No Tav, ordine di carcerazione per Nicoletta Dosio

https://torino.corriere.it/cronaca/19_ottobre_14/no-tav-ordine-carcerazione-nicoletta-dosio-6be95634-ee91-11e9-9f60-b6a35d70d218.shtml?fbclid=IwAR2wjoeUAAmMmNEMBmStSLKzkM_g9emiqtk0SqeSZqK2vo4WO0F08RukflY

La «pasionaria» della Valle di Susa condannata a un anno 

No Tav, ordine di carcerazione per Nicoletta DosioNicoletta Dosio, ph. Ansa
Un ordine di carcerazione è stato notificato a Nicoletta Dosio, 73 anni, storica esponente del movimento No Tav della Valle di Susa. Il provvedimento è la conseguenza di una condanna, diventata definitiva, a un anno di reclusione senza condizionale per una dimostrazione del 2012 al casello di Avigliana (Torino) sull’autostrada del Frejus.

L’ordine di carcerazione è sospeso per trenta giorni per dare modo di chiedere misure alternative alla detenzione. Ad altre persone imputate nel medesimo processo, secondo quanto si apprende, sono stati notificati provvedimenti analoghi.

Appendino: «Il treno Hyperloop collegherà Torino a Milano in pochi minuti. La Tav? Partita chiusa, si fa»

https://torino.corriere.it/economia/19_settembre_30/appendino-sulla-tav-giochi-sono-fatti-ora-parliamo-hyperloop-43ddbca6-e36b-11e9-8ead-3e29b17af838.shtml?fbclid=IwAR01DfTPPDMCQS05IDAbKK-gevG3eHODSe0IxlecvMtVf45OiDbsMHP_f5E

«Un’infrastruttura futuristica metterà in contatto le due città»

Appendino: «Il treno Hyperloop collegherà Torino a Milano in pochi minuti. La Tav? Partita chiusa, si fa»

«Sulla Tav i giochi sono fatti. Ho già dichiarato che quella è una partita chiusa. E, nel frattempo, vi invito, iniziamo a parlare di Hyperloop. Una infrastruttura futuristica che collegherà Torino e Milano in una manciata di minuti, creando così le condizioni concrete per una reale macroregione. A questo stiamo già lavorando, in accordo con il sindaco Sala». Parole della sindaca Chiara Appendino nell’intervento all’assemblea dell’Unione Industriale di Torino nella nuova area Tne di Mirafiori.

La capogruppo M5s Frediani: «Partita chiusa solo per lei»

La capogruppo del M5S in Regione Piemonte e battagliera No Tav, Francesca Frediani, attacca sul punto la sindaca Appendino: «Ah quindi ora la nostra aspirazione è arrivare a Milano in pochi minuti? No grazie, non è questo che può rendere migliore la nostra vita, erano ben altri i sogni che mi hanno avvicinato al M5S. Dimenticavo: la partita del Tav è chiusa solo per chi non è mai stato veramente “della partita”». A Frediani e al consigliere comunale Aldo Curatella, pure molto critico con la sindaca sulla questione Tav, si è aggiunta anche la collega di Palazzo Civico Daniela Albano: «Ormai pare che i vertici del M5S facciano a gara per smarcarsi da posizioni No Tav. Vergognosi».

Tav, ordinanza del prefetto: via all’ampliamento del cantiere in val Susa

https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/10/09/news/tav_ordinanza_del_prefetto_via_all_ampliamento_del_cantiere_in_val_susa-238067098/

Disposti divieti di circolazione in alcune strade della zona

09 ottobre 2019

 Tav, ordinanza del prefetto: via all'ampliamento del cantiere in val Susa

Il cantiere del Tav in Valle di Susa è sul punto di estendere il proprio perimetro. Lo si ricava dalla lettura di una ordinanza con cui la Prefettura di Torino, per scoraggiare o evitare iniziative di protesta del movimento No Tav, ha disposto il divieto di circolazione nelle ore notturne (dalle 20 alle 7) in un paio di strade che conducono verso le recinzioni. Il prefetto ha richiamato un rapporto della questura dove si fa presente che “i prossimi futuri sviluppi di espansione del cantiere” riguardano da un lato la Valle Clarea, nel territorio del Comune di Giaglione, e dall’altro la zona della centrale elettrica di Chiomonte. La “costante prosecuzione dei lavori”, secondo la questura, è destinata a mantenere “continuo” l’interessamento dei No Tav “così come degli aderenti a sodalizi di matrice antagonista”.

