Lyon-Turin : épinglé par le rapport de la Cour des comptes européenne, le projet doit être abandonné

https://europeecologie.eu/lyon-turin-epingle-par-le-rapport-de-la-cour-des-comptes-europeenne-le-projet-doit-etre-abandonne?fbclid=IwAR14mkqkPy9FgJ_Blue3_FDF577OwpqJCaCjrUw55Ums3u41-tUSFUj-ayg

Hier, mardi 16 juin, la Cour des comptes européenne a remis un rapport accablant sur les méga-projets ferroviaires européens. Huit projets ont été audités. Parmi eux, le controversé projet Lyon-Turin auquel s’opposent les écologistes depuis des années.

Retard, rapport coût / bénéfices désavantageux pour la société, impact désastreux sur l’environnement et le climat : les preuves s’accumulent de l’absurdité du Lyon-Turin et de son coût exorbitant qui va croissant.

Les experts de la Cour des comptes estiment que « les 10 millions de tonnes d’émissions de CO2 générées par la construction de la liaison Lyon-Turin ne seraient compensées que 25 ans après l’entrée en service de l’infrastructure » à condition que les prévisions de volumes de trafic restent valables.

« S’ils n’atteignent que la moitié du niveau prévu, il faudra 50 ans à partir de l’entrée en service de l’infrastructure avant que le CO2 émis par sa construction soit compensé », précise le rapport.

Il faudra attendre donc plus de 25 ans, au mieux, 50 ans, plus probablement, pour voir l’intérêt d’un tel projet en termes d’impact sur le climat et sur la pollution de l’air, ce qui est bien trop tard pour la santé des habitant·e·s. Les habitant·e·s de la vallée de l’Arve, en Haute-Savoie, souffrent aujourd’hui très durement du trafic routier. Or, on leur promet un report modal qui ne finit pas d’être retardé, alors même que la rénovation de ligne existante, portée par les écologistes, permettrait une mise des camions sur les rails bien plus rapidement et à moindre coût.

Loin d’être utopique, cette rénovation de la ligne existante était déjà mentionnée, il y a plus de 20 ans, en 1998, dans le rapport Brossier, ingénieur général des Ponts et Chaussées. « Au total, il semble que des améliorations substantielles soient possibles sur la ligne actuelle pour un montant d’investissements qui ne dépasserait pas 10% des sommes nécessaires à la réalisation du projet Lyon-Turin. »

L’heure des projets démesurés et inadaptés à l’urgence de la situation est révolue. Nous ne pouvons plus continuer dans la même logique qu’il y a trente ans, en ne prenant pas en compte les conséquences désastreuses d’un tel projet sur notre environnement. La rénovation de la ligne actuelle constitue une alternative viable. Les conséquences financières, environnementales et sociétales de ce projet sont telles que les citoyen·e·s européen·ne·s méritent un vrai débat démocratique qu’il est temps d’instaurer.

Les eurodéputé-e-s du groupe Verts/ALE :
François Alfonsi

Benoît Biteau
Damien Carême
David Cormand
Gwendoline Delbos-Corfield
Karima Delli
Yannick Jadot
Tilly Metz (Luxembourg)
Michèle Rivasi
Caroline Roose
Marie Toussaint

No Tav ai Mulini, sale la tensione. Polizia pronta allo sgombero

https://torino.corriere.it/cronaca/20_giugno_22/no-tav-presidio-mulini-area-interdetta-ma-abbiamo-raggiunta-a3b11a8c-b4b8-11ea-b466-221e2b27ce86_amp.html

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23 giugno 2020 – 10:51

di Floriana Rullo

Tornano le tensioni al cantiere Tav di Chiomonte. Oggi, nel tardo pomeriggio, numerosi manifestanti sono partiti in corteo da Giaglione diretti al nuovo presidio No Tav dei Mulini, in Valsusa. Ma a bloccargli la strada hanno trovato un jersey e la polizia. A decidere l’interdizione dell’area il prefetto di Torino per garantire l’ordine pubblico.

«Assediati»

«Alcuni attivisti in presidio permanente sono stati “sequestrati” dalle forze dell’ordine – scrive il movimento su Notav.info – li hanno circondati e non fanno avvicinare nessuno. Grazie ad un’ordinanza emanata in fretta e furia nella nottata dal prefetto per esigenze di ordine pubblico, la Questura prova ad impedire i rifornimenti di acqua e cibo ai No Tav assediati da quasi 24 ore».

L’allargamento del cantiere

Nell’area della Clarea è corso la prima fase dell’allargamento del cantiere per la Torino-Lione a Chiomonte. Consentirá l’avvio dei lavori connessi alla realizzazione del tunnel di base. Le attività iniziate questa notte, che rientrano nel programma condiviso da Italia e Francia con l’Unione europea. Sono il primo passo per far partire nei prossimi mesi circa 200 milioni di opere in Piemonte. Chiomonte è il principale cantiere italiano, il sito in Valsusa è stato esteso di circa un ettaro, poco meno di un campo di calcio. Telt aveva fatto ripartire i lavori proprio la scorsa notte. Per l’occasione i No Tav avevano allestito dall’ultimo fine settimana il nuovo presidio nella zona dei Mulini. «Il coordinamento dei comitati notav ha inaugurato sabato un presidio permanente nella zona dei mulini storici, edifici che dovrebbero essere distrutti dall’avanzare del cantiere come tutta la zona boschiva circostante».

Lacrimogeni

Sul posto ora ci sono le forze dell’ordine, che probabilmente procederanno per lo sgombero del nuovo presidio. I No Tav sono riusciti a raggiungere gli attivisti rimasti nel presidio passando da vie secondarie. Per bloccarli le forze dell’ordine hanno iniziato a sparare lacrimogeni.

No Tav, nuovo presidio: «Cantiere verso la ripresa, riparte la resistenza. Fermare l’opera è possibile»

https://torino.corriere.it/piemonte/20_giugno_20/no-tav-nuovo-presidio-cantiere-la-ripresa-riparte-resistenza-fermare-l-opera-possibile-cd811598-b336-11ea-8839-7948b9cad8fb_amp.html

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21 giugno 2020 – 09:56

di Floriana Rullo

Torna a mobilitarsi il movimento No Tav in Valsusa. Domenica 21 sarà inaugurato il presidio permanente dei Mulini, dove secondo gli attivisti ci sarebbe «un importante movimento di mezzi di lavoro all’interno del Cantiere. E’ possibile che si stiano preparando ad una ripresa dei lavori, pertanto da oggi, meglio monitorare il territorio ed essere pronti a Resistere».

L’appuntamento è alle 14 di domenica. Insieme, rispettando le norme anti contagio si muoveranno dal campo sportivo di Giaglione per raggiungere il presidio permanente. «Proprio perché sappiamo che fermare il Tav è possibile e oggi come ieri tocca a noi – dicono dal movimento-, abbiamo lanciato un appello per un’estate che ci vedrà mobilitati sul territorio valsusino in un’attenta opera di monitoraggio e Resistenza ad ogni tentativo da parte del sistema Tav di distruggere ed attaccare il nostro territorio.

