Banche venete, passa con la fiducia il regalo a Intesa

85 mld bancheanche il “movimento” fondato da Bersani vota a favore, Bersani che proprio oggi parlava di generazioni umiliate e che vorrebbe un nuovo ’68...certo han votato l’ennesimo furto di tasse dei contribuenti per salvare i posti di lavoro ed i risparmiatori mica per salvare le banche. Ci sono ancora dubbi sul motivo per il quale si debba pagare le tasse? Per le pensioni? Per i 5 MILIONI di italiani SOTTO la soglia di povertà?


Credit crack. A Montecitorio il primo via libera al provvedimento, con Si contraria e Mdp-Articolo Uno favorevole. Ostruzionismo del M5S, mentre Rifondazione osserva: “Con un fiume di risorse pubbliche Intesa ristrutturerà anche se stessa e aumenterà i propri utili”.
Il “decreto regalo” (a Intesa) sulle due banche venete passa a Montecitorio con il voto di fiducia: 318 voti a favore, 178 contrari e un astenuto.

L’aula passa il resto della giornata affrontando i 142 ordini del giorno, di cui 83 presentati da M5S e tutti illustrati, nell’ottica ostruzionistica annunciata alla conferenza dei capigruppo. Nel voto di fiducia, come rileva velenosamente il piddino Roberto Giachetti, alla sinistra del Pd si registrano i 13 voti contrari di Sinistra italiana, i 17 voti favorevoli di Mdp-Articolo Uno, e sempre nelle schiere dei bersanian-dalemiani altri 22 deputati non votanti.

A cercare di chiarire la posizione di Mdp-Articolo Uno è Davide Zoggia: in conferenza stampa spiega che Articolo Uno vota la fiducia solo perché si tratta di “una pistola puntata alla tempia dei dipendenti e dell’intero sistema bancario italiano”; mentre, per quanto riguarda il provvedimento in generale, secondo Zoggia si poteva intervenire per migliorare il testo, che è “la prerogativa principale del Parlamento rispetto ai decreti”.
Il problema è che il “decreto regalo” è stato blindato, venendo proposto così come uscito dal consiglio dei ministri del 25 giugno scorso. Questo perché Intesa ha detto a chiare lettere che il provvedimento, con tutti i desiderata della stessa Intesa, non doveva cambiare di una virgola. Ma anche perché fra alcuni emendamenti, che pure erano stati concordati con il governo, ce n’era uno (evidenziato dal Fatto Quotidiano) a firma di Pierluigi Bersani che in sostanza avrebbe fatto chiudere la carriera di banchiere a Pier Luigi Boschi, già peraltro miracolato dal Tribunale di Arezzo nelle pieghe della bancarotta di Banca Etruria.

Fra i contrari il gruppo parlamentare di Sinistra italiana-Possibile ha spiegato la situazione con Giulio Marcon: “Un decreto sbagliato e immodificabile per il ricatto di Banca Intesa che mette soldi pubblici per licenziare un terzo dei lavoratori delle due banche, 4.000 su 12.000. Un doppio costo per lo Stato: la bad bank più gli ammortizzatori sociali”. Quelli necessari per i prepensionamenti dei lavoratori.

A seguire un’analisi più dettagliata: “La nostra contrarietà è inversamente proporzionale all’entusiasmo dell’Abi (l’associazione dei banchieri, ndr.) per questo provvedimento, che sana una situazione già nota da tempo e su cui prima o poi si dovranno accertare le responsabilità. Perché quanto successo in questi anni dovrebbe interrogarci sul ruolo di Bankitalia e sulla prevenzione delle crisi. Le cose sono due: o Bankitalia non ha fatto bene suo lavoro, o il governo non ha raccolto le indicazioni della nostra banca centrale”.
Anche se fuori dal Parlamento, ha fatto sentire la sua voce Rifondazione:

