TAV, un voto parlamentare a favore del nulla

https://volerelaluna.it/tav/2019/08/09/tav-un-voto-parlamentare-a-favore-del-nulla/?fbclid=IwAR1x81MyABkCG_yprGzC2Hmlw0aQ0n_B8jKezIo9IOPXPAF0ojqOsSygFCA

Il via libera del Senato all’inizio dei lavori per il tunnel di base della Nuova linea ferroviaria Torino-Lyon, lungi dal chiudere la partita, apre una fase di opposizione ancora più intensa. Non (solo) per ragioni di principio ma perché le controindicazioni all’opera si fanno sempre più evidenti. Su alcune di esse mi soffermo qui, a integrazione di quanto già scritto nei giorni scorsi da Angelo Tartaglia.

Dal momento che la Francia – a seguito del “rapporto Duron” redatto dal Consiglio di orientamento delle infrastrutture (COI), e considerato il forte debito delle Ferrovie francesi (SNCF) di quasi 50 miliardi di euro, accumulato anche a forza di realizzare troppe linee per l’alta velocità – ha deciso di rinviare al 2038, cioè tra diciannove anni, la decisione se costruire o meno la linea ferroviaria ad alta velocità tra Saint Jean de Maurienne e Lyon, oggi  il progetto in discussione riguarda solo la costruzione del tunnel di base lungo ben 57 km e con doppia canna che, senza la costruzione della tratta francese, risulterebbe fine a se stesso e decisamente inutile, tranne, ovviamente, per chi lo vuole costruire con finanziamenti pubblici e realizzando interessi privati.

Il fatto che la Francia solo dal 2038 potrebbe eventualmente iniziare (in base a un’analisi sui volumi del traffico), non la costruzione, ma la progettazione di una linea ferroviaria che, per la sua complessità – ad esempio per i costi e i problemi tecnici legati al superamento del nodo di Chambery –, richiederebbe ingenti finanziamenti e tempi di realizzazione molto lunghi viene costantemente nascosto all’opinione pubblica italiana perché le linee editoriali dei media sul TAV sono subalterne agli interessi degli editori che coincidono, ovviamente, con quelli delle imprese interessate alla costruzione del tunnel.

L’opera, fine a se stessa da un punto di vista logistico, è un preziosissimo bancomat per accedere ai finanziamenti pubblici. Sui giornali si legge invece (sole eccezioni il Fatto Quotidiano e, in misura inferiore, il Manifesto) che la Francia è favorevole alla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lyon. In realtà la Francia al momento è favorevole solo alla costruzione del tunnel di base: e non potrebbe essere altrimenti dato che i vicini transalpini, abilmente e per la stupidità speculativa made in Italy, ne ha scaricato i costi sul nostro Paese. Infatti dei 57 km del tunnel di base (che diventano 114 per la doppia canna) ben 45 (cioè 90) sono in territorio francese e solo 12 (cioè 24) sul versante italiano ma è l’Italia a  pagare  il 60% della quota a carico dei due Stati, facendosi carico di costi che invece competerebbero alla Francia. Può sembrare incredibile ma è così.

Questa informazione è oscurata dai media che drogano l’immaginario collettivo dei cittadini con una infrastruttura inutile perché l’attuale linea ferroviaria è sotto utilizzata, anche se è stata  ammodernata nel corso degli anni e permette sia il traffico dei TGV (che non possono invece viaggiare per incompatibilità tecniche sulla linea ad alta velocità Torino-Milano) sia il traffico merci su TIR sui convogli Modalohr con pianale ribassato.

La presentazione e la discussione parlamentare di ben sei mozioni sul TAV dimostrano la disinformazione e la malafede di una classe politica che non può certo ignorare questi elementi, e che, da una parte, è subalterna agli interessi del “partito degli affari” (di cui fanno parte le varie lobbie finanziarie e industriali che condizionano al proprio interesse speculativo lo sviluppo del Paese) e, dall’altra, ha utilizzato il tema dell’alta velocità per meri calcoli elettorali con alta dose di miopia partitica.

Il 7 agosto 2019  è quindi andata in scena una commedia con una discussione parlamentare sul nulla e relative votazioni sempre a favore del nulla perché mancano ancora, e non c’è alcuna certezza in merito, la progettazione e il finanziamento della tratta francese Saint Jean de Maurienne-Lyon.

Detto con chiarezza, non si può essere a favore dell’Alta velocità Torino Lyon per il semplice motivo che questo progetto, nel suo complesso non esiste: manca la tratta nazionale francese e la tratta nazionale italiana risulta in piena confusione visto che il CIPE non ha mai approvato il progetto “low cost” sbandierato dal Governo Gentiloni. Non ha quindi senso essere a favore del nulla e, al contrario, l’opposizione non può che essere dura e intransigente.

Senza un perchè

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/08/09/senza-un-perche/5377975/?-X4ZNUh6fNz0

Riuniti davanti a un treno di mojito, Salvini e i suoi social-geni simpaticamente ribattezzati “Bestia” compulsano lo scusario leghista alla ricerca di un motivo valido e comprensibile per spiegare al popolo la crisi del governo più popolare del decennio. Per giunta, a Ferragosto. 

Salvini: “Dico che si vota perchè qualcosa si è rotto”.

Bestia: “Occhio, qualcuno sui social potrebbe risponderti: ‘Sì, le nostre palle’”.

S.: “Dico che è venuta meno la fiducia del Parlamento”.

B.: “Ma se lunedì l’abbiamo avuta persino su quella boiata del Sicurezza-bis”.

S.: “Ah già, allora dico che i 5Stelle dicono troppi no”.

B.: “Ma se dicono solo sì!”.

S.: “Ho trovato: i 5Stelle sono No Tav!”.

B.: “Bella scoperta, lo sono da sempre. Lo sapevi anche un anno fa quando hai firmato il Contratto col no alla Tav. A parte che pure noi eravamo No Tav. E poi la Tav, grazie agli amici del Pd, è passata”.

S.: “Ok, senti qua: via il governo perché c’è Toninelli”.

B.: “Matteo, buttiamo giù il governo ad agosto e alziamo lo spread per Toninelli? Dai, non se la beve nessuno”.

S.: “Già, meglio dire che sennò a settembre ci tocca tagliare 345 parlamentari”.

B.: “Ma è nel Contratto! E poi con che faccia difendiamo le poltrone della casta?”.

S.: “Uffa. Attacco lo stop alla prescrizione?”.

B.: “A parte che sta nel Contratto pure quello e l’abbiamo votato, lascia perdere: la prescrizione ha appena miracolato Bossi e mezzo miracolato Belsito. Sennò poi la gente si ricorda dei 49 milioni che abbiamo fatto sparire”.

S.: “Perfetto, allora dico che sono il politico più popolare e quindi devo fare il premier. Suona bene, c’è scritto pure sul logo della Lega e sul mio braccialettino”.

B.: “Non per contraddirti, ma nei sondaggi Conte sta sopra di te”.

