Ancora sui sentieri, lacrimogeni sui No Tav

https://www.notav.info/post/ancora-sui-sentieri-lacrimogeni-sui-no-tav/

post — 24 Giugno 2020 at 00:33

Si è conclusa anche questa giornata di mobilitazione, che dal mattino prestissimo ha visto i No Tav al presidio dei Mulini darsi un gran da fare per mettere in sicurezza l’area ed organizzare gli spazi nel migliore dei modi.

Il movimento si è ritrovato alle 18 in assemblea presso i giardinetti di Giaglione e dopodiché si è di nuovo presa la via dei sentieri per provare a portare un po’ di rifornimenti a chi continua ad essere assediato dagli uomini comandati dalla Questura di Torino.

Ci chiediamo quale soddisfazione possa dare quella di impedire alle persone di nutrirsi e bere acqua, ma magari qualche velina a stretto giro ce lo spiegherà….

Cori, battiture e tentativi di praticare sentieri più decentrati hanno impegnato i No Tav per diverse ore, riuscendo a non farsi scoraggiare dall’imponente dispositivo poliziesco e dai lacrimogeni lanciati addirittura nel bosco per tentare di ostacolarli.

I No Tav stasera non solo hanno raggiunto il presidio riempiendo la cambusa di viveri ma anche, non paghi, hanno rilanciato per domani l’appuntamento alle ore 18 presso i giardinetti di Giaglione.

Sappiamo bene che l’azienda privata Telt ha un cronoprogramma da rispettare per non perdere i fondi europei e sta decisamente rischiando di farlo nonostante le 1000 e più proroghe, ci chiediamo però cosa ci guadagnino polizia, carabinieri, cacciatori di Sardegna a fare da guardie giurate a degli affaristi senza alcuna dignità….anzi no, lo sappiamo: sono due facce della stessa medaglia, dello stesso sistema.

Ai nostri posti ci troverete sempre!

Avanti No Tav!

Susa, poliziotti contestati dai militanti No Tav all’uscita da un ristorante. Urla contro gli agenti: “Via le truppe dalla valle”

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/25/susa-poliziotti-contestati-dai-militanti-no-tav-alluscita-da-un-ristorante-urla-contro-gli-agenti-via-le-truppe-dalla-valle/5847125/?fbclid=IwAR3HuUkU_6NOWRhy2WtiZFEK5ZLtBSuPc7E3xbI4KPJsfHeJ7xOXfDNqeno

CRONACA– 25 GIUGNO 2020

 Mercoledì 24 giugno, alcuni militanti No Tav hanno organizzato un flash mob nel centro di Susa, di fronte a un ristorante che ospitava un gruppo di poliziotti a fine del turno. Gli attivisti li hanno contestati con urla e cori: “Via le truppe dalla valle” hanno gridato al gruppo di agenti che stava uscendo dal locale. La protesta punta il dito contro “la militarizzazione della Valle” spiegano i No Tav, che da domenica sono in presidio permanente nell’area dei Mulini di Giaglione per provare a impedire l’allargamento del cantiere. Dormono sui tetti dei ruderi in attesa di un possibile sgombero isolati dalle forze dell’ordine. Nessuno può entrare, ma si può solo uscire. Ma i militanti ogni giorno sono riusciti a portare cibo e acqua e a dare il cambio ai presidianti aggirando i blocchi e i lacrimogeni lanciati nei boschi

RIBELLIONE, RESISTENZA, RINASCITA —– A FIRENZE PIAZZA ZEPPA DI ASSEMBRATI “SCIAGURATI IRRESPONSABILI” —- AMICHEVOLE CUNIAL VS DI BATTISTA 3-1

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/06/ribellione-resistenza-rinascita-firenze.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 22 GIUGNO 2020

 

https://www.byoblu.com/2020/06/21/in-12-000-a-firenze-per-salvare-la-costituzione-byoblu24/?fbclid=IwAR1tFoM90rpq6w5qDlz2NroYjqdJsVO5jiEVXuVRVQ6iSm2tTasnf8HSvRM

Video di Adalberto Gianuario per Byoblu della manifestazione di Firenze, sabato 20 giugno

Dalla protesta alla proposta

Prima erano venuti i bravi incazzati, depistati verso il discredito dell’opposizione dal Generale dei Carabinieri e feldmaresciallo dei Forconi, Antonio Pappalardo, una via di mezzo tra un Masaniello rifatto da Ciccio (Franco Franchi) e il clown Fratellini. E aveva lasciato il tempo che trova. Poi abbiamo avuto i sediziosi napoletani da Coppa Italia, cugini lontani dei movidari in automatico “io so’ io e voi non siete un cazzo” di Brera e Trastevere. Più dignitoso il raduno a Piazza del Popolo, tra il lustro e il brusco, di alcuni spontaneisti, ahinoi senza capo né coda.  Tutti questi, pur nella loro evanescenza politica, per il circo dell’orrore di Pippo Conte & Co. avevano segnato un inizio di crisi di audience.

 Movida a Trastevere

Poi è arrivata la stoccata di Firenze in un 20 giugno tanto affollato quanto demascherinizzato e felicemente assembrato, dove i corpi, a detrimento dei virtualisti del digitale e dei farmaseparatori, sono tornati a incontrarsi e a guardarsi in faccia con le rispettive identità e un gran bel sentire collettivo. Merito di chi ha concepito, proposto e organizzato, con un coraggio impermeabile a qualsiasi intimidazione: il Movimento 3V (Vaccini Vogliamo Verità); per l’implicità libertà di scelta, contro il TSO per tutti, voluto dai virus-congiurati).

Se cliccate sul link in alto, avrete la visione dell’evento e degli interventi. E avrete la gioia postuma che frullò per piazza Santa Croce e poi, al rientro, per le vie del centro. Sotto  la statua, stagliata in un cielo festante di blù, di Dante Alighieri, che, con il solo sguardo, inibiva ai virus-gendarmi di avvicinarsi, e dei Davide di Michelangelo e di Donatello. Quelli che, con la fionda, abbatterono il gigante Golia. E oggi hanno disperso nel nulla anche i 60mila miliziani “civili”, probabilmente virtuali, messi in campo, probabilmente virtuale, dal ministro, probabilmente virtuale, Francesco Boccia.