“L’esito era scontato ma resta scandaloso – osservano Maurizio Acerbo e Roberta Fantozzi – visto che il decreto del governo ha fatto chiedere al Wall Street Journal, non proprio un giornale bolscevico, perché Intesa San Paolo si sia aggiudicata un accordo così buono sugli asset delle due banche. Un accordo per cui a Intesa San Paolo vanno subito 5,2 miliardi di risorse pubbliche per la ‘riorganizzazione’ dei due istituti di credito. E con lo Stato, cioè la collettività, che si accolla invece, oltre ai 5,2 miliardi, i crediti deteriorati, mettendo a disposizione risorse fino a 17 miliardi di euro complessivi. Insomma un enorme regalo a Intesa San Paolo, che con il fiume di risorse pubbliche ristrutturerà se stessa e aumenterà i propri utili (secondo le stime di Mediobanca Securities con un aumento del 6% dell’utile atteso per azione), a carico della collettività.

Un esempio scandaloso di socializzazione delle perdite e privatizzazione degli utili. Invece la strada doveva essere tutt’altra, quella della nazionalizzazione, anche aprendo un contenzioso con la Ue. Una strada ineccepibile a fronte delle risorse ingentissime messe a disposizione. Quelle che non si trovano mai se c’è da finanziare la sanità o la scuola pubblica o il reddito minimo per disoccupati”. Proprio per questo, se può servire di minima consolazione, i sondaggi hanno rilevato che il 97% degli italiani – di quelli che studiano un minimo e si informano – è contro il “decreto regalo” a Intesa. Ora la parola passerà al Senato.

https://ilmanifesto.it/banche-venete-passa-con-la-fiducia-il-regalo-a-intesa/

 

Alessandro Di Battista (M5S) Regalare soldi nostri alle banche private mentre l’Italia brucia

 

Pubblicato il 12 lug 2017
Loro sono politicamente corretti, non si indignano, non si scaldano, non perdono mai le staffe piuttosto (da destra a sinistra) attaccano me. Attaccano chi si oppone al “regime delle banche”. Attaccano chi fa nomi e cognomi dei responsabili. “Moderi il linguaggio deputato Di Battista” diceva la Presidente. Non ce l’ho fatta…moderati si muore! Alessandro Di Battista (M5S)

85 miliardi di euro regalati alle banche

di Giorgio Sorial

Il Governo ha messo la fiducia alla Camera sul decreto che regala 5 miliardi a Banca Intesa.
Altri 12 miliardi, poi, sono a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti. Un provvedimento che potenzialmente costerà alle casse dello Stato, e quindi ai cittadini, 17 miliardi di euro, accettando il ricatto di Banca Intesa che si è presa solo le parti buone di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che di fatto verranno cancellate dalla faccia della terra lasciando a casa circa 4mila lavoratori e con centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori sul lastrico.
Ma l’operazione di oggi è solo l’ultimo di una serie di regali, composta da prestiti, garanzie, risparmi e dividendi garantiti al settore bancario, veri e propri aiuti di Stato. Il tutto, ovviamente, finanziato con i soldi degli Italiani.

Parliamo, a spanne, di almeno 85 miliardi di euro.
Questa è la cifra spaventosa che lo Stato italiano ha garantito alle banche negli ultimi sei anni.
Si comincia nel 2011, con il Governo Monti, che “presta” 4,1 miliardi di euro a MPS. Soldi pubblici spesi e il risultato finale è davanti agli occhi di tutti.

Sempre nel 2011, poi, arriva il Decreto Salva-banche, che comprendeva le garanzie dello Stato sulle obbligazioni tossiche degli istituti, per un valore di 160 miliardi. Il risultato, per il settore bancario, è di 25 miliardi di euro prodotti tra il 2011 e il 2015.
Passiamo al Governo Letta, che nella Legge di Stabilità del 2013 prevede la revisione del trattamento fiscale delle perdite sui crediti, producendo un risparmio per le banche, secondo una valutazione di Mediobanca, di 19,8 miliardi di Euro.

Nel gennaio del 2014, poi, arriva il decreto che rivaluta le quote di Bankitalia. Si passa dal valore 156mila euro a 7,5 miliardi di euro e le banche socie incassano dividendi per 1.060 miliardi, pari a circa 380 milioni all’anno.

