I grillini siciliani sfidano Salvini: «Ferrovie al Sud, altro che Tav»

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Grandi opere. Il leader 5S in regione contro la Lega

Ferrovia siciliana

 Ferrovia siciliana

«Questo modo di fare di Salvini, da bullo di quartiere, mi ha stancato. Lui fa parte del partito del cemento, come Renzi e Berlusconi: sono quelli che vogliono il Tav, 20 miliardi di euro di un progetto vecchio per fare viaggiare le mozzarelle a 200 Km all’ora mentre in Sicilia lasciano a piedi i cittadini, costretti a viaggiare su treni a vapore senza aria condizionata»: è arrabbiato Giancarlo Cancelleri, leader del M5s siciliano, battuto alle recenti regionali da Nello Musumeci, anche se i pentastellati sono il primo gruppo all’Assemblea siciliana.

Cancelleri attacca: «Invece di sprecare soldi per il Tav, s’investa nelle ferrovie dell’isola. Basta, bisogna avere la schiena dritta per il bene del Paese. Se per farlo si deve staccare la spina al governo si faccia pure e torniamo a votare». Con il deputato Nuccio Di Paola, è partito in un tour su rotaia per documentare lo stato disastroso e antidiluviano dei collegamenti ferroviari sull’isola: «Ieri da Palermo per arrivare a Trapani abbiamo impiegato 4 ore per poco più di 100 Km. Oggi da Trapani raggiungiamo Agrigento ma, siccome qui non esiste il treno, faremo l’autostop a Castelvetrano e poi da Agrigento andremo a Ragusa: in treno ci metteremo 7 ore e mezzo per coprire 135 Km».

Cancelleri si rivolge ai suoi: «A Roma si stanno facendo delle riflessioni, vedremo. È indubbio che Salvini, tra cemento e mojito, non sta facendo un bel servizio al Paese. Parliamo di un ministro che invece di lavorare va in giro e quando va al Sud racconta bugie». E ancora: «Stiamo facendo questo tour per spiegare ai siciliani qual è la verità: Salvini prende i voti ma poi per il Sud e la Sicilia non c’è nulla, tutti i fondi vengono spesi al Nord. Parla di piano di rilancio del Sud mentre beve mojito nella costa ionica».

Salvini domenica sarà in Sicilia per il beach tour che toccherà Taormina, Catania e Siracusa. Cancelleri lo sfida: «Lo invito a salire con me nella littorina a gasolio, facciamo la tratta Gela-Ragusa. Il mojito lo offriamo noi. Non ci saranno le belle ragazze delle spiagge, in compenso il ministro toccherà con mano le condizioni disumane in cui i siciliano sono costretti a spostarsi».

Crisi di governo. Fallito l’esperimento M5S, per i movimenti si apre una nuova difficile fase.

https://mavericknews.wordpress.com/2019/08/09/crisi-di-governo-fallito-lesperimento-m5s-per-i-movimenti-si-apre-una-nuova-difficile-fase/

Finito male il disastroso esperimento Cinque Stelle, per No Tav e le tante lotte ambientali e sociali urgono riflessioni, nuove strategie e nuove forme di lotta.

di Fabrizio Salmoni

Be’, è andata come doveva andare, anzi per il M5S anche un po’ peggio perchè sono persino riusciti a farsi scippare l’iniziativa della crisi di governo. Cosa che avrebbero dovuto fare loro già da tempo, almeno da quando, dopo le europee, Salvini ha cominciato a batterli come tamburi.

A nessun protagonista delle lotte sociali in questo Paese credo interessi il balletto istituzionale, i tempi della crisi e le eventuali soluzioni perchè qualunque sia lo sbocco della situazione non andrà a vantaggio dei movimenti sul territorio dopo la Caporetto dei 5S. Un danno enorme per chiunque voglia in futuro raccoglierne il testimone perchè è andata distrutta la credibilità di un programma, seppur prudente, di alternativa al modello di sviluppo corrente.

Era scritto che questo governo dovesse cadere sul Tav. Lo sapevano anche loro, non per niente si è cercato di posporre all’estremo ogni decisione. Ma era inevitabile, non solo perchè la Torino-Digione (questa è ormai, per decisione francese) è la più grande truffa mai perpetrata ai danni delle tasche degli italiani ma perchè soprattutto, proprio per sua natura, è il simbolo del sistema di potere dei partiti, delle lobby finanziarie, delle corporazioni, degli industriali pezzenti che chiedono alla politica linfa vitale e soldi pubblici per poter continuare a chiamarsi imprenditori.

Questo i No Tav l’hanno capito da tempo e per questo vanno sconfitti. E vanno sconfitte le sue creature, i frutti delle sue vittorie, della sua resistenza, come il M5S.

Una visuale politica che proprio ai 5S è mancata o per lo meno è stata solo sillabata, balbettata tra i suoi esponenti. Lo abbiamo visto nei talk show a cui hanno partecipato: il più coglione dei No Tav avrebbe saputo argomentare meglio di loro. Lo abbiamo visto e sentito nell’infelice intervento in Senato di Alberto Airola, a cui non si può negare la buona fede, ma che non riusciva a spiccicare le cifre dell’imbroglio tra Francia e Italia. Ci siamo messi le mani nei capelli. Mai una parola sui danni ambientali o sui problemi di democrazia posti dalla questione Tav. Solo un’analisi costi/benefici che è stata lasciata impallinare da chiunque, senza essere neanche difesa.

Penosa la messa in scena della mozione in senato e le giustificazioni addotte e ripetute da Di Maio   e luogotenenti, da Grillo, dalla Appendino. Perchè nessuno è fesso direbbero i napoletani e tutti sappiamo che c’erano tante cose che avrebbero potuto fare per acciaccare la grande opera, fin da subito come avevano promesso: licenziare subito Foietta e Virano, denunciarne i ruoli di lobbisti, cambiare i commissari italiani di Telt, lavorare ai fianchi non permettendo la pubblicazione dei bandi. Con lettere ufficiali dei ministeri, non con tweet e facebook. E consultare sindaci e tecnici.

