Monti “minaccia” Lega e M5s: “Può intervenire la Troika”

 

QUESTE NON SONO MINACCE ALLA DEMOCRAZIA LIBERALE CARA LORENZIN? E’per ripristinare questa democrazia che l’intellighenzia si sta mobilitando con la scusa che gli elettori sbalgiano a votare?

TANTO PER RICORDARE COSA SUCCESSE ( E CHI HA PAGATO E STA PAGANDO E LE COPERTURE DI QUESTO INGENTE DANNO NON INTERESSA NESSUNO SAPERE????) SOTTO IL GOVERNO COMPETENTE, SAGGIO, ISTRUITO, NOBILE, CON ESPERIENZA E TITOLI:
 
Ma che cosa era successo nel 2016? I media, ad aprile di due anni fa, pubblicavano la notizia che la Procura regionale della Corte dei conti del Lazio aveva formulato l’accusa di un danno erariale da 3,8 miliardi di euro nella ristrutturazione dei derivati sottoscritti dal Tesoro con la banca d’affari Morgan Stanley avvenuta nel 2012, sotto il governo guidato da Mario Monti: “La vicenda Morgan Stanley è nota. A gennaio 2012 – governo Monti – quando lo spread era a 500 punti, il Tesoro ristruttura, perdendoci, 5 contratti derivati sottoscritti con la banca in un accordo quadro del 1994. Per i magistrati contabili, i dirigenti che li firmarono dovrebbero ora rispondere del danno”. fonte 
 
Monti:“l’avvento della Troika è ancora possibile”
Disse chi applicò le misure della Troika per 17 mesi e fu tanto austero da far aumentare il debito pubblico di 150miliardi di Euro.
Monti “minaccia” Lega e M5s: “Può intervenire la Troika”
L’ex premier replica al discorso di Conte per la fiducia in Senato: “Non è escluso che l’Italia possa poter subire questa l’umiliazione”
05/06/2018
Mario Monti prova a riprendersi la scena. Lo fa davanti ad un governo che è esattamente agli antipodi rispetto a quel suo esecutivo tutto austerity.
L’ex premier interviene in Aula e prova ad incutere timore alla maggioranza gialloverde nella sua replica al discorso del premier Giuseppe Conte: “Noi abbiamo fatto di tutto per risparmiare all’Italia la Troika, che è stata evitata con uno sforzo del paese e grazie ad un lungo braccio di ferro con la Germania. Non è escluso che l’Italia possa poter subire l’umiliazione che è stata evitata con l’arrivo della Troika. Evitata grazie alle misure prese dal governo da me guidato”. Insomma l’ex premier si lancia in una profezia nefasta sul nostro Paese.
Monti vede già all’orizzonte l’arrivo della Troika e manda un messaggio al nuovo esecutivo: “Io non confido nell’insuccesso di questo governo. Si è detto che lei sarebbe un capo di governo dimezzato, perchè ha al suo fianco due leader politici a tutto tondo. Credo che non lo sarà, spero che non lo sarà. Sono certo -ha aggiunto- che il governo otterebbe un credito maggiore se iniziasse la sua vita con un atto di modestia e realismo”. Insomma dall’ex premier arriva una forte critica al nuovo governo. Il Prof, rimasto senza un partito, scatena le sue buie profezie dal suo seggio di senatore a vita…

PCI, INTERNAZIONALISMO, IRLANDA DEL NORD, URSS E CORNO D’AFRICA, IDEOLOGIA IMMIGRAZIONISTA E NAZIONICIDI, LIBERAZIONE SESSUALE E TEORIE GENDER Intervista a Fulvio Grimaldi a cura di Stefano Zecchinelli

http://www.linterferenza.info/

A questo sito si trova un’intervista fattami da Stefano Zecchinelli che ha anche recensito con profondità, lucidità e competenza il mio ultimo libro “Un Sessantotto lungo una vita“. Parliamo di temi di rilievo attuale e anche storico.

(1)  Il tuo libro, Un sessantotto lungo una vita, contiene una forte critica marxista al Partito comunista italiano i quali burocrati ‘’facevano da cani da guardia al capitale’’. L’opportunismo interno del PCI quali ripercussioni ha avuto nei confronti dell’internazionalismo rivoluzionario? Mi spiego meglio: come si poneva il PCI nei confronti delle lotte di liberazione nazionale da te seguite in prima persona? In che modo si poneva il Partito comunista italiano nei confronti della Resistenza palestinese?

Parto da un’esperienza personale. Nel giugno del  1967, mentre ero alla BBC e corrispondente di Paese Sera a Londra, il quotidiano romano vicino al PCI (suo editore) mi spedisce alla guerra dei Sei Giorni in Palestina. In linea con il partito e con Mosca, fautori della creazione di Israele, il giornale diretto dall’ebreo (per quanto questo non debba necessariamente significare niente) Fausto Coen sosteneva il diritto del ritorno degli ebrei “nella loro terra storica” e la costituzione di un loro Stato secondo i deliberati per  la spartizione dell’ONU nel 1948. Alla vista di quanto succedeva nel corso della guerra e subito dopo, l’assalto oltreché a Gaza tenuta dall’Egitto, ma l’avanzata nei territori palestinesi, iniquamente ridotti rispetto alla già diseguale suddivisione dell’ONU, con la brutale cacciata degli abitanti, la distruzione di città e villaggi, l’occupazione illegittima di Golan e Sinai, il trattamento durissimo dei prigionieri arabi, l’oppressione feroce degli abitanti nelle zone occupate, i miei reportage, per quanto “ripuliti” dalla censura militare, andavano in netta contrapposizione con la linea fino allora seguita da partito e giornale. Ma furono pubblicati e indussero un profondo ripensamento che arrivò addirittura al cambio di direttore, dal recalcitrante Coen al disponibile Giorgio Cingoli (pure lui ebreo).

Chiaramente il ripensamento, che portò poi il PCI a barcamenarsi faticosamente tra “diritto di Israele a esistere” e diritto dei palestinesi a resistere, non poteva essere solo frutto dei miei servizi (che, tra l’altro, mi costarono l’espulsione dall’”unica democrazia del Medioriente”), ma fu determinato da un forte dibattito ai vertici e soprattutto alla base del partito e, inevitabilmente, alla luce del rapporto con Mosca a quei tempi, dalla scelta sovietica di sostenere il movimento nazionale panarabo, a sua volta a fianco della resistenza palestinese.

In ogni modo l’internazionalismo del PCI è continuato a dipendere sia dagli equilibri interni, con la componente “migliorista” di Amendola e Napolitano pencolante verso Occidente e Israele, sia dalle giravolte del PCUS nel quadro degli equilibri tra la spartizione delle sfere d’influenza di Yalta e la necessità di garantirsi posizioni di forza geopolitiche. Ne derivava una linea flessuosa, tra appoggi decisi come nelle guerre di Indocina e arretramenti, tipo il cedimento sui missili a Cuba. Mentre sulla Palestina ci si baloccava con l’auspicio di negoziati di pace (poi Oslo) e nella speranza che una resistenza palestinese non violenta convincesse Israele ad accettare i famigerati due Stati.

(2)  Nel libro viene descritta la Domenica di sangue, un feroce massacro per mano dei paramilitari inglesi nei confronti di pacifici dimostranti irlandesi. Sulla base della tua esperienza e delle molteplici documentazioni che hai raccolto, cosa resta, oggigiorno, della Resistenza antimperialistica dell’Ira? Intravedi alcuni parallelismi fra i fasulli Accordi di pace, stipulati dall’Ira col governo inglese nel 1998, e l’ambigua pacificazione colombiana?

A mio parere, in entrambi i casi si tratta di accordi a perdere che non hanno dato soddisfazione alle istanze di liberazione e giustizia e hanno avviato le vicende sul binario morto di una finta normalizzazione, di soddisfazione per i vertici di entrambe le parti. Difficile dire cosa rimanga oggi della resistenza anticolonialista e antimperialista dell’IRA. Gli accordi di pace del Venerdì Santo firmati da Gerry Adams e Martin McGuinness, entrambi ai vertici dell’Ira negli anni ‘70 e ’80, hanno imposto il disarmo dell’IRA, realizzato,  come non lo fu quello delle formazioni unioniste, lasciando nella popolazione repubblicana, ormai non più minoranza nelle Sei contee, ma vicino al 50%, fortemente provata da trent’anni di lotte, perdite e devastazioni, stanchezza, delusione, ma anche rassegnazione.

Mie recenti visite in Nordirlanda, per testimoniare alle varie inchieste sulla strage di Bloody Sunday, confermano sia questa situazione di arretramento, ma anche la perdurante aggressività degli unionisti, con continue incursioni tra la popolazione repubblicana. Rimane intatto  il divario ideologico e politico e la totale incomunicabilità tra le due comunità. Il governo provinciale di unità nazionale, imposto da Londra dopo gli accordi, con la paradossale coabitazione tra l’estrema destra unionista di Paisley e lo Sinn Fein di Adams, non ha portato che un marginale riscatto economico-sociale alla da sempre discriminata comunità repubblicana cattolica. Alla resa dell’IRA hanno reagito alcune componenti dell’organizzazione, Real IRA, Continuity IRA, con sporadiche operazioni contro esponenti dell’amministrazione della sicurezza, ma è difficile rilevarne la consistenza in termini di adesione popolare.

In questa luce i parallelismi con la soluzione del conflitto colombiano e l’analoga rinuncia alla lotta armata di popolo in Colombia risultano abbastanza chiari. Se da questi processi, in ultima analisi governati dalle forze della normalizzazione reazionaria e finiti a loro vantaggio, basti vedere la debacle elettorali delle FARC nelle condizioni impossibili date, possano venire cambiamenti in direzione emancipatrice resta altamente dubbio. La Storia direbbe il contrario.

(3)  Tu hai documentato, con grande rigore metodologico, la liberazione dell’Eritrea, ex colonia italiana, dalla morsa dell’imperialismo occidentale. Nel libro fai giustamente riferimento al – vergognoso – sostegno sovietico nei confronti del colonialismo etiopico. Secondo te, per quale ragione l’Unione Sovietica ha sovrapposto gli interessi nazionali alla solidarietà antimperialistica tanto cara Lenin, Fidel Castro e molti altri rivoluzionari? La politica dei Partiti comunisti europei in che misura è stata condizionata dal ‘’revisionismo’’ sovietico?

Oltre a non avere di solito favorito secessionismi, dei quali poteva temere il contagio nell’Unione, l’URSS ha visto nella defenestrazione del fantoccio occidentale Haile Selassie un’occasione senza precedenti per allargare la sua influenza in Africa, oltre Tanzania, Angola, Algeria, Libia ed Egitto. Troppo appetitosa era la prospettiva di mettere piede in una delle zone geopoliticamente più strategiche del mondo, il Corno d’Africa, lo stretto di Bab el Mandeb, il Mar Rosso, il Golfo Persico, l’Oceano Indiano, da dove passano gran parte degli scambi mondiali, in particolare di petrolio, tra Est e Ovest e Nord e Sud. Le forze rivoluzionarie si sono a lungo illuse che nella politica estera dell’URSS potessero prevalere ragioni etiche e ideali. Nella realtà ha sempre prevalso, non del tutto irragionevolmente, il pragmatismo della realpolitik.

