Giorno della Memoria – Leggi Razziali

A proposito delle “Pietre ad inciampo” perchè non posarne qualcuna con i nomi di quei Prefetti, Questori, Magistrati e Funzionari vari che durante il fascismo si diedero da fare per fare rispettare ed applicare leggi infami.

Se Mussolini potette fare tutto quello che ha fatto, è perchè aveva molti collaboratori.

Leggi Razziali VIDEO 

leggi razziali

 Le leggi razziali. Ottant’anni. Perché tutti le approvarono. E perché contro gli ebrei.

leggi razziali Ottant'anni.

 

Giorno della Memoria – 1938 le Leggi Razziali – da Passato e Presente – RAI 3

Leggi Razziali

Il 16 ottobre 1938, in Italia, entrarono in vigore le Leggi Razziali (ancora non eravamo in guerra), VERGOGNA!

Leggendole oggi potrebbero addirittura sembrare ridicole ma le conseguenze furono TRAGICHE per milioni di esseri umani.

Le Prefetture avvalendosi della fattiva collaborazione delle Questure, notoriamente incapaci nel perseguire i veri criminali, dimostrarono in questo caso, una straordinaria efficienza, classificando, nell’arco di poche settimane, oltre 40 milioni di italiani in base agli ottavi di sangue ebraico e questi elenchi furono poi ovviamente consegnati agli occupanti nazional-socialisti Tedeschi che ebbero quindi facilitato il loro “lavoro”.

Da osservare il che se si fossero comportati “normalmente”, senza rischiare nulla, per una attività del genere avrebbero impiegato anni e si avrebbero avuti gli elenchi solo a guerra finita, quindi con tanti morti in meno.

Che la vergogna perenne cada sui responsabili di questa infamia, di questo crimine.

Da non dimenticare il che i solerti magistrati non si “tirarono” quasi mai indietro quando si trattava di applicare le Leggi fasciste, avrebbero potuto anche solo “tirarla un po’ alla lunga” come da loro normale abitudine, invece sovente lo fecero molto rapidamente e “volentieri “.

Gli attuali “occupanti” dei posti in Prefettura, in Questura ed in Magistratura, oggi si comporterebbero diversamente? Credo proprio di no, oggi come allora affermano di eseguire da solo ordini, e lo fanno sempre con scrupolo e “volentieri”.

Comunicato stampa visita cantiere Telt del 3 ottobre dei consiglieri di Giaglione

 CANTIERE TAV IN VALSUSA, INCONTRO CON I FUNZIONARI DI TELT

dai CONSIGLIERI DELL’UNIONE MONTANA E DI GIAGLIONE

CHIOMONTE – In data 3 ottobre si è tenuto presso gli uffici Telt nel cantiere de La Maddalena di Chiomonte un incontro in cui si sono confrontati alcuni consiglieri dell’Unione Montana Alta Valle Susa e del comune di Giaglione, accompagnati da un team di tecnici, con il responsabile tecnico di cantiere, Dott. Gilli, e il responsabile espropri, Ing. Polazzo.

Durante l’incontro si è potuto constatare che, nonostante il governo abbia richiesto una sorta di pausa in attesa dell’esito della valutazione costi/benefici sulle grandi opere e nonostante i dirigenti Telt, pare, abbiano momentaneamente sospeso i bandi di gara per l’appalto del tunnel di base del Moncenisio (devono partire 4 appalti sulla parte francese), all’interno del cantiere vi è materiale pronto atto all’allargamento del sito verso il comune di Giaglione, dove dovrebbe essere costruito un nuovo svincolo autostradale e dove dovrebbe essere stoccato il materiale proveniente dagli scavi. È stato affidato l’appalto alla ditta che sta lavorando sulla manutenzione cantieristica e sull’approntamento di barriere new-jersey in cemento sormontate da grigliati in acciaio elettrosaldato rinforzati con tondini in ferro; detti materiali per recinzione, presenti in loco, pare siano già stati pagati. Nessuna certezza è emersa sul fatto che si tratti di lavori propedeutici agli espropri delle aree per la costruzione dello svincolo, così come non è stato negato che sia proprio questo il primo lotto costruttivo che è pronto a partire.

Riguardo all’allargamento cantiere e costruzione svincolo la risposta a “quando avete intenzione di allargarvi?” è stata “quando sarà utile“.

Neanche in merito a tempistiche e metodi sugli espropri e sulla presa di possesso dell’area c’è stata chiarezza: gli espropri sono pronti e partiranno non appena la Prefettura darà il via; l’Ing. Polazzo assicura che la valutazione dei terreni verrà fatta al prezzo di mercato più favorevole per i proprietari, ma non si è capito se i valori verranno determinati in contraddittorio con i proprietari e se verranno effettuati dei sopralluoghi e degli stati di consistenza.

Le preoccupazioni rispetto all’approvazione della delibera Cipe di variante che prevede lo scavo del tunnel di base partendo dall’area di Chiomonte hanno portato ad effettuare richieste in merito ai monitoraggi ambientali ma le risposte son state nebulose: non vi è chiarezza sul modo di procedere con i monitoraggi post operam del cunicolo esplorativo e quelli ante operam dell’allargamento cantiere che sarebbe auspicabile, fossero fatti in modo disgiunto e distinto a cantiere fermo.

Dopo sette anni di presenza del cantiere sul territorio dell’Unione Montana Alta Valle Susa si è vista la tensione sociale crescere. La visita nel cantiere non è stata pensata per chiedere compensazioni o simili, ma per avere chiare risposte a semplici domande di buon senso. Insomma, in più di due ore di colloquio e dopo un breve giro nel piazzale di fronte all’imbocco del tunnel geognostico, rimangono ancora diversi punti interrogativi in merito alle prassi da applicare per gli espropri, per i monitoraggi ambientali, per le tempistiche e per il tipo di lavori che potrebbero essere eseguiti entro la fine dell’anno.

Franca Bianco

Monica Gagliardi

Paolo Comba

Roberto Ronsil

Comitato No Tav – Giaglione

LE TRIANGLE IRAN-CHINE-USA DANS LA GUERRE ECONOMIQUE MONDIALE ENGAGEE PAR TRUMP, QUELLES PERSPECTIVES ?

 

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2018 10 15/
LM.GEOPOL - Triangle iran-chine-usa et guerre commerciale (2018 10 15) FR

J’ai débattu ce 10 octobre sur PRESS-TV, la Télévision d’Etat iranienne francophone, du triangle Iran-Chine-USA dans la guerre économique mondiale engagée par Trump.

Théme du Débat :

« Les relations sino-américaines entreront dans une nouvelle phase de la crise, le 4 novembre où de nouvelles sanctions américaines contre la RII devraient entrer en vigueur dans l’objectif déclaré de réduire à zéro les exportations de pétrole iranien. La Chine, client d’un quart du brut iranien, sera le centre de la résistance mondiale face à la démarche unilatérale de Washington. »

* Voir sur PCN-TV/

PRESS TV DEBAT AVEC LUC MICHEL :

L’IRAN, FUTURE GUERRE SINO-AMERICAINE

(10 OCTOBRE 2018)

sur https://vimeo.com/294446446

Débat autour de questions centrales :

La question des sanctions américaines contre l’Iran va-t-elle accélérer la guerre commerciale entre Washington et Pékin, alliée de Téhéran ?

