Un Paese in malora che spende 14 miliardi per i caccia F-35.

https://comedonchisciotte.org/un-paese-in-malora-che-spende-14-miliardi-per-i-caccia-f-35/?fbclid=IwAR2GO7XsCV0hllnbuoxIoq_3mw0KHk1u9o6OC-Q1p4ifhSY4eKhGGZzCnUY

Come Don Chisciotte – Controinformazione – Informazione alternativa

DI TOMMASO DI FRANCESCO

ilmanifesto.it

In un Paese che frana e va in malora il governo decide di spendere 14 miliardi di euro per i caccia F-35. Che non ci serviranno a nulla perché Haftar in Libia ci abbatte i droni quando vuole e chiunque ci piglia per i fondelli. Favori che facciamo a Trump, che non ce ne fa nessuno, per presentarci con l’abito della festa al vertice Nato di Londra. Ma i 5-S non erano contrari agli F-35? Ora voterebbero qualunque cosa pur di restare in sella.

Alberto Negri

Fonte: www.facebook.com

30.11.2019

Con gli F35 il governo va a «caccia»

Un’Italia che frana ovunque, che non trova risorse per le scuole che crollano, che fatica a trovare fondi per la sanità pubblica, sulle armi non si tira indietro dallo spendere almeno 14 miliardi

Volete una prova dei «valori cristiani» occidentali dei quali i leader europei e quelli italiani si riempono la bocca? Papa Francesco, non ha ancora fatto in tempo a rientrare dai luoghi dell’Olocausto nucleare, Hiroshima e Nagasaki, dove ha accusato apertamente di immoralità e criminalità il possesso e l’uso di armi atomiche e di ipocrisia i «Paesi europei che parlano di pace ma vivono di armi», che il governo di svolta, il Conte 2, per bocca del ministro della difesa Guerini annuncia, con l’avvio della «fase 2», l’acquisto dei cacciabombardieri F-35. Nonostante sia un’arma che prevede il first strike, il primo colpo d’offesa (un “colpo” all’articolo 11 della Costituzione), e che può montare atomiche – ce ne abbiamo ben 70 a Ghedi e ad Aviano, a proposito di ambientalismo. Via dunque alla «fase 2», al modico costo di circa 130 milioni di euro per ciascun cacciabombardiere, per un totale di circa 14 miliardi di euro (più spese incalcolabili per aggiornamento software e gestione) relativo ai circa 90 caccia che il governo italiano ha deciso di acquistare.

È un’Italia che, sotto gli occhi di tutti, frana ovunque, che manca di infrastrutture, che necessita di investimenti massicci nel riordino del territorio, nella salvaguardia e bonifica ambientale (l’Ilva e non solo) che valgono lavoro per generazioni; un’Italia che non trova risorse per le scuole che crollano, che in estate brucia e non ha gli idrovolanti per spegnere gli incendi, che fatica a trovare fondi per la sanità pubblica…

Ma sulle armi, che portano distruzione, morte e devastazioni umane e ambientali – anche di ritorno, a cominciare dalla disperazione dei profughi -, non si tira indietro dallo spendere almeno 14 miliardi (se dicono «ma spalmati negli anni», vuol dire per condizionare le scelte anche in futuro); mentre è evidente che la spesa militare sottrae fondi alle altre risorse a disposizione. Da tenere presente il fatto che per il bilancio alla difesa l’Italia, pur in difficoltà a raggiungere subito il 2% del Pil come da richiesta pressante di Trump, si precipita però a corrispondere in tempi brevi ai desideri della Casa bianca trovando, oltre ai già impegnati 25 miliardi euro all’anno, ben altri 7 miliardi di euro: così invece di 70 milioni di euro in media al giorno per le spese militari, adesso ne spenderemo 86 di milioni in media al giorno. Fedele alle richieste atlantiche arrivate con il segretario di Stato Usa Mike Pompeo in vacanza romana nemmeno due mesi fa; e con il suggello dalle parole con cui Trump ha salutato a metà ottobre il presidente Mattarella in visita a Washington: «L’Italia è un partner chiave e irrinunciabile del programma F-35». Per il manifesto che dal 30 maggio 2002, da quasi 17 anni, denuncia questa assurdità, non è una sorpresa ma una amara conferma.

Perché c’era un volta la mozione del deputato Pd Scanu, con la quale il governo italiano sospendeva ogni avvio del programma di acquisto degli F35 sulla base di una reale valutazione sull’utilità, sui costi, sui guasti macroscopici del sistema d’armi in oggetto. Tutto questo non solo non c’è mai stato, ma sulla scia dell’ossequio atlantico a Cameri si è installata una fabbrica che produce, a costi di investimento elevatissimi, parti decisive degli ultimi modelli F35: in sostanza, vive di commesse per un sistema d’arma da guerra nucleare: qualcosa di perfino più nocivo degli altiforni dell’Ilva. Il M5S sempre contrario a parole agli F35, approva e tace; LeU protesta e fa sapere che protesterà; ad applaudire convinta il Conte 2 che va «a caccia» c’è la Lega filo-Trump di Salvini. Mai la pace è stata così debole.

Tommaso Di Francesco

Fonte: https://ilmanifesto.it

Link: https://ilmanifesto.it/con-gli-f35-il-governo-va-a-caccia/?fbclid=IwAR240kAZer2FeOZFO_Z1UgHp78DTlZhGxJ5hPdh3WRuPqKifRFvq_4lmeEk

29.11.2019

“Le botte? Una benedizione”. Le islamiche spiegano come va pestata una moglie

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/botte-benedizione-islamiche-spiegano-va-pestata-moglie-1385795.html?fbclid=IwAR23vjaqZgvg6jAXbATaj7Qu5ic0KyMaNfMYT1MG8RokbWgkWoE0vCRpTkg

il Giornale, ultime notizie

Il gruppo “Hizb ut-Tahrir” spiega come va picchiata la moglie con il bastone chiamato “sivaak”. A tenere le lezioni sono le donne stesse: “Per noi è una benedizione”

“Le botte che i mariti danno alle mogli sono una bellissima benedizione”.

A dirlo non sono gli uomini musulmani, ma le loro stesse donne. C’è infatti un gruppo di islamiche radicali, chiamato “Hizb ut-Tahrir”, che tiene addiritture lezioni per spiegare come deve essere pestato il gentil sesso. “Il marito picchia la moglie perché la ama, è quasi una conseguenza naturale – spiegano – non lo fa per odio o rabbia, ma per seguire i comandamenti di Allah.

Reem Allouche insegna alle elementari e tiene lezioni di mezz’ora in cui spiega come deve essere picchia una donna con il bastone chiamato “sivaak”. A registrare il contenuto di queste lezioni è stata Ollie Gillman per il Daily Mail Australia. Nel video, che è divenuto subito virale, la donna spiega che i mariti sono autorizzati a picchiare le mogli qualora queste disobbediscano. Prima di ricorrere al bastone, però, devono infliggere punizioni “più leggere” con una sciarpa attorcigliata o con un pezzo di stoffa. Come spiegano le islamiche del gruppo radicale “Hizb ut-Tahrir”, le donne concordano nel farsi pestare quando “commettono peccato”.

