MIGRANTI: IL RACKET DI SOROS

Soros-network
Lobbismo? Mafia internazionale? Tutte dicerie degli xenofobi, peccato che sti filantropi NON CACCINO un euro per il mantenimento anzi, manteniamo ANCHE LORO. E PAGA LE TASSE EVASORE!!

 
(Il seguente articolo  è basato sulla ricerca di Francesca Totolo pubblicata su lucadonadel.it.1)
Confini aperti e censura dei media.
Perché c’è una crisi migratoria nel Mediterraneo? Perché le ONG sono coinvolte? Perché c’è una estesa rete di attivisti ed organizzazioni dei ‘’confini aperti’’ dietro la faccenda; molti di loro sono finanziati o collaborano con la Open Society Foundation di George Soros. È illegale? No. L’attivismo politico è una parte essenziale delle democrazie. Tuttavia, in alcuni casi le cause promosse sono irrealistiche o insostenibili. La rete della lobby dell’immigrazione in Italia è composta da ONG internazionali finanziate da Open Society (in verde), ONG Italiane, sempre finanziate da Open Society, in blu e organizzazioni con progetti condivisi con OSF in viola.
  1. Open Society Foundations and Associazione Carta di Roma
L’associazione Carta di Roma è stata creata nel Dicembre 2011 per mettere insieme un codice deontologico per la corretta informazione sui temi dell’immigrazione. Dal 2016 la Carta di Roma è parte integrante del ‘’Testo Unico sui doveri del giornalista’’.2)Membri permanenti sono il Consiglio ONU dei Rifugiati, l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, e l’Ufficio Nazionale Contro la Discriminazione Razziale.
Il glossario della Carta di Roma è stato rivisto dai redattori per garantire il politicamente corretto, limitando l’utilizzo di vocaboli ritenuti non appropriati quando il soggetto della notizia è un cittadino di un paese straniero. I termini accettati sono: richiedente asilo, rifugiato, persona protetta da assistenza sussidiaria, beneficiario di protezione umanitaria, vittima di traffico, migrante irregolare (precedentemente definito come clandestino), flussi migratori misti. L’uso del termine ‘’clandestino’’ è ora punito con multe e richiami da parte dell’Albo dei Giornalisti.3)
Nella maggior parte dei casi, la Carta di Roma ritiene ridondante menzionare la nazionalità di coloro che commettono crimini nel territorio italiano.4)
Sponsor della Carta sono Open Society, la Chiesa Valdese ed il Consiglio ONU per i Rifugiati.5)
Le fonti ritenute affidabili dall’Associazioni Carta di Roma sono: Amnesty International, ASGI, Cospe, 21 Luglio, A Buon Diritto, Medici Senza Frontiere, Save The Children, coinvolti nel trasporto di migranti dalla Libia all’Italia, e l’UNAR, coinvolto in uno scandalo di prostituzione omosessuale. Molte di queste dono finanziate da Open Society.
  1. Open Society e Cospe Onlus
Cospe Onlus è una organizzazione non a scopo di lucro fondata nel 1983. Opera in 30 paesi con 150 progetti per ‘’favorire uno sviluppo eguale e sostenibile, il rispetto dei diritti umani, la pace e la giustizia per i popoli’’ sostenendo il diritto alla mobilità internazionale. Il suo obbiettivo è un mondo dove ‘’la diversità è considerata un valore, con molte voci e dove l’incontro tra popoli differente risulta in un mutuo arricchimento, dove la giustizia sociale va attraverso uguali diritti ed opportunità’’.
 
Cospe è tra i fondatori di SOS Mediterranee Italia, una ONG che lavora nel Mediterraneo collaborando con la barca Acquarius di Medici Senza Frontiere.6)
 
I partner di Cospe,7)includono la già citata Associazione Carta di Roma, con cui condivide la piattaforma per la ‘’corretta informazione’’ sull’immigrazione e con cui ha organizzato seminari,8)e Carta di Lampedusa, un’organizzazione nata nel 2014 volta rimuovere leggi che limitano l’immigrazione e l’abolizione di tutte le leggi europee che limitano la libertà di movimento.9)
L’ultimo budget di Cospe disponibile è del 2015. Cospe ha raccolto circa 9,5 milioni di Euro, 7,5 dei quali da soggetti pubblici, i cui più rilevanti sono l’Unione Europea (66%) e il Ministero Italiano degli Esteri (27%).10)
  1. Open Society e ASGI (Association per Studi Giuridici sull’Immigrazione)
L’obbiettivo di ASGI è di contribuire al dibattito sull’immigrazione tra accademici, giusti e avvocati e alla creazione di leggi nazionali ed europea sull’immigrazione, l’asilo e la cittadinanza, promuovendo il dialogo politico e la protezione degli stranieri. È stata fondata da Open Society ed è direttamente finanziata dalla stessa.11)
 
ASGI si occupa spesso dell’Ungheria, su cui l’UNHCR ha chiesto una sospensione temporanea delle richieste d’asilo finché le politiche del governo ungherese non saranno in linea con le regole europee.
ASGI inoltre provvede a un servizio anti discriminazione, supporto legale contro discriminazioni etniche, razziali e religiose, con un centro operativo a Milano e diversi centri secondari a Torino, Firenze, Napoli, Roma e Verona ed una rete di professionisti che monitora questioni di discriminazione. Finanziata da Charlemagne Onlus, Tavola Valdese ed Open Society.12)
 
Il manifesto di ASGI,13)elenca le ragioni per le migrazioni verso l’Europa: guerre, regimi repressivi e dittature, conseguenze del colonialismo, sfruttamento delle risorse naturali in Africa, crescita demografica e cambiamento climatico.
Le riforme proposte sul tema dell’immigrazione sono:
canali di libero accesso per chi cerca lavoro
-modi per rendere permanenti visti temporanei
 
-facilitare i ricongiungimenti familiari
rimpatri volontari o forme alternative invece di quelli forzati
diritto di votare alle elezioni amministrative per stranieri provenienti da fuori dell’UE
 
-sull’asilo, l’Europa dovrebbe desistere dall’attuare politiche adottate negli ultimi anni, quali l’accordo con la Turchia e le collaborazioni con dittature come Niger, Libia e Sudan; creare un sistema di ridistribuzione dei rifugiati obbligatorio, e cambiare il sistema di Dublino aggiungendo la possibilità da parte del richiedente asilo di scegliere il paese di destinazione.
 
La rete di ASGI include Migregroup, con il progetto Boats4people e la piattaforma online WatchTheMed che mappa morti e violazioni dei diritti umani nel Mediterraneo.14)
WatchTheMed è stato creato dalla onlus Habeshia, diretta da padre Mussie Zerai, autoproclamatosi ‘’padre Mosè’’ per la sua abilità nel far si che i migranti attraversino il Mediterraneo. L’organizzazione da informazioni ai migranti su come arrivare in Europa. La ONG Sea-Watch, attualmente presente del Mediterraneo è parte della piattaforma di WatchTheMed.15)
ASGI collabora con l’Associazione 21 Luglio, Dottori per i Diritti Umani, Senza confini e la Società Italiana per la Medicina e le Migrazioni.
  1. Open Society e CILD (Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili)
Creata nel 2014, CILD è una rete che promuove diritti e libertà per chiunque, con campagne, azioni pubbliche e legali. CILD sostiene accessi facilitati per i migranti all’Italia come risposta ai ‘’flussi misti’’. Dopo il recente cambio della legge nell’accoglienza ai minori, CILD ha sostenuto il cambiamento delle regole sulla cittadinanza e l’adozione dello Ius Soli.
Il suo manifesto sostiene un cambiamento di visione sull’immigrazione, focalizzato su un sistema di asilo, non criminale, doveri di accoglienza e cittadinanza allargata.16)
 
