L’allarme di Costa: “Rischio di amianto nel tracciato Tav”

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martedì 30/04/2019

L’allarme di Costa: “Rischio di amianto nel tracciato Tav”

Il pm Andrea Padalino indagato per quattro abusi d’ufficio

martedì 30/04/2019

Inchiesta sul Palagiustizia di Torino

Il pm Andrea Padalino indagato per quattro abusi d’ufficio

MATTINALE DEI BUONI E CATTIVI, DA ERATOSTENE A GIGI DI MAIO——- FASTI E NEFASTI DEL GIORNO

http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/04/mattinale-dei-buoni-e-cattivi-da.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 29 APRILE 2019

Mattinale dei buoni e cattivi, da Eratostene a Gigi Di Maio

FASTI  E  NEFASTI  DEL  GIORNO

1) Quando parla il Colle: Turbamento Oggettivo. . La nuova legge sulla difesa che, salvinianamente, sancisce il mutuo e reciproco gangsterismo letale, ha fatto fuori il suo primo minorenne povero per la pistola del suo primo maggiorenne ricco, sparatore per sport, che lo ha colpito all’osso sacro, il che farebbe pensare a uno in fuga. Quest’ultimo si rallegra dello scudo fornitogli dal Mattarella con la definizione di “turbamento oggettivo”. Un nonsense totale, ma che permetterà al giudice di fargli pat pat e mandarlo a casa. Si spera che altri sparatori sportivi non siano presi da “turbamento oggettivo” all’ingresso del rider con una  pizza che pare una mina antiuomo, o della suocera il cui ombrello assomiglia a un Kalashnikov.

2) Brucia ragazzo brucia, per la Grande Distribuzione. Sono stato a Borgo Mezzanone, Foggia (vedi il docufilm “O la Troika o la vita”), la baraccopoli due volte incendiata, tre volte sgomberata per finta, dove regna il caporalato, lo spaccio e il magnaccismo, tutto in mano agli stessi africani. Non ve lo dirà il manifesto, che non ha mai speso una riga per la quarta mafia nazionale, perché nigeriana, la più capillare per spaccio e prostituzione. Borgo Mezzanone sopravvive e prospera e la legge sul caporalato di Renzi non verrà mai applicata: il prezzo dei pomodori e dell’uva di quei campi deve essere compatibile con i profitti della Grande Distribuzione, Grande Amica di ogni governo. L’altro giorno ci è bruciato vivo Samara, migrante del Ghana. Il “manifesto” se l’è presa con il governo che maltratta le Ong.

3) Divorare territorio. La Lega vuole mantenere le provincie, i 5 Stelle no, per risparmiare dicono. Renzi, generatore di mostruosità, le ha sostituite con le “Città Metropolitane”, strumento di pervertimento sociale e di urbanizzazione all’insegna della gentrificazione e, per questo regalo, il partito di “La Repubblica”, per una volta su un milione dalla parte dei 5Stelle, continua a ringraziare il bischerone.. E basterebbe uno sponsor così. Capita perfino alla Lega di dire una cosa giusta. Andrebbero abolite le regioni, costrutto artificiale sebbene costituzionale, di saporaccio etnicista, verminai di corruzione, oggi in ansia di autonomia sfascia-Italia. Non le provincie, corpo intermedio vicino ai cittadini, territorialmente, socialmente ed economicamente omogeneo, fuori dal deserto umano dei megacentri urbani.

4) Sessismo progressista. Marco Da Milano, debenedettiano (è tutto dire) direttore del fu-L’Espresso che insiste a chiamarsi L’Espresso, non si perde un’occasione dai sinistri  Zoro, Gruber, Formigli, Floris, da nessuno dei nostri cavalieri della crociata anti-barbarie gialloverdi, per bollare di infamia i quattro cavalieri dell’Apocalisse: razzismo, fascismo, maschilismo, sessimo che di questo governo sarebbero i pilastri. E, per evidenziare all’universo mondo la natura repellente di tali ismi, gli ha dedicato questa copertina:

 Ciò che scocciava assai Da Milano e compagni era il fatto che la sindaca, giovane e bella, avesse inchiodato un manager Ama che giocherellava col bilancio per attribuire indebiti premi di produzione a sé e ai colleghi. Bravo Marco, al siparietto PD-Soros di Diego Bianchi e degli altri della squadra rosa, oltreché ospite fisso, diventerai anche tronista e velina.

5) Un Regeni non si nega a nessuno. A Pechino, il premier Conte ha detto al presidente egiziano Al Sisi di ricordarsi di Giulio Regeni. Al Sisi  ha detto a Conte, ma sottovoce, di ricordarsi, primo, che nessun servizio del mondo che si rispetti si sarebbe mai autoaccusato facendo ritrovare un suo sequestrato, torturato e ucciso, al lato della strada; secondo, che lo hanno “scoperto” nelle stesse ore in cui Roma e il Cairo stavano concludendo affaroni che avrebbero tagliato fuori mezzo mondo petrolifero occidentale; terzo, che il ragazzo aveva lavorato per anni per un covo internazionale di spie capeggiato dall’inventore degli squadroni della morte John Negroponte; quarto, che al suo presunto socio locale, finto dissidente, aveva promesso 10mila dollari, mica per la moglie malata di cancro, ma solo per un preciso “progetto”. Il che, risaputo, ma taciuto da tutti, non ha impedito che la santa alleanza Regeni, Repubblica e il manifesto in testa, rilanciasse il martire Regeni contro l’assassino Al Sisi. Che ciò avesse a che fare con la prospettiva che il generale Haftar, protetto da Al Sisi, Putin e Trump, stesse sbaragliando i Fratelli musulmani  (leggi: Isis), cari ai colonialisti progressisti? Quei simpaticoni che tengono i migranti nei famosi “lager della tortura, dello stupro, e dell’uccisione” e che Haftar rischia di liberare, ponendo fine al grande business?

6) Biden, the progressive, for President ! “Il manifesto” festeggia la candidatura a presidente del Democratico Joe Biden, detto Pisolo (“Sleepy Joe”), sorvolando sul fatto, solitamente sconvolgente per “il manifesto”, che a casa sua è noto per aver molestato donne un po’ in alto e un po’ in basso. Sorprendente, direi, per un organo del collegio di difesa di Asia Argento. Tutta contenta, la referente di Zingaretti nella redazione politica del quotidiano anticomunista, saluta il futuro avversario del reietto Repubblicano Trump con vezzeggiativi come “centrista” e “moderato”.  Del tutto meritati: da Senatore, nei ’70, si distinse per accanimento anti-desegregazionista nelle scuole e nei mezzi di trasporto. Nei ’90, da presidente del Comitato Giustizia, si oppose alle accuse di molestie sessuali fatte da Anita Hill al candidato alla Corte Suprema,Clarence Thomas. Nel 2003 fu sostenitore decisivo al Senato dell’aggressione all’Iraq e, a seguire, di tutte le sette guerre di Obama. Quella che da loro si chiama “Corporate America”, l’élite finanziar-militar-securitar-digitale, in particolare delle assicurazioni e banche, lo eleva a suo candidato preferito. Anche per togliersi dai piedi il meno affidabile Sanders. Come poteva esimersi “il manifesto”?

7) S’ode a destra uno squillo di tromba;. A sinistra risponde uno squilloE tutti all’unisono rievocano, invocano, rivendicano e celebrano, a ulteriore esaltazione dello scontro con gli infedeli, le imperiture radici cristiane dell’Europa, anzi dell’Occidente tutto. Lasciando da parte il piccolo dubbio che l’asserzione solleciterebbe tra amerindi, afroamericani, Sami artici (lapponi) e altre popolazioni genocidate a colpi di Croce, c’è del vero, nel senso che è dalla radice cristiana che sono fioriti in Occidente dogma, pensiero unico, monarchia assoluta, pure infallibile, e guai terreni ed eterni inenarrabili per chi non ci sta. D’accordo, monarchi assoluti sono stati vissuti e sofferti anche da altre parti e in altri tempi, ma quello dei cristiani-cattolici ha un’esclusiva. Il razionale e, soprattutto, l’irrazionale, sono monopolio suo. Non si transige, come magari in Grecia e a Roma dove non solo si transigeva, ma dagli altri culti ci si sentiva perfino arricchiti. Pensiero molteplice – Socrate, Eraclito, Seneca – lì; qui pensiero unico – S. Agostino, S. Tommaso, Padri della Chiesa, Paola Binetti. E a  dar retta ad Ario, o a far gli alibigesi, o i catari, erano cazzi davvero amari.

