No Tav ai Mulini, sale la tensione. Polizia pronta allo sgombero

https://torino.corriere.it/cronaca/20_giugno_22/no-tav-presidio-mulini-area-interdetta-ma-abbiamo-raggiunta-a3b11a8c-b4b8-11ea-b466-221e2b27ce86_amp.html

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23 giugno 2020 – 10:51

di Floriana Rullo

Tornano le tensioni al cantiere Tav di Chiomonte. Oggi, nel tardo pomeriggio, numerosi manifestanti sono partiti in corteo da Giaglione diretti al nuovo presidio No Tav dei Mulini, in Valsusa. Ma a bloccargli la strada hanno trovato un jersey e la polizia. A decidere l’interdizione dell’area il prefetto di Torino per garantire l’ordine pubblico.

«Assediati»

«Alcuni attivisti in presidio permanente sono stati “sequestrati” dalle forze dell’ordine – scrive il movimento su Notav.info – li hanno circondati e non fanno avvicinare nessuno. Grazie ad un’ordinanza emanata in fretta e furia nella nottata dal prefetto per esigenze di ordine pubblico, la Questura prova ad impedire i rifornimenti di acqua e cibo ai No Tav assediati da quasi 24 ore».

L’allargamento del cantiere

Nell’area della Clarea è corso la prima fase dell’allargamento del cantiere per la Torino-Lione a Chiomonte. Consentirá l’avvio dei lavori connessi alla realizzazione del tunnel di base. Le attività iniziate questa notte, che rientrano nel programma condiviso da Italia e Francia con l’Unione europea. Sono il primo passo per far partire nei prossimi mesi circa 200 milioni di opere in Piemonte. Chiomonte è il principale cantiere italiano, il sito in Valsusa è stato esteso di circa un ettaro, poco meno di un campo di calcio. Telt aveva fatto ripartire i lavori proprio la scorsa notte. Per l’occasione i No Tav avevano allestito dall’ultimo fine settimana il nuovo presidio nella zona dei Mulini. «Il coordinamento dei comitati notav ha inaugurato sabato un presidio permanente nella zona dei mulini storici, edifici che dovrebbero essere distrutti dall’avanzare del cantiere come tutta la zona boschiva circostante».

Lacrimogeni

Sul posto ora ci sono le forze dell’ordine, che probabilmente procederanno per lo sgombero del nuovo presidio. I No Tav sono riusciti a raggiungere gli attivisti rimasti nel presidio passando da vie secondarie. Per bloccarli le forze dell’ordine hanno iniziato a sparare lacrimogeni.

No Tav, nuovo presidio: «Cantiere verso la ripresa, riparte la resistenza. Fermare l’opera è possibile»

https://torino.corriere.it/piemonte/20_giugno_20/no-tav-nuovo-presidio-cantiere-la-ripresa-riparte-resistenza-fermare-l-opera-possibile-cd811598-b336-11ea-8839-7948b9cad8fb_amp.html

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21 giugno 2020 – 09:56

di Floriana Rullo

Torna a mobilitarsi il movimento No Tav in Valsusa. Domenica 21 sarà inaugurato il presidio permanente dei Mulini, dove secondo gli attivisti ci sarebbe «un importante movimento di mezzi di lavoro all’interno del Cantiere. E’ possibile che si stiano preparando ad una ripresa dei lavori, pertanto da oggi, meglio monitorare il territorio ed essere pronti a Resistere».

L’appuntamento è alle 14 di domenica. Insieme, rispettando le norme anti contagio si muoveranno dal campo sportivo di Giaglione per raggiungere il presidio permanente. «Proprio perché sappiamo che fermare il Tav è possibile e oggi come ieri tocca a noi – dicono dal movimento-, abbiamo lanciato un appello per un’estate che ci vedrà mobilitati sul territorio valsusino in un’attenta opera di monitoraggio e Resistenza ad ogni tentativo da parte del sistema Tav di distruggere ed attaccare il nostro territorio.

Alberto Perino: «La Tav è un’opera climaticida e inutile»

https://www.dinamopress.it/news/alberto-perino-la-tav-unopera-climaticida-inutile/?fbclid=IwAR2vt6RJxb_TSM7bxiDqD2V-gbg779uTD35YeVJv_8PETWoJMM1pS6Td7uw

di Riccardo Carraro

Lo storico attivista No Tav commenta la sonora e impietosa bocciatura da parte della Corte dei Conti Europea al progetto di raddoppio ferroviario contestato da oramai trent’anni. «Le istituzioni tradiscono, la lotta rimane nelle strade»

La Corte dei Conti Europea ha diffuso il 16 giugno un suo report valutativo rispetto alle opere pubbliche finanziate con fondi comunitari e superiori agli otto miliardi di euro. Tra queste, ovviamente il raddoppio della linea ferroviaria Torino Lione. La bocciatura da parte della Corte è drastica e senza appello. Vengono elencati tutti i punti nevralgici da sempre ribaditi dagli oppositori all’opera: i costi eccessivi e già raddoppiati, lo scarso coinvolgimento delle comunità locali nei processi decisionali, le previsioni clamorosamente errate di aumento del traffico merci, l’impatto ambientale che non sarà mai mitigato da una eventuale riduzione del traffico su gomma.

Abbiamo allora chiesto ad Alberto Perino, storico attivista del movimento No Tav, di commentare il parere espresso dalla Corte.

Quale è il giudizio politico e tecnico che come movimento date a questo report, prodotto da un’importante istituzione comunitaria?

La Corte dei Conti Europea dice quello che noi abbiamo sempre detto. Questa opera è sovradimensionata rispetto ai reali traffici, non c’è nessuna speranza che venga ripagato l’investimento, né che riesca a compensare le emissioni di Co2 necessarie alla sua costruzione. Ci vorranno 50 anni dalla entrata in servizio per pareggiare le emissioni di Co2 ma soltanto nel caso in cui vengano rispettati i volumi di traffici previsti, cosa che è impensabile perché hanno “sparato” cifre incredibili in tempi andati e tutte le previsioni degli anni passati di aumenti di traffico si sono rivelate sbagliate. L’Unione Europea è stata accusata da Foietta (presidente dell’Osservatorio sulla Torino-Lione, ndr) di non fornire cifre esatte, ma la realtà è che quest’ultima ha invece accusato i promotori dell’opera di aver scritto fesserie enormi.

Noi continuiamo a dire che queste grandi opere, in particolare la Torino Lione sono opere climaticide. Le grandi opere distruggono il pianeta e il clima, non c’è nessuna speranza che l’inquinamento attuale sia compensato dalla riduzione del traffico merci su strada.

L’Unione Europea ha dichiarato che non c’è alcuna possibilità di coprire questo gap tra le emissioni di Co2 prodotte e quelle che verranno ridotte in un futuro non precisato. Tale calcolo non vale solo per la Torino-Lione ma per cinque delle otto grandi opere monitorate, cioè i corridoi logistici. La politiche sui grandi corridoi di traffico ferroviario per spostare le merci si sono dimostrate insostenibili, perché il trasporto è un fattore molto più complesso e variabile di quanto questi signori ci vogliano far credere.

Negli anni il movimento ha sempre tenuto assieme pressione politica verso le istituzioni e lotta popolare. C’è qualche possibilità che questo report possa aiutare concretamente a fermare l’opera?

Non c’è alcuna possibilità in tal senso. Purtroppo la via istituzionale non fermerà l’opera. Lo abbiamo visto con il Movimento Cinque Stelle, e loro rappresentano l’ultimo dei tanti esempi che si potrebbero fare. Si erano sempre pronunciati contrari, noi avevamo spiegato loro con attenzione quali fossero i passaggi tecnici da mettere in atto per bloccare l’opera, non ci hanno mai ascoltato perché si fidavano ciecamente dei burocrati ministeriali. Il risultato lo abbiamo visto, sono arrivati alla farsa pietosa che hanno messo in scena la scorsa estate, portando ai voti per l’opera un parlamento che già sapevano essere favorevole. In seguito abbiamo scoperto, avevano già concordato come procedere per l’opera addirittura con Telt.

Inoltre la Corte dei Conti Europea, così come quella francese e quella italiana possono emettere solo pareri consultivi su queste scelte, non hanno alcun valore giuridico vincolante.

