Frigo e tv non più usa & getta: l’Europa riduce l’obsolescenza

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Frigo e tv non più usa & getta: l’Europa riduce l’obsolescenza

Dal 2021 maggiori garanzie sugli interventi in caso di guasto e sulla durata degli apparecchi

Come per il conteggio degli anni dei cani, anche gli elettrodomestici e i dispositivi elettronici hanno un loro calcolo particolare, tutto a svantaggio dei consumatori. Le aziende creano smartphone, stampanti, lavatrici, frigoriferi e in generale tutti i prodotti tecnologici pianificandone l’obsolescenza, ovvero la perdita di valore nel mercato sfruttando le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei prodotti e indurre così i clienti ad acquistarne nuove versioni.

Un meccanismo che non è più una sorta di leggenda da quando lo scorso ottobre l’Antitrust ha multato Apple e Samsung, rispettive per 10 e 5 milioni di euro, “per aver realizzato pratiche commerciali scorrette in relazione al rilascio di alcuni aggiornamenti del firmware dei cellulari che hanno provocato gravi disfunzioni e ridotto in modo significativo le prestazioni, in tal modo accelerando il processo di sostituzione degli stessi”.

Così c’è poco da stupirsi se anche la lavatrice, il frigo o il forno si rompono sempre qualche mese dopo la scadenza della garanzia, per scoprire quando si chiama il centro assistenza-clienti che il pezzo di ricambio non c’è, non si sa quando arriverà e, dopo settimane di attesa, essere costretti a comprare un elettrodomestico nuovo, perché aggiustare il vecchio costerebbe di più.

Una pratica che entro i prossimi due anni verrà messa al bando grazie alle nuove regole elaborate dalla Commissione europea che, in tema di sostenibilità ambientale degli elettrodomestici e dell’elettronica di casa, ha previsto che a partire dal 2021 i produttori di televisori, frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie e prodotti per l’illuminazione saranno obbligate a mantenerne in commercio tutte le parti di ricambio necessarie dai 7 ai 10 anni dal momento della messa in vendita, a seconda della tipologia di componente in questione.

I pezzi inoltre non dovranno solamente restare in produzione, ma anche rimanere a disposizione del canale di assistenza, che dovrà garantirne la disponibilità su richiesta entro 15 giorni lavorativi. Inoltre, il processo di riparazione da parte di aziende terze non dovrà neanche essere ostacolato in nessun modo: i produttori saranno costretti a progettare i propri elettrodomestici in modo che siano riparabili con strumenti comunemente diffusi e non con attrezzatura specifica, e a fornire pezzi e documentazione per la sostituzione ai tecnici professionisti che li richiedono, anche se questi non fanno parte della rete di distribuzione e assistenza dell’azienda produttrice. Ma secondo Il Salvagente,vanno comunque ancora chiariti alcuni passaggi importanti della direttiva. “Le parti di ricambio, per esempio, saranno rese disponibili solo a riparatori professionisti. Questo significa che – spiega la rivista mensile – la riparazione per ora resterà nelle mani delle grandi azienda, e rischia di limitare fortemente lo scopo e la disponibilità dei centri di riparazioni, dal momento che solo un numero ristretto di persone avrà accesso a queste parti di ricambio e ad eventuali manuali”.

A guadagnarci, spiega intanto l’Ue, saranno il portafogli e il pianeta.

Stando alle stime fornite, grazie alle misure varate e alle nuove etichette energetiche previste per il 2021 i consumatori risparmieranno 150 euro ogni anno e si consumerà meno energia che corrisponde al fabbisogno della Danimarca entro il 2030 alleggerendo il mondo di una buona dose di rifiuti ingombranti, pari a 46 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 in meno ogni anno.

Per la gioia del movimento studentesco Fridays for Future guidato da Greta Thunberg.

Molto, però, resta da fare. Secondo uno studio commissionato dall’European Environmental Bureau, se si allungasse anche di un solo anno la vita degli smarphone (esclusi dalle regole), si otterrebbe in Europa una riduzione delle emissioni pari a 4 milioni di tonnellate di C02 annuali, corrispondenti, tanto per farsi un’idea, a circa 2 milioni di auto in meno sulle strade.

Mentre oggi, in media, laptop e smartphone durano fra i 3 e 4 anni, le lavatrici 11 anni, l’aspirapolvere 4 anni.

Tanto che l’ammontare di rifiuti di questi elettrodomestici varia tra le 10 e 12 tonnellate.

Solo l’intero ciclo di vita degli smartphone europei è responsabile di 14 milioni di tonnellate di emissioni CO2 ogni anno.

Sicuramente numeri importanti nell’ottica del Green new deal, capace di fermare la crisi climatica e rilanciare l’economia, al centro dell’agenda della nuova Commissione europea e degli impegni del governo Conte 2.

Frigo e tv non più usa & getta: l’Europa riduce l’obsolescenzaultima modifica: 2019-10-16T22:07:22+02:00da davi-luciano
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