Maddalena di Chiomonte. Addio al Museo archeologico. Intervista a Francesca Frediani

Un’area prima devastata e poi dimenticata. Abbandonata a se stessa da Sopraintendenza e Regione. La Valsusa perde così un altro pezzo della sua storia.

Area archeologica dietro il Museo

di Leonardo Capella

II  di  venne inaugurato nel giugno 2004. Doveva documentare la Preistoria e la Protostoria del sito de “La Maddalena”, dal Neolitico recente (ultimo quarto del V millennio a.C.) alla seconda età del Ferro (IV secolo a.C).
Il complesso prevedeva una parte museale con l’esposizione dei reperti rinvenuti nell’adiacente area archeologica e una contigua area archeologica comprendente la necropoli tardoneolitica con ben undici tombe in cisti litiche. In tutta l’area circostante, notevole è la presenza di un complesso monumentale composto da ripari sotto roccia, molti dei quali hanno restituito materiali di interesse archeologico.
I reperti vennero alla luce durante i lavori di costruzione dell’autostrada del Fréjus negli anni 1986-1992, in località Maddalena nei pressi di Chiomonte, e rappresentano con molta probabilità le prime testimonianza della presenza umana in Val di Susa.

Le vicissitudini legate alle variazioni progettuali della Torino-Lione hanno fatto sì che nel 27 luglio 2011 su quei terreni si assistesse alla contrapposizione fra forze dell’ordine e oppositori al Tav.
L’area archeologica venne devastata da mezzi meccanici e il museo occupato dallo Stato per farne una casermetta. A tutt’oggi museo e sito archeologico risultano irraggiungibili, perché sottoposti a restrizioni d’accesso per motivi d’ordine pubblico. Alla valorizzazione di quest’area era destinato un progetto finanziato tramite Arcus (società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo costituita con atto del ministero per i Beni e per le Attività Culturali) per un importo complessivo di 835 mila euro e un cofinanziamento della Regione Piemonte di 25 mila euro.

Abbiamo posto alcune domande alla consigliera regionale  (M5S) in merito al futuro di quest’importante pezzo di storia della Valle di Susa.

Francesca Frediani

Quale motivazione l’ha spinta a presentare un interrogazione sul progetto “Museo del paesaggio” legato al sito archeologico de “La Maddalena di Chiomonte”?
Ho presentato l’interrogazione per fare chiarezza sullo stato di un progetto che anche la Regione considerava culturalmente rilevante e che prevedeva un ingente stanziamento di fondi pubblici. A questa motivazione si aggiungono il dispiacere e la rabbia provocati dalla devastazione dell’area archeologica della Maddalena e dall’occupazione militare dell’edificio un tempo adibito a museo: si tratta di un patrimonio comune che è stato distrutto senza che nessuno si opponesse, un’altra vittima sacrificata sull’altare del Tav.

Quale è stata la risposta dell’assessore alla cultura Antonella Parigi?
L’assessore, nella sua risposta, fa riferimento a diverse comunicazioni.

La prima, risalente al 14 dicembre 2012, inviata dal Comune di Chiomonte alla Soprintendenza per i beni archeologici del Piemonte e MAE, e alla Direzione Cultura, Turismo e Sport per conoscenza, nella quale si chiedeva parere alla Soprintendenza in merito al progetto per successivo inoltro ad Arcus per la stipula della bozza di convenzione per la prima tranche di finanziamento.
Nella seconda, ricevuta per conoscenza dalla Regione nel gennaio 2013, la Soprintendenza comunica ad Arcus parere favorevole al progetto (prendendo atto del recepimento di alcune rimodulazioni progettuali) e chiede l’istituzione di un tavolo tecnico con tutti gli enti interessati per pianificare gli interventi nel dettaglio.
La terza comunicazione, datata marzo 2013, fa riferimento ad altre comunicazioni intercorse senza che la Regione fosse coinvolta, e riporta nuovamente la richiesta di apertura di un tavolo tecnico per pianificare in dettaglio gli interventi.

Dopo di ciò, il silenzio… fino all’arrivo delle ruspe!

L’assessore ha precisato che la proprietà dei reperti è statale e che tutte le questioni sono sempre state seguite direttamente dalla Soprintendenza archeologica, pertanto può solo “presumere” che i lavori di “riallestimento” del museo e dell’area siano “sospesi” stante l’attuale situazione del cantiere. Ha aggiunto che la Regione non ha titolo giuridico per intraprendere un recupero del bene senza che vi sia un ruolo attivo della Soprintendenza, a maggior ragione considerando l’impossibilità di garantire la sicurezza dei reperti e dei visitatori.

Quale futuro per il museo e i suoi reperti?
Allo stato attuale, considerando anche l’ormai cronica carenza di risorse destinate alla cultura, credo che il museo e i reperti, purtroppo, non abbiano futuro. E questo è principalmente imputabile al totale disinteresse che la Soprintendenza, ma anche la Regione (come dimostra la risposta “ponziopilatesca” dell’assessore), hanno dimostrato nei confronti di quest’area. Un’area della nostra regione, la Valsusa, cui è stata negata ogni dignità, calpestando i diritti dei cittadini e, con essi, perfino quella memoria storica che appartiene a tutta la razza umana.

Ma quando ci si troverà di fronte all’evidenza di dover fermare quest’opera inutile (e pare proprio che non manchi molto), ammettendo l’impossibilità di proseguire per mancanza di fondi, potremo ripartire proprio dal museo e dall’area archeologica, per riappropriarci di quel territorio che per anni ci è stato indebitamente sottratto. Le macerie del cantiere resteranno lì a testimoniare quanto inflitto alla comunità valsusina: sarà il più grande museo sulla “Sottrazione di democrazia” mai visto in Italia e, sono certa, da lì sapremo ripartire per riappropriarci del nostro territorio.

L.C. 01.11.14

Maddalena di Chiomonte. Addio al Museo archeologico. Intervista a Francesca Fredianiultima modifica: 2015-10-05T20:16:07+02:00da davi-luciano
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