Per non parlare della comunicazione, disastrosa, sia verso l’interno che verso il territorio. Si sa che gi esponenti piemontesi che chiedevano di essere tenuti al corrente dell’andamento del dibattito romano, che mandavano suggerimenti, che chiedevano informazioni e trasparenza sono stati in più occasioni bruttamente silenziati addirittura con minacce di espulsione, se non ignorati. Ma è evidente che, in tutto questo breve tragitto governativo, ai 5S è mancata clamorosamente l’arma della comunicazione diretta con gli elettori, la spiegazione delle loro mosse e dei loro provvedimenti. F.D. Roosevelt parlava ogni settimana agli americani per radio per raccontare come si stava affrontando la Depressione. Nell’Italia del 2019, una forza di governo maggioritaria non ha usato una sola volta la Rai (radio e/o Tv) per fare la stessa cosa, facendosi sommergere dalla brutale comunicazione di Salvini e dall’assalto all’arma bianca, senza precedenti, di tutti i media. .Inadeguati, a dir poco. E un destino segnato anche nelle inconsapevoli parole di Di Maio rivolte a Salvini:”…Quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro. Prima o poi ne paghi le conseguenze…”.

Ora che il progetto di annientamento dell’unica forza anomala del sistema è stato completato, messo in sicurezza il sistema, non potrà che rendersi evidente il quadro politico: industriali, lobby e corporazioni hanno scelto la destra e di sacrificare parecchi spazi democratici per riprendere il loro cammino indisturbati. Probabilmente, una parte di queste forze, sventato il pericolo 5S, si orienterà a restaurare un controllo politico moderato favorendo Pd, vecchie e “nuove” formazioni che garantiscano “stabilità”, cioè di non disturbare il manovratore, e si dedicheranno al tentativo, più arduo, di sgretolare Salvini.

Per i territori in lotta, sconfitti nelle speranze di poter contare su una forza istituzionale che sostenesse le proprie varie istanze, le cose andranno peggio. Sta per essere promulgata una legge sulla sicurezza che peggiora quella legge Reale del 1975 che dettò la fine cruenta delle lotte di piazza e favori lo scivolamento sulla lotta armata di chi non si rassegnava all’innalzamento dello scontro.

Il decreto “Sicurezza”, appena rimaneggiato su punti marginali da Mattarella, è destinato in qualche misura a regolare ancora più duramente i conflitti sociali in corso. Il Movimento No Tav dovrà ripensare le proprie forme di lotta, adeguarle alla nuova situazione e riflettere sulla propria salute e sulla propria “dirigenza”. Una dirigenza vecchia, valorosa ma logorata da anni di impegno in prima linea, col baricentro spostato da tempo sulla componente antagonista. Componente ideologica, discussa da molti e discutibile, a sua volta però   meritevole di aver mantenuto la pressione sul cantiere in questi anni difficili, insieme al nocciolo dei veterani, e di aver catalizzato sul Tav, tramite comunicazione e iniziative a linee interne, forze giovani e combattive da tutta Italia. Malgrado le perdite subite sul piano giudiziario. Ma il suo peso ha evidentemente allontanato dalla partecipazione una parte di valsusini, quelli impreparati a una sfida più dura (malgrado lo slogan), intimoriti dalla repressione giudiziaria e da un soffocante controllo poliziesco: cioè molti di quelli che si sono affidati alla delega ai 5S per risolvere la questione (quanti comitati si sono riciclati come Meet-up?) e quelli, scoraggiati o spazientiti, che sono rientrati nell’ovile votando la Lega alle europee.

Per ripensare tutto, si potrà contare sicuramente sul contributo della commissione tecnica della Comunità Montana, la stessa snobbata dai 5S, che ha sempre fornito informazioni e analisi corrette e si è sempre data disponibile a comunicare le risultanze del proprio lavoro. Cosi come sul Presidio Europa per il monitoraggio della situazione da Francia e Bruxelles.

E’ da questo insieme, dalle nuove spinte ambientaliste, dall’analisi della struttura del Potere globale, che dovranno maturare nuove strategie e nuove idee in una situazione che, con l’avvio dei bandi e il lavoro ininterrotto dalla parte francese (quella che paghiamo noi), si fa sempre più critica. Perchè, come abbiamo scritto e ripetuto più volte, e come si è dimostrato con l’esperienza di questo governo e con le speranze frustrate, per vincere queste battaglie non bastano le lotte sul terreno, ci va sempre qualcuno che firmi leggi e trattati. Chissà se si è imparata la lezione.(F.S. 9.8.2019)

DENUNCIATI 82 NO TAV PER LE PROTESTE DI LUGLIO AL CANTIERE DI CHIOMONTE

http://www.valsusaoggi.it/valsusa-denunciati-82-no-tav-per-le-proteste-di-luglio-al-cantiere-di-chiomonte/?fbclid=IwAR3X7pgFkTLso8topCG9yrC-ds08LX1BIrNoLUuOGKdHVNtIfTztStQA85M

DALLA QUESTURA DI TORINO 

Nei giorni scorsi, a seguito delle ultime iniziative contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino – Lione, con particolare riferimento alle manifestazioni organizzate in occasione del campeggio nazionale dei giovani No Tav e del Festival dell’Alta Felicità, sono stati denunciati dalla Digos 82 attivisti e sono stati adottati dal Questore di Torino 28 “fogli di via” dai Comuni di Giaglione e Chiomonte, dove sorge il cantiere Tav.
Questi ultimi provvedimenti di natura preventiva sono stati emessi anche a seguito del blocco stradale effettuato il 26 giugno in via dell’Avanà, nel comune di Chiomonte, per il quale sono stati denunciati 29 militanti, tra cui i leader del centro sociale Askatasuna.
Sono in corso indagini della Digos per individuare gli altri responsabili dei gravi episodi verificatisi nelle giornate del 19, 20 e 27 luglio 2019 e sono al vaglio ulteriori “fogli di via” e avvisi orali nei confronti di militanti antagonisti provenienti da altri contesti territoriali che avrebbero partecipato ad azioni di violenza.

