aprire per 72 ore la frontiera fra Turchia e Grecia.
Le migliaia di Siriani che hanno cercato di penetrare in Grecia dalla Turchia si sono letteralmente trovati intrappolati in una “no man land”. Sono stati accolti da gas lacrimogeni e manganellate dalla polizia greca, assolutamente noncurante della presenza di donne e bambini stremati.
Le temperature estremamente rigide altro non fanno che peggiorare ulteriormente le condizioni in cui versa la popolazione civile coinvolta.
Agli occupanti di una imbarcazione che stava per attraccare al porto di Thermy sull’isola di Lesbo è stato impedire di attraccare. Inoltre segnaliamo che sull’isola continuano ad avvenire gravissime aggressioni da parte di gruppi di fascisti nei confronti dei Rifugiati, membri di ONG, attivisti e volontari.
Di fronte al precipitare della situazione, vogliamo che i Paesi Europei assumano una netta presa di posizione nei confronti del comportamento della Grecia e della Turchia.
Ci risulta che solo il Papa abbia pronunciato parole di solidarietà. E non ci basta.

Chiediamo pertanto alle istituzioni Europee e ai singoli paesi un intervento immediato, stanziando aiuti rapidi ed efficaci per riportare i campi delle isole greche a una situazione di minima dignità, e istituendo nel giro di poche settimane corridoi umanitari sia con Idlib (dove sono ammassati circa un milione di persone) sia con le isole greche più sovraffollate, che non possono essere lasciate sole davanti al fenomeno epocale delle migrazioni, diventando così campi di concentramento analoghi a quelli della Libia, dove muore il senso stesso della costruzione europea.”

FIRME APPELLO:

– Coro Voci di Donne
– Mai più Lager No Ai CPR
– Memoria Antifascista
– Possibile Milano
– Possibile
– Rete Antirazzista Catanese
– NoWalls
– L.U.M.E. Laboratorio Universitario Metropolitano
– Teatro Officina
– Via Padova Via del Mondo
– Abareka
– Laboratorio Torri di Babele
– Caduti di Mente
– Amici del Parco Trotter
– Cambio Passo
– Nur_a spotlight on migrant voices
– Todo Cambia
– Prc. Nazionale
– Ass. Prom. Soc. Fabrizio Casavola
– Rimake
– Cantiere
– Coordinamento dei Collettivi Studenteschi
– Spazio di Mutuo Soccorso
– Via Padova Viva
– Rete Femminista No Muri No Recinti
– SOS ERM_Emergenza Rifugiati Milano
– WILPF italia
– Casa Internazionale delle Donne di Roma
– Gea_Movimento femminista studentesco
– Carovane Migranti
– Forum Antirazzista Palermo
– Rete Jin Milano
– Nabad Onlus_Progetto Spazio Mondi Migranti
– Codici Ricerche e Intervento
– Associazione Cultura E’ Libertà
– Associazione Dimensioni Diverse
– Sezione ANPI ATM
– Sezione ANPI 10 Agosto 1944
– Sezione ANPI LUMEZZANE
– Collettivo RAM_Restauro Arte Memoria
– Associazione di Promozione Sociale Spazio Ruggine
– Circolo Metromondo
– Cicogneteatro Brescia
– Rete 21 Marzo_Mano nella mano contro il razzismo
– Sikuspacha_gruppo musicale
– Associazione Sunuga
– Associazione RivoluzionArti
– Acea Odv
– Sindacato Usb_Sportello Immigrazione Vicenza
– Associazione Oltre Il Mare
– Senonoraquando Comitato di Brescia
– Circolo Lato B
– Sinistra italiana Cremona
– Naga Odv
– Milano Senza Frontiere
– Rete di Donne per la Politica di Genova
– ADL COBAS Lombardia
– Fondazione FIRSS
– Coordinamento per la Democrazia Costituzionale – Municipio 4 Milano
– Associazione Irene – Non facciamo affondare la Grecia
– Associazione ItaliaCuba
– Marcia Restiamo Umani
– Sinistra Italiana Milano
– Coordinamento Antifascista del Casentino
– Lavoratori della Scuola Auto-Organizzati
– Casa delle Donne di Milano
– Associazione (S)cambiare

Presidio Ambasciata di Grecia a Roma

Appuntamento mercoledì 4 marzo, ore 17:00, davanti l’Ambasciata greca a Roma in solidarietà alle persone migranti in lotta e per la libertà.

In queste ore si sta consumando l’ennesima tragedia sotto i nostri occhi.

Migliaia di persone sono ammassate al confine tra Grecia e Turchia, l’Europa risponde con armi da fuoco, carcere e pestaggi. Contiamo i primi morti……

Da questa estate il Governo greco ha rinforzato l’attacco alle lotte autorganizzate, alle occupazioni e nei confronti delle persone migranti.
Nelle isole come Lesbo e Chios, ormai prigioni a cielo aperto, lo Stato ha scelto di far esplodere la rabbia della popolazione piuttosto che smantellare un maxi campo di concentramento e permettere alle persone di spostarsi liberamente e contemporaneamente ne costruisce di nuovi. Lasciando così sfogare tensioni sociali sui migranti anzichè contro le stesse istituzioni che per anni hanno costretto decine di migliaia di persone ad una convivenza difficile. E, come se non bastasse, viene lasciata carta bianca a nazisti e fascisti che approfittano di questa situazione per colpire le persone.

Arrivano immagini di vera e propria guerra a due passi da casa nostra.
Viviamo in un paese esperto in stragi in mare, campi di internamento e deportazioni.
Non possiamo restare a guardare.
Appuntamento mercoledì 4 marzo, ore 17:00, davanti l’Ambasciata greca a Roma in solidarietà alle persone migranti in lotta e per la libertà.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:39

ALTRO CHE SANDERS O ALTRI FASULLONI——- ZITTI ZITTI! NEGLI USA SPUNTA UN’ANTIMPERIALISTA VERA —— OTTIMA NARRAZIONE DI DI BATTISTA DALL’IRAN (CON QUALCHE STRABISMO)

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/03/altro-che-sanders-o-altri-fasulloni.html

MONDOCANE

DOMENICA 1 MARZO 2020

 La senatrice Usa Tulsi Gabbard tra donne siriane ad Aleppo liberata

Mentre succede di tutto, in America….

Mentre l’impunito Israele bombarda la Siria un giorno sì e l’altro pure, nel compiacimento generale e con i russi zitti,; mentre forse l’accordo tra Usa e Taliban, che taglia fuori i fantocci corrotti del teatrino di Kabul, pone fine (malvista dal “manifesto”: “le donne!”) a 19 anni di stragi Usa-Nato di civili afghani e di maxi-produzione di eroina per l’Occidente; mentre non passa giorno che gli Usa non facciano stragi di civili in Somalia, “effetti collaterali” dei bombardamenti sugli Shabaab; mentre le milizie Isis allevate da Usa, Israele, Erdogan e petrotiranni  terrorizzano Siria, Egitto, Libia, Africa, Europa; mentre l’Occidente sostiene il regime golpista di Al Serraj in Libia, tenuto in piedi dalla peggiore feccia jihadista di Misurata, garante anche del traffico Ong di sradicati africani, ma caro alle nostre sinistre imperiali e di destra; mentre un virus, trasformato da normale influenza in peste bubbonica, serve a satanizzare la Cina, bloccare la Via della Seta, sperimentare stati d’assedio e di neutralizzazione sociale… mentre succede tutto questo qualcuno inizia a fare il tifo per l’uno o l’altro candidato nelle primarie del Partito Democratico statunitense.

Burattini di Bilderberg sul campo

Ci si divide tra un supermiliardario, 9° al mondo per ricchezza, Bloomberg, che le primarie e, forse, la presidenza, se le compra a suono di milionate, a dispetto delle sue performance tv da brocco azzoppato, e una “liberal”, Warren, che però è simpatica al Pentagono e da Wall Street è la più foraggiata. Oppure tra uno scaturito sindaco di un villaggio dell’Indiana, Buttigieg che sembra un fumetto da Cocco Bill epperò, per tutta la vita ha bazzicato più i servizi segreti che non il saloon del paese e quindi ha i voti della CIA, e un  totalmente rincoglionito malvivente, Biden, che ricattava, lui sì, il governo ucraino perché non processasse il figliolo lestofante, e però gode del consenso afroamericano, dato che è stato vice di un presidente nero.

la crème de la crème delle primarie democratiche

Pian piano i nostri sinistri imperialisti di destra, “manifesto” in testa, devono – il distintivo esibito lo impone– rassegnarsi ad abbandonare queste ipotesi, pur viste finora con simpatia, e schierarsi con il sinistro vero, socialdemocratico, forse addirittura socialista, sconfitto nel 2016 da Hillary a forza di trucchetti sporchi del Comitato Nazionale Democratico (DNC). Che non è altri che il 77enne Sanders. Bernie, per i fan.

Sanders, il neocon sociale!

Dice, ma come? Ma se questo Sanders, dopo aver chiesto sanità per tutti e aumenti salariali, s’è detto pronto (al New York Times) ad appoggiare un attacco preventivo a Iran e Corea del Nord? Ma come, se ha concluso, con Pompeo e tutti i neocon, che Putin è un farabutto e che ha messo le zampe sulle elezioni americane di ieri e di oggi e fa da sgabello a Trump? Ma come, se, pur dopo aver affermato che Netaniahu é uno zotico, dichiara che tutto il resto di Israele gli sta bene e che l’ambasciata Usa deve restare trasferita a Gerusalemme?

Cosa rispondono i sinistri imperiali su questo vecchietto in piena sintonia con

l’imperialismo neocon e dello Stato Profondo? Ma cosa devono rispondere, se la pensano come lui! Dopo il ticket Bloomberg-Hillary, allucinazione apocalittica di cui qualcuno però già vocifera e lei non smentisce, cosa ci sarebbe di meglio del “socialista” Sanders?

Una donna per ogni stagione. Neocon.

Tulsi Gabbard, l’innominabile

Ma c’è un’altra concorrente alle primarie, anche se non va ai battibecchini tv. L’avete mai sentita nominare? Si chiama Tulsi Gabbard, senatrice dell’Alaska, è giovane e bella, ma è già una veterana di ripetute missioni militari in Iraq da ufficiale della Guardia Nazionale. Dalle quali ha tratto l’unica posizione anti-guerra e antimperialista di tutto il cucuzzaro democratico-repubblicano che concorre alla presidenza. Ha compiuto l’indicibile: è andata da Bashar al Assad, presidente della Siria in resistenza da 10 anni e ha detto che ha ragione. Ha detto che è una vergognosa mistificazione chiamare i terroristi Isis e Al Qaida “ribelli” e cianciare di “guerra civile”. Ha detto che tutte le guerre e tutti gli ammazzamenti Usa devono finire.

E ha sbagliato ancora una volta definendo il vecchio compare degli Usa nell’allevamento dei ratti terroristi e neo alleato in Nato grazie ai massacri compiuti in Idlib, ”dittatore turco aggressivo, integralista ed espansionista” e intimando a Trump di “non farsi trascinare in una guerra contro la Russia”. Tutto il contrario di quanto da parte degli altri bravi candidati si auspica.