8) Ora et labora. Eppur si muove! Il geologo Mario Tozzi, nella sua bella trasmissione (“Sapiens”, Rai Tre), dà una mano e parecchio conforto all’assunto di cui al numero 7, dimostrando come pensiero unico e progresso scientifico-tecnologico stanno in opposizione ontologica tra di loro. Negli anni più alti del mondo classico, i secoli del pensiero multiplo,  precedenti l’ossificazione imperiale, romana, bizantina, cattolica – se consentite, richiamerei quelli a nostra radice italiana ed europea –   in Grecia si erano fatti salti scientifici in avanti, pari solo all’esplosione all’indietro dei nostri ultimi decenni. Eratostene aveva misurato raggio e circonferenza (40mila chilometri esatti) del globo terrestre, poi fatto piatto e ridotto a metà dagli scienziati agli ordini di San Pietro. Si dice oscurantismo. L’astronomia dovette aspettare il rogo di Giordano Bruno e Galileo carcerato per vedersi confermata nella scoperta ellenista che la Terra gira intorno al sole, e non viceversa, botta tremenda al pensiero unico e diocentrico. Archimede, Euclide, tanti altri furono poi seppelliti (in parte salvati dagli arabi) insieme a matematica, geometria, geografia, filosofia, tecnologia, medicina, nei secoli dell’”Ora et Labora” di San Benedetto. Vennero risuscitati in tempi laici e profani, era dei Comuni, Rinascimento (Leonardo Da Vinci, non solo), Illuminismo, grazie alla riscoperta del dubbio e del “metodo scientifico”, spesso a costo di anime dannate e carni abbrustolite. E mettiamo pure sul piatto delle radici buone e cattive il dato che il metodo scientifico dei greci era fondato sull’osservazione e in onore della Natura, mentre quello degli industriali e digitali il contrario.

9) Di Maio scottato. Insisto, a dispetto dei miei sbeffeggiatori, col dire che le cose fatte finora dai 5 Stelle, a vantaggio dei dominati e spolpati, del mondo che ci circonda e a detrimento di chi ruba e imbroglia – non le aveva fatte nessuno. Nei palazzi e, ancor più, con le lotte sul territorio. Riconosco anche che la scelta obbligata dal voto dei non sufficientemente stufi non offriva alternativa alla coabitazione con i voraci pseudo-populisti e finto-sovranisti  della Lega (coabitazione che prima finisce meglio stiamo), giacchè è ovvio che la differenza tra costoro e la criptodestra PD è quella tra il Gatto e la Volpe, entrambi a caccia dei nostri zecchini d’oro. Tutto questo mi legittima a dire che all’omino forbito e scaltro, che insiste a vestirsi da agente di Tecnocasa e a inseguire Salvini baciando San Gennaro, la Brigata Ebraica e la sua  fidanzata a favore di camera e voto, il mio antico amico ed ecologico Pigmalione (vedi il mio docufilm “L’Italia al tempo della peste”), Alessandro Marescotti, ha provocato una bella scottatura. Poco o niente rispetto a quante vite l’oggetto del contendere, ILVA, ha incancrenito e carbonizzato nei decenni.

A un Luigi, pur bravino, ma, nell’occasione, dallo sguardo simile al mio bassotto Ernesto quando fa finta di essere da un’altra parte se gli rimprovero il formaggio rubato, Marescotti ha messo una zeppa tra i discorsi sul “nuovo corso Ilva” da sembrare Eratostene che contesta Tolomeo. L’inquinamento è ancora lì e peggiora, quelli che lo producono sono ancora immuni da conseguenze penali, il nuovo padrone non è affatto meglio del vecchio filibustiere (amico di Calenda e Vendola), eccetera, eccetera. Con Marescotti sembrava di sentire le inconfutabili ragioni dei NoTAP, NoTerzo Valico, No MUOS. O  non si negava l’opera prima, o la si nega e la si impedisce adesso. L’alternativa è farsi dare, certamente esagerando, dei democristiani, cioè dei berluscopidini, specie in estinzione, diversamente, spero, dai 5 Stelle.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 23:14

TENSIONE PRIMO MAGGIO, IL PD AVVISA I NO TAV: “È LA PIAZZA DEL LAVORO”

https://www.lastampa.it/2019/04/29/cronaca/tensione-primo-maggio-il-pd-avvisa-i-no-tav-la-piazza-del-lavoro-Z2bhNbmFLw0c6qcTju0KiK/pagina.html?fbclid=IwAR3Oj6xUaFdTza45W_D8_L6d6g5spiR14jfRH2QP3QKZxkVycvX0rg40–U

Paolo Furia, segretario: deprimente che si cerchi di strumentalizzare l’occasione per polemiche aggressive
REPORTERS
 
Pubblicato il 29/04/2019
FABRIZIO ASSANDRI
TORINO

Fuori luogo nella forma e completamente sbagliata nel contenuto. Il Pd attacca la mobilitazione No Tav per il Primo maggio, con la promessa del movimento contrario alla Torino-Lione di portare in piazza migliaia di attivisti dalla Val di Susa. 

«È una strumentalizzazione. Ed è deprimente che ogni anno si cerchi di usare questa piazza per polemiche aggressive, che non c’entrano nulla – dice Paolo Furia, segretario regionale del Partito democratico -. Si profila un corteo in cui l’attenzione sarà monopolizzata da un tema divisivo come la Tav, relegando sullo sfondo i temi più generali del lavoro e della politica».

L’obiettivo

Il movimento vuole “prendersi” la piazza, replicando la grande manifestazione No Tav dello scorso 8 dicembre, contro “madamine, industriali e partiti” che presentano il Tav «come panacea di tutti i mali». «Il Primo maggio deve essere quello per cui è nato: una manifestazione nazionale, pubblica, aperta a tutti, indipendentemente da quello che si pensa sul Tav, per rappresentare la centralità del lavoro nella nostra democrazia, un principio della Costituzione spesso trascurato», replica Furia. Che ne ha anche per Salvini. Il ministro a Torino ha detto che, se vincerà il centrodestra alle regionali, si farà la Toirno-Lione. «Abbiamo già un’amministrazione regionale Sì Tav – dice Furia – basta confermarla. In compenso Salvini è al governo e non ha risolto le contraddizioni con la forza NoTav con cui è alleato. Il problema non è la Regione».

L’appuntamento

Gli attivisti Pd mercoledì si daranno appuntamento in piazza Vittorio al Caffè Elena. Poi sfileranno insieme. A seguire il pranzo con grigliata, musica, calcio balilla e due torte, una per le regionali e una per le europee: sono stati invitati i candidati e anche Sergio Chiamparino. Centocinquanta coperti prenotati allo storico circolo Vallette di via delle Pervinche.

In piazza il Pd porterà le bandiere Sì Tav? Per Furia, che si dividerà tra Biella, dov’è iscritto, e Torino, «la discussione sull’alta velocità deve restare fuori da questa grande manifestazione: noi ci saremo per parlare di disoccupazione, morti sul lavoro, precariato e impieghi dei migranti».

