“Ce la mangiamo io e te la Torino-Lione”. Gli appetiti delle cosche fin dal 2011

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“Ce la mangiamo io e te la Torino-Lione”. Gli appetiti delle cosche fin dal 2011

Operazione San Michele – Gli arresti nel 2014, poi la condanna per associazione mafiosa

Torino Il 1° luglio 2014 l’operazione “San Michele” (inchiesta del Ros dei carabinieri coordinata dalla Dda di Torino) rivela l’interesse di alcuni ‘ndranghetisti e loro fiancheggiatori negli appalti della Torino-Lione.

“Ce la mangiamo io e te la torta dell’alta velocità” diceva nel 2011 l’imprenditore di Catanzaro Giovanni Toro a Gregorio Sisca, affiliato della locale di San Mauro Marchesato (Crotone) distaccata in Piemonte, condannato in via definitiva per associazione mafiosa il 4 luglio 2018. È soltanto una delle frasi che dimostrano l’appetito per appalti e subappalti. Ad esempio gli investigatori del Ros intercettano altre conversazioni utili a capire come i mafiosi stessero preparandosi. Tra la fine del dicembre 2011 e il gennaio 2012 gli indagati “torinesi” tornano a Crotone per il Natale e incontrano i “cirotani” in riunioni “finalizzate a predisporre le società e mezzi in vista dell’avvio dei lavori di scavo del tunnel ferroviario Tav Torino-Lione”, annotava il gip.

Uno degli ambiti prediletto è quello del movimento terra. Sisca dice al telefono col boss Mario Audia: “Adesso che parte la Tav. Vediamo di farlo entrare insieme a questa cooperativa qua della Tav”.

Parlava di un imprenditore da inserire nel consorzio Valsusa che raggruppava alcune ditte che operavano a Chiomonte. Sisca aveva sollecitato alcuni suoi familiari affinché ottenessero alcuni preventivi per comprare nuovi camion.

Giovanni Toro, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (in attesa di appello), ottiene il subappalto per l’asfaltatura del cantiere di Chiomonte e vuole anche far fruttare la sua cava a Sant’Antonino di Susa, ma rischiava lo sfratto dai proprietari, ma Sisca li minaccia e aiuta il compare a rimanere in quella possibile miniera d’oro.

“Noi dobbiamo stare lì perché è lì dentro che nei prossimi dieci anni arrivano 200 milioni di euro di lavoro”.

Anche perché con il ciclo del cemento, frantumando gli scarti delle lavorazioni, “lì è un business che non finisce più”.

“Ce la mangiamo io e te la Torino-Lione”. Gli appetiti delle cosche fin dal 2011ultima modifica: 2020-01-01T22:06:59+01:00da davi-luciano
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