Non ha perso l’attimo, Hillary, per sentenziare, per questo da Tulsi querelata, che la senatrice Gabbard non è altro che un arnese dei russi. Come tutti quelli fuori dal giro euro-atlantico. Soros l’ha definita la massima sciagura che possa capitare agli Usa e al mondo. Una garanzia per noi. E non volete che campioni del giornalismo indipendente, come New York Times, Washington Post e CNN, non abbiano subito rilanciato l’infamante, incapacitante anatema?

Ora sapete perché in Italia non se ne parla. Men che mai sul “manifesto”.

Di Battista: dall’Iran con amore (e qualche riserva mia)

Ho già detto quanto apprezzo i reportage di Alessandro Di Battista, rivelatosi acuto, profondo, sensibile e competente osservatore sul “Fatto Quotidiano”, prima, dei paesi devastati dagli Usa in America Centrale e, ora, di un Iran di cui, in tutti questi anni, la stampa caporale di giornata dell’arsenale mediatico imperialista non ci ha dato che una raffigurazione deformata, falsa, strumentale, del tutto bugiarda. Che si trattasse sia degli odiatissimi cosiddetti “conservatori” (gli intransigenti dell’antimperialismo e di una politica per le classi popolari, come quella del laico Ahmadinejad), sia dei “moderati”, o “riformisti”, termini che già ci dicono tutto sulla linea compromissoria, legata agli interessi dell’alta borghesia, con gli ayatollah Rafsanjani, Khatami, Rouhani).

Dibba ci offre, al solito, un quadro umano, perciò veritiero e, dunque, intriso di attenzione e simpatia per questo paese. Una delle culle della civiltà che, da 70 anni, subisce le vessazioni degli Usa, di Israele e di un’Europa tafazzista e codina (il colpo di Stato USA-UK contro Mossadeq, la dittatura dello Shah, le sanzioni genocide, il terrorismo dei mercenari MEK – Mouhajeddin del Popolo – la diffamazione). Si dilunga anche sull’evento che, come racconta, avrebbe fondato e rafforzato il patriottismo, il coraggio, la resistenza di questa gente: la guerra con l’Iraq, dal 1980 al 1988.

Il mio apprezzamento è al netto di un dissenso su come questo coscienzioso giornalista e bravo politico interpreta le varie “rivolte verdi”, assegnandogli troppo facilmente la patente di “buone ragioni” (piuttosto le sanzioni Usa) nelle proteste contro l’attuale governo iraniano (e negandogli la matrice, ultraprovata, di tutte le “rivoluzioni colorate” istigate da Soros, Otpor, Cia, contro paesi disobbedienti). Lascio da parte anche l’osservazione, rilevante, ma non corredata da motivazioni, che l’imperialismo, giocandosi il Coronavirus, ha potenziato la sua mega-campagna d’odio contro la Cina e la sua Via della Seta (quella, sì, contro i nostri interessi nazionali), per cui gli strumenti imperialistici della “russofobia e islamofobia spingeranno Tehran e Mosca sempre più tra le braccia di Pechino, questo è contro i nostri interessi”. Contro gli interessi dell’Occidente colonialista, non i nostri, per favore.

Saddam al processo-farsa dei vincitori

Di Battista sulla guerra Iraq-Iran. Vista dall’Iran

Estesa e dettagliata è la parte che concerne lo scontro Iran-Iraq, però visto dal punto da cui lo vedono gli iraniani. Il che, nel caso di due campane, rischia di essere non del tutto equilibrato. Non vorrei, a proposito di Saddam Hussein, tornare sul difficile, ma decisivo argomento che ho già sollevato sul termine di “dittatore”, magari sanguinario, utilizzato da Di Battista per Gheddafi, anche dopo il suo linciaggio sotto le risate di Hillary Clinton. Dato che ci vuole conoscenza e rispetto per storia, tradizioni, culture, limiti temporali, immaginari collettivi, archetipi, diversi da quelli che da noi hanno prodotto le cosiddette democrazie (in effetti plutocrazie e mediacrazie), ho sempre cercato di far capire che è una pretesa colonialista, in chiave subalterna, quella di castigare paesi, oltre tutto sotto accanito assedio, perché non avrebbero dato alle loro società gli assetti, tanto gradevoli e positivi…. , delle nostre borghesie post-1789. Saddam viene impiccato dagli Usa per mano dell’ayatollah Moqtada al Sadr, dopo un processo-scandalo alla Norimberga. Khomeini muore nel suo letto. E ne sono contento.

Ma qui, tra due versioni non dissimili di organizzazioni statali, sebbene una clericale e l’altra laica, la bilancia di Di Battista pende davvero troppo da un lato, quando assegna le colpe del conflitto solo a un Iraq attaccante e i meriti esclusivamente all’Iran che si difende. Occhio, questa è anche stata negli ultimi decenni la vulgata dei disinformatori occidentali, per i quali l’Iraq laico, panarabo, costituiva allora una minaccia molto più attuale dell’Iran. E lo si è diffamato, anche attribuendogli un’alleanza con gli Usa e forniture militari americane che non ci sono mai state, come dimostra la sola presenza di vecchio armamentario sovietico sui campi di battaglia del 1991 e del 2003. Nelle guerre turpitudini e atrocità succedono da tutte le parti. Ricordiamoci anche dei ragazzi iraniani mandati sui campi minati con al collo una chiave che gli avrebbe assicurato l’accesso al paradiso.

Bisogna stare attenti, e mi prendo il diritto di spiegarlo perché sono uno dei pochissimi colleghi di Di Battista che l’Iraq l’hanno frequentato, conosciuto e, per i suoi incredibili risultati di indipendenza, dignità, prosperità, giustizia sociale, creatività culturale, anche amato. E ho potuto ricavare da documenti e testimonianza, tra le altre menzogne, la smentita del presunto eccidio di oltre centomila curdi, in una sollevazione guidata dal manutengolo curdo della CIA, Masud Barzani. Fu operazione di guerra con alcune centinaia di morti. Ma da Srebrenica, e non solo, siamo abituati alle cifre immaginifiche scolpite nel falsario della Storia dai vincitori.

Dal 1977, inviato dell’autorevole “The Middle East”, e poi corrispondente da Roma dei quotidiani “Baghdad Observer” e “Ath Thaura”, sono stato in Iraq quasi ogni anno, fino all’occupazione Usa-Nato del 2003, vissuta in prima persona, e al giorno in cui la prima colonna di tank entrata nella capitale ha centrato il nostro Palestine Hotel, dove erano i giornalisti “disobbedienti” che avevano sfidato l’ordine di Bush di non stare a Baghdad ad ascoltare il nemico. Ne morì il collega spagnolo Josè Couso, mentre, ore prima, avevano ucciso un mio caro amico di Al Jazeera, Tareq Ayoub. Primo saluto yankee alla Stampa libera.

Baghdad, come filmata il 20 marzo 2003 dalla mia finestra nell’Hotel Mansour. Vedi documentari in fondo.

Iraq-Iran, come sono andate le cose

Nel periodo che va dalla rivoluzione islamica di Khomeini, 1978, allo scoppio della guerra, settembre 1980, non c’è stato momento in cui tutte le emittenti iraniane, radio, televisive, megafoni posti sul confine, la stampa, Khomeini in persona, non invitassero il popolo iracheno ad abbattere il regime e liberarsi del tiranno apostata. Arrivavano sabotatori e provocatori. Saltavano in aria persone e sedi del Baath. Pochi mesi prima della guerra, con mia moglie Sandra, arrivammo sulle montagne curde al confine tra i due paesi, a est di Irbil, vedemmo villaggi in macerie cannoneggiate dagli iraniani e sentimmo di notte il rombo di quell’artiglieria. A quel punto, il casus belli, chi davvero avesse aperto il fronte, conta poco.

Concludo, modificando gli allineamenti geopolitici verificatisi nell’occasione e da Di Battista ripresi dal racconto che va per la maggiore. Gli Usa, con Kissinger, manovravano perché i due paesi si dissanguassero entrambi, uno dei quali, l’Iraq, era già stato annegato nell’uranio impoverito nel 1991. Ma Washington incoraggiò Israele a sostenere l’Iran. Vaste forniture di armi israeliane vennero allo scoperto grazie allo scandalo Iran-Contras: con i fondi ricavati da quelle vendite a Tehran, la CIA finanziò i banditi anti-Nicaragua. Israele inflisse poi il colpo decisivo all’Iraq, non all’Iran, bombardando e distruggendo la centrale nucleare irachena di Osiraq. Le sanzioni Usa all’Iraq iniziarono con la rivoluzione degli anni’60 e furono costantemente intensificate, fino ai bombardamenti di Bill Clinton, per tutti gli anni ’90.

Baghdad, manifestazione contro gli Usa, febbraio 2020

 Del resto, gli Usa non avevano mai cessato di vedere nell’Iraq e in Saddam, dopo Nasser, il nemico principale nella regione, dato che fulcro di un progetto panarabo, nazionalista, socialista in atto. Quando scoppiò il confronto con l’Iran confessionale, i dirigenti del PC iracheno si dichiararono a favore di Khomeini. Glielo aveva intimato l’URSS di Brezhnev, che teneva di più a tenersi buono un grande paese ai suoi confini, vicino delle sue repubbliche a maggioranza islamica. E non fornì più a Baghdad un solo Kalachnikov. Così stavano le cose per le alleanze!

Punizione anche a un Iraq di Saddam che era stato il massimo sostenitore della Palestina in tutti quegli anni, altro che compare degli Usa. Lasciai Baghdad ai primi di aprile 2003, dopo alcuni giorni di occupazione statunitense, con Saddam ancora in città ad avviare una resistenza patriottica che è durata un’altra mezza dozzina d’anni e riprende oggi e costò agli americani 4.500 caduti. Quella bandiera è stata ripresa dalle “Unità di mobilitazione popolare” che hanno sconfitto l’Isis e oggi, insieme al parlamento, premono per il ritiro degli occupanti americani. Sulla strada che porta ad Amman, nell’unico, semidistrutto posto ristoro, presi un tè insieme agli autisti di un pullmino in viaggio verso la Palestina. Nonostante l’occupazione, i due dipendenti del governo di Saddam erano partiti con gli ultimi dollari che il governo consegnava a chi da Israele aveva avuto un martire, o una casa distrutta: 20.mila dollari nel primo caso, 10mila nel secondo. Patriottismo anche questo, non vi pare?

Possiamo benissimo amarli tutti e due, anzi dobbiamo, Iran e Iraq. E difenderli. Come loro ci hanno difesi e ci difendono.

