Il deposito di rifiuti d’amianto che blocca l’apertura del cantiere Tav Torino-Lione

https://video.lastampa.it/torino/il-deposito-di-rifiuti-d-amianto-che-blocca-l-apertura-del-cantiere-tav-torino-lione/105606/105620?fbclid=IwAR2wDJdLzVZnhpDM8OZQRy2kqXQD9PnWUMPO5wJb_j4f-iIZoFcrY2J5nRo
Salbertrand

A Salbertrand, piccolo centro della Val di Susa, in provincia di Torino, la società italofrancese Tunnel Euralpin Lyon Turin, incaricata di realizzare la linea ad Alta Velocità, dovrà costruire su un’area di oltre 12 ettari di proprietà comunale un “impianto funzionale” per assemblare gli “spicchi” di cemento che serviranno a foderare il tunnel ferroviario che collegherà l’Italia alla Francia. Quasi un terzo di quella superficie è occupata da due aree adibite a deposito: una di 16mila metri quadrati, affittata dalla società Itinera Spa, contenente terre di scavo contaminate da amianto, e l’altra di 22.444 metri quadrati, affittata da una piccola società edile non più attiva, occupata da rifiuti di cantiere e vecchie traversine ferroviarie. Per essere utilizzate le due aree vanno prima bonificate. Quella contenente amianto è stata posta sotto sequestro dalla Guardia Finanza a settembre 2019 a seguito di un esposto. Il destino dell’Alta Velocità e le tempistiche per la realizzazione del tunnel dipendono dalla soluzione dei problemi ambientali di quelle due aree. Stando ai piani internazionali del Tav, non esistono localizzazioni alternative per insediare “l’impianto funzionale”.

Video di Massimiliano Peggio

NEL SEGNO DELL’ODIO BUONISTA —– MIGRANTI KALERGI O MIGRANTI ONU? —– MIGRAZIONI, CHI CI GUADAGNA, CHI CI RIMETTE

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/11/nel-segno-dellodio-buonista-migranti.html

MONDOCANE

GIOVEDÌ 7 NOVEMBRE 2019

 

A forza di una costante concentrazione della proprietà fondiaria  immobiliare, l’Irlanda invia il suo surplus sul mercato del lavoro inglese e così spinge verso il basso i salari e deprime la posizione materiale e morale della classe operaia inglese. Ogni settore industriale e commerciale in Inghilterra registra oggi una classe operaia divisa in due campi ostili, proletari inglesi e proletari irlandesi. Questo antagonismo è alimentato artificialmente dalla stampa, dal clero, dai vignettisti, insomma da tutti i mezzi a disposizione della classe dirigente. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe lavoratrice inglese ed è il segreto grazie al quale i capitalisti mantengono il loro potere…. E impediscono l’indipendenza dell’Irlanda…” (Karl Marx, lettera a Sigfried Meyer, 1870)

Sostituite, nel testo di Marx, a Irlanda, Africa o Bangladesh e, a Inghilterra, Europa, o meglio, Italia e siete in piena attualità.

Accoglienza senza se e senza ma. Come detta il Deep State

Ci bombarda peggio che Dresda, da anni, la forsennata campagna a favore dell’accoglienza senza se e senza ma e quella di feroce virulenza (altro che “odio”) contro chi la considera una minaccia ai paesi di partenza come a quelli di arrivo. “il manifesto” ne è la fastidiosissima mosca cocchiera di tutte le italiote voci del guerrafondaio e globalista Governo Parallelo Usa, o Stato Profondo, quello che politicamente si esprime nel Partito Democratico. In un numero recente, per trequarti dedicato alla questione, rovescia vituperi contro coloro che vedono una nazione “corrotta dalla teoria del gender e alla soglia di una sostituzione etnica ordita da burattinai internazionali (George Soros naturalmente)”. Tra questi reprobi da Nono Cerchio dantesco (Traditori) ci troviamo dannati anche noi. Noi che riteniamo abietto il percorso forzato della partenza dal paese, migrazione, accoglienza e dispersione a raccogliere pomidori, dirigere spaccio di droga e prostituzione, sderenarsi per Amazon, chiedere mezzo euro sul marciapiede. Tutto per fare dumping su condizioni e diritti dei lavoratori tutti, creando al contempo il sempiterno diversivo capitalista della guerra tra poveri.

Terrapiattisti e altri complottisti

Vorrei evitare di essere subito bruciato come terrapiattista, che non sono, o visionario di scie chimiche, di cui non so, o negatore dello sbarco sulla Luna, su cui rifletto (vedi il destabilizzante documentario di Massimo Mazzucco), o addirittura come assertore di attentati autogestiti da coloro che ad altri li attribuiscono, che rivendico di essere, con vasta logica e conoscenza di causa. Quindi non mi rifarò alle teorie di Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (1894-1972) e al piano per sostituire agli europei masse di africani ed asiatici, sotto il ferro dominio di un’élite aristocratico-ebraica, chiamato sostituzione di popoli. Basterebbe il richiamo al parallelo tra quel piano e quanto sta accadendo in questi decenni e alla forzosa omologazione di tutte le identità storiche e culturali (Pasolini), promossa con rabbioso accanimento dalle stesse forze legate al globalismo di cui sopra, per finire ai ceppi in cui già si dibattono tanti “complottisti”. Anche per merito del giustiziere di sistema Umberto Eco (Il Pendolo di Foucault). Gente, per dire, che si va chiedendo (cosa politicamente scorretta) con quali mezzi indecifrabili (o piuttosto indecifrati) una consorteria di pochissimi riesca a metterla sistematicamente in quel posto ai tantissimi.

Per schivarne condanna ed esecuzione ho però un argomento formidabile a cui far riferimento: l’ONU. Già, proprio quell’organismo supremo  della collaborazione tra i 193 Stati del mondo (essenzialmente tra cinque, gli altri fanno scena). Ebbene, pensate come si scapoccerebbero coloro che brandiscono il lanciafiamme contro i complottisti alla Kalergi, se scoprissero che perfino l’ente supremo, l’organo che dirime, pacifica, concilia, rende giustizia e verità, la pensa, anzi la fa, come il vituperato austriaco? L’organismo i cui Caschi Blu stanno a guardia dei terroristi Hezbollah in Libano, sovrintendono acchè nessuno si faccia male in Somalia o Kashmir, fa in modo che masse di facinorosi ad Haiti non sovvertano l’ordine costituitovi dai Clinton. Insomma quell’ONU, la cui esistenza ci assicura quel poco di equità, democrazia e libertà che i cattivi hanno concesso ai popoli.

Ce lo chiede l’ONU

Un rapporto ufficiale emanato dell’ONU, Divisione Popolazioni e Dipartimento degli Affari Economici e Sociali, il 16 marzo 2000, e di cui si raccomanda l’adozione-implementazione da parte degli Stati, si intitola “Migrazione di sostituzione, è la soluzione per popolazioni declinanti e invecchianti?” E risponde: “La migrazione di rimpiazzamento (Replacement Migration) è la migrazione internazionale che a un paese occorrerebbe per prevenire il declino e l’invecchiamento che risultino da bassa fertilità e alta mortalità”. Poi, azzardando fantasiose, ma forse strumentali previsioni, secondo cui entro il 2050 tutti i popoli europei decadranno biologicamente, cioè avvizzeranno e ammuffiranno, essi perderanno tra un quarto e un terzo della popolazione. L’Italia perderà, in termini relativi, il 28% della sua popolazione tra il 1995 e il 2050; l’età media salirà dagli attuali 41 a ben 53 anni e ci sarà il dimezzamento delle persone in età lavorativa in grado di sostenere quelle anziane. Catastrofe! Che fare? Ecco cosa dice l’ONU:

Il declino delle popolazioni è inevitabile in mancanza di migrazione di sostituzione. La fertilità potrebbe aumentare nei prossimi anni, ma, non essendo previste dal rapporto misure sociali – quando mai – per passare dall’austerity che impoverisce, dal 5G che sterilizza i maschi, all’eguaglianza nella distribuzione della ricchezza, delle case, del lavoro e degli asili nido e a un ambiente che non decima la gente, questo non si verificherà. Di conseguenza sarà necessaria, per evitare questo declino, una certa misura di immigrazione.

O migranti o morte

Tuttavia, il numero di migranti che occorrono per salvarci sarà considerevolmente più elevato di quanto finora previsto, in particolare per sostituire la popolazione in età lavorativa. Manco l’avesse letto a colazione, la scorsa mattina la Confindustria, in affanno per mancanza di lavoratori e abbondanza di offerta fornita dalla nostra esuberante crescita, ha dichiarato: “Servono più migranti!”. Vale soprattutto per l’Italia, a cui necessita, secondo il rapporto ONU, che nel 2050 fosse di immigrati il 39% della popolazione, con un ritmo, dal 1995, di 6.500 almeno all’anno per milione di autoctoni. Chi l’avrebbe detto… Mentre chi ha bisogno di molto meno, sono gli Stati Uniti, appena 1.300 per milione. Chi l’avrebbe detto…..

Ufficializzato, riscattato alla democrazia e solennizzato dall’ONU il fin qui famigerato “Piano Kalergi” non ci resta che aspettare con una certa soddisfazione che dal “manifesto” e da Orfini, Zanotelli, Bergoglio in su, tutti riconoscano che il detestato piano ha avuto l’altissimo riconoscimento dall’organismo universale in cui tutti ci riconosciamo. A noi non rimane che attirare lo sguardo sui mezzi e metodi con i quali l’Occidente della democrazia e del diritto internazionale si adopera coscienziosamente per facilitare il piano, ormai legittimato  in altissimo loco.

Indebitare per far emigrare

Prescindiamo da coloro che, provenendo da Siria, Afghanistan, Asia Occidentale, Somalia, Yemen, Libia, fuggono dalle bombe, spesso prodotte in Europa, o dalle sanzioni affamatrici, tutte inflitte dall’Occidente. Se chiedete ai migranti per quale motivo hanno affrontato l’abbandono della propria comunità, patria, famiglia, storia, identità e poi, in barca, l’appuntamento con la nave dell’Organizzazione Governativa, ma privata, per infine farsi maltrattare e sfruttare a sangue in Italia, uno su uno risponderà: “Ho pensato a mio padre e a mia madre, ai miei fratelli grandi e piccoli. Ecco perché il deserto, il mare, l’Europala schiavitù”.