Alieni virusiani in difesa…

A questo spappolarsi del regime poliziesco-biotecnofascista e della relativa paura, indotta per imporsi definitivamente, sono accorsi trafelati, a opporre un argine, i principali branditori dell’”arma fine dell’umanità”. Dalla banderuola, fluttuante a seconda del prevaler dei venti, Tedros Ghebreyesus, direttore dell’OMS, ai portavoce mediatici dei virus-coronati, che in questo caso, per intensità di bile, indico nel mattinale del Conte Pippo, “Fatto Quotidiano”. Passando dal paradiso promesso di un virus debellato dal vaccino, concetto virtuale come quello del paradiso dei religiosi, al purgatorio in cui il virus, seppure attenuato, serpeggia, il capomastro della Virale Commedia è tornato precipitosamente all’inferno dei 150mila nuovi casi nel mondo, “il numero più alto in un solo giorno”. Che gli “sciagurati” di Santa Croce, se ne rendano conto e si ravvedano. Così, Ranieri Guerra, vice all’OMS dell’etiope Ghebreyesus. Quanto ai media, tutti concordi, scelgo a caso, per l’immacolato servizio a una causa degno di miglior causa, il Fatto Quotidiano. Tutti ridotti a rilanciare, contro la vita, la paura.

… e rasi al suolo in Piazza Santa Croce

Zero Protezioni, nessun distanziamentoil sindaco Nardella: “Massa di irresponsabili, proveniente da tutta Italia (vero!!), ha invaso Santa Croce in spregio a ogni regola di sicurezzatutti stipati, senza protezioni, qualcuno ha addirittura messo in discussione la pandemia chiedendo ‘diteci la verità sul covid19’, con la deputata Sara Cunial, nota per il suo intervento complottista a Montecitorio… Le autorità si stanno già occupando del caso, è stato un insulto alla città, una brutta pagina che offende tutti i cittadini responsabili”. E poi giù riprovazione, deplorazione, anatema, in attesa che le teste virus-coronate concedano l’uso del lanciafiamme contro i reprobi. Ideona che sicuramente i danticausa di Pippo Conte, carta assorbente di qualsiasi cosa piova dall’alto.

Espressioni di frustrazione dovuta a questa Santa Croce indomita, dopo che, per quattro mesi di reclusione e vessazioni, si era pensato di aver ridotto il popolo a gregge, castrato per non riprodursi neanche in spirito e per produrre più lana. Una rabbia, al momento impotente, per una disobbedienza che sta diventando movimento e “resistenza, rivoluzione, rinascita”. Parole a cui avevano disseccato ogni senso fin dal 1945, o anche solo dal ‘68-77, in qua, arrivando a sostituirle con parole false, gravide di senso opposto, tali da chiuderci dentro a un muro rispetto al quale quello di Berlino, o, peggio, quello in Palestina, sono prodromi perfezionabili.

Antonietta Gatti

Gatti e Montanari, medici liberi

Gli interventi delle persone citate nel video di Gianuario sono quelle che hanno suscitato l’entusiasmo e i cori dei manifestanti. Quanti? Per la virus-stampa tra i 3000 e i 4.500. Ovviamente manipolati al ribasso per quell’istinto che la fa manipolare verso l’alto, l’altissimo, i numeri dei casi e dei morti di “pandemia”. Ma se è accertato che 8000 persone hanno firmato per il Movimento 3V, in piazza accanto al palco; e che un serpentone, che si divincolava per tutta la piazza, è andato ad acquistare il libro del Dr. Stefano Montanari, scienziato delle nanoparticelle, grande combattente e grande perseguitato, è difficile che siano di meno dei 10.000-13.000 calcolati da chi riprendeva l’evento. Ha fatto vibrare la piazza l’intervento di Antonietta Gatti, moglie di Montanari, fisica, bioingegnere, docente universitaria e, fino alle sue denunce, consulente del nostro governo e dell’UE. E’ stato bello ritrovarla in trincea, dopo che l’avevo intervistata per il documentario “L’Italia al tempo della peste”, in merito alle sue scoperte sulle nanoparticelle che stanno decimando animali e umani nelle regioni sarde in cui imperversano le esercitazioni militari Nato e gli esperimenti delle fabbriche di esplosivi di mezzo mondo.

Sara Cunial a Firenze

Dal sito R2020 potete riascoltare gli interventi in difesa della Costituzione, dei nostri diritti, delle nostre libertà conculcate e contro gli abusi inflittici da governanti che non rendono più conto al popolo e neppure al parlamento, ma a mandanti nostri nemici Nemici che Sara Cunial definisce “criminali e assassini”, in quella piazza come nel più bell’intervento udito alla Camera da tanto tempo. Un discorso che ai responsabili dei nostri dolori e affanni non ha risparmiato niente, tanto da esseri sparso per il mondo come disvelamento delle oscene nudità del re. Ne hanno potenziato la voce le sintesi della folla: “No 5G, No vaccini, No banche, No Tav, Sovranità, Difesa del Lavoro, Scuola Pubblica, Verità sul Covid-19, Costituzione, Le mascherine in Arno…”

 Sara Cunial a Firenze

Sara c’è

Entusiasmo e condivisione hanno raggiunto l’apice all’intervento della parlamentare Sara Cunial, espulsa dai 5 Stelle, evidentemente “per onestà”, principio di un tempo, ma che, sparendo insieme al Movimento nel ventre capace ed irsuto del PD, da quelle parti ha perso ogni significato. Ha colpito il chiodo sulla testa e ha così allargato, insieme agli smascherinati in piazza, una prima crepa nel muro di cui si è detto sopra. Lo ha fatto anche riandando all’origine del muro circondariale, con capomastro “il pluripresidente della Repubblica”, a cui va riferito il clima in cui ha potuto imporsi uno “scientismo dogmatico”, cui si devono i veleni   che hanno fatto prosperare “TSO, deportazioni, reclusioni, riconoscimenti facciali, e intimidazioni”, tutti in violazioni dei nostri “diritti costituzionali e umani”.