La Corte Italiana si trova a un “livello” diverso, dal momento che svolge anche attività giudiziaria e può incriminare, ma quella francese e europea non hanno neppure questa facoltà. La Corte dei Conti Francese dice da 20 anni che questa opera è inutile ma nessuno li ha mai ascoltati purtroppo.

Come movimento No Tav, in questo momento di ripresa delle lotte in strada, che prospettive avete e in che direzione volete muovervi?

Ieri per esempio siamo andati a San Didero a contestare l’inizio della costruzione dell’autoporto da parte di Sitaf (opera propedeutica all’inizio dei lavori del tunnel di base, ndr) ed erano presenti all’ora di pranzo più di 50 persone.
Noi c’eravamo, ci siamo e ci saremo sempre. Ci metteremo sempre di traverso contro questa opera devastante e inutile. In Valsusa però hanno messo in campo lo Stato contro i cittadini. Ci hanno comminato una marea di anni di galera, più di mille persone sono state denunciate e si sono trovate o si troveranno sotto processo. La strada che abbiamo intrapreso non è per nulla facile, la resistenza è dura.

Voglio sottolineare che abbiamo ritrovato di recente alcuni documenti importanti, reperibili con un po’ di difficoltà anche in rete, che sembrerebbero spiegare perché questa opera vada avanti nonostante tutte le opinioni istituzionali e scientifiche che dimostrano quanto sia inutile.

In particolare sembrerebbe che vi sia un interesse militare da parte della Nato a usufruire di questi corridoi logistici per il trasporto rapido di materiale bellico e truppe a livello continentale.

Sono in corso esercitazioni della Nato (mesi fa rimandate per il coronavirus) che includono lo spostamento rapido di truppe. Pertanto possiamo ipotizzare che ci siano anche motivazioni geopolitiche e militari che stanno dietro al progetto del tunnel di base.

Nei discorsi di Conte rispetto alla ripresa post pandemia, le opere per l’Alta Velocità (ma addirittura il Ponte sulla Stretto di Messina) ritornano ancora come “strumento di sviluppo”…

Le grandi opere sono il bancomat dei partiti, e per questo fanno gola a loro e a Confindustria. Grandi opere vogliono dire grandi furti, clientele, mafia. Abbiamo ponti che crollano perché sono stati fatti male perché ci hanno mangiato sopra, come ad Aulla, ma tutto viene dimenticato in fretta. I giornali mainstream sono al servizio degli imprenditori e della lobby del tondino e del cemento e continuano con questa lettura distorta della situazione nel nostro paese. Marco Ponti e altri studiosi e scienziati hanno dimostrato che per ogni euro speso in grandi opere il ritorno in posti di lavoro è il più basso in assoluto. Il ritorno in termini di know-how che sia innovativo è il più basso in assoluto perché su tondino e cemento non c’è innovazione vera. Ci sono due grandi opere da fare: sanità e scuola. Poi c’è una terza, difendere l’ambiente e difenderci dal dissesto idrogeologico. Abbiamo un governo che continua a scrivere leggi antisismiche e per la sicurezza ma i primi edifici non a norma sono quelle dello stato, come le scuole. Il governo fa delle leggi ma lui è il primo a non rispettarle sugli spazi “suoi” e che hanno bisogno di forti manutenzioni.

Ci rivedremo presto in strada allora?

La lotta in Val Susa continuerà, ma non possiamo più dire “a sarà dura” ormai mettiamola al presente “a lé dura”, non siamo più al futuro, siamo all’oggi. Ci continueremo a battere contro queste opere, e ci metteremo di traverso con tutte le nostre forze contro uno spreco incredibile di denaro pubblico. Questa pandemia ci ha dimostrato che non possiamo più permetterci uno stile di vita che includa lo spreco e il furto. Tuttavia si fa finta di niente e ci si affida agli opinionisti dei giornali mainstream che stanno al soldo di confindustria e avvallano l’opera.

Per concludere ricordo una frase tipica di inizi novecento «la politica è l’avanspettacolo del capitale».

Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi. Appello per un’estate di mobilitazione No Tav

https://www.notav.info/post/fermarlo-e-possibile-fermarlo-tocca-a-noi-appello-per-unestate-di-mobilitazione-no-tav/?fbclid=IwAR3QNwr8HGbGl92CiI4WLp78CIFCgun9OeXXMU6LNRtDhZ1KDaKigX83puY

post — 20 Giugno 2020 at 18:25

Il movimento No tav, riunitosi in coordinametno dei Comitati in data 20/06 lancia il seguente appello alla mobilitazione in vista dell’estate:

Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi

Appello per un’estate di mobilitazione No Tav

Questa valle ha sofferto, come il resto del paese, il periodo del lockdown.

Ha pagato un prezzo, in termini di vite e perdite degli affetti, ha atteso preoccupata amici, figli, fratelli, genitori costretti a lavorare in condizioni rischiose, perché lavoratori di servizi essenziali. Dopo la riapertura, in tanti si è rimasti senza lavoro o con prospettive preoccupanti per il futuro, tanto da non sapere come arrivare fino alla fine del mese.

Le stesse persone che con grosse lacune ci dicevano di stare a casa ed organizzavano alla bene e meglio ciò che è sopravvissuto ai tagli della sanità pubblica degli ultimi anni, oggi spingono sull’acceleratore per la ripresa della Torino Lione, auspicando una sburocratizzazione e quindi una velocizzazione di tutto l’iter di questa, come di molte grandi mala-opere.

La pandemia, la sofferenza, l’evidenza di un modello socioeconomico mortifero ed evidentemente superato non ha insegnato nulla, in primis ai politici dei palazzi che avrebbero dovuto imparare molte cose. A distanza di poche settimane infatti, a parlare per bocca degli affaristi-politicanti Si Tav è sempre e solo l’interesse parziale e il desiderio di profitto a vantaggio dei pochi, cosa che le grandi opere, nessuna esclusa, rappresentano.

Parliamo di un sistema che per rinnovarsi ha bisogno di divorare risorse, distruggere territori, inquinare e cementificare.

Sembrava, fino a poche settimane fa, che davvero qualcosa dovesse (potesse cambiare), si sperava che una profonda crisi mondiale come quella appena innescata potesse davvero spingere a delle riflessioni più profonde e di cambiamento a tutela del pianeta e della salute delle persone che vi vivono.

Il Tav, opera inutile, inquinante e non sostenibile sarebbe dovuta essere tra le prime sacrificate sull’altare della giustizia sociale e del contrasto ai cambiamenti climatici, invece siamo sempre qui, ad ascoltare e leggere i soliti mantra, a dover affrontare la stessa ipocrisia di chi nega ciò che è oramai sotto gli occhi di tutti:   il Tav è un crimine ambientale ed uno spreco enorme di denaro pubblico.

Ci è venuta in aiuto la Corte dei Conti Europea che senza troppi giri di parole ha bocciato l’opera definendola costosa, inutile ed inquinante. Nonostante questo, i suoi sostenitori continuano a testa bassa, perché non hanno vergogna e di sicuro non hanno a cuore il futuro della collettività.

Tanto loro, comunque vada, non avranno un prezzo da pagare e resteranno impuniti, a differenza di chi come noi per anni si è battuto per la difesa di questa valle e delle nostre vite.

Il governo e i suoi degni rappresentanti (con poche eccezioni No Tav) fa orecchie da mercante, mentre un’azienda privata come Telt cerca di portarsi avanti, guadagnare spazio e terreno, comprare, espropriare come un vero invasore, con le buone e con le cattive, supportata dalla forze dell’ordine e dai militari.

Abbiamo sperimentato per anni sulla nostra pelle la violenza dei “tutori dell’ordine” e della magistratura con cui viaggiano a braccetto, e mentre in tutto il mondo si alzano proteste contro la polizia e il suo essere a servizio dei poteri più razzisti, sessisti e di un sistema che produce ingiustizia sociale, continuiamo in valle a subire la loro presenza, ingiustificabile come gli interessi che difende.

Ed ora arriviamo a noi, popolo indomito che in questi anni ha resistito agli attacchi di un sistema prepotente, sordo alle ragioni trentennali di chi ha a cuore il futuro di tutte e tutti.

Noi che stiamo ancora insieme a ragionare di un futuro diverso e che non accettiamo che la nostra valle diventi il salvadanaio di farabutti fuori tempo massimo.

