Avanti con il «no» al Mes! – ma siamo sempre al ribasso …

 Orazione di Conte a Camera e Senato: auto-giustificazione/-esaltazione, con ostentazione culturale (citazioni, peraltro inutili a chiarire il discorso, in anglico, francese, latino e greco, a far mostra di cultura – ma proprio l’ostentazione è nel top della volgarità), attacchi (a Salvini-Lega e Meloni-Fd’I, però in un «dire a suocera perché nuora intenda», ossia sottesi anche a Di Maio) e insulti (“ignoranti, non sapete leggere, dite balle”, etc.), per concludere “il Mes va bene”. Assenso dell’uomo-Ue-Gualtieri (entusiasta l’ora ministro dell’Economia: piú di 40 minuti a far «sí» con la testa), assensi dal Pd (e discorso ilarotragico di Delrio, “l’Europa è la nostra salvezza”: !?) e applausi (ma non tutti i piddini “si sono spellati le mani”), assenso anche di Marattin (Italia viva) … Ma Di Maio è rimasto impietrito e gelido, se ne è andato dai banchi del governo alla Camera senza salutare (Conte e Gualtieri) e neanche si è recato a sentire il discorso ripetuto in Senato. Del resto, aveva già annunciato che “cosí com’è la riforma del Mes non si sottoscrive”, ribadendolo nella riunione-fiume del governo la notte di domenica scorsa (1 dicembre), per chiudere con “deciderà il voto del parlamento”.

Del resto, Conte si può «arrampicare su tutti gli specchi» che vuole: la risoluzione parlamentare (M5S-Lega) del 19 giugno 2019 dice (scritto nero su bianco) di “non trattare”. Invece Conte, e l’allora ministro dell’Economia Tria (lo confermano le sue dichiarazioni di questi giorni), hanno trattato. Questo, anche non tenendo conto della massa di comunicazioni (e-mail e Whatsapp) a ribadire che non si doveva trattare, né delle ripetute richieste (in particolare di Bagnai e Borghi) di informare il parlamento sul Mes, tutte disattese. E «le chiacchiere non fanno farina»: né quelle che il governo («giallo-verde») fosse informato e in realtà d’accordo, né che in particolare Giorgetti (Lega) fosse consenziente, né che solo ora viene sollevato “il caso” in maniera strumentale. La risoluzione parlamentare e le richieste disattese inchiodano Conte (insieme a Tria): hanno trattato e dato il consenso al Mes-riformato, hanno violato il mandato parlamentare, sono proceduti di soppiatto al parlamento e al governo (precedente), hanno approvato un attentato contro il nostro popolo e paese (se ne è già trattato nelle comunicazioni Mes, Meccanismo europeo di stabilità: di che e di chi, e in che senso? E misfatti connessi … e Mes e M5S: hic Rhodus hic salta, per cui, adesso, qui non ci si ritorna). Salvini-Lega e Meloni-Fd’I uniscono all’attacco contro il Mes-riformato quello giuridico a Conte (violazione della «Legge Moavero» su rapporti e trattati esteri, e dell’art. 264 del c. p., «infedeltà in affari di Stato»). Non fa lo stesso Di Maio, che, però, non approva e rinvia al voto parlamentare. Che dirà di «no» all’approvazione del Mes-riformato-cosí-com’è – probabilmente

Come mai quest’ultima “incertezza”? Perché il «no» sarà, a ogni modo, contro l’uomo-Ue-Gualtieri e contro lo stesso presidente del Consiglio, Conte. Quindi, il «no» dei 5S, insieme a Lega e Fd’I, in contrasto con il «sí» del Pd (Italia viva infine che farà? E LeU, se anche Fassina si è espresso contro?), configura una diversa maggioranza parlamentare. Il che significa che il Conte-bis non ha la maggioranza del parlamento. Crisi di governo? Non di necessità (a meno che Conte non ponga la fiducia sull’approvazione e riceva, appunto, un «no»), tuttavia la “scossa di crisi” sarà comunque forte e foriera di caduta prossima ventura. Ma Grillo – vero «capo politico» del M5S (residuo) -, che ha proclamato «la collocazione “a sinistra” (del M5S) è quella giusta», lo permetterà? Grillo ben sa (o lo dovrebbe) che “la sinistra”, ovvero il Pd & Renzi & Co., sono la forza agente della piú abietta sottomissione a Ue/euro. Ma il «no» al Mes-riformato metterà in discussione sia l’accordo con il Pd & “soci”, sia l’assetto-Ue. E Di Maio e gli “esponenti” ed eletti 5S, nel caso di tale eventuale imposizione grillesca contraria, l’accetterebbero? Su tutto ciò ora si può solo dire: vedremo.

Una notazione però è necessaria. Ai pochi grulli (come chi scrive) che si sono letti, attentamente, il «contratto di governo» dell’esecutivo «giallo-verde» non sfugge che il proposito concordato era rivolto già contro il precedente (alla riforma) Mes. E niente è stato fatto, evidentemente sotto il “marchio” vincolante (nel «contratto») del “si sta nell’Ue/euro/Nato”, anche se ne derivava almeno il «no» a trattativa e consenso sul Mes-riformato. Ma ora a cosa siamo arrivati? Che si voterà «no» – sul che Lega e Fd’I si sono dichiarati d’accordo con i 5S – “alla riforma del Mes prima che sia ridiscussa e trattata”. Allora, nel caso che in seguito vi sia qualche parziale “soddisfazione” su “qualcosa”, si dirà «sí»? Si procede di ribasso in ribasso, come su un piano inclinato in giú. Domanda ineludibile: cosí dove si andrà a finire?

Mario Monforte

Avanti con il «no» al Mes! – ma siamo sempre al ribasso …ultima modifica: 2019-12-06T22:49:12+01:00da davi-luciano
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