S.: “Ah già, maledetta zecca. Allora dico che le Europee le ho vinte io, quindi si vota”.

B.: “Sì, Matteo, ma le hai vinte due mesi e mezzo fa e subito dopo hai giurato che il governo andava avanti, senza nemmeno un rimpastino. Ci vorrebbe qualcosa di più efficace, che scaldi il cuore del grande popolo sovranista”.

S.: “Ho trovato: si vota perchè fa caldo!”.

B.: “Matteo, metti giù il mojito: qui rischiamo di non spiegarci bene, così poi la gente crede che non siamo capaci di governare e pensiamo solo alla cadrega. Ci vuole una scusa inconfutabile”.

S.: “Eureka! Mi è apparsa la Madonna di Medjugorje e mi ha chiesto di far cadere il governo per il sacro cuore di Gesù!”.

B.: “Matteo, senza offesa: ti è apparsa a che ora?”.

di Marco Travaglio

I grillini siciliani sfidano Salvini: «Ferrovie al Sud, altro che Tav»

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Grandi opere. Il leader 5S in regione contro la Lega

Ferrovia siciliana

 Ferrovia siciliana

«Questo modo di fare di Salvini, da bullo di quartiere, mi ha stancato. Lui fa parte del partito del cemento, come Renzi e Berlusconi: sono quelli che vogliono il Tav, 20 miliardi di euro di un progetto vecchio per fare viaggiare le mozzarelle a 200 Km all’ora mentre in Sicilia lasciano a piedi i cittadini, costretti a viaggiare su treni a vapore senza aria condizionata»: è arrabbiato Giancarlo Cancelleri, leader del M5s siciliano, battuto alle recenti regionali da Nello Musumeci, anche se i pentastellati sono il primo gruppo all’Assemblea siciliana.

Cancelleri attacca: «Invece di sprecare soldi per il Tav, s’investa nelle ferrovie dell’isola. Basta, bisogna avere la schiena dritta per il bene del Paese. Se per farlo si deve staccare la spina al governo si faccia pure e torniamo a votare». Con il deputato Nuccio Di Paola, è partito in un tour su rotaia per documentare lo stato disastroso e antidiluviano dei collegamenti ferroviari sull’isola: «Ieri da Palermo per arrivare a Trapani abbiamo impiegato 4 ore per poco più di 100 Km. Oggi da Trapani raggiungiamo Agrigento ma, siccome qui non esiste il treno, faremo l’autostop a Castelvetrano e poi da Agrigento andremo a Ragusa: in treno ci metteremo 7 ore e mezzo per coprire 135 Km».

Cancelleri si rivolge ai suoi: «A Roma si stanno facendo delle riflessioni, vedremo. È indubbio che Salvini, tra cemento e mojito, non sta facendo un bel servizio al Paese. Parliamo di un ministro che invece di lavorare va in giro e quando va al Sud racconta bugie». E ancora: «Stiamo facendo questo tour per spiegare ai siciliani qual è la verità: Salvini prende i voti ma poi per il Sud e la Sicilia non c’è nulla, tutti i fondi vengono spesi al Nord. Parla di piano di rilancio del Sud mentre beve mojito nella costa ionica».

Salvini domenica sarà in Sicilia per il beach tour che toccherà Taormina, Catania e Siracusa. Cancelleri lo sfida: «Lo invito a salire con me nella littorina a gasolio, facciamo la tratta Gela-Ragusa. Il mojito lo offriamo noi. Non ci saranno le belle ragazze delle spiagge, in compenso il ministro toccherà con mano le condizioni disumane in cui i siciliano sono costretti a spostarsi».

DENUNCIATI 82 NO TAV PER LE PROTESTE DI LUGLIO AL CANTIERE DI CHIOMONTE

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DALLA QUESTURA DI TORINO 

Nei giorni scorsi, a seguito delle ultime iniziative contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino – Lione, con particolare riferimento alle manifestazioni organizzate in occasione del campeggio nazionale dei giovani No Tav e del Festival dell’Alta Felicità, sono stati denunciati dalla Digos 82 attivisti e sono stati adottati dal Questore di Torino 28 “fogli di via” dai Comuni di Giaglione e Chiomonte, dove sorge il cantiere Tav.
Questi ultimi provvedimenti di natura preventiva sono stati emessi anche a seguito del blocco stradale effettuato il 26 giugno in via dell’Avanà, nel comune di Chiomonte, per il quale sono stati denunciati 29 militanti, tra cui i leader del centro sociale Askatasuna.
Sono in corso indagini della Digos per individuare gli altri responsabili dei gravi episodi verificatisi nelle giornate del 19, 20 e 27 luglio 2019 e sono al vaglio ulteriori “fogli di via” e avvisi orali nei confronti di militanti antagonisti provenienti da altri contesti territoriali che avrebbero partecipato ad azioni di violenza.

FOTO / TAV, ECCO I LAVORI NELLA PIANA DI SUSA: VIABILITÀ RIVOLUZIONATA E NUOVI PONTI. SOTTO VIA MONTELLO CI PASSERANNO I TRENI AD ALTA VELOCITÀ

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VENERDÌ, 9 AGOSTO 2019

    


Una planimetria delle aree interessate dai cantieri per la Piana di Susa

di FABIO TANZILLI

SUSA – La nuova linea Tav attraverserà a cielo aperto la piana di Susa per circa 2,7 km. Nell’ambito del progetto promosso da Telt sono previste numerose opere su tutta l’area. La zona interessata viene descritta da Telt: “Parte dall’imbocco est del Tunnel di Base in località San Giuliano di Susa, sotto-passando la linea ferroviaria storica Torino-Susa, attraversando la Dora con un ponte ad arco e sotto-passando l’autostrada A32, fino ad arrivare alla zona autoporto, in cui verrà realizzata la nuova “Area tecnica e di sicurezza” di Susa, per poi tornare in galleria alle pendici dell’Orsiera, sotto cui dovrà essere realizzato il Tunnel di Interconnessione”.

Le opere da realizzare sono le seguenti:
– Nuove strade di servizio e definitive.
– Cavalcavia.
– Sottopassi.
– Scatolari idraulici e tombini circolari.
– Opere di sostegno.

LA RIORGANIZZAZIONE DELLA VIABILITÀ A SUSA

Da est a ovest saranno realizzati vari interventi sulla viabilità cittadina e delle frazioni, coinvolgendo via Montello, i sottopassi della linea storica Susa – Torino, la statale 25 e l’ex statale 24 e la frazione Traduerivi (nelle aree comprese tra l’ex statale 24 e il canale Coldimosso).

VIA MONTELLO SARÀ INNALZATA PER FAR PASSARE I TRENI DELLA TAV

Nelle immagini del progetto che pubblichiamo in quest’articolo, via Montello è la strada di colore verde. Tetl intende cambiare l’altimetria della strada, “per consentire il passaggio al di sotto della nuova linea Tav”. La via sarà prolungata fino all’incrocio “con la strada locale a servizio di borgata Ambruna”.