Proprio perché sappiamo che fermare il Tav è possibile e oggi come ieri tocca a noi, lanciamo questo appello per un’estate che ci vedrà mobilitati sul territorio valsusino in un’attenta opera di monitoraggio e Resistenza ad ogni tentativo da parte del sistema Tav di distruggere ed attaccare il nostro territorio.

Ci vediamo in Valsusa!

Avanti No Tav!

 

La Torino-Lione bocciata su tutta la linea

https://ilmanifesto.it/la-torino-lione-bocciata-su-tutta-la-linea/?fbclid=IwAR1ezKfk-uBPuvoZZGRMnfCr-tOhVIXsG0gWRr5MoBcT2R1xU76CTEG3qV4

manifesto

Alta velocità. Benefici sovrastimati, previsioni di traffico gonfiate, costi lievitati e ritardi infiniti. L’impietosa relazione della Corte dei conti europea. I 5 stelle rilanciano lo stop. I Notav: un disastro annunciato, c’è tempo per fermarlo

Lavori al cantiere della Tav di Chiomonte
 Lavori al cantiere della Tav di Chiomonte 

PER QUANTO RIGUARDA i ritardi, solo il Canal Seine Nord Europe – il canale fluviale che coinvolge Francia, Belgio e Paesi Bassi – già indietro di 18 anni, è risultato peggiore nelle valutazioni rispetto al discusso collegamento ferroviario ad alta velocità, in ritardo, secondo le stime più recenti, di 15 anni (doveva essere inaugurato nel 2015). «È probabile che il collegamento Torino-Lione – si legge nelle osservazioni del rapporto che indaga otto progetti – non sarà pronto entro il 2030, come al momento previsto, poiché il termine ultimo attuale per il completamento è il dicembre 2029».

RISPETTO ALLE STIME iniziali l’incremento per il Tav è stato dell’85%: da 5,2 miliardi di euro a 9,6. Un dato che però Telt, il promotore pubblico incaricato di costruire e gestire la tratta trasfrontaliera di 65 chilometri, contesta: «L’aumento dei costi (+ 85%) cui fa riferimento la relazione della Corte dei conti Ue si riferisce a uno studio preliminare effettuato da Alpetunnel, negli anni ’90, che riguardava una galleria di base con una sola canna, anziché le due attuali diventate obbligatorie per le normative di sicurezza. Il costo finale è stato certificato da un soggetto terzo a 8,3 miliardi di euro in valore 2012, convalidato e ratificato dagli Stati e a oggi pienamente confermato».

LA TORINO-LIONE sarebbe, secondo Mario Virano, direttore generale di Telt, «pienamente integrata nel Green Deal, come attore di riequilibrio modale e strumento essenziale di una politica più verde». Una fotografia che non combacia con quella del rapporto della Corte che considera i benefici ambientali sovrastimati: «Nel 2012 il gestore dell’infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento transfrontaliero Torino-Lione, insieme alle relative linee di accesso, avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di Co2, con un beneficio netto in termini di emissioni a 25 anni dall’inizio dei lavori». Secondo gli esperti consultati dalla Corte «le emissioni di Co2 verranno compensate solo 25 anni dopo l’entrata in servizio dell’infrastruttura».

MALE ANCHE LE PREVISIONI trasportistiche. La più recente stima riferita al 2035 parla di 24 milioni di tonnellate di merci, ossia otto volte l’attuale flusso di traffico. Fallimentari, per la Corte, «le procedure di coinvolgimento dei portatori d’interesse» sfociate in 30 cause intentante da associazioni o privati cittadini che si opponevano ad essa per ragioni ambientali o di procedura.

UNA PAGELLA IMPIETOSA. Il M5s ha colto la palla al balzo: «Cos’altro serve per mettere la parola fine sul Tav? La relazione della Corte dei Conti europea estrinseca, uno dopo l’altro, tutti i limiti dell’opera che il MoVimento bolla da sempre come inutile e costosa», hanno detto i senatori piemontesi Alberto Airola, Susy Matrisciano ed Elisa Pirro. In sintonia con i colleghi alla Camera: «Per noi, da sempre, si tratta di un’opera non prioritaria».

COSÌ NON LA PENSA la deputata di Italia Viva, Silvia Fregolent, secondo cui i ritardi sulla Tav «rallentano la crescita di un’intera nazione». Non vogliono rinunciare al Tav la Lega («L’Italia rischia essere tagliata fuori da corridoi Ue» per Edoardo Rixi) e Forza Italia con l’europarlamentare Massimiliano Salini, che ritiene «discutibile» il rapporto di Bruxelles: «Fermare la Tav sarebbe una follia». Silenti i dem che, però, vengono chiamati in causa dal presidente della commissione cultura M5s, Luigi Gallo: «Ora il Pd spieghi in Parlamento perché vuole una inutile opera che ha 11 anni di ritardi, non pronta prima del 2030».

TRA LE OPERE VALUTATE nel rapporto c’è anche la galleria di base del Brennero, che registra un incremento dei costi del 42% e un ritardo di 12 anni. Caratteristiche che non sono solo italiane, l’Ue – evidenzia il rapporto – ha un problema nel costruire le opere rispettando costi e tempi. Intanto, in Val di Susa, i No Tav, che ieri si sono ritrovati a San Didero, preparano la mobilitazione estiva. Saranno impegnati «in un’opera di monitoraggio e denuncia».

Finalmente bocciato il Tav e il partito del Pil

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Il 16 giugno la Corte dei conti dell’Unione Europea ha bocciato il progetto del Tav Torino-Lione: sballato (cioè falso) il preventivo dei costi, quasi raddoppiati rispetto al progetto iniziale; sballati i tempi di realizzazione (doveva essere completato nel 2015; ora nel 2029; ma non era nemmeno iniziato alla prima data né potrà essere completato alla seconda); sballate le previsioni di merci e passeggeri (cosa che fa del progetto un pozzo senza fondo); sballati soprattutto i benefici ambientali vantati: se le merci da trasportare fossero quelle (false) ipotizzate, si andrebbe in pari con le emissioni climalteranti solo al 2050; ma se fossero anche solo la metà i tempi di recupero raddoppiano.

Niente di nuovo: si sapeva già tutto. Lo sta mettendo in chiaro da ormai 30 anni, mano a mano che il progetto cambia e si precisa, il movimento NoTav della Valsusa, sostenuto da incontestabili pareri tecnici di gran parte dei trasportisti italiani; ma anche dalla Corte dei conti francese e perfino dalla bislacca analisi costi-benefici del prof. Marco Ponti, che pure era basata su assunzioni molto favorevoli al progetto, benché difficilmente sostenibili. Insieme al Tav Torino Lione la Corte ha bocciato sei (compreso il traforo del Brennero) degli otto progetti analizzati, tutti relativi al programma Ten-T (i cosiddetti “corridoi europei”) varato quasi trent’anni fa, contestualmente al trattato di Maastricht, e mandati avanti nonostante che sull’intero programma pesassero sempre nuovi pareri negativi.

Ma fra tutti, per la Corte, il progetto più negativo è proprio il Tav Torino-Lione. Prova evidente che la Commissione europea non si preoccupa se i soldi che distribuisce vengono sprecati. Ma non solo la Commissione. Neanche i paesi cosiddetti “frugali” (ma frugali solo a spese altrui, e da cui si è sfilata da poco la Germania), quelli che hanno mandato a fondo la Grecia e ora minacciano di farlo con l’Italia, e che pretendendo di controllare euro per euro i conti dei paesi che vogliono sottoposti alla loro sorveglianza, hanno mai trovato niente da ridire sullo spreco gigantesco rappresentato dal progetto del Tav Torino-Lione, che va avanti solo grazie ai soldi promessi dalla Commissione. Perché?

Perché in difesa e a sostegno di quel progetto sciagurato si è consolidato in Italia tutto il cosiddetto “partito del Pil”, che va dai sindacati confederali alle destre di Salvini, Meloni e Berlusconi, passando per Confindustria e “madamine SiTav”, ma che ha il suo pilastro portante nel Pd piemontese e nazionale; e che ha propri referenti anche all’estero, nelle associazioni industriali e nelle maggioranze di governo di quasi tutti i paesi dell’Unione. Viva le Grandi opere, anche se inutili e dannose; viva i Grandi eventi, anche se lasciano dietro di sé solo macerie e contribuiscono ad accelerare la catastrofe climatica e ambientale. Perché Grandi opere e Grandi eventi “fanno Pil”, anche se a spese dell’ambiente, delle comunità locali e del welfare nazionale. Non c’è altro modo di promuovere il “loro” sviluppo.