Nello specifico, il segretario del Pd subalpino ritiene paradossale attaccare la Torino-Lione il Primo maggio, «perché come sa chi si occupa seriamente di lavoro, porterà investimenti e occupazione». Il segretario provinciale del Pd, Mimmo Carretta, dice che ancora non sa se nello spezzone del Pd ci saranno bandiere SìTav: «Non lo escludo, ma il nostro invito è a portare le bandiere del Pd: non c’è bisogno di bandiere SìTav, perché il sì all’opera è già nel simbolo del Pd, così come allo sviluppo e al lavoro. Piuttosto, è un controsenso manifestare il Primo maggio contro un’opera che porta lavoro».

Eppure, secondo i siti di riferimento del mondo NoTav, la Torino-Lione avrebbe “di fronte all’impatto ecologico devastante ricadute occupazionali minime”. «Lo vadano a dire – replica Carretta – agli edili, ai sindacati, ai ceti produttivi». E ancora: «Se qualcuno pensa di prendersi la piazza, non ha capito nulla di questa manifestazione».

Anche il capogruppo Pd Stefano Lo Russo ritiene che il Tav «sia una straordinaria occasione di lavoro per la città e la regione, con investimenti in ricerca e sviluppo di cui questo territorio ha tanto bisogno».

Ordine pubblico

Uno dei temi di attenzione sarà, come già gli anni scorsi, l’ordine pubblico. Lo spezzone del Pd ha spesso subito contestazioni anche molto forti: «A creare tensioni non siamo noi, mi auguro per il bene di tutti che non ci siano problemi di ordine pubblico», dice Carretta. «Chiediamo a tutti di garantire il rispetto del nostro spezzone e lo svolgimento pacifico della manifestazione», dice Furia.

LA REALITE GEOPOLITIQUE AU COEUR DE L’UNIFICATION DE L’EURASIE : VERTEBREE PAR L’AXE MOSCOU-PEKIN, AVEC LA RUSSIE COMME PIVOT …

 

(SOMMET BIENNAL ‘BELT AND ROAD’ A BEIJING CES 26-27 AVRIL – III)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2019 04 29/
LM.GEOPOL - Pékin sommet obor III (2019 04 29) FR (2)

” J’affirme la primauté de la Géopolitique, « science du XXIe siècle » … La Géopolitique, je le dis, et c’est une affirmation personnelle, est la science majeure du XXIe siècle. Au XIXe siècle, la science majeure était l’Economie politique. L’Economie politique de Marx. L’Economie politique de Friedrich List qui est le père du Nationalisme économique. La science également d’Adam Smith, le père du libéralisme. A l’époque, l’Economie politique expliquait le monde. Aujourd’hui, et vous pouvez faire le tour des laboratoires idéologiques, il n’y a que la Géopolitique qui explique le monde. Mais il faut que cela soit une Géopolitique scientifique. Il faut que cela soit une Géopolitique pragmatique. Actuellement, la Géopolitique est passée du statut de science maudite en 1945, en un ornement pédant du discours de la plupart des commentateurs politiques”

– Luc MICHEL (Addis-Abeba, février 2019).

“Qui contrôle l’Europe de l’Est contrôle le Heartland,

qui contrôle le Heartland contrôle l’île monde,

qui contrôle l’île monde contrôle le monde”

– Amiral Harold Mackinder (1919).

Derrière les “Nouvelles routes de la Soie”, il y a une réalité et une histoire de la Géopolitique. Ce qui s’esquisse à Pékin, et aussi avant Xi à Moscou, a des bases qui sont au coeur même de la Théorie géopolitique. Pour le comprendre il ne faut pas lire les analystes occidentaux, muets d’effroi sur le processus géoéconomique et géopolitique en cours à l’Est. Mais il faut faire un détour non pas par Pékin ma     is par Londres et surtout Washington …

LM.GEOPOL - Pékin sommet obor III (2019 04 29) FR (4)

* Voir la partie I de mon analyse

NOUVELLES ROUTES DE LA SOIE :

SOMMET BIENNAL ‘BELT AND ROAD’ A BEIJING CES 26-27 AVRIL SUR FOND DE PUISSANCE MARITIME CHINOISE

sur http://www.eode.org/luc-michels-geopolitical-daily-nouvelles-routes-de-la-soie-sommet-biennal-belt-and-road-a-beijing-ces-26-27-avril-sur-fond-de-puissance-maritime-chinoise/

* Voir la partie II de mon analyse

LA ‘NOUVELLE CARTE DU MONDE’ QUI SE DESSINE A PEKIN ET A MOSCOU (SOMMET BIENNAL ‘BELT AND ROAD’ A BEIJING CES 26-27 AVRIL – II)

sur http://www.eode.org/luc-michels-geopolitical-daily-la-nouvelle-carte-du-monde-qui-se-dessine-a-pekin-et-a-moscou-sommet-biennal-belt-and-road-a-beijing-ces-26-27-avril-ii/

L’AXE MOSCOU-PEKIN EN ACTION

Les médias occidentaux sont bien silencieux sur la réalité géopolitique qui se dresse en arrière-plan du grand projet géoéconomique des “Nouvelles routes de la soie” (en anglais “One Road One Belt”, acronyme OBOR) : l’unification géoéconomique annonce l’unification géopolitique – suivant les théories du grand Friedrich List (1) : celle-ci sera vertébrée par l’Axe Moscou-Pékin et aura pour pivot géopolitique la Russie.

Le Bloc continental eurasiatique  – issu des travaux théoriques des géopoliticiens Hausofer, Thiriart, von Lohausen (voir la Partie II de mon analyse) – est un outil de puissance géopolitique et géoéconomique, décliné dans deux projets connexes :

* les “Nouvelles routes de la soie” de Xi Jinping, esquissé depuis 2013;

* et celui qui l’a précédé, esquissé théoriquement depuis 1982 (2) (3) et pratiquement depuis 2006 (4), l’Espace eurasiatique “de Vladivostok à Lisbonne” de Poutine et Lavrov (qui ébauche un « monde bipolaire dans lequel la Russie affronte les États-Unis en élargissant son propre domaine d’influence politique et de pouvoir. De l’Atlantique vers le Pacifique, dans le cadre d’une nouvelle entité politique – L’Eurasie »).

RETOUR A MACKINDER – MAHAN – SPYKMAN – BRZEZINSKI ET AU VIEIL ENNEMI CONTINENTAL DE LA GEOPOLITIQUE MARTIME ANGLO-SAXONNE : « LA TERRE CONTRE LA MER »

Le silence, qui dissimule un grand effroi, des analystes occidentaux est du au fait, aveuglant pour celui qui pense en termes de puissance géopolitique, que cette unification de l’Eurasie ramène au premier plan le vieil ennemi continental de la Géopolitique maritime anglo-saxonne, celui dont les travaux théoriques des Mackinder, Mahan, Sypkman et Brzezinski visaient précisément à empêcher l’émergence. Et contre lequel les USA sont entrés à deux reprises, en 1917 et 1941, en guerre mondiale.

La Russie est incontestablement le pivot géopolitique de l’Eurasie unifiée. Elle est précisément cette “heartland”, ce “coeur du monde” dont parlait Mackinder ! Et l’Eurasie unifiée est cette “world island”, cette “île monde” qui assurera la défaite finale des thalassocraties anglo-saxonnes …

GEOPOLITIQUE ANGLO-SAXONNE (I):

LES THESES GEOPOLITIQUES DU BRITANNIQUE MACKINDER

La géopolitique, science née à la fois aux USA, en Allemagne et en France à la fin du XIXeme siècle, doit beaucoup aux concepts de MACKINDER et de SPYKMAN.

L’amiral britannique H.J. MACKINDER (1861-1947), qui fut professeur de géographie à Oxford puis à la London School of Economics and Political Science, est le fondateur de la géopolitique classique, celle qui oppose la terre et la mer. Il est connu notamment pour être l’auteur de la théorie selon laquelle il existerait au début du XXème siècle un « pivot géographique du monde », le coeur du monde (heartland) protégé par des obstacles naturels (le croissant intérieur, inner crescent, composé de la Sibérie, du désert de Gobi, du Tibet, de l’Himalaya) et entouré par les océans et les terres littorales (coastlands).

