Allarme del Viminale, in arrivo un esercito di 250mila clandestini. Meloni: “Blocchi navali subito!”

22 marzo 2018

Ennesimo allarme immigrati. In Italia è in arrivo un esercito di 250mila clandestini dalla Libia. Non è un rischio ma la previsione del governo italiano che circola tra i ministri e coinvolge soprattutto il dicastero di Marco Minniti che dovrà occuparsi dell’accoglienza di un nuovo fiume di disperati.
È una cifra superiore agli sbarchi degli anni scorsi. Si è sperato che gli accordi del governo con la Libia di Serraj potessero aiutare a limitare le partenze, ma nemmeno l’opera di addestramento della Guardia Costiera libica è bastata per interrompere i flussi.
Meloni: blocco navale al largo della Libia
«Ovviamente la sinistra non intende fare nulla per fermare questa invasione: a loro piace e soprattutto fa comodo alle loro cooperative amiche che lucrano sui disperati – è il commento a caldo di Giorgia Meloni su Facebook. « Noi vogliamo un’Italia capace di difendere i suoi confini, un’Italia sovrana che in Europa vada a chiedere aiuto per un blocco navale immediato al largo delle coste libiche», ha concluso la leader di Fratelli d’Italia invitando a partecipare alla manifestazione “Italia Sovrana in Europa” che si terrà a Roma il 25 marzo al teatro Angelicum in occasione del vertice straordinario Ue per il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma. «Adesso cosa intende fare il governo?», si domanda preoccupato il senatore leghista Roberto Calderoli, «resteremo a guardare mentre ci invadono? Continueremo a spedire le nostre navi in acque territoriali libiche per il consueto “servizio taxi” dalla Libia alla Sicilia? Oppure, finalmente, ci decideremo a fare come Malta e la Spagna ovvero pattugliamenti in mare e respingimenti dei barconi verso i porti di partenza?».
Con fonte Il Secolo D’Italia redazione riscatto nazionale.it fonte qui

“I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all’Egitto di consegnarci i loro torturatori?”

Il Movimento NOTAV aderisce all’Appello a sostegno di Enrico Zucca

Il MOVIMENTO NO TAV  fa proprie le parole di Enrico Zucca, ex pm nel processo per i fatti della Diaz durante il G8 di Genova.
Abbiamo provato sulla pelle delle nostre militanti e dei nostri militanti la violenza, le menzogne, le torture delle cosiddette “forze dell’ordine” sostenute, coperte e avallate nei loro comportamenti dalla procura torinese.

Le repliche del capo della polizia che ha parlato di “accuse infamanti” e di “parole oltraggiose” sono la riprova che la nostra democrazia è malata anche quando pretende che verità scomode siano taciute.
Da noi la resistenza continua.
Massima solidarietà ad Enrico Zucca.
Il Movimento NO TAV.

Minacce dei libici alla Ong “scafista”? L’ultima fake news di Repubblica, video taroccato (Video)

ong libia

L’ultima fake news degli scrivani di De Benedetti: guardia costiera libica minaccia di morte la Ong scafista Proactiva Open Arms, sequestrata dalla procura di Catania per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma non è la verità dei fatti, Repubblica manipolando un video riesce a ribaltare completamente la vicenda.

Roma, 20 mar – Immaginazione e sensazionalismo. Due elementi che nella narrazione buonista del fenomeno della tratta di esseri umani nel Mediterraneo si intrecciano fino a ribaltare completamente la verità dei fatti. Con Repubblica che sembra fare a gara per mantenere ben saldo lo scettro di oltranzista dell’accoglienza a tutti i costi.
Non che sia una novità, beninteso. Già un Saviano qualsiasi, con l’invenzione del “reato umanitario”, aveva in passato tentato di riscrivere un paio di millenni di diritto. Oggi il quotidiano della famiglia De Benedetti va ben oltre, mistificando ad arte un video relativo all’ultima vicenda in ordine di tempo, quella della ong spagnola Proactiva Open Arms, fermata dalla Procura di Catania con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
In assenza di argomenti validi a difesa dell’organizzazione, perché allora non buttarla sulle emozioni? Sì, Proactiva forse non avrà operato secondo le regole, ma se l’ha fatto è perchè la guardia costiera libica li ha minacciati di morte. Proprio così, stando ai sottotitoli che Repubblica mette a corredo delle immagini che vedono i volontari della ong discutere in mare con i militari di Tripoli.
Peccato che, ad un ascolto più attento (e senza i sottotitoli di cui sopra) la realtà sembri parecchio diversa, come dimostra la nostra collaboratrice Francesca Totolo segnalando l’acaduto sul proprio profilo twitterL’audio è disturbato e la pronuncia non è probabilmente ottima, ma non pare di distinguere chiaramente quel “I kill you” che il quotidiano vorrebbe far credere. Semmai sembra che la guardia costiera ripeta più volte “I tell you”, come a voler intimare un generico alt. Tanto generico che, nonostante le minacce, aldilà della scaramuccia a distanza non si è infatti registrato alcun momento di tensione fra le imbarcazioni. Ma ormai anche creare fake news ad arte fa gioco alla propaganda immigrazionista.
Con fonte Il Primato Nazionale Redazione Riscatto Nazionale.net