Arriva il momento del Governo Renzi, che nel novembre del 2015 approva un altro Decreto “Salva-Banche”, che azzera quattro istituti del centro Italia, tra cui, guarda caso, Banca Etruria. L’esborso è di almeno 4 miliardi a carico del sistema bancario. Non sono fondi pubblici, ma è sempre un regalo ai banchieri. Mentre decine di migliaia di risparmiatori piangono lacrime amare.
Ad aprile 2016, poi, la riforma dell’articolo 120 del Testo unico bancario genera ricavi per il settore bancario pari a 2 miliardi di euro all’anno.

Infine, il Governo Gentiloni e i salvataggi degli ultimi giorni.
Prima i 5,4 miliardi per Mps, poi una cifra simile per le banche venete. E considerando i costi totali delle due operazioni (l’ipotesi peggiore di perdita sulle garanzie), l’esborso complessivo dello Stato potrebbe arrivare a 23 miliardi.
Il totale parla di oltre 85 miliardi regalati in varie forme alle banche.

Adesso sappiamo perché non ci sono mai soldi per i cittadini: vengono regalati alle banche.
Gli Italiani, grazie agli ultimi governi, pagano le tasse per salvare le banche.
Se però proviamo per un attimo a ignorare gli enormi guadagni garantiti al settore bancario e consideriamo solo i soldi pubblici effettivamente già usciti dalle casse dello Stato, e quindi dalle tasche dei cittadini, abbiamo una spesa di circa 20 miliardi.
Cosa si sarebbe potuto fare con una cifra del genere?
Cosa avremmo potuto realizzare, se il primo interesse dello Stato non fosse stato quello di favorire le banche, ma di investire per i propri cittadini?

Facciamo alcuni esempi:
– in un momento di grande crisi del mondo del lavoro, si sarebbe sicuramente potuto investire per garantire occupazione. Secondo il rapporto Cresme per ogni miliardo investito nella riqualificazione edilizia si generano 14.927 occupati.
Se quindi avessimo usato questi 20 miliardi come investimento nel settore avremmo generato ben 298.540 occupati;
– se si pensa inoltre che quotidianamente il nostro territorio è soggetto a elevate criticità idrogeologiche queste risorse si sarebbero potute investire per la riduzione del rischio idrogeologico, salvaguardando la vita dei nostri cittadini e generando ulteriori opportunità occupazionali. Si stima che per ogni miliardo investito nel settore attiverebbe 6 mila posti di lavoro. Investire 20 miliardi in tale settore avrebbe permesso di avere 120 mila occupati.
Tutto questo, però, resta solo un sogno. Quando si parla di sicurezza della vita dei cittadini italiani, di lavoro, e di tutti gli altri problemi che attanagliano gli italiani, noi siamo sempre in prima linea con proposte serie e dalla parte dei cittadini. La risposta che ci viene data, però, è sempre la stessa: non ci sono i soldi.
Quando saremo noi a governare il Paese, però, i fondi pubblici verranno usati per i cittadini, per il lavoro, per la sicurezza e per il benessere del popolo italiano.
Per dare una risposta ai nostri veri problemi.
Perché si può fare. Basta volerlo.

http://www.beppegrillo.it/m/2017/07/85_miliardi_di_euro_regalati_alle_banche.html

 

IL FAZIOSO FAZIO “ESTORCE” 11,2 MILIONI DI CONTRATTO E “SUBISCE VIOLENZA”

Fabio FazioMA RESTA PER RAGIONI “EMOTIVE”
” La proposta è di circa 11,2 milioni di euro – a quanto apprende l’AdnKronos – per 4 anni: ovvero circa 2,8 milioni l’anno.”
Rai, taglieggia il canone pesando sulle famiglie che faticano a pagare le ESOSE BOLLETTE italiote, INCASSA dalla pubblicità e non si può manco provare DISGUSTO???
Ma SPARISCI RAI, inguardabile ed indecente FURTO LEGALIZZATO. Non doveva essere privatizzata??
Italiani senza reddito di cittadinanza, persone che si danno fuoco all’Inps per il diritto NEGATO ad un sussidio, precari e stagisti costretti a lavorare gratis altrimenti son choosy, e sto qua che fa di straordinario per il paese da meritarsi cifre da CAPOGIRO che sono un insulto?
 