La questura, oltre ad affermare che nei prossimi mesi sono previsti “raduni” che potrebbero sfociare in “momenti di tensione tali da determinare un forte pericolo di compromissione del contesto dell’ordine e della sicurezza pubblica”, fa presente che in Valle Clarea è presente una “attendamento” dei No Tav, chiamato “Campo delle Bandiere”, dove “quotidianamente prendono posizione gruppi di persone ostili alla realizzazione dell’opera che pongono in essere condotte provocatorie e di disturbo all’indirizzo delle forze di polizia e degli stessi operai presenti all’interno del cantiere”.

Fine prima parte della galleria di servizio: 9.000 metri di galleria, 1,5 miliardi di euro di buco

http://www.notav.info/post/fine-prima-parte-della-galleria-di-servizio-la-reazione-dei-francesi-9-000-metri-di-galleria-15-miliardi-di-euro-di-buco/?fbclid=IwAR1Sk7vpzo5pyVhwAI6y27fyx3uIsA2lgTi0oz_XYckBTEohu94xNKg8E8E#.XYjXASVvkA4.facebook

notav.info

post — 23 Settembre 2019 at 16:28

Riportiamo di seguito la traduzione del comunicato dei notav francesi sul completamento dei primi 9 km di una delle due canne di servizio del TAV accolto in pompa magna dalla stampa italiana


Lunedì 23 settembre la società TELT  ha annunciato la fine dello scavo di una galleria di 9 km del tunnel transfrontaliero cominciato 3 anni fa e presentato come “studio preparatorio” del progetto della nuova linea ferroviaria Lione-Torino per ottenere maggiori finanziamenti dall’UE.

Il progetto è già costato un miliardo e mezzo per degli studi preparatori che erano stati preventivati a 371 milioni!!!

Tutto questo, nonostante da 20 anni le grandi amministrazioni hanno unanimemente cassato il progetto di una seconda linea tra Torino e Lione constatando che la ferrovia esistente permette di rispondere a tutti i bisogni.

– Dal 1998, il rapporto dell’Ingénieur Général des Ponts et Chaussées Christian Brossier (https://lyonturin.eu/documents/docs/Brossier%201998.pdf) : “cominciare con la realizzazione del tunnel di base, che avrebbe una capacità sarebbe di molto superiore a quella delle tratte a nord e a sud significherebbe mettere il carro davanti ai buoi

– Nel 2003, l’Inspection Générale des Finances (http://lyonturin.eu/documents/docs/ponts%20et%20chaussee.pdf): nonostante siano fondati su presupposti metodologici discutibili, i risultati attualmente disponibili mostrano chiaramente che non è la redditività socio-economica che può giustificare questo progetto” ed “è improbabile che le infrastrutture esistenti siano sature nel 2015 ed è ancora troppo presto per prevedere quando lo saranno

– A queste conclusioni negative sul progetto Lyon-Turin bisogna aggiungere quelle della Corte dei conti, dell’Autorità ambientale e, recentemente, nel febbraio del 2018, del Conseil d’Orientation des Infrastructures che scrive “le caratteristiche socio-economiche appaiono a questo stadio chiaramente sfavorevoli” e non iscrive il progetto Lyon-Turin nei suoi tre scenari di programmazione degli investimenti.

In tutta impunità, i responsabili politici hanno ignorato queste conclusioni e la popolazione non ne è stata informata nelle inchieste pubbliche in spregio alle regole di consultazione. (…)

Il Lyon-Turin è un FIASCO ANNUNCIATO:

– Un costo 10 volte più caro di quanto preventivato

– 20 anni di decisioni politiche contrarie a ogni raccomandazione che veniva dalle amministrazioni

– Un ritardo di diverse decine d’anni con la messa in servizio che era prevista nel 2012