Alberto Perino: «La Tav è un’opera climaticida e inutile»

https://www.dinamopress.it/news/alberto-perino-la-tav-unopera-climaticida-inutile/?fbclid=IwAR2vt6RJxb_TSM7bxiDqD2V-gbg779uTD35YeVJv_8PETWoJMM1pS6Td7uw

di Riccardo Carraro

Lo storico attivista No Tav commenta la sonora e impietosa bocciatura da parte della Corte dei Conti Europea al progetto di raddoppio ferroviario contestato da oramai trent’anni. «Le istituzioni tradiscono, la lotta rimane nelle strade»

La Corte dei Conti Europea ha diffuso il 16 giugno un suo report valutativo rispetto alle opere pubbliche finanziate con fondi comunitari e superiori agli otto miliardi di euro. Tra queste, ovviamente il raddoppio della linea ferroviaria Torino Lione. La bocciatura da parte della Corte è drastica e senza appello. Vengono elencati tutti i punti nevralgici da sempre ribaditi dagli oppositori all’opera: i costi eccessivi e già raddoppiati, lo scarso coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali, le previsioni clamorosamente errate di aumento del traffico merci, l’impatto ambientale che non sarà mai mitigato da una eventuale riduzione del traffico su gomma.

Abbiamo allora chiesto ad Alberto Perino, storico attivista del movimento No Tav, di commentare il parere espresso dalla Corte.

Quale è il giudizio politico e tecnico che come movimento date a questo report, prodotto da un’importante istituzione comunitaria?

La Corte dei Conti Europea dice quello che noi abbiamo sempre detto. Questa opera è sovradimensionata rispetto ai reali traffici, non c’è nessuna speranza che venga ripagato l’investimento, né che riesca a compensare le emissioni di Co2 necessarie alla sua costruzione. Ci vorranno 50 anni dalla entrata in servizio per pareggiare le emissioni di Co2 ma soltanto nel caso in cui vengano rispettati i volumi di traffici previsti, cosa che è impensabile perché hanno “sparato” cifre incredibili in tempi andati e tutte le previsioni degli anni passati di aumenti di traffico si sono rivelate sbagliate. L’Unione Europea è stata accusata da Foietta (presidente dell’Osservatorio sulla Torino-Lione, ndr) di non fornire cifre esatte, ma la realtà è che quest’ultima ha invece accusato i promotori dell’opera di aver scritto fesserie enormi.

Noi continuiamo a dire che queste grandi opere, in particolare la Torino Lione sono opere climaticide. Le grandi opere distruggono il pianeta e il clima, non c’è nessuna speranza che l’inquinamento attuale sia compensato dalla riduzione del traffico merci su strada.

L’Unione Europea ha dichiarato che non c’è alcuna possibilità di coprire questo gap tra le emissioni di Co2 prodotte e quelle che verranno ridotte in un futuro non precisato. Tale calcolo non vale solo per la Torino-Lione ma per cinque delle otto grandi opere monitorate, cioè i corridoi logistici. La politiche sui grandi corridoi di traffico ferroviario per spostare le merci si sono dimostrate insostenibili, perché il trasporto è un fattore molto più complesso e variabile di quanto questi signori ci vogliano far credere.

Negli anni il movimento ha sempre tenuto assieme pressione politica verso le istituzioni e lotta popolare. C’è qualche possibilità che questo report possa aiutare concretamente a fermare l’opera?

Non c’è alcuna possibilità in tal senso. Purtroppo la via istituzionale non fermerà l’opera. Lo abbiamo visto con il Movimento Cinque Stelle, e loro rappresentano l’ultimo dei tanti esempi che si potrebbero fare. Si erano sempre pronunciati contrari, noi avevamo spiegato loro con attenzione quali fossero i passaggi tecnici da mettere in atto per bloccare l’opera, non ci hanno mai ascoltato perché si fidavano ciecamente dei burocrati ministeriali. Il risultato lo abbiamo visto, sono arrivati alla farsa pietosa che hanno messo in scena la scorsa estate, portando ai voti per l’opera un parlamento che già sapevano essere favorevole. In seguito abbiamo scoperto, avevano già concordato come procedere per l’opera addirittura con Telt.

Inoltre la Corte dei Conti Europea, così come quella francese e quella italiana possono emettere solo pareri consultivi su queste scelte, non hanno alcun valore giuridico vincolante.

La Corte Italiana si trova a un “livello” diverso, dal momento che svolge anche attività giudiziaria e può incriminare, ma quella francese e europea non hanno neppure questa facoltà. La Corte dei Conti Francese dice da 20 anni che questa opera è inutile ma nessuno li ha mai ascoltati purtroppo.

Come movimento No Tav, in questo momento di ripresa delle lotte in strada, che prospettive avete e in che direzione volete muovervi?

Ieri per esempio siamo andati a San Didero a contestare l’inizio della costruzione dell’autoporto da parte di Sitaf (opera propedeutica all’inizio dei lavori del tunnel di base, ndr) ed erano presenti all’ora di pranzo più di 50 persone.
Noi c’eravamo, ci siamo e ci saremo sempre. Ci metteremo sempre di traverso contro questa opera devastante e inutile. In Valsusa però hanno messo in campo lo Stato contro i cittadini. Ci hanno comminato una marea di anni di galera, più di mille persone sono state denunciate e si sono trovate o si troveranno sotto processo. La strada che abbiamo intrapreso non è per nulla facile, la resistenza è dura.

Voglio sottolineare che abbiamo ritrovato di recente alcuni documenti importanti, reperibili con un po’ di difficoltà anche in rete, che sembrerebbero spiegare perché questa opera vada avanti nonostante tutte le opinioni istituzionali e scientifiche che dimostrano quanto sia inutile.

In particolare sembrerebbe che vi sia un interesse militare da parte della Nato a usufruire di questi corridoi logistici per il trasporto rapido di materiale bellico e truppe a livello continentale.

Sono in corso esercitazioni della Nato (mesi fa rimandate per il coronavirus) che includono lo spostamento rapido di truppe. Pertanto possiamo ipotizzare che ci siano anche motivazioni geopolitiche e militari che stanno dietro al progetto del tunnel di base.

Nei discorsi di Conte rispetto alla ripresa post pandemia, le opere per l’Alta Velocità (ma addirittura il Ponte sulla Stretto di Messina) ritornano ancora come “strumento di sviluppo”…

Le grandi opere sono il bancomat dei partiti, e per questo fanno gola a loro e a Confindustria. Grandi opere vogliono dire grandi furti, clientele, mafia. Abbiamo ponti che crollano perché sono stati fatti male perché ci hanno mangiato sopra, come ad Aulla, ma tutto viene dimenticato in fretta. I giornali mainstream sono al servizio degli imprenditori e della lobby del tondino e del cemento e continuano con questa lettura distorta della situazione nel nostro paese. Marco Ponti e altri studiosi e scienziati hanno dimostrato che per ogni euro speso in grandi opere il ritorno in posti di lavoro è il più basso in assoluto. Il ritorno in termini di know-how che sia innovativo è il più basso in assoluto perché su tondino e cemento non c’è innovazione vera. Ci sono due grandi opere da fare: sanità e scuola. Poi c’è una terza, difendere l’ambiente e difenderci dal dissesto idrogeologico. Abbiamo un governo che continua a scrivere leggi antisismiche e per la sicurezza ma i primi edifici non a norma sono quelle dello stato, come le scuole. Il governo fa delle leggi ma lui è il primo a non rispettarle sugli spazi “suoi” e che hanno bisogno di forti manutenzioni.