Sara Cunial e il vostro cronista

Il messaggio trasmesso e in pieno accolto è quello di riprenderci la nostra sovranità. La nostra è una nazione che sembrava preda dell’Alzheimer, tanto da farsi guidare in direzioni mai scelte, verso qualsiasi umiliazione e privazione. L’epifania di Sara, di Davide Barillari, il consigliere regionale del Lazio dimessosi dai 5Stelle con un intervento memorabile, e ora la loro, e di tanti altri, presenza nelle piazze d’Italia e in rete, sono forse la luce in fondo al più tenebroso tunnel che questo popolo abbia mai dovuto attraversare.

 Davide Barillari, consigliere Regione Lazio

E Alessandro Di Battista?

Nella mia lettera aperta a Di Battista quando è ricomparso sulla scena politica chiedendo che finalmente il movimento fosse coinvolto nella sua interezza nella linea, ho rinunciato a scegliere tra le due ipotesi poste: rigenerare il Movimento dall’interno, o rompere e riprendere da capo. La risposta sembra avermela dato un leader che mi era sembrato, insieme ad altri e a gran parte della base, quanto restava di vivo e antagonista nei 5Stelle. Ed è la risposta che mi ha fatto stabilire nel titolo il punteggio di 3 a 1 nel confronto con Sara Cunial. Tre gol a Sara per la riaffermazione e il rilancio di tre principi fondanti: il respingimento della manovra liberticida e distruttiva sul piano economico, sociale, morale, democratico, di un governo appeso ai fili dei grandi manovratori farmaco-digitali-finanziari della transumanità; la ripresa di tutti i concetti strategici dei 5Stelle, a partire dalla sovranità popolare; l’opposizione netta e irrinunciabile al sistema di potere in atto.

Di Battista l’ho visto alla “Nove”, nel programma “Accordi e disaccordi” di Scanzi, Sommi e Travaglio. Il punto, o gol, che gli andrebbe assegnato, riguarda la pubblica conferma dei principi guida del primo Movimento, quelli che gli hanno dato la strepitosa maggioranza alle ultime elezioni. Ultime in senso temporale, ma, per come gira il vento, forse anche in senso assoluto. Le ha ribadite con forza nell’intervista. Poi, però, si è chiuso nella difesa dell’indifendibile. Cito a memoria: Il premier Conte ha gestito il problema del Coronavirus nel modo migliore. Appoggio e elogio a un personaggio venuto dall’alta finanza,.della quale si è messo al servizio totale per il progetto di una catastrofe umana feroce e disumana senza precedenti. Beppe Grillo resta un cardine, padre, fondatore, tiranno e traditore dei 5 Stelle.

Un Di Battista incompatibile con l’altro

Sono due affermazioni che fanno a cazzotti con tutto il resto e lo svuotano di significato. Conte è stato il manutengolo che a forza di bugie e imbrogli, per conto di profittatori cinici e senza scrupoli, ha messo in quarantena un popolo e i suoi diritti fondamentali. E la cosa peggiore mai successa a questo paese. Grillo, dato il suo ruolo e il suo ascendente, ha verticalizzato il movimento, lo ha uniformato alle sue scelte e ai suoi intrighi e lo ha fatto letteralmente ruminare e poi digerire dalla forza politica più di palazzo e più compromessa. con male pratiche mai vista. “L’amore” che Dibba dichiara al Movimento, è l’amore per una noce secca e frantumata. Farebbe bene a rivolgerlo al popolo tradito dai suoi vertici. E’ ancora in tempo.

Mi è sembrato, attraversando la folla di Santa Croce, di rivedere le facce dei felici, perché sacrosanti e salvifici, vaffa dì un tempo. Facendomi strada verso il palco tra le persone assiepate, anzi, “assembrate” al punto che dovevo urtare, pestare piedi, sgomitare, non  registravo fastidi, ma sorrisi, gentilezza, comprensione, gente che mi si apriva. Tra quelle persone, dalle facce scoperte e dai corpi vicini erano rinati i sensi rubati: la vista degli altri come sono, non travisati; il tatto della cortesia, della curiosità, dell’affetto, dell’erotismo; l’udito di parole, buone, belle e giuste, non camuffate da mascherine. Perfino l’olfatto che, nell’incipiente serata, percepiva il profumo del soffio leggero in arrivo dai colli. Un profumo che mi riporta all’infanzia tra gli ulivi e i pini di Fiesole e, molto dopo, alla Curva Fiesole, quando giocavano Julinho, o Antognoni, o Baggio. Miracolo di un nuovo inizio.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:20

Ancora sui sentieri, lacrimogeni sui No Tav

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post — 24 Giugno 2020 at 00:33

Si è conclusa anche questa giornata di mobilitazione, che dal mattino prestissimo ha visto i No Tav al presidio dei Mulini darsi un gran da fare per mettere in sicurezza l’area ed organizzare gli spazi nel migliore dei modi.

Il movimento si è ritrovato alle 18 in assemblea presso i giardinetti di Giaglione e dopodiché si è di nuovo presa la via dei sentieri per provare a portare un po’ di rifornimenti a chi continua ad essere assediato dagli uomini comandati dalla Questura di Torino.

Ci chiediamo quale soddisfazione possa dare quella di impedire alle persone di nutrirsi e bere acqua, ma magari qualche velina a stretto giro ce lo spiegherà….

Cori, battiture e tentativi di praticare sentieri più decentrati hanno impegnato i No Tav per diverse ore, riuscendo a non farsi scoraggiare dall’imponente dispositivo poliziesco e dai lacrimogeni lanciati addirittura nel bosco per tentare di ostacolarli.

I No Tav stasera non solo hanno raggiunto il presidio riempiendo la cambusa di viveri ma anche, non paghi, hanno rilanciato per domani l’appuntamento alle ore 18 presso i giardinetti di Giaglione.

Sappiamo bene che l’azienda privata Telt ha un cronoprogramma da rispettare per non perdere i fondi europei e sta decisamente rischiando di farlo nonostante le 1000 e più proroghe, ci chiediamo però cosa ci guadagnino polizia, carabinieri, cacciatori di Sardegna a fare da guardie giurate a degli affaristi senza alcuna dignità….anzi no, lo sappiamo: sono due facce della stessa medaglia, dello stesso sistema.

Ai nostri posti ci troverete sempre!