Milano, cosparge di alcol la fidanzata italiana e le dà fuoco: arrestato un immigrato marocchino

solidarietà femminile niente?

MILANO – Cosparge di alcol la fidanzata italiana di 45 anni e le dà fuoco dentro una tenda a Lodi: arrestato un immigrato marocchino di 43 anni.
(ANSA) – MILANO, 17 MAR – Un marocchino di 43 anni è stato arrestato dalla polizia per maltrattamenti e lesioni dopo che aveva lanciato alcol contro la compagna, una italiana di 45 anni, e le aveva dato fuoco durante una lite nella tenda in cui vivono da tempo sotto al ponte all’altezza del civico 54 di corso Lodi, a Milano.
Attorno alle 2.30 della scorsa notte il marocchino ha aggredito per l’ennesima volta la donna, l’ha minacciata di morte o comunque di sfigurarla per sempre con il fuoco. La 43enne è stata avvolta dalle fiamme ma è riuscita a togliersi gli indumenti prima che fosse troppo tardi. Ha riportato ustioni di terzo grado al braccio sinistro e sul 15 per cento del lato destro del corpo. Una volta soccorsa, la donna ha raccontato alla polizia di essere stata ricoverata altre volte in ospedale per i maltrattamenti del compagno ma di non averlo mai denunciato dicendo di essersi procurata da sola le lesioni.
con fonte Ansa redazione riscatto nazionale.net

Prese a sprangate un uomo: camerunese “non è in grado di intendere e di volere”. Presto libero

Si sta per compiere l’ennesimo scempio giudiziario: l’immigrato camerunese che lo scorso gennaio ha quasi ucciso a sprangate un passante serbo senza un motivo presto tornerà libero. Secondo la perizia psichiatrica non è in grado di intendere e di volere. Uno dei tanti depressi.

La notte tra il 23 e il 24 gennaio scorso prese un paletto di metallo e colpì per tre volte e senza nessun motivo un passante serbo che aspettava il tram tra via Sabotino e via Ripamonti a Milano.
Eppure Frankline Njuakeh, 32enne camerunense, potrebbe essere assolto dall’accusa di tentato omicidio perché incapace di intendere e di volere.
Secondo la perizia psichiatrica a cui è stato sottoposto il “novello Kabobo” – così è stato ribattezzato dai media -, Njuakeh soffrirebbe infatti di una grave forma di schizofrenia che lo rende incapace di intendere e di volere, come rivelano alcune indiscrezioni riportate dal Corriere. La perizia – richiesta su segnalazione di medici del carcere di San Vittore dove è detenuto – sarà depositata nei prossim giorni e potrebbe di fatto portare alla libertà del camerunese, seppure il giudice che ne riconosca il vizio totale di mente potrebbe applicare una qualche misura di sicurezza.
Con fonte Il Giornale redazione riscattonazionale.net

Violenza choc a Modena: ghanese bastona, stupra e mette incinta la figlia di 13 anni. A processo

MODENA – Finisce al processo un orco ghanese accusato di aver bastonato, schiavizzato, stuprato e messo incinta la figlia di 13 anni.

