IL MARCIO TRA TULIPANI E MULINI A VENTO . COLPO DI MANO DELL’AJA CONTRO L’ERITREA

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MONDOCANE

MERCOLEDÌ 19 APRILE 2017

L’Olanda, balilla Nato, non per nulla ospita all’Aja il Tribunale Penale  per la Jugoslavia. Quello che o ammazza, o condanna patrioti serbi e manda liberi delinquenti kosovari e croati, a seconda di come gli assassini della Jugoslavia dispongono. Alla luce di quanto in Olanda s’è combinato nei giorni scorsi, non ci potrebbe essere sito migliore per questo scempio della democrazia, della giustizia, della verità.

Il 13 aprile a Veldhofen in Olanda si sarebbe dovuto tenere il convegno mondiale dell’organizzazione giovanile del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia, il movimento che ha condotto e vinto la trentennale guerra di liberazione dal colonialismo dell’Etiopia e delle potenze che ne appoggiavano l’occupazione. Fronte che è oggi al governo del paese sul Mar Rosso. Ma sono intervenute le forze coalizzate che da anni perseguitano questo paese libero, autodeterminato e antimperialista con aggressioni militari, sabotaggi, sanzioni e campagne di diffamazione affidate dal despotismo imperialista ai soliti latifondisti della mediacrazia. Se ne sono fatti protagonisti membri del governo olandese, il sindaco della città, Mikkers,  la stampa, tutta atlantista, la solita Ong griffata George Soros, “EEPA”, diretta da Mirjam Van Reisen, docente all’università di Tilburg.

Far saltare una generazione che funziona

Quella di Soros, Open Society, è’ una ragnatela di vedove nere che copre tutti i paesi e ottiene il neanche più tanto paradossale sostegno delle pseudo sinistre involutesi in sinistre imperialiste, in questi giorni particolarmente infervorate sulle Ong che trafficano migranti dalla Libia. In Italia, a fianco del “manifesto”, abbiamo visto esibirsi prima Pippo Civati, assolutamente ignorante di cose africane, ma disciplinato proponitore in parlamento di mozioni che accusano l’Eritrea delle solite scelleratezze. Il suo gruppetto di reperti sinistri, Sinistra Italiana-Possibile, si è coerentemente anche precipitato a convalidare le porcherie russofobe diffuse in questi giorni da Cia e Soros sulla Cecenia. Ne ho scritto la volta scorsa.

La tecnica è quella consolidata. L’arrivo dai cinque continenti dei 650 delegati della diaspora giovanile eritrea per la loro 13ma conferenza internazionale, che avrebbe dovuto tenersi durante tre giorni nell’albergo Koningshof di Veldhofen, era stato preceduto dagli avvertimenti di ministri del governo, che avevano qualificato come “inopportuna” e “disturbante” l’iniziativa dei giovani. A contribuire a preparare il terreno ha poi provveduto la Van Reisen, rinnovando sul sito della Ong sorosiana le solite, truculente, accuse allo Stato eritreo che il governo Usa, quelli Nato, i loro manutengoli nella commissione ONU per i Diritti Umani  e la stampa sguattera, muovono da anni a un  paese sovrano, indipendente, non allineato, che non accetta diktat Nato, UE o FMI, Eritrea Stato “terrorista, dittatoriale, repressivo, violatore dei diritti umani, stupratore di donne, promotore di lavoro schiavistico e fonte della fuga in massa dei suoi cittadini”.

Si trattava dell’atmosfera necessaria perché si giustificasse la chiassata violenta di una trentina di teppisti del Corno d’Africa, fatti passare per eritrei, ma nella loro maggioranza, come si capiva da lingua e dialetto, etiopi. Questo manipolo di provocatori ha assediato l’albergo dei convegnisti e aggredito fisicamente, al loro arrivo, le vetture dei diplomatici e politici eritrei. Significative, tra i dimostranti, le bandiere azzurre della vecchia federazione tra Etiopia e Eritrea, imposta dalle Grandi Potenze, ma liquidata dalla lotta per l’indipendenza.