Un’inchiesta dell’ONU ha accertato che, a dispetto dei 10 euro al giorno sui campi, il 97% degli africani accetterebbe il rischio di ripetere il viaggio. Anche a dispetto dell’inestinguibile dolore per le perdite che l’abbandono provoca. Abbandono che l’Europa, o piuttosto il suo sistema economico colonialista, impongono. Con le O(N)G che blandiscono i partenti e convogliano nella semischiavitù gli arrivati? Non solo. Non soprattutto. Il rapporto UNDP ci dice anche che il 58% dei migranti africani a casa aveva un impiego e guadagnava discretamente, o stava a scuola. Ciò che li ha convinti a partire, a parte i missionari di ogni risma, era l’insicurezza dei propri paesi e l’idea che altrove avrebbero guadagnato di più. Le loro famiglie si erano svenate per tirarli su e, perciò, il 78% degli immigrati manda soldi a casa. Così l’Africa sub-sahariana riceve oggi più valuta estera da queste rimesse, che non da investimenti stranieri. Nel 2018 le rimesse furono di 48 miliardi di dollari, il 10% in più dell’anno prima.

Debito, il motore dell’emigrazione

All’origine, la finanza occidentale. Quella che, attraverso gli industriali, invoca più migranti. Nel periodo della decolonizzazione, l’Africa, depredata delle sue ricchezze dal colonialismo occidentale, ha dovuto indebitarsi pesantemente per avviare un minimo di sviluppo. Ricchi fondi, ma grazie alla manipolazione del debito denominato in dollari dal LIBOR (tasso di credito interbancario di Londra) e ai tassi d’interesse usurai del Tesoro Usa, si avvia un periodo di austerità e sofferenza. Non ci si può illudere di pagare, o anche solo ridurre il debito, nella misura in cui le multinazionali continuano a rubare le risorse africane, senza neppure essere sottoposti a un minimo decente di tasse. Nel 2014 si verifica lo shock dei prezzi delle materie prime e la crisi del debito si aggrava. Secondo la Banca Mondiale, metà dei 54 Stati americani lottano con un rapporto debito-PIL di oltre il 60%. Il debito privato ammontava a 110 miliardi nel 2017. Aggiungi al debito e al collasso economico-sociale che comporta la crisi climatica, dall’Occidente provocata, e, di più, il furto di terra dell’agrobusiness, è capirai perché l’Occidente capitalista non abbia mai abbandonato il progetto di ripristinare la schiavitù e cancellare quanto ha dovuto concedere ai propri subordinati nel corso di due secoli.

Senza odio niente buonismo

Conseguenza di tutto questo, un generale degrado della situazione sociale, con la caduta dei livelli di istruzione e salute e il mancato accesso al credito per le medie e piccole imprese, vitali per la sopravvivenza della società. Da cui milioni di persone alla ricerca di migliori occasioni di guadagno, famiglie e interi paesi che sopravvivono a stento grazie alle rimesse degli emigrati. Sono l’elemento strutturale del sistema finanziario colonialcapitalista al suo interno e all’esterno. Ne prosperano trafficanti, traghettatori, caporali, Grande Distribuzione, industriali e tutti coloro che si definiscono “umanitari”. Il povero richiama la tua colpa. Lo devi per forza odiare. Il buonismo dell’accoglienza è la massima espressione dell’odio. Per Kalergi e la sua derivazione ONU non poteva andar meglio: una società di mescolati senza retroterra e quindi senza nome e senza futuro, al comando di un’élite, oggi oltre tutto dotata di incommensurabili poteri di sorveglianza, convinzione, punizione, con in mano il mondo e un futuro grosso così perché ci ha messo dentro anche quello rubato.

Quando a noi, l’ultima trovata per africanizzarci eccola qua: abolizione del contante e botte Chi esercita odio? Chi è razzista?

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:32

Quale Scienza? Eugenetica ed esperimenti

http://www.cinziaricci.it/resistenze/galleria06-note.htm

EUGENETICA

Con il termine eugenetica ci si riferisce a quella disciplina pseudoscientifica volta al perfezionamento della specie umana attraverso lo studio, la selezione e la “promozione” dei caratteri fisici e mentali ritenuti positivi (eugenetica positiva) e la rimozione di quelli negativi.

L’eugenetica ha una storia antica, a Sparta i bambini nati con malformazioni venivano gettati dal monte Taigete, ad Atene venivano abbandonati, nell’antica Roma esistevano pratiche simili. Platone, nella Repubblica utopica da lui descritta, vuole che non siano curati e allevati (quindi lasciati morire) bambini che nascano privi delle qualità ottimali, come pure che i malati inguaribili non vengano più curati dal medico perché non farebbe altro che “rendere lunga e penosa la vita dell’uomo”. Lo storico francese Jean Dumont descrive gli eccidi eugenetici di prostitute e di ritardati mentali, perpetrati nelle prigioni rivoluzionarie francesi del 1792. C’è stato un crescendo che ha avuto nell’epoca recente una recrudescenza di vaste proporzioni, un’idea terribilmente sbagliata di cui gli uomini ancora oggi non si sono liberati.

Negli anni sessanta dell’Ottocento l’eugenetica comincia ad affermarsi grazie a Francis Galton (cugino di Charles Darwin) che teorizzò il miglioramento progressivo della razza secondo criteri analoghi a quelli dell’evoluzione biologica. Galton ideò anche il termine, traendolo dal greco classico.

Ad inizio Novecento, anche grazie all’impegno di soggetti come la Fondazione Rockefeller e la Massoneria di Rito Scozzese, l’Inghilterra divenne il centro della diffusione delle teorie eugenetiche. Nel 1912 si tiene a Londra il primo congresso internazionale, con la presenza di una folta delegazione di “scienziati” italiani, ispirati anche dalle teorie degenerazioniste di Cesare Lombroso.

Le società di eugenetica sociale nate in Europa e negli Stati Uniti, come la Britain’s Eugenics Society e l’American Eugenics Society, aderirono tutte al paradigma ereditarista, rafforzato dal diffondersi del mendelismo. Promossero l’istituzionalizzazione dell’eugenica come nuova teoria sociale, il cui scopo era la salvaguardia e il miglioramento del patrimonio biologico della specie umana. Tra i primi paesi ad applicare la sterilizzazione forzata c’è gli Stati Uniti dove nel 1898 lo Stato del Michigan esaminò la proposta di legge per la castrazione di malati mentali, epilettici e criminali recidivi. W. Duncan McKim, nel suo libro Heredity and Human Progress del 1899, propone di sopprimere quanti non erano degni di procreare impiegando il gas dell’acido carbonico.

Molti genetisti rinomati sostenevano l’eugenetica negli USA. Intorno al 1906 e 1915, la maggior parte dei genetisti erano attivi nella divulgazione come, per esempio, tutti i membri del primo comitato editoriale della principale rivista scientifica “Genetics”. L’eugenetica divenne una disciplina scientifica a tutti gli effetti. Gli scienziati cominciarono a parlarne anche in riviste di larga diffusione come “Popular Science” che negli anni ’10 riportava molti di questi articoli; in una relazione sulle “psicopatologie degli ebrei”, il Dottor Wilson affermava che essi sono fra le razze più promiscue e predisposte alle psicopatologie e li poneva al secondo posto nella lista degli immigrati per “inferiorità mentale”.

Nel 1910 Charles B. Davenport (tra i fondatori dell’ecologia) fondò il più importante centro americano per la ricerca e la diffusione della dottrina eugenetica, l’Eugenics Record Office che promosse la sterilizzazione dei “non idonei” alla riproduzione perché portatori di tare ereditarie. Nel 1924, con il “Johnson Act” (Immigration Restriction Act) l’America, in armonia con i principi del movimento eugenetico americano, limitava i flussi d’immigrazione per difendere la propria purezza razziale dai popoli dell’area del Mediterraneo e dell’Europa dell’Est, per una presunta inferiorità biologica. Theodore Roosevelt, membro del del circolo di Osborn e cofondatore del Boone and Crockett Club (B&C, Club fondato dall’evoluzionista e convinto razzista Henry Fairfield Osborn, la prima associazione ambientalista degli Stati Uniti) , 26esimo Presidente degli USA disse: «(…) il primo dovere di ogni buon cittadino, uomo o donna, di giusta razza, è quello di lasciare la propria stirpe dopo di sé nel mondo; e non è di alcun vantaggio consentire la perpetuazione di cittadini di razza sbagliata… spero ardentemente che agli uomini disonesti sia impedito del tutto di procreare (…)».

In oltre mezzo secolo la California ha sterilizzato 60 mila malati di mente. Questa pratica riguardava non solo i malati mentali ma anche delinquenti recidivi, violentatori, alcolisti, prostitute, malati cronici, poveri, portatori di tare ereditarie – in generale, persone ritenute deboli, inutili, indesiderate. È del 1907 la prima legge che autorizza la sterilizzazione forzata nello stato dell’Indiana, segue nel 1909 la California, che, con una legge ulteriore del 1913, prevede la sterilizzazione degli ospiti degli ospedali psichiatrici e delle prigioni. L’esempio dell’Indiana e della California è seguito da più della metà degli stati fino agli anni trenta.

In fondo Hitler ha applicato quanto gli americani avevano già da tempo teorizzato e fatto, in particolare s’ispirò al libro dell’antropologo razzista Madison Grant The Passing of the Great Race (1916) che considerava la sua Bibbia.

Alcuni stati si sono distinti per un maggior impegno in tal senso, con una legislazione eugenetica non solo positiva, mirante cioè ad indirizzare le scelte riproduttive (vedi Progetto Lebensborn), ma anche negativa, ovvero tesa alla rimozione forzata dei caratteri considerati negativi.

Ecco il numero di vittime i cui “caratteri negativi” sono stati rimossi forzatamente:

• Germania, 1933-1941: oltre 400.000

• Stati Uniti, 1899-1979: circa 65.000

• Svezia, 1934-1976: 62.888

In Svezia, tra il 1935 e il 1996, sono stati sterilizzati circa 230.000 tra handicappati, malati mentali e asociali, delinquenti, minoranze etniche, indigeni di razza mista e prostitute, tutti accusati di pesare sull’assistenza pubblica e di essere portatori di malattie e di stili di vita dagli alti costi sociali. La sterilizzazione coattiva è rimasta in vigore fino al 1976, anno in cui una nuova legge rende obbligatorio il consenso degli interessati. Nel maggio del 1999, il Parlamento svedese ha deciso di indennizzare le vittime della politica di sterilizzazione forzata condotta dal 1934 al 1975. La Svezia è stato il primo paese a fondare, nel 1921, un Istituto statale di biologia razziale.