– Un finanziamento sconosciuto a oggi

– Delle previsioni completamente falsate sull’andamento del traffico merci

A due anni dalla venuta di Elisabeth Borne a Chamonix nulla è stato fatto per portate le merci dalla gomma al ferro mentre gli studi dimostrano che è possibile, già da oggi, ridurre di centinaia di migliaia di unità il numero di camion sulle strade alpine, mentre la Federazione nazionale dei trasporti (FNTR) chiede delle navette ferroviarie tra la Francia e l’Italia. La linea esistente dal 2002 ha beneficiato di lavori per un miliardo di euro e il solo risultato di queste politiche è stato di far passare il numero di treni merci dai 120 di allora ai 20 di oggi. Invece di finanziare le navette ferroviarie et l’adattamento del parco veicoli degli autotrasportatori, il miglioramento delle qualità dell’aria della valle di Chamonix serve a finanziare un maggiore inquinamento della Valle della Maurienne e il raddoppio del tunnel del Frejus (promosso dagli stessi che spingono il progetto Torino-Lione).

Mentre i giovani prendono parola sul clima, e la siccità a effetti visibili sulle nostre montagne e i nostri fiumi, il Lyon-Turin è all’opposto della politica urgente che bisogna portare avanti e che bisogna urgentemente finanziare.

Oltre al disastro finanziario questo progetto è un disastro ambientale e niente giustifica l’estasi davanti alla “performance” come se fossimo nel XIX secolo.

23/09/2019 – http://lyonturin.eu/

 

Cade l’ultimo diaframma del primo tratto di Tav, ma alla cerimonia assente il governo italiano

https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/09/23/news/tav_cade_l_ultimo_diaframma_del_primo_taratto_del_tunnel_della_torino-lione_ma_alla_cerimonia_assente_il_governo_italiano-236716316/?fbclid=IwAR3BCPb9Xfk3A-yO0zap91RA_4-FhUxyk01SS0t9MHqT481x0Xctfy0mE-g

Cade l'ultimo diaframma del primo tratto di Tav, ma alla cerimonia assente il governo italianoLa talpa Federica distrugge il diaframma nel tunnel Tav

Presente il ministro francese ai trasporti. L’assenza dell’esecutivo Conte spiegata con “problemi organizzativi”

di ALESSANDRO CONTALDO, PAOLO GRISERI e DIEGO LONGHIN

23 settembre 2019

Nessun rappresentante del nuovo governo oggi alla cerimonia per la caduta dell’ultimo diaframma dei primi nove chilometri della galleria transfrontaliera del futuro collegamento Torino- Lione. Si tratta dello scavo della galleria  di Saint-Martin-la-Porte in Savoia. Così nasce l’idea che come è già accaduto con il governo giallo-verde, anche quello giallo-rosso snobbi la Tav. Dopo 21 minuti di scavo è caduto l’ultimo strato di roccia che separa i primi 9 chilometri di scavo della maxi-galleria della Tav Torino-Lione dalla gigantesca camera sotterranea dove la fresa sarà smontata e da dove partiranno le altre frese per proseguire l’opera, la cui entrata in servizio è prevista nel 2030. I

La talpa Federica buca il primo tratto della Tav, ma il governo italiano non c’è

l pulsante che ha dato il via all’ultimo scavo è stato premuto dal ministro dei Trasporti francese Jean Baptiste Djebbari e dai sindaci dei Comuni francesi di Saint Martin de la Porte e Saint Jean de Maurienne.  Dopo la caduta della parete di roccia sono state sventolate le bandiere della Ue  della Francia e dell’Italia. Il ‘tunnel di base sarà realizzato per 45 chilometri in Francia e per i restanti 12,5 in Italia. Il costo dell’intera opera è di 8,6 miliardi di euro al 50% pagato dalla Ue.

 

Gli operai sono scesi dalla fresa Federica portando le bandiere d’Europa, di Francia e di Italia e sono stati accolti dalle autorità. Tra i lavoratori una sola donna, Cristina, a cui il presidente di Telt Hubert du Mesnil ha consegnato la chiave della fresa Federica in riconoscimento di tutto il lavoro fatto in questi anni. Il direttore generale di Telt Mario Virano ha ringraziato “lavoratori, imprese, ingegneri e maestranze per l’impegno collettivo straordinario che ci ha consentito di superare grandi difficoltà incredibili. Questo è stato uno dei lavori di scavo in galleria più complicati al mondo”.” E’ un grande risultato – ha aggiunto – I primi 9 chilometri dei 115 totali, la prima tappa per riuscire a completare l’opera che permetterà di lanciare il Corridoio Mediterraneo”.

