Torino, corteo dei no Tav per Nicoletta Dosio: 3000 persone sfilano in centro

https://video.repubblica.it/edizione/torino/torino-corteo-dei-no-tav-per-nicoletta-dosio-3000-persone-sfilano-in-centro/351800/352376

11 GENNAIO 2020

nico

È partito da piazza Statuto il corteo dei no Tav in solidarietà con Nicoletta Dosio, l’attivista 73 enne arrestata prima di Natale nella sua casa di Bussoleno, dopo che è diventata esecutiva una condanna a un anno e dopo che la donna ha rifiutato di avvalersi delle misure alternative. Circa tremila persone stanno sfilando per le vie del centro di Torino dietro lo striscione con la scitta “Partigiane della terra e del futuro no Tav”, scandendo slogan contro la linea ad alta velocità.

di Alessandro Contaldo

Tav, il governo blocca le compensazioni per i Comuni: in ballo altri 60 milioni per la Valle

https://www.lastampa.it/torino/2020/01/12/news/tav-il-governo-blocca-le-compensazioni-per-i-comuni-in-ballo-altri-60-milioni-per-la-valle-1.38319954?fbclid=IwAR2N892YIUh7pNG0VBul46Ksf_CIvflZ43ftgNvBSPpEHsWcyaU7ofia-wE

Nessuno convoca l’Osservatorio: tra i primi interventi di compensazione c’è la rete del metano a Chiomonte

TORINO. Un cortocircuito che non trova soluzione e continua a rallentare i lavori collegati alla Tav. Mentre sul fronte dell’opera Telt sta procedendo nei tempi e già sono iniziati gli incontri con i sindacati per stabilire gli accordi relativi ai lavoratori che serviranno in cantiere, la partita delle compensazioni è ferma e dal governo non arrivano segnali che possano sbloccare i milioni previsti.

Il problema principale, come ormai evidente da quasi un anno, è che dal governo non ci sono indicazioni sul piano da 35 milioni presentato come ultimo atto dall’Osservatorio prima che scadesse il mandato dell’ex Commissario Paolo Foietta. Senza una risposta non si può procedere nonostante i fondi siano già stanziati e riguardino interventi fondamentali in valle. Come il completamento della rete di metano di Chiomonte, dove sono a buon punto i lavori del primo lotto mentre una porzione di territorio dovrà ancora aspettare perché non sono ancora nemmeno partite le procedure di gara per il secondo. E poi ci sono progetti legati allo sviluppo turistico, alla viticoltura, alla tutela del paesaggio e alla digitalizzazione che coinvolgono anche gli altri comuni.

Ma il silenzio del governo riguarda anche la nomina di un commissario che possa poi presiedere e convocare l’Osservatorio. Senza convocazioni non si può nemmeno iniziare a discutere di un altro piano di compensazioni ben più corposo. Ci sono, infatti, altri 60 milioni che potrebbero essere spesi . La Regione, oltre a portare avanti buoni propositi, sull’Osservatorio ha le mani legate e non può fare altro che sollecitare il ministro Paola De Micheli. Le strade possibili restano due ma problematiche. La prima è procedere con l’autoconvocazione dell’Osservatorio, che avverrà il 20 gennaio. Ma il timore è che senza l’attenzione del governo, diventi solo un dialogo sterile. Il governatore Cirio e l’assessore alle Infrastrutture Marco Gabusi intendono procedere con una cabina di pilotaggio regionale, prevista per tutte le grandi opere, che inizi a cercare accordi sul piano di spesa di questi 60 milioni. Ma in questo caso i membri del comitato di pilotaggio dovrebbero essere meno rispetto all’Osservatorio quindi i Comuni dovrebbero accordarsi per esprimere dei portavoce condivisi. E poi anche in questo caso il governo dovrebbe nominare un suo rappresentante. «Non vogliamo perdere altro tempo quindi andremo avanti anche senza rappresentante – spiega Gabusi – almeno per iniziare un processo che porti a stabilire i capitoli di spesa». Ma, per Foietta, assegnare il potere di gestire i fondi per le compensazioni al comitato di pilotaggio è «altamente complesso. È necessario riformulare gli atti con cui il Cipe ha messo a disposizione i soldi e per farlo servirebbe un nuovo confronto con il ministero. Quindi altro tempo che si perde».

Altra questione sulla quale la Regione è ferma, ma sia Chiorino sia Gabusi sostengono si procederà a breve, è la formazione degli operai che poi serviranno in cantiere. «I fondi ci sono – assicura Gabusi – quando avremo chiare le figure professionali necessarie si partirà. Il comitato di pilotaggio oltre che delle compensazioni può occuparsi di questo». L’assessore Chiorino aveva anche già convocato un incontro con i sindacati a ottobre e nelle prossime settimane è pronta a convocare altre riunioni. Insomma: nonostante già lo scorso governo abbia sciolto le riserve sull’opera, l’attuale non sta facendo nulla di concreto per andare avanti.