Via Montello sarà quindi innalzata: per raggiungere questo obiettivo “sarà interrotta la viabilità esistente e realizzata una viabilità alternativa, a nord, per mantenere il collegamento”. Telt annuncia che sarà anche spostata “la viabilità di accesso a borgata Braide e a San Giacomo”. Via Montello sarà strategica anche per “l’accesso al cantiere dell’imbocco est del tunnel di base”:

L’INNALZAMENTO DELLA LINEA FERROVIARIA SUSA – TORINO

Sarà innalzata anche una parte della linea storica tra Susa e Torino, per consentire – al di sotto – il passaggio della nuova linea Tav e realizzare una fermata per lo scambio dei passeggeri presso la futura stazione internazionale. L’innalzamento della linea avverrà per un tratto di circa 1,2 chilometri e “sarà variabile, con una punta massima di 7 metri, in corrispondenza della fine della banchina della nuova stazione di Susa, sul lato Bussoleno”.

Lo scavalcamento della nuova linea Tav sarà realizzato attraverso “una struttura scatolare in cemento armato poggiante su pali”. Nel tratto rimanente, “l’innalzamento della linea storica viene realizzato in rilevato, con muri ad altezza variabile”. Con un nuovo ponte metallico di 75 metri sarà innalzata la linea storica anche nel tratto in cui dovrà scavalcare l’autostrada, dove ci sono i muri monolitici.

A causa di tutti questi lavori, la linea ferroviaria Susa – Torino sarà interrotta per un periodo e “dovrà essere sospesa per 2-3 mesi”.

Saranno rifatti due sottopassi, per mantenere almeno il collegamento ciclopedonale e viario. Per collegare via Montello con la statale 25 sarà creato un nuovo sottopasso, che sostituirà quello esistente, “in corrispondenza dell’incrocio tra lo svincolo autostradale e la statale 25”. “Su richiesta del Comune di Susa – aggiungono da Telt – sarà rifatto anche il sottopasso che collega borgata Amrbuna alla statale 25, la cui altezza sarà incrementata a 3,9 metri (ora è di 2,5 metri)”.

GLI INTERVENTI SULLA STATALE 25

Nelle cartine del progetto è la tratta colorata di blu: gli interventi coinvolgeranno 1 km di strada: dalla nuova rotatoria “A1” che sarà costruita vicino all’accesso dell’autostrada alla rotatoria “8”, che grazie “a un nuovo sottopasso permetterà il collegamento con l’ex statale 24 e la strada per la borgata Ambruna”.

LE NUOVE OPERE DA SUSA A BUSSOLENO: ROTONDE A VOLONTÀ

Telt ha messo in elenco tutti questi interventi:

– Modifiche alla viabilità per consentire il nuovo collegamento con gli impianti sportivi in regione Prioriale

– Nuova rotonda A1 (citata sopra) per collegarsi con l’ex statale 24: attualmente la viabilità “è a senso unico in direzione Dora” e diventerà a doppio senso di marcia.

– Un “primo tratto di 540 metri” con il nuovo scavalco dell’A32 e sottopasso per la linea Tav, tra la futura rotonda A1, l’attuale incrocio di collegamento con l’autostrada e via Montello.

– Un breve tratto di strada (80 metri) per raccordarsi con il futuro innalazamento.

– Un breve tratto di strada (70 metri) “fino all’incrocio con borgata Ambruna, con l’adeguamento della viabilità e la nuova rotatoria di San Giuliano (rotatoria “B”), che consentirà il collegamento della statale 25 con l’area della futura stazione internazionale, con via Montello e con via Frazione San Giuliano”.

UN TRATTO DELL’EX STATALE 24 SARÀ DEVIATO

L’attuale tratto di ex statale, ora strada provinciale 24, sarà spostata perchè attualmente “interferisce con l’area tecnica della nuova linea Tav, in corrispondenza della frazione Traduerivi e del centro di guida sicura Motoroasi”. Per questo motivo sarà fatta una deviazione e sarà spostata ” “in un corridoio a sud dell’autostrada A32 e a nord della futura area tecnica” scrive Telt.

La futura variante della 24 “si sviluppa per 1,5 km, a partire dalla nuova rotonda “C” già prevista dalla Provincia di Torino nei pressi dell’ingresso autoporto” fino alla rampa sud del sovrappasso Cattero sull’A32.

La nuova rotonda “C” permetterà la riorganizzazione della viabilità locale nella zona Blangetti – Traduerivi. “Dalla rotonda, la nuova strada raggiunge con una rampa la quota dell’autostrada, poco prima del sovrappasso sulla nuova linea Tav – scrive Telt – quindi rimane affiancata all’autostrada fino al viadotto Cattero”.

IL NUOVO PONTE DORA PER I TRENI DELLA TAV


Il ponte della Dora a Susa

Telt intende realizzare il ponte metallico ad arco sulla Dora, con una campata di 93 metri. Il ponte ospiterà i due binari della nuova linea Tav, per una larghezza di 15 metri e un’altezza di 23 metri.

IL NUOVO PONTE DORA OVEST BUSSOLENO

Un altro nuovo ponte Dora Ovest sarà realizzato sulla Dora, a fianco del ponte già esistente sulla linea storica. “Accoglierà il binario dispari deviato della liena storica, e il binario dispari dell’interconnesione” spiega Telt. Il nuovo ponte sarà in acciaio, sarà alto 11 metri e largo 15.

IL VECCHIO PONTE VERRÀ DEMOLITO

Telt prevede la demolizione dell’altro ponte della linea storica, realizzato nell’800, per costruirne uno nuovo simile al ponte Dora Ovest. Ospiterà il binario pari dell’interconnesione e una strada di emergenza per l’accesso da Bussoleno.

C’è un allarme clima e loro fanno il Tav

 https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/08/09/ce-un-allarme-clima-e-loro-fanno-il-tav/5378128/?fbclid=IwAR32ZvSbAn7_vlkE-xleCdS9YIN20V_3BxqlNofP-lQUF_IaT–YidVsDZM

di  | 9 AGOSTO 2019

È uscito ieri a Ginevra il Rapporto Speciale del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (Ipcc) su desertificazione, degrado del suolo, gestione sostenibile del territorio, sicurezza alimentare e flussi di gas a effetto serra negli ecosistemi terrestri. Nulla di nuovo sotto il sole, se non l’ennesima riconferma, certificata da 195 Paesi, che le preoccupazioni già espresse da decenni sulle relazioni tra clima, agricoltura, cibo e popolazione sono purtroppo reali e incombono sul futuro dell’Umanità.

Circa il 23% delle emissioni di gas serra proviene da agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo, come deforestazione e cementificazione, e se si estende il calcolo all’intera filiera alimentare globale fino al consumo individuale, si arriva al 30% delle emissioni antropogeniche di gas serra. Una quantità enorme, che include l’intollerabile spreco del 30% del cibo prodotto in un mondo dove 821 milioni di persone soffrono ancora di denutrizione. La nostra dieta incide sul clima: un eccessivo consumo di carne, soprattutto bovina, aumenta le emissioni di metano e incalza la deforestazione tropicale per coltivare foraggio, e la globalizzazione di produzione e lavorazione del cibo ne aumenta il trasporto dai quattro angoli del pianeta.