FOTO / TAV, ECCO I LAVORI NELLA PIANA DI SUSA: VIABILITÀ RIVOLUZIONATA E NUOVI PONTI. SOTTO VIA MONTELLO CI PASSERANNO I TRENI AD ALTA VELOCITÀ

http://www.valsusaoggi.it/foto-tav-ecco-i-lavori-nella-piana-di-susa-viabilita-rivoluzionata-e-nuovi-ponti-sotto-via-montello-ci-passeranno-i-treni-ad-alta-velocita/?fbclid=IwAR1SNO6c-BO3Ki2eMjKnAWqynXO_2-fYvq418IpbLL8RKJ2rMnlZuhC5DwI

VENERDÌ, 9 AGOSTO 2019

    


Una planimetria delle aree interessate dai cantieri per la Piana di Susa

di FABIO TANZILLI

SUSA – La nuova linea Tav attraverserà a cielo aperto la piana di Susa per circa 2,7 km. Nell’ambito del progetto promosso da Telt sono previste numerose opere su tutta l’area. La zona interessata viene descritta da Telt: “Parte dall’imbocco est del Tunnel di Base in località San Giuliano di Susa, sotto-passando la linea ferroviaria storica Torino-Susa, attraversando la Dora con un ponte ad arco e sotto-passando l’autostrada A32, fino ad arrivare alla zona autoporto, in cui verrà realizzata la nuova “Area tecnica e di sicurezza” di Susa, per poi tornare in galleria alle pendici dell’Orsiera, sotto cui dovrà essere realizzato il Tunnel di Interconnessione”.

Le opere da realizzare sono le seguenti:
– Nuove strade di servizio e definitive.
– Cavalcavia.
– Sottopassi.
– Scatolari idraulici e tombini circolari.
– Opere di sostegno.

LA RIORGANIZZAZIONE DELLA VIABILITÀ A SUSA

Da est a ovest saranno realizzati vari interventi sulla viabilità cittadina e delle frazioni, coinvolgendo via Montello, i sottopassi della linea storica Susa – Torino, la statale 25 e l’ex statale 24 e la frazione Traduerivi (nelle aree comprese tra l’ex statale 24 e il canale Coldimosso).

VIA MONTELLO SARÀ INNALZATA PER FAR PASSARE I TRENI DELLA TAV

Nelle immagini del progetto che pubblichiamo in quest’articolo, via Montello è la strada di colore verde. Tetl intende cambiare l’altimetria della strada, “per consentire il passaggio al di sotto della nuova linea Tav”. La via sarà prolungata fino all’incrocio “con la strada locale a servizio di borgata Ambruna”.

Via Montello sarà quindi innalzata: per raggiungere questo obiettivo “sarà interrotta la viabilità esistente e realizzata una viabilità alternativa, a nord, per mantenere il collegamento”. Telt annuncia che sarà anche spostata “la viabilità di accesso a borgata Braide e a San Giacomo”. Via Montello sarà strategica anche per “l’accesso al cantiere dell’imbocco est del tunnel di base”:

L’INNALZAMENTO DELLA LINEA FERROVIARIA SUSA – TORINO

Sarà innalzata anche una parte della linea storica tra Susa e Torino, per consentire – al di sotto – il passaggio della nuova linea Tav e realizzare una fermata per lo scambio dei passeggeri presso la futura stazione internazionale. L’innalzamento della linea avverrà per un tratto di circa 1,2 chilometri e “sarà variabile, con una punta massima di 7 metri, in corrispondenza della fine della banchina della nuova stazione di Susa, sul lato Bussoleno”.

Lo scavalcamento della nuova linea Tav sarà realizzato attraverso “una struttura scatolare in cemento armato poggiante su pali”. Nel tratto rimanente, “l’innalzamento della linea storica viene realizzato in rilevato, con muri ad altezza variabile”. Con un nuovo ponte metallico di 75 metri sarà innalzata la linea storica anche nel tratto in cui dovrà scavalcare l’autostrada, dove ci sono i muri monolitici.

A causa di tutti questi lavori, la linea ferroviaria Susa – Torino sarà interrotta per un periodo e “dovrà essere sospesa per 2-3 mesi”.

Saranno rifatti due sottopassi, per mantenere almeno il collegamento ciclopedonale e viario. Per collegare via Montello con la statale 25 sarà creato un nuovo sottopasso, che sostituirà quello esistente, “in corrispondenza dell’incrocio tra lo svincolo autostradale e la statale 25”. “Su richiesta del Comune di Susa – aggiungono da Telt – sarà rifatto anche il sottopasso che collega borgata Amrbuna alla statale 25, la cui altezza sarà incrementata a 3,9 metri (ora è di 2,5 metri)”.

GLI INTERVENTI SULLA STATALE 25

Nelle cartine del progetto è la tratta colorata di blu: gli interventi coinvolgeranno 1 km di strada: dalla nuova rotatoria “A1” che sarà costruita vicino all’accesso dell’autostrada alla rotatoria “8”, che grazie “a un nuovo sottopasso permetterà il collegamento con l’ex statale 24 e la strada per la borgata Ambruna”.

LE NUOVE OPERE DA SUSA A BUSSOLENO: ROTONDE A VOLONTÀ

Telt ha messo in elenco tutti questi interventi:

– Modifiche alla viabilità per consentire il nuovo collegamento con gli impianti sportivi in regione Prioriale

– Nuova rotonda A1 (citata sopra) per collegarsi con l’ex statale 24: attualmente la viabilità “è a senso unico in direzione Dora” e diventerà a doppio senso di marcia.