Les échanges financiers et économiques entre les USA et la Chine sont-elles une garantie qu’une guerre réelle n’arrivera pas entre eux ?

Pourquoi les sanctions de Trump touchent au noyau dur même de l’économie chinoise et poussent-elles Pékin à durcir ses positions ?

# LE DOSSIER :

COMMENT LA CHINE EST-ELLE DUREMENT FRAPPEE PAR LA GUERRE COMMERCIALE DE TRUMP ?

« Derrière la confrontation entre Washington et Pékin se joue le statut de la Chine en tant que pays en voie de développement. Et l’avenir de la gouvernance économique mondiale (….) La guerre tarifaire entre Washington et Pékin connaît une escalade qui menace la stabilité du commerce mondial. Si elle devait faire boule de neige, l’onde de choc protectionniste pourrait mettre fin à une longue période de globalisation économique avec des conséquences incalculables. On n’en est pas là. Mais c’est bien un rapport de force sans précédent qui s’est engagé entre la première puissance du monde «développé» d’un côté, et la première économie du monde «en voie de développement» de l’autre. Son enjeu? La gouvernance économique mondiale »

– Le Temps (Genève, 19 sept. 2018).

En Chine, la guerre commerciale de Trump fait ses premières victimes

Les tarifs imposés par les Etats-Unis sur les produits chinois font ressentir leurs premiers effets concrets, surtout sur les multinationales étrangères présentes en Chine. Entre juillet et septembre, l’administration de Donald Trump a imposé des taxes sur 250 milliards de dollars de biens en provenance de Chine. Dans l’Empire du Milieu, cette guerre commerciale sans précédent produit ses premiers effets. En août, la croissance des profits dans le secteur industriel a ralenti, s’établissant à 6%, contre 16,2% un mois plus tôt. ‘Le Temps’ (Genève) dresse l’état du champs de bataille …

I- L’ETAT DU CHAMPS DE BATAILLE EN CHINE …

CROISSANCE CHINOISE RALENTIE

L’index Caixin/Markit, qui mesure la croissance auprès des usines chinoises, est passé de 50,6 à 50 entre août et septembre, sa première chute depuis mai 2017. Le chiffre 50 marque la limite entre une progression et une contraction. Les nouvelles commandes ont quant à elles ralenti, passant sous la barre des 50 pour s’établir à 48, selon un autre index publié par le Bureau national de la statistique. Et ce n’est que le début. «Ces tarifs vont probablement faire perdre 0,5% au produit intérieur brut (PIB) chinois, estime Lawrence Lau, un économiste à l’Université chinoise de Hongkong. Si on inclut les effets indirects, la baisse pourrait atteindre 1,1%.» La banque chinoise CICC a de son côté calculé que la croissance des entreprises chinoises n’atteindra que 10 à 14% sur les douze prochains mois, bien moins que les 16 à 28% initialement prévus.

Les firmes étrangères basées en Chine seront les plus durement touchées. «Quelque 60% des biens chinois exportés aux Etats-Unis sont en fait fabriqués par des groupes étrangers», relève Martin Chorzempa, du Peterson Institute for International Economics. Il faut dire que les multinationales qui possèdent une partie de leur chaîne de production en Chine se feront taxer deux fois: sur l’importation des matières premières entrant dans la composition de leurs produits, puis à nouveau lorsque ces derniers sont exportés aux Etats-Unis. L’américain Ford a d’ores et déjà annoncé qu’il renonçait à commercialiser sur sol américain son modèle Focus Active, un petit véhicule fabriqué en Chine.

COMPOSANTS ELECTRONIQUES FRAPPES

Les régions abritant une vaste industrie d’exportation, comme la province du Guangdong, au cœur du Delta de la rivière des perles, seront aussi très affectées, estime Lawrence Lau. Quant aux secteurs les plus touchés, l’industrie des composants électroniques arrive en tête de toutes les estimations. «Les fabricants de semi-conducteurs, qui exportent majoritairement aux Etats-Unis, vont particulièrement souffrir», juge Iris Pang, une économiste chargée de la Chine élargie auprès de la banque ING. Les usines produisant des automobiles, du textile ou des chaussures pour des marques étrangères vont également subir l’impact des tarifs de plein fouet, d’après elle.

Parmi les autres industries affectées figurent les producteurs de métaux, de caoutchouc, de plastique, de machines, de matériel médical, de meubles et de biens alimentaires. A titre d’exemple, l’entreprise Yantai China Pet Foods, qui réalise 30% de ses revenus aux Etats-Unis, s’attend à voir son rendement passer de 16,5% en 2017 à 13,2% cette année à cause des tarifs. Lorsque ceux-ci seront relevés à 25%, à partir de janvier 2019, son rendement atteindra à peine 4,6%.

MESURES ETATIQUES DE PEKIN

Soucieux d’éviter une détérioration de son économie, le gouvernement chinois a introduit une série de mesures pour adoucir l’effet des tarifs. «L’argent récolté grâce aux taxes décrétées par Pékin sur les biens américains sera redistribué aux entreprises en difficulté», note Iris Pang. Au 1er novembre, 1585 produits – notamment des machines, du textile, du papier et des matériaux de construction – verront leurs taxes à l’importation réduites, afin de diminuer les coûts de production des entreprises chinoises. «Et les banques recevront des rabais fiscaux si elles prêtent aux PME», complète l’économiste.

Signe de leur nervosité, les autorités chinoises ont même revu à la baisse les ambitieuses mesures antipollution annoncées l’an dernier. Les industries lourdes situées dans la région entourant Pékin ne devront plus baisser leurs émissions de particules fines que de 3%, contre 15% durant l’hiver dernier.

II- CE QUI VA TOUT CHANGER ENTRE PEKIN ET WASHINGTON :

COMMENT LES SANCTIONS DE TRUMP FRAPPENT LE NOYAU DUR CENTRAL DE L’ECONOMIE DIRIGEE CHINOISE ?

«  Beaucoup croient que la Chine pratique un capitalisme d’Etat. En fait l’économie chinoise est une Economie dirigée, où l’Etat-parti du PCC commande. Mais où les opérateurs économiques sont des firmes indépendantes, dont le noyau dur est celui des multinationales chinoises puissantes, qui opèrent sur un marché chinois étroitement encadré et un marché mondial libre, sous le contrôle de fer du Leadership chinois »

– Luc MICHEL (Press TV, ce 10 oct. 2018).

« Les temps sont durs pour les multimilliardaires chinois, constate l’AFP ce 10 oct.) : ils s’éloignent du haut du podium à mesure que la guerre commerciale avec l’Amérique de Donald Trump fait plonger la Bourse… et donc leur fortune, selon un classement publié mercredi. La Chine reste depuis 2015 le pays du monde qui compte le plus grand nombre de milliardaires en dollars, devant les Etats-Unis ».

