SIRIA, RUSSIAGATE, UCRAINAGAGATE AL TEMPO DEL MINISTERO DELLA VERITÀ —– THE DONALD NON VA ALLA GUERRA? IMPEACHMENT !

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MONDOCANE

LUNEDÌ 21 OTTOBRE 2019

“La bussola va impazzita all’avventura e il calcolo dei dadi più non torna” (Eugenio Montale, “La casa del doganiere”)

Giornalisti e sinedri

Di certezze, in questo mondo di spinte e controspinte in costante e confusa moltiplicazione, che lo fanno sembrare un cesto di serpenti in fregola di libera uscita, ce ne sono poche. Ce l’hanno in esclusiva inconfutabili mediatici che questo mondo lo interpretano con la saggezza, l’indipendenza e la competenza  che gli assegna l’Ufficio delle Risorse Umane del rispettivo datore di lavoro, a sua volta responsabile verso qualche sinedrio molto in alto e poco conoscibile. Sinedrio che, tra gli altri, cura il ministero della “Difesa” e quello, di orwelliana definizione, della “Verità” (“Miniver”). Noi che ritenevano come i giornali di opposizione dovessero criticare e contestare l’esistente e il governante, nel caso “il manifesto” o “Il Fatto Quotidiano”, ci dobbiamo rassegnare al dato che quell’ufficio delle risorse umane e quel sinedrio non permettono giri di valzer a nessuno. Su quel che conta nel sinedrio, il coro è uno e unico. E allora la possibilità di una ricerca, non tanto di certezze, ma di qualche brandello di probabilità sfuggito al coro di queste eccellenze ministeriali, si riduce a un criterio molto primitivo, rozzo, ma di discreta approssimazione.

Anche per quei due giornali si può tranquillamente ragionare, al netto delle oneste penne, non intinte nel veleno di quegli altri rettili, che insistono a fornirgli foglie di fico, su un criterio di questo tipo: ciò che essi sostengono e promuovono, va avversato e respinto; viceversa, ciò che li irrita e li muove al vituperio, ha ogni probabilità di meritare consenso e appoggio. Per esemplificare il paradigma, basta ricordarsi del trattamento riservato al M5S quando era ancora tale e pareva la famosa leva di Archimede. O quando parlano di Assad “macellaio di Damasco” e di “ribelli nella guerra civile siriana”. Strumento di misura infallibile è poi Roberto Saviano. Basta un suo appello pro o contro, per sapere con assoluta chiarezza dove collocarsi. In questo caso l’appello è pro-curdi, ovviamente; in un altro è anti-Chavez, ovviamente. Il nostro è una specie di Bernard Henry Levy cispadano (l’originale ha infatti firmato il suo appello, nel bel mezzo di una delle feste di tagliagole che frequenta in Medioriente).

Vediamo un numero a caso del “manifesto”. Quello del 19 ottobre u.s. E’ assoluta e capillare la sintonia, su tutti i temi di rilevanza internazionale, con quanto garba e viene argomentato e promosso nei cunicoli dello Stato Profondo Usa, a sua volta formattato da una delle sopra citate consorterie. Quelle che reggono in piedi e abitano l’edificio del capitalismo di caveau e di guerra.

Sinite parvulos ad nos venire

Che si dice della Siria? Si abbaia con virulenta indignazione, pari a quella dei cani da guerra Usa, in questi giorni capeggiati dalla primatista del bellicismo Usa, Hillary Clinton (prediletta del “manifesto”) e dei sottoposti botoli Nato, contro il “tradimento di Trump e l’abbandono dei curdi da parte dei militari americani”. I migliori solisti del giornale, riuniti in coro con quelli della meglio stampa bellicista Usa, quasi un tonitruante “Pavarotti and friends”, ci informano che “i curdi combattono anche per noi” (Sgrena), che quello dei curdi “è un progetto ambizioso e rivoluzionario persino per gli standard occidentali” (sempre Sgrena); che lo sterminio del popolo curdo ricorda “come sono stati malvagi i tedeschi (tutti! N.d.r.) a sterminare sei milioni di ebrei e zingari” (Ginevra Bompiani), che i curdi “combattono per l’umanità intera”, “che vanno aperte le prigioni dove 3 milioni di esseri umani sono oppressi e torturati e che noi accoglieremo in modo decente e diffuso” (sempre Bompiani).