• Finlandia, 1935-1970: 58.000

• Norvegia, 1934-1977: 40.891

• Danimarca, 1929-1967: 11.000

• Canada, 1928-1972: circa 3.000

• Francia: circa 15.000, quasi esclusivamente donne considerate pazze e internate nei manicomi

• Svizzera, 1928-1985: circa 1.000

In Svizzera, inoltre, tra il 1926 e il 1972, oltre seicento bambini jenisches (zingari) sono stati sottratti forzatamente alle loro famiglie dall’Opera di soccorso “Enfants de la grand-route” che aveva il compito di sradicare il nomadismo. Questi bambini sono stati collocati presso famiglie affidatarie, negli orfanotrofi, incarcerati o internati in ospedali psichiatrici. Furono praticate anche sterilizzazioni forzate. Vi erano 35.000 jenisches, ne sono rimasti 5.000. In Europa 500.000 zingari sono stati sterminati durante la seconda guerra mondiale.

Le leggi eugenetiche furono votate pressoché ovunque a stragrande maggioranza. Le forze politiche di ogni orientamento furono concordi sull’utilità delle pratiche di sterilizzazione, per il miglioramento della razza, o per motivi demografici ed economici. In particolare in Svezia e Finlandia la gestione del welfare state portò a scegliere interventi di questo tipo per ridurre il carico degli assegni di maternità. Negli Stati uniti ad essere sterilizzati era chi veniva dichiarato debole di mente, pazzo, idiota, imbecille, criminale-nato, o addirittura epilettico, moralmente degenerato o sessualmente pervertito.

Oltre alle sterilizzazioni vi erano le politiche che miravano a favorire la riproduzione tra soggetti “adeguati”, ad esempio il divieto di matrimonio tra “adatti” e “inadatti”. Misure eugenetiche positive più o meno blande sono state prese pressoché ovunque. Negli Stati Uniti, la violazione delle regole sul matrimonio era punita con fino a 10 anni di reclusione.

Il regime fascista, nonostante la vicinanza con alcuni scienziati sostenitori dell’eugenetica, non prenderà mai misure sostanziali di questo tipo. Solo alcuni provvedimenti legati alla politica di espansione demografica hanno tentato di proporre una disciplina morale che portasse al “miglioramento della razza”. Posizione perfettamente in sintonia con il parere della Chiesa, che non vedeva di buon occhio i provvedimenti eugenetici ma apprezzava la proposta di igienizzazione “morale” al fine del “miglioramento razziale”.

Dopo la caduta del fascismo e proprio per la mancanza di normative specifiche, in Italia si è praticata la sterilizzazione di alcune categorie sociali e in particolare si è intervenuti su giovani donne con handicap mentale. Il professor Pinkus, coordinatore del gruppo di lavoro sulla sterilizzazione del Comitato Nazionale per la Bioetica, stima che tra 1985 e il 1999 (anno di pubblicazione del documento del CNB) siano stati sterilizzati almeno 6.000 disabili psichici.

STERILIZZAZIONE COATTA (1933 – 1939)

L’attuazione della «Legge sulla prevenzione della nascita di persone affette da malattie ereditarie») prevedeva la sterilizzazione forzata di persone affette da una serie di malattie ereditarie – o supposte tali – tra le quali schizofrenia, epilessia, cecità, sordità, corea di Huntington, deficienza mentale e alcoolismi cronico. I candidati erano individuati nelle case di cura, negli istituti psichiatrici, nelle scuole per disabili e nelle prigioni. Speciali Erbgesundheitsgerichten («Tribunali per la sanità ereditaria») formati da tre membri (due medici e un giudice distrettuale), avevano il compito di esaminarli e giudicarli per avviarli alle sale operatorie. I responsabili degli istituti (medici, direttori, insegnanti, ecc.) avevano l’obbligo di riferire ai funzionari dei Tribunali, in palese violazione del codice deontologico, il nome di chi rientrava nelle categorie da sottoporre a sterilizzazione. Nonostante le numerose proteste, si stima che tra il 1933 ed il 1939 siano state sterilizzate 200.000 – 350.000 persone. La legge fu utilizzata, in alcuni casi, a scopo punitivo contro donne considerate colpevoli di prostituzione e, nonostante la mancanza di senso logico, furono anche sterilizzate persone affette da disabilità non ereditarie. Martin Bormann, stretto collaboratore e successivamente segretario privato di Hitler, fece circolare una direttiva nella quale era specificato che in una diagnosi di debolezza mentale era necessario tener conto del comportamento politico e morale della persona esaminata, una chiara allusione alla possibilità di colpire i nemici del Partito attraverso il provvedimento e di soprassedere invece nel caso opposto. La Chiesa cattolica, pur deplorando il provvedimento, si tenne in disparte limitandosi a chiedere che i medici cattolici fossero dispensati dall’applicazione della legge.

IL CASO SVEDESE

I paesi dell’area scandinava potevano vantare, agli inizi del Novecento, una delle principali comunità di eugenisti presenti nel panorama mondiale. Tra di essi Lundborg, il cui attivismo aveva portato nel 1922 alla costituzione, a Uppsala, dell’Istituto svedese di Biologia Razziale, un’istituzione nel suo genere unica al mondo fino a quel momento, ed il norvegese Mjøen, a lungo massima autorità europea in materia di eugenetica. Le politiche di sterilizzazione, varate tra il 1929 ed il 1935 in Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia, negli anni successivi avranno tra loro parecchie similitudini, a loro volta determinate dalla condivisione di un medesimo modello culturale, sociale ed economico. In tutti i casi si cercherà di legittimare le teorie pseudoscientifiche sulla degenerazione, ma nella realtà saranno le ragioni del Welfare State a prevalere. Tra questi paesi, la Svezia è probabilmente il caso più eclatante, considerando il posto che ha occupato, nell’immaginario collettivo, in relazione a presunti archetipi di “progresso” e “civiltà”.

Anche in Svezia il motivo della bonifica dagli elementi biologicamente tarati rimarrà in seguito ridondante nella propaganda eugenetica, ma il ricorso alle retoriche degli svedesi “di serie A” servirà da mero pretesto, mascherando un intervento repressivo di ordine socio-economico che teneva in considerazione, molto più che fattori razziali, un paradigma di “buona cittadinanza” plasmato nel rispetto di un’etica calvinista e puritana. Le pressioni esercitate in tal senso dall’ala riformatrice guidata da Gunnar ed Alva Myrdal furono decisive nel dare un taglio ‘socialdemocratico’ all’eugenetica svedese. Nel 1934 è varata la prima legge svedese per la sterilizzazione eugenetica, poi estesa nel 1941 a nuove categorie di marginali. L’obiettivo era di eliminare dal ciclo riproduttivo gli individui moralmente ed economicamente incapaci di assicurare ai propri figli un’educazione “appropriata”.

La macchina sterilizzatoria svedese ebbe come suo principale, quasi esclusivo bersaglio, le donne. L’eccessiva prolificità venne stigmatizzata sia come deleteria per l’ethos collettivo, sia per il bilancio pubblico, prevedendo il Welfare-State un sistema di assegni di maternità. Delle oltre 60.000 sterilizzazioni effettuate in Svezia tra il 1934 ed il 1976, anno in cui la legge eugenetica venne definitivamente accantonata, circa il 95% riguardano donne. Risentire di uno stato depressivo, alzarsi tardi al mattino, avere amicizie maschili, parlare liberamente in pubblico della propria vita sessuale, seguire svogliatamente le lezioni scolastiche o le funzioni religiose, o semplicemente andare a ballare, divennero atteggiamenti potenzialmente destabilizzanti. Atteggiamenti da stigmatizzare e reprimere attraverso la sterilizzazione, la cui necessità era decretata da compiacenti diagnosi di “schizofrenia”, “devianza”, “irresponsabilità morale” opportunamente formulate dai medici al servizio dell’organigramma normalizzatorio svedese.

PROGETTO LEBENSBORN

Il Progetto Lebensborn (eugenetica positiva) fu uno dei diversi programmi avviati per realizzare il folle proposito di preservare e/o fondare una società composta esclusivamente da individui di “pura razza ariana”. Solo a conclusione della seconda guerra mondiale è stato possibile scoprire che tale programma consisteva nel creare residenze segrete dove far accoppiare individui umani “razzialmente puri” al fine di allevarne la progenie. La maggior parte delle donne selezionate a questo scopo, erano coniugate con i soldati della Wehrmacht, della Luftwaffe o della Kriegsmarine – gli uomini erano ufficiali.

Il progetto ebbe inizio nel 1935 e fu concepito inizialmente per assistere le mogli delle SS durante la gravidanza, ma si trasformò ben presto in un processo di selezione razziale. A partire dal 1938 la sua direzione venne affidata al Persönlicher Stab RFSS, in pratica all’ufficio centrale del personale delle SS. In questo senso il suo ruolo fu modificato. Le sedi del “Lebensborn Eingetragener Verein” (Società Registrata Fonte di Vita) divennero il punto di incontro tra ufficiali delle SS e donne tedesche “razzialmente pure”. Scopo ultimo era la messa al mondo di figli di puro ceppo germanico. Dopo la nascita i bambini venivano separati dai loro genitori e affidati all’organizzazione delle SS che si prendeva cura della loro educazione. Non tutti gli ufficiali delle SS facevano parte al Progetto Lebensborn: l’adesione era volontaria.

All’inizio del 1940, con l’occupazione della Danimarca e, soprattutto, della Norvegia nell’Operazione Weserübung, la Germania nazista ebbe a disposizione i territori sui quali realizzare il progetto. Vennero costruite strutture apposite, ospedali geriatrici e case di degenza, in cui le puerpere potevano portare avanti la gravidanza e partorire i figli in condizioni di vita eccellenti.

Vennero creati istituti in Germania (inclusa l’Austria) a Bad Polzin, Bofferding bei Luxemburg, Gmunden, Hohenhorst, Klosterheide, Nordrach, Pernitz, Schalkhausen, Steinhoering, Wernigerode e Wiesbaden; in Belgio a Végimont; in Danimarca a Copenaghen; in Francia a Lamorlaye; nel Governatorato Generale a Cracovia, Otwock e Varsavia; nei Paesi Bassi a Nijmegen; e in Norvegia a Bergen, Geilo, Hurdalsverk, Klekken, Os, Oslo, Stalheim e Trondheim.