Mais la chute des places boursières depuis le début de l’année (-20 % à Shanghai) a vu fondre les grandes fortunes. Le pays ne compte plus que 1.893 richissimes pesant plus de 2 milliards de yuans (250 millions d’euros), soit 237 de moins que l’an dernier, selon le rapport annuel du magazine, spécialisé dans le monde du luxe. La fortune de plus de la moitié d’entre eux s’est soit contractée soit est restée inchangée, et 456 individus ont été carrément exclus des rangs des plus de 2 milliards, soit la plus forte chute depuis que le classement a commencé il y a 20 ans.

L’industrie chinoise souffre particulièrement des droits de douane punitifs, imposés ces derniers mois par un autre milliardaire, Donald Trump, aux produits chinois à leur entrée aux États-Unis. En conséquence, la part des industriels dans le classement des super-riches est tombée à 26,1 % du total, contre 27,9 % l’an dernier. En dollars, les milliardaires chinois au sens large (y compris Taïwan, Hong Kong et Macao) ne sont plus que 620, contre 647 en 2017. Il restent tout de même les plus nombreux du monde.

(Sources : Press TV – PCN-TV – Le Temps, Genève – AFP – EODE Think Tank)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

Géopolitique – Géoéconomie – Géoidéologie – Géohistoire –

Géopolitismes – Néoeurasisme – Néopanafricanisme

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* EODE :

EODE-TV https://vimeo.com/eodetv

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XVIIe SOMMET DE LA FRANCOPHONIE A EREVAN (II) : LA DIPLOMATIE SECRETE DE MACRON ET KAGAME CONTRE L’AFRIQUE LIBRE

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Flash Vidéo Géopolitique/ Geopolitical Flash Video/

2018 10 14/

VIDEO.FLASH.GEOPOL - Erevan II francophonie - presstv (2018 10 14) FR

Le Flash Vidéo du jour …

Le géopoliticien Luc MICHEL dans le ZOOM AFRIQUE de ce 14 octobre 2018

sur PRESS TV (Iran)

* PRESS TV :

« Francophonie : pourquoi Macron a-t-il choisi Louise Mushikiwabo ? »

Sources :

* La video sur PANAFRICOM-TV/

LUC MICHEL SUR LE ‘ZOOM AFRIQUE’ DE PRESS TV (IRAN) CE 14 OCT. 2018 :

XVIIe SOMMET DE LA FRANCOPHONIE A EREVAN.

LA DIPLOMATIE SECRETE DE MACRON ET KAGAME CONTRE L’AFRIQUE LIBRE

sur https://vimeo.com/295038849

* L’article sur

https://www.presstv.com/DetailFr/2018/10/14/576976/SahelBarkhane-tend-la-guerre-jusquau-Bnin

* L’émission complète sur PRESS TV/YOUTUBE

https://www.youtube.com/watch?v=sZ0GLxv-XqU&t=636s

* L’analyse du géopoliticien Luc MICHEL :

Le XVIIe Sommet de la Francophonie, qui rassemble les 84 Etats membres de l’Organisation internationale de la Francophonie (OIF), s’est tenu à Erevan en Arménie, autour du thème « Vivre ensemble ».

Homme-clé de l’événement, Macron (qui suit un agenda précis pro-américain et est le choix des réseaux d’influence pro-US en France, dont la « French American Foundation) entend engager la Francophonie et surtout l’Afrique francophone dans la Globalisation. Avec le rwandais Kagamé, il veut empêcher que le Français soit un pivot de la Résistance à l’américanisation du monde (ce qu’il est avec notamment « l’exception culturelle française », forteresse contre la « guerre culturelle » yankee) …

# L’ANALYSE DE REFERENCE :

* Voir sur LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

XVIIe SOMMET DE L’OIF A IEREVAN : QUE REPRESENTE LA FRANCOPHONIE ET SES ENJEUX GEOPOLITIQUES ?

Sur http://www.lucmichel.net/2018/10/11/luc-michels-geopolitical-daily-xviie-sommet-de-loif-a-ierevan-que-represente-la-francophonie-et-ses-enjeux-geopolitiques/

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

(Flash Vidéo Géopolitique/

Complément aux analyses quotidiennes de Luc Michel)

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

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* EODE :

EODE-TV https://vimeo.com/eodetv

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Tav, dossier dei francesi per sbloccare la nuova linea: “Fréjus ormai fuori norma”

L’attacco mediatico  alla linea storica del Fréjus, definita a rischio sicurezza nell’articolo de La  Repubblica del 12 ottobre, è stato concepito da Jacques Gounon, Presidente di Transalpine, l’associazione promotrice della nuova linea Lyon Turin finanziata dalla regione Auvergne- Rhône-Alpes.

Ma chi è questo signore ?

Jacques Gounon è il Presidente Direttore Generale di Getlink che gestisce in concessione il Tunnel sottomarino della Manica e che succede alla società Eurotunnel, costruttrice del tunnel, finanziata da decine di migliaia di piccoli risparmiatori che persero in seguito gran parte dei loro piccoli capitali 

https://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=916741&chId=30

Dal marzo 2018 la società ATLANTIA (Benetton) ha acquistato 85.170.758 azioni di Getlink  spendendo € 1,056 miliardi, pari al 15,49% del capitale e rappresentanti il 26,66% dei diritti di voto della società. http://m.dagospia.com/dai-maglioncini-alla-manica-atlantia-dei-benetton-con-1-05-mld-si-prende-il-15-5-dell-eurotunnel-168486 (*)

Evidentemente Atlantia punta sulla gestione futura delle due linee ferroviarie tra la Francia e l’Italia come previsto dall’Accordo di Roma tra Italia e Francia  del 2012.

Lo zelo di questo giornalista nella pubblicazione degli argomenti falsi e fuorvianti di TELT è veramente encomiabile, dovrebbe ricevere il premio Gekaufte Journalisten “Udo Ulfkotte”.

Cfr: Piccola nota aperta all’attenzione di Sergio Chiamparino

Gentile giornalista Paolo Griseri,

mi riferisco al suo articolo qui sotto riportato nel quale lei scrive: “La lettera del 19 settembre scorso è firmata da Thomas Allary, direttore regionale delle ferrovie francesi (Sncf) per la regione Rhône-Alpes, al confine con l’Italia.”

Le chiedo, per completezza di informazione:

  • La Repubblica ha ricevuto questa lettera (Dossier) direttamente dalla SNCF?
  • Oppure: La Repubblica ha ricevuto dall’Ufficio stampa di TELT il documento o la sintesi di un documento che Jacques Gounon, presidente della Transalpine, avrebbe prima ricevuto da SNCF e quindi tramesso a Telt che ha poi informato La Repubblica (e altri media) con un Comunicato Stampa?
  • Suoi colleghi giornalisti ci hanno confermato che sul sito di TELT http://www.telt-sas.com/it/stampa/ non sono riportati tutti i Comunicati Stampa: Ci può p.f. dare copia di questo Comunicato stampa di TELT?