Nella lezione riportata dal Daily Mail Australia e tradotta in Italia da Dagospia, vengono spiegati per filo e per segno quali sono i peccati: si va dalla disobbedienza ad Allah e al marito agli atti immorali, dal tradimento a gesti più innocenti come il far entrare in casa una persona non gradita dal marito. “Questo serve a promuovere tranquillità”, dice Reem Allouche spiegando che in famiglia è il marito a comandare e a decidere le misure disciplinari. “Il marito picchia la moglie perché la ama – continua – è quasi una conseguenza naturale. Non lo fa per odio o rabbia, ma per seguire i comandamenti di Allah”. E conclude: “Il marito non picchia subito. Prima ammonisce la moglie, rifiuta di dormire con lei e qualsiasi intimità. Se non funziona, la può colpire. È una bellissima benedizione”.

La guerra climatica è cominciata

https://comune-info.net/guerra-climatica-cominciata/?fbclid=IwAR25EVyWrbTE_mquGCPI1-c1b2GOkM2u34AmQlgfMpDgG15babellvkNRXA

Marco Boschini

11 Novembre 2014
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LEGGI ANCHE: Catastrofe italiana (25 novembre 2019)

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di Marco Boschini*

Siamo in guerra. Lo siamo da tempo e lo accettiamo, impotenti. Ce lo dicono le cronache dei notiziari quasi ogni settimana, da autunno a primavera inoltrata. Gli eserciti ci invadono da terra, via mare, dalle montagneCi travolgono nei nostri letti mentre dormiamo. Ci uccidono nei capannoni dove ogni giorno portiamo avanti il lavoro. Sparano munizioni che non lasciano scampo: frane, esondazioni, terremoti…

Hanno alleati a cui avremmo affidato la nostra sicurezza: politica, istituzioni locali, partiti. Che invece si rimpallano ogni volta responsabilità e dichiarazioni a favore di telecamere. Cambiano i nomi dei morti, gli scenari dei paesi bombardati. Non il canovaccio della storia. Case costruite dove non si sarebbe dovuto. Mancata prevenzione e cura del territorio. Disorganizzazione nel gestire l’emergenza. Polemiche, dolore, altri morti.

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Io non voglio entrare qui nel merito di questioni per cui ci battiamo da un decennio: opere utili, opere meno utili. Se fossimo un Paese normale si potrebbero fare un sacco di cose, ma non lo siamo. Non è così. L’Italia è un Paese malato, un Paese in guerra. Invece di procedere con lo Sblocca Italia e tutte le altre sicuramente (?) utilissime opere pubbliche dovremmo davvero fermarci. Porre un freno, uno stop.

Avere il coraggio di sospendere tutte le grandi opere previste nei prossimi anni e concentrarsi “solo” ed esclusivamente sul dissesto idrogeologico. Lo faccia Renzi, che ha così smania di cambiare questo Paese in meglio. Lo facciano i governatori di regione e i sindaci sparsi nel territorio. Siano il nostro esercito della salvezza. Agiscano subito, perché è già troppo tardi. Perché stiamo perdendo.

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assessore dal 2004 all’Ambiente, Patrimonio ed Urbanistica del Comune di Colorno (Parma), è coordinatore dell’Associazione dei Comuni Virtuosi e autore di alcune pubblicazioni, tra cui Nessuno lo farà al posto tuo (Emi, 2013). Questo articolo è pubblicato anche su un blog de ilfattoquotidiano.it.

Unione Montana Valsusa: i sindaci parteciperanno alla marcia NoTavUna nota firmata dalla giunta conferma la presenza

https://www.lagendanews.com/lunione-montana-sulla-marcia-notav/

L'Agenda NewsBussoleno, Unione Montana Val Susa

BUSSOLENO – La scorsa settimana la posizione dell’Unione Montana Valsusa rispetto alla marcia NoTav del prossimo 8 dicembre era di non partecipare. L’idea sostenuta dal presidente Banchieri era sostanzialmente di lasciare il gonfalone a Palazzo Ferro. Un passaggio di discontinuità rispetto agli ultimi anni. Poi alcuni sindaci che rappresentano anche l’area del Movimento NoTav hanno richiesto una riunione tra primi cittadini. Da queste, secondo le indiscrezioni, il sindaci di Avigliana e Almese, Archinà e Bertolo, e la vice di Vaie Serra avrebbero chiesto un documento contrario a quanto deciso in giunta. Un passaggio politico d’appoggio che ha trovato la maggioranza dei sindaco d’accordo. Insomma, la richiesta, sconfessa di fatto quanto deciso da Banchieri e alcuni della giunta, nata proprio con l’auspicio di non trattare temi politici ma operazioni concrete sul territorio.

UN DOCUMENTO NOTAV

Questa mattina la svolta che cambia la posizione dell’Unione Montana Valsusa. Il presidente Pacifico Banchieri è all’estero e non è contattabile. Dalla sua giunta è arrivato un comunicato stampa rovescia quando deciso e sconfessa di fatto la posizione “non” politica della giunta dell’ente. “L’Unione Montana Valle di Susa parteciperà alla manifestazione del prossimo 8 dicembre da Susa a Venaus. È quanto deciso ad ampia maggioranza dall’Assemblea dei Sindaci molti dei quali interverranno in forma ufficiale per ribadire la contrarietà alla realizzazione del TAV in Valle di Susa e della tratta nazionale della Nuova Linea Torino Lione. L’opera, sulle cui criticità trasversali è stato richiesto il più ampio confronto, è infatti ritenuta non prioritaria, e destinata a drenare risorse pubbliche a discapito delle legittime esigenze di servizi e investimenti a favore dei cittadini e a tutela di un territorio sempre più fragile“.

IMBARAZZO IN GIUNTA

La giunta dell’Unione Montana Valsusa è adesso in imbarazzo. Il documento è stato, e lo dice un membro della giunta, preparato dal vicepresidente dell’Unione Archinà e condiviso dal presidente Banchieri. Ciò che avverrà adesso in Unione non è chiaro. la posizione dell’amministrazione di Susa, su questo aspetto, è sempre stata più che chiara. “Del TAV non si parla, pensiamo al lavoro sul territorio” era il punto fermo della presenza segusina in quel di Bussoleno. E adesso? In attesa che il presidente rientri in Italia si vive questo cortocircuito politico.