 Africa affettata – Eritrea 1971, con combattenti del FLE

Quanto ai partiti comunisti europei, raramente si potevano notare divergenze da quanto indicava la casa madre. Al più veniva lasciato qualche spazio a una pubblicistica non direttamente emanazione dei partiti, fiancheggiatrice. Ne fu un esempio in Italia il bel settimanale “Giorni-Vie Nuove”, una specie di Espresso rosso, nel quale a me era consentito pubblicare i reportage sulla lotte di liberazione eritrea, palestinese, nordirlandese.

(4)  Tu ha hai giustamente definito ‘’sociocida’’ e ‘’nazionicida’’ l’’’operazione migranti’’ la quale è stata pianificata dalle fazioni ‘’liberal’’, ben analizzate nei tuoi articoli, dell’imperialismo USA. Pensi che l’ideologia immigrazionista debba essere inquadrata come l’altra faccia del colonialismo occidentale? Secondo te, quale rapporto intercorre fra l’’’operazione migranti’’ e la fine delle lotte di liberazione nazionale, la decolonizzazione radicale che per noi è l’unico antirazzismo reale?

Permettimi qui di rispondere con un brano dalla seconda edizione del mio libro “Un Sessantotto lungo una vita”. Tre sono le grandi operazioni con cui la cupola finanzcapitalista persegue nel terzo millennio il dominio totalitario politico, militare, economico e culturale sull’umanità. Lo Stato unico della sorveglianza e del controllo senza spiragli o crepe. Hanno tutte origine nel cosiddetto riflusso degli anni ’80 del Novecento, risposta all’onda insurrezionale del decennio precedente e prodromo dell’offensiva scatenata vent’anni dopo, a partire dalla “normalizzazione-passivizzazione” delle coscienze e dei saperi con gli strumenti hi-tech degli apprendisti stregoni di Silicon Valley. La diffusione della droga per la guerra alla droga; la diffusione del terrorismo per la guerra al terrorismo; la migrazione di massa finalizzata a un unico superstato che persegue la distruzione di ogni statualità attraverso la creazione di masse, estratte dal proprio contesto storico, omologate dall’abbandono, dalla disperazione, dalla perdita di anima e nome collettivi e da un destino di subalternità irrimediabile.

Strategia di distruzione dei diritti umani (intesi come libertà, riservatezza, lavoro, autonomia, rapporti sociali), se va bene sostituiti da diritti detti civili (perlopiù intesi come superamento di quelli biologici) e dal diritto di muovere guerra e distruzione a chi si pretende di accusare di violazione dei diritti umani. In ogni caso gli effetti collaterali, ovviamente voluti, sono spopolamento, impoverimento generale, rafforzamento di un élite finanziaria sovranazionale, familistica, eminentemente anglosassone. Attraverso l’accumulo di ricchezze, impensabili nel quadro della vecchia  lotta di classe e con gli strumenti tecnologici di cui mantiene il monopolio, si assicura una concentrazione di potere senza precedenti nella storia della vita su questo pianeta.

Che questo processo abbia potuto avanzare senza incontrare grandi ostacoli, almeno nello spazio occidentale, è dovuto anche al supporto, fino alla complicità esplicita, di soggetti, formazioni, giornali che si qualificano di sinistra. Un fiancheggiamento in parte pienamente consapevole, in parte inconsapevole, dovuto alla sclerotizzazione della propria visione dei rapporti di classe, alla mancata comprensione dei mutamenti radicali avvenuti, alla decerebrazione indotta dalla propaganda dei dominanti. Molto ci è rivelato da come le varie parti in commedia hanno affrontato il fenomeno delle migrazioni, senza mai indagarne l’origine e la strategia colonialista che le innesca e che punta a privare paesi dalle risorse predabili delle energie giovanili che ne garantissero il controllo e lo sviluppo e, al tempo stesso, con il dumping sociale nei paesi d’arrivo, abbassassero condizioni e pretese degli autoctoni, promuovendo ulteriori trasferimenti di ricchezza dal basso verso l’alto.

5)    Nel libro dai un giudizio positivo sulle lotte riguardanti l’emancipazione sessuale, un sacrosanto movimento di protesta contro il conformismo cattolico del padronato democristiano. Come mai quelle legittime rivendicazioni, decenni dopo, sono state strumentalizzate e stravolte dalle lobby lgbt? La (falsa)sinistra, tanto nella ‘’operazione migranti’’ quanto nell’avvallare le lobby pro-‘’gay americanizzati’’, in che misura s’è resa complice del lobbismo atlantico?

Mi sembra che sia proprio la questione del cosiddetto “gender” o “transgender” a rivelare l’estensione e la profondità della complicità tra quanto si pretende di sinistra e quanto esprime strategia ed obiettivi dell’élite restauratrice mondialista. L’operazione di valorizzazione LGBT, a implicito discapito dell’eterosessualità e della famiglia come basilare unità sociale e produttrice di vita, dovrebbe essere vista accanto all’altra campagna martellante in cui agiscono di conserva forze dell’establishment finanzcapitalista e sedicenti sinistre nel nome dei cosiddetti “diritti civili”, quella dell’esaltazione delle donne, “a prescindere” e della demonizzazione del maschio, a prescindere. Come effetto, collaterale, ma di notevole portata, l’enfasi sui diritti civili – matrimoni gay, famiglie unisex, stepchild adoption, anche jus soli – relega nell’ombra i diritti sociali e il principio di eguaglianza. Quello che era un segno del progresso umano, la conquista di diritti per i subordinati e sottoprivilegiati, uniti nella lotta oltre le differenze di genere, etniche, confessionali, nazionali, viene sostituito dalla palingenesi attribuita alle donne in posizione di potere, lasciando intatta la struttura di tale potere e il suo rapporto con la società. L’ossessivo slogan di “una donna primo presidente degli Stati Uniti”, che era la linea di forza della candidatura di Hiillary Clinton, una donna peraltro agghiacciante, ne erano l’esemplificazione.

Nel tempo del più brutale assalto della minoranza elitista al resto dell’umanità, del più feroce trasferimento di ricchezza dal 99% all’1%, della catastrofe ecologica perseguita con crescente accanimento e incoscienza, l’innesco di una guerra tra uomini e donne realizza una formidabile arma di distrazione di massa e il principale, tra i tanti, soprattutto hi-tech, strumento di frantumazione della coesione sociale. Premessa per la dispersione di ogni opzione di alternativa e opposizione. Non solo, l’intesa felice che tra donne e uomini aveva realizzato la liberazione sessuale, annichilendo millenni di repressione e contrapposizione imposti tramite ipocrisia, tabù, sensi di colpa, finzione, menzogna, aveva già iniziato a corrodersi e intossicarsi di sospetti con la mega-operazione dell’Aids. Una malattia negata da un numero di Premi Nobel della medicina e che ha prodotto il picco della mortalità a causa di un farmaco distruttore delle difese immunitarie, l’AZT con cui sono stati trattati 300 milioni di pazienti e che ha portato nelle casse della Glaxo-Wellcome 3000 miliardi di lire l’anno, Visto che quasi tutti i trattati con questo farmaco morivano, dal 1996, dopo 15 anni di utilizzo su vasta scala, è stato ritirato, avendo ormai causato un efficace sfoltimento umano e un’ efficace paranoia nei rapporti tra i sessi.

Ma temo che l’obiettivo centrale abbia una terrificante connotazione maltusiana ed eugenetica. Guerra tra i sessi, rendere di tendenza e centrale nei temi di comunicazione, spettacolo, arti e letteratura  comportamenti  e strutture associative che abbiano come esito la sterilità della specie non corrisponde a un intento di ridurre drasticamente la dimensione della presenza umana sul pianeta, di sbarazzarsi di popolazioni giudicate parassitarie e in eccesso? Si ritiene forse che la via a un potere totalitario dei pochissimi, a un’economia che non debba più tener conto di elevati numeri di deboli e bisognosi, a un ambiente in cui la riduzione dei consumi, limitata a quelli di lusso, rimetta in carreggiata l’ecosistema, venga spianata dall’eliminazione di popolazioni con tali metodi, oltreché con guerre, terrorismi, droga, farmacopea, fame, sete?

LA GUERRE DES MINES EN AFRIQUE (PARTIE II): LA GUERRE DES MINES EN AFRIQUE II. KABILA ET LE NOUVEAU CODE MINIER EN RDC

Voir sur PANAFRICOM-TV/

LUC MICHEL SUR ‘ZOOM AFRIQUE’

(PRESS TV, 8 MARS 2018) –

LA GUERRE DES MINES EN AFRIQUE (PARTIE II) :

KABILA LE NOUVEAU CODE MINIER EN RD CONGO ET LA RESISTANCE AFRICAINE AUX MULTINATIONALES

sur https://vimeo.com/259365870

LM.PRESS TV - ZOOM AFRO guerre des mines II (2018 03 08)

* Au sommaire de ce Zoom Afrique :

– Le cobalt devait désormais être considéré comme un minerai stratégique.

Comment la RDC (qui en possède la moitié des réserves mondiales) veut en conserver le contrôle ?

– La guerre des mines, comment se prépare la RDC ?

Le géopoliticien Luc MICHEL explique comment le président Kabila organise la résistance aux multinationales occidentales …

* Voir aussi la Partie I :

sur PANAFRICOM-TV/

LUC MICHEL SUR ‘ZOOM AFRIQUE’ (PRESS TV, 19 DEC. 2017):

LA GUERRE DES MINES EN AFRIQUE ET SON EPICENTRE LA GUINEE CONAKRY

sur https://vimeo.com/248505756

 

ALLER PLUS LOIN :

LE BRAS DE FER DU PRESIDENT KABILA AVEC LES MULTINATIONALES OCCIDENTALES

Que dit RFI ?

« En RDC, le président Joseph Kabila a reçu ce mardi 6 mars les plus grands PDG des sociétés minières. L’adoption de la révision du code minier par le Parlement à la mi-décembre n’a finalement pas été promulguée par le président Kabila et le délai de 30 jours a déjà expiré. Mais les miniers s’inquiètent toujours. Ils avaient demandé un rendez-vous début février au chef de l’Etat congolais qui leur a donc finalement été accordé.

Pour l’Etat congolais, l’enjeu est d’obtenir davantage des réserves mondiales de cobalt. Son sous-sol détient plus de 50 % des réserves de ce minerai qui, à cause du développement des batteries électriques, a connu une hausse des prix de plus de 70 % l’an dernier.

Le premier code minier a été adopté en 2003 et il est toujours en vigueur. Le pays s’en était doté après la guerre et à l’époque, il était plutôt favorable aux exploitants. Il s’agissait en effet d’attirer les investisseurs qui auraient pu être rebutés par l’image d’instabilité du pays. Il était prévu qu’il ne s’agissait que d’un code transitoire, en attendant une nouvelle législation dont la négociation devait se faire main dans la main avec les miniers, mais les discussions ont été repoussées régulièrement.