PresidioEuropa è stato accusato di manipolare le informazioni: come è noto a tutti non lo facciamo, ma forniamo nel limite delle nostre conoscenze l’altra faccia della medaglia, verifichi p.f. nel nostro sito.

In questo caso vorremmo saperne di più per proseguire nella nostra attività di inchiesta sui rischi ferroviari.

Per questo motivo chiediamo tramite suo a La Repubblica di collaborare in questo senso.

Molte grazie e cordiali saluti,

Paolo Prieri

PresidioEuropa

+39 320 265 9560

www.PresidioEuropa.net/blog

Tav, dossier dei francesi per sbloccare la nuova linea: “Fréjus ormai fuori norma”

12 Ottobre 2018

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/10/12/news/frejus_tav_torino_lione_francia_italia_fs_rfi-208822949/

Secondo un documento delle Ferrovie di Parigi, la galleria dell’800 è a rischio sicurezza. Per i No Tav nel vecchio tunnel possono passare fino 120 treni al giorno  

Il documento La galleria dell’ 800 a rischio sicurezza

Paolo Griseri, Torino

La lettera del 19 settembre scorso è firmata da Thomas Allary, direttore regionale delle ferrovie francesi (Sncf) per la regione Rhon-Alpes, al confine con l’Italia. Il testo è chiaro: con le nuove norme di sicurezza la vecchia galleria ferroviaria del Frejus, tra Italia e Francia, quella ottocentesca che oggi unisce Bardonecchia a Modane, è vicina al punto di saturazione e finirà presto fuori norma.

Secondo una interpretazione più restrittiva delle stesse norme, la vecchia galleria non riuscirebbe neppure a garantire le punte di traffico di oggi.

Dunque il nuovo tunnel Torino-Lione, quello della contestata Tav, è indispensabile per tenere aperti i traffici tra i due paesi.

La lettera è uno dei documenti che vengono inviati in questi giorni ai tecnici del ministero che devono prendere una decisione sul futuro della Tav. E sembra essere uno degli elementi, non l’unico, che spingono per far concludere almeno lo scavo della galleria di base, oggi arrivato a 6 dei 57 chilometri complessivi.

Il direttore regionale delle ferrovie francesi risponde a una domanda di Jacques Gounon, presidente della Transalpine, l’associazione di Lione promotrice della nuova linea ferroviaria. Il responsabile delle ferrovie invia un documento di lavoro in cui riferisce che nei primi sei mesi del 2018 la punta massima di traffico sotto la vecchia galleria è stata di 45 treni, il 17 gennaio scorso. Di questi 6 erano passeggeri, quelli della linea Milano-Parigi, e 39 merci.

Gli oppositori alla Tav sostengono che la vecchia galleria è perfettamente in grado di far passare 120 treni al giorno, molto più del picco dei 45 registrato a gennaio e che quindi non sarebbe necessario realizzare la nuova. Ma il dirigente delle ferrovie francese sostiene che non è così. Anzi. E spiega perché. «L’attuale galleria del Frejus è regolata dalle norme di sicurezza della legge italiana ed è sotto la responsabilità di Rfi», la società di Fs che si occupa delle reti. «In una recente lettera – scrive il dirigente francese – Rfi sostiene che le future norme di sicurezza sui nuovi treni merci di terza generazione» farebbero scendere «la capacità massima del tunnel a 94 treni al giorno».

Ancora il doppio, comunque, della punta massima registrata quest’anno. Ma nel vecchio tunnel, 12 chilometri a una sola canna e senza vie di fuga (è stato realizzato nel 1871), la legge italiana impedisce l’incrocio di un treno passeggeri con un treno di merci pericolose. Così come impedisce l’incrocio di due treni di merci pericolose.

Con queste regole la capacità di utilizzo della vecchia galleria scende da 94 a 62 treni al giorno che calano ancora a 54 se si introduce il principio per cui non possono incrociarsi comunque un treno merci (di qualsiasi tipo) e uno passeggeri. «Se le esigenze di sicurezza diventeranno più stringenti, impedendo comunque il transito di due treni contemporaneamente nella galleria, ecco che la capacità totale scende a 42 treni al giorno», sotto il picco massimo di 45 registrato quest’anno, conclude la lettera di Allary. Le nuove norme di sicurezza sono in queste settimane allo studio di una commissione tecnica mista italo-francese che dovrà decidere quali nuovi obblighi imporre per la circolazione nella vecchia galleria.

Mentre le regole di garanzia contro gli incidenti riducono al lumicino la capacità di assorbire traffico della vecchia galleria, aumenta il numero dei Tir che ogni anno attraversano la val di Susa per andare in Francia. Secondo un recentissimo studio del dipartimento francese della Savoia, sono stati 741 mila i camion transitati nel 2017, in crescita del 5 per cento rispetto all’anno precedente.

Se si arriverà alla riduzione ulteriore del traffico sui treni nella vecchia galleria e se non si realizzerà più la Tav, il numero dei Tir che inquinano la val di Susa sarà destinato inevitabilmente ad aumentare.

Ci sono infine altri due elementi allo studio dei tecnici che consiglio di non bloccare lo scavo della Tav.

Il primo è che sul versante francese sono già stati scavati 6 chilometri di tunnel di base e che bloccare vorrebbe dire riempire 20 chilometri di gallerie già realizzate (oltre al tunnel di base anche le gallerie di servizio).

Il secondo è che l’Unione Europea ha annunciato nelle scorse settimane che è disposta ad aumentare la sua quota di spesa, facendo scendere di 490 milioni il costo per l’Italia.

Il governo di Roma avrebbe anche sconti sulla parte nazionale del percorso.

Insomma costerebbe meno concludere il nuovo tunnel della Torino-Lione che bloccarlo.

Per i contrari all’opera nel vecchio tunnel possono passare 120 treni al giorno Sncf: è impossibile

Comunicato SI Cobas – SOLIDALI E COMPLICI COL MOVIMENTO NO TAV

A quanto pare la filosofia di fondo del pacchetto-sicurezza di Salvini, che inasprisce e radicalizza le misure repressive già contenute nei precedenti decreti Minniti-Orlando, sta già dando i suoi frutti nei Tribunali, prim’ancora di divenire legge dello Stato.

Come lavoratrici e lavoratori SI Cobas, da anni impegnati in un duro scontro sui luoghi di lavoro, e che ogni giorno dobbiamo fare i conti con la repressione statale che si erge ad estremo baluardo di padroni e speculatori di ogni tipo, non esitiamo neanche un istante ad esprimere la nostra solidarietà e fratellanza sia ai compagni colpiti da questa infame sentenza, sia a tutto il movimento No Tav, che continua in maniera eroica a resistere da un lato alla scure repressiva, dall’altro al vergognoso voltafaccia operato da chi, come i 5 stelle, ha utilizzato il consenso del popolo valsusino in campagna elettorale per poi tradirne le istanze su tutta la linea una volta varcate le stanze dei bottoni del governo nazionale.