Questi documentari si possono richiedere all’indirizzo visionando@virgilio.it

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:37

CHI CONTROLLA LA NARRAZIONE, CONTROLLA IL MONDO —– SIRIA, UNA LIBERAZIONE MANIPOLATA IN CATASTROFE UMANITARIA —– BERGOGLIO, DI MAIO, AMNESTY, NATO: VAI CON AL QAIDA

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/02/chi-controlla-la-narrazione-controlla.html

MONDOCANE

VENERDÌ 28 FEBBRAIO 2020

I meglio fichi del bigoncio in soccorso al carnefice

Quaquaraquà e uomini

https://twitter.com/i/status/1230448143973732352   Colonna prima di russi e di turchi pattuglia il confine turco-siriano. Notare la differenza tra come la popolazione accoglie i russi e poi i turchi

Una novena per Al Qaida

Che il papa argentino (che in Argentina non mette piede), connivente dei generali dei Desaparecidos e il suo Segretario di Stato Parolin, motore della Chiesa antichavista venezuelana e ospite di Bilderberg, si inserissero, anzi, prendessero la guida morale della campagna contro la Siria e in difesa del terrorismo erdoganian-jihadista, non stupisce. Bergoglio si era già qualificato con i suoi “appelli”, ispirati all’inversione zanotelliana della verità, a denunciare le “violenze”, non del carnefice invasore e terrorista, ma del difensore della pace, della civiltà, del diritto, Bashar el Assad. Niente di sorprendente neanche qui, se si guarda al ruolo di protagonista assoluto che la Chiesa globalizzante di quest’uomo assume nel promuovere lo sradicamento dei popoli dal Sud del mondo, per fornire a lui pecorelle tramite tanto Caritas quanto Ong e, ai suoi affini laici, materiale schiavistico per incrementare gli utili.

Sapendo abbastanza della Chiesa Cattolica, cristiana tutta, e dei suoi 2000 anni di collusione con i più brutali, sanguinari e manipolatori sistemi di dominio sugli umani normali, non è tanto questo allineamento con gli odiatori ontologici di vittime potenziali e effettive che sconvolge. E’quell’omino incolto, disconoscente, di un’ambizione e una pretenziosità pari solo all’incontrollato opportunismo, della cui continua esistenza politica e del cui continuo, disastroso ruolo nel Movimento Cinque Stelle, mi scandalizzo. Avete presente un guscio d’uovo vuoto, su cui qualcuno ha dipinto una faccia? Ecco Di Maio.

Tra Di Maio e Di Battista….

Metto al confronto, che è di una abbagliante evidenza, con la recente vergognosa uscita dell’omino Di Maio, i reportage che Alessandro Di Battista ci ha fatto dall’America Latina, prima e, ora, dall’Iran. Dimostrano studio, osservazione diretta, sensibilità umana, consapevolezza storica, conoscenza dei termini del particolare e del generale, enorme rispetto per i giusti e deboli e capacità di valutare chi è vittima e chi è aggressore, a dispetto delle deformazioni di un sistema politico-mediatico odiosamente prostituito ai distruttori di nazioni e popoli. E questo al netto della sua azione politica a casa che, segnano la maturità politica del popolo 5Stelle, gli ha meritato, a grande maggioranza, il primo posto nei favori del movimento.

Gli sguatteri dei padroni e i pifferai della menzogna si sono precipitati ai ripari di quella che prometteva di essere la liberazione di uno degli ultimi pezzi di terra strappato alla Siria dalla cospirazione militare e terroristica Usa-Nato-Turchia-Golfo, la vera Coalizione del Male che imperversa oggi sul Globo. Spicca tra i meglio fichi sopra nominati questo geopolitico, perfettamente consapevole di chi è oppresso e chi sfruttato, cui una congiunzione astrale nella galassia del Muselide, di quelle che capitano ogni par di milioni d’anni, ha concesso la nomina di ministro degli esteri, non del Lichtenstein, del paese crocevia nel Mediterraneo tra Nord e Sud, Est e Ovest.  ll diversamente anglofono che per virus dice “vairus”.

Un appello per Erdogan e Al Qaida

L’appello della vergogna (ingrandire), da assolutamente leggere e provando a non rimettere

Luigi Di Maio, di cui nessuno metterebbe in discussione la potenzialità di ottimo sindaco di Pomigliano, brilluccica addirittura primo nella lista dei 14 ministri degli esteri europei che hanno firmato un appello degno delle loro divinità #MeToo agli Esteri, come Madeleine Albright (“500mila bambini da noi uccisi in Iraq valgono la candela”), o Hillary Clinton (“Gheddafi linciato, Libia massacrata, che ridere!”). L’ominicchio anticasta e antisistema capeggia una fila di maitre del banchetto imperiale che vanno a stracciarsi le vesti di sicari, insanguinate dalle vittime siriane, perché a Idlib ci sarebbero stragi di civili, scuole, ospedali, donne, bambini (ricordate Aleppo alla vigilia della liberazione?), addirittura le ampiamente smentite armi chimiche, tutte ovviamente di Assad. Per cui, spapagallando Pompeo, ci vorranno altre sanzioni a Damasco, se non la smette e si ritira. E ha ragione Erdogan, quando rivendica il suo diritto di capo-tagliagole, a impazzare con soldati e bruti mercenari in casa altrui e far fuori chi gli dice di togliersi dai maroni. Un tempo il M5S chiedeva la fine delle sanzioni e condannava la guerra alla Siria.

L’inversione della colpa

Sull’attacco degli Alleati in Europa, carnefici di guerra vincenti contro carnefici di guerra vinti, ma detto della “liberazione”, chi oserebbe condannare i “liberatori” per le vittime che lo scontro ha comportato? E, anche dopo, in Algeria, Vietnam, Cuba, Cina, si sono addossate ai liberatori dai predatori colonialisti i caduti, i profughi, le distruzioni? Avevamo ancora una minima capacità di individuare colpe e chi ne era colpito. Delle apparenti 500mila vittime del crimine antisiriano, di tutte indistintamente le distruzioni, di ogni atrocità commessa da chiunque, tutta la responsabilità risiede esclusivamente su chi ha aggredito. E’ scientifico.

Al Qaida al lavoro su prigionieri siriani

Un grottesco concentrato d’odio per la Siria, in procinto di ricuperare, a costo di oceani di sangue versato dai suoi eroici figli e dalle sue figlie in armi, o sotto le bombe, una parte della sua terra amputata dalle più orrende orde di subumani che impero abbia mai saputo mettere in campo. Quelli che i mandanti e loro presstitute, e anche qualche testa di minchia “democratica” che si ritiene pacifista, chiamano, strizzando l’occhio, “ribelli”, o (“il manifesto”), “opposizione islamista”. Per Di Maio, che forse, spostando Pinochet dal Cile al Venezuela, non sa di cosa parla, ci sarebbe da ridere. Solo che quella voglia si disintegra a vedere attraverso la lettera, in trasparenza, le centinaia di siriani morti e il grande paese fatto a pezzi. Non gliela perdono, a Giggino.

Due M5S

A parte tutto il resto, come anche i punti di programma ultimamente indicati da Alessandro Di Battista, basterebbe la voragine tra questo Di Maio delle sanzioni a chi difende patria, diritto, civiltà, vita, l’umanità intera, dalla cospirazione USA-NATO, e il Di Battista della penna puntata sui misfatti di questa coppia di moloch, per rendere chiara l’esistenza, ormai, di due movimenti 5Stelle. Quello della resa e dell’inserimento nel sistema e quello della terza via, fuori dall’establishment, dai suoi somari di razza e dalle sue turpitudini. A me paiono inconciliabili e che una scelta si imponga a tutti, pena la fine. Oblio al primo, affogato nelle polverose poltrone, lunga vita al secondo, nelle strade, piazze e case d’Italia. Purchè ci si muova! Si fallirà, si verrà fatti secchi. Ma  si andrà contenti di averci provato. E’ il messaggio che si lascia, che conta.

Libertà come “disastro umanitario”

Da un paio di mesi, l’Esercito Arabo Siriano è alla riconquista e liberazione della provincia di Idlib, a nordovest. Con il nord-est petrolifero occupato dagli americani e dai loro ascari curdi, la zona di Afrin al centronord, invasa dai turchi e una base americana nel Sud, ad al-Tanf, sono gli ultimi territori della Siria che le forze armate del popolo, assistite da russi, Hezbollah e iraniani, dopo vent’anni di guerra d’aggressione da parte di mezzo mondo, con il corredo delle atrocità più terrificanti prodotte dalla manipolazione degli esseri umani, non hanno ancora ricuperate.

Aleppo ora in corso di ricostruzione dopo le devastazioni turco-jihadiste

Come al tempo della liberazione di Aleppo, la legittima, sacrosanta, operazione che uno Stato conduce per ricuperare integrità e sovranità e restituire al proprio popolo una società in pace, un cammino di civiltà da riprendere, una ricostruzione da mettere in campo e una vita giusta, libera e serena, dovrebbe suscitare approvazione, gioia, concorso. In Occidente suscita collera e invocazioni a supporto dei carnefici. Sono politici della stazza di Di Maio, guardioni di palazzo come tutti i nostri governanti, o informatori venduti che si abbeverano alle fonti tossiche manovrate dagli aguzzini, i famigerati “Elmetti Bianchi” creati e pagati dai servizi britannici, o tale “Osservatorio dei Diritti Umani” installato dagli stessi servizi e gestito da una spia siriana a Coventry sulla base di telefonate e dispacci di amici.

Indecente, la vittima predestinata resiste

L’allarme è scattato quando l’esercito siriano e le forze aeree russe si sono permesse di reagire a mesate e mesate di attacchi da parte della feccia terroristica rastrellata da Nato, turchi e petrodespoti dal Marocco alla Cecenia alla Bosnia e allo Xinjang. Incessanti bombardamenti e incursioni nelle zone liberate di Aleppo e della stessa Idlib, perfino sulla base aerea russa di Khmeimim. Il sultano che ha eletto il ricatto di tutti a strumento del proprio imperialismo ottomano e fondamentalista, aveva finto di concordare con i russi, a Sochi e ad Astana, la demilitarizzazione di Idlib ed il disarmo e ritiro dei jihadisti di Al Qaida (poi al Nusra e Hayat Tahrir al-Sharm, per mimetizzare la propria identità di crocifiggitori, stupratori, scuoiatori, torturatori ed essere chiamati “opposizione” dai media). Ingolositi dalla prospettiva di creare crepe tra Turchia, Usa e Nato, ovviamente a vantaggio della Siria e del loro ruolo in Medioriente, ma dimentichi di quel loro Sukhoi abbattuto nel 2015, da due F16 turco, a titolo di avvertimento, i russi si sono fidati. E il loro ambasciatore, minacciato e vessato, ne sta facendo le spese adesso.

Uno dei 12 presidi armati turchi in Idlib

E questa specie di terminator, il cui scopo è sempre stata l’annessione di larga parte della Siria (a partire dalla zona “di sicurezza” lunga 100 km e larga 35, concessagli in Siria dai russi), e l’abbattimento della repubblica laica di Assad, ne ha approfittato per riarmare, rimpinzare e rafforzare con propri uomini e mezzi militari la provincia in cui la marmaglia Al Qaida e Isis, cacciata dal resto, si era rintanata ed esercitava, insieme alla Sharìa, il regime del terrore sulla popolazione. Da miserabile ladro, s’è portato via anche tutti gli impianti industriali e idraulici dalle aree invase.