Ce coeur du monde, c’est la Russie, la Russie Etat-continent qui est inaccessible à la puissance maritime qu’est la Grande-Bretagne. C’est pourquoi le « coeur du monde » doit être encerclé par les alliés terrestres de la Grande-Bretagne. La Grande-Bretagne doit contrôler les mers mais également les « terres littorales » qui encerclent la Russie, c’est à dire l’Europe de l’Ouest, le Moyen-Orient, l’Asie du sud et de l’est. La Grande-Bretagne elle-même, avec les Etats-Unis et le Japon, constituent le dernier cercle qui entoure le coeur du monde. Selon MACKINDER ce qu’il faut absolument éviter c’est l’union de la Russie et de l’Allemagne, un concept que le géopoliticien belge Jean THIRIART modernisera en « Empire euro-soviétique » (3), la constitution de ce que MACKINDER appelle l’île mondiale (world island), un puissant Etat ayant d’immenses ressources et de vastes étendues terrestres, ce qui permettrait à la fois d’avoir de grandes capacités territoriales de défense et de construire une flotte qui mettrait en péril l’Empire britannique.

GEOPOLITIQUE ANGLO-SAXONNE (II):

LES THESES GEOPOLITIQUES DES AMERICAINS MAHAN ET SPYKMAN

Dès la fin du XIXeme siècle, l’école géopolitique américaine, dont les têtes de file sont MAHAN et SPYKMAN, entendra substituer les Etats-Unis à la Grande-Bretagne en tant que puissance maritime hégémonique.

Disciple critique de MAHAN, Nicholas J. SPYKMAN est son continuateur en même temps que le continuateur partiel et dissident de MACKINDER. Comme le britannique MACKINDER, N.J. SPYKMAN pense que le monde a un pivot. Mais ce pivot du monde n’est pas le heartland de MACKINDER, la Russie. Le pivot du monde est composé des terres littorales (les coastlands de MACKINDER) qu’il appelle le bord des terres, l’anneau des terres (rimland), ces terres constituant un anneau tampon entre le coeur, qui est soit la Russie soit l’Allemagne, et la puissance maritime britannique. Ces Etats tampons furent, par exemple, la Perse et l’Afghanistan utilisés par l’Angleterre contre la Russie entre le XIXème et le XXème siècle, comme la France fut utilisée contre l’Allemagne entre la deuxième moitié du XIXème siècle et la deuxième guerre mondiale.

Après la victoire sur l’Allemagne – SPYKMAN écrit avant 1943 – il faut donc contrôler ces Etats tampons qui constituent le « rimland », le pivot, si l’on veut contrôler le coeur du monde. Cette nécessité conduira à la mise en place d’une politique d’endiguement (containment) de la Russie soviétique, l’Europe de l’Ouest et la Turquie servant d’Etats tampons pour les Etats-Unis.

GEOPOLITIQUE ANGLO-SAXONNE (III):

LES THEORICIENS DE LA DOMINATION MONDIALE AMERICAINE

Le premier grand théoricien de cette vision impérialiste qui vise à la domination mondiale est l’amiral Alfred T. MAHAN, dont le livre principal « THE INFLUENCE OF SEA POWER UPON HISTORY » est publié à Boston en 1890. Alfred T. MAHAN (1840-1914) a construit une géopolitique destinée à justifier l’expansionnisme mondial des Etats-Unis à une époque où le monde est encore dominé par la Grande-Bretagne, un expansionnisme qui doit se fonder sur la puissance maritime (« sea power »). MAHAN est convaincu que les Etats-Unis, puissance industrielle contrôlant les Amériques, peuvent, en imitant la stratégie maritime qui fut celle de l’Angleterre à partir du XVIème siècle, obtenir la domination mondiale grâce à la maîtrise des mers. Il leur faut pour cela non seulement des bases, des ports, mais surtout des bâtiments, des navires, qui soient en permanence capables d’intervenir partout dans le monde, et donc constamment opérationnels. Donc, en 1897, MAHAN préconise la politique stratégique suivante : il faut s’allier à la Grande-Bretagne pour contrôler les mers, il faut maintenir l’Allemagne sur le continent européen et s’opposer à son développement maritime et colonial, il faut associer les américains et les européens pour combattre les ambitions des asiatiques et en particulier surveiller de près le développement du Japon.

Tous les grands thèmes de la politique américaine du Siècle naissant sont déjà présents : stratégie planétaire, intervention en Europe, isolement de la puissance continentale (alors l’Allemagne). MAHAN donne un corps idéologique à la vision américaine d’une mission prédestinée des USA dans le monde : la « manifest destiny ».

Son oeuvre est continuée par Nicholas J. SPYKMAN (1893-1943), qui développe la notion de « containment », consistant à organiser un système d’états-tampons destiné à briser la puissance russe. Après la victoire sur l’Allemagne il faut donc contrôler ces Etats tampons qui constituent le « rimland », le pivot (une notion de géopolitique), si l’on veut contrôler le coeur du monde. Cette nécessité conduira à la mise en place d’une politique d’endiguement (containment) de par la constitution de l’Alliance atlantique dominée par les Etats-Unis, face au Pacte de Varsovie, dominé par la Russie soviétique. Notez que tout cela est pensé en 1941 et 42 – SPYKMAN meurt en 1943 – c’est-à-dire au moment même ou l’URSS fait face aux armées nazies.

Le discipline de SPYKMAN est Georges F. KENNAN, le principal théoricien américain de la guerre froide, auteur de « THE SOURCES OF SOVIET CONDUCT ».

Le plus brutal théoricien de l’impérialisme américain est James BURNHAM. Moins connu en dehors des spécialistes des sciences politiques (c’est le père des néo-machiavéliens américains), c’est un ancien trotskyste reconverti dans le néoconservatisme. Il fonde notamment la « NATIONAL REVIEW ». En 1945, il publie un livre fondamental mais passé inaperçu en Europe dont le titre anglais est « THE STRUGGLE FOR THE WORLD ». Le titre de l’édition française (1947) est lui plus explicite encore : c’est « POUR LA DOMINATION MONDIALE ». BURNHAM y donne les conditions de la puissance destinée à assurer la domination planétaire des Etats-Unis.

GEOPOLITIQUE ANGLO-SAXONNE (IV):

BRZEZINSKI ET LES CONDITIONS DU LEADERSHIP AMERICAIN AU XXIe SIECLE

En 1991 commence une nouvelle ère pour les relations internationales. La situation mondiale est en effet totalement changée. L’URSS, le principal challenger de Washington, qui fut aussi, il faut le dire, longtemps son meilleur complice, a disparu, vaincue par la compétition économique et la course aux armements qu’elle s’était laissée imposées par Washington. En l’espace de quelques mois, la puissance américaine est devenue l’unique superpuissance mondiale et tente partout d’imposer son « Nouvel Ordre Mondial » (NOM) avec son cortège de guerres et d’inégalités.

Les théoriciens de l’impérialisme américain défendent à ce sujet la thèse du hasard. Les Etats-Unis se seraient trouvés dans leur position centrale et omnipotente par l’effet d’une série de conjonctions heureuses. Mais en rien la politique planétaire des USA ne serait responsable de cette situation d’hégémonie, résultant d’une divine surprise. Cette thèse est totalement fausse et contredite par toute étude historique sérieuse.L’impérialisme américain est planifié, pensé, théorisé depuis plus d’un siècle et demi. Et la victoire incontestable de 1991 est l’aboutissement d’une politique impérialiste conçue dès la fin du XIXeme siècle.