La lotta non si arresta e non si ferma: per questo auspichiamo il rafforzamento di un percorso comune in una comune prospettiva anticapitalista e anti-istituzionale, a partire dalla manifestazione contro il governo e il pacchetto-sicurezza che si terrà il prossimo 27 ottobre a Roma.

SI Cobas Nazionale


31 anni e 10 mesi di reclusione: questa la condanna complessiva inflitta stamani dal Tribunale di Torino per 16 manifestanti dai 26 ai 73 anni per gli incidenti avvenuti al corteo del 28 giugno 2015.

LE RESISTENZE NEI TERRITORI DIFENDONO E RILANCIANO IL BEL PAESE – UNA LETTERA APERTA E’ STATA INVIATA AL MINISTRO DANILO TONINELLI – COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA

No Tunnel TAV Firenze – Movimento No TAV

Firenze, 12 ottobre 2018

Conferenza dei Territori contro le Grandi Opere del 6-7 ottobre di Firenze

Una Lettera Aperta è stata inviata al Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli

Con soddisfazione dei partecipanti e degli organizzatori si è svolta a Firenze sabato 6 e domenica 7 ottobre 2018 la Conferenza dei Territori contro le Grandi Opere Inutili e Imposte organizzata dal Comitato No Tunnel TAV Firenze e dal Movimento No TAV.

All’inizio dei lavori è stata ricordata la tragedia del Vajont del 9 ottobre 1963 e reso omaggio alle vittime del crollo del Ponte Morandi del 14 ottobre 2018, entrambi simboli della hýbris degli uomini.

La Conferenza ha poi ricordato l’amico Ivan Cicconi, grande esperto di Lavori Pubblici, che molto ha contribuito alla conoscenza e critica alle Grandi Opere.

L’obiettivo dell’incontro, al quale hanno dato il loro contributo decine di lotte territoriali e otto esperti e scienziati, era documentare in che modo gli obiettivi che animano le lotte popolari siano in grado di dare risposte efficaci per fermare le devastazioni naturali e gli sprechi di risorse pubbliche derivanti dalla mancanza di pianificazione territoriale.

Nel corso dei lavori sono state tra l’altro indicate alternative per impedire la continua e persistente predazione del territorio, per il futuro vivibile e la salute dei residenti.

In particolare è stato evidenziato che, mentre le resistenze popolari nei territori difendono da decenni il Bel Paese con iniziative democratiche dal basso, tutti i Governi non ascoltano ma reprimono violentemente le iniziative dei cittadini e il quarto potere ha abbandonato il suo ruolo di controllore e di narratore degli avvenimenti.

È emersa nel dibattito l’unità delle opposizioni alle Grandi Opere Inutili e Imposte e, più in generale, dei movimenti e dei comitati che agiscono per la tutela dei territori.

È qui disponibile la documentazione completa dei lavori della Conferenza dei Territori.

Una Lettera Aperta al Ministro dei Trasporti è stata inviata affinché l’esecutivo assuma urgenti decisioni che contrastino ogni azione distruttiva del paesaggio e delle risorse economiche pubbliche derivanti dalle decisioni governative “sfasciste” assunte nel passato, attraverso l’abrogazione di quella legislazione che ha favorito ogni tipo di progetto speculativo, con l’obiettivo di riportare in primo piano il tema della indispensabile e razionale pianificazione del territorio e dell’economia nell’interesse dei cittadini.

È stato sottolineato l’indispensabile coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni per la pianificazione del territorio e degli interventi, come previsto dalla Convenzione di Århus che è legge dello Stato, perché essi sono capaci di proporre alternative valide in quanto portatori prioritari e diretti di interessi che non sono veicolati da mediazione politica e/o da processi istituzionali opachi e anti democratici.

I numerosi interventi nelle due giornate hanno dimostrato che la miriade di gruppi di resistenza presenti in ogni parte del Paese è portatrice di una grande capacità critica, innovativa, culturale e politica.

Da tutta Italia si sono alternate notizie ed analisi su progetti ferroviari, stradali, aeroportuali, energetici, urbanistici, di gestione dei rifiuti, di servizi lontani dalle necessità degli abitanti, dannosi per l’ambiente, devastanti per l’economia, per il patrimonio paesaggistico e artistico del Bel Paese.

La più grande opera pubblica è la manutenzione dei territori e delle infrastrutture, ponendo l’ambiente e il paesaggio al centro di un programma che sia all’altezza delle sfide poste dal cambiamento climatico.

Si è constatato quanto invece siano ridondanti le risorse destinate a nuove Grandi Opere Inutili che blocchino la realizzazione di progetti destinati alle necessità delle comunità, che hanno bisogni realizzabili in maniera semplice e relativamente economica, e riducono drammaticamente l’indispensabile manutenzione delle infrastrutture esistenti.

In Italia negli ultimi 20 anni si sono spesi oltre € 170 Mld.  per nuove opere (130 solo per la TAV), mentre per la manutenzione del patrimonio infrastrutturale, il più grande dell’occidente -stando al rapporto lunghezza delle reti/abitanti- si è investito meno del 10% di tale cifra.

Occorre cambiare profondamente questo sistema e ribaltare il rapporto tra gli investimenti in nuove grandi opere –di cui dovrebbero sopravvivere alla verifica in corso soltanto quelle poche davvero utili- per reinvestire risorse adeguate nella manutenzione che significa anche prevenzione dai rischi e dalle catastrofi.

Il Governo sta invece balbettando su questi temi, non si vede all’orizzonte nessun cambiamento di rotta, anzi, nuovi cantieri di Grandi Opere Inutili Imposte e Dannose vengono aperti proprio in questo periodo.

Confindustria e Sindacati confederali non propongono la soluzione ai problemi che affliggono l’Italia, i primi ottusamente ancorati all’ottenimento di profitti parassitari, i secondi totalmente avulsi dalla realtà quando invocano genericamente l’apertura di nuovi cantieri, qualunque essi siano, senza ammettere che le Grandi Opere Inutili creano pochi posti di lavoro e di scarsa qualità.

A partire dalle precedenti considerazioni, le Associazioni e i Comitati partecipanti alla Conferenza chiedono al “Governo del cambiamento” di tenere fede agli impegni elettorali. Le richieste possono essere considerate minimali, ma il loro doveroso accoglimento sarebbe un importante segnale di discontinuità rispetto alla rotta finora seguita e sono le seguenti:

  • Che le risorse finanziarie risparmiate con la cancellazione delle grandi opere inutili e dannose siano destinate alla manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio, alla riduzione del rischio idrogeologico e alla mobilità sostenibile, come previsto dal Contratto per il Governo del cambiamento, in particolare al paragrafo 4.
  • Che la Legge 21 dicembre 2001, n. 443. (Legge Obiettivo), definita “criminogena” dall’Autorità nazionale Anticorruzione, sia definitivamente cancellata e non applicata per tutte le opere in corso o programmate.
  • Che sia abolito il Decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 che, con il pretesto di adeguare la normativa sulla Valutazione di Impatto Ambientale alle Direttive europee, si è mosso in direzione esattamente opposta, annullando gli spazi di partecipazione dei cittadini e permettendo a soggetti proponenti e autorità competente di mettersi d’accordo, in ogni fase del procedimento VIA, sul grado di definizione del progetto in esame, di fatto vanificando l’efficacia di osservazioni e prescrizioni. Si chiede, conseguentemente, che la procedura VIA torni a seguire quanto disposto dal Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Codice dell’Ambiente) nella versione originale, considerando inoltre, per qualsiasi opera puntuale o lineare, l’opzione zero.