Il leader No Tav Alberto Perino non si arrende: “In Val Susa resisteremo finché non se ne andranno” [VIDEO]

Migliaia in piazza a Torino per manifestare contro gli arresti dei militanti del movimento. Duro attacca al pg Saluzzo: “Chiudere il tribunale è strategia della tensione”

Il leader No Tav Alberto Perino non si arrende: "In Val Susa resisteremo finché non se ne andranno" [VIDEO]

“Sono trent’anni che resistiamo in Val Susa e resisteremo finché non se ne andranno”. A rinnovare l’urlo di battaglia dei No Tav è Alberto Perino, leader storico del movimento che si oppone alla costruzione della Torino-Lione.

Insieme a migliaia di persone (3.500 secondo la questura, almeno 5mila secondo gli organizzatori), Perino è sceso in piazza in segno di solidarietà nei confronti dei No Tav arrestati, fra cui l’ex insegnante di 73 anni Nicoletta Dosio, che dal 30 dicembre si trova in carcere per scontare una pena di un anno.

perino

Il corteo da piazza Statuto ha raggiunto piazza Castello senza alcun disordine e lentamente la tensione della vigilia si è smorzata. A fare discutere è stata soprattutto la decisione del procuratore generale di Torino, Francesco Enrico Saluzzo, che ieri in vista del corteo odierno aveva annunciato la chiusura del tribunale. “Una grandissima provocazione”, ha dichiarato Perino rivolgendosi alla folla, aggiungendo come il provvedimento “è strategia della tensione”.

Al termine del corteo un’attivista ha letto al megafono una lettera scritta da Nicoletta Dosio. “Il movimento No Tav non lascia da soli nessuno, ora non c’è più tempo da perdere, bisogna agire per evitare la catastrofe sociale e ambientale, è il momento di essere lucidi e irriducibili”.

I sindaci No Tav a Torino al fianco di Nicoletta Dosio

http://www.lunanuova.it/valli/2020/01/11/news/i-sindaci-no-tav-a-torino-al-fianco-di-nicoletta-dosio-505355/?fbclid=IwAR1dXGNm6U0lkdj98SmR9Uwj88OJYYpXX9xtqSu8H-f30ifpaeNfJFHsU7c

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Alcune migliaia di attivisti stanno sfilando da piazza Statuto verso piazza Castello

11 Gennaio 2020 – 16:04

I sindaci No Tav a Torino al fianco di Nicoletta Dosio

Alcune migliaia di No Tav stanno sfilando nel cuore di Torino a sostegno di Nicoletta Dosio, l’attivista storica di Bussoleno in carcere dal 30 dicembre per aver occupato l’A32 nel 2012, e degli attivisti oggetto delle misure cautelari decise dalla magistratura, per manifestare contro la repressione in atto contro il movimento che da 30 anni si batte contro la Torino-Lione. Tra i partecipanti al corteo, partito da piazza Statuto e diretto verso piazza Castello, aperto dagli striscioni “Nicoletta continua a fare scuola, la scuola sta con Nicoletta” e “Partigiane della terra e del futuro”, ci sono anche numerosi sindaci e amministratori comunali, che senza fascia tricolore hanno deciso di schierarsi apertamente al fianco di Nicoletta Dosio.

I sindaci Ombretta Bertolo (Almese), Andrea Archinà (Avigliana), Mario Richiero (Bruzolo), Bruna Consolini (Bussoleno), Gian Andrea Torasso (Caprie), Fabrizio Borgesa (Chiusa San Michele), Marina Pittau (Mattie), Piera Favro (Mompantero), Sergio Lampo (San Didero), Danilo Bar (San Giorio), Antonella Falchero (Sant’Ambrogio), Enzo Merini (Vaie), Avernino Di Croce (Venaus) e Emilio Chiaberto (Villarfocchiardo) hanno sottoscritto un documento in cui affermano: «Come cittadini che hanno il ruolo di amministratori partecipiamo alla manifestazione dell’11 gennaio a Torino per esprimere solidarietà a Nicoletta e per continuare a porre all’attenzione collettiva i temi a cui ha dedicato la sua vita. Nicoletta Dosio, una donna di 73 anni, insegnante di greco e latino, che ha sostenuto i valori della Resistenza, lo spirito democratico, la libertà di espressione, il diritto al lavoro, la difesa dell’ambiente, la lotta contro il Tav, ora con la sua condotta rompe il silenzio sull’applicazione di pene più severe contro il dissenso sociale rispetto a quelle applicate ad altri settori. Non solo intendiamo ribadire la contrarietà a questa grande opera inutile, ma vogliamo esprimere preoccupazione per le pene gravose contro i cittadini che hanno il coraggio di dissentire dalle decisioni prese dall’alto e fatte ricadere sulle popolazioni senza condivisione. Vogliamo essere vicini a Nicoletta per la coerenza, la determinazione e la dignità con cui ha portato avanti ideali di civiltà, di accoglienza e di integrazione e perché la sua vita è stata sempre improntata all’impegno culturale, sociale e politico a beneficio di tutta la comunità. Grazie Nicoletta». Sono presenti alla manifestazione anche i sindaci di Moncenisio, Mauro Carena, e di Giaglione, Marco Rey, oltre all’ex presidente dell’Unione montana ed ex primo cittadino di Susa, Sandro Plano.