Ora l’Unione europea ha promosso un green deal, variamente intrecciato con i fondi per far fronte alla stasi produttiva del Covid-19. Che farne? Il partito del Pil ha pronta la risposta: Grandi opere! Tunnel, stazioni sotterranee, alta velocità, là dove non ci sono nemmeno i treni per trasportare pendolari e prodotti agricoli, autostrade per incrementare il traffico (anche se l’industria automobilistica langue e languirà per anni; o per sempre), porti per cargo che non navigano più da ben prima della pandemia, nuovi aeroporti anche se il traffico aereo è fermo e farlo riprendere vuol dire far precipitare la crisi climatica; e, naturalmente, Olimpiadi (invernali), anche se quelle estive di Tokyo sono andate a rotoli, trascinando con sé metà del paese. Non manca nemmeno il Ponte sullo Stretto!

Tanto il partito del Pil è sicuro di sé che, a suo nome, durante l’incontro di villa Pamphili, il nuovo presidente di Confindustria non si è nemmeno dilungato a illustrare il “loro” programma per la fase 3. Si è limitato a battere cassa: l’intendenza, cioè i “progetti”, la Grandi opere, seguiranno…

Mancavano a quell’incontro – con l’eccezione di un rappresentante (incatenato) delle centinaia di migliaia di misconosciuti e maltrattati lavoratori migranti, su cui l’azienda Italia ha costruito le sue (scarse) fortune – le forze con cui il partito del Pil, e non solo quello italiano, dovrà fare i conti non appena si riapriranno le piazze: innanzitutto il movimento NoTav dalla Valsusa e tutti i movimenti che in esso si riconoscono; poi i rappresentanti dei milioni di giovani di Fridays for future che non intendono farsi rubare il futuro da programmi così sciagurati; poi le donne di nonunadimeno, che hanno in mente ben altro: la cura della Terra; poi la voce di Francesco, che essendo un papa non ha al suo seguito divisioni corazzate, ma miglia di associazioni di laici e credenti impegnate anch’esse nella cura della casa comune. La partita è aperta.

“Cos’altro serve per fermarla?”. M5s e No Tav all’attacco della Torino-Lione dopo il rapporto della Corte dei conti Ue

https://www.huffingtonpost.it/entry/torino-lione-m5s-e-no-tav-tornano-ad-attaccare-lopera-dopo-il-rapporto-della-corte-dei-conti-ue_it_5ee9f96dc5b670a2f40ee9d3?ncid=other_facebook_eucluwzme5k&utm_campaign=share_facebook&fbclid=IwAR1UBrP82ORh5yXwoLj_tboyQWrqZmttECXrkwgNczWgRJo0MEH6Ekz8e2M

17/06/2020 13:17 CEST | 

“Giudizio impietoso”. La Corte ha sottolineato che la linea dell’alta velocità non sarà pronta prima del 2030

NURPHOTO VIA GETTY IMAGES

“Anche per la Corte dei conti europea la Tav Torino-Lione non sarà mai pronta per il 2030. Per noi, da sempre, si tratta di un’opera non prioritaria e che una volta ultimata non sarà in grado di dare vantaggi ambientali ed economici. Nel suo rapporto, la Corte dei conti Ue ritiene improbabile che la linea alta velocità – alta capacità possa essere pronta per la scadenza fissata e certifica che non si avrà alcun vantaggio per decenni”. Lo dichiarano le deputate e i deputati del MoVimento 5 Stelle nelle commissioni Ambiente e Trasporti.

“Oltre ai ritardi enormi, all’inesistente beneficio ambientale- proseguono i 5 stelle -, c’è il tema della lievitazione spropositata dei costi. Uno sperpero di denaro che poteva essere impiegato per infrastrutture davvero utili e necessarie al Paese, non certo per un’opera progettata decenni fa sulla base di scenari poco credibili anche per il massimo ente contabile dell’Unione Europea, che condivide il nostro scetticismo sulle ragioni di esistenza di questa opera e che con il tempo si rivelano sempre più insussistenti”

I deputati M5s aggiungono: “Ribadiamo che noi non siamo contrari a dare maggiori infrastrutture al Paese, ma saremo sempre fermamente contrari a quelle inutili e dannose: dobbiamo concentrare attenzione e risorse sulle opere davvero urgenti e indispensabili, in grado di migliorare la vita quotidiana dei cittadini e non su quelle pensate soltanto arricchire i soliti pochi”

Anche i No Tav, in una nota, fanno sapere che il rapporto della Corte dei conti europea di valutazione dei mega progetti co-finanziati dalla commissione Ue è “impietoso e demolisce letteralmente il progetto Tav, giudicato al contempo troppo oneroso, dai dubbi benefici in termini economici ed ecologici, basato su previsioni di traffico errate ed insostenibile sul lungo periodo”.

“Davanti a un documento così pesante speriamo che chi in questi anni ha blaterato di ‘esperti’ e di Europa non metta per l’ennesima volta la testa sotto la sabbia – aggiunge il Movimento che si oppone alla realizzazione della Torino-Lione -. Per fortuna, siamo ancora in tempo per fermare questo disastro annunciato chiamato Tav, che per troppo tempo ha drenato soldi pubblici sottraendoli alle reali necessità del Paese, come la recente crisi sanitaria ha dimostrato”.

“L’estate che avanza ci vedrà mobilitati sul territorio in un’opera di monitoraggio e denuncia – concludono i No Tav -, perché questa torta del Tav continua a fare gola a troppi, nonostante tutto, ma non di sicuro a chi come noi ha a cuore la salute di chi vive in Valle, la tutela dell’ambiente e l’utilizzo delle risorse pubbliche per ciò che realmente è necessario”.

DEBAT: CORONAVIRUS COVID-19. QUI A PERDU LA BATAILLE DE L’ORIGINE ? LA CHINE OU LES USA ?

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE/

Luc MICHEL pour EODE/

Quotidien géopolitique – Geopolitical Daily/

2020 04 27/ LM.GEOPOL - Débat l'origine du coronavirus (2019 04 27) FR (2)

L’enjeu central géopolitique de la pandémie, c’est la confrontation entre Washington et Pékin, voulue et engagée par l’administration Trump et Mike pompeo. Qu’il ne faut pas confondre avec la confrontation idéologique, qui a vu la déchéance de l’Occident, que ce soit à Washington ou à Bruxelles (1). Beaucoup, en dehors de l’Occident jugent que la bataille a déjà été engagée et qu’elle a déjà son vainqueur …

Tom Cotton, un faucon, un sénateur américain qui a une position ferme contre la Chine, a déclaré en janvier que « le coronavirus pourrait provenir d’un laboratoire dans la ville chinoise de Wuhan », selon un rapport publié par ‘The Middle East News Agency’. « Cette déclaration a circulé comme une rumeur aux États-Unis. Le porte-parole du ministère chinois des Affaires étrangères a également suggéré de son côté « que les troupes américaines pourraient avoir amené ce virus en Chine » (2) (3). Donald Trump, qui ne savait pas jusque là louer ou blâmer la Chine, a qualifié le coronavirus de « virus chinois » (Ndla : et même de « Kung Flu ») », a encore écrit ‘The Middle East News Agency’.

« La voie empruntée par les États-Unis et la Chine est dangereuse », estime-t-on à Moscou. « Ils doivent la quitter ». Trump a été critiqué pour avoir suspendu son aide financière à l’Organisation mondiale de la santé (OMS). Il a accusé « la Chine et l’OMS d’avoir retardé l’annonce de la propagation du coronavirus ». L’Associated Press a rapporté plus tard que « la Chine n’a pas averti le monde entier de l’épidémie dans les six premiers jours importants ».

