PERCHÉ NON VOLEVANO FAR PARLARE BASHAR EL ASSAD —- DI STRAGE IN STRAGE. E’ IL CAPITALISMO, BELLEZZA!

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MONDOCANE

GIOVEDÌ 12 DICEMBRE 2019

 

La sciagura a cinque stelle si chiama Di Maio-Grillo

Visto che dell’angustiante tema ci siamo tutti occupati intensamente, ma che non è l’oggetto del pezzo di oggi, premetto subito al resto, che il voto pro MES (il nuovo e peggiore cappio salva-Germania e ammazza-Stati del Sud) con l’impudico rinvio a ulteriori “pacchetti” bancari, è l’ennesima dimostrazione della sciagura Di Maio-Grillo e poltronari scombinati vari. Ma non è sciagura Cinquestelle. Per cui ringrazio i quattro parlamentari che hanno votato NO e insisto a trarne auspicio per un ritorno in orbita delle cinque stelle, una volta presa larga, larghissima coscienza, in alto e soprattutto in basso, della sciagura di cui sopra. Per aspera ad astra, mai vero come oggi.

A Byoblu su Rai e Assad

Nella tavola rotonda di giorni fa messa in onda da Byoblu, il canale web di Claudio Messora, che costituisce una delle migliori presenze audiovisive dell’intero panorama mediatico nazionale, si discuteva dell’incredibile traccheggiamento della Rai sull’intervista di Monica Maggioni al presidente siriano Bashar el Assad. Per comprensibili ragioni di pluralistico giro d’orizzonte, erano stati invitati, oltre a me, anche altri tre colleghi, di cui due dichiaratamente “ortodossi” (e ci capiamo). Figuratevi, uno era Fausto Biloslavo e non dico di più, se no finisce come quella volta che un fascista mi querelò (per poi essere mandato per fratte dal giudice) per come avevo trattato le sue balle sulla Libia. Un altro, invece, fece spallucce quando imputai il comportamento della Rai a occultamento per ragioni politiche, di censura politica. Difensore dell’illibatezza della categoria, provò a ridicolizzare l’argomento definendolo “arcaico”. Intendeva che l’omettere una notizia sarebbe pratica di tempi remoti (ridete pure). Dell’omissione come principale tecnica di disinformazione, la più facile, efficace e incontestabile, ho scritto nel post “Achtung Banditen!” Su Assad e occultamenti torno dopo.

Stragi di Stato e di padroni

E’ la ricorrenza dell’invenzione degli attentati terroristici in Italia, nostra prerogativa di sicari, grande tradizione di mandanti Usa. Sui giornali si citano e si mostrano una serie di libri su Piazza Fontana. Non c’è “La strage di Stato”, che ne fu il primo. Quello che alcuni bravi compagni, tra cui Marco Ligini, Edgardo Pellegrini e Marco Ventura, assistiti da tutta Lotta Continua, a dispetto di trucchi e sgambetti dei servizi responsabili, compilarono a proprio rischio e pericolo in pochi mesi dopo la strage. Un documento volutamente accantonato, perché incontestabile circa le responsabilità, la manovra Valpreda-anarchici, il volo dalla Questura di Calabresi dell’anarchico Pinelli, gli americani, come sempre. Da lì sono partiti tanti capitoli, arrivati fino a oggi, con protagonisti sempre uguali, sempre gli Usa e il suo baluardo nel Vicino Oriente, con l’ingresso in campo alla grande della mafia, vecchia consociata DC e Usa, a partire dal rapimento Moro e a finire ieri, con Borsellino.

Come Pasolini e con Dante abbiamo imparato che il padrone, qualsiasi forma assuma, da Erode a Obama, ha una coscienza potenzialmente tanto nera da essere disposto a qualsiasi atrocità, strage, genocidio, se pensa che solo una briciola della sua capacità di sottomettere, sfruttare, rubare viene messa in discussione. Il sindaco Sala ha chiesto scusa ai figli di Pinelli. E Mario Calabresi, figlio del commissario, no? Antico laboratorio, sempre operativo, l’Italia, nel Mediterraneo, cuore del mondo.