Telt, la società che dovrà realizzare l’opera, prova a giustificare l’assenza di rappresentanti dell’esecutivo a causa dell’organizzazione all’ultimo dell’evento: “La progressione dello scavo di Federica non era certa – spiegano – per cui abbiamo dovuto vedere di giorno in giorno”

Le infrastrutture utili non sono le grandi opere care a Confindustria

https://ilmanifesto.it/le-infrastrutture-utili-non-sono-le-grandi-opere-care-a-confindustria/?utm_term=Autofeed&utm_medium=Social&utm_source=Facebook&fbclid=IwAR1-U6fuPNJ2tjetz21miihTsZoxMTfbRkuhmxVuBIxCogA4_qPErQmZmus

manifesto

Nuovo Governo. Non possiamo applaudire Greta Thunberg, riempirci il petto di slanci ambientalisti e poi ritornare alle vecchie politiche come se nulla fosse

Si tratta in genere di operazioni che a fronte di cospicui guadagni delle imprese, mobilitano alcuni settori economici come quelli del cemento e di materiali di costruzione, creano un certo stock di posti di lavoro temporaneo, soprattutto di bassa qualità, e sconvolgono per sempre pezzi di habitat della penisola. Se non rientra nella logica di questo business, l’opera in Italia, non si fa.

Non a caso il raccordo ferroviario che avrebbe connesso il porto di Gioia Tauro al resto della Penisola non è stato realizzato. Ora, poiché su questo terreno il Pd rischia di entrare in conflitto con l’alleato di governo, proviamo a indicare che cosa possono essere le infrastrutture in Italia nella fase attuale.

UNA FASE, LO RICORDIAMO agli uomini di Confindustria, ai dirigenti dei partiti, agli economisti e ai giornalisti, nella quale non si può fare più economia come un tempo, quando si consumava territorio, bene comune sempre più raro e prezioso, come se fosse infinito, come se il suo consumo non avesse influenza sul clima che deciderà della nostra vita a venire su questo pianeta.

E dunque devo ritornare su un vecchio tema, reso sempre più attuale e drammatico col passare degli anni e dei mesi. Nella più completa indifferenza generale, la penisola italiana sta precipitando in uno del più gravi squilibri demografico- territoriali della sua storia. Mentre la maggiornza della popolazione si addensa, con le sue economie, i servizi, i traffici, lungo i versanti costieri, creando un caotico inurbamento, l’Italia interna si va spopolando.

L’ITALIA TUTTA, non solo quella del Sud. (Si veda il vasto affresco a più mani, con luci e ombre, Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, a cura di A.De Rossi, Donzelli).

Si tratta di un paradosso grandioso per più versi. Dal punto di vista storico, perché per millenni la nostra economia preminente, quella agricolo- pastorale, si è svolta in queste aree, dal momento che le pianure erano impaludate e malariche. Dal punto di vista presente, perché lasciamo milioni di ettari di terra all’abbandono, agli incendi, alle frane, alla desertificazione mentre potrebbero costituire aree di nuova agricoltura, di economie forestali avanzate.

Senza dire che non si abbandonano solo terre, ma anche paesi interi, cittadine, patrimoni abitativi anche di pregio, con manufatti storici e archeologici talora importanti Una vastissima area del Paese in crescente abbandono mentre noi cacciamo via come criminali, abbandoniamo nelle nuove bidonville ignifughe delle periferie urbane, i giovani migranti che potrebbero riabitarle.

DAL PUNTO DI VISTA DEL FUTURO perché con l’avanzare del riscaldamento climatico i territori di altura dell’Appennino e del preappennino diventeranno preziosi per le nostre economie agricole e non solo. Ebbene, una delle ragioni alla base dello spopolamento e dell’abbandono è visibile da tempo: l’isolamento.