Puis l’an dernier, coup de théâtre. En pleine crise économique, la réforme est adoptée avec une hausse de presque toutes les taxes dont la redevance minière. Celle-ci pourrait même être multipliée par 10 pour certaines substances, dont le cobalt, par un simple acte administratif. A la suite de l’adoption de ce code, sept des plus grandes sociétés minières du pays ont décidé de se constituer en association, affirmant ouvertement que la Fédération des entreprises du Congo n’avait pas su représenter leurs intérêts dans ces négociations. Certaines, comme Glencore, se disent même d’ores et déjà prêtes à porter l’affaire en justice car la RDC n’aurait pas respecté ses engagements. « S’ils veulent leurs voitures électriques, ils vont devoir payer, c’est tout », rétorque un officiel congolais (…) Des économistes et avocats congolais du collectif Makutano demandent au président congolais de ne pas céder à la pression. Le chef de l’Etat « n’a pas le droit à l’erreur face à ceux qui viennent pour défendre les intérêts de leurs sociétés », explique un membre de ce collectif, joint par RFI. Al Kitenge pense que Joseph Kabila doit rester dans son rôle de garant de la nation et défendre les intérêts de la République. « Un pays est géré par les institutions du pays et non par les opérateurs économiques. Ce serait une erreur grave de penser que la République peut être poursuivie parce que simplement elle essaye de défendre les intérêts de la Nation », a-t-il précisé. « Aujourd’hui, un contrat ou une convention nationale ou internationale a ceci de particulier, elle doit être équitable. Dans la situation d’aujourd’hui, il est évident que ce code minier dans sa version de

2002 était extrêmement généreux vis-à-vis des opérateurs économiques.

Il était important que, dans un cadre légal, il soit révisé », a ajouté Al Kitenge, membre du collectif Makutano. » _______________

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Minaccia i passanti con ascia e coltello da macellaio, immigrato arrestato a Metaponto

chissà per quale attività lavorativa gli serviva questo arsenale

Minaccia i passanti con ascia e coltello da macellaio, immigrato arrestato a Metaponto
Armi sequestrateUn cittadino nigeriano, che aveva cercato di fermarlo è stato ferito. La polizia ha bloccato l’uomo non senza difficoltà
 07 febbraio 2018
 
Attimi di terrore a Metaponto nel pomeriggio di ieri, 6 febbraio, quando un immigrato originario del Sudan, in una via del centro ha cominciato a minacciare chiunque gli si avvicinava brandendo due mannaie e un coltello da macellaio.
Sul posto immediato l’arrivo di una volante della polizia di Pisticci che, con l’aiuto di un operatore della Polizia Locale di Bernalda presente sul posto, e tre cittadini nigeriani, hanno cercato di convincere l’uomo a lasciare le armi ma senza risultato.A quel punto gli agenti sono intervenuti con la forza, riuscendo con non poche difficoltà a disarmare e immobilizzare l’uomo. Poco prima dell’arrivo della pattuglia aveva ferito ad una mano un altro immigrato di nazionalità nigeriana che aveva cercato di fermarlo.
 
Le armi – un coltello da macellaio con lama di cm.23,5 e due mannaie con lama rispettivamente di cm.18 e cm 16 – sono state sequestrate e messe a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
 
L’aggressore è stato arrestato e accompagnato negli uffici del Commissariato a Marconia, dove gli sono stati contestati i reati di violenza privata, minacce e lesioni aggravate dall’uso di armi.
 
Su disposizione del Sostituto procuratore della Repubblica di Matera, Annunziata Cazzetta, è stato quindi accompagnato nel carcere di Matera.
 
Il cittadino nigeriano ferito dall’uomo è stato accompagnato all’ospedale di Tinchi, dove è stato sottoposto alle cure del caso.

INDIFFERENCE OR POPULIST IMPOTENCE ?

Bibeau.robert@videotron.ca    Éditeur.   http://www.les7duquebec.com

10.1.2018

THE ARTICLE IS AVAILABLE ON THE WEBMAGAZINE:

http://www.les7duquebec.com/7-au-front/indifference-ou-impuissance-populiste/

 The popular indifference.

Following our recent editorial on the similarities between capitalism and populist socialism http://www.les7duquebec.com/7-au-front/capitalism-and-socialism-are-they-individual/  we received this comment from Theo:

The Popular indifference explains everything. Ordinary people do not confuse socialism and capitalism, left and right, they do not care! As they counterfeit Liberal, Conservative, Democratic or Republican shenanigans, LREM or FN, referendums, wars, the announced stock market crash, extraterrestrials, Nostradamus, the Apocalypse or the theory of evolution. The only motive that brings people together in a common movement is the harm done to children by bloodless beings devoid of humanity. This is called: Pizzagate / Pedogate and the heads began to fall following the last “Executive Order” of Donald Trump. The CEOs of large firms are resigning by the dozen and several well-known characters are fleeing abroad. Even abroad they are in danger because this “Order” threatens the foreign assets of seizures on presumption of collusion with these criminals of the worst kind”.

This is all wrong, Theo.

People are not indifferent to all the misfortunes that afflict those from below, just as much as those from above, however, people are aware of their helplessness and the media in the pay (media people, formatting, and of governance), as well as the servant politicians, regularly remind them that they must be silent and that they will have the chance, one day, to faintly protest at the next “bourgeois democratic”

electoral masquerade where ten cowards will offer them all the same phony “solutions” that have never worked to reform this disembodied tub and remedy its multiple injustices.

The petty-bourgeois agitation over the concentration of capital.

Thus, lately we have published an article on the concentration of wealth in capitalist societies (1). http://www.les7duquebec.com/7-de-garde-2/une-nouvelle-contribution-au-debat-sur-les-in-galites/    Economists and reformist indignant experts, in the footsteps of all Piketty, Landais, Saez, Chancel, Zucman and Stiglitz (3) of this world, worry for their safety, because, they say: “the rise of inequalities for decades is not only deeply unfair, but also dangerous for the stability of our societies. Clearly, the economists at the service of the rich warn against the social unrest and the workers’ uprisings that could lead to these inequities (4).

Let us reassure these cowards, it is not the inequalities in the distribution of wealth (of the despoiled proletarian surplus value) that will provoke the social disorders and the movements of popular revolts. These revolts will take place when those from below, the people of the working classes and the proletarian classes will not earn enough money by working to ensure the reproduction of the social work force as sensed by the authors of the article: “And again, the global numbers tend to hide some developments. We are thinking here of  the decommissioning of a majority of the American population, whose incomes have gone down over the last 40 years, as the figures shared by Emmanuel Saez showed “(5). You now know on what policy is based this formidable ability of resilience of American big capital despite its catastrophic economic situation. It is besides this “American model“, which Trump is consolidating, that the other capitalist countries are trying to implant at them (Macron, Merkel, Trudeau, Xi Jinping, Putin, etc.).

Obviously, unemployment and precariousness in employment will be causes of this massive impoverishment of national proletariats, as the researchers say: “a conclusion  of the McKinsey report on automation points out that no less than 800 million jobs are threatened (disappearance in the near future Editor’s note)”  (6).

In other words, the envy and jealousy in front of the good fortune of the multibillionaires is a petty-bourgeois tropism of the go-left that does not affect the working class, which as long as it benefits from what is necessary for the needs of the family does not claim more (7). It is from the moment when the mode of production – the economic system – will no longer allow its survival that the proletarian class will revolt and rise up to protest against its impoverishment and deskilling, regardless of how much money has been accumulated by rich, who, do not forget, will lose their fortune on the day of the great financial crash announcing the Great Depression.

It is another illusion – or mystification – that affects the reformist and opportunist petty-bourgeois circles that two co-authors of the report on income inequality formulated in an interview: Mr. Lucas Chancel and Gabriel Zucman, point out that the rise in inequalities is not inevitable, it is the result of political choices (8).

What is entirely false. The concentration of capital (wealth) is inherent in the capitalist mode of production, and all the countries of the planet are affected by this mimicry. The popular saying is that “you must spend coins to receive coins“. In the business community, we know that capital sucks capital. The banker is aware that by issuing and lending money, at high interest rates, he captures and drains the currency into his pockets. All are aware of these misdeeds and yet nothing is done by the porters (right and left) to stop this inexorable capitalistic movement.

Regularly, we are reminded of the cliché that the rich are richer and the poor are poorer and that we have to live with them because we can not help it. In fact, if the media in the pay broadly disseminate this information on the extravagant fortunes is to make it more aware to the country bumpkins that it is so and that everyone must take its part … Resign you phantasies seems to drool the literary hacks of service exacerbating our patience of exploited.

The ranting on tax evasion.

The same is true of “cases” of tax evasion and tax shelters. Thus, the “Paradise Papers” succeed to the “Panama Papers” under the frustrated gaze of the paralyzed go-left (9). Some NGOs even make the subject of their intervention and invite the plebs to sign futile petitions to appeal to the administrations responsible for these malpractices to pay attention … what the governance of the rich can obviously prevent if it is not is to hunt down small savers and impoverished rentiers. Here too, the media on the pay offer a wide coverage to these “business” which are pretexts for dazzling outpourings of political sycophants who know nothing about doing but crushing. And so the Grand Capital teaches the populace that it must shut up and let braying.

Balance Your Pig” and “Pizzagate“.

Let’s come to this fight about pedophilia and the hunt for sexual predators whose feminist go-left is so crazy. Let’s just have this media campaign. The media make their cabbage on order of the lords of capital. And they make believe that the people are behind them. In fact, all this is only fratricidal war in the enemy camp. A clan, the “Trumpist” reactionary puritans found it judicious to attack the clan of pseudo progressive libertarian populists of the feminist left by where they preached. The bugs of the sacristy who are accusing and raging at the moment will tomorrow be the accused and their fortune will be “nationalized” and our children will always be in danger. As for women, we believe that the workers of Saint-Henri PQ, are very unlikely to be attacked by the “Hogs of Hollywood or Washington” and their neighborhood assailants are very unlikely to end up in one of the media or under lock and key. All this is only a settlement of accounts between rival clans for the control of the capitalist state apparatus. After a few heavy blows from the Democrat clan, the Republican clan replies as expected. There is nothing interesting here for the revolutionary working class.

What to remember from the media circus.

What must be remembered from this media fair on various fanciful themes is that the laws of capitalist political economy apply in its entirety; that the servant politicians are only puppets to whom the billionaires’ media grant hearing or not provided that they just sing and participate in the big media circus. Above all, that no credibility should be accorded to the nonsense of these depraved and that, in the end, no Theo,

the indifference is not the trademark of the workers, but rather the feeling of powerlessness of which they will emancipate themselves with the crisis announced and their patience exacerbated

NOTES

  1. Inequalities http://www.les7duquebec.com/7-de-garde-2/une-new-contribution-au-de-debat-on-les-galites/
  1. A group of economists has just published the first global study on the subject, from 1980 to 2016. A major contribution to a debate more than necessary. First alarming observation: 27% of global growth went to 1% of the population. When the incomes of global upper middle class (western middle class) have risen by about 40% since 1980, those of the 0.01% have increased by more than 100%, and those of the 0.001% by more than 200%, the famous “elephant curve”.