– Un “primo tratto di 540 metri” con il nuovo scavalco dell’A32 e sottopasso per la linea Tav, tra la futura rotonda A1, l’attuale incrocio di collegamento con l’autostrada e via Montello.

– Un breve tratto di strada (80 metri) per raccordarsi con il futuro innalazamento.

– Un breve tratto di strada (70 metri) “fino all’incrocio con borgata Ambruna, con l’adeguamento della viabilità e la nuova rotatoria di San Giuliano (rotatoria “B”), che consentirà il collegamento della statale 25 con l’area della futura stazione internazionale, con via Montello e con via Frazione San Giuliano”.

UN TRATTO DELL’EX STATALE 24 SARÀ DEVIATO

L’attuale tratto di ex statale, ora strada provinciale 24, sarà spostata perchè attualmente “interferisce con l’area tecnica della nuova linea Tav, in corrispondenza della frazione Traduerivi e del centro di guida sicura Motoroasi”. Per questo motivo sarà fatta una deviazione e sarà spostata ” “in un corridoio a sud dell’autostrada A32 e a nord della futura area tecnica” scrive Telt.

La futura variante della 24 “si sviluppa per 1,5 km, a partire dalla nuova rotonda “C” già prevista dalla Provincia di Torino nei pressi dell’ingresso autoporto” fino alla rampa sud del sovrappasso Cattero sull’A32.

La nuova rotonda “C” permetterà la riorganizzazione della viabilità locale nella zona Blangetti – Traduerivi. “Dalla rotonda, la nuova strada raggiunge con una rampa la quota dell’autostrada, poco prima del sovrappasso sulla nuova linea Tav – scrive Telt – quindi rimane affiancata all’autostrada fino al viadotto Cattero”.

IL NUOVO PONTE DORA PER I TRENI DELLA TAV


Il ponte della Dora a Susa

Telt intende realizzare il ponte metallico ad arco sulla Dora, con una campata di 93 metri. Il ponte ospiterà i due binari della nuova linea Tav, per una larghezza di 15 metri e un’altezza di 23 metri.

IL NUOVO PONTE DORA OVEST BUSSOLENO

Un altro nuovo ponte Dora Ovest sarà realizzato sulla Dora, a fianco del ponte già esistente sulla linea storica. “Accoglierà il binario dispari deviato della liena storica, e il binario dispari dell’interconnesione” spiega Telt. Il nuovo ponte sarà in acciaio, sarà alto 11 metri e largo 15.

IL VECCHIO PONTE VERRÀ DEMOLITO

Telt prevede la demolizione dell’altro ponte della linea storica, realizzato nell’800, per costruirne uno nuovo simile al ponte Dora Ovest. Ospiterà il binario pari dell’interconnesione e una strada di emergenza per l’accesso da Bussoleno.

C’è un allarme clima e loro fanno il Tav

 https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/08/09/ce-un-allarme-clima-e-loro-fanno-il-tav/5378128/?fbclid=IwAR32ZvSbAn7_vlkE-xleCdS9YIN20V_3BxqlNofP-lQUF_IaT–YidVsDZM

di  | 9 AGOSTO 2019

È uscito ieri a Ginevra il Rapporto Speciale del Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (Ipcc) su desertificazione, degrado del suolo, gestione sostenibile del territorio, sicurezza alimentare e flussi di gas a effetto serra negli ecosistemi terrestri. Nulla di nuovo sotto il sole, se non l’ennesima riconferma, certificata da 195 Paesi, che le preoccupazioni già espresse da decenni sulle relazioni tra clima, agricoltura, cibo e popolazione sono purtroppo reali e incombono sul futuro dell’Umanità.

Circa il 23% delle emissioni di gas serra proviene da agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo, come deforestazione e cementificazione, e se si estende il calcolo all’intera filiera alimentare globale fino al consumo individuale, si arriva al 30% delle emissioni antropogeniche di gas serra. Una quantità enorme, che include l’intollerabile spreco del 30% del cibo prodotto in un mondo dove 821 milioni di persone soffrono ancora di denutrizione. La nostra dieta incide sul clima: un eccessivo consumo di carne, soprattutto bovina, aumenta le emissioni di metano e incalza la deforestazione tropicale per coltivare foraggio, e la globalizzazione di produzione e lavorazione del cibo ne aumenta il trasporto dai quattro angoli del pianeta.

I circa 5,3 milioni di chilometri quadrati di terreno agricolo mondiale, corrispondenti alla superficie dell’Europa continentale, richiedono crescenti apporti di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi, e si appropriano del 70% dell’acqua dolce utilizzata dall’umanità. Una pressione senza precedenti nella storia, che minaccia il clima, la salute umana e la biodiversità, soggetta ormai alla sesta estinzione di massa. D’altra parte, se il settore agroalimentare è pesantemente responsabile del riscaldamento globale, gli stessi fenomeni climatici estremi impatteranno proprio sulla produzione di cibo. Siccità, temperature troppo elevate, precipitazioni alluvionali, tempeste, incendi, diffusione di parassiti, aumento del livello dei mari per la fusione dei ghiacci polari con sommersione di zone costiere, saranno causa di una riduzione della produzione alimentare mentre la popolazione globale, oggi a quota 7,7 miliardi di individui vola verso gli 11 miliardi a fine secolo. In questo quadro già oggi instabile, è verosimile che aumentino drasticamente i movimenti migratori dai paesi poveri, soprattutto quelli aridi, più soggetti a carestie ingestibili.

Il Mediterraneo e l’Italia sono molto esposti alla severità del cambiamento climatico, già oggi si contano i danni alla nostra agricoltura di qualità, in futuro la pianura padana potrebbe inaridirsi nei mesi estivi e la viticoltura nazionale subire un grave colpo. I 46 gradi raggiunti a fine giugno in Provenza hanno disseccato interi vigneti, un anticipo di quanto nei prossimi anni sarà sempre più frequente. Sono dati che dovrebbero indurre qualsiasi governo saggio a occuparsi immediatamente di un articolato programma di resilienza, mitigazione e adattamento a questi scenari, che rischiano di mettere in ginocchio le generazioni più giovani. Ma come tanti altri rapporti che la scienza internazionale ha già sfornato su questi temi, anche questo finirà in un cassetto.