ASPETTANDO DI BATTISTA (O GODOT?) —– DI MAIO COLPITO E AFFONDATO? —– SARDINE? UN ANTIPASTO

https://fulviogrimaldi.blogspot.com/2019/11/aspettando-di-battista-o-godot-di-maio.html

MONDOCANE

DOMENICA 24 NOVEMBRE 2019

Sardine: hors-d’oeuvre indigesto

Diceva Joseph Goebbels, il più grande propagandista della Storia dopo Paolo di Tarso, uno a cui gli indebitamente celebrati piazzisti italiani, Salvini e Renzi, stanno come Gianni Riotta a Pulitzer, “Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola”. Frase infelice e si sa dove ha portato. A me viene quel prurito alle mani quando sento i media italiani, a tastiere e microfoni unificati, celebrare, come tutti copiassero lo stesso testo dal primo della classe, tipo il New York Times, o la CNN, tutti gli eventi che vedono rumoreggiare in piazza più di venti bambini e adolescenti. In tempi recenti, il fenomeno è andato accelerandosi e non c’è più fine al tripudio. Dai bravi giovani di Greta si è passati ai bravissimi di Fridays For Future e poi di Exctinction Rebellion, per tripudiare ora sulle ultrabravissime “sardine”. Chissà perchè a noi non succedeva, qualche decennio fa, ma erano invece mazzate, rodei di camionette e blindati. Vai a sape’. Ce la prendiamo con queste sardine colorate nel prossimo articolo, fra qualche giorno. Nel frattempo godetevi questa sublime espressione di arroganza, odio, intimidazione, violenza, totalitarismo, in linguaggio da bulli di seconda media, che è il “manifesto” ufficiale delle “sardine”.

 https://www.agi.it/politica/sardine-6596346/news/2019-11-21/


Buttare il bambino, tenere l’acqua
Qualche pensierino sul maxicasino dei Cinquestelle. Quanto è accaduto con le ripulsa dei cliccanti del MoVimento alla desistenza di Di Maio in Emilia Romagna e Calabria, rafforza l’impressione che ho avuto alla kermesse nazionale di Napoli. Ricordate – “Dal vaffa dei 5Stelle al vaffa ai 5Stelle” – avevo rilevato che dalle reazioni di un vasto pubblico di pentastellati all’assemblea sulla politica estera, si erano manifestate perplessità e riserve su quanto andava dicendo Manlio Di Stefano circa il quadro ormai esistente (Nato, F35, ecc,) e si esprimeva consenso aperto a quanto ribattevano altri, me compreso, ricollegandosi a quanto gli atlantisti di oggi  dicevano un tempo, quando si opponevano agli F35, denunciavano l’aggressione alla Siria, mettevano in discussione la Nato. Analogo nervosismo e sconcerto si poteva registrare in altre assemblee nei riferimenti al PD.

Avevo anche detto che, di conseguenza, gettare il bambino con l’acqua sporca non è sempre l’opzione più intelligente. Sempr che il bambino non si chiami Luigi Di Maio. Il disastro Di Maio, omino svelto, ma gravemente incolto, traviato da ambizione sproporzionata e da cinico opportunismo, va rispedito al Meet Up di Pomigliano d’Arco insieme ai suoi followers. Oggi più che mai, visto il sostegno tossico assicuratogli da un Grillo le cui bizzarie Dada ricordano i vaticini criptici e dissennati di certi oracoli greci di terza categoria. Non per nulla il suo integralismo governista e inciucista viene applaudito dai sorci pidini. Non mi pare che, per le cantonate e i rinnegamenti di alcuni, tutto il MoVimento debba essere destinato alla famigerata pattumiera della Storia. Non lo pensavo neanche di Lotta Continua alla vista di roditori come Sofri, Krainz, De Luca, Liguori.
 
E un altro motivo che mi impedisce la condanna globale del M5S è che, nonostante oggi stia nell’orrida alleanza col peggio del peggio, l’odio viscerale e isterico di ieri, quando era anti-sistema, continua a essergli sparato contro con identico livore dagli ascari mediatici, accademici e politici agli ordini dei feldmarescialli imperiali, neoliberali, bellicisti e globalisti. Compresi i vignettisti, dai trinariciuti a quelli col fez, o con la kippa, passati dalla satira contro i potenti a quella degli sfigati. Abbiamo un’antichissima tradizione di amanuensi che, anzichè arrischiarsi a descrivere la “verità effettuale” (Machiavelli), preferiscono copiare gli incunaboli delle imperiture balle e superstizioni trasmessegli dai potenti.

Perspicacia di Vauro

I meriti ammazzameriti della stampa
A questo proposito sto con Moni Ovadia, di cui apprezzo la critica a Israele, ma respingo con forza l’entusiasmo per l’ebraismo biblico e talmudico, quando dice: “Non mi sono mai associato alla furiosa canea scatenata da chi ringhiava contro  i Cinque Stelle con la bava alla bocca latrando “dagli al populista!”, ma in realtà digrignando i denti per il potere perduto, ovvero per i privilegi sfumati….. Nei miei sessant’anni di vita adulta non ricordo un tale livello di cattiveria programmatica, gragnuola di menzogne, manipolazione dei fatti, insulti personali, violenza sessista e grevi allusioni”. Bravo, Ovadia, va a merito dei dieci anni di aria fresca e pulita che ci hanno fatto respirare, dopo mezzo secolo di fetore, i 5 Stelle. Ci ha fatto capire, pur nella mefitica gora in cui ci fanno galleggiare, che l’aria pulita esiste. Sarà poco, ma non vedo altro. O vogliamo fare PaP-PaP-PaP e restare tre amici al bar per sempre?

Canto XXXII, Girone dei traditori, Ugolino divora suo figlio

Un MoVimento che si affranca?
Il voto, striminzito, ma è quanto si poteva fare dopo la sostituzione del confronto umano con l’insensata furbata Rousseau, ha sconfessato il caudillino dalle cento teste politico-organizzativo-istituzionali, gli ha detto implicitamente di smammare. La ripulsa all’idea tafazziana di darsi alla fuga in Emilia-Romagna, alla faccia della poderosa maggioranza in parlamento e nel governo, consegnava a seguito e oppositori l’idea netta di una dirigenza che se la faceva sotto. E che neanche con la lampada di Diogene si sarebbe riusciti a trovare un candidato 5S credibile. Posizione difficilmente vincente, neanche salvifica e che io, conoscendo i miei polli sul territorio, ritengo infondata. Come non lo era quella presa in esame prima: la combine con un ri-governatore emiliano-romagnolo, Stefano Bonaccini, ducescamente imposto dal suo partito, fattosi valere presso tutti gli avvoltoi grandioperisti per il buongoverno, in competizione con il sodale milanese, di maggiore consumatore del suolo d’Italia.

Dal pacifismo all’elmetto in testa
In Iraq, dicono, che ci sono 1.500 soldati italiani. Magari sono tre volte tanti, per quello che ci dicono. Ma i cinque feriti, dicono, nel Kurdistan, erano Forze Speciali, non addestratori, ma combattenti e nessuno ce ne aveva mai parlato, in parlamento o fuori. In Afghanistan, dove tutti, Usa compresi, puntano a porre fine a un’invincibile guerra di sterminio durata 18 anni su un falso pretesto, ostinatamente restano, dicono, 1000 soldati italiani con tanto di armamentario d’attacco (infatti ne abbiamo persi 54). Per il totale delle 34 missioni militari all’estero, grottescamente dette “di pace”, fino al 2017 abbiamo avuto, dicono, 131 morti. Non sono riuscito a trovare dati più recenti e niente sui feriti. In compenso ci sono, e non lo dicono, 366 morti e 7.500  ammalati di cancro per le contaminazioni da uranio, a lungo negate, nelle missioni all’estero e anche in Sardegna. Per cosa? Nel nome di chi? Col PD, responsabile di tutto ciò, i Cinquestelle denunceranno ancora queste cose?