Rai, ok a contratto Fazio: ecco quanto guadagnerà
Il Cda Rai ha approvato nella seduta di oggi ancora in corso e dedicata prevalentemente allo schema dei palinsesti autunnali 2017 anche la proposta di contratto per Fabio Fazio che passerebbe su Rai1 per condurre 32 prime serate e 32 seconde serate l’anno. La proposta è di circa 11,2 milioni di euro – a quanto apprende l’AdnKronos – per 4 anni: ovvero circa 2,8 milioni l’anno.
Da ambienti Rai si fa notare che l’aumento dell’importo annuale (quello precedente era di 1,8 milioni) avviene a fronte di un impegno maggiorato e sulla rete ammiraglia e che quindi in proporzione ci sarebbe una flessione del compenso. La proposta, presentata dal dg al Cda (come prevede lo statuto per contratti superiori ai 10 mln di euro) è stata approvata a larga maggioranza, con l’astensione del consigliere Giancarlo Mazzuca e l’assenza del consigliere Carlo Freccero, che ha lasciato la seduta prima del voto.
La cifra complessiva – a quanto si apprende – sarebbe inoltre comprensiva del contratto per l’acquisizione della licenza sul format di ‘Che tempo che fa’ per 4 stagioni. La proposta di contratto di esclusiva con Fazio si aggirerebbe sui 2.2 milioni di euro l’anno e quello per il format sui 2,8 milioni per tutti i 4 anni.
MAGGIONI – “Lo sforzo fatto per non perdere il valore e la capacità di racconto di Fabio Fazio è direttamente connesso alla volontà di garantire un futuro all’azienda tenendola ancorata al mercato”. Lo afferma la presidente della Rai, Monica Maggioni, in una nota diffusa da Viale Mazzini al termine del Consiglio di amministrazione che ha approvato i palinsesti previsti per la prossima stagione autunnale.

Il senso di Renzi per le Coop e l’accordo segreto Manutencoop e Cns. 2,7 miliardi di appalto

consip appaltivisto che si parla di Consip, ricordiamo i precedenti. Le coop sono la nuova forma “rispettabile” legalizzata della MAFIA


Alle Coop, l’apparato più segreto d’Italia che sorregge la sinistra italiana, la rottamazione renziana fa bene in tutti i sensi, economici e giudiziari.
 
Ricordate il «cartello» costituito dalle coop nel 2012 per spartirsi l’appalto delle pulizie delle scuole italiane? E sanzionato dall’Antitrust nel dicembre 2015? Ne arriva uno nuovo da assegnare a giorni, da 2,7 miliardi di euro per 36 mesi di pulizie, gestione e manutenzione degli uffici pubblici. Uno degli appalti più costosi della storia della pubblica amministrazione. E i protagonisti sono sempre le coop. Con qualcuno che prova a salvarle.
Per il «cartello» del 2012 l’Antitrust multò con 110 milioni di euro di sanzione le coop bolognesi Manutencoop e Cns, più Roma Multiservizi (sempre del gruppo Manutencoop) e il colosso Kuadra (di recente sotto sequestro perché controllata del clan camorristico Lo Russo, detti «I Capitoni» attivi nelle piazze di spaccio di Secondigliano). Per l’Antitrust le coop crearono un accordo di «cartello» per aggiudicarsi questa gara comunitaria da 1,6 miliardi di euro dei «servizi di pulizia» degli istituti scolastici. Le cosiddette «Scuole belle» lanciate da Matteo Renzi all’inizio del suo governo.
Manutencoop, con oltre un miliardo di fatturato, più della metà ricavato da commesse pubbliche e quasi 20000 dipendenti, è il principale player del settore insieme a Cns, consorzio cooperativo partecipato proprio da Manutencoop. Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione del ministero dell’economia nel 2012 ha indetto la gara da 1,6 mld dividendola per 13 lotti territoriali. L’Antitrust, la speciale magistratura che si occupa di rispetto della concorrenza, nel luglio 2014 apre un’indagine sulle due coop e scopre scambi di informazioni, incontri, documenti e mail che anticipano i risultati.
Hanno manipolato e bloccato la gara, concretamente non presentandosi mai in concorrenza sullo stesso lotto, dividendosi tutto il territorio italiano con uno schema a scacchiera. La spartizione dei lotti è una Schermata 2016-09-26 alle 13.15.55«collusione idonea a simulare un confronto competitivo tra le parti» scrive l’Antitrust. L’ente di controllo le multa e le invita affinché «si astengano in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi». Incassata la sanzione le coop si spartiscono comunque i lotti con le altre società e ricorrono anche al Tar contro la stangata sulle «Scuole belle».
 