Con Milosevic come con Assad

Rivado a un ricordo già evocato. 2001, gli squadristi Otpor di Soros e della Cia imperversano contro Milosevic, per completare il regime change lanciato con le bombe da Bush, Nato, Gerhard Schroeder (SPD!), Woytila, D’Alema. Inviato di “Liberazione” a Belgrado, dalle bombe del 1999 alla caduta della Serbia libera e socialista, torno a Roma tutto contento per una fantastica intervista a Slobodan Milosevic, a casa sua, con intorno la famiglia, una specie di testamento morale e politico, un quadro del presente e del futuro della Serbia e del mondo da far entusiasmare e rabbrividire. L’ultima mai data da l presidente Jugoslavo. Rina Gagliardi, PRC, vicedirettrice con i baffi e le zanne, me la rifiuta e così Salvatore Cannavò, caporedattore, che già mi aveva cestinato di nascosto alcuni reportage. “Ci appiattiremmo troppo su Milosevic” fu la spiegazione di questi finti giornalisti che già avevano sentito il vento che tirava. Poi la pubblicò, tagliata, Il Corriere della Sera. Con la stessa scusa avevano tolto la parola a me e al politico sgradito ai potenti, altri due per i quali lavoravo da Belgrado (gratis): Scaramucci di Radio Popolare e il vignettista specializzato a prendersela con i bersagli sgraditi alla generalità, Stefano Disegni, oggi al Fatto Quotidiano e ieri direttore di una rivista comica.

Libertà di stampa all’Occidentale

La pratica di cucire bocche per non farne uscire parole sconvenienti o imbarazzanti vede gareggiare sinistra e destra per il primato. La voce dell’altro, quella che rompe lo specchio deformante davanti al quale pongono gli eventi tutti i MSM, main stream media, la grande stampa d’Occidente, è il nemico mortale. Potrebbe essere la quinta colonna all’interno del campo occidentale. Difforme dalla narrazione a noi servita, rischia di aprire squarci di verità (ci salviamo grazie a gente come Byoblu, ai russi e a strepitosi siti nord- e sudamericani).

 Baghdad, Belgrado

Ero a Belgrado e hanno subito raso al suolo il palazzo della TV, con 13 persone dentro. Non hanno sfiorato Radio B92, quella di Soros, cara a Casarini quanto lo sono tutte le creature del bandito speculatore. Ero a Bagdad e nel secondo giorno di bombardamenti, dalla mia finestra al Mansour Hotel, ho visto esplodere in fiamme il palazzo delle Poste e la torre di trasmissione tv e, un attimo dopo, il Ministero dell’Informazione, adiacente all’albergo. Ero a Damasco e indovinate cosa hanno polverizzato nelle prime ore. E a Tripoli, guarda le coincidenze, m’è capitato di vedere la stessa cosa. La voce dell’altro non deve essere sentita. La parola dell’altro è come il soffio su un castello di carte. E la consorteria della libera stampa tutta zitta. Come su Assange, l’ultimo martire della libertà di stampa come concepita nel nostro emisfero.

Assad: Censura solo politica

Veniamo a noi, che stiamo con Bashar dal primo giorno e durasse la guerra per altri vent’anni. Sappiamo che né lui, né il suo eroico popolo che da otto anni resistono a mezzo mondo e ai suoi strumenti più turpi, cederanno mai. Li chiamano i prussiani del Medioriente, nel senso migliore del termine. Mentre altri interlocutori a Byoblu cercavano di salvare la tremenda figuraccia dei vari caudilli Rai, riducendola a peccatucci, come il groviglio della burocrazia, gelosie interne, disamore per la Maggioni, incompetenza della stessa in quanto non responsabile di testata giornalistica e simili sciocchezzuole depistanti, mi permettevo di opporre la ragione politica. Nella nostra deprimente condizione, la ragione di Stato. Nel senso di PD, FI, IV, FdI, SI, PaP, Radicali vari, un po’ di M5S, Quirinale e Vaticano. E UE, e Washington e Nato.