Ci sono stati quei cinque feriti e mutilati in misteriose operazioni in Iraq. In Libia il generale Haftar, unificatore del paese contro le bande jihadiste di Tripoli e Misurata, sostenuto da Egitto e Russia, invisissimo a padroni del mondo e sguatteri, abbatte due droni italiani in pieno entroterra libico: “Predator” d’attacco dalla base Usa di Sigonella che questo governo infingardo e bellicista dice “addetti alla sicurezza in mare”. In Iraq, come in Siria, come in molti altri posti, operano, uccidono, devastano tuttora i terroristi Isis e Al Qaida, sguinzagliati dai nostri migliori alleati Usa, Nato e tiranni del Golfo. 

Luigi Di Maio, infaustamente capo politico di un movimento che fino all’altro ieri non voleva missioni e arricciava il naso su Nato (e UE e Euro), alla vigilia dell’ennesimo viaggio da captatio benevolentiae a Washington (in parellelo, il collega Renzi sta da quei simpaticoni di Riyad), dichiara, come un Bolton o un McCain qualsiasi: “Giovedì sarò a Washington proprio per la riunione della coalizione anti Isis. Il messaggio che porterò sarà molto chiaro: l’Italia non indietreggia e mai indietreggerà di un centimetro di fronte alla minaccia terroristica. Lo Stato italiano reagirà con tutta la sua forza di fronte a chi semina terrore e colpisce persone innocenti, tra cui donne e bambini“. Un uomo, un capo(rale), una garanzia. Mentre Bush, Cheney e Obama, iniziatori della farsa più sanguinaria dopo e Crociate, se la ridono. Altrettanto se la ridono gli utilizzatori finali del nostro paese, tipo Moscovici e Dombroskis, a vedere passare gli anti-UE-euro all’opposizione ai pro-UE-euro al governo, dal no-Juncker al sì-Von der Leyen.

Grillo e T.I.N.A., come una Thatcher qualsiasi
Ce ne sono altre di cose sciagurate di Di Maio, su vari fronti, perfino estetici, se consideriamo quel suo taglio di capelli alla calciatore coatto, o di stile, da irrimediabile provincialotto, ricordando i baci alla fidanza per “Chi”, o alla teca di San Gennaro per sua Eminenza Crescenzio Sepe. Ma questa della fiera impennata contro il terrorismo, che si sa benissimo di chi sia, basta e avanza. E qualifica anche Grillo, integralista dell’inciucio con l’establishment di Zingaretti, Renzi, Boschi, Delrio, Franceschini e i vari pregiudicati e inquisiti al traino, l’aureola di capo politico che questo “garante” (di cosa?) ha riacceso a mille volt sul capo politico, affermando che anche per costui vale T.I.N.A.,There Is No Alternative, con cui ci hanno fregati i globalisti neoliberali. Io di alternative ne saprei quasi 315mila, quanti sono gli iscritti al M5S, mentre ne conosco almeno dieci, a cominciare da Dibba,Taverna, Morra, Corrao, Raggi, Paragone…

Paola Taverna, Di Battista

Complimenti a questo “Garante” che riconsegna all’establishment una decina di milioni di elettori contro l’establishment, alla morsa tanto esperta quanto cinica e senza scrupoli del partito rappresentante delle necrocrazie imperialcapitaliste, dello Stato Profondo Usa, delle conversione dei buoni sentimenti in pessime azioni da parte di un manipolatore come Soros, delle collusioni storiche con ogni tipo di malavita, delle guerre di sterminio, dell’appoggio popolicida alle rivoluzioni colorate, degli F35 da attacco ai matrimoni dell’Afghanistan e agli ospedali iracheni, delle Grandi Opere disintegratrici di comunità, opere, patrimonio naturale, dello Sbloccaitalia, del Jobs Act e, prima di mettere il punto, potrei andare avanti per altre trenta pagine. E cosa chiama tutto questo l’istrione genovese: LA SINISTRA. Dichiarando a quelli che ci hanno creduto che dieci anni fa erano fessi e ora sono elevati perchè stanno a sinistra. A sinistra con Marcucci, Franceschini e Renzi!
 

Spinta verso il baratro

Il travaglio, la sofferenza, il disorientamento, il risentimento, che serpeggiano tra i Cinquestelle, a tutti i livelli, richiedono urgentemente la presa di posizione di qualcuno fino ad oggi affidabile, che si ponga come faro e riferimento, da revisore e ricostruttore su basi democratiche, prima che tutto sia perduto, visto che dalle altre parti non ci sono che pescatori nel torbido e pesci maleodoranti. Il silenzio assordante di qualcuno ha parlato forte e chiaro. Ora vorremmo anche il suono. E, che si sappia: quello che da questo popolo italiano tartassato e desovranizzato è fiorito in termini di dignità ed emancipazione è la gente incazzata e onesta che nella notte più buia è andata appresso a cinque stelle. O si riparte da quelle parti, o non ce n’è per nessuno. Ovviamente dopo aver ucciso il padre (e il nonno). Freudianamente, s’intende. E non sia, invece, Crono che si mangia i figli.

E ora torniamo alle sardine. Alla prossima.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 19:02

Tunnel Lione Torino fabbrica di polvere e smarino

https://www.dbamianto.it/tunnel-lione-torino-fabbrica-di-polvere-e-smarino/

Salbetrand è un piccolo Comune della Valle di Susa che ha avuto la “fortuna” di essere stato indicato nei piani della TAV come unico centro atto ad ospitare il cantiere per la raccolta e lo smistamento delle terre da scavo prodotte durante la realizzazione del Tunnel Euralpin Lyon Turin (TELT).

Si stima che dal cantiere TAV di Chiomonte dovrebbero giungere a Salbertrand circa 6 milioni di tonnellate (3.600.000 metri cubi) di smarino.

LA FABBRICA DELLA POLVERE

In origine il progetto prevedeva che i lavori di scavo del tunnel si concludessero a Chiomonte partendo da Susa, dove era stata individuata un’ampia area per la raccolta dei materiali di scavo nei pressi dell’Autoporto.

Successivamente TELT ha deciso di invertire la direzione di scavo per proteggere i lavori dalla protesta e, data la mancanza di spazi adeguati a Chiomonte, si è posto il problema di dove collocare lo smarino. In questo contesto l’ex Sindaco pro tempore di Salbetrand si è fatto avanti candidando il Comune a sede dell’area industriale di supporto al tunnel.

L’ing. Poggio illustra il progetto del Cantiere si Salbetrand durante un’iniziativa NO TAV
Video Kotapa
L’ing. Poggio illustra il progetto del Cantiere durante un’iniziativa NO TAV

Lo spazio indicato da TELT per la costruzione del cantiere (124.000 mq) si trova a ridosso della ferrovia, tra la Dora Riparia e l’Autostrada, su un’area di oltre 12 ettari parzialmente esondabile concessa per l’uso in deroga.


L’area sulla Dora dove per 10-12 anni dovrebbe operare l’imponente cantiere di ferro macina detriti della Torino Lione – Video La Stampa

Per permettere il deflusso dell’acqua in caso di alluvione gli impianti e le utenze dei fabbricati saranno resi “trasparenti” mediante sopraelevamento di 1 metro rispetto alla quota prevista di esondazione senza preoccuparsi troppo del destino di quanto accumulato raso terra.
A tal proposito Poggio fa notare che nel progetto “non c’è una riga” dedicata ad illustrare l’uso di eventuali tecniche di aspirazione delle polveri.

