Defender Europe non è un’invasione militare americana

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Carta di Laura Canali, 2019

Carta di Laura Canali, 2019.

Con la gigantesca esercitazione in Europa, gli Usa mettono in chiaro che da qui non se ne vanno. Anzi, occupano lo spazio tra Mosca e Berlino. Messaggio a Putin: la Russia resti al suo posto.

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Per approfondire, leggi America contro tutti

[Articolo aggiornato il 12 marzo 2020]


Gli Stati Uniti detengono le chiavi militari dell’Europa. Coerentemente con la loro strategia geopolitica, cercano di contenere i loro rivali, Russia e Cina in testa. I paesi del Vecchio Continente non hanno alcuna voglia di occuparsi della propria sicurezza.


È da queste tre considerazioni strategiche che bisogna partire per capire Defender Europe-20, gigantesca esercitazione iniziata in questi giorni in Europa. E attorno alla quale sono nate le più fantasiose teorie del complotto e l’infondata impressione dell’imminenza di una guerra mondiale.


Eppure, la più grande manovra militare dai tempi della guerra fredda porta alla luce alcune delle questioni geopolitiche fondamentali, e inaggirabili, del nostro tempo.


Partiamo dai numeri, perché danno l’idea dell’enorme mobilitazione. Gli Usa avevano previsto di spedire in Europa 20 mila militari da praticamente metà del paese (23 Stati su 50), cui aggiungerne 9 mila già presenti nel nostro continente e 8 mila forniti da una quindicina di membri della Nato, Italia inclusa. Totale: 37 mila. L’11 marzo il Comando per l’Europa (Eucom) ha annunciato che il numero di soldati sarà ridotto a causa della pandemia del coronavirus, per garantire la sicurezza delle truppe. In ogni caso, questo è il dato importante, l’esercitazione si svolgerà lo stesso.


Non si tratta di un’invasione. In Europa sono stabilmente stanziati oltre 66 mila militari statunitensi, dislocati in basi in una dozzina abbondante di paesi, dalla Spagna alla Norvegia, dal Regno Unito alla Grecia. I principali paesi che li ospitano sono la Germania (più di 35 mila in 194 installazioni) e l’Italia (circa 13 mila in una decina di strutture). Non è un caso che siano gli sconfitti della seconda guerra mondiale: dal Giappone al Kuwait, è prassi che l’America si conquisti sul campo il diritto di acquartierare truppe all’estero.


Carta di Laura Canali, 2020

Carta di Laura Canali, 2020


Il dato più rilevante è che l’America si sta addestrando a trasportare massicci contingenti sull’altra sponda dell’Atlantico. Non è un’operazione banale: da sempre la logistica è uno dei crucci bellici principali. Anche nel fatato mondo della globalizzazione, in cui tutto sembra subito disponibile. Una delle chiavi del successo statunitense nelle tre guerre (due mondiali e una fredda) del Novecento per il dominio sull’Europa è stata proprio la capacità di far arrivare uomini, mezzi e rifornimenti attraverso l’Oceano. Winston Churchill riteneva la battaglia dell’Atlantico fra i convogli americani e i sottomarini tedeschi il fronte più importante del conflitto con la Germania nazista.


L’apertura della rotta atlantica è l’emblema della supremazia a stelle e strisce sull’Europa. Ma il ritorno della Russia a una postura militare normale e i suoi potenti sottomarinprovenienti dall’Artico obbligano gli strateghi di Washington a non darla per scontata. Senza inutili enfasi: il punto non è tanto se Mosca sia o no minacciosa (non lo è), è che sul primato nei mari l’America si gioca la leadership. Non può tollerare che nessuno rappresenti neanche un vago rischio sulle onde. Deve rassicurare se stessa di saperle ancora tenere aperte. Per questo la Marina ha rispolverato la tattica dei convogli. E per Defender Europe ha messo a disposizione una portaerei, sommergibili e velivoli da ricognizione antisottomarina per scortare le navi mercantili. Sulle quali sono caricate enormi quantità di armamenti: 20 mila pezzi, dai carri armati alle mitragliatrici. Si calcola che occupino una superficie di 120 mila metri quadrati, quasi due volte il Circo Massimo.


Carta di Laura Canali - 2018

Carta di Laura Canali – 2018


Oltre alla libertà delle rotte marittime, gli Stati Uniti vogliono saggiare quella delle rotte terrestri. Dai porti di Brema (Germania), Anversa (Belgio) e Vliessigen (Paesi Bassi), militari e armamenti attraverseranno mezza Europa per addestrarsi in Polonia e nelle tre repubbliche baltiche. Attingeranno altri mezzi, 12 mila pezzi dai depositi di Zutendaal in Belgio e Dulmen e Mannheim in Germania. Familiarizzeranno con strade e ferrovie, ponti e colli di bottiglia (come la breccia di Suwałki), cronometrando quanto ci si mette da A a B, dove bisogna potenziare le infrastrutture perché di lì non si passa. Paracaduteranno truppe nei paesi orientali e in Georgia. Condurranno altre sei esercitazioni minori (Allied Spirit, Dynamic Front, Joint Warfighting Assessment, Saber Strike, Swift Response e Trojan Footprint), testando nuovi modi di combattere, in particolare quelli che integrano la dimensione cibernetica e quella spaziale.