Si stima che i bambini ariani nati nel periodo di occupazione nazista siano stati qualche decina di migliaia. Dopo la fine del conflitto, essi e le loro madri furono ripudiati dal resto della popolazione che li isolò facendoli oggetto di scherno ed odio.

Nell’ambito del Progetto Lebensborn, inoltre, si calcola che siano morti non meno di 5.000 bambini tra il ’39 e il ’44. Oltre agli accoppiamenti selettivi tra persone con caratteristiche razziali ottimali, l’operazione comportò il rapimento di bambini dai territori occupati: 200.000 in Polonia, 50.000 in Ucraina, 50.000 nella regione baltica, un numero imprecisato in Norvegia e Francia e i superstiti del massacro di Lidice in Ceccoslovacchia. Questi bambini furono affidati a famiglie ariane. Coloro che non avevano abbastanza sangue ariano o che non riuscivano ad adattarsi, furono sterminati in Polonia nel campo di Kalish.

IL PROGETTO LEBENSBORN IN NORVEGIA

“Lebensborn” (Sorgente di vita), fu un progetto segreto ideato nel 1935 da Heinrich Himmler per “arianizzare” la popolazione del Reich attraverso l’unione pianificata tra “perfetti esemplari della razza ariana” e donne, anche straniere, che offrivano sufficienti garanzie di “purezza”. La Norvegia era considerata terra “ariana” d’elezione. Al momento dell’invasione, i militari nazisti furono incoraggiati in prima persona da Hitler a fare il maggior numero di figli con le donne del luogo. Dopo la conquista, non meno di 350 mila soldati tedeschi considerati l’elite della purezza “ariana” entrarono in Norvegia ed ogni donna norvegese incinta di uno di essi, purché fosse in grado di provare le origini “ariane” del bambino, aveva diritto ad essere sostenuta finanziariamente e riceveva un trattamento privilegiato. Tra il 1940 e il 1945, nacquero dai 10 ai 12 mila bambini figli di donne norvegesi e soldati nazisti, 6 mila dei quali ospitati in istituti speciali preposti ad allevarli. Qui ricevevano un’alimentazione particolare e venivano educati alla mentalità nazista. Dal 1941 in poi, i bambini nati in seguito al progetto Lebensborn divenivano automaticamente cittadini tedeschi così da poter essere trasferiti in Germania dove avrebbero portato una massiccia dose di purezza nordica. Sarebbero divenuti i superuomini del nazismo, incarnazione perfetta della follia hitleriana. Ma con le prime sconfitte della Wehrmacht e la rabbia crescente della popolazione scandinava nei confronti degli occupanti, il progetto perde importanza. Poco prima della fine del conflitto, migliaia di documenti riguardanti i “Lebensborn” furono distrutti e andarono perdute molte delle carte che legavano i bambini alle loro famiglie di origine. A pagare sono prima di tutto le donne: inserite nelle liste pubbliche di «traditrici della Patria», sono abbandonate dalla famiglia, perdono il lavoro, diventano oggetto di inaudite violenze. Da subito, il governo norvegese non le tutela, anzi: a fine maggio del 1945 sono circa mille le arrestate nella sola Oslo, rinchiuse in campi di concentramento e smistamento. Ma l’esecutivo fa di più: nell’agosto dello stesso anno approva una legge retroattiva secondo la quale ogni donna «sposatasi nei cinque anni precedenti con un nemico tedesco, perderà immediatamente la cittadinanza». E i sondaggi di opinione confortano il legislatore: tre cittadini su quattro sono favorevoli a una loro punizione, caldeggiata anche dalla maggior parte dei media. Dopo la guerra, una commissione norvegese stabilì che i bambini dovevano rimanere in Norvegia. Qui, a causa del “vergognoso” atteggiamento delle madri che si erano accoppiate con soldati nazisti, i “Lebensborn Kinder” subirono ogni sorta di abuso e discriminazione. I bambini già trasferiti in Germania rimasero con le famiglie di adozione e molti di loro non conobbero mai la verità, altri furono restituiti alle madri, alcuni ebbero una sorte drammatica, furono trasferiti in orfanotrofi, in ospedali psichiatrici, picchiati e maltrattati. Almeno il 90 per cento degli ex bambini di Lebensborn non ha mai conosciuto i propri genitori biologici.

Nel marzo del 2007, 154 norvegesi, 4 svedesi ed un tedesco, hanno presentato ricorso contro il governo Norvegese alla Corte europea dei diritti dell’uomo accusandolo di Violazione dei diritti umani, in quanto, non solo non li avrebbe tutelati dopo la guerra, ma si sarebbe comportato nei loro confronti in modo pesantemente discriminatorio, in taluni casi addirittura persecutorio. Chiedono 250 mila euro come risarcimento per i danni subiti. In passato, il governo avrebbe offerto loro limitati risarcimenti, senza mai ammettere la propria responsabilità. La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo si è pronunciata nel 2007 in appoggio al governo norvegese, ponendo fine ai ricorsi giudiziari.

ESPERIMENTI SU CAVIE UMANE

Durante la Seconda guerra mondiale, in alcuni campi di concentramento nazisti e in altre strutture, venivano effettuati degli esperimenti di presunto carattere scientifico sui deportati e gli internati. In qualche caso il fine dichiarato era quello di verificare la resistenza umana in condizioni estreme, più spesso gli obiettivi erano riconducibili alla perversione degli operatori medici.

L’EUGENICA E LE STERILIZZAZIONI FORZATE NEL XX e XXI SECOLO

• Nel 1979 la Cina emana una normativa denominata “Legge eugenetica e protezione salute” con la quale intende risolvere il problema della sovrappopolazione. Essa prevede che una coppia non possa avere più di un figlio. La nascita di una femmina è considerata una maledizione perché comporta l’estinzione della propria dinastia. E’ per questo che in Cina spariscono milioni di bambine. Sono uccise appena nascono, molte donne incinte vengono arrestate e costrette ad abortire, poi vengono sterilizzate. Le madri che si rifiutano di perdere le loro bambine vengono minacciate dalla polizia, possono perdere il lavoro, essere isolate dalla comunità e cacciate dai parenti. Le famiglie ricche possono avere più bambini pagando una tassa sui figli. La tassa corrisponde, per il secondo figlio, a tre volte il reddito annuo della coppia. Molte famiglie non iscrivono le figlie all’anagrafe rendendole di fatto inesistenti. Queste bambine non godono di alcun diritto o tutela, sono respinte dagli ospedali, non possono curarsi, sono vittime di ogni abuso e violenza che resta impunito. La maggior parte di esse sono vendute come schiave. Negli anni ’90 il governo cinese ha allentato la pressione sulle famiglie. In caso di nascita di una femmina, la famiglia è autorizzata ad avere un secondo figlio, ma ovviamente il problema è tutt’altro che risolto.

• Normative che permettono la sterilizzazione coatta sono emanate anche in Spagna dove la Corte Costituzionale ha ammesso la sterilizzazione coatta dei malati psichici nel 1994. in Giappone la sterilizzazione a scopo eugenico è legalizzata nel 1948 e revocata nel 1996, tra il 1949 ed il 1995, 16.520 donne handicappate sono state sterilizzate senza il loro consenso. Attualmente, in Austria, dove non ci sono norme in materia, risulta che il 70% delle donne con handicap psichico è normalmente sterilizzato.

• In Brasile, almeno al 45% delle donne sono state legate le tube, spesso senza il loro permesso o senza che fossero informate sulla irreversibilità dell’intervento. Ciò è avvenuto con il sostegno finanziario degli Stati Uniti e delle istituzioni economiche internazionali che hanno elargito 32 milioni di dollari attraverso vari enti tra i quali l’International planned parenthood federation, il Population council, l’International federation for family life promotion, la Ford foundation, la Rockefeller foundation e la Banca mondiale. Sette milioni e mezzo di donne brasiliane sono state minorate in 5 anni, nonostante la sterilizzazione sia vietata.

• Nel Messico si usa la sterilizzazione chimica che consiste nell’introdurre 7 pillole nell’utero delle donna. Le pillole, costituite di una sostanza chiamata quinacrina, brucia l’utero e le ovaie provocando cicatrici. L’Istituto Statale Messicano della Salute (IMSS) impianta spirali nell’utero delle donne senza il loro consenso.

• Si stima che oltre 10.000 donne siano state sterilizzate nei paesi in via di sviluppo (Vietnam, Cina, Bangladesh, Filippine, Marocco).

• In Tibet, dopo l’occupazione militare cinese, sono morte circa un milione e mezzo di persone, una pulizia etnica accompagnata ancora oggi dalla sterilizzazione di massa e dagli aborti forzati eseguiti sulle donne tibetane. Solo nel 1997 si è avuta notizia di ben 883 casi. Dopo il primo figlio, le donne tibetane sono costrette a fuggire all’estero per partorire, poi tornano in Tibet lasciando il bambino orfano in India o in Nepal.

• Il Centro per i diritti alla Riproduzione (CRR) di New York ha pubblicato un rapporto sulla sterilizzazione forzata di 110 zingare in Slovacchia dal 1989 ad oggi.

• La Commissione Civile Internazionale di Osservazione dei Diritti Umani (CCIODH) segnala in Chiapas il sequestro di bambini indigeni e la sterilizzazione forzata di donne nelle zone con forte presenza dell’esercito. Il direttore di Pro-Vida, Jorge Serrano Limon, ha documentato nel 1996 più di 300 casi di sterilizzazione forzata effettuati in istituti medici governativi.

• 1976-2002. Programmi di sterilizzazione coatta e di massa vengono realizzati, col supporto di agenzie Onu, in India, Cina, Perù e in altri paesi del Terzo Mondo.

• In Perù più di 300.000 donne sono state sottoposte a sterilizzazione forzata dal 1996 al 2000 durante il secondo governo dell’ex presidente Alberto Fujimori.