A Torino migliaia in piazza chiedono Nicoletta e No Tav liberi

http://contropiano.org/altro/2020/01/11/a-torino-migliaia-in-piazza-chiedono-nicoletta-e-no-tav-liberi-0122885?fbclid=IwAR1L4nIN8fH6xunSmvRz-Hsk3dfYpSQLzoogZT1t6GRbgjh5irRNjG5T79w

In migliaia di persone provenienti anche da molte città sono partite in corteo da Piazza Statuto per chiedere la liberazione di Nicoletta Dosio e degli attivisti No Tav ancora in carcere, ma soprattutto la fine delle persecuzioni giudiziarie contro una comunità che da anni si batte per le difesa del proprio territorio dalle devastazioni ambientali e dalla mafia. Chi sostiene il Tav ne è complice, chi si oppone è un esempio da seguire.

11 Gennaio 2020

Giorgio e Mattia escono dal carcere! Il teorema della procura non regge

https://www.infoaut.org/no-tavbeni-comuni/giorgio-e-mattia-escono-dal-carcere-il-teorema-della-procura-non-regge?fbclid=IwAR2udKLDiMjVbfvvkj2zxjRxO_BaGuR6HHVo0ANta9qZKjPbFHhexDcMQNQ

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Giorgio e Mattia sono usciti dal carcere questa sera. Il teorema persecutorio imbastito dalla Procura e dalla Questura di Torino nei loro confronti non ha retto alla prova del riesame. Non solo, i giudici hanno ritenuto che non fosse necessaria alcuna misura cautelare meno restrittiva per questo procedimento. Aspettiamo le motivazioni del riesame, ma presumiamo che questa scelta derivi dal fatto che non hanno riscontrato indizi di colpevolezza sufficienti a giustificarle. Purtroppo Giorgio e Mattia però torneranno ai domiciliari per un altro procedimento riguardante i fatti del G7 del lavoro di Venaria.

Giorgio e Mattia escono dal carcere! Il teorema della procura non regge
 

Come avevamo scritto in occasione dei loro arresti l’operazione contro i No Tav in cui sono stati coinvolti si è rivelata un pacco. La solita grancassa mediatica a sirene spiegate, con tanto di conferenza stampa in questura, che finite le feste si scioglie come neve al sole.

Ricordiamo brevemente i fatti per chi se li fosse persi. Il 27 luglio, durante il Festival Alta Felicità, il movimento No Tav convoca una grande manifestazione partecipata da oltre 15mila persone per rispondere alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte che, dopo aver tergiversato per tempo e tradendo una promessa storica del suo schieramento, ha annunciato che i lavori per il tunnel della Torino-Lione sarebbero andati avanti. Il movimento aveva annunciato pubblicamente che sarebbe giunto fino in Clarea violando la zona rossa per mostrare ai partecipanti al festival e alla manifestazione la devastazione provocata dalla grande opera inutile. I No Tav hanno collettivamente mantenuto la promessa attraversando la zona rossa e abbattendo il cancello montato dalla polizia sul sentiero che impediva l’accesso alla Val Clarea.

Poco prima delle ferie di natale 16 attivisti No Tav vengono fermati, le loro case vengono perquisite e gli vengono affibbiate diverse misure cautelari (per lo più divieti di dimora dai comuni della valle e obblighi di firma). Giorgio e Mattia invece vengono trasferiti in carcere con l’accusa di essere i registi delle azioni della giornata. Accusa di per sé un po’ bislacca, dato che il movimento tutto nella sua collettività aveva dichiarato pubblicamente quali sarebbero stati gli obbiettivi della manifestazione. Ma non solo, la procura per provare a continuare la sua opera di persecuzione nei confronti di questi due compagni particolarmente attivi nella lotta No Tav e nelle lotte sociali a in città, ha appiccicato insieme un po’ di frasi decontestualizzate che qualunque partecipante a quel corteo avrebbe potuto dire per cercare di dimostrare la loro colpevolezza. Un fatto che sarebbe ridicolo di per sé, se non fosse che ha portato Mattia e Giorgio a passare quasi tre settimane in cella.

I giornali, sempre accondiscendenti con la questura quando si tratta di colpire i No Tav, hanno dato alla stampa i soliti titoloni parlando di “leaders”, di “capi” e dimostrando ancora una volta tutta la loro ignoranza rispetto al funzionamento del movimento.

Oggi tutto il castello di carte su cui si era montata questa fanfara ha subito un duro colpo. Il riesame ha ordinato la scarcerazione immediata. Nella conferenza stampa in questura in occasione degli arresti la polizia aveva annunciato che “non sarebbe finita qui” facendo supporre un secondo troncone dell’operazione probabilmente nella consapevolezza che questa prima parte si sarebbe certamente rivelata una fuffa. Ci chiediamo con quale credibilità ancora vengano concessi soldi dei contribuenti a questi personaggi per condurre indagini e operazioni che si rivelano molto spesso solo persecuzioni ad personam. Ma si sa, quando si parla di TAV i denari da spendere ci sono sempre…

Da notav.info

Torino, il senatore Pd Cerno in carcere da Nicoletta Dosio: “Amnistia per i No Tav”

https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/01/10/news/torino_il_senatore_pd_cerno_in_carcere_dalla_dosio_amnistia_per_i_no_tav_-245422559/?fbclid=IwAR2mRnLq50lBxqGwFexe8_aqK9HQXzZNG7lvoqqZWjWB378CgaHnAChFLEc

Il parlamentare Dem: “Sto lavorando ad un provvedimento di clemenza non limitato all’ex insegnante”

di JACOPO RICCA

 

