SIRIA, CURDI, TRUMP-PUTIN, NOI——– DIMMI CON CHI VAI…..

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/10/siria-curdi-trump-putin-noi-dimmi-con.htmlMONDOCANE

GIOVEDÌ 17 OTTOBRE 2019

 Manbij liberata

https://youtu.be/mHLp6U-xWzE Soldati siriani tra la folla a Manbij

Alle scomposte geremiadi delle prefiche imperialiste sul ritiro delle truppe Usa dalla Siria e sull’ “abbandono” della loro fanteria curda, hanno risposto correttamente, tra poche altre iniziative, una mobilitazione del Comitato contro la guerra di Milano, un articolo di Pino Arlacchi, uno di Mauro Gemma (Marx XXI) e un ottimo comunicato stilato dall’amico Enzo Brandi, poi leggermene modificato da altre mani della rete No War. Lo riporto in calce, dopo una serie di mie considerazioni.

Intanto una precisazione in riferimento alla «maggiore autonomia ai curdi» inserita ex-post nel comunicato e, a mio parere, spuria e inopportuna, tale da costeggiare pericolosamente la forsennata campagna di sostegno ai curdi. Sostegno a prescindere. C’è il rischio che venga interpretato dai curdi e dai curdomaniaci come avallo alle prestazioni e pulizie etniche che le Forze Democratiche Siriane (etichetta che maschera il mono-etnicismo curdo del YPG) hanno operato su un terzo della Siria araba, protetti dagli Usa e armati e finanziari da Israele e Arabia Saudita.
E siccome non perde mai validità il detto “Dimmi con chi vai…”, la presunta nobiltà politica dei curdi autodefinitisi e riconosciuti dall’Occidente “democratici, ecologici, femministi, multiculturali e confederativi” si risolve in un ignobile mercenariato al servizio degli sbranatori della libera, laica, pacifica e socialista Siria. Ricordino i fustigatori del “traditore” Trump, come fosse Obama, nel 2010, a lanciare le guerre per procura contro la Siria con l’utilizzo di gruppi terroristici mercenari, cominciando con Al Qaida e concludendo con l’Isis, chiamando il tutto “guerra al terrorismo”. Da noi, inveterati colonialisti, si cianciava di “opposizione democratica”, di “moderati” dell’Esercito Siriano Libero, lo stesso ora utilizzato da Erdogan per l’ennesima invasione.

Area storicamente a maggioranza 

curda in verde scuro; area occupata insieme agli Usa in verde chiaro.

I curdi in Siria erano un milione su 25 e occupavano una striscia di territorio sul confine. La Siria ne ha poi accolti centinaia di migliaia, insieme a Ocalan, in fuga dalla repressione turca. In compenso i curdi si sono fatti aiutare dagli assassini della Siria a rubare terre, case, paesi, giacimenti, industrie. Una Premia Nobel statunitense del 1997, Jody Williams, del genere Obama, si straccia le vesti sulla “pulizia etnica” compiuta dai turchi nei confronti dei curdi. Abbiamo mai udito suoi lamenti per la pulizia etnica degli squartatori della Siria in cantoni mono-etnici, monoconfessionali, monotribali, come previsto dal Piano Yinon israeliano fin dagli anni ’80?

”Fascia di sicurezza” progettata da turchi e Usa in grigio, area siriana occupata da Usa e curdi in giallo.

Chi ha alzato un sopracciglio quando i curdi, usciti dal loro enclave siriano, si sono fatti mercenari dell’imperialismo e avventati su terre arabe, occupando un terzo della Siria, comprendente le migliori terre agricole e quasi tutte le ricchezze petrolifere, da spartire con gli Usa e altri rapinatori? Migliaia di arabi siriani sono stati cacciati dai loro villaggi, dalle loro case, le loro istituzioni sono passate sotto controllo curdo, le loro scuole sono state chiuse. Una pulizia etnica, se mai ce n’è stata una, ma di cui gli amici dei curdi (“dimmi con chi vai”) non pare abbiano mai saputo nulla.

Superando ogni vetta dell’ipocrisia, gli amici del giaguaro politici e mediatici d’Occidente, con al seguito masse di utili idioti, attribuiscono ai curdi del SDF il merito di aver debellato da soli l’orrore dello Stato Islamico. Di aver salvato il mondo dal terrorismo jihadista. Loro che si sono fatti affittare dagli Usa, padrini e padri del terrorismo universale, come fanteria della guerra alla Siria. Il colmo dei paradossi. E’ un giudizio falso e strumentale, teso a

oscurare l’eroismo di un popolo, quello siriano, che, tra indicibili sofferenze e privazioni, con il suo esercito e i suoi volontari delle unità popolari, da otto anni regge – e vince, con l’aiuto di russi, iraniani e hezbollah – lo spaventoso urto della potenza militare (aeronautica, forze speciali e sanzioni genocide) di mezzo mondo (Nato). Una potenza integrata da decine di migliaia di bruti mercenari addestrati da Usa, Regno Unito, Israele, dalle oscene dittature del Golfo, a compiere atrocità che neanche nella Seconda Guerra Mondiale, o nello sterminio dei nativi d’America.

Raqqa dopo i bombardamenti Nato

Sia chiaro poi che ad aprire e spianare la strada ai combattenti YPG sono stati i bombardamenti a tappeto della Coalizione, tesi a polverizzare la Siria, i suoi beni, i suoi esseri viventi, più che a far fuori i propri clandestini mercenari dell’Isis (regolarmente salvati da Raqqa e altre città e assegnati a unità curde). Sono i combattenti patrioti della Siria ad aver indicato al mondo come si possa debellare il mostro imperialista. La nostra riconoscenza non sarà mai all’altezza di quel merito. Ed è merito di queste ragazze e questi ragazzi combattenti se oggi possiamo gioire come mai prima, nella storia terribile e gloriosa di questa guerra, alla vista della bandiera siriana su Kobane e Manbij, affiancata da quella russa, di nuovo al suo fianco, esplicita e senza le ambiguità compromissorie che hanno accompagnato molte furbizie turche, tipo tregue, demilitarizzazioni, zone di de-escalation.
I curdi hanno molto da farsi perdonare dal popolo siriano tradito e accoltellato alla schiena. E anche dagli ingenui loro sostenitori suggestionati da una propaganda assordante che presentava al mondo l’area abusivamente da loro occupata e straziata come una specie di repubblica di Platone. Ora i curdi rientrino nella loro zona originaria, facciano ammenda, si riconoscano nella Siria multiculturale, multiconfessionale, multietnica, tollerante e progressista, antimperialista, restituiscano quanto hanno predato e lucrato e difendano la Siria unita, integra. laica e libera.

Rispetto alle forze in campo e al loro peso nel quadro geopolitico, si ha a che fare con un ginepraio difficilmente districabile. Quanto a Erdogan, è trasparente l’obiettivo del suo imperialismo neo-ottomano di ingrandirsi attraverso l’annessione dei pezzi più ricchi di Siria nel Nord della cosiddetta “Striscia di Sicurezza” e oltre. Ma è anche quello di neutralizzare la minaccia storica dell’irredentismo curdo in casa, costringendo i curdi legati al PKK ad accontentarsi di una ridotta da qualche parte nella Siria orientale e in Iraq, ma fuori e oltre le aree di interesse turco, così confermando l’impegno strategico della frantumazione dei grandi Stati arabi della regione, comune a Turchia, Nato, Israele e ai suoi alleati del Golfo.
Trump, al contrario dei democratici clintoniani e neocon nello Stato Profondo Usa, con i loro tentacoli nei regimi UE, pare disposto a lasciarlo fare. Anche perchè sa bene che un conflitto diretto con la Turchia porterebbe alla disgregazione della Nato, organizzazione a cui lui tiene poco, ma la cui distruzione quale braccio armato per il dominio globale fornirebbe nuovi armi propagandistiche agli avversari che da sempre, a dispetto dell’immane flop del Russiagate, lo denunciano come traditore e terminale di Putin.
Con il quale Trump potrebbe davvero avere un’intesa segreta, visto l’evidente via libera che gli ha dato con il ritiro dei Marines dalla Siria occupata e l’implicito arrivo nelle maggiori città di confine delle truppe di Assad accompagnate dai russi. Forse, vista la buona accoglienza elettorale che gli ha dato il suo appeasement con Mosca nella campagna di 4 anni fa,Trump cerca di sottrarsi alla morsa bellicistica dei suoi avversari Democratici e falchi vari (alla Bolton) e presentarsi al secondo mandato come uomo che, rispetto alle sette guerre di Obama, è consapevole della volontà di pace espressa nei sondaggi dalla maggioranza dei suoi cittadini e di quelli dei paesi alleati.
Tutte queste, badate bene, sono parole scritte sulla sabbia e dette al vento. Domani potrebbero succedere cose che mi renderebbero un fantasioso sparaballe. Con Trump non si sa mai. Ma ancora più non si sa mai come reagirà il drago nel profondo della caverna Usa, il complesso militar-industrial-securitario, il suo corollario dell’Intelligence e la sua espressione politica nel Partito Democratico, quello del complotto Russiagate. Per cui, ripeto, peggio di Trump non ci sono che gli anti-Trump.