Ma è solo ora, quando i combattenti siriani, accolti da popolazioni festanti che nessuno vi fa vedere, ha liberato decine di città e paesi, centinaia di km quadrati e la strada strategica che collega Damasco ad Aleppo, che l’Occidente responsabile di una della più terribili tragedie del nostro tempo, su cui ultimamente taceva nella speranza che Erdogan e tagliagole prevalessero, si sveglia e grida alla “tragedia umanitaria”, alla fuga di “un milione di profughi” (alcune decine di migliaia di bruti psicopatici, con la cui invasione l’energumeno Fratello Musulmano, la genìa cara al “manifesto” e a Soros, ora ricatta gli europei). E berne fa la Grecia a bloccare tutto. Sentirete gli strilli di papa e “manifesto”! Intanto il papa pianta la sua bandiera accanto a quella di Al Qaida

Scontro finale? 

Pompeo, Di Maio, Salvini, Zingaretti, Renzi, Von der Leyen,….Ed è proprio il disastro umanitario, quello vero, quello inflitto agli umani, cui, dopo 10 anni di indicibili sofferenze e sacrifici, i siriani e i loro alleati stanno mettendo fine. Cosa dirà di questa gente e dei loro carnefici la Storia se, stavolta, saranno le gazzelle, e non i leoni, a scriverla?

Anche la Nato, fin lì in speranzosa attesa che Erdogan rientrasse a pieno titolo nell’alveo (da cui aveva solo fatto finta di uscire, benedetti russi!), ha colto l’occasione. Se Assad, se un popolo che ha voluto restare libero, vincono anche qui, cambia qualcosa nella direzione del mondo. E forse anche nella sua regia. E allora, visto che un paese Nato attaccato (sic!”), seppure da liberatori della terra che ha occupato, comporta che la Nato accorra in sua difesa, assisteremo a qualcosa che altro che “disastro umanitario”. Sarà interessante, forse drammatico, vedere cosa succede dopo le promesse di Pompeo di “soccorrere” il compare co-sbranatore di Siria e Libia. Erdogan pensa di sapere su quale lato della sua fetta di pane sia spalmato il burro. Quella di sempre. Quella di gente come lui. E Putin lo sa?

Il corollario paradigmatico che forniscono alla nostra, così rinnovata, valutazione del bene e del male le invocazioni a interventi “umanitari” contro la “tragedia umanitaria”, fatte dal papa e dai vari nanetti da giardino imperiale, significa una cosa enorme. Che umani sono solo quelli cari al papa e ai nanetti, anche se tagliano gole, o violentano nel nome di un dio pervertito nel suo contrario. Implicitamente, disumani, anzi, non umani, sono gli altri. Nella fattispecie, i siriani e i loro difensori. Un giochino già fatto 75 anni fa, a Norimberga. Ce la sentiamo di vivere in un mondo in cui il monopolio dell’umano ce l’hanno gli assassini?

Donne dalla parte giusta. Asma, moglie del presidente Assad, con combattenti siriane

Ne vedremo delle belle. Qui, a casa, la più bella sarebbe il ritorno di Di Maio al San Paolo, lavoro degnissimo, senza rischi di ignominia. Prima che quanto resta del MoVimento muoia. E che 14 ministri degli Esteri, sfregiati dalla benedizione del papa, vadano a chiedere scusa a 17 milioni di siriani.

E ai quattro milioni e mezzo che non ci sono più, ammazzati, o in fuga da coloro per i quali hanno scritto l’appello più schifoso dai tempi dell’editto di Costantino, o, se mi volete al passo, dalle leggi razziali del ‘38).

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 21:33

Putin denuncia le nuovi armi biologiche USA: virus che riconoscono il DNA dei popoli da attaccare

https://informarexresistere.fr/putin-denuncia-le-nuovi-armi-biologiche-usa-virus-che-riconoscono-il-dna-dei-popoli-da-attaccare/?fbclid=IwAR0qL21PyA9nlWUaS2yZNdntWL6jYg2vpIpvPJWMgQyWont5oqHNW6VIN_0

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PUTIN: STANNO PRELEVANDO CAMPIONI BIOLOGICI DAI RUSSI (una nuova guerra batteriologica)

  • di Maurizio Blondet

“Sapete che viene raccolto materiale biologico in tutto  il paese, prelevato da differenti gruppi etnici, da persone che vivono i regioni geografiche diverse della Federazione Russa?  Lo si fa deliberatamente e con metodi professionali. La domanda è: perché viene fatto? Sembra che siamo un oggetto di grande interesse”.

Vladimir Putin ha fatto questa rivelazione  lunedì, mentre presiedeva il Consiglio dei Diritti Umani in Russia.  Uno dei membri, Igor Borisov (che è direttore della Commissione Elettorale centrale, dunque si occupa di voti), ha riferito trasmissioni dal  vivo dai seggi elettorali  durante le recenti elezioni regionali sono state inondate di spettatori stranieri. Circa un milione di  “guardate” venivano dall’estero.  Borisov s’è domandato come mai tanti stranieri erano interessati a raccogliere immagini e facce di votanti, e come sarebbero state usate.

Bisogna sapere che dal 2012  in tutti i 93 mila seggi elettorali russi sono state installate telecamere proprio per accrescere la trasparenza delle operazioni e contrastare l’accusa, elevata dalle note centrali occidentali, che le elezioni in Russia sono truccate per fare eleggere Putin.  Da un sito web aperto nel 2012, chiunque sia interessato può guardare le operazioni di voto in qualunque seggio del paese.  Ma per quanto di valore civico, la  visione non  è, ammettiamolo, tanto appassionante da attrarre un milione di spettatori  dall’estero. Da cui il sospetto che Borisov ha espresso ad alta  voce.

La rivelazione del  presidente Putin è molto più che   un sospetto.  Nel luglio scorso, la US Air Force (dipartimento  Air Education and Training Command)   ha fatto una offerta pubblica per acquistare “campioni di acido ribonucleico (RNA) e  liquido sinoviale di russi”. Nell’offerta si specifica che il materiale biologico, 12  RNA e 27  di fluido sinoviale – deve provenire da donatori russi di origine caucasica –  quindi non asiatici o turcomanni – e  che occorre  la scheda completa: sesso, età,peso, altezza, storia medica. Molto indicativo: la Air Force non accetterà campioni provenienti dall’Ucraina.

Igor Nikulin,che è  stato commissario ONU per le ispezioni nei siti  di armi biologiche, ha subito concluso l’ovvio: “Stanno sviluppando nuovi tipi di armi biologiche,  più precisamente, vogliono “militarizzare” virus. Non c’è altro motivo per cui un ente militare faccia una simile richiesta”.

“Gli Usa stanno sviluppando vari tipi di armi biologiche specificamente mirate contro individui che hanno uno specifico patrimonio genetico, e i caucasici sono la maggioranza della nostra popolazione”.

La rivelazione del presidente Putin “viene giusto in tempo”, ha detto Franz Klintsevich, vicepresidente della Commissione Difesa e Sicurezza del consiglio federale: “Le agenzie  occidentali  implicate in questa “mietitura” è bene che sappiano  che noi sappiamo del loro  interesse”.

Vladimir Putin non ha  aggiunto altre spiegazioni. Solo una sua tipica frase: “Che loro facciano  quel che vogliono, e noi facciamo quel che dobbiamo”.

L’amico lettore che mi ha segnalato la notizia l’ha commentata così:

“Come le dico spesso, con grande timore, stiamo avvicinandoci  molto velocemente ad una singolarità tecnologica che stravolgerà qualsiasi equilibrio. Vorrei sbagliarmi, ma questa questione potrebbe essere una delle facce di questa sinistra prospettiva”.

Fonte: Maurizio Blondet

Perché l’Italia non si è mai liberata davvero del fascismo

http://contropiano.org/interventi/2019/04/27/perche-litalia-non-si-e-mai-liberata-davvero-del-fascismo-0114877?fbclid=IwAR2D4BqIWiod0vj6uokb11dazWyAQ0YmshQhzz_WzaaIOEJD02E6ebitdSI

Podhum è una piccola località croata, 8 km a nord di Fiume. Intorno alle 7 del mattino del 12 luglio 1942 truppe regolari dell’esercito italiano entrarono nel villaggio, accompagnate dai Carabinieri e dalla milizia fascista. Avevano l’ordine di giustiziare tutti gli uomini tra i 16 e i 60 anni, e lo eseguirono con fucilazioni di gruppo.

Neanche cinque ore dopo gli italiani avevano bruciato quasi tutte le 320 case del villaggio, mentre il resto della popolazione, oltre 800 persone tra donne, vecchi e bambini, venne spedita nei campi di concentramento in Italia. Oggi a Podhum c’è un monumento che ricorda quell’eccidio, riporta 91 nomi di vittime.

L’eccidio di Podhum è uno degli episodi più tragici accaduti in Jugoslavia in quegli anni, e va inserito all’interno di un disegno generale, un’operazione preparata con cura dagli italiani, il cui scopo era lo sterminio delle popolazioni slave dei territori annessi della Slovenia e della Croazia. Gli ordini erano chiari.

Mario Roatta era il comandante della II Armata operante in quei territori, il suo soprannome era la “bestia nera”. Il primo marzo 1942 aveva diramato la Circolare (aggiornata e stampata il primo dicembre, in un opuscolo di circa 200 pagine distribuito a tutti gli ufficiali dell’esercito). Si trattava di un documento programmatico con il quale si dava il via alla cosiddetta Operazione Primavera.

Cardine di quella circolare era il principio di spopolamento attraverso la deportazione e il massacro. Bisognava attuare una pulizia etnica, bisognava colonizzare, e farlo usando i mezzi più brutali. In quella circolare venivano definiti da Roatta i dieci punti che i quadri dell’Armata dovevano tenere “costantemente presente”, due dei quali esemplari per comprendere la totale infondatezza del mito degli ”italiani brava gente”.

Un mito che lo stesso Roatta cercava di allontanare il più possibile: al primo punto della Circolare, infatti, si esigeva il “ripudio delle qualità negative compendiate nella frase “bono taliano”. Gli italiani non potevano e non dovevano essere buoni. Per questo, come si specificava al punto 6, “il trattamento da fare ai partigiani” non doveva essere sintetizzato “dalla formula ‘dente per dente’ ma bensì da quella ‘testa per dente’!”

So che a casa vostra siete dei buoni padri di famiglia, ma qui voi non sarete mai abbastanza ladri, assassini e stupratori”. Così scriveva nel 1943 Benito Mussolini ai soldati della Seconda Armata in Dalmazia. Per volere del duce – quello che, grazie al meccanismo di cancellazione della memoria, secondo troppi “a parte la guerra, ha fatto cose buone” – e guidate da generali come Roatta, Graziani, Badoglio, le nostre truppe hanno ucciso centinaia di migliaia di civili, usato gas tossici, deportato donne e bambini nei campi di concentramento, bombardato la Croce Rossa. Tutto per distruggere culture che ritenevamo inferiori, noi che eravamo “i discendenti dell’Impero romano”.