Comportamento civilissimo dei delegati, che non hanno risposto all’aggressione e al comportamento scandalosamente complice della mezza dozzina di poliziotti olandesi che, bonariamente, respingevano i più facinorosi,  non senza lasciarli arrivate, urlando minacce di morte, a tempestare di pugni la macchina che trasportava Yemane Gebreab, consigliere politico del presidente Isaias Afewerki, suo braccio destro ed effettivo numero due dello Stato. A chiassata esaurita, ne fermavano alcuni che venivano rimessi immediatamente in libertà dal tribunale. Tutto questo doveva funzionare come prodromo alla decisione del sindaco della città di proibire il raduno.

Ai 600 giovani riuniti nell’albergo, prenotato per tre giorni e che avevano iniziato i lavori, è stato intimato di abbandonare l’albergo e la località nella stessa serata, costringendoli a disperdersi istantaneamente e a rimediare soluzioni di alloggio e trasporto di fortuna. Il che non gli ha impedito di riorganizzarsi e portare avanti i lavori, divisi in gruppi di lavoro e distribuiti in tre nuovi alberghi. I link elencati riportano alcuni video della vicenda.

https://youtu.be/6o7zJWbKhDA  scontri a Veldhofen

https://youtu.be/_xNghf0A8zs  inizio convegno, sindaco, dimostranti

https://youtu.be/gMN5eWpUSmk attacco alla vettura, sindaco, scontri, momenti del convegno poi diviso tra tre città.

Due paesi, due governi, quale quello libero e democratico, quale quello nessuna delle due cose?

Tutto questo viene inflitto a un paese pacifico, reduce da una lotta anticoloniale che lo ha dissanguato, ma non gli ha impedito di rimettersi in piedi e costruire il suo progresso, la sua autosufficienza, la libertà dei suoi cittadini, a dispetto di tutte le manovre che insistono a voler eliminare una nazione che, unica in Africa a non accettare presenze e basi militari Usa, né imposizioni degli organismi sovranazionali, rischia di essere un contagioso modello per altre popolazioni. Nel Continente e non solo.

Tutto questo viene inflitto da un paese che passa per essere un modello di democrazia, rispetto dei diritti umani, protagonista di quelli civili. E che, dunque, è un attore di primo piano, a dispetto della sua modesta dimensione geografica e demografica, nel protagonismo militarista dell’Occidente, “a salvaguardia dei diritti umani e con la responsabilità di proteggere”. Dinamico e assertivo membro della Nato, risponde con prontezza e fervore indistintamente a tutte le chiamate di Pentagono, Cia, Wall Street. Che si tratti di sfasciare l’Afghanistan, o partecipare alle varie “coalizioni dei volenterosi” a guida Usa incaricate di radere al suolo paesi in Medioriente, provocarne lo spopolamento, rapinarne le risorse, sradicarli dalla storia e dal mappamondo. La logica applicata a Veldhofen è la stessa che l’Olanda sostiene con i suoi alleati in giro per il mondo.

Zoccoli, mulini a vento, tulipani e campioni Nato

Ha l’onore di far parte della coalizione che ha recentemente tolto di mezzo 300 civili a Mosul, di quelli che potevano infastidire i propri mercenari Isis; di condividere le pratiche Usa, Nato e Cia, espressesi nell’uno due della provocazione chimica di Idlib, allestita dai propri amici terroristi moderati, e della successiva risposta dei 59 missili Tomahawk sul campo d’aviazione siriano. Esaurito il torrente di lacrime spese sui finti bambini asfissiati a Khan Shaikhun, l’Olanda non ne ha più avute per piangere i 78 bambini che, dai villaggi di Fua e Kefraya assediati, andavano a rifugiarsi ad Aleppo liberata, e  che un furgone dei “ribelli moderati”, gestiti da turchi e Nato, aveva attratto a sé con la promessa di patatine e con il carico di esplosivo che li avrebbe fatto a pezzi.