La distanza dai luoghi dove sono insediati i servizi, le scuole, i presidi sanitari, ecc. Le persone che vivono nell’Italia interna non lascerebbero per nulla al mondo i centri dove sono nati, ma devono farlo se manca il lavoro, l’ospedale, la scuola, i legami sociali.

Ebbene, è qui che le infrastrutture finalizzate non al mondo degli affari, alla «crescita» e al consumo di suolo, possono svolgere un ruolo strategico di riequilibrio demografico, economico e sociale dell’intera Penisola.

LA COSTRUZIONE DI UNA RETE di linee ferroviarie leggere, vere metropolitane extraurbane, capace di collegare almeno i centri più importanti, potrebbe costituire l’intelaiatura per rivitalizzare in poco tempo l’intero territorio dell’Italia interna. Essa – insieme alla diffusione della rete e al telelavoro, strumento di accorciamento degli spazi, risparmio di tempo, spostamenti, Co2- costituirebbe la base strutturale per avviare il ripopolamento e soprattutto la fioritura di economie «nuove», vale a dire di agricolture non inquinanti, artigianato e piccola industria di trasformazione, produzioni forestali, turismo, ecc.

Ma tanti nuclei urbani possono diventare sede di ricerca scientifica avanzata, valorizzando edifici storici. Tutte economie che producono nuova ricchezza e soprattutto risultano compatibili con l’imperativo inderogabile che abbiamo davanti: il riscaldamento climatico che avanza a ritmi imprevisti dagli stessi esperti.

Non possiamo applaudire Greta Thunberg, riempirci il petto di slanci ambientalisti e poi ritornare alle vecchie politiche come se nulla fosse.

Oggi la propaganda non funziona più. Non si può far finta che le scelte economiche non abbiano un effetto ambientale. All’ignoranza abissale di tutto ciò che riguarda il territorio, connotato storico dei ceti dominanti italiani, non può più essere consentito di imporre il proprio punto di vista, prigioniero di un paradigma economicistico ormai esaurito.

Di fronte all’allarme globale, che cresce di giorno in giorno, non si può più giocare alcuna partita con le vecchie carte.

La vicenda esemplare di Luca e la giustizia nel paese del TAV

https://volerelaluna.it/tav/2019/09/15/la-vicenda-esemplare-di-luca-e-la-giustizia-nel-paese-del-tav/

Luca Abbà, da sempre in primo piano nella lotta contro la Nuova linea ferroviaria Torino-Lione è stato arrestato ed è da ieri nel carcere delle Vallette a Torino. Il titolo per cui è detenuto, in attesa della definizione del programma per l’esecuzione della semilibertà applicatagli dal Tribunale di sorveglianza torinese, è una condanna a un anno di reclusione per un episodio di (ritenuta) resistenza a pubblico ufficiale avvenuto nel lontano 2009 durante lo sgombero di una casa occupata. Ma l’arresto e il carcere non sono la conseguenza automatica della condanna, bensì una scelta del Tribunale di sorveglianza di Torino che si inscrive in modo evidente e inquietante nell’escalation di repressione del movimento No TAV.

Luca, infatti, una volta diventata definitiva la sentenza, aveva chiesto al tribunale di sorveglianza di scontare la pena in affidamento in prova al servizio sociale o in detenzione domiciliare. Soluzione del tutto naturale: la pena consentiva ampiamente le misure (applicate ogni giorno per fatti ben più gravi: ricordate Berlusconi in visita settimanale a un istituto per anziani?), la condanna aveva per oggetto un reato di entità modesta, Luca «non ha altri precedenti o pendenze» (e le ultime denunce, sempre per fatti di lieve entità, «si fermano al 2017»), è sposato, ha un figlio di quattro anni e «svolge attività di coltivatore diretto su terreni di proprietà o dati in comodato, ricavandone ortaggi, foraggio e legna che rivende nei mercati locali, essendo titolare di una ditta regolarmente censita alla Camera di commercio» (i passi virgolettati sono tratti dall’ordinanza del tribunale torinese). Caso di scuola – verrebbe da dire – di concedibilità delle misure alternative, la cui finalità è quella di assicurare l’inserimento sociale del condannato e la prevenzione del pericolo di commissione di altri reati (agevolati, al contrario, da una carcerazione che lo sradicherebbe dal lavoro e dalla famiglia). C’era, dunque, da attendersi una concessione de plano, senza neppur troppe parole di motivazione.