Avanti No Tav!

Val Susa. “Tattiche israeliane” contro i No Tav

https://contropiano.org/news/politica-news/2020/06/23/val-susa-tattiche-israeliane-contro-i-no-tav-0129376?fbclid=IwAR2uXuUtSSdALdI8sh8hxohoqYnx12zmlOklg9dOX-u3PXJTAW31F8-n8uU

Notizie dalla Val Susa sulle “pratiche abnormi” delle presunte “forze dell’ordine”. Da leggere assolutamente.

*****

Da oltre 24 ore la polizia non fa passare cibo e acqua al presidio no Tav e non si riesce ad andare a dare il cambio ai compagni già presenti da ieri.

Un presidio è una forma di protesta pacifica in cui alcuni cittadini si riuniscono manifestando attraverso il dialogo e la visibilità un idea contraria, forma assolutamente legale e democratica , prevista dalla nostra costituzione , che non ha nulla di violento.

Da però fastidio a chi teme il passaggio di notizie , tanto che non si fanno passare nemmeno i giornalisti che potrebbero riportare informazioni da parte del movimento, su quello che sta realmente accadendo in Val di Susa.

Il fatto di lasciare i manifestanti senza cibo e acqua è niente meno che una delle più disumane tecniche strategiche utilizzate nelle più sanguinose guerre! Quindi ancora una volta, ancora e di nuovo, dobbiamo tornare a chiederci, da che parte sta davvero la violenza in tutto questo?

La violenza di voler impedire una forma di protesta democratica e pacifica , la violenza psicologica da parte di chi vuole imporre e che viola la libertà di pensiero e di scelta e la violenza fisica lasciando consapevolmente persone senza cibo e acqua, la violenza che arriverà, quella vera, quella fatta di botte e di massacri, che arriverà come è sempre arrivata, quando hanno avuto una scusa buona da vendere al telegiornale e infine, la violenza dell’insulto all’intelligenza di questo popolo che si continua a riempire di bugie, di fatti traviati, falsi, manipolati e depravati.

Oggi, 22 giugno 2020, siamo ancora qui, noi con la nostra verità e loro con le loro bugie, oggi, dopo una pandemia, dopo tanti morti e tanta sofferenza, questi professionisti del malaffare, a partire dai politici fino alle aziende coinvolte e mafiose, dai laureati pagati per dire assurdità senza una pezza supportata da una teoria scientifica…

Tanto che ne capisce il popolo che si beve qualsiasi fesseria, fino all’informazione di regime che dice solo quello che conviene dire, sono ancora qui, a cercare di far credere alle persone, che fare una ferrovia vecchia 30 anni che va a Lione, che già c’è, sia più importante di mettere a posto ospedali, scuole e trasporti interni.

E’ una vergogna che ci sia chi ancora cerca di manipolare la situazione per guadagnarci qualche appalto, finanziamenti privati e promesse di carriera ed elettorali, è una vergogna che ci sia ancora chi è disposto ad eseguire ordini su commissione, commettendo abusi, senza porsi la domanda sul proprio reale ruolo in questo paese e sulla provenienza del proprio stipendio , ma ancor più grave è il silenzio di chi si gira dall’altra parte o di chi ancora non sa o non capisce!!!

 * foto di Diego Fulcheri Zografos

Tav, il megacantiere climaticida e le bufale della Ue

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/06/23/tav-il-megacantiere-climaticida-e-le-bufale-della-ue/5841247/?fbclid=IwAR0-vF6D0cqjV1ery75Qtv6IMJWmzTU0wIvTQ4p0351Gh6HeHJ0W7xwuzr0

Tav, il megacantiere climaticida e le bufale della Ue

L’Europa da un lato promette interventi per l’ambiente, dall’altro finanzia opere inutili e dannose come il Tav. E questo nonostante la botta al progetto lanciata proprio dalla Corte dei Conti europea, secondo cui inquina molto oggi, per un (improbabile) vantaggio che si inizierà a vedere nel 2080

Le politiche ambientali richiedono coerenza. A nulla serve introdurre buone pratiche “verdi”, come l’Ecobonus per la riqualificazione energetica degli edifici, se poi si lasciano indisturbati i processi che ingoiano risorse non rinnovabili come il suolo e e producono rifiuti ed emissioni che danneggiano il clima. Le grandi opere trasportistiche come autostrade, aeroporti e ferrovie ad alta velocità sono tra questi. Infrastrutture come il Tav Torino-Lione, sono sostenute caparbiamente dai governi interessati e dalla Commissione Trasporti UE come opere ecologiche, in realtà non lo sono affatto. Non tutto il traffico ferroviario è infatti a basse emissioni, soprattutto quando si devono realizzare grandi tunnel con mega cantieri della durata di oltre un decennio, e qui parliamo di una doppia canna da 57 km. Lo abbiamo scritto anche sul Fatto più volte, l’ultima l’11 maggio scorso.

Questa preoccupazione è ora finalmente emersa in modo inequivocabile anche nella relazione speciale numero 10 sulle grandi infrastrutture di trasporto pubblicata nientemeno che dalla Corte dei Conti Europea. A pagina 33, paragrafo 38 si legge che “la costruzione di nuove grandi infrastrutture di trasporto è una fonte rilevante di emissioni di CO2 e vi è un forte rischio che gli effetti positivi siano sovrastimati. Nel 2012 il gestore dell’infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento Lione-Torino avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 (pari a una città italiana di un milione e mezzo di abitanti in un anno, aggiungo io). Gli esperti consultati dalla Corte hanno concluso che le emissioni di CO2 verranno compensate solo 25 anni dopo l’entrata in servizio dell’infrastruttura (quindi dopo il 2055, mia precisazione), ma se i livelli di traffico raggiungono solo la metà del previsto, occorreranno 50 anni dall’entrata in servizio prima che le emissioni di CO2 prodotte dalla costruzione siano compensate (cioè nel 2080, ndr)”. Il che è del tutto incompatibile con il Green Deal europeo e l’esigenza di azzerare le emissioni al massimo entro il 2050.