I progetti di CILD includono Open Migration,17)che si occupa di ‘’fact-checking’’ sull’immigrazione; i suoi articoli includono critiche al procuratore Zuccaro per le indagini sulle ONG,18)l’asserzione che non è vero che gli appelli in secondo grado dei richidenti asilo siano un problema per il sistema giudiziario, 19)e un’altra in cui si ritiene che i migranti siano sovra rappresentati nel sistema carcerario a causa della custodia cautelare.20), ignorando il fatto che commettano più crimini, degli italiani, 21)
 
La rete di CILD include, tra gli altri:
A Buon Diritto: un gruppo di advocacy sul tema immigrazione, finanziato da Open Society;22)ANSI: Associazione Nazionale Stampa Intercultura, associazione di giornalisti stranieri, sostenuta do Cospe e Open Society;23)
Antigone: organizzazione per i diritti e le garanzie nel sistema carcerario, finanziata da Open Society;24)
 
ARCI: organizzazione per l’emancipazione, oltre un milione di iscritti, sostenuta da Open Society;25)
 
ASGI: descritta in precedenza
 
Associazione 21 Luglio: si occupa dell’etnia rom, finanziata da Open Society;26)
 
CIR: Consiglio Italiano per i Rifugiati, finanziato da Open Society;27)
 
Cittadini del Mondo: promuove i confini aperti, finanziata da Open Society;28)
 
Cospe Onlus: descritta in precedenza;
 
Fondazione Leone Moressa: think thank sull’immigrazione, finanziato da Open Society;29)
Lunaria: non profit con focus sull’immigrazione, collabora regolarmente con Open Society;30) 31) 32)
NAGA: si occupa dei diritti dei migranti, focus Rom, finanziata da Open Society;33)
PARSEC: istituto di ricerca di studi sociali, ha creato con il sostegno di Open Society,34)il progetto ‘’Parlare civile’’, che si occupa del linguaggio politicamente corretto sull’immigrazione.
  1. Open Society e A Buon Diritto
A Buon Diritto è un gruppo di advocacy con focus sull’immigrazione, il suo sito è realizzato con il contributo di Open Society.35)Il suo presidente, Luigi Manconi, altrimenti conosciuto come Simone Dessì, è un ex attivista di Lotta Continua. Le sue pubblicazioni includono ‘’Accogliamoli Tutti’’ un libro in cui si sostiene che ‘’l’unico approccio efficiente sull’immigrazione è accoglierli tutti’’, citando le teorie dell’immigrazione di rimpiazzo, secondo cui gli anziani europei dovrebbero essere rimpiazzati da giovani immigrati, come elemento centrale delle sue argomentazioni. Sostiene che il suo approccio è basato sul buon senso ed è un modo pragmatico per governare l’immigrazione, non subirla. L’introduzione è scritta dall’ex ministro dell’integrazione Cecile Kyenge.36)
Un’altra pubblicazione include è ‘’Abolire il carcere, ‘’un approccio ragionevole di riforma per la sicurezza dei cittadini.37)
Le iniziative includono: ‘’Navigare a vista’’, un racconto delle attività di ricerca e salvataggio delle ONG nel Mediterraneo;38)‘la grande bugia delle navi-taxi, le ONG e i salvataggi in mare’’una conferenza con la presenza di Manconi, dell’ex Ministro degli Esteri Emma Bonino e rappresentanti delle ONG Proactiva Open Arms, MSF e Save The Children, tutte attualmente impegnate nel Mediterraneo.39)
 
Conclusioni
La rete, come esemplificato da CILDI, è estesa ed intricata. Include ex ministri come la Bonino (esteri) e la Kyenge (integrazione), entrambe direttamente responsabili per la gestione dei flussi migratori accettati dall’Italia negli ultimi anni, ma anche gruppi che sostengono la censura di stampa, supporto legale e pubblicazioni.
I bilanci sono pubblicati solo in pochi casi.
 
Il tema principale della rete di Open Society è quello di usare leggi anti-discriminazioni per promuovere l’abolizione dei confini e l’immigrazione illimitata. L’idea è apertamente dichiarata nei manifesti di diverse organizzazioni. Altro tema ricorrente è quella della promozione del proprio approccio estremista come ‘’basato sui fatti’’ e ‘’di buon senso’’ per mantenere un’aura di credibilità scientifica, tuttavia suggerendo interpretazioni soggettive ed ideologiche dei dati o omettendo informazioni. Un esempio è la richiesta di omettere la nazionalità dei criminali, l’equivalente di ammettere che il problema esiste, ma non si deve parlarne. L’atteggiamento è tipico di regimi totalitari, non democratici e certamente non ‘’società aperte’’. L’obbiettivo di ‘’corretta informazione sul tema dell’immigrazione’’ non è certo raggiunto in questo modo.
Infine, la strategia di abolizione dei confini è raggiunta con la diffusa azione della lobby dell’immigrazione in favore delle ONG nel Mediterraneo. Tramite fondi, pubblicazioni, conferenze, ricerche o canali di informazione per i migranti, la rete produce un efficace sostegno per i migranti, indipendentemente dal fatto che siano legali o meno.
 
References
1.
Onlus e Migranti in Italia, Lucadonadel.it.
2.
Testo Unico dei Doveri del Giornalista, Ordine dei Giornalisti Consiglio Nazionale.
3.
Linee guida per l’applicazione della Carta di Roma, Associazione Carta di Roma.
4.
5.
6.
Sos Mediterranee 3800 persone salvate, Cospe Onlus.
7.
Le Adesioni, Cospe.org.
8.
Un corso per i giornalisti sui principi della Carta di Roma, Cospe.org.
9.
Preambolo, Carta di Lampedusa.
10.
Statuto e Bilancio, Cospe.org.
11.
Chi Siamo, ASGI.
12.
Servizio Antidiscriminazione, ASGI.
13.
Il nuovo manifesto dell’ASGI, ASGI 2017-03-21.
14.
Activites, Migregroup.
15.
How to contribute, WatchTheMed.
16.
Chi Siamo, CILD.
17.
Aree di Lavoro, CILD.
18.
Notizie da un’ordinaria giornata di lotta in nome della sicurezza, CILD 2017-05-01.
19.
Tribunali intasati per il boom dei ricorsi dei richienti asilo? Falso, Open Migration 2017-05-17.
20.
Tutti i numeri sugli stranieri in carcere, Open Migration 2016-01-17.
21.
Ricerca shock: dagli stranieri più reati, Il giornale 2016-06-28.
22.
Chi Siamo, A Buon Diritto.
23.
Ansi Homepage, Ansi-intercultura.
24.
Bilancio 2015, Associazione Antigone.
25.
Arci Homepage, Arci.it.
26.
Stato Patrimoniale 2015, Associazione 21 Luglio.
27.
Cir-Onlus, Cir-Onlus.
28.
Cittadini del Mondo homepage, Cittadini del Mondo.
29.
Il profilo, Fondazione Leone Moressa.
30.
Costi Disumani, Lunaria 2013-05-07.
31.
L’Europa e i diritti dei migrant, Lunaria 2014-03-21.
32.
I diritti non sono un costo, Lunaria 2013-11-26.
33.
Bilancio 2015, NAGA.
34.
Parlare civile, PARSEC 2014-07-14.
35.
A Buon Diritto Homepage, A Buon Diritto.
36.
Accogliamoli Tutti, A Buon Diritto 2014-11-07.
37.
Abolire il carcere, A Buon Diritto 2016-06-03.
38.
Presentazione del rapporto Navigare a vista, A Buon Diritto 2017-05-29.
39.
La grande bugia delle navi-taxi. Le ONG e il soccorso in mare, A Buon Diritto 2017-05-05.

