Persa la battaglia Tav, “salviamo Appendino”

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Lo Spiffero

Oscar Serra 16:45 Giovedì 04 Luglio 2019

Nessuno tra gli eletti del M5s crede ancora di poter fermare la Torino-Lione e allora il vero obiettivo è preservare la sindaca da ogni possibile scossone politico. Lei annuncia il forfait all’assemblea di domani con gli attivisti. Redde rationem con Di Maio

La questione vera non è più la Tav, ma il futuro di Chiara Appendino. Con l’esclusione di qualche ingenuo attivista, nessuno tra gli eletti pentastellati, pensa che questo governo sia in grado di bloccare un’opera ormai in fase di realizzazione e frutto di accordi internazionali sottoscritti su mandato di un voto parlamentare. La base, però, chiede ai suoi portavoce uno strappo, un segnale; e domani durante l’assemblea al Teatro Alfa, gli occhi saranno puntati innanzitutto sui 23 consiglieri del MoVimento 5 stelle che rappresentano la maggioranza a sostegno di Appendino. Che fare?

La prima cittadina ha già fatto sapere che non si presenterà all’incontro che si preannuncia infuocato e in cui i presenti esigeranno delle risposte dai loro portavoce. Lasceranno il Movimento? Fonderanno un gruppo No Tav in Sala Rossa? Da giorni circola un documento sulle chat con una premessa che tutti condividono ma con le conclusioni ancora da scrivere. C’è pure chi l’ha sottoscritto in bianco, prima ancora di conoscere la risoluzione finale, sapendo evidentemente che difficilmente si arriverà a uno strappo. Una qualunque scossa tellurica nel gruppo di maggioranza potrebbe mettere a rischio la tenuta dell’amministrazione. Nessuno vuole tirare troppo la corda, soprattutto dopo aver visto saltare, nei giorni scorsi, il primo grillino a conquistare una città piemontese, quel Roberto Falcone di Venaria costretto alle dimissioni dai suoi stessi consiglieri. Le parole, talvolta roboanti, mascherano solo un atteggiamento volto alla prudenza.

Che fare dunque? Va dato un segnale ai vertici nazionali, rei di essersi piegati alla Lega anche sulla Torino-Lione, ma allo stesso tempo si deve preservare la sindaca da colpi di testa. Si cammina su un filo sottile come funamboli. “Chiara non si discute” intimano non a caso la capogruppo Valentina Sganga e il presidente del Consiglio Francesco Sicari. Salvare Appendino, tenerla al riparo anche da una riunione dall’esito quanto mai incerto. Lei non ci sarà al Teatro Alfa, piuttosto si presenterà all’Hotel Royal di corso Regina dove il 12 luglio il confronto sarà direttamente con Luigi Di Maio. Chiedere l’azzeramento dei vertici nazionali è un’arma spuntata: una richiesta inammissibile che cadrebbe nel vuoto e infatti l’ala dei duri e puri vuole di più. La capogruppo a Palazzo Lascaris Francesca Frediani è l’unica, a oggi, disposta a portare lo scontro alle estreme conseguenze, senza escludere un addio a quel MoVimento che l’ha ospitata quando lei già era No Tav, poiché in Valsusa il Movimento è innanzitutto quello No Tav.

L’assemblea di domani sarà uno sfogatoio, servirà per misurare il livello di sopportazione raggiunto dagli attivisti. E a quel punto provare a calibrare un’azione coordinata. Ci saranno gli incendiari a partire dal senatore torinese Alberto Airola e dalla collega di Montecitorio Jessica Costanzo, ma ci saranno soprattutto i pompieri Elisa Pirro e Luca Carabetta. Presente anche Davide Serritella, considerato piuttosto indifferente al tema, mentre il viceministro dell’Economia Laura Castelli, portabandiera di una proposta light che ha scontentato tutti avrebbe accampato improrogabili impegni e molto probabilmente darà forfait per evitare il fuoco di critiche. Due facce di una forza che si divide ancora tra movimentisti e governativi, oltranzisti e dialoganti, di lotta e di governo, ma che intanto, in questo sfibrante dibattito sta perdendo la sua identità.   

Persa la battaglia Tav, “salviamo Appendino”ultima modifica: 2019-07-13T09:58:39+02:00da davi-luciano
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