Come volevasi dimostrare sarebbe una cura peggiore del male, un’opera che prima sporca di sicuro e poi promette – forse – di pulire, e che se proprio si vuole fare, contro tutte le evidenze di inutilità funzionale ed economica, bisognerebbe almeno avere il pudore di derubricare dall’elenco degli interventi a favore del clima e dell’ambiente. Per questo motivo andrebbe una buona volta fermata sul nascere, soffocata finché è ancora piccola e incompleta, in modo che non sprechi altro denaro pubblico, che non infligga altre ferite alle nostre Alpi e che non emetta i 10 milioni di tonnellate di CO2 preventivati, che come i costi potrebbero facilmente lievitare.

Ancora una volta, supportati dalle evidenze scientifiche e ora anche da un documento ufficiale afferente allo stesso apparato europeo che da un lato promette inediti sforzi per contrastare i cambiamenti climatici e dall’altro finanzia le peggiori opere che li provocano, chiedo con determinazione al ministro dell’Ambiente Costa – già a conoscenza del problema – e al suo analogo francese, Élisabeth Borne, insieme al commissario europeo per il clima Frans Timmermans di pronunciarsi sulla coerenza ecologica di questa scelta, che appare invero in piena contraddizione. E se la valutazione della Corte dei Conti è corretta, che si fermi immediatamente il megacantiere climaticida, destinando i miliardi di euro dei cittadini italiani, francesi ed europei ad altre azioni ambientalmente più efficaci che non siano solo colorate di verde a fini di marketing. I giovani di oggi vi ringrazieranno per la lungimiranza, o se costretti a vivere in un pianeta ostile vi malediranno in conseguenza delle vostre scelte, e questo articolo vuole rimanere testimonianza esplicita che non si potrà dire “non lo sapevamo”.

La risposta della lobby alla Corte dei conti, ruspe in Clarea ma i notav resistono sugli alberi

https://www.notav.info/senza-categoria/la-risposta-della-lobby-alla-corte-dei-conti-ruspe-in-clarea-ma-i-notav-resistono-sugli-alberi/

Newspost — 22 Giugno 2020 at 10:14

Notte di resistenza in Val Clarea. Il monitoraggio popolare del cantiere nei giorni scorsi aveva segnalato movimenti di mezzi da lavoro all’interno del perimetro che facevano presagire una ripresa dei lavori. Il coordinamento dei comitati notav ha quindi inaugurato sabato un presidio permanente nella zona dei mulini storici, edifici che dovrebbero essere distrutti dall’avanzare del cantiere come tutta la zona boschiva circostante. Mentre un piccolo corteo improvvisato partiva da Giaglione verso il cantiere per ribadire che nessuno si sarebbe fatto cogliere impreparato, in tutta risposta il governo ha iniziato a spostare centinaia di poliziotti e militari in Val Susa preparandosi ad attaccare il presidio. L’arrivo di decine di mezzi è stato segnalato da sentinelle notav tra Rosta e Avigliana nella serata di ieri.

Come previsto, questa notte, tali e quali ai ladri, i lobbyisti del tunnel hanno tentato di rimettere in moto la macchina del TAV. Alcune ruspe hanno iniziato a provare a sbancare le rive del torrente Clarea per posare una passerella e mettere jersey con filo spinato a difesa del cantiere della vergogna. La polizia in assetto antisommossa ha circondato il presidio ai mulini ma ha dovuto ripiegare. Tutta la notte i notav hanno resistito con fantasia e determinazione, alcuni gruppetti si sono incatenati ai cancelli e altri sono arrampicati sugli alberi sfruttando la conoscenza del territorio accumulata in questi anni di presenza attiva e ricognizioni. Nel frattempo la polizia bloccava l’accesso dal lato di Giaglione a solidali e giornalisti, provando ad isolare i notav barricati. Con un’ordinanza emanata d’urgenza il Ministero dell’interno, per bocca del prefetto, ha chiesto di chiudere tutta via dell’Avanà, tutta via Roma e le zone circostanti incluse tutte le zone boschive/di campo di Giaglione e Chiomonte.

Questa brusca accelerata rappresenta l’ennesima mossa scomposta di TELT & soci. Presi dal panico per la sonora bocciatura del raddoppio della Torino-Lione da parte della Corte dei conti europeaprovano goffamente a riprendere in fretta e furia i lavori. Per spostare un po di terra in riva al fiume, per l’ennesima volta, le autorità italiane hanno mobilitato centinaia di poliziotti e carabinieri, con un costo folle, in un momento particolarissimo per tutto il paese che richiederebbe di investire risorse ingenti per ben altre priorità.

Per ora i notav sono per ancora alla zona dei mulini, ci dicono di comunicare a tutti che sono tranquilli e il morale è alto ma servirà la partecipazione di tutti nei prossimi giorni, a partire da oggi lunedi 22 giugno APPUNTAMENTO ALLE ORE 18 al CAMPO SPORTIVO DI GIAGLIONE per dare il cambio ai presidianti della Clarea. Per la lobby sitav il messaggio è forte e chiaro, questo è solo un’anticipazione di cosa vorrà dire per questi signori cantierizzare in un territorio ostile.

AI NOSTRI POSTI CI TROVERETE! FORZA NOTAV!

MENTRE LE STELLE (RUSSE E CINESI) STANNO A GUARDARE —– IL SULTANO SI RIPRENDE CIO’ CHE GLI ARABI GLI AVEVANO TOLTO —- E, GRAZIE A GIULIO REGENI E AI SUOI SPONSOR, ANCHE DI PIÙ

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/06/mentre-le-stelle-russe-e-cinesi-stanno.html

MONDOCANE

VENERDÌ 19 GIUGNO 2020

 “Viva gli sciagurati (per lo sciagurato OMS) napoletani” (Anonimo fiorentino)

Le squadre in partita

Da una parte il subimpero del sultano ottomano neo-islamista, padrino di tutto il terroristame che imperversa in Medioriente e Africa, con alle spalle l’impero tenuto in piedi dal Deep State statunitense con il corredo dei “progressisti” imperiali di Soros, di nascosto Israele e, ultimo arrivato, paradossalmente, l’Iran del “moderato” Rouhani, suo rivale in Siria e Iraq.