Ci rivedremo presto in strada allora?

La lotta in Val Susa continuerà, ma non possiamo più dire “a sarà dura” ormai mettiamola al presente “a lé dura”, non siamo più al futuro, siamo all’oggi. Ci continueremo a battere contro queste opere, e ci metteremo di traverso con tutte le nostre forze contro uno spreco incredibile di denaro pubblico. Questa pandemia ci ha dimostrato che non possiamo più permetterci uno stile di vita che includa lo spreco e il furto. Tuttavia si fa finta di niente e ci si affida agli opinionisti dei giornali mainstream che stanno al soldo di confindustria e avvallano l’opera.

Per concludere ricordo una frase tipica di inizi novecento «la politica è l’avanspettacolo del capitale».

Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi. Appello per un’estate di mobilitazione No Tav

https://www.notav.info/post/fermarlo-e-possibile-fermarlo-tocca-a-noi-appello-per-unestate-di-mobilitazione-no-tav/?fbclid=IwAR3QNwr8HGbGl92CiI4WLp78CIFCgun9OeXXMU6LNRtDhZ1KDaKigX83puY

post — 20 Giugno 2020 at 18:25

Il movimento No tav, riunitosi in coordinametno dei Comitati in data 20/06 lancia il seguente appello alla mobilitazione in vista dell’estate:

Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi

Appello per un’estate di mobilitazione No Tav

Questa valle ha sofferto, come il resto del paese, il periodo del lockdown.

Ha pagato un prezzo, in termini di vite e perdite degli affetti, ha atteso preoccupata amici, figli, fratelli, genitori costretti a lavorare in condizioni rischiose, perché lavoratori di servizi essenziali. Dopo la riapertura, in tanti si è rimasti senza lavoro o con prospettive preoccupanti per il futuro, tanto da non sapere come arrivare fino alla fine del mese.

Le stesse persone che con grosse lacune ci dicevano di stare a casa ed organizzavano alla bene e meglio ciò che è sopravvissuto ai tagli della sanità pubblica degli ultimi anni, oggi spingono sull’acceleratore per la ripresa della Torino Lione, auspicando una sburocratizzazione e quindi una velocizzazione di tutto l’iter di questa, come di molte grandi mala-opere.

La pandemia, la sofferenza, l’evidenza di un modello socioeconomico mortifero ed evidentemente superato non ha insegnato nulla, in primis ai politici dei palazzi che avrebbero dovuto imparare molte cose. A distanza di poche settimane infatti, a parlare per bocca degli affaristi-politicanti Si Tav è sempre e solo l’interesse parziale e il desiderio di profitto a vantaggio dei pochi, cosa che le grandi opere, nessuna esclusa, rappresentano.

Parliamo di un sistema che per rinnovarsi ha bisogno di divorare risorse, distruggere territori, inquinare e cementificare.

Sembrava, fino a poche settimane fa, che davvero qualcosa dovesse (potesse cambiare), si sperava che una profonda crisi mondiale come quella appena innescata potesse davvero spingere a delle riflessioni più profonde e di cambiamento a tutela del pianeta e della salute delle persone che vi vivono.

Il Tav, opera inutile, inquinante e non sostenibile sarebbe dovuta essere tra le prime sacrificate sull’altare della giustizia sociale e del contrasto ai cambiamenti climatici, invece siamo sempre qui, ad ascoltare e leggere i soliti mantra, a dover affrontare la stessa ipocrisia di chi nega ciò che è oramai sotto gli occhi di tutti:   il Tav è un crimine ambientale ed uno spreco enorme di denaro pubblico.

Ci è venuta in aiuto la Corte dei Conti Europea che senza troppi giri di parole ha bocciato l’opera definendola costosa, inutile ed inquinante. Nonostante questo, i suoi sostenitori continuano a testa bassa, perché non hanno vergogna e di sicuro non hanno a cuore il futuro della collettività.

Tanto loro, comunque vada, non avranno un prezzo da pagare e resteranno impuniti, a differenza di chi come noi per anni si è battuto per la difesa di questa valle e delle nostre vite.

Il governo e i suoi degni rappresentanti (con poche eccezioni No Tav) fa orecchie da mercante, mentre un’azienda privata come Telt cerca di portarsi avanti, guadagnare spazio e terreno, comprare, espropriare come un vero invasore, con le buone e con le cattive, supportata dalla forze dell’ordine e dai militari.

Abbiamo sperimentato per anni sulla nostra pelle la violenza dei “tutori dell’ordine” e della magistratura con cui viaggiano a braccetto, e mentre in tutto il mondo si alzano proteste contro la polizia e il suo essere a servizio dei poteri più razzisti, sessisti e di un sistema che produce ingiustizia sociale, continuiamo in valle a subire la loro presenza, ingiustificabile come gli interessi che difende.

Ed ora arriviamo a noi, popolo indomito che in questi anni ha resistito agli attacchi di un sistema prepotente, sordo alle ragioni trentennali di chi ha a cuore il futuro di tutte e tutti.

Noi che stiamo ancora insieme a ragionare di un futuro diverso e che non accettiamo che la nostra valle diventi il salvadanaio di farabutti fuori tempo massimo.

Proprio perché sappiamo che fermare il Tav è possibile e oggi come ieri tocca a noi, lanciamo questo appello per un’estate che ci vedrà mobilitati sul territorio valsusino in un’attenta opera di monitoraggio e Resistenza ad ogni tentativo da parte del sistema Tav di distruggere ed attaccare il nostro territorio.

Ci vediamo in Valsusa!

Avanti No Tav!

 

La Torino-Lione bocciata su tutta la linea

https://ilmanifesto.it/la-torino-lione-bocciata-su-tutta-la-linea/?fbclid=IwAR1ezKfk-uBPuvoZZGRMnfCr-tOhVIXsG0gWRr5MoBcT2R1xU76CTEG3qV4

manifesto

Alta velocità. Benefici sovrastimati, previsioni di traffico gonfiate, costi lievitati e ritardi infiniti. L’impietosa relazione della Corte dei conti europea. I 5 stelle rilanciano lo stop. I Notav: un disastro annunciato, c’è tempo per fermarlo

Lavori al cantiere della Tav di Chiomonte
 Lavori al cantiere della Tav di Chiomonte 

PER QUANTO RIGUARDA i ritardi, solo il Canal Seine Nord Europe – il canale fluviale che coinvolge Francia, Belgio e Paesi Bassi – già indietro di 18 anni, è risultato peggiore nelle valutazioni rispetto al discusso collegamento ferroviario ad alta velocità, in ritardo, secondo le stime più recenti, di 15 anni (doveva essere inaugurato nel 2015). «È probabile che il collegamento Torino-Lione – si legge nelle osservazioni del rapporto che indaga otto progetti – non sarà pronto entro il 2030, come al momento previsto, poiché il termine ultimo attuale per il completamento è il dicembre 2029».