E invece no. La richiesta è stata respinta. Luca – scrive il Tribunale – non può avere l’affidamento in prova (e neppure la detenzione domiciliare) perché è un No TAV. C’è da non crederci ma è così. Lo si comprende sin dall’incipit dell’ordinanza:

«Non risultano altri precedenti, né pendenze. Peraltro le informazioni inviate dalle Forze dell’ordine evidenziano che [Luca] è un noto esponente del movimento anarchico-insurrezionalista, divenuto uno dei leader del Movimento No TAV e salito alla ribalta della cronaca nel 2012 quando, per protestare contro gli espropri dei terreni del cantiere di Chiomonte, si era arrampicato su uno dei tralicci dell’alta tensione e, rimasto folgorato, era precipitato da circa dieci metri di altezza, subendo un lungo ricovero ospedaliero e divenendo l’emblema della protesta No TAV».

Tutto sta in quel “peraltro”. Luca non ha riportato condanne e non ha pendenze ma è un “leader” del movimento No TAV, anzi è “l’emblema della protesta”. Per di più è un anarchico (anzi un anarchico “insurrezionalista”, ancorché non praticante, almeno a giudicare dai certificati penale e dei carichi pendenti, i soli che dovrebbero far fede in sede giudiziaria…). Dunque non c’è storia. È tutto chiaro sin dall’inizio ma, se ci fossero dei dubbi, ci pensa il seguito della motivazione a fugarli:

«Nonostante l’assenza di pregiudizi nel periodo successivo alla condanna, lo stile di vita dell’istante, pur caratterizzato dallo svolgimento di attività di lavoro, pare contrassegnato dalla attiva adesione a movimenti ideologici che propugnano le loro convinzioni con mezzi e modalità non sempre leciti e pacifici. La collocazione geografica del domicilio del soggetto coincide con il fulcro di uno di questi movimenti (NO TAV), il quale ha eletto il cantiere di Chiomonte per la realizzazione della futura linea ad Alta Velocità come teatro per frequenti manifestazioni e scontri con le Forze dell’Ordine. La vicinanza di tale luogo al luogo di dimora del condannato lo espone al concreto rischio di frequentazione di soggetti coinvolti in tale ideologia e di partecipazione alle conseguenti iniziative di protesta e dimostrazione, che a tutt’oggi divengono via via più frequenti, in misura proporzionale alle decisioni programmatiche del Governo Centrale in merito alla prosecuzione dei lavori sulla linea ferroviaria e che nell’ultimo periodo hanno avuto una ulteriore recrudescenza in occasione dello scontro fra i partiti della Lega e del Movimento 5 Stelle per la necessità o meno di realizzare l’opera. Pertanto, vista la presenza di denunce in epoca successiva al reato da espiare e la natura di tali notizie di reato (tutte attinenti alla sua adesione al movimento anarchico-insurrezionalista), si avvalora l’ipotesi che il soggetto sia tuttora saldamente legato alle frange estremiste di tale movimento e, se ammesso alla misura dell’affidamento in prova, possa utilizzare gli ampi spazi connessi alla esecuzione della misura per continuare la frequentazione di ambienti e soggetti a rischio di condotte illecite. La misura dell’affidamento in prova al servizio sociale appare quindi eccessivamente sproporzionata rispetto al grado di risocializzazione raggiunto dal soggetto, il quale non ha mai rescisso il suo legame con i personaggi e con l’ideologia all’origine della sua condotta illecita».

In sintesi: se sei No TAV, abiti in Alta Val Susa e non fai pubblica abiura delle tue convinzioni e dell’adesione al movimento di opposizione alla Torino-Lione non puoi avere misure alternative al carcere, anche se sei socialmente ben inserito, hai un’attività lavorativa risalente (e faticosa), sei incensurato, non hai procedimenti pendenti e non hai riportato denunce negli ultimi due anni! L’affermazione di principio non potrebbe essere più esplicita e non è certo mitigata dalla concessione di ufficio di una semilibertà non richiesta e palesemente incongrua ché Luca dovrà lavorare a oltre 60 km dal luogo di detenzione (non essendoci carcere più vicino) e sarà vincolato a orari inconciliabili con le caratteristiche di un’attività agricola legata al clima e alle stagioni e con gli spostamenti necessari per seguire i mercati.