RESTITUZIONE DEI LAVORI DELLA CONFERENZA DEI TERRITORI DI FIRENZE CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI DEL 6-7OTTOBRE 2018

contro le Grandi Opere Inutili e Imposte

Firenze, 6-7 ottobre 2018

No Tunnel TAV Firenze – Movimento No TAV

Le resistenze nei territori difendono e rilanciano il Bel Paese

 Qui i le Presentazioni degli oratori e i Video della Conferenza


La Conferenza dei Territori, un incontro tra i movimenti nazionali in difesa dell’ambiente e contro le Grandi Opere Inutili, Imposte e Dannose che opprimono il territorio e i suoi abitanti, si è tenuta a Firenze nei giorni 6 e 7 ottobre 2018.

All’inizio dei lavori sono state ricordate le tragedie del Vajont del 9 ottobre 1963 e il crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018, entrambi simboli della hýbris degli uomini.

La Conferenza ha poi ricordato l’amico Ivan Cicconi, grande esperto di Lavori Pubblici, che molto ha contribuito alla conoscenza e critica alle Grandi Opere.

Lo slogan ideato mette in risalto il valore delle opposizioni popolari che svolgono un importante ruolo di tutela dei territori e di crescita politica e culturale: “Le resistenze nei territori difendono e rilanciano il Bel Paese”.

Se il profitto pare l’unico valore sopravvissuto a questa modernità, questi sono stati gli obiettivi della Conferenza:

  • documentare, con la collaborazione di esperti e scienziati, in che modo gli obiettivi che animano le lotte popolari siano in grado di dare risposte efficaci per fermare devastazioni naturali e sprechi di risorse pubbliche e allo stesso tempo indicare soluzioni alternative di qualità per il futuro dei territori e la salute dei residenti,
  • assumere che cura, risanamento e messa in sicurezza del territorio hanno bisogno di nuove “geografie mentali” e progettuali costruite dal basso e insieme agli abitanti, capaci di considerare il territorio come ecosistema complesso e vitale, arrestandone la morte ambientale, ecologica ed in fin dei conti economica e sociale,
  • inviare un forte segnale di attenzione e di ascolto alle imprese, alla ricerca scientifica, ai sindacati, ai partiti e soprattutto al Governo affinché, in relazione agli investimenti infrastrutturali e di cura e risanamento dei territori, ognuno di questi soggetti riconsideri quali siano le scelte utili all’intera collettività,
  • valutare assieme quali possono essere le strategie migliori per ottenere che le lotte rompano il muro di gomma che circonda il mondo tossico della politica delle grandi opere inutili e dannose

È evidente – è ormai un dato condiviso – che il sistema delle grandi opere inutili è connaturale a questo sistema economico che ha come dogma la ricerca del profitto e come concetto di libertà solo quello di garantire la ricerca dello stesso profitto. Territori e abitanti sono piegati a questo imperativo, tanto da mettere a rischio la sostenibilità stessa del pianeta.

In Italia, paese dotato di un patrimonio paesaggistico e artistico ricchissimo, l’esigenza della tutela diventa particolarmente sentita e questa si somma al diritto dei cittadini di godere di condizioni di vita sane e dignitose.

Nel confronto e scambio di esperienze è emersa nel corso di lavori l’esigenza di una reale democrazia che consenta alle popolazioni di decidere della loro vita, mentre l’esperienza mostra che il sistema di governo del territorio è purtroppo in mano alla élite finanziaria e industriale.

In particolare è stato evidenziato che, mentre le resistenze popolari nei territori difendono da decenni il Bel Paese con iniziative democratiche dal basso, tutti i Governi non ascoltano ma reprimono violentemente le iniziative dei cittadini e il quarto potere ha abbandonato il suo ruolo di controllore e di narrazione degli avvenimenti.

È stato constatato che soddisfare le reali esigenze di un territorio sarebbe molto più economico che non seguire i fantasmi di megaprogetti che servono solo a chi li realizza.

Emblematico è l’esempio della Calabria che vede quantificate in circa €7 Mld. le reali esigenze, mentre si progettano infrastrutture e arrivano a costare €24 Mld. (senza contare il ponte che ancora minaccia lo stretto).

Un altro capitolo del dibattito è stata la critica ai principali soggetti economici: Confindustria e sindacati. Entrambi chiedono a gran voce “grandi opere, grandi opere” ovunque e comunque. Particolarmente grave che lo chiedano i sindacati senza rendersi conto che i grandi cantieri richiedono, a parità di investimenti, molta meno mano d’opera, cioè posti di lavoro, che non diffusi cantieri di manutenzione e restauro.

Diversi contributi hanno riguardato il tema dell’energia, della sua produzione, del trasporto, dello stoccaggio, della gestione dei rifiuti,  dei perversi sistemi di sovvenzione, della necessità di diffondere fonti di energia alternativa che siano comunque indirizzate verso l’autoproduzione piuttosto che verso mega impianti invasivi e pericolosamente monopolistici.

Il tema dei rifiuti ha messo in evidenza come la gestione finanziaria del settore provochi costi, sprechi nonché danni ambientali e sanitari. La necessità di salvare il pianeta e la vita che accoglie impongono un radicale cambiamento della gestione delle risorse che non devono più essere affidate alla mitica mano invisibile del “mercato” che mostra solo artigli rapaci.

È stato anche affrontato il problema dei rifiuti e quello dello stoccaggio delle scorie nucleari presenti nel nostro paese. Le spese militari sono state definite una colossale “opera inutile” che contiene un destino letale per l’umanità e nell’immediato presente per i territori devastati dalle installazioni militari. Il movimento No MUOS ha evidenziato bene questo problema.

Se dietro ogni tema illustrato è stata presente la denuncia della mancanza di reale democrazia nei processi decisionali e della corretta informazione, allo stesso modo è apparso evidente che dietro ogni resistenza, ogni lotta, è presente un progetto alternativo frutto di un concreto processo di partecipazione, dove l’imperativo non è il profitto ma il bene e l’utilità comune, quella di tutti, anche di quell’1% che sta razziando ogni risorsa naturale e umana.

Nel confronto è stata ricordata la novità di un nuovo governo espresso da due soggetti partitici uno dei quali ospita posizioni critiche nei confronti delle grandi opere. E’ stato ricordato che le opposizioni alla Grandi Opere hanno favorito il successo elettorale del M5S, grazie anche a queste sue posizioni. La realtà di oggi è un balbettio confuso che non rivela la linea politica che sarà seguita.