Pour maintenir leur leadership – l’obsession du “nouveau siècle américain” est omniprésente chez les géopoliticiens américains -, qui n’est rien d’autre que « la domination mondiale » annoncée par James BURNHAM (le grand-père des néoconservateurs américains) dès 1943, les USA doivent avant tout maîtriser le « grand échiquier » que représente l’Eurasie, où se joue l’avenir du monde. Cette maîtrise repose sur la sujétion de l’Europe occidentale, étroitement liée aux USA dans un ensemble politico-économique occidental, la « communauté atlantique » cadenassée par l’OTAN. THIRIART parlait de l’OTAN non comme d’un bouclier mais « d’un harnais » pour l’Europe.

Elle repose aussi sur l’isolement de la Russie qu’il faut affaiblir irrémédiablement et démembrer.

Le danger mortel pour les USA, puissance extra-européenne à l’origine de par sa situation même, serait d’être expulsée d’Europe occidentale, sa tête de pont en Europe. Dans cet objectif, tout rapprochement de l’Europe et de la Russie, ou de l’Axe Moscou-Pékin aujourd’hui, toute union eurasienne, sans même parler de fusion comme l’évoquait THIRIART, doit être empêchée par tous les moyens.

Zbigniew BRZEZINSKI écrit : « L’Europe est la tête de pont géostratégique fondamentale de l’Amérique. Pour l’Amérique, les enjeux géostratégiques sur le continent eurasien sont énormes. Plus précieuse encore que la relation avec l’archipel japonais, l’Alliance atlantique lui permet d’exercer une influence politique et d’avoir un poids militaire directement sur le continent. Au point où nous en sommes des relations américano-européennes, les nations européennes alliées dépendent des Etats-Unis pour leur sécurité. Si l’Europe s’élargissait, cela accroîtrait automatiquement l’influence directe des Etats-Unis. A l’inverse, si les liens transatlantiques se distendaient, c’en serait finit de la primauté de l’Amérique en Eurasie. »

ET AUJOURD’HUI ?

“La politique d’endiguement de la Russie, qui a continué au XVIIIe, au XIXe et au XXe siècle, se poursuit aujourd’hui. On essaie toujours de nous repousser dans un coin parce que nous avons une position indépendante, parce que nous la défendons, parce que nous appelons les choses par leur nom ne jouons pas aux hypocrites. Mais il y a des limites. Et en ce qui concerne l’Ukraine nos partenaires occidentaux ont franchi la ligne jaune. Ils se sont comportés de manière grossière, irresponsable et non professionnelle”, affirme Vladimir Poutine (adresse à la Fédération de Russie, 18 mars 2014) …

On comprend mieux pourquoi Poutine et Lavrov parlent de l’Eurasie de “Vladivostok à Lisbonne”. Ou pourquoi Xi Jinping fait aboutir ses “Nouvelles routes de la soie” à Birmingham, Hambourg, Nantes, Lisbonne ou Trieste, et courtise les présidents suisse et portuguais !

NOTES ET RENVOIS

(1) A Moscou et à Pékin, on a visiblement lu et médité l’économiste Friedrich List (le père du Nationalisme économique) et ses lois économiques des états en voie de développement (qui ont si bien réussi au XIXe siècle aux USA et en Allemagne et après 1945 à la CECA-CEE-UE) …

Friedrich List (1789-1846), est un économiste allemand, ayant aussi vécu aux USA. Critique d’Adam Smith, il était partisan et théoricien du « protectionnisme éducateur » ainsi que du Zollverein, l’union douanière allemande. Le protectionnisme extérieur, lié à la disparition des frontières douanières intérieures,  devant être la phase initiale du développement industriel des nations. Il est le père du « Nationalisme économique » et a inspiré l’unification des USA (clôturée par la Guerre de Sécession), l’unification du IieReich allemand (Bismark) et le projet initial de la CECA-CEE.

Cfr. Luc MICHEL (dir.), n° spécial de la Revue CONSCIENCE EUROPEENNE, « La guerre économique Europe-USA », n° 19, août 1987 Charleroi et Bruxelles).

(2) Cfr. deux articles de la Série ‘PCN-NCP TIMELINE’ qui explique la genèse de la renaissance de l’idée eurasiste :

* PCN-TIMELINE / IDEOLOGIE / 1984 : LE PCN REINVENTE L’‘EURASISME’ MODERNE

sur http://www.lucmichel.net/2014/05/30/pcn-timeline-ideologie-1984-le-pcn-reinvente-leurasisme-moderne/

* PCN-SPO / L’EURASIE EST UNE IDEE EN MARCHE. MAIS QUI PARLAIT DE L’EURASIE ET DE L’EURASISME IL Y A 30 ANS ?

sur http://www.lucmichel.net/2014/05/31/pcn-spo-leurasie-est-une-idee-en-marche-mais-qui-parlait-de-leurasie-et-de-leurasisme-il-y-a-30-ans/

* Et : Luc MICHEL, « PCN … européen jusqu’à Vladivostok », interview au quotidien socialiste “LE PEUPLE”, Charleroi, 14 et 15 septembre 1985.

Voir aussi sur EODE-TV & AFRIQUE MEDIA/

LE GRAND JEU (Saison I-3). AU CŒUR DE LA GEOPOLITIQUE MONDIALE:

POUTINE A VALDAI DECRYPTE

sur https://vimeo.com/111845727

(3) Au début des Années 80, THIRIART fonde avec José QUADRADO COSTA et moi-même l’Ecole de géopolitique « euro-soviétique » où nous prônions une unification continentale de Vladivostok à Reykjavik sur le thème de « l’Empire euro-soviétique » et sur base de critères géopolitiques. Mes « Thèses sur la Seconde Europe » sont la continuation, actualisée, de nos positions géopolitiques des Années ’80.

Cfr. sur LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

GEOIDEOLOGIE. AUX ORIGINES DU NEOEURASISME (II) : L’ECOLE EURO-SOVIETIQUE DE GEOPOLITIQUE (1982-1991)

sur http://www.lucmichel.net/2018/04/03/luc-michels-geopolitical-daily-geoideologie-aux-origines-du-neoeurasisme-ii-lecole-euro-sovietique-de-geopolitique-1982-1991/

(4) Cfr. Luc MICHEL, EODE THINK TANK/ GEOPOLITIQUE / THESES SUR LA « SECONDE EUROPE » UNIFIEE PAR MOSCOU (1ère version en déc. 2006)

sur http://www.eode.org/eode-think-tank-geopolitique-theses-sur-la-seconde-europe-unifiee-par-moscou/

# LE DOSSIER DES ANALYSES DE REFERENCE SUR

LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY

* TERRE ET MER AU XXIe SIÈCLE (I) :

AU CŒUR DE LA CONFRONTATION GEOPOLITIQUE FONDAMENTALE

sur http://www.lucmichel.net/2018/09/21/luc-michels-geopolitical-daily-terre-et-mer-au-xxie-siecle-i-au-coeur-de-la-confrontation-geopolitique-fondamentale/

* TERRE ET MER AU XXIe SIÈCLE (II) :

COMMENT LES FONDEMENTS DE LA GEOPOLITIQUE, SCIENCE DU XXIe SIECLE, VONT DETERMINER LES CENTS PROCHAINES ANNEES

sur http://www.lucmichel.net/2018/09/22/luc-michels-geopolitical-daily-terre-et-mer-au-xxie-siecle-ii-comment-les-fondements-de-la-geopolitique-science-du-xxie-siecle-vont-determiner-les-cents-prochaines-annees/

COMMENTAIRES:

CARTHAGE IMPLANTATION COLONIALE SUR LE SOL AFRICAIN

(TERRE ET MER AU XXIe SIÈCLE III)

sur http://www.lucmichel.net/2018/09/24/luc-michels-geopolitical-daily-commentaires-carthage-implantation-coloniale-sur-le-sol-africain-terre-et-mer-au-xxie-siecle-iii/

COMMENTAIRES:

LE MYTHE ROMAIN DANS LE SOFT POWER CHINOIS. OU COMMENT LE CINEMA CHINOIS FAIT LA PROMOTION DES ‘NOUVELLES ROUTES DE LA SOIE’