Ma non importa. Quel che conta è “sorvegliare e punire”. E, poi, dare un esempio. Il movimento No TAV è avvisato.

Così funziona la giustizia nel bel paese del TAV.

Arrestato il “No Tav” Abbà, rimase folgorato durante una protesta al cantiere di Chiomonte

https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/09/14/news/arrestato_il_no_tav_abba_rimase_folgorato_durante_una_protesta_al_cantiere_di_chiomonte-236022051/

Deve scontare un residuo di pena per un episodio che risale a dieci anni fa

14 settembre 2019

E’ stato arrestato Luca Abbà, noto attivista No Tav che nel 2012, durante una protesta al cantiere di Chiomonte dell’alta velocità ferroviaria, si era arrampicato su un traliccio dell’alta tensione per protestare contro gli espropri in Valle di Susa ed era rimasto folgorato. Per giorni rimase tra la vita e la morte rischiando di diventare la prima vittima  della partita Tav.
I carabinieri della stazione di Chiomonte gli hanno notificato l’ordine di esecuzione di una condanna. Accusato di resistenza a pubblico ufficiale per un episodio accaduto aTorino nel 2009, deve scontare un residuo pena di un anno in regime di semilibertà. Il suo avvocato aveva chiesto la messa in prova ai servizi sociali o in alternativa gli arresti domiciliari. Ma la richiesta è stata respinta.

HANNO ARRESTATO LUCA ABBA’

Questa sera ci siamo trovati al Cels per ragionare un po’ su quello che è accaduto oggi a Luca, abbiamo buttato giù queste righe per spiegare l’accaduto.

Oggi Luca è stato portato dai carabinieri di Chiomonte in carcere alle Vallette, per scontare una pena definitiva di un anno per resistenza a pubblico ufficiale durante uno sgombero di una casa occupata a Torino, risalente al 2009.
La difesa aveva chiesto di applicare una misura alternativa al carcere – a cui possono accedere tutti i condannati ad una pena inferiore ai 4 anni – come l’affidamento in prova o gli arresti domiciliari con la possibilità di lavorare, per permettere a Luca di mantenersi.
Il giudice di sorveglianza, invece, ha disposto la semilibertà, una misura che solitamente è usata per permettere a chi sta scontando una lunga detenzione di uscire dal carcere, comunque insolita per chi deve scontare una pena breve. Tale misura prevede la possibilità di uscire dall’istituto di detenzione per poter svolgere attività lavorative durante il giorno e farvi rientro la notte.
Le motivazioni del rigetto degli affidi e dei domiciliari sono allarmanti, perché sono di natura politica e non giuridica. Il giudice infatti ha ritenuto che: “La collocazione geografica del domicilio del soggetto (Cels fraz. di Exilles) coincide con il fulcro di uno di questi movimenti (NO TAV), il quale ha eletto il cantiere di Chiomonte per la realizzazione della futura linea ad Alta Velocità, come teatro per frequenti manifestazioni e scontri con le Forze dell’Ordine”.
Il Tribunale prosegue sostenendo che il fatto di continuare a vivere a casa sua esporrebbe Luca “al concreto rischio di frequentazione di soggetti coinvolti in tale ideologia e di partecipazione alle conseguenti iniziative di protesta e dimostrazione, che a tutt’oggi divengono via via più frequenti, in misura proporzionale alle decisioni programmatiche del Governo Centrale in merito alla prosecuzione dei lavori sulla linea ferroviaria e che nell’ultimo periodo hanno avuto un’ulteriore rescrudescenza in occasione dello scontro fra i partiti della Lega e del Movimento 5 Stelle, per la necessità o meno di realizzare l’opera”.
Luca in questo momento si trova in carcere e vi rimarrà finché non verranno definite le concrete modalità di esecuzione della pena.
Ci sembra evidente che tale misura abbia il solo scopo di isolare un compagno da un contesto di lotta e di solidarietà. Tocca a noi adesso far sì che questo non avvenga, attraverso una mobilitazione specifica e attraverso la continuazione con maggiore convinzione della lotta.
Luca libero, tutte libere, tutti liberi.