 La Siria si riprende Manbij

Comunicato Stampa 15.10.2019.

NO ALL’INVASIONE DELLA SIRIA E AL GENOCIDIO DEI CURDI.

La Rete NO WAR condanna fermamente l’invasione della Siria a opera dell’esercito turco come crimine di guerra. Rischia di provocare ulteriori disastri e sofferenze per tutte le popolazioni di quel paese, e per tutte le popolazioni del Medio Oriente già cosí gravemente provate.

Plaude la decisione della comunità curda siriana di riunirsi agli altri popoli della Siria, lottando a fianco dell’esercito nazionale per respingere l’invasione delle truppe turche, invece di continuare a rincorrere l’illusoria “protezione” degli Stati Uniti, la cui stessa presenza in Siria è comunque illegittima.

I siriani di tutte le etnie e confessioni – arabi, curdi, armeni, assiri, sunniti, sciiti, alawiti, drusi, cristiani, yazidi – sono convissuti insieme pacificamente e proficuamente da generazioni e potranno farlo in futuro, se lasciati in pace.

La sconfitta dell’invasore turco ed il ritiro di tutte le forze straniere e delle formazioni jihadiste e terroriste presenti nel paese è premessa indispensabile per l’apertura di una trattativa per una maggiore autonomia dei curdi-siriani nel quadro di una Siria multietnica, integra, indipendente, laica e socialista.

Chiediamo al Governo italiano di adottare tutte le misure necessarie, non solo per porre un embargo totale su tutte le forniture di armi alla Turchia, ma anche per sottoporla se necessario a sanzioni, e – contemporaneamente – chiediamo di annullare le sanzioni alla Siria, che causano enormi sofferenze alla sua popolazione, e riallacciare normali relazioni con il Governo di Damasco.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 12:41

Per una giusta Resistenza. Libertà per i No Tav!

http://www.notav.info/post/per-una-giusta-resistenza-liberta-per-i-no-tav/

notav.info

post — 16 Ottobre 2019 at 12:59

Rimbalza sui giornali da alcuni giorni la notizia della notifica di anni di reclusione per 12 attivisti che a vario titolo parteciparono alla giornata di mobilitazione del 3 marzo 2012 organizzata dal movimento No Tav.

Ricordiamo i fatti. A seguito di una partecipatissima assemblea in piazza del mercato a Bussoleno, il 3 marzo 2012, si decise di dividersi in due gruppi: uno si mosse in corteo a Bussoleno, un altro si diresse ad Avigliana per contestare le dichiarazioni provocatorie dell’allora premier Monti e liberare i caselli di una delle autostrade più care d’Italia, la Torino Bardonecchia, che dal lunedì della stessa settimana fino al giovedì era già stata occupata in maniera permanente dal movimento.
Erano giorni di intensa mobilitazione: Luca Abbà pochi giorni prima era stato fatto cadere dal traliccio e lottava tra la vita e morte. Le mobilitazioni coinvolsero migliaia di persone in tutta la valle, scontri ed occupazioni si susseguivano per lanciare al paese intero un messaggio di determinazione contro il sistema del Tav e le forze dell’ordine che con violenza continuavano ad imporre la loro presenza.

In questo procedimento giunto oramai a conclusione la società concessionaria dell’autostrada A32 la Sitaf (da sempre parte attiva nei lavori per la Torino-Lione), si era costituita parte civile chiedendo un risarcimento di 25.ooo euro per mancati pedaggi e danno di immagine, poiché secondo loro le mobilitazioni del Movimento No Tav avrebbero fatto crollare in quei giorni il “turismo” in Val di Susa.
Ipocrita affermazione, già sappiamo, nel momento in cui è chiaro a tutti che il vero nemico del turismo in Val di Susa sarebbe l’avvio del cantiere definitivo della Torino- Lione, con le sue ricadute concrete, l’inquinamento e la militarizzazione del territorio.
Di questo processo non dimenticheremo le domande ai testimoni sui toni e le posture dei soggetti processati, i riconoscimenti non effettuati o errati da parte del personale di polizia (con in mano annotazioni, foto e di fronte al video) sollecitati e suggeriti dal pm e, nell’incapacità di farli, rinviati all’udienza successiva, il tentativo di ricondurre un clima nella realtà disteso (tutti gli automobilisti citati come testimoni dall’accusa si sono dichiarati tranquilli e per nulla minacciati) ad una dimensione di pericolo e violenza.

Non dimenticheremo, soprattutto, come secondo la polizia  la caduta di Luca dal traliccio sia stato un evento “romanzato” dal movimento No Tav, trattandosi semplicemente di un gesto sconsiderato da parte dell’attivista (il poliziotto rocciatore, sempre secondo loro, non seguiva Luca mettendolo in pericolo, ma lo voleva solamente invitare a scendere).

Il 9 marzo 2017, 5 anni dopo i fatti, il pm con l’elmetto Rinaudo chiese circa 40 anni di carcere complessivi, con pene dai 3 ai 4 anni che il tribunale poi trasformò in 1 o 2 anni a seconda dei casi, per reati talmente irrilevanti (blocco del traffico, violenza privata ma soprattutto il famigerato concorso) da sembrare sin dal primo grado una chiara condanna politica, in continuità con gli intenti persecutori più volte avvallati e palesati dai giudici torinesi.

Oggi i vari gradi di processo sono giunti al termine e con il ricorso respinto da parte della Cassazione inizia un conto alla rovescia prima che le misure diventino esecutive (c’è possibilità entro 30 giorni di fare richiesta di misure alternative, poi si attenderà l’udienza del tribunale di sorveglianza ecc…). A diversi No Tav, è bene sottolinearlo, oltre a questa condanna hanno sospeso precedenti condizionali, facendo aumentare il periodo di reclusione ben oltre i due anni. Per altri invece è la prima condanna in assoluto e dovrà essere scontata poiché i giudici hanno ritenuto non meritassero la sospensione della pena con la condizionale (il blocco stradale evidentemente è un reato che indispone per la sue efferatezza, sic!)

Tornando a noi, nonostante il tribunale di Torino, insieme alla procura e la questura, cerchi di riscrivere la storia di quegli anni a colpi di sentenze e regalando anni di carcere come se fossero noccioline, chiara è la percezione di vendetta da parte di uno Stato che non si rassegna al fatto che esista, ancora oggi, un popolo indomabile e sordo alla sua retorica e alle sue bugie.
Come scrivemmo anni fa proprio a commento di un’udienza di questo processo, noi e i tantissimi No Tav di tutta Italia siamo invece l’esempio e la memoria vivente di quei giorni in cui la Val di Susa rimase bloccata per giorni interi, in cui da Bussoleno a Palermo, passando per decine città d’Italia, migliaia di persone scesero in piazza con blocchi e cortei, arrivando addirittura a scontrarsi con la polizia a difesa di stazioni ed istituzioni, e denunciando a gran voce l’ingiustizia subita dagli abitanti della valle.
Noi in quei giorni non denunciammo nessun tradimento di Monti e del governo tecnico, poiché le carte erano state svelate da tempo,  bensì agimmo una rottura, insanabile, con un sistema che aveva quasi ucciso Luca e che con immenso sdegno aveva continuato a muovere le ruspe a pochi metri dal suo corpo gravemente ferito. Oggi Luca sempre per colpa di questo tribunale sta scontando un’assurda pena di un anno in regime di semilibertà, facendo dentro e fuori dal carcere.
In attesa di ulteriori indicazioni su come intenderemo muoverci nei prossimi mesi a sostegno dei condannati No Tav, non possiamo che rimarcare la distanza etica, morale e politica tra chi pratica una giusta resistenza e chi invece prova a riprodurre un sistema di sfruttamento. La storia, lo sappiamo, ci darà ragione.
Solidarietà ai coraggiosi della Valsusa ed un ringraziamento ai numerosi No Tav da tutta Italia che ci stanno inviando attestati di solidarietà.
Libertà per Nicoletta, Dana, Francesca, Stella, Mattia, Maurizio, Aurelio, Fabiola, Michele, Mattia, Paolo, Massimo!
Libertà per la Val di Susa!

Ordini di carcerazione per Nicoletta ed altri notav

http://www.notav.info/post/ordini-di-carcerazione-per-nicoletta-ed-altri-notav/

notav.info

post — 15 Ottobre 2019 at 13:57

Diversi ordine di carcerazione sono stati notificati ad alcuni notav per la manifestazione “Oggi paga Monti”  del 2012 al casello di Avigliana (Torino) dell’autostrada del Frejus. L’ordine di carcerazione è sospeso per trenta giorni per dare modo di chiedere misure alternative alla detenzione e per alcuni la richiesta di carcerazione si somma ad altri processi definitivi.

L’ennesimo attacco vendicativo e sproporzionato nei confronti di un movimento che non si arrende e che non si è mai arreso.

Aggiorneremo in seguito sulle varie situazioni che ci coinvolgono ma vogliamo intanto pubblicare e fare nostre le parole di Nicoletta Dosio, anch’essa sottoposta alla richiesta di carcerazione “Contro il breve tempo dei loro profitti, il lungo tempo della nostra lotta.”