10 gennaio 2020

Il senatore del Pd Tommaso Cerno ha incontrato questa mattina nel carcere di Torino l’attivista No Tav, Nicoletta Dosio, e primo parlamentare a farlo pubblicamente si esprime a favore di un’amnistia per chi è stato condannato per la battaglia contro l’alta velocità: “Mi farò portavoce della richiesta di amnistia per i No Tav perché le inchieste e i processi sono stati usati per reprimere un dissenso legittimo” spiega all’uscita dal Lorusso e Cutugno. Tra i pochi parlamentari dem a essersi detti contrari alla Torino-Lione Cerno sta lavorando perché si arrivi a un provvedimento di clemenza non limitato all’ex insegnante di Lettere valsusina: “Ho incontrato Dosio e devo dire che è una donna forte, ma provata – racconta – Ha deciso di andare in carcere per mostrare a tutti l’ingiustizia che patiscono in tanti e non solo lei”.

Secondo Cerno i margini per arrivare all’amnistia ci sono: “La solidarietà a Nicoletta è stata manifestata anche da Roberto Morassut che fa parte del governo, dove troppi pochi ancora la pensano come noi, e non vedo perché una proposta di amnistia che è in fondo la ragione per cui Dosio ha scelto di andare in carcere non possa essere valutata”.
Il senatore esprime dubbi anche sulle strategie che hanno portato alla condanna di Dosio: “La questione dell’alta velocità è sentita da migliaia di persone, ma alcuni sono stati puniti per dissuadere gli altri da manifestare. Il caso di Dosio è l’ultimo, ma prima ci sono stati i ragazzi accusati ingiustamente di terrorismo e di altre invenzioni giudiziarie che un paese civile non può ammettere”.  

Nicoletta, noi, la politica

https://volerelaluna.it/controcanto/2020/01/02/nicoletta-noi-la-politica/?fbclid=IwAR0lDHSvvaakUf-7RMvXedimzNwxNVnNTxPr3YjqgQXbmZeKrvP5hxOInhQ

Conviene partire dall’inizio.

Il 27 febbraio 2012, per protestare contro gli espropri di terreni interessati al TAV, un giovane di Cels, Luca Abbà, sale su un traliccio adiacente il cantiere della Maddalena. Inseguito da un agente di polizia precipita a terra folgorato. Mentre, al CTO di Torino, lotta tra la vita e la morte, la Val Susa scende in strada. Le forze dell’ordine intervengono, talora in modo brutale. Il 3 marzo, dopo una partecipata assemblea a Bussoleno, un folto gruppo di manifestanti raggiunge il casello autostradale di Avigliana e blocca alcune entrate indirizzando gli automobilisti verso due varchi nei quali è stato disattivato il sistema di pagamento. Nel corso dell’azione dimostrativa sopravviene anche Nicoletta Dosio che contribuisce a sostenere uno striscione con la scritta “Oggi paga Monti!”. Per questo, insieme ad altre 10 persone, viene ritenuta responsabile dei reati di violenza privata e interruzione di pubblico servizio e condannata alla pena di due anni reclusione (ridotti, in appello, a uno). Passano gli anni, la sentenza diventa definitiva e la Procura generale di Torino emette un ordine di carcerazione, la cui esecuzione viene, peraltro, sospesa per consentirle di chiedere la detenzione domiciliare (modalità ordinaria di sconto della pena per gli ultasettantenni). Ma Nicoletta rifiuta di chiedere la misura alternativa e dichiara che, in caso di concessione a seguito dell’iniziativa della Procura generale (evidentemente consapevole dell’ingestibilità della situazione che si sta innescando), non si atterrà alle prescrizioni (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2019/11/21/intervista-a-nicoletta-dosio-una-storia-intrecciata-con-il-tav). Così il magistrato di sorveglianza nega la misura alternativa e nel pomeriggio del 30 dicembre Nicoletta viene arrestata e tradotta in carcere.

«Giustizia è fatta!» recita un comunicato del Procuratore generale di Torino. Ma è chiaro che, a prescindere dai formalismi giuridici, non è così. Lo coglie persino La Stampa che, per attutire l’impatto della notizia, la relega a pagina 53 dell’edizione del 31, in fondo alle cronache locali e dopo le rituali raccomandazioni sui botti di Capodanno. Ovviamente non basta. In valle e in decine di città (da Nord a Sud) si rincorrono manifestazioni e presidi per protestare contro l’arresto mentre lo slogan “Nicoletta libera!” riempie i social. Tutti del resto – anche chi non sa nulla del TAV – colgono l’assurdità di rinchiudere in carcere Nicoletta (il cui reato, se reato c’è, non ha fatto male a una mosca e ha provocato alla società autostrade un danno di poche decine di euro) mentre sono allegramente in libertà bancarottieri, condannati per corruzione, politici che hanno fatto strame del bene comune, responsabili di disastri e attentati alla salute di tutti. L’ingiustizia è stridente e apre gli occhi su quel che davvero è accaduto e accade in Val Susa. Con la sua ostinazione Nicoletta – come il Bartleby di Melville con il suo irremovibile “preferirei di no” – mette a nudo le prevaricazioni del sistema e la pratica, contro i dissenzienti, di un “diritto penale del nemico” fatto di attenuazione del carattere personale della responsabilità (Nicoletta è stata condannata non per comportamenti specifici ma «perché ha partecipato scientemente alla manifestazione»), di deliberata confusione tra presenza e concorso nel reato, di applicazione spropositata della custodia cautelare in carcere (definita, in alcuni casi di violenza a pubblico ufficiale, «il minimo presidio idoneo a fronteggiare in modo adeguato le consistenti ed impellenti esigenze cautelari»), di mancata concessione di misure alternative per la il solo fatto di «essere No TAV e di abitare in Valle» (come accaduto a Luca Abbà: https://volerelaluna.it/tav/2019/09/15/la-vicenda-esemplare-di-luca-e-la-giustizia-nel-paese-del-tav/) e di molto altro ancora. Grazie a Nicoletta “il re è nudo”.