Dall’altra l’Egitto, maggiore potenza araba, Arabia Saudita, Emirati, il pezzo più significativo del mondo arabo, Bengasi e gran parte della Libia liberata dai jihadisti, la Russia che traccheggia, la Cina che simpatizza da molto lontano. Queste le forze che si fronteggiano oggi nella regione. Il che è individuabile al semplice osservare le mosse dei due opposti schieramenti, ma mistificato e reso ingarbugliato dai servizi mediatici offerti ai soliti attori preferiti.

 L’Egitto come lo vorrebbero i suoi nemici

Regeni, la leva con cui sollevare il Medioriente

Si pensi al “manifesto”, arrivato a sostenere lo psicopatico guerrafondaio Bolton contro Trump, e al suo internazionalista “de sinistra” Alberto Negri. Antiamericano da vetrina, ma anche, all’uopo, antisaudita; detesta i turchi in quanto sterminatori di curdi (dichiarati “vincitori dell’Isis” al posto dei siriani, ed effettivi ascari antisiriani degli USA)), ma oggi come oggi, detesta di più al Sisi, da amico dei russi capovolto in “cocco di Trump”. Il suo condirettore, Tommaso Di Francesco, autonominatosi, nelle more dei giudici di Roma e del Cairo, PM, giudice e, domani, boia del presidente egiziano, dichiara Giulio Regeni  “barbaramente fatto uccidere dai suoi servizi segreti”. Uno specialista di efficaci messaggi subliminati, questo Negri ex-Sole-24 Ore, come li definisce acutamente un mio amico. Del resto lo accredita nientemeno che Amnesty International. Chi oserebbe contraddire questa santa costola del Dipartimento di Stato?

Quell’Amnesty dei diritti umani sulla cui invenzione di una spia, Caesar, che attribuisce ad Assad qualcosa come 15mila assassinati in carcere (con foto di soldati siriani uccisi in combattimento!), Washington ha ora eretto la mannaia di ulteriori sanzioni genocide alla Siria, straziata da 9 anni, per impedire che mangino anche l’ultima pagnotta e ricevano anche solo il primo mattone per la ricostruzione. Poi, per la gioia dei nostri antifascisti con chiacchiera e distintivo, gli “Antifa” americani, nel quadro della rivolta fatta passare per antirazzista, ma coltivata dal Deep State, hanno creato a Seattle una “libera comune” intitolata a Idlib, quella degli invasori turco-terroristi, vista come avamposto dell’antifascista Erdogan.

L’iniziativa, grazie al poco pubblicizzato, ma evidente e decisivo sostegno diplomatico e jihadista del settore guerrafondaio USA (che, incidentalmente, come ovunque, coincide con quello coronavirale) è in mano al sultano della mezzaluna a stelle e strisce. Riempita la Libia di mercenari jihadisti e truppe corazzate, droni e aerei dell’esercito turco, è riuscito a mantenere in vita i presidi dei Fratelli Musulmani di Tripoli e Misurata, e a respingere l’Esercito Nazionale Libico, liberatore laico del resto della Libia.

Turchi ante portas

Presente con armi e bagagli in Yemen e Somalia, collaboratore dello sterminio di questi popoli a fianco dei regimi fantocci degli USA e a fianco, stavolta, dei sauditi nemici in Libia, ha poi invaso il nord dell’Iraq. Il pretesto, come per la Siria nordoccidentale, glielo hanno fornito i curdi. Incurante della sovranità di un paese che, grazie alle milizie popolari vincitrici dell’Isis, sta riguadagnando un minimo di autonomia e dignità, ovviamente col beneplacito degli occupanti USA, in difficoltà per i continui missili che i patrioti iracheni lanciano sulle loro basi.

Sul piano geopolitico, a queste offensive in terra e aria, ha aggiunto quelle sui mari, dove il nuovo subimpero ottomano si è assicurato, nell’attonita passività di tutti gli interessati, una striscia di mare tra Asia Minore e costa libica che vorrebbe in pratica porsi a difesa di tutto il petrolio e gas dell’immenso serbatoio mediterraneo.

Di fronte a questa davvero colossale operazione espansiva, a parte borbottii innocui di qualche cancelleria (pensate, noi abbiamo Di Maio!), non s’è mossa foglia mediatica, né sospiro dell’ONU, o della merkeliana UE. Neppure quando il turco s’è permesso di prendere a ceffoni l’Italia, cacciando con una nave da guerra dalle acque internazionali attorno a Cipro, il naviglio da ricerca dell’Eni. Neppure quando, il 18 giugno scorso, si è arrivati quasi allo scontro tra Turchia e Francia allorchè una fregata francese, in esercitazione Nato, è stata oggetto di una manovra al limite dell’aggressione da parte di una nave turca. Osservava l’operazione, con tranquilla indifferenza, una flottiglia civile turco-italiana, attiva sulle zone petrolifere.

Tutto questo configura una poderosa strategia offensiva del caposaldo Nato in Medioriente cui è ovviamente consentito dal capofila dell’Alleanza, dai suoi subordinati e dal finto opposto teocratico israeliano (da sempre cogestore del jihadismo terrorista e, anche per questo, intoccabile) di fare tutti i comodi suoi, purchè diretti contro chi anche all’Impero grande dà fastidio. In primis, l’Egitto.

Ma che, davvero l’Egitto…?

Ma che, davvero qualcuno pensava che si potesse lasciare l’Egitto, massima potenza storica, demografica, industriale, laica, della nazione araba, a costruirsi un futuro più influente, prospero e autonomo e a garantire tale condizione anche alla sorella Libia? E a fondare tale futuro prossimo sullo sfruttamento della ricchezza del più grande giacimento marino di idrocarburi del Mediterraneo, Zohr, davanti alle sue coste? Un giacimento affidato all’italiana ENI, alla faccia del branco di famelici pronti al balzo, proprio come Shell, BP, Exxon e le altre nel 1953, al tempo di Enrico Mattei e del nazionalizzatore del petrolio iraniano, Mohammed Mossadeq? Con quest’altro Mossadeq, Abdel Fattah al Sisi, portato alla presidenza da una sollevazione di popolo contro il Fratello Musulmano e amerikano Mohamed al Morsi e che poi, per stramisura, riesce ad aumentare gli introiti dello Stato raddoppiando in un anno il canale di Suez.