Scrive Nicoletta: “Ma che cosa pensano di fare con i loro muri e le loro manette? E che ne sanno di questa nostra vita che con un colpo d’ala sa liberarsi dalle loro trappole che si chiamano resa e rassegnazione?
Nulla conoscono dell’amore che ci lega a questa terra e alle sue creature fragili, tenaci e belle.
Né immaginano la forza dell’ ostinata dignità di chi non si piega ai loro giochi di potere né alle loro minacce.
L’erba sa rompere anche il cemento delle prigioni e l’acqua, a lungo andare, scava la pietra tenace. Chi la dura, la vince, e noi lo sappiamo….
Contro il breve tempo dei loro profitti, il lungo tempo della nostra lotta.”

COMMENTI: LA QUESTIONE IMMORALE

http://cubferrovie.altervista.org/commenti-la-questione-immorale/

La velina sta correndo velocemente nei palazzi dei cortigiani. Mauro Moretti, ex Ad della holding FSI e di RFI -giudicato colpevole in primo e secondo grado per la strage di Viareggio (dove sono morte 32 persone e altre 100 sono rimaste ferite con lesioni gravissime) e condannato a 7 anni di reclusione- ha avuto una promozione. Il dicastero dei trasporti (nella persona della neo ministra Paola De Micheli) ha infatti pensato bene di avvalersi dei “consigli” di Moretti, considerato da qualche pennivendolo come “il super manager” e “gigante” in tema di gestione dei trasporti. Peccato che in questa vicenda di gigante si vedano solo le condanne ricevute (Viareggio) e quelle mancate (Crevalcore). Se invece vogliamo parlare di gestione dei trasporti risulta paradossale considerare Moretti come qualcosa vicino alla logica e alla lungimiranza. Cosa ci può essere, infatti, di sensato nell’aver ottenuto l’agente solo sui treni, fonte giornaliera di ansia per molti lavoratori (e i loro familiari) che, in caso di malore, molto probabilmente non torneranno a casa? Dove sono i meriti nella folle corsa ad alta velocità in un paese come il nostro, ricco di rilievi montuosi e falde acquifere che sono state stravolte dai tunnel AV? Per non parlare della montagna di denaro pubblico drenato dall’AV (60 milioni di euro al KM!) alle altre divisioni, quali il trasporto pendolare e quello merci, relegato sempre di più verso la privatizzazione, per non parlare del taglio ai servizi IC, lunga percorrenza e internazionali. D’altronde si sa, in Italia la memoria è corta. Dante De Angelis prima, e Riccardo Antonini dopo, hanno pagato con i licenziamenti la loro lotta per la sicurezza ferroviaria e per essere stati al fianco dei familiari della strage di Viareggio. Questi licenziamenti politici sono serviti a Moretti, perché doveva far capire chi “comandava”. Doveva essere il capo, qualsiasi cosa avrebbe dovuto fare, a costo di non darsi pace. Intanto chi non si da pace ad assistere a questo penoso teatrino politico sono i familiari della strage, sempre pronti a lottare perché non accada più un’altra Viareggio. A loro, ed ai ferrovieri di Assemblea 29 giugno, dobbiamo la tracciabilità degli assili dei carri; a loro dobbiamo la tenacia per quel riguarda il miglioramento della sicurezza in ambito ferroviario. Non certo all’agenzia europea della sicurezza ferroviaria ERA (sia un ‘eccesso di sicurezza’, biglietti e costi di accesso più alti, che una ‘carenza di sicurezza’ potrebbero spingere i clienti a cambiare modo di trasporto), o alle lobby del trasporto merci su ferro che costringono le agenzie della sicurezza ferroviaria a non imporre il dispositivo antisvio su carri merci e vetture viaggiatori (troppo costoso). Quanto “costano”, al contrario, le vittime del disastro di Pioltello? Se il dispositivo antisvio fosse stato installato sul regionale Trenord quella mattina non avremo parlato di morte, di dolore. Qual’è l’importo, secondo l’ERA, per il disastro di Corato? Non c’è dubbio che se i lor signori fossero lasciati liberi di agire come vogliono, stragi e disastri sarebbero cronaca quotidiana. Ma Viareggio ci insegna: i perseguitati sono loro. E chi ha coscienza non può non prendere posizione, perchè la responsabilità sarebbe altissima. Chi ha coscienza continuerà a perseguitarli.                                                            

Mauro Moretti, 30.06.2009 (il giorno dopo la strage): “Voglio tranquillizzare gli italiani. Tutto ha funzionato. La rete italiana è la più sicura d’Europa. Non sono io a dirlo, ma le statistiche”

Ferrovieri Cub Rail

LE VRAI TOURNANT GEOPOLITIQUE EN SYRIE : DAMAS REPREND LE CONTROLE DU ‘ROJINA’ ET DE SA FONTIERE AVEC LA TURQUIE ! (AGRESSION TURQUE CONTRE L’ETAT SYRIEN II)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2019 10 14/

LM.GEOPOL - Syrie invasion turque II rojina damas (2019 10 14) FR

 « Face à la menace turque, les Kurdes s’allient à Bachar al-Assad

En Syrie, les Kurdes ont annoncé un accord avec Bachar al-Assad. »

– (France2, Paris, ce jour).

 « Il n’y a plus que Bachar al Assad pour sauver les kurdes »

– LCI (Paris, ce jour).

 «”Des unités de l’armée arabe syrienne en route pour le Nord pour affronter l’agression turque sur le territoire syrien »

– SANA (Damas, ce matin).

Alors que l’offensive d’Ankara dans le nord de la Syrie a engendré le déplacement de 130.000 personnes, l’armée arabe syrienne est « appelée à libérer toutes les localités occupées par l’armée turque », dans le cadre d’un accord surprise passé dimanche soir entre Damas et les Kurdes. Dans ma précédente analyse, j’annonçais que les kurdes du ‘Rojina’ n’avaient qu’une seule alternative pour « sauver leur peau ». L’allégence à Damas et le retour dans le giron de l’Etat syrien unitaire. Ce jour, sous les acclamations des kurdes, l’Armée Arabe Syrienne reprenait le territoire national occupés par les YPD.

Exit la sécession du « Kurdistan syrien » trahie par Washington et Paris !

Exit aussi la blitzkrieg d’Erdogan qui veut s’emparer d’une bande de territoire syrien longue de 120 km et profonde d’une trentaine de kilomètres dans le nord du pays !

* Voir mon analyse :

POURQUOI LE PRETEXTE DE L’OFFENSIVE TURQUE CONTRE LES FORCES KURDES EN SYRIE EST UNE AGRESSION TURQUE CONTRE L’ETAT SYRIEN !?

sur http://www.lucmichel.net/2019/10/10/luc-michels-geopolitical-daily-pourquoi-le-pretexte-de-loffensive-turque-contre-les-forces-kurdes-en-syrie-est-une-agression-turque-contre-letat-syrien/

En Syrie, la situation est toujours très tendue depuis le début de l’offensive turque. À Tal Abyad (Syrie), des hommes armés circulent dans les rues. Ce ne sont pas des Turcs, mais ce sont leurs alliés. Des supplétifs qui ont pris le contrôle de la ville. Elle est quasiment déserte. Les Kurdes ont fui la zone. Ces Arabes tiennent leur revanche, ils avaient dû quitter cette région quand les Kurdes l’avaient prise. “Je suis d’ici, on nous a chassés il y a cinq ans à cause de Daech et des Kurdes”, explique un homme.

De l’autre côté de la frontière, en Turquie, on assiste à une liesse populaire. Les forces du président Erdogan ont repris une route stratégique. Le territoire des Kurdes est désormais scindé en deux, leur ligne d’approvisionnement est coupée. Pendant ce temps, les forces américaines quittent la région. Donald Trump a décidé dimanche 13 octobre de retirer les 1 000 hommes stationnés dans le nord-est syrien. Les Kurdes, en position de faiblesse, n’ont donc eu d’autre choix que de se tourner vers Bachar al-Assad. Qui a pris tout le monde de vitesse !

LES KURDES ANNONCENT UN ACCORD AVEC DAMAS SUR LE DEPLOIEMENT DE L’ARMEE ARABE SYRIENNE A LA FRONTIERE TURQUE

Malgré le refus de leur autonomie par Damas, les Kurdes ont conclu un accord avec l’armée syrienne pour qu’elle se déploie près de la frontière turque. Les Kurdes syriens ont annoncé ce dimanche soir avoir conclu un accord avec Damas pour le déploiement de l’armée syrienne près de la frontière turque, au cinquième jour de l’offensive d’Ankara contre les forces kurdes dans le nord-est de la Syrie. “Afin de faire face à l’agression turque et empêcher qu’elle se poursuive, nous sommes parvenus à un accord avec le gouvernement syrien pour que l’Armée se déploie le long de la frontière turco-syrienne dans le but de soutenir les Forces démocratiques syriennes (FDS)”, a annoncé dans un communiqué l’administration kurde.

Outre le soutien à cette alliance de combattants kurdes et arabes, il est précisé dans le communiqué que l’armée syrienne est “appelée a libérer toutes les localités occupées par l’armée turque et ses supplétifs syriens” depuis le début de cette offensive.