L’ossessione delle coop? Dare lavoro ai migranti

migranti al lavoroci devono pagare le pensioni così che poi noi ce la spassiamo alle Maldive. Per questo i corsi di formazione non li fanno per i ragazzi italiani, poi sono choosy. I giovani migranti si accontentano di meno, quando non devi pagare bollette vitto e alloggio è più facile però-
L’ossessione delle coop? Dare lavoro ai migranti
 
Milano 26 Luglio – Proponiamo i falsi miti buonisti di una sinistra che conosce solo ideologie, analizzati con severità e rigore in un articolo di Giuseppe De Lorenzo su Il Giornale.
“Il Financial Times, autorevole organo del capitalismo occidentale, aveva avuto il coraggio di scriverlo qualche anno fa: i flussi migratori abbasseranno i salari.
E lo stesso sosteneva il politologo francese Henri Hude: “O si delocalizzano i posti di lavoro che costano troppo, o si fanno venire dei lavoratori che si potranno pagare di meno”. Semplice e lineare.
Non tutti però sono d’accordo. Il partito del “gli immigrati ci pagano le pensioni” non credono che l’afflusso di migranti possa provocare danni al mercato del lavoro in un Paese dove 37 giovani su 100 non hanno un impiego e l’11% non gode di uno stipendio mensile. E così l’attenzione sovente si concentra sulle opportunità da dare ai richiedenti asilo ospitati nelle strutture di accoglienza anziché ai disoccupati italiani.
 
I profughi in mezza Italia vengono stati usati dai Comuni per le attività più variegate: pulizia dei giardini, servizio di pedibus per i bambini dell’asilo, volontariato e via dicendo. Tutto con la complicità delle cooperative sociali che li hanno a carico. Ben contente di trovargli pure un’occupazone (magari nelle loro fila).
 
L’ultimo caso viene da Oderzo, paesino in provincia di Treviso. Qui il sindaco leghista Maria Scardellato ha criticato aspramente la decisione di una società locale di offrire i propri ospiti alle aziende per uno stage da 400 euro al mese. “Migranti usati come schiavi dalle cooperative”, ha detto il primo cittadino.
 
A lasciare di stucco, infatti, è la missiva spedita dall’associazione alle aziende locali in cui emerge a pieno ciò che i buonisti non vogliono vedere. “Si tratta di ragazzi gentili, umili, volenterosi, con ottima resistenza fisica e che non avanzano alcuna pretesa dal punto di vista retributivo, professionale o di turnazione”. Chiaro, no? “Nessuna pretesa retributiva”. Perché allora pagare salario, contributi e tasse per un italiano in fila alle agenzie interinali quando c’è chi si accontenta di molto meno? “Capiscono e parlano italiano – scrive la coop – ed inoltre sono iscritti a Garanzia Giovani Veneto, oltre che al centro di impiego. Il progetto Garanzia Giovani dà la possibilità alle aziende di assumere i ragazzi tramite un contratto di stage (per la durata minima di 3 mesi) con una retribuzione di 400 euro al mese. Già alcuni dei nostri ragazzi sono stati inseriti in aziende del territorio. Hanno tutti i documenti in regola per lavorare (permesso di soggiorno e codice fiscale)”. Non l’ha presa molto bene l’assessore regionale al Lavoro del Veneto, Elena Donazzan (Fi).
“Il progetto si rivolge esclusivamente ai residenti in Veneto ed è uno strumento che abbiamo messo in campo per aiutare i nostri ragazzi in cerca di occupazione, non certo per simili iniziative”. Non è la prima volta, però, che le associazioni impegnate nell’accoglienza cercano di sfruttare le maglie delle leggi italiane per trovare un impiego ai profughi.
A ottobre del 2016 il responsabile di Legacoopsociali Emilia-Romagna, Alberto Alberani, aveva proposto al governo di iscrivere i migranti al Servizio Civile Nazionale per poi farli sfacchinare nelle coop a spese dello Stato.
L’idea era quella di far firmare ai richiedenti asilo un contratto di 12 mesi con un impegno settimanale dalle 24 alle 36 ore. Lo stipendio mensile doveva ammontare a 14,46 euro netti al giorno, che al mese fanno 433,80 euro. Più o meno la stessa cifra ipotizzata dalla società triestina per gli stage di chi “non ha pretese retributive”. Alla faccia degli italiani che vorrebbero conservare il diritto ad una vita dignitosa.
 
Per carità: la legge prevede che gli immigrati dopo due mesi in Italia possano iniziare a lavorare qualora trovino un impiego. Spesso finiscono col bighellonare tutto il giorno nei centri di accoglienza, lautamente coccolati a spese dei contribuenti. Ma c’è anche ci ha pensato di farne un altro uso. La cooperativa Versoprobo di Vercelli, per esempio, a marzo decise di utilizzare i propri ospiti per le opere di ristrutturazione di un hotel dove avrebbe voluto aprire una nuova struttura per profughi. I migranti scaricarono il camion senza compenso o contratto e così in qualche modo l’azienda risparmiò sui costi di ristrutturazione risparmiandosi la fatica, e l’onere, di pagare regolarmente un operaio. Magari italiano. Di quelli che “non vogliono fare più quei mestieri”.

Alfano difende il traffico: “Non chiuderemo i porti ai migranti”

alfano boldrinida quando Al Fano si è “convertito” alla causa “solidale” non è più mafioso, ma un grande antirazzista….

 
Alfano difende il traffico: “Non chiuderemo i porti ai migranti”
“Abbiamo una posizione molto dignitosa che ha messo l’Italia e l’Europa dalla parte giusta della storia”, è la bizzarra risposta del ministro abusivo degli Esteri Angelino Alfano, alla richiesta di Austria e Ungheria di chiudere i porti ai migranti: “Non credo – ha aggiunto – che abbiano titolo per fare questa richiesta”.
 
Non crede. I suoi accoliti fanno troppi soldi con i clandestini che sbarcano:
 
E subito si offre qualcuno per fare, di nuovo, da stampella al governo non eletto: “Abbiamo messo a disposizione del governo, come è giusto fare di fronte a una simile tragedia, la nostra esperienza e la nostra competenza”. Lo afferma Silvio Berlusconi sull’ipotesi di un tavolo di unità nazionale sul tema dell’immigrazione. “Ci sono stati degli incontri e delle manifestazioni di disponibilità, ma mi pare che non si sia andati oltre”, spiega il leader di Forza Italia.

Altro che “salvati”… Li andiamo a prendere in Libia

per le tanto solidali  coop delle mafie I SOLDI CI SONO SEMPRE. PER i 7 MILIONI DI INDIVIDUI ITALIANO SOTTO LA SOGLIA DI POVERTAì non c’è alcun TETTO CALDO garantito. EGUAGLIANZA, se non paga non interessa ai sedicenti antirazzisti solidali.

 
La notizia è clamorosa, di quelle che lasciano il segno: quella dei migranti “salvati” nel Canale di Sicilia è una menzogna. I migranti sono prelevati a poche miglia dalle coste libiche (credo una decina), fatti viaggiare per 250 miglia attraverso il Mediterraneo (ma ben più ad est del Canale di Sicilia), ed infine scodellati negli accoglienti porti siciliani.
Per carità, il fatto era già noto. Lo sapevamo tutti che quella dei migranti “salvati” era una pietosa bufala buonista. Ma la notizia di cui parlo è ugualmente clamorosa, perché fornisce la prova visiva, documentata, inoppugnabile di fatti finora soltanto sospettati.
 