A livello geopolitico, Defender Europe lancia tre messaggi.


Primo, l’America non sta abbandonando l’Europa, anzi. Narrazione fin troppo diffusa alle nostre latitudini, nella convinzione che Washington voglia dedicarsi esclusivamente all’Indo-Pacifico, dismettendo gli impegni in questo spicchio di mondo. Ma non è ciò che sta accadendo. Sotto Trump le truppe nel nostro continente sono aumentate e i fondi assegnati al Comando militare per l’Europa (Eucom) sono cresciuti. Defender Europe è figlia di questi investimenti. Solo due anni fa non sarebbe stata possibile, ha ammesso il comandante di Eucom, generale Tod Wolters. Il fatto che si svolga nonostante la diffusione del coronavirus testimonia quanto le Forze armate ritengano cruciale questa penisola per gli equilibri mondiali. Hanno cancellato manovre simili, per esempio in Norvegia e Corea del Sud. Non questa. Nell’emergenza, gli Stati Uniti scelgono l’Europa per dire a russi e cinesi che i loro militari non fanno marcia indietro.


Peraltro, nessun governo europeo vorrebbe che l’America se ne andasse. Nemmeno il presidente francese Emmanuel Macron, che quando ha parlato di “morte cerebrale della Nato” intendeva provocare per aggiustare gli equilibri interni all’alleanza a favore di Parigi. Figurarsi poi la Germania, troppo spaventata dal suo oscuro passato per assumersi responsabilità militari. L’America si è ritagliata un impero europeo grazie alla vittoria nel 1945 e nella guerra fredda. Ma è stata anche invitata a farlo dalle nostre prostrate nazioni.


Carta di Laura Canali, 2019

Carta di Laura Canali, 2019


Secondo, la Russia deve stare al suo posto. L’esercitazione svolge una funzione di deterrenza, di intimidazione. Gli americani sono tornati a ritenere possibile la guerra in Europa. Non se lo sono inventati, è la principale conseguenza della crisi in Ucraina del 2014. Quando il tentativo di Kiev, incoraggiato e cavalcato dall’Occidente, di sottrarsi alla sfera di Mosca ha spinto Putin a prendere la Crimea e a spedire i carri armati nel Donbas. La posta in gioco è proprio la legittimità per il Cremlino di esercitare influenza nel suo ex impero. Ciò che gli Stati Uniti, per ragioni tanto strategiche quanto sentimentali, intendono negargli. Così una nuova cortina di ferro è tornata a calare sul continente. Solo che stavolta corre lungo le frontiere russe e produce instabilità. Defender Europe discende da questa strategia di contenimento. Tiene impegnata Mosca a guardarsi dall’avversario sull’uscio di casa.


Terzo, gli Stati Uniti stanno occupando lo spazio tra Mosca e Berlino. È l’Europa di mezzo, cordone sanitario che separa fisicamente le due massime potenze del continente. E allontana l’incubo che si saldi mai un’intesa fra Russia e Germania. Sembra inconcepibile, vedendo quanto poco si amano Merkel e Putin. Eppure nella storia i due imperi si sono usati a vicenda, rigorosamente sulla pelle delle nazioni nel mezzo. La guerra fredda era esattamente questo: evitare che nelle mani dei sovietici cadesse l’intero spazio germanico, cuore degli equilibri del continente. Nel bene e nel male. Defender Europe serve a includere il territorio a est di Berlino nella piena disponibilità strategica di Washington. Suo contraltare economico è lIniziativa dei Tre Mari, lautamente finanziata dagli americani per creare infrastrutture stradali, ferroviarie ed energetiche nei 12 membri centro-orientali dell’Ue – quindi per aiutarli a smarcarsi dalle dipendenze russo-tedesche e sigillarli dallavanzata della Cina.


Il comune denominatore di questi tre messaggi è che le collettività europee non sono padrone delle scelte di strategia militare che le riguardano direttamente. Da questa condizione geopolitica deriva lo sbigottimento popolare nei confronti di Defender Europe. Parigi e Berlino, per non parlare di Roma, desidererebbero una relazione più accomodante con Mosca. Perché le sono abbastanza lontane da non temere un’invasione, ma sufficientemente vicine per essere obliterate per prime in caso di guerra Usa-Russia, che potrebbe comportare l’uso dell’atomica. Tuttavia, questa condizione fa a pugni con un’altra costante delle nostre società: l’imperante mentalità pacifista ed economicista. Nessuno ha un esercito in grado di combattere da solo. Nessuno deve pensare alla propria sicurezza da tre quarti di secolo. Nessuno sarebbe disposto a stanziare i mastodontici fondi necessari, a recuperare lo spirito violento che sottende tanta impresa.


Sotto l’ombrello protettivo americano non si sta poi così male. Dolce trappola d’Europa.


Carta di Laura Canali

Carta di Laura Canali

Defender Europe non è un’invasione militare americanaultima modifica: 2020-03-12T09:13:13+01:00da davi-luciano
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