L’intervista intera ce l’avete nei link, in inglese. Forse gira già, o girerà una traduzione italiana. Purtroppo, con un occhio solo a seguito di intervento per cataratta, faccio già abbastanza fatica con questo papiro qua.

https://youtu.be/qSIjcYTByKI    intervista Assad video

https://www.analisidifesa.it/2019/12/lintervista-a-bashar-assad-che-la-rai-autocensura-video/     intervista scritta

L’intervista è formidabile. Punto a favore di Assad e a sfavore della pubblicazione. Merito ne va anche a Monica Maggioni, che da presidente Rai ha fatto quel che ha fatto, ma qui ha fatto la giornalista. Quei colleghi (?) a Byoblu hanno anche detto che Rai News 24, Di Bella, e altri avrebbero fatto storie perché la Maggioni gli è sgradita. Risatona. Maggioni è vicepresidente della Trilateral di Kissinger e Rockefeller e membro di Bilderberg, cioè della cosiddetta Cupola globale. Le basta schioccare le dita per far uscire quello che vuole lei, o la Cupola (in questo caso Cupola convinta che bisogna riappropriarsi di Assad, il vincitore netto, troppo prezioso per lasciarlo a un elefante nella cristalleria come Erdogan, o a un rivale grande e grosso come Putin). Lo stesso discorso vale per il “groviglio burocratico” che, davanti a un’autrice come quella e a uno scoop di tale portata, verrebbe tagliato meglio che il nodo gordiano da Alessandro Magno.

Tutte grullaggini, cialtronaggini, scuse. La casta della categoria (quasi tutta, tranne alcuni in rete e molti precari frustrati) doveva salvare la faccia. Sapeva che perfino il New York Times, la Cupola dei falsari di prima classe, avrebbe pubblicato l’intervista, anche se poi l’avrebbe soffocata nei miasmi di editoriali proni a Netaniahu. Non avrebbe potuto trattarla come ha trattato la candidata alle primarie democratiche, Tulsi Gabbard, (soppressa dal “manifesto” perchè da Hillary subito classificata “agente di Putin” per aver denunciato le guerre Usa e aver incontrato Assad), perchè la Maggioni è la Maggioni. E’della casata giusta..

Basta leggere l’intervista per capire come i servitori pubblici Rai si siano dimenati come epilettici per evitare che, stavolta, la “voce dell’altro” fosse udita. Alla fine hanno chiuso la voragine professionale mettendola in onda su un canale di scherzetti e dolcetti, Rai Play, e un’ora dopo Damasco. Una toppa che pare il grembiule di un monatto del ‘600.

Una voce a sgretolare tutte le voci

Assad richiama l’ignominia di un OPAC (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche) che, per avallare la bufala di un attacco chimico siriano a Douma, mai avvenuto, cancella la relazione di due suoi esperti. In Italia sull’enorme scandalo, pur filtrato in rete e che include anche le stragi dei bombardamenti “punitivi” Usa, tutti hanno messo una pietra tombale. Adesso Assad la tira via: stampa italiana e bombe Usa svergognate, Siria riabilitata. Inaccettabile.

Dal “manifesto” con i pupazzetti della cosiddetta sinistra radicale, attraverso il PD, fino ai detriti su cui galleggia il vecchietto di Arcore, con appresso i media di complemento, tutte vocine e vocione del Dipartimento di Stato, relative Ong e piazze sardinate, una volta esaurita la satanizzazione di Assad, davanti all’evidenza di 8 anni di efferatezze Nato e del mercenariato jihadista, o curdo, si salvavano l’anima dietro il paravento europeo. Europa che, dopotutto, non lanciava missili su città siriane, né reclutava e pagava terroristi, come invece Usa e Israele.