I circa 5,3 milioni di chilometri quadrati di terreno agricolo mondiale, corrispondenti alla superficie dell’Europa continentale, richiedono crescenti apporti di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi, e si appropriano del 70% dell’acqua dolce utilizzata dall’umanità. Una pressione senza precedenti nella storia, che minaccia il clima, la salute umana e la biodiversità, soggetta ormai alla sesta estinzione di massa. D’altra parte, se il settore agroalimentare è pesantemente responsabile del riscaldamento globale, gli stessi fenomeni climatici estremi impatteranno proprio sulla produzione di cibo. Siccità, temperature troppo elevate, precipitazioni alluvionali, tempeste, incendi, diffusione di parassiti, aumento del livello dei mari per la fusione dei ghiacci polari con sommersione di zone costiere, saranno causa di una riduzione della produzione alimentare mentre la popolazione globale, oggi a quota 7,7 miliardi di individui vola verso gli 11 miliardi a fine secolo. In questo quadro già oggi instabile, è verosimile che aumentino drasticamente i movimenti migratori dai paesi poveri, soprattutto quelli aridi, più soggetti a carestie ingestibili.

Il Mediterraneo e l’Italia sono molto esposti alla severità del cambiamento climatico, già oggi si contano i danni alla nostra agricoltura di qualità, in futuro la pianura padana potrebbe inaridirsi nei mesi estivi e la viticoltura nazionale subire un grave colpo. I 46 gradi raggiunti a fine giugno in Provenza hanno disseccato interi vigneti, un anticipo di quanto nei prossimi anni sarà sempre più frequente. Sono dati che dovrebbero indurre qualsiasi governo saggio a occuparsi immediatamente di un articolato programma di resilienza, mitigazione e adattamento a questi scenari, che rischiano di mettere in ginocchio le generazioni più giovani. Ma come tanti altri rapporti che la scienza internazionale ha già sfornato su questi temi, anche questo finirà in un cassetto.

I nostri parlamentari hanno attribuito tutto il loro impegno all’anacronistica perforazione di un massiccio alpino, invece che a elaborare strategie utili a evitare il collasso climatico, ambientale, alimentare e sociale ben inquadrato nel rapporto delle Nazioni Unite, ma pure dagli stessi organi tecnici dello Stato. Quante volte Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha ammonito il governo sul devastante consumo di suolo fertile non rinnovabile che deve garantire la sicurezza alimentare al nostro Paese? Eppure vai con lo sblocca cantieri! Sembra che betoncar ed escavatori siano l’unico obiettivo della nostra economia, ormai molto simile a colui che sega il ramo sul quale è seduto. Invece di mettere in atto una politica di efficienza energetica, riduzione delle emissioni, agricoltura sostenibile, riduzione del consumo di suolo, protezione del delta del Po dall’aumento del livello marino, riparazione degli acquedotti colabrodo, temi contenuti nella Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici da anni depositata al Ministero dell’Ambiente, noi dobbiamo assistere a improbabili alleanze di destre e sinistre accomunate soltanto dalla ripugnante spoliazione del malato terminale: invece di curarlo, gli rubano più in fretta possibile anelli e denti d’oro.

Con una destra negazionista che ignora i problemi climatici e ambientali, una sinistra che si fa paladina di Greta Thunberg e poi dà man forte a costruire l’inutile supertunnel Susa-Saint-Jean- de-Maurienne che emetterà almeno dieci milioni di tonnellate di Co2 contribuendo ad accelerare la catastrofe climatica, e in mezzo un micropartito verde che non approfitta di questo incredibile momento storico per riqualificarsi e conquistare i milioni di italiani che forse lo voterebbero se fosse presentabile. Si salvini chi può.

di Luca Mercalli

Tav, Cirio rinuncia alla giunta a in Val Susa per timore di contestazioni

https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/08/08/news/tav_cirio_rinuncia_alla_giunta_a_in_val_susa_per_timore_di_contestazioni-233165074/?fbclid=IwAR1605S96D7I1VFPRlxD16lzkFvcBeXkiOMHP5BNydjOU5gARV_Lmp-jJH4

Annullata per questioni di ordine pubblico la riunione a Chiomonte dove i No Tav hanno annunciato un presidio di protesta

di CARLOTTA ROCCI

08 agosto 2019
 

Non si svolgerà in Valle di Susa, come previsto in un primo momento, ma a Torino la giunta della Regione Piemonte convocata per discutere della Torino-Lione, con la partecipazioni degli ex commissari della Torino Lione, Mario Virano e Paolo Fojetta. La decisione è stata annunciata dal governatore, Alberto Cirio, che ha motivato la decisione con  ragioni di tipo “logistico e di ordine pubblico”, Si temonp pesanti contestazioni da parte dei  No Tav Che avevano annunciato per domani, in concomitanza con la giunta, un presidio in Val Susa, dopo il voto del Senato che ha dato via libera all’alta velocità.

Per evitare altre occasioni di contrasto, il governo regionale di centrodestra  ha cambito programma. “Domani sarò al cantiere di Chiomonte, alle 12.30, per un sopralluogo con gli assessori. Poi torneremo a Torino per la giunta, nella sede dell’Ires”. All’ordine del giorno lo stato dell’arte dei lavori della Torino-Lione e le opere di compensazione.
“Le opere di compensazione sono parte integrante della Tav, che ormai mi sento di dire che è stata sbloccata. I lavori partiranno – aggiunge Cirio – Io ho ereditato un accordo sottoscritto da Telt e dalla vecchia giunta regionale. Ora ripartiamo da lì: voglio confrontarmi con i sindaci del territorio valsusino, che sono i veri protagonisti, per capire se le opere che avevano indicato sono ancora prioritarie”

Beppe Grillo Vs Perino un commento

https://www.tgvallesusa.it/beppe-grillo-vs-perino-un-commento/?fbclid=IwAR34JVRaA7KS3vJQYb7LmHiFlp-taRrIOFSCrtHS9n8dMn-SU2BLkI1b4pA

Tgvallesusa

di Orso Grigio – dal suo profilo FB, per gentile concessione

Rivolgendosi al leader dei no  Perino,  ha detto che “non avere i numeri per bloccare l’Alta velocità non significa tradire”
No, caro Beppe, non ci provare. Non con noi. Non siamo scappati di casa e nemmeno scesi dai monti con la piena. Abbiamo votato il M5S dopo scelte dolorose ma l’abbiamo fatto convintamente e lealmente.
E pretendiamo la stessa lealtà.

La chiusura del Tav doveva essere un punto fermo del programma, irrinunciabile, come e più del reddito di cittadinanza. Non abbandonata al destino di un’inutile analisi costi benefici e quindi ad un voto parlamentare che sarebbe stato comunque perdente visto che il Movimento era l’unico contrario. In quel programma si doveva sentire il peso maggiore del M5S, che aveva – e ha, cazzo – il doppio dei parlamentari della Lega.