firenze gommoniE, preliminarmente, invito i lettori a controllare di persona. Accedete a Youtube (possono farlo tutti, senza obbligo di iscrizione) e digitate Luca Donadel la verità sui migranti. Adesso mettetevi comodi e guardate questo video: dura circa 9 minuti, ma vi assicuro che non vi annoierete. Alcuni avranno già visto il filmato, parzialmente, su “Striscia la notizia”, ma la visione integrale – vi assicuro – è un’altra cosa. Si apprendono altri fatti, si conoscono altri particolari, si sciolgono altri dubbi.
Il video documenta – mostrandone le rotte tracciate dai sistemi di rilevamento satellitare – gli spostamenti delle navi impegnate nei “salvataggi”. Navi private, proprietà di varie “Organizzazioni Non Governative” (chissà quali filantropi le finanziano così generosamente?), ma anche navi della nostra Guardia Costiera (come la “Peluso”). Particolare – quest’ultimo – assai significativo: perché se un natante privato è libero di andare a zonzo per i sette mari, una unità delle nostre Forze Armate non può decidere liberamente la propria rotta, ma deve necessariamente obbedire agli ordini che le sono impartiti gerarchicamente.
Non c’è dubbio, quindi, che l’ordine di andare a prelevare i migranti fin sotto quasi alle coste libiche, e di trasportarli a Catania o a Trapani e non nei porti più vicini (quelli della Tunisia, se non si vogliono riportarli in Libia) è un ordine che viene dal governo italiano.
Il video ipotizza che dietro tutto questo fervore itinerante vi sia l’interesse a favorire certe cooperative che lucrano cifre incredibili sulla cosiddetta accoglienza. Non voglio crederlo, ma non mi sento certo di escluderlo. Quel che mi sento di escludere, però, è che la nostra Marina Militare possa prestarsi a simili traccheggi. Evidentemente obbedisce ad ordini dall’alto.
Il punto, allora, è di verificare per quale motivo il governo italiano ritiene di favorire questa invasione migratoria che ci costa cifre incredibili (3 miliardi e 300 milioni di euro nel solo 2016) e che ci espone a rischi sociali altissimi per l’immediato futuro. Badate: ho detto “favorire”, non “subire”, non “sopportare”, non “accettare”.
 
La risposta non può essere che una: per compiacere le forze che vogliono la sovversione delle attuali istituzioni mondiali, fondate sugli Stati nazionali, sulle loro regole, sui loro confini, sui loro “muri”. Sono le stesse forze che auspicano l’avvento di un “nuovo ordine” mondiale, di un governo unico del potere finanziario che regoli il destino di una marmellata multietnica e multiculturale di popoli senza più un’identità, senza più un’anima.
 
Poi ci sono tutti gli altri, cui dar conto: da un Papa che detesta il concetto stesso di “nazione”, agli ingenui “anti-razzisti” che stanno massacrando i ceti italiani meno abbienti per far beneficenza agli stranieri, e forse anche a qualche parte politica specialmente interessata agli aspetti più materiali dell’accoglienza. Ma sono tutti interessi accessori, che fanno corona ai centri del potere finanziario “mondialista”, responsabili veri di questa tragedia. Una tragedia che incombe sull’Europa, sulla sua identità, sulla sua cultura, sulla sua economia, sui suoi equilibri sociali, sulla sua sicurezza e sulla sicurezza dei suoi cittadini.
 
firenze gommoniIntanto, pur ispirandosi ai medesimi “valori dell’Europa” (l’accoglienza, l’abbattimento dei muri e consimili amenità), gli altri paesi europei stanno cercando di arginare in qualche modo l’invasione. I nostri vicini – francesi, svizzeri, austriaci – hanno di fatto sigillato i confini con l’Italia; conseguentemente, gli ospiti “in cerca di una vita migliore” (ma anche di alberghi confortevoli, di telefonini, di wi-fi e – scusate la volgarità – di “figa bianca”) restano qui da noi, convinti che la pacchia possa durare in eterno. Non sanno che – una volta finito il periodo della “prima accoglienza” – per molti di loro non c’è che un futuro da raccoglitori di pomodoro agli ordini dei “caporali”. Altri si arrabatteranno come potranno: lavoro nero, concorrenza sleale ai lavoratori italiani, occupazione abusiva di case popolari, sempre a scapito degli italiani più poveri. Non pochi, infine, sceglieranno il malaffare: in proprio (furti, rapine, borseggi, eccetera) o nelle accoglienti braccia della criminalità organizzata.
Ad essere rimpatriati saranno in pochi, pochissimi, quel tanto sufficiente a gettare fumo negli occhi degli italiani. Un singolo rimpatrio costa circa 4.000 euro. Senza contare, naturalmente, i costi delle rivolte che scoppierebbero un po’ dappertutto, se veramente si volessero rimandare indietro tutti gli irregolari.
Poco male, ribattono i buonisti di complemento, perché i costi di accoglienza ce li rimborsa l’Europa. Bugia, bugia sfacciata. L’Unione Europea “contribuisce”. Nel 2016 noi abbiamo speso 3,3 miliardi di euro (sottratti ai bisogni degli italiani), e loro ci hanno mandato 100 milioni. E adesso – sia detto per inciso – ci impongono un’altra “manovrina” da 3,4 miliardi.
Intanto, gli sbarchi (e i costi) si moltiplicano. E non può che essere così. Gli scafisti sono stati alleggeriti della loro spesa principale, quella per l’acquisto di barcacce bene o male in grado di affrontare le onde del Mediterraneo. Adesso basta un gommone e un telefonino per chiamare la Guardia Costiera non appena si è preso il largo. Al resto pensiamo noi. Con la benedizione di Papa Bergoglio.
marzo 25, 2017 di Michele Rallo

Il senso di Renzi per le Coop e l’accordo segreto Manutencoop e Cns. 2,7 miliardi di appalto

consip appaltivisto che si parla di Consip, ricordiamo i precedenti. Le coop sono la nuova forma “rispettabile” legalizzata della MAFIA


Alle Coop, l’apparato più segreto d’Italia che sorregge la sinistra italiana, la rottamazione renziana fa bene in tutti i sensi, economici e giudiziari.
 
Ricordate il «cartello» costituito dalle coop nel 2012 per spartirsi l’appalto delle pulizie delle scuole italiane? E sanzionato dall’Antitrust nel dicembre 2015? Ne arriva uno nuovo da assegnare a giorni, da 2,7 miliardi di euro per 36 mesi di pulizie, gestione e manutenzione degli uffici pubblici. Uno degli appalti più costosi della storia della pubblica amministrazione. E i protagonisti sono sempre le coop. Con qualcuno che prova a salvarle.
Per il «cartello» del 2012 l’Antitrust multò con 110 milioni di euro di sanzione le coop bolognesi Manutencoop e Cns, più Roma Multiservizi (sempre del gruppo Manutencoop) e il colosso Kuadra (di recente sotto sequestro perché controllata del clan camorristico Lo Russo, detti «I Capitoni» attivi nelle piazze di spaccio di Secondigliano). Per l’Antitrust le coop crearono un accordo di «cartello» per aggiudicarsi questa gara comunitaria da 1,6 miliardi di euro dei «servizi di pulizia» degli istituti scolastici. Le cosiddette «Scuole belle» lanciate da Matteo Renzi all’inizio del suo governo.
Manutencoop, con oltre un miliardo di fatturato, più della metà ricavato da commesse pubbliche e quasi 20000 dipendenti, è il principale player del settore insieme a Cns, consorzio cooperativo partecipato proprio da Manutencoop. Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione del ministero dell’economia nel 2012 ha indetto la gara da 1,6 mld dividendola per 13 lotti territoriali. L’Antitrust, la speciale magistratura che si occupa di rispetto della concorrenza, nel luglio 2014 apre un’indagine sulle due coop e scopre scambi di informazioni, incontri, documenti e mail che anticipano i risultati.
Hanno manipolato e bloccato la gara, concretamente non presentandosi mai in concorrenza sullo stesso lotto, dividendosi tutto il territorio italiano con uno schema a scacchiera. La spartizione dei lotti è una Schermata 2016-09-26 alle 13.15.55«collusione idonea a simulare un confronto competitivo tra le parti» scrive l’Antitrust. L’ente di controllo le multa e le invita affinché «si astengano in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi». Incassata la sanzione le coop si spartiscono comunque i lotti con le altre società e ricorrono anche al Tar contro la stangata sulle «Scuole belle».
 
Ma in quel momento alla Consip è già in corso una seconda gara ancora più consistente, da 2,7 miliardi di euro, la Fm4 che si occupa di pulizia, gestione e manutenzione di uffici pubblici. Una delle più costose di sempre e divisa per 18 lotti, indetta dal 19 marzo del 2014.
 