On http://www.les7duquebec.com/7-de-garde-2/une-new-contribution-au-debat-on-les-galites/

  1. https://en.wikipedia.org/wiki/The_Price_of_Inequality
  1. “According to a report, the richest 1% benefited twice as much from the income growth as the poorest 50%. And between the two incomes have stagnated or decreased». 
    Learn more about http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/12/14/les-inegalites-dans-le-monde-en-hausse-depuis-quarante-ans_5229478_4355770.html#oMCBIMTgx4qufHmG .99

http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/12/14/les-inegalites-dans-le-monde-en-hausse-depuis-quarante-ans_5229478_4355770.html

  1. http://www.les7duquebec.com/7-de-garde-2/une-nouvelle-contribution-au-debat-sur-les-inegalites/
  1. http://www.les7duquebec.com/7-de-garde-2/une-nouvelle-contribution-au-debat-sur-les-inegalites/
  1. In a recent article, the French Communist Revolutionary Party presented ten figures that revolt its militants, including the rising of incomes of the rich. 

Https://www.agoravox.fr/actualites/economie/article/2018-23-pour-la-fortune -of-rich-200192

  1. http://www.les7duquebec.com/7-de-garde-2/une-nouvelle-contribution-au-debat-sur-les-inegalites/
  1. http://www.lemonde.fr/paradise-papers/article/2017/11/05/paradise-papers-new-revelations-on-billions-caches-of-fiscal-evasion_5210518_5209585. html

Traduction   by  Claudio Buttinelli.  Roma

Bibeau.robert@videotron.ca

Éditeur du webmagazine  http://www.les7duquebec.com

Metà dell’Italia vive in crisi: 30 milioni di persone in difficoltà

Toh, il parlamento tanto solidale si è accorto del malessere. Sì, c’è voluta una “commissione” per scoprire questa amara verità. I nostri parlamentari, mica rubano lo stipendio (tra l’altro il più alto d’europa), devono “indagare” il disagio, talmente è lontano dalla loro dorata poltrona. Lo localizzano nelle periferie. Già, è solo questione del “dove” si trova una persona, mica del contesto economico generale del paese da loro amministrato con tanta sapienza, giustizia intelligenza e competenza, per questo sono tanto lautamente auto-retribuiti. Giusto per citare i successi del loro operato nel quale questo disagio “spunta” fuori all’improvviso:

– tasso di occupazione del 56% dal quale si deduce che il 44% non sia occupato e certo non perché sia più che benestante, o sicuramente non la maggior parte di tale quota

– tasso di occupazione che include anche chi ha lavorato una sola ora, nonché chi lavora per redditi ridicoli.

– pensioni che per il 39% sono sotto i mille euro

  • assenza di reddito di cittadinanza, che costringe chi è colpevole di non lavorare, (manco fossimo negli anni del boom economico) alla vita in strada o a mendicare nelle migliori delle ipotesi, al suicidio nella peggiore

Si sono accorti che il diritto ad una vita dignitosa, ad avere vitto ed alloggio non vale per gli autoctoni i quali se non pagano, che sia la banca, lo stato (tasse-Equitalia), o il locatario, c’è lo sfratto. PUNTO. Al massimo la Caritas, se ha abbastanza fondi per tutti gli incapienti. Questa regola vale anche per chi non abita in periferia, ma forse ci vorrà un’altro studio dedicato anche se qualche accenno viene fatto nel rapporto. E pensare che ci raccontano che gli italiani sono terrorizzati dalla presunta ondata fascista, come non crederci che sia il primo pensiero di ogni italiano quando si alza la mattina.

Ma a cosa si deve tanto improvviso interesse per questo disagio? Davvero è solo sincera preoccupazione per il tenore di vita delle persone? Davvero questo regime tanto parco e sollecito nel salvare le banche, improvvisamente spurga solidarietà verso chi soffre nelle periferie italiane e lo intende aiutare senza secondi fini?

Ecco che i nostri dotti sapienti cosa ti tirano fuori come strategia per abbattere il disagio:

  1. Fiscalità regionale per l’edilizia popolare, detto così, sembra nobile. Peccato che conosciamo fin troppo bene i nostri ladri. Traduzione: più tasse per la mafia del cemento e speculatori immobiliari.

2 Un ministero della periferia. Eh sì perché dicono che a causa della troppa burocrazia, “han perso la strada” per portare a termine cotanti progetti volti ad alleviare le sofferenze delle persone. Già, pare che quella burocrazia sia stata importata da Marte.

3. Delegare il “terzo settore”, la galassia di enti no profit di occuparsi degli “straccioni”, che magari sarà replicato il modello mafia capitale in scala patriottica.

Difficile da credere. In campagna elettorale, dopo le 80 euro di Renzi ai più ricchi (senza reddito niente 80 euro, peccato che chi non abbia un’entrata rappresenti proprio la fascia più povera) fa comodo promettere soldi per ungere un pò di mafia locale.

Ma chissà come ci siamo arrivati a questo dato, 30 milioni di italiani in difficoltà. Effetto meravigliosa democrazia, i suoi “danni collaterali”.

Volete mica che se le prenda tutte casa pound le periferie?

E norme contro le occupazioni abusive: perché le attuali le consentono??????


Metà dell’Italia vive in crisi: 30 milioni di persone in difficoltà
I dati della Commissione sulle periferie, geografiche ed economiche. Le proposte: fisco locale per rigenerare le aree e nuove norme contro le occupazioni abusive

Cos’è la «questione urbana»? È la sfida alla nostra convivenza democratica dei prossimi dieci anni e tocca o ferisce almeno trenta milioni di italiani. Passa, sì, per le periferie, ma non soltanto per i suburbi distanti dai centri storici: avviluppa nella sua crisi quotidiana lontananze sociali, economiche, umane. Perché questa foto del Paese è la prima evidenza prodotta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta nella sua relazione conclusiva che oggi dovrà essere votata e approvata dopo un anno di missioni in nove città metropolitane e centinaia di audizioni: «Periferia è una condizione trasversale riscontrabile anche e diffusamente in aree urbane centrali e semicentrali». Periferia è marginalità non soltanto geografica, è piuttosto uno dei frutti avvelenati di quella cultura dello scarto stigmatizzata da papa Francesco.

Periferie sono dunque Corviale a Roma o lo Zen di Palermo, falansteri fuori controllo partoriti dall’urbanistica ideologica di qualche decennio fa; ma lo sono anche i mai bonificati Quartieri Spagnoli di Napoli, appena sopra piazza Plebiscito, o la centralissima Bolognina, dove la mafia nigeriana muove la droga subappaltata dalla ‘ndrangheta o, ancora, i Caruggi di Genova, dove diecimila migranti irregolari sono invisibili per l’anagrafe ma visibilissimi per i vari racket. Periferie romane sono le voragini nel nulla appena accanto alla Breccia di Porta Pia dove, sotto i nostri occhi, sopravvivono, agonizzano e talvolta muoiono decine di macchie umane.

La platea delle sofferenze
Nelle sole 14 città metropolitane, scrive la Commissione, circa 15 milioni di cittadini abitano in aree periferiche. Se ad essi si sommano i «residenti in zone urbane a vario titolo in difficoltà, la popolazione interessata a interventi significativi in questo campo costituisce la maggior parte degli italiani». A questi italiani soprattutto, alla platea dei trenta milioni di nostri connazionali che soffrono o trattengono il fiato per paura del peggio, si rivolge il lavoro dei parlamentari coordinati dal presidente forzista Andrea Causin e dal vicepresidente democratico Roberto Morassut.

Eccola, dunque, la bozza di relazione conclusiva, che non mancherà di sollevare polemiche, perché tocca il tema di una fiscalità regionale che serva a bonificare il patrimonio abitativo pubblico; perché affronta con coraggio la necessità di tipizzare una nuova fattispecie di reato per colpire le occupazioni abusive realizzate con i sistemi del racket (in Italia sono 49 mila gli alloggi occupati senza titolo e fioriscono gang di profittatori sotto bandiere di estrema destra o di estrema sinistra); perché, infine, suggerisce una revisione del codice penale in materia di reati urbani, ipotizzando sanzioni alternative che rendano effettiva la deterrenza prevista e non sempre realizzata dai Daspo del ministro Minniti.

Ritardi decennali
Ma soprattutto, dal punto di vista politico, la relazione conclusiva assume nei suoi passaggi chiave la cadenza dell’atto d’accusa: a ritardi decennali, a un Paese che non fa mai sistema, a burocrazie confliggenti, a inerzie decisionali. Auspicando che nella legislatura che verrà, la XVIII, nasca una Bicamerale «per le città e le periferie» per proseguire il loro lavoro, i commissari di oggi dicono chiaro che così non va, che bisogna «individuare una responsabilità univoca a livello governativo», qualcuno che si prenda la briga di indicare la direzione. Potrebbe essere, scrivono, un ministro, un sottosegretario o magari un’Agenzia pubblica (una ANaP, agenzia nazionale periferie, aggiungiamo per ipotesi, sul profilo dell’Anac cantoniana, dotata di strutture e poteri d’intervento).

Dieci anni decisivi
Dai sei ai dieci anni dovrà durare, secondo i commissari, un «Programma strategico per le città italiane» che superi la logica finora seguita coi Bandi per le periferie: interventi lodevoli ma a pioggia, senza chance di invertire la tendenza al peggio. Serviranno fondi (almeno un miliardo l’anno) dall’Europa ma anche dai privati.

E dalle tasse, con la fiscalità locale «strumento di prelievo e redistribuzione sociale della rendita fondiaria» (si ricorda persino il principio costituzionale della funzione sociale della proprietà).
L’allarme è giustificato. Le principali metropoli europee si vanno allineando da anni all’Agenda Urbana dettata dall’Unione con il patto di Amsterdam del 30 maggio 2016, che prevede nelle periferie 12 assi di azione tra cui rigenerazione, infrastrutture, digitalizzazione, difesa idrogeologica, mobilità sostenibile.

Le nostre grandi città se ne allontanano. Perché dagli anni Novanta si spende troppo poco e perché la forbice della crisi ha fatto il resto. Parte della ricostruzione del Paese, scrivono i commissari, «agli albori della Repubblica fu proprio un grande programma destinato all’edilizia popolare». Sì, serve un pensiero lungo. E neppure basta. Perché oggi la rigenerazione passa anche per il ripristino della legalità, combattendo, per dire, nei campi rom roghi tossici e abbandono scolastico le cui prime vittime sono proprio i bambini rom. Nessuno può più girarsi dall’altra parte. Così la Commissione dedica un’ultima parola grata ai volontari, al terzo settore, all’universo «Re-Take». Nessuno si salva da solo. La questione urbana si risolverà coinvolgendo «l’intera opinione pubblica nazionale».

E i trenta milioni di italiani prigionieri dei loro «altrove» se la caveranno solo se avranno accanto gli altri trenta.

  di Goffredo Buccini  13 dicembre 2017 (modifica il 13 dicembre 2017 | 22:14)

http://www.corriere.it/cronache/17_dicembre_14/meta-paese-vive-crisi-90f7c086-e043-11e7-b8cc-37049f602793.shtml

DJIHADISMES : EL-KHORASSAN, LA BRANCHE LOCALE DE DAECH, S’EST IMPLANTEE EN AFGHANISTAN ET VISE L’ASIE CENTRALE

 

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2017 12 14/

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« L’OTAN, avec les États-Unis en tête, est venue en aide à Daech en Afghanistan. Leurs hélicoptères, par exemple, déplacent les daechistes et leurs approvisionnements dans ce pays »

– Maria Zakharova, porte-parole du ministère russe des Affaires étrangères.