A sua volta il tenore Alberto Negri denuncia la “vecchia cara pulizia etnica” dei curdi, lamenta “l’annessione di interi territori sottratti ai curdi”, ovviamente “traditi per l’ennesima volta” e l’aiuto che forse riceveranno da Assad e dalla Russia è naturalmente “assai

interessato”, Lo stesso Michele Giorgio che, in un giornale del tutto in sintonia con i propositi strategici della nota lobby sion-mondialista, salva le apparenze informando sulle cattive azioni degli occupanti della Palestina, denuncia pulizie etniche sui curdi e si riconosce in Amnesty International, “l’Ong a difesa dei diritti umani che denuncia esecuzioni sommarie e attacchi indiscriminati contro una casa, una scuola, una panetteria (sic)”.

https://twitter.com/Ruptly/status/1183660634417909760 Qamishli, truppe siriane festeggiate dagli abitanti

“Pulizie etniche” e pulizie etniche

Siriani arabi e miliziano curdo

Che dire? Adottiamo il meccanismo per la ricerca di qualche spiraglio di luce. Lamentare che Trump abbia tradito i curdi, esponendoli all’attacco turco, è come deplorare che la Sublime Porta, con il Sultano Murad I, invasore dei Balcani, abbia mollato in Serbia i suoi mercenari  Giannizzeri (“Nuova Milizia”), tagliagole antenati di Al Qaida e Isis. Quando poi si arriva a dire che i curdi “combattono anche per noi”, si parla di un mistero glorioso, per i carnefici e doloroso per le vittime, occultando che i curdi si sono fatti fanteria degli aggressori Usa, Nato, sauditi, turchi, israeliani, che intendevano far fuori uno Stato baluardo di antimperialismo, antisionismo, emancipazione, laicità e convivenza di etnie e confessioni. Stato davvero impegnato alla morte contro la barbarie Nato-Isis. Quindi per i valori che si suppongono facciano civiltà. Chi allora ha combattuto per l’umanità?

Quanto a pulizie etniche e a “territori sottratti ai curdi”, i turchi stanno invadendo territori sovrani della Siria, nei quali i curdi, grazie all’appoggio bombarolo Usa e al sostegno materiale e politico di Israele e sauditi, si sono allargati, decuplicando la propria area di origine, cacciando da case, villaggi, istituzioni, terre e ricchezze petrolifere, i rispettivi titolari siriani arabi. Chi ha fatto pulizia etnica? E’ codesto il “progetto ambizioso e rivoluzionario persino per gli standard occidentali” celebrato dalla Sgrena? In effetti, se pensiamo agli standard occidentali degli ultimi secoli nei confronti dei popoli “altri”, magari lo è. E sotterriamo, per rispetto a femministe meno faziose, l’indecente, per tutti i versi, similitudine vergata tra i “sei milioni di ebrei e zingari trucidati dai malvagi tedeschi” (tedeschi tutti!) e le decine di vittime provocate dall’invasione turca.

Hillary e Suzanne nel Miniver

Chiudo con Amnesty, che non solo Giorgio, ma “il manifesto” con particolare trasporto e tutta la stampa di regime amano esporre nella vetrina del proprio arsenale di bombe vere e notizie taroccate. Negli anni degli assalti a Libia e Siria, perdurando quelli a Iraq, Afghanistan, Somalia e Yemen), era direttore esecutivo di Amnesty International, dopo essersene guadagnata i galloni da collaboratrice “per i diritti umani” di Hillary Clinton al Dipartimento di Stato, Suzanne Nossel. Oggi, coerentemente, direttrice di “PEN America”, associazione di letterati e comunicatori d’ordinanza che assegna premi ai meritevoli.  