LA PROPAGANDE ANTI-CHINOISE DE PARIS ET WASHINGTON ET LE RETOUR DU THEME DE LA « CHINAFRIQUE »

Dans la foulée des officines francafricaines ont relancé en Afrique le thème de la « Chinafrique ». Et des vidéos trafiquées ont commencé à circuler accusant la Chine de discriminer les africains. En Afrique, où l’émotion prime sur l’analyse,de nombreux panafricanistes se sont lancés sur la thème, ne réalisant pas qu’ils soutenaient une campagne purement néocoloniale. La chaîne chinoise CGTN a réfuté cette campagne (4).

La campagne, initiée par la TV des Néocons, ‘Fox News’, a associé aussi l’OMS, associée à Bill Gates. Alors que la confrontation véritable, de nature géopolitique, c’est Trump-USA vs la Chine et l’OMS … Dont le directeur est un africain, éthiopien (un des rares postes de ce type occupé par un africain). Et que le premier ministre éthiopien Abiy Ahmed, proche allié de Pékin, et pilier de l’Union Africaine, est la cible depuis plusieurs mois d’une déstabilisation régionale (attentat, tentatve de coup d’Etat, tensions ethniques, arrivée des djihadistes). Encore une fois la théorie des dominos en action …

SUR QUOI REPOSE LA CRITIQUE AMERICAINE DE PEKIN ?

 « Il ne fait aucun doute qu’une enquête est nécessaire pour déterminer l’origine du virus, mais il est ridicule de blâmer la Chine pour un retard de six jours dans l’avertissement de l’épidémie », a écrit l’analyste de ‘Middle East News’. Car les pays occidentaux étaient bien conscients de la menace que représenterait l’épidémie du coronavirus à partir du mois de janvier, mais ils ont réagi six semaines plus tard pour empêcher la propagation de la maladie, et cette maladie les a touchés de plein fouet sur les scènes économique et humaine ».

« Les relations entre les États-Unis et la Chine ne seront plus les mêmes », a déclaré ‘Middle East News’, citant un article du ‘Global Times’. « Les États-Unis ne pourront tolérer la Chine que si elle arrête le développement de ses technologies avancées et se concentre uniquement sur les industries bon marché qui ne peuvent pas rivaliser avec les usines américaines et occidentales », a ajouté cette source.

L’ARME BIOLOGIQUE DANS LA CONQUETE DE L’OUEST CONTRE LES INDIENS !

Il n’est caché à personne que les États-Unis n’ont jamais hésité, pendant leur histoire, à avoir recours aux armes chimiques et biologiques (sans oublier la monstrueuse arme atomique contre la Japon en 1945), là où ils en sentaient le besoin.

« Un missionnaire dénonçait au XIXe siècle la contamination des Indiens avec la variole » », écrit ‘Le Point’ (5) :  « Ce missionnaire baptiste décrit avec horreur la façon dont certaines compagnies américaines du XIXe siècle répandent le virus pour exterminer les Indiens (…) Tout au long des XVIIIe et XIXe siècles, des épidémies de variole déciment les tribus indiennes d’Amérique du Nord. Cette maladie, inconnue sur le continent américain jusqu’à l’arrivée de Christophe Colomb, ne rencontre aucune défense immunitaire chez les autochtones. On lui doit certainement des centaines de milliers de morts, mais aussi la quasi-disparition de plusieurs tribus. Constatant cette vulnérabilité des Indiens, plusieurs « âmes monstrueuses » n’hésitèrent pas à en profiter pour propager le virus pour faire place nette devant eux. Plusieurs témoignages incontestables vont dans ce sens … »

CORONAVIRUS, UNE ARME DESTINEE A TUER

QUI FRAPPE LES ENNEMIS EURASIENS DES ETATS-UNIS

« Pékin est d’avis que ce que les États-Unis veulent vraiment, c’est affaiblir la Chine afin qu’elle réduise sa rivalité stratégique avec les États-Unis », poursuit ‘Middle East News’. Les dirigeants chinois entrevoient leurs relations avec les États-Unis comme une compétition dans les domaines économique et technologique. Mais les États-Unis ne semblent pas accepter qu’il y ait une menace pour leur hégémonie dans le monde. Tout pays qui représenterait une menace pour les États-Unis, est considéré comme un ennemi.

Le Covid-19 frappe particulièrement les ennemis eurasiens des Etats-Unis, la Chine l »adversaire géopolitique, et l’UE l’adversaire économique et financier. Le coronavirus gagne du terrain dans les grands pays européens tels que l’Allemagne, l’Espagne, la France et l’Italie ainsi qu’en Iran et en Chine alors que l’Inde, le Pakistan et l’Afrique du Sud dépourvue d’un fort système sanitaire, restent à l’abri. Quelle en est la raison ? Une bizarrerie? Pas tant que cela.

Selon l’influent magazine ‘Rai al-Youm’, citant le journaliste panarabe Abdel Bari Atwan (qui collabore aussi à la BBC) (6) le Covid-19 « s’en prend paradoxalement aux ennemis de Trump à savoir la Chine, l’Iran et les économies européennes qui s’opposent à leurs politiques » : « Un ami qui fait partie de l’Association internationale du barreau m’a appelé juste au moment où je commençais à rédiger un article à propos des attaques visant les bases américaines en Irak. Il a souligné quelques coïncidences : les pays touchés par l’épidémie étaient sous le coup des sanctions US visant à affaiblir leur économie et cela au profit de celle des États-Unis ».

Le porte-parole du ministère chinois des Affaires étrangères a accusé la CIA de propager le coronavirus via ses soldats dans la ville de Wuhan ce à quoi Trump a riposté en qualifiant le coronavirus de “virus chinois” (7). « Mais Les Chinois ont raison de demander des explications à la Maison-Blanche et au Congrès à propos de la fermeture soudaine des laboratoires de recherche biologique de l’armée américaine à Fort Detrick, fin 2019 », ajoute Atwan (8). Selon ‘Global Times’, « le porte-parole des laboratoires de Fort Detrick a annoncé leur fermeture pour “des raisons de sécurité nationale” alors qu’ils étaient en pleine recherche sur les virus d’Ebola et de SARS ». Le site se demande « comment 38 000 personnes ont perdu la vie en raison d’un virus suspect alors que Washington tente de faire croire qu’elles sont décédées d’une grippe. »

« Les Chinois se nourrissent de viandes de chauves-souris, de chiens et de rats depuis des milliers d’années, poursuit Atwan. Mais le coronavirus dont les chauves-souris seraient à l’origine, n’avait jusqu’ici tué personne ce qui prouve qu’il ne peut pas être transmis aux êtres humains pour de multiples raisons. Et on en arrive à la question fatidique. Pourquoi l’Allemagne, l’Espagne, la France, l’Italie, l’Iran et la Chine sont les pays les plus touchés par le coronavirus alors que l’Inde, le Pakistan et l’Afrique du Sud en sont à l’abri ? La réponse est simple: les pays touchés ne partagent pas les mêmes opinions que celles de l’administration Trump, d’autant plus qu’ils sont engagés dans une guerre commerciale ou politico-militaires qui leur a valu des sanctions américaines ».

ALORS CE VIRUS EST-IL CHINOIS OU AMERICAIN ?

« Alors Ce virus est-il chinois ou américain ?, interroge finalement le journaliste palestinien. On tend à croire les affirmations des Chinois parce que l’administration Trump n’est pas la partie à qui on peut faire confiance. Vient à l’appui de cette affirmation le plan de Donald Trump pour monopoliser une compagnie allemande qui est sur le point de produire un vaccin pour le coronavirus. Le gouvernement allemand a dit un grand « non » à cette demande fasciste US, signe que l’Europe sait parfois dire non aux Américains. J’ose même penser que les liens transatlantiques ne sortiraient pas intactes cette affaire ».

Il n’est caché à personne que les États-Unis n’ont jamais hésité, comme nous l’avons expliqué, pendant leur histoire, à avoir recours aux armes chimiques et biologiques, là où ils en sentaient le besoin : face aux indigènes, lors de la guerre civile américaine, au Vietnam, en Irak et finalement en Syrie. Ces antécédents pas très clairs nous permettent  de nous interroger si le coronavirus a été créé dans les laboratoires américains dans le cadre d’une guerre biologique.