Cairo. Manifestazione contro Morsi

Visto questo scenario, come non chiedersi ciò che il buon Alberto Negri, campione di ambiguità geopolitica, e tutti i suoi affini non si chiedono? Se, cioè, questa realtà nel cuore del Mediterraneo, cuneo e transito tra Africa ed Europa, Asia e Atlantico non potesse destabilizzare l’egemonia, in corso di attuazione, dell’affidatario ottomano, in nome anche del suo ruolo di pilastro Nato numero uno nel mondo. Come non chiedersi la ragione di tanta passività, tanta tolleranza, di tutti gli altri interessati alla cornucopia mediterranea e come non rispondersi che, al di là dei rimbrotti politically correct, gli sta bene quello che Erdogan fa e ne sono tutti complici?

Compresi gli apostoli del povero Giulio Regeni “santo subito”. Per la centesima volta – e chi non vuole intendere, intende benissimo – io e molti altri riassumiamo la storia, ostinatamente dimenticata, dello sventurato giovane “ricercatore”. Viene addestrato negli Usa da ambienti dell’Intelligence, collaboratore della multinazionale dello spionaggio “Oxford Analytica”, diretta da John Negroponte (squadroni della morte in Nicaragua e Iraq), Colin McColl (ex-capo del MI6 britannico), e David Young (gestore del caso Watergate), mandato da una docente di Cambridge, rimasta muta dal giorno del ritrovamento del corpo, a installarsi nel covo di spie che è l’American University del Cairo.

Prova a contattare sindacati di opposizione, incappa in un agente governativo, non se ne rende conto, gli offre 10mila dollari per un “progetto” che s’illude di contrasto al “regime”, in questo modo si scopre ed è bruciato. Viene ritrovato nel fosso, torturato, nel giorno in cui la ministra dello sviluppo italiano dovrebbe firmare con Al Sisi accordi commerciali, oltre a quelli con l’ENI, per, se ben ricordo, più di 4 miliardi di euro. L’incontro e gli accordi italo-egiziani saltano. Altri subentrano.

Il più bravo nell’intelligence, il più cretino dei regimi? O il nuovo amico dei russi?

L’operazione Regeni, che, su ovvii suggerimenti di ovvii suggeritori, viene sussunta dall’intero arco costituzionale italico e diffonde i suoi virus anche tra i governi alleati, per quattro anni e per tutto il futuro prevedibile, ne ignora i dati. Però accredita un regime idiota e tafazziano, per quanto dotato della più agguerrita intelligence della regione, che avrebbe eliminato una zanzara, facendola poi ritrovare torturata, con il dito puntato al palazzo presidenziale e rimettendoci accordi di enorme vantaggio. Su questa base il moscerino cocchiero Alberto Negri, suoi affini in tutti i media, i consanguinei Amnesty e HRW, fanno un respiro profondissimo, strapieno di proliferanti virus e, come succede con le nostre mascherine, lo espirano e sparano contro Al Sisi e il suo Egitto. Che diventa il dittatore più sanguinario, quello che non deve difendere il suo paese da un’ aggressione dei cari Fratelli musulmani, sotto forma di terrorismo Isis che decima civili e istituzioni, ma che incarcera e tortura 60mila oppositori. 60mila conosciuti (da chi?), perché altri, in massa, spariscono.

Putin, Al Sisi

Naturalmente Regeni è solo il vessillo dietro al quale marciano gli ottomani e i loro complici, i gelosi dell’ENI, Israele, gli intolleranti nei confronti di qualsiasi ruolo arabo non allineato con i satrapi del Golfo (che di tortura s’intendono molto meglio: vedi gli schiavi massacrati nei lavori per i Mondiali di calcio nel Qatar), i sostenitori di una Libia in mano ai tagliagole di Misurata e ai trafficanti di migranti di Tripoli. E, soprattutto, un Egitto che si allontana dal fare il sussidiario dei suoi ex-colonizzatori e che naviga verso Mosca.

Chi è storicamente il più pratico di assassinii mirati?

Restano due domande. Come mai il Cairo non esce dalla tenaglia Regeni e denuncia il complotto? Difficile la risposta, ma neanche tanto. Uno, forse non ci sarebbero le prove e si scatenerebbe un altro uragano di accuse, calunnie, boicottaggi. Due, se è vero, come sembra, che entrano in ballo elementi destabilizzatori stranieri, denunciarli, magari con molti dannanti indizi, significa entrare in un gioco pericoloso di ritorsioni che comprometterebbe la posizione dell’Egitto nei suoi complicati equilibri per preservare agibilità geopolitica, coesione interna, indipendenza e pace. Per non farsi saltare subito addosso i veri responsabili della tragedia Regeni.

Russia e Cina, amici, ma a ragion veduta

“Datti da fare, compagno”

L’altra domanda: e la Russia? Sempre lì che tentenna, subisce, prova a rimediare, irresoluta. Illudendosi di portare dalla sua parte chi è ontologicamente legato all’imperialismo. Subisce in Siria tregue con Erdogan, il quale sistematicamente ne approfitta per rafforzare la presenza sua e di un’inenarrabile feccia terrorista in Idlib e sabotare ogni sforzo di liberazione dell’esercito siriano. Tace sulle ininterrotte incursioni israeliane che aggravano terribilmente il costo siriano dell’aggressione. Soffre, ma subisce anche, l’iniziativa dei turchi in Libia, sempre nel vano tentativo di mantenere i piedi in due staffe. Politica della seduzione alla quale il supposto sedotto risponde a calci da quelle parti.

Del resto, Mosca delude anche i suoi sostenitori, mai quelli andati in fissa con Putin, allineandosi all’Occidente anche nel modo demenzial-criminale di affrontare l’operazione globalista del Covid.19. C’è dentro anche la Cina, si sa. Può darsi che, alla lunga, nessuna classe dirigente rinunci alla possibilità di conquistare un potere assoluto e definitivo sul proprio popolo. Anche a rischio di distruggerlo, come il 5G cinese prospetta.