Tutte le terre e le rocce da scavo non provenienti da tratte di rocce verdi (Cl3b) giungeranno qui su camion via Autostrada (percorso Chiomonte-Susa-Salbetrand/Salbertand-Susa-Chiomonte).

Stima in Mega tonnellate (1 Mt = 1.000.000 t) delle quantità massime e minime di terre e rocce da scavo che si prevede di estrarre durante i lavori del tunnel di interconnesione - Fonte Progetto di Variante TELT
Stima in Mega tonnellate (1 Mt = 1.000.000 t) delle quantità massime e minime di terre e rocce da scavo che si prevede di estrarre durante i lavori del tunnel di interconnesione – Fonte Progetto di Variante TELT

L’area industriale ospiterà l’impianto di caricamento su treno per la spedizione in cava dei materiali di risulta, l’impianto di frantumazione dello smarino, quello per la prefabbricazione dei conci in cemento armato destinati a rivestire il tunnel, oltre a spogliatoi e uffici per il personale.
L’accesso al ponte sulla Dora che porta al cantiere sarà presidiato da 2 postazioni delle forze dell’ordine e da cancelli di sicurezza.

Trasporto, manipolazione e macinazione delle terre da scavo daranno vita a quella che l’Ing. Poggio ha ben definito “la fabbrica della polvere”.


Video Kotapa
Luca Anselmo sull’ecosistema dell’area dove sorgerà il cantiere di Salbertrand

Oltre 1 Km di fabbricati in ferro alti 20-21m sorgeranno a meno di 100m dal Sito di Interesse Comunitario Parco Naturale del Gran Bosco Salbetrandin un ecosistema caratteristico che accoglie specie rare come la Sfinge dell’Olivello Spinoso.

LA MONTAGNA DEI SILENZI

rallentare la costruzione del cantiere di Salbertrand, e di conseguenza l’inizio dei lavori di scavo del tunnel, ironia della sorte (amianto blocca amianto), ci si sono messe 2 discariche di rifiuti da bonificare poste lungo 1/3 del terreno sulla Dora.

Deposito Gorlier e Itinera in zona Illes Neuves a Salbetrand
I 2 depositi in località Hilles Neuves sulla Dora Riparia – Google Maps
Nell’inverno 2018-19 il Comune di Salbertrand si è fatto carico dello spegnimento delle traversine ferroviarie (forse contaminate da creosoto) andate a fuoco nel deposito Gorlier

Un deposito di rifiuti edili e traversine ferroviarie (22.444 mq) non più attivo concesso alla ditta Gorlier, che in un primo momento lo ottenne in subappalto da Itinera, e un deposito di terre da scavo contenenti amianto (16.000 mq) concesso dal Comune in locazione sino al 2024 a Itinera Spa del Gruppo Gavio (Cociv).

Il deposito con terre contenti amianto nel settembre 2019 è stato posto sotto sequestro per la seconda volta.

il cumulo, formato da terre e rocce da scavo e materiale proveniente da operazioni di disalveo, sembrerebbe contenere al suo interno, dall’accertamento tecnico disposto dal Tribunale di Torino ed effettuato dall’Università di Torino – Centro “G. Scansetti” un quantitativo pari a circa 8.000 mc (in via cautelativa stimate in 10.000 mc) di rocce detritiche con contenuto naturale di amianto superiore alle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (presenza di amianto > 1000 mg/kg) di cui alla tabella 1 dell’Allegato 5 alla Parte quarta del D.Lgs. 152/06.

Determina 30/2017 Servizio Tutela e Valutazioni Ambientali della Città Metropolitana di Torino


I teloni, a copertura sommaria delle terre contaminate da amianto, sono stati forati in più punti dalla crescita di vegetazione spontanea – Video La Stampa

LA DISCARICA ITINERA DI HILLES NEUVES

2006 Itinera diventa gestore del deposito di rifiuti non pericolosi.
2010 Primo sequestro del deposito con ordine di messa in sicurezza dei rifiuti pericolosi.
2011 Istanza di dissequestro al TAR del Piemonte.
2013 Indagini del Centro Scansetti per verificare tipologia e provenienza dei materiali stoccati.
2015 Ordine di dissequestro e immediata restituzione, previa messa in sicurezza e bonifica dei luoghi, del Tribunale di Torino.
Ottobre Ordinanza sindacale n°7 del Comune di Salbertrand impone a Itinera di presentare entro 30 giorni un dettagliato piano con le tempistiche e le modalità di bonifica del deposito.
  Itinera presenta progetto di bonifica che prevede la creazione di una pista di elisoccorso in località limitrofa utilizzando le terre del deposito non contaminate oltre soglia e lo stoccaggio di big bag contenenti le terre contaminate da amianto soglia nella piastra di fondazione della pista.
2017 Il Servizio pianificazione e gestione rifiuti della Cittá Metropolitana di Torino riqualifica il progetto da procedura di bonifica ad attività di recupero rifiuti.
Marzo Richiesta di assoggettamento a V.IA. del progetto “Attività di recupero rifiuti ex art. 208 del D. Lgs 152/2006 di terre e rocce da scavo con contenuti naturali di amianto presso area da adibire ad elisoccorso”.
Giugno Progetto assoggettato a V.I.A. al fine di approfondire le criticitá riscontrate nella versione preliminare in materia di gestione degli RCA.
  La variante di progetto per la Torino-Lione individua nel deposito di Hilles Neuves la sede del cantiere per la raccolta dello smarino di Chiomonte. Itinera conferma a Telt di voler provvedere alla bonifica del deposito ma non specifica tempi e durata dell’intervento.
2018 Avvio della fase di verifica della procedura di VIA del progetto elisoccorso.
Maggio Presentata Documentazione Integrativa del progetto.
2019 Secondo sequestro del deposito.
La discarica Itinera di Salbertrand
Il deposito Itinera con terre contaminate da amianto – Video La Stampa

In una video intervista rilasciata alla Stampa online il sindaco di Salbetrand ha quantificato i costi di bonifica dei depositi, teoricamente a carico dei gestori, in oltre 4 milioni di Euro e ha chiesto che i rischi a carico della popolazione non vengano più sottovalutati e taciuti.

Nell’area non è stato fatto nulla e non può essere un piccolo comune come il nostro a sobbarcarsi i costi di una impresa simile. Si tratta di lavori molto complessi, che necessitano di una fase preliminare per comprendere cosa sia stoccato. Al momento perfino i carotaggi sono risultati difficili data la franosità dei cumuli. Sopra quella montagna di amianto era calata una spessa coltre di silenzio da troppo tempo: eppure io credo che i rischi per la popolazione non debbano essere sottovalutati, sopratutto un presenza di materiali dalla provenienza poco chiara.