« Il y a des documents authentiques sur les soutiens qu’apportent les forces étrangères aux groupes terroristes sur le sol afghan (…) les soutiens de Washington à Daech afghan ne visent qu’à prolonger les troubles dans la région »

– L’ancien président afghan, Hamed Karzai.

Le directeur du Service fédéral de sécurité de la Fédération de Russie, Alexandre Bortnikov, avait révélé, en octobre, que le groupe terroriste Daech tentait de s’infiltrer en Russie, en Chine et en Inde, via le territoire afghan.

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I- LES TERRORISTES DE DAECH SE SONT RELOCALISES EN AFGHANISTAN

Le deuxième vice-directeur adjoint du gouvernement afghan se dit « profondément préoccupé par la multiplication des agissements du groupe terroriste Daech dans le nord de l’Afghanistan ». Mohammad Mohaqiq, qui venait de rentrer d’une visite dans le nord de l’Afghanistan, a déclaré, le mercredi 15 novembre, lors d’un séminaire à Kaboul, que « le groupe terroriste Daech avait multiplié ses agissements dans cette région ».

« Les provinces de Fâryâb, de Sar-é Pol et de Djôzdjân sont largement devenues des fiefs des terroristes de Daech, de nationalité étrangère. Un grand nombre d’éléments de Daech ont été transférés en Afghanistan, après qu’ils eurent accumulé des échecs en Syrie et en Irak. Ces terroristes, pour la plupart originaires d’Ouzbékistan, de Tchétchénie et d’autres pays d’Asie centrale, multiplient leurs fiefs dans le nord de l’Afghanistan, si bien que beaucoup d’habitants de cette région ont été obligés de quitter leurs maisons », a expliqué Mohammad Mohaqiq.

LE MINISTRE IRANIEN ZARIF MET EN GARDE CONTRE LA PRESENCE DE DAECH EN AFGHANISTAN

Ce redéploiement de Daech inquiète fortement les russes et les iraniens. Lors d’une conférence internationale consacrée à l’Afghanistan, le ministre iranien des Affaires étrangères a appelé ce 1er décembre à faire attention à la présence croissante de Daech en Afghanistan.

« Lors de la réunion du ‘Cœur de l’Asie’, nous avons insisté sur la nécessité de prêter attention à la présence de Daech en Afghanistan, phénomène qui se développe ces jours-ci », a déclaré le ministre iranien des Affaires étrangères Mohammad Javad Zarif en marge de la conférence. « Cette conférence est un effort visant à créer des intérêts communs et une coopération, en particulier entre les pays de la région, en vue de contribuer au rétablissement de la sécurité et au développement économique de l’Afghanistan », a-t-il ajouté.

La Conférence a été lancée en 2011 pour servir de plate-forme pour un dialogue sur les questions régionales, notamment la coopération sécuritaire, politique et économique entre l’Afghanistan et ses voisins. L’édition 2017 a réuni 250 représentants de 40 pays et organisations internationales, à Bakou, capitale de la République d’Azerbaïdjan.

  1. Zarif a déclaré par ailleurs que le conflit afghan n’a pas de solution militaire, affirmant que sans une stratégie globale à l’échelle régionale, la réalisation d’une paix durable serait impossible. « L’Afghanistan a réalisé des progrès dans divers domaines, mais il a également été confronté à l’invasion étrangère et à la menace de Daech », a déclaré le diplomate iranien.

Le groupe terroriste, connu dans le monde entier pour sa brutalité, a commencé à établir une présence notable en Afghanistan près d’un an après avoir fait main basse sur les terres en Irak et en Syrie en 2014.

L’AFGHANISTAN, NOUVEAU TERRAIN DE CHASSE DE DAECH

Le vice-président afghan, Mohammad Mohaghegh, a annoncé à Téhéran, le 22 novembre 2017, qu’après leur défaite cuisante en Irak et en Syrie, les éléments terroristes de Daech tentaient encore une fois leur chance dans le nord de l’Afghanistan. Le vice-président afghan est soucieu des tentatives de la branche locale de Daech, El-Khorassan, de mettre sur pied son nouveau nid dans la région septentrionale du pays.

Lors de la cérémonie de clôture de la « Conférence mondiale sur les takfiristes » (djihadistes) à Téhéran, Mohammad Mohaghegh s’est exprimé en ces termes : « Daech semble vouloir multiplier ses bastions dans le nord de l’Afghanistan. Dans le cas où cela sera fait, toutes les régions de l’Asie centrale seraient instables et dangereuses. »

II- GEOSTRATEGIE DU CHAOS VERSION AFGHANE :

LES USA REJOUENT UNE FOIS DE PLUS LE « SCENARIO DU DIABLE » EN AFGHANISTAN

* Voir aussi sur PCN-TV/

SYRIE-LIBYE-OCCIDENT-DJIHADISTES : LE SCENARIO DU DIABLE/ LUC MICHEL SUR ‘AFRIQUE MEDIA TV’

Sur https://vimeo.com/114044478

Maria Zakharova, porte-parole du ministère russe des Affaires étrangères, avait déclaré : « L’OTAN, avec les États-Unis en tête, est venue en aide à Daech en Afghanistan. Leurs hélicoptères, par exemple, déplacent les daechistes et leurs approvisionnements dans ce pays. » Les responsables russes ont, à maintes reprises, accusé l’administration Trump de soutiens tous azimuts aux éléments liés à Daech en Afghanistan.

L’ancien président afghan, Hamed Karzai a récemment appelé la communauté internationale à persuader les États-Unis de mener un combat sincère contre le terrorisme dans le monde. « Il y a des documents authentiques sur les soutiens qu’apportent les forces étrangères aux groupes terroristes sur le sol afghan », a-t-il dit. Karzai a par ailleurs souligné que les soutiens de Washington à Daech afghan ne visaient qu’à prolonger les troubles dans la région.

AFGHANISTAN: LES OPERATIONS ANTI-DAECH DES TALIBANS FREINEES PAR LES ÉTATS-UNIS

Dans un communiqué, les talibans ont fait savoir que « les militaires US, aux côtés de certains éléments au sein de l’armée afghane ont à nouveau fait avorter leurs opérations contre les takfiristes de Daech à Khugiani, à l’est du pays ».

« Les opérations anti-Daech des talibans dans le village de Khugiani dans la province de Nangarhar, à l’est de l’Afghanistan, ont échoué à cause des atermoiements des forces américaines », ont indiqué les talibans dans un communiqué. « Il y a une semaine, les éléments de Daech ont pris d’assaut Khugiani dans l’indifférence de l’armée US. Une fois les talibans passés à l’acte pour refouler Daech, elles les ont néanmoins visés », révèle le communiqué. « Quoique les membres des talibans aient pu refouler les daechistes des villages de Khugiani et de Sour Dag, les forces US et certains éléments au sein de l’armée afghane tentent de mettre le bâton dans les roues du groupe afghan de sorte que leurs récentes opérations à Khugiani contre Daech ont été ralenties », selon toujours le texte.

Le communiqué demande par ailleurs à l’ONU de « faire pression sur l’Occident pour suspendre le projet de Daech en Afghanistan ». Ce n’est pas la première fois que les talibans mettent en cause les armées américaine et afghane pour leurs tractations en coulisse en faveur de Daech sur le sol afghan.

Le député de la province de Qandahar, Lali Hamidzi vient de révéler que le chef de la direction nationale de la sécurité, Mohammed Massoum Stanekzaï était derrière le projet de Daech en Afghanistan.

LES CONCLUSIONS A TIRER DE CE REDEPLOIEMENT DE DAECH

On notera deux choses :

* Le « scénario du diable » fait des islamistes talibans des « partenaires acceptables », combattant Daech. Du déjà vu en Syrie, où le Jabbat al-Nosra (al-Qeida en Syrie)  est devenu un pertenaire des occidentaux conter Assad en premier, puis contre Daech.

* Les dénonciations du chef de la direction nationale de la sécurité, Mohammed Massoum Stanekzaï, comme complice de Daech, rappelle la fracture au Pakistan entre une partie des civils et des militaires et la fraction wahhabite de l’Armée pakistanaise et des services secrets (ISI, Inter Intelligence Service).

Tout ceci n’inaugure rien de bon pour l’Asie centrale, la Russie et la Chine !

Photos :

Membres de El-Khorassan, branche afghane de Daech.

Soldats américains et afghans.

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

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TUTTI GLI AMICI ITALIANI DI SOROS

Soros-evil-empiremafia capitale era solo la punta dell’iceberg, questo coordinamento lobbistico di conflitti di interesse figuriamoci se non sarà “condonato” come per mafia capitale per non dire incentivato. Fenomeni spontanei ed incontrollabili vero? L’art è corredato di numerosi altri documenti visionabili al link in fondo

(MB: riprendo l’ottimo lavoro di Francesca Totolo per il sito di Luca Donadel, https://www.lucadonadel.it/soros-e-collegamenti-politici-italiani/
“Più una situazione si aggrava, meno ci vuole a rovesciarla, e più grande è il lato positivo”George Soros
 
Il noto filantropo ungherese naturalizzato americano nacque nel 1930 a Budapest con il nome di György Schwartz. Presto però dovette affrontare il dolore causato dal “re di tutti i mali“, il fascismo, che costrinse lui e la sua abbiente famiglia a cambiare il proprio cognome in Soros per sfuggire dal crescente antisemitismo nel Paese.
 
Anzi il padre del “neo-battezzato” George fece di più: Tividar comprò al piccolo erede dei documenti falsi che certificavano l’avvenuta adozione da parte di un cittadino ungherese che per professione aiutava gli ufficiali nazisti a confiscare le proprietà ed i beni degli ebrei magiari mandati nei campi di sterminio. L’infante Soros non poté fare altro che obbedire al volere del padre naturale, seguendo così il finto genitore adottivo e collaborando con lo stesso nelle operazioni di confisca a danno di quelli che sarebbero dovuti essere i suoi “amici“. In seguito, un Soros dichiarò a proposito di questa vicenda: “naturalmente sarei potuto essere stato dall’altra parte o potrei essere stato tra coloro a cui ho confiscato i beni. Ma non c’è alcun senso a teorizzare su questo ora, perché è come il mercato, se non l’avessi fatto io, qualcun’altro lo avrebbe fatto comunque. Io ero solo uno spettatore in quella situazione, quando la proprietà veniva confiscata: siccome non ero io il responsabile non avevo alcun senso di colpa“.1Per fortuna, quindi, la vicenda non segnò minimamente la coscienza di Soros e non ebbe nessuna ripercussione sulla sua condotta “morale“; forse non fu lo stesso per le vittime delle confische a cui prese parte.
 
Nel 1947, un Soros si trasferì in Inghilterra per sfuggire questa volta dal nuovo regime filosovietico instauratosi in Ungheria. Giunto in terra britannica, si riservò la migliore educazione possibile, studiando al London School Of Economics dove incontrò il suo vate nonché ispiratore morale, Karl Popper.
“La società aperta è aperta a più valori, a più visioni del mondo filosofiche e a più fedi religiose, ad una molteplicità di proposte per la soluzione di problemi concreti e alla maggior quantità di critica. La società aperta è aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti, e magari contrastanti. Ma, pena la sua autodissoluzione, non di tutti: la società aperta è chiusa solo agli intolleranti”Karl R. Popper, La società aperta e i suoi nemici.
Giovane laureato in economia, nel 1954 diede inizio alla sua lunga e promettente carriera come impiegato nel reparto arbitraggio della banca d’affari londinese Singer & Friedlander. Nel 1956, capì che l’Europa era troppo piccola per contenere tutto il suo entusiasmo giovanile e si trasferì nella patria delle speranze, gli Stati Uniti d’Americadove consolidò le proprie esperienze nel ramo finanziario specializzandosi nella gestione dei mercati del vecchio continente operando in diversi istituti bancari. La svolta dell’ambizioso Soros avvenne nel 1969 quando fondò il Quantum Fund, che gli garantì rendimenti elevatissimi per più di un decennio.
 