Se non bastasse, dopo aver commesso tali atrocità abbiamo fatto di tutto per cancellarle dalla memoria collettiva. Tutta la storia della giovane Repubblica italiana si fonda sull’inganno che ci ha permesso di considerarci vittime della guerra, anche quando eravamo carnefici. I crimini perpetrati durante e dopo la Seconda Guerra mondiale sono stati coperti, così come i responsabili.

Erano più di mille i presunti criminali di guerra, accusati dai Paesi dell’Africa e dei Balcani, ma nessuno di questi ha mai affrontato la giustizia, per due motivi: da una parte la volontà di creare un mito nazionale, quello degli “italiani brava gente”, che da decenni ormai ci permette di confrontarci moralmente – e autoproclamarci vincitori – con il “rigore” tedesco o lo snobismo inglese e francese. Perché alla fine “l’italiano ti aiuta sempre”. Dall’altra quella di scagionarci e assolverci per sempre, cancellando le atrocità compiute mentre si “onorava la patria”, passando alla storia come vittime della guerra e non carnefici. E in questo siamo stati aiutati dagli Alleati, in particolare da Stati Uniti e Gran Bretagna.

In seguito all’armistizio di Cassibile, con il quale il Regno d’Italia cessava le ostilità verso gli Alleati, dal 18 ottobre all’11 novembre 1943 si tenne la terza conferenza di Mosca: in quell’occasione i rappresentanti degli Alleati – il britannico Anthony Eden, lo statunitense Cordell Hull e il sovietico Vyacheslav Molotov – stipularono la Dichiarazione di Mosca. Gli Alleati dichiaravano di voler agire affinché “I capi fascisti e generali dell’esercito, noti o sospettati di essere criminali di guerra” venissero “arrestati e consegnati alla giustizia.”

Il 20 ottobre venne costituita presso le Nazioni unite la United Nations Crimes Commission, con la partecipazione di 17 Paesi alleati (Francia, Grecia, Norvegia, Paesi Bassi, Australia, Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Polonia, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Belgio, Cina, India, Nuova Zelanda, Lussemburgo): il suo compito sarebbe stato quello di creare una lista dei criminali di guerra per facilitare l’azione dei governi in tutto il mondo.

Nei suoi Crowcass (Central register of war criminals and security sospects) entrarono così un migliaio di presunti criminali di guerra italiani, richiesti da Jugoslavia, Grecia, Francia, Inghilterra – l’Etiopia aveva tentato di partecipare ai lavori della Commissione per denunciare i numerosi delitti perpetrati sul suo territorio dalle forze di occupazione fasciste, ma non era stata ammessa in quanto la War Crime Commission si occupava solamente dei crimini commessi durante la seconda guerra mondiale.

Eppure, proprio quel generale Badoglio che il 13 ottobre aveva dichiarato guerra alla Germania ottenendo dagli alleati lo stato di “co-belligeranza”, aveva, per esempio, pianificato e messo in atto vari bombardamenti con gas tossici durante le guerre di annessione del ‘35 in Etiopia. Lo stesso Badoglio che poi fu a capo del governo che firmò l’armistizio del ’43; lo stesso in onore del quale Grazzano Monferrato, paese natale del generale, cambiò il nome in Grazzano Badoglio.

Una discussione fra gli Alleati sulla figura di Badoglio si aprì, ma il caso venne abbandonato grazie anche alla pressione del Foreign Office inglese: in un telegramma cifrato spedito all’ambasciatore inglese a Roma nel settembre 1945, si legge: “Dovrebbe cercare di portare all’attenzione dell’onorevole Parri [allora Presidente del Consiglio dei ministri] in maniera confidenziale e ufficiosa, il prezioso contributo che Badoglio ha fornito alla causa alleata, esprimere la speranza che questo contributo venga sottoposto alla attenzione della corte prima dell’udienza”.

È comprovato che gli anglo-americani fossero a conoscenza dei crimini italiani e della loro crudeltà, ma negli anni che seguirono l’armistizio li coprirono, ritenendo utili e affidabili per la lotta anticomunista molti dei nomi compresi in quelle liste. Paese nemico arresosi senza condizioni, l’Italia dopo l’8 settembre 1943 stava subendo l’occupazione tedesca, con numerose vittime fra la popolazione civile; per contro, negli anni di guerra combattuta a fianco della Germania le truppe italiane si erano macchiate di gravi crimini e molti loro ufficiali erano richiesti da Paesi che appartenevano alle Nazioni Unite. E così, pressati dalla necessità di decidere, si decise di prender tempo.

Viste le continue proteste per la mancata estradizione dei criminali di guerra italiani degli ex Paesi occupati, in particolare quelle della Jugoslavia, nel febbraio del 1946 il ministro della Guerra Manlio Brosio propose al presidente del Consiglio De Gasperi di istituire una “Commissione d’inchiesta” che indagasse sui “presunti” criminali di guerra italiani, col fine di “poter giudicare, con i propri normali organi giudiziari e secondo le proprie leggi, quelli che risultassero fondatamente accusati da altri Stati”, onde “eliminare la possibilità di arresti e di consegne di italiani agli Stati richiedenti, senza il concorso dello Stato Nazionale”. D’altronde, come si dice, i panni sporchi si lavano in casa.

È chiaro che Alleati e governo italiano volessero attuare una resistenza passiva alle richiesta dei Paesi esteri. Per questo, nel febbraio del 1948, con la Jugoslavia che continuava a chiedere l’estradizione dei crimini di guerra italiani, l’allora segretario generale del ministero degli Esteri Vittorio Zoppi propose alla Presidenza del Consiglio di “guadagnare tempo evitando di rispondere alle richieste jugoslave, mantenendo un atteggiamento temporeggiante”. La risposta a nome del Presidenza arrivò il 16 febbraio, firmata dal sottosegretario Giulio Andreotti: “Concordiamo con le vostre conclusioni”.

Anche la Commissione italiana non prese neanche in considerazione le azioni svolte dai militari italiani in Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia, dove anche contro i civili vennero usate bombe a gas, torture ed esecuzioni sommarie, o la deportazione in campi di concentramento.

Sono parecchi gli italiani che si sono resi tragicamente celebri nei Paesi del Nord Africa, come il generale Rodolfo Graziani, soprannominato il “macellaio di Libia”: era uno che attaccava vecchi e malati disarmati e che poi si faceva fotografare con in mano le teste dei “nemici”. Non fu mai processato per questi crimini, perché nessun processo nei confronti delle centinaia e centinaia di criminali di guerra fascisti è stato mai celebrato.

Come sottolineato da Filippo Focardi e Lutz Klinkhammer in un saggio del 2001 su Contemporanea, “nessuno dei criminali di guerra italiani fu mai giudicato. Nei confronti di alcuni fu spiccato un mandato di cattura da parte della magistratura italiana, ma venne dato a tutti il tempo di mettersi al riparo.”

Questa vicenda è solo parte dell’insabbiamento dei crimini nazifascisti, che vede un ulteriore, assurdo quanto oscuro, capitolo in quello che è stato rinominato da Franco Giustolisi “l’armadio della vergogna”. Nel 1994 venne ritrovato in via degli Acquasparta a Roma, dentro palazzo Cesi-Gaddi, sede della Procura generale militare, un vecchio armadio. Aveva le ante rivolte verso il muro. Così, per quasi 50 anni erano stati tenuti al segreto 695 fascicoli d’inchiesta e un Registro con 2274 notizie di reato, relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l’occupazione nazifascista.

Quell’armadio era la manifestazione in legno, carta e inchiostro dell’occultamento degli orrori perpetrati dai nazifascisti, in Italia e fuori. E oggi più che mai dovrebbe far riflettere la motivazione che si addusse: quella di Stato. Stava infatti iniziando la Guerra fredda, vi era la necessità di evitare problemi alla Germania federale, che in quel periodo stava ricostituendo il proprio esercito e si sarebbe dovuta inserire in maniera forte nell’Alleanza Atlantica, e il governo italiano, così come gli alleati, aveva bisogno di ripulire il più possibile il passato fascista italiano, per utilizzare il Paese nella lotta al blocco sovietico.

Per questo hanno operato insieme per evitare sia di consegnare, ma anche di giudicare, i presunti colpevoli delle stragi.

L’Italia ha così consapevolmente rinunciato al diritto di richiedere la consegna e di perseguire i militari tedeschi accusati di strage in Italia: come sottolineato anche dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, “il governo italiano si trovava nell’imbarazzante situazione da un lato di negare l’estradizione di presunti criminali italiani, richiesta da altri Paesi, e dall’altro di procedere alla richiesta, proveniente dalla magistratura militare italiana, per l’estradizione di militari e criminali di guerra tedeschi”. Così si decise di non fare né l’una né l’altra cosa.

A prevalere fu quindi una particolare convergenza di intenti tra l’Italia e gli Alleati. Da una parte, infatti, questi comprendevano l’importanza della pedina italiana nella spartizione in blocchi del mondo. Da parte nostra invece c’era la necessità di difendere i presunti criminali di guerra italiani richiesti da altri Stati. Secondo la relazione della Commissione, la difesa a oltranza dei presunti criminali italiani attuata dal nostro Paese fino al 1948 “è responsabilità dei governi dell’epoca, che condivisero la difesa ad oltranza dei presunti criminali italiani, e sacrificarono sull’altare dell’onore dell’esercito italiano la punizione dei gravi crimini commessi dai nazifascisti in Italia.” Dal ’48 in poi a questo si aggiunse una necessità di carattere internazionale, “non mettere in imbarazzo la Repubblica Federale tedesca, tassello essenziale del blocco occidentale. Con la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, così, anche per l’Italia la stagione dei processi per crimini di guerra poteva dirsi conclusa.”

Ecco su cosa si fonda il mito dell’Italiano brava gente, quello del simpatico colonizzatore, del docile conquistatore. Un mito che ha la necessità però di essere costantemente alimentato. E così negli anni il nostro Paese ha continuato a rifiutarsi di analizzare con serietà, con il dovuto distacco, gli orrori commessi in nome e per la gloria della Patria.

Uno degli esempi più grotteschi, quasi ridicoli, è datato 1991. Quell’anno nelle sale italiane veniva presentato Mediterraneo, di Gabriele Salvatores. Il film è uno spaccato di un’ipotetica occupazione italiana su un’isola greca: il contingente italiano, goffo e impreparato, familiarizza con gli abitanti dell’isola, fino ad affezionarcisi e decidendo, in alcuni casi, di abbandonare l’Italia stessa. Mediterraneo vincerà anche il premio Oscar, consacrando in patria e all’estero il mito del buon italiano. Quello che va a prostitute ma poi se ne innamora e torna le rende “donne per bene”. Quello che sì, magari è un po’ nazionalista, ma alla fine, se gli dai da fumare un po’ d’hashish diventa un compagnone, e poi si fa pure fregare i vestiti dai turchi. Quello che “una fazza una razza”, insomma.