Hillary Clinton, Suzanne Nossel

Mentre la sua capa organizza il massacro della Libia e si compiace sghignazzando dell’impalamento di Muammar Gheddafi, la Nossel, inaugura la serie di “dossier”, sistematicamente da fonti anonime o di oppositori, che satanizzano i resistenti alle spedizioni belliche e alle sanzioni di Washington, attribuendogli fantasiose turpitudini e scelleratezze inimmaginabili, esonerandone coloro che stanno dalla parte giusta. La rete è vasta: ad Amnesty, si affiancano  HRW, Save the Children, Avaaz  e quasi tutte le associazioni di cosiddetti “giornalisti investigativi” Numerosi i ripetitori installati in Italia, a destra e ancor più a “sinistra”.

Cosmesi e controcosmesi

Quello cui puntano tutti questi aggiustatori della verità nell’apparato mediatico e diritto-umanista, che l’imperialismo s’è costruito per sostenere le sue operazioni, è di farci spettatori di un teatrino dei burattini dietro al quale occultare la realtà di un’intera regione del mondo insanguinata e fatta a pezzi. Il crimine non è più il tentato sbranamento di un paese sovrano, Siria, Libia, Iraq, Afghanistan tra gli altri, con l’assassinio e la dispersione dei loro popoli, bensì l’attacco turco ai curdi. Non più i bombardamenti di massa e l’invasione di bruti psicopatici raccattati tra la feccia di mezzo mondo, bensì il ritiro degli invasori dal luogo del loro delitto. Non più la pulizia etnica inflitta dai curdi agli arabi della Siria e la balcanizzazione di quella nazione, ma la pulizia etnica che subirebbero i curdi nei territori da loro invasi. E sono i curdi ad aver debellato il tumore Isis, quando agli Usa conveniva sostituire il proprio mercenariato sputtanato con uno ammantato di ecofemminismo, mica, da otto anni su mille fronti, un popolo eroico in armi dagli oltre centomila caduti.

Per ora è vittoria

Come ora andrà a finire ce lo dicono gli apodittici depositari di certezze annidati nel Ministero della Verità. E’ vero che finora hanno vinto il popolo di Assad con i suoi alleati e tutti gli altri, carnefici e mercenari, hanno dovuto rinunciare agli obiettivi posti, restando solo appesi alla rete lacerata delle loro menzogne. Ma restano da togliere di mezzo il bubbone tumorale di Al Tanf, base Usa zeppa di jihadisti e la massa di terroristi Al Qaida e Isis ammassati dai turchi a Idlib. E c’è da far saltare l’indecente accordo Usa-Russia-Turchia sulla “fascia di sicurezza” di 32 km per 440, con cui Erdogan si vuole assicurare un pezzo dei più ricchi della Siria. Lasciando i curdi al di là, ma sempre su suolo arabo siriano. E restano da neutralizzare i furori mai spenti del groviglio bellicista Usa, quello detto Stato Profondo militar-industriale, dei neocon, clintoniani, Democratici, con i loro corvi mediatici (scuse ai corvi), che qui si fanno passare per giornalisti e, addirittura, per giornalisti comunisti.

Lo scandalo  di un vicepresidente merita l’impeachment  di un presidente

Un altro capitoletto va dedicato a quello che, sulla falsariga di quanto abbiamo appena illustrato sull’inversione della realtà, di tutto questo è un esempio stupefacente. Gli attori  sono sempre quelli. Trump, che ha colto in fallo un suo antagonista nelle prossime presidenziali, lo smemorato Joe Biden e, dal lato opposto, la vera estrema destra globalista che si ritrova nello Stato Profondo e si esprime politicamente nel Partito Democratico. In Italia tra i suoi pifferai di punta, troviamo quello Stefano-Bilderberg-Feltri che, nel Fatto Quotidiano, è  un valido chierico del culto antlantosionista  e della russofobia.