« Les rétrovirus sont des virus à ARN monocaténaire de polarité positive. Le virus de VIH en est un exemple. Le génie génétique est en mesure de manipuler un rétrovirus, dans un laboratoire, pour en accélérer le rythme de propagation ». L’idée qui suggère la naissance d’une pandémie en raison de la mutation d’une mouche du vinaigre ou d’un rat de laboratoire est « aussi simpliste que celle de la mutation d’un rétrovirus ».  « Les recherches menées par les États-Unis destinées à manipuler les rétrovirus des chauves-souris afin de les adapter au génome d’un être humain ; voici les facteurs qui laissent penser que le coronavirus aurait été créé en laboratoire ».

Selon des rapports, élaborés par des sources à l’industrie médicale qui faisaient partie des études sur la Covid-19, « les caractéristiques du nouveau coronavirus (rapide mutation, affaiblissement graduel, etc.) prouvent que ledit virus a été créé en laboratoire ». Les personnes touchées par le coronavirus qui guérissent souffriront toujours des problèmes dans leurs poumons et elles risqueraient même d’attraper le cancer. Théoriquement parlant, le nouveau coronavirus est une excellente option pour servir d’une arme biologique. Premièrement, il s’agit d’un virus qui attaque le système respiratoire, ce qui lui offre une propagation rapide et efficace. Deuxièmement, la période d’incubation du coronavirus est assez longue. Troisièmement, le coronavirus réprime, dès son infiltration dans le corps, toute réaction du système d’immunité.

Les « théories du complot » sont une réfutation trop facile. D’autant plus qu’un  « complotisme atlantiste », anti chinois et anti russe celui là, est apparu avec la pandémie (9).

Tout cela répond pourtant à des accusations précises contre l’origine de la pandémie : une bio-arme déployée à Wuhan par l’US Army. Les médias aux ordres de l’OTAN balayent l’accusation d’un revers … de gazette : « théories du complot » est leur seul argument. Mais cette fois un détail leur échappe, les accusateurs ne sont pas des journalistes français marginaux ou des américains de la « lunatric fringe ». Ce sont le ministère chinois des Affaires étrangères, l’ambassadeur français à Paris, ou encore la diplomatie iranienne, sans oublier des généraux russes spécialistes de la guerre biologique ! Or, les grands médias américains et européens rejettent catégoriquement toute hypothèse sur le caractère artificiel du coronavirus …

NOTES ET RENVOIS :

(1) Cfr. sur UC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY :

* GEOPOLITIQUE DU CORONAVIRUS (IV):

COMMENT LA PANDEMIE PROVOQUE LA CHUTE ET LA ‘TIERS-MONDISATION’ DU PREMIER MONDE OCCIDENTAL !?

http://www.lucmichel.net/2020/03/21/luc-michels-geopolitical-daily-geopolitique-du-coronavirus-iv-comment-la-pandemie-provoque-la-chute-et-la-tiers-mondisation-du-premier-monde-occidental/

* Et : UN SIECLE APRES SPENGLER ‘LE DECLIN DE L’OCCIDENT’ SE PRECIPITE (LA CHUTE DU PREMIER MONDE OCCIDENTAL II)

http://www.lucmichel.net/2020/04/08/luc-michels-geopolitical-daily-un-siecle-apres-spengler-le-declin-de-loccident-se-precipite-la-chute-du-premier-monde-occidental-ii/

(2) Cfr. LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

A PEKIN, TEHERAN, MOSCOU ON ACCUSE : LE CORONAVIRUS COVID-19 EST UNE ‘BIO-ARME’ AMERICAINE !

http://www.lucmichel.net/2020/04/21/luc-michels-geopolitical-daily-a-pekin-teheran-moscou-on-accuse-le-coronavirus-covid-19-est-une-bio-arme-americaine/

(3) Cfr. LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

DOCUMENT: COVID-19 ET EXERCICE ‘EVENT 201’. L’AMBASSADE DE CHINE A PARIS ACCUSE LES USA !

http://www.lucmichel.net/2020/04/22/luc-michels-geopolitical-daily-document-covid-19-et-exercice-event-201-lambassade-de-chine-a-paris-accuse-les-usa/

(4) QUE PENSER DE LA PROPAGANDE ANTI-CHINOISE ? CGTN INTERVIEWE D’UN HOMME D’AFFAIRES AFRICAIN EN CHINE

https://vimeo.com/412706625

Les mesures de quarantaine prises par la Chine pour faire face à l’augmentation des cas importés ont engendré des accusations de xénophobie et de discrimination raciale. La journaliste de CGTN a discuté avec un homme d’affaires africain en Chine pour voir comment il perçoit ces allégations.

(5) Voir sur :

https://www.lepoint.fr/culture/un-missionnaire-denonce-la-contamination-des-indiens-avec-la-variole-06-04-2020-2370190_3.php

(6) Je vous parle souvent ‘Rai Al-Youm’, quotidien en ligne basé à Londres.

Ce site panarabe a été créé à Londres en septembre 2013 par le journaliste Abdel Bari Atwan, ancien directeur du quotidien Al-Quds Al-Arabi. “L’opinion d’aujourd’hui” se veut nationaliste arabe, antisaoudien et antisioniste.

www.raialyoum.com/

(7) Cfr. 2 supra

(8) Cfr. 3 supra

(9) Cfr. LUC MICHEL’S GEOPOLITICAL DAILY/

QUELS SONT LES SCENARIOS GEOPOLITIQUES POUR L’APRES-PANDEMIE DU CORONAVIRUS ?

http://www.lucmichel.net/2020/04/15/luc-michels-geopolitical-daily-quels-sont-les-scenarios-geopolitiques-pour-lapres-pandemie-du-coronavirus/

(Sources : Rai Al-Youm – Global Times – Middle East News – CGTN – Le Point – EODE Think Tank)

LUC MICHEL (ЛЮК МИШЕЛЬ) & EODE

* Avec le Géopoliticien de l’Axe Eurasie-Afrique :

Géopolitique – Géoéconomie – Géoidéologie – Géohistoire –

Géopolitismes – Néoeurasisme – Néopanafricanisme

(Vu de Moscou et Malabo) :

PAGE SPECIALE Luc MICHEL’s Geopolitical Daily

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________________

* Luc MICHEL (Люк МИШЕЛЬ) :

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* EODE :

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Presidio Europa Comunicato Stampa della Corte dei conti Europea, 16 giugno 2020

crediamo sia opportuno leggere il Comunicato Stampa della Corte dei conti Europea, (ancora prima di leggere per intero il rapporto di circa 105 pagine).

https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/INSR20_10/INSR_Transport_Flagship_Infrastructures_IT.pdf

La critica degli oppositori alle GOII e quella dell’ECA sono solo formalmente simili. ECA si pone infatti sul versante di color che pensano che occorra realizzare bene i progetti decisi anche se in taluni passaggi la sua critica appare più profonda, ad esempio quando tratta della cruciale questione della CO2 per la Torino-Lione: se i livelli di traffico raggiungono solo la metà del livello previsto, occorreranno 50 anni dall’entrata in servizio dell’infrastruttura prima che le emissioni di CO2 prodotte dalla sua costruzione siano compensate”.

Non è la prima volta che ECA critica questi investimenti, cfr. la Relazione speciale ECA n. 19/2018 “La rete ferroviaria ad alta velocità in Europa non è una realtà, bensì un sistema disomogeneo e inefficace” 

https://www.eca.europa.eu/it/Pages/DocItem.aspx?did=46398.

Segnaliamo la posizione della Commissione europea alle critiche di ECA a pagina 87 :

RISPOSTE DELLA COMMISSIONE ALLA RELAZIONE SPECIALE DELLA CORTE DEI CONTI EUROPEA

Lione-Torino

Secondo la pianificazione attuale, la tratta transfrontaliera lunga 57,5 km che comprende la galleria Lione-Torino sarà completata prima della scadenza del 2030 e sarà conforme ai requisiti del regolamento TEN-T.

Le linee di accesso italiane saranno pienamente conformi alle norme TEN-T entro il 2030 con la costruzione della nuova linea di accesso tra Avigliana e Orbassano e il potenziamento della linea tra Bussoleno e Avigliana.

Sul lato francese la linea convenzionale esistente, che attualmente funge da linea di accesso, è oggi conforme alla maggior parte dei parametri TEN-T. I requisiti che non sono soddisfatti si riferiscono alla velocità (alcune tratte consentono di raggiungere i 90 km/h invece di 100 km/h a causa della pendenza del 25‰) e all’ERTMS, di cui il Piano nazionale di attuazione francese prevede l’istituzione entro il 2030.