Proprio nel 1991 la Rai decise di acquistare dalla Bbc un documentario. Lo comprò, ma non per mandarlo in onda, anzi per il motivo opposto. Una decisione incomprensibile, almeno fino a quando non si legge il titolo di quel documentario: Fascist Legacy.

Era andato in onda due anni prima in Inghilterra, e raccontava degli ottocento criminali di guerra italiani responsabili della morte di circa un milione di civili e di come fossero sfuggiti a qualsiasi processo perché inglesi e americani avevano bisogno di loro per mantenere i comunisti fuori dal governo. Raccontava gli orrori dell’occupazione italiana in Jugoslavia, Albania, Grecia, della Libia, Etiopia. Narrava in che modo questi erano venuti finalmente a galla grazie a un’indagine compiuta negli archivi diplomatici americani e inglesi e in quelli della Commissione delle Nazioni unite per i crimini di guerra.

Già nell’89 il documentario aveva suscitato accese polemiche: l’allora ambasciatore italiano a Londra Boris Biancheri inviò addirittura una lettera di protesta al presidente della Bbc Marmaduke Hussey, accusando il programma di prendere di mira l’Italia su un tema che ha in realtà dimensioni ben più ampie; quando poi il consulente storico del programma, Michael Palumbo, chiese di discutere la sua trasmissione con l’ambasciatore italiano, questo si rifiutò sostenendo che i giudizi globali devono essere lasciati agli storici. Per questo era meglio che nessuno in Italia vedesse quel documentario. Solo nel 2004 La7 ne trasmise degli stralci durante il programma Altra Storia.

Come per le discariche sommerse di cui è pieno il nostro territorio, anche la storia dell’occultamento dei crimini nazifascisti ogni tanto torna a galla, attraverso episodi che sembrano marginali. Come quando, ancora nel 2001, l’Etiopia accusava l’Italia di non rispettare gli accordi internazionali rifiutandosi di comunicare la posizione dei suoi depositi segreti di armi chimiche risalenti al periodo dell’occupazione. Qualche settimana prima durante alcuni lavori in una scuola nella regione settentrionale del Tigray, i muratori avevano trovato un deposito nascosto con munizioni e granate. Avevano dovuto sospendere i lavori per paura che si trattasse delle armi con gas tossico.

È anche grazie a questa enorme operazione di insabbiamento che oggi un ministro può permettersi di dire che a lui “interessa poco il derby fascisti-comunisti”. Per questo può permettersi di non celebrare la Liberazione dell’Italia. Perché del fascismo in realtà l’Italia non si è mai liberata.

* Per ulteriori approfondimenti, Contropiano consiglia la lettura di Criminali di guerra italiani,  di Davide Conti e Il caso Roatta, di Laura Bordoni, entrambi editi da Odradek.

ODIATORI DI SISTEMA SCATENATI —– A CHI GIOVA LA STRAGE DI TURCHI IN GERMANIA (E DI TUTTI GLI ALTRI TERRORISMI)? —– GERMANIA, UN PASSATO CHE DEVE TORNARE SEMPRE. QUELLO DEGLI ALTRI, MAI.

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/02/odiatori-di-sistema-scatenati-chi-giova.html

MONDOCANE

SABATO 22 FEBBRAIO 2020

 

Compaiono lupi, scompaiono agnelli

Scompare la Merkel, scompaiono Schaeuble, Steinmeier, l’euro-impero franco tedesco, il massacro della Grecia, il cappio che l’economia tedesca stringe sui paesi meridionali, il protagonismo tedesco sullo squartamento della Jugoslavia, la partecipazione della Bundeswehr a quasi tutte le carneficine provocate dalle aggressioni Nato, il rinnovato colonialismo in Africa, gli scandali della Deutsche Bank. La santa Rackete che sperona navi italiane per imporre la tramutazione di popoli in schiavi.

E appare il mostro. Appaiono le cellule neonaziste nella polizia e nell’esercito, i razzisti, xenofobi, i partiti di ultradestra, inesorabilmente neonazisti, l’AFD che ruba elettori ai grandi partiti istituzionali democratici e moderati. E, naturalmente, con l’aiuto di tutti i media europei di cui ci parla Ulfkotte (“Giornalisti Venduti”, editore Zambon), tutte le belle cose istituzionali e democratiche di cui sopra e di cui questi partitoni, compreso anche lo sgabello “verde”, alle cui smanie guerrafondaie Greta ha aggiustato la gamba zoppa, vantano la paternità.

E riappare immancabilmente, doverosamente, utilmente, enorme, sull’orizzonte pangermanico, con tentacoli in tutta Europa, il fantasma del PASSATO. Quello di cui la Germania non vuole, non può (o non deve?) mai liberarsi. C’è stata un’epurazione che ha di fatto tolto di scena mezza generazione, quando le altre le aveva eliminate la guerra. Molti dei 7,3 milioni di tedeschi, su 80, che, spesso nolenti o a forza, erano iscritti al Partito nazionalsocialista, furono processati, condannati, spesso ostracizzati, salvo alcuni bonzi che si ritenne utile cooptare nei nuovi poteri. E tutti quelli che erano sopravvissuti degli 80 milioni diventarono a loro insaputa “nazisti”.

Le colpe non ricadono sui figli. Dipende dalla nazionalità dei figli

Comunque, è stato ed è, grazie alla nota teoria dell’intelletto collettivo capitalista e alla scaltrezza di certi eterni “creditori”, per cui le colpe dei padri ricadono sui figli, nipoti, pronipoti, che la parola “tedesco£ divenne sinonimo di nazista”. E c’è chi più li definiva tutti nazisti e più si sentiva antifascista e comunista. Qualche rara testa d’uovo azzardava di escludere Goethe, Schiller, Marlene Dietrich, Einstein e Marx. Perfino un Kurt Waldheim, unico segretario dell’ONU, insieme all’egiziano Boutros Ghali, che non si è fatto portalettere degli Usa e di Israele, venne politicamente e moralmente decapitato per essere stato richiamato nella Wehrmacht a vent’anni.

“Il passato che torna”

E dunque può bastare uno psicopatico come Tobias Rathjen, che si arma di una delle sue quattro pistole e di un fucile liberamente acquistati e va in giro per locali Shisha di Hanau ad ammazzare turchi e poi la madre e se stesso, per far gridare al “passato che torna”, che non muore mai, che cova in tutti i tedeschi e che ora si manifesta in tutti coloro, razzisti, xenofobi, populisti, sovranisti, ovviamente nazifascisti, che vengono visti come fuori dal politicamente corretto come definito da Popper e Soros.

Sono i miscredenti che detestano quell’apparato, tipo Vergine di Norimberga, dove quattro giustizieri UE, senza legittimazione democratica, decidono vita e morte di popoli; che non condividono che la Germania sia sotto scacco per 80 basi militari americane (da noi 90), con 40.000 effettivi, sul proprio suolo; che la Nato ne determini la politica estera, che quando ci si accorda per un gasdotto dalla Russia, Usa e Nato le impongono di toglierlo; che 11 milioni di migranti, strappati dalle multinazionali e dalle loro guerre ai propri paesi, sono troppi, che non vanno votati all’Est coloro che quella parte della “patria” l’hanno depredata, impoverita e diffamata, ma che anche il resto della Germania è stata condotta dai partiti “democratici” all’orlo di una stagnazione che arricchisce i rami in cima e fa seccare quelli sotto.

AFD, sconosciuto, ma mostro.

Non posso dire niente di più, rispetto a questi o altri punti del programma e dell’anima dell’AFD. Un giorno andrò a documentarmi. Immagino che ci sia dentro di tutto, un po’ di Lega, qualche M5S, dei crani rasati, molto SED (il partito socialista della DDR), cittadini comuni senza particolare ideologia, patrioti, tantissima ragione per protestare,  e, soprattutto, guardando all’Est stuprato e ora anche all’Ovest profittatore, c’è tantissimo disagio, rabbia. L’odio, invece, come da noi, è quello che li teme e disprezza. Vanno ostracizzati e dannati, senza neanche provare a capire.

La Turingia o il diavolo

Il problema non è mica il completamente pazzo, così dichiarato dai sanitari, ma ciononostante lasciato libero di detenere un arsenale e di sparare deliri in rete. Il problema è la crisi di una Germania in cui la fine della Merkel coincide con la fine degli anni grassi, in prima linea per i ceti subalterni, in primissima linea per i rapinati dall’annessione colonialista nell’Est. E il problema più grosso è che in un Land dell’ex-DDR, la Turingia, a seguito di altre sostanziose crescite in tutto l’Est (è già il secondo partito in Sassonia e Brandenburgo), l’AFD ha sbaragliato i partiti grossi, CDU e SPD, responsabili dello sconquasso, assieme ai portatori d’acqua Verdi. Con l’AFD al 24% e la Linke (Sinistra) prima al 31%, CDU e liberali dell’FDP si sono acconciati a condividere il governo con i “fasciopopulisti” o “neonazisti”, come li chiama il ”manifesto”, foglio abusivamente sovvenzionato dai soldi di chi non lo compra e promotore virulento di tutte le campagne sui cui ombreggiano George Soros e il Deep State.

E’ successo il finimondo. Il neopresidente Kemmerlich, FDP, ha dovuto mollare e si prevedono nuove elezioni. Dove quel quarto di elettorato AFD rischia di crescere ancora e, in democrazia (?) non si può togliere di mezzo. Ma si può diffamare e destabilizzare, anche con l’utilizzo dell’attentato di un fuoritesta. Pensate, siccome l’AFD ha dichiarato, diversamente di tutti i media tedeschi, più o meno del livello dei nostri, e per i quali si tratta dell’ennesima prova del “ritorno del passato” e dell’orda hitleriana dentro le porte, che  sia impossibile negare che Tobia sia pazzo da legare (e mai legato dai servizi, come tanti altri), ecco che “AFD” cerca di coprire il suo emissario a Hanau!!! La malafede diventa ancora più evidente tenendo conto che il fattaccio dei Shisha è avvenuto 48 ore prima delle elezioni nella città-Stato di Amburgo. Non solo, nel momento in cui AFD, sembra a buona ragione, ha chiesto il riesame dell’assegnazione dei seggi, proprio nella regione di Hanau, l’Assia, con buona probabilità che dei cinque in ballo qualcuno vada agli Alternativi per la Germania.

Merkel buona, Merkel no buona

Ma, ditemi, si può???