RISPETTO ALLE STIME iniziali l’incremento per il Tav è stato dell’85%: da 5,2 miliardi di euro a 9,6. Un dato che però Telt, il promotore pubblico incaricato di costruire e gestire la tratta trasfrontaliera di 65 chilometri, contesta: «L’aumento dei costi (+ 85%) cui fa riferimento la relazione della Corte dei conti Ue si riferisce a uno studio preliminare effettuato da Alpetunnel, negli anni ’90, che riguardava una galleria di base con una sola canna, anziché le due attuali diventate obbligatorie per le normative di sicurezza. Il costo finale è stato certificato da un soggetto terzo a 8,3 miliardi di euro in valore 2012, convalidato e ratificato dagli Stati e a oggi pienamente confermato».

LA TORINO-LIONE sarebbe, secondo Mario Virano, direttore generale di Telt, «pienamente integrata nel Green Deal, come attore di riequilibrio modale e strumento essenziale di una politica più verde». Una fotografia che non combacia con quella del rapporto della Corte che considera i benefici ambientali sovrastimati: «Nel 2012 il gestore dell’infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento transfrontaliero Torino-Lione, insieme alle relative linee di accesso, avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di Co2, con un beneficio netto in termini di emissioni a 25 anni dall’inizio dei lavori». Secondo gli esperti consultati dalla Corte «le emissioni di Co2 verranno compensate solo 25 anni dopo l’entrata in servizio dell’infrastruttura».

MALE ANCHE LE PREVISIONI trasportistiche. La più recente stima riferita al 2035 parla di 24 milioni di tonnellate di merci, ossia otto volte l’attuale flusso di traffico. Fallimentari, per la Corte, «le procedure di coinvolgimento dei portatori d’interesse» sfociate in 30 cause intentante da associazioni o privati cittadini che si opponevano ad essa per ragioni ambientali o di procedura.

UNA PAGELLA IMPIETOSA. Il M5s ha colto la palla al balzo: «Cos’altro serve per mettere la parola fine sul Tav? La relazione della Corte dei Conti europea estrinseca, uno dopo l’altro, tutti i limiti dell’opera che il MoVimento bolla da sempre come inutile e costosa», hanno detto i senatori piemontesi Alberto Airola, Susy Matrisciano ed Elisa Pirro. In sintonia con i colleghi alla Camera: «Per noi, da sempre, si tratta di un’opera non prioritaria».

COSÌ NON LA PENSA la deputata di Italia Viva, Silvia Fregolent, secondo cui i ritardi sulla Tav «rallentano la crescita di un’intera nazione». Non vogliono rinunciare al Tav la Lega («L’Italia rischia essere tagliata fuori da corridoi Ue» per Edoardo Rixi) e Forza Italia con l’europarlamentare Massimiliano Salini, che ritiene «discutibile» il rapporto di Bruxelles: «Fermare la Tav sarebbe una follia». Silenti i dem che, però, vengono chiamati in causa dal presidente della commissione cultura M5s, Luigi Gallo: «Ora il Pd spieghi in Parlamento perché vuole una inutile opera che ha 11 anni di ritardi, non pronta prima del 2030».

TRA LE OPERE VALUTATE nel rapporto c’è anche la galleria di base del Brennero, che registra un incremento dei costi del 42% e un ritardo di 12 anni. Caratteristiche che non sono solo italiane, l’Ue – evidenzia il rapporto – ha un problema nel costruire le opere rispettando costi e tempi. Intanto, in Val di Susa, i No Tav, che ieri si sono ritrovati a San Didero, preparano la mobilitazione estiva. Saranno impegnati «in un’opera di monitoraggio e denuncia».

Finalmente bocciato il Tav e il partito del Pil

https://ilmanifesto.it/finalmente-bocciato-il-tav-e-il-partito-del-pil/?fbclid=IwAR2WwqwAC972hGDTlfAAH4Kau2ca5Sg2hESabJNH8RhOr9zP3-Jmh5WCuVI

Il 16 giugno la Corte dei conti dell’Unione Europea ha bocciato il progetto del Tav Torino-Lione: sballato (cioè falso) il preventivo dei costi, quasi raddoppiati rispetto al progetto iniziale; sballati i tempi di realizzazione (doveva essere completato nel 2015; ora nel 2029; ma non era nemmeno iniziato alla prima data né potrà essere completato alla seconda); sballate le previsioni di merci e passeggeri (cosa che fa del progetto un pozzo senza fondo); sballati soprattutto i benefici ambientali vantati: se le merci da trasportare fossero quelle (false) ipotizzate, si andrebbe in pari con le emissioni climalteranti solo al 2050; ma se fossero anche solo la metà i tempi di recupero raddoppiano.

Niente di nuovo: si sapeva già tutto. Lo sta mettendo in chiaro da ormai 30 anni, mano a mano che il progetto cambia e si precisa, il movimento NoTav della Valsusa, sostenuto da incontestabili pareri tecnici di gran parte dei trasportisti italiani; ma anche dalla Corte dei conti francese e perfino dalla bislacca analisi costi-benefici del prof. Marco Ponti, che pure era basata su assunzioni molto favorevoli al progetto, benché difficilmente sostenibili. Insieme al Tav Torino Lione la Corte ha bocciato sei (compreso il traforo del Brennero) degli otto progetti analizzati, tutti relativi al programma Ten-T (i cosiddetti “corridoi europei”) varato quasi trent’anni fa, contestualmente al trattato di Maastricht, e mandati avanti nonostante che sull’intero programma pesassero sempre nuovi pareri negativi.

Ma fra tutti, per la Corte, il progetto più negativo è proprio il Tav Torino-Lione. Prova evidente che la Commissione europea non si preoccupa se i soldi che distribuisce vengono sprecati. Ma non solo la Commissione. Neanche i paesi cosiddetti “frugali” (ma frugali solo a spese altrui, e da cui si è sfilata da poco la Germania), quelli che hanno mandato a fondo la Grecia e ora minacciano di farlo con l’Italia, e che pretendendo di controllare euro per euro i conti dei paesi che vogliono sottoposti alla loro sorveglianza, hanno mai trovato niente da ridire sullo spreco gigantesco rappresentato dal progetto del Tav Torino-Lione, che va avanti solo grazie ai soldi promessi dalla Commissione. Perché?

Perché in difesa e a sostegno di quel progetto sciagurato si è consolidato in Italia tutto il cosiddetto “partito del Pil”, che va dai sindacati confederali alle destre di Salvini, Meloni e Berlusconi, passando per Confindustria e “madamine SiTav”, ma che ha il suo pilastro portante nel Pd piemontese e nazionale; e che ha propri referenti anche all’estero, nelle associazioni industriali e nelle maggioranze di governo di quasi tutti i paesi dell’Unione. Viva le Grandi opere, anche se inutili e dannose; viva i Grandi eventi, anche se lasciano dietro di sé solo macerie e contribuiscono ad accelerare la catastrofe climatica e ambientale. Perché Grandi opere e Grandi eventi “fanno Pil”, anche se a spese dell’ambiente, delle comunità locali e del welfare nazionale. Non c’è altro modo di promuovere il “loro” sviluppo.