Ma in quel momento alla Consip è già in corso una seconda gara ancora più consistente, da 2,7 miliardi di euro, la Fm4 che si occupa di pulizia, gestione e manutenzione di uffici pubblici. Una delle più costose di sempre e divisa per 18 lotti, indetta dal 19 marzo del 2014.
 
Consip ne ha aperto le buste nel luglio del 2014 e cosa ha trovato? Uno schema pressoché identico a quella delle «Scuole belle», e con Manutencoop e Cns ancora vincitrici, presentandosi col solito schema a scacchiera, sempre su lotti differenti.
Per le «Scuole belle» Consip ha consegnato, sempre nel luglio 2014, le carte della gara all’Antitrust. Ed ha invece lasciato aperte le buste per la seconda gara da 2,7 miliardi di euro. Infatti scoperti i vincitori, passati otto mesi, e nel caldo dell’indagine per le «Scuole belle», chiede una prima conferma ai partecipanti, Manutencoop e Cns in primis, sulle offerte presentate. Se le confermano. Tutti confermano! Nel dicembre 2015 arrivano le sanzioni Antitrust da 110 milioni e nel gennaio 2016 finiscono su tutti i giornali. Nel marzo 2016, quando lo schema a scacchiera delle coop è stranoto, Consip per scadenza termini richiede un’altra volta conferma ai partecipanti per la gara da 2,7 miliardi, in quanto necessita di ulteriore tempo per decidere.
 
Improvvisamente Cns si ritira da tutti i lotti vinti e viene sostituita da altri player del settore, pochissime grandi società che insieme a Manutencoop acquisiscono gli appalti dei 18 lotti. Lo schema sembra proprio identico al bando della «Scuole belle» ad eccezione del ritiro di Cns dopo i solleciti di Consip. Consip persegue correttezza e trasparenza nelle procedure, ma la presenza del solito schema a scacchiera non la insospettisce? «Cartello» che avrebbe potuto portare a Manutencoop e Cns sanzioni ancora peggiori delle precedenti o almeno un approfondimento sui comportamenti dei partecipanti alla gara. Invece Cns si ritira e le coop sono salve.
A guidare Consip da metà 2015 c’è il renziano Ad Luigi Marroni, ex direttore della Asl di Firenze ed ex assessore alla Salute della Regione Toscana. Alla presidenza della Consip, invece, c’è Luigi Ferrara, Capo del Dipartimento dell’amministrazione generale e dei servizi del Ministero dell’economia, vicino al capo di gabinetto di via XX Settembre Roberto Garofoli. Il primo considerato parte del «giglio magico» renziano, il secondo in ottimo rapporti con il consesso.
 
Abbiamo chiesto chiarimenti all’Antitrust. Il portavoce Giovanni Valentini ci informa che per rispondere dovranno predisporre una lunga e complessa indagine interna. Lunga anche solo per dire che non ne sanno nulla. La rottamazione renziana alle Coop fa proprio bene.
mercoledì, 5, ottobre, 2016
 
di Antonio Amorosi pubblicato su LA VERITA’ del 23 settembre 2016-