E certe scelte andavano imposte, pena fermarsi al giro di ricognizione e annullare la gara. Quell’accordo era una cazzata e si doveva tornare subito al voto per costringere gli italiano a scegliere, ma questo è quello che penso io e non conta. Perciò torniamo ai fatti.

C’erano rapporti di forza evidenti in quel momento, e non solo numerici, e dovevano pesare. Altrimenti, ciao. Capisco i disastri di Casalino e della Castelli persa nel suo telefonino, che è stato come portare i passerotti al gatto (cit. Trautman), ma qualcosa di più andava fatto, ed era possibile.
Non si sperculano così gli elettori.

Così la Madre di tutte le promesse è diventata la Madre di tutti gli errori, che ha partorito poi tutta una progenie di disgrazie, dalla mancata autorizzazione a procedere contro Salvini al voto dell’altro giorno sul decreto sicurezza.
Ci siamo fatti zimbellare come polli.

E adesso, un’opera di cui non fregava, e non frega, un cazzo a nessuno, visto che se ne parla a vuoto dal paleozoico, già prima dell’era Berlusconi, verrà fatta, non perché diventata improvvisamente utile, ma solo per brandirla come lo scalpo del Movimento e attaccarla alla cintura dei trofei. E per mettere le basi di un appoggio esterno del pd al prossimo governo della Lega, così per essere del tutto sicuri che i 5S, e soprattutto chi si è fidato di loro, non rompano più il cazzo.

Gli errori si pagano. Forse i ragazzi non lo sapevano ancora, giovani, ingenui, un po’ storditi e abbacinati da quel boccone di potere, ma tu, come me, certe cose le sai. Avresti dovuto vigilare, consigliare. Gliel’avresti dovuto dire a Di Maio che stava facendo un mare di cazzate! Come un padre con un figlio.
E invece.

Ah, visto che ci siamo, sempre a proposito di cazzate giganti, vorrei chiederti quanto deve durare ancora quest’agonia. Cazzo, accetterete ancora l’umiliazione di farvi trattare a pesci in faccia per poi farlo decidere a Salvini quando staccare la spina? Neanche la dignità di togliervi dai coglioni avete!

Vedi, qui ci vorrebbe un vaffanculo, di quelli catartici, liberatori, che conosci bene e nei quali eri maestro, ma è più forte il dolore.
E ti abbraccio lo stesso.

TAV, 10 SINDACI DELLA VALSUSA DISERTANO L’INCONTRO CON LA REGIONE E ATTACCANO CIRIO: “SCORRETTEZZA ISTITUZIONALE”

http://www.valsusaoggi.it/tav-i-sindaci-della-valsusa-disertano-lincontro-con-la-regione-e-attaccano-cirio-scorrettezza-istituzionale/?fbclid=IwAR3G-kuzS24ccY7QvfQCR-GzCxi9dSl3O7yPg04baAu84E8_-Bdw2ZWD7Rg

CHIOMONTE – La maggior parte dei sindaci della Valsusa non parteciperà all’incontro con la Regione organizzato dal presidente Cirio con la giunta regionale, programmato per venerdì 9 agosto a Chiomonte per parlare di Tav e compensazioni insieme a Virano, Foietta, Giachino e le “madamin”. Lo annunciano con un comunicato stampa ufficiale i sindaci di Bruzolo, Bussoleno, Caprie, Giaglione, Mattie, Mompantero, Salbertrand, San Didero, Susa e Venaus.

Altri 6 sindaci probabilmente andranno all’incontro, in quanto non hanno firmato il documento: Buttigliera Alta, Cesana, Chiomonte, Exilles, Gravere e Meana di Susa.

Ma il fatto che due tra i più importanti Comuni della Valsusa (Susa e Bussoleno) abbiano detto no all’invito di Cirio, lancia un segnale forte. Così come l’assenza di altri due Comuni dove dovranno essere realizzate altre opere: suscita curiosità invece la presenza di Cesana Torinese, che non è assolutamente toccata dal progetto Tav.

“I sindaci sono stati invitati all’incontro senza che sia prevista la possibilità di intervenire – spiegano gli amministratori dei 10 Comuni valsusini – e riveliamo la grave scorrettezza istituzionale dell’iniziativa”.

Nella loro nota, i sindaci precisano che “i Comuni della Valle di Susa non hanno mai sottoscritto il “Patto per il territorio”, questo è clamorosamente falso. Il documento ha le sole firme di Chiamparino, Virano e Foietta. Chiediamo pertanto alla Regione una immediata smentita ufficiale di tale affermazione”.

L’attacco dei sindaci della Valsusa all’iniziativa del presidente Cirio è forte: “Con scarsissimo senso delle istituzioni i sindaci sono stati invitati a fare da mera cornice ad interventi di parte, ad opera di figure che non rivestono alcun ruolo istituzionale”.

“Qualora la Regione desiderasse, al di là delle proposte meramente mediatiche ai limiti della provocazione, intrattenere in forma istituzionale e nelle sedi istituzionali un dialogo/confronto con tutti i sindaci della Valle – scrivono nella nota – noi esprimiamo sin d’ora la nostra totale disponibilità”.

Gli amministratori dei 10 Comuni della Valsusa quindi ribadiscono: “Noi non parteciperemo all’incontro, al quale con la nostra eventuale presenza conferiremmo solamente una immeritata legittimità, mentre al contrario ci preme far sentire le ragioni del nostro disappunto e del nostro sdegno istituzionale”.

Il comunicato stampa è stato sottoscritto il 7 agosto, in un’apposita riunione a Bruzolo, dai sindaci e amministratori dei Comuni di Bruzolo, Bussoleno, Caprie, Giaglione, Mattie, Mompantero, Salbertrand, San Didero, Susa e Venaus

SALVINI PER SEMPRE?

Ricevo e diffondo un articolo lungo ma che merita ampiamente di essere letto dal maggior numero di persone.
L’autore è Cesare Allara e del pezzo posso solo dire che chiunque lo legga gli dispiacerà di non averlo scritto lui. E’ un quadro esaustivo, lucido, spietato, drammatico, della situazione politica in cui ci hanno immerso.
Cesare è un mio amico e compagno di lunga data. Insieme abbiamo percorso l’Iraq alla vigilia della guerra che ha distrutto questo magnifico, libero e orgoglioso paese, culla di tanta civiltà. Ci eravamo fatti scudi umani e documentatori contro i carnefici.
Vorremmo continuare a esserlo contro chi distrugge il nostro paese
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SALVINI PER SEMPRE?