Finirà a processo il giovane ghanese che nel 2015 a Modena aveva violentato e messo incinta la figlia di appena 13 anni.
Nella città emiliana si è aperto ieri il processo contro un uomo che tre anni fa si era presentato al consultorio chiedendo che la figlia appena adolescente potesse sottoporsi a un intervento per interrompere la gravidanza. In un primo momento la ragazzina aveva accusato il fratello, anch’egli minorenne, per cui si è aperto (e già chiuso) un procedimento di fronte al tribunale per i minori di Bologna. Il fratello è comunque stato prosciolto da ogni accusa.
Col tempo, però, è venuta fuori una verità se possibile ancora più orrenda di quella storia inventata: come dimostrato dagli accertamenti genetici effettuati sul feto, a mettere incinta la tredicenne era stato il suo stesso padre.
Non solo: l’uomo non avrebbe sottoposto la figlia solamente a violenze sessuali ma la avrebbe anche ripetutamente percossa con un bastone e chiusa fuori casa al freddo. Per questo dovrà rispondere sia dell’accusa di violenza sessuale aggravata, sia di quello di abuso dei mezzi di correzione.
Con fonte Il Giornale redazione riscattonazionale.net

Ricercato per rapina, sequestro e stupro di 3 donne: marocchino si rifugia in Italia per anni. Arrestato

ma chi siamo noi per giudicare? Certo non le vittime, uniche titolate a farlo

Dove può rifugiarsi un pericoloso criminale straniero ricercato? Ovviamente in Italia non possono entrare cani e porci liberamente. Marocchino ricercato in Marocco per rapina a mano armata, sequestro e stupro di tre ragazze, si trovava nel bergamasco da anni. Finalmente è stato arrestato.
BERGAMO, 20 MAR – Un marocchino di 37 anni, condannato all’ergastolo in Marocco per aver violentato tre donne, oltre che per associazione per delinquere, rapina a mano armata e sequestro di persona, è stato arrestato oggi dai carabinieri nel corso di un maxi blitz a Zingonia, nel Bergamasco, durante il quale sono stati impiegati 150 militari per perquisire tre edifici occupati abusivamente.
Nel 2012 il marocchino, insieme ad altri due complici, sequestrò e violentò nel Paese d’origine tre giovani ragazze, di cui due minorenni. Una di loro era incinta e perse il bambino. I tre malviventi, sotto la minaccia di coltelli, inoltre, sottrassero alle loro vittime anche oggetti d’oro, denaro contante e i cellulari. Dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Fes (in Marocco), l’uomo fece perdere le proprie tracce, sino alla sua cattura in uno dei palazzi Athena di Zingonia.
Le autorità del Marocco hanno comunicato ai carabinieri, tramite l’Interpol di Roma, che si tratta di un “criminale pericoloso e efferato”.
Con fonte Ansa redazione riscattonazionale.net

Firenze, rapisce bimba di 2 anni e minaccia di gettarla nel fiume

Per l’incolumità altrui sarebbero opportune perizie psichiatriche, sia per chi li ospita a proprie spese sia per l’incolumità di altri stranieri che vengono a contatto con questi soggetti, può essere che si usi così, ma questa giustificazione ha un pò scocciato. Per poco una bimba, anche lei straniera, non ci rimetteva la vita e sto tizio manco di SEQUESTRO di minore è stato accusato. Ma quanto è antirazzista la magistratura, certi reati valgono meno in base alla provenienza del soggetto?

Ha rapito una bambina di due anni e mezzo da un centro di accoglienza per rifugiati nel Mugello per ritorsione nei confronti di connazionali che lo avevano denunciato per violenza sessuale. Poi ha portato la piccola sul greto del fiume Sieve, dove ha minacciato di ucciderla e gettarla in acqua. Dopo una colluttazione, un cittadino nigeriano di 27 anni è stato arrestato dai Carabinieri di Borgo San Lorenzo e di Scarperia (Firenze). L’uomo è stato fermato nel pomeriggio con l’accusa di lesioni, minacce aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. Il 27enne nigeriano è un richiedente protezione internazionale, domiciliato presso il centro di accoglienza «Villaggio La Brocchi» di Borgo San Lorenzo.
Il nigeriano, hanno accertato i carabinieri, ha agito con finalità di ritorsione nei confronti di alcuni suoi connazionali che hanno testimoniato su episodi che hanno determinato la sua denuncia per i reati di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale ai danni della moglie. La famiglia del 27enne è stata inserita in una struttura protetta. In preda a un raptus, il nigeriano ha prima sfondato le porte di ingresso di due appartamenti del centro di accoglienza e poi ha prelevato con la forza una bambina di due anni e mezzo, sottraendola alla custodia della madre. Poi, il 27enne ha percorso circa due km a piedi, si è portato lungo l’argine del fiume Sieve, dove ha minacciato di colpire la bambina con un bastone e di gettarla nelle acque del fiume.
La tragedia è stata impedita grazie ad un repentino e deciso intervento dei carabinieri che sono riusciti ad immobilizzarlo. Il nigeriano, nel tentativo di assicurarsi la fuga, ha opposto una vigorosa resistenza nei confronti dei militari, procurando ad alcuni di loro lesioni lievi. La bambina è stata salvata e immediatamente trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Borgo San Lorenzo, in stato di leggera ipotermia. I sanitari non riscontrato traumi nella piccola. Il 27enne è stato trattenuto in camera di sicurezza presso la compagnia dei carabinieri di Borgo San Lorenzo in attesa delle determinazioni della Procura della Repubblica di Firenze.
Domenica 18 Marzo 2018 – Ultimo aggiornamento: 22:32