(TERRE ET MER AU XXIe SIÈCLE IV)

sur http://www.palestine-solidarite.org/analyses.luc_michel.260918.htm

TERRE ET MER AU XXIe SIÈCLE (V) :

L’AFRIQUE DANS LA GEOPOLITIQUE MONDIALE. RESTER OBJET OU REDEVENIR ACTEUR DE L’HISTOIRE

sur http://www.lucmichel.net/2018/10/09/luc-michels-geopolitical-daily-terre-et-mer-au-xxie-siecle-v-lafrique-dans-la-geopolitique-mondiale-rester-objet-ou-redevenir-acteur-de-lhistoire/

(Sources : PCN-Info – Le Quotidien du Peuple – EODE Think Tank)

Cartes :

Notez la 4e carte, qui prend en compte le mouvement d’émancipation de l’Afrique. Mackinder arrêtait l’île monde à la zone des déserts sahariens (encore aujourd’hui les géostratèges américains place leur frontière sur le Sahel). Ici l’Afrique est devenue le “Southern Hearland” et comme je l’annonce avec mon “Axe Eurasie-Afrique”, l’unification de l’Afroeurasie est vraiment l’île-monde (ce qu’annonce le projet des “Nouvelles routes de la Soie” de Xi avec son volet africain …

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

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COMMENT ANALYSER LA PREMIERE RENCONTRE POUTINE-KIM KONG UN A VLADIVOSTOK: TRUMP PERD LA MAIN SUR LE DOSSIER COREEN !

 

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Flash Vidéo Géopolitique/ Geopolitical Flash Video/

2019 04 27/

Le Flash Vidéo du jour …

Le géopoliticien Luc MICHEL en duplex audio depuis Ndjaména dans APPELS SUR LE CONTINENT du 25 avril 2019

sur PRESS TV (Iran)

Sources :

* Voir/télécharger la video sur

EODE-TV/ LUC MICHEL :

RENCONTRE POUTINE-KIM JONG UN A VLADIVOSTOK.

TRUMP PERD LA MAIN SUR LE DOSSIER COREEN !

(SUR AFRIQUE MEDIA)

https://vimeo.com/332815108LM.ORG2 - instagramm 085 amtv

Kim Jong Un en Russie pour un sommet stratégique avec Poutine …

Le dirigeant nord-coréen Kim Jong Un était arrivé ce mercredi dans l’Extrême Orient russe pour son premier sommet avec Vladimir Poutine au moment où Pyongyang, dans une impasse diplomatique avec Washington, cherche à se rapprocher de son allié historique. Sa rencontre jeudi à Vladivostok avec le dirigeant russe aura été pour Kim sa première entrevue avec un chef d’Etat étranger depuis son retour de Hanoï, théâtre en février d’un fiasco diplomatique retentissant avec le président américain Donald Trump.

I- UN SOMMET TRES MEDIATIQUE

Le train vert foncé du dirigeant nord-coréen s’est immobilisé peu après 8 h GMT dans la gare de Vladivostok. Tout vêtu de noir, chapeau noir sur la tête, il a marché sur un tapis déroulé sur le quai jusqu’au parvis, où l’attendaient des responsables russes et un orchestre militaire. «J’espère que cette visite sera couronnée de succès et utile», a déclaré le dirigeant nord-coréen, interrogé par la télévision russe lors d’un arrêt de son train dans la ville frontalière russe de Khassan, où des femmes en costume folklorique l’ont accueilli avec du pain et du sel comme le veut la tradition. L’agence officielle nord-coréenne KCNA avait annoncé le départ en train de Kim Jong Un, accompagné de son ministre des Affaires étrangères Ri Yong Ho, qui avait assuré aux journalistes après l’échec de Hanoï que la position de la Corée du Nord ne «changerait jamais». Drapeaux russes et nord-coréens ont déjà été accrochés sur les lampadaires de l’Île Rousski, en face du port de Vladivostok, où devrait se tenir le sommet. Selon le Kremlin, la rencontre débutera par une rencontre entre MM. Kim et Poutine avant qu’elle ne prenne «un format élargi», sans plus de détails. Ni communiqué commun ni signature d’accords ne sont prévus. Ces discussions sont une réponse à de multiples invitations adressées par M. Poutine depuis que Kim Jong Un s’est lancé l’an dernier dans une grande offensive diplomatique. Après des années de montée des tensions en raison des programmes nucléaire et balistique de Pyongyang, la péninsule coréenne a été en 2018, dans la foulée des jeux Olympiques d’hiver de Pyeongchang, le théâtre d’une spectaculaire détente. Et depuis mars 2018, M. Kim a rencontré quatre fois le président chinois Xi Jinping, trois fois le président sud-coréen Moon Jae-in et deux fois M. Trump.

L’ECHEC DES POURPARLERS AVEC TRUMP

A Hanoï, la Corée du Nord avait cherché à obtenir un allègement immédiat des sanctions internationales décidées pour la contraindre de renoncer à ses armes atomiques. Mais les discussions avaient été écourtées en raison de désaccords profonds avec Washington, notamment sur les concessions que Pyongyang était prêt à faire. Signe de la dégradation des relations entre la Corée du Nord et les États-Unis, Pyongyang s’est fendu la semaine dernière d’une attaque d’une rare violence contre Mike Pompeo, en demandant que le secrétaire d’État américain ne participe plus aux discussions sur la dénucléarisation. Quelques heures plus tôt, les Nord-Coréens avaient revendiqué l’essai d’une nouvelle arme.

LES RAPPORTS HISTORIQUES DE MOSCOU AVEC PYONG-YANG

Moscou prône un dialogue avec Pyongyang sur la base d’une feuille de route définie par la Chine et la Russie. Cette dernière a déjà demandé la levée des sanctions internationales, tandis que les États-Unis l’ont accusée d’aider Pyongyang à les contourner. Les relations entre Pyongyang et Moscou remontent à l’ère soviétique: l’URSS a placé le grand-père de Kim Jong Un et fondateur de la République populaire démocratique de Corée (RPDC), Kim Il Sung, au pouvoir et lui a apporté un soutien crucial durant la Guerre froide. Peu après sa première élection à la présidence russe, Vladimir Poutine chercha à normaliser ces relations et rencontra trois fois Kim Jong Il, père et prédécesseur de l’actuel leader, la première fois à Pyongyang en 2000. Il fut alors le premier dirigeant russe à se rendre en Corée du Nord. La dernière rencontre à ce niveau remonte à 2011, quand Kim Jong Il avait affirmé à l’ex-président Dmitri Medvedev qu’il était prêt à renoncer aux essais nucléaires. L’ex-dirigeant nord-coréen était mort trois mois plus tard.

Kim Jong Un a depuis présidé à quatre essais nucléaires dont, potentiellement, celui d’une bombe à hydrogène en 2017, et au lancement de missiles intercontinentaux capables d’atteindre l’ensemble du territoire continental américain.

II- VU DES USA : L’ANALYSE DE ‘GEOPOLITICAL FUTURES’

“Daily Memo: Putin-Kim Talks” (Geopolitical Futures, 26 avril 2019):

“Le sommet Poutine-Kim s’achève. Le dirigeant nord-coréen Kim Jong Un et le président russe Vladimir Poutine ont tenu un sommet très controversé à Vladivostok. Poutine a trouvé un moyen d’exprimer son soutien aux positions respectives de Pyongyang et de Washington dans les négociations nucléaires, mais aucun résultat tangible de la réunion n’est immédiatement apparent (…) Les intérêts directs de la Russie dans le sort du programme nucléaire de la Corée du Nord sont relativement minimes. Mais il tient à utiliser cette question pour avoir plus de poids contre les États-Unis et ses alliés sur d’autres questions. C’est pourquoi il a essayé à plusieurs reprises de trouver des moyens de rester à la table. L’un des moyens par lesquels la Russie – avec la Chine – peut, et finira probablement, par bouleverser le statu quo consiste à alléger l’application des sanctions. Une participation volontaire de Moscou et de Pékin est essentielle au maintien de la «campagne de pression maximale» menée par les États-Unis, les sanctions étant l’une des dernières sources d’influence américaine sur Pyongyang. Mais Moscou et Beijing craignent d’être frappés de sanctions secondaires par les États-Unis à l’encontre de la Corée du Nord ou de mettre en péril les négociations sur de plus gros problèmes avec Washington. Ainsi, les deux pays conserveront pour l’instant la carte d’allégement des sanctions.”