STERILIZZAZIONI FORZATE NEGLI USA DAL 1907 AL 1940

Di seguito è indicato lo Stato, tra parentesi la data di promulgazione della legge eugenetica, le categorie colpite e il numero di interventi

Alabama (1919) – Deboli di mente: 224
Arizona (1929) – Internati in istituzioni per squilibrati: 20
California (1909) – Deboli di mente, criminali abituali, pazzi, idioti: 14.568
Connecticut (1909) – Deboli di mente, pazzi, idioti, imbecilli, criminali-nati: 418
Delaware (1923) – Deboli di mente, pazzi, epilettici: 610
Georgia (1929) – Deboli di mente: 127
Idaho (1925) – Epilettici, imbecilli, pazzi, criminali abituali, persone moralmente degenerate: 14
Indiana (1907) – Deboli di mente, pazzi ereditari, epilettici: 1.033
Iowa (1911) – Imbecilli, sifilitici, pazzi, criminali abituali, persone moralmente degenerate: 336
Kansas (1913) – Deboli di mente, pazzi, criminali abituali: 2.404
Maine (1925) – Deboli di mente: 190
Michigan (1913) – Pazzi, deboli di mente: 2.145
Minnesota (1925) – Pazzi, deboli di mente: 1.830
Mississippi (1928) – Persone con forme ereditarie di pazzia, epilessia, idiozia, cretinismo: 523
Montana (1923) – Deboli di mente, pazzi, epilettici: 186
Nebraska (1915) – Pazzi, deboli di mente: 388
New Hampshire (1917) – Deboli di mente ed altri mentalmente degenerati: 430
New York (1912) – Deboli di mente, rapitori, criminali: 42
North Carolina (1919) – Mentalmente tarati: 1.017
North Dakota (1913) – Imbecilli, pazzi, epilettici, criminali abituali, persone moralmente e sessualmente pervertite: 534
Oklahoma (1931) – Criminali abituali, idioti, epilettici, imbecilli, pazzi: 470
Oregon (1917) – Imbecilli, pazzi, epilettici, criminali abituali, persone moralmente e sessualmente pervertite: 1.450
South Carolina (1932) – Idioti, epilettici, imbecilli, pazzi: 35
South Dakota (1913) – Deboli di mente: 577
Utah (1925) – Criminali abituali, idioti, epilettici, imbecilli, pazzi: 252
Vermont (1931) – Idioti, imbecilli, malati di mente, pazzi: 212
Virginia (1924) – Idioti, imbecilli, deboli di mente, pazzi, epilettici: 3.924
Washington (1909) – Imbecilli, pazzi, epilettici, criminali abituali, persone moralmente e sessualmente pervertite: 667
West Virginia (1929) – Idioti, imbecilli, malati di mente, pazzi, epilettici: 46
Wisconsin (1913) – Deboli di mente, pazzi, persone epilettiche e criminali: 1.156

Totale 35.878

Il primo sterminio nazista non fu contro gli ebrei: fu il genocidio dei bambini disabili, meno noto alla storia

https://www.curioctopus.it/read/18196/il-primo-sterminio-nazista-non-fu-contro-gli-ebrei:-fu-il-genocidio-dei-bambini-disabili-meno-noto-alla-storia?fbclid=IwAR2WPhyxdXPKhf0q0hyJ66WXH-Hk92sLPkHywictUkQeEO4D1Na8dpOZLwo

Ad animare il progetto non fu l’odio diretto verso un popolo straniero, bensì contro un particolare gruppo di connazionali tedeschi, considerati comunque geneticamente “inferiori” e per questo condannati ad una fine atroce: i disabili.

Aktion T4 fu un programma di eugenetica tenuto nascosto ai più: lo stesso nome prese ispirazione dall’indirizzo in cui aveva sede: 4 Tiergartenstraße, Berlino. Le basi ideologiche si ritrovano nello stesso manifesto ideologico del nazifascismo, il “Mein Kampf“: in esso, l’obiettivo di “igiene razziale” si declinava anche nel senso di preservare esclusivamente i “bambini generosi sani”.

Tale proposito fu implementato già all’indomani dell’ascesa di Hitler al potere nel 1933, attraverso la sterilizzazione forzata di 400.000 disabili fisici e mentali.

immagine: wikiwand

Foto: Manifesto nazista dell’eugenetica del 1935 in cui si denuncia la minaccia rappresentata dalla riproduzione degli “indesiderabili genetici”, che avrebbero potuto diventare la maggioranza della popolazione.

immagine: Marcel/wikimedia

Fu nel 1939 che l’Aktion T4 prese avvio: con una lettera (vedi foto) Hitler autorizzava la creazione del Comitato del Reich per la registrazione scientifica delle malattie ereditarie e congenite, guidato, tra gli altri, dal dottor Karl Brandt e dal capo nazista della Cancelleria Philipp Bouhler.

immagine: USHMM/wikimedia

Chi era Karl Brandt? Il dottore responsabile del primo omicidio di un neonato tedesco disabile nella Germania nazista, Gerhard Kretschmar. Nato pochi mesi prima con con gravi e incurabili disabilità fisiche e mentali, il padre scrisse a Hitler chiedendogli di autorizzarne l’eutanasia. Ovviamente, essendo in linea con l’ideologia ed il programma d’azione nazisti, Hitler concesse la sua autorizzazione: era il luglio 1939. La lettera che dava inizio ad Aktion T4  fu scritta poco tempo dopo.

Per decreto tutti i medici, infermieri e ostetriche dovevano segnalare i bambini di età inferiore ai 3 anni affetti da grave disabilità mentale o fisica, i cui genitori furono incoraggiati ad internare i figli malati in una delle sei cliniche pediatriche appositamente designate in Germania e Austria.

All’inizio, i medici e gli amministratori della clinica includevano solo neonati e bambini piccoli nell’operazione, ma ben presto furono internati anche i ragazzi fino ai 17 anni, ed in breve la misura fu allargata anche ai disabili adulti.

A partire dal gennaio 1940, il programma di eutanasia venne quindi applicato in maniera seriale ed estesa. Pool di medici valutavano e selezionavano i pazienti per la “fase finale” del programma. Si trattava di persone affette per lo più da schizofrenia, epilessia, demenza, encefalite e altri disordini psichiatrici o neurologici cronici. I pazienti scelti erano trasportati direttamente in un centro per “cure speciali”, ovvero dotato di camere di monossido di carbonio travestite da docce. 

Fu Bouhler ad escogitare lo stratagemma del “bagno e disinfezione” come mezzo per tenere tranquille le vittime il più a lungo possibile: un metodo che fu anche adottato contro gli ebrei.

Nonostante i tentativi di camuffarlo e tenerlo segreto, il programma Aktion T4 venne ben presto smascherato per ciò che era, un genocidio su basi eugenetiche. I primi a rendersene conto furono i parenti delle vittime: impossibilitati a visitare i cari internati, finivano per ricevere lo stesso tipo di lettera che annunciava la morte del caro per “morbillo” o altra malattia infettiva che ne aveva resa necessaria la cremazione. Fu la Chiesa a raccogliere intorno a sé la resistenza al programma e a promuovere la consapevolezza pubblica intorno alla grave questione.

Infine, Hitler dovette fermare il programma nell’agosto del 1941. Il bilancio finale fu di 300.000 vittime, tutte tedesche o austriache, la metà delle quali bambini.

immagine: wikimedia

Alla fine della Guerra, solo alcuni dei responsabili nazisti del programma furono consegnati alla giustizia. Il Tribunale Militare Internazionale nel 1946-1947 condannò diversi medici nazisti per il loro ruolo nel programma (tra gli altri reati), incluso il dottor Brandt.

Il dottor Pfannmüller fu infine condannato per il suo ruolo in 440 omicidi nel 1951 a cinque anni interi di prigione, poi ridotti a 4 in appello : finì la sua vita da uomo libero nella sua casa di Monaco nel 1961.

ODIO, RAZZISMO, XENOFOBIA, NAZIONALISMO, ETNICISMO… LILIANA SEGRE CI SALVERA’

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/11/odio-razzismo-xenofobia-nazionalismo.html

MONDOCANE

MARTEDÌ 5 NOVEMBRE 2019

 

“Il modo migliore per vivere con onore in questo mondo è essere ciò che pretendiamo di essere” (Socrate)

Grazie a Dio l’uomo non sa volare, e devastare il cielo come ha devastato la terra” (Henry David Thoreau)

Liliana Segre: vittima tra le vittime

Da zoticone vernacolare, isolato nel suo borghetto dietro la Luna, mi sono inevitabilmente sfuggiti i meriti per i quali la signora Liliana Segre, a parte il suo indubitabile fascino emanante sollecitazioni formidabili alla simpatia, sia assurta al prestigioso e prodigioso rango di senatrice a vita della Repubblica Italiana. Condivido necessariamente la dolorosa indignazione dei tanti per la sorte crudelissima che le è stata inflitta da ragazza. Ma non credo possa essere l’aver subito ingiustizia ed essere rimasta circondata da morte e devastazione, la motivazione per cui l’infallibile Mattarella l’ha incluso, in quel parnaso di non eletti. Altrimenti non basterebbe che le Camere Alte del mondo intero avessero le dimensioni della tundra siberiana per accogliere tutti e tutte coloro che, adolescenti, si sono visti circondati da morte e distruzione e ne sono scampati. E mi riferisco solo all’epoca da Bush in giù.

Un’impresa epocale. E globale.

Detto ciò, se i meriti di prima mi sono ignoti, quello monumentale di oggi glielo riconosco in pieno. E come non potrebbe essere così davanti a una donna che, pur nella fragilità dei suoi novant’anni, ha prodotto il generosissimo sforzo di affrontare, con la semplice proposta di una Commissione Parlamentare, lo smisurato e scellerato universo dell’odio, del razzismo, antisemitismo, nazionalismo, etnicismo, di tutto quello che si oppone con turpi metodi alla serena avanzata del bene corretto e globale. Di quale immane lotta sia paladina Liliana, nell’autunno del nostro scontentissimo scontento, provo a fornire alcune, del tutto inadeguate, risposte.

Non senza aver condiviso, con commosso trasporto, il vastissimo e travolgente coro che, come una sola voce, si è arruolata in questa epocale battaglia. Penso al solido unanimismo di tutti i media, penso all’immancabile Saviano, penso a Greta Thunberg, che ispirata dal nobile intento, ha subito chiesto ai vigilanti di Facebook, di sopprimere seduta stante ogni pur vago riferimento a odio per una Green New Economy che oltre a salvare l’umanità, le continuerà a far percorrere le vie che l’hanno innalzata all’attuale livello di benessere e giustizia sociale. E guardando molto in alto, penso al nostro Saggio sul l Quirinale che, antesignano della campagna lanciata da Liliana, ha ribadito che i capisaldi irrinunciabili della lotta all’odio sono e devono restare in perpetuo Nato, UE, Euro e le alleanze che, fin dalla fine della guerra, hanno vegliato acchè nel nostro paese non prevalesse l’odio, l’invidia sociale, il razzismo di classe, la xenofobia bene espressa nell’infame slogan di Yankee go home.