DES SOLDATS SYRIENS EN ROUTE VERS LE NORD

L’agence de presse étatique Sana avait annoncé peu auparavant que « l’armée syrienne allait envoyer des troupes dans le nord du pays pour affronter l’agression de la Turquie », qui y mène depuis cinq jours une offensive pour éloigner de sa frontière la milice kurde des Unités de protection du peuple (YPG, la branche armée du PKK en Syrie), épine dorsale des FDS, considérée comme une organisation terroriste par Ankara et l’Union Européenne. “Des unités de l’armée arabe syrienne en route pour le Nord pour affronter l’agression turque sur le territoire syrien”, avait indiqué Sana sur son site Internet.

Fin 2018, alors qu’Ankara avait déjà menacé de lancer une opération contre les forces kurdes en Syrie, les YPG avaient déjà appelé l’armée à se déployer dans les environs de la ville de Minbej, dans le nord, en annonçant leur propre retrait du secteur. L’armée s’était effectivement déployée aux environs de la ville, sans y entrer.

Les forces de Damas se sont rapprochées lundi de la frontière avec la Turquie, où les troupes d’Ankara et des supplétifs syriens mènent toujours des combats contre une milice kurde, a rapporté un correspondant de l’AFP. Brandissant des drapeaux syriens, entourées par des habitants venus saluer leur arrivée, les forces se sont déployées à la périphérie de Tal Tamr, au sud de la ville frontalière de Ras al-Aïn, où se déroulent des combats. L’agence officielle syrienne Sana a confirmé l’arrivée «des unités de l’armée arabe syrienne» à la localité de Tal Tamr, située à une trentaine de kilomètres de Ras al-Aïn. Selon des sources, certaines unités de l’armée sont même arrivées jusqu’à près de six kilomètres de la frontière.

DES TROUPES SYRIENNES SERAIENT PAR AILLEURS ENTREES DANS LA VILLE DE TABQA

En milieu de journée, selon le correspondant sur place de la chaîne de télévision libanaise Al Mayadeen, des troupes syriennes seraient par ailleurs entrées dans la ville de Tabqa (gouvernorat de Racca), jusqu’à présent contrôlée par les Kurdes, et située à 200 km à l’est de Tal Tamr. Cette même chaîne de télévision libanaise avait affirmé dès dimanche « que l’armée syrienne pourrait, dans les 48 heures à venir, reprendre le contrôle de plusieurs villes frontalières, dont celle de Manbij et de Kobané », respectivement situées dans l’est et le nord du gouvernorat d’Alep.

DAMAS N’A FAIT AUCUNE CONCESSION ET REFUSE L’AUTONOMIE DES KURDES

les Kurdes ont instauré une autonomie de facto dans le nord du pays, à la faveur du conflit déclenché en 2011. Encouragé par l’autonomie totale du Kurdistan irakien, organisée depuis 1995 sous parapluie américain. Damas refuse cette autonomie et, par le passé, le pouvoir est même allé jusqu’à qualifier de “traîtres” les combattants de la minorité pour leur alliance avec Washington dans le cadre de la lutte antijihadiste. Craignant une offensive turque, les Kurdes avaient amorcé l’an dernier des pourparlers avec Damas, mais aussi Moscou, sur l’avenir de leurs régions, mais ces négociations sont restées sans suite.

Coup de théâtre dimanche soir, au cinquième jour de  l’offensive d’Ankara contre les forces kurdes dans le nord-est de la Syrie. Les Kurdes de Syrie ont donc annoncé avoir conclu un accord avec Damas pour le déploiement de l’armée syrienne près de la frontière turque. Un accord qui paraissait complètement impossible il y a quelques mois encore alors que tout semblait opposé le gouvernement syrien aux milices kurdes. « Afin de faire face à l’agression turque et empêcher qu’elle se poursuive, nous sommes parvenus à un accord avec le gouvernement syrien pour que l’armée se déploie le long de la frontière turco-syrienne dans le but de soutenir les Forces démocratiques syriennes (FDS) », a annoncé dans un communiqué l’administration kurde. Et de préciser qu’outre le soutien à cette alliance de combattants kurdes et arabes, l’armée syrienne est « appelée à libérer toutes les localités occupées par l’armée turque et ses supplétifs syriens » depuis le début de cette offensive.

ECHEC AU VERITABLE BUT DE GUERRE D’ERDOGAN :

LA TURQUIE VOULAIT UNE ZONE DE SECURITE DE 3.000 KM2 !

C’est Damas et pas les kurdes que vise vraiment Erdogan !

Ankara voulait, dans une première phase, s’emparer d’une bande de territoire syrien longue de 120 km et profonde d’une trentaine de kilomètres dans le nord du pays, allant des villes de Tal Abyad, à Kobané et Ras al-Aïn, avant de peut-être élargir ce territoire sur une longueur de 480 km. Ankara affirme que cette zone tampon accueillerait une partie des 3,6 millions de Syriens actuellement réfugiés en Turquie, ce qui semble toutefois impossible pour des raisons de logistique et de sécurité.

« L’offensive turque devrait impliquer des dizaines de milliers de soldats, appuyés par des blindés et des chasseurs F16, face à des YPG aguerris par des années de combat. Cette offensive est la troisième d’Ankara en Syrie depuis 2016. La dernière, en mars 2018, avait permis à son armée de s’emparer d’une partie du canton d’Afrine, l’un des trois de la région « fédérale » kurde autoproclamée en 2016. Selon l’ONU, la moitié des 320.000 habitants de l’enclave avaient dû fuir leurs foyers, dont beaucoup avaient été pillés », dit une source citée par Les Echos.

MAIS AUSSI ECHEC DE LA POLITIQUE FRANCAISE DE SOUTIEN AU « KURDISTAN » ET A LA DIVISION DE L’ETAT SYRIEN !

La carte kurde est jouée contre l’unité arabe syrienne depuis les Accords Sykes-Picot (1) en 191§ et l’éphémère Kurdistan de 1918. Les kurdes seront joués contre les arabes pendant toute la durée du mandat colonial français sur la Syrie et le Liban jusqu’en 1945. Lors de l’agression contre la Syrie ba’athiste en 2011, Paris jouera à nouveau la carte kurde et nouera des relations militaires et diplomatiques avec les YPG/FDS et le « Rojina » …

« Depuis que Trump a jeté le pavé dans la marre en annonçant le retrait de ses 1 000 soldats du nord-est de la Syrie, l’Élysée est dans tous ses états », commentait Pars Today (Iran). Au fait, si la France de Sarkozy puis celle de Hollande s’est engagée sur les pas US dans le bourbier syrien était justement pour faire tirer des ruines de la Syrie ce fameux « Rojava » (Kurdistan syrien indépendant) ne serait-ce que pour s’assurer un repose-pied sûr en Syrie à l’image du Kurdistan irakien. « De son coup, la France était tellement sûre que début 2019 l’ex- ministre français des A.E. Kouchner s’est rendu au nord-est syrien pour remettre aux kurdes et ce, sur le dos de l’Etat syrien, la Constitution du Rojava », dit encore Pars Today !  C’était sans compter avec ce coup fourré de Trump.

Au conseil de défense tenu ce dimanche, le président Macron dont le pays possède une vingtaine de bases à Raqaa, à Manbij à Hassaké entre autre, n’a pas osé évoquer un retrait des forces spéciales françaises pas plus que le pétrin dans lequel la diplomatie absurde de Paris a plongé la France dans le dossier syrien.  Macron s’est contenté uniquement de dire « qu’il allait annoncer dans les heures à venir les mesures sécuritaires à prendre » (sic). Mais quelles mesures? Les forces spéciales françaises iront-elles se heurter à l’armée turque pour défendre les Kurdes que Paris n’a cessé de choyer ? Ou alors, ce sera contre l’armée syrienne que la France se battra?

Le coup de théâtre de l’accord Assad-Rojina est un coup de Jarnac pour Paris ! Une délégation militaire russe est arrivée vendredi soir à Qamishli. Sa mission ?

Selon des sources d’information, l’armée syrienne va être déployée à la frontière turque, et les forces kurdes vont se retirer derrière les lignes de déploiement de l’armée syrienne. Ce que disent maintenant les Kurdes devraient bien alarmer la France: « Dès le débout, notre plan n’était pas de se séparer de la Syrie, mais nous sommes toujours pour une solution politique », a annoncé dimanche l’administration kurde dans un communiqué. Et de poursuivre : « Pour contrer l’agression turque, nous avons convenu avec le gouvernement syrien à qui revient la responsabilité de la protection des frontières et de la souveraineté du pays ». Un autre signe encore plus alarmant pour Paris : les habitants de la ville de Hassaké ont scandé des slogans en soutien aux troupes syriennes avant de les accueillir chaleureusement. Et tout ceci alors que les troupes américaines se sont retirées d’une nouvelle base d’observation située au sud de la ville syrienne de Kobané (2).

NOTES :

(1) Les accords Sykes-Picot, typiquement impérialistes ou colonialistes, sont des accords secrets signés le 16 mai 1916, après négociations entre novembre 1915 et mars 1916, entre la France et le Royaume-Uni (avec l’aval de l’Empire russe et du royaume d’Italie), prévoyant le partage du Proche-Orient à la fin de la guerre (espace compris entre la mer Noire, la mer Méditerranée, la mer Rouge, l’océan Indien et la mer Caspienne) en plusieurs zones d’influence au profit de ces puissances, ce qui revenait à dépecer l’Empire ottoman. Ces accords secrets n’ont été finalement révélés au grand public que le 23 novembre 1917 dans un article des Izvestia et de la Pravda et le 26 novembre 1917 puis repris dans un article du Manchester Guardian.