PresidioEuropa No TAV

La Torino- Lione è un Crimine Climatico

Comunicato stampa ECA  Lussemburgo, 16 giugno 2020

Secondo la Corte dei conti europea, bisogna velocizzare i megaprogetti transfrontalieri per ottimizzare i trasporti in Europa

I principali megaprogetti di trasporto transfrontalieri dell’UE progrediscono più lentamente del previsto.

Secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea, è probabile che sei delle otto infrastrutture dal costo di diversi miliardi di euro oggetto dell’audit e le relative linee di accesso non funzioneranno a pieno regime per il 2030, come invece inizialmente previsto.

Il completamento della rete centrale transeuropea di trasporto (TEN-T) verrà dunque ulteriormente posticipato.

Nel 2013, gli Stati membri dell’UE hanno deciso di ultimare la rete centrale transeuropea di trasporto entro il 2030. Una caratteristica saliente della rete sono i progetti di trasporto transfrontalieri, miranti a migliorare i collegamenti tra reti nazionali lungo corridoi europei.

La Corte ha verificato se la costruzione su larga scala di autostrade, ferrovie e vie navigabili aventi impatto transfrontaliero sulla rete centrale di trasporto dell’UE sia stata ben pianificata e attuata in modo efficiente. Ha controllato otto megaprogetti cofinanziati dall’UE dal valore totale di 54 miliardi di euro (di cui 7,5 miliardi finanziati dall’UE), che collegano le reti di trasporto di 13 Stati membri: Austria, Belgio, paesi baltici, Danimarca, Francia, Finlandia, Germania, Italia, Polonia, Romania e Spagna.

Per tutti i megaprogetti esaminati, la costruzione ha subito notevoli ritardi (11 anni in media): ciò ha messo a rischio l’efficace funzionamento di cinque dei nove corridoi che attraversano più Stati membri. Questi scarsi risultati sono dovuti principalmente al fatto che i progetti sono stati spesso blandamente coordinati tra paesi. Ogni Stato membro ha le proprie priorità d’investimento e procedure di pianificazione, e i progetti transfrontalieri o gli investimenti nei corridoi transnazionali non beneficiano sempre nella stessa misura del sostegno nazionale. Anche l’attuazione dei progetti progredisce a velocità differenti da ciascun lato della frontiera. Finora, la Commissione non ha utilizzato i limitati strumenti giuridici di cui dispone per far rispettare le priorità fissate a livello UE negli Stati membri che non riescono a tenere il passo.

La creazione nei tempi previsti dei corridoi della rete centrale è cruciale per il raggiungimento delle finalità strategiche dell’UE: stimolare crescita e occupazione e affrontare i cambiamenti climatici”, ha affermato Oskar Herics, il membro della Corte responsabile della relazione. “Dovrebbero essere profusi ulteriori sforzi per accelerare il completamento di molti dei megaprogetti-faro di trasporto dell’UE. Detti progetti sono infatti essenziali per conseguire una migliore connettività in Europa e per realizzare in tempo gli effetti di rete”.

Nel tempo, i costi di detti otto megaprogetti sono aumentati di più di 17 miliardi di euro (47 %), spesso a causa di modifiche della concezione e portata dei progetti, nonché a causa di un’attuazione inefficiente. L’aumento maggiore si è verificato per il progetto Canal Seine Nord Europe (parte del collegamento Senna-Schelda) i cui costi sono quasi triplicati. In Romania, invece, la Corte ha constatato che una nuova tratta dell’autostrada A1 non viene utilizzata e che due tratte sono state collegate in modo errato. Ciò ha comportato un uso inefficace dell’infrastruttura e uno spreco di fondi.

La Corte ha inoltre individuato debolezze nelle analisi costi-benefici effettuate dagli Stati membri su questi investimenti per svariati miliardi di euro: le previsioni di traffico potrebbero rivelarsi oltremodo ottimistiche e alcuni progetti potrebbero non essere economicamente sostenibili. Ciò è vero, in particolare, per la linea Rail Baltica e per la tratta ferroviaria del collegamento fisso Fehmarn Belt, con troppi pochi passeggeri. 

La Corte ha altresì osservato che la Commissione non ha valutato in modo indipendente le specifiche di costruzione basandosi sui potenziali flussi di traffico passeggeri e merci prima di concedere fondi UE.

La Commissione esercita da lontano la supervisione del completamento della rete centrale da parte degli Stati membri; detta supervisione deve essere rafforzata. La Commissione non dispone di alcun dipartimento specifico per fornire agli Stati membri l’assistenza di esperti al fine di indirizzare tali grandi progetti e non ha una visione d’insieme dei progressi compiuti. Ciononostante, la Commissione ha di recente compiuto passi verso una supervisione e un monitoraggio dei progressi compiuti più ravvicinati ed efficaci, esplicitando le realizzazioni dei progetti nelle “decisioni di esecuzione”.

Note agli editori

La realizzazione della rete centrale transeuropea dei trasporti tramite la creazione di corridoi della rete centrale è disciplinata dal regolamento (UE) n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio. Alla Commissione spetta assicurarsi che gli Stati membri completino la rete centrale entro il 2030, mentre gli Stati membri sono responsabili dell’attuazione degli specifici progetti. Finora, per gli otto megaprogetti sono stati resi disponibili circa 7,5 miliardi di fondi UE e la Commissione ha pagato 3,4 miliardi di euro. A causa dei ritardi, la Commissione ha revocato alcuni dei fondi inizialmente concessi (1,4 miliardi per le 17 tratte oggetto dell’audit). Secondo uno studio della Commissione, in caso di mancato completamento della rete, l’economia dell’UE perderebbe una potenziale crescita dell’1,8 % e, in termini di occupazione, 10 milioni di anni-uomo.

Gli otto megaprogetti esaminati – quattro linee ferroviarie (Rail Baltica, Lione-Torino, galleria di base del Brennero, Basque Y), una via navigabile (Senna-Schelda), un’autostrada (A1 in Romania) e due collegamenti multimodali (collegamento stradale/ferroviario Fehmarn Belt e collegamento ferroviario E59 a porti in Polonia) – costano ciascuno oltre 1 miliardo di euro e dovrebbero apportare notevoli benefici socio-economici.

La relazione speciale 10/2020, intitolata “Infrastrutture di trasporto dell’UE: per realizzare in tempo gli effetti di rete, è necessaria una maggiore velocità di attuazione dei megaprogetti”, è disponibile in 23 lingue dell’UE sul sito Internet della Corte (eca.europa.eu), insieme a contributi audio multilingue sotto forma di podcast dedicati agli otto megaprogetti. La Corte ha pubblicato in passato molte altre relazioni speciali sui trasporti nell’UE (cfr. Portale delle pubblicazioni).

Contatto stampa per la presente relazione: Damijan Fišer

E-mail: damijan.fiser@eca.europa.eu  – Tel. (+352) 4398 45510 / Cell. (+352) 621 55 22 24

NEL GIORNO DEL SUO “RITORNO” — LETTERA APERTA AD ALESSANDRO DI BATTISTA

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2020/06/nel-giorno-del-suo-ritorno-lettera.html

MONDOCANE

LUNEDÌ 15 GIUGNO 2020

 

Alessandro, benvenuto.

Te lo dice uno che ti segue da molti anni, ti conosce e del quale ricevi regolarmente i lavori, scritti e filmati, con particolare attenzione al Movimento 5 Stelle e a quello che tutti non possono non aver percepito come il progressivo declino e allontanamento dalle premesse sulle quali era nato ed era arrivato a prendere il 33% del voto espresso da italiani non rassegnati.

Sei rientrato sulla scena pubblica con l’intervista in cui ha chiesto, come legittimamente spetta a te, figura di primissimo piano del Movimento, come anche a qualunque degli iscritti, un convegno nazionale, congresso o assemblea costituente che sia. Mi auguro che tu sia arrivato in tempo massimo. Just in time, come ci fa dire la degenerazione linguistica che da diffusori di civiltà ci ha reso colonizzati da inciviltà. Appena in tempo, dal punto di vista della rappresentanza istituzionale dei 5Stelle, visto il progressivo radicamento di molta parte di essa, non nei principi, ma nelle poltrone sulle quali, a volte indebitamente, li ha insediati un’elezione che spesso si è trasformata in privilegio e poi in abuso. Sicuramente entro tempo massimo per la base, che, secondo quanto mi insegnano assidue e profonde frequentazioni, da amico e giornalista, nella sua misura più estesa ti aspettava con ansia e affetto. E speranza di riprendere la strada maestra.