Consip ne ha aperto le buste nel luglio del 2014 e cosa ha trovato? Uno schema pressoché identico a quella delle «Scuole belle», e con Manutencoop e Cns ancora vincitrici, presentandosi col solito schema a scacchiera, sempre su lotti differenti.
Per le «Scuole belle» Consip ha consegnato, sempre nel luglio 2014, le carte della gara all’Antitrust. Ed ha invece lasciato aperte le buste per la seconda gara da 2,7 miliardi di euro. Infatti scoperti i vincitori, passati otto mesi, e nel caldo dell’indagine per le «Scuole belle», chiede una prima conferma ai partecipanti, Manutencoop e Cns in primis, sulle offerte presentate. Se le confermano. Tutti confermano! Nel dicembre 2015 arrivano le sanzioni Antitrust da 110 milioni e nel gennaio 2016 finiscono su tutti i giornali. Nel marzo 2016, quando lo schema a scacchiera delle coop è stranoto, Consip per scadenza termini richiede un’altra volta conferma ai partecipanti per la gara da 2,7 miliardi, in quanto necessita di ulteriore tempo per decidere.
 
Improvvisamente Cns si ritira da tutti i lotti vinti e viene sostituita da altri player del settore, pochissime grandi società che insieme a Manutencoop acquisiscono gli appalti dei 18 lotti. Lo schema sembra proprio identico al bando della «Scuole belle» ad eccezione del ritiro di Cns dopo i solleciti di Consip. Consip persegue correttezza e trasparenza nelle procedure, ma la presenza del solito schema a scacchiera non la insospettisce? «Cartello» che avrebbe potuto portare a Manutencoop e Cns sanzioni ancora peggiori delle precedenti o almeno un approfondimento sui comportamenti dei partecipanti alla gara. Invece Cns si ritira e le coop sono salve.
A guidare Consip da metà 2015 c’è il renziano Ad Luigi Marroni, ex direttore della Asl di Firenze ed ex assessore alla Salute della Regione Toscana. Alla presidenza della Consip, invece, c’è Luigi Ferrara, Capo del Dipartimento dell’amministrazione generale e dei servizi del Ministero dell’economia, vicino al capo di gabinetto di via XX Settembre Roberto Garofoli. Il primo considerato parte del «giglio magico» renziano, il secondo in ottimo rapporti con il consesso.
 
Abbiamo chiesto chiarimenti all’Antitrust. Il portavoce Giovanni Valentini ci informa che per rispondere dovranno predisporre una lunga e complessa indagine interna. Lunga anche solo per dire che non ne sanno nulla. La rottamazione renziana alle Coop fa proprio bene.
mercoledì, 5, ottobre, 2016
 
di Antonio Amorosi pubblicato su LA VERITA’ del 23 settembre 2016- 

Negli ospedali infezioni su del 15% se la ditta delle pulizie è esterna

soldi spazzaturaun’altra vittoria del Pd e le sue riforme: esternalizzazioni. Più tangenti per loro, niente servizi per l’utenza e paghe da fame per chi lavora in questo coop. E’ il progresso piddino.

In Italia, causano più decessi degli incidenti stradali
 
L’esternalizzazione dei servizi di pulizia negli ospedali è associata ad una maggior incidenza di infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, in particolare da Staphylococcus aureus. Lo dimostra per la prima volta uno studio britannico condotto tra il 2010 e il 2014 su 126 unità sanitarie secondarie amministrative britanniche (trust) ciascuna delle quali può comprendere fino a dodici ospedali.
 
L’analisi è stata condotta utilizzando i dati sulle infezioni da S.aureus e i dati sulla pulizia percepita da degenti e staff ospedaliero, emersi da indagini commissionate dal sistema sanitario nazionale britannico NHS e dalla Care Quality Commission. Ne è emerso che le strutture socio-sanitarie e gli ospedali che appaltano esternamente la gestione dei servizi di pulizia hanno il 15% in più di infezioni rispetto agli ospedali che non lo fanno. Questa differenza si mantiene analoga anche quando si considerano altre caratteristiche, come la dimensione della struttura e la complessità dei casi.
Meno pulizia, più infezioni
Lo studio, apparso sulla rivista Social Science and Medicine è il primo a dimostrare la correlazione tra esternalizzazione dei servizi di pulizia e infezioni da S.aureus meticillino-resistente (MRSA) ed ha inoltre mostrato anche che l’outsourcing è associato ad un minor numero di addetti alle pulizie per posti letto, ad una percezione di minor pulizia da parte di pazienti e staff ospedaliero e ad una minor disponibilità di impianti igienici per lavarsi le mani, tutti aspetti fondamentali per prevenire la diffusione delle infezioni, ma è emerso un certo risparmio in termini di costi per il servizio.
Appalto a servizi di pulizia esterni per risparmiare
Affidare i servizi di pulizia a ditte esterne è una scelta dettata dalla necessità di tagliare i costi. Questo è stato confermato anche dallo studio, che ha stimato che i servizi esternalizzati abbiano avuto un costo annuo per posto letto di 2894 sterline, rispetto ad un costo di 3130 sterline in chi gestisce al proprio interno il servizio.
 
«Pensiamo che la competizione quando si basa sul solo prezzo possa portare ad un peggioramento della qualità: le aziende a cui viene appaltato il servizio di pulizia degli ospedali tendono a vincere gli appalti perché propongono prezzi molto bassi pagando poco i loro dipendenti» ci spiega la prima autrice dello studio Veronica Toffoletti ricercatrice di economia sanitaria del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Oxford.
 
«Tra i problemi più frequenti che riguardano gli operatori addetti ci sono la necessità di sviluppare un forte senso di responsabilità sull’importanza del loro lavoro, le modalità di esecuzione delle pulizie, la frequenza delle stesse e la qualità dei materiali usati: è necessario, quindi, effettuare selezioni più accurate e migliorare la conoscenza degli operatori.
Ci sono ricerche che dimostrano come nel personale di pulizia ci sia uno dei più alti turnover, assenteismo ed insoddisfazione e un più basso grado di specializzazione all’interno nel settore sanitario inglese. Inoltre si riscontra, sempre attraverso la letteratura, che quando il personale di pulizia è assunto dall’ospedale anziché da un’azienda esterna tende ad avere uno spirito comunitario che consente una miglior esecuzione del lavoro».
Il costo delle infezioni
Eppure, i costi dovuti alle infezioni non sono bassi: in Italia ogni infezione ospedaliera comporta una spesa di circa 9.000-10.500 euro, come emerge da una ricerca sul peso economico delle infezioni ospedaliere in Italia, condotta da Francesco Saverio Mennini, professore di economia sanitaria, direttore del centro Economic Evaluation and HTA del Ceis dell’Università di Roma «Tor Vergata». Ogni anno circa il 5-8% dei pazienti ricoverati in Italia contrae un’infezione ospedaliera, per un totale di circa 450-700 mila casi e 4.500-7.000 decessi.
Le infezioni nosocomiali e la resistenza agli antibiotici
Quello delle infezioni da batteri antibiotico resistenti è un problema per tutti i paesi, nessuno escluso. L’Italia in particolare è particolarmente colpita. Secondo il rapporto annuale dell’European Center for Diseases Control (ECDC), redatto con i dati del sistema di sorveglianza Eears-Net dell’Unione Europea, l’Italia è al primo posto per uso di antibiotici e, dopo la Grecia, è il paese con il più alto tasso di microrganismi resistenti agli antibiotici. In molti casi, le infezioni ospedaliere sono sostenute da batteri multiresistenti e pan-resistenti agli antibiotici.
 