Da bambino ebreo di Budapest perseguitato dal terribile fascismo ungherese, George Soros si trasformò in deciso uomo d’affari non lesinando neanche azioni speculative sui mercati finanziari (e comunque se non le avesse fatte lui, le avrebbero fatte altri, no?). Le speculazioni sorosiane riguardarono anche l’Italia; nel 1992, Soros partecipò insieme ad altri “investitori” ad un attacco alla Banca d’Italia causando una epica svalutazione della lira, l’uscita dal Sistema Monetario Europeo e la seguente crisi economica. Il “filantropo”, futuro paladino delle associazioni umanitarie dichiarò: “Ai tempi presi una posizione sulla lira perché avevo sentito dichiarazioni della Deutsche Bundesbank. Si trattava di dichiarazioni pubbliche, non ho avuto contatti personali. Quella fu una buona speculazione”. Lo fu un po’ meno per i portafogli del popolo italiano.
Soros non si limitò alle speculazioni operate sulla lira; anche l’Inghilterra subì lo stesso trattamento.
 
I suoi passatempi con le monete nazionali però non rimasero impunite in altri stati: in Francia fu processato e giudicato colpevole di “insider trading”, e dovette sborsare 2 miliardi di dollari, in Indonesia fu condannato all’ergastolo e in Malesia, invece, alla pena di morte.
Poi come San Paolo, il Soros ebbe l’illuminazione sulla via di Damasco (forse per quello che ha così a cuore le vicende del popolo siriano).
Ecco che da “avido” speculatore senza scrupoli, George Soros si trasforma nel benevolo filantropo, patron di ogni causa che riguardi la discriminazione e che impedisca una società civile “aperta” e inclusiva. Con il passare degli anni, la sua Open Society Foundations si impone come regina in ambito “umanitario”, occupandosi un po’ di tutto, dai diritti civili delle persone LGBT a quelli dei migranti musulmani in territorio europeo, aspirando ad un mondo senza confini di popperiana memoria.
La sua fondazione è molto attiva anche nel nostro Paese sostenendo diverse associazioni (Onlus e Migranti in Italia), e interagendo a vario titolo anche con illustri rappresentanti delle nostre istituzioni, come membri del parlamento nostrano ed europeo, e del governo, nonché con i sindaci delle città più esposte ai flussi di migranti (ricordiamo la stretta collaborazione con Giusi Nicolini a Lampedusa trattata nell’approfondimento Analisi ONG nel Mediterraneo).
A livello nazionale, li troviamo quasi tutti riuniti il 6 luglio del 2015 in occasione delle fondaz-de-gaspericonferenza Rivitalizzare l’accoglienza in Italia: Seminario di alto livello sul rafforzamento e l’espansione della capacità di accoglienza per i richiedenti asilo” organizzata dalla Fondazione De Gasperi (di cui Angelino Alfano è presidente), dal Migration Policy Institute (di cui la OSF è tra i maggiori finanziatori) e ovviamente dalla Open Society Foundations.2
gazzettaVediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:
  • Costanza Hermaninè Segretaria Particolare del Sottosegretario di Stato alla Giustizia On. Gennaro Migliore; uno dei suoi principali compiti è il “Monitoraggio della giurisdizione in materia d’asilo e relative proposte di riforma”. Dal 2009 al 2016, la Hermanin è stata Senior Analyst “Antidiscriminazione e Migrazioni” e manager del Progetto Italia della Open Society Foundation. Con Miriam Anati (anch’essa presente al seminario), ha sviluppato il progetto Open Migration (trattato nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).3 4Vediamo nel dettaglio chi è intervenuto al seminario e i relativi legami con la Open Society Foundations:

responsa

  • Gennaro Migliore è Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia(nel governo Renzi e confermato nel governo Gentiloni) ed esponente del PD(dopo diversi cambi di casacca); in precedenza, è stato presidente della “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri di accoglienza, nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e nei centri di identificazione ed espulsione”. L’On. Migliore è sempre in prima linea quando gli eventi, le conferenze e i progetti riguardano la Open Society Foundationsla scelta della Hermanin come sue assistente sarà stata semplice.5 6 7 8 9
  • Pierfrancesco Majorino è assessore alle “Politiche Sociali, Salute e Diritti” del Comune di Milano (nella giunta Pisapia e riconfermato in quella di Beppe Sala). Majorino sempre presente alle iniziative promosse dalla Open Society Foundations e dalla associazione da questa sostenute, ha organizzato la mobilitazione “20 Maggio senza Muri” a Milano dove sono accorse tutte le Onlus e le organizzazioni sorosiane (trattata nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).10 11 12
  • Luigi Manconi  [un sardo che pratica ancora l’endogamia, convivendo con la miliardaria di Stato Berlinguer . nd.Blondet è senatore delle Repubblica Italiana eletto nelle fila del PD, presidente della “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e presidente dell’associazione “A Buon Diritto fondata e sostenuta dalla Open Society Foundations (Manconi e “A Buon Diritto” sono stati trattati nell’approfondimento Onlus e Migranti in Italia).

 

  • Mario Morcone ha ricoperto diverse cariche in altrettanti governi; è Capo di gabinetto del ministro Andrea Riccardi (fondatore della Comunità di Sant’Egidio trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia) durante il governo Monti nel 2011; nel 2014è Capo del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione presso il Ministero dell’Interno e nel 2017 viene nominato Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno. Ricordiamo che ASGI e A Buon Diritto sono tra le associazioni italiane fondate e finanziate grazie alla Open Society Foundations.13 14
  • Marco Perduca, storico esponente del Partito Radicaleviene eletto nelle liste del PD nel 2008; per la prima metà della legislatura è membro della III Commissione permanente “Affari esteri ed emigrazione” e successivamente diventa membro della II Commissione permanente “Giustizia”, nonché segretario della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani e membro della Commissione parlamentare per la semplificazione della legislazioneOra si occupa dell’Associazione Luca Coscioni (finanziata anche dalla Open Society Foundations) e della Open Society Foundations.15 16
  • Open Society European Policy Institute, sezione della Open Society Foundations che si occupa di “spostare” il dibattito politico in Europa a favore dei valori portanti della fondazione, ha tracciato una lista di interlocutori “affidabili” con cui confrontarsi all’interno del Parlamento Europeo.17 18Sono diversi i nomi dei politici italiani eletti nel Parlamento Europeo elencati come “fidati”: Cécile Kyenge, Sergio Cofferati, Barbara Spinelli (giornalista ed editorialista di “La Repubblica, nota anche per la petizione da lei promossa insieme ad altri personaggi dove si chiedeva l’esclusione di Silvio Berlusconi dal Senato a causa del “conflitto di interessi” nel 201319e Gianni Pittella.
Presente fin dal 1999 nel Parlamento Europeo (quattro mandati) e noto “europeista”, dal 2014 Gianni Pittella è capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D). L’Onorevole si batte per unificare politicamente gli stati membri dell’Unione Europea, attuando così il progetto degli Stati Uniti d’Europa. Pittella si è speso in un accorata critica all’interno dell’Europarlamento contro il presidente ungherese Viktor Orbanreo di aver “spinto” la legge approvata dal parlamento magiaro che prevede la chiusura della Central European University fondata da George Soros a Budapest.20
Nella lista di Soros, spicca il nome di Cécile Kyenge; nota attivista per i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo, nel 2013 è stata Ministro dell’Integrazione del governo Letta e strenua promotrice della proposta di legge sul riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul suolo italiano (il cosiddetto “ius soli”); nel 2014 viene eletta Europarlamentare nelle fila del PD. La Kyenge è sempre stata molto attiva nelle iniziative e nelle associazioni sponsorizzate dalla Open Society Foundations, come ad esempio nella campagna “L’Italia sono anch’io (trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia), e nella campagna “LasciateCIEntrare“.21
Passiamo ora ad un argomento di forte attualità: la “Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio Jo Cox”, commissione fortemente voluta dal Presidente della Camera Laura Boldrini. Apparentemente sembrerebbe lontana dall’influenza della Open Society Foundations di George Soros, e invece no; la commissione è formata da esponenti politici di diversi schieramenti e da “consulenti” appartenenti ad associazioni e organizzazioni sorosianeAmnesty International, ARCI, Associazione 21 Luglio, Lunaria, Associazione Carta di Roma, Cospe Onlus e Human Rights Watch.22 23
Il Presidente della Camera ha presenziato anche a diversi eventi organizzati da associazioni vicine alla Open Society Foundations come, ad esempio, il lancio della campagna Non aver paura. Apriti agli altri, apri ai diritti (campagna trattata nell’approfondimento Associazioni Religiose e Migranti in Italia). Non dimentichiamo poi la grande battaglia contro le fake news intrapresa dalla Boldrini; sono stati innumerevoli i suoi appelli per liberare i social network dalle bufaleCome poteva rimanere indifferente George Soros di fronte al dilagare di notizie non conformi “al pensiero unico”? Così il magnate ha deciso di finanziare Poynter, ovvero la società responsabile della definizione dei metodi e dei criteri utilizzati per classificare le notizie in base al grado di affidabilità.24 25
Una considerazione finale: valutando le ingenti risorse economiche investite da George Soros nella campagna elettorale di Hillary Clinton (25 milioni di dollari) e della sua successiva disfatta elettorale, siamo sicuri che il sostegno del magnate della Open Society Foundations nel lungo periodo possa portare a riscontri positivi nelle carriere politiche dei suoi “fidati alleati”?