Stamane, RadioRai 1, al pari di tutti i media di regime, dedicava metà del giornale radio e tutti gli approfondimenti a voci accorate, indignate, tutte con il dito puntato sulla Germania che non riesce a liberarsi del noto fantasma in camicia bruna, spettro nero che, via via, torna a dotarsi di ossa, vene, sangue, fisionomia visibile e rischia di infettare noi e tutta l’Europa. Ieri, dell’eurosovrana Merkel si acclamava il fatto che aveva condotta il paese “a fare i conti col passato”, visto che era la privilegiata alleata di una Potenza che non fa che copiare e migliorare quanto caricato su Hitler, misurandosi con la sua immagine nello sfoltimento dell’umanità e dei suoi beni. Oggi, con le vesti dell’imperatrice stracciate, non è altro che un’inetta che non ha saputo tener testa ai rigurgiti neonazisti e, anzi, col suo partito CDU, con questi in Turingia ha pure fatto comunella.

Il preavviso “ignorato”

“Il manifesto”

Prima di sparare a “popoli da eliminare”, questo principio lo stragista di Hanau l’aveva esplicitato in ben 24 pagine su Internet, perché tutti ne potessero essere istruiti, compresi la polizia di Hanau, i servizi segreti, il controspionaggio, gli organi di sorveglianza del Land Assia e di tutta la Bundesrepublik. Ma, guai a buttarci un occhio e imporre a Tobias un minimo di controllo. Almeno quello che si riserva ai pazzi furiosi e violenti che si propagandano pubblicamente. Cos’era, violazione della privacy di uno che promette di far fuori popoli interi (tra cui, abbastanza incoerentemente, Turchia, Israele e Stati latinoamericani)? Oppure, nei deliri di Rathjen, c’è forse, per noi altri fetidi complottisti che non ci accontentiamo del “manifesto”, del Fatto”, della “Repubblica”, di Gruber, Zoro e Formigli, da fare una riflessioncina su quel testo messo su Internet quando dice che “i nostri paesi sono infettati da società segrete, o sotterranee, e che esiste, nello specifico, un’organizzazione segreta  che pratica lettura del pensiero, o perlomeno sa condizionarlo e che gli altera e ruba le riflessioni”. Cose da pazzi? Mica tanto Non c’è servizio segreto che non abbia esperti impegnati sul tema.

Un pazzo incontrollato?

Per gli odiatori seriali dell’Establishment oggi è una giornata campale

Deliri di un pazzo. Incontrollato, però. O controllato? Diretto? Per gli odiatori di palazzo e redazione che vanno in crisi di astinenza se non scoprono in continuazione “odiatori”, è un neonazista punto e basta, prodotto da un’atmosfera sempre più pervasa da veleni di un passato che non passa mai. Come quegli altri, di Halle, dove l’attentatore si sarebbe scagliato contro la sinagoga che, però non ha nemmeno sfiorato, quando ha sparato per strada e ucciso due non ebrei. O come l’assassino del politico CDU Luebcke, ovviamente neonazista perché anti-migranti, sempre nell’Est. Poi ci sono stati quelli della strage di Duisburg, ‘Ndrangheta, o di Monaco, iraniano, e i tanti d Francia, Belgio e Inghilterra, presunti ISIS. Senza parlare dei killeraggi seriali di massa nelle scuole statunitensi, inesorabilmente matti, o suprematisti bianchi. O, da noi primattori dello sragismo, Piazza Fontana fino a Via D’Amelio e oltre, esclusivamente  di fascisti e mafiosi (i servizi, la Cia e i massoni “deviati” passavano di lì per caso).

Terrorismo neonazista, mafioso, islamista, fascista, razzista. Schiamazzi insensati e ingiustificati di fronte a epifenomeni risivi, o ad autentiche alternative politico-sociali al degrado malavitoso e totalitario che ci assedia? Non hanno dato ampiamente dei populisti, razzisti, sovranisti e, dunque, fascisti, per anni e tuttora ai 5Stelle? Quale migliore difesa per un establishment che preserva e estremizza il suo carattere criminale e antipopolare  che  rovesciare il proprio nero e bruno su chiunque esca dal seminato. “Il manifesto” ne è la più “manifesta” e volenterosa “manifestazione”. Ara un terreno, direi un’aiuola, fertile: quella degli allocchi che lo ritengono di sinistra.  Qualsiasi occhiuto teorico della cospirazione capisce che in nove casi su dieci (calcolo riduttivo) trattasi di terrorismo di stabilizzazione dell’esistente. Come nel ’69. Con correttivi: qualche telecamera, qualche colonna infame, qualche ceppo, alcune manette, qualche spione in casa, qualche bavaglio in più. E, soprattutto, con tutto questo rigurgito di nazismo di massa, non sono che da ringraziare E questo risponde all’interrogativo nel mio titolo.

“il manifesto”

Beato quel paese che non ha passati che ritornano

Com’è che né in Francia, né nel Regno Unito, né in Belgio, né negli Usa si parla mai di “passato che non muore”, delle “radici del male che continuano a produrre i loro perfidi frutti”. Eppure, tra questi Stati non c’è chi ha tagliato più teste e sterminato più ugonotti, chi spolpava e spolpa colonie e in Algeria ha compiuto genocidi e inventati i più orridi sistemi di tortura? Non c’è chi ha arricchito la sua classe dirigente e i suoi monarchi facendo killeraggi di massa e depredando paesi e continenti per secoli e, con Cromwell, protagonista sugli irlandesi del primo genocidio? E non ci dovrebbe essere quel paesuccolo artificiale, mezzo Olanda e mezzo Francia, ma che nonostante le sue dimensioni ha saputo far fuori 20 milioni in Congo e tuttora ne facilita, a scopo di estrazione, le sue rapine e le sue carneficine?

E non ci manca forse quel grande paese, oggi delle sette guerre di sterminio, ieri del Vietnam dai 4 milioni di uccisi, dell’Iraq dei 3 milioni di morti da due aggressioni, delle colorate destabilizzazioni di Stato dopo Stato con sanzioni e golpe, dei ricatti all’universo mondo, di Guantanamo e Abu Ghraib? Quel grande paese di cui le due parti si fecero vicendevolmente a pezzi, gli uni per difendere lo schiavismo, gli altri per imporre il capitalismo?  Non sono questi i frutti sempre maturi delle radici mai recise, tra le quali si aggirano le anime di 20 milioni di nativi eliminati dalla faccia della Terra?

Macchè, i paesi del Pensiero Unico non hanno nessun passato che risorge, nessuna bonifica morale, spirituale o materiale da compiere, nessuna colpa antica dei padri ricaduta sui figli e nipoti. Non sono tedeschi. E neppure italiani, e neppure greci, o arabi, o iraniani, o cinesi, che un passato ce l’hanno. Da evocare quando serve e, guardando a Dresda o a Palmira o al Coronavirus, da distruggere quando serve.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:39

PATRICK ZAKI: GIULIO REGENI 2.0, SOROS 100.0 —– SULL’EGITTO L’ODIO DEGLI ANTI-ODIO PATENTATI —– STAMPA ITALIANA D’ECCELLENZA. NON CI RESTANO CHE I SOCIAL

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/02/patrick-zaki-giulio-regeni-20-soros.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 10 FEBBRAIO 2020

Ve lo raccomando, come difesa dall’eccesso di presa per i glutei da parte della stampa, baby

Un nuovo Regeni: è in gioco il petrolio e la Libia

Permettetimi di raccomandarvelo: è una difesa dall’eccesso di presa per i glutei

Regeni raddoppiato

Su Giulio Regeni, dopo aver proposto ai retti e onesti tutte le notizie che media e Roberto Fico occultano e che rovesciano nel suo contrario la narrazione ufficiale (come occorrerebbe fare ogni giorno), avevo scritto una lettera aperta al presidente della Camera, oggi governista ad oltranza per amore di PD. Ma l’increscioso autore del colpo di mano che ha imposto ai parlamentari di rompere ogni relazione con il parlamento egiziano, non se n’è dato per inteso. Dando così prova della sensibilità democratica che, lo comprendiamo, con compagni di merende come PD e Italia Vivacchiante, è incompatibile. Un nuovo Regeni, l’Egitto, i media, sono l’oggetto centrale dell’odio dei nostri specialisti anti-odio e, dunque, di questo articolo. Ma partiamo da lontano.

Siamo sopravvissuti agli tsunami dell’odio rovesciatici addosso, prima, dal Giorno della Memoria e, poi, da quello del Ricordo, entrambi illustratici, come suole, con la nota correttezza dagli storici e parastorici dei vincitori. Per non farci mancare niente, hanno affiancato queste intemperie a quell’altro uragano dell’odio che ci accompagna da tempo e che riguarda gli sciagurati che, fuori da ogni discussione, si meritano l’odio degli anti-odio al potere in Occidente: Russia, Cina (oggi capolista), Siria, Iraq, Iran (sul quale si va esercitando, con particolare perizia Bilderberg, il promotore di Draghi presidente: Stefano Feltri del “Fatto”). Quanto alla Cina, oggi sottoposta a un prodromo di guerra in chiave economico-mediatica-occidentocentrica su base batteriologica, ci possiamo vantare di essere, con l’eccellenza clerico-atlantista Conte Bis, più realisti del re. Primi e, dopo giorni, ancora unici in Europa, nonostante l’OMS l’abbia ritenuto inutile, abbiamo imposto il blocco per un’epidemia influenzale che, nella sua forma in Cina (1,7 miliardi), ha ucciso quasi 800 persone e, nello stesso periodo, in quella degli USA (320 milioni), 10.000.

Ritocca all’Egitto, capofila arabo

Ma da domenica, 9 febbraio, è tornato alla ribalta un altro oggetto di sacrosanto odio, all’ennesima potenza a partire dall’insurrezione popolare che, nel 2013, ha cacciato Mohamed Morsi, il Fratello Musulmano della Sharìa per tutti, degli scioperi operai per nessuno e delle fiamme alle chiese cristiano-copte. Il reprobo di turno da anatemizzare è l’Egitto di Al Fatah al Sisi. Una nazione tornata alla laicità, all’amicizia con Mosca, di nasseriana memoria, al sostegno a una Libia in corso di riunificazione e riscatto sotto il governo di Tobruq (l’ultimo regolarmente eletto e, perciò, non riconosciuto dalla “comunità internazionale”), per mano del generale anti-Isis, Khalifa Haftar.

L’Egitto, come tutti sappiamo è, insieme a Siria, Algeria, Sudan e Libano, uno degli Stati arabi ancora non comprati, o annientati, dai colonialisti di ritorno a guida USA. Algeria, Sudan e Libano sono stati capaci, a forza di elezioni stravinte, di neutralizzare l’ennesimo tentativo colonialista di regime change alla Otpor-Soros. “Rivoluzione” affidata a manovratori di gente scontenta, strumentalizzata e spesso pagata e, in Algeria, dopo gli islamisti degli anni ’90, ai soliti berberi, quinta colonna francese fin dai tempi della liberazione.