Noi, che proviamo a essere “follower” di Cartesio, nel confronto-conflitto con l’Occidente, ci schieriamo senza remora e in misura incondizionata a fianco di questi due paesi. Occidente coloniale, imperialista, neocoloniale, strutturalmente sadico guerrafondaio, che, in base a calcoli matematici, prima ancora di quelli morali, sta al “male assoluto”, di cui si vuole portatore il nazismo, come la bomba atomica sta ai V2. Ciò non ci impedisce di obiettare ai lockdown e alle altre misure disumane e totalitarie per un pericolo che è il topolino partorito dalla montagna. O per un 5G, che è la cosa più genocida mai progettata contro l’uomo, gli animali, le piante.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:19

Lyon-Turin : épinglé par le rapport de la Cour des comptes européenne, le projet doit être abandonné

https://europeecologie.eu/lyon-turin-epingle-par-le-rapport-de-la-cour-des-comptes-europeenne-le-projet-doit-etre-abandonne?fbclid=IwAR14mkqkPy9FgJ_Blue3_FDF577OwpqJCaCjrUw55Ums3u41-tUSFUj-ayg

Hier, mardi 16 juin, la Cour des comptes européenne a remis un rapport accablant sur les méga-projets ferroviaires européens. Huit projets ont été audités. Parmi eux, le controversé projet Lyon-Turin auquel s’opposent les écologistes depuis des années.

Retard, rapport coût / bénéfices désavantageux pour la société, impact désastreux sur l’environnement et le climat : les preuves s’accumulent de l’absurdité du Lyon-Turin et de son coût exorbitant qui va croissant.

Les experts de la Cour des comptes estiment que « les 10 millions de tonnes d’émissions de CO2 générées par la construction de la liaison Lyon-Turin ne seraient compensées que 25 ans après l’entrée en service de l’infrastructure » à condition que les prévisions de volumes de trafic restent valables.

« S’ils n’atteignent que la moitié du niveau prévu, il faudra 50 ans à partir de l’entrée en service de l’infrastructure avant que le CO2 émis par sa construction soit compensé », précise le rapport.

Il faudra attendre donc plus de 25 ans, au mieux, 50 ans, plus probablement, pour voir l’intérêt d’un tel projet en termes d’impact sur le climat et sur la pollution de l’air, ce qui est bien trop tard pour la santé des habitant·e·s. Les habitant·e·s de la vallée de l’Arve, en Haute-Savoie, souffrent aujourd’hui très durement du trafic routier. Or, on leur promet un report modal qui ne finit pas d’être retardé, alors même que la rénovation de ligne existante, portée par les écologistes, permettrait une mise des camions sur les rails bien plus rapidement et à moindre coût.

Loin d’être utopique, cette rénovation de la ligne existante était déjà mentionnée, il y a plus de 20 ans, en 1998, dans le rapport Brossier, ingénieur général des Ponts et Chaussées. « Au total, il semble que des améliorations substantielles soient possibles sur la ligne actuelle pour un montant d’investissements qui ne dépasserait pas 10% des sommes nécessaires à la réalisation du projet Lyon-Turin. »

L’heure des projets démesurés et inadaptés à l’urgence de la situation est révolue. Nous ne pouvons plus continuer dans la même logique qu’il y a trente ans, en ne prenant pas en compte les conséquences désastreuses d’un tel projet sur notre environnement. La rénovation de la ligne actuelle constitue une alternative viable. Les conséquences financières, environnementales et sociétales de ce projet sont telles que les citoyen·e·s européen·ne·s méritent un vrai débat démocratique qu’il est temps d’instaurer.

Les eurodéputé-e-s du groupe Verts/ALE :
François Alfonsi

Benoît Biteau
Damien Carême
David Cormand
Gwendoline Delbos-Corfield
Karima Delli
Yannick Jadot
Tilly Metz (Luxembourg)
Michèle Rivasi
Caroline Roose
Marie Toussaint

No Tav ai Mulini, sale la tensione. Polizia pronta allo sgombero

https://torino.corriere.it/cronaca/20_giugno_22/no-tav-presidio-mulini-area-interdetta-ma-abbiamo-raggiunta-a3b11a8c-b4b8-11ea-b466-221e2b27ce86_amp.html

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23 giugno 2020 – 10:51

di Floriana Rullo

Tornano le tensioni al cantiere Tav di Chiomonte. Oggi, nel tardo pomeriggio, numerosi manifestanti sono partiti in corteo da Giaglione diretti al nuovo presidio No Tav dei Mulini, in Valsusa. Ma a bloccargli la strada hanno trovato un jersey e la polizia. A decidere l’interdizione dell’area il prefetto di Torino per garantire l’ordine pubblico.

«Assediati»

«Alcuni attivisti in presidio permanente sono stati “sequestrati” dalle forze dell’ordine – scrive il movimento su Notav.info – li hanno circondati e non fanno avvicinare nessuno. Grazie ad un’ordinanza emanata in fretta e furia nella nottata dal prefetto per esigenze di ordine pubblico, la Questura prova ad impedire i rifornimenti di acqua e cibo ai No Tav assediati da quasi 24 ore».

L’allargamento del cantiere

Nell’area della Clarea è corso la prima fase dell’allargamento del cantiere per la Torino-Lione a Chiomonte. Consentirá l’avvio dei lavori connessi alla realizzazione del tunnel di base. Le attività iniziate questa notte, che rientrano nel programma condiviso da Italia e Francia con l’Unione europea. Sono il primo passo per far partire nei prossimi mesi circa 200 milioni di opere in Piemonte. Chiomonte è il principale cantiere italiano, il sito in Valsusa è stato esteso di circa un ettaro, poco meno di un campo di calcio. Telt aveva fatto ripartire i lavori proprio la scorsa notte. Per l’occasione i No Tav avevano allestito dall’ultimo fine settimana il nuovo presidio nella zona dei Mulini. «Il coordinamento dei comitati notav ha inaugurato sabato un presidio permanente nella zona dei mulini storici, edifici che dovrebbero essere distrutti dall’avanzare del cantiere come tutta la zona boschiva circostante».

Lacrimogeni

Sul posto ora ci sono le forze dell’ordine, che probabilmente procederanno per lo sgombero del nuovo presidio. I No Tav sono riusciti a raggiungere gli attivisti rimasti nel presidio passando da vie secondarie. Per bloccarli le forze dell’ordine hanno iniziato a sparare lacrimogeni.