Non è certo la prima volta in cui le istituzioni reagiscono alle lotte sociali con un surplus di repressione. Ma, nella storia nazionale, ci sono stati momenti in cui la politica (una politica interessata, in qualche misura, al bene comune) ha saputo riprendere il suo ruolo. È accaduto, per esempio, nella primavera del 1970 quando un Parlamento pur a maggioranza moderata (con un Governo a guida democristiana) colse che l’aspra conflittualità dell’autunno caldo dell’anno precedente, con oltre 10.000 denunciati per una pluralità di reati, non poteva canalizzarsi, senza ferite permanenti, nelle aule dei tribunali. Venne così varata l’ultima amnistia politica (concessa con l’art. 1 del decreto presidenziale 22 maggio 1970) estesa a tutti i reati «commessi, anche con finalità politiche, a causa e in occasione di agitazioni o manifestazioni sindacali o studentesche, o di agitazioni o manifestazioni attinenti a problemi del lavoro, dell’occupazione, della casa e della sicurezza sociale e in occasione ed a causa di manifestazioni ed agitazioni determinate da eventi di calamità naturali» punibili con una pena non superiore nel massimo a cinque anni e, sempre alle stesse condizioni, per la violenza o minaccia a corpo politico o amministrativo, la devastazione, gli attentati alla sicurezza di impianti, il porto illegale di armi o parte di esse e l’istigazione a commettere taluno dei reati anzidetti. Disse, allora, il relatore della legge autorizzativa dell’amnistia che occorreva dare risposta al «disagio diffuso nella pubblica opinione che, pur deprecando taluni episodi di autentica delittuosità e pericolosità sociale, ritiene in gran parte sproporzionata e sostanzialmente ingiusta la rubricazione di quelle vicende sotto titoli di reato che erano stati dettati in un’epoca in cui era sconosciuta la realtà storica dei conflitti che caratterizzano tutti gli Stati moderni».

Oggi il clima, avvelenato da furori repressivi di diverso segno, è assai diverso, nella giurisprudenza come nella legislazione. I decreti sicurezza approvati dalla maggioranza gialloverde (e rimasti immodificati con quella giallorosa) hanno nuovamente penalizzato il blocco stradale, aumentato le pene per le occupazioni di stabili e previsto specifici e abnormi aggravamenti sanzionatori per la resistenza o violenza a pubblico ufficiale e reati consimili se commessi «nel corso di manifestazioni», così ribaltando persino l’impostazione del codice fascista che prevedeva (e formalmente prevede) come attenuante «l’aver agito sotto la suggestione di una folla in tumulto». Quanto all’amnistia, la sua stessa evocazione è considerata blasfema, tanto che, a seguito della sciagurata e demagogica riforma costituzionale del 1992, occorrono, per vararla, maggioranze parlamentari («due terzi dei componenti di ciascuna Camera») più ampie di quelle previste per le modifiche della Carta fondamentale.

La politica si guarderà bene dal riprendere un ruolo di governo lungimirante della società. E tuttavia la scelta di Nicoletta non può restare relegata nell’ambito di una coerenza etica individuale. Il suo è un gesto politico e deve avere un seguito politico. Nell’immediatezza dell’arresto “Volere la luna” ha chiesto al Capo dello Stato di concederle la grazia: non come provvedimento di clemenza individuale ma come atto, sia pur tardivo, di giustizia e come segnale di cambiamento generalizzato di una politica e di un intervento giudiziario che mostrano sempre più il loro fallimento. Non ci sarà l’amnistia e, probabilmente, neppure la grazia, riservata nel Belpaese a chi è organico al potere di sempre (da Sallusti, a Bossi, agli agenti della CIA condannati per il sequestro di Abu Omar). Ma l’apertura di una campagna per la grazia avrebbe comunque l’effetto di costringere la politica, la cultura, il mondo del lavoro a schierarsi sulla libertà di dissentire, sul valore della libertà personale, sull’entità del potere punitivo. E non sarebbe poca cosa.

LE VERITABLE ARRIERE-PLAN DU SOMMET DE PAU : LA VAGUE DE LA COLERE ANTI-FRANCAISE AU SAHEL !