TAV, FREDIANI (M5S): “LA REGIONE SMONTA LA FAVOLA DEL FREJUS NON SICURO. PRESTO UNA VERIFICA”

 

Si smontano le favole pre elettorali della lobby Si Tav. Oggi in commissione, rispondendo ad una mia domanda, l’assessore ai trasporti Gabusi ha candidamente ammesso di non avere notizie in merito alla presunta pericolosità del traforo del Frejus. 

Lo stesso assessore di centrodestra ha affermato che i paragoni con il Ponte Morandi di Genova (Foietta) potrebbero essere attribuiti agli eccessi della competizione elettorale. Gabusi ha inoltre manifestato l’intenzione di avviare, attraverso la struttura regionale, una richiesta di verifica sulla sicurezza di questa infrastruttura. 

Attendiamo con impazienza l’esito di questa verifica, pronti a darne massima diffusione. Pensiamo che la sicurezza di un’infrastruttura non debba essere oggetto di opinioni né piegarsi a volontà politiche di qualsiasi genere. 

Francesca Frediani, Capogruppo regionale M5S Piemonte

Ufficio Stampa
MoVimento 5 Stelle
347 4575827

Tav, assolto attivista che lavora in Val di Susa: foglio di via poco motivato

https://tg24.sky.it/torino/2019/09/17/tav-attivista-assolto-foglio-via.html?fbclid=IwAR2an_JB0_azocfSq3VCVKIZ7oBmMVyO3fNHe3qJ0CUIsd8NeT4JyqmH6VE

Luca Anselmo, 35 anni, era stato colpito dal provvedimento nel 2015 ma l’anno successivo è stato visto nei pressi del cantiere di Chiomonte in occasione di tre iniziative No Tav. Per il giudice il foglio doveva essere giustificato con maggiori particolari 

Il giudice Lucilla Raffaelli ha assolto Luca Anselmo, 35 anni, storico attivista No Tav, dall’accusa di aver violato il foglio di via spiccato nei suoi confronti (COS’È LA TAV). Secondo il magistrato, il provvedimento preso dalla questura doveva essere motivato con maggiori particolari: Anselmo, infatti, lavora in Valle di Susa come “accompagnatore turistico nella Regione Piemonte” ed è anche proprietario di una quota di un terreno nella zona di Chiomonte (Torino), comune dal quale l’esponente del movimento contrario alla Torino-Lione era stato allontanato.

Foglio di via emesso nel 2015

La questura aveva applicato ad Anselmo il foglio di via dal territorio del Comune di Chiomonte nel 2015, ma l’anno successivo, l’attivista era stato visto in occasione di tre iniziative No Tav (i cosiddetti ‘apericena resistenti’) nei pressi del cantiere, motivo per il quale era stato rinviato a giudizio. La Procura aveva chiesto nove mesi di arresto. Durante l’udienza, Anselmo, che risiede a Chianocco e che al processo è stato difeso dall’avvocato Danilo Ghia, ha affermato di essere proprietario di un piccolo appezzamento proprio a Chiomonte e di svolgere “attività di ricerca faunistica e di accompagnatore turistico nella Regione Piemonte”, presentando anche un tesserino.

Motivazioni insufficienti

La Questura ha anche fatto presente che a carico dell’imputato figuravano “plurime partecipazioni a episodi cruenti in Valle di Susa” e numerose segnalazioni per “violenza privata, rapina, interruzione di servizio pubblico, danneggiamento, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, accensioni pericolose” (anche se è “formalmente incensurato”). Tuttavia, secondo il giudice non è sufficiente: dal foglio di via non si capisce perché “avrebbe dovuto essere necessariamente impedito o essere reso sensibilmente più difficoltoso l’esercizio della professione”. Inoltre, affermare che “un simile onere motivazionale graverebbe la Questura di uno sforzo argomentativo insostenibile” non serve in quanto l’obiezione riguarda “ragioni pratiche estranee al contesto normativo e ai superiori principi che governano l’azione della pubblica amministrazione”. Secondo il giudice,  occorrevano maggiori verifiche: si trattava solo di raccogliere “un minimo di informazioni”.