Ora l’Unione europea ha promosso un green deal, variamente intrecciato con i fondi per far fronte alla stasi produttiva del Covid-19. Che farne? Il partito del Pil ha pronta la risposta: Grandi opere! Tunnel, stazioni sotterranee, alta velocità, là dove non ci sono nemmeno i treni per trasportare pendolari e prodotti agricoli, autostrade per incrementare il traffico (anche se l’industria automobilistica langue e languirà per anni; o per sempre), porti per cargo che non navigano più da ben prima della pandemia, nuovi aeroporti anche se il traffico aereo è fermo e farlo riprendere vuol dire far precipitare la crisi climatica; e, naturalmente, Olimpiadi (invernali), anche se quelle estive di Tokyo sono andate a rotoli, trascinando con sé metà del paese. Non manca nemmeno il Ponte sullo Stretto!

Tanto il partito del Pil è sicuro di sé che, a suo nome, durante l’incontro di villa Pamphili, il nuovo presidente di Confindustria non si è nemmeno dilungato a illustrare il “loro” programma per la fase 3. Si è limitato a battere cassa: l’intendenza, cioè i “progetti”, la Grandi opere, seguiranno…

Mancavano a quell’incontro – con l’eccezione di un rappresentante (incatenato) delle centinaia di migliaia di misconosciuti e maltrattati lavoratori migranti, su cui l’azienda Italia ha costruito le sue (scarse) fortune – le forze con cui il partito del Pil, e non solo quello italiano, dovrà fare i conti non appena si riapriranno le piazze: innanzitutto il movimento NoTav dalla Valsusa e tutti i movimenti che in esso si riconoscono; poi i rappresentanti dei milioni di giovani di Fridays for future che non intendono farsi rubare il futuro da programmi così sciagurati; poi le donne di nonunadimeno, che hanno in mente ben altro: la cura della Terra; poi la voce di Francesco, che essendo un papa non ha al suo seguito divisioni corazzate, ma miglia di associazioni di laici e credenti impegnate anch’esse nella cura della casa comune. La partita è aperta.

“Cos’altro serve per fermarla?”. M5s e No Tav all’attacco della Torino-Lione dopo il rapporto della Corte dei conti Ue

https://www.huffingtonpost.it/entry/torino-lione-m5s-e-no-tav-tornano-ad-attaccare-lopera-dopo-il-rapporto-della-corte-dei-conti-ue_it_5ee9f96dc5b670a2f40ee9d3?ncid=other_facebook_eucluwzme5k&utm_campaign=share_facebook&fbclid=IwAR1UBrP82ORh5yXwoLj_tboyQWrqZmttECXrkwgNczWgRJo0MEH6Ekz8e2M

17/06/2020 13:17 CEST | 

“Giudizio impietoso”. La Corte ha sottolineato che la linea dell’alta velocità non sarà pronta prima del 2030

NURPHOTO VIA GETTY IMAGES

“Anche per la Corte dei conti europea la Tav Torino-Lione non sarà mai pronta per il 2030. Per noi, da sempre, si tratta di un’opera non prioritaria e che una volta ultimata non sarà in grado di dare vantaggi ambientali ed economici. Nel suo rapporto, la Corte dei conti Ue ritiene improbabile che la linea alta velocità – alta capacità possa essere pronta per la scadenza fissata e certifica che non si avrà alcun vantaggio per decenni”. Lo dichiarano le deputate e i deputati del MoVimento 5 Stelle nelle commissioni Ambiente e Trasporti.

“Oltre ai ritardi enormi, all’inesistente beneficio ambientale- proseguono i 5 stelle -, c’è il tema della lievitazione spropositata dei costi. Uno sperpero di denaro che poteva essere impiegato per infrastrutture davvero utili e necessarie al Paese, non certo per un’opera progettata decenni fa sulla base di scenari poco credibili anche per il massimo ente contabile dell’Unione Europea, che condivide il nostro scetticismo sulle ragioni di esistenza di questa opera e che con il tempo si rivelano sempre più insussistenti”

I deputati M5s aggiungono: “Ribadiamo che noi non siamo contrari a dare maggiori infrastrutture al Paese, ma saremo sempre fermamente contrari a quelle inutili e dannose: dobbiamo concentrare attenzione e risorse sulle opere davvero urgenti e indispensabili, in grado di migliorare la vita quotidiana dei cittadini e non su quelle pensate soltanto arricchire i soliti pochi”

Anche i No Tav, in una nota, fanno sapere che il rapporto della Corte dei conti europea di valutazione dei mega progetti co-finanziati dalla commissione Ue è “impietoso e demolisce letteralmente il progetto Tav, giudicato al contempo troppo oneroso, dai dubbi benefici in termini economici ed ecologici, basato su previsioni di traffico errate ed insostenibile sul lungo periodo”.

“Davanti a un documento così pesante speriamo che chi in questi anni ha blaterato di ‘esperti’ e di Europa non metta per l’ennesima volta la testa sotto la sabbia – aggiunge il Movimento che si oppone alla realizzazione della Torino-Lione -. Per fortuna, siamo ancora in tempo per fermare questo disastro annunciato chiamato Tav, che per troppo tempo ha drenato soldi pubblici sottraendoli alle reali necessità del Paese, come la recente crisi sanitaria ha dimostrato”.

“L’estate che avanza ci vedrà mobilitati sul territorio in un’opera di monitoraggio e denuncia – concludono i No Tav -, perché questa torta del Tav continua a fare gola a troppi, nonostante tutto, ma non di sicuro a chi come noi ha a cuore la salute di chi vive in Valle, la tutela dell’ambiente e l’utilizzo delle risorse pubbliche per ciò che realmente è necessario”.

COMMENT LA GUERRE PAR PROCURATION D’ISRAEL CONTRE LA SYRIE CIBLE EN FAIT L’IRAN (LES GUERRES DU CORONAVIRUS)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2020 05 01/ LM.GEOPOL - Coronavirus Israel cible l'iran (2020 05 01) FR (3)

« Covid-19: Les effets géopolitiques au Moyen-Orient (…) La bataille mondiale contre le nouveau coronavirus a peut-être pris le pas sur le cycle normal de l’actualité, mais sous le radar, la guerre parallèle d’Israël contre l’Iran se poursuit »

– Jerusalem Post (ce 1er mai).

« Naftali Bennett, a souligné: «Non seulement nous continuons à contenir la présence militaire de l’Iran en Syrie, mais nous sommes également passés à une stratégie d’expulsion. Gardez vos oreilles ouvertes », a-t-il dit. «L’Iran ne se repose pas un instant, mais nous non plus. Pour Téhéran, c’est une aventure à mille kilomètres de chez soi ; pour nous, c’est la vie (de tous les jours) », a poursuivi Bennett : « Et nous sommes donc plus déterminés que jamais à ne pas autoriser l’Iran à établir une base avancée contre nous en Syrie. »

– Naftali Bennett

(ministre de la défense israélien, ce 26 avril).

L’article publié ce matin dans le journal israélien (1), et largement rediffusé en France par la presse likoudnik, a le mérite de mettre bas les masques. Comme partout dans le monde, la pandémie n’a pas arrêté les conflits, mais les a même exacerbés. Cetrtains voyant dans la crise mondiale l’occasion de rabattre les cartes, voire des fenêtres d’opportunités géopolitiques.