Per sommi capi. Riuscito a Obama-Hillary, con la mattanza dei loro cecchini a Maitan, il colpo di Stato in Ucraina, imposto dalla vice della belluina Clinton per l’Europa, Victoria – “in culo all’UE” Nuland, un premier made in yankee (Arseniy Yatsenyuk, per Victoria “il caroYats”), un battaglione di oligarchi economici Usa e ucraini si gettò a capofitto su istituzioni e beni ucraini, rinnovando in Ucraina i fasti dell’era Eltsin. Fra loro il vicepresidente Biden per interposto figlio Hunter. Che nel 2014, pure totalmente ignaro di questa, come di qualsiasi altra materia, venne infilato nel CDA di una corrottissima società del gas, la “Burisma”, a 50mila dollari al mese (sic!). Società distributrice di tangenti a destra e a manca, che già aveva ricompensato il lobbying a suo favore di papà Joe con 900mila dollari, ma che finisce poi, assieme a Hunter, sotto inchiesta del PM Victor Shokin. A questo punto il vice di Obama che fa? Si dà da fare perché le massime autorità ucraine archivino i procedimenti contro il fondatore e padrone di “Burisma”, Zlochevsky, e i suoi  manager e chiede al presidente addirittura di rimuovere il PM dal caso. Se non lo avesse fatto, il governo Usa avrebbe trattenuto il miliardo di dollari, promesso a Kiev. E Shokin viene rimosso.

Obama, Biden Sr, Biden Jr

Sgonfiato il Russiagate, gonfiamo l’Ucrainagate

Ci sarebbe stato, per la maggioranza democratica al Congresso, ampia ragione per chiedere, se non un impeachment, stavolta motivato, almeno le dimissioni del vicepresidente corruttore, mentre il governo ucraino, non fosse poco più di un carillon in mano ai Democratici, avrebbe dovuto perseguire Biden per ingerenze nel sistema giudiziario e tentata corruzione. Che fanno invece Nancy Pelosi e gli altri chierichietti delle rivoluzioni colorate di Obama? Vedovi inconsolabili del Russiagate, l’hanno visto radere al suolo dallo stesso rapporto del procuratore Mueller, ex-capo FBI. Sono in ambasce per gli abusi da galera, tra le tante altre nefandezze, compiuti da Hillary con l’uso del suo computer privato per migliaia di comunicazioni sotto segreto di Stato. Sono sotto pressione dal nuovo ministro della Giustizia, William Barr, finalmente non imposto dallo Stato Profondo, il quale sta trovando il filo rosso, anche tra gli obamiani nostrani, che collega, fin dal sabotaggio di Sanders da parte del Comitato Nazionale Democratico, gli intrighi clintonian-obamiani per portare Hillary alla Casa Bianca anche e soprattutto grazie allo sputtanamento di Trump tramite Russiagate.

E allora ecco la trovata. Morto il Russiagate, ecco l’Ucrainagate. Mica quello di una combriccola Clinton-Biden che s’impadronisce dell’Ucraina, muove la sua potenza militare ai confini della Russia, promuove un governo e un esercito nel segno delle SS naziste che vanno a massacrare chi né nazista, né amerikano vuole essere (a proposito, dove sono nella contingenza, gli urlatori antifascisti d’Italia?). Figurati! E’ il suo contrario: una corsa per oscurare le malefatte del fellone Biden, che si è perfino gloriato in tv di aver ricattato gli ucraini perché cacciassero l’accusatore del figlio e della sua ditta, e per incriminare The Donald per esseri permesso di chiedere al premier ucraino, Zelensky, di continuare a indagare su un cittadino Usa accusato di corruzione. Suo dovere, tra l’altro. Anche per evitare che domani possa finire nella sala ovale uno che ricatta il governo di un altro paese per mettere al sicuro il figliolo da provvedimenti giudiziari. Biden buono,Trump cattivo. Uguale a curdi buoni, Assad e siriani cattivi. Come anche proclama Bergoglio. E Feltri, e tutti gli altri, appresso. E’ il Ministero della Verità. Infallibile come il papa.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 16:50

SIRIA, RUSSIAGATE, UCRAINAGAGATE AL TEMPO DEL MINISTERO DELLA VERITÀ —– THE DONALD NON VA ALLA GUERRA? IMPEACHMENT !ultima modifica: 2019-10-25T22:11:24+02:00da davi-luciano
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