Cassazione, scontri in Val Susa: “No Tav violenti? Forse fu ira o suggestione”

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Per i giudici possono aver agito “in stato d’ira determinata da un fatto ingiusto”

13 novembre 2019

Alcuni dei No Tav che il 3 luglio 2011 parteciparono in Valle di Susa alla prima grande manifestazione contro il cantiere di Chiomonte, con una guerriglia che costò duecento feriti tra le forze dell’ordine, potrebbero avere commesso reati perché “suggestionati dalla folla in tumulto” o perché arrabbiati a causa dell’atteggiamento della polizia. E’ l’ipotesi che, per decisione della Cassazione, dovrà esplorare la Corte di Appello di Torino.

L’ambito è quello di uno stralcio del maxi-processo ai No Tav (sul quale la Suprema Corte si è pronunciata nel 2018 annullando con rinvio numerose condanne). In questo caso la sentenza riguarda quattro imputati. Gli ‘Ermellini’ hanno stabilito che i giudici di Torino dovranno valutare meglio l’attenuante (con il relativo sconto di pena) di “avere agito per suggestione di una folla in tumulto”, anche perché non è stato dimostrato – secondo i magistrati – che tutti i manifestanti avessero intenzione di dare vita a scontri con le forze dell’ordine.
La Corte piemontese, poi, avrà il compito di verificare un’altra attenuante: quella di “avere agito in stato d’ira determinata da un fatto ingiusto”. Il motivo – già rilevato nella pronuncia del 2018 – è che i giudici di Torino non si sono soffermati con sufficiente chiarezza sul comportamento delle forze dell’ordine in presidio al cantiere.

Cassazione, scontri in Val Susa: “No Tav violenti? Forse fu ira o suggestione”ultima modifica: 2019-11-15T11:59:39+01:00da davi-luciano
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