Dietro il paravento della necessità di sottoporre i grandi progetti ad una seria analisi costi/benefici si cela una dura realtà che svela come le lobby stiano assediando un esecutivo confuso che occhieggia pericolosamente al partito del cemento e delle privatizzazioni.

A partire dalle precedenti considerazioni, le Associazioni e i Comitati partecipanti alla Conferenza hanno inviato una Lettera Aperta a Danilo ToninelliMinistro delle Infrastrutture, con la quale chiedono al “Governo del cambiamento” di tenere fede agli impegni elettorali:

  • Che le risorse finanziarie risparmiate con la cancellazione delle grandi opere inutili e dannose siano destinate alla manutenzione ordinaria e straordinaria del territorio, alla riduzione del rischio idrogeologico e alla mobilità sostenibile, come previsto dal Contratto per il Governo del cambiamento, in particolare al paragrafo 4.
  • Che la Legge 21 dicembre 2001, n. 443. (Legge Obiettivo), definita “criminogena” dall’Autorità nazionale Anticorruzione, sia definitivamente cancellata e non applicata per tutte le opere in corso o programmate.
  • Che sia abolito il Decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 che, con il pretesto di adeguare la normativa sulla Valutazione di Impatto Ambientale alle Direttive europee, si è mosso in direzione esattamente opposta, annullando gli spazi di partecipazione dei cittadini e permettendo a soggetti proponenti e autorità competente di mettersi d’accordo, in ogni fase del procedimento VIA, sul grado di definizione del progetto in esame, di fatto vanificando l’efficacia di osservazioni e prescrizioni. Si chiede, conseguentemente, che la procedura VIA torni a seguire quanto disposto dal Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Codice dell’Ambiente) nella versione originale, considerando inoltre, per qualsiasi opera puntuale o lineare, l’opzione zero.

Nela lettera è scritto che oltre a questi immediati provvedimenti è indispensabile ritornare alla pianificazione della realizzazione delle infrastrutture altrimenti sprechi e disastri continueranno ad essere normalità.

Impegni semplici, di veloce realizzazione, una decisione che mette alla prova concretamente la volontà del Governo.

Nelle due giornate il dibattito ha richiamato la necessità della mobilitazione nazionale sul tema delle grandi opere e della sfida ambientale.

L’assemblea di Venezia del 29 settembre 2018 ha scelto di “non lanciare immediatamente una data di mobilitazione, ma di costruire alcuni appuntamenti intermedi, uno dei quali sarà in Val di Susa a breve”, per“gettare le basi per un percorso che non si esaurisca in una data di mobilitazione ma sia capace di costruire l’alternativa di cui parliamo”.

Questa riflessione è proseguita a Firenze con la Conferenza dei Territori nella quale è stato proposto, per dare più forza alle lotte locali, una manifestazione diffusa sabato 8 dicembre in ogni territorio in Italia dove si lotta, attraverso la quale si potranno approfondire i temi e consolidare l’unità delle opposizioni che da anni agiscono e crescono nei territori.

È stato ricordato che l’emblematica data dell’8 dicembre è diventata dal 2010 a livello europeo – dopo la firma della Carta di Hendaye del 23 gennaio 2010 – la “Giornata internazionale contro le Grandi Opere Inutili” e commemora la sollevazione popolare del Movimento No TAV che l8 dicembre 2005 ha liberato Venaus dall’occupazione militare del cantiere per lo scavo del tunnel geognostico per la Torino-Lione.

CONFERENZA dei TERRITORI – Le Resistenze Nei Territori Difendono & Rilanciano Il Bel Paese – FIRENZE, 6 e 7 OTTOBRE 2018

http://www.presidioeuropa.net/blog/conferenza-dei-territori-%E2%80%93-firenze-6-7-ottobre-2018-%E2%80%93-viva-l%E2%80%99italia-l%E2%80%99italia-che-resiste-%E2%80%93-programma-%E2%80%93-comunicato-stampa-%E2%80%93-atti-%E2%80%93-vide/

15Oct2018

PresidioEuropa.net

L’incontro sarà incentrato su due giornate di lavoro:

sabato 6 ottobre, dalle ore 15.00, oltre a diversi interventi di gruppi da tutta Italia, ci saranno le relazioni di:

  • Alberto Ziparo – Le grandi opere inutili nel panorama politico, economico e territoriale italiano
  • Erasmo Venosi – Grandi opere predatorie, una triste storia italiana
  • Angelo Tartaglia – La scienza e la società in collaborazione e a confronto
  • Domenico Gattuso – Infrastrutture che servono
  • Giorgio Pizziolo – Alterpiana, per una progettazione alternativa dal basso
  • Paolo Baldeschi – L’opposizione alle grandi opere, un passo per la ricostruzione culturale e politica italiana

domenica 7 ottobre, dalle ore 10.00:

  • Alberto Magnaghi – Le resistenze sui territori diventano progettazione sociale
  • Rossano Ercolini – Dallo spreco zero alla rivoluzione ecologica

Sarnno esposte mostre fotografiche:

– Iskra Coronelli TERRE, sulle lotte contro le GOI in tutta Italia
– Marina Carlidocumentazione sui danni dei lavori TAV in Mugello
A cura di David Biagioni, sabato 6 sarà proiettata la graphic novel, tratta dal libro di Wu Ming sulla ventennale lotta dei Valsusini “Una storia
che non promettiamo breve”.

I movimenti, le associazioni e i gruppi che in Italia si oppongono alle grandi opere inutili sono ormai un numero impossibile da conoscere. Il fenomeno dei progetti sbagliati e privi di utilità sociale sta raggiungendo livelli elevatissimi, ben oltre il livello di guardia. Moltissimi degli investimenti pubblici non hanno funzione sociale e servono solo il sostegno di interessi privati.

Il moltiplicarsi delle opposizioni e delle lotte è la risposta conseguente da parte degli esseri umani che vivono nei territori aggrediti.

Da tempo il Movimento No TAV ha constatato che questo fenomeno non riguarda solo la Val di Susa o altri luoghi in particolare, ma rappresenta scelte politiche ed economiche diffuse. Per questo, avvertendo la necessità di dare un quadro ragionato del fenomeno e per dare voce e volto alle realtà che resistono, ha promosso questa Conferenza dei Territori. A Firenze, con la collaborazione dei comitati locali, perché più centrale e facile da raggiungere da parte di tutti.

È stato scelto come luogo di incontro una “casa del popolo” ancora viva sul territorio, in una zona fuori dai riflettori di un turismo distruttivo, in una delle tante periferie che più subiscono l’impatto della follia dei signori del cemento e del tondino, in un luogo dove ancora sopravvive qualche brandello di socialità, dove è possibile trovare gli spazi di democrazia che nei centri storici, ormai immolati agli interessi di finanziarie e immobiliaristi, non sono più reperibili.