Antisemitismo contro 450 milioni di esseri umani

Quali contundenti armi non ci ha messo in mano la senatrice a vita! A partire dalla prima delle sue dolorose preoccupazioni: l’antisemitismo. Pensate ai 450 milioni di arabi, secondo gruppo etnico del mondo dopo i cinesi Han, tutti semiti e tutti abbastanza maltrattati a forza di guerre ininterrotte, milionate di morti, complotti destabilizzanti, desertificazioni, pessima stampa! Mario Monforte, che ne sa una più del demonio, ai semiti arabi aggiunge anche gli akkadi, i gutei, gli assiri e babilonesi, gli aramei. Parlavano tutti semita. Perfino gli ebrei che, tuttavia, o non lo sono (ashkenaziti), o lo sono essendo stati arabi prima di diventare ebrei (sefarditi), ma nondimeno sono universalmente considerati degni di protezione dall’antisemitismo.

Siria

Una lunga storia di odio

Ciò che poi la commissione della senatrice a vita consente, anzi imporrà, è una guerra totale e senza tregua a chi si appropria di beni altrui, che siano monete o terre, in virtù di una vantata superiorità, solitamente vera nel suo contrario. Che sono poi xenofobia, razzismo nella fase dell’erezione. Ciò a cui qui la Commissione Segre allude, anche se si guarda dall’esplicitarlo, è, senz’ombra di dubbio, il colonialismo nelle sue varie e via via ammodernate forme. Si va dalle crociate, con Goffredo da Buglione che ad Acri non lasciava sul collo una sola testa degli autoctoni infedeli, al “fardello dell’uomo bianco” di Kipling, emissario della Regina nell’India di tutti paria del vicerè. Fardello che si è abbattuto su qualche miliardo di persone bisognose di fardelli, fino all’intervento delle Ong per facilitare lo spostamento di quelle persone da casa loro a casa altrui.

Nazioni eccezionali

Avremo finalmente strumenti giuridico-parlamentari, insieme al vitale supporto dell’oligopolio mediatico-partitico-bancario-militare, che ci daranno modo di inaugurare finalmente un’era di pace, non più turbata da nazionalismi antistorici che rivendicano alla propria comunità “destini manifesti,” basati su una presunta “nazione eccezionale”, o sul “mandato divino del popolo eletto”. Quel mandato divino e quel destino manifesto che, grazie a Costantino, Teodosio, Torquemada e successori fino a noi, ha ridotto all’1% il patrimonio letterario, filosofico e artistico costruito dai classici in un millennio. Lottando con Liliana e Greta contro nazionalismo ed etnicismo, fomentatori di violenza, sapremo liberarci, non solo delle fisime patriottiche di paesi che hanno infierito sui loro civilizzatori e, oggi, sui portatori di democrazia e diritti umani, da Cuba al Venezuela, dalla Siria all’Afghanistan. Ma anche di coloro che, per profitti stellari e abietta xenofobia, provvedono i nuovi colonizzatori di armamenti che radano al suolo popoli e civiltà non compatibili con una gestione politicamente corretta del mondo.

Una commissione contro guerre e sanzioni. Finalmente!

Sicuramente, come ci insegna con particolare vigore “il manifesto”, saremo ora in grado di meglio affrontare quanto dai progressisti viene chiamato “discriminazione dei Diversi”. Impediremo che si blandiscano giovani di pelle scura perché lascino casa, famiglia, comunità, terra, storia, per favorire la Coop, Don Ciotti, Zanotelli, Bergoglio e Amazon, dopo seimila chilometri di angustie, in virtù di 14 ore nei campi per 14 euro. Inesorabilmente il mandato della senatrice è anche che si rifiuti che, solo per il fatto di non essere anglosassoni o europei, a certi paesi, seppure affetti da abietto sovranismo, vengano inflitte sanzioni, di indiscutibile natura razzista e xenofoba, a volte anche antisemita, quasi sempre nazionalista ed etnicista, mirate a sfoltirli a forza di malattia e fame.

Lotta alle fobie

Il fatto che “il manifesto” e altri strumenti di comunicazione (una faccia una razza) sfrenatamente plaudano alla senatrice a vita e al suo parto, che affida, a chi ha tutti i titoli per giudicare, la missione di separare il bene dal male e mettere a tacere le bocche de renitenti alla bonifica, non toglie che anche costoro, non sempre immacolati, subiscano gli effetti benefici della campagna. Coerenza con l’adesione alla commissione anti-odio esige che abbiano fine e giusta punizione certe forsennate campagne xenofobe. Campagne che pervadono tutto il nostro respirare, come russofobia e sinofobia, ma anche talibanofobia, o sirofobia e, soprattutto, islamofobia. Campagne fondate sull’accumulo spasmodico di fake news, tipo Russiagate, attinte da chi a Bagdad, 2003, ho visto poter pubblicare i suoi servizi in dipendenza da tre bottoni installati dal Pentagon nelle redazioni. Rosso, non pubblicabile; giallo, da rivedere; verde, pubblicabile. Ma forse già allora si trattava di neutralizzare, con la verità, l’incontenibile odio degli iracheni.

Con Liliana contro la stampa falsa e bugiarda

Cos’era la stampa, baby, mi si era già chiarito a vedere BBC e ITV riferire sulla strage di Bloody Sunday a Derry, a cui avevo assistito e che avevo documentato in maniera opposta a quanto veniva detto dagli schermi, quella sera e per altri quarant’anni. Quella di Bagdad non era che una modesta conferma. Ma anche a Tripoli, dove un’ombra di odio, mai scorta dal “manifesto”, deve aver lievemente increspato il ghigno di Hillary per la sodomizzazione alla baionetta di Gheddafi. Nulla, peraltro, rispetto ai suoi meriti in quanto donna, defraudata da quell’odiatore (e odiato) seriale di Trump (sempre secondo “il manifesto”). Avremo Liliana al nostro fianco sicuramente anche contro questa “vedova nera” di Libia, Honduras e Ucraina. E contro i suoi finanziatori, a Riyad, quelli del modernizzatore Mohammed bin Salman, quello della vivisezione di Khashoggi.

La Commissione Odio contro l’UE

Sollevandoci a un livello geopolitico, traiamo dal messaggio Segre l’insegnamento inconfondibile e incontrastabile della fuoruscita, oltreché dalla Nato, per i motivi nazionalistico-xenofobi citati sopra, dall’UE e dall’euro. Due entità che hanno consacrato il nazionalismo carolingio bi-etnico franco-tedesco, fondato su un odio millenario verso i paesi del Mediterraneo. Odio irrefrenabile in individui come Moscovici, Dombroski, Juncker. Un odio esplicitatosi con l’assalto a mano bancaria a Grecia e Italia, colpevoli di continuare a far scorrere nel sangue e circolare nelle sinapsi il retaggio di una civiltà che è la negazione di un Nuovo Ordine Mondiale fondato sull’odio di chi non si omologa all’1%.

Oppure c’è anche l’odio per i bambini di certe maestre d’asilo, di certe suorine francescane, di certi fucilatori al limitar di Gaza, di cui “il manifesto” non dice, di certi spacciatori di morte chimica, a volte farmaceutici, a volte perfino “migranti” neri, di cui “il manifesto” non dice. Ma di cui sicuramente Liliana Segre si occuperà. Gliene siamo grati.

E, per chiudere, abbassandoci invece a livello di terra, aria e mare, non credo possa essere sfuggito alla finissima sensibilità delle madri e dei padri della Commissione Odio, il razzismo specista di chi va per le fratte e se la spassa sparando a esseri viventi per mangiarseli e anche no. O chi nei laboratori e mattatoi degli scienziati pazzi esercita la sua xenofobia (avversione all’estraneo) tagliando a fettine cani, spellando volpi, elettrificando visoni, accecando conigli, torturando vitelli, polli e maiali. Ma forse andiamo oltre il seminato….E sicuramente Norma Rangeri, che, da modesta critica televisiva, è assurta per meriti Deep State alla direzione dell’edizione italiana di quell’organo, me ne vorrà. Indimenticabile una sua inveterata contro di me quando, al TG3 feci, secondo lei, servizi splatter “inutilmente agghiaccianti” quando mostravo le sevizie sofferte da certe scimmiette cui si fracassava il cranio con lenta pressione, per vedere quanto la testa del  conducente umano avrebbe resistito all’urto.

Sono certo che Liliana Segre e la Commissione Odio saranno al fianco mio e degli animali anche non umani, anche quando si tratta di tirare le orecchie alla loro corifea Rangeri.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:47

Il tribunale di Torino si accanisce sui No Tav più attivi. Domiciliari per Giorgio e Mattia

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Ulteriori persecuzioni da parte del tribunale di Torino contro i No Tav più attivi.

Il tribunale di Torino si accanisce sui No Tav più attivi. Domiciliari per Giorgio e Mattia
 

Questa mattina le forze dell’ordine hanno notificato a Mattia e a Giorgio un aggravamento delle misure cautelari legate alle iniziative di protesta contro il G7 sul lavoro di Venaria.

Entrambi, dopo un periodo passato ai domiciliari, avevano avuto la commutazione della misura cautelare in obbligo di firma. Adesso ritorneranno agli arresti domiciliari con le restrizioni.

L’aggravamento delle misure è stato giustificato dal GIP con la loro partecipazione alla marcia No Tav del 27 luglio nel contesto del Festival Alta Felicità.

In quell’occasione, a pochi giorni dalla comunicazione del premier Conte di voler andare avanti con i lavori di costruzione dell’Alta Velocità, il movimento No Tav aveva deciso di convocare una gita in Clarea per mostrare la devastazione ambientale provocata dal cantiere ai molti che erano giunti al Festival dalla valle e da tutta Italia. Il movimento aveva dichiarato limpidamente che sarebbe arrivato fino al cantiere e che non avrebbe accettato sbarramenti o zone rosse da parte della Prefettura e della Questura. In effetti è stato così, dopo aver abbattuto il cancello posizionato per impedire il transito sul sentiero verso la Clarea, un corteo tranquillo e determinato di decine di migliaia di persone ha sfilato fino a raggiungere il “mostro” e circondarlo.