Si rifiuta di fare sesso e la scaraventa dalla finestra: resta paralizzata a 23 anni

anche se la vittima è una connazionale, non importa, guai a citare il tentato femminicidio. Minacce con il vudò, ma non erano solo dicerie la storia dei rituali?

Firenze, resta paralizzata a 23 anni. Il padrone di casa: «Ha tentato il suicidio». Per costringerla a ritrattare l’uomo mette in piedi un rito vudù contro la famiglia
FIRENZE. Ha 23 anni. Ed è paraplegica. Da qualche mese. Da quando è sopravvissuta a un femminicidio. Non ha voluto fare sesso con il padrone di casa e lui l’ha buttata dalla finestra. Da mercoledì 14, lui è in carcere. Lei sulla sedia a rotelle tutta la vita.
Si sintetizza così la storia di una ragazza di 23 anni vittima di violenza. Così emerge dalle indagini della squadra mobile di Firenze, che ha arrestato un quarantatreenne nigeriano, Daniel Chukwuka, addetto alla sicurezza nei locali fiorentini, con l’accusa di tentato omicidio. L’arresto pochi giorni fa, appunto. Ma la vicenda risale ad alcuni mesi fa.
HA TENTATO IL SUICIDIO
Inizia la sera del 26 luglio quando Chukwuka getta la giovane giù dalla finestra della sua abitazione, al secondo piano di un condominio nella zona delle Cure a Firenze. Lo fa “accecato dalla rabbia”- è la giustificazione che dà, perché lei dice di no alle sue avances. Come se avesse diritto di essere arrabbiato per il rifiuto della donna. L’aspetto ancora più grave della vicenda è che l’uomo alla polizia a luglio racconta che la ragazza si era buttata da sola. E sul momento la tesi viene ritenuta più probabile anche dagli inquirenti. Le cose cambiano quando, due giorni dopo, la ventitreenne si sveglia dal coma e racconta tutto. È a questo punto che il tentato suicidio si trasforma in un caso di tentato femminicidio.
LE MOLESTIE
La giovane è arrivata da pochi mesi in Italia, dopo un viaggio della speranza, l’arrivo a Lampedusa, il trasferimento in un campo profughi da clandestina. È vulnerabile, non ha un lavoro fisso, passa la vita mendicando e facendo l’ambulante per strada. È una giovanissima donna di fede cattolica evangelica, frequenta una comunità religiosa in provincia di Firenze. Trova un tetto a casa del 43enne grazie ad alcuni connazionali. Qui, dove oltre all’uomo vivono un altro connazionale e la sua fidanzata, affitta una stanza. Ma il clima si fa presto pesante. Daniel Chukwuca le chiede continuamente di fare sesso, in alcuni casi arriva a palpeggiarla. Lei resiste. Non se ne va, perché non saprebbe dove andare. Ha un fidanzato nigeriano che vive a Firenze, ma non può ospitarla.
VIDEO. Femminicidi e i vuoti normativi
Femminicidi, le donne sono senza difese. Ecco i motivi
La nostra giornalista Ilaria Bonuccelli ci spiega i vuoti normativi che ci sono nella difesa delle donne: dal nulla dopo l’arresto all’impossibilità di applicare il braccialetto elettronico anti-stalker perché la legge è scritta male (video a cura di Erika Fossi) – L’ARTICOLO PER APPROFONDIRE- FIRMA PER IL BRACCIALETTO ANTI-STALKER
REGISTRARE LA VIOLENZA
La sera del 26 luglio la giovane e il proprietario di casa erano soli. Lei sta nella sua stanza, guarda un film sul cellulare, seduta sul letto. Non c’è nessuna che possa difenderla. Chukwuca non è andato a lavoro, è malato. Entra nella camera senza bussare, a petto nudo. Le si siede accanto, si abbassa gli slip e le chiede di stare con lui. Lei risponde decisa di no, cerca anche di registrare la conversazione col telefono per mandarla al fidanzato. Chukwuka se e accorge e perde la testa. Le strappa il telefono dalle mani, la schiaffeggia, la minaccia con un bastone di ferro, poi la fa uscire dalla camera. Nel frattempo a casa torna anche l’amico, che cerca di calmarlo. Si spostano tutti in cucina, la giovane indietreggia e si trova con la schiena contro la finestra, aperta. Daniel Chukwuka la spinge, lei cade. Un volo di nove metri. «È caduta, da sola» ripete più volte l’uomo al telefono col 118, e poi alla polizia.
L’OMERTÀ DEI COINQUILINI
Si è buttata dopo una telefonata con la famiglia, dice. Era nervosa, racconta, perché loro in Nigeria volevano soldi e lei non ne aveva, così ha cercato di uccidersi. Tentato suicidio, pensano tutti. Ma il 28 luglio la giovane si sveglia dal coma e chiarisce come stanno le cose facendo scattare gli accertamenti. La sua vita non sarà più quella di prima. Il responso dei medici non lascia scampo: frattura alle vertebre con deficit agli arti inferiori. Non camminerà più. La caduta le ha provocato anche varie fratture alle caviglie, ai talloni, allo sterno. La verità viene a galla perché lei trova la forza di raccontare, superando il muro di omertà di chi, vedi l’amico di Chukwuka e la fidanzata, ha assistito al fatto ma non ha avuto il coraggio di smentire il quarantatreenne. Le indagini confermano il suo racconto.
MINACCE CON IL VUDÙ
Nel tentativo di farle ritrattare le sue dichiarazioni, il 43enne chiamò anche la famiglia in Nigeria per organizzare un rito vudù. Il terribile epilogo della serata del 26 luglio, scrive il gip Paola Belsito disponendo la custodia cautelare in carcere per il nigeriano, «trova una spiegazione nelle reiterate, insistenti, assillanti pretese di natura sessuale» dell’arrestato. «L’evento matura in un clima di vero e proprio stalking, di assillanti richieste di natura sessuale con offerte di denaro e toccamenti, carezze rubate, approfittamento della situazione di difficoltà della giovane».
17 marzo 2018 di Matteo Leoni