L’Egitto, tuttavia, ha un’altra caratura. Dai tempi del liberatore Nasser, lo Stato-pilastro del panarabismo laico, strategicamente e geopoliticamente centrale per dimensioni storiche, geografichje e demografiche e ora anche per risorse energetiche, è rimasto l’unico vincitore netto della prima “Primavera Araba”, il più importante tentativo di sovvertire uno Stato sovrano in termini non militari, ma sociali e terroristici. Fallito il primo, con la sconfitta dei Fratelli Musulmani (FM), partoriti negli anni venti dalla reazione colonialista al nascente panarabismo laico e socialista, si è passati al secondo. Di nuovo con i FM, ma stavolta eminentemente in chiave terroristica, con il braccio armato jihadista dell’ISIS, impegnato in una sanguinaria guerriglia in Sinai, con le spalle coperte da Israele e con attentati contro esponenti delle istituzioni, a partire dei vertici della magistratura, che richiamano le stragi di civili e turisti, compiuti dai FM in decenni passati.

Si tratta di Libia e di Zhor

Vi annoio con un brevissimo sunto. Contro questo Egitto si scatena la canea vandeana di chi si vede sfuggire un importante pezzo del centro strategico del mondo, il Mediterraneo tracimante di petrolio e crocevia tra Est e Ovest, Nord e Sud. A punirlo per la estromissione a furor di popolo (20 milioni in piazza contro Morsi vincitore con il 17% degli aventi diritto in elezioni boicottate da tutti) del despota integralista, emerge il solito strumento dei “diritti umani”, brandito dai peggiori violatori di tali diritti. Giulio Regeni, ricercatore preso l’Università Americana del Cairo, scompare il 25 gennaio 2016 e viene ritrovato in strada, torturato a morte, il 3 febbraio.

Come con Enrico Mattei

Elementi che qualsiasi inquirente e giornalista prenderebbe in massima considerazione, ma che da noi vengono pervicacemente ignorati. Il giorno del ritrovamento di Regeni è quello in cui una missione del nostro ministero dello Sviluppo, con decine di rappresentanti delle maggiori industrie italiane, si incontra con Al Sisi per siglare contratti per miliardi, compreso quello per lo sfruttamento da parte dell’ENI di Zhor, il più grande giacimento di idrocarburi del Mediterraneo. Gas che renderà l’Egitto indipendente ed esportatore sul piano energetico e a noi fornirà approvvigionamenti certi. Non ne sono per niente contente le grandi compagnie petrolifere anglo-franco-americane. Fregate come dall’ Enrico Mattei degli accordi con l’Iran di Mossadeq. Seguiranno esiti non dissimili. L’incontro al Cairo salta.

Uno dei più attrezzati servizi segreti del mondo avrebbe fatto ritrovare un corpo da esso orrendamente mutilato, al lato di una strada principale, l’avrebbe buttato tra i piedi del suo presidente nel giorno del contrattone con il paese di cui il soggetto era cittadino. Tanto per favorire gli accordi…. Un’intelligence di cretini, tafazzisti, o Fratelli musulmani ostili al loro capo. Sciocchezze da escludere a chiunque non abbia la sciocchezza o i motivi di accusare il governo egiziano.

Cosa cercava il ricercatore italiano?

Il giovane Regeni aveva un passato da esplorare con cura. Mai fatto. La sua formazione inizia negli Stati Uniti sotto il patronaggio di ambienti dell’intelligence. Il suo lavoro prosegue nel Regno Unito al servizio di una centrale di spionaggio e commercio dati più illustre della notoria Cambridge Analytica (scandalo Facebook), la Oxford Analytica. Una potente e oscura multinazionale fondata e guidata da tre dei più illustri esponenti di un simpatico “milieu” alla marsigliese: Colin McColl, già capo dei servizi britannici, David Young, già assistente di Kissinger e John Negroponte, già ambasciatore Usa, ma soprattutto creatore degli squadroni della morte in Centroamerica e Honduras. Un aspetto trascurabile del curriculum del giovane, vero?
John Negroponte, Hillary Clinton

Al Cairo lo imbarazza un sindacalista dell’economia informale, agente della Sicurezza sotto copertura, Mohamed Abdallah, che Regeni riteneva utile a fornirgli contatti con elementi dell’opposizione. Invece l’agente lo controlla e alla fine lo inchioda con un video in cui, alla richiesta provocatoria di Abdallah di un aiuto per la madre ammalata di cancro, Regeni risponde con un diniego e poi con l’offerta di 10.000 dollari (di chi?), ma non per il caso umano, bensì per un “progetto”. Sovversivo? Il resto sono chiacchiere vane e fatti sepolti sotto il profluvio delle accuse senza base. Solo borbottio, dell’Egitto, dell’Università di Cambridge dalla quale Regeni dipendeva e anche degli inquirenti della Procura di Roma. Silenzio, ma tra enormi boatos propagandistici sull’Egitto dittatoriale, torturatore, decimatore del suo popolo. Silenzio sui danni che vanno facendo questi boatos all’Egitto turistico e geopolitico, sui favori che questi boatos vanno facendo ai concorrenti dell’Italia nei rapporti con l’Egitto. Modello Libia di Gheddafi e poi di Al Serraj. Siamo sempre stati bravi a offrire gratis vasellina a chi non ci vuole troppo bene.

Pensate, i rimbrotti riservati a Erdogan, padrino dei tagliagole in tutto il MO, sono carezze rispetto all’esecrazione di Al Sisi. Nonostante che, con disprezzo assoluto per tutti e per ogni legge, il sultano pirata s’è preso la fascia del petrolio che congiunge la Turchia alla Libia. E’ che lui, alla faccia della dabbenaggine dei russi, resta solidamente incastonato nel consorzio imperialista della Nato. E gli USA lo sanno e lasciano fare. E lo sappiamo anche noialtri, che ce lo lasciamo fare.

Ma silenzio soprattutto su due elementi che neanche il fratello scemo dell’ispettore Clouseau avrebbe ignorato. Botta all’Egitto: un cittadino del paese estero privilegiato, dai servizi egiziani rapito, ucciso e fatto ritrovare nel giorno degli accordi tra i due partner. Botta ai mandanti di un possibile provocatore smascherato e quindi bruciato e quindi da eliminare, possibilmente attribuendone la paternità al governo da provocare. Vi stupite che i rispettivi governi con le loro magistrature, presi in questo pasticcio che coinvolge alleati potentissimi, traccheggino da quattro anni e non sappiano come uscirne? Dando libero campo. con inchieste parlamentari, articoli alla stricnina, striscioni, ai Bonino, Manconi, Colombo, Fico, sindaci vari e media tutti, a una delle più feroci campagne d’odio contro un altro paese e di danno al proprio che si siano mai viste.

Lo spirito di Hillary nei media italiani

A sostegno di tutto questo c’è un terzo elemento rigorosamente occultato. Quando Amnesty (figuriamoci, sono quelli che mostrificano tutti coloro che gli Usa devono far fuori) e, al seguito, “il manifesto” e gli altri parlano di decine di migliaia catturati, spariti, uccisi, ci devono far pensare a gente come te e me e nostri parenti e amici. Mica a migliaia di jihadisti dell’ISIS messi in campo dai Fratelli Musulmani, loro storica espressione politica e ora lanciati contro l’Egitto in una vera e propria guerra pseudo-civile del terrorismo provatamente affiliato e devoto alle Potenze occidentali, che continua dalla caduta di Morsi e prosegue con l’eccidio di centinaia di civili e soldati egiziani, soprattutto nel Sinai. Terroristi in guerra contro lo Stato fatti passare per innocenti civili colpevoli di dissenso. C’è, in questo, una spudoratezza paragonabile alla sghignazzata di Hillary Clinton quando annuncia il linciaggio di Gheddafi.

Spuntano quelli di Soros

Ebbene ci risiamo. Alle celebrazioni per Regeni e agli anatemi contro il “dittatore”, ora si affianca, rilanciando quelli, una campagna altrettanto violenta per l’arresto di Patrick George Zaki, studente a Bologna, rientrato in Egitto, fermato all’aeroporto ed, entro la nottata, trasferito nella sua città natale Mansura dove gli è stato confermato un fermo di 15 giorni e dove ha potuto incontrare legali e famigliari. Vi risparmio i miei commenti. Parlano da soli i titoli che riproduco e che riproducono il solito unanimismo di regime tra giornaluccoli come i sovvenzionati “il manifesto” o il “Foglio”, in edicola in virtù di chi non li compra, alle grandi testate main stream, vanto dell’FNSI, come di Usa, UE e Nato.

Aggiungo solo, per deontologia, un dovere da rintracciare nei meandri di incunaboli antichi, che non c’è un filo di verità nelle accuse di torture, bastonate, frustate per ore con cavi elettrici, elettrochoc, riferite ai carcerieri egiziani. I legali di Zaki, studente di questioni di genere, hanno riferito: “Zaki era molto provato, abbiamo parlato del caso giudiziario e di ciò che è successo”. Punto. Che sia “provato” è comprensibile. Il resto è fuffa. Sembra quasi un comunicato ufficiale della Questura, spedito ai giornali. Ma l’hanno detto un amico, una sorella e Mohamed Lotfy, amico di Zaki e direttore di un’associazione dei diritti umani. Tutti senza aver avuto un minuto di contatto con la “vittima”.

Infine, non è forse del tutto sprecato che si sappia che, in una foto diffusa da La7, dietro al volto di Zaki appare, appeso alla parete un poster con il pugno reso indimenticabile da Otpor a Belgrado e, poi, in tutte le “rivoluzioni colorate”. Zaki è membro dell’EIPR. “Iniziativa Egiziana per i Diritti della Persona” che si occupa in prevalenza di questioni di genere e di impedimenti alle pratiche religiose per motivi di laicità dello Stato. Dalle sue pagine internet si evince una stretta relazione con “Freedom House”, uno dei Think Tank neocon impegnati, come la Cia e NED, nella sovversione in paesi disobbedienti. EIPR ne ha preso le difese quando è stata multata per aver violato il divieto di farsi finanziare da enti stranieri. Divieto che ha visto inquisite altre 13 organizzazioni per i diritti umani, in parte legate a Soros. Hassam Baghat, fondatore di EIPR, nel 2010 ha ricevuto il premio per “Attivismo Straordinario” da “Human Rights Watch”. I comunicati di EIPR sono riportati e diffusi dalla “Open Society Foundation” di George Soros.

https://www.atlanticphilanthropies.org/wp-content/uploads/2016/04/Resource_Doc_Human_Rights_and_International_Justice_Report.pdf

A questo link troverete il lungo elenco delle organizzazioni sorelle che nel mondo collaborano per i “diritti umani”. Accanto a Open Society di Soros, Amnesty International, Human Rights Watch, Riockefeller Foundation, Ford Foundation, Avaaz e altri esperti castigatori di nemici dell’Occidente, chi trovate? “Egyptian Initiative for Personal Rights” (EIPR) di Patrick George ZakySono sorprendenti le misure cautelari delle autorità egiziane? Sorprendono le accuse di nequizie subito sparate dai media? Ne va di Zhor, ne va della Libia, ne va di più migranti, né va di diritti umani come visti dal colonialismo. Tout se tien.

Facebook ti banna, Google ti censura, Twitter ti cancella, Instagram ti esclude. Tutto vero, tutto bruttissimo. Ma di fronte a questa stampa-tv, che il cielo ci preservi i social media!

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:33