Fonti:
  1. (https://www.youtube.com/watch?v=dnsHl5qzpYc)
  1. (http://www.fondazionedegasperi.org/wp-content/uploads/2016/09/Seminario-accoglienzalista-partecipanti-finale_IT.pdf)
  1. (https://www.giustizia.it/resources/cms/documents/cv_CostanzaHermanin.pdf)
  1. (http://www.cidu.esteri.it/resource/2016/03/47147fINTERO_COM.pdf)
  1. (http://www.naga.it/index.php/notizie-naga/items/nasce-la-coalizione-italiana-per-le-liberta-e-i-diritti-civili.html)
  1. (http://www.cittadinanzattiva.it/newsletter/20141016-344/files/coalizione-italia-programma.pdf)
  1. (http://www.cronachediordinariorazzismo.org/accoglienza-detenzione-ed-espulsione/)
  1. (https://apps.eui.eu/Events/download.jsp?FILE_ID=9383)
  1. (http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/stenografici/pdf/69/audiz2/audizione/2015/05/25/leg.17.stencomm.data20150525.U1.com69.audiz2.audizione.0006.pdf)
  1. (https://openmigration.org/analisi/una-frontiera-dentro-la-citta-viaggio-nellhub-di-milano-4/)
  1. (http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/12/09/news/containers-73132557/)
  1. (http://www.ilpost.it/2017/05/20/manifestazione-milano-migranti/)
  1. (http://www.asgi.it/agenda/il-sistema-dublino-ad-un-anno-dallentrata-in-vigore-del-nuovo-regolamento/)
  1. (http://www.abuondiritto.it/it/eventi/1624-%E2%80%9Csuperare-la-bossi-%E2%80%93-fini-per-vincere-la-sfida-dell-immigrazione-accoglienza,-inclusione,-lavoro-le-riforme-necessarie-a-partire-dai-comuni%E2%80%9D.html)
  1. (https://www.opensocietyfoundations.org/voices/next-week-italy-will-debate-proposal-legalize-cannabis)
  1. (https://www.opensocietyfoundations.org/voices/italy-drug-debate-gets-animated)
  1. (https://www.opensocietyfoundations.org/about/offices-foundations/open-society-european-policy-institute)
  1. (http://soros.dcleaks.com/download/?f=/Europe/OSI%20Brussel%20EU%20Advocacy%20calendar/European%20Elections/reliable%20allies%20in%20the%20european%20parliament%202014%202019.pdf&t=europe)
  1. (http://temi.repubblica.it/micromega-online/firma-anche-tu-per-cacciare-berlusconi-dal-parlamento-facendo-applicare-la-legge-361-del-1957/)
  1. (http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/04/04/ungheria-pittella-inaccettabile-chiusura-universita-soros_de6e10c0-95a1-4f4a-9011-84b5a349164d.html)
  1. (http://www.lasciatecientrare.it/wp-content/uploads/2012/08/La-detenzione-amministrativa-dei-migranti-e-la-violazione-dei-diritti-umani.pdf)
  1. (http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/07/20/boldrini-fermare-ondata-odio_9423a820-d81f-4834-8d37-20ed3fab5ff3.html)
  1. (http://www.camera.it/leg17/1266)
  1. (http://www.occhidellaguerra.it/soros-bufale-facebook/)
  1. (http://www.poynter.org/about-the-international-fact-checking-network/)
Maurizio Blondet 29 luglio 2017 di Francesca  Totolo

storie da libro cuore 2

no violenzasono solo bravate da ragazzi, niente di serio. Qualche stupro ed accoltellamento, magari le vittime sono state pagate per testimoniare il falso e seminare ODIO. Poi la gente non si fida più e non ci fa amicizia.
Aiuta un’anziana a portare a casa le buste della spesa e poi la violenta: 26enne in carcere
La 75enne è al momento ricoverata in ospedale per le ferite riportate: l’uomo l’avrebbe picchiata prima del presunto stupro
30 luglio 2017 10:09
Si sarebbe offerta di accompagnarla a casa per portarle la spesa e, una volta lì, l’avrebbe prima picchiata e poi violentata. Questa la ricostruzione dei carabinieri di Gioia del Colle relativa all’episodio denunciato da una 75enne venerdì scorso, finita in ospedale al Miulli per le ferite riportate durante il presunto stupro.
 
La ricostruzione della vicenda
Tutto sarebbe iniziato davanti ad un supermercato di Gioia dove l’aggressore, un nigeriano 26enne, era solito chiedere l’elemosima. All’arrivo della donna, secondo quanto raccontato da quest’ultima, l’uomo le ha dato una mano con le buste della spesa e insieme hanno raggiunto l’abitazione della 75enne. A quel punto sarebbe partita la violenza: prima calci e pugni, poi lo strupro. Il nigeriano poi sarebbe tornato davanti al supermercato come era solito fare ogni mattina. La donna è poi riuscita a chiamare il figlio per chiedere aiuto ed è stata trasportata da quest’ultimo all’ospedale Miulli di Acquaviva. Secondo le prime informazioni sarebbe in condizioni gravi viste le ferite riportate.
 
I carabinieri sono riusciti a risalire all’identità del presunto aggressore e ad arrestarlo. Il nigeriano, che sarebbe un ospite del Cara di Palese, è in carcere a Bari, accusato di violenza sessuale aggravata e lesioni personali. È in attesa che il fermo venga convalidato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale barese.
Vibo, anziano aggredito a bastonate e rapinato da un extracomunitario
E’ stato direttamente l’ottantenne a denunciare l’accaduto alla polizia. Ha riportato diverse ferite e sarebbe stato derubato di 70 euro in pieno giorno
 
Sarebbe stato aggredito a bastonate e rapinato di 70 euro da un extracomunitario. E’ quanto denunciato da un anziano di 80 anni residente nella zona della biblioteca comunale di Vibo Valentia. E’ qui che l’uomo, questa mattina, si era recato a buttare la spazzatura quando una persona di colore lo ha sorpreso alle spalle picchiandolo con un bastone e strappandogli da dosso il portafoglio con all’interno non più di 70 euro. Seppur ferito, l’anziano è tornato a casa e ha chiamato il 113. Sul posto si sono quindi recati i poliziotti della Squadra volente, diretta da Gianfranco Scarfone, ai quali l’uomo ha raccontato quanto accaduto. In corso le indagini per identificare il presunto aggressore e rapinatore. (mi.fa.)
Siena, migrante accoltella autista, spari per bloccarlo: doveva essere espulso
L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata
Un ivoriano di 19 anni ha colpito con tre coltellate al torace l’autista di un pullman di linea dopo una lite a bordo del mezzo pubblico a Monteriggioni (Siena). L’aggressore è stato fermato dai carabinieri che per bloccarlo gli hanno sparato un colpo di pistola a una gamba. Chiamati da alcuni passanti, i militari sono stati a loro volta aggrediti dal migrante, che prima avrebbe scagliato contro una damigiana di vetro e poi li avrebbe attaccati con la lama. Grave l’autista del pullman: è in prognosi riservata.
L’aggressione e l’intervento dei Carabinieri
Secondo la prima ricostruzione, dopo aver esploso alcuni colpi in aria, i carabinieri hanno potuto neutralizzare l’ivoriano sparandogli un colpo di arma da fuoco a una gamba.L’autista è ricoverato all’ospedale Le Scotte di Siena: per le ferite gravi subite dai fendenti tirati dall’ivoriano, avrebbe perso molto sangue. Il giovane africano è piantonato in reparto. Nessun carabiniere è rimasto ferito. Il fatto è successo verso l’ora di pranzo in località Santa Colomba, vicino a Monteriggioni, zona di forte richiamo turistico.
L’aggressore era ubriaco
I carabinieri hanno interrogato anche i passeggeri del bus e alcuni passanti. E’ emerso che l’immigrato, dopo aver inferto le prime coltellate, ha continuato a colpire l’autista e solo l’intervento di alcuni testimoni ha salvato la vita al conducente: alcuni passanti, che aspettavano il pullman al capolinea per ritornare in città, sono intervenuti e, facendosi «scudo», hanno interrotto la violenta aggressione. L’ivoriano è poi risultato essere in stato di ubriachezza. Il bus stava concludendo la corsa al capolinea di Santa Colomba di Monteriggioni (Siena). Sceso a terra, forse per una discussione avuta con l’autista perché non aveva pagato il biglietto (i carabinieri gli hanno trovato in tasca un’altra multa per non aver pagato il biglietto dell’autobus), l’ivoriano sarebbe andato di corsa a prendere il coltello in una casa vicina, che conosce, dove era stato ospitato come richiedente asilo. Quindi, ritornato alla fermata, si sarebbe scagliato contro l’autista, accoltellandolo. Dopo i primi tre colpi – sempre secondo la ricostruzione dei militari – l’autista, cinquantenne, sarebbe stato sbalzato fuori dal posto di guida, finendo a terra. Così, sarebbero intervenuti alcuni passanti, che l’hanno sottratto all’aggressione mentre, intanto, qualcuno ha dato l’allarme ai carabinieri. All’arrivo di una pattuglia, l’africano non si è fermato. Sono stati sparati dei colpi di pistola in aria e poi, uno, per bloccarlo, a una gamba. Ma l’ivoriano ha tentato la fuga in un bosco, dove è stato raggiunto poco dopo dai militari. Il coltello è stato poi recuperato dai militari vicino all’aggressore.
Era in attesa di espulsione
L’africano non risulta essere un islamico radicalizzato, ma un migrante problematico, con difficoltà legate all’alcol e già noto ai gestori dei programmi di accoglienza e alle forze dell’ordine per le sue intemperanze. Proprio a causa di queste situazioni pregresse, le autorità gli hanno revocato lo status di richiedente asilo ed è in attesa di espulsione dall’Italia. Nel mesi scorsi la Caritas lo ha allontanato dalla casa dove era ospitato anche per le segnalazioni di altri migranti, allarmati dai suoi atteggiamenti aggressivi. Sarebbe la stessa struttura, vicina al capolinea, dove si è procurato il coltello per aggredire l’autista. Ora è senza fissa dimora. Appena il 18 luglio scorso, alla stazione di Poggibonsi (Siena), il 19enne è stato arrestato dalla polizia ferroviaria per aver tirato un pugno a un controllore che gli aveva chiesto il biglietto causandogli un trauma commotivo.
29 luglio 2017 (modifica il 29 luglio 2017 | 22:32
Trieste, tre profughi arrestati per violenza sessuale su minorenne
I fatti si sarebbero verificati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Dopo approfondite indagini, la Polizia ha individuato come responsabili un afghano di 22 anni, e due pakistani di 24 anni e di 19
Tre giovani migranti, un afghano e due pakistani, ospiti in un centro di accoglienza a Trieste, sono stati portati in carcere, perché ritenuti responsabili di due episodi di violenza sessuale su una dodicenne; il primo avvenuto sulla Scala dei Giganti e il secondo presso il giardino pubblico di Via Giulia. Per quanto riguarda quest’ultima vicenda, l’accusa è pesantissima: stupro di gruppo. I fatti si sarebbero verificati tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Dopo approfondite indagini, la Polizia ha individuato come responsabili un afghano di 22 anni, e due pakistani di 24 anni e di 19.
Minorenne stuprata a Trieste
Secondo la ricostruzione resa nota dalla Questura, la dodicenne si sarebbe incontrata con l’afghano in un locale di Piazza Goldoni e sarebbe stata quindi condotta sulla Scalinata dei Giganti, verso il parco di San Giusto. L’afghano avrebbe iniziato a baciarla e a molestarla. La ragazzina l’avrebbe respinto ripetutamente ma il giovane sarebbe riuscito ad immobilizzarla ed a violentarla. La dodicenne è ospite di una struttura di accoglienza ed è qui che l’educatrice, a cui ha raccontato il fatto, ha deciso di accompagnarla in ospedale per una visita. Il referto ha accertato la violenza. Alcuni giorni dopo, lo stupro di gruppo, sempre contro la minore. La Questura ha reso noto che gli accertamenti investigativi hanno consentito di appurare che gli arrestati erano consapevoli dell’età della ragazzina e che avevano abusato di lei. La Questura spiega ancora che la custodia cautelare, oltre che per la gravità degli atti compiuti, è stata disposta anche perché vi è il concreto ed attuale pericolo della reiterazione del reato.
 