Les accords Sykes-Picot ont pris de l’importance sous la forme d’une légende noire attribuant certains événements supposés aux Alliés pendant la Première Guerre mondiale, nourrissant plus tard les prétentions nationalistes arabes et islamistes.

Mark Sykes, et François Georges-Picot, l’accord dit Sykes-Picot est conclu entre la France et le Royaume-Uni à Downing Street entre Paul Cambon, ambassadeur de France à Londres, et Sir Edward Grey, secrétaire d’État au Foreign Office. Il prévoit à terme un découpage du Proche-Orient, c’est-à-dire l’espace compris entre la mer Noire, la mer Méditerranée, la mer Rouge, l’océan Indien et la mer Caspienne, alors partie intégrante de l’Empire ottoman. L’Empire russe participe aux délibérations et donne son accord, comme l’Italie, aux termes du traité secret. Le Proche-Orient est découpé, malgré les promesses d’indépendance faites aux Arabes, en cinq …

(2) La base a été située au sud de la ville de Kobané dans la province d’Alep, et était utilisée comme base de surveillance par l’armée américaine. Cette annonce intervient quelques heures à peine après que des sources locales syriennes aient fait part du retrait des troupes américaines de leur base à Manbij à Alep. « L’armée américaine a complètement évacué la base d’al-Matahen à Manbij, la plus grande base américaine où abrite des restaurants, des hôpitaux et d’autres installations mises en place en juin dernier ».

(Sources : SANA – France2 – LCI – Les Echos – Al Mayadeen- Pars Today – Syria-Committees-TV – EODE Think Tank)

Photo :

Des Syriens et des Kurdes, unis, accueillent les forces de l’Armée Arabe Syrienne à l’entrée de la ville de Tal Tamr, dans la campagne de la province de Hasakeh, dans le nord-est de la Syrie. SANA / AFP

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

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CENTRAFRIQUE, UN DOSSIER GEOPOLITIQUE: ENTRETIEN DU PRESIDENT DE RCA TOUADERA AVEC LE GEOPOLITICIEN LUC MICHEL

ENTRETIEN FILME A BRUXELLES CE 28 SEPT. 2019

PAR AFRIQUE-MEDIA-BRUXELLES

AM-BXL - INTERVIEW lm touadera (2019 09 28) (1)

PRESENTATION BACHIR MOHAMED LADAN

sur https://vimeo.com/365937652 

AM-BXL - INTERVIEW lm touadera (2019 09 28) (2)

Question 1

Le Dossier de la Centrafrique est un dossier éminemment géopolitique. Votre pays est aujourd’hui positionné entre l’ancien colon français et le retour de la Russie en Afrique. Comment votre action de reconstruction nationale après l’effondrement de 2012 s’inscrit-elle dans cette réalité ?

Question 2

Face à l’Occident, la Chine fait aussi face en Afrique. On vient de voir spectaculairement Pékin vous soutenir au Conseil de Sécurité. Quelle est la place de la Chine en Centrafrique ?

Question 3

Lors de notre dernier entretien en avril, à Bruxelles déjà, vous vous disiez optimiste sur l’évolution de la situation sécuritaire et économique en RCA. Où en est aujourd’hui la Centrafrique ?

 Question 4

Avec la destruction de l’Etat et de l’Armée centrafricaines, séquelle de la destruction de la Jamahiriya de Kadhafi par les occidentaux, Washington, Londres et Paris en tête, Bangui a perdu le contrôle sur une large partie du territoire. Votre réponse aujourd’hui c’est le redéploiement de l’Armée, encasernée, sur tout le territoire. Comment se passe ce processus essentiel ?

Question 5

A cette perte de contrôle du territoire s’ajoute cette grande zone grise aux frontières du Soudan, du Sud-Soudan, de la Libye et du Tchad, livrée aux bandes djihadistes, sécessionnistes ou mafieuses. Sans oublier les bandes de mercenaires. Que faire contre cette situation ?

Question 6

Plongeons dans l’actualité brûlante. Le régime de transition soudanais vient de fermer les frontière avec la Libye et la RCA. Il accuse « la Libye et la Centrafrique de détruire l’économie soudanaise ». Que répondez-vous à Khartoum ?

Question 7

La CPI vient de condamner deux chefs de groupes armés centrafricains. L’action de la CPI est-elle positive pour Bangui ?

Question 8

On a l’impression pénible que les Médias français, Jeune Afrique et RFI en tête veulent donner une image négative de votre action. En particulier on a tenté de vous fâcher avec le Président équato-guinén sur le dossier de coup terroriste à Mongomo les 26-27 décembre 2017. Que répondez-vous à la presse française ?

Question 9

Restons sur les médias français ! Jeune Afrique, toujours lui, vous appelle maintenant le « Régime de Bangui », terminologie agressive liée aux révolutions de couleur. Comment expliquez cela ? Touadera ferait-il peur ?

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Dichiarazione del WPC (Consiglio Mondiale della Pace) sull’aggressione e l’invasione della Turchia alla Siria

Il WPC condanna con forza la nuova e terza invasione dell’esercito turco in Siria.

Dopo un periodo in cui le forze armate turche hanno ammassato uomini e mezzi militari lungo i confini della Siria e i successivi attacchi aerei contro obiettivi siriani, in questi giorni si sta verificando una pericolosa escalation con l’invasione delle truppe di terra.

Questa aggressione nella parte nord-orientale della Siria arriva come continuazione delle precedenti aggressioni nella parte nord-occidentale della Siria e come parte dei piani espansionistici del regime turco, con il pretesto della sicurezza per la Turchia. Si svolge con la piena complicità degli Stati Uniti e dei suoi alleati che mantengono anche truppe nell’area da diversi anni. Questa aggressione e la silenziosa tolleranza di molte parti costituisce una nuova grave minaccia ed un grande pericolo per i popoli della regione, soprattutto per il popolo siriano che soffre per gli 8 anni di aggressione imperialista senza precedenti e ben orchestrata, mentre gli Stati Uniti, la NATO, il L’UE, la Turchia e i loro alleati regionali hanno ospitato, finanziato, addestrato e istruito decine di migliaia di mercenari armati, con l’intenzione di attuare un violento cambio di regime a Damasco.

L’invasione e l’occupazione turca del territorio sovrano della Siria creeranno nuovi sfollati e aumenteranno il flusso di rifugiati. L’affermazione della Turchia di creare una “zona sicura” lungo i suoi confini con la Siria è ipocrita e non può nascondere le sue intenzioni di creare una vasta area controllata dalla Turchia stessa, cambiando anche il carattere demografico dell’area. La vera minaccia alla pace e alla stabilità deriva dai piani imperialisti per controllare le risorse energetiche, i gasdotti e creare sfere di influenza attraverso regimi accondiscendenti in Medio Oriente.

Il WPC, condannando con forza l’aggressione, chiede contestualmente il ritiro delle forze di occupazione straniera, sostiene il diritto sovrano del popolo siriano di decidere liberamente il proprio destino per il suo futuro. Esprimiamo la nostra solidarietà al coraggioso popolo siriano, alle forze antimperialiste in Turchia e chiediamo ai membri e agli amici del WPC di intraprendere azioni e iniziative per condannare l’aggressione in corso.
Giù le mani dalla Siria!

La Segreteria del WPC

10 Ottobre 2019

Nuova immagine

ENFIN UN PRIX NOBEL MERITE QUI CONSACRE LA REVOLUTION GEOPOLITIQUE DU PREMIER MINISTRE ETHIOPIEN ABIY AHMED DANS LA CORNE DE L’AFRIQUE !

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2019 10 11/

« C’est une excellente nouvelle pour l’Afrique, pour l’Afrique de l’Est, un endroit où la paix est une marchandise très coûteuse. Je suis sûr que cela nous donnera l’énergie nécessaire pour (…) réaliser la paix dans notre région »

– Abyi Ahmed.

Le Nobel de la paix a récompensé ce vendredi le Premier ministre éthiopien Abiy Ahmed, « artisan d’une réconciliation spectaculaire avec l’ex-frère ennemi érythréen et père de réformes susceptibles de transformer en profondeur un pays longtemps livré à l’autoritarisme » (dit l’AFP). Mais surtout d’une véritable révolution géopolitique dans toute la Corne de l’Afrique, qui change toute la géopolitique de l’Afrique de l’Es, ce que méconnaissent les médias de l’OTAN.

LM.GEOPOL - Abyi ahmed nobel (2019 10 11) FR (2)

Le dirigeant éthiopien est récompensé “pour ses efforts en vue d’arriver à la paix et en faveur de la coopération internationale, en particulier pour son initiative déterminante visant à résoudre le conflit frontalier avec l’Erythrée voisine”, a expliqué la présidente du comité Nobel norvégien, Berit Reiss-Andersen. Au pouvoir depuis avril 2018, Abiy Ahmed a initié un rapprochement au pas de charge avec l’Érythrée, ancienne province éthiopienne, et oeuvré plus généralement pour la paix dans la Corne de l’Afrique (Soudan, Sud-Soudan, Somalie).