                A meno di eventi eccezionali al momento del tutto imprevedibili, Matteo Salvini diventerà prima o poi presidente del Consiglio con una maggioranza di destra, Lega, Fratelli d’Italia e frattaglie di Forza Italia. Non essendoci in campo, né all’orizzonte, neppure l’ombra di un’attendibile opzione alternativa, Salvini può aumentare i suoi consensi pescando in tutti i bacini elettorali: a destra come a sinistra, fra i pro-euro e gli anti-euro, fra la tradizionale Lega secessionista del Lombardo-Veneto che vuole più “autonomia” cioè danè, schei, e la nuova Lega clientelare sudista, fra coloro che desiderano tanti immigrati per abbassare sempre più il costo del lavoro e quelli che vorrebbero invece fermare l’invasione …

                Insomma, Salvini è in una botte di ferro, magistratura consentendo e nonostante le contraddizioni del composito blocco sociale che lo sostiene.  E questo accade perché può godere di un vitalizio politico infinito, frutto della coglionaggine dei suoi “avversari”, la cosiddetta “opposizione” che è diuturnamente impegnata a fornirgli incredibili assist.  I più indefessi attivisti leghisti stanno proprio a “sinistra”, e infatti educatamente, con un sorriso, Salvini sovente li ringrazia mandando “bacioni” a chi lo insulta o lo contesta dandogli del “fascista, nazista, razzista, populista, xenofobo …”. Afferma Marco Travaglio: “Ogni volta che si accosta Salvini a Mussolini gli si fa un favore perché l’unico che avrebbe piacere a essere scambiato per Mussolini è Salvini(Tagadà, 13 giugno). E, come hanno sommessamente notato anche il sociologo Domenico De Masi e l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, ogni ONG che forza il blocco e sbarca immigrati in Italia nel tripudio della “sinistra” regala un punto percentuale in più nei sondaggi alla Lega. Per fermare almeno temporaneamente l’avanzata di Salvini  non resta ormai che seguire le previsioni meteo e sperare che il maltempo freni le partenze dalle coste africane.

                Qualche esempio fra i tanti. Nel maggio scorso, Konrad Krajewski, cardinale polacco elemosiniere di Sua Santità Francesco riattiva la corrente elettrica in un palazzo di Roma occupato abusivamente, moroso per 300.000 euro, a cui l’azienda elettrica aveva staccato i fili. Come Zorro, vicino ai contatori manomessi il cardinale lascia anche il suo biglietto da visita. Una smargiassata che suscita l’entusiasmo della curva della “sinistra” papista arcobalenga, ma che si rivela un clamoroso autogol. Per Salvini è come calciare un rigore a porta vuota: “Ci sono tanti italiani che aspettano una casa popolare e non la occupano; ci sono tanti italiani e migranti regolari che anche in difficoltà le bollette le pagano. Se poi qualcuno in Vaticano vuole pagare le bollette degli italiani in difficoltà ci diano un conto corrente che lo diffonderò a tutti i sindaci perché da Nord a Sud ci sono tanti italiani che fanno fatica a pagare le bollette della luce”.  Pochi giorni dopo il cardinale Zorro ha estinto personalmete il debito del condominio.

                Questa “sinistra” papista, arcobalenga, poltronista, sinistrata, fuksia (PAPSF), pur ciarlando solo più di immigrazione e fascismo, non ha mai espresso, sottolineo mai, analisi credibili sul fenomeno dell’immigrazione, e men che meno su altri argomenti. Quando Salvini “blocca” i porti alle ONG, gli intellettuali più educati, sempre i soliti nomi, sanno solo parlare di “cattiveria”, di “disumanità” del ministro dell’Interno. Ci si deve accontentare così dell’analisi degli ultras. Eccone un esempio significativo che girava in rete in occasione dello “scontro” Salvini-Rackete: “Senti, brutto stronzo. Ti piace insultare una giovane donna in gamba a nome del governo italiano, eh? Maramaldo. A nome degli italiani, 60 milioni? Pallone gonfiato, ceffo vigliacco. Ti sei rotto le palle, eh? Coglione. Te li sudi tu i tuoi selfie, eh?, disgustoso gradasso. Non è granché, ammetto. Sento che si può fare di meglio, cioè di peggio. Tu sì, mezza calzetta, tu puoi, fatti un altro selfie, completa tu a piacere. Controfirmo tutto”.  Roberto Saviano è entusiasta di questo breve scritto di Adriano Sofri apparso sul quotidiano clandestino Il Foglio: Condivido con voi l’analisi politica più lucida degli ultimi mesi. Grazie Adriano”. Salvini gentilissimo ringrazia: “Essere insultato dal pregevole duo Sofri-Saviano mi rende ancora più orgoglioso del mio lavoro in difesa del Popolo Italiano. Bacioni e querele”. Quando si dice “lavorare per il re di Prussia” …                

                L’immigrazione non è “un’arma di distrazione di massa”, come si  sostiene ancora oggi a “sinistra”, di cui si serve Salvini per nascondere la corruzione nel suo partito, per distogliere l’attenzione dai temi economici e dalle inchieste della magistratura sui finanziamenti alla Lega. Non c’è più bisogno di sotterfugi. Ormai il popolo italiano si è assuefatto all’illegalità, anzi ognuno nel suo piccolo ci sguazza, ha imparato a convivere con la corruzione, con le varie mafie, o con quelle che pudicamente vengono declassate a lobby; non gli importa nulla se i partiti si finanziano con rubli o dollari.  Con la fame di lavoro e di salario che c’è, il popolo italiano non sta neppure a sottilizzare se il lavoro creato con fondi pubblici è utile al Paese o no. L’illegalità, la corruzione e le mafie sono il principale motore di sviluppo del Paese. L’avventura di Virginia Raggi a Roma dimostra che inimicandosi le mafie la macchina municipale stenta a funzionare, s’inceppa, fra boicottaggi, piccole e grandi truffe ai danni dell’amministrazione, bandi che vanno deserti , l’esercito che presidia qualche sito della monnezza e la stampa tutta di proprietà delle lobby che spinge per far tornare in Comune i cari vecchi partiti da sempre loro complici. Gli scandali che colpiscono la Lega, dove le varie lobby hanno già spostato i loro uomini, non scalfiscono minimamente la sua lenta, ma inesorabile avanzata nei sondaggi.   

                L’immigrazione, assieme al lavoro e al welfare, è da tempo, volenti o nolenti, il tema dei temi, non solo in Italia. Le tre materie sono fra loro strettamente collegate. Non sono venute per caso le vittorie del repubblicano Trump negli USA o di Farage (Brexit Party) in Gran Bretagna che, al contrario della “sinistra” che a ogni latitudine vuole accogliere tutti i migranti, promettevano di proteggere la manodopera autoctona. Interessante il caso della Danimarca dove il 5 giugno scorso si è votato per il rinnovo del Parlamento. Un risultato sorprendente, in controtendenza: i cosiddetti “populisti” (Partito del Popolo Danese) perdono la metà dei voti. Vincono i socialdemocratici che in campagna elettorale promettono però “una linea meno permissiva sui migranti”. La vincitrice Mette Frederiksen dichiara: “Al primo posto rimetteremo il welfare, il clima, l’educazione, i bambini, il futuro”; in netto contrasto con le ragioni fondative dell’Europa di Maastricht nata invece per adeguare il capitalismo europeo a quello USA, innanzitutto con il ridimensionamento o l’abolizione del welfare. 