Roberto Poupour, Sindaco di Salbertrand da Il Manifesto del 09/11/2019


Cartina sulla presenza media di gas Radon in Provincia di Torino – ARPA Piemonte, 2009

Parole sante se si pensa che in Val di Susa i rischi di origine antropica vanno a braccetto con quelli di origine naturale come la radioattivitá (a circa 1 Km di distanza dall’area del cantiere Telt c’é un giacimento di ossido di uranio colloidale) e gli affioramenti ofiolitici di rocce amiantifere.

SERPENTINO VALSUSINO

La Valle di Susa, insieme al Gruppo di Voltri e a Valle d’Aosta e Valli di Lanzo, é tra le aree dell’Arco Alpino Occidentale a piú alta concentrazione di serpentiniti (o pietre verdi), formazioni mineralogiche metamorfiche basiche e ultrabasiche associate alla presenza di amianto.


Mappatura Amianto Naturale ARPA Piemonte – Zoom sulla Valle di Susa

Come documentato dalla mappatura regionale dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, in Valle di Susa é accertata la presenza di affioramenti e vene amiantifere in diverse località (campionamenti e coltivazioni).

I minerali fibrosi più diffusi sono l’antigorite, l’amianto crisotilo e gli amianti anfiboli della serie isomorfa tremolite-actinolite.

Mentre vene di crisotilo e magnetitite sono presenti sia in Alta che in Bassa Valle, gli anfiboli sembrano concentrarsi in piccole masse di serpentiniti interne ai calcescisti della Zona Piemontese.


Mappatura Amianto Naturale ARPA Piemonte – Elaborazione QGis dbamianto.it
TERRE E ROCCE DA SCAVO (TRS)

Dopo il campionamento e le analisi in laboratorio (caratterizzazione) terre e rocce da scavo, in base al DPR 13 giugno 2017 n.120 che ne regolamenta la gestione, devono essere classificate come:

– sottoprodotti riutilizzabili in luoghi diversi da quello di estrazione quando non contaminate e costituite da un 20% massimo di materiale antropico sul peso totale;

– rifiuti
a) non pericolosi quando la concentrazione di inquinanti non supera i singoli valori soglia di contaminazione stabiliti nell’Allegato V del Decreto Legislativo 152/2006;
b) pericolosi quando la concentrazione di inquinanti supera i valori soglia di contaminazione;

– materiali da riutilizzare esclusivamente in situ sotto stretto controllo delle autorità preposte quando la concentrazione di inquinanti oltre soglia è compatibile con il fondo naturale del territorio di escavazione (es. terre e rocce da scavo provenienti da affioramenti geologici naturali contenenti amianto);

– materiali prodotti in siti di bonifica sempre utilizzabili in situ se la concentrazione degli inquinanti non supera i valori soglia del fondo naturale o quelli previsti dalla destinazione d’uso; in caso di concentrazioni superiori a fondo e destinazione, ma inferiori alla soglia di rischio, utilizzabili previa autorizzazione dell’autorità competente a determinate condizioni.

TRS con amianto

Per essere considerato rifiuto speciale pericoloso un campione di 1 Kg di suolo o sottosuolo deve contenere una quantità di amianto superiore o uguale allo 0,1% del suo peso totale.
La soglia dello 0,1% corrisponde al valore minimo di amianto quantificabile con le tecniche analitiche della diffrattometria a raggi X e della I.R. Trasformata di Fourier.

IL PIANO DI GESTIONE DELLE TRS CON AMIANTO DEL TUNNEL ITALIANO

In ragione della potenziale presenza di serpentiniti nel settore di Mompantero il Progetto di Variante TELT ha predisposto un piano di gestione delle pietre verdi, in aggiunta al piano di gestione del rischio amianto, da estendere ad eventuali altri ritrovamenti.

L’area relativa alla zona di Mompantero, ove è previsto il portale est del Tunnel di Base, è caratterizzata dalla presenza di rocce ofiolitiche.
Per una tratta di 350m – 400m circa fino all’imbocco Est del TdB, il tunnel sarà scavato nelle prasiniti (OMB), litotipi potenzialmente asbestiformi, comprese nel gruppo delle “rocce verdi”.

Tratta di cogiunzione tra Gneis di Charboneel (GCC) e Prasiniti e Scisti prasinitici (OBM) - PDV TELT
Tratta di cogiunzione tra Gneiss di Charboneel (GCC) e
Prasiniti e Scisti prasinitici (OBM) – Fonte Progetto di Variante TELT

Gli 80.000 m3 di escavato del Portale Est del Tunnel di Base saranno tombati nelle aree non utilizzate delle gallerie Maddalena1, Maddalena bis e Maddalena 2.

Sezione di stoccaggio di Rifiuti Contenenti Amianto (RCA) nel tunnel Maddalena1 -  Fonte Progetto di Variante TELT
Sezione di stoccaggio di Rifiuti Contenenti Amianto (RCA) nel tunnel Maddalena1 – Fonte Progetto di Variante TELT

Gli altri litotipi soggetti al protocollo di gestione delle pietre verdi, sempre individuati mediante ricerche e studi basati sull’analisi di carotaggi, sono: i calcescisti di Charbonnel della Zona Piemontese, i micascisti quarzosi del complesso di Clarea, le rocce provenienti da zone di faglia, gli scisti carbonnatici filliadici e le cataclasiti carbonatiche del tunnel di base della Maddalena, i depositi alluvionali o di conoide alluvionale nel fondovalle Cenischia, i calcemicascisti e i paragneiss listati del tunnel di interconnessione.

FOCUS SUL CICLO DI VITA delle TRS CON AMIANTO e degli altri RCA
DELLA NUOVA TORINO LIONE

Origine Classificazione Gestione Destinazione
TRS provenienti da tratte di pietre verdi o altre mineralizzazioni asbestifere Rifiuto speciale
pericoloso
codice CER 150703
– Scavo con TBM;
– protocollo rischio amianto;
– confinamento dell’escavato in contenitori su back-up TBM;
– campionamento in fase di avanzamento ogni 50m;
– allestimento cantiere di decontaminazione per passaggio oltre fronte di scavo.
Raccolte in contenitori tombati e compattati con malta cementizia nelle gallerie non funzionali
Fibre raccolte da filtri assoluti e indumenti protettivi usati nel fronte di scavo Rifiuto speciale pericoloso
codice CER 150202
Con TRS pietre verdi Raccolte in contenitori tombati e compattati con malta cementizia nelle gallerie non funzionali
TRS con
CSC*< 0,1%
o, se destinato a trattamento, con CSC > 0,1% e
I.R** < 0,1
Sottoprodotto – Scavo in tradizionale;
– protocollo rischio amianto
– campionamento in galleria ogni 500m;
– caratterizzazione con SEM-EDS e valutazione I.R.;
– trasporto in big bag a Salbertrand;
– stoccaggio in silos a 3m dal livello di esondazione della Dora.
Riutilizzo per i lavori della Torino Lione o se in eccedenza inviate alle cave di Caprie e Torrazza
Cumuli di TRS che durante la caratterizzazione rivelano CSC >0,1% e I.R. > 0,1 e < 0,6 Rifiuto speciale
pericoloso
codice CER 150703
Smaltimento in discarica dedicata o monodedicata

* Concentrazioni Soglia di Contaminazione
* Indice di Rilascio

I sottoprodotti eccedenti (circa 2.400.000 tonnellate), non destinati alla produzione di aggregati e rilevati per il tunnel, saranno impiegati nell’opera di ripristino di 2 cave.