Una giornata che ha dimostrato, ai molti che davano per sconfitto il movimento, la vivacità e la voglia di lottare dei No Tav, nel contesto di un Festival Alta Felicità che è stato un momento di dibattito e comunicazione importante su alcuni dei temi urgenti del nostro domani quali l’ambiente e la crisi climatica.

A migliaia dunque i No Tav si sono riversati su quei sentieri e a migliaia hanno condiviso quell’obbiettivo dichiarato e pubblico. Le telecamere della Digos e dei giornalisti però avevano già scelto (con il loro ridicolo atteggiamento persecutorio e la loro spasmodica ricerca della figura dei “cattivi”) su chi concentrarsi. Negli atti che sostengono l’aggravamento delle misure gli incitamenti che provenivano da tutto il corteo nei confronti di chi stava lavorando “alla moda No Tav” per tirare giù il cancello, diventano ordini se espressi dalla bocca di Mattia e Giorgio. Tutto questo è ridicolo, in una situazione in cui ancora una volta ad essere evidenziata non è la commissione materiale di un reato, ma l’atteggiamento di partecipazione alle sorti dell’iniziativa.

Se lo stato d’eccezione in cui operano i tribunali e la questura in Val Susa è fatto ormai acclarato da tempo, l’accanimento che viene messo in campo verso alcuni dei No Tav più attivi dimostra la volontà scientifica di provare a farne un esempio per chiunque non si attenga alla norma. Ma se pensano di ridurre all’ordine in tal modo un movimento che da trent’anni attraversa con la stessa determinazione e senza esitare i sentieri della valle si sbagliano di grosso.

C’eravamo, ci siamo e ci saremo!

Giorgio e Mattia liberi subito!

80 anni fa lo ‘Stupro di Nanchino’, l’olocausto dimenticato

https://www.agi.it/blog-italia/agi-china/stupro_nanchino_80_anni-3260264/post/2017-12-13/

L’olocausto asiatico ha causato oltre 14 milioni di vittime nella sola Cina: Il 13 dicembre 1937 i giapponesi entrarono nell’allora capitale cinese trucidando 300 mila persone nelle prime settimane di occupazione e stuprando oltre 20 mila donne, anziane, madri e bambine

80 anni fa lo 'Stupro di Nanchino', l'olocausto dimenticato
 Commemorazioni a Pechino per gli 80 anni del massacro di Nanchino

La Treccani definisce l’olocausto come “Forma di sacrificio praticata nell’antichità, specialmente nella religione greca e in quella ebraica, in cui la vittima veniva interamente bruciata.” Di fronte agli orrori di Nanchino, tuttavia, forse persino queste parole suonano limitanti. A bruciare interamente sono state una città, i raccolti, le persone, ma non è stata questa la parte peggiore. Cosa accadde a Nanchino 80 anni fa e perché? Cosa rimane oggi di quel tragico evento?

Il contesto storico: “Una guerra mondiale in anticipo”

La storiografia ufficiale individua lo scoppio della Seconda guerra mondiale nell’invasione nazista della Polonia del 1939. Tuttavia, negli anni ’30, numerosi focolai stavano già preparando il terreno per lo scontro. Uno degli avvenimenti più importanti, che per alcuni segna il reale inizio del conflitto globale, fu la seconda guerra sino-giapponese nel 1937, l’alba della Guerra nel Pacifico che incendiò Pearl Harbor e tramontò con Hiroshima e Nakasaki.

La Cina andava incontro a profondi mutamenti dopo secoli di colonialismo occidentale e la caduta dell’Impero più longevo della storia. Oltre alle potenze straniere, la Repubblica fronteggiava 10 anni di guerra civile tra Nazionalisti e Comunisti. Nel mentre, il Giappone si era affermato come prima super potenza asiatica sconfiggendo la Russia e uscendo vittorioso dalla Grande Guerra. I suoi piani espansionistici e la sua propaganda sulla superiorità razziale non avevano nulla da invidiare al Terzo Reich. I cinesi erano considerati una razza inferiore e si prevedeva la presa della Cina in soli 3 mesi, stile guerra lampo hitleriana.

80 anni fa lo 'Stupro di Nanchino', l'olocausto dimenticato
 1937, i giapponesi entrano a Nanchino

Nel 1931 il Giappone era già riuscito a creare uno stato fantoccio in Manciuria, nel nord della Cina, ma il conflitto esplose il 7 luglio 1937 col pretesto dell’incidente del Ponte Marco Polo. I giapponesi sbarcarono a Shanghai e trovarono una strenua resistenza ad aspettarli. Quei tre mesi previsti per l’intera nazione bastarono solo per la prima città e costarono oltre 40mila uominiFu proprio la strenua resistenza che spronò ulteriormente le truppe nipponiche a marciare su Nanchino, nonostante non fosse una tappa militarmente fondamentale. Dopo Shanghai, infatti, il governo nazionalista si era trasferito a Chongqing e non erano rimaste grosse difese nella capitale, ormai abbandonata a se stessa, senza piani di evacuazione per i civili o di ritirata per i soldati. Nonostante tutto, la Cina non dichiarò la resa e il Giappone ordinò di radere al suolo Nanchino senza fare prigionieri.

Le dimensioni e la brutalità del massacro

L’olocausto asiatico causò dalle 14 alle 20 milioni di vittime per mano giapponese nella sola Cina, due volte il peso della Shoa nazista. Esattamente 80 anni fa avvenne quello che è forse il suo episodio più brutale. Il 13 dicembre 1937, i giapponesi entrano a Nanchino.

Un corrispondente del New York Times in fuga dall’ex-capitale scrisse: “Mentre partivo per Shanghai assistetti all’esecuzione di 200 uomini in soli 10 minuti.” Il Tribunale per i Crimini di Guerra di Tokyo ha stimato che in sole sei settimane siano state stuprate 20 mila donne, anziane, madri e bambine e uccise 200mila persone nei modi più barbari. Molte altre fonti ne contano oltre 300mila. “Un agenzia umanitaria ha sepolto 100mila persone; la Croce Rossa invece 43mila” raccontano Denis and Peggy Warner “In soli 5 giorni i giapponesi hanno gettato nel fiume Yangtze 150mila cadaveri.”

80 anni fa lo 'Stupro di Nanchino', l'olocausto dimenticato
 Xi Jinping

Alcuni report trattano di contest con la spada indetti dagli ufficiali. Chi più rapidamente avesse ucciso 100 cinesi sarebbe stato ricompensato militarmente. “La gara fu riportata con grande seguito nei giornali giapponesi come un’evento sportivo”. 

Lo storico Yoshiaki Yoshimi descrive invece come il Giappone istituì circa 2000 centri in tutta l’Asia orientale che coinvolgevano circa 200mila “comfort women” da Cina, Filippine, Corea e altre nazioni. Ci sono ragazze cinesi che sono state stuprate 37 volte, e bambine di undici anni abusate per diversi giorni. Purtroppo gli abusi delle truppe non si limitarono ad essere solo di carattere sessuale. Le carte del Nanking Massacre Project, Women Under Siege e Nanking elencano una serie di atrocità tra cui: versare acido sui prigionieri; cannibalismo; decapitazioni; infanticidi; famiglie costrette all’incesto e alla necrofilia, sepolte con il busto fuori per essere bruciate vive o attaccate dai cani.

80 anni fa lo 'Stupro di Nanchino', l'olocausto dimenticato
 Reduci del massacro di Nanchino 

Fondamentale fu il ruolo di alcuni occidentali come John Rabe, Minnie Vautrin, Bob Wilson e George Fitch, che si impegnarono per l’istituzione di una Safety-Zone internazionale non autorizzata dai giapponesi e disarmata, ma capace di salvare migliaia di vite.

L’olocausto dimenticato: Memoria e controversie tra Cina, Giappone e occidente

Nazionalismo, revisionismo, negazionismo e indifferenza. Sono queste le principali lenti di lettura cinese, giapponese e occidentale su quanto accaduto. I cinesi parlano di datusha (大屠杀 grande massacro), i giapponesi parlano di shijian (事件 incidente), noi quasi non ne parliamo. Per questo la scrittrice Iris Chang l’ha definito “l’olocausto dimenticato”.

I cinesi vogliono giustamente che la memoria sia preservata e parlano dei fatti reali, ma li condiscono spesso all’interno di una narrazione nazionalista e di rivendicazione storica. I giapponesi hanno riconosciuto le proprie colpe ma questo non ha fermato le pulsioni di revisionisti e negazionisti. Infatti, nonostante il presidente Shinzo Abe abbia come di rito fatto ammenda per le atrocità del suo paese, non si è sottratto dal rendere omaggio al santuario di Yasukuni, mausoleo ospitante 1068 criminali di guerra, scatenando le ire di Cina e Corea. Al tempo stesso ha attuato un revisionismo dei libri di testo, volti a diffondere una “più bilanciata” visione dei fatti storici.

80 anni fa lo 'Stupro di Nanchino', l'olocausto dimenticato
 Commemorazioni a Pechino per gli 80 anni del massacro di Nanchino 

L’approccio alla memoria di Cina, Giappone e occidente su Nanchino ci ricorda di come delle volte la storia, per quanto brutale, possa non insegnare nulla. E’ folle ignorare l’accaduto. E’ folle negarlo o mistificarlo. È folle usarlo per rivendicare l’odio. Ian Buruma scrisse, “Fatti come questi non possono essere spiegati da una particolare cultura o storia. Dopo tutto, in precedenti guerre come la guerra Russo-Giapponese nel 1904-05, i soldati giapponesi erano rinomati per la loro disciplina. Sfortunatamente, uomini da ogni nazione sono capaci di estrema brutalità, una volta che l’animale che hanno dentro viene sguinzagliato.” La memoria sfida quella bestia.

per approfondire – Bibliografia e Filmografia

Quando i rubli di Mosca finivano ai comunisti italiani

https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/07/11/quando-rubli-mosca-finivano-comunisti-italiani_K7YKPeKjTjEuGeu71rk11K.html?refresh_ce

Quando i rubli di Mosca finivano ai comunisti italiani

(Fotogramma)

Nelle ore calde delle notizie e degli audio sui presunti finanziamenti di Putin alla Lega, riemergono altri finanziamenti da Mosca per l’Italia. E riguardano quelli al partito Comunista che per mezzo secolo ha beneficiato di un fiume di rubli infinito. Ne ha fatto cenno anche Veltroni in una intervista a Tortorella. Ma soprattutto ne fanno cenno numerosi atti in commissione Stragi e in Commissione Mitrokhin.