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Flash Vidéo Géopolitique/ Geopolitical Flash Video/

2020 01 13/

LM.GEOPOL - Sommet de pau (2020 01 13) FR (4)

Le Flash Vidéo du jour …

Le géopoliticien Luc MICHEL dans le ZOOM AFRIQUE du 13 janvier 2020

sur PRESS TV (Iran)

J’ai analysé ce jour pour PRESS TV les véritables motivations du Sommet de Pau convoqué par Macron en direction des présidents africains du G2Sahel. La véritable motivations de ce Sommet c’est la peur de Paris face à la vague de fond de la colère anti-française parmi les masses africaines, en particulier au Mali, au Niger et au Burkina Faso …

* Source :

La Video sur PRESS TV/YOUTUBE sur

https://youtu.be/BTEl8gijWRU

PRESS TV présente ainsi mon analyse :

« Sommet de Pau : le Sahel ne veut plus de la France !

Le Sommet de Pau, reporté sous prétexte de solidarité pour le Niger qui a perdu 71 soldats dans la mascarade d’Inates, se tient ce lundi 13 janvier. Agacé par la montée du sentiment anti-français, Macron n’avait pas caché sa colère en demandant sur un ton insolent aux pays du G5 une « une clarification » quant à la présence française sur place.

Qu’attendre de ce sommet ?

Luc Michel, géopoliticien revient sur ce sujet. Écoutons-le. »

DES ELEMENTS POUR COMPRENDRE LE DOSSIER :

1-

Voir mon analyse sur Afrique Media sur la contre-information menée par Paris :

* Vidéo MALI, LA VERITE SUR LES MANIFESTATIONS ANTI-FRANCAISES. THEORIE DU COMPLOT DES MEDIAS OCCIDENTAUX OU COLERE POPULAIRE ?

sur https://vimeo.com/384227055

2-

Que représente le sentiment anti-français ?

Le Monde (Paris, financé par les Réseaux Sorös, est en aveu :

Extrait/ « Une pétition pour une intervention russe.

De cette impatience est né le Groupe des patriotes du Mali (GPM). Ses membres n’ont pas oublié le 30 janvier 2013, quand l’armée française est entrée dans Kidal, ville du nord du Mali connue pour être le fief des rebelles, « et qu’ils ont empêché les soldats maliens de les suivre », ajoute Seydou Sidibé, du GPM. Aujourd’hui en première ligne dans l’organisation des manifestations, ils sont également à l’origine d’une pétition réclamant une intervention russe signée, selon eux, par 8 millions de Maliens. Selon un sondage publié mercredi 11 décembre 2019 par le site Maliweb, une aide russe « pour sortir définitivement de la crise » aurait la faveur de 89,4 % de la population, et 80 % aurait une opinion défavorable de la France. Pourtant, cette enquête a été uniquement réalisée « dans le district de Bamako » (…) »

(Sources : Press TV – Afrique Média – Le Monde – EODE Think Tank)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

(Flash Vidéo Géopolitique/

Complément aux analyses quotidiennes de Luc Michel)

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

Géopolitique – Géoéconomie – Géoidéologie – Géohistoire –

Géopolitismes – Néoeurasisme – Néopanafricanisme

(Vu de Moscou et Malabo) :

PAGE SPECIALE Luc MICHEL’s Geopolitical Daily

https://www.facebook.com/LucMICHELgeopoliticalDaily/

________________

* Luc MICHEL (Люк МИШЕЛЬ) :

WEBSITE http://www.lucmichel.net/

PAGE OFFICIELLE III – GEOPOLITIQUE

https://www.facebook.com/Pcn.luc.Michel.3.Geopolitique/

TWITTER https://twitter.com/LucMichelPCN

LUC-MICHEL-TV https://vimeo.com/lucmicheltv

* EODE :

EODE-TV https://vimeo.com/eodetv

WEBSITE http://www.eode.org/

LUC MICHEL ET LA JAMAHIRIYA LIBYENNE (LA VERITE SUR LE CHAOS LIBYEN II)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2020 01 12/

LM.GEOPOL - Libye II parcours LM (2020 01 12) FR (3)

* Voir la Partie I/

CONTRE LES SCENARIOS OCCIDENTAUX, LES MEDIAMENSONGES ET LES FAUX ANALYSTES : LUC MICHEL DIT SES QUATRE VERITES SUR LE CHAOS LIBYEN EN 2020 !

sur https://www.facebook.com/Pcn.luc.Michel/posts/1796470587154018

# PARTIE II-

LE PARCOURS LIBYEN DE LUC MICHEL

(RADIO MOSCOU/ LA VOIX DE LA RUSSIE)

Les noms, les faits, appuyés sur une connaissance intime du Dossier libyen : le géopoliticien lorsqu’il dresse un réquisitoire implacable contre les ennemis et les faux amis du peuple libyen et dénonce les faux analystes, sait de quoi il parle …

Voir le « parcours libyen » de Luc MICHEL :

Sa vie engagée s’est doublée d’un parcours en Afrique, une seconde vie parallèle et co-existant avec ses combats en Eurasie, avec la Jamahiriyah de Kadhafi et ses Comités Révolutionnaires (dont il a dirigé le Réseau paneuropéen à partir de 2003), puis avec PANAFRICOM et son « Néopanafricanisme » (les africains, dont il partage le combat, dans la ligne de Joe Slovo ou de Gaston Donnat, l’ont surnommé « le panafricaniste blanc »).