A proposito di tempi, liquidiamo subito la rozza, collerica e perciò debole, reazione di chi sa benissimo che la tua figura e la tua storia contribuiscono, insieme alla nostra percezione dell’inversione di marcia compiuta negli ultimi anni, a strappare al re i vestiti della mistificazione e dell’abbaglio. Per non esserti adeguato ad un andazzo che vedeva gli esponenti 5 Stelle comportarsi come lemming in tuffo dal precipizio, l’anziano trasformista ti ha detto “di aver perso il senso del tempo”. Forse perché il tuo tempo lo avevi “perso” vedendo a raccontandoci i “fuori dal tempo” del dominante che infligge e del dominato che subisce o resiste, nel Sud del mondo sotto attacco USA. Iran, Messico, Guatemala… Quegli USA e quella Nato cui un tuo “fratello” sventurato non nega mai il suo “servo encomio”. Quanto a “tempo perso”, certo è che Grillo il suo lo ha ritrovato nel Congresso di Vienna del 1815. Quello della Restaurazione.

Usando logori borborigmi diffamanti su terrapiattisti e pappalardi, per ridicolizzare la tua sacrosanta richiesta che finalmente i vertici del M5S si acconcino, al di là del filtro telematico, deformanti come tutti i rapporti digitali, senza faccia, senza spazio, a far parlare e dare ascolto a chi del movimento è sangue, sudore, lacrime e integrità, Beppe Grillo conferma di volersi erigere a padre delle bussole perse. Una bussola pare l’abbia orientata, fin dall’inizio, verso il nono cerchio, nella ghiaccia del Cocito, dove si incontrano i traditori dei parenti e quelli della patria e del partito.

Un interrogativo lacerante, ma motivato da quel suo abbraccio, mortale per tutto ciò che il movimento rappresentava, con un ceto dirigente politico-economico e un primo ministro che in questi giorni stanno celebrando a Villa Pamphili, a porte chiuse come è di prammatica, il loro piccolo Bilderberg, o Davos.

Temo, caro Alessandro, che, per quanto doverosa, se non altro per mettere in difficoltà chi dei parlamentari si guarda allo specchio la mattina, la tua richiesta di un incontro nazionale sulla linea del movimento non troverà riscontri positivi. Forse un po’ di clic su like si potevano gestire. Con un’assemblea di corpi, senza mascherine, è più difficile. C’è già chi, percependo la tua chiamata al confronto, nessuno escluso, come il raschio del seghetto sulla gamba della sua poltrona damascata, ti risponde con i toni risentiti di chi si vede scoperto con le mani nella marmellata e quelle mani da lì non le vuole togliere. C’è chi, tra gli alleati PD e IV, terrorizzato dall’ipotesi di un M5S ricuperato e rilanciato contro il sistema, prospetta ai colleghi 5 Stelle l’apocalisse di una crisi con conseguente esito nefasto alle elezioni. E’ Il ricatto di una rottura col premier bilderberghino che si vaticinava leader del riciclato movimento, e a Grillo stava bene per la definitiva saldatura con quel mondo dell’”innovazione” inaugurato dall’operazione Covid-19.

La speranza rivoluzionaria di un Movimento Cinque Stelle, gravido di idee e volontà di riscatto, emancipazione, libertà, onestà, si è infranta contro l’inaudita adesione dei parlamentari a una combriccola di reazionari, corrotti nella politica e nella morale, sopravvissuti al deperimento politico e morale di due partiti dal poderoso passato, ma incapaci di affrontare la modernità in termini di liberazione, combattendone lo stravolgimento e la subalternità a economia e tecnologia antinazionali e sovranazionali, interne ed esterne. Tu, Alessandro, che ti sei sempre opposto a fare da puntello a questa gente, hai dovuto assistere al crollo di ogni diversità quando il movimento si è prestato alla più efferata guerra mai condotta contro il nostro popolo, incredibilmente all’umanità intera, i suoi diritti umani e civili, i suoi anziani e i suoi giovani, i suoi lavoratori e i suoi artisti, la sua libertà e autodeterminazione, l’intero suo futuro: l’operazione Coronavirus. Una disumanizzazione imposta dai necrofori della globalizzazione, accettata ed eseguita dai loro infiltrati e sguatteri locali, subita da una popolazione ridotta alla passività a forza di paura e menzogne. E della mancanza di un Movimento 5 Stelle.

Tra espulsi da un vertice di arroganti, incolti e opportunisti, o usciti di propria volontà, o rimasti in sofferenza e rabbia – parlo dei 5 Stelle nelle istituzioni – c’è il meglio degli eletti: Cunial, Barillari, Corrao, Lezzi, Grillo, Paragone, altri. Io non so che rapporti vi siano tra voi. Ma so che tutto quello che si oppone alla risacca, andrebbe unito. Alcuni di costoro credono in una rifondazione del Movimento partendo da dentro, dall’esistente in parlamento e sul territorio. Altri puntano a fare piazza pulita, alla creazione di un soggetto politico che del Movimento riprenda, rafforzi e approfondisca teoria e pratica, fondate sulla ricostruzione dei rapporti tra umani, contro la disgregazione sociale forzata di cui l’operazione virus è il principale strumento. Ma anche contro l’illusoria contraffazione di quei rapporti, attraverso la raggelante e totalizzante utopia digitale.

Secondo il tabloid scandalistico dei VIP, “La Repubblica”, cui la tua apparizione fa correre brividi lungo la schiena, non avrai la forza di liberarti dai legami d’affetto che ti hanno reso parte organica dei 5 Stelle, al di là delle dissonanze e crisi che si vivono in tutte le famiglie. Capisco benissimo quale dolore una persona come te, che è andata condividere le sofferenze dei più deprivati e oppressi, debba provare per la lacerazione degli affetti saldati in tanti anni di comunanza di lotta e di vita. Lo capisco per averlo provato nella parabola dei miei rapporti con Lotta Continua e poi con Rifondazione Comunista. Ma non credi che l’amore di cui sei oggetto da parte di migliaia di persone, che in te hanno riposto fiducia per le sorti loro e della comunità valga a colmare di ricchezze i vuoti lasciati da chi ha dimostrato di non meritarti. Delusione sì, illusione no.

Sulla scelta tra queste opzioni, io non ho titoli per pronunciarmi. So di certo una cosa. Non so se sia la parte maggioritaria dei militanti, degli iscritti, dei sostenitori, degli interessati. So di sicuro che è la migliore del nostro paese e nel nostro tempo. Non solo della base 5 Stelle, di tutta la società italiana. L’unica con la quale si possa costruire un futuro consapevole del nostro passato, delle nostre radici, della nostra sovranità e quindi degna del presente. Parlo di una base disorientata, arrabbiata, frustrata, indomita. Un popolo che non aveva mai smesso di lavorare sul territorio lungo le linee e con gli obiettivi a cui si era votato. E che non è fuori dal tempo, come dice l’ex-padre da uccidere ritualmente, ma è quello che non lascia che i suoi figli  ed esso stesso siano messi dietro un filo spinato, nei lager dell’intelletto e del corpo. Lager al cui confronto quelli del passato, strumentalmente deprecati dai recintori di oggi, ti avevano lasciato almeno padrone della tua mente.

Alessandro, è difficile vedere altri se non te e coloro che ti hanno preceduto in una insubordinazione che dovrebbe maturare in sollevazione. Coloro che hanno tenuto duro. Spero che tu non sia arrivato in ritardo e spero che tu rimanga determinato, a dispetto delle belve che ti si lanceranno contro. O si riesce a raddrizzare questo vascello di donne e uomini giusti, sottraendolo ai miasmi e affidandola a venti salubri, o se ne costruisce un altro. Non siamo mai tutti sulla stessa barca, come vorrebbero Bergoglio e come perorano ossessivamente oggi i coronavirusisti. Siamo NOI nella stessa barca. E siamo all’ultimo crocevia.Tertium non datur.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:01