Morto per malattia e non di fame. Smentita la bufala immigrazionista sull’eritreo a Pozzallo

quelli che accusano altri di strumentalizzare

Pozzallo, 15 marNon era malnutrizione, ma una malattia in fase terminale. Così è morto l’eritreo di 22 anni che nei giorni scorsi aveva suscitato l’indignazione social degli ambienti immigrazionisti. “Così si muore nel Mare Nostrum” titolavano i giornaloni, aggiungendo che i migranti muoiono anche per la fame e non solo per le bombe. La realtà, però, in questo caso è un’altra.
Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, aveva usato la metafora dei campi di concentramento nazisti per definire le condizioni dei circa 90 migranti che sono sbarcati insieme all’eritreo: “Sembravano i prigionieri di qualche campo di concentramento nazista. Sono immagini che abbiamo visto finora solo in fotografia”.
Il giovane era sbarcato nei giorni scorsi a Pozzallo dalla nave dell’ong spagnola Proactiva Open Arms. Il suo stato di deperimento era molto grave, e i suoi parametri vitali erano al limite della sopravvivenza, con un sistema immunitario altamente compromesso. In un tweet Oscar Camps, fondatore dell’ong, ha detto che l’eritreo si chiamava Segen ed era stato prigioniero in Libia per 19 mesi. Era stato fatto sbarcare per primo dalla nave, e subito è stato rifocillato. Poi le sue condizioni sono peggiorate. Per questo è stato trasportato all’ospedale di Modica, dove poi è deceduto, in condizioni gravissime. Respirava a fatica e il suo peso arrivava a malapena ai 30 chili. Subito si è gridato alla malnutrizione. In realtà, era già malato e la sua patologia era arrivata in una fase terminale.
È dovuta intervenire direttamente la Prefettura di Ragusa per smontare la fake news sulla malnutrizione. Il prefetto in persona, Filippina Cocuzza, ha inviato una nota agli organi di stampa in cui viene precisato che “il decesso è avvenuto per pregressa grave malattia in fase terminale”. I media, però, hanno ignorato la notizia della rettifica sulle causa della morte, anche se a fornirla è stata una fonte più che autorevole.
Anna Pedri