‘LA VOIX DE LA RUSSIE’ (RADIO MOSCOU) RÉSUMAIT CE PARCOURS LIBYEN EN 2014 :

« Nous nous entretenons aujourd’hui sur ce vaste sujet avec Luc MICHEL, grand spécialiste de la géopolitique et notamment de la Libye (on lui doit notamment une GEOPOLITIQUE DE LA JAMAHIRYA LIBYENNE).

Organisateur et homme d’action, il est aussi le créateur dans toute l’Europe dès la mi-février 2011 des Comités ELAC / Euro-Libyan Action Committees et en juin 2011 de leur pendant africain, les Comités ALAC / Afro-Libyan Action Committees (…). En avril 2011, il a organisé avec le Ministère libyen des affaires étrangères, la Libyan National Youth Organisation et ELAC la seule conférence internationale – euro-afro-arabe – de soutien à la Jamahirya « Hands off Libya », à Tripoli sous les bombes de l’OTAN.

Il a aussi exercé des fonctions dirigeantes pour la Jamahiriya. A partir de 2004, il dirige le Réseau pan-européen du Mouvement mondial des Comités Révolutionnaires libyens (le MCR, colonne vertébrale de la Jamahiriya), le MEDD-MCR (Mouvement Européen pour la Démocratie Directe, la seule organisation du MCR restée active après 2011, et dont le secrétaire-général est Fabrice Beaur) (4). En avril 2011, il est nommé par Tripoli président de la « Commission internationale du forum des Associations contre la guerre en Libye » et est chargé de la coordination du combat pour la Jamahiriya en Europe et en Afrique (5). Il est aussi l’éditeur du ELAC & ALAC Website.

Luc MICHEL est donc à la fois un analyste de la Libye mais aussi un grand témoin de l’agression contre la Jamahirya, qu’il a vécue de l’intérieur, et un acteur de sa défense. »

* Voir les photos et références sur :

http://www.elac-committees.org/2015/04/14/lucmichel-net-le-parcours-libyen-de-luc-michel-vu-par-la-voix-de-la-russie-moscou/

LUC MICHEL A CO-ORGANISÉ LES DEUX DERNIÈRES ACTIVITÉS POLITIQUES QUI ONT EU LIEU EN LIBYE AVANT L’AGRESSION OCCIDENTALE :

* juste avant les événements , dans les premiers jours de février 2011, le « 6e Forum européen du MEDD-RCM », le réseau pan-européen du Mouvement des Comités Révolutionnaires libyens qu’il dirigeait depuis sa création en 2003.

* Et la « Réunion Internationale de soutien à la Libye en avril 2011 – Hands off Libya ».

Il en existe deux « pages spéciales événement » sur Facebook avec des centaines de photos et vidéo. On peut notamment y voir une vidéo en arabe où le Ministre Kaled Kahim nomme Luc MICHEL (et ce seront ses dernières fonctions en Libye Jamahiriyenne) « président du Forum international des associations soutenant la Libye ».

* Voir https://www.facebook.com/ELAC.April.2011.Tripoli.Conference

et https://www.facebook.com/MEDD.RCM.6th.Forum

* Voir aussi les photos Luc MICHEL avec Ibrahim Moussa, porte-parole de Khadafi, et le vice-ministre libyen des affaires étrangères Khaled KAIM, en avril 2011 à Tripoli, organisant la seule conférence internationale – euro-afro-arabe – de soutien à la Jamahirya « Hands off Libya », sous les bombes de l’OTAN. Et Luc MICHEL avec le Dr Rajah Bouddabous, idéologue du Socialisme jamahiriyen à la VIe Convention du MEDD-MCR (Zawiah, Libye, 5-7 février 2011).

DEUX ÉTUDES GÉOPOLITIQUES EXISTENT :

1-

« LA LIBYE DANS LES CONCEPTS GÉOPOLITIQUES DU PCN »/

« ZNACZENIE LIBII W GEOPOLITYCZNYCH KONCEPCJACH NACJONAL-EUROPEJSKIEJ PARTII KOMUNITARNEJ (PCN) »

Le« 3e Congrès des Géopoliticiens polonais » – III Zjazd Geopolityków Polskich –, organisé à Wroclaw (Pologne, 21 et 22 octobre 2010), a été l’occasion d’une brillante intervention de Kornel SAWINSKI intitulée « Znaczenie Libii w geopolitycznych koncepcjach Nacjonal-Europejskiej Partii Komunitarnej (PCN) », « La Libye dans les concepts géopolitiques du PCN ».

Géopolitologue, sociologue, analyste à l’ « Europejskiego Centrum Analiz Geopolitycznych », Sawinski est Doctorant à l’Uniwersytetu Śląskiego – Université de Silésie –, il préparaite thèse sur « Les idées géopolitiques de Jean Thiriart ».

Le géopoliticien et chercheur polonais développe longuement dans « La Libye dans les concepts géopolitiques du PCN » l’action générale transnationale du PCN et la mienne depuis plus de 25 ans, amplifiée et continuée dans celle du MEDD-MCR (le réseau pan-européen du MCR libyen, resté organisé en Europe). Ainsi que ses fondements dans l’action du leader et théoricien paneuropéen Jean THIRIART dans les années 60. Il expose le rôle important et influent joué par l’Organisation transnationale du PCN en tant qu’Ecole de pensée et « think tank » (comme l’entend la politique anglo-saxonne).