Per quanto riguarda S.aureus, il primo studio di sorveglianza a livello nazionale è stato pubblicato nel 2012 ed ha mostrato che «le infezioni sostenute da questo microrganismo rappresentano il 11,6% di tutte le infezioni nosocomiali nei nostri ospedali, in linea con i dati di incidenza europei. Nel 35% dei casi si tratta di infezioni sostenute da ceppi meticillino-resistenti (MRSA) e questo è un dato piuttosto stabile nel tempo» spiega la responsabile del lavoro, la professoressa Stefania Stefani direttrice del laboratorio di microbiologia molecolare e di studio delle resistenze agli antimicrobici presso il dipartimento di Scienze Biomediche e biotecnologiche dell’Università degli Studi di Catania.
«S.aureus è un batterio persistente, che sviluppa resistenza a farmaci di uso sistemico anche di nuova generazione e/o importanti come i glicopeptidi, capace di cronicizzare e quindi di difficile eradicazione». S.aureus non è il solo patogeno ospedaliero ad altra frequenza. Nel nostro paese preoccupa l’aumento della resistenza ai carbapenemi nei batteri Gram-negativi e soprattutto negli enterobatteri. I carbapenemi sono una classe di antibiotici di grande utilità e diventano salvavita quanto tutti gli altri antibiotici non sono più efficaci a causa dell’acquisizione di resistenze multiple: è il caso dei ceppi MDR di Klebsella pneuomoniae, Acinetobacter baumannii ma anche P.aerugionosa e E.coli.
Pubblicato il 13/02/2017 nicla panciera
Ultima modifica il 13/02/2017 alle ore 11:43

Il dramma del Centro Italia sepolto dalla neve, come metafora di un paese caduto nel pantano

hotel rigopianoHotel Rogopiano sepolto da slavina
Il dramma del Centro Italia sommerso dalla coltre bianca e scosso dal terremoto mentre l’Italia intera affonda sotto invasione africana e i ricatti dell’eurocrazia
di Luciano Lago
La metafora della tragedia italiana può ben essere rappresentata in questi giorni dal Centro Italia sommerso in una coltre bianca e devastato dal terremoto nelle sue case distrutte , nelle Basiliche crollate (come San Benedetto da Norcia), nella disperazione degli allevatori, dei piccoli imprenditori e delle comunità agricole.
Un povero paese l’Italia, ricco di Storia, di cultura e di energie ma lasciato andare alla deriva tra l’insipienza della sua classe politica e gli eventi epocali che si sono abbattuti sulla penisola.
Il pantano in cui è precipitato il paese si evidenzia in questi giorni nel panorama desolante offerto dall’abbandono del territorio indifeso davanti alle colamità naturali, dalla gente lasciata inerme di fronte ad una pianificata invasione arabo africana della penisola, dalla sovranità della Nazione svenduta dalla classe politica agli interessi dell’oligarchia europea e dei potentati finanziari transnazionali.
Mentre la tragedia si abbatteva sulle popolazioni del Centro Italia, il premier Gentiloni si trovava a Bruxelles, davanti alla Commissione Europea, per pietire uno 0.1 % del bilancio dello Stato per poter sopravvivere, in attesa di essere commissariato dalla Troika.
La Commissione infatti, ha fatto notare all’Italia la mancanza di 3,4 miliardi di euro, circa lo 0,2% del PIL e chiede al nuovo esecutivo di saldare il conto lasciato dal suo precedessore, Matteo Renzi (per le spese in mance elettorali) altrimenti il rischio è l’apertura di una procedura d’infrazione per debito eccessivo.
Mentre il Centro Italia affondava nelle neve, il Presidente Mattarella è volato invece in Grecia per fare visita ai rifugiati che si trovano in quel paese e lanciare il suo sermone in difesa delle politiche migratorie della UE e della NATO, sostenendo ancora una volta le ragioni dell’invasione che sta sperimentando il nostro paese. Altra parte del suo discorso Mattarella la ha riservata per elogiare la funzione della NATO, come una “organizzazione che garantisce la stabilità”. Una “stabilità” ben sperimentata nei paesi dove la NATO è intervenuta: dalla Libia al Kosowo, fino alla Siria dove la NATO ha appoggiato ed addestrato i gruppi terroristi che hanno devastato il paese.
Inferno di neve in Abruzzo
Nel frattempo, nello stesso momento in cui Mattarella in Grecia elevava i suoi sermoni , in Abruzzo le case e le stalle crollavano sotto il peso della eccezionale ondata di neve e un Albergo intero veniva seppellito da una slavina con tutti i suoi ospiti (circa 30 persone), le scosse di terremoto gettavano nel panico le popolazioni e interi paesi rimanevano isolati per la neve.
Nessun piano preesitente per fronteggiare la calamità largamente  annunciata, per mantenere sgombre le strade principali, nessuna difesa predisposta per salvaguardare il territorio dalle continue calamità che ogni anno si verificano. Mancano le risorse ed i Comuni, le Province e le comunità montane sono state ridimensionate dai tagli operati dal Governo dietro la regia di Bruxelles, non possono fronteggiare con i propri mezzi le emergenze.
L’unica difesa effettivamente predisposta dal Governo è quelle per la salvaguardia delle banche , saccheggiate dai finanziamenti fatti ai compari della classe politica, dai De Benedetti ai Caltagirone, con uno stanziamento eccezionale di 20 miliardi di denaro pubblico, trovati come per miracolo, in modo da evitare una serie di fallimenti a catena.
Non si trovano invece i soldi da destinare alla difesa del territorio, non ci sono le risorse per risanare l’agricoltura e gli allevamenti delle zone terremotate, tanto meno per fornire in tempi rapidi case di legno ai terremotati ed agli allevatori, stalle e rifugi per gli animali che muoiono al freddo e per la mancanza di foraggio, animali e campi che sono l’unica fonte di sostentamento per le popolazioni terremotate.
Non è un grosso danno, dicono a Roma, arriverà il latte francese e tedesco che sostituirà quello italiano. Arriveranno i prodotti agricoli dal Marocco e Tunisia, favoriti dalle clausole europee, per sostituire quelli dell’agricoltura nazionale.
Le persone che lavoravano nell’allevamento e nell’agricoltura dovranno emigrare come hanno fatto il loro nonni e progenitori negli anni precedenti. Niente di nuovo nella Storia d’Italia: prima lo straniero e poi gli italiani.
L’Italia non ha le risorse, non ha i mezzi per salvare la sua gente, lo Stato non dispone più di una propria moneta, la lira, adesso c’è l’euro, una moneta straniera che si deve chiedere in prestito a Francoforte “con il cappello in mano”, ai grandi banchieri privati.
Tuttavia i miliardi che riesce a rastrellare, il Governo, che  è sempre al servizio dei potentati finanziari, li destina prioritariamente alle banche ed all’accoglienza dei migranti per favorire l’invasione ed i lucrosi affari delle mafie e delle ONG che speculano sulla tratta di esseri umani dall’Africa e dal Medio Oriente (dai paesi destabilizzati dalla NATO che piace tanto a Mattarella e Gentiloni).
Questa è oggi l’Italia, il paese che arricchisce gli speculatori, che favorisce le ONG che agevolano l’invasione e foraggia le cooperative che lucrano sui migranti, con uno Stato che destina fondi come per il MES alle banche estere e taglia i forndi alla protezione civile, all’agricoltura nazionale, che svende i suoi beni e le sue aziende agli stranieri e che permette l’ esodo dei suoi giovani in cerca di opportunità all’estero, in fuga dal pantano chiamato Italia.
La sudditanza allo straniero, la “libidine di servilismo”, una vecchia abitudine connaturata che la classe politica italiana non ha mai perso nella sua Storia, salvo pochi periodi in altre epoche. Anche nelle calamità si vede.
Gen 19, 2017

Migranti, Alfano regala 200 milioni di euro al Fondo per l’Africa

un mafioso ragiona in termini di mazzette. Comprensibile. A chi vanno sti soldi? Chi compone questo fondo? Come intende gestirli? Qualche giornalista degno di questo nome vorrebbe per caso delucidare?