I nostri parlamentari hanno attribuito tutto il loro impegno all’anacronistica perforazione di un massiccio alpino, invece che a elaborare strategie utili a evitare il collasso climatico, ambientale, alimentare e sociale ben inquadrato nel rapporto delle Nazioni Unite, ma pure dagli stessi organi tecnici dello Stato. Quante volte Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha ammonito il governo sul devastante consumo di suolo fertile non rinnovabile che deve garantire la sicurezza alimentare al nostro Paese? Eppure vai con lo sblocca cantieri! Sembra che betoncar ed escavatori siano l’unico obiettivo della nostra economia, ormai molto simile a colui che sega il ramo sul quale è seduto. Invece di mettere in atto una politica di efficienza energetica, riduzione delle emissioni, agricoltura sostenibile, riduzione del consumo di suolo, protezione del delta del Po dall’aumento del livello marino, riparazione degli acquedotti colabrodo, temi contenuti nella Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici da anni depositata al Ministero dell’Ambiente, noi dobbiamo assistere a improbabili alleanze di destre e sinistre accomunate soltanto dalla ripugnante spoliazione del malato terminale: invece di curarlo, gli rubano più in fretta possibile anelli e denti d’oro.

Con una destra negazionista che ignora i problemi climatici e ambientali, una sinistra che si fa paladina di Greta Thunberg e poi dà man forte a costruire l’inutile supertunnel Susa-Saint-Jean- de-Maurienne che emetterà almeno dieci milioni di tonnellate di Co2 contribuendo ad accelerare la catastrofe climatica, e in mezzo un micropartito verde che non approfitta di questo incredibile momento storico per riqualificarsi e conquistare i milioni di italiani che forse lo voterebbero se fosse presentabile. Si salvini chi può.

di Luca Mercalli

Tav, Cirio rinuncia alla giunta a in Val Susa per timore di contestazioni

https://torino.repubblica.it/cronaca/2019/08/08/news/tav_cirio_rinuncia_alla_giunta_a_in_val_susa_per_timore_di_contestazioni-233165074/?fbclid=IwAR1605S96D7I1VFPRlxD16lzkFvcBeXkiOMHP5BNydjOU5gARV_Lmp-jJH4

Annullata per questioni di ordine pubblico la riunione a Chiomonte dove i No Tav hanno annunciato un presidio di protesta

di CARLOTTA ROCCI

08 agosto 2019
 

Non si svolgerà in Valle di Susa, come previsto in un primo momento, ma a Torino la giunta della Regione Piemonte convocata per discutere della Torino-Lione, con la partecipazioni degli ex commissari della Torino Lione, Mario Virano e Paolo Fojetta. La decisione è stata annunciata dal governatore, Alberto Cirio, che ha motivato la decisione con  ragioni di tipo “logistico e di ordine pubblico”, Si temonp pesanti contestazioni da parte dei  No Tav Che avevano annunciato per domani, in concomitanza con la giunta, un presidio in Val Susa, dopo il voto del Senato che ha dato via libera all’alta velocità.

Per evitare altre occasioni di contrasto, il governo regionale di centrodestra  ha cambito programma. “Domani sarò al cantiere di Chiomonte, alle 12.30, per un sopralluogo con gli assessori. Poi torneremo a Torino per la giunta, nella sede dell’Ires”. All’ordine del giorno lo stato dell’arte dei lavori della Torino-Lione e le opere di compensazione.
“Le opere di compensazione sono parte integrante della Tav, che ormai mi sento di dire che è stata sbloccata. I lavori partiranno – aggiunge Cirio – Io ho ereditato un accordo sottoscritto da Telt e dalla vecchia giunta regionale. Ora ripartiamo da lì: voglio confrontarmi con i sindaci del territorio valsusino, che sono i veri protagonisti, per capire se le opere che avevano indicato sono ancora prioritarie”

Beppe Grillo Vs Perino un commento

https://www.tgvallesusa.it/beppe-grillo-vs-perino-un-commento/?fbclid=IwAR34JVRaA7KS3vJQYb7LmHiFlp-taRrIOFSCrtHS9n8dMn-SU2BLkI1b4pA

Tgvallesusa

di Orso Grigio – dal suo profilo FB, per gentile concessione

Rivolgendosi al leader dei no  Perino,  ha detto che “non avere i numeri per bloccare l’Alta velocità non significa tradire”
No, caro Beppe, non ci provare. Non con noi. Non siamo scappati di casa e nemmeno scesi dai monti con la piena. Abbiamo votato il M5S dopo scelte dolorose ma l’abbiamo fatto convintamente e lealmente.
E pretendiamo la stessa lealtà.

La chiusura del Tav doveva essere un punto fermo del programma, irrinunciabile, come e più del reddito di cittadinanza. Non abbandonata al destino di un’inutile analisi costi benefici e quindi ad un voto parlamentare che sarebbe stato comunque perdente visto che il Movimento era l’unico contrario. In quel programma si doveva sentire il peso maggiore del M5S, che aveva – e ha, cazzo – il doppio dei parlamentari della Lega.

E certe scelte andavano imposte, pena fermarsi al giro di ricognizione e annullare la gara. Quell’accordo era una cazzata e si doveva tornare subito al voto per costringere gli italiano a scegliere, ma questo è quello che penso io e non conta. Perciò torniamo ai fatti.

C’erano rapporti di forza evidenti in quel momento, e non solo numerici, e dovevano pesare. Altrimenti, ciao. Capisco i disastri di Casalino e della Castelli persa nel suo telefonino, che è stato come portare i passerotti al gatto (cit. Trautman), ma qualcosa di più andava fatto, ed era possibile.
Non si sperculano così gli elettori.