La cava di Caprie in area sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico– Google Maps
La cava di Caprie in area sottoposta a vincolo idrogeologico e paesaggistico– Google Maps

La cava di Caprie, gestita dalla Ing. Rotunno Srl in località Truc Le Mura, e la cava di Torrazza di proprietà della Co.GE.FA. Spa (controllata del Gruppo Gavio) in località Cascina Goretta.

Alla ex cava di serpentino di Caprie, che avrebbe dovuto chiudere entro il 2019, lo smarino arriverà con locomotore diesel, mentre a Torazza con locomotore elettrico.

La cava di Torrazza contigua al polo logisitco Amazon e vicina al Centro nucleare di Saluggia – Google Maps
La cava di Torrazza contigua al polo logisitco Amazon e vicina al Centro nucleare di Saluggia – Google Maps

Grattacielo della Regione Piemonte, il conto sale di altri 5 milioni

 

Nel bilancio dell’infinito grattacielo della Regione Piemonte bisogna aggiungere altri 5 milioni. Sono comparsi in un bando (scadenza 13 gennaio 2020) per eliminazione vizi e non conformità dei lavori già eseguiti. In pratica la sostituzione dei vetri difettosi, dei pavimenti rotti e di tutti quei lavori eseguiti che in questi anni si sono già deteriorati.

A segnalare l’esistenza del nuovo bando è Giulio Manfredi, dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta:

Il conto del grattacielo si fa sempre più pesante e non si vede ancora la fine. I cittadini piemontesi saranno finalmente informati su chi è responsabile delle vetrate difettose, dei pavimenti rotti, delle altre inadeguatezze nei lavori? La Regione ha presentato entro il 30 settembre scorso il Piano Operativo di Bonifica (POB) della zona circostante il grattacielo al Comune di Torino? In caso affermativo, l’Assessore Tronzano puo’ rendere pubblico quel documento sulla pagina dedicata alla Sede Unica sul sito istituzionale della Regione Piemonte, che rischia di essere invasa dalle ragnatele. Oggi all’annuale “Giornata sulla Trasparenza” organizzata dalla Regione Piemonte sia il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Stefano Allasia, sia l’Assessore regionale Roberto Rosso hanno pronunciato tante belle parole sull’importanza di avvicinare il Palazzo ai cittadini; sarebbe ora di passare dalle parole ai fatti, partendo dal “dossier grattacielo”.

Nessuno ne parla ma ieri il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che equipara Comunismo e Nazifascismo

https://www.tpi.it/politica/comunismo-nazismo-equiparati-risoluzione-parlamento-ue-20190920452981/

“Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, questo il titolo della risoluzione che mette sostanzialmente sullo stesso piano nazifascismo e comunismo

Di Maurizio Ribechini

Pubblicato il 20 Set. 2019 alle 23:01Aggiornato il 22 Set. 2019 alle 12:56
Immagine di copertina

Comunismo e nazismo equiparati per una risoluzione del parlamento Ue

Nella giornata di ieri, 19 settembre, il Parlamento europeo di Strasburgo ha approvato ad ampia maggioranza una risoluzione dal titolo “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, che oggi sta facendo molto discutere. Sono in diversi infatti ad accusare il testo approvato di attuare una sostanziale equiparazione fra il nazifascismo e il comunismo.

La risoluzione è stata votata con 535 voti a favore, 66 contro e 52 astenuti. Si sono espressi a favore in particolare il gruppo del PPE, di cui fa parte Forza Italia, il gruppo Identità e Democrazia a cui aderisce la Lega, il gruppo dei Conservatori e Riformisti di cui fa parte Fratelli d’Italia e anche quello dei Socialisti e Democratici di cui è membro il PD. Tutti i parlamentari italiani di tali gruppi presenti in aula ieri, risultano aver votato a favore.

Comunismo e nazismo: la risoluzione approvata dal Parlamento Ue

Il testo della risoluzione è piuttosto lungo e, fra i vari passaggi, recita che il “patto Molotov-Ribbentrop, e i suoi protocolli segreti, dividendo l’Europa e i territori di Stati indipendenti tra i due regimi totalitari e raggruppandoli in sfere di interesse, ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale”.

Il testo parla di “riconoscimento del retaggio europeo comune dei crimini commessi dalla dittatura comunista, nazista e di altro tipo” e più avanti prosegue: “i regimi nazisti e comunisti hanno commesso omicidi di massa, genocidi e deportazioni, causando, nel corso del XX secolo, perdite di vite umane e di libertà di una portata inaudita nella storia dell’umanità”

La risoluzione poi “invita tutti gli Stati membri dell’Ue a formulare una valutazione chiara e fondata su principi riguardo ai crimini e agli atti di aggressione perpetrati dai regimi totalitari comunisti e dal regime nazista”.

Poi “sostiene che la Russia rimane la più grande vittima del totalitarismo comunista e che il suo sviluppo in uno Stato democratico continuerà a essere ostacolato fintantoché il governo, l’élite politica e la propaganda politica continueranno a insabbiare i crimini del regime comunista e ad esaltare il regime totalitario sovietico; invita pertanto la società russa a confrontarsi con il suo tragico passato”.

E ancora “esprime inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali e ricorda che alcuni paesi europei hanno vietato l’uso di simboli sia nazisti che comunisti”.

Inoltre “osserva la permanenza, negli spazi pubblici di alcuni Stati membri, di monumenti e luoghi commemorativi (parchi, piazze, strade, ecc.) che esaltano regimi totalitari, il che spiana la strada alla distorsione dei fatti storici circa le conseguenze della Seconda guerra mondiale, nonché alla propagazione di regimi politici totalitari”.

Va precisato che la versione approvata della risoluzione è frutto di un compromesso fra i principali gruppi dell’Europarlamento: originariamente infatti esistevano quattro diversi testi sullo stesso tema, proposti appunto dai gruppi parlamentari principali, che contenevano versioni più o meno edulcorate e perentorie rispetto al testo poi approvato.

Le polemiche

Nel pomeriggio di questo venerdì 20 settembre, dopo che il testo della risoluzione è stato pubblicato in italiano sul sito del Parlamento Europeo, sono iniziate le prese di posizioni critiche e le polemiche. In particolare si sono espressi contro il Partito della Rifondazione Comunista, col segretario Maurizio Acerbo, ma anche il Partito Comunista di Marco Rizzo e il PCI di Mauro Alboresi.

Tutti contestano il fatto che questo voto dell’Europarlamento in sostanza equipara il comunismo al nazifascismo, operando un sostanziale revisionismo storico e politico. Sullo stesso tema, un paio di giorni fa, si era espresso criticamente anche il movimento di estrema destra Forza Nuova con il proprio segretario Roberto Fiore.

La razzia degli indiani: Mittal voleva solo spolpare l’Ilva per eliminare un concorrente strategico

https://www.tpi.it/cronaca/ilva-arcelor-mittal-razzia-indiani-acciaio-20191115497750/

Di Luca Telese

Pubblicato il 15 Nov. 2019 alle 15:28Aggiornato il 18 Nov. 2019 alle 16:31
Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Dice giustamente Andrea Orlando che in questo momento spegnere l’altoforno dell’Ilva “è una dichiarazione di guerra”. E se questa crudissima immagine è vera, la dichiarazione di guerra di Mittal all’Italia è stata consegnata ieri.