(Sources : Interfax – AFP – Afrique Media – EODE-TV – Geopolitical Futures – EODE Think Tank)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

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Complément aux analyses quotidiennes de Luc Michel)

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La Cgil stoppa i No Tav: nessuno strumentalizzi il corteo del 1° Maggio

25 aprile 19 Stampa 

La convivenza difficile tra favorevoli e contrari alla grande opera I sindacati del Sì: è la festa di tutti, ma parliamo del dramma lavoro

Claudia Luise

«Il primo maggio è la festa del lavoro e non va assolutamente strumentalizzata».

È un monito che non ammette repliche quello che arriva dalla Cgil torinese, dopo la sparata dei No Tav dell’altro pomeriggio.

L’idea che il tema dell’Alta Velocità monopolizzi anche questa manifestazione non piace a nessuno. Anche perchè accentuerebbe una convivenza difficile con quanti sono invece favorevoli all’opera, rimarcando una spaccatura che si riflette anche all’interno della stessa Cgil che riunisce anime con un approccio diametralmente opposto alla questione.

Già, la convivenza delle due anime sull’Alta Velocità è una questione che in Cgil si è affrontata ben più di una volta.

Ma se la La Fillea (che rappresenta i lavoratori edili) è da sempre favorevole alla Torino-Lione e alcuni suoi rappresentanti sono scesi in piazza in occasione delle manifestazioni del «Sì», i metalmeccanici della Fiom sono sul fronte opposto.

E a livello nazionale i vertici, a partire dal segretario generale Maurizio Landini, hanno manifestato più volte dubbi sul progetto.

Che la questione No Tav al Primo Maggio imbarazzi in qualche modo il sindacato è evidente anche quando Maurizio Landini, intervenuto ieri a Torino ad un incontro sul tema del caporalato, glissi sull’argomento.

Limitandosi a parlare di sicurezza e dei temi centrali del primo maggio.

Sottolineando che quello degli incidenti sul lavoro «è un dramma che continua». Dall’inizio dell’anno – puntualizza – i morti sono stati più di 200 e aumentano gli infortuni e le malattie professionali. Prevale ancora una cultura che vede nella salute e nella sicurezza non un investimento ma un costo.

Insomma: si continua a morire come si moriva cinquant’anni fa. È questo è inaccettabile».

Si fa invece sentire la segretaria generale della Camera del Lavoro di Torino, Enrica Valfrè che dice: «Spesso il Primo maggio viene utilizzato da chi ha motivi di protesta per trasformare quello che è un momento di festa e di lotta per le organizzazioni sindacali in qualcosa di diverso. Io credo che tutte le opinioni debbano essere rispettate, ma che nessuno debba mettere le mani e appropriarsi della festa dei lavoratori» dice la segretaria generale della Camera del Lavoro di Torino, Enrica Valfrè.

«Sia chi è contrario all’opera sia chi è favorevole devono poter esprimere la propria legittima opinione. E men che mai far ricorso alla violenza».

Teme guai di questo tipo il Primo maggio? «Noi ci auguriamo che i No Tav non la usino – puntualizza Valfré – Siamo certi che la polizia e i carabinieri garantiranno a tutti di manifestare serenamente». E comunque sia già venerdì ci sarà un incontro con il questore per discutere di questo tema.

Intanto, però, la questione diventa calda e apre più fronti di dibattito.

E tra gli altri interviene anche il segretario generale della Cisl Domenico Lo Bianco, le cui opinioni sul tema Tav sono ben note. Favorevole al progetto della Torino – Lione ha sfilato in città con il «Sì» schierandosi in modo incontrovertibile. Oggi dice: «Il primo maggio è la festa dei lavoratori: chiunque voglia partecipare al nostro corteo in modo pacifico e non violento è benvenuto».

“Il lavoro del futuro si potrà difendere rinunciando all’Alta Velocità”

27 Aprile 19 Stampa 

Le forze dell’ordine monitorano i preparativi per il 1° maggio: i temono tensioni tra le anime del corteo

Massimiliano Peggio  

https://www.lastampa.it/2019/04/27/cronaca/il-lavoro-del-futuro-si-potr-difendere-rinunciando-allalta-velocit-RfkXkoRB7pc14IPk56Dh6L/premium.html

«Il modello Tav è precisamente il modello di sviluppo che ci ha portato alla catastrofe attuale: disoccupazione di massa in particolare per i giovani, lavoro temporaneo e precario, enorme consumo di suolo, concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, tagli ai servizi e mancanza di manutenzione delle infrastrutture essenziali». Ecco come il movimento No Tav guarda alla Festa dei Lavoratori del primo maggio, chiamando a raccolta sostenitori e militanti per partecipare al tradizionale corteo nel centro di Torino. Un invito a replicare il successo della manifestazione del No, in risposta all’exploit dell’Onda del sì, scatenata dall’arrivo delle «madamine».

Questa chiamata di piazza racchiude il senso profondo della spaccatura tra le anime antagoniste, guidate dal centro sociale Askatasuna, schierate contro il progetto del treno ad Alta Velocità, e la Cgil, che non vede di buon occhio etichette e «strumentalizzazioni», pur annoverando tra le sue fila molti sostenitori dell’opera.

Questioni che non hanno solo un valore di principio, ma che potrebbero avere ricadute sul piano dell’ordine pubblico. Come scintille ingovernabili, soprattutto in questo contesto torinese, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni regionali, e all’indomani degli sgomberi che hanno coinvolto il fronte anarchico e le tensioni di piazza che ne sono seguite.

E visto che la tutela dell’ordine pubblico è diventata una delle priorità, le forze dell’ordine, con Digos in testa, stanno monitorando i preparativi, per disinnescare eventuali derive.

E soprattutto per evitare il ripetersi degli scontri avvenuti in passato, al termine di quella liturgia del corteo composto da più spezzoni, con al fondo gli antagonisti.

Certo, per i militanti di quell’area non è un buon periodo, dopo i ripetuti provvedimenti della magistratura e le misure di prevenzione che hanno colpito molti dei leader storici, limitandone la libertà di movimento. Ma eventuali tensioni all’interno del corteo del primo maggio, magari in vista del palco dei comizi, tra l’ala del Sì Tav e le anime No Tav, rischierebbe di danneggiare l’immagine del fronte del No, che da tempo ha imboccato una nuova strada, meno belligerante, votata alla visibilità, attraverso campagne di persuasione, dei seminari con dati, proiezioni e studi ingegneristici.

Anche pressando direttamente con affondi pubblici la componente Grillina del Governo, sostenuta con grandi aspettative dagli oppositori dell’opera, rimasti poi delusi dalla manovre politiche dettate dal tandem con la Lega.

Ecco quali sono gli scenari che si stagliano dietro il primo maggio torinese, una festa che alcuni definiscono anacronistica, per «nostalgici reduci di un mondo che non esiste più».

Un «mondo» che i No Tav della Val di Susa, e non solo, contestano anche sotto il profilo degli effetti ambientali e climatici, respingendo l’equazione: treno alta velocità uguale a più lavoro e più sviluppo. «La nostra opposizione al treno Torino Lione – sostiene il movimento – parla di un modello di sviluppo diverso, funzionante e sostenibile, capace di dare benefici immediati a tutto il Paese, dirottando da subito i fondi pubblici sprecati con grande opere inutili, in tante, piccole opere utili a tutti, da subito

Sarà un primo maggio con bandiere No Tav

27 aprile 19 Stampa 

Il movimento si organizza per portare alla Festa dei Lavoratori migliaia di militanti dalla Val di Susa Meno quattro al primo maggio.