Europa terrorista?

Invece da Assad il ruolo assassino dell’Europa è venuto fuori in tutta la sua ipocrisia e nefandezza. Intanto per la partecipazione nella Nato di britannici, francesi, italiani, tedeschi e, per un po’, spagnoli, oltrechè degli Stati criptonazisti del Baltico. Poi la russofobia, sinofobia, iranofobia, hezbollahfobia di tutti quanti, a sostegno della belluina propaganda di guerra occidentale. Infine l’alleanza politica, sentimentale, armaiola con la peggiore feccia dispotico-fondamentalista del Golfo. E, a coronare il tutto, un papa che ha l’impudenza di ignorare il carnefice e indirizzare alla vittima, sotto forma di lettera al presidente, la prece di “smetterla con la violenza e di maltrattare i prigionieri”!. Ce n’era per spaventare a morte i Foa, i Salini, i Di Bella, suor Paterniti e tutto il cucuzzaro dell’informazione Rai.

Infine, l’indicibile detto da Assad è anche il ruolo, il sacrificio e la vittoria dell’Esercito Arabo Siriano in otto anni di guerra contro quanto messo in campo dal democratico Occidente, tra gangsterismo bombarolo e necrofagia jihadista e turca. Vittoria possibile soltanto grazie al supporto del popolo per i suoi soldati e il loro comandante supremo. La valente stampa italiana di ogni indirizzo, per spiegare la sconfitta dei jihadisti, aveva dovuto rifugiarsi tra i curdi, preferibili perchè al servizio dei nostri alleati Usa. Tacendo ovviamente che costoro erano usciti dalla loro enclave storica in quanto manovalanza per la costruzione delle basi Usa e per fare pulizia etnica di un terzo della Siria araba. Allora diventa difficile per la libera e valente stampa italiana sentire il capo dello Stato siriano illustrare, alla mano di fatti incontrovertibili, che la sconfitta dei briganti Al Qaida e Isis in tutta la Siria, tranne nelle parti occupate da Erdogan, era merito anche degli amici libanesi e iraniani, ma in misura decisiva dell’esercito nazionale siriano che, a dispetto dell’immane potenza del nemico, dell’immane sangue versato, del veleno mediatico versatogli addosso, di quasi 6 milioni di esuli o sradicati, esiste, resiste, avanza e vince. Nella Storia è difficile trovare qualcosa di simile.

Non solo Kobane. Asma Assad con soldatesse siriane

La Rai s’era tappata le orecchie e la vista e aveva voluto tapparli anche a noi tutti. Assad gli ha strappato le mani dalla nostra faccia. Fausto Biroslavo ha tentato la fortuna deviando il discorso sul tema-ciambella di salvataggio: “Il dittatore Assad, ha insanguinato per anni la Siria”. Il bravo inviato di tutte le testate Rai, non s’era accorto che Assad era stato eletto e rieletto in libere elezioni, attestate da osservatori ONU. Però c’era, in effetti, un po’ di sangue siriano sparso, quasi un oceano dal deserto al mare, estratto da mercenari e succhiato da signori che sui nostri schermi non sfigurano mai. Ma camminandovi con gli stivali da acqua alta, il bravo inviato RAI non se n’è accorto. E i suoi colleghi avevano altro cui pensare. Tipo, le traversate in yacht di lusso di Greta, le allegre sardine di Saviano, Revelli e Pascale, o i perseguitati incendiari di Hong Kong.

Nibal Madhat Badr, generale dell’Esercito Arabo Siriano

 

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 20:54

PERCHÉ NON VOLEVANO FAR PARLARE BASHAR EL ASSAD —- DI STRAGE IN STRAGE. E’ IL CAPITALISMO, BELLEZZA!ultima modifica: 2019-12-17T21:50:34+01:00da davi-luciano
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