Il donne aussi un coup de projecteur sur la « likoudisation » (2) de la politique israélienne, qui a contaminé la diaspora juive dans le monde, en particulier aux USA et en France. Même le vieux parti travailliste gravite dans l’orbite de ce grand disciple de Jabotinski qu’est Netanahyou (3). La vieille gauche sioniste est désormais ultra minoritaire et se limite aux marges intellectuelles (comme par exemple le quotidien ‘Times of Israel’ …

« LA GUERRE PARALLELE D’ISRAËL CONTRE L’IRAN » :

QUE DIT LE ‘JERUSALEM POST’ ?

Cet article, véritable manifeste géopolitique, est ce mélange habituel d’arrogance israélienne et de catastrophisme sensationnaliste :

Il commence par vanter les agressions israéliennes en Syrie, au mépris des lois internationales. « (…) la liste est longue – il y a eu au moins quatre frappes aériennes connues en février et deux autres en janvier.

Par qui? Ah. Cela reste un mystère.

Presque toutes les frappes sont attribuées à Israël. Tsahal a admis son implication après certaines, mais est restée silencieuse dans la plupart des cas, ne confirmant ni infirmant aucun rôle.

Quoi qu’il en soit, les hauts responsables de la défense confirment ouvertement qu’Israël a atteint des milliers de cibles en Syrie ces dernières années, principalement iraniennes.

 Bien que la liste ci-dessus ne stipule que les attaques que dont le public a eu connaissance au cours des trois derniers mois, il y en aurait beaucoup d’autres menées bien en dessous du radar ».

Israël voit visiblement dans la pandémie du coronavirus une fenêtre d’opportunité pour faire avancer son agenda géopolitique : « Alors que le monde et le grand public restent concentrés sur le COVID-19 et l’effort mondial pour freiner sa propagation, Israël a, non seulement, mis le pied dans la guerre contre l’Iran, mais il a même intensifié la campagne pour essayer d’empêcher le régime et le Hezbollah de se retrancher en Syrie. L’objectif, comme le dit le ministre de la Défense Naftali Bennett lors de ses réunions régulières avec les officiers de Tsahal, est de faire comprendre à l’Iran qu’il perdra plus qu’il n’obtiendra en restant stationné à travers la frontière nord-est d’Israël ». Tel-Aviv ne cache pas que la pandémie est utilisée comme une arme contre l’Iran : « Tsahal a constaté une baisse de l’action de Téhéran telle que l’Iran ne pourrait continuer ce combat pendant longtemps », se réjouit le journal israélien. « C’est loin d’être une victoire, mais on pense que c’est le résultat d’une combinaison de la politique agressive que Bennett a amenée, à son poste au ministère de la Défense depuis qu’il a pris ses fonctions il y a six mois; de l’impact du virus en Iran; et de la baisse du prix du pétrole, une source clé de revenus pour le gouvernement islamique ».

Quel est l’agenda de Tsahal : « L’idée a été d’empêcher l’Iran de pouvoir créer une infrastructure en Syrie, de la portée et à l’échelle de l’arsenal de missiles du Hezbollah au Liban, qui aujourd’hui, que cela plaise ou non à Israël, a créé un niveau de dissuasion : tandis qu’Israël attaque régulièrement la Syrie, il ne frappe pas au Liban. La raison en est que le Hezbollah pourrait potentiellement riposter avec ses 150 000 missiles capables de frapper n’importe où en Israël. Jusqu’à présent, la Syrie ne le peut pas ».

LA PANDEMIE EXPLOITEE CONTRE TEHERAN

C’est ce qu’explique cyniquement les sources militaires israéliennes au ‘Jerusalem Post’ : « Ce qui est clair, c’est que le virus a tout changé (…) C’est pourquoi le chef d’état-major, le lieutenant-général. Aviv Kochavi réunira lundi tous les officiers de Tsahal supérieurs au grade de brigadier général pour un séminaire de deux jours sur les changements qui ont eu lieu dans la région depuis l’épidémie du virus. Le défi pour Kochavi – qui a passé les six dernières semaines à formuler une nouvelle stratégie, en collaboration avec la Direction du renseignement et la Division de la planification – est double. Premièrement, prévoir ce qui se passera dans la région devient de plus en plus compliqué alors que le rôle de la pandémie dans les calculs de sécurité nationale n’est pas encore clair. Le lancement du satellite iranien montre-t-il une détermination à continuer d’avancer même pendant cette crise sanitaire, ou s’agit-il davantage de se montrer, de sorte que ses adversaires – Israël et les États-Unis – croiront que rien n’a changé alors qu’en réalité, tant de choses l’ont déjà fait? »

‘Debka’, le think tank israélien « proche de l’Etat-major de Tsahal, précise cet agenda centré sur l’Iran (ce 29 avril) : « C’est en Syrie – avant même Bagdad – que le général Esmail Qa’ani a effectué sa première visite à l’étranger après avoir succédé au regretté Qassem Soleimani en tant que chef d’Al Qods – preuve que l’Iran continue de se concentrer sur le maintien de cette base avancée. Qa’ani a inspecté les actifs iraniens dans la ville d’Alep, dans le nord du pays ».

L’AGENDA ISRAELIEN EN ACTION :

« RAID ISRAELIEN SUR DAMAS MALGRE LA CRISE SANITAIRE »

Des raids attribués à Israël près de la capitale syrienne confirment la mise en action de cet agenda. Dans la nuit du 26 au 27 avril, des raids attribués à Israël près de la capitale syrienne ont tué trois civils, selon l’agence officielle ‘Sana’. Comme d’habitude, Tel-Aviv n’a fait aucun commentaire. « Trois civils sont morts en martyrs et quatre autres, dont un enfant, ont été blessés lorsque des éclats des missiles israéliens ont touché des habitations [de la banlieue de Damas] », a rapporté l’agence gouvernementale syrienne ‘Sana’, ce 27 avril. L’agence a précisé que la défense antiaérienne de l’armée syrienne avait abattu «la plupart» des missiles, lancés depuis l’espace aérien du Liban voisin un peu avant l’aube. Selon la chaîne saoudienne ‘Al-Arabiya’ citée en anglais par le ‘Jerusalem Post’, « des membres [d’une] milice iranienne ont également été tués lors de ces frappes aériennes ».

Israël n’a, pour le moment, pas commenté ces bombardements. Depuis le début, en 2011, de la guerre syrienne, Tel-Aviv a mené de multiples attaques contre des positions en Syrie, la plupart visant des cibles iraniennes ou du Hezbollah, et martèle « qu’il ne laissera pas ce dernier devenir la tête de pont de Téhéran », son ennemi juré. Israël confirme rarement avoir mené des frappes en Syrie. En novembre 2019, néanmoins, l’armée israélienne avait revendiqué « des frappes de grande ampleur contre des cibles iraniennes de la Force al-Qods [branche des Gardiens de la Révolution chargée des opérations extérieures] et des forces armées syrienne en Syrie en réponse à des tirs de roquettes contre Israël ». Le 20 avril, l’agence ‘Sana’ a aussi évoqué des tirs de missiles qu’elle a imputé à Israël contre des cibles dans le désert central de Palmyre. Le 31 mars, ‘Sana’ avait également rapporté des tirs de missiles menés par l’aviation d’Israël contre des cibles dans le centre de la Syrie.

NOTES ET RENVOIS :

(1) Voir “What type of Middle East will the IDF meet after COVID-19?”, The Jeruslam Post, 1er mai 2020.