“Rafforzare la frontiera esterna per evitare le partenze dei migranti irregolari”. E’ l’obiettivo “strategico” del Fondo per l’Africa, 200 milioni di euro stanziati dall’Italia per avviare una collaborazione su questo fronte soprattutto con Libia, Tunisia e Niger.
Il progetto è stato presentato oggi dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. Con questo decreto per la prima volta vengono destinate risorse ad hoc per la gestione della frontiera, che si aggiungono a 430 milioni di cui già dispone la Cooperazione, ha spiegato Alfano. (ANSA)

PERCHÉ IL GOVERNO ITALIANO NON RIESCE A RISOLVERE IL PROBLEMA DEI TRAFFICANTI DI IMMIGRATI? PERCHÉ NON VUOLE FARLO

basta una parola, MAFIA CAPITALE, O COOP della solidarietà

Un’analisi fattuale riportata da Zero Hedge – di quanto sta accadendo intorno alla questione immigrati, porta a conclusioni sconvolgenti. Si è consolidata una prassi che coinvolge trafficanti di persone, organizzazioni non governative e istituzioni italiane e che lucra in tutti i modi possibili su questo dramma umanitario.
A partire dal recupero dei disperati in acque territoriali libiche, agli appalti pilotati per costruire i centri di assistenza, fino allo sfruttamento degli immigrati stessi nelle campagne per salari da fame, la crisi umanitaria si è trasformata in un affare colossale per le organizzazioni malavitose e mafiose. Il tutto viene reso possibile dalla sospensione di fatto dello stato di diritto per tutto quello che concerne la questione dei migranti provenienti dall’Africa.
 
da ZeroHedge, 2 gennaio 2017
Immigrati-figura-1
Lo stato di diritto viene spesso evocato come uno dei valori occidentali che i movimenti “populisti” vogliono distruggere, eppure sull’immigrazione la classe dirigente al governo  ha già da tempo sospeso quello stesso stato di diritto. L’esempio più evidente è la politica di immigrazione iniziata dal governo Letta nel 2013 e proseguita poi sotto il governo Renzi. Nell’ottobre 2013 il governo Letta, trovandosi ad affrontare ondate di profughi in fuga dalla Libia per il caos provocato dalla primavera araba sostenuta dall’occidente – che più tardi si è rivelata niente  più che un’insurrezione di gruppi radicali islamici – lanciò  l’operazione “Mare Nostrum“, che consisteva nell’utilizzo della Marina italiana vicino alle acque libiche in operazioni di salvataggio dei rifugiati dalle coste africane.
 
Per quanto nobile potesse essere la motivazione, un effetto collaterale dell’operazione è stato quello di incoraggiare sempre più persone ad intraprendere viaggi via mare, perché ormai erano certe che la Marina italiana le avrebbe salvate (1). Il risultato è stato un aumento del 224% del numero di imbarcazioni in partenza dalla Libia, che si è tradotto in un costo medio di quasi 10 milioni di euro al mese per il governo italiano (1).
Nel novembre 2014 Mare Nostrum è stato sostituito dall’operazione Triton, finanziata e coordinata dall’Ue, che copre una parte più piccola del Mediterraneo, al costo di 3 milioni di euro al mese.
La ragione ufficiale per l’operazione Triton è il controllo delle frontiere, tuttavia, se guardiamo i fatti, l’obiettivo dell’operazione è semplicemente quello di portare in Italia quante più persone possibile, indipendentemente se siano rifugiati, migranti economici, legali o illegali. Da allora i canali del contrabbando di persone, invece di essere fermati, si sono moltiplicati.
 
Una pratica consolidata, a partire dall’operazione Mare Nostrum  e poi continuata sotto Triton, è che i contrabbandieri lanciano un segnale di soccorso ai mezzi della Marina in perlustrazione e richiedono assistenza. Intanto le ONG, che perseguono le politiche delle “frontiere aperte”, li aiutano, assistendo chiunque – legali, illegali, rifugiati – voglia raggiungere l’Europa (2) (3) (4).
La Commissione europea, responsabile di Frontex, e che segue i controlli alle frontiere, ha una chiara opinione in materia. Il Commissario per gli affari interni, la Migrazione e la Cittadinanza – Dimitris Avramopoulos – ha dichiarato: “un altro elemento importante che è emerso con forza dalle discussioni sulla lotta al contrabbando è che le ONG – e le autorità locali e regionali – che forniscono assistenza ai migranti clandestini non dovranno essere criminalizzate. Sono pienamente d’accordo, naturalmente, come sono anche d’accordo sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali di coloro che vengono introdotti clandestinamente. Quelli che dobbiamo punire sono i contrabbandieri!” (5)
Punire i contrabbandieri, a meno che non facciano parte delle ONG, significa che il problema non può essere e non sarà risolto, perché le ONG saranno sempre libere di contrabbandare i migranti. Con ciò si porta avanti una tradizione ben consolidata; durante il governo Monti nel 2011-12 fu creato un Ministero per l’Integrazione e assegnato ad Andrea Riccardi della “Comunità di Sant’Egidio”, una famosa ONG italiana favorevole alle frontiere aperte. La “Comunità di Sant’Egidio” gestisce progetti come i “Corridoi umanitari”. Il progetto finanzia un itinerario alternativo per portare la gente in Italia. Andrea Riccardi ha detto ai media francesi di essere convinto che l’Europa deve aprire le sue frontiere.(6)
Il Ministero è stato poi assegnato a Cecile Kyenge, una donna di colore nata nella Repubblica democratica del Congo, che si è data come obiettivo quello di ridurre drasticamente i requisiti per l’acquisto della cittadinanza italiana. La Kyenge propone una legge che darebbe la cittadinanza ai figli degli immigrati a condizione di esser nati sul suolo italiano. Sotto Renzi, il ministero è stato ridotto a un dipartimento all’interno del Ministero per gli Affari Interni e consegnato a Mario Morcone, ancora una volta affiliato alla “Comunità di Sant’Egidio”.
Cosa succede una volta che i migranti di tutti i tipi raggiungono il suolo italiano? Vengono inviati ai centri per i profughi, dove possono chiedere lo status di rifugiati. Va fatto notare che l’Italia ha da tempo esaurito i posti per i richiedenti asilo, e così il governo sta pagando alberghi, ostelli o cittadini in generale per ospitare le persone.
Una pratica comune per coloro che sanno che la loro domanda verrà respinta, è di distruggere i loro documenti in anticipo (7), in questo modo il tempo necessario per identificarli aumenta in modo esponenziale. L’esperienza ha dimostrato che i centri alla fine diventano sovraffollati, il che offre l’occasione ai migranti di organizzare una rivolta, distruggere parte dei centri e infine fuggire e diventare illegali. (8) (9) (10) (11) (12) Se invece non scappano e la loro domanda viene rigettata, vengono espulsi. L’espulsione tuttavia è volontaria e i dati mostrano che solo il 50% circa dei migranti espulsi se ne va davvero, probabilmente in un altro paese Ue-Schengen, mentre gli altri diventano clandestini.
Come ha dimostrato lo scandalo Mafia Capitale (13), una collusione tra i membri del Partito Democratico  al governo che controllano le istituzioni statali italiane dell’immigrazione tra cui i centri profughi, le ONG e il crimine organizzato, assicura che i migranti siano impiegati a spese dei contribuenti italiani e per una paga oraria insignificante, in modo da garantire ingenti profitti illegali al racket. Una famigerata frase di un membro della criminalità organizzata, che spesso viene citata, ha rivelato che l’immigrazione è al momento un business più redditizio del traffico di droga.
Hai idea di quanto guadagno con questi immigrati?” ha detto Salvatore Buzzi, un affiliato della mafia, in un’intercettazione di 1.200 pagine ad inizio 2013. “Il traffico di droga non è così proficuo“.Abbiamo chiuso quest’anno con un fatturato di 40 milioni, ma… i nostri profitti vengono tutti dagli zingari (ROM), dall’emergenza abitativa e dagli immigrati ha detto Buzzi. Questo nel 2013, quando erano arrivati in Italia 20.000 immigrati. Nel 2016 ne sono arrivati 180.000.
 