Di cosa parliamo? Dal secondo dopoguerra, da Mosca, sono partiti finanziamenti per i principali partiti comunisti d’occidente. Soldi che dovevano servire a sostenere la lotta per il comunismo fatta nei paesi Nato, con lo scopo di creare una spina nel fianco del blocco occidentale. Un flusso di denaro, che per quanto riguarda l’Italia, trova numeri e dati nelle rivelazioni del dossier Mitrokhin, dossier considerato affidabile da tutte le agenzie di intelligence occidentali, a cominciare da quella britannica che gestì la defezione dell’ufficiale sovietico Vasilij Mitrokhin, un ex archivista del Kgb nel palazzo della Lubjanka.

Nei report custoditi negli archivi degli 007 di Mosca e poi girati per competenza dagli agenti inglesi al Sismi per le attività illegali dei servizi segreti sovietici in Italia, queste si evidenziavano in 261 schede, fino al 1984. In particolare a fare i conti dei soldi finiti nelle casse del Pci è la scheda ‘122’ del dossier che svela le cifre del finanziamento russo al partito comunista italiano.

Secondo quanto trascritto dall’archivista sovietico, negli anni tra 1970 e il 1977, fu ininterrotto il flusso di denaro da Mosca a Botteghe oscure. Nel ’71 furono versati 1.600.000 dollari; nel ’72 5,2 milioni; nel ’74 9 milioni di dollari; per il ’76 6,5 milioni, infine, nel 1977, 1 milione. Un flusso che sembra almeno rallentare, in concomitanza con le posizioni ‘eretiche’ di Enrico Berlinguer, in linea di rottura con il Pcus.

Soldi, secondo il dossier Mitrokhin, finirono pure al Psiup tra gli anni 1969 e 1972, per poi esaurirsi. Fino al 1988 sono documentati inoltre fondi al Partito comunista francese di Georges Marchais. In quell’anno arrivarono a Parigi tre milioni di dollari, messi sul tavolo da Gorbaciov, per le elezioni del 1988. Ma i finanziamenti cominciarono ai tempi del Fronte Popolare, nel 1936, un flusso ininterrotto per oltre 50 anni.

I No Tav mollano il M5s e ritornano anarchici. Scatta l’allarme violenza

http://www.ilgiornale.it/news/politica/i-no-tav-mollano-m5s-e-ritornano-anarchici-scatta-lallarme-1778049.html

Si temono scontri in occasione del raduno di dicembre degli antagonisti in Val di Susa

I l movimento No Tav della Val Susa s’è liberato dalla morsa dei partiti (salvo il minuscolo Potere al Popolo) e s’è affidato, come agli albori, agli spin doctors dei centri sociali torinesi dell’autonomia, in primis Askatasuna che, una decina di anni fa ebbe la buona idea di aprire un’agenzia in Valle, a Bussoleno, con il nome di Comitato di lotta popolare.

La lotta contro il cantiere Tav riprenderà fra breve, secondo la tradizione, ai primi di dicembre e minaccia di essere più violenta del solito. Nei sentieri fradici d’acqua di Chiomonte sono rimasti solo i valligiani irriducibili, gli autonomi, una sparuta colonna di anarchici transfrontalieri, soprattutto francesi di Lione e dintorni, truppe cenciose e male organizzate dalle valli torinesi e cuneesi. Gli ultimi a lasciare precipitosamente la Val Susa sono i grillini di Di Maio. Per loro sono solo «traditori» ed è consigliabile non farsi vedere troppo nei dintorni. Il NO – che aveva catalizzato valanghe di voti – è un lontano ricordo. Restano gli insulti di Grillo a Perino («un fermacarte», secondo l’Elevato di Genova) e l’immensa delusione di vederlo accettare la Tav senza esitazioni: «Non abbiamo i voti in Parlamento, non si può fare niente».

L’idea di traslocare in Valle non venne solo ai capetti marxisti con il mito dei baschi e alla ricerca di nuove «fratture» da allargare nel sistema, ma agli allora portavoce del movimento locale. Lo Stato, dopo una lunga incerta attesa, sembrava pronto a far ripartire l’iter della Torino-Lione e fu subito chiaro che sarebbe stato scontro. Così furono «arruolati» esperti di guerriglia, di conflitto, di comunicazione nel mondo allora ancora oscuro del web. Dopo, arrivarono i primi iscritti ai meet-up grillini che sposarono entusiasti i modelli di democrazia orizzontale che quel nucleo di ex antimilitaristi, cattolici, comunisti – con qualche scoria nostalgica del terrorismo di sinistra (qui nacque e prosperò Prima linea, con il suo corredo di sangue e di omicidi), tuttora presente. Nomi importanti del movimento di Grillo si ritrovarono nei cortei e nelle manifestazioni (tra gli altri) Fico, Di Battista, un’irriconoscibile Castelli allora assai meno glamour, molti dei dissidenti di oggi.

Il portavoce storico, l’ex bancario della Cisl Alberto Perino, sino al marzo 2018, fu innamorato di Grillo e accettò di buon grado, anche nel 2013, di salire sul palco dei comico invitando la gente, e i No Tav, a votare per i pentastellati. Perino ha mantenuto i patti, i grillini no, ora tra l’altro alleati con gli odiatissimi pd che della Tav hanno fatto una bandiera.

E questo è un elemento devastante per gli attivisti del treno crociato. Quando rievocheranno le «battaglie» del 2010 e del 2011, che costarono decine di poliziotti e carabinieri feriti, ondate di arresti, si ritroveranno soli e privi di qualsiasi controllo da parte di una forza comunque istituzionale come il M5s. Una beffa atroce. Tanti di coloro che avevano raccolto l’invito a partecipare al conflitto, migliaia di giovani, oggi si ritrovano ad affrontare gli ultimi processi in Cassazione per incidenti e scontri. Alcuni sono tornati in prigione per scontare residui di pena, mentre non pochi «incendiari» di dieci anni fa sono tranquillamente seduti in Parlamento o sulle comode e discrete poltrone del sottobosco governativo. I sacrifici, il certificato penale compromesso, gli arresti e la prigione, le ingenti spese legali, non sono serviti a nulla, se non a creare attorno a Grillo e i suoi un’aurea rivoluzionaria e la fama di mastini anti-sistema. A Chiomonte comparve la sindaca Appendino che oggi vuole collegare Torino con un «hyper treno» (a lievitazione magnetica). Una mutazione completa.

Per ricordare la distruzione del primo cantiere Tav di Venaus del 2006, ci sarà una mobilitazione dell’antagonismo nazionale. Il tam-tam tra i centri sociali sopravvissuti ai repulisti di Salvini è già partito. Arriveranno da Milano, Napoli, il Centro-Sud, il Nord Est, financo dalla Sicilia e dalla Sardegna. Niente di nuovo. Il solito copione. Gli analisti stimano una forbice tra i 10 e i 20mila attivisti ma nulla è certo. Un flop delle manifestazioni dicembrine radicalizzerebbe ancora di più quel che resta di un movimento comunque coeso nel profondo, spregiudicato e libero da vincoli.

I No Tav cattolici hanno organizzato in questi giorni una staffetta di scioperi della fame per sostenere Luca Abbà, l’anarchico del Cels, uno dei simboli della lotta, caduto da un pilone dele bruciata dalle violenza No Tav. Il simbolo di una disastrosa sconfitta collettiva.lla luce dove s’era arrampicato nel marzo 2012, quando il cantiere fu allargato, rischiando di morire. Nel 2009 aveva occupato una casa con altri compagni, fu condannato e ora è arrivato il conto: un anno di carcere ancora da scontare, la condiziona

Noam Chomsky: “I padroni dell’umanità hanno ucciso l’Europa”

https://www.pressenza.com/it/2014/02/noam-chomsky-padroni-dellumanita-hanno-ucciso-leuropa/?fbclid=IwAR3lyCq1PFcyFBrOKFP79VkUm_EFW4M6_TReWGsAzsJP5Ezdl7ljQKerCRo

21.02.2014  Redazione Italia

Quest’articolo è disponibile anche in: Francese

Noam Chomsky: “I padroni dell’umanità hanno ucciso l’Europa”
(Foto di Archivio Pressenza)

“Si credono i padroni dell’umanità e purtroppo lo stanno diventando: la politica democratica ha cessato di resistere loro, spianando la strada alla dittatura incondizionata dei poteri forti, economici e finanziari, che ormai dettano le condizioni della nostra vita pubblica”. Parola di Noam Chomsky, considerato il maggior linguista vivente, autore del capolavoro “Il linguaggio e la mente”.

A 86 anni, il professore statunitense dimostra una lucidità di pensiero e di visione che non lascia spazio a dubbi. Nessuna illusione: “Le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è il neoliberismo”, dice Chomsky, in Italia per il Festival delle Scienze di Roma nel gennaio 2014.  Il titolo dell’ultima raccolta di testi inediti tradotti in italiano è estremamente esplicito: loro, gli oligarchi globali, signori delle multinazionali e grandi banche d’affari, sono “I padroni dell’umanità”.

“La democrazia in Italia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti, designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori”, afferma Chomsky. In generale, come riporta il newsmagazine “Contropiano”, per Chomsky “le democrazie europee sono al collasso totale, indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere.”

Sono “finite”, le democrazie del vecchio continente – Italia, Francia, Germania, Spagna – perché le loro sorti “sono decise da burocrati e dirigenti non eletti, che stanno seduti a Bruxelles. Decide tutto la Commissione Europea, che non è tenuta a rispondere al Parlamento Europeo regolarmente eletto. Puro autoritarismo neo-feudale: questa rotta è la distruzione delle democrazie in Europa e le conseguenze sono dittature”.

Per Chomsky, il neoliberismo che domina la dottrina tecnocratica di Bruxelles è ormai un pericolo planetario. Il fanatismo del “libero mercato” come via naturale per un’economia sana poggia su di un dogma bugiardo e clamorosamente smentito. In realtà senza il supporto pubblico (in termini di welfare e di emissione monetaria) nessuna economia privata può davvero svilupparsi.

Oggi il neoliberismo si configura come “un grande attacco alle popolazioni mondiali”, addirittura “il più grande attacco mai avvenuto da quarant’anni a questa parte”. Desolante il silenzio dell’informazione, che coinvolge gli stessi “new media”: la loro tendenza è quella di “sospingere gli utenti verso una visione del mondo più ristretta”.

Giuseppe Altieri