(2) Voir LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

RUSSIE-ISRAEL : LE VOTE RUSSE EN ISRAEL OU L’HERITAGE DES ‘REFUZNIKS’, UN DOSSIER GEOPOLITIQUE

sur http://www.lucmichel.net/2020/03/13/luc-michels-geopolitical-daily-russie-israel-le-vote-russe-en-israel-ou-lheritage-des-refuzniks-un-dossier-geopolitique/

(3) Voir « Israël: le Parti travailliste se joint au gouvernement d’union nationale », sur i24NEWS, 26 avril 2020,

https://www.i24news.tv/fr/actu/israel/1587931365-israel-le-parti-travailliste-se-joint-au-gouvernement-d-union-nationale

Le Parti travailliste a voté dimanche en faveur de son entrée au gouvernement d’union nationale, qui doit voir le jour en vertu d’un accord conclu entre le Premier ministre Benyamin Netanyahou et le chef de file de la liste centriste Bleu Blanc, Benny Gantz. Les membres de la convention du parti ont voté par 64,2% en faveur de cet accord prévoyant la mise en place d’un gouvernement qui sera dans un premier temps dirigé par B. Netanyahou pendant 18 mois puis par B. Gantz. Le dirigeant du Parti travailliste, Amir Peretz avait signé un accord avec M. Gantz et accepté de faire partie du gouvernement. Deux portefeuilles, celui de l’Economie et celui des Affaires sociales devraient leur être confiés.

Le Parti travailliste, longtemps au pouvoir en Israël mais en déclin ces vingt dernières années, n’avait obtenu que trois sièges au sein d’une union de trois formations aux élections du 2 mars dernier, sur les 120 que compte le Parlement.

(Sources : Jerusalem post – Debka files – SANA – Al-Arabiya – EODE Think Tank)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

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MONDOCANE

MERCOLEDÌ 17 GIUGNO 2020

Voi siete qui

“È meglio avere aspri nemici che amici che sembrino affettuosi, perché quelli dicono spesso la verità, questi mai.” (Marco Porcio Catone)

Ci fottono e li paghiamo 

La sineddoche è quell’artificio linguistico, figura retorica, grazie al quale nel particolare si può intravvedere il totale. E’ l’uso della parte per il tutto e viceversa: senzatetto per senza casa, l’Italia per gli italiani, portafoglio di vitello per pelle di vitello. In campo mediatico, forzando, ma di poco, nella frase “la voce del padrone” si può leggere, sia una vecchia casa discografica, sia tutta la TV, dalla RAI a La7 a Mediaset, sia tutti i giornali, dal Corriere a Topolino. I giornali che la mia modesta pensione mi consente di comprare e assolutamente non per stima o affinità, anzi, sono “La Repubblica”, “il manifesto”, “La Verità” (per un’oncia di opposizione) e “Il Fatto quotidiano”.

La spesa più irritante è quella per il mattinale, da me involontariamente sovvenzionato, propagatore di certi precisi interessi politici e geopolitici, che da quasi mezzo secolo turlupina i gonzi che si credono ganzi, con la scritta “quotidiano comunista” sopra la testata. Insisto a comprarlo perché, grazie alla sineddoche, leggendolo è come ascoltassi CIA, FBI,.Pentagono, Open Society di Soros, Fondazioni Rockefeller e Ford, Hillary Clinton, tutti in conclave.

Da Catone a catino

Da qualche tempo mi provoca inappetenza anche il quotidiano di Travaglio, mascheratosi per un po’ da Catone il Censore nei confronti degli inquilini dei piani alti, ma quando costoro si sono fatti madamigelli di quelli dell’attico, ne è diventato il massimo celebrante. Già soffriva della neoplasia di una pagina estera di qualità giornalistica infima e scritto con l’inchiostro made in Pompeo. Ora siamo alla metastasi.

Torniamo un attimo a Catone il Censore. “Non possiamo controllare le malelingue degli altri; ma una vita retta ci consente di ignorarle”. Non lo ascolto e continuo a versare quell’obolo spropositato di €1.50 al “manifesto” per trarne indicazioni, più precise rispetto ad altri, di quanto la destra mondialista, nella sua espressione sorosiana, pensa e architetta. lealtà assoluta al sovrano. Nessuno le sa dare meglio del “manifesto”, scissosi dal PCI, per dar libero sfogo ad anticomunismo e russofobia, per calmierare l’incipiente rivolta sessantottina e per applicare il noto rossetto al suino imperialista.

“Il manifesto”, un po’ di storia

Il “manifesto” si è subito accreditato al Potere avvallando l’inganno delle BR “nati dall’album di famiglia”, filiazione dall’odiato PCI, a dispetto di tutte le documentate e politicamente evidenti derivazioni e sponsorizzazioni dallo Stato e dai suoi servizi segreti, per mandato di altro Stato e altri servizi. Presto è progredito nel supporto all’imperialismo con la formula delle “dittature violatrici di diritti umani” inflitta a tutti i paesi aggrediti da USA e Nato. Poi il supporto alla tratta di schiavi e schiave, a favore di agrobusiness e multinazionali, operata con il traffico di migranti. Segue la sostituzione della lotta di classe, oggi dei dominati ai dominanti, con la propaganda di genere e LGBTQI+ (il + sta per coprofagia e pedofilia tipo Mario Mieli?).

Ottemperando a ordini di servizi, perlopiù impartiti dal Deep State, arrivano il superamento, tramite femminismi con le zanne, del contrasto al capitalismo, l’abolizione della sovranità nazionale a favore di organismi sovranazionali ademocratici e colonizzatori. Ma anche molto altro, sempre secondo gli OdG della Cupola globalista finanzcapitalista, fino a farsi agitprop dell’Operazione bio-tecno-fascista del Coronavirus e fino a gettare bidoni di benzina, magari quella rubata a siriani, iracheni e venezuelani, su una jacquerie statunitense travestita da antifascista e antirazzista.

Etichette applicate al complotto anti-Trump per conto dei più accaniti e potenti fautori e profittatori del razzismo e colonialismo di Stati Uniti e alleati. Il giornale si picca di opporsi alla repressione nei territori occupati da Israele, senza peraltro mai dirci che i poliziotti militarizzati da Obama, sotto Obama sono andati a scuola da istruttori israeliani (di cui qui un’esemplificatrice immagine), a partire da quelli dell’impostazione ginocchio sul collo  vista a Indianapolis. Uno su otto dei poliziotti di questa e di altre città sono stati istruiti da Yamam, Polizia di Frontiera israeliana, destinata all’anti-terrorismo e meglio nota in Palestina come squadrone della morte.

La “Comune” autonoma di Seattle

Pretendendo la derivazione dalla “Comune di Parigi” del 1971, prima democrazia socialista in Europa, dopo la Repubblica Romana del 1849, un gruppetto di “anarchici”, sotto le insegne care al “manifesto” e a tutti gli altri portatori d’acqua del Deep State, “Antifa” e “Black Life Matters (BLM), ha instaurato a Seattle, di dimenticata memoria antiglobalista, il CHAZ, “Zona Autonoma di Capitol Hill”. Capitol Hill è il nome di un quartiere derelitto e semiabbandonato. Lì, sotto gli occhi benevoli di polizia e pompieri, di genia e con sindaco Democratici, si è installato un regno del teppismo puro, caratterizzato da decine di ricoverati per overdose, risse tra occupanti, furti da tenda a tenda, che un “tribunale popolare” risolve con la sentenza “il giusto passaggio dai più ai meno abbienti”, pestaggi di cittadini che protestano, incendi di esercizi che invocano la polizia.