Se il profitto pare l’unico valore sopravvissuto a questa modernità noi vogliamo:

  • documentare, con la collaborazione di esperti e scienziati, in che modo gli obiettivi che animano le lotte popolari siano in grado di dare risposte efficaci per fermare devastazioni naturali e sprechi di risorse pubbliche e allo stesso tempo indicare soluzioni alternative di qualità per il futuro dei territori e la salute dei residenti,
  • assumere che cura, risanamento e messa in sicurezza del territorio hanno bisogno di nuove “geografie mentali” e progettuali costruite dal basso e insieme agli abitanti, capaci di considerare il territorio come ecosistema complesso e vitale, arrestandone la morte ambientale, ecologica ed in fin dei conti economica e sociale,
  • inviare un forte segnale di attenzione e di ascolto alle imprese, alla ricerca scientifica, ai sindacati, ai partiti e soprattutto al Governo affinché, in relazione agli investimenti infrastrutturali e di cura e risanamento dei territori, ognuno di questi soggetti riconsideri quali siano le scelte utili all’intera collettività,
  • valutare assieme quali possono essere le strategie migliori per ottenere che le lotte rompano il muro di gomma che circonda il mondo tossico della politica delle grandi opere inutili e dannose.

Informazioni pratiche:

  • per raggiungere il Circolo LIPPI dalla stazione di Santa Maria Novella bus linea 23, scendere alla fermata
    “Panciatichi Fanfani”; tempo totale circa 30’
  • dalla stazione di Firenze Rifredi a piedi circa 1 km o bus linea 23 (1 fermata), tempo totale circa 15’
  • in auto uscire dalla A1 a Firenze Nord e consultare la mappa sul sito del circolo:
    http://www.arcifirenze.it/circoli/circolo-ricreativo-lippi/

Ospitalità:

  • chi cerca indicazioni per camera presso B&B o albergo scriva a Judith judithscholz@tin.it
  • chi avesse bisogno di alloggio presso attivisti chiami o scriva a Martina 377 1291804 taiutim@gmail.com
  • chi volesse ospitalità in camerata con letto (portare sacco a pelo) presso centro sociale Ex Emerson, vicino al luogo dell’incontro, scriva a ginox@autistici.org

Contributi al Dibattito

– Dal Tav alla Gronda, le inutili Grandi opere Guido Viale (L’unica vera modernità possibile è la cura e la manutenzione, che è anche difesa di tutto il paese e dell’intero pianeta)

– Manutenzione, una goccia nel mare di miliardi Alberto Ziparo (In Italia negli ultimi 20 anni si sono spesi oltre 170 miliardi di euro per nuove opere. Mentre per quelle già esistenti si è investito meno del 10% di tale cifra)

– Zibechi: «Dagli zapatisti ai No Tav, lotta globale all’estrattivismo» Luca Manes (Intervista al giornalista e scrittore uruguiano Raúl Zibechi sul modello economico imperante oggi e le resistenze popolari: «Intere comunità sono ostacoli da rimuovere per lasciar spazio a miniere a cielo aperto, monocolture, grandi opere. Ma c’è anche un estrattivismo di tipo urbano, la gentrificazione»)

– Grandi opere: Politica e grandi opere inutili di Paolo Baldeschi, 18 settembre 2018

– Marco PONTI SOLO ANDATA Trasporti, grandi opere, e spese pubbliche senza ritorno

– What You Should Know About Megaprojects and Why: An Overview Bent Flyvbjerg, Saïd Business School, Oxford University, Oxford, United Kingdom

Viva l’Italia che resiste
Viva l’Italia
L’Italia liberata
L’Italia del valzer
L’Italia del caffè
L’Italia derubata e colpita al cuore
Viva l’Italia
L’Italia che non muore.
Viva l’Italia presa a tradimento
L’Italia assassinata dai giornali e dal cemento
L’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura
Viva l’Italia
L’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia
L’Italia che è in mezzo al mare
L’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare
L’Italia metà giardino e metà galera
Viva l’Italia
L’Italia tutta intera.
Viva l’Italia
L’Italia che lavora
L’Italia che si dispera e l’Italia che s’innamora
L’Italia metà dovere e metà fortuna
Viva l’Italia
L’Italia sulla luna.
Viva l’Italia
L’Italia del 12 dicembre
L’Italia con le bandiere
L’Italia nuda come sempre
L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste
Viva l’Italia
L’Italia che resiste.

Il prefetto blocca la vendemmia, il racconto di Marisa

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post9 ottobre 2018 at 18:40

E’ di 3 giorni fa la decisione del Prefetto Saccone, dietro sollecitazione della questura di Torino, di emettere l’ennesima ordinanza che impedisce il transito in alcune località della valle (per timore di iniziative No Tav). L’ennesima decisione intollerabile, per chi a suon di ordinanze e militarizzazione del territorio cerca di imporre con la forza un’opera non voluta e da quasi 30 anni contestata. A rimetterci, ovviamente, è chi i territori li vive e ci lavora e quindi riportiamo il racconto di Marisa, chiamata alle 8 del mattino da chi doveva fare vendemmia, con tutti i lavoranti, e si è visto sbarrare la strada dei campi.

“Erano da poco passate le 8, mi hanno telefonato i vignaioli dicendo che avevano bloccato tutto al check point della centrale e che non li facevano passare per completare la vendemmia, chiedendo se erano previste manifestazioni ma gli ho detto che noi non avevamo previsto niente, proprio per non bloccare la vendemmia. Intanto con Gildo sono scesa a vedere cosa stava capitando.
La gente era furibonda e i carabinieri si erano disposti con gli scudi a difesa del check point.
Avevano anche telefonato al sindaco che è arrivato furibondo ma quando ha saputo che non c’era alcuna manifestazione NO TAV si è scagliato contro gli sbirri urlando che questa volta voleva farsi sbattere in galera e che se non si fossero tolti dai piedi li avrebbe travolti. Subito si era incazzato perché mi aveva visto lì con Gildo ma quando gli ho detto che ero venuta chiamata dai vignaioli per difendere il loro diritto a poter fare tranquilli il loro lavoro non ha più saputo cosa dire.
Intanto la tensione montava. I vignaioli avevano pagato dei lavoranti per la vendemmia e ogni minuto che passava erano soldi che se ne andavano.
Il sindaco Ollivier sbraitava e gli sbirri non sapevano cosa fare, dicevano di avere pazienza che poi sarebbe arrivato un funzionario.
Quando è arrivato “DUE LAUREE” ha chiesto l’elenco che da 2012 non era più stato aggiornato dal comune.
Dopo un bel po di tempo e decine di telefonate in questura e prefettura Ollivier ha detto  “I no tav restano fuori tutti gli altri possono passare” Tutta la gente ha risposto: “ma siamo tutti NO TAV!!!!”. Nuovo problema e nuove telefonate.
Turio della cantina sociale che aveva molti lavoranti chiedeva chi avrebbe pagato i danni. Il sindaco ha detto che li avrebbe pretesi dalla questura e dalla prefettura.
Morale, dopo due ore e mezza di attesa, li hanno poi fatti passare…
Marisa.