LM.GEOPOL - Afrique de l'est II vols asmara (2018 07 18) FR (4)

LA PAIX AVEC L’ERYTHREE APRES 20 ANS DE GUERRE

A l’issue d’une rencontre historique le 9 juillet 2018 à Asmara, la capitale érythréenne, il a mis fin avec le président érythréen Issaias Afeworki à 20 ans d’état de guerre. Réouverture d’ambassades et de postes-frontières, rétablissement des liaisons aériennes, multiplication des rencontres: la réconciliation a été menée tambour battant.

Salué comme visionnaire et réformateur, le jeune dirigeant, issu d’une famille pauvre, a ainsi insufflé un certain optimisme dans une région du globe où celui-ci est une denrée rare. Son leadership “a fourni un formidable exemple aux pays d’Afrique et d’ailleurs qui cherchent à surmonter les résistances du passé et à faire passer l’intérêt de la population en premier”, a commenté vendredi le secrétaire général de l’Onu, Antonio Guterres.

Sur le plan intérieur, M. Abiy a rompu avec l’autoritarisme de ses prédécesseurs, libéré des milliers de prisonniers politiques, créé une commission de réconciliation nationale et levé l’interdiction pesant sur certains partis politiques. L’agenda réformateur du Premier ministre lui a attiré de solides inimitiés au sein de la vieille garde de l’ancien régime, dont il est pourtant un pur produit. M. Abiy a déjà été victime d’au moins une tentative d’assassinat et d’un putsch depuis son arrivée au pouvoir.

# DOSSIER 1 :

DECOUVRIR LA REVOLUTION GEOPOLITIQUE DE ABYI AHMED

* LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

FLASH VIDEO/ OU VA ADDIS-ABEBA ? L’ETHIOPIE AU CŒUR DU GRAND JEU GEOPOLITIQUE EN AFRIQUE DE L’EST

sur http://www.lucmichel.net/2018/11/23/luc-michels-geopolitical-daily-flash-video-ou-va-addis-abeba-lethiopie-au-coeur-du-grand-jeu-geopolitique-en-afrique-de-lest/

* LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

FLASH VIDEO/ L’ÉTHIOPIE FAIT BOUGER LES LIGNES GEOPOLITIQUES (GEOPOLITIQUE DE L’AFRIQUE DE L’EST III)

sur http://www.lucmichel.net/2018/08/23/luc-michels-geopolitical-daily-flash-video-lethiopie-fait-bouger-les-lignes-geopolitiques-geopolitique-de-lafrique-de-lest-iii/

* LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

FLASH VIDEO/ OU VA ADDIS-ABEBA ? L’ETHIOPIE AU CŒUR DU GRAND JEU GEOPOLITIQUE EN AFRIQUE DE L’EST

sur http://www.eode.org/luc-michels-geopolitical-daily-flash-video-ou-va-addis-abeba-lethiopie-au-coeur-du-grand-jeu-geopolitique-en-afrique-de-lest/

# DOSSIER 2 :

LE CONTEXTE GEOPOLITIQUE REGIONAL

* LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

FLASH INFO/ GEOPOLITIQUE AFRICAINE : L’EQUILIBRE DES FORCES EST-IL EN TRAIN DE CHANGER EN AFRIQUE DE L’EST ?

sur http://www.lucmichel.net/2018/07/06/luc-michels-geopolitical-daily-flash-info-geopolitique-africaine-lequilibre-des-forces-est-il-en-train-de-changer-en-afrique-de-lest/

* LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

GEOPOLITIQUE AFRICAINE : ESQUISSE DE LA GEOPOLITIQUE DE L’AFRIQUE DE L’EST ET DE LA CORNE DE L’AFRIQUE

sur http://www.lucmichel.net/2018/07/11/luc-michels-geopolitical-daily-geopolitique-africaine-esquisse-de-la-geopolitique-de-lafrique-de-lest-et-de-la-corne-de-lafrique/

* LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

LA PACIFICATION ENTRE L’ETHIOPIE ET L’ERYTHREE

(GEOPOLITIQUE DE L’AFRIQUE DE L’EST II)

sur http://www.lucmichel.net/2018/07/18/luc-michels-geopolitical-daily-la-pacification-entre-lethiopie-et-lerythree-geopolitique-de-lafrique-de-lest-ii/

* LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

FLASH VIDEO/ GEOPOLITIQUE AFRICAINE/ OU VA LA CORNE DE L’AFRIQUE ?

sur http://www.lucmichel.net/2018/12/25/luc-michels-geopolitical-daily-flash-video-geopolitique-africaine-ou-va-la-corne-de-lafrique/

(Sources : AFP – EODE Think Tank)

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POURQUOI LE PRETEXTE DE L’OFFENSIVE TURQUE CONTRE LES FORCES KURDES EN SYRIE EST UNE AGRESSION TURQUE CONTRE L’ETAT SYRIEN !?

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2019 10 10/

« Le comportement hostile du régime d’Erdogan met en évidence les visées expansionnistes de la Turquie vis-à-vis de la Syrie. C’est un comportement injustifiable et inadmissible. Le manquement par la Turquie à ses engagements, pris dans le cadre de l’accord d’Adana, prouve que le régime turc ne fait aucun cas de la sécurité des frontières syriennes, au contraire de ce qu’il prétend »

– Un diplomate syrien.

LM.GEOPOL - Syrie invasion turque (2019 10 10) FR (2)

Les kurdes sont un prétexte, un pion sacrifié (1) !

Ce qui est visé c’est à la fois la Victoire de l’Etat syrien dans sa guerre de libération du territoire national et l’unité et l’indivisibilité de la Syrie. Zone d’occupation turque sur la frontière syro-turque (sur un territoire ottoman à Afrin et Idlib convoité par Erdogan) ou zone d’exclusion aérienne, tout revient au même. Ajoutons que l’agression d’Erdogan répond à l’épuisement du processus d’Astana et des accords de Sotchi. Le reste n’est que désinformation des médias de l’OTAN (où l’on désinforme sur les kurdes) et cynisme absolu de Erdogan et Trump (Ankara roulant encore et toujours pour Washington) (2) !

L’ARMEE TURQUE ET DES SUPPLETIFS SYRIENS ONT LANCE MERCREDI UNE OPERATION A LA FRONTIERE SYRIENNE

Les frappes aériennes et les tirs d’artillerie ont visé plusieurs secteurs frontaliers dans le nord syrien. Ces « supplétifs syriens », présentés par les médias de l’OTAN comme « des membres de l’Armée nationale syrienne, alliée de la Turquie »,  sont en fait en grande partie des djihadistes dits « modérés » (sic) protégés par Ankara, dont divers groupes issus du Jahbaat al-Nosra, al-Qaida en syrie.

« En France, aux Etats-Unis, en Iran, en Israël, en Arabie saoudite… Partout dans le monde, des voix inquiètes s’élèvent pour dénoncer l’intervention turque dans le nord-est de la Syrie », dit l’AFP. Le Conseil de sécurité de l’ONU doit se réunir en urgence, jeudi 10 octobre, à la demande de ses membres européens. Une réunion extraordinaire de la Ligue arabe est prévue samedi. Si Ankara a assuré, dans une lettre adressée au Conseil de sécurité de l’ONU, que son opération serait “proportionnée, mesurée et responsable”, les conséquences de cette offensive pourraient s’avérer graves, à l’intérieur comme à l’extérieur de la région.

LM.GEOPOL - Syrie invasion turque (2019 10 10) FR (4)

QUESTION 1 :

QUE SE PASSE-T-IL VRAIMENT EN SYRIE ?

La Turquie a lancé officiellement une offensive militaire ce mercredi 9 octobre contre les forces kurdes du nord-est de la Syrie, dans le cadre d’une opération baptisée “Printemps de la paix.” Selon la presse turque, les troupes ont pénétré en Syrie par quatre points : deux à proximité de la ville syrienne de Tell Abyad et deux autres proches de Ras al-Aïn, plus à l’est. Ces frappes aériennes et d’artillerie ont visé les positions des Unités de protection du peuple (YPG), la milice kurde qui constitue la colonne vertébrale des Forces démocratiques syriennes (FDS). En fait la branche syrienne, hégémonique, du PKK. Selon un porte-parole de la milice arabo-kurde, les combattants des FDS ont repoussé une attaque au sol des troupes turques à Tell Abyad.

« Jeudi, les forces turques se sont emparées de plusieurs de leurs objectifs et poursuivent leur progression sur la rive orientale de l’Euphrate », a assuré leur état-major. Selon le ministère de la Défense turc, « 181 cibles de la milice kurde ont été touchées par l’aviation et l’artillerie depuis le début de l’opération ».

QUESTION 2 :

QUELS SONT LES BUTS REELS DE CETTE OFFENSIVE ?