Più casino facciamo e meno, a novembre, vince Trump

 Antifa a Berkeley

Ora una squadra di bikers, tipo i famosi “Hell’s Angels”, ha promesso di ripulire la zona e restituirla ai suoi abitanti. Un episodio nella guerra civile vaticinata dal Partito Democratico e dai suoi filantropi, finanziatori delle due organizzazioni sopra citate, al fine di creare le condizioni in cui una nuova vittoria di Trump a novembre risulti impossibile. E che, se dovesse verificarsi, data lo spessore di mariuolo incallito e di alzheimeriano, di Joe Biden, candidato dei democratici e dei nostri PD e “manifesto”, lo stesso Biden ha detto si debba affrontare “con risoluto intervento dei militari contro Trump che, se dovesse perdere, sicuramente non mollerebbe”. Se pensiamo cosa succede da noi, privati di parlamento e forniti di covid-19, app di tracciamento, vaccini all’alluminio obbligatori, 5G, mascherine zeppe di germi e Co2 e distanziamenti, riscontriamo una volta di più che tutto il mondo è paese. Sanno già che la “seconda ondata arriva a ottobre, come sanno già che Trump perde, o, semmai, vince con i brogli.

Sardine in solidarietà con BLM

BLM e le Pantere Nere

Teniamo presente che questi sovvenzionatissimi e vezzeggiatissimi BLM – quanto le “#MeToo” d’antan, sparatrici di querele per fatti di trent’anni prima – rappresentano qualcosa che i movimenti di liberazione neri di sessant’anni fa bollavano di depistaggio dalla questione di base, il capitalismo. Quelli di oggi, con i mezzi forniti da Ford, Soros, fondazioni varie, stanno ai Black Panther, a Malcolm X, o perfino a Luther King, come il leone di gesso all’ingresso della villa stanno alla statua di Sacco e Vanzetti.

30 milioni di George Soros a BLM

Interessante e anche il fatto che una “FONDAZIONE BLACK LIVES MATTER”, che esiste da molto prima dei BLM, ha dichiarato di non avere niente a che fare con questi, finanziati e gestiti dalle più ricche banche e multinazionali e da Soros e li ha denunciati per avergli rubato il nome!

I monumenti della Storia e quelli del nichilista

Dal bombardamento di Monte Cassino e delle città d’arte tedesche e italiane, da Vietnam e Cambogia rasi al suolo con tutti i loro templi, dai monumenti e teatri distrutti in Serbia, da Palmira e Niniveh rase al suolo, sappiamo che il nichilista ha bisogno di erodere, fino all’annientamento, la memoria delle genti e della loro costituzione in nazioni, con tutto ciò che il processo ha prodotto ed è costato per costruire un’identità che unisca, rafforzi, garantisca un futuro di continuità della specie che, senza, si riduce a fenomenologia episodica, transeunte, senza tracce.

Il discorso vale per chi oggi butta giù monumenti e che, inesorabilmente, “il manifesto”, privo di distinguo, esalta ed esorta a proseguire. Perché, nelle parole su quel giornale del pensatore Alessandro Portelli, “la Storia è anche fatta di oblio e di cancellazioni”. Cosa che farebbe molto comodo al “manifesto” e alla criptodestra che si definisce sinistra. Noi, convinti dall’assunto, vorremmo collaborare, fornendo esempi di altre turpitudini del passato che potrebbero inquinare la nostra via dell’oblio (ringrazio di alcuni suggerimenti il nobile RT).

Lavoro da fare

Casa Bianca. Esempio di feroce razzismo è la Casa Bianca, sia per il suo nome, sia perché venne eretta e abitata da gente che possedeva schiavi neri, Si dovrebbe, anzi, radere al suolo l’intero Stato di Washington DC, visto che è nato sul genocidio dell’etnia nativa ed è intitolato nientemeno che a Cristoforo Colombo (District of Columbia).

Scacchi. Allegoria di violenza razzista, visto che i bianchi devono essere sempre mossi per primi.

Piramidi. Ricordano in eterno agli israeliani che i loro antenati furono schiavizzati dai faraoni e che furono costruite da milioni di schiavi neri.

Shakespeare. Non basta la raffigurazione razzista e malevola di un protagonista nero, Otello, rappresentato come un facilmente manipolabile suicida e assassino di donne. Senza dimenticare la vile misogenia e maniacale transphobia dell’opera “La bisbetica domata”. L’autore va radiato dalla Storia e la sua Royal Shakespeare Company dispersa al vento.

Carte di Poker. Siano maledette per aver escluso del tutto i semi e le figure bianche: segno di razzismo di ritorno, speculare a quello contro gli altri colori.

George Bernard Shaw. Impropriamente venerato come massimo commediografo irlandese, ma autore razzista eugenetico di “Pigmalione” e “Androclo e il leone” , che apertamente aveva elogiato ur-razzisti come Hitler e Mussolini.

Zucchero. La sostanza dolcificante di cui insistiamo a fare uso sebbene resa possibile dal lavoro degli schiavi e definita migliore quando “bianca” e “raffinata”.

Colosseo. Nel quale si esalta il transgenico già ricordata in “Androclo e il leone”, ma soprattutto per secoli si è praticato lo spettacolo razzista e specista del massacro di schiavi e di specie definite belve.

La Moschea Blu. La più spettacolare e offensiva struttura del mondo islamico, eretta dall’impero ottomano al quale si deve il crimine di aver utilizzato per costruirla lavoro forzato rastrellato in Africa, Asia e Balcani, costretto poi addirittura a combattere le guerre dei sultani e califfi. Quanto a schiavismo, c’è poi il raccapricciante esempio del costruttore della moschea, Ahmed, che usava abusare di minorenni, addirittura bambine, per generare figli. Ma forse questo ci porta troppo vicino a un certo giornalista italiano. Lasciamo perdere.

Foto Italico e Colosseo Quadrato. Da ridurre in polvere perchè costruiti sotto l’egida e l’impulso del dittatore razzista che ha sterminato bruni e neri in varie parti dell’Africa. E coloro che, infangandosi di complicità col razzismo e arrivando a dichiarare, definendo questi “capolavori universali dell’architettura italiana” e che “il fascismo ha fatto qualcosa di buono” (frase che per i bio-tecno-digital-fascisti merita il rogo), siano condannati a traghettare in perpetuo convocati naufraghi africani verso Lampedusa.

Scipione. Detto l’Africano in spregio agli africani che, invasa l’Italia dalle Alpi, anziché essere accolti come ospiti graditi a Roma, furono spietatamente macellati per puro odio della loro origine e del loro colore.

Mi fermo. Lascio alla vostra immaginazione la prosecuzione di un ripulisti che, procedendo come dovrebbe, ci libererebbe tutti dalle infamie dei padri e ci renderebbe d’un colpo solo i primi abitanti della Terra. Vergini come l’acqua del Dio Po. Con dietro un mondo ripulito da razzisti e cattivi di ogni genere e il presente sanificato da Bill Gates. Del doman non v’è certezza.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:41