                Questo rovesciamento della rappresentanza dei ceti sociali – la destra che difende gli interessi dei lavoratori autoctoni (ad esempio Marine Le Pen in Francia), mentre tutta la sinistra (partiti, centri sociali e troika sindacale) è allineata sulle posizioni di mafie e lobby, ne sposa le esigenze di manodopera schiavile a basso costo partecipando attivamente in vario modo alla deportazione dall’Africa – non è una novità delle ultime tornate elettorali. Ero ormai in uscita dal PRC, ed ecco cosa scrivevo  il 14 marzo 2006  nel “Diario elettorale” (13 puntate) circa l’inizio della campagna elettorale di Bertinotti a Torino e Bussoleno per le Politiche del 9/10 aprile di quell’anno. Ad eccezione del riferimento al congresso di Rimini della CGIL dell’1/4 marzo, questo stralcio del report sembra scritto oggi: “(…) Dopo la tregua (o resa?) preventiva regalata dalla CGIL nel recente congresso di Rimini al prossimo governo, il PRC, che Bertinotti ha definito il più fedele alleato di Prodi, è più che mai ostaggio della riedizione della famigerata politica di concertazione e di pace sociale, con tanti saluti ai movimenti rivendicativi e al ruolo di portavoce delle lotte. Sull’immigrazione, Bertinotti ha in particolare posto l’accento sulla vitale necessità che ha il nostro Paese di mano d’opera straniera, pena il blocco delle attività produttive. Curiosamente, ma non troppo, questa tesi della sinistra alternativa coincide con quella di Confindustria, e ciò deve far riflettere. I padroni, che per uscire dalle ricorrenti ‘crisi’ conoscono solo la strada della riduzione del costo del lavoro e di un maggior sfruttamento della mano d’opera, desiderano avere sempre a disposizione quello che, se ricordo bene, un tale aveva definito esercito industriale di riserva. Ho scoperto che oggi questa esuberanza di disponibilità di mano d’opera di cui i padroni hanno bisogno è chiamata ventre molle. Questo ventre molle, che continua ad ingrossarsi per effetto degli incessanti flussi immigratori, è indispensabile ai padroni per alimentare il lavoro nero, per mettere in concorrenza la mano d’opera locale con quella extracomunitaria e così perseguire l’obiettivo di un costo del lavoro sempre più basso. Un corollario di questa tesi afferma che gli stranieri non rubano il lavoro agli italiani perchè sono impiegati in lavori che gli italiani, ormai imborghesiti, non vogliono più fare e da qui nasce la necessità della presenza del lavoratore immigrato. In realtà gli italiani hanno fatto per secoli i lavori più umili, e ancora li farebbero se fossero retribuiti adeguatamente e non con salari africani o asiatici. Questa sottovalutazione, questa superficialità nel maneggiare il problema dell’immigrazione che come si è visto gratifica i padroni e i padroncini, ma acuisce i disagi delle classi meno abbienti italiane, regala al razzismo della Lega Nord il cuore ed il voto di larghi strati popolari (…)”. I fatti hanno poi dimostrato che la scelta della “sinistra” di dividere i lavoratori, occupandosi eslusivamente degli immigrati e lasciando i lavoratori italiani, i ceti popolari nelle grinfie della troika sindacale e dell’“orrendo serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD”, è stata catastrofica.

                La prima domanda da porsi per iniziare un’analisi del fenomeno è la seguente: le migrazioni sono un fenomeno complessivamente positivo o negativo? La seconda domanda è: cui prodest?, a chi giova? Chi ci guadagna, chi ci perde? Chi sostiene la positività afferma che il fenomeno è inarrestabile, e quindi non si può far altro che gestire l’accoglienza. Anche perché, dato il crollo demografico recentemente ribadito dall’ISTAT (notoriamente gli italiani oltre che choosy, schizzinosi sul lavoro, hanno perso anche la voglia di trombare e figliare), l’immigrato è conveniente; i vantaggi che ne derivano sono indistintamente utili a tutta la collettività. Vantaggi già in parte accennati più sopra dall’on. Bertinotti all’unisono con Confindustria, a cui si può aggiungere quell’altra colossale minchiata divulgata per decenni dalla “sinistra” sempre nel coro con Confindustria, quella delle pensioni degli italiani pagate solo grazie ai contributi degli immigrati.

                La propaganda sugli immigrati come risorsa universale è martellante, fan della globalizzazione capitalista in prima fila. “Le migrazioni sono una ricchezza, ma vanno sapute gestire” dice ad esempio il regista Oliver Stone sul Fatto Quotidiano del 2 luglio scorso, ma non precisa per chi sono una ricchezza, una risorsa. Ma fra le innumerevoli dichiarazioni di fede nella globalizzazione e nelle migrazioni vale la pena ricordare, per chi se la fosse dimenticata, quella ormai leggendaria dell’on. Laura Boldrini, all’epoca presidente della Camera, alla presentazione del Rapporto 2014 di Italiadecide che delineò anche il futuro che ci aspetta: “Dobbiamo dare l’esempio concreto di un cultura dell’accoglienza, che sia integrale, l’accoglienza come un nostro valore a 360 gradi e che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione. Quella sfida che porta con sé, com’è ovvio, anche maggiori opportunità di circolazione delle persone, perché nell’era globale tutto si muove. Si muovono i capitali, si muovono le merci, si muovono le notizie, si muovono gli esseri umani e non solo per turismo. I migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà uno stile di vita molto diffuso per tutti noi, loro sono l’avanguardia dello stile di vita che presto sarà uno stile di vita per moltissimi di noi”.

                Nei secoli XVI e XVII, nel grande centro minerario di Potosì in Bolivia, dove si estraeva gran parte dell’argento spagnolo, gli indigeni americani schiavizzati morivano come mosche per le condizioni di estremo sfruttamento, per le nuove malattie importate dagli spagnoli a cui i fisici dei nativi del Sudamerica non erano abituati e per “l’uso del mercurio per l’estrazione dell’argento con il metodo dell’amalgama che avvelenava quanto, o più dei gas tossici nelle viscere della terra. Faceva cadere capelli e denti e provocava tremiti incontrollabili. Gli ‘intossicati da mercurio’ si trascinavano per le strade chiedendo l’elemosina. 6.500 falò ardevano nella notte sulle pendici del cerro rico, e in essi si lavorava l’argento con l’aiuto del vento che il ‘glorioso Sant’Agostino’ inviava dal cielo. A causa del fumo, in un raggio di sei leghe, nei dintorni di Potosì, non c’erano pascoli né seminagioni e le esalazioni erano altrettanto implacabili con i corpi degli uomini” (Eduardo Galeano, Le vene aperte dell’America    Latina, 1997, Sperling & Kupfer). Non si conoscono i numeri esatti, ma si parla di milioni di persone, anche perché non c’era solo Potosì. Di certo fu un vero e proprio genocidio. Quando nelle miniere la manodopera comincia a scarseggiare si ricorre all’importazione dei negri africani, ritenuti anche fisicamente più adatti al lavoro schiavile in condizioni di estremo sfruttamento. Non si può non notare come gli attuali dirittumanoidi, le ONG che si prestano a gestire l’ultima tratta della deportazione in Italia della manovalanza prelevata in acque africane, somigliano tantissimo a quelle navi negriere che dall’Africa portavano una manodopera più robusta nei possedimenti spagnoli in Sudamerica per sostituire gli indios ormai in estinzione.    