C’è anche il papa

Come l’Olanda e i suoi media, anche tutti gli altri fratelli in Nato (e in Fratellanza Musulmana e derivati Isis-Al Nusra) si erano visti seccare le riserve di pianto dopo che i fatti chimici di  Khan Shaikhun erano risultati il contrario di ciò che erano stati fatti apparire. Così per i bimbetti siriani affamati, con gli occhi pieni di patatine spenti dal tritolo, non ne è rimasto, di pianto. Chi dice che il disseccamento delle ghiandole lacrimali era dovuto al fatto che i bambini che stanno con Assad sono diabolici, mentre quelli dalle parti dei “ribelli moderati” sono angelici è senz’altro uno sporco complottista diffusore di bufale settarie. E se papa Bergoglio, provvido monarca e protettore di tutti i cristiani, quello contro tutte le armi, riprende il governo di Damasco per la sua “violenza”  e nulla dice sul fatto che,  se cade Assad, laico e garante di ogni minoranza, arrivano quelli che i cristiani li scuoiano, bruciano vivi e crocifiggono, è perché un papa non può sbilanciarsi, ha da essere ecumenico, no?

Assaltano il numero 2 eritreo. Tutti zitti. Pensa se fosse stato Pence.

Ho partecipato a un altro convegno mondiale dei giovani eritrei, quella volta in Italia a Montesilvano, Pescara. Un centinaio di convenuti da tutto il mondo per discutere del loro paese, di come affrontarne l’ostilità e le calunnie subite dai necolonialisti e dai loro clienti e mercenari nella regione. Raramente ho incontrato tanta maturità politica, tanto amor patrio, tanta perizia organizzativa. Vi ha parlato anche Yemane Gebreab, il vice del presidente che poi ho avuto la fortuna di intervistare a Keren per il docufilm “Eritrea, una stella nella notte dell’Africa”. E non rischio l’agiografia se dico che, tra i tanti che ho incontrato in una lunga vita, mi ha colpito come uno degli uomini di Stato più saggi, colti, ideologicamente e culturalmente preparati , con uno spessore morale e una sensibilità umana di cui andiamo, nel nostro emisfero, cercando le tracce. Vox clamantis in deserto.

Eritrei veri ed eritrei farlocchi

Ho incontrato larghi settori della diaspora della nostra ex-colonia. Sono presenti e attivi in molte delle nostre città. La vecchia generazione è scampata alla guerra di sterminio degli etiopi. Quella nuova è qui per trovare occasioni di vita e lavoro rese scarse in un paese che, da pochissimi anni e tra grandi difficoltà, esce da guerre distruttrici e soffre di ingiuste sanzioni, che hanno aggravato un sottosviluppo di cui anche l’Italia è responsabile. Altro che fuga da una dittatura. Di quelli che se ne dicono fuggiaschi non se n’è mai visto manco uno nei miei incontri con chi evidentemente rappresentava adeguatamente la comunità. In tutta l’Olanda, con lo zuccherino dell’asilo politico, sono riusciti a rastrellarne una quarantina. E neanche tutti eritrei.

I disobbedienti non sono accettati, specie se occupano quella posizione strategica all’imbocco del Mar Rosso, la giugulare dell’economia tra Nord e Sud, Est e Ovest. Specie se non stanno alle regole. Siccome anche a noi quelle regole non piacciono, dobbiamo stare con l’Eritrea. Sempre più. Un altro avamposto della liberazione umana non deve cadere. E che agli olandesi di regime e di sudditanza il loro formaggio gli rimanga nella strozza. 

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 08:49

IL MARCIO TRA TULIPANI E MULINI A VENTO . COLPO DI MANO DELL’AJA CONTRO L’ERITREAultima modifica: 2017-04-19T13:53:44+00:00da davi-luciano
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