Enfin, il en arrive au cœur de son exposé : les liens tissés avec la Jamahiriya libyenne, la proximité des thèses géopolitiques de Moammar KADHAFI, des miennes (je devenais en 2004 Coordinateur-général du MCR en Europe) et du PCN sur la Grande-Europe eurasiatique, la nécessaire émergence d’un monde multipolaire, la Méditerranée conçue comme un lieu de civilisation commune, ou encore le rôle de Pont de la Libye entres les Unions européenne et africaine.

SAWINSKI évoque enfin le thème de la Démocratie Directe (dans ses versions libyenne et européenne), le rôle qu’il joue dans ma pensée et celle du MEDD-MCR en tant qu’alternative fondamentale au Parlementarisme bourgeois.

* Laersion polonaise de cette conférence – avec des résumés français et anglais -a fait l’objet d’un numéro de LIBYA NEWS & FACTS (n° 2054, 17 nov. 2010), le Bulletin du CEREDD :

Disponible en Pdf sur : http://ceredd.free.fr/accueil.htm

2-

« ELAC, UNE ORGANISATION EN RESEAU CENTRALISEE » / « ELAC (EURO-LIBYAN ACTION COMMITTEES – KOMITETY AKCJI EUROPEJSKO-LIBIJSKIEJ) JAKO ORGANIZACJA O CHARAKTERZE SIECIOWYM »

Cette analyse est une tentative d’analyser le phénomène d’une organisation en réseau, dont la mise en place était directement liée à la situation politique en Libye en 2011. Les manifestations qui avaient eu lieu en Libye ont été le fruit d’un succès (renversement de la loi et émeutes en Tunisie et en Égypte). Les émeutes ont été inspirées et contrôlées de manière significative et peut-être même décisive de l’extérieur, grâce à l’utilisation d’une technologie de réseaux, qui fait partie des armes de « soft power ». Les partisans du système libyen, les gens qui sympathisent avec la démocratie directe, à la manière de la Jamahiriya libyenne, utilisent également cette arme tout en menant des guerres d’information pour défendre leurs axiomes. Une manifestation de ceci est sans aucun doute le réseau ELAC, créé de manière significative sur la base du MEDD-MCR (Mouvement pour la démocratie directe européenne – Mouvement des Comités Révolutionnaires – Mouvement des Comités Révolutionnaires) à l’initiative de Luc MICHEL L’analyse de l’activité d’ELAC net nécessite de prendre en considération quelques faits qui la distinguent des activités des organisations gouvernementales et non gouvernementales officielles qui disposent de beaucoup plus de soutien financier, politique et de renseignement. – d’une part, c’est une organisation décentralisée, d’autre part, elle est basée sur une structure strictement centralisée du Parti PCN. Pour garder la chronologie du récit et aussi pour comprendre l’essence du phénomène ELAC il a fallu effectuer une analyse de l’activité du parti politique PCN et du mouvement socio-politique MEDD-MCR dans le contexte de leur plus important entreprises nettes.

* Original en Pdf en polonais :

Wydawca Akademia Marynarki Wojennej (Polish Naval Academy), Gdynia, Poland

sur http://yadda.icm.edu.pl/yadda/element/bwmeta1.element.cejsh-3329b808-e832-4dc0-868c-10d27ec8f59a/c/Kornel_Sawinski.pdf

* Cfr. Kornel SAWINSKI : ELAC (EURO-LIBYAN ACTION COMMITTEES), UNE ORGANISATION EN RESEAU CENTRALISEE

Partie 1 sur http://www.elac-committees.org/2013/03/11/ceredd-kornel-sawinski-elac-euro-libyan-action-committees-une-organisation-en-reseau-centralisee-partie-1

et Partie 2 sur http://www.elac-committees.org/2013/03/11/ceredd-kornel-sawinski-elac-euro-libyan-action-committees-une-organisation-en-reseau-centralisee-partie-2

(Sources : Press TV – Radio Moscou/ La Voix de la Russie – ELAC Website – Afrique Media – EODE Think Tank)

Photo 1 :

Luc MICHEL à Tripoli à la tribune du Forum 2011 du MCR paneuropén (MEDD-MCR) avec le Dr Bouddabous, idéologue du Socialisme jamahirien.

Le combat avec le MCR pour la Démocratie directe ;

A la tribune du Forum 2009 des Partisans du Livre vert (ASIPALV) en octobre 2009 à Tripoli au Congrès Général Populaire (le parlement jamahirien).

A la Tribune du Meeting international « Hands off Libya » en avril 2011 à Tripoli (sous les bombes de l’OTAN).

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

Géopolitique – Géoéconomie – Géoidéologie – Géohistoire –

Géopolitismes – Néoeurasisme – Néopanafricanisme

(Vu de Moscou et Malabo) :

PAGE SPECIALE Luc MICHEL’s Geopolitical Daily

https://www.facebook.com/LucMICHELgeopoliticalDaily/

________________

* Luc MICHEL (Люк МИШЕЛЬ) :

WEBSITE http://www.lucmichel.net/

PAGE OFFICIELLE III – GEOPOLITIQUE

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LUC-MICHEL-TV https://vimeo.com/lucmicheltv

* EODE :

EODE-TV https://vimeo.com/eodetv

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