Lega: “Castrazione chimica”
La Lega chiede la castrazione chimica. – “Nessuno sconto, nessun finto buonismo per i 3 criminali che hanno violentato la ragazza di 14 anni a Trieste. Delinquenti che non meritano nulla, solamente la castrazione chimica e l’immediata espulsione dal nostro Paese”. Lo ha dichiarato il capogruppo della Lega alla Camera Massimiliano Fedriga sull’arresto a Trieste di tre profughi con l’accusa di stupro di gruppo a danno di una quattordicenne.
 
“Siamo giunti al colmo – ha affermato il capogruppo della Lega- e la principale responsabilità di tali fatti incresciosi risiede nella vergognosa politica del Pd che ha permesso a questa gente di entrare e fare i porci comodi, senza il minimo rispetto dell’altro e di ogni base sociale. Un disastro che ha delle responsabilità politiche ben precise. Chi ha permesso e favorito l’ingresso incontrollato di questa gente, chi ha voluto la cosiddetta “accoglienza diffusa”, permettendo a queste persone di girare liberamente sul territorio senza alcun tipo di controllo, oggi deve solamente chieder scusa, dimettersi e andare a casa. Non ci sono più parole. E’ giusto che i responsabili paghino mettendoci la faccia e non con le solite frasi di circostanza. Serve un cambio di rotta radicale”.
 
Pd: “Condannare i colpevoli”
“La violenza –  commenta Ettore Rosato, capogruppo alla Camera del Pd – in particolare quella contro le donne è inaccettabile. Quella di gruppo, commessa a Trieste contro una ragazzina quattordicenne, spinge a chiedersi dove può arrivare la malvagità umana. Da padre, ne rimango ancor più colpito e mi aspetto che tutti agiscano con rigore e rapidità per accertare responsabilità e condannare i colpevoli”. “Suggerirei però sommessamente di non usare una vicenda così drammatica per fare polemica contro istituzioni che lavorano ogni giorno per garantire tra mille difficoltà la sicurezza della città”, conclude Rosato.
28 luglio 2017 07:44
L’ivoriano aveva picchiato un controllore appena dieci giorni fa
L’arrestato era stato rimesso in libertà ed era in attesa di espulsione
Proseguono le indagini dei carabinieri sul grave episodio accaduto a Santa Colomba (LEGGI Grave autista Train accoltellato da immigrato ivoriano). I testimoni sono stati sentiti dai militari ed è emerso che l’immigrato, dopo aver inferto le prime coltellate, ha continuato a colpire l’autista e solo l’intervento di alcuni testimoni ha salvato la vita all’uomo.
 
L’ivoriano, risultato ubriaco, pare non abbia gradito qualcosa detto dall’autista al capolinea di Santa Colomba, sia corso all’interno dell’abitazione dove fino a qualche tempo fa viveva come profugo, e sia tornato all’autobus armato di coltello, con il quale ha colpito l’autista, quarantaquattrenne di Rapolano Terme, più volte.
 
Il giovane della Costa d’Avorio era finito alla ribalta della cronaca lo scorso 18 luglio (LEGGI In treno senza biglietto picchia controllore) quando era stato arrestato dalla Polfer per aver picchiato un controllore sul treno a Poggibonsi. Ed in tasca gli è stata trovata una multa con la data di ieri. Nel mesi scorsi la Caritas lo ha allontanato dalla casa dove era ospitato anche per le segnalazioni di altri migranti, allarmati dai suoi atteggiamenti aggressivi.
 
A causa di queste situazioni pregresse, le autorità gli hanno revocato lo status di ‘richiedente asilo’ ed è in attesa di espulsione dall’Italia.
29 luglio 2017 20:29 Susanna Guarino
Romeno accoltellato da un giordano che viene colpito a martellate da un marocchino
Brutale rissa tra stranieri in mattinata in via Marocchesa a Mogliano Veneto, all’interno di un’abitazione abitata da senza tetto. Indagano i carabinieri
 
14 novembre 2016 17:49
MOGLIANO VENETO Un cittadino giordano di 27 anni ed un romeno di 26 anni sono ricoverati presso l’ospedale di Mestre per le ferite riportate nel corso di una violentissima rissa che ha coinvolto anche un terzo straniero, un giovane marocchino. L’episodio, sanguinoso, è avvenuto in mattinata a Mogliano Veneto in via Marocchesa, all’interno di un’abitazione diroccata divenuta negli ultimi anni un alloggio di fortuna per senza tetto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, impegnati nelle indagini sull’episodio, il cittadino giordano, al culmine di una violenta lite, ha afferrato un coltello ferendo con un fendente al petto il romeno. Per difenderlo dalla furia del suo aggressore il giovane marocchino ha a sua volta preso un martello e colpito il giordano. Il nordafricano si è poi dileguato. Entrambi i feriti, non in pericolo di vita, sono stati trasportati all’ospedale di Mestre per essere sottoposti alle cure del caso.
 
Questo è solo il primo round della vicenda, perché poi il paziente alle prese con i traumi al capo, il giordano, nel primo pomeriggio si riprende e pensa bene di mettere a soqquadro mezzo pronto soccorso. Pare volesse raggiungere l’accoltellato per “fargliela pagare”. I motivi li sanno loro. Dice che vuole ucciderlo. Sul posto intervengono i carabinieri, mentre l’esagitato dà filo da torcere a medici e guardie giurate. Sanitari e personale in divisa hanno il loro da fare per arginare la furia del giordano, il quale durante la colluttazione con la guardia giurata pare abbia addirittura cercato di impossessarsi dell’arma d’ordinanza. Senza riuscirci per fortuna.
 
Provvidenziale l’arrivo dei militari dell’Arma che, secondo testimoni, avrebbero ammanettato il giovane portandolo via. La sua posizione è al vaglio, visto il comportamento tenuto anche di fronte ai militarii. Per lui potrebbe scattare una misura di limitazione della libertà personale.
Venezia choc, gondoliere circondato e picchiato dalle borseggiatrici
VENEZIA – Piazzale Roma e stazione sono il termometro dell’esasperazione. Perché a volte l’assenza di decoro sfocia nell’allarme sicurezza, con ladri e malfattori di ogni genere in azione, al punto da mettere a dura prova la sopportazione di chi lavora in quelle zone. Clima teso, nervi a fior di pelle. La scena si ripete ogni giorno, tra la stazione e gli Scalzi: le borseggiatrici che adocchiano un malcapitato turista e gli esercenti dei banchetti di fronte alla chiesa degli Scalzi che le allontanano. Tra il ponte della Costituzione, la stazione ferroviaria ed i pontili delle fermate Actv, i flussi sono notevoli e le occasioni ghiotte per queste malfattrici, ormai ben conosciute dai commercianti.
 
Martedì, verso le 15.30, a tentare di mandar via le borseggiatrici ci ha pensato un gondoliere dello stazio Stazione, il quale è stato oggetto della reazione delle donne. Queste, secondo le testimonianze, erano tre, una cinquantenne e due ragazze più giovani. Hanno preso ad inveire contro il gondoliere e lo hanno circondato, colpendolo a una gamba e ferendolo con una bottiglia di vetro che avevano acquistato in un bar. Sono seguiti spintoni e nel frattempo sono intervenuti i colleghi del gondoliere aggredito, che è finito in ospedale per farsi refertare la ferita. La rissa, fra ingiurie e botte, è continuata per un po’, fino all’intervento di una pattuglia della polizia, che ha placato gli animi. Le borseggiatrici se ne sono andate e non si sono più fatte vedere.
Mercoledì mattina ce n’erano altre due, tanto per presidiare il posto di lavoro. Anche in questa occasione sono state allontanate dai venditori, che non le vogliono davanti ai loro banchetti e tentano quotidianamente di tenere pulita la zona nella quale lavorano. Impresa non facile: «Ci sono i neri con le borse all’angolo di Lista di Spagna – raccontano i commercianti – poi chi chiede la carità con i cani in braccio; dal tintinnare delle monete nella ciotola, questi questuanti, attività proibita con animali per ordinanza comunale, guadagnano un bel po’.
Più il là decine di porter con i carretti, che spesso li piazzano davanti ai nostri banchi e non sono rare risse per accappararsi i clienti. Sul ponte degli Scalzi operano gli scatolettisti. Per finire, le borseggiatrici. Coppie o terzetti di donne che si alternano. La polizia le conosce benissimo e talvolta le hanno anche fermate, ma evidentemente la legislazione è carente, tanto che poco dopo il fermo tornano imperterrite nella zona. Questa è la situazione nella quale lavoriamo e questa è l’istantanea della maggiore porta d’ingresso alla città».
di Tullio Cadorna
Venerdì 28 Luglio 2017, 19:15 – Ultimo aggiornamento: 28-07-2017 21:35

L’Inps secondo Boeri

Non tutto quello che versano i lavoratori stranieri si trasforma in pensioni
 
Valgono 70 miliardi di contributi in 20 anni. Il presidente dell’istituto di previdenza: “Chiudere le frontiere significherebbe una manovra economica in più ogni anno”
 
Sicuro Boeri che non crolla perché invece di togliere le pensioni d’oro NON mandate in pensione  i comuni mortali? Se li mandate in pensione, che prima allungate e poi chiamate “ANTICIPATA” FATE PAGARE LORO i contributi INDEBITANDOSI con le banche?
 Sicuro che non crolla anche PER GLI SCARSI E SCANDALOSI SUSSIDI CHE NON EROGATE PIU’ COME il certo non isolato caso di Concetta Candido che avete spinto al Concetta Candidosuicidio dimostra?
 
Quindi il futuro prospettato da Mastrapasqua nel 2010 E’ SCONGIURATO?
Il presidente dell’Inps dice che l’istituto non permetterà a chi è iscritto alla “gestione separata” di poter fare online una “simulazione” della propria pensione: “Si rischierebbe un sommovimento sociale”. Rivolta in Rete dei precari, ma i sindacati rimangono in un imbarazzante silenzio
di Eleonora Bianchini | 13 ottobre 2010
 
Hai detratto le truffe e i circa 2 miliardi l’anno NON RENDICONTABILI di tangente a Mafia capitale, detta anche ACCOGLIENZA? Nel solo 2017 tra quanto stanziato e previsioni di aumento si presume di arrivare a 4,6 MILIARDI
Quindi quando ci vengono a fare il panegirico (Gassman docet) su come noi senza loro non avremmo manco i pomodori sul tavolo, lavorano a busta paga regolare?
Non in nero e quindi “sfruttati”?
 
Cari parassiti politici e menestrelli della penna, le bugie hanno le gambe corte, decidetevi per una versione da raccontare, senza contraddizioni se volete essere credibili.
Porte chiuse agli immigrati? Boeri: “Ci costerebbe 38 miliardi”
Rapporto Inps: senza i lavoratori dall’estero in 22 anni si avrebbero 35 miliardi in meno di uscite, ma anche 73 in meno di entrate. Il presidente: “Si completino le riforme del lavoro e della previdenza: serve un reddito minimo d’inclusione, un salario minimo e il ricongiungimento gratuito dei contributi”. Una proposta: “L’Inps eroga 440 prestazioni, solo 150 sono di natura pensionistica: lo si chiami Istituto della Protezione sociale”. L’abuso della Cig: per il 20% delle imprese dura cinque anni o più
di ROSARIA AMATO
Porca miseria, un ringraziamento a Spagna, Francia e Austria per questo REGALO è doveroso