Politici corrotti come Giuseppe Castiglione (NCD, partner di governo del Partito Democratico), che lavora per il Ministero degli Interni con la missione ufficiale di “favorire l’integrazione delle persone bisognose di protezione internazionale”, in realtà si adoperano per trarre profitto dalla crisi.
Le attività illegali associate spaziano dall’assegnazione della costruzione dei centri per i rifugiati alle cooperative legate al PD in cambio di tangenti, al trasferimento dei richiedenti asilo e dei clandestini nelle campagne italiane per impiegarli in agricoltura con salari da 1 a 3 euro all’ora.
Per quel che riguarda le donne, gli immigrati stessi organizzano giri di prostituzione nei centri profughi o le vendono perché lavorino lungo le strade italiane. (14)
L’immigrazione è una storia di attuazione volontariamente lassista dello stato di diritto, di contrabbando, di disonestà, di schiavitù e, in definitiva, di distruzione dell’Europa.
Fonte: Voci Dall’Estero gennaio 11 2017
 
Riferimenti
  1. Immigrazione: il flop di Mare Nostrum, Il Sole 24 Ore
  2. Colte in flagrante: le ONG sono parte del traffico di migranti, Gefira
  3. L’armata delle ONG che opera sulle coste della Libia, Gefira
  4. Gli americani di MOAS traghettano migranti in Europa, Gefira
  5. Come potrebbe essere più efficace l’azione della UE contro i trafficanti di migranti? European Commission
  6. Andrea Riccardi, un’anima per l’Europa, Lavie
  7. Stabilire l’identità per la protezione internazionale, European Migration Network
  8. Migranti, in 40 fuggono dall’hotel nel Sulcis e bloccano la Statale, Corriere
  9. Rivolta nel Cie di Milano: scappano tre irregolari, gd-notizie
  10. Rivolta al Cie, agenti contusi. Scappano in 22, 10 arresti MigrantiTorino
  11. Lampedusa, via ai trasferimenti. fuga di immigrati al Cie di Torino, RAI
  12. I clandestini restano in Italia anche dopo essere espulsi, Il Giornale
  13. Mafia capitale, Buzzi: “Con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga”, Il Fatto Quotidiano
  14. La mafia siciliana guadagna sulle spalle degli immigrati disperati, La Stampa

Spari nel centro di Napoli: «È l’inizio della guerra alla mafia africana»

siccome siamo tanto bravi a controllare la nostra di criminalità perché non importarla? Chi se ne frega della gente onesta che rimane vittima di entrambe. Bell’esempio di integrazione multi-kulti.na-mafia-africana

Spari nel centro di Napoli: «È l’inizio della guerra alla mafia africana»
L’incrocio fra via Maddalena e piazza Mancini segna il confine fra la zona dei cinesi e quella dei nigeriani: a destra la china town della Duchesca, a sinistra i nuovi «possedimenti» degli immigrati africani che stanno prendendo spazi commerciali e potere, anche malavitoso. Proprio a quell’incrocio, una ventina di metri dal luogo dove c’è stato l’agguato, di fianco a un cassonetto rovesciato che porta i segni indelebili delle fiamme, un gruppo di ragazzi, altissimi e neri come la pece, parla in maniera vivace: si sbracciano, guardano il posto dell’agguato e inveiscono. Non parlano nemmeno un po’ d’italiano, almeno così dicono, per evitare domande che potrebbero essere fastidiose. Non parlano nemmeno i cinesi dei negozi della «rive droite» della Duchesca: non hanno sentito né visto nulla e non vogliono rompiscatole fra i piedi nei loro negozi debordanti di merce «perché togli spazio ai clienti». I napoletani sono pochi, si contano sulle dita di una mano.
Dietro una bancarella attrezzata con leccornie per la calza dell’epifania un tizio sostiene di essere appena arrivato e quindi di non avere nulla da dire, all’interno di un negozio qualche metro più avanti un uomo baldanzoso chiarisce di aver saputo solo dai racconti dei clienti e di non essersi accorto di nulla. Bisogna essere insistenti e assillanti per convincere qualcuno a spiegare cosa succede in quell’area a cavallo fra Forcella e Piazza Garibaldi, regno della contraffazione colmo di insegne straniere dal quale pian piano i napoletani sono stati sfrattati.
E quando qualcuno accetta di raccontare, solo a patto del più totale anonimato, ti rendi conto che tutti sanno, tutti hanno visto e forse se l’aspettavano pure una recrudescenza di violenza. Il primo dettaglio è condiviso da tante fonti intercettate nel quartiere: chi ha sparato voleva uccidere ma non ne è stato capace. Però prima di inoltrarci nel prosieguo del racconto è bene chiarire un particolare: quelle che riportiamo sono voci di persone comuni; non si tratta di versioni ufficiali frutto di indagini anzi, scoprirete in questo articolo che la «voce del popolo» produce racconti che vanno in direzione opposta a quella delle indagini delle forze dell’ordine, le uniche che possono essere considerate attendibili in casi del genere.
 
Ma torniamo alla voce del quartiere. Il primo interlocutore si stacca da un gruppetto di persone e sostiene che «chi è venuto a sparare doveva dare una lezione vera, doveva uccidere ma non è stato capace». E qui viene snocciolata una serie di teorie, condivise dagli altri del gruppo, tutte tese a dimostrare che le persone che hanno sparato «sono giovani, inesperte e quindi incapaci di fare centro. Tanto da coinvolgere una bimba innocente», oppure «arrivano completamente allucinati dagli stupefacenti e quindi non sono in grado nemmeno di prendere la mira», o infine «hanno avuto paura di uccidere, non sono camorristi veri».
 
Come avrete notato si tratta di teorie che prevedono una diretta conoscenza dell’evento, eppure alla domanda fatidica «ma allora lei ha visto chi sparava?», tutti dicono di non aver visto o sentito nulla. Il discorso, però, si fa preoccupante quando accettano di parlare altre persone che abitano nella zona. Anche in questo caso dietro la promessa dell’anonimato. La prima è una donna, non anziana ma nemmeno giovane, con la busta della spesa: «Il vero problema sono i neri – dice con astio, e precisa – non quelli marroncini, i neri-neri», che tradotto significa che non fa riferimento ai nordafricani ma agli stranieri che provengono dall’Africa centrale. «Stanno dappertutto – prosegue la donna – dove ti volti li vedi. Si riuniscono a gruppetti e pare che la strada è di loro proprietà, ti guardano dall’alto in basso, portano vestiti firmati e hanno sempre il telefono in mano. Io certe volte ho paura di passare vicino a loro. Sono brutta gente».
 
Adesso, fatto salvo il fatto che la generalizzazione è sempre deleteria e che ovviamente la maggior parte degli immigrati è composta da persone brave e lavoratrici, il concetto espresso in maniera semplicistica dalla donna, viene spiegato meglio da un ragazzo che sta per partire con lo scooter: «Qua c’è la mafia nigeriana che sta prendendo possesso di tutto. Lasciano ai marocchini (intesi come tutti i nordafricani n.d.r.) solo le piccole cose come la contraffazione, gli scippi o le rapine, mentre loro sono concentrati sulla droga. Se andate a via Carriera Grande vedete il loro quartier generale, il punto principale dello smercio; se vi fate un giro in questi vicoli noterete che ad ogni angolo ci sono almeno un paio di loro: sono pusher, vanno sempre in coppia. Sapete dove tengono la droga? In bocca, dentro a certe palline di plastica, così se arriva la polizia le inghiottono e poi le recuperano quando vanno al bagno». Il ragazzo sembra decisamente informato e prosegue senza interrompersi: «All’inizio avevano un mercato piccolo e avevano un accordo con la malavita della zona. Adesso, invece, si stanno espandendo. Ecco perché è arrivato il segnale dell’agguato». Cercando qualcuno disposto ad approfondire finisci nel Vico settimo Duchesca che è totalmente avvolto dal profumo d’incenso, quello che viene bruciato nelle bacchette…
di Paolo Barbuto
 
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Giovedì 5 Gennaio 2017, 08:16 – Ultimo aggiornamento: 05-01-2017 20:28