                La “sinistra” PAPSF, che mette la sua bandierina su questa sostituzione della manodopera italiana con quella assai più a buon mercato proveniente dall’Africa, scambia un’operazione coloniale per solidarietà internazionalista. Le ONG marinare colluse col traffico di esseri umani come le brigate internazionali che combatterono a fianco dei republicanos nella guerra di Spagna (1936-1939)? O come Ilio Barontini, Domenico Rolla, Anton Uckmar che andarono in Etiopia (1935-1936) per organizzare la resistenza armata contro l’occupazione fascista? O come Gino Doné, partigiano e combattente internazionalista, unico italiano a partecipare alla rivoluzione cubana negli anni 50? Carola Rackete come Ernesto Guevara? Certo il Che fallì nei tentativi di accendere il “foco guerrillero”, di innescare rivoluzioni in Congo nel 1965 e in Bolivia nel 1967. Pagò personalmente a caro prezzo i suoi fallimenti. Ancora oggi però si pone in Africa il tema della rivoluzione, della liberazione di quel continente dal giogo colonialista, imperialista, soprattutto francese. Una sinistra degna di questo nome di questo dovrebbe occuparsi. Perciò, come si dice a Torino, per favore, non confondiamo la cacca col risotto. 

                Se, invece, si pensa che il fenomeno migrazioni merita complessivamente un giudizio negativo, se si ritiene che la globalizzazione capitalista non è irreversibile, che le migrazioni non sono inarrestabili, che da questi fenomeni c’è chi ci guadagna, ma la stragrande maggioranza delle popolazioni ne esce sconfitta, più povera, allora si aprono praterie politiche sconfinate, territori inesplorati soprattutto per una sinistra che volesse collocarsi a sinistra. Si prenda ad esempio il Mezzogiorno d’Italia, da sempre terra di emigranti, dove oggi si assiste a una fuga di massa soprattutto dei suoi giovani: “Così radicale, estesa, imponente la fuga da poter essere considerata la terza ondata migratoria dopo quella dei primi del 900 verso le Americhe, del secondo dopoguerra verso la Germania e Milano del miracolo economico o Torino di mamma FIAT (…) Non più solo cervelli in fuga, la cui formazione è comunque costata 30 miliardi di euro alle casse pubbliche, ma anche camerieri in fuga, dentisti in fuga, tubisti, saldatori, operai generici, infermieri, insegnanti delle elementari, autisti, baristi, pizzaioli. Un intero popolo scomparso così folto che gli arrivi degli immigrati, o di coloro che ritornano a casa, non riescono a compensare. Il saldo demografico è paurosamente negativo. 783.511 italiani (che sono parte di quei quasi due milioni di migranti) che hanno avviato le pratiche per i cambi di residenza o nuovi passaporti, di cui 218.771 in possesso della laurea. Dal Sud è fuggita, persa ai radar, la meglio gioventù: mezzo milione di giovani (564.796 per la precisione) di cui 163.645 laureati. (Antonello Caporale, Quasi due milioni via dal Meridione, e mezza Italia sta diventando un deserto, Millennium, novembre 2018). Un Paese che costringe i suoi giovani più preparati a fuggire all’estero per trovare un lavoro e uno stipensio che consenta di vivere, ma che ha bisogno di importare raccoglitori di pomodori a due euro l’ora, è una colonia, un Paese fallito.

                Prosegue Caporale, che si basa sul rapporto SviMez dell’agosto 2018: “Oltre il Garigliano i paesi cadono come foglie in autunno. Scompaiono silenziosamente e nell’indifferenza, il conto lo tiene l’ISTAT che stila periodicamente la lista dei morituri: a oggi sono più di 1.650 i Comuni colpiti da un abbandono che s’annuncia definitivo, una morte triste e non più lenta che nei prossimi anni si gonfierà di altre vittime e presto certificheremo la desertificazione. (…) Un quinto dei Comuni italiani è infatti in cammino verso il nulla, un sesto della superficie nazionale resterà disabitata. Mura cadenti, pietre rotolate giù e rovi, solo rovi. Sarà il cimitero la nuova dimensione di questo svuotamento che infragilisce fino a consumarla tutta la colonna vertebrale del Paese, la linea montuosa centrale costellata fino a due decenni fa di villaggi, di comunità, insomma di vita, che invece cederà alla morte per via della fame che l’attanaglia. (…) Né capannoni né vacche, né sviluppo industriale né agricoltura sostenibile. Né strade, né treni. Tolti, tagliati, inutilizzati più di 6.000 km di ferrovia, il treno, da vettore economico e popolare, si è via via trasformato nel costoso ed efficiente connettore dell’Italia ricca, nella direttrice verticale tra le grandi città. Il Frecciarossa è il simbolo di un’Italia che ha scelto non due, ma una sola velocità. Biglietti alti, ma puntualità quasi sempre garantita per quelli che ce la fanno. Poi la seconda classe nel resto del Paese, specialmente al Nord, un reticolo di tratte per i pendolari mal tenute e mal gestite, mentre al Sud – terza classe – semplicemente il nulla”.

                Come facilmente si intuisce, le migrazioni sono un furto. Perpetrato da tutti i Nord del mondo ai danni dei Paesi eternamente in via di sviluppo che permarranno sempre tali se rapinati continuamente delle loro risorse naturali, se privati soprattutto delle migliori risorse umane di cui dispongono. Da decenni l’Africa produce i migliori atleti, i migliori calciatori del mondo di statura fisica e tecnica eccezionale, ai quali però lo Stato colonizzatore offre subito la naturalizzazione: la nazionale francese di calcio è diventata campione del mondo di calcio nel 2018 con più della metà dei titolari di origine africana naturalizzati o diventati francesi attraverso lo ius soli. E così nessun Paese africano, nonostante i suoi ottimi calciatori,  è mai riuscito a diventare campione del mondo. Non riesco ad immaginare che succederebbe in Africa se ciò accadesse.

                Negli anni 60 e 70 dello scorso secolo c’erano i cosiddetti “movimenti terzomondisti” che appoggiavano le lotte anticoloniali di liberazione nazionale dei popoli del cosiddetto “Terzo Mondo”. Erano l’anima della sinistra. Oggi invece nel pantheon della “sinistra” ci sono Carola e le ONG. Oltre che democristiani, ho la certezza che moriremo anche leghisti.  Buone vacanze a tutti.

Torino, 30 luglio 2019                                                                                                   Cesare Allara