Torino, la pasionaria No Tav a 73 anni accetta il carcere: “Voglio andarci, sono fiera della mia battaglia”

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Torino, la pasionaria No Tav a 73 anni accetta il carcere: "Voglio andarci, sono fiera della mia battaglia"
Nicoletta Dosio durante la conferenza stampa davanti al tribunale di Torino 

Nicoletta Dosio avrebbe potuto chiedere misure alternative, ma non lo ha fatto: “Più forte del timore per la cella è la rabbia per l’ingiustizia”

di FEDERICA CRAVERO

 

11 novembre 2019

 
Avevano improvvisato una manifestazione in autostrada aprendo i caselli per fare in modo che gli automobilisti non pagassero il pedaggio della Torino-Bardonecchia, all’inno di “Oggi paga Monti”, causando un danno di 770 euro alla società autostradale. Per quel fatto del 3 marzo 2012, in dodici erano stati condannati per violenza privata e interruzione di pubblico servizio a pene tra uno e due anni. Tra loro Nicoletta Dosio, “pasionaria” attivista del movimento No Tav. La sentenza è diventata esecutiva e lei, a 73 anni, ha scelto di non chiedere misure alternative al carcere. Dunque è questione di ore prima che dalla procura generale arrivi l’ordine di carcerazione e venga portata in cella. Una scelta che ha spiegato in una conferenza stampa davanti al Palazzo di giustizia di Torino. “Il carcere non è uno luogo di riscatto ma di pena però più forte del timore del carcere è la rabbia per l’ingiustizia. Questa è una resistenza, perché sappiamo di essere dalla parte della ragione. Io potrei chiedere misure alternative ma ammetterei la mia colpa, invece io non sono pentita di quello che ho fatto, sono fiera che sulla battaglia No Tav si è ricomposta”.

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Un caso giudiziario quello dei No Tav secondo il movimento contro la Torino-Lione. “Sei degli imputati erano incensurati e nonostante ciò per nessuno ci fu la sospensione condizionale della pena. Non ci fu né violenza né minaccia che sono gli elementi caratterizzanti del reato di violenza privata – precisano gli avvocati Valentina Colletta ed Emanuele D’Amico – È stata una sentenza decisamente pesante, emblematica del trattamento riservato al movimento tanto più che per un reato con una pena minima di 15 giorni erano state fatte richieste di condanna a tre e quattro anni”.
“C’è stata dentro il tribunale di Torino una corsia preferenziale per i nostri processi, una celerità nell’arrivare alle sentenze, che non si vede in molti altri procedimenti che giacciono negli uffici e che meriterebbero un’attenzione è una rapidità diversa”, è il commento di Lele Rizzo, uno dei leader del movimento.

Torino, la pasionaria No Tav a 73 anni accetta il carcere: “Voglio andarci, sono fiera della mia battaglia”ultima modifica: 2019-11-12T09:51:28+01:00da davi-luciano
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