1- Le prétexte sont les kurdes. En  annonçant le début de l’opération, le président turc Recep Tayyip Erdogan s’est justifié en assurant que l’objectif était d’empêcher, selon ses mots, « la création d’un corridor terroriste » à la frontière méridionale de la Turquie. Les autorités turques assimilent les YPG au Parti des travailleurs du Kurdistan (PKK), qui mène une longue guérilla en Turquie même, et qu’elles considèrent comme une organisation terroriste. En menant cette offensive, Erdogan prétend « empêcher l’apparition d’une région autonome kurde non loin de la frontière sud ».

Les Kurdes sont un peuple apatride, réparti sur les territoires turc, syrien, iranien et irakien. Selon les estimations, entre 2 et 3,6 millions de Kurdes vivraient en Syrie, essentiellement dans le nord du pays. La Turquie redoute r’éellement, mais ce n’est qu’une raison secondaire, qu’un embryon d’Etat kurde galvanise les velléités séparatistes sur son propre territoire. En janvier 2018, le président turc avait d’ailleurs déjà lancé une offensive à Afrin, dans le nord-ouest de la Syrie, avec le même objectif.

2- Les autorités turques souhaitent surtout créer une zone tampon de 30 km de long et de 500 km de large entre la frontière turque et les zones syriennes contrôlées par les milices kurdes dans la région, afin de diviser le territoire national syrien. Il s’agirait aussi de “réimplanter 2 des 3,5 millions de réfugiés syriens présents en Turquie.

3- En fait, la Turquie vient surtout de lancer une invasion militaire dans le nord-est de la Syrie, pour préserver au cœur d’une Syrie désormais quasi libérée, un foyer de crise.

4- Enfin l’affaiblissement du régime AKP (qui vient de perdre la muncipale d’Istanbul) (3) conduit à des raisons intérieures à l’agression d’Erdogan. « L’offensive turque serait également motivée par les problèmes de politique intérieure que rencontre le président Erdogan », selon Didier Billon, directeur adjoint de l’Institut de relations internationales et stratégiques (Iris) : “Il faut comprendre l’isolement d’Erdogan pour des raisons politiques, militaires aussi. Rappelons qu’une partie de l’état major de l’armée turque a été ‘purgée’ après la tentative de coup d’État. Toutes ces raisons se conjuguent”.

QUESTION 3 :

QUEL ROLE LES KURDES JOUENT-ILS DANS LE CONFLIT SYRIEN ?

Les Kurdes sont les alliés des Occidentaux dans la lutte antijihadiste. Via les Unités de protection du peuple (YPG), ils forment la majorité des Forces démocratiques syriennes (FDS), une alliance de combattants kurdes et arabes créée dans le nord de la Syrie, qui a combattu Daech. Mais qui a trahit Damas (4), encouragés par les occidentaux, caressant le rêve d’un état kurde indépendant.

Environ 10 000 combattants de l’EI, ainsi que des familles des jihadistes, sont toujours détenus dans des camps contrôlés par la milice kurde YPG. Parmi les prisonniers figurent près de 2 000 jihadistes étrangers, que leurs pays d’origine refusent de reprendre. Pour juger les crimes de l’EI, les Kurdes de Syrie demandent la création d’un tribunal international spécial, qui serait installé dans le nord-est du pays.

QUESTION 4 :

LES ETATS-UNIS ONT-ILS FACILITE L’OFFENSIVE TURQUE CONTRE LES KURDES ?

Entre Erdogan et Trump, il y a un mélange permanent de comédie et de chantage. Lorsque l’on va au fond des choses, on constate que l’un et l’autre s’appuient en réalité ! Dans un communiqué publié dimanche, soit trois jours avant l’offensive, la Maison Blanche a annoncé le retrait immédiat de ses troupes en Syrie (environ 2 000 soldats). Pour certains experts, qui désinforment dans les médias de l’OTAN, cà ne serait pas une surprise : “Donald Trump avait annoncé qu’il souhaitait que les Etats-Unis se retirent des zones où le pays n’a pas de bénéfice. C’est une réflexion de businessman. L’Amérique ne veut plus s’engager dans des guerres lointaines” (sic). Or, la présence des troupes américaines en Syrie constituait un rempart à une nouvelle offensive de la Turquie qui, rappelons-le, veut imposer sa fameuse “zone tampon” dans la région. La décision de Donald Trump de retirer ses troupes, laissant le champ libre à Erdogan, a ainsi été qualifiée par les FDS de “coup de poignard dans le dos”.

D’anciens combattants de l’armée américaine, laquelle a travaillé avec les combattants kurdes, ont même estimé que les Etats-Unis avaient “abandonné” les Kurdes. Diplomates et autres chefs d’Etat ont en chœur dénoncé la décision américaine. En réponse à cette vague d’indignation, Donald Trump a assuré mercredi ne pas cautionner l’offensive, que Washington considèrerait comme une “mauvaise idée”, et a même menacé de “ruiner l’économie turque si la Turquie détruit les Kurdes”.

Les Etats-Unis sont particulièrement pointés du doigt puisque le président américain a annoncé le retrait des forces américaines dans le nord-est de la Syrie dimanche dernier, ouvrant directement la porte à cette intervention, même s’il la condamne aujourd’hui publiquement.

Mais ce n’est pas la première fois que les Américains laissent le sentiment de trahir les Kurdes, rappelle Gilles Dorronsoro, professeur de sciences politiques à Paris : « On est dans la politique hyper réaliste, avec le style Trump qui en rajoute un peu. Mais il faut voir qu’on est dans la continuation de la politique d’Obama (…) On est dans une grande tradition de la politique américaine par rapport aux Kurdes ».

QUESTION 5 :

POURQUOI CETTE OFFENSIVE TURQUE POURRAIT-ELLE RANIMER L’ETAT ISLAMIQUE ?

Plusieurs pays redoutent que l’offensive turque dans le nord-est de la Syrie contre les forces kurdes ne permette un sursaut du groupe jihadiste Etat islamique. Jeudi, les Kurdes de Syrie ont accusé la Turquie d’avoir bombardé la veille au soir une prison abritant de nombreux jihadistes dans une “tentative évidente” de les aider à s’enfuir. Ils craignent de perdre le contrôle de ces prisons, mais aussi des camps abritant des milliers de familles de jihadistes, et où s’est développée une idéologie radicale, expliquait le quotidien français La Croix dans un reportage réalisé en juillet dans les camps de Al-Hol et de Roj. Selon l’Institute for the Study of War (ISW), “l’EI prépare probablement des opérations plus coordonnées et sophistiquées pour libérer ses membres détenus”.

Libérés, les djihadistes pourraient mener de nouvelles attaques dans la région, voire en Europe pour les membres de l’EI étrangers qui voudraient rejoindre leur pays d’origine. Deux djihadistes britanniques de haut rang, soupçonnés d’avoir exécuté plusieurs Occidentaux en Syrie, ont ainsi été placés sous la garde de l’armée américaine.

QUESTION 6 :

L’OFFENSIVE TURQUE PEUT-ELLE INITIER UNE NOUVELLE CRISE MIGRATOIRE DANS L’UE ?

Outre bien sûr la recrudescence du terrorisme islamique, « la communauté internationale craint que cette offensive n’ouvre la voie à une nouvelle vague migratoire », commente FranceInfo. En réponse à l’indignation de l’Union européenne, Recep Tayyip Erdogan a menacé jeudi d’ouvrir les portes de l’Europe à des millions de réfugiés. “Ô Union européenne, reprenez-vous. (…) Si vous essayez de présenter notre opération comme une invasion, nous ouvrirons les portes et vous enverrons 3,6 millions de migrants”, a-t-il déclaré lors d’un discours à Ankara. Enfin, selon certains experts, « le retrait des soldats américains et une offensive turque pourraient entraîner une vague migratoire kurde vers l’Europe, ces derniers fuyant les combats ».

QUESTION 7 :

IMMIGRATION ET TERRORISME, WASHINGTON VEUT-IL IMPORTER LE CHAOS EN UNION EUROPEENNE ?

Ces conséquences en matière d’immigration sauvage et de terrorisme  « ne font pas partie des préoccupations américaines », selon l’expert Gilles Dorronsoro. Interrogé sur le sort des jihadistes européens, Donald Trump, « avec une certaine brutalité », note l’expert, a déclaré qu’ils « vont s’échapper vers l’Europe. C’est là qu’ils veulent aller. Ils veulent rentrer chez eux ». « On retrouve ce qui a été fait de manière un peu plus subtile par Obama , pointe Gilles Dorronsoro. La crise syrienne n’est pas très importante pour les Etats-Unis parce que c’est les Européens qui payent le prix. Pour les Etats-Unis cela ne faisait pas véritablement partie de l’équation stratégique ».

QUESTION 8 :

EST-CE L’OUVERTURE D’UN NOUVEAU CHAPITRE DE LA GUERRE SYRIENNE ?