Ludovico Poletto

E il popolo che dice No al supertreno, al maxi cantiere per il collegamento in alta velocità tra Italia e Francia, ha già incassato il primo risultato. Vale a dire aver monopolizzato l’attenzione di tutti sulla sfilata del giorno della festa dei lavoratori. Sì, proprio monopolizzato.

Nel senso che ornai è chiaro che mercoledì prossimo, metà corteo sfilerà con le bandiere del No Tav sulle spalle. Una boutade? Niente affatto.

In valle di Susa c’è già chi sta preparando i bus per la trasferta torinese. E chi sostiene che un’altra grossa fetta del movimento polare è pronta ad arrivare in città anche in treno. Se le previsioni sono vere, il rischio che il primo maggio diventi la seconda grande manifestazione degli ultimi mesi in città all’insegna «no» all’Alta velocità è più che reale. Spostando così l’attenzione dai temi del lavoro in generale e della politica alla questione più divisiva degli ultimi tempi: la Tav, appunto.

Con il suo carico di significati .

E in prima fila nello spezzone del «No», a rubare l’attenzione alla politica cittadina e nazionale, ci saranno – con tanto di fascia tricolore – i primi cittadini dei comuni della bassa valle contrari all’opera. Con le rispettive amministrazioni. Se Sandro Plano, sindaco uscente di Susa, non ci sarà per ragioni che quel giorno lo portano lontano dal territorio, Nilo Durbiano – altro nome storico del movimento – non ha la benchè minima intenzione di mancare all’appuntamento.

Magari accanto al candidato sindaco – da lui stesso individuato – che potrebbe prendere il suo posto in comune a Venaus. E poi tutti gli altri, a far massa e a lanciare un segnale di dissenso alla politica regionale. «Oggi tutta schierata a favore del tunnel, per mere speculazioni di carattere elettorale».

Lo dice – sebbene con parole più dure Lele Rizzo, uno dei leader storici dell’area più movimentista del popolo del «No».

Uno che, negli ultimi quindici anni, non s’è perso un solo Primo Maggio o una manifestazione di valle.

E che la frase della CGIL di qualche giorno fa – «Nessuno metta le mani sulla festa dei lavoratori» – un po’ lo fa sorridere e un po’ arrabbiare.

Perchè, dice: «Hanno detto subito che andranno a parlare con polizia e carabinieri per la presenza dei No Tav. E questo non ha senso. Torino ha sempre ben espresso le due anime. E il corteo non è mai stato così asettico come loro dicono». È vero, anzi è verissimo, che le bandiere bianche con la – scritta rossa ci sono sempre state. Ma stavolta sarà differente.

Per almeno due ragioni. La prima è legata all’annuncio del movimento: «Ci prendiamo il primo maggio», ed in parte ci sono riusciti spostando l’attenzione di tutti verso quel tema.

La seconda è squisitamente legata ai numeri: se va come ipotizzano in valle, a Torino, quel giorno, ci saranno diverse migliaia di sostenitori del no.

Quasi a braccetto con la politica regionale. Quella che scende in campo pro Chiamparino (ad esempio le madamine) e quella che sostiene Cirio (ad esempio Mino Giachino e la sua lista dichiaratamente favorevole al progetto del collegamento veloce).

Insomma: un bel mix esplosivo. Lele Rizzo sorride davanti a queste preoccupazioni: «Se soltanto un annuncio è già riuscito a riaprire un dibattito che sembrava chiuso, significa che il tema è tutt’altro che scontato».

E aggiunge: «La questione Tav aveva un solo obiettivo: consentire ai partiti di posizionarsi nei confronti del governo. Dire sì è ideologico. Non porterà lavoro. Ed è per questo che parlarne al corteo del Primo maggio è essenziale». Ma vi prenderete il palco? «Non esageriamo: abbiamo già monopolizzato il dibattito». —

L’INFOGRAPHIE QUE TOUS LES AFRICAINS DOIVENT CONNAITRE: “LE FRONT AFRICAIN” DE L’US ARMY (‘GEOPOLITICAL FUTURES’, USA) !

 

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Flash Info Géopolitique/ Geopolitical Flash News/

2019 04 27/ #026-2019
FLASH.GEOPOL - 026 - Le front africain des usa (2019 04 27) FR

Le site GEOPOLITICAL FUTURES du géopoliticien américain de premier plan Georges Friedman (ex patron du Think tank STRATFOR) publie ce 26 avril un document choc : l’infographie de la présence réelle de l’US Army en Afrique …

A L’HEURE DE LA “NOUVELLE POLITIQUE AFRICAINE” DE TRUMP ET BOLTON, L’INFOGRAPHIE QUE TOUS LES AFRICAINS DOIVENT CONNAITRE !

Le commentaire laconique de ‘Geopolitical Futures’ sous le titre “L’armée américaine et le front africain”:

“La doctrine militaire américaine en Afrique a souvent été décrite comme une «empreinte légère». Des révélations récentes racontent une histoire différente”.

LE COMMENTAIRE DE LUC MICHEL

Comme j’en averti les africains depuis août 2014, il y a bien une recolonisation de l’Afrique par les USA et une mainmise militaire de l’AFRICOM et de l’US Army sur le Continent noir ! Cette recolonisation de l’Afrique par les USA, militaire avant d’être diplomatique et géopolitique, se fait sous prétexte du soi-disant « Printemps africain », qui est la menace principale en Afrique aujourd’hui. Paris et la Françafrique étant devenu les auxilliaires militaires de l’AFRICOM (la nouvelle « infanterie sénégalaise du Pentagone »), « le nouveau sherif de l’Afrique » comme l’a dit le Général US Mattis, chef du Pentagone sous Trump en 2017-18, en avril 2017 sur la base française de Djibouti …

Lors du « sommet USA-African Leaders » de Washington début août 2014, Obama et Kerry ont annoncé une vague de changements de régime sur le continent, par les méthodes habituelles des USA (révolution de couleur ou soi-disant « printemps arabe » -sic-, cloné en « printemps africain » -resic-). De nombreux pays ont ensuite été secoués par les vents mauvais de ce « printemps africain » venu de Washington. De 15 à 20 pays sont concernés dès 2014. Notamment Le Brurundi, où la révolution de couleur a échoué et a fait place au terrorisme. La RDC qui est la cible principale (le « pivot géopolitique » de l’Afrique) et le Cameroun (qui est le pivot géopolitique du Golfe de Guinée), où des scénarios de révolution de couleur rampantes sont toujours en cours.

La « Nouvelle Politique Africaine » de Trump et de Bolton (neocon, hérité du Régime Bush II) radicalise et militarise encore plus cette recolonisation. Début 2019, Washington désigne comme cibles six pays africains, dont le Cameroun, la RDC et le Burundi …

# LES ANALYSES DE REFERENCE :

* Sur le soi-disant « Printemps africain » :

Voir la Page spéciale de Luc MICHEL :

Enquetes sur la Destabilisation de l’Afrique

Sur https://www.facebook.com/LucMICHEL.destabilisationafricaine/

* Sur PANAFRICOM TV/

LE DANGER PRINCIPAL MAL CONNU :

L’AFRICOM ET LA RECOLONISATION DE L’AFRIQUE PAR LES USA

Sur http://www.panafricom-tv.com/2018/03/01/panafricom-tv-le-danger-principal-mal-connu-lafricom-et-la-recolonisation-de-lafrique-par-les-usa/

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

(Infos géopolitiques en bref /

Complément aux analyses quotidiennes de Luc Michel)

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

Géopolitique – Géoéconomie – Géoidéologie – Géohistoire –

Géopolitismes – Néoeurasisme – Néopanafricanisme

(Vu de Moscou et Malabo) :

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