Il motivo è evidente: chiunque abbia a che fare con gli altoforni spiega che spegnere l’area a caldo di un impianto significa fermare la fabbrica per mesi, e creare un ostacolo economico alla sua riapertura.

Significa cioè uccidere il cuore produttivo dell’impianto, ipotecare a tempo indeterminato ogni possibile attività produttiva. Ma Mittal, è bene ricordarlo, non è proprietaria di Ilva, soltanto affittuaria, nel periodo – questo – che avrebbe dovuto precedere l’acquisto definitivo.

Non completa le opere di risanamento, non completa l’acquisto, dice che vuole mandare in ogni caso 5mila dipendenti (uno su due!) in cassa integrazione.

Appare sempre più evidente che la vicenda dello scudo (che è solo uno dei tre punti evocati nella lettera della società) è solo un facile pretesto per attuare un piano che era in programma da mesi, probabilmente da quando, prima dell’estate scorsa, Mittal aveva revocato unilateralmente il piano occupazionale concordato con il governo.

Sarebbe quindi come se l’inquilino che abita un appartamento altrui, prima di andarsene, distruggesse con una mazza ferrata gli impianti e arredi che per contratto è tenuto a riconsegnare integri.

Bisogna quindi spiegare che un altoforno non è come una normale caldaia, che si possa fermare e riavviare accendendo un fuoco o premendo un bottone. A Taranto spegnere un altoforno di quella portata significa far colare dentro il forno cosiddetta “salamandra”, forare il crogiuolo per svuotarlo dalla ghisa residua.

La Salamadra rimane come ultima lingua di ghisa solidificata e – una volta tombato il sarcofago – per poter riavviare l’impianto bisogna ricostruirlo ex novo.

Il che significa prima di ogni altra cosa due elementi: tempo e soldi. Per avere un parametro basta ricordare che l’ Altoforno 5, il più grande d’ Europa (che fu spento nel 2015) era costato 400 milioni.

Ma non basta: per compiere questo piano annunciato ieri Mittal sta realizzando una vera e propria corsa contro il tempo: raccontano i sindacati che a Taranto anche una semplice fermata ad esempio per ragioni di sicurezza – ha bisogno di essere pianifica in tempi lunghi (anche un anno).

In questo caso il gruppo franco-indiano annuncia di volerne realizzare tre, praticamente in simultanea, e in trenta giorni. Eccola la dichiarazione di guerra: abbandonare la fabbrica dopo aver colpito a morte il suo cuore incandescente.

E a spiegare questo piano e questo calendario sono stati gli stessi dirigenti di Mittal. Ma siccome come abbiamo detto il gruppo franco indiano è solo affittuario, la parola dovrebbe passare alla proprietà, che è in amministrazione straordinaria, cioè ai commissari.

E perché questo accada occorre un passo del governo. D’altra parte anche tutte le altre notizie che arrivano da fonti informali e ufficiali confermano questo quadro: i fornitori non vengono pagati, le scorte di materie prime sono state esaurite.

L’incontro tra azienda e sindacati di oggi al Mise non è più una negoziazione ma una messa da requiem. Quindi, superato lo smarrimento bisogna chiedersi: si può consentire ad una multinazionale di chiudere un impianto non suo?

Aggiunge ancora il vicesegretario del Pd: “Si tratta di un tentativo di ArcelorMittal di distruggere la capacità produttiva dello stabilimento per rafforzare la propria posizione di mercato eliminando quote di produzione. È un attacco al paese”.

Ma non è finita: secondo le previsioni di Ubs, un’eventuale cambio di proprietà in Ilva e nello stabilimento British Steel di Scunthorpe comporterebbe una perdita di produzione europea di almeno 9 milioni di tonnellate, che si andrebbero ad aggiungere alla riduzione già stimata di 11 milioni di tonnellate.

Questo crollo, per un evidente meccanismo di domanda e offerta, produrrebbe un aumento dei prezzi a 40 euro per tonnellata per i laminati a caldo nei primi tre mesi del prossimo anno, conseguente anche a una ripresa delle scorte.

Spegnendo Ilva, in pratica, Mittal valorizza tutto l’acciaio che produce nel resto del mondo. Parigi val bene una messa.

Ilva Mittal Italia usa e getta: Taranto è la metafora perfetta del Meridione depredato dalle multinazionali (di Luca Telese)

L’accusa di Gm a Fiat Chrysler: “Marchionne corrompeva i sindacati”

https://www.financialounge.com/azienda/financialounge/news/gm-fiat-marchionne/?utm_source=fb&utm_medium=post&utm_campaign=facebook_post&fbclid=IwAR3zhcruynPWgLI3jJzsCPBSZ7ci23knLbzlSQDbvew08Rqfa2Q-TQS2Tmg

di Antonio Cardarelli

Presunta corruzione sistematica dei sindacati, Gm fa causa a Fca e accusa Marchionne. Titolo giù a Wall Street e dura replica dal Lingotto: “Tempistica sospetta”

Sindacati corrotti sistematicamente da Fca per ottenere contratti meno costosi. La pesante accusa arriva da General Motors, che ha fatto causa a Fiat Chrysler (Fca) sostenendo di essere stata danneggiata dalla condotta di diversi ex manager Fca, tra cui Sergio Marchionne.

ACCUSE A MARCHIONNE

Secondo la ricostruzione di Craig Glidden, responsabile legale di Gm, l’ex ad di Fca, deceduto nel 2018, sarebbe stato una “figura centrale” nello schema di tangenti che l’azienda avrebbe pagato al potente sindacato dei metalmeccanici Usa United Auto Workers. Mazzette che avrebbero oliato le trattative per il rinnovo dei contratti tra il 2009 e il 2015 comportando, di fatto, un costo del lavoro più alto per i concorrenti di General Motors.

Tre ex dirigenti Fca, negli anni scorsi, si sono già dichiarati colpevoli. Fra questi anche Alphons Iacobelli, condannato a 5 anni e mezzo di prigione per aver pagato mazzette per 4,4 milioni di dollari. Tuttavia, Fca ha sempre sostenuto di non essere a conoscenza di queste pratiche illegali. La causa intentata da Gm ha avuto ricadute immediate sul titolo Fca a Wall Street con una perdita del 3,7%.

LA REPLICA DI FCA

La replica di Fca non si è fatta attendere con il gruppo che si è detto stupito per contenuti e tempistica dell’azione legale. “Possiamo solo presumere che punti a fermare la proposta fusione con PSA e le trattative con il Uaw” spiega Fca, dicendosi intenzionata a difendersi “con tutte le forze dalla causa promossa ieri da General Motors”. In una nota Fca definisce le accuse “un tentativo senza basi di distogliere l’attenzione dalle sfide proprie di quella società”. L’azienda parla di “sconcertante manovra” che “viene in un momento in cui Fca sta dimostrando di essere un concorrente sempre più forte” con il piano di fusione con Psa.