Rappelons que la libération d’Idlib et la destruction des dernières forces djihadistes, précisément protégées par Ankara, devait marquer la fin de la Guerre de Syrie. Qui n’est pas « une guerre civile » comme l’affirment les médias de l’OTAN, mais une guerre d’agression étrangère organisées par les USA, la France, l’OTAN et les pétro-monarchies réactionnaires arabes (5) ! Pour cette offensive contre les Kurdes syriens, les militaires turcs sont appuyés par la soi-disant « Armée nationale syrienne ». Constituée de rebelles mais surtout de djihadistes soutenus par Ankara, cette armée émane des anciens de la pseudo « Armée syrienne libre », branche armée de l’opposition (sic) au gouvernement de Bachar al-Assad. Depuis plusieurs années, ces Syriens et une majorité de combattants étrangers, s’entraînent de l’autre côté de la frontière, en Turquie, “en prévision de leur retour sur leur terre natale” (resic), explique Le Monde (financé par les réseaux de Georges Sorös. Certains éprouvent un désir de vengeance, explique le quotidien, après que les YPG aient commis en 2013 et 2015 des exactions à Tell Abyad et dans des villages syriens “soupçonnés de sympathies jihadistes”.

Combattants syriens anti-Assad armés et financés par la Turquie, Kurdes syriens, Armée arabe syrienne (nationale de Damas), cellules dormantes du groupe Etat islamique… Si cette nouvelle offensive inquiète la communauté internationale, c’est aussi parce qu’elle risque de déstabiliser encore une région éprouvée par près de neuf ans de guerre.

QUESTION 9 :

QUELLE EST LA POSITION DU GOUVERNEMENT LEGITIME DE DAMAS ?

Damas qualifie le gouvernement turc de « régime expansionniste », ajoutant qu’Ankara sera considéré comme un « groupe terroriste » s’il ose attaquer le sol syrien. Selon l’agence de presse officielle syrienne SANA, un responsable du ministère syrien des Affaires étrangères a déclaré, ce mercredi 9 octobre, que « la Syrie utiliserait tous les moyens possibles pour contrecarrer Ankara ». Le diplomate syrien auprès du ministère des Affaires étrangères a souligné que Damas condamnait vivement la décision de la Turquie de préparer une offensive militaire visant le territoire syrien. « La Syrie dénonce les propos absurdes et les objectifs hostiles du régime turc ainsi que le déploiement en masse des forces militaires turques sur la frontière syrienne. Le fait que les troupes turques se regroupent sur la frontière syrienne est une violation flagrante du droit international et des résolutions du Conseil de sécurité qui mettent l’accent sur le respect de l’intégrité territoriale et la souveraineté de la Syrie », a déclaré la même source.

Et d’ajouter : « Le comportement hostile du régime d’Erdogan met en évidence les visées expansionnistes de la Turquie vis-à-vis de la Syrie. C’est un comportement injustifiable et inadmissible. Le manquement par la Turquie à ses engagements, pris dans le cadre de l’accord d’Astana, prouve que le régime turc ne fait aucun cas de la sécurité des frontières syriennes, au contraire de ce qu’il prétend ». Le responsable syrien a fait part de la ferme volonté de la Syrie de contrecarrer l’offensive turque par tous ses moyens légaux, disant que Damas était prêt à « accueillir ceux s’étant laissés duper ». « Si le régime d’Erdogan attaque la Syrie, il sera traité comme terroriste, du moins comme un groupe armé et il perdra sans aucun doute sa place en tant que garant de la mise en application de l’accord d’Astana. Ce qui portera un coup irréparable au processus politique du règlement de la crise dans son entièreté », a souligné l’officiel syrien.

Les négociations portant sur le règlement de la crise en Syrie dont plusieurs séries se sont déjà déroulées à Astana, actuellement appelée Noursoultan, ont entraîné, jusqu’ici, des accords sur la province d’Idlib dont le respect est garanti par l’Iran, la Russie et la Turquie.

Le gouvernement syrien avait, auparavant, à maintes reprises, conseillé aux Kurdes pro-américains de s’asseoir à la table du dialogue et de ne pas se laisser impliquer dans un jeu voué à l’échec. En réponse à cet appel de Damas, les miliciens kurdes ont suicidairement insisté sur « la formation d’un État autonome » et ils sont même allés plus loin en menaçant Damas « d’opérations militaires ».

QUESTION 10 :

COMMENT LES KURDES POURRONT SAUVER LEUR PEAU ?

« Une fois de plus, les Kurdes se font trahir », renchérit Didier Billion. « Ils se font lâcher par ceux qui les avaient instrumentalisés ». Dans la foulée, un député du Parlement syrien a déclaré « qu’une agression militaire turque visant le nord de la Syrie pourrait aboutir à un conflit direct entre l’armée syrienne et l’armée turque ». Le député Mohammed Kheir al-Akam a souligné que « Damas cherchait à nettoyer ses territoires de la présence des terroristes. La Syrie a pour priorité de mettre fin au terrorisme à Idlib où la Turquie se sent prise dans une situation difficile. Elle envisage d’anéantir le PKK mais elle n’a pas le droit de réaliser cet objectif en Syrie. Ça, c’est une violation ». Le parlementaire syrien a souligné que « Damas défendrait l’intégrité de ses territoires et sa souveraineté et que la Turquie et les États-Unis devraient prendre en considération cette réalité (…) Toute agression militaire contre la Syrie aboutira à un conflit direct entre l’armée syrienne et l’armée turque, voire entre l’armée syrienne et l’armée américaine ».

Selon le député syrien, « Damas ne pose aucune condition pour les Kurdes qui souhaitent prêter allégeance au gouvernement syrien. La Syrie accueillera à bras ouverts tous ceux qui témoignent de nouveau de leur fidélité envers le pays ». « Les Kurdes font partie intégrante de la population syrienne et on ne les abandonne pas. Les Kurdes sont puissants lorsqu’ils font partie de la Syrie. Ils devront tirer les leçons des événements passés car ils se sont laissés instrumentaliser par les parties étrangères qui les ont finalement lâchés », a expliqué Mohammed Kheir al-Akam. Rappelons que la Syrie ba’athiste est un Etat multiconfessionnel et multiculturel, acceuillant toutes les minorités …

NOTES :

(1) Voir aussi LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

GEOPOLITIQUES ANTAGONISTES : SOUTIEN AU KURDISTAN OU ALLIANCE TURQUE, LA QUADRATURE DU CERCLE GEOPOLITIQUE POUR WHASHINTON

Sur http://www.lucmichel.net/2017/10/19/luc-michels-geopolitical-daily-geopolitiques-antagonistes-soutien-au-kurdistan-ou-alliance-turque-la-quadrature-du-cercle-geopolitique-pour-whashinton/

(2) Cfr. LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

* FLASH INFO/ VU DES USA : RIEN ‘NE MODIFIERA FONDAMENTALEMENT L’ALLIANCE STRATEGIQUE ENTRE WASHINGTON ET ANKARA’(‘GEOPOLITICAL FUTURES) !

Sur http://www.lucmichel.net/2019/06/10/luc-michels-geopolitical-daily-flash-info-vu-des-usa-rien-ne-modifiera-fondamentalement-lalliance-strategique-entre-washington-et-ankarageopolitical-future/

Et ‘ERDOGAN CHEVAL DE TROIE DE L’OTAN EN SYRIE’ (PRESSE IRANIENNE)

Sur http://www.lucmichel.net/2018/03/22/luc-michels-geopolitical-daily-erdogan-cheval-de-troie-de-lotan-en-syrie-presse-iranienne/

(3) Cfr. EODE/ OBSERVATOIRE DES ELECTIONS/

TURQUIE. ELECTION PARTIELLE POUR LA MAIRIE D’ISTANBUL : LE PARI PERDU D’ERDOGAN, QUI SUBIT UNE LOURDE DEFAITE FACE AUX LAIQUES KEMALISTES !

Sur http://www.lucmichel.net/2019/06/23/eode-observatoire-des-elections-turquie-election-partielle-pour-la-mairie-distanbul-le-pari-perdu-derdogan-qui-subit-une-lourde-defaite-face-aux-laiques-kemalistes/

(4) Voir sur SYRIA-COMMITTEES-TV/

LE REFERENDUM KURDE DESTABILISE-T-IL LA SYRIE ? (PRESS-TV)

http://www.lucmichel.net/2017/09/30/syria-committees-tv-le-referendum-kurde-destabilise-t-il-la-syrie-press-tv/

(5) Cfr. LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

* GEOPOLITIQUE DE LA SYRIE 2017 (I):

REGARD SUR SIX ANNEES DE GUERRE

Sur http://www.lucmichel.net/2017/11/30/luc-michels-geopolitical-daily-geopolitique-de-la-syrie-2017-i-regard-sur-six-annees-de-guerre/

Et GEOPOLITIQUE DE LA SYRIE 2017 (II):

LES QUESTIONS GEOSTRATEGIQUES D’AUJOURD’HUI ET DE DEMAIN

Sur http://www.lucmichel.net/2017/12/01/luc-michels-geopolitical-daily-geopolitique-de-la-syrie-2017-ii-les-questions-geostrategiques-daujourdhui-et-de-demain/

(Sources : FranceInfo – AFP – La Croix – Sana – EODE Think Tank)

Photo :

Des membres de l’Armée nationale syrienne, alliée de la Turquie, entrent sur le territoire syrien dans le cadre de l’offensive turque contre les Kurdes en Syrie.

Des membres de l’Armée nationale syrienne posent avec le faux drapeau syrien de l’opposition (celui du mandat colonial français) en arrivant à Tell Abyad, en Syrie, dans le cadre de l’offensive menée par la Turquie, le 10 octobre 2019.

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

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