Così la Madre di tutte le promesse è diventata la Madre di tutti gli errori, che ha partorito poi tutta una progenie di disgrazie, dalla mancata autorizzazione a procedere contro Salvini al voto dell’altro giorno sul decreto sicurezza.
Ci siamo fatti zimbellare come polli.

E adesso, un’opera di cui non fregava, e non frega, un cazzo a nessuno, visto che se ne parla a vuoto dal paleozoico, già prima dell’era Berlusconi, verrà fatta, non perché diventata improvvisamente utile, ma solo per brandirla come lo scalpo del Movimento e attaccarla alla cintura dei trofei. E per mettere le basi di un appoggio esterno del pd al prossimo governo della Lega, così per essere del tutto sicuri che i 5S, e soprattutto chi si è fidato di loro, non rompano più il cazzo.

Gli errori si pagano. Forse i ragazzi non lo sapevano ancora, giovani, ingenui, un po’ storditi e abbacinati da quel boccone di potere, ma tu, come me, certe cose le sai. Avresti dovuto vigilare, consigliare. Gliel’avresti dovuto dire a Di Maio che stava facendo un mare di cazzate! Come un padre con un figlio.
E invece.

Ah, visto che ci siamo, sempre a proposito di cazzate giganti, vorrei chiederti quanto deve durare ancora quest’agonia. Cazzo, accetterete ancora l’umiliazione di farvi trattare a pesci in faccia per poi farlo decidere a Salvini quando staccare la spina? Neanche la dignità di togliervi dai coglioni avete!

Vedi, qui ci vorrebbe un vaffanculo, di quelli catartici, liberatori, che conosci bene e nei quali eri maestro, ma è più forte il dolore.
E ti abbraccio lo stesso.

TAV, 10 SINDACI DELLA VALSUSA DISERTANO L’INCONTRO CON LA REGIONE E ATTACCANO CIRIO: “SCORRETTEZZA ISTITUZIONALE”

http://www.valsusaoggi.it/tav-i-sindaci-della-valsusa-disertano-lincontro-con-la-regione-e-attaccano-cirio-scorrettezza-istituzionale/?fbclid=IwAR3G-kuzS24ccY7QvfQCR-GzCxi9dSl3O7yPg04baAu84E8_-Bdw2ZWD7Rg

CHIOMONTE – La maggior parte dei sindaci della Valsusa non parteciperà all’incontro con la Regione organizzato dal presidente Cirio con la giunta regionale, programmato per venerdì 9 agosto a Chiomonte per parlare di Tav e compensazioni insieme a Virano, Foietta, Giachino e le “madamin”. Lo annunciano con un comunicato stampa ufficiale i sindaci di Bruzolo, Bussoleno, Caprie, Giaglione, Mattie, Mompantero, Salbertrand, San Didero, Susa e Venaus.

Altri 6 sindaci probabilmente andranno all’incontro, in quanto non hanno firmato il documento: Buttigliera Alta, Cesana, Chiomonte, Exilles, Gravere e Meana di Susa.

Ma il fatto che due tra i più importanti Comuni della Valsusa (Susa e Bussoleno) abbiano detto no all’invito di Cirio, lancia un segnale forte. Così come l’assenza di altri due Comuni dove dovranno essere realizzate altre opere: suscita curiosità invece la presenza di Cesana Torinese, che non è assolutamente toccata dal progetto Tav.

“I sindaci sono stati invitati all’incontro senza che sia prevista la possibilità di intervenire – spiegano gli amministratori dei 10 Comuni valsusini – e riveliamo la grave scorrettezza istituzionale dell’iniziativa”.

Nella loro nota, i sindaci precisano che “i Comuni della Valle di Susa non hanno mai sottoscritto il “Patto per il territorio”, questo è clamorosamente falso. Il documento ha le sole firme di Chiamparino, Virano e Foietta. Chiediamo pertanto alla Regione una immediata smentita ufficiale di tale affermazione”.

L’attacco dei sindaci della Valsusa all’iniziativa del presidente Cirio è forte: “Con scarsissimo senso delle istituzioni i sindaci sono stati invitati a fare da mera cornice ad interventi di parte, ad opera di figure che non rivestono alcun ruolo istituzionale”.

“Qualora la Regione desiderasse, al di là delle proposte meramente mediatiche ai limiti della provocazione, intrattenere in forma istituzionale e nelle sedi istituzionali un dialogo/confronto con tutti i sindaci della Valle – scrivono nella nota – noi esprimiamo sin d’ora la nostra totale disponibilità”.

Gli amministratori dei 10 Comuni della Valsusa quindi ribadiscono: “Noi non parteciperemo all’incontro, al quale con la nostra eventuale presenza conferiremmo solamente una immeritata legittimità, mentre al contrario ci preme far sentire le ragioni del nostro disappunto e del nostro sdegno istituzionale”.

Il comunicato stampa è stato sottoscritto il 7 agosto, in un’apposita riunione a Bruzolo, dai sindaci e amministratori dei Comuni di Bruzolo, Bussoleno, Caprie, Giaglione, Mattie, Mompantero, Salbertrand, San Didero, Susa e Venaus

L’utilizzatore finale della sceneggiata

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«Dagli amici mi guardi Iddio». Potranno ben dirlo i valorosi difensori della Val di Susa che da trent’anni tengono con dignità la posizione, di questi amici d’occasione pentastellati che giunti al dunque, dopo aver perduto tutto anche l’onore, hanno gettato quella nobile causa sul palcoscenico truccato della Bisanzio senatoriale. Una questione grave, tremendamente seria, tecnicamente complessa, su cui grava una pesante ignoranza dei dati reali e un carico di interessi gigantesco, liquidata, in una mattinata di fine stagione – i senatori con i trolley già pronti e sotto pelle il timore di perdere il posto a ferie consumate – in un passaggio parlamentare surreale e grottesco, praticamente senza discussione e con un esito scontato in partenza.

D’ora in poi anche il più sprovveduto dei Sì Tav potrà proclamare che l’organo sovrano si è pronunciato, e «l’Opera s’ha da fare. Punto!».

È stato questo il prezzo pagato da chi davvero ci ha creduto alla battaglia contro un’opera inutile, dannosa e dispendiosa, al bisogno disperato di un movimento politico allo sbando di tentare di salvare una faccia perduta da tempo. E sopravvivere qualche mese al divoramento da parte del suo partner di governo. Rivela quale potere dissolvente e destrutturante abbia la politica – quando declinata nella forma vuota e insieme arrogante del populismo: quello, ricordate, che dichiarava di voler rappresentare il basso contro l’alto – nei confronti delle espressioni più autentiche di ciò che davvero proviene «dal basso».

Mostra, plasticamente, la fine dell’equivoco che voleva l’insorgenza populista davvero trasversale tra destra e sinistra, anzi potenzialmente veicolo di antiche istanze ribelli, e l’approdo di quell’onda lunga su posizioni esplicitamente di destra, anzi di destra estrema, innervate nel precedente sistema di potere e colluse con i suoi peggiori gruppi d’interesse, qual è appunto la Lega salviniana.

Questo ci dice la mattina politica, pur nella sua furia del dileguare: che il grillo parlante di ieri si è rivelato un grillo impotente. Un trojan, che ha veicolato l’uomo nero, il quale poi da avatar si è fatto padrone. Ma c’è anche un’altra «rivelazione», filtrante tra le maglie strette della giornata a Palazzo Madama. Ed è quella di una maggioranza trasversale e occulta, omogenea al di là dei giochi delle parti, famelica nel servizio a interessi altrettanto trasversali e insaziabili, portatrice di una visione del mondo tutto sommato condivisa – tanto condivisa quanto distruttiva -, che risponde al comune dogma dell’enrichissez vous e all’ecumenico appello del partito degli affari, sorda a ogni richiamo alla sobrietà, alla cultura del limite, al rispetto della gente e dell’ambiente. Va dai neofascisti di Fratelli d’Italia ai post-tutto del Pd, passando per i sovranisti della Lega e i neoliberisti a oltranza di Forza Italia. Hanno votato tutti insieme, prima contro la mozione 5Stelle ostile al Tav, poi a favore delle reciproche mozioni ad esso favorevoli, in una commistione di amorosi sensi che lascia senza parole. La Lega ha votato quella del Pd, il Pd quella della Meloni, Forza Italia tutte e due. Uniti in un abbraccio mortale per le finanze e la sostenibilità ambientale del Paese, ma vitale per i rispettivi azionisti di maggioranza.

Poi, liquidata la pratica Tav come il macellaio smaltisce l’ossame residuo, è incominciato il ballo vero: quello che ha come posta il Governo e la sua tenuta. Quello che si gioca fuori dalle sedi istituzionali e che vede un unico dominus, l’uomo a cui tutti gli altri hanno regalato scena e ruolo di primattore.

Matteo Salvini (ancora lui!), in fondo l’utilizzatore finale della sceneggiata, a cui il combinato disposto dell’insipienza Cinquestelle, del gioco al massacro renziano dentro il Pd e dello stato comatoso di Forza Italia, permette di tenere il governo – e col governo il Paese – appeso al proprio dito. E allora la mattina scipita del Senato una verità, profonda, ce la consegna, ed è che la fortuna di Salvini, la sua irresistibile ascesa, quel suo gonfiarsi senza limite nonostante l’orrore che emana dai suoi gesti e dalle sue parole, è dovuta a un semplice fattore di fisica politica: al fatto che intorno a lui non c’è nessun materiale resistente. Che il suo dilatarsi avviene in un vuoto che fa paura.

Torino-Lione: firmato il Patto per il Territori

http://www.torinoggi.it/2018/11/23/leggi-notizia/argomenti/viabilita-1/articolo/torino-lione-firmato-il-patto-per-il-territorio.html

Il documento, di durata triennale, è stato sottoscritto oggi. Chiamparino: “Un segnale inequivocabile della volontà del territorio di realizzare la Tav, un atto di fiducia per la conclusione dei lavori, oltre che un’opportunità per la Valsusa”

Torino-Lione: firmato il Patto per il Territorio

Realizzare un programma organico, coordinato e congiunto di collaborazione per rendere i cantieri della Torino-Lione un motore di sviluppo dell’economia locale dando una risposta strutturale alle esigenze e alle ambizioni delle zone interessate dalla costruzione della tratta italiana della nuova linea ferroviaria ed armonizzando l’utilizzo dei fondi compensativi sono i risultati che intende ottenere il protocollo d’intesa denominato “Patto per il Territorio”.

Il documento, di durata triennale, è stato sottoscritto il 23 novembre dal presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, dal direttore generale di Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin Sas), Mario Virano, e dal commissario di Governo, Paolo Foietta. Erano presenti l’assessore regionale ai Trasporti, Francesco Balocco, il viceprefetto di Torino, Marita Bevilacqua, amministratori dei Comuni della Valsusa, ed esponenti delle associazioni di categoria.

“La firma – ha rimarcato Chiamparino – mi pare un segnale inequivocabile della volontà del territorio di realizzare la Torino-Lione, un atto di fiducia verso la conclusione dei lavori, oltre che un’opportunità per la Valsusa. Ovviamente, questi interventi avanzeranno se avanzerà l’opera principale. Quello che mi aspetto – ha proseguito il presidente – è che il Governo sciolga le riserve per la realizzazione del tunnel di base. Ma non sono così tranquillo che avvenga, anzi sono sinceramente preoccupato, e temo molto che questo continuo rimpallare l’analisi costi/benefici sia solo un modo per arrivare il più possibile in là nei tempi delle decisioni. Mi auguro di essere clamorosamente smentito e sarei felice se nell’incontro tra Governo e imprenditori del 5 dicembre prossimo venisse dato il via libera”.

“Con questo protocollo, il cui testo è stato visionato e condiviso dal Ministero, mettiamo in equilibrio – ha evidenziato il direttore Virano – la situazione tra Italia e Francia per quanto riguarda le opere di compensazione. Il primo esempio della sua applicazione sarà la gara per la nicchia della Maddalena”.

“Viene portato a termine – ha aggiunto il commissario Foietta – un lavoro impegnativo iniziato nel 2013 con Smart Susa Valley e che dimostra che l’ostilità dei Comuni della Valsusa verso la Torino-Lione è una fola. Gli stessi Comuni avranno un ruolo di partecipazione e di controllo”.

Gli obiettivi
Nel dettaglio, il protocollo si propone:
– la realizzazione delle opere di mitigazione di competenza di Telt previste nel quadro economico del progetto definitivo della nuova linea;
– l’attuazione delle misure di accompagnamento al cantiere destinate a rendere l’opera un’opportunità per la collettività e lo sviluppo del territorio, con particolare riferimento alle esigenze di favorire la formazione e l’occupazione, ridurre l’impatto sul territorio e sull’ambiente, garantire la salute personale e pubblica, salvaguardare l’ambiente, assicurare la trasparenza e la comunicazione;
– l’esecuzione delle misure e delle opere di accompagnamento ambientale, territoriale e sociale al territorio, in coerenza con quanto disposto dalle deliberazioni del Cipe e con particolare riferimento alla riqualificazione ambientale, allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, alle attività agricole, turistiche e produttive, alla connettività materiale e info-telematica, alla tutela e gestione del patrimonio forestale e agricolo, alla riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico, a partire dagli edifici scolastici, e privato, al recupero dei centri storici, agli interventi di riqualificazione urbana.

Nell’ambito dello sviluppo del programma verranno incrementate progettualità ed iniziative, delineate di volta in volta anche attraverso specifici accordi attuativi con i soggetti competenti, utilizzando le modalità di finanziamento esistenti e promuovendo, laddove possibile, l’utilizzo di fondi strutturali e d’investimento europei. Seguendo lo spirito del protocollo, le parti si impegnano a favorire le forme di coinvolgimento più ampie di tutti gli attori interessati allo sviluppo delle iniziative individuate, dai principali stakeholders territoriali, alle istituzioni territoriali locali, al mondo associativo, datoriale e imprenditoriale.

Le opere e le misure compensative potranno essere attuate, come stabilito dalla delibera n.67/2017 del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), che stanzia 98,5 milioni di euro, di cui 32 disponibili e 10 già spesi, per interventi da effettuare a Bussoleno, Chiomonte, Giaglione, Gravere, Mattie, Meana di Susa, Mompantero, Salbertrand e Susa come Comuni coinvolti nell’opera principale, a Venaus, Caprie, Torrazza Piemonte, San Didero, Bruzolo, Buttigliera Alta, Cesana Torinese come Comuni interferiti. A questa cifra si dovranno sommare quelle che saranno stanziate per la formazione, l’accoglienza, la ricettività, la gestione dei servizi previsti.

Gli impegni dei firmatari
Il protocollo elenca gli impegni che i tre enti firmatari si assumono per ottenere i risultati che si intendono raggiungere:

– la Regione Piemonte si occuperà di individuare risorse complementari per l’attuazione delle opere previste, favorire l’occupazione locale promuovendo percorsi formativi per facilitare la disponibilità dei profili professionali ricercati dalle aziende appaltatrici, sostenere la riqualificazione del patrimonio immobiliare destinato all’accoglienza del personale proveniente da fuori area impiegato nei cantieri anche attraverso interventi destinati alla riqualificazione energetica o alle forme di ricettività diffusa, creare sinergie con la Regione Auvergne Rhône Alpes per permettere una lettura globale dell’attività dei cantieri e dei suoi effetti.

– il commissario di Governo, in qualità di presidente dell’Osservatorio dell’asse ferroviario Torino-Lione, si farà garante delle istanze territoriali nelle fasi di esecuzione delle misure e delle opere e di progettazione e realizzazione dei servizi al territorio, accompagnerà la creazione di strumenti operativi per la gestione integrata di servizi destinati alle imprese appaltatrici e volti alla valorizzazione delle risorse locali; predisporrà di concerto con Osservatorio e Regione Piemonte un programma operativo triennale per l’attuazione delle misure e delle opere di accompagnamento; avvierà un progetto di comunicazione coordinato ed unitario.

– Telt, in qualità di committente dei lavori, inserirà nei propri bandi di gara d’appalto una clausola sociale quale criterio di selezione delle offerte, inerente l’assunzione di lavoratori svantaggiati e molto svantaggiati,e un criterio di valutazione dell’offerta che preveda l’attribuzione di punteggio maggiore in relazione alla minor distanza tra il cantiere e il luogo di abitazione degli addetti al cantiere in modo da consentire la riduzione del traffico veicolare derivante dai trasferimenti casa-lavoro e la riduzione dell’impatto ambientale in termini di qualità dell’aria ed acustico, fornirà alla Regione Piemonte tempestiva informazione ed aggiornamento circa le stime dei fabbisogni di personale, promuoverà la piena conoscenza dell’andamento dell’opera garantendo completa informazione sui cantieri e completa trasparenza sulle imprese e sugli appalti.

Congiuntamente, le parti si impegnano a contribuire alla creazione di una Maison de l’Habitat sul modello di quanto già realizzato sul versante francese, concepita come sportello per valorizzare le opportunità ricettive del territorio per l’ospitalità dei lavoratori impegnati nei cantieri, nonché a garantire la salute pubblica e l’ambiente mediante attività